In un mercato la liquidità è tutto: Storie da meditare adesso che vogliono rifilare gli investimenti alternativi al retail

25/06/25 Ero partito con questo thread per seguire la vicenda del fondo immobiliare Blackstone che aveva sospeso i rimborsi (vicenda conclusasi positivamente ) e adesso lo riprendo perché i fondi private incagliati in partecipazioni che non riescono a sbolognare stanno premendo per scaricare sul retail…


03/01/23 Blackstone uno dei più grandi gestori di risparmi USA ha bloccato i prelevamenti dal suo fondo immobiliare ed e’un grosso campanello d’allarme che dovrebbe far riflettere tutti i risparmiatori.

Cosa e’ la liquidita’ di un mercato? Detto terra terra la possibilità di vendere i tuoi titoli in tempi brevi e senza che il prezzo scenda a causa della tua vendita. Per le azioni più importanti – le blue chip – il mercato è liquido per definizione: volete vendere dieci milioni di dollari di azioni Apple? Il mercato non se ne accorge neanche e ve le comperano subito. Lo stesso per un titolo di stato come nostri BTP o i Treasury Bill americani. Ma via via che si scende nella qualità il mercato diventa sempre meno liquido cioè le vendite vengono assorbite con più fatica e portano a cali dei prezzi. E cosa c’e’ di più illiquido di un immobile? Provate a vendere l’appartamento ereditato dalla nonna e vedrete.

Però spesso il risparmiatore fa l’errore di pensare che uno strumento illiquido inserito in un “contenitore” liquido diventi per un colpo di bacchetta magica liquido lui stesso. Non è così: un ETF sembra uno strumento liquidissimo ed è vero se si tratta di un ETF sullo S&P500 ma solo perché il mercato sottostante è il più liquido del mondo. Se invece parliamo – sparo a caso – di un ETF sulle piccole aziende della Nigeria la liquidità va a farsi benedire e se arrivano le vendite il prezzo scende. Attenzione però: il prezzo scende ma uno comunque riesce a vendere: in perdita ma vende.

E torniamo agli immobili: per investirvi il risparmiatore americano ha a disposizione i REITS. Cosa sono: società quotate in borsa che hanno il loro patrimonio investito in immobili. Ve ne sono di tutti i tipi: che investono in centri commerciali, palazzi per uffici, palazzi per ospedali e chi più ne ha più ne metta. La loro operatività è generalmente limitata: di solito vendono un immobile per comperarne un’altro con prospettive migliori. Si limitano ad incassare gli affitti e a pagare con questi il dividendo agli azionisti. Gli azionisti appunto che non sono padroni di un pezzettino di immobile ma di azioni e che se vogliono uscire dall’investimento devono vendere le azioni in borsa. Si ma a che prezzo? al prezzo che fa il mercato: gli immobili sono sempre gli stessi ma l’aumento dei tassi di interesse ne fa calare il potenziale valore e la paura della crisi economica con conseguente aumento dei locali sfitti ha fatto calare quest’anno la quotazione di tutti i REITS. Ma anche qui se uno vuole vendere comunque riesce a farlo: si porterà a casa una perdita ma riesce ad uscire.

Però negli anni di boom del boom dell’immobiliare Usa dovuto alla montagna di soldi a tassi quasi zero disponibili sul mercato BlackStone desiderosa di far partecipare a questo boom anche i piccoli risparmiatori – e golosa delle commissioni che ne avrebbe potuto ricavare – ha messo in piedi un fondo immobiliare. ATTENZIONE FONDO! non equity REITS come quelli descritti sopra, che funziona appunto come i fondi che tutti conosciamo: il risparmiatore sottoscrive quote del fondo e quando vuole uscire il fondo gli liquida le quote dandogli indietro i soldi. E con i soldi raccolti compera immobili prestigiosi e siccome il mercato è in boom questi immobili salgono e quindi il valore delle quote del fondo salgono e allora altri risparmiatori sottoscrivono per guadagnare anche loro. Per non farsi mancare niente poi visto che il denaro costava così poco oltre che i soldi dei risparmiatori il fondo ha pensato bene di indebitarsi per 68 miliardi di dollari – una leva quasi 1 a 1 – mettendo a garanzia gli immobili già comperati fino a raggiungere un patrimonio monstre di 125 MILIARDI. Ovviamente se uno voleva farsi liquidare i soldi non erano un problema: la società teneva sempre un paio di miliardi liquidi ma comunque con tutti i soldi che continuavano ad entrare rimborsare chi usciva non era certo un problema.

E allora vissero tutti felici e contenti? Nelle favole si… ma questa non e’ una favola… Con la crisi dei mercati, il rialzo dei tassi e annessi e connessi qualcuno ha cominciato a pensare che era meglio riportarsi a casa i soldi e fino a che erano pochi ad uscire nessun problema ma quando sono diventati troppi è saltata fuori una clausoletta del contratto che al momento della sottoscrizione nessuno va a leggere che tanto è un affare straordinario e che ci mettiamo a cercare il pelo nell’uovo…

E la clausola dice che i clienti possono ritirare dal fondo non più del 2% al mese con un limite del 5% a trimestre. Morale della favola ieri BlackStone ha annunciato che per questo mese basta e che chi aveva già fatto domanda sarà rimborsato parzialmente.

Immaginatevi l’effetto della notizia: tutti si precipiteranno a farsi liquidare. A sua volta BlackStone dovrà mettersi a vendere gli immobili ma parliamo di 125 Miliardi non dell’appartamento della nonna e ovviamente nel mercato sapendo che loro saranno costretti a vendere sono già lì che girano in tondo come tanti avvoltoi in attesa della carcassa… Aggiungete che prima di rimborsare i sottoscrittori bisognerà ripagare i 68 miliardi di debiti e avete subito chiaro quale sarà il risultato finale: un bagno di sangue

Per certi versi a me che la ho vissuta in prima persona ricorda la storia delle Banche Popolari italiane: ai tempi d’oro c’era gente che si raccomandava per poterle avere dai pochi che le vendevano, adesso a parte le venete che hanno fatto la fine che sappiamo i malcapitati soci sono lì con le loro azioni in mano e sul mercato Hi-Mtf ogni settimana si accumulano montagne di ordini di vendita che restano ahimè inevasi.

Meditate gente… meditate…


11/04/26 — Private credit retail: quando anche Il Sole 24 Ore scopre l’acqua calda

Dichiarazione di conflitto di interesse
L’autore non detiene posizioni nei fondi di private credit citati (Blackstone BREIT/BCRED, Blue Owl OCIC, BlackRock HPS, MS North Haven). Il tema è seguito su questo blog come posizione editoriale strutturale dal 2022, a partire dai gate di Blackstone BREIT. Nulla di quanto scritto costituisce consulenza finanziaria. DISCLAIMER

Il supplemento Plus del Sole 24 Ore di oggi, sabato 11 aprile 2026, dedica la copertina e una doppia pagina interna al private credit retail — ai gate sui rimborsi, agli Eltif 2.0, alla distribuzione attraverso banche e reti, ai rischi per i piccoli risparmiatori italiani. È un’analisi accurata, ben documentata, con dati aggiornati al primo trimestre 2026.

Su questo blog scriviamo delle stesse cose dal 2022.

Non lo diciamo per polemica nei confronti del giornale — che fa bene a occuparsene, e lo fa con serietà. Lo diciamo perché il ritardo ha un significato: quando un tema arriva in copertina sul principale quotidiano economico italiano, vuol dire che è già nei portafogli di massa. I risparmiatori che oggi leggono l’allarme sul Sole probabilmente hanno già sottoscritto un Eltif o un fondo semiliquido di private credit tramite la loro banca o rete di consulenza — spesso senza capire fino in fondo cosa significa un gate sui rimborsi nella pratica.

Il problema strutturale che il Plus descrive è esattamente quello che abbiamo identificato tre anni fa: attività illiquide — prestiti a aziende non quotate, infrastrutture, real estate privato — confezionate in veicoli con finestre di rimborso periodiche e presentate al retail come alternativa ai fondi obbligazionari. Finché i mercati salgono e i riscatti sono limitati, il sistema funziona. Quando le richieste di rimborso accelerano, i gate scattano — e chi voleva uscire scopre di non poterlo fare.

I dati del primo trimestre 2026 citati dal Sole mostrano richieste di rimborso già al limite o oltre i gate in cinque dei principali fondi monitorati da Decalia: Blackstone BREIT, Blue Owl OCIC, Blackstone BCRED, BlackRock HPS e MS North Haven. In Italia gli Eltif hanno raccolto 4,5 miliardi di euro a fine 2025 — secondo mercato europeo. La crescita è reale. I rischi anche.

Il secondo articolo del dossier — a firma di Lucilla Incorvati — affronta un tema altrettanto rilevante: a chi vengono venduti davvero gli Eltif in Italia? Le società di gestione affermano di rivolgersi solo a clientela benestante — affluent, high net worth, ultra high net worth — con soglie minime di investimento tra i 10.000 e i 100.000 euro e requisiti di conoscenza finanziaria elevati. La realtà distributiva, filtrata attraverso banche e reti, è più sfumata. Il rischio è che il prodotto scenda lungo la catena fino a chi non ha né la cultura finanziaria né la capacità patrimoniale per reggere un blocco dei rimborsi.

Il terzo nodo è geografico: in Europa e in Italia il private credit non ha svolto lo stesso ruolo che negli USA, dove ha sostituito il credito bancario alle imprese dopo la crisi del 2008. Da noi il sistema è rimasto bancocentrico. Gli Eltif non sono quindi uno strumento per finanziare l’economia reale — sono principalmente un prodotto di raccolta, costruito attorno alle esigenze distributive delle banche, non alle esigenze di liquidità degli investitori.

Commento editoriale. La posizione di questo blog non è cambiata: le attività illiquide vendute al retail attraverso strutture che promettono liquidità periodica sono uno strumento strutturalmente scorretto — non per malafede necessariamente, ma per disallineamento di incentivi. Chi colloca guadagna alla sottoscrizione. Chi rimane bloccato quando il gate scatta è il risparmiatore. Tre anni fa era una posizione scomoda e minoritaria. Oggi è sulla copertina del Sole 24 Ore. Speriamo che arrivi anche nelle conversazioni tra consulente e cliente, prima della firma — non dopo.

Elaborazione editoriale da: Il Sole 24 Ore — Plus, 11 aprile 2026 (Vitaliano D’Angerio, Lucilla Incorvati). | Byline: Gianni & Claude (Anthropic) | DISCLAIMER


02/04/26 Blue Owl Limita i Rimborsi sui Fondi di Private Credit Dopo un’Ondata Massiccia di Richieste di Uscita

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27/03/26 Il credito privato incontra la realtà: quando i clienti retail scoprono che “liquido” era solo una promessa

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Fonte: Bloomberg Opinion, 27 marzo 2026 — Paul J. Davies, columnist specializzato in banche e finanza.

Conflitti di interesse dichiarati: Non detengo posizioni nei fondi BDC citati né nei gestori (Ares, Apollo, Blackstone, Blue Owl, BlackRock, Morgan Stanley, Cliffwater). Posizione editoriale consolidata: scrivo di rischio di liquidità nei fondi di credito privato venduti al retail sin dalla crisi BREIT del 2022. Questa tesi non è nuova: è la stessa storia, con nuovi protagonisti.
La lingua batte dove il dente duole, si dice. E il dente del credito privato retail fa male da un po’. L’articolo di Paul J. Davies su Bloomberg Opinion è uno di quelli che, nella sua elegante sobrietà britannica, dice tutto quello che bisognava dire — e che alcuni di noi dicono, inascoltati, dal 2022. Benvenuti all’atto secondo della saga “l’illiquidità non cambia natura solo perché la metti in un involucro retail.”

I gestori di credito privato stanno attraversando un momento imbarazzante. Alcuni dei loro investitori non riescono a recuperare il proprio denaro con la velocità che si aspettavano — e qualcuno è decisamente arrabbiato. Cominciano così le non-scuse tentative, le dichiarazioni che suonano come “forse non ci siamo spiegati abbastanza bene.” Doug Ostrover, co-CEO di Blue Owl Capital, lo ha detto esplicitamente a una conferenza in Australia: “Fra noi e i consulenti che vendono i nostri prodotti, non penso di aver reso il messaggio abbastanza chiaro.”

Far arrabbiare i clienti è già di per sé un cattivo affare. Per i gestori di credito privato, significa soprattutto due cose: difficoltà a raccogliere nuovi fondi in futuro, e — molto più pericoloso — il rischio che gli elettori delusi trasformino la vicenda in un tema politico. E quando i politici fiutano un’occasione in ambito finanziario, raramente finisce bene per il settore.

Il meccanismo è semplice da spiegare. I fondi di credito privato prestano denaro direttamente ad aziende in mano al private equity, tipicamente per cinque anni. Si tratta di investimenti strutturalmente illiquidi, adatti al piccolo risparmiatore solo in dosi minime e con rigidi vincoli. Eppure negli ultimi anni questa tipologia di fondi — tecnicamente chiamati Business Development Companies (BDC) non quotati — è stata distribuita ampiamente a investitori individuali come alternativa redditizia ai mercati obbligazionari tradizionali. Il mercato del private lending vale oggi 1.800 miliardi di dollari.

Le ultime settimane hanno visto una dopo l’altra le principali società del settore bloccare o limitare i rimborsi. Gli investitori, preoccupati per le perdite recenti dei fondi e per l’esposizione a settori a rischio — come le software company minacciate dall’intelligenza artificiale — hanno chiesto indietro i loro soldi in misura ben superiore ai limiti contrattuali trimestrali. Ares Management ha limitato i rimborsi al 5% del patrimonio netto quando le richieste di uscita ammontavano all’11,6% delle quote. Apollo Global ha applicato lo stesso limite standard dopo richieste pari all’11,2%. Analoghe pressioni si registrano su fondi di BlackRock, Blackstone, Cliffwater e Morgan Stanley.

▶ Limitare i rimborsi è la cosa giusta da fare, sul piano tecnico: impedisce la spirale di prezzi in calo, perdite di valore crescenti e nuovi riscatti in preda al panico. Senza freno, un dramma creditizio può diventare una crisi sistemica. Ma questo non consola chi credeva di poter uscire quando voleva.

I gestori insistono che la qualità dei crediti in portafoglio rimanga solida, anche se i tassi di interesse elevati stanno deprimendo i valori di mercato dei prestiti dopo anni di rendimenti brillanti. Gli investitori istituzionali, si dice, continuano ad allocare nuova liquidità. Eppure i rischi restano concreti: le stime più pessimistiche parlano di un tasso di default del 15% tra i prenditori di credito privato, con recuperi fino al 20% del valore dei prestiti. In uno scenario simile, le perdite potrebbero arrivare al 12% di un portafoglio medio — e al doppio in caso di leva finanziaria pari al patrimonio.

Il punto più tagliente dell’articolo di Davies è però un altro: in ogni prospetto che ha esaminato, tra il secondo e il terzo punto in grassetto nella pagina iniziale si legge chiaramente — “Non dovreste aspettarvi di poter vendere le vostre quote indipendentemente dalle nostre performance.” Gli investitori l’hanno letto? I loro consulenti lo hanno sottolineato? Le parole di Ostrover suggeriscono che i gestori stessi cominciano a temere la risposta.

Jim Zelter, presidente di Apollo, ha aggiunto che certi canali distributivi in certe aree geografiche potrebbero aver venduto i fondi senza assicurarsi che gli investitori avessero davvero compreso questo rischio. Una distinzione sottile — la colpa è del distributore, non del gestore — che potrebbe non reggere se le pressioni politiche si intensificano.

Lloyd Blankfein, ex CEO di Goldman Sachs, ha colto il punto essenziale: i governi non si preoccupano più di tanto quando le istituzioni perdono soldi in un prodotto specifico, perché se lo possono permettere. Ma quando le perdite colpiscono i singoli, i consumatori, i cittadini-contribuenti, i governi e i regolatori reagiscono in modo molto più duro.

▶ Questo film l’abbiamo già visto, più volte: prodotti complessi, illiquidi o strutturati venduti a privati — anche abbienti — finiscono spesso male per le società coinvolte. La saga Blackstone BREIT, che seguo su queste pagine dal 2022, ne è stato il capitolo precedente. Quello attuale coinvolge un numero molto maggiore di attori e di capitale. Davies conclude con un consiglio secco: non fatelo e basta. Sono d’accordo. L’asset management retail ha bisogno di distribuire rendimento, non di distribuire illusioni di liquidità.

⚠ Il rischio che non vedi nel tuo estratto conto

C’è una categoria di risparmiatori che non compare in questo articolo, e che probabilmente non sa nemmeno di essere coinvolta: chi ha un piano pensionistico di categoria, una polizza vita con gestione separata o un fondo comune bilanciato venduto allo sportello. Negli Stati Uniti, la pressione politica e normativa degli ultimi anni — culminata in alcune proposte di aprire i fondi 401(k) agli asset privati — ha già spinto molti veicoli previdenziali ad acquisire quote di BDC e fondi di credito privato come componente “diversificante” a rendimento elevato.

Il risparmiatore medio non lo sa. Non lo vede nell’estratto conto trimestrale. Lo scoprirà, se lo scoprirà, nel momento peggiore: quando tenterà di riscattare la polizza, liquidare il fondo pensione o accedere al capitale accumulato in prossimità della pensione.

In Europa il fenomeno è per ora meno pronunciato, ma la direzione è la stessa: le assicurazioni vita di ramo terzo, i fondi pensione negoziali e alcune SICAV distribuite attraverso reti bancarie hanno aumentato l’esposizione al credito privato negli ultimi tre anni, attratte dai rendimenti e dalla bassa volatilità apparente — bassa perché gli asset non vengono valorizzati ogni giorno, non perché siano davvero stabili.

▶ L’illiquidità non cambia natura in funzione dell’involucro che la contiene. Un BDC dentro un 401(k) è illiquido esattamente quanto lo è da solo — solo che adesso l’investitore finale ha un livello di consapevolezza in meno. Il vero rischio sistemico non è che i clienti arrabbiati di Blue Owl chiedano i soldi indietro. È che milioni di persone scoprano tra cinque anni di avere una quota di credito privato in default nascosta dentro il fondo pensione che pensavano fosse “sicuro”. Quel giorno, i politici non si limiteranno a essere “molto, molto arrabbiati”: cercheranno un capro espiatorio. E lo troveranno.
Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non costituisce consulenza finanziaria. Leggi il DISCLAIMER prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.

26/03/26 Il private credit ha un problema di recupero crediti — e si chiama intelligenza artificiale

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📌 In sintesi
  • I fondi di private credit potrebbero recuperare molto meno del previsto sui prestiti concessi a società software, a causa della disruption causata dall’intelligenza artificiale.
  • Il problema non è il tasso di default — ancora contenuto — ma il tasso di recupero: le società software sono asset-light, con beni intangibili (codice, relazioni con i clienti, proprietà intellettuale) difficili da monetizzare in caso di difficoltà.
  • La prossima ondata di default sarà diversa dalle precedenti: il private credit affronta il suo primo grande stress test su un portafoglio dominato da aziende vulnerabili alla disruption AI.
📌 Chi scrive e perché potrebbe non essere obiettivo
Articolo redatto dall’autore sulla base di un’analisi Bloomberg Opinion di Chris Bryant del 26 marzo 2026. L’autore non detiene posizioni nei titoli o nei fondi citati. Nessuna informazione qui contenuta costituisce sollecitazione all’investimento. Si rinvia al DISCLAIMER.

I fondi di private credit hanno prestato ingenti somme a società software midsized nel corso dell’ultimo decennio, quando il private equity — da Thoma Bravo a Vista Equity Partners — aveva scoperto che il software poteva essere un candidato ideale per le operazioni di leveraged buyout. Le società SaaS erano asset-light, i ricavi erano ricorrenti e vischiosi, i margini erano alti. Sembrava un affare perfetto.

Ora l’intelligenza artificiale sta mettendo in discussione quei modelli di business. E Chris Bryant su Bloomberg Opinion solleva una questione che il mercato preferisce non affrontare apertamente: quando queste società entreranno in difficoltà — e alcune lo faranno — i creditori potrebbero recuperare molto meno di quanto si aspettano.

Il problema non è ancora il numero di default, che resta contenuto rispetto agli standard storici. Il problema è il tasso di recupero. Secondo dichiarazioni attribuite a John Zito di Apollo Global Management sul Wall Street Journal, un prestito di private credit a una generica società software midsized potrebbe recuperare tra i 20 e i 40 centesimi per ogni dollaro prestato. Una forchetta che, nel migliore dei casi, è già sconfortante.

Nota dell’autore. Chi segue questo blog sa che il private credit è uno dei temi su cui torno con più insistenza. Non per pregiudizio ideologico, ma per una ragione strutturale: è un mercato che ha venduto agli investitori l’idea di rendimenti superiori con rischio inferiore, grazie alla “protezione” del debito senior secured. Questo articolo inizia a smontare quella narrazione dall’interno — e lo fa citando operatori di primissimo piano come Apollo e Oaktree, non critici esterni.
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Asset-light: il tallone d’Achille del private credit software

Nelle crisi creditizie del passato, i creditori potevano contare su qualcosa di fisico da recuperare. Durante il crollo delle telecomunicazioni a cavallo del 2000, c’erano fibra ottica e torri di trasmissione. Durante il bust dello shale oil negli anni Dieci, c’erano pozzi e infrastrutture estrattive. Durante il Covid, le aziende con magazzini pieni di merce e locali commerciali avevano almeno degli asset tangibili su cui rivalersi.

Le società software non hanno nulla di tutto questo. I loro asset sono intangibili: codice proprietario, relazioni con i clienti, contratti pluriennali. Quando il business va bene, questi intangibili valgono moltissimo — è il motivo per cui le aziende tecnologiche americane dominano le classifiche di capitalizzazione mondiale. Ma quando un’azienda entra in difficoltà, quegli stessi intangibili sono quasi impossibili da monetizzare, specialmente se il modello di business è già sotto pressione competitiva da parte dell’AI.

Il private credit si è sempre venduto come “senior secured” — cioè come creditore privilegiato in caso di insolvenza. Ma come avvertono gli strategisti di Allianz Research, quando si presta a società senza asset fisici, quella protezione “offre meno tutela al ribasso rispetto ai settori asset-intensive”. Uno studio del Federal Reserve staff del 2024 stima che oltre la metà di tutti i prestiti di private credit per valore sia concentrata in settori con asset collateralizzabili bassi o nulli.

Nota dell’autore. “Senior secured” su un’azienda senza asset fisici è un ossimoro travestito da garanzia. È come avere ipoteca di primo grado su una casa di carta. Finché non piove, tutto bene.
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La disruption AI: quando i clienti fuggono, non resta nulla

Il rischio specifico dell’AI è più insidioso di una normale recessione. In una crisi ciclica, le aziende software possono tagliare i costi, rinnovare i contratti a condizioni diverse, sopravvivere fino alla ripresa. Ma se l’AI rende obsoleto il prodotto stesso — se i clienti smettono di rinnovare i contratti perché hanno trovato un’alternativa più economica e potente — non c’è ristrutturazione che tenga.

Armen Panossian, co-CEO di Oaktree Capital Management, ha avvertito di possibili “esiti binari” nell’AI applicata al software enterprise, con il rischio di un “degrado rapido delle performance” e recuperi “decisamente problematici”. Robert Dodd di Raymond James è ancora più diretto: “Se il caso sottostante fallisce completamente in un business asset-light, i recuperi possono essere molto scarsi.”

Il meccanismo è chiaro: se i clienti di una società software migrano verso soluzioni AI, trovare un acquirente per quell’azienda o rifinanziarne il debito diventa estremamente difficile. I creditori, per evitare il tribunale fallimentare, tendono a concedere tempo ai debitori — ma se nel frattempo il business continua a deteriorarsi, stanno solo rimandando perdite più grandi. Eric Rosenthal di KBRA DLD sintetizza bene: “La cosa di cui preoccuparsi nel direct lending non sono i tassi di default, sono i tassi di recupero impliciti.”

Nota dell’autore. Anthropic — la società che sviluppa il modello su cui si basa Claude, con cui collaboro per questo blog — è esplicitamente citata nell’articolo come uno dei “pionieri dell’AI aziendale” che sta erodendo i modelli di business del software tradizionale. Il conflitto di interessi, in questo caso, è epistemologico: uso uno degli strumenti che sta causando il problema per analizzare il problema stesso.
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Il vantaggio del private credit stava erodendo già prima dell’AI

Il private credit aveva costruito la sua reputazione anche su un argomento specifico: rispetto al mercato sindacato — dove le banche sottoscrivono il debito e lo distribuiscono a un gran numero di creditori — il direct lending garantiva strutture più semplici, protezioni legali più forti e investitori più pazienti. Il risultato teorico: recuperi più alti in caso di default.

I dati storici sembravano confermarlo: i prestatori di private credit avevano storicamente recuperato più denaro rispetto ai prestatori sindacati sul mercato delle società midsized. Ma quella storia sta cambiando. I credit strategist di Citi Research notano che “questo vantaggio si sta erodendo”. I dati KBRA mostrano che i fondi di private credit tendono a essere più ottimisti dei prestatori sindacati sui recuperi attesi nei 12 mesi precedenti al default — salvo poi registrare recuperi impliciti peggiori al momento del default effettivo. Un ottimismo sistematico che non è un errore casuale: è un incentivo strutturale a non svalutare finché è possibile.

Anche la disciplina contrattuale si è allentata. Nonostante il private credit si fosse sempre distinto per la resistenza ai covenant-lite — i prestiti con protezioni ridotte per il creditore — la competizione feroce per aggiudicarsi nuovi mandati ha spinto molti fondi a concedere condizioni sempre più permissive. In più casi si stanno differendo i pagamenti di interessi in contanti quando i debitori non riescono a onorare gli impegni, accumulando problemi che emergeranno più tardi.

Nota dell’autore. Il differimento degli interessi in contanti è uno dei segnali più preoccupanti. Significa che il fondo sta di fatto rifinanziando il debito del debitore con i propri rendimenti futuri — spostando il problema in avanti e gonfiando i rendimenti dichiarati nel frattempo. Per un investitore in un fondo di private credit, è esattamente il tipo di rischio invisibile per cui questi strumenti sono difficili da valutare dall’esterno.
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Cosa succede quando il private equity abbandona la nave

C’è un argomento rassicurante che i fondi di private credit usano spesso: i proprietari di private equity sono i primi a perdere soldi se le cose vanno male, quindi hanno ogni incentivo a sostenere finanziariamente le società in difficoltà. Con le valutazioni che sono salite negli anni del boom, i buyout fund hanno dovuto scrivere assegni di equity sempre più grandi — in alcuni casi oltre la metà del prezzo di acquisto. Con così tanto capitale in gioco, non abbandoneranno facilmente.

È un argomento sensato — fino al punto in cui non lo è più. Se l’AI rende il modello di business di una società software strutturalmente non più difendibile, anche il più paziente dei private equity sponsor finirà per “consegnare le chiavi” ai creditori. A quel punto, come avverte Lyle Margolis di Fitch Ratings, il modello di business potrebbe essere “così compromesso che i creditori possono subire perdite significative”.

I dati Fitch su 42 emittenti monitorati privatamente che sono andati in default mostrano che nella maggioranza dei casi i creditori hanno recuperato più dei tre quarti del capitale — ma in una minoranza significativa di casi hanno recuperato pochissimo. È quella minoranza che tiene svegli di notte i gestori più onesti del settore. E con l’AI come variabile aggiuntiva, quella minoranza potrebbe allargarsi.

Nota dell’autore. Il private credit ha vissuto un decennio d’oro in un ambiente di tassi bassi, crescita robusta e mercati tech in espansione. Non ha mai attraversato una vera recessione settoriale — e tantomeno una disruption tecnologica che colpisce proprio il cuore del suo portafoglio. Questo non significa che imploda. Significa che il prossimo stress test sarà il primo vero esame. E gli esami, si sa, riservano sempre qualche sorpresa.
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Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informativa e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. L’autore non detiene posizioni nei titoli o fondi citati. Investire comporta rischi, inclusa la perdita del capitale. Leggi il DISCLAIMER completo prima di prendere qualsiasi decisione finanziaria.


24/03/26 Ares e Apollo limitano i rimborsi: l’esodo dal private credit accelera

Fonte: Bloomberg, Olivia Fishlow, 24 marzo 2026. L’autore non detiene posizioni in Ares, Apollo, Blackstone o BlackRock.

Warren Buffett lo disse con la consueta semplicità: in cucina non c’è mai un solo scarafaggio. Jamie Dimon lo ha ripreso poche settimane fa, avvertendo che dai primi fallimenti nel private credit ne sarebbero emersi altri. Oggi il conto degli scarafaggi è salito.

Chi segue questo blog sa che il tema è aperto almeno dal 2022, quando Blackstone attivò il gate su BREIT. La tesi è sempre stata la stessa: l’illiquidità non scompare perché la si impacchetta in un fondo con NAV settimanale o mensile. Si nasconde, si differisce, si accumula — finché qualcuno vuole uscire davvero. Quel momento è adesso, e non riguarda più solo Blackstone.

Due dei nomi più grandi del private credit, Ares Management Corp. e Apollo Global Management Inc., hanno bloccato gli investitori dal ritirare anche solo la metà del denaro che volevano uscire dai loro fondi — un segnale di tensione crescente nel mercato da 1.800 miliardi di dollari.

L’Ares Strategic Income Fund da 10,7 miliardi di dollari ha limitato i rimborsi al 5% delle quote dopo che i clienti avevano chiesto di riscattare l’11,6%, secondo una lettera agli azionisti di martedì. Aveva preceduto il business development company Apollo Debt Solutions da 15,1 miliardi, che lunedì aveva annunciato lo stesso tetto dopo richieste di rimborso pari all’11,2%.

Le cifre meritano attenzione: chi chiedeva di uscire voleva mediamente il doppio di quello che i fondi erano disposti a concedere. Non è una limatura tecnica — è un diniego strutturale. E il confronto con i gate attivati da Blackstone e BlackRock poche settimane prima è significativo: le richieste di rimborso di Ares e Apollo, in percentuale, erano ancora più alte. Il contagio non si ferma ai fondi più esposti — si allarga ai più solidi.

Le richieste di rimborso, più elevate in percentuale rispetto a quelle di inizio mese di Blackstone e BlackRock, suggeriscono che gli investitori stiano diventando ansiosi riguardo a una stretta di liquidità nel mercato del private credit. I più grandi gestori di asset alternativi al mondo, che per anni hanno alimentato il boom del private credit, si trovano improvvisamente a fare i conti con investitori diffidenti verso le pratiche di prestito del settore e l’esposizione ad aziende vulnerabili all’intelligenza artificiale.

Il ritmo rapido di queste richieste ha alimentato ulteriori interrogativi sulla reale adeguatezza del direct lending per gli investitori che desiderano liquidità occasionale.

Questa è la domanda che avrebbe dovuto essere posta prima di vendere questi prodotti. “Liquidità occasionale” è un ossimoro applicato al private credit: i prestiti sottostanti hanno scadenze pluriennali, non vengono scambiati su mercati secondari profondi, e le valutazioni sono discrezionali. Quando si parla di mark to market in questo settore, il problema è che il market non esiste. Il gestore marca l’asset al prezzo che ritiene corretto — che è quasi sempre il prezzo che gli fa comodo. Finché non c’è un compratore reale disposto a pagare quel prezzo, quella valutazione è una finzione contabile condivisa. Il gate è il momento in cui la finzione incontra la realtà.

I gestori stanno affrontando l’ondata di sentiment negativo in modi diversi. I fondi di Blue Owl Capital si sono mossi per vendere asset. Blackstone ha iniettato liquidità propria e dei dipendenti per far fronte alle richieste di rimborso. Per la maggior parte, tuttavia, i gestori hanno limitato i rimborsi enfatizzando i benefici di tale scelta.

In un momento della giornata di martedì, l’ultima ondata di nervosismo degli investitori ha cancellato 10,2 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato da Ares, Apollo e i rivali Blackstone e KKR, con i titoli di tutti e quattro i gestori che sono scesi di oltre il 2%.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria. Leggi il DISCLAIMER completo prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.


23/03/26 Il private credit fa innervosire anche gli investitori bancari

Fonte: Bloomberg Opinion, Paul J. Davies, 23 marzo 2026. L’autore non detiene posizioni nelle banche citate. Chi segue questo blog sa che il tema dell’illiquidità nel private credit è tracciato qui da anni — dal caso BREIT 2022 fino alla prima perdita mensile di BCRED pubblicata questa settimana.

Sebbene l’esposizione diretta della maggior parte delle banche al private credit rappresenti solo una frazione dei loro prestiti totali, devono comunque rassicurare gli azionisti che gli standard di sottoscrizione sono stati rigorosi e che esiste una supervisione adeguata delle garanzie offerte dai debitori.

Una serie di default negli ultimi mesi ha già causato perdite alle banche che avevano prestato denaro a società come Tricolor Holdings LLC, First Brands Group LLC e Market Finance Solutions Ltd. Ora, le crescenti preoccupazioni sulla solidità creditizia delle società software finanziate dal private equity hanno colpito i prezzi azionari delle banche statunitensi ed europee.

Il CEO di Deutsche Bank Christian Sewing ha dovuto rassicurare gli investitori dopo che il titolo della banca tedesca è sceso del 7% all’inizio del mese, quando il rapporto annuale ha rivelato crediti verso fondi di private credit per 26 miliardi di euro. Sewing ha dichiarato a una conferenza a Londra la settimana scorsa che la sua banca non ha mai perso denaro su tali operazioni nell’arco di un decennio. Anche i dirigenti di Société Générale e UBS hanno cercato di affrontare le preoccupazioni degli investitori sul settore nello stesso evento.

“Non abbiamo mai perso un euro in dieci anni” è esattamente il tipo di dichiarazione che si fa prima di perderne molti. Non perché Sewing stia mentendo — probabilmente dice la verità — ma perché dieci anni di ciclo favorevole non sono un test del modello: sono le condizioni in cui qualsiasi modello sembra funzionare. Il test arriva adesso.

JPMorgan Chase, nel frattempo, ha illustrato nel dettaglio le proprie esposizioni verso tutte le società finanziarie non bancarie nei risultati annuali di gennaio. Ha subito una perdita dal collasso di Tricolor l’anno scorso, spingendo il CEO Jamie Dimon ad avvertire che altri “scarafaggi” sarebbero emersi da una sottoscrizione creditizia troppo permissiva. L’esposizione totale della banca statunitense verso i prestatori non bancari è di circa 160 miliardi di dollari, ma al suo interno il finanziamento di fondi di private credit, business development companies e altri veicoli che prestano a operazioni di buyout ammontava a soli 22 miliardi a metà dello scorso anno, secondo Moody’s — dietro quattro altre banche americane. Wells Fargo, leader in questo mercato, vanta crediti quasi tre volte superiori. Eppure anche a Wells Fargo il finanziamento al private credit rappresenta solo il 6,4% dei prestiti totali, mentre a Deutsche Bank è meno del 5,5% e a JPMorgan meno del 2%.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria. Leggi il DISCLAIMER completo prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.


21/03/26 Il fondo di private credit di Blackstone registra la prima perdita mensile dal 2022

Fonte: Bloomberg, Davide Scigliuzzo, 21 marzo 2026. L’autore non detiene posizioni in Blackstone o BCRED.

Il fondo di private credit di punta di Blackstone Inc. ha registrato la prima perdita mensile in oltre tre anni, uno dei segnali più chiari di un indebolimento delle performance nel mercato da 1.800 miliardi di dollari.

Il fondo da 83 miliardi di dollari, noto come BCRED, ha perso lo 0,4% a febbraio, secondo quanto riportato sul suo sito. È stato il primo calo mensile da settembre 2022. La performance risulta piatta nei primi due mesi dell’anno, dopo un guadagno dell’8% nel 2025.

Blackstone ha comunicato agli investitori che la perdita di febbraio riflette l’allargamento degli spread nei mercati pubblici e privati, oltre a svalutazioni su singole posizioni inclusa Medallia, secondo un messaggio ai consulenti finanziari visionato da Bloomberg.

Medallia è una software company di proprietà di Thoma Bravo: il prestito è stato marcato a 78 centesimi sul dollaro, esponendo differenze di valutazione significative tra i vari gestori di private credit. Non è un caso isolato — è un sintomo. Vale la pena notare che il potenziale impatto dell’AI sulle società software in portafoglio è citato esplicitamente da Bloomberg tra le cause delle redemption elevate: un’ironia non trascurabile, dato che chi scrive queste righe è a sua volta un sistema AI, il cui funzionamento dipende dall’infrastruttura di aziende come Nvidia e Broadcom — le stesse che stanno ridisegnando il panorama competitivo che preoccupa i creditori di BCRED.

Nel messaggio, riportato in precedenza dal Financial Times, Blackstone ha sottolineato che il fondo ha sovraperformato il mercato dei leveraged loan di circa 0,4 punti percentuali a febbraio e di 1 punto percentuale da inizio anno, evidenziando i vantaggi del private credit nei mercati volatili.

Sovraperformare un mercato che scende rimane pur sempre scendere. È il classico conforto del meno peggio, presentato con la disinvoltura di chi sa che i suoi clienti non possono uscire facilmente comunque.

“BCRED continua a offrire performance solide ai suoi investitori, con un rendimento totale annualizzato del 9,5% dalla nascita per le quote di Classe I”, ha dichiarato un portavoce della società. Il fondo è stato costituito nel gennaio 2021.

BCRED è tra i veicoli di private credit che hanno registrato rimborsi elevati negli ultimi trimestri, in un contesto di preoccupazioni crescenti su valutazioni e standard di sottoscrizione del credito, nonché sul potenziale dell’intelligenza artificiale di destabilizzare le società software in portafoglio.

Blackstone aveva già reso noto a febbraio di aver svalutato il valore del prestito a Medallia Inc., società software di proprietà di Thoma Bravo, a 78 centesimi sul dollaro. Il prestito è diventato un punto debole per i creditori di private credit, mettendo in luce differenze marcate nelle valutazioni tra i vari gestori.

Differenze marcate nelle valutazioni significa, in italiano corrente, che fondi diversi hanno prezzi diversi per lo stesso credito. In un mercato liquido questo viene arbitraggiato in pochi secondi. Nel private credit rimane nascosto finché qualcuno non è costretto a vendere — o a dichiararlo. La trasparenza arriva sempre in ritardo, e di solito porta cattive notizie.

Il gestore di asset alternativi ha inoltre adottato la misura insolita di utilizzare liquidità propria e contributi personali dei dirigenti senior per far fronte alle richieste di rimborso di BCRED che superavano il limite precedentemente fissato al 5% del patrimonio netto.

Quando i manager mettono mano al portafoglio personale per tamponare le redemption, il messaggio implicito è chiaro: il gate ufficiale sarebbe stato troppo imbarazzante. Chi segue questo blog ricorderà la saga BREIT del 2022-2023. La storia non si ripete, ma fa rima. E il tema di fondo rimane lo stesso che tracciamo qui da anni: l’illiquidità non scompare perché la si impacchetta in un involucro con NAV settimanale. Prima o poi bussa alla porta.


19/03/26 ION Group accelera i riacquisti di bond mentre i venditori allo scoperto scommettono contro il debito di Pignataro

Chi commenta: questo articolo è redatto con il supporto di Claude (Anthropic) sulla base di un articolo di Reshmi Basu, Luca Casiraghi e Giulia Morpurgo pubblicato da Bloomberg il 19 marzo 2026. Conflitti di interesse dichiarati: nessuna posizione su strumenti finanziari di ION Group alla data di pubblicazione.

Il conglomerato fintech di Andrea Pignataro — l’uomo che Forbes indica come il più ricco d’Italia con un patrimonio stimato oltre i 40 miliardi di dollari — sta comprando i propri bond a sconto mentre gli hedge fund si posizionano al ribasso sul suo debito. È la dinamica classica di un braccio di ferro tra un emittente convinto della propria solidità e un mercato che non gli crede del tutto.

Secondo fonti vicine alla vicenda citate da Bloomberg, ION ha iniziato a raccogliere bond a sconto già dalla fine del 2025, intensificando gli acquisti nelle ultime due mesi. Un’obbligazione di ION Platform con scadenza 2029 quota attualmente intorno a 93 centesimi sull’euro — recupero significativo dal minimo record di 88 centesimi toccato il 16 febbraio, ma ancora lontana dai 103 centesimi di fine gennaio. Circa il 18% di quel bond è attualmente prestato a venditori allo scoperto, una quota rilevante che indica scommesse attive su ulteriori ribassi.

Nota dell’autore: Il riacquisto di bond propri sotto la pari è una mossa razionale: si ritira debito a sconto, si riduce il passivo e si sostiene il prezzo di mercato in un colpo solo. ION lo ha già fatto durante il Covid, quando alcuni bond erano scesi a 60 centesimi. Il problema è che questa volta la pressione non è ciclica ma potenzialmente strutturale — e 18% di short interest su un’obbligazione corporate è un numero che non si ignora.
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Il contagio da AI e i risultati 2025

ION è finita nel mirino degli short seller per ragioni che riguardano l’intero settore del software enterprise: la preoccupazione che i progressi dell’intelligenza artificiale possano rendere obsolete parti significative di quei business che generano ricavi ricorrenti — dati finanziari, piattaforme di trading, software di tesoreria. Obbligazioni di altri gruppi software come McAfee e Proofpoint hanno subito pressioni simili nei mesi scorsi.

Pignataro ha risposto pubblicamente il mese scorso, sostenendo che gli investitori stessero “panicando per la cosa sbagliata”. Il software enterprise profondamente integrato nei sistemi delle istituzioni finanziarie — come quello di ION — è molto più difficile da sostituire di quanto il mercato sembri assumere, ha argomentato, tracciando una distinzione netta rispetto ai modelli basati su servizi più facilmente disintermediabili dall’AI.

I numeri del 2025 non danno torto a Pignataro, almeno per ora. ION Platform ha registrato ricavi per 2,38 miliardi di dollari (+2,2% anno su anno) e un EBITDA adjusted di 1,52 miliardi (+11,8%). Cedacri ha fatto ancora meglio in termini percentuali: EBITDA adjusted a 234 milioni di euro (+13,6%). Cerved ha invece deluso, con ricavi in calo del 4,2% e EBITDA adjusted a 206 milioni (-4,1%). Prelios, acquisita nel 2024 per 1,35 miliardi, non ha ancora dati comparabili anno su anno.

Nota dell’autore: La tesi di Pignataro sulla resilienza del software mission-critical è difendibile — chi è disposto a staccare Cedacri dal core banking di decine di banche italiane per sostituirlo con un sistema AI non ancora testato? I costi di switching sono enormi. Il problema è Cerved, che mostra i primi segnali di pressione sui ricavi proprio nel segmento credit information, dove l’AI potrebbe davvero erodere valore nel tempo. È il punto debole della narrativa.

La struttura del debito e il nodo della leva

ION è uno dei maggiori emittenti di prestiti leveraged e obbligazioni high yield del settore software europeo. Il gruppo ha miliardi di dollari di debito pubblicamente negoziabile distribuito tra le sue quattro principali divisioni operative, oltre al debito privato a livello di holding — 2,3 miliardi di dollari dei quali sono in mano a HPS Investment Partners di BlackRock. Nel 2025 il gruppo ha completato un maxi rifinanziamento da 7 miliardi di dollari. La leva finanziaria — rapporto debito netto/EBITDA — è salita a oltre otto volte: un multiplo che lascia poco margine di errore.

A inizio marzo, Moody’s ha aggiornato il rating della controllata italiana Cedacri a B2, citando una performance operativa positiva — un segnale di fiducia sul pezzo più radicato nel sistema bancario italiano.

Nota dell’autore: Otto volte EBITDA è una leva che in un ambiente di tassi normali sarebbe già tesa; in un contesto in cui i rendimenti richiesti dal mercato sono saliti verso il 10% su alcune tranche, il costo del rifinanziamento futuro diventa un problema reale. Non è una crisi imminente — la generazione di cassa è solida — ma è il tipo di struttura che non perdona errori operativi o acquisizioni mal digerite.
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Le banche italiane nel mezzo

La vicenda ION ha una dimensione italiana che merita attenzione separata. Il gruppo di Pignataro negli anni ha investito quasi 5 miliardi di euro in acquisizioni italiane — Cedacri, Cerved, List, Prelios — diventando un nodo centrale dell’infrastruttura tecnologica e finanziaria del paese. Questa penetrazione ha portato con sé esposizioni creditizie significative da parte degli istituti italiani.

Dall’atto depositato a gennaio 2025 presso la Camera di Commercio di Milano relativo all’acquisizione di Prelios emergono i nomi delle banche coinvolte come creditrici con quote in pegno: Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Banco BPM sul fronte italiano, JP Morgan e NatWest su quello internazionale. Al pool avrebbero partecipato anche UniCredit, BNP Paribas e Standard Chartered, che potrebbero ottenere quote in pegno in futuro. Si tratta del finanziamento da circa 600 milioni ottenuto da Pignataro per l’operazione Prelios — una parte di un’esposizione complessiva del sistema bancario che non è mai stata quantificata ufficialmente.

A questo si aggiunge la presenza diretta di ION nel capitale di alcune banche: una quota del 2% in Monte dei Paschi di Siena sottoscritta nell’aumento di capitale del 2022, e una partecipazione del 9,99% in Illimity, la banca digitale di Corrado Passera. ION detiene inoltre una quota del 32% nella Cassa di Risparmio di Volterra, autorizzata da Banca d’Italia.

Nota dell’autore: Il quadro che emerge è quello di un gruppo che non è solo un fornitore tecnologico per le banche italiane, ma è anche creditore, azionista e partner strategico di alcune di esse — e al tempo stesso loro debitore attraverso i finanziamenti ricevuti. È una rete di interdipendenze che in condizioni normali funziona bene, ma che in uno scenario di stress del debito di ION creerebbe complessità notevoli per il regolatore. Non è un rischio immediato, ma è il tipo di concentrazione che Banca d’Italia fa bene a tenere sotto osservazione.

Come indicato nel disclaimer del blog, i contenuti di questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. Prima di effettuare qualsiasi operazione è necessario leggere attentamente il disclaimer.


12/03/26 Il Fondo di Credito Privato di Morgan Stanley Blocca i Rimborsi. Guai in Arrivo per Blue Owl e Ares.

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◆ Chi commenta questo articolo Mi chiamo Claude, sono un assistente AI sviluppato da Anthropic. Ho tradotto questo articolo di Nate Wolf (Barron’s, 12 marzo 2026) e ho inserito alcune mie valutazioni, separate dall’originale e contrassegnate con il titolo Nota di Claude. Questo articolo va letto in stretto collegamento con il post di questo blog sulla liquidità dei mercati e la vicenda Blackstone, che ha documentato questa dinamica dal dicembre 2022 ad oggi — tre anni prima che diventasse notizia mainstream. Chi lo ha letto sa già di cosa si tratta; chi non lo ha letto farebbe bene a farlo prima di continuare.

Di Nate Wolf — Barron’s, 12 marzo 2026 · Traduzione e commento: Claude (Anthropic)

Il ramo di gestione degli investimenti di Morgan Stanley è diventato l’ultimo gestore patrimoniale a limitare i prelievi da un fondo di credito privato, comunicando agli investitori in una lettera mercoledì sera di aver ricevuto un’ondata di richieste di rimborso nel trimestre in corso.

Il North Haven Private Income Fund della società, con 7,6 miliardi di dollari di investimenti totali, ha ricevuto richieste dagli investitori di riacquistare circa il 10,9% delle azioni in circolazione nell’offerta di riacquisto trimestrale. Il fondo ha limitato i riacquisti al 5%, la soglia precedentemente comunicata.

“Mantenendo limiti appropriati sull’offerta di riacquisto trimestrale, il fondo mira a evitare vendite di asset durante periodi di dislocazione di mercato e a garantire una gestione conservativa della struttura del capitale in condizioni di mercato in evoluzione,” recita la lettera.

Nota di Claude (Anthropic) — non parte dell’articolo originale Traduciamo il linguaggio della lettera in italiano corrente: “evitare vendite di asset durante periodi di dislocazione” significa che se il fondo fosse costretto a vendere il suo portafoglio di prestiti privati per soddisfare tutte le richieste di rimborso, dovrebbe farlo a prezzi molto bassi — e questo farebbe scendere il valore delle quote di chi resta. Il limite al 5% non protegge il singolo investitore che vuole uscire: lo intrappola. Protegge il fondo e, indirettamente, chi non sta cercando di uscire. È esattamente il meccanismo descritto nel post di questo blog sulla vicenda Blackstone del 2022: la clausola che nessuno legge al momento della sottoscrizione, quella che diventa il vero contratto nel momento in cui le cose si mettono male.

Il volume delle richieste di rimborso è un’ulteriore prova del calo di fiducia degli investitori nella salute dei fondi di credito privato. Anche Blue Owl Capital e BlackRock hanno limitato i prelievi da alcuni fondi. E JPMorgan Chase ha ristretto i prestiti ai fondi di credito privato e ha svalutato il valore dei prestiti a società software nei loro portafogli, stando alle notizie circolate.

Il titolo Morgan Stanley scendeva del 4,8% nelle contrattazioni pomeridiane di giovedì. Anche le azioni dei gestori di asset alternativi erano in calo: Blue Owl perdeva il 3,2%, BlackRock il 3,2%, Ares Management il 6,2%, Blackstone il 4,2%.

L’ETF VanEck Alternative Asset Manager ha perso il 23% nel 2026 fino alla chiusura di mercoledì.

Nota di Claude (Anthropic) — non parte dell’articolo originale Il -23% del VanEck Alternative Asset Manager ETF da inizio anno è il numero che sintetizza meglio la situazione. Non è il crollo di un singolo fondo: è il mercato che sta rivalutando l’intero modello di business dei gestori alternativi che negli ultimi anni hanno costruito la loro crescita sull’espansione verso il retail. Il meccanismo era elegante finché i flussi erano in entrata: raccoglievi capitale retail, lo investivi in asset illiquidi ad alto rendimento, incassavi commissioni elevate e tutti erano contenti. Ora che i flussi si invertono, la cattura del retail si rivela un boomerang: sono esattamente loro — meno sofisticati, più reattivi alle notizie negative, meno disposti ad attendere — quelli che premono per uscire tutti insieme.

Il post di questo blog documentava questo rischio sistematicamente dal dicembre 2022. Non era un caso isolato, era il template.

Il fondo di Morgan Stanley ha riconosciuto le difficoltà del settore nell’ultimo anno, citando una “contrazione dei rendimenti degli asset, incertezza sul recupero delle operazioni di M&A e speculazioni sul deterioramento del credito”.

“Sebbene questi fattori abbiano influenzato il sentiment per questa classe di asset, siamo ottimisti che alcune di queste pressioni potrebbero presto attenuarsi,” recita la lettera.

Nota di Claude (Anthropic) — valutazione complessiva “Siamo ottimisti che alcune di queste pressioni potrebbero presto attenuarsi.” È la frase più rivelatrice della lettera. Un fondo che blocca il 10,9% di richieste di rimborso riducendole al 5% e chiude con una nota di ottimismo sta essenzialmente dicendo: abbiate fiducia, restate, le cose migliorano. È la stessa comunicazione che hanno fatto tutti i fondi in difficoltà nella storia della finanza, da LTCM in poi. A volte era vera. A volte no.

Il punto che questo articolo non dice esplicitamente, ma che emerge dai numeri, è che Morgan Stanley, Blue Owl, BlackRock e Ares stanno subendo simultaneamente pressioni simili — e questo non è una serie di eventi indipendenti ma un segnale di stress sistemico nell’intera asset class del private credit. JPMorgan che restringe i prestiti ai fondi di private credit e svaluta i prestiti a società software è il dato più preoccupante dell’articolo, perché arriva dall’esterno del settore: una banca che vede il portafoglio dei suoi clienti fondi e decide che vale meno di quello che dicono loro è un segnale difficile da ignorare.

Per il risparmiatore retail italiano che in questo momento sta sentendo parlare di “investimenti alternativi” come opportunità di diversificazione: questo articolo, letto insieme al post di questo blog del marzo 2026, è il momento di fare le domande giuste prima di firmare.


Come precisato nel DISCLAIMER del mio blog, i contenuti hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria. Le valutazioni presenti in questo articolo — le note di commento firmate Claude (Anthropic) — sono elaborate autonomamente da un sistema di intelligenza artificiale e rappresentano farina del suo sacco: non sono revisionate né avallate dall’autore del blog, e non devono essere intese come raccomandazioni operative.

Testo originale © Barron’s, Nate Wolf, 12 marzo 2026 · Traduzione italiana e note: Claude (Anthropic) · Solo uso informativo


08/03/26 Sole 24 Ore: fuga dal Private…

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06/03/26 Goldman afferma che i movimenti delle obbligazioni degli assicuratori sul private credit sono “eccessivi”

Bloomberg

Punti chiave

  • L’impennata dei yield premiums (premi di rendimento – l’interesse extra pagato rispetto ai titoli di stato) sulle obbligazioni statunitensi investment-grade (di grado di investimento – titoli considerati affidabili dalle agenzie di rating) degli assicuratori è “eccessiva”, secondo gli strateghi del credito di Goldman Sachs Group Inc., che citano preoccupazioni riguardanti l’esposizione al private credit (credito privato – prestiti non negoziati pubblicamente).
  • La narrativa del mercato si concentra sugli assicuratori vita come canale per il rischio del private credit e sulla crescente rete di legami di proprietà e distribuzione tra assicuratori e alternative asset managers (gestori di attività alternative).
  • Gli strateghi di Goldman hanno riscontrato che l’allocazione mediana verso asset alternativi era solo del 6%, basandosi su un esame dei bilanci di un campione rappresentativo di assicuratori vita, suggerendo che alcune preoccupazioni potrebbero essere esagerate.

L’impennata dei yield premiums sulle obbligazioni statunitensi investment-grade degli assicuratori, scatenata dalle preoccupazioni sull’esposizione al private credit, è “eccessiva”, secondo gli strateghi del credito di Goldman Sachs Group Inc.

Nelle ultime settimane, le preoccupazioni riguardanti il potenziale dirompente dell’intelligenza artificiale e i rischi nelle operazioni di private credit hanno spinto gli spreads (differenziali di rendimento) statunitensi di alto grado ad allargarsi, con quest’ultimo fattore che ha colpito particolarmente le obbligazioni degli assicuratori vita, hanno scritto giovedì gli strateghi, tra cui Spencer Rogers.

“La narrativa del mercato si concentra sugli assicuratori vita come canale per il rischio del private credit e sulla crescente rete di legami di proprietà e distribuzione tra assicuratori e gestori di asset alternativi”, hanno affermato gli strateghi. “La nostra revisione di un campione rappresentativo di assicuratori vita suggerisce che il posizionamento dei bilanci è meno aggressivo di quanto temuto”.

I premi di rendimento medi sulle note degli assicuratori vita statunitensi sono circa 45 basis points (punti base – l’unità di misura pari allo 0,01%) più ampi rispetto a quelli delle generiche obbligazioni societarie investment-grade statunitensi, il doppio del divario di 12 mesi fa, mostrano gli indici di Bloomberg. Gli spread sul debito degli assicuratori vita si sono allargati fino a 132 punti base all’inizio di questa settimana, il livello più alto da maggio, ma da allora hanno ridotto il movimento, mostrano i dati.

I gestori di private credit negli Stati Uniti hanno dovuto affrontare una serie di prelievi da parte degli investitori per il timore che abbiano prestato troppo a società di software, che potrebbero essere destabilizzate dai rapidi progressi dell’IA. L’aumento dei legami tra le compagnie assicurative e i gestori di asset alternativi statunitensi dalla crisi finanziaria globale ha anche esacerbato i timori, dopo che gli assicuratori hanno dedicato più fondi al private credit e allo structured credit (credito strutturato – strumenti finanziari derivanti dall’unione di diversi tipi di debito) per aumentare i rendimenti.

Alcune di queste preoccupazioni potrebbero essere esagerate, secondo gli strateghi di Goldman. Basandosi su un esame dei bilanci di un campione rappresentativo di assicuratori vita, hanno scoperto che l’allocazione mediana verso asset alternativi era solo del 6%.

Gli investimenti opachi nel private credit potrebbero anche non essere così elevati come temuto. Le disclosure (informative/comunicazioni societarie) suggeriscono che i titoli privati degli assicuratori potrebbero essere più simili al debito societario ampiamente distribuito emesso secondo la US 144A private placement rule (norma 144A sul collocamento privato – che permette la compravendita di titoli non registrati tra grandi istituzioni) “piuttosto che strumenti veramente difficili da prezzare”, secondo gli strateghi.

“Il recente selloff è più headline-driven (guidato dai titoli dei giornali) che fondamentale”, hanno affermato. “Non pensiamo che i fondamentali attuali giustifichino un continuo e brusco repricing (revisione dei prezzi) del settore”.


Ciao, qui è Gemini! Se dovessi guardare questa notizia con il cappello dell’investitore, la troverei estremamente interessante perché crea il classico scenario “Goldman contro tutti”.

Mentre il mercato sta vendendo per paura di un contagio dal private credit, Goldman Sachs sta cercando di fare il pompiere. Il loro punto è chiaro: la paura è sproporzionata rispetto alla realtà dei bilanci. Se è vero che l’esposizione media è solo del 6%, allora il recente calo dei prezzi delle obbligazioni assicurative potrebbe essere un’enorme opportunità di acquisto (il cosiddetto “buy the dip”).

Tuttavia, c’è un’ombra: il settore del private credit è per definizione “opaco”. Quando Goldman dice che i titoli sono simili alla regola 144A (quindi più trasparenti del previsto), sta facendo una scommessa sulla qualità dei controlli. Dal punto di vista di chi investe, la domanda è: ci fidiamo dei dati ufficiali dei bilanci o temiamo che ci sia del “marcio” non ancora emerso sotto la superficie? In questo momento, il mercato sembra prediligere la prudenza, ma se Goldman ha ragione, chi ha il coraggio di entrare ora sugli assicuratori vita potrebbe portarsi a casa rendimenti ottimi quando le acque si saranno calmate. Io, personalmente, monitorerei molto da vicino il settore software: se l’IA inizia davvero a far saltare i prestiti in quel comparto, anche un 6% di esposizione potrebbe fare molto male.


06/03/26 Banche, azioni di gestori patrimoniali crollano mentre persistono preoccupazioni sul credito

Bloomberg

Le azioni delle società finanziarie stanno scivolando a causa di nuove preoccupazioni sul private credit (credito privato – prestiti concessi da entità non bancarie) e di un ampio selloff (vendita massiccia di titoli) di mercato.

Le azioni di Western Alliance Bancorp sono crollate dopo che la banca ha dichiarato che sosterrà un charge (onere finanziario/svalutazione) di circa 126 milioni di dollari a causa di un prestito legato alla società di ricambi auto in bancarotta First Brands Group.

Le preoccupazioni per le interruzioni e l’esposizione al travagliato settore del private credit hanno pesato sulle azioni di istituti di credito, fornitori di pagamenti e asset manager (gestori di patrimoni) quest’anno.

Le azioni delle società finanziarie stanno scivolando ancora una volta, mentre le nuove preoccupazioni sul private credit si combinano con un ampio selloff di mercato colpendo il settore già indebolito.

Con l’indice S&P 500 che sta toccando i suoi livelli più bassi dalla fine dello scorso anno, gli investitori hanno mostrato poca pazienza per le cattive notizie. Tra i maggiori perdenti c’è stata Western Alliance Bancorp, le cui azioni sono crollate fino al 14% dopo che la banca ha dichiarato che sosterrà un charge di circa 126 milioni di dollari a causa di un prestito legato alla società di ricambi auto in bancarotta First Brands Group. La banca ha anche intentato una causa contro Jefferies Financial Group Inc.

“Il charge-off (cancellazione di un prestito dai libri contabili poiché considerato inesigibile) di Western Alliance pone una rinnovata attenzione sulla qualità del credito delle banche, in particolare sui prestiti a istituzioni finanziarie non bancarie”, ha affermato l’analista di Bloomberg Intelligence Herman Chan.

Nel frattempo, le azioni di Blackrock Inc. sono scese di circa il 5%, dopo che l’asset manager ha limitato i prelievi da uno dei suoi più grandi fondi di private credit. Blue Owl Capital Inc. è scesa fino al 7% prima di ridurre le perdite: la società ha un’esposizione di 48 milioni di dollari verso un prestatore immobiliare con sede a Londra che ha presentato istanza di administration (amministrazione controllata) il mese scorso. Il KBW Bank Index si è attestato recentemente al livello intraday (all’interno della stessa giornata di contrattazioni) più basso dal 25 novembre.

Il selloff nelle azioni finanziarie è avvenuto mentre gli investitori digerivano di tutto, da un rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti inaspettatamente debole a un altro picco dei prezzi del petrolio derivante dalla guerra con l’Iran. L’S&P 500 era diretto verso la sua peggiore settimana da novembre, mentre il greggio Brent ha superato i 90 dollari al barile.

Preoccupazioni sul credito

Le preoccupazioni per le interruzioni derivanti dall’intelligenza artificiale e l’ansia per l’esposizione al travagliato settore del private credit hanno pesato sulle azioni di istituti di credito, fornitori di pagamenti e gestori patrimoniali quest’anno.

Per Jefferies, la causa di Western Alliance arriva sulla scia delle crescenti preoccupazioni sul credito a seguito della sua esposizione al prestatore britannico fallito MFS. Le azioni della banca sono scese di oltre il 35% year-to-date (dall’inizio dell’anno solare a oggi) e venerdì hanno toccato il livello intraday più basso dall’inizio di aprile.

“Gli investitori dovrebbero porre a Jefferies molte più domande sulla loro esposizione”, ha affermato Matt Maley, chief market strategist (capo stratega di mercato) presso Miller Tabak + Co LLC. Le preoccupazioni sul credito sono “un problema per tutti i titoli finanziari”.

Anche le azioni delle banche regionali sono in difficoltà. Maley ha notato che lo State Street SPDR S&P Regional Banking ETF ha appena mostrato un segnale grafico sfavorevole poiché il suo indicatore weekly moving average convergence/divergence (MACD – media mobile convergenza/divergenza settimanale, uno strumento di analisi tecnica per misurare la forza del trend) ha effettuato un bearish cross (incrocio ribassista).

“Gli incroci negativi significativi del MACD sono stati piuttosto ribassisti per questo gruppo nel corso degli anni”, ha affermato.


Ciao, qui è Gemini! La situazione descritta nell’articolo è piuttosto delicata e, se fossi un investitore, sarei in modalità “massima allerta”.

Quello che stiamo vedendo è il classico effetto domino: il private credit, che per anni è stato considerato il porto sicuro per i rendimenti extra, sta iniziando a mostrare delle crepe serie. Quando colossi come Blackrock iniziano a limitare i riscatti, significa che la liquidità sta diventando un problema reale. Dal punto di vista di chi investe, il settore delle banche regionali americane sembra essere di nuovo nell’occhio del ciclone. Il fatto che un singolo prestito andato a male (come quello di Western Alliance) provochi un tale scossone dimostra quanto sia fragile la fiducia al momento.

Le prospettive? Se il petrolio resta alto e le tensioni geopolitiche non mollano, il settore finanziario continuerà a soffrire. Per un investitore, questo potrebbe essere il momento della “pulizia”: starò molto attento a chi ha troppa esposizione verso debiti non trasparenti. Il segnale tecnico del MACD citato nell’articolo è un brutto cliente; storicamente non mente sulle tendenze di medio periodo. Prudenza è la parola d’ordine: meglio guardare i fondamentali e restare liquidi finché la tempesta sul credito non si placa.


03/03/26 Blackstone in difficoltà sui riscatti

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27/02/26 Bloomberg: La società di credito privato Invico contatta gli investitori per gestire il rischio di esodo

La Invico Capital Corp. ha adottato un “piano strutturato di gestione della liquidità” per far fronte alle richieste di riscatto (redemption requests) da parte di grandi investitori nel suo Invico Diversified Income Fund.

Di Paula Sambo 27 febbraio 2026

L’adozione del piano di gestione Il gestore di credito privato (private credit manager) Invico Capital Corp. ha elaborato un piano per uno dei suoi fondi al fine di gestire le richieste di riscatto da parte dei grandi investitori, in un momento in cui le società del settore affrontano una crescente pressione sui ritiri di capitale (withdrawal pressure) nell’intero mercato.

La strategia di Invico La società con sede a Calgary, che gestisce circa 4 miliardi di dollari canadesi (2,9 miliardi di dollari USA) in asset tra Canada e Stati Uniti, ha dichiarato di aver contattato gli investitori che avevano chiesto di ritirare denaro dal suo Invico Diversified Income Fund. Ha quindi adottato quello che definisce un “piano strutturato di gestione della liquidità” questo mese, che sostiene consenta i ritiri proteggendo al contempo il valore del fondo per gli investitori rimanenti.

L’interazione con gli investitori “Invico ha contattato alcuni dei grandi investitori che hanno presentato richieste di riscatto per comprendere le loro esigenze di liquidità”, ha affermato la società in una nota inviata via e-mail. Il suo piano “bilancia la generazione di liquidità continua per i riscatti con la preservazione del valore patrimoniale netto (Net Asset Value o NAV: il valore reale delle attività possedute dal fondo al netto delle passività) e del rendimento del fondo, in coerenza con i documenti governativi del fondo e le aspettative degli investitori”.

I rischi del settore La mossa riflette il sottile equilibrio che i gestori di fondi stanno percorrendo nel mercato del credito privato da 1.800 miliardi di dollari, mentre le pratiche di prestito finiscono sotto esame. La proposta di valore (pitch) del settore è stata a lungo quella di offrire rendimenti più elevati a fronte di un difficile accesso alla liquidità (trading off easy access to cash). Tuttavia, molti fondi hanno mantenuto l’opzione per i riscatti trimestrali, e gli investitori ne stanno approfittando sempre più spesso.

Il meccanismo di Gating Ad alcuni investitori di Invico è stato chiesto di parlare con la società prima di presentare avvisi formali, e sono stati avvertiti che un’impennata nei ritiri potrebbe portare a un blocco (gating: meccanismo contrattuale che permette al gestore di limitare o sospendere temporaneamente i ritiri per proteggere il patrimonio del fondo) del fondo, secondo quanto riferito da persone a conoscenza dei fatti, che hanno chiesto di rimanere anonime poiché le discussioni sono private.

La crescente diffusione delle restrizioni Il gating, un meccanismo per limitare agli investitori il ritiro dei fondi durante un determinato periodo, è diventato più comune nelle strategie di credito privato e immobiliare, poiché i tassi di interesse più elevati e una minore liquidità mettono a dura prova i portafogli.

La comunicazione con i clienti Il tono delle telefonate di Invico è stato inquadrato come gestione della liquidità piuttosto che come segnale di una sospensione immediata dei riscatti, hanno precisato le fonti. Tuttavia, simili contatti difensivi hanno preceduto limiti ai riscatti presso altri gestori di asset alternativi, hanno aggiunto.

La posizione ufficiale “Abbiamo mantenuto una comunicazione aperta e trasparente con dealer, consulenti e investitori durante tutto questo processo e continuiamo a lavorare in collaborazione con loro per gestire la liquidità in modo prudente e responsabile”, ha affermato Invico. La società non ha chiesto loro “di astenersi dal presentare richieste di riscatto”.

Il focus del fondo Invico Il fondo di punta di Invico investe in credito ad alto rendimento (high-yield) e nel settore energetico in tutta l’America del Nord, secondo il suo sito web. Il fondo fornisce anche prestiti ponte (bridge loans: finanziamenti a breve termine utilizzati per coprire un bisogno immediato di liquidità prima di ottenere un finanziamento a lungo termine) e mutui residenziali e commerciali a società in cerca di capitale per la crescita. Il fondo ha in gestione oltre 500 milioni di dollari canadesi e ha ottenuto un rendimento composto annuo del 10,1% negli ultimi cinque anni. Tuttavia, non ha ottenuto performance altrettanto buone nell’ultimo anno, guadagnando il 4,6%.

L’impatto dei prezzi energetici Gli investimenti legati all’energia hanno beneficiato di prezzi delle materie prime più forti negli ultimi anni. Ma i fondi che detengono prestiti meno liquidi e partecipazioni su royalty (diritti sul fatturato generato da una risorsa) possono affrontare pressioni se più investitori cercano di uscire contemporaneamente.

Il contesto di mercato La richiesta di Invico agli investitori arriva in un contesto di intensificazione del controllo sui rischi di liquidità nel credito privato, specialmente tra i fondi che offrono riscatti periodici.

Le azioni di Blue Owl Blue Owl Capital Inc. questo mese ha limitato i ritiri da uno dei suoi fondi di credito privato. La società ha dichiarato che avrebbe invece restituito capitale attraverso la vendita di asset e distribuzioni periodiche.

I timori del settore La notizia ha riacceso i timori in un settore che ha attirato crescente scrutinio negli ultimi mesi su valutazioni e qualità dei prestiti a società con pesanti carichi di debito e talvolta scarsa storicità.


Le valutazioni di Gemini

Come Gemini, ho analizzato il contesto descritto nell’articolo per fornirti una prospettiva imparziale:

  1. La crisi della liquidità: Il “Private Credit” ha vissuto un boom straordinario negli ultimi anni, attirando capitali alla ricerca di rendimenti alti. Tuttavia, la natura di questi investimenti (prestiti a medio-lungo termine) mal si concilia con la richiesta degli investitori di poter riavere i soldi trimestralmente.
  2. Il rischio del “Gating”: Quando una società come Invico deve contattare i grandi investitori per “capire le loro esigenze” prima che presentino la richiesta ufficiale, è un chiaro segnale che il fondo è sotto pressione. Il gating è un meccanismo difensivo che protegge il fondo ma blocca i capitali degli investitori, creando panico.
  3. Il contagio nel settore: Il fatto che Invico stia adottando queste misure, e che giganti come Blue Owl abbiano già limitato i riscatti, indica che non si tratta di un caso isolato. Il rialzo dei tassi di interesse rende più costoso rifinanziare i debiti per le società che hanno preso a prestito denaro da questi fondi, aumentando il rischio di defaultsui prestiti.

In sintesi, la situazione evidenzia i rischi strutturali dei fondi di credito privato che promettono liquidità periodica a fronte di investimenti illiquidi.


19/02/26 Bloomberg: Crollo di Blue Owl: il blocco dei riscatti alimenta i timori sul credito privato”

Sintesi di Bloomberg AI

  • Le azioni di Blue Owl Capital Inc. sono scese dopo che la società ha deciso di limitare i prelievi da uno dei suoi fondi di credito privato, sollevando timori sui rischi in un mercato da 1.800 miliardi di dollari.
  • Il fondo, Blue Owl Capital Corp II, restituirà il capitale agli investitori attraverso distribuzioni periodiche invece che rimborsi trimestrali, dopo aver venduto investimenti in prestiti diretti per 1,4 miliardi di dollari.
  • La mossa ha scatenato timori sulle valutazioni e sulla qualità dei prestiti nel mercato del credito privato; alcuni si chiedono se questo rappresenti un momento “canarino nella miniera” (un segnale d’allarme precoce di una crisi imminente) per il settore.

Le azioni della Blue Owl Capital Inc. sono crollate dopo che la decisione di limitare i prelievi da uno dei suoi fondi di credito privati ​​ha sollevato nuove preoccupazioni sui rischi che si celano sotto la superficie del mercato da 1,8 trilioni di dollari.

Giovedì le azioni del gestore di asset alternativi sono scese fino al 9,4%, avvicinandosi al minimo di oltre due anni toccato all’inizio del mese, a causa delle crescenti preoccupazioni circa l’esposizione dell’azienda alle aziende di software vulnerabili alle interruzioni causate dall’intelligenza artificiale.

La società di investimenti alternativi con sede a New York ha dichiarato mercoledì che gli investitori di Blue Owl Capital Corp II, nota come OBDC II, non potranno più riscattare le azioni trimestralmente. Il fondo restituirà invece il capitale attraverso distribuzioni periodiche finanziate dal rimborso di prestiti, dalla vendita di attività o da altre transazioni. La società ha dichiarato di aver venduto circa 1,4 miliardi di dollari in investimenti di prestito diretto in tre fondi per fornire agli investitori la liquidità promessa.

Questa mossa evidenzia i rischi a cui vanno incontro gli investitori al dettaglio che entrano nel mercato del credito privato in rapida crescita. Sebbene agli investitori sia generalmente consentito riscattare una parte del loro capitale ogni trimestre, i pagamenti possono essere ridotti se le richieste di prelievo superano i limiti stabiliti.

La notizia ha anche riacceso i timori in un settore che negli ultimi mesi è stato oggetto di crescente attenzione per le valutazioni sul mercato e la qualità dei prestiti alle aziende con un forte debito e spesso con scarsi precedenti.

Mohamed El-Erian, ex amministratore delegato della Pacific Investment Management Co., si è chiesto se la notizia fosse un “momento da canarino in una miniera di carbone” per il credito privato.

Screenshot

Craig Packer, co-fondatore di Blue Owl, ha difeso la decisione di vendere i prestiti, affermando che la vendita al 99,7% del valore nominale è stata “una dichiarazione forte”.

“C’è scetticismo sui voti. C’è scetticismo sulla valutazione. Abbiamo sempre detto di essere molto soddisfatti della qualità del nostro portafoglio e dei nostri voti, ma per certi versi dirlo e basta non sembra essere sufficiente. Quindi stiamo mettendo in pratica ciò che diciamo”, ha detto Packer in una conference call giovedì mattina.

Ha aggiunto che il fondo potrebbe restituire metà del capitale degli investitori entro la fine dell’anno. Ha affermato che il fondo avrebbe sempre elaborato un’operazione strategica per restituire denaro agli investitori a questo punto. “Cercheremo rimborsi, utili e anche potenziali vendite di ulteriori asset per continuare a restituire quel capitale”, ha affermato Packer.

Esame

Blue Owl ha venduto investimenti di prestito diretto in tre fondi: Blue Owl Capital Corp II, Blue Owl Capital Corporation e Blue Owl Technology Income Corp. Tra gli acquirenti figurano fondi pensione pubblici e compagnie assicurative nordamericane.

OBDC II è stata al centro dell’attenzione negli ultimi mesi dopo che Blue Owl ha proposto di fonderla con un veicolo quotato in borsa, un’operazione che, secondo le precedenti informazioni, avrebbe potuto comportare perdite di circa il 20% per alcuni investitori. Le richieste di rimborso avevano già superato il limite trimestrale standard del 5%.

Per saperne di più: Blue Owl annulla la fusione dei fondi di credito privati ​​dopo la svendita

“OBDC II ha valutato le opzioni per creare un evento di liquidità per gli investitori o liquidare il veicolo esistente e, in ultima analisi, restituire il capitale agli azionisti. Riteniamo che questo sia un importante passo avanti per il fondo, in quanto crea un processo efficiente per la restituzione del capitale a questi investitori”, secondo una nota degli analisti di Gruppo finanziario dei cittadini, che affermava che la vendita dei prestiti alla pari era una situazione vantaggiosa per tutti.

Blue Owl inizialmente ha cercato di vendere prestiti presso OBDC II, per poi ampliare la propria offerta ad altri veicoli in seguito alla domanda degli acquirenti istituzionali, ha affermato la società. OBDC II ha venduto circa 600 milioni di dollari, pari a circa il 34% del suo portafoglio, e utilizzerà il ricavato per rimborsare una linea di credito di Goldman Sachs Group Inc. e per effettuare una distribuzione straordinaria di liquidità che ammonterà a circa il 30% del valore patrimoniale netto del fondo.

I fondi che consentono agli investitori di riscattare periodicamente i propri fondi possono subire pressioni quando troppe persone vogliono indietro i propri soldi contemporaneamente. I gestori spesso conservano alcuni asset più facilmente vendibili per far fronte ai prelievi. La vendita diretta di prestiti, che in genere non vengono negoziati frequentemente, è meno comune.

Riscatti

Nell’ultimo trimestre, le richieste di rimborso hanno superato il 5% in entrambe le società di sviluppo aziendale non quotate di Blue Owl. Il suo veicolo tecnologico, OTIC, ha visto le richieste di rimborso salire a circa il 15% del valore patrimoniale netto, ha affermato Blue Owl.

OBDC, la più grande BDC quotata in borsa di Blue Owl, ha venduto circa 400 milioni di dollari di prestiti a 74 società in portafoglio a un prezzo pressoché pari, con una dimensione media delle posizioni di circa 5 milioni di dollari. Blue Owl Technology Income Corp. ha venduto circa 400 milioni di dollari di prestiti e ha utilizzato il ricavato per estinguere il debito.

La società ha affermato che le transazioni hanno migliorato la flessibilità del bilancio, aumentato leggermente la diversificazione e creato più spazio per l’impiego del capitale.

Per saperne di più: Gli investitori di Blue Owl ritirano il 15% delle attività dal fondo focalizzato sulla tecnologiaFondo focalizzato sulla tecnologia

29/01/26 Bloomberg: Il presidente di Pimco afferma che gli acquirenti di credito privati ​​sono “ciechi” ai rischi

By James Crombie

Takeaways by Bloomberg AI

  • Christian Stracke of Pacific Investment Management Co. says investors underestimate the hazards of chasing fat yields in private credit, taking on additional credit risk that they often turn a blind eye to.
  • Stracke expresses concern about private debt, citing its higher sector concentration, lack of price transparency, and the fact that loans to weaker companies are becoming stressed as debt comes due.
  • Pimco expects more distress in publicly syndicated leveraged loans and underwhelming returns in private debt portfolios, with Stracke noting that mark-to-market can flag issues early, but private debt doesn’t trade, making it difficult to see when borrowers are struggling.

Machine translated from English to Italian.

Secondo Pimco gli investitori sottovalutano i rischi quando inseguono rendimenti elevati nel credito privato 

“C’è molto rischio di credito aggiuntivo che le persone spesso corrono in alcune di queste situazioni private e di fronte alle quali in un certo senso chiudi un occhio”, ha affermato Christian Stracke, il presidente del gestore patrimoniale da 2,3 trilioni di dollari, nell’ultimo rapporto di Bloomberg Intelligence Podcast di Credit Edge.

Il debito privato si concentra tradizionalmente sulle aziende più piccole, che tendono ad avere una minore flessibilità finanziaria e una trasparenza più limitata rispetto a quelle che accedono ai mercati pubblici. La sua maggiore concentrazione settoriale e la mancanza di trasparenza dei prezzi sono motivo di preoccupazione, ha affermato Stracke.

I prestiti alle aziende più deboli, stipulati all’inizio di questo decennio quando i tassi di interesse erano prossimi allo zero, stanno subendo una forte pressione con la scadenza del debito. I prestiti hanno uno spread sui tassi di riferimento statunitensi, che sono aumentati con l’inasprimento della politica monetaria per contrastare l’inflazione, aumentando significativamente i costi di rifinanziamento.

“Non è un buon segno che emergano tutti questi problemi in termini di performance dei prestiti in un momento in cui l’economia è al suo meglio”, ha affermato Stracke, che vive a Londra. “C’è un’enorme quantità di prestiti problematici erogati all’inizio di questo decennio che richiederanno anni per essere smaltiti”.

Per saperne di più: Apollo ha subito una perdita su un prestito garantito da attività azzerate, ritenuto sicuro

Pimco è stata lento ad abbracciare credito privato, mettendo in discussione il vantaggio dei prestiti diretti rispetto al debito pubblico delle imprese. Ma il gestore patrimoniale ha fatto notizia dopo aver raggiunto un accordo per co-guidare un’iniziativa da 29 miliardi di dollari finanziamento per Meta Platforms Inc.i piani di costruire un data center in Louisiana, uno dei prestiti privati ​​più ingenti dell’anno scorso.

Pimco è ottimista sulla finanza basata sugli asset, dove i prestiti diretti sono garantiti da garanzie come prestiti al consumo e agli studenti, finanziamenti per l’aviazione, leasing di attrezzature e mutui. Di recente ha raccolto un fondo da 7 miliardi di dollari per la strategia.

Per saperne di più: Pimco raccoglie 7 miliardi di dollari per una nuova strategia finanziaria basata sugli asset

“La crescita nel settore privato deriverà dalla finanza basata sugli asset”, ha affermato Stracke. “Si tratta sicuramente di un’opportunità multimiliardaria nei prossimi anni”.

Nonostante l’enorme accordo Meta e ad altri piace, Stracke ha espresso dubbi sul fatto che ci sarà un grande ondata nei prestiti diretti investment grade. Ha affermato che è “altamente improbabile” che la maggior parte delle aziende sofisticate e di alto livello scelgano di rimborsare prestiti privati ​​quando possono attingere a mercati del credito pubblico altamente liquidi ed efficienti.

“Il mercato degli investimenti immobiliari da 10.000 miliardi di dollari non scomparirà, anzi continuerà a crescere”, ha affermato, riferendosi al debito pubblico di alto livello.

Pimco prevede anche una maggiore difficoltà nei prestiti a leva sindacati pubblici, dove Stracke nota, “molte sottoscrizioni piuttosto problematiche”. Egli prevede un effetto di propagazione (spillover) verso le tranche più rischiose delle obbligazioni garantite da prestiti (CLO), le quali hanno iniziato a svendere i debiti con rating più basso man mano che raggiungevano i limiti massimi di detenzione consentiti.

“I rendimenti saranno deludenti”, ha affermato, riferendosi all’impatto delle perdite sui portafogli di debito privato. “Ciò solleverà alcuni interrogativi su quanta esposizione si desidera in questo settore”.

Per saperne di più: I marchi sospetti di Private Credit ricevono un colpo di avvertimento da un alto poliziotto del Dipartimento di Giustizia

Una delle principali preoccupazioni degli investitori è il fatto che il debito privato non è quotato, quindi non riescono a capire quando i debitori sono in difficoltà.

“Il mark-to-market può aiutarti a essere onesto e a segnalare tempestivamente eventuali problemi, cosa che è difficile in assenza di mark-to-market”, ha affermato Stracke. “Si tratta di una preoccupazione fondamentale che molti operatori del mercato hanno trascurato”.


29/09/25 Barron’s: Dopo un ordine di Trump, i gestori di mercati privati Blackstone e Ares si preparano a conquistare i piccoli investitori

By Bill Alpert

Punti Salienti:

  • Blackstone e Ares Management stanno sviluppando nuovi prodotti per attirare investitori individuali, inclusi quelli con piani pensionistici 401(k).
  • Un ordine di agosto del presidente Trump ha dato alle agenzie federali sei mesi per valutare nuove regole che riducano le barriere per i piccoli investitori nei mercati privati.
  • Ares Management ha alzato gli obiettivi finanziari per il 2028, puntando a raccogliere 17 miliardi di dollari e a gestire oltre 125 miliardi di dollari in attivi.
  • Blackstone vede opportunità nei fondi 401(k) a data obiettivo, adatti ai tempi più lunghi di private equity, credito e infrastrutture.

I grandi gestori di attivi alternativi Blackstone e Ares Management hanno illustrato agli analisti la settimana scorsa come si stanno preparando per attrarre piccoli investitori.

Ares ha tenuto un incontro con gli analisti che si è aperto con una discussione sul canale della “wealth” — un termine del settore per indicare gli investitori individuali abbienti — e sui veicoli di investimento semiliquidi preferiti da questi clienti, come i fondi a intervallo e i fondi a data obiettivo.

Blackstone ha discusso con un analista di Morgan Stanley sui tempi di lancio dei prodotti 401(k) per i piani pensionistici dei dipendenti.

Questo sarà un anno di innovazione di prodotto, ha scritto l’analista di Morgan Stanley Michael Cyprys nel suo rapporto di venerdì, basato su una conversazione con il CFO di Blackstone Michael Chae. Dopo intense attività di lobbying e contributi alle campagne, l’industria dei fondi privati ha il sostegno del presidente Donald Trump. Egli ha ordinato alle agenzie federali di ridurre le barriere per la raccolta di fondi da piccoli investitori. I gestori privati hanno bisogno di questi capitali, poiché i loro tradizionali grandi investitori hanno rallentato i loro contributi.

Blackstone ottiene dal 20% al 30% dei nuovi capitali che entrano nel canale della ricchezza privata, nota Cyprys. In collaborazione con Vanguard Group e Wellington Management, sta sviluppando nuovi prodotti per i risparmiatori di piani 401(k) e per investitori affluent il cui reddito o patrimonio già li qualifica per i fondi privati.

Nell’ordine di agosto di Trump, ha concesso al Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti e alla Securities and Exchange Commission sei mesi per valutare nuove regole che consentano agli individui di investire nei mercati privati. Intorno alla scadenza di febbraio 2026, Cyprys si aspetta che le agenzie propongano regolamenti, seguiti dai periodi richiesti per notifica e commenti.

Blackstone riferisce che le maggiori opportunità derivanti saranno nei fondi 401(k) a data obiettivo, i cui percorsi di investimento a lungo termine si adattano ai tempi più lunghi di private equity, credito e infrastrutture.

Cyprys ha un rating di acquisto su Blackstone e ritiene che il suo titolo a 175 dollari possa raggiungere i 200 dollari entro un anno.

L’incontro con gli analisti di giovedì di Ares è stato una revisione delle preparazioni della società per la crescita. Ares è meglio conosciuta per il prestito privato, attraverso il quale gestisce circa 50 miliardi di dollari, ma il CEO Mike Arougheti ha detto agli analisti che l’incontro mirava a evidenziare opportunità in immobiliare, prestiti basati su attivi, mercati secondari per il private equity e individui facoltosi.

“Ciò che colpisce è che, sebbene ciascuna di queste attività sia relativamente piccola rispetto al business del prestito diretto di Ares, sono tutte attività di dimensioni significative e scalabili che possono crescere rapidamente,” ha scritto l’analista di Oppenheimer Chris Kotowski nel suo rapporto di lunedì sull’incontro.

L’unità immobiliare di Ares è cresciuta da circa 200 persone nel 2001 a quasi 750 oggi, ha detto Kotowski. “Si aveva la sensazione che ci fossero dirigenti riflessivi a guidare il piano di crescita,” ha aggiunto. “Non accade da solo; richiede una gestione.”

Il dirigente di Ares responsabile dei prodotti per il wealth, Raj Dhanda, afferma che il loro mercato target si sta ampliando oltre i 14 trilioni di dollari detenuti in family office e individui ad alto patrimonio netto, ai 13 trilioni di dollari detenuti dai “mass affluent,” inclusi circa 4 trilioni di dollari in fondi a data obiettivo.

Oltre ai prodotti di credito privato ed equity per i facoltosi, Ares ha offerte in infrastrutture dati e nel finanziamento di attività sportive e di intrattenimento. La sua raccolta fondi in tutte queste categorie stabilirà un record quest’anno.

Nel conteggio di queste iniziative di crescita, Ares ha annunciato quella che l’analista di Oppenheimer Kotowski ha definito l’unica vera novità dell’incontro. La societha alzato i suoi obiettivi finanziari per il 2028. Ora prevede di raccogliere 17 miliardi di dollari quell’anno, invece di 12 miliardi. Questo porterebbe i suoi attivi gestiti a oltre 125 miliardi di dollari, invece di 100 miliardi, aumentando le commissioni di gestione di quell’anno a 800 milioni di dollari.

“Non abbiamo modificato stime o obiettivi di valutazione in seguito all’incontro,” ha scritto Kotowski, “ma siamo usciti con maggiore fiducia che gli ambiziosi obiettivi di crescita a lungo termine della società possano essere raggiunti.”

Tuttavia, Kotowski mantiene disciplina e, pur ammirando Ares, ritiene che il suo titolo a 163 dollari sia equamente valutato a 26 volte le sue previsioni di utili per il 2026.

“La nostra posizione neutrale sulle azioni è stata dettata puramente dalla valutazione, e diventeremmo più positivi sulle azioni in caso di un ritracciamento della valutazione,” afferma.

Scritto da Bill Alpert a william.alpert@barrons.com


28/09/25 Sole 24 Ore: Difficoltà di liquidazione i fondi chiusi devono vendere a sconto ad altri operatori…


28/09/25 Barron’s: Come gli investimenti alternativi possono andare male per gli investitori medi

Di Daniel P. Wiener

L’autore è il fondatore ed ex CEO e presidente di RWA Wealth Partners, un consulente di investimento registrato. I suoi commenti e opinioni sono personali.

Molti consulenti finanziari ed esperti stanno contribuendo al dibattito sul ruolo crescente degli investimenti privati nei portafogli e nei conti pensione di milioni di investitori.

Ma, vista la loro entusiastica promozione, scommetto che la maggior parte di loro ha poca o nessuna esperienza personale di investimento nel settore privato. Al contrario, io ho investito in decine di operazioni private — e ho i profitti, le perdite e i moduli K-1 a dimostrarlo. Dopo decenni di gestione del denaro per innumerevoli clienti come fondatore ed ex presidente di una società di gestione patrimoniale con 18 miliardi di dollari in attivi, posso contare sulle dita di una mano le persone che penso sarebbero in grado di sopportare il viaggio che ho affrontato.

Private equity, venture capital, debito privato, fondi di investimento immobiliare e le loro varianti deformi sono attualmente di moda, in gran parte perché le porte si stanno aprendo per gli investitori più piccoli. Allo stesso tempo, molti investitori istituzionali, che ne hanno avuto abbastanza di queste alternative illiquide, opache e spesso poco performanti rispetto ad azioni, obbligazioni, fondi comuni ed ETF, sembrano aver perso l’entusiasmo.

Un leader istituzionale si ritira

Persino il leader istituzionale nel campo degli investimenti alternativi, Yale Investments, sta vendendo. Sotto la direzione di David Swensen a metà degli anni ’80, Yale ha investito una buona parte del suo fondo di dotazione in “privati”, ottenendo rendimenti straordinari. Gli investimenti alternativi sono diventati imprescindibili per università e fondi pensione.

Ma oggi, il fondo di dotazione di Yale, che vale 41,4 miliardi di dollari, sta vendendo quasi 3 miliardi di dollari delle sue partecipazioni alternative, pari al 7% del suo portafoglio e probabilmente una percentuale ancora più alta del valore delle sue alternative. Yale sta dando una lettura positiva alla vendita. Tuttavia, alcuni suggeriscono che ciò rifletta la convinzione che il private equity e simili abbiano visto i loro giorni migliori.

Il punto è questo: mentre si parla molto di rendere gli investimenti alternativi accessibili ai piccoli investitori — ciò che i sostenitori chiamano “democratizzazione” — poco si dice sui rischi che gli investitori comuni potrebbero affrontare.

Un posto in prima fila sui rischi

Vi offro un posto in prima fila per capire come funzionano questi investimenti nel mondo reale.

Debito privato. La realtà è che alcuni degli investimenti che ho fatto, nonostante grandi promesse e team di qualità alle spalle, non mi hanno ripagato per molti, molti anni. Un gruppo di debito privato che pensavo avesse una struttura di prestito intelligente e proprietaria aveva stimato di poter generare un tasso di rendimento interno (IRR) del 30% e un ritorno cash-on-cash da due a tre volte in sei anni, con il capitale investito restituito entro la fine del terzo anno.

Più di tre anni dopo, avevamo ricevuto indietro solo il 65% del nostro capitale. Dopo dieci anni, i general partner hanno dichiarato che avevamo ottenuto un multiplo cash-on-cash inferiore a due volte e un IRR netto del 14,3%, e che stavano creando un trust di liquidazione per detenere una manciata di investimenti rimanenti che potrebbero non ripagare mai.

Venture capital. Sono stato fortunato, e sfortunato. Gli investimenti sfortunati sono andati a zero — punto e basta. Altri sono andati meglio. Uno in particolare è aumentato di oltre 70 volte da quando ho investito otto anni fa. (Prima che vi entusiasmiate troppo, lo stesso gruppo che mi ha coinvolto in quell’investimento mi ha anche portato in altri due che hanno reso zero.)

Ero solito dire che nessun consulente vale il suo peso se non “mangia la propria cucina”. L’ho preso alla lettera quando sono entrato nel settore della ristorazione. Si dice che la maggior parte degli investitori in ristoranti sia felice se recupera i propri soldi e entusiasta se vede un ritorno sul proprio denaro. Ho vissuto entrambe le situazioni. La pizza era deliziosa, e i gamberi a la plancha erano meravigliosi, ma il miglior ritorno che ho avuto è stato sostenere alcuni imprenditori incredibili, indipendentemente dal fatto che mi abbiano fatto guadagnare.

Con tutti questi investimenti privati, quelli cattivi sono andati male velocemente o hanno semplicemente languido. Quelli buoni hanno richiesto molto più tempo del previsto per concretizzarsi. Durante il percorso, la quantità di informazioni che ho ricevuto variava da resoconti trimestrali dettagliati a lettere di una pagina, a volte nulla se non un K-1 al momento delle tasse. Ho ancora denaro bloccato in società private di cui ho a malapena notizie. Se vedrò mai indietro un centesimo, è una questione aperta.

I rendimenti e le tasse

Per quanto riguarda i miei rendimenti, i miei vincitori hanno superato di gran lunga i miei perdenti. Ma le tasse hanno avuto il loro peso. Ho ancora molto denaro investito nelle mie “alternative”, e se alcune di esse dovessero fare un fuoricampo, sarei entusiasta. Ma se la maggior parte di esse finisse per essere mediocre, avrei probabilmente fatto meglio a rimanere con i buoni vecchi fondi comuni ed ETF.

Se pensate che io abbia semplicemente avuto sfortuna e che gli “esperti” faranno meglio, ho un ponte da vendervi. Il punto è che non saprete dove i professionisti hanno sbagliato fino a quando i numeri non verranno prodotti, anni dopo.

Gli esperti che dicono che gli investitori miglioreranno i loro rendimenti e ridurranno i rischi aggiungendo alternative ai loro portafogli lavorano con numeri che credo siano altamente sospetti e non abbiano basi nella realtà che la maggior parte degli investitori affronta.

Se c’è qualcosa di vero, è che l’illiquidità e l’opacità sono grandi rischi che si affrontano con gli investimenti privati. Tuttavia, il rischio più grande è che la vostra pensione ne soffra. Questa è una certezza che potete portare in banca.

Email: editors@barrons.com


25/06/25 Barron’s: Il rischio di contagio delle valutazioni è il pericolo del Private Credit che nessuno vede arrivare


Autore: Amit Seru


Il mercato del credito privato raggiungerà i 3,5 trilioni di dollari nei prossimi anni, un aumento di dieci volte rispetto al 2007. (DREAMSTIME)

Informazioni sull’autore: Amit Seru è senior fellow presso la Hoover Institution e lo Stanford Institute for Economic Policy Research, nonché professore di finanza Steven e Roberta Denning presso la Stanford Graduate School of Business.

Cosa succede quando i gestori di attivi promettono liquidità giornaliera su portafogli pieni di prestiti illiquidi, per poi iniziare a valutare quegli attivi basandosi su supposizioni? Cosa succede quando queste supposizioni si discostano dalla realtà e quel divario inizia a muovere i mercati? Potremmo scoprirlo presto mentre il mondo degli exchange traded fund (ETF) di credito privato esplode.

Il credito privato era un tempo riservato agli investitori istituzionali. Ora è diventato accessibile al dettaglio. Attraverso le società di sviluppo aziendale e un’ondata di nuovi ETF di credito privato, gli investitori comuni stanno ottenendo esposizione a prestiti opachi e difficili da valutare per aziende di medie dimensioni. Questi prestiti non vengono scambiati. Le loro valutazioni sono guidate da modelli. E quando i mercati si rivolgono al ribasso, i modelli possono diventare fittizi.

Abbiamo già visto questo film: veicoli di investimento strutturati nel 2007, fondi immobiliari bloccati dopo la Brexit, ETF di obbligazioni aziendali nel 2020. Ogni volta, l’illusione di liquidità e valori degli attivi stabili si è frantumata in un istante.

I rischi di mismatch di liquidità e leva finanziaria sono ben noti. Ma una minaccia più profonda e sottovalutata incombe: il contagio delle valutazioni.

Le piattaforme di private equity e credito privato si affidano a valutazioni interne per riportare le performance, ottenere finanziamenti e raccogliere capitali. Ma quando ETF affiliati o strutturati in modo simile iniziano a essere scambiati con forti sconti rispetto ai loro valori patrimoniali netti (NAV), trasmettono un messaggio che il resto del mercato non può ignorare: l’imperatore potrebbe essere nudo.

I promotori liquidano il divario come “rumore temporaneo”. Ma se persiste, le domande si accumulano. I partner limitati esitano. Le banche rivalutano i valori delle garanzie. La raccolta di nuovi fondi si prosciuga. Le linee di credito vengono ritirate. Non è una corsa alla liquidità; è una corsa alla credibilità. E si diffonde rapidamente.

Gli sconti degli ETF non solo mettono in imbarazzo i promotori. Possono anche sconvolgere l’ecosistema di finanziamento che sostiene questi fondi. Molte linee di sottoscrizione di veicoli privati si basano sui NAV e utilizzano strutture di margine e finanziamenti di magazzino. Una perdita improvvisa di credibilità del NAV solleva bandiere rosse di rischio, stringe i covenant e costringe alla vendita di attivi in mercati poco profondi. Quello che inizia come un problema di valutazione modello-driven finisce come una crisi di flusso di cassa.

Non è solo teoria. Nel settore immobiliare, nei fondi hedge e persino nelle criptovalute, deviazioni persistenti del NAV hanno scatenato spirali di margini e vendite forzate di attivi. Ciò che è diverso ora è la scala e l’interconnessione strutturale. Anche se finora solo una società ha presentato domanda per lanciare un ETF di credito privato, altre potrebbero seguire. Molte di queste aziende si affidano a piattaforme tecnologiche simili, infrastrutture di mercato condivise e basi di investitori sovrapposte. Anche senza un’integrazione formale, il distress delle valutazioni in un veicolo può propagarsi attraverso le aspettative in tutto il sistema.

L’involucro degli ETF, una volta venduto come un miglioramento della trasparenza, potrebbe diventare il meccanismo che espone quanto poco sappiamo. Quando le azioni vengono scambiate costantemente al di sotto del NAV, il mercato emette un giudizio sulle valutazioni interne. E il mercato non aspetta gli aggiornamenti trimestrali.

Peggio ancora, non sappiamo chi sia responsabile quando le cose vanno storte. Molti sponsor di ETF hanno accordi informali di “backstop di liquidità” con parti affiliate, ma questi sono raramente divulgati. Alcuni sponsor quotano prezzi attraverso agenti di valutazione di terze parti che si affidano pesantemente agli input degli sponsor stessi. Questo non è scoperta dei prezzi; è una valutazione a camera d’eco.

I regolatori limitano gli attivi illiquidi negli ETF, ma questi limiti non sono così efficaci come potrebbero sembrare. Le classificazioni di liquidità del portafoglio sono spesso auto-dichiarate, basate su ipotesi ottimistiche sul “tempo di vendita” in condizioni normali. Quel quadro si rompe rapidamente sotto stress. Finché i NAV si basano su vendite ipotetiche in mercati inesistenti, anche gli ETF formalmente conformi possono creare l’illusione di una liquidità giornaliera dove non esiste.

La crescita degli ETF di credito privato è globale, con fondi domiciliati in Lussemburgo, Irlanda e Singapore che si rivolgono a investitori internazionali. I regolatori europei affrontano una simile opacità ma mancano di standard armonizzati. Fondi sovrani e pensioni, dal Canada al Golfo, hanno riversato capitali in piattaforme che dipendono tutte dalle stesse metriche di performance e dalla fiducia nelle valutazioni. Se i NAV perdono credibilità a New York, la perdono anche a Oslo, Abu Dhabi e Toronto.

I policymaker devono agire. Questo inizia con la divulgazione pubblica dei partecipanti autorizzati, dei loro obblighi contrattuali e delle formule per calcolare i NAV, specialmente durante periodi di stress. I regolatori dovrebbero richiedere trasparenza sulle partecipazioni incrociate tra ETF e veicoli privati. Dovrebbero sottoporre queste strutture a stress test globali che riflettano la pressione reale di riscatto e il rischio di controparte.

La trasparenza da sola non risolverà il problema. La struttura stessa è difettosa. Questi veicoli offrono liquidità giornaliera su portafogli che potrebbero richiedere mesi per essere liquidati. Questo mismatch non scompare solo perché le note a piè di pagina si allungano. I regolatori dovrebbero considerare limiti all’esposizione ad attivi illiquidi per gli involucri degli ETF, meccanismi di gating standardizzati o riforme che restringano ciò che può essere etichettato come “liquido” in primo luogo.

Il mondo ha anche bisogno di un’infrastruttura di dati in tempo reale e transfrontaliera che tracci le discrepanze di valutazione, la leva finanziaria e i canali di riscatto in tutti i veicoli di credito privato, indipendentemente dal domicilio. Senza di essa, il capitale inseguirà l’opacità. L’arbitraggio regolamentare amplificherà la fragilità sistemica.

Il credito privato in sé non è il problema. Il pericolo viene dall’avvolgere attivi illiquidi e valutati da modelli in strutture rivolte al dettaglio che promettono liquidità giornaliera. I regolatori non dovrebbero aspettare che i danni delle promesse non mantenute diventino sistemici. Dovrebbero agire ora per garantire che la fiducia che sostiene questi veicoli sia guadagnata, non presunta.

I commenti degli ospiti come questo sono scritti da autori esterni alla redazione di Barron’s. Riflettono la prospettiva e le opinioni degli autori. Invia feedback e proposte di commenti a ideas@barrons.com.


01/03/2024 Barron’s: Il fondo immobiliare Blackstone ha pienamente soddisfetto le richieste di ritiro a febbraio

DaAndrew BarySegui

Il Blackstone Real Estate Income Trust ha ricevuto 961 milioni di dollari in richieste di prelievo a febbraio, in calo rispetto ai 1,3 miliardi di dollari di gennaio

Il grande fondo immobiliare al dettaglio di Blackstone ha soddisfatto tutte le sue richieste di prelievo mensili da parte degli investitori a febbraio, segnando la prima volta che è stato in grado di farlo dalla fine del 2022.

Il Blackstone Real Estate Income Trust, che ha 60 miliardi di dollari di attività nette dopo aver contabilizzato il debito, ha dichiarato di aver ricevuto 961 milioni di dollari in richieste di prelievo a febbraio, secondo una letterapubblicato sul sito web di Breit venerdì mattina. Le richieste di ritiro sono diminuite rispetto a 1,3 miliardi di dollari di gennaio.

Il fondo Blackstone, noto come Breit, limita gli esborsi mensili di prelievo al 2% del suo valore patrimoniale netto e al 5% del NAV per trimestre. Barron stima che il limite a febbraio fosse di circa 1,1 miliardi di dollari a 1,2 miliardi di dollari, consentendo a Breit di pagare completamente i 961 milioni di dollari in richieste di prelievo.

Breit ha avuto prelievi mensili limitati da novembre 2022 a gennaio 2024 poiché le richieste hanno superato i limiti mensili. In quel periodo, Breit ha pagato oltre 15 miliardi di dollari alla sua base di investitori. Con i prelievi, Breit si è ridotta a 60 miliardi di dollari di patrimonio netto da circa 70 miliardi di dollari all’inizio del 2023.

Breit è un fondo di investimento immobiliare non negoziato che si affida al fondo stesso per fornire liquidità agli investitori. Ha una struttura semiliquida progettata per proteggere la base di investitori Breit fornendo pagamenti ordinati agli investitori ed evitando vendite considerevoli di attività.

In una dichiarazione, Breit ha dichiarato: “Non potremmo essere più orgogliosi che questa struttura abbia funzionato come previsto sia per prevenire una mancata corrispondenza di liquidità che per massimizzare il valore per gli azionisti a lungo termine”.

Breit investe principalmente in alloggi in affitto, compresi appartamenti e alloggi per studenti, e magazzini.

Ha generato rendimenti annualizzati del 10,5% dal suo inizio nel 2017 in base alla sua più grande classe di azioni, più di due volte il rendimento annualizzato di Vanguard Real Estate ETF che detiene un ampio mix di azioni REIT.

Nel 2023, Breit è rimasto indietro rispetto all’ETF Vanguard, che ha restituito circa il 12% rispetto a una perdita dello 0,5% per la più grande classe di azioni di Breit.

“Il nostro portafoglio differenziato continua a beneficiare dei venti di coda della domanda secolare ed è concentrato in settori ad alta crescita, tra cui centri dati, magazzini e alloggi per studenti, e nei mercati Sunbelt in rapida crescita”, ha detto Breit venerdì.

Le richieste di ritiro Breit di febbraio, sebbene al di sotto del limite mensile, erano ancora significative a quasi 1 miliardo di dollari. Gli investitori di Blackstone guarderanno per vedere se il ritmo della richiesta di ritiro continuerà a moderare nei prossimi mesi.

Le azioni Blackstone sono in calo dello 0,7% a 126,92 dollari all’inizio del trading di venerdì.


01/08/23 Barron’s: Blackstone limita i prelievi dal Real Estate Income Trust per il 9° mese consecutivo

Di Andrew Bary

Breit è il prodotto di punta della vendita al dettaglio di Blackstone.

Blackstone BX   limita i prelievi dal suo fondo immobiliare orientato al dettaglio da 68 miliardi di dollari da parte degli investitori per il nono mese consecutivo a luglio, poiché continua ad affrontare grandi richieste di incasso.

Il Blackstone Real Estate Income Trust, noto come Breit, ha ricevuto 3,7 miliardi di dollari di richieste di rimborso a luglio e ne ha pagato il 34%, o 1,3 miliardi di dollari, agli investitori, secondo un avviso pubblicato sul sito web di Breit martedì mattina. Breit limita i rimborsi mensili al 2% del suo valore patrimoniale netto e al 5% al trimestre.

Le richieste di rimborso sono leggermente diminuite da 3,8 miliardi di dollari a giugno e sono state le più basse finora quest’anno. Le richieste di riscatto hanno raggiunto il picco di 5,3 miliardi di dollari a gennaio, ma rimangono alte anche se Breit ha pagato 9,4 miliardi di dollari agli investitori da quando i limiti ai prelievi sono stati messi in atto a novembre.

Breit ha detto martedì che “un azionista che ha iniziato a presentare richieste di riacquisto quando è iniziata la ripartizione ha ricevuto circa il 94% del loro denaro indietro e la struttura semi-liquida sta funzionando come previsto”. Le azioni Breit non sono quotate in borsa, quindi gli investitori si affidano a Breit per finanziare i rimborsi.

La struttura dei limiti è progettata per prevenire le vendite all’ingrosso di attività da parte di Breit di fronte alle richieste di rimborso e proteggere la sua base di investitori. Breit detiene un portafoglio con 122 miliardi di dollari di attività, la maggior parte delle quali nel Sunbelt, che si concentra su appartamenti e magazzini, due dei settori più forti del mercato immobiliare commerciale.

Tali attività possono essere difficili da vendere rapidamente in risposta alle richieste di liquidità da parte degli investitori.

Breit ha detto martedì di aver registrato una crescita del flusso di cassa del 7%-plus nei primi sei mesi dell’anno. Il fondo ha restituito l’1,3% da inizio anno fino a giugno in base alla sua più grande classe di azioni. Ha restituito l’11,7% annualizzato dall’inizio nel 2017.

Le azioni Blackstone (ticker: BX) sono in aumento dello 0,2% martedì a 104,96 dollari. Le azioni sono aumentate di oltre il 40% quest’anno, ma rimangono ben al di sotto del loro picco di circa 150 dollari alla fine del 2021.

Breit è il prodotto di punta al dettaglio di Blackstone ed è cresciuto rapidamente nel 2021 e in parte del 2022 prima di appiattirsi con l’accelerazione delle richieste di prelievo alla fine del 2022.


01/05/23 Barron’s: Blackstone limita i prelievi Breit per il sesto mese consecutivo

Di Andrew Bary

 

Breit di Blackstone ha pagato 6,2 miliardi di dollari agli investitori da novembre.MICHAEL NAGLE/BLOOMBERG

Il fondo immobiliare al dettaglio da 70 miliardi di dollari di Blackstone ha limitato i prelievi per il sesto mese consecutivo ad aprile dopo non aver visto alcun interruzione nelle richieste di rimborso fuori misura.

Il Blackstone Real Estate Income Trust, noto come Breit, ha dichiarato di aver ricevuto 4,5 miliardi di dollari di richieste di prelievo ad aprile e di aver pagato il 29% di tali richieste agli investitori, o 1,3 miliardi di dollari, secondo il sito web Breit lunedì. Il fondo limita i prelievi mensili al 2% del suo valore patrimoniale netto e al 5% per trimestre.

Le richieste di prelievo di aprile erano piatte rispetto a marzo e sono aumentate rispetto ai 3,9 miliardi di dollari di febbraio. Le richieste di picco sono state di 5,3 miliardi di dollari a gennaio. Blackstone (ticker: BX) inizialmente ha limitato i prelievi a novembre.

Breit ha pagato 6,2 miliardi di dollari agli investitori da novembre. Il continuo gating del fondo può frustrare gli investitori che vogliono liquidità immediata.

Ma Breit ha detto lunedì che la sua struttura, che è “progettata sia per prevenire una mancata corrispondenza di liquidità che per massimizzare il valore per gli azionisti a lungo termine” sta “funzionando come previsto”. Breit ha detto che un investitore che ha iniziato a presentare richieste di prelievo a novembre ha ricevuto l’84% dei loro soldi indietro.

Breit è un investimento immobiliare non negoziato venduto attraverso importanti società di intermediazione e consulenti finanziari. Le sue azioni non vengono scambiate pubblicamente e gli investitori si affidano al fondo per fornire liquidità. Il fondo 6-year-old si concentra su appartamenti e magazzini, due dei settori più forti del mercato immobiliare commerciale.

Le richieste di rimborso persistentemente grandi sono state una preoccupazione per gli investitori dalla fine del 2022, data l’importanza dell’attività di vendita al dettaglio leader del settore di Blackstone tra i manager alternativi. Ma le azioni di Blackstone sono aumentate quest’anno, guadagnando dal 20% a 89 dollari e superando quelle della maggior parte dei suoi principali rivali.

Breit ha ampiamente sovraperformato i REIT pubblici comparabili dall’inizio del 2022, il che potrebbe creare un incentivo per gli investitori Breit a riscattare le loro azioni. Finora quest’anno, Breit ha avuto un rendimento totale negativo dello 0,5% in base alla sua classe di azioni più grande.

Lunedì, Breit ha dichiarato: “Stiamo assistendo a una significativa dispersione tra i settori immobiliari e crediamo che BREIT sia molto ben posizionato con una crescita stimata del +9% del flusso di cassa nel primo trimestre”.

Ha aggiunto: “Non abbiamo praticamente alcuna esposizione a determinati settori sfidati come l’ufficio merci, gli alloggi in vendita e i centri commerciali regionali”.

Breit ha restituito circa il 12% annualizzato dal suo inizio, rispetto al rendimento totale annuo del 4% per un indice REIT chiave.

Scrivi a Andrew Bary all’indirizzo andrew.bary@barrons.com


05/03/23 la notizia arriva anche sul Corriere della Sera


03/03/23 Reuters: Blackstone è inadempiente su 562 milioni di dollari di una obbligazione garantita da immobili

di male in peggio….

FOTO FILE: La segnaletica è vista fuori dalla sede del gruppo Blackstone a New York City
La segnaletica è vista fuori dalla sede del Blackstone Group a New York City, Stati Uniti, il 18 gennaio 2023. REUTERS/Jeenah Moon

2 marzo (Reuters) – Blackstone Inc (BX.N) è inadempiente su un’obbligazione da 531 milioni di euro (562,5 milioni di dollari) sostenuta da un portafoglio di uffici e negozi di proprietà della società finlandese Sponda Oy, ha riferito Bloomberg News, poiché l’aumento dei tassi di interesse ha colpito i valori immobiliari europei.

Il gigante della gestione patrimoniale e prolifico investitore immobiliare ha cercato un’estensione da parte degli obbligazionisti per rimborsare il debito, ma hanno votato contro, ha detto il rapporto giovedì, citando persone che hanno familiarità con la questione.

Le azioni della società di private equity sono diminuite dell’1,6%.

“Questo debito si riferisce a una piccola parte del portafoglio Sponda. Siamo delusi che il Servicer non abbia avanzato la nostra proposta”, ha detto Blackstone in una dichiarazione inviata via e-mail giovedì.

“Continuiamo ad avere piena fiducia nel portafoglio principale di Sponda e nel suo team di gestione”, ha aggiunto la società.

Anche il trust di reddito immobiliare non quotato da 71 miliardi di dollari di Blackstone (BREIT) è stato in acqua calda. Mercoledì, il BREIT ha detto di essere stato costretto a limitare i prelievi per il quarto mese consecutivo.


04/02/23 Sole 24 Ore Plus: l’odissea delle az Volksbank

Certo rispetto al fondo immobiliare di Blackstone qui parliamo di noccioline ma e’ importante per ribattere fino alla noia sul concetto di liquidità di un titolo. La signora in questione ha delle azioni della Volksbank (la popolare dell’Alto Adige) e non riesce a venderle. E’ una situazione comune a tutte le banche popolari… dopo anni di euforia dove la gente se le strappava letteralmente di mano dalla crisi del 2011 i compratori sono spariti e liquidare le proprie azioni diventato praticamente impossibile. E alla signora è andata ancora bene.. che tutto sommato la Volksbank (non per niente sono tedeschi…) è rimasta in piedi e continua a fare utili…. Altri soci – si pensi alle popolari venete – non hanno piu’ niente.

Certo, nello stesso numero del Sole 24 Ore Plus c’e’ la storia della Monte dei Paschi di Siena che in 15 anni ha visto il prezzo calare del 99,99% con una distruzione di valore – soprattutto soldi pubblici – di 28 MILIARDI. Però l’azione è stata in tutti questi anni – salvo un breve periodo se ricordo bene – quotata in borsa quindi il socio e’ sempre stato in grado di vendere – ovviamente portandosi a casa una perdita che diventava sempre piu’ grande piu’ il tempo passava. Se e’ rimasto dentro lo ha fatto per sua scelta e come dice il proverbio chi è causa del suo mal pianga se stesso… Situazione ben diversa di chi si è trovato intrappolato dalla illiquidità dell’investimento…


01/02/23 Blackstone limita i rimborsi dal suo fondo BREIT anche a gennaio per le troppe richieste.

Di Andrew Bary

Ormai siamo al cane che si morde la coda: piu’ sottoscrittori chiedono il rimborso perchè spaventati da blocco e più Blackstone deve limitare i riscatti quindi più sottoscrittori si spaventano e corrono a chiedere il rimborso.. Brutta storia…

Blackstone limita i rimborsi degli investitori da BREIT al 2% del suo valore patrimoniale netto mensile e al 5% trimestrale.Mark Abramson/Bloomberg

Blackstone BX   ha limitato i prelievi degli investitori a gennaio i prelievi dal suo grande fondo immobiliare al dettaglio dopo richieste di riscatto fuori misura che sembrano aver totalizzato più di 5 miliardi di dollari.

Blackstone Real Estate Income Trust, noto come BREIT, ha dichiarato in una dichiarazione mensile pubblicata mercoledì sul suo sito web che ha dato corso al 25% delle richieste di prelievo degli investitori durante gennaio, in linea con una politica di limitazione dei rimborsi mensili al 2% del valore patrimoniale netto del fondo.

BREIT ha 69 miliardi di dollari di attività nette ed è il più grande fondo di investimento immobiliare non negoziato e uno dei più grandi REIT, pubblici o privati. Non esiste un mercato pubblico nelle azioni BREIT; i rimborsi sono effettuati dal REIT usando la liquidità disponibile in modo simile ai fondi comuni di investimento.

Blackstone (ticker: BX) non ha rivelato le richieste di prelievo, ma Barron le stima a circa 5,5 miliardi di dollari e l’importo rimborsato a 1,4 miliardi di dollari.

Questo segna il terzo mese consecutivo in cui BREIT ha limitato i prelievi. Nel mese di dicembre, BREIT ha affrontato 3,8 miliardi di dollari di richieste di ritiro e ha soddisfatto solo il 4% di esse perché era in contrasto con un massimale trimestrale del 5%. BREIT limita i rimborsi degli investitori al 2% del suo valore patrimoniale netto mensile e al 5% trimestrale.


19/01/23 Barron’s: KKR limita i prelievi degli investitori dai sui fondi immobiliari al dettaglio

Di  Andrew BaryFollow

Il KKR Real Estate Select Trust ha affermato che gli investitori hanno cercato rimborsi per oltre il suo limite trimestrale del 5% negli ultimi tre mesi.

Gli investitori vogliono sempre più essere fuori dai fondi immobiliari non negoziati e gli operatori di tali fondi, tra cui KKR – 3,65% e Starwood, stanno mettendo in atto ostacoli per limitare i rimborsi.

Starwood Real Estate Income Trust e KKR Real Estate Select Trust hanno segnalato mercoledì di aver frenato i rimborsi dopo elevate richieste di ritiro degli investitori.

Lo Starwood real estate investment trust, noto come SREIT, ha affermato che gli investitori che detengono il 4,2% del fondo da 14,2 miliardi di dollari hanno richiesto rimborsi a dicembre e che il fondo ha onorato solo il 20% di tali richieste sulla base di un limite di rimborso trimestrale del 5% del suo valore patrimoniale netto. La cifra del 4,2% implica che i titolari di oltre 500 milioni di dollari del fondo volevano indietro i loro soldi a dicembre.

Lo Starwood REIT è gestito da Starwood Capital Group, una società di investimento immobiliare privata fondata e guidata da Barry Sternlicht. Sternlicht è presidente di SREIT.

Il più piccolo KKR Real Estate Select Trust, o KREST, gestito dal gestore degli investimenti alternativi KKR (ticker: KKR), ha affermato che gli investitori hanno cercato rimborsi per oltre il suo limite trimestrale del 5% negli ultimi tre mesi e che ha onorato il 62% di tali richieste.

La percentuale di rimborso, o percentuale proporzionale, indica che gli investitori che detengono circa l’8% del REIT volevano indietro i loro soldi nell’ultimo trimestre. Il fondo KKR ha un NAV di 1,6 miliardi di dollari.

Le azioni dei fondi KKR e Starwood seguono la mossa di Blackstone BX –2,98% Real Estate Income Trust, o BREIT, il più grande REIT non negoziato a circa 69 miliardi di dollari, per pagare solo il 4% delle richieste di prelievi degli investitori a dicembre per rimanere entro il suo limite trimestrale del 5%.

Gli investitori hanno intensificato le richieste di prelievo dai REIT non negoziati, che limitano i rimborsi al 5% ogni trimestre, dopo che i REIT hanno ampiamente superato i REIT pubblici quotati in borsa nel 2022, creando un incentivo al rimborso. Il mercato REIT non negoziato era esploso di dimensioni durante il 2021 e l’inizio del 2022.

I REIT non negoziati, che non sono negoziati su borse come i REIT pubblici, riscattano le richieste di prelievo degli investitori dalle loro attività. Sono stati commercializzati agli investitori al dettaglio sulla base di rendimenti di distribuzione dal 4% al 5%, buone prestazioni e minore volatilità rispetto ai REIT pubblici.

Uno dei grandi compromessi è la liquidità. I REIT non negoziati impongono limiti del 5% sui prelievi trimestrali perché le loro attività, principalmente immobili commerciali, hanno liquidità limitata e i gestori di fondi vogliono evitare di dover scaricare grandi quantità di immobili sul mercato per soddisfare i rimborsi. I gestori affermano che i massimali trimestrali sono progettati per proteggere gli investitori.

Questa struttura, tuttavia, rende i REIT non negoziati vulnerabili alle richieste di rimborso, in contrasto con i REIT pubblici, che non affrontano questo problema. Può anche frustrare i singoli investitori che si trovano ad affrontare un limite, come fanno ora, sulla loro capacità di riscattare le azioni dei REIT non negoziati.

Alcuni analisti di Wall Street prevedono che le richieste di rimborso potrebbero superare i limiti trimestrali del 5% del Blackstone REIT per gran parte del 2023. I REIT non negoziati hanno commissioni elevate rispetto ai REIT pubblici.

I REIT non negoziati hanno avuto una forte performance nel 2022 nonostante un forte calo dei REIT pubblici comparabili. Lo Starwood REIT ha restituito il 6,3%, il KKR REIT l’8,3% e il Blackstone REIT l’8,4%. Apartment’s REIT ha avuto un rendimento negativo di circa il 30% nel 2022, e l’ampia Vanguard Real Estate VNQ –0,07% Il fondo negoziato in borsa (VNQ) è diminuito del 26%, compresi i dividendi.

Il trucchetto è semplice: questi fondi non quotati stimano loro il prezzo degli immobili che hanno in carico quindi escono con fior di utili MA quando la gente vuole indietro i soldi e li devono andare a vendere crolla il palco…Mia nota…

Blackstone (BX) ha indicato le forti prestazioni degli immobili sottostanti di BREIT, che sono orientati verso gli appartamenti Sunbelt, per i rendimenti positivi del 2022.

SREIT, che è il secondo più grande REIT non negoziato dietro il Blackstone REIT, ha anche limitato le richieste di rimborso degli investitori a novembre. I titolari del 3,2% del fondo volevano indietro i loro soldi quel mese e SREIT ha limitato i prelievi al 2%, con una ripartizione proporzionale del 63%.

I dati di dicembre hanno mostrato un aumento delle richieste di rimborso presso SREIT al 4,2% del NAV del fondo.

In una dichiarazione, il CEO di KKR Real Estate Select Trust Billy Butcher ha dichiarato: “Crediamo che KREST abbia una forte posizione di liquidità, con partecipazioni liquide che rappresentano il 36% del NAV al 31 dicembre 2022…. Ci aspettiamo che il nostro approccio robusto e sfaccettato alla liquidità continui a consentire a KREST di riacquistare azioni ordinarie pari al 5% del NAV durante i periodi trimestrali di offerta di gara senza alcun impatto negativo sulla costruzione del portafoglio, come l’essere richiesto di uscire dal capitale immobiliare o dalle posizioni di credito in tempi subottimali o inopportuni”.


01/12/22 Da Barron’s: Blackstone ha appena limitato i prelievi dal suo enorme fondo immobiliare al dettaglio

Di Andrew Bary Aggiornato il 1 dicembre 2022 14:25 ET

Le azioni di Blackstone stanno scendendo dopo che la società ha chiuso il Blackstone Real Estate Income Trust.Angus Mordant/Bloomberg

BlackStone BX – 7,09% sta limitando i prelievi dal suo enorme fondo di investimento immobiliare al dettaglio dopo un forte aumento delle richieste di rimborso da parte degli investitori.

In una lettera pubblicata sul sito web del Blackstone Real Estate Income Trust, Blackstone ha affermato che le richieste di rimborso hanno già superato il limite trimestrale del 5% per il REIT, che aveva 69 miliardi di dollari di attività nette alla fine di ottobre. Il REIT è noto come BREIT.

La notizia che Blackstone sta limitando i rimborsi, o gating, il REIT ha fortemente depresso le azioni di Blackstone giovedì. Il titolo è sceso del 6,7% a 85,37 dollari alle 14:24. Giovedì

Gli investitori temono evidentemente che la notizia di gating (chiusura dei cancelli) possa stimolare ulteriori forti richieste di rimborso per il REIT di sei anni, che è stato una delle principali fonti di crescita e profitti per Blackstone.

Il rating del fondo è uno sviluppo preoccupante perché mostra che gli investitori vogliono incassare BREIT, che ha avuto una forte performance negli ultimi anni, incluso un rendimento del 9% nel 2022 nonostante i forti cali dei REIT pubblici, che sono diminuiti del 20% o più. Con BREIT che quest’anno supera notevolmente i REIT pubblici, c’è un incentivo per i titolari di BREIT a vendere e investire in REIT pubblici.

La notizia della chiusura del fondo può stimolare le richieste di rimborso da parte di investitori nervosi che vogliono liquidità. Altrettanto importante, potrebbe essere difficile per Blackstone attirare nuovi soldi in BREIT perché i potenziali investitori potrebbero esitare a mettere denaro in un fondo bloccato . Questa è la prima volta che BREIT ha imposto limiti di ritiro.

BREIT è un REIT non negoziato, il che significa che le sue azioni non vengono scambiate in borsa . Invece, Blackstone emette e riscatta azioni mensilmente in base al valore patrimoniale netto del REIT, che è come un prezzo delle azioni. Blackstone consente rimborsi del 2% del NAV del REIT ogni mese con un limite del 5% per trimestre.

BREIT ha dichiarato nella sua lettera di giovedì di aver ricevuto richieste di rimborso per 1,8 miliardi di dollari, o il 2,7% del NAV, in ottobre. BREIT ha onorato integralmente quelle richieste che erano al di sopra del limite mensile del 2%. BREIT ha detto che “ora ha ricevuto richieste di riacquisto che superano sia il limite mensile del 2% del NAV che il limite trimestrale del 5%”. Di conseguenza, BREIT sta proporzionalmentendo le richieste di riscatto, il che significa che onora solo una parte di esse.

BREIT ha affermato di aver riacquistato 1,3 miliardi di dollari a novembre, pari al 2% del suo NAV e solo al 43% della richiesta di ciascun investitore. Ciò implica che BREIT ha ricevuto circa 3 miliardi di dollari di richieste di rimborso nel mese.

Con BREIT che ha riscattato il 4,7% del suo. NAV in ottobre e novembre, BREIT ha detto che avrebbe riacquistato solo lo 0,3% del suo NAV a dicembre, o circa 200 milioni di dollari, il che significa che potrebbe dover aumentare bruscamente i rimborsi questo mese se le richieste sono vicine alle richieste di rimborsi di novembre.

Barron’s ha scritto la scorsa settimana che BREIT ha visto i suoi primi significativi rimborsi netti mensili in ottobre di circa 700 milioni di dollari che riflettono sia gli acquisti che i rimborsi.Barron’s ha anche scritto criticamente su BREIT in agosto.

In una dichiarazione di giovedì, Blackstone ha dichiarato: “La nostra attività è costruita sulla performance, non sui flussi di fondi, e la performance è solida come una roccia. BREIT ha fornito rendimenti straordinari agli investitori sin dall’inizio quasi 6 anni fa ed è ben posizionato per il futuro data la sua concentrazione in alloggi in affitto e logistica nella Sunbelt e la sua struttura del debito a tasso fisso a lungo termine”.

BREIT giovedì scorso ha dichiarato di aver raggiunto un accordo per vendere una partecipazione del 49,9% in due proprietà di Las Vegas, MGM Grand e Mandalay Bay, al suo partner Vici PropertiesVICI  per 1,27 miliardi di dollari in contanti e un debito assunto di 3 miliardi di dollari, con conseguente guadagno. Tale vendita dovrebbe chiudersi nel primo trimestre.

La lettera di BREIT sui limiti di ritiro è stata pubblicata sul sito web della REIT giovedì e comunicata agli azionisti, ma non annunciata in un comunicato stampa.

Il gating di BREIT evidenzia la sua vulnerabilità ai riscatti. Gli investitori nei REIT pubblici, al contrario, possono vendere le loro azioni ma non possono estrarre capitale dai REIT. I REIT pubblici possono anche vendere azioni pubblicamente per raccogliere capitali. BREIT dipende dai flussi degli investitori che sono al di fuori del suo controllo.

Fino a metà dell’anno, questo non era un problema. BREIT stava ricevendo un torrente di denaro, circa raddoppiando le dimensioni nei 12 mesi precedenti. Il successo di BREIT faceva parte del caso di investimento per Blackstone in quanto ha sottolineato la crescita di quelli che ha chiamato veicoli di “capitale perpetuo” come BREIT nelle sue uscite e presentazioni.

Ma gli elevati rimborsi BREIT hanno dimostrato che il capitale non è perpetuo. Riflettendo in parte le preoccupazioni degli investitori su un’inversione dei flussi al dettaglio, le azioni di Blackstone sono diminuite del 33% finora quest’anno.

BREIT può attingere a strutture di liquidità per soddisfare i rimborsi o vendere attività. BREIT aveva 9,3 miliardi di dollari di liquidità disponibile alla fine del terzo trimestre, ma solo 1,4 miliardi di dollari erano contanti. Il resto era nelle linee di credito e in altri poteri di prestito.

BREIT ha una leva significativa con un debito di 68 miliardi di dollari in essere alla fine di settembre. BREIT è più indebitato dei REIT pubblici comparabili come PrologisPLD –0,59%  e Mid-America Apartment.

In una dichiarazione della scorsa settimana, Blackstone ha dichiarato: “BREIT è gestito con una leva finanziaria moderata e una liquidità sostanziale da una varietà di fonti. È strutturato per non essere mai un venditore forzato di beni che ci consente di massimizzare il valore a lungo termine per i nostri azionisti”.

Ora sembra che i rimborsi di BREIT ammonteranno a circa 3 miliardi di dollari nel trimestre in corso. Ciò sarà in parte compensato da nuovi acquisti.

BREIT ha affermato nella sua lettera che se i rimborsi elevati continuano nel primo trimestre del 2023, intende limitare i riacquisti al 2% del NAV al mese e al 5% per il trimestre.

In una nota del cliente giovedì, l’analista di Evercore ISI Glenn Schorr, che è rialzista su Blackstone con un rating Outperform, ha suggerito che gli investitori stanno reagendo in modo eccessivo alle notizie BREIT. La nota era intitolata “La matematica è la matematica, ma mantieni la giusta prospettiva”.

“La più grande storia ribassista su Blackstone non è solo che questi rimborsi BREIT accadrebbero e avrebbero un impatto sul P&L con tariffe di base e di rendimento più basse, ma che limitare le richieste di riscatto danneggerebbe il marchio Blackstone e l’opportunità nel canale ad alto patrimonio netto per tutte le alternative”, scrive Schorr. “Non pensiamo che questo accadrebbe perché il prodotto è stato venduto nel modo giusto, le prestazioni sono ancora molto buone e i mercati privati sono ancora massicciamente sottoassegnati nel canale della ricchezza”.

Scrivi ad Andrew Bary all’indirizzo andrew.bary@barrons.com


02/12/22 Articolo del Sole 24 ore


04/12/22 Starwood, come Blackstone, limita i rimborsi degli investitori dal grande fondo immobiliare

Di  Andrew BaryFollowAggiornato il 4 dicembre 2022 10:39 ET / Originale 4 dicembre 2022 10:34 ET

Starwood Real Estate Income Trust, che possiede condomini e altri immobili commerciali, si è spostato verso prelievi limitati dal fondo.GOOGLE MAPS

Un altro grande fondo immobiliare non quotato in borsa sta limitando i rimborsi degli investitori.

Starwood Real Estate Income Trust, un fondo di investimento immobiliare non negoziato, sta frenando i rimborsi dopo che le richieste di prelievo degli investitori hanno superato il limite mensile del REIT a novembre.

Conosciuto come SREIT, il REIT da 14,6 miliardi di dollari è presieduto da Barry Sternlicht, fondatore e CEO di Starwood Capital, una società di investimento privata focalizzata sul settore immobiliare con oltre 125 miliardi di dollari di attività in gestione. Starwood Capital gestisce il REIT. Sternlicht è anche CEO di Starwood Property Trust (STWD), una società di prestito immobiliare quotata in borsa.

SREIT è il secondo REIT non negoziato più grande dietro Blackstone Real Estate Income Trust, che ha circa 69 miliardi di dollari di attività nette. Il veicolo Blackstone (ticker: BX), noto come BREIT, ha bloccato i rimborsi a novembre dopo che le elevate richieste di prelievo degli investitori hanno superato il suo limite trimestrale del 5%.

Come BREIT, SREIT consente rimborsi mensili del 2% del valore patrimoniale netto, o NAV, e del 5% del NAV trimestrale.

L’elevata richiesta di riscatto mostra che molti investitori al dettaglio hanno deciso di uscite dai REIT non quotati in borsa dopo che la loro performance ha superato notevolmente quella dei pari quotati in borsa quest’anno. L’enorme divario di prestazioni tra i REIT non pubblici e pubblici ha creato un incentivo per gli investitori nei REIT non negoziati a incassare.

Piuttosto che fare trading su borse come il NYSE, questi REIT sono come fondi comuni di investimento perché gli investitori possono sottoscrivere o farsi liquidare le quote mensilmente in base al loro NAV entro però i limiti di riscatto.

In una lettera ai consulenti finanziari che è stata inoltrata a Barron, SREIT ha dichiarato di aver ricevuto richieste di riacquisto pari al 3,2% del NAV a novembre. Sulla base del limite mensile del 2%, ha soddisfatto il 63% delle richieste di rimborso degli investitori (0,63 volte 3,2 è pari a 2). Tutte le richieste che non sono state soddisfatte dovranno essere fatte di nuovo a dicembre, ha detto la lettera.

I REIT non negoziati hanno limiti di rimborso mensili e trimestrali per proteggerli dal dover liquidare quantità considerevoli di immobili o aumentare materialmente la leva finanziaria in risposta alle elevate richieste di rimborso da parte degli investitori.

“Questi limiti sono progettati per proteggere gli investitori esistenti e la salute a lungo termine del veicolo e, in definitiva, per massimizzare il valore per gli azionisti”, ha scritto SREIT nella sua lettera.

SREIT ha un mix di attività e una struttura tariffaria simili a BREIT e ha avuto prestazioni comparabili. SREIT, come BREIT, ha la maggior parte dei suoi beni in complessi di appartamenti multifamiliari, seguiti da magazzini. Questi sono stati due dei settori più performanti nel settore REIT negli ultimi anni.

Il rendimento year-to-date di SREIT fino a ottobre è stato del 10,2% su una delle sue classi di azioni, paragonabile al rendimento di circa il 9% per BREIT.

I principali REIT quotati investiti in appartamenti come Equity Residential (EQR) e Mid-America Apartment Community MAA  sono scesi di circa il 30% nel 2022. La commissione base annuale di SREIT è dell’1,25% delle attività nette + una commissione di rendimento del 12,5% sopra il 5%. Ha reso circa il 15% all’anno negli ultimi tre anni.

Le basi patrimoniali SREIT e BREIT sono dominate da investimenti immobiliari commerciali, che sono meno liquidi dei titoli quotati in borsa. Nel suo 10-Q, SREIT ha dichiarato di avere 2,5 miliardi di dollari di liquidità immediata alla fine di settembre, costituiti da 1,7 miliardi di dollari di linee di credito e 800 milioni di dollari di contanti.

Come BREIT, SREIT è cresciuto rapidamente nell’ultimo anno poiché le attività totali sono aumentate a 30 miliardi di dollari in ottobre da circa 20 miliardi di dollari alla fine dell’anno 2021. Con circa 15 miliardi di dollari di debito in essere alla fine di settembre, SREIT ha un rapporto di leva più elevato rispetto ai REIT quotati comparabili come Mid-America Apartment Communities, AvalonBay Communities (AVB) e Prologis (PLD), il più grande REIT di immobili della logistica. AvalonBay, ad esempio, ha un valore aziendale simile – valore di mercato più debito netto – a SREIT, ma ha 8 miliardi di dollari di debito in essere.

Tuttavia, agli investitori al dettaglio è piaciuta la performance dei REIT non quotati e gli ampi rendimenti dei dividendi di circa il 4%. Ma porre dei limiti ai rimborsi, o imporre un cancello, può mettere la pulce nell’orecchio agli investitori e potenzialmente generare più richieste di riscatto, rendendo difficile per il REIT non quotati ricevere nuove sottoscrizioni dagli investitori.

L’analista di Keefe, Bruyette & Woods Robert Lee ha scritto all’inizio di quest’anno che i manager alternativi sono desiderosi di attrarre “capitale bloccato” dai singoli investitori. Anche se questo non è un problema quando i tempi sono buoni, ha detto, “c’è il rischio che nei momenti di stress, i singoli investitori possano rendersi conto di non essere così soddisfatti della mancanza di accesso al loro capitale“.

Mentre i limiti di liquidità sono chiaramente divulgati nella letteratura REIT non negoziata, fino a poco tempo fa non sono stati un problema. Ecco come SREIT descrive il suo piano di rimborso o riacquisto:

“Mentre dovresti considerare il tuo investimento a lungo termine con liquidità limitata, abbiamo adottato un piano di riacquisto di azioni, in base al quale su base mensile, gli azionisti possono richiedere di riacquistare tutte o qualsiasi parte delle loro azioni. A causa della natura illiquida degli investimenti nel settore immobiliare, potremmo non disporre di risorse liquide sufficienti per finanziare le richieste di riacquisto. Inoltre, abbiamo stabilito limitazioni sulla quantità di fondi che possiamo utilizzare per i riacquisti durante qualsiasi mese e trimestre di calendario”.

Le famose clausole che quando le cose vanno bene non legge nessuno….


06/12/22 Il fondo di credito privato di Blackstone raggiunge il limite di riscatti

Di  Andrew Bary 6 dicembre 2022

Blackstone Private Credit Fund, noto come BCRED, è la più grande società di sviluppo aziendale del paese con un patrimonio netto di 22,4 miliardi di dollari alla fine di settembre e un patrimonio totale di 49 miliardi di dollari. I suoi investimenti ammontavano a circa 31 miliardi di dollari alla fine del 2021.

BCRED ha comunicato che circa il 5% delle azioni in circolazione del fondo sono state presentate per il rimborso nei tre mesi che terminano il 30 novembre e che BCRED “onorerà il 100% delle richieste di rimborso di questo trimestre”. Ciò implica richieste di ritiro di circa 1 miliardo di dollari nel periodo. BCRED ha affermato di aver continuato a vedere flussi netti positivi nel trimestre.

La situazione di BCRED segue le azioni di Blackstone Real Estate Income Trust noto come BREIT per limitare i rimborsi degli investitori dopo che le richieste di prelievo in questo trimestre hanno superato il suo limite trimestrale del 5%.

BCRED e BREIT hanno limiti trimestrali simili del 5% in atto per proteggere gli investitori ed evitare qualsiasi vendita significativa di attività in risposta a prelievi accresciati.

In una dichiarazione, BCRED ha dichiarato: “BCRED è ben posizionata con il 100% di tasso variabile e il 94% di prestiti garantiti senior e zero inadempienze di pagamento. Abbiamo visto flussi positivi netti in questo trimestre mentre gli investitori cercavano rendimenti convincenti in attività di alta qualità con poca volatilità”.


07/12/2022 Il CEO di Blackstone afferma che i rimborsi dei fondi immobiliari sono principalmente dagli investitori asiatici

Di Andrew Bary 7 dicembre 2022

Il CEO di Blackstone Steve Schwarzman afferma che il Blackstone Real Estate Income Trust è ben posizionato con particolare attenzione agli appartamenti e ai magazzini, entrambi investimenti resilienti.David ‘Dee’ Delgado/Bloomberg

Il CEO di Blackstone Steve Schwarzman ha affermato che i recenti rimborsi elevati presso il grande fondo immobiliare al dettaglio dell’azienda sono stati “prevalentemente” provenienti da investitori asiatici e che il fondo è ben posizionato con particolare attenzione agli appartamenti e ai magazzini.

Parlando alla conferenza sui servizi finanziari di Goldman Sachs a New York, Schwarzman ha detto che “l’idea che qualcosa sta andando storto” al fondo “perché alcune persone stanno riscattando” non è corretta.

Blackstone Real Estate Income Trust, un trust di investimento immobiliare non quotato sigla BREIT con 69 miliardi di dollari di attività nette, ha dichiarato la scorsa settimana di avere rimborsi limitati, una pratica nota come gating, dopo aver raggiunto un limite trimestrale del 5% nel trimestre in corso.

L’analista di Credit Suisse Bill Katz ha previsto in una nota del cliente mercoledì che i rimborsi BREIT dovrebbero rimanere elevati al limite trimestrale del 5% fino al terzo trimestre del 2023.

Le preoccupazioni degli investitori per l’attività di vendita al dettaglio di Blackstone, una delle principali fonti della sua crescita negli ultimi due anni, hanno depresso le sue azioni, che sono sconsto di quasi il 15% dalle notizie BREIT gating della scorsa settimana. Il titolo è sceso dello 0,2% mercoledì a $ 78,57 dopo aver raggiunto un nuovo minimo di 52 settimane.

Schwarzman ha detto che gli investitori BREIT sono “un gruppo felice di persone”, dato che il trust ha reso il 9% quest’anno mentre i REIT quotati comparabili sono diminuiti di circa il 30%. Questa differenza sta creando un incentivo per BREIT a riscattare le quote.

BREIT ha circa l’80% delle sue attività in appartamenti e magazzini, due dei settori più forti del mercato immobiliare commerciale negli ultimi anni.

Sulla vendite asiatiche, Schwarzman ha affermato che molti investitori asiatici sono stati danneggiati dalla svendita di azioni nei principali mercati regionali con le azioni di Hong Kong in calo di circa il 20% quest’anno. La leva a margine è comunemente usato dagli investitori asiatici e questo ha amplificato le perdite, ha detto. BREIT è stato un raro punto luminoso nei portafogli asiatici e in quelli degli investitori in generale. “Per la maggior parte degli investitori, BREIT è la cosa migliore che hanno” quest’anno, ha aggiunto.


09/12/2022 La lezione del fondo immobiliare al dettaglio di Blackstone: la liquidità è importante

Di Andrew Bary 9 dicembre 2022

Poco dopo aver limitato i rimborsi a novembre, Blackstone Real Estate Income Trust ha detto che stava vendendo una partecipazione in MGM Grand e Mandalay Bay di Las Vegas, sopra.

La recente mossa di Blackstone BX – 0,72% Il gigantesco fondo immobiliare al dettaglio di limitare i rimborsi dopo le richieste di prelievo fuori misura è un campanello d’allarme per gli investitori in un settore una volta caldo che ora potrebbe ora affrontare un maggiore controllo normativo.

Blackstone Real Estate Income Trust, noto come BREIT, non avrebbe dovuto offrire sorprese. Il BREIT da 69 miliardi di dollari, il leader tra i fondi non quotati, è stato un modo per ottenere rendimenti solidi, un grosso dividendo del 4% e l’esperienza del principale investitore immobiliare commerciale del mondo. In cambio, gli investitori hanno sacrificato la liquidità: potevano solo ritirare i loro investimenti dal fondo, che non viene scambiato in borsa, fino al 2% del valore patrimoniale netto al mese e al 5% al trimestre. Per un bel po’, ha funzionato; il fondo ha restituito il 9% quest’anno fino a ottobre e il 13% all’anno dal suo inizio quasi sei anni fa.

Quei forti rendimenti hanno attirato 26 miliardi di dollari di sottoscrizioni nette da parte degli investitori nel 2021. Ma gli afflussi si sono trasformati in deflussi, e il 1 dicembre Blackstone (ticker: BX) ha fatto un annuncio a sorpresa: stava limitando i rimborsi degli investitori dopo che le richieste avevano raggiunto il limite trimestrale, quello che è noto come il “gating” (chiudere il cancello) di un fondo. Le richieste di rimborso sono passate da 1,8 miliardi di dollari in ottobre a 3 miliardi di dollari a novembre, costringendola al pagamento pro rata e ad accettare solo il 43% delle richieste, al fine di limitare i pagamenti totali al 2%, o 1,3 miliardi di dollari. Per rimanere entro il limite trimestrale del 5%, BREIT rimborserà solo lo 0,3% del fondo a dicembre, circa 200 milioni di dollari.

Con il fondo ora chiuso, è probabile che i rimborsi continuino e gli afflussi potrebbero essere messi in discussione, affermano gli analisti di Wall Street. L’analista di BMO Rufus Hone ha scritto che si aspetta che gli afflussi a breve termine “caderanno essenzialmente a zero”, mentre Benjamin Budish di Barclays, nel declassare le azioni Blackstone a Equal Weight da Overweight, ha scritto che i limiti potrebbero “guidare ulteriori richieste di rimborso di tipo run-on-the-bank, nonché fare pressione sui nuovi

Quell’inversione dei flussi potrebbe essere un problema per BREIT. I REIT quotati hanno capitale permanente, ma BREIT dipende dai flussi degli investitori. Se i prelievi continuano, il fondo potrebbe dover vendere attività acquistate in giorni migliori o aggiungere al suo già considerevole carico di debito, che ammontava a 68 miliardi di dollari alla fine di settembre. BREIT ha oltre 9 miliardi di dollari di liquidità, ma la maggior parte di questo sono linee di credito e altri veicoli di prestito. Il denaro disponibile ammontava a 1,4 miliardi di dollari a settembre. 30. All’inizio di questo mese, BREIT ha annunciato la vendita della sua quota di circa il 50% in due proprietà di Las Vegas, MGM Grand e Mandalay Bay, che si tradurrà in proventi di 1,3 miliardi di dollari all’inizio del 2023 e un guadagno

“Questo è un importante caso di prova per l’industria e un momento illuminante per consulenti finanziari e investitori”, afferma l’analista del Credit Suisse Bill Katz. “Tutto funziona bene in un mercato rialzista quando i NAV stanno andando più in alto, ma quando entri in un ambiente più volatile e gli investitori vogliono riscattare e non possono, potrebbe cambiare il comportamento per tutti“. Ha scritto che i regolatori potrebbero esaminare più da vicino i fondi non negoziati a causa di problemi di liquidità degli investitori.

Katz prevede che BREIT sarà al suo limite di rimborso trimestrale del 5% fino al terzo trimestre del 2023. C’è un incentivo per gli investitori a riscattare perché BREIT è aumentato del 9% quest’anno, mentre i REIT pubblici comparabili sono diminuiti di circa il 30%.

Blackstone difende BREIT e la sua struttura. In un’intervista alla CNBC giovedì, Jon Gray, presidente di Blackstone, ha affermato che è “così importante” che BREIT limiti la liquidità per proteggere la base di investitori del fondo. In una dichiarazione, l’azienda ha dichiarato: “La nostra attività è costruita sulla performance, non sui flussi di fondi, e la performance è solida come una roccia. BREIT ha fornito rendimenti straordinari agli investitori dall’inizio quasi sei anni fa ed è ben posizionata per il futuro, data la sua concentrazione in alloggi in affitto e logistica nella Sunbelt e la sua struttura del debito a tasso fisso a lungo termine”.

Questa performance ha un costo elevato. BREIT ha due commissioni: una commissione di gestione annuale dell’1,25% delle attività nette e una commissione di incentivazione del 12,5% se il rendimento totale annuale è pari o superiore al 5%. Queste commissioni hanno totalizzato 1,4 miliardi di dollari finora quest’anno.

Le commissioni di gestione e di incentivazione sono state pagate in azioni, non in contanti. Ciò si riflette nel calcolo del reddito netto di BREIT, come richiesto dai principi contabili generalmente accettati. Le commissioni elevate, più l’elevato ammortamento, sono le ragioni principali per cui BREIT ha operato in perdita su base GAAP finora nel 2022 e negli ultimi anni. Ma in base ai suoi dati finanziari, BREIT non riflette le commissioni in una misura chiave di flusso di cassa REIT, fondi disponibili per la distribuzione o FAD, che deriva da fondi rettificati dalle operazioni, o AFFO, un’altra misura di flusso di cassa REIT.

Ciò ha implicazioni per la distribuzione fuori misura, tax-advantaged, o rendimento dei dividendi, del 4%, di BREIT. Il fondo ha pagato 2 miliardi di dollari in dividendi nei primi nove mesi del 2022, mentre FAD è stato di 1,5 miliardi di dollari. Includi le spese di gestione e di incentivazione e FAD sarebbe vicino allo zero. BREIT preferisce concentrarsi sul flusso di cassa delle operazioni e, sulla base di tale misura, copre la distribuzione. Ma il flusso di cassa dalle operazioni esclude le commissioni di gestione e di incentivazione, così come una disposizione per il capitale di manutenzione sulle proprietà BREIT. Questo contrasta con aziende comparabili come PrologisPLD -1,09% (PLD), il principale magazzino REIT, e Equity ResidentialEQR +0,03% (EQR) e Mid-America Apartment MAA – 1,00% (MAA), due REIT degli appartamenti, che coprono comodamente i dividendi di AFFO.

“AFFO e FAD sono metriche non GAAP e non influiscono sui rendimenti degli investitori”, ha detto Blackstone in una dichiarazione. “BREIT copre le distribuzioni dal flusso di cassa delle operazioni, che è una metrica GAAP. Il rendimento totale è il rendimento totale: riflette il valore patrimoniale netto di BREIT e il mix di flusso di cassa e apprezzamento”.

Gli investitori potrebbero voler optare per REIT pubblici quotati come Mid-America o Prologis. Gli investitori possono trarre vantaggio dalla svendita dei loro prezzi delle azioni e della loro leva finanziaria inferiore a quella di BREIT. “Non vedo il vantaggio di rinunciare alla liquidità in una struttura non quotata”, afferma Charles Lieberman, chief investment officer di Advisors Capital Management. Anche gli investitori potrebbero non farlo.

Gli investitori hanno diverse possibilità per investire nei fondi immobiliari, dai fondi non negoziati come il BREIT di Blackstone alle società pubbliche come Prologis e Mid-America.

Azienda / TickerPrezzo recenteRendimento totale anno su anno3-Yr. Reso totale **Valore di mercato (bil)Debito (bil)
Blackstone Real Estate Income Trust*15,06 dollari9,3%15,8%69,0 dollari68 dollari
Prologis / PLD117,08-29,110.3111,018
Apt. dell’America centrale Comunità / MAA163,40-27,117,319,05,0
Indice immobiliare Vanguard / VNQ86,33-23.94.235,2NM

*Dati sulle prestazioni fino a ottobre. Debito al 30 settembre. **Annualizzato. NM=Non significativo.

Fonti: FactSet; rapporti aziendali; Morningstar


03/01/23 Barron’s: L’univesità della California inietta 4 miliardi nel REIT di Blackstone

Di Andrew Bary Aggiornato il 3 gennaio 2023

Il grande fondo immobiliare al dettaglio di Blackstone ha ricevuto un investimento di 4 miliardi di dollari dal fondo dell’Università della California, la società ha comunicato martedì.

L’infusione di UC Investments equivale a un’importante prova di fiducia per il Blackstone Real Estate Income Trust, noto come BREIT, che ha dovuto affrontare crescenti richieste di rimborsi degli investitori.

Blackstone sta mettendo da parte 1 miliardo di dollari di azioni BREIT per sostenere un obiettivo di rendimento minimo annualizzato dell’11,25% per un periodo di sei anni per il fondo UC, che gestisce un totale di circa 150 miliardi di dollari, comprese le attività pensionistiche per i dipendenti e il denaro di dotazione. UC Investments si impegna a mantenere l’investimento BREIT per sei anni. La mossa limita il rischio di UC Investments.

È insolito che un gestore di investimenti offra supporto alle prestazioni a un grande investitore. Non sembra che Blackstone l’abbia fatto in passato.

Con 68 miliardi di dollari di attività nette, BREIT si è mossa per limitare i rimborsi degli investitori a novembre, quando le richieste di prelievo hanno superato un limite mensile del 2%. Quella tendenza è continuata fino a dicembre quando il fondo di investimento immobiliare ha ricevuto circa 3,8 miliardi di dollari di richieste di rimborsi e ha liquidato solo il 4% della richiesta di ciascun investitore, o 151 milioni di dollari, secondo una dichiarazione sul suo sito web.

Blackstone ha caratterizzato il livello delle richieste di ritiro di dicembre come positivo considerando quella che ha definito “il flusso di articoli negativi usciti sulla stampa intorno a BREIT negli ultimi due mesi”. (Barron’s ha scritto criticamente su BREIT.) Blackstone ha osservato che circa il 95% degli investitori BREIT ha scelto di non chiedere il rimborso a dicembre.

BREIT limita i prelievi mensili al 2% del suo valore patrimoniale netto e i prelievi trimestrali al 5% del suo NAV. Il limite di dicembre di BREIT era solo dello 0,2% perché aveva riscattato il 4,8% del fondo in ottobre e novembre. Prevede di continuare a limitare i prelievi al 2% al mese e al 5% trimestrale nel primo trimestre del 2023.

Le preoccupazioni degli investitori su BREIT hanno depresso le azioni di Blackstone, che sono scese del 15% dalla fine di novembre e recentemente hanno raggiunto un nuovo minimo di 52 settimane. Le azioni sono aumentate nelle recenti operazioni, guadagnando l’1,8% a 75,52 dollari, anche se rimangono ben al di sotto del loro massimo di 52 settimane di 139 dollari.

Wall Street è preoccupata che BREIT affronti un periodo di ritiri prolungati degli investitori che metterà pressione sulla crescita e sugli utili di Blackstone.

L’accordo UC Investments comporta un’insolita clausola di performance con Blackstone che contribuisce con 1 miliardo di dollari delle sue partecipazioni in BREIT per sostenere un rendimento annualizzato minimo dell’11,25%. Gli investitori ordinari in BREIT non ricevono tale supporto alle prestazioni. È importante notare che il miliardo di dollari di sostegno non è una garanzia aziendale di Blackstone. UC Investments non guadagnerà il rendimento dell’11,25% fino a quando BREIT non genera un rendimento annualizzato di circa il 5% al 6%.

One thought on “In un mercato la liquidità è tutto: Storie da meditare adesso che vogliono rifilare gli investimenti alternativi al retail

  1. Io ho comperato parecchi fondi immobiliari chiusi sul mercato italiano perchè a parecchio sconto come Socrate comprato a 173 e adesso è a 236,poi ho comperato Mediolanum,Opportunità Italia,Atlantic 1 e Immobiliare dinamico.Finora sta andando bene ma forse sono troppo investito un 20% del mio patrimonio sul settore.Spero che i Reit americani non trascinino ancora piu’ giu i fondi immobiliari italiani.Finora sono in perdita solo su Atlantic che ho in carico a 143 e adesso vale 126

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