non riesco più a continuare il precedente gruppo (QUESTO) perciò lo continuo qui
14/01/26 Intervista a Tamburi
25/12/25 Panorama: intervista al Ceo di Dexelance
https://www.panorama.it/attualita/economia/italian-icons-dexelance
16/12/25 Milano Finanza: Dexelance, via libera alla mid-term ambition e aumento di capitale fino a 70 milioni
Il gruppo italiano del design partecipato da Tip-Tamburi investment partners punta al rilancio nel 2026, con ricavi previsti per 500 milioni di euro e margini in crescita. Banca Akros sospende rating e target price, mentre Equita rivede il prezzo obiettivo al ribasso, ora a 6,7 euro, ma mantiene la valutazione buy
di Eleonora Agus

Dexelance punta al rilancio nel 2026. Il cda del gruppo italiano del design partecipato da Tip-Tamburi investment partners ha approvato la mid-term ambition, convocando un’assemblea straordinaria per deliberare un aumento di capitale fino a 70 milioni di euro complessivi. Il piano arriva al termine di un 2025 segnato da un contesto di mercato complesso, ma anche da importanti investimenti strategici. Tra questi spiccano l’ingresso in Mohd, la più rilevante operazione di M&A mai realizzata dal gruppo, e l’acquisizione di Gruppo Roda, punto di riferimento internazionale nel design outdoor di alta gamma. Misure che hanno rafforzato il perimetro industriale, ma che nel breve hanno inciso su costi e marginalità.
- Leggi anche: Dexelance perfeziona l’acquisizione del 65% di Mohd
La mid-term ambition del gruppo fissa obiettivi ambiziosi ma misurati, con ricavi attesi attorno ai 500 milioni di euro, un ebitda adjusted stabilizzato al 15%, un utile netto adjusted al 7% e una generazione di cassa operativa pari a circa il 50% dell’ebitda. Alla luce di questo contesto, gli analisti di Banca Akros hanno sospeso rating e target price.
Equita ha invece abbassato il prezzo obiettivo a 6,7 euro. Tuttavia, la raccomandazione resta buy, con il titolo che oggi quota attorno a 4,5 euro. «Abbiamo confermato le stime per l’esercizio 2025-27 a livello operativo, incorporando però prudentemente un maggiore assorbimento di cassa dal circolante sia nel quarto trimestre 2025 che nell’esercizio 2026. L’aumento di capitale, anche se diluitivo nel breve, permette a Dexelance di iniziare il 2026 con una maggiore solidità finanziaria, importante vantaggio competitivo per cogliere future opportunità di M&A», concludono gli analisti. (riproduzione riservata)
13/12/2025 MF: crollo di Dexelance
Dopo che Tamburi ne aveva parlato nella intervista qui sotto come della sua nuova perla Dexelance annuncia freddo un aumento di capitale da 50 milioni e crolla in borsa.
Spero che aprendo un cassetto non ci abbiano trovato dentro qualche buco milionario… Comunque ho scritto a Tamburi chiedendo spiegazioni.
2. Dexelance crolla in Borsa (-18,5%) con aumento di capitale
Dexelance, gruppo industriale diversificato tra i leader italiani nel design, luce e arredamento di alta gamma, crolla del 18,5% in Borsa dopo il via libera del cda ad un aumento di capitale di massimi 50 milioni euro, con un’opzione per ulteriori 20 milioni in warrant, da sottoporre all’assemblea straordinaria del 20 gennaio 2026. Allo stato attuale non è prevista la costituzione di alcun consorzio di garanzia per l’operazione e non sono stati ricevuti impegni formali di sottoscrizione.
29/11/25 Altra intervista a Tamburi
27/11/25 Intervista a Tamburi
19/11/25 Tamburi, ecco come lo sconto del 33% può sparire e l’azione decollare in borsa. L’analisi di Jefferies
Jefferies avvia la copertura sul titolo Tamburi Investment Partners con un rating buy e un target price stellare. Atteso un raddoppio dell’utile nel 2025. Focus sul dividendo
Jefferies ha avviato la copertura sul titolo Tamburi Investment Partners con un rating buy e un target price di 12,5 euro, +42% di potenziale upside rispetto al prezzo di chiusura del 19 novembre a Piazza Affari a 8,75 euro (+6,19%).
Sconto del 33% ingiustificato
Tip è un’investment company focalizzata sull’acquisizione di partecipazioni di minoranza in società quotate (il valore di mercato attuale rappresenta l’82% della capitalizzazione della società) e non quotate. Jefferies ha stimato una valutazione forward a 12 mesi di 2,3 miliardi di euro, da cui emerge che l’azione tratta a uno sconto del 33%. La continua conversione della pipeline di Ipo dovrebbe contribuire a ridurlo.
Sono dieci le società private nel portafoglio di Tip incluse nella «potenziale pipeline di Ipo». Le stime del broker indicano che questi investimenti hanno una valutazione forward a 12 mesi di 1,2 miliardi di euro, pari al 77% della capitalizzazione di mercato della investment company. «Quando le condizioni di mercato lo consentiranno, ci aspettiamo che la progressiva quotazione di questi asset fornisca le prove necessarie affinché il titolo Tip inizi a ridurre il suo sconto», si legge nel report di Jefferies che ricorda: «con i conti del terzo trimestre del 2025 la società ha affermato che, salvo grandi sconvolgimenti di mercato, presto quoteremo un certo numero di società in borsa».
Il caso Bending Spoons
Tutto questo anche dopo l’aumento recente della valutazione di Bending Spoons. A ottobre, infatti, l’azienda specializzata in applicazioni mobile ha completato un aumento di capitale da 270 milioni di dollari e una transazione sul mercato secondario da 440 milioni di dollari, che ha valorizzato la società a 11 miliardi di dollari pre-money. A seguito di quest’operazione, la partecipazione residua di Tip (poco sotto il 3%) vale 300 milioni di euro, pari a 20 volte il valore di carico.
I campioni quotati in pancia
Ma Tip vanta anche un portafoglio di campioni quotati di qualità elevata che offrono cash flow e liquidità. Le principali partecipazioni quotate includono Ovs (370 milioni di euro il valore attuale di mercato), Interpump (300 milioni), Sesa (145 milioni), Roche Bobois (120 milioni), Moncler (120 milioni) e Amplifon (100 milioni). Il portafoglio quotato (82% della capitalizzazione di Tip) le fornisce cash flow regolare (tramite i dividendi) per sostenere il pagamento degli oneri finanziari della holding e i dividendi agli azionisti. Queste partecipazioni, aggiunge Jefferies, fungono, inoltre, da fonte di fondi per incrementare il portafoglio di investimenti non quotati. Il broker ha valutato Tip utilizzando l’approccio somma delle parti, quindi sommando il fair value delle partecipazioni quotate e non, delle azioni proprie e del debito netto.
Molta disciplina finanziaria e utile 2025 al raddoppio
Al contempo, Jefferies apprezza l’approccio disciplinato della società all’allocazione del capitale e la solida struttura finanziaria. Infatti, Tip finanzia la sua crescita tramite cash flow interno, emissioni obbligazionarie selettive e club deal, mantenendo una leva finanziaria prudente: la posizione finanziaria netta è limitata al 25% del valore intrinseco netto. Ciò garantisce flessibilità finanziaria e supporta un dividendo progressivo (Jefferies lo stima a 0,16 euro per azione ogni esercizio dal 2025 al 2027).
Le società in portafoglio (quotate e non) dovrebbero generare ricavi aggregati per oltre 25 miliardi di euro nel 2025, con ebitda di 5 miliardi e un indebitamento finanziario modesto di 0,6 miliardi. Per la fine del 2025 Jefferies vede l’utile netto di Tip raddoppiare a 87,5 milioni di euro dai 41,34 milioni del 2024 (a 114,157 milioni dai 64,5 milioni del 2024 a livello adjusted) a fronte di ricavi pari a 2,345 milioni (dagli 1,159 milioni del 2024).
M&A pilastro del processo di creazione di valore
Tip pone l’m&a al centro della sua strategia di creazione di valore. Cerca attivamente società con chiari margini di crescita tramite acquisizioni strategiche. Nello spazio non quotato, le società in portafoglio sono incoraggiate a perseguire acquisizioni mirate che rafforzino il loro posizionamento competitivo, amplino le capacità o consentano l’ingresso in nuovi mercati. Naturalmente Tip mira a posizionarsi come partner di crescita di lungo termine, a beneficio della creazione di valore per gli investitori. Un esempio è Alpitour. Tip inizialmente aveva acquisito una partecipazione di minoranza ma, a seguito di un club deal concluso a luglio, ora detiene il 43% della società.
Tip può valere 14,6 euro
Se nello scenario base Jefferies ha valutato Tip a 12,5 euro per azione, nello scenario migliore (ipotizza che tutte le partecipazioni nelle società quotate e non quotate siano valutate al valore intrinseco netto a medio termine del terzo trimestre 2025) il fair value sale a 14,6 euro (+71,9% rispetto alla quotazione attuale). (riproduzione riservata)
18/11/25 Intervista a Tamburi sulla Trimestrale e le prospettive future
31/10/25 ceduta una parte di Bending Spoon

Nel 2019, a seguito di vari incontri e confronti – da noi richiesti – con Luca Ferrari e Francesco Patarnello,nel corso dei quali ritenevamo di aver capito l’eccezionale qualità del team, il peculiare modello di business e le sue enormi potenzialità di sviluppo, decidemmo di investire in Bending Spoons, dando anche ogni più ampia disponibilità ad accompagnare lo sviluppo ed in particolare l’accelerazione della crescita della società.
Negli anni successivi abbiamo quasi sempre partecipato attivamente ai round di investimento, sia di aumenti di capitale che di cessione di azioni, arrivando a detenere una quota di circa il 3,3% del capitale che, dopo il management, rappresenta tuttora una delle quote maggiori tra gli investitori di Bending Spoons.
In base alla valutazione riconosciuta nella transazione appena annunciata, la quota detenuta da TIP vale circa 300 milioni di euro, valore che costituisce poco meno del 20% dell’attuale capitalizzazione di borsa di TIP, a fronte di un costo complessivo per l’investimento per tutte le azioni Bending Spoons che ha rappresentato meno dello 0,5% di quello che noi riteniamo sia un fair value degli asset di TIP ad oggi.
Nel corso dell’attuale operazione, come in tutte le precedenti cessioni a terzi, ci è stato chiesto se avessimo voluto vendere una parte delle nostre azioni. Questa volta abbiamo accettato – per una minima parte, meno del 9% della nostra quota – non perché si sia convinti che la valutazione rappresenti un punto di arrivo, ma per dimostrare agli stakeholders di TIP che a volte, anche continuando a voler perseguire un modello di permanent capital, può valer la pena far concretamente vedere la realizzazione, seppur parziale, di un investimento pluriennale.
L’introito dalla cessione di tali azioni è stato di circa 27 milioni di euro, 20 volte il loro costo, con una plusvalenza per TIP di oltre 25 milioni.
Con le restanti azioni TIP continua a voler far parte della compagine azionaria e ove possibile della governance di Bending Spoons, di certo una delle più belle storie dell’industria tecnologica europea, dato che proseguirà ad aggregare con successo realtà internazionali complesse, confermando una qualità di visione, un coraggio,una lungimiranza e una capacità gestionale più unici che rari, di fatto essendo diventata un punto diriferimento del settore a livello mondiale.
Tutto ciò ci rende estremamente fiduciosi che l’attuale valutazione possa nel futuro incrementarsi
ulteriormente, anche in modo sostanziale.
Milano, 30 ottobre 2025
27/10/25 Corriere Economia: Bending Spoon

16/10/25 Bloomberg: Investitore di Bending Spoons Cerca Co-Investitori a una Valutazione Fino a 12 Miliardi di Dollari
By Daniele Lepido e Antonio Vanuzzo

Punti Salienti:
- Baillie Gifford sta cercando co-investitori per una partecipazione in Bending Spoons SpA, con una possibile valutazione dell’azienda fino a 12 miliardi di dollari.
- L’investitore con sede a Edimburgo punta a una valutazione compresa tra 8 e 12 miliardi di dollari e potrebbe sindacare parte della sua quota.
- La valutazione prospettica rappresenta un aumento rispetto ai precedenti round, con Bending Spoons valutata a 5 miliardi di dollari in un’offerta secondaria recente.
- Bending Spoons, fondata a Milano nel 2013, ha acquisito aziende come Vimeo, Evernote e WeTransfer, ed è in trattative avanzate per acquistare AOL da Yahoo.
Baillie Gifford sta cercando co-investitori per una partecipazione in Bending Spoons SpA che potrebbe valutare lo sviluppatore di app con sede a Milano fino a 12 miliardi di dollari, secondo un documento visionato da Bloomberg News e persone a conoscenza della questione.
L’investitore con sede a Edimburgo potrebbe sindacare parte della sua quota e punta a una valutazione compresa tra 8 e 12 miliardi di dollari, secondo il documento.
Fondata a Milano nel 2013, Bending Spoons ha raccolto capitale azionario e debito per finanziare una serie di acquisizioni, tra cui la piattaforma video Vimeo e l’app di produttività Evernote. Ha anche acquistato WeTransfer e altre attività di software per consumatori. Secondo quanto riferito, Yahoo è in trattative avanzate per vendere AOL all’azienda.
Sebbene Baillie Gifford non riveli la dimensione totale della sua partecipazione, il Schiehallion Fund dell’azienda ha valutato la sua quota in Bending Spoons a circa 211 milioni di dollari alla fine di agosto, secondo i documenti depositati.
I rappresentanti di Baillie Gifford e Bending Spoons hanno rifiutato di commentare.
Bending Spoons sviluppa e acquisisce applicazioni digitali per consumatori, secondo i materiali. La strategia dell’azienda è descritta come simile a quella di una società di buyout, ma senza scadenze di uscita, consentendo un controllo rigoroso dei costi e l’integrazione di nuovi asset nella sua piattaforma.
La valutazione prospettica rappresenterebbe un passo avanti rispetto ai round precedenti, con Bending Spoons valutata a 5 miliardi di dollari in un’offerta secondaria recente, secondo una persona a conoscenza della questione. Ciò stabilirebbe un nuovo punto di riferimento per gli acquirenti di software per consumatori in Europa, dove i dealmaker affermano che gli investitori favoriscono sempre più aziende con flussi di cassa e disciplina.
— Con l’assistenza di Marion Dakers, Mark Bergen e Luca Casiraghi
03/10/25 Milano Finanza: Giovanni Tamburi: Bending Spoons, un gioiello tech in cui abbiamo creduto fin dall’inizio. Ecco perché
di Lucio Sironi
Giovanni Tamburi, attraverso Tip, detiene il 3,2% di Bending Spoons, valutata 5,17 miliardi di euro. Un gioiello italiano che continua a crescere con acquisizioni strategiche e ricavi in forte aumento
In una fase di vita piuttosto statica del suo portafoglio di investimenti, Giovanni Tamburi può guardare a quello ormai di vecchia data effettuato in Bending Spoons con un misto di orgoglio e di riconoscenza. Il colosso delle app di matrice italiana sta bruciando le tappe a suon di acquisizioni, anche molto impegnative e mettendo in risalto le attività di Tip quando invece i tradizionali punti di forza, rappresentati da partecipazioni in società come Interpump, Amplifon, Moncler, per restare a quelle quotate, stanno rifiatando in borsa dopo aver galoppato per anni.
Una partecipazione che vale 165 milioni
Bending Spoons, azienda italiana tra i leader mondiali nello sviluppo di app per smartphone, ha chiuso il primo semestre con ricavi di circa 524 milioni di euro, ebitda adjusted di circa 264 milioni, a fronte di una posizione finanziaria di 1,1 miliardi che si spiega alla luce della impegnativa campagna acquisti che sta portando avanti (articolo qui sopra). Tamburi Investment Partners (Tip), la holding di partecipazioni da lui fondata e diretta, tramite il veicolo StarTip detiene il 3,2% di Bending Spoons, con un valore di carico della partecipazione al 30 giugno 2025 di 165,67 milioni di euro. Valore in base al quale si ricava che il 100% dell’azienda vale 5,17 miliardi di euro.
L’operazione Vimeo
In settembre Bending Spoons ha annunciato l’acquisizione della piattaforma di condivisione video Vimeo, società quotata al Nasdaq, per 1,38 miliardi di dollari. La transazione dovrebbe concludersi nel quarto trimestre dell’anno ed è «l’ennesima dimostrazione dell’ambizioso piano di sviluppo di Bending Spoons anche a livello internazionale», commentò allora Tamburi. Il banchiere d’affari tramite Tip ha investito in Bending Spoons fin dal luglio 2019. In quell’occasione aveva effettuato l’operazione insieme ad altri investitori (la H14, family office italiano azionista di Fininvest e Nuo Capital, holding di investimenti di Hong Kong) raggiungendo una partecipazione complessiva del 5,7% nella società. Quell’investimento ha rappresentato una tappa fondamentale nel percorso di crescita di Bending Spoons, primo sviluppatore iOS d’Europa, che nel 2018 aveva registrato ricavi per 45 milioni di euro.
Sesa ed Engineering
Insieme alla manifattura, soprattutto meccanica, alla moda e alle eccellenze del made in Italy e ai servizi per la terza età, la tecnologia rappresenta uno dei punti di riferimento di Tip, che nel settore conta altre partecipazioni illustri come quella inSesa, che ha diversificato nei campi dell’innovazione tecnologica e digitale. Con ricavi consolidati di circa 2,4 miliardi e circa 4.200 dipendenti, Sesa opera principalmente in tre settori: value added distribution (distribuzione di soluzioni tecnologiche, software e system integration (integrazione di soluzioni tecnologiche aziendali e servizi digitali) e business services (servizi di sicurezza e piattaforme digitali per il settore finanziario).
Un’altra importante presenza tech nel portafoglio di Tip è poi quella rappresentata da Engineering, tra le principali società italiane attive nella digital transformation. La sua partecipazione deriva da quella che Tip aveva in Be Shaping the Future, acquisita appunto da Engineering, in cambio della quale Tip ha ricevuto anche una quota della acquirente.(riproduzione riservata)
07/09/25 Il Messaggero: intervista a Tamburi



13/08/25 Sole 24 Ore: aumento di capitale Eataly

11/07/25 Sole 24 Ore: di Mohd

20/04/25 Intervista al Salone del Risparmio
07/04/25 Corriere Economia: Bending Spoon
(Tamburi è stato uno dei primi investitori….)

28/03/25 Intervistato sul Made in Italy
15/03/25 Milano Finanza: Spunti dalla lettera agli azionisti.
Il testo completo lo trovate Qui
Giovanni Tamburi: resto alla finestra, ma quante opportunità. Il banchiere d’affari considera la situazione di mercato molto favorevole per Tip anche se non ha fretta di investire, ma aspetta che giungano al pettine i nodi che caratterizzano il mondo del private equity
La lettera che il banchiere d’affari Giovanni Tamburi invia quest’anno agli azionisti di Tip, la sua holding d’investimento, riprende un tema secondo lui da tempo centrale, ossia il private equity e le evoluzioni che avrà questa industria dopo essere stata capofila delle m&a per trent’anni e avere in parte sostituito il ruolo delle borse.
Private equity: 4 problemi da affrontare
«La sensazione è che il meccanismo si stia inceppando», osserva Tamburi: «maggiori difficoltà nella raccolta dei capitali, enormi problemi nel dismettere partecipazioni, costi alti, minor accesso al credito per le operazioni a leva elevata».
Anche riguardo al sistema creditizio, i previsti tagli dei tassi di interesse nel 2024 non ci sono stati e la situazione induce a pensare che non si vedranno nemmeno in futuro. «L’indicatore principe, cioè il treasury americano a dieci anni, lo rivela con grande chiarezza», aggiunge. In tre anni dalla fine della pandemia gli importi erogati alle imprese italiane sono diminuiti da876 a 772 miliardi, con un’economia nazionale che aveva ripreso bene. Nel frattempo la componente del cosiddetto private debt è molto cresciuta. ??????
«Ma chi ha analizzato profondamente il rischio insito in tali operazioni?», si domanda Tamburi. «Chi ha fatto i conti per capire la futura solvibilità dei debitori? La sensazione è che moltissime società non riusciranno a rimborsare. Non sarà che buona parte di quei pik loans ricostituiranno quella massa di npl che da qualche anno sembrava essersi dissolta? Di certo i finanziamenti a pioggia, garantiti, collegati al Covid, hanno stravolto il mercato del credito. Ma ora?»
Oltre 900 le richieste di composizione negoziata delle crisi
Anche le richieste di composizione negoziata delle crisi stanno crescendo: sono state oltre 900 nel 2024 e il totale in tre anni ha superato 2.100 procedure, i costi dei finanziamenti con garanzia Sace o Mcc, che hanno step up inesorabili di tasso/garanzia, sono quasi tutti entrati in fase di rimborso, «per cui è prevedibile», osserva il banchiere, «un ulteriore indebolimentodelle imprese meno forti e/o più indebitate. Per cui si può prevedere che il trend del m&a continuerà a essere riflessivo».
Ulteriore conferma di ciò è il recente record della raccolta (102 miliardi di dollari) da parte di fondi di secondario, «che hanno in mente ritorni basati su prezzi ben più bassi di quelli di recente riportati dai cedenti».
Peraltro l’aumento delle operazioni di add-on in tutto il mondo conferma come «determinate valutazioni possano restare a certi livelli esclusivamente in presenza di prospettive sinergiche. Che poi è quello che Tip cerca sempre di fare: tanti add on per essere più forti, con oltre 220 acquisizioni da parte delle partecipate da quando siamo entrati nel loro capitale. E continueremo a farne in futuro, dati i bassissimi livelli di debito di Tip, delle nostre società e la minor concorrenza sui deal da investitori puramente finanziari».
Una decina di società pronte per le ipo in Tip
Ma veniamo alle prospettive dei mercati. La sensazione, dice Tamburi, è che il 2025 non possa essere molto diverso dall’anno precedente: «dagli ordini delle imprese al momento nonsi avvertono cenni di ripartenza, nonostante il recente programma tedesco di investimenti, unito alle spinte allo sviluppo decise dal congresso cinese. E si fa molta fatica a capire quali potranno essere i driver che guideranno l’economia internazionale nei prossimi mesi. «
Se le sensazioni di economia che ripartirà lentamente e di prezzi delle aziende che continueranno a scendere sono corrette», riprende, «non c’è urgenza di effettuare altri rilevanti investimenti. Nei prossimi mesi l’operazione Alpitour assorbirà risorse: del resto cosa c’è di meglio di investire dove si conosce già tanto, in un settore molto promettente e a un prezzo pro quota poco sopra la metà di quello che gli analisti indicano come fair value del gruppo?».
Intanto Tamburi si aspetta che le ipo ripartano, proprio per una carenza di acquirenti che si osserva da 18/24 mesi. Per parte sua Tip dispone di una decina di candidati pronti a quotarsi, «ma c’è sempre il tema dei valori: oggi le mid cap sono maltrattate in tutto il mondo, per cui va capito sia quando sia a quanto portarle sul mercato». (riproduzione riservata)
15/03/25 Sole 24Ore: utili 2024

12/02/25 Equita abbassa il TP
(Teleborsa) – Equita ha ridotto a 11,8 euro per azione (dai precedenti 12,7 euro, principalmente per la riduzione di valore delle quotate) il target price su Tamburi Investment Partners (TIP), gruppo industriale indipendente e diversificato quotato su Euronext STAR Milan, confermando la raccomandazione “Buy” sul titolo.
Il broker ha fato il punto sulle principali partecipazioni non quotate di TIP (Alpitour, Azimut Benetti, Bending Spoons, Beta, Chiorino, Eataly, Joivy, Limonta e Vianova). L’analisi suggerisce che gli asset non quotati contribuiscono per oltre 900 milioni di euro alla valutazione di TIP (escludendo ancora l’acquisizione dell’ulteriore partecipazione del 36% in Alpitour da parte di Asset Italia1), corrispondenti a oltre il 40% dell’attivo del gruppo.
Equita segnala che la valutazione delle partecipazioni private è rimasta stabile rispetto ai 12 mesi fa, soprattutto grazie a risultati molto resilienti: il target di fatturato cumulato delle aziende private presenti al TIP Day rappresenta un +12% YoY mentre il target di EBITDA cumulato – escludendo Bending Spoons e Joivy, che non hanno fornito indicazioni sull’EBITDA 2024 – è +10% rispetto al 2023. “Si tratta di un risultato notevole e di un chiaro segnale della qualità del portafoglio privato, date le difficili condizioni macroeconomiche affrontate dalla maggior parte delle società nel corso del 2024 (a titolo di confronto, le società italiane sotto la nostra copertura – esclusi i finanziari e le utility – sono attese registrare un calo degli utili del -34% nel 2024)”, si legge nella ricerca.
Nel complesso, Equita ritiene che il titolo TIP sia ben posizionato per tornare a sovraperformare il mercato nel 2025, dato: il buon potenziale di upside sia per le partecipazioni quotate che per le non quotate; un’esposizione a un portafoglio di “Campioni” resiliente al non facile contesto macroeconomico e guidato da management che intendono cogliere opportunità di crescita esterna, facendo leva su bilanci solidi e valutazioni di M&A meno tirate; uno sconto del 28% rispetto al fair value e del 21% rispetto al NAV calcolato al valore di mercato delle quotate, contro una media storica a 5 anni del 20% e 11% rispettivamente.
01/02/24 Milano Finanza: Alpitour, Gianluigi Aponte con Msc medita il rilancio per comprare il tour operator dal club deal guidato da Giovanni Tamburi
di Lucio Sironi
Msc Crociere, che fa capo a Gianluigi Aponte, ha corteggiato il socio di minoranza Andrea Ruben Levi per avere il 36% di Alpitour. Ma il club deal guidato da Giovanni Tamburi ha esercitato la prelazione salendo al 95%. Così ora il gruppo delle crociere valuta se puntare all’intero boccone
Poco prima di Natale, quando il socio di minoranza Andrea Ruben Levi ha fatto sapere di aver ricevuto un’offerta di acquisto per la sua quota attorno al 36% di Alpitour e lo ha comunicato agli altri azionisti per consentire loro l’eventuale esercizio del diritto di prelazione, il socio di maggioranza Asset 1 (che riunisce il club deal di investitori formato ad hoc da Giovanni Tamburi e la sua Tip) aveva giudicato il prezzo a cui la partecipazione veniva offerta «particolarmente interessante per l’acquirente». Aggiungendo che «pertanto verrà considerata anche l’opportunità di esercitare i diritti di prelazione». E così è stato.
Nella serata del 30 gennaio Asset 1, di cui Tip detiene indirettamente una quota del 36,196% (il resto è suddiviso tra una ventina di famiglie di estrazione industriale, tra cui Angelini, D’Amico e Ferrero, coinvolte anche nel cda di Tip), ha deliberato l’acquisto per circa 200 milioni della quota di Levi in Alpitour per salire al 94,661% del capitale, quota che potrebbe lievitare (esercitando di diritti di covendita e/o opzioni di vendita) fino al 95,328% (al netto delle azioni proprie).
I numeri di Alpitour
La decisione è stata presa anche alla luce dei numeri di bilancio appena presentati da Alpitour (per l’esercizio che si è chiuso il 31 ottobre), che parlano di ricavi per circa 2,1 miliardi di euro, +7% rispetto all’anno precedente, e di un ebitda di circa 138 milioni. Nel suo comunicato però Tip chiama in causa anche «ingenti consistenze patrimoniali di Alpitour, stimabili in oltre 900 milioni a fronte di una posizione finanziaria netta al 31 ottobre 2024 di circa 212 milioni»; e fa riferimento a una «sostanziale strutturalità del livello di redditività raggiunta da Alpitour e delle molto promettenti prospettive economiche e finanziarie per l’anno in corso (attualmente a +15/20% nei vari segmenti di attività) e per gli anni a venire, che ancor più beneficeranno degli ingenti investimenti effettuati».
Tamburi e soci non si sono fatti sfuggire una ghiotta occasione, dovuta al fatto che il socio Levi, torinese, personaggio geniale che ha investito in Alpitour una quindicina d’anni fa, appassionato di fisica e particolarmente legato all’inventore di Newcleo, Stefano Buono, era interessato a liquidare in tempi stretti la sua partecipazione nel tour operator, presumibilmente per affiancare Buono nella sua iniziativa nel campo delle centrali nucleari di nuova generazione (piccoli reattori modulari), che ha già richiamato capitali per circa 535 milioni coinvolgendo più di 700 azionisti e che ora si pone un target di raccolta di 1 miliardo.
L’offerta di Msc di Gianluigi Aponte
È facendo leva su questa fretta di Levi di liquidare la quota posseduta nel tour operator, leader assoluto ed incontrastato a livello nazionale, che il gruppo Msc Crociere, che fa capo a Gianluigi Aponte e che già vanta una forte presenza in segmenti analoghi con marchi come Cisalpina, Blu Vacanze e Going, ha formulato l’offerta per la sola quota di minoranza di Alpitour. Una mossa fatta forse per sbloccare le trattative con Tip, in corso da tempo (peraltro non le uniche), e che hanno spinto Tamburi e soci ad aumentare la posta in gioco.
Tip inoltre ha fatto sapere di essere disponibile a rilevare, oltre che per la parte di sua competenza, anche quella che non dovesse risultare coperta per effetto di una eventuale mancata adesione all’add-on da parte degli altri investitori presenti in Asset 1. L’investimento di Tip necessario per sottoscrivere la propria quota nell’operazione ammonterebbe a 74,2 milioni, mentre nel caso estremo in cui nessun altro socio partecipasse all’ulteriore investimento, l’impegno massimo di Tip si spingerebbe a 207,2 milioni, per un equity value del 100% di Alpitour di circa 565 milioni. Secondo Equita una valorizzazione di questo tipo corrisponde a un multiplo ev/ebitda di solo 5,7 basato su un margine operativo lordo di Alpitour di 138 milioni conseguito nell’esercizio concluso a ottobre, rapporto che scenderebbe addirittura a 4,8 volte in base all’ebitda stimato a 150 milioni per l’esercizio in corso. Ma un altro numero a cui guardano gli analisti sono quei 900 milioni stimati come valore dei 27 hotel di proprietà del gruppo (di cui otto di categoria cinque stelle) più il valore attuale dei canoni di leasing ricavabili dagli aerei del tour operator.
La partita per la conquista di Alpitour potrebbe così entrare nel vivo, se a questo punto Aponte (o altri) decidesse di puntare al 100% del gruppo turistico, avvicinandosi alla valutazione che da tempo corre sul mercato, cioè 1,2-1,3 miliardi. A questi livelli per Tip si profilerebbe la chiusura di un’operazione che sarebbe la più ricca della sua storia, con un incasso per la sua quota di circa 300 milioni e una plusvalenza fino a 200 milioni. (riproduzione riservata)
20/01/25 Corriere Economia: Alpitour intervista al Presidente

24/12/24 Milano Finanza: Tip rafforza la presa su Alpitour
di Lucio Sironi
Il club deal riunito attorno a Tamburi può rilevare la quota di Andrea Ruben Levi.Offerta in prelazione per l’acquisto di una quota del 36%, ma la mossa può anticipare la vendita di tu
La Tip di Giovanni Tamburi, affiancata da alcuni co-investitori presenti nel capitale di Tamburi Investment Partners, ha la possibilità, che molto probabilmente sarà colta, di aumentare l’impegno nel gruppo Alpitour rilevando le quote finora detenute da Andrea Ruben Levi, vicepresidente di Alpitour e azionista da almeno una decina d’anni del gruppo turistico italiano. Attraverso la partecipata Asset Italia 1 il gruppop Tip ha ricevuto dalle società «Dal 1802 Educazione Cultura Salute Ambiente Tecnologia» e Parabensa, che fanno capo a Levi, offerte in prelazione per l’acquisto di tutte le partecipazioni dalle stesse detenute in Alpiholding e Alpitour. Le quote rappresentano, in via diretta e indiretta, il 36,03% del capitale di Alpitour. Un’analoga offerta in prelazione è stata inviata dalle società di Levi anche ad Alpiholding, della quale Asset Italia 1 detiene il 49,9% del capitale, in quanto diretta detentrice di azioni Alpitour.
Allo stato delle valutazioni preliminari il prezzo a cui queste partecipazioni vengono offerte, prosegue il comunicato, «risulta particolarmente interessante per l’acquirente e pertanto verrà considerata anche l’opportunità di esercitare i diritti di prelazione». Tip fa sapere che nel prendere la sua decisione sta tenendo in considerazione fattori come: «l’unicità del gruppo Alpitour nel panorama turistico internazionale; le sue ingenti consistenze patrimoniali; la sostanziale strutturalità della redditività raggiunta; le molto promettenti prospettive economiche e finanziarie».
Il termine per l’esercizio dei diritti di prelazione è stato fissato al 6 febbraio 2025, ma la decisione di esercitare la prelazione da parte dei soci della parte venditrice pare scontata. Ma è anche logico pensare che dietro alla mossa di Levi di interpellare i soci in Alpitour sul tema della prelazione ci sia una richiesta formale giunta a Levi e relativa alla sua sola quota, ossia il 36%. Il fatto che la controparte di Levi definisca l’offerta interessante fa sorgere il dubbio che possa estendere la sua offerta all’intero gruppo Alpitour. Ipotesi plausibile? Domanda lecita ma per avere una risposta occorre attendere gli sviluppi.
Quanto all’identikit dell’offerente, non ci sono segnali che portino a novità rispetto alle indiscrezioni uscite in passato, che li individuavano in alcuni fondi di private equity e gruppi industriali del settore. Tra i nomi circolati c’erano quelli del gruppo spagnolo Wamos, del tedesco Tui e del gruppo finanziario newyorkese Certares, specializzato in viaggi e hospitality. Quanto al prezzo a cui potrebbe avvenire l’operazione, le stime di valutazione del gruppo del travel italiano guidato dal presidente e ad Gabriele Burgio è compresa tra 1,3 e 1,5 miliardi di euro. La quota che fa capo ad Asset Italia 1, veicolo che oltre a Tip comprende una ventina di nomi di famiglie di estrazione industriale come Angelini, D’Amico, Dompè, Marzotto, si aggira attorno al 60%.
Alpitour nel corso del 2023 ha registrato un giro d’affari di 2,3 miliardi con margine operativo lordo di 141 milioni e 50 milioni di utile netto. L’indebitamento è quasi vicino allo zero. (riproduzione riservata)
24/12/24 Sole 24 Ore: offerta per Alpitour

28/11/24 Tamburi intervistato su Youtube
interessante il passaggio dove afferma che la sua società vale 3 miliardi (ne quota uno e mezzo….)
19/11/24 Sole 24 Ore: intervista a Tamburi

30/09/24 MilanoFinanza: Giovanni Tamburi: che deal su Moncler! L’ingresso di Lvmh è un capolavoro e può essere un esempio per Prada o Armani
di Andrea Cabrini
«Remo Ruffini e Bernard Arnault hanno fatto un’operazione-capolavoro. Moncler così è pronta a fare un nuovo salto nel mondo del lusso. Per gli azionisti questo accordo aumenta le probabilità che il titolo nei prossimi 18 mesi crescerà (di fatto è già balzato dell’11% nella sola seduta di venerdì 27, ndr), e sarebbe stupido anche solo pensare di vendere. Il settore attraversa un momento difficile ma proprio da questa mossa può partire il rilancio». Giovanni Tamburi, fondatore e ceo di Tip- Tamburi Investment Partners, ha commentato a caldo su Class Cnbc la svolta di Ruffini, che ha aperto ai francesi di Lvmh la cassaforte con cui controlla Moncler.
Tamburi è stato il precursore di questo tipo di operazioni. Nel corso del 2013 entrò nell’allora Ruffini Partecipazioni con il 14% del capitale. Moncler non era ancora quotata e valeva 2,3 miliardi di euro. Oggi ne capitalizza 15,8 e le azioni di Tamburi sono attorno all’1% del capitale. I suoi soci di allora ne controllano un altro 2,5% circa. Quando Lvmh mette un piede in un’azienda spesso si sa già come va a finire. Tod’s, ad esempio, è stata delistata dopo l’operazione di febbraio attraverso il fondo di casa LCatterton. Ma secondo TamburiMoncler non seguirà la stessa strada. E «Prada e Armani dovrebbero fare una riflessione: per crescere servono alleanze. È il momento e, se volessero, noi ci siamo».
Domanda. Tamburi, ma questa è una vera alleanza o il preludio di altro?
Risposta. È una alleanza ed è molto positiva. Crea i presupposti per un salto strategico nei prossimi anni. Avere come partner Lvmh è il massimo a cui si possa aspirare nella moda e nel lusso. Si tratta di un’iniziativa che rafforza Moncler e che creerà molto valore. Ma anche per il mercato è estremamente positiva, perché la controllante Double R si è impegnata ad arrotondare la quota nel corso del tempo. Al momento possiede il 15,8% del capitale e porterà questa quota fino al 18,5% nel giro dei prossimi 18 mesi.
D. È una risposta alle attuali difficoltà del mercato della moda?
R. Io non la vedo affatto così. Sergio Loro Piana diceva: nei grandi mercati Arnault prende le prime location, Kering le seconde e noi siamo troppo piccoli. Moncler è arrivata a capitalizzare al massimo 20 miliardi di euro e oggi ne vale in borsa quasi 16, ma deve crescere e questa alleanza può dare moltissimo valore. Si tratta di una mossa strategica, altro che difensiva.
D. Lvmh è stata attratta anche dal calo delle valutazioni di mercato?
R. Non credo ci fosse un interesse a pagar poco. Nessuno conosce i dettagli dell’operazione, ma ho l’impressione che l’ingresso in Double R sia avvenuto a un prezzo sensibilmente superiore rispetto a quello di mercato. Si tratta di un’ulteriore dimostrazione della stima che Arnault ha di Ruffini e del suo team.
D. La storia ci dice che Arnault entra in punta di piedi, ma alla fine comanda.
R. Il futuro non è mai a senso unico. Tante volte si temono le acquisizioni, ma questa operazione è diversa: significa fare sistema. È un modo moderno per rendere forti le aziende, sia quelle degli acquirenti sia quelle di chi vende una quota. Credo che Remo e la famiglia Ruffini abbiano fatto una mossa molto intelligente. Mia moglie Alessandra Gritti è in consiglio di amministrazione da molti anni, abbiamo un rapporto molto solido e, come azionisti importanti, ne siamo felicissimi. Ma credo che, soprattutto, il mercato debba gioire per una buona notizia dopo tutti gli scossoni che il lusso ha subito per il rallentamento dell’economia cinese, che ora ha varato gli stimoli, i quali hanno già portato recuperi importanti.
D. Con Milano Finanza ha pubblicato a giugno un saggio intitolato «Fare sistema in Italia». Ma il controllo della nostra moda è sempre di più in Francia…
R. Io credo che la formula di questa operazione possa rappresentare un punto di riferimento. Nella parte finale del libro si parla proprio di questo tipo di deal, che è un’operazione particolare, nella quale non si compra il 100%, ma si affiancano le aziende. E può essere uno stimolo anche per molti imprenditori che si chiedono se vendere o no.
D. Kering su Valentino, Lvmh su Tod’s e Moncler: per gli indipendenti italiani la strada è segnata?
R. Ci ho pensato in questi giorni. Ci sono gruppi meravigliosi, come Prada e Armani, che potrebbero fare una riflessione, ipotizzare alleanze di questo tipo. Non conosco il mondo Armani; abbiamo più volte provato a fargli avere il messaggio che, qualora interessasse, ci siamo. Il gruppo Prada è articolato diversamente; c’è Lorenzo Bertelli, che conosco e che è molto bravo e molto voglioso di andare avanti, per cui probabilmente lì si sta puntando anche sulla sua capacità professionale. Ma questo tipo di stimoli è importante.
D. C’è sempre la possibilità di quotarsi in borsa.
R. Sono d’accordo. Credo sia il momento per trovare il coraggio di andare in borsa per far crescere le aziende. I tassi d’interesse rimarranno alti ancora per un po’ di tempo, le banche sono iper-regolamentate e il private equity ha difficoltà a raccogliere e a fare exit. Quindi penso che nel biennio 2025-26 il numero delle ipo del settore aumenterà in maniera sensibile. Moncler sotto questo aspetto è un esempio importante: in questi 12 anni di borsa, ossia da quando siamo entrati noi, i negozi sono passati da 80 a 300. C’è stata una capillarità di investimenti grazie alla capacità di cash flow. Spero ci siano molte altre società che prendano la stessa strada.
D. E Tip su che cosa sta puntando adesso?
R. Crediamo molto nell’arredamento, nel design e nella luce, con il polo Dexelance. Faremo sicuramente qualche acquisizione nei prossimi mesi. La pipeline si sta affollando, soprattutto a fronte della timidezza delle banche a fornire finanziamenti, che potrebbe spingere verso queste operazioni. È molto probabile che nei prossimi due o tre anni faremo operazioni anche nel lusso e nell’alto di gamma. (riproduzione riservata)
Ha collaborato Adolfo Valente
12/09/24 MF: Tip, perché gli analisti confermano buy sull’azione post semestrale
di Sara Bichicchi
Nonostante una contrazione del 47% dei profitti e una riduzione delle plusvalenze rispetto ai primi sei mesi del 2023, Equita e Banca Akros consigliano l’acquisto del titolo di Tamburi Investment Partners
Il primo semestre di Tamburi Investment Partners (Tip) va in archivio con un utile netto consolidato di oltre 34 milioni di euro, in calo del 47% rispetto ai 64,7 milioni del 2023, con plusvalenze dimezzate. Ma gli analisti di Equita confermano il rating buy sulla società di Giovanni Tamburi che, si legge in un report, resta «un veicolo interessante per essere posizionati su aziende di eccellenza».
Tra gennaio e giugno 22 milioni di capital gain
Il profitto pari a 34,1 milioni nei primi sei mesi del 2024 è «sostenuto principalmente da 21,6 milioni di capital gain generato dalla cessione di azioni Prysmian», sottolinea Equita. A questi si aggiungono «20,9 milioni dalla quota di risultato netto delle partecipate» e 8,9 milioni di dividendi. Al contrario, le uscite del semestre contano 5,9 milioni di oneri finanziari su bond e altri finanziamenti e 10,5 milioni di costo del personale. Il patrimonio netto della società è di circa 1,4 miliardi, un dato in linea con quello registrato al 31 dicembre 2023, mentre la posizione finanziaria netta è negativa per 419 milioni (a fronte di 409 milioni al 31 dicembre 2023).
Altri 11 milioni di cedole
Dopo la chiusura del semestre, segnala Equita, Tip ha però incassato 11,2 milioni di dividendi dalle controllate. In più, ha finalizzato l’accordo per la ricapitalizzazione di Landi Renzo, versando 2,45 milioni in conto futuro aumento di capitale di Itaca Holding. «Il portafoglio partecipate si conferma costituito da aziende di qualità, con 13 società tra le maggiori che hanno evidenziato crescita dei ricavi nel primo semestre e le altre che hanno mostrato comunque cali contenuti e ottime redditività», prosegue la Sim. «Tutte le società possono contare su un livello di debito contenuto o su cassa netta e potranno, quindi, essere aggregatrici». Le società in portafoglio che hanno avuto un impatto «particolarmente positivo» sui conti di Tip, sostiene Banca Akros, sono Ovs, Ipgh (che controlla Interpump), Its (che controlla Sesa), Roche Bobois, Beta Utensili e Sant’Agata (che controlla Chiorino e Limonta).
Il titolo Tip
Equita conferma il rating buy sul titolo con un target price di 12,7 euro per azione. Anche Banca Akros mantiene il giudizio buy su Tip con un prezzo obiettivo di 12,6 euro. Nella mattina del 12 settembre, all’indomani della pubblicazione dei risultati finanziari, il titolo scambia a 9,14 euro per azione, in calo dello 0,2% alle 10. Negli ultimi 12 mesi ha guadagnato circa il 3,8% sul segmento Star.
11/08/24 Corriere della Sera: Dexelance

01/07/24 Corriere Economia: intervista a Tamburi

21/06/24 Sole 24 Ore: ALPITOUR

31/05/24 Milano Finanza Giovanni Tamburi: vi spiego a cosa serve il bond retail di Tip che offre il 4,5%
(articolo un poco troppo incensante per i miei gusti… Tamburi non ha bisogno di questo tipo di giornalismo…-)
di Lucio Sironi
Il fondatore di Tip propone un bond anche per i piccoli investitori che supera il rendimento attuale dei Btp. Raccoglierà fino a 350 mln da investire in borsa. Dove i prezzi delle mid cap sono tornati interessanti
Un bond che si preannuncia ghiotto anche per il piccolo investitore privato, emesso da una società tra le più redditizie di Piazza Affari, ritenuta molto solida e affidabile, poco indebitata. Lo sta per lanciare la Tip fondata e guidata da Giovanni Tamburi, finanziere di lungo corso, investitore paziente in società perlopiù italiane, quotate o no, con la sua Tip, spesso in combinazione con club deal di alto livello a cui partecipano numerose ricche famiglie industriali italiane.
L’obbligazione sta per essere lanciata per un importo fino a 350 milioni, avrà durata quinquennale, tasso almeno del 4,5% e il regolamento prevede che l’anno prossimo possa essere riaperta per raccogliere altri 100 milioni. Andrà a rimpiazzare un bond analogo che scadrà a dicembre, sempre che Tip non decida di rimborsarlo in anticipo.
È destinata almeno in parte al retail, quindi va vista come un’occasione per diversificare rispetto ai Btp, «forse riducendo anche il grado di rischio, se si guarda ai numeri di chi emette», azzarda l’interessato. Scopo dell’operazione -neanche dirlo- è mettere da parte risorse da impiegare in nuovi investimenti e arricchire il portafoglio di partecipazioni che tante soddisfazioni hanno dato, anno dopo anno, a Tip e ai suoi soci, solitamente in imprese quotate a Piazza Affari, società di taglia media selezionate tra l’eccellenza italiana in vari settori.
«Il momento è quello giusto», dice Tamburi; «a parte le banche, per il resto il listino milanese è cresciuto poco e i multipli delle aziende si sono fatti va via più interessanti. Inoltre faticano a trovare credito e anche il private equity, tradizionale sostenitore, attraversa una fase di stanca. Secondo me i fondi hanno investito troppo e a prezzi elevati, ora è difficile smobilizzarli: Bain stima un invenduto di 3.200 miliardi di dollari a livello di settore. Una situazione ideale per Tip, che invece dispone di una liquidità notevole, attorno al miliardo di euro considerando riorse proprie, linee di credito bancarie e la leva dei club deal».
Domanda. I tassi dovrebbero scendere ma non lo fanno, o comunque non nei tempi stretti che molti auspicavano. Questo gioca a vostro favore?
Risposta. In parte sì, perchè le imprese trovano più conveniente aprire il capitale che indebitarsi. Per questo mi aspetto che ripartano le quotazioni al listino, che per noi possono essere una buona occasione per investire.
D. È quello che è successo con uno dei vostri investimenti più recenti, quello in Idb -che nel frattempo è stata rinominata Dexelance– dove Tip è entrata con una quota rilevante spendendo circa 100 milioni.
R. Uno schema in cui abbiamo agito come anchor investor e che potrebbe riproporsi. Abbiamo diversi dossier sul tavolo, le valutazioni si sono abbassate e divenute più interessanti. Negli ultimi anni non abbiamo fatto molte operazioni proprio perché ci aspettavamo un’economia incerta e una frenata dei prezzi sul versante m&a. Gli alti livelli attuali di Piazza Affari si spiegano in buona parte con l’effetto banche, rilanciate dai margini d’interesse, che sul listino hanno corso tanto, ma in solitudine.
D. Anche Tip ha qualche società, tra quelle in portafoglio, che potrebbe pensare all’ipo.
R. Chiorino con i suoi nastri trasportatori, è la prima che potrebbe presentarsi sul mercato, ma quella della quotazione potrebbe essere la strada migliore anche per Alpitour: vero che abbiamo trattative avviate con più realtà del mondo del turismo e i pretendenti non mancano, ma se i tempi si allungano potrebbe essere una buona soluzione, per un’azienda che quest’anno può raggiungere 130-140 milioni di ebitda e con un debito in riduzione e che potrebbe azzerarsi.
D. A suo dire anche le vostre partecipazioni soffrono di una certa sottovalutazione.
R. Sì, tanto è vero che stiamo portando avanti un buyback sulle azioni Tip che ci ha già portato a una quota di azioni proprie attorno al 11% e che non avremo problemi a portare fino al 20%, se sarà il caso. Compriamo azioni della casa ma nel contempo siamo ben disposti a procedere a colpi di add-on sulle società che già abbiamo in portafoglio, iniettando altro capitale e rafforzandoci.
D. A volte tuttavia è necessario anche per Tip fare qualche disinvestimento e portare a casa qualche utile per far felici i soci. Per esempio avete finito di liquidare la vostra quota in Prysmian.
R. Vero, anche se lo abbiamo fatto con un certo rammarico, perché la recente acquisizione che hanno fatto in Canada ha fatto salire ancora di molto il titolo. Sul quale comunque Tip e il club deal che lo ha affiancato ha guadagnato molto.
D. Lei è anche un estimatore del mercato Egm, anche se finora non ha puntato molto su queste piccole società. Questione di taglia?
R. In realtà abbiamo veicoli adatti anche per aziende di questo tipo. Nel listino Egm ci sono buone occasioni e anche in questo caso credo che sia maturo il tempo per aumentare la presenza.
30/05/24 Tamburi emette una nuova obbligazioni per rimborsarne anticipatamente una che scade a fine anno
Domenica al Festival Economia a Trento nell’evento su tassi e inflazione lo aveva detto che al calo dei tassi lui ci credeva poco, che si il taglio dello 0,25% dopo averlo annunciato per mesi la Lagarder lo avrebbe fatto per non perdere la faccia ma poi…
Ed oggi coerentemente annuncia l’emissione di una obbligazione 5 anni a tasso fisso (da stabilire ma min 4,5% ) con cui rimborsare anticipatamente una che scade a fine anno con cedola del 2,5%
Milano Finanza: Tamburi emette un bond a partire da 1.000 euro che batte di gran lunga il Btp. Tutti i particolari dell’emissione di Tip
di Elena Dal Maso
Il consiglio di amministrazione di Tamburi Investment Partners, holding di investimento industriale fondata da Giovanni Tamburi, ha approvato l’emissione di un prestito obbligazionario non convertibile, privo di rating, non subordinato e non garantito, per un valore complessivo di 250 milioni di euro. La società quotata sul segmento Star di Piazza Affari può incrementare l’emissione fino ad ulteriori 100 milioni, quindi fino ad un ammontare nominale complessivo di 350 milioni.
Secondo quanto stabilito da Tip, il prestito ha una durata di cinque anni a decorrere dalla data di emissione, un tasso di interesse fisso non inferiore al 4,5% su base annua (per fare un confronto, il Btp a 10 anni rende il 4%), cedole staccate sempre su base annuale e un rimborso alla pari a scadenza (a 100), «fatte salve alcune ipotesi di rimborso anticipato in linea con le prassi di mercato, tra cui la facoltà di rimborso anticipato volontario a partire dal terzo anno». Le obbligazioni sono emesse alla pari con un taglio da 1.000 euro. I proventi vedranno utilizzati per finanziare le attività della società.
Il rimborso anticipato del bond sul mercato al 2,5%
L’operazione di fatto sarà doppia, perché «subordinatamente al successo della nuova emissione… la società intenderebbe procedere al rimborso anticipato del prestito obbligazionario denominato EUR300,000,000 2.500%. Bonds due 5 December 2024». Questo significa che il bond precedente, già quotato sul mercato, rende il 2% in meno essendo stato collocato in precedenza con tassi più bassi. Il titolo Tip sale dello 0,4% a 9,43 euro giovedì 30 maggio. (riproduzione riservata)
26/05/24 Tamburi presente al Festival Economia di Trento
dove ha fatto un intervento fuori dagli schemi.
E poteva mancare un mio selfie con uno dei miei miti? Ovviamente no 😁


18/05/24 Milano Finanza: Giovanni Tamburi: private equity in frenata, ecco perché Tip potrà approfittarne
Giovanni Tamburi, Presidente Tip
Negli ultimi anni, Tamburi Investment Partners si è tenuta liquida perché i prezzi delle aziende erano gonfiati dall’attivismo del private equity. Ora però sta rallentando ovunque, ed è quindi il momento di muoversi.
Il mercato sta vivendo un buon momento. La recessione non arriva e gli utili aziendali continuano a crescere. I multipli stanno scendendo, occasione giusta per entrare in molti settori. Gli addii a Piazza Affari non devono spaventare, quest’anno e il prossimo vedremo il ritorno delle ipo. Parola di Giovanni Tamburi, presidente e ad di Tamburi Investment Partners, che ha appena chiuso il primo trimestre con utili in crescita del 50% a 29,4 milioni di euro e un patrimonio netto consolidato a 1,48 miliardi di euro.
Domanda. «Strana tempora currunt». Così ha esordito nella recente lettera agli azionisti. Che momento è per il mercato?
Risposta. Si parla sempre di incertezza, ma il mercato sta vivendo un buon momento. Non c’è mai stata una recessione così annunciata e mai arrivata. È da due anni che ci viene raccontato che nel giro di 3-4 mesi arriverà, ma così non è stato. I conti delle aziende, grandi ma anche medie, continuano a battere le attese, negli Stati Uniti nell’80% dei casi. Gli analisti continuano a non azzeccarci quasi mai.
D. Ma come giudica questo momento di mercato?
R. L’enorme liquidità riversata sui mercati nel post Covid sta chiaramente drogando un po’ tutte le asset class, creando un forte disorientamento nella maggior parte degli operatori. La droga delle droghe si è concentrata su poche azioni quotate a Wall Street che, con il carburante delle mega prospettive dell’intelligenza artificiale, fanno sì che 10 titoli ora rappresentino oltre un terzo della capitalizzazione borsistica totale di quei mercati. Comunque c’è un aspetto che va sottolineato.
D. A quale si riferisce?
R. In un mercato storicamente meno volatile, quello delle mergers and acquisitions, si nota innanzitutto una forte carenza di deals in uscita da parte dei fondi di private equity, che evidentemente non riescono a realizzare quanto previsto e preferiscono attendere, in qualche caso dando vita a quei continuation fund che fino a poco tempo fa ci venivano descritti in conflitto di interesse con l’attività tradizionale, ma che evidentemente ora fanno comodo. Di fronte a ciò, l’enorme liquidità delle società industriali sta facendo aumentare il desiderio di add on e fusioni con contenuto strategico e si sta delineando un chiaro trend di combinazioni societarie basate sulle sinergie.
D. Dove porta questa situazione?
R. Questi fenomeni stanno dando vita a un sensibile, ancorché graduale, ridimensionamento delle valutazioni, a partire da quei multipli presi ad esempio come parametri validi per stabilire valori e prezzi delle aziende.
D. Quali sono le conseguenze per voi?
R. Abbiamo mantenuto liquidità facendo pochi investimenti negli ultimi due o tre anni. Questo perché dal nostro punto di vista le aziende hanno raggiunto prezzi troppo elevati. Ora il mercato ci sta dando ragione, i multipli stanno scendendo. La grande svolta sta nel rallentamento di tutto il mondo del private equity, conseguenza logica di tassi di finanziamento elevati. Mi aspetto un ridimensionamento importante, ma comunque graduale, del private equity. Questa sarà un’occasione per noi per entrare in tanti settori.
D. Ma da Piazza Affari si continua a uscire, se pensiamo alla lunga serie di delisting.
R. Faccio una previsione piuttosto forte, so di essere in controtendenza rispetto al pensiero comune. Se è vero che i tassi non scenderanno più di tanto e che il private equity continuerà a rallentare, io mi aspetto un’inversione di tendenza.
D. Speriamo abbia ragione.
R. È una previsione forte, ma secondo me le aziende inizieranno a tornare in borsa. Vedo un 2024 promettente e ancor di più il 2025. Sono convinto che la borsa stia tornando un porto interessante per investitori e aziende.
D. Dove cerca opportunità ora?
R. Continuiamo a guardare con interesse alla manifattura italiana, soprattutto nel settore della meccanica e dell’elettromeccanica. Ci piace molto anche il settore del design, della luce e dell’arredamento di alta qualità. In questo campo abbiamo lanciato il progetto Dexelance (che sarà il nome della quotata Idb, ndr) e continueremo a fare acquisizioni. Molte aziende si stanno avvicinando, comprendono la necessità di aggregazione in un settore così frammentato. Queste saranno le stelle polari dei nostri investimenti quest’anno e il prossimo. Poi si vedrà.
D. Siamo in attesa del rapporto Draghi sulla competitività Ue, ma l’impressione è che i paesi europei si muovano in ordine sparso. Basti pensare ai 16 miliardi di dollari di investimenti stranieri che questa settimana il presidente francese Macron ha portato a casa con il summit Choose France. L’Italia cosa deve fare?
R. L’Italia deve fare sistema. Dobbiamo imparare a uscire quanto più possibile da questo nostro individualismo molto limitante. Deve partire da ognuno di noi. In Italia siamo abituati a dare la colpa alla politica, o comunque a fattori esterni. Io credo, invece, che la responsabilità sia di tutti noi, cittadini e imprenditori. Servono persone che aiutino le aziende a mettersi insieme e una maggiore collaborazione pubblico-privato. L’Italia è molto indietro.
D. Quindi più fusioni come soluzione?
R. Sì, penso che il nocciolo della questione stia nella capacità di mettersi insieme, di fare aggregazioni. In Francia, Spagna e Germania sono stati molto più bravi. Ovviamente un aiuto del Governo serve, dal punto di vista normativo e soprattutto fiscale. Purtroppo sono state eliminate le agevolazioni che in passato hanno aiutato le aggregazioni tra imprese. Serve più voglia di fare cose insieme, da parte nostra e anche del Governo. Magari dando un’occhiata anche a quanto accade in Francia o in Germania.
02/04/24 Sole 24 Ore: il mercato IPO pronto a riaprire

22/03/24 Sole 24 Ore: IDB cambia nome e si espande

18/03/24 Lettera agli azionisti
TAMBURI nella Lettera agli azionisti: per noi V.I.N. sopra i 14 euro
https://www.tipspa.it/uploads/742aab2b31804dc099c293d31be5b39d.pdf
Giovanni Tamburi, Fondatore, Presidente e Amministratore delegato di Tip, ha pubblicato la Lettera agli Azionisti.
Parlando della società, Tamburi ne sottolinea le ottime performance: “ll 2023 è stato un altro anno eccezionale, con un total return di oltre il 28%, 149 milioni di utili pro forma e un patrimonio cresciuto ad oltre 1,4 miliardi, dopo 42 milioni tra dividendi distribuiti e ulteriori acquisti di azioni proprie, ora al 10,3% del capitale.”
“La conferma di avere, a dieci anni, un titolo che continua ad andar meglio di quasi tutti gli indici internazionali e nazionali, ci rende molto soddisfatti. Anche perché le borse, nel 2023, tra le varie stranezze, hanno visto premiate le banche, i titoli a grande capitalizzazione”, continua Tamburi.
Secondo il Presidente, se si considera “il grado di diversificazione dimensionale, settoriale e di vintage”, si conclude che “il rischio implicito nel titolo Tip è bassissimo”
La Lettera si sofferma anche sul valore effettivo di Tip, molto più alto rispetto alla capitalizzazione di mercato: “Il valore per noi “corretto” delle partecipazioni ha portato il V.I.N. – Valore intrinseco netto – del titolo Tip oltre i 14 euro, contro un prezzo di borsa che da tempo è attorno a 9″.
Tamburi afferma inoltre che: “Continuiamo, convintissimi, a fare buyback”.
14/03/24 Sole 24 Ore: Alpitour

12/03/24 Sole 24 Ore: fusione Digital Magic Lventure

18/02/24 Sole 24 Ore: analisi

19/01/24 Sole 24Ore: cessione Alpitour

27/12/23 Milano Finanza: Vi spiego perché l’Italia è una miniera d’oro e quali sono le società in cui investire. Parla Giovanni Tamburi (Tip)

di Lucio Sironi
L’inflazione rallenterà, ma i tassi non si ridurranno molto. Molte imprese avranno bisogno di capitale e questo creerà opportunità di investimento. Il finanziere di Tamburi Investment Partners spiega perché rimane ottimista
Investimenti per un valore, alle quotazioni attuali, di circa 3 miliardi, quasi tutti in aziende italiane di medie dimensioni, alcune delle quali quotate. Che diventano 6 miliardi se si aggiungono anche i club deal, creati con i capitali messi a disposizione dalle famiglie/socie, perlopiù di industriali, che da trent’anni ruotano attorno alla figura di Giovanni (Gianni) Tamburi. A tanto ammonta la consistenza finanziaria messa in campo dalla Tamburi Investment Partners (Tip), che si appresta a chiudere il 2023 con numeri più che soddisfacenti: «Nella graduatoria a dieci anni delle dieci migliori società non bancarie/assicurative medio-grandi di Piazza Affari», osserva Tamburi, «siamo presenti, oltre che con Tip che si è apprezzata del 356% (che equivale a oltre il 35% medio annuo, oltre il 16% annuo composto), anche con Amplifon, Interpump e Prysmian». E con quasi il 25% di performance nel 2023. Trattandosi di un anno costantemente attraversato dalla minaccia di una recessione, non c’è male. «Siamo ottimisti per il 2024 perché, malgrado il rallentamento dell’inflazione, i tassi non si ridurranno granché, molte imprese avranno bisogno di equity e questo ci aiuterà a trovare nuove e belle opportunità di investimento».
Domanda. In realtà, se si considera che buona parte delle performance borsistiche del 2023 sono dovute ai titoli bancari, con l’ascesa in parallelo dei tassi, è stato un anno molto favorevole al reddito fisso.
Risposta. Vero, ma si veniva da anni nei quali i rendimenti del reddito fisso erano stati molto bassi e ora credo che le banche centrali si siano rese conto che la politica dei tassi a livello zero abbia comportato troppe controindicazioni.
D. Ingolosito anche lei dalle performance messe a segno quest’anno dai titoli bancari?
R. Direi di no. Intanto il settore del credito veniva da una lunga stagione di andamenti molto negativi. Soprattutto si consideri che è assoggettato a una regolamentazione stringente e che certe decisioni delle authority possono mettere alle corde anche il migliore dei banchieri, per cui lascia pochi spazi. In ogni caso le banche non sono nel nostro dna, che è quello di investire nelle industrie, nelle eccellenze manifatturiere, nel retail e nei brand.
D. Per lo stesso motivo alla larga dalle utility. E niente real estate…
R. Esatto. Nelle utility pensiamo di poter dare poco. Tra l’altro in questi giorni assistiamo sul fronte immobiliare, in più parti del mondo, allo scoppio di situazioni…
D. L’operazione di Tip meglio riuscita nel 2023?
R. Siamo molto soddisfatti dell’investimento fatto in Idb, Italian Design Brands, un gruppo che riunisce aziende del design, della luce e dell’arredamento di alta gamma, selezionate perlopiù nel triangolo Brianza-Emilia Romagna-Veneto, che oggi già esportano il 75% della produzione. Idbsvolge un ruolo di aggregatore in un settore molto frammentato ed è destinata a essere un punto di riferimento sempre più forte anche per i general contractor. In un momento in cui le nuove quotazioni in borsa faticano a decollare, ne abbiamo approfittato per proporci come socio importante di Idb, abbiamo investito un centinaio di milioni e ideato un deal perfettamente complementare alla borsa. Un primo assaggio, anche se nel puro retail di questo settore, lo avevamo fatto qualche anno fa con l’ingresso nella francese Roche Bobois, dove siamo i primi azionisti e che abbiamo portato in quotazione a Parigi nel 2018 a 20 euro per azione. Ora ne vale 50. Al di là della mia passione personale, ci voleva proprio un progetto-Paese in un settore così squisitamente Made in Italy.
D. Altri investimenti significativi?
R. Abbiamo rafforzato la presenza in Elica, cappe da cucina di alto design: ora la nostra quota è attorno al 21%. E partecipato a vari round d’investimento in Bending Spoons, sviluppatore e gestore di app tra i più importanti al mondo. Qui abbiamo una quota del 3,5% circa. Inoltre siamo entrati in Apoteca Natura, Simbiosi e Mulan.
D. Avete anche incassato una forte plusvalenza vendendo un terzo della vostra partecipazione in Azimut Benetti, il gruppo degli yacht della famiglia Vitelli.
R. Sì, ottima plusvalenza cedendo il 4%. E abbiamo ancora un 8% in proprietà.
D. E ora siete in pista per la cessione di Alpitour, prezzo stimato 1,2/1,3 miliardi.
R. Abbiamo completato la selezione dei potenziali compratori, ne sono rimasti una mezza dozzina, quasi tutti di carattere industriale, interessati all’intero gruppo. Al netto dei club deal la nostra quota implicita è del 20-25%.
D. Potreste pensare di incassare sui 300 milioni. A quel punto a quanto ammonterebbe la cassa disponibile per effettuare nuovi investimenti?
R. Calcolando le posizioni liquide e quelle facilmente smobilizzabili si può arrivare, con i club deal, attorno al miliardo di euro. Abbiamo etf short che mediano in parte la nostra esposizione sull’azionario, poi ci sono obbligazioni e titoli di Stato, più quote minori in società per noi non core.
D. La partecipazione più importante di Tip rimane quella in Interpump?
R. Sì, è uno dei nostri pilastri, assieme ad Amplifon, Moncler, Ovs, Sesa, Beta, Eataly, tutte aziende che vanno molto bene. Di recente abbiamo venduto, oltre a un po’ di Prysmian, qualche titolo Interpump per fare in modo che Ipg, la holding di controllo in cui siamo soci con la famiglia di Fulvio Montipò, rientrasse al di sotto della soglia del 25%. Prima avevamo poco più di un terzo di Ipg, ora poco meno.
D. La scommessa Ovs?
R. Un rilancio impegnativo ma perfettamente riuscito. A parte il ceo Stefano Beraldo, artefice dell’impresa, in meno di tre anni è cambiato moltissimo: ora è una elegante piattaforma plurimarca che conta su 1.500 negozi e che sviluppa di continuo brand di successo del mondo fashion. Tip ha investito in Ovs circa 140 milioni per il 29%, la capitalizzazione in questi anni è passata da circa 400 a oltre 600 milioni. Ma vale molto di più. E ha il 10% di azioni proprie.
D. Restando nel settore: il rilancio di Hugo Boss?
R. Anche lì stiamo raccogliendo grandi soddisfazioni. Il cambio di management con l’arrivo del ceo Daniel Grieder è stata la mossa giusta e anche il titolo in borsa ha recuperato molta strada. Poi abbiamo incassato dei bei dividendi.
D. Torna in auge il processo di quotazione di Chiorino, l’azienda piemontese di nastri trasportatori?
R. Speriamo di poter coronare l’operazione nel 2024. Si tratta di un’azienda, di cui abbiamo il 20%, capace di generare tra 45 e 50 milioni di ebitda. Considerando anche la sua cassa positiva, potrebbe valere almeno 500 milioni.
D. Una posizione di cassa con segno più è un elemento importante nella scelta dei vostri investimenti?
R. In genere no. Però se compriamo quote e non facciamo aumenti di capitale fa comodo per mantenere il nostro mantra di puntare sempre molto sulle crescite tramite investimenti e acquisizioni, anche in periodi con tassi elevati, come è successo nel 2023 in molte partecipate. Per esempio è la situazione in cui si trova Limonta, che produce tessuti speciali, che dispone di oltre 100 milioni cash e che farà molte acquisizioni in un settore come il tessile specializzato, dove un consolidamento è essenziale. E lei è un leader incontrastato.
D. Prossime operazioni, che immagino non mancheranno: in quale direzione?
R. Le nostre specialità sono: manifattura, brand ed eccellenze, tecnologiche e non, di cui l’Italia è una miniera. Guardiamo a società da 200 milioni di fatturato in su. Individuato il target e presi gli accordi con chi gestisce la società, possiamo investire da 50 a 200 milioni ogni volta. Anche più, se fosse necessario, grazie ai club deal.
D. Il progetto Itaca, studiato per dare sostegno alle realtà industriali finite in stato di tensione finanziaria, soprattutto nella stagione del Covid, che fine ha fatto?
R. Siamo molto soddisfatti, anche perché gli spazi erano occupati da altre forme di aiuto finanziario rappresentate da moratorie, garanzie statali, prestiti agevolati e la fitta rete di protezione messa in piedi dai governi per affrontare l’emergenza. Ma ora che queste formule si stanno esaurendo, i vari prestiti dovranno essere restituiti e il nostro ruolo diventa cruciale. Abbiamo fatto una prima operazione su Landi Renzo, tra i pochi gruppi attivi nel settore dell’idrogeno per la mobilità. C’era un tema di management, che è stato sostituito. Restiamo fiduciosi.
D. Come si diceva, il titolo Tip quest’anno è tra i pochissimi non bancari, assicurativi o utility a essere cresciuto più del 20%. Oltre al dividendo.
R. Vero, ma resto del parere che sia sottovalutato, scambia attorno a 9 euro contro i 12-13 assegnati dagli analisti come target price e rispetto ai 14 euro del nostro valore intrinseco. Non a caso continuiamo ad accumulare azioni proprie. Comunque vanta, negli ultimi 10 anni, un total return superiore a tutti i principali indici di borsa, Nasdaq compreso. Peraltro con un livello di rischio basso grazie alla diversificazione e alla qualità degli investimenti. (riproduzione riservata)
30/10/23 Corriere Economia: Bending Spoon (uno dei gioielli di Tamburi)

21/10/23 Sole 24 Ore plus: andamento delle PMI
Visto che Tamburi investe nelle PMI questo può dare una idea della sua quotazione molto bassa

18/10/23 Sole 24 Ore intervista a TAMBURI

17/10/23 Equita abbassa il target price
TIP – Nonostante un mercato dell`M&A complicato, TIP prosegue un`intensa attività di acquisizioni/cessioni. Aggiorniamo il target a 12.1 da 12.8
Abbiamo pubblicato oggi una nota di aggiornamento su in cui evidenziamo
– la vivace attività di investimento/disinvestimento del gruppo, anche in un contesto di mercato per l`M&A molto complicato. Tra le operazioni più importanti del 1H ricordiamo l`investimento in Investindesign, veicolo di controllo di IDB e la cessione parziale della partecipazione in Azimut Benetti. Successivamente al 1H, segnaliamo l`investimento in Apoteca Natura, l`ulteriore quota acquisita via Club Deal in Investindesign, l`investimento in Bending Spoons, il perfezionamento dell`ingresso di Investindustrial in Eataly e l`avvio del processo di market sounding per la valorizzazione della quota in Alpitour;
– i solidi risultati 1H23 delle partecipate private, da Beta a Chiorino, a Limonta e a Vianova.
Abbiamo aggiornato il nostro target price a 12.1PS da 12.8PS principalmente per riflettere:
– L`aggiornamento positivo sulle stime di Alpitour per il FY23 (EBITDA FY23 indicato ora a 150mn, dalle precedenti indicazioni di >100mn);
– L`aggiornamento dei fair value per le principali attività quotate, principalmente a causa dell`aumento dei tassi.
Se utilizzassimo i valori di mercato degli asset quotati invece del nostro fair value, raggiungeremmo una valutazione di 9.5PS, mentre la più recente valutazione interna prudente di TIP del valore del portafoglio (il `valore intrinseco netto` o NIV) indica una valutazione di 13.9PS.
Confermiamo il nostro rating BUY, dato l`ampio sconto rispetto al fair value (34% contro circa il 20% medio negli ultimi 5 anni) e l`assenza di preoccupazioni per il portafoglio partecipate, composto da società tipicamente in grado di conquistare quote di mercato in modo organico e inorganico in periodi di turbolenza del mercato.
BUY con Target Price 12.1
03/10/23 Corriere: messa in vendita di Alpitour

Ciao Gianni (aka Pippo Palla).
Ho avuto il piacere di conoscerti tramite il Prof. come potevi intuire dall’incipit.
Non mi è chiaro da questo post il motivo per cui lo reputi un buy come dal titolo. Recentemente mi balenava l’idea di sostituire in modo parziale un etf globale con un paniere di holding per efficientamento fiscale (in ottica successoria ad esempio), cosa ne pensi? Se in prima battuta mi sembrava un’idea brillante, successivamente controllando l’andamento in tempi recenti di queste holding la gran parte hanno sottoperformato un indice globale con l’aggravante di sobbarcarsi maggiore volatilità. In merito a tamburi non sono riuscito a trovare una lista o grafico aggiornato delle proprietà in possesso suddivise in %. Visto che segui il titolo disponi di qualcosa di simile? Grazie mille.
Beh che alcune holding ultimamente abbiano allargato lo spread rispetto al patrimonio e quindi sottoperformato il mercato e’ un dato di fatto. Io spero sempre che prima o poi questo gap si chiuda. Staremo a vedere.
Venendo a Tamburi la sua quotazione è stata danneggiata dalla sua specializzazione: le piccole e medie aziende italiane che da alcuni anni sottoperformano nettamente il mercato, prova ne sia che i rialzi della Borsa italiana sono stati dovuti a banche e a pochi altri settori. Cambierà mah! E questione di fede.
Quanto ai suoi azionisti il dato più recente è questo: https://www.tipspa.it/it/page/5d24b680bac35e0a5a5eb260
Tieni presente però che il punto di forza di Tamburi è quello di aggregare su un singolo investimento una pluralità di grossi patrimoni che lo seguono da anni con la TIP che partecipa per una quota e si fa pagare delle commissioni.
Per la tua idea di uscire dall’ETF per motivi successori – ma quanti anni hai 😀 – la soluzione a mio parere è semplice: prendi due etf dividend aristocrat uno per l’America e uno per l’Europa e ti comperi i primi 5 titoli di ogni ETF così il lavoro di ricerca e selezione lo fai fare a loro…
Grazie mille per il tuo punto di vista.
Effettivamente non sarei al momento nelle condizioni per pormi questi problemi 🙂
La mia volontà era di capire se l’approccio che proponevo fosse sensato o meno e avere un punto di vista da una persona che considero molto ferrata sul tema investimenti.