Lassù qualcuno ti aiuta: Spazio nuova frontiera per gli investitori 2

Riparto con il “secondo stadio” di questo thread che senza falsa modestia avevo iniziato nell’ottobre del 2022 quando di spazio non parlava nessuno…

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15/04/26 — ORBX: è nato prima l’uovo o l’ETF? Il solito copione dei tematici

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Conflitto di interesse — Gianni & Claude (Anthropic)
Gianni è lungo su RKLB, PL/Planet Labs, ASTS, GSAT, SATL, LUNR, ARKX (UCITS). Claude dichiara dipendenza strutturale da chip Nvidia/Broadcom. Il lettore valuti di conseguenza. La strategia del gorilla nei mercati nascenti.

Global X ETFs lancia oggi ORBX, il Global X Space Tech ETF — 28 società, gestione passiva, expense ratio dello 0,5%. I primi tre pesi sono Rocket Lab, Planet Labs e AST SpaceMobile. Tra i costituenti anche Virgin Galactic e Globalstar, appena acquisita da Amazon. Metà delle società sono americane.

La notizia in sé è marginale. Quello che vale la pena notare è il tempismo — e il copione, sempre uguale a se stesso.

▶ È nato prima l’uovo o l’ETF? La risposta è sempre la stessa: l’ETF tematico arriva quando il settore è già salito abbastanza da fare notizia, i titoli individuali hanno già corso, e l’interesse del pubblico retail è al massimo. Il lancio è un prodotto di marketing prima che di gestione del risparmio.

I numeri che giustificano il lancio — e quelli che fanno riflettere

I dati strutturali sono reali: dal 2020 al 2025 i lanci spaziali riusciti sono cresciuti a un tasso composto del 25% annuo secondo Morgan Stanley, e il numero cumulativo di oggetti in orbita al 20%. L’interesse degli investitori istituzionali è ai massimi da quando Morgan Stanley ha creato il suo team spazio quasi un decennio fa. Fin qui tutto condivisibile.

Il problema è che il più grande ETF spaziale americano — ARK Space & Defense Innovation ETF di Cathie Wood — ha già guadagnato l’81% negli ultimi dodici mesi. Il Procure Space ETF UFO ha fatto +144% nello stesso periodo. Entrambi però sono prodotti americani, non acquistabili direttamente dalla maggior parte degli investitori italiani senza problemi di KID e fiscalità. Global X arriva dopo la corsa, non prima.

Il problema SpaceX — e perché ORBX nasce già con un limite

C’è un elefante nella stanza che Global X non può ignorare: SpaceX. L’IPO attesa a metà anno a una valutazione di circa 2 trilioni di dollari renderà obsoleto qualsiasi indice spaziale costruito oggi. SpaceX gestisce la maggioranza dei lanci orbitali mondiali, ha oltre 10 milioni di abbonati Starlink e vuole portare datacenter AI in orbita. Rocket Lab — la prima posizione di ORBX — capitalizza poco più di 40 miliardi. Il confronto dimensionale è abissale.

Global X ha già messo un cap del 20% per singola posizione — proprio per evitare che SpaceX, una volta quotata, schiacci tutto il resto. Una soluzione tecnica a un problema strutturale: se SpaceX dovesse entrare nell’indice al suo peso naturale, ORBX diventerebbe di fatto un ETF monotitollo.

▶ Tejas Dessai di Global X ha detto: “Non è un’opportunità su una singola società.” Vero — ma il mercato pensa esattamente il contrario, e si chiama SpaceX. Il lancio di ORBX è una scommessa che lo spazio abbia abbastanza profondità per sostenere un basket diversificato anche dopo l’IPO di Musk. È una tesi difendibile, ma richiede pazienza e stomaco per la volatilità.

Per un italiano, cosa esiste davvero

ORBX è americano — fuori portata diretta per l’investitore italiano. Ma il panorama UCITS sul settore spazio e difesa si è allargato. Cinque prodotti sono oggi disponibili su JustETF, con caratteristiche molto diverse tra loro per dimensione, costo e orientamento. Il VanEck Space Innovators è il più puro sul tema spaziale; gli altri quattro hanno una componente difesa significativa — da valutare in base alla propria sensibilità etica prima ancora che finanziaria.

ETF UCITS sul settore spazio e difesa — disponibili per investitori europei

ETF AUM (mln €) TER +1A
iShares Global Aerospace & Defence UCITS ETF 1.574 0,35% +46,15%
VanEck Space Innovators UCITS ETF 1.154 0,55% +182,55%
First Trust Indxx Global Aerospace & Defence UCITS ETF 123 0,65% +49,03%
Xtrackers Europe Defence Technologies UCITS ETF 41 0,15%
ARK Space & Defence Innovation UCITS ETF (ARKX) 18 0,75%

Fonte: JustETF, aprile 2026. Tutti in accumulazione. I primi quattro includono società della difesa — valutare in base alla propria sensibilità etica. Non è una raccomandazione: è un punto di partenza per la propria ricerca.
Nota editoriale
Articolo elaborato da Barron’s (Nate Wolf, 15 aprile 2026). La traduzione e l’approfondimento editoriale sono di Gianni & Claude (Anthropic).

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DISCLAIMER — Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione all’investimento. I mercati finanziari comportano rischi di perdita del capitale. L’autore non è un consulente finanziario abilitato.

15/04/26 — Viasat (VSAT): lo spettro vale più del titolo, ma il debito pesa come un satellite


Conflitto di interesse — Gianni & Claude (Anthropic)
Gianni non detiene posizioni in VSAT. Claude dichiara dipendenza strutturale da chip Nvidia/Broadcom e rapporto competitivo con OpenAI. L’articolo è redatto a scopo informativo.

L’acquisizione di Globalstar da parte di Amazon ha rimesso al centro del radar un nome che molti avevano dimenticato: Viasat. Non perché sia coinvolta nell’operazione, ma perché l’accordo ha riacceso il faro su un asset che Viasat possiede in abbondanza e che il mercato fatica a prezzare correttamente — lo spettro di frequenze.

William Blair, l’analista che segue il settore con più continuità, stima che le sole frequenze internazionali di Viasat valgano oltre 2 miliardi di dollari. Il titolo capitalizza oggi circa 6-7 miliardi. Il che significa che lo spettro, da solo, rappresenta una quota non trascurabile dell’intera valutazione di mercato — prima ancora di considerare i satelliti in orbita, il business aviation, il segmento difesa e le tecnologie avanzate.

▶ Viasat è la società con il maggior accesso a spettro mobile satellitare in megahertz tra tutti gli operatori LEO e GEO — più di Globalstar, più di Iridium. In un mondo in cui Amazon, SpaceX e AST si contendono le frequenze per il direct-to-device, questo è un asset strategico di prima categoria.

Il problema si chiama debito

I numeri parlano chiaro: 7,08 miliardi di debito lordo contro 1,23 miliardi di cassa — posizione netta negativa di quasi 6 miliardi, pari a circa 43 dollari per azione. L’enterprise value totale supera i 10 miliardi. Chi volesse acquisire Viasat per mettere le mani sullo spettro non pagherebbe i 6-7 miliardi di market cap visibili in borsa, ma si porterebbe a casa l’intero fardello: prezzo reale dell’operazione nell’ordine dei 12-15 miliardi.

Il debito è il lascito dell’acquisizione di Inmarsat nel 2023 — un’operazione che ha trasformato Viasat nel secondo operatore satellitare commerciale al mondo per dimensioni, ma che ha lasciato il bilancio sotto pressione strutturale. Il free cash flow è diventato positivo solo di recente — 146 milioni negli ultimi dodici mesi — dopo anni di investimenti pesanti. Il ROE è negativo (-10%), l’Altman Z-Score è 0,5: tecnicamente in zona di stress finanziario.

La tesi sum-of-the-parts e lo scenario breakup

Il consiglio di amministrazione ha già istituito uno Strategic Review Committee con mandato esplicito a valutare la separazione dei business government e commercial. Barclays, in un recente upgrade, riconosce che uno scenario di breakup potrebbe sbloccare valore fino a 36 dollari per azione — ma con forti incertezze esecutive. William Blair è più ottimista e vede oltre il 30% di upside anche senza eventi straordinari.

La logica è semplice: il segmento difesa e tecnologie avanzate — contratti con lo Space Force USA, sistemi tattici, cybersecurity — varrebbe probabilmente molto di più come entità autonoma, separata dal broadband consumer e dal suo debito. Il precedente di EchoStar, che ha monetizzato lo spettro cedendolo a SpaceX per cifre che hanno ridefinito i benchmark del settore, è il fantasma che aleggia su ogni valutazione di Viasat.

▶ Randy Baron di Pinnacle Associates — azionista di Iridium — ha detto ieri che lo status “indipendente” di Iridium potrebbe cambiare nei prossimi mesi. La stessa logica si applica a Viasat, con l’aggravante che qui il debito rende qualsiasi operazione strutturalmente più complessa.

Contendibile? Sì, ma a quale prezzo

Viasat è tecnicamente contendibile — nessun azionista di controllo, flottante ampio, management che ha già aperto la porta alla revisione strategica. Ma il costo reale di un’acquisizione ostile o concordata includerebbe il rimborso o la ristrutturazione di 7 miliardi di debito. Solo un soggetto con bilancio solidissimo — Amazon, un fondo sovrano, un operatore telecom globale — potrebbe permetterselo senza stress. E dovrebbe credere che lo spettro e il segmento difesa valgano abbastanza da giustificare l’operazione.

Per l’investitore retail la storia è diversa. Il titolo ha già guadagnato oltre il 280% negli ultimi dodici mesi. Chi è dentro ha ragione di tenerlo. Chi guarda dall’esterno — come chi scrive — deve fare i conti con un’equity che sconta già molto della narrativa positiva, un debito che non perdona e un free cash flow che ha appena iniziato a respirare.

Idea Alternativa
Chi vuole esposizione al settore satellitare senza il rischio specifico di Viasat può valutare ETF UCITS tematici disponibili su Borsa Italiana come ARKX (versione UCITS). Non è una raccomandazione: è un punto di partenza per la propria ricerca. La strategia del gorilla nei mercati nascenti si applica anche qui.

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DISCLAIMER — Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione all’investimento. I mercati finanziari comportano rischi di perdita del capitale. L’autore non è un consulente finanziario abilitato.

15/04/26 — Amazon compra Globalstar: cosa significa per ASTS, IRDM e il settore satellitare

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15/04/26 — Amazon compra Globalstar: cosa significa per ASTS, IRDM e il settore satellitare
Conflitto di interesse — Gianni & Claude (Anthropic)
Gianni è lungo su ASTS, GSAT, SATS/EchoStar. Claude dichiara dipendenza strutturale da chip Nvidia/Broadcom e rapporto competitivo con OpenAI; Anthropic è citata in articoli correlati all’ecosistema AI/spazio. Il lettore valuti di conseguenza.

Amazon acquisisce Globalstar per l’equivalente di 90 dollari per azione, valorizzando la società satellitare 11,57 miliardi di dollari. Gli azionisti potranno scegliere tra cash o azioni Amazon al rapporto di 0,3210 azioni per ogni Globalstar, con la componente cash limitata al 40% del totale. Il titolo GSAT ha chiuso in rialzo del 9,6% a 79,91 dollari.

L’operazione non nasce dal nulla. Negli ultimi dodici mesi Globalstar aveva già più che triplicato di valore, trainata da un accordo con Apple che includeva un investimento fino a 1,5 miliardi di dollari — 1,1 miliardi per nuovi satelliti e 400 milioni per una quota del 20% nell’entità operativa della costellazione. Amazon e Apple hanno ora firmato un accordo separato per fornire connettività satellitare agli iPhone e agli Apple Watch attuali e futuri.

Il piano strategico di Amazon si chiama oggi Amazon Leo — già Project Kuiper — e punta a una costellazione di oltre 3.000 satelliti entro fine decennio, per offrire servizi dati ai clienti AWS e al mercato consumer. A partire dal 2028, Amazon prevede di attivare un sistema diretto al dispositivo (direct-to-device) per voce, dati e messaggistica su cellulari e altri apparati.

▶ Il confronto con SpaceX è inevitabile. Starlink ha già oltre 11.000 satelliti in orbita e 10 milioni di abbonati. Amazon è valorizzata circa 2,6 trilioni di dollari e genera numeri di EBITDA che SpaceX può solo sognare — ma nel settore spaziale la velocità di deployment conta quanto il capitale.

Le ricadute sul settore: chi vince, chi perde

La reazione del mercato racconta la storia meglio di qualsiasi analisi. Iridium (IRDM) ha guadagnato il 2,5%: l’operazione conferma il valore delle sue frequenze spettrali, anche se toglie un potenziale acquirente dal tavolo. EchoStar (SATS) ha aggiunto il 3,9%, con il mercato che continua a prezzare il precedente accordo spettrale con SpaceX come benchmark di riferimento per le valutazioni future.

AST SpaceMobile (ASTS) ha perso il 10,5% — e qui la logica è diretta. Amazon ha dichiarato apertamente l’intenzione di lavorare con gli operatori di rete mobile per costruire una rete D2D globale, esattamente lo spazio che AST sta cercando di presidiare. Con SpaceX che promette un servizio analogo entro il 2025 e Amazon che entra dal 2028, la finestra competitiva per ASTS si restringe. La società ha oggi sei satelliti in orbita e ne servono tra 45 e 60 per un servizio commerciale nelle latitudini settentrionali — obiettivo dichiarato per fine anno con 12 lanci programmati.

Le torri di telefonia tradizionale hanno reagito negativamente: American Tower -1,5%, Crown Castle e SBA Communications -0,9% e -1%. L’affermazione delle ambizioni D2D di Amazon è un segnale strutturale per un settore già sotto pressione.

▶ Sul fronte spettro, l’analista William Blair Louie DiPalma sintetizza la gerarchia: Viasat detiene il maggior accesso in megahertz di spettro mobile satellitare, seguita da Globalstar e Iridium. AST SpaceMobile e SpaceX dovranno probabilmente acquisire altro spettro per scalare le proprie reti — e questo ridisegna la mappa delle valutazioni future.

La prospettiva del basket

Chi detiene ASTS sa che il -10,5% di oggi arriva su un titolo che nei dodici mesi precedenti aveva guadagnato il 287%. La volatilità è il prezzo di ingresso in questo settore. L’acquisizione di Globalstar da parte di Amazon non cambia la tesi strutturale sul direct-to-device, ma accelera la competizione e riduce i margini di tempo per chi non è ancora a regime operativo. SATS/EchoStar rimane la posizione più interessante nel basket: lo spettro già venduto a SpaceX stabilisce un floor di valore difficile da ignorare.

Idea Alternativa
Chi vuole esposizione al settore satellitare e spaziale senza il rischio specifico dei singoli titoli può valutare ETF tematici UCITS disponibili su Borsa Italiana, come ARKX (versione UCITS) o UFO. Non sono una raccomandazione: sono un punto di partenza per la propria ricerca. La strategia del gorilla nei mercati nascenti si applica anche qui.

☕ Se questo articolo ti è stato utile, puoi offrirmi un caffè su Ko-fi — aiuta a coprire i costi del blog.

DISCLAIMER — Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione all’investimento. I mercati finanziari comportano rischi di perdita del capitale. L’autore non è un consulente finanziario abilitato.

14/04/26 — Amazon acquisisce Globalstar (GSAT) per ~$11,6 mld e sigla un accordo con Apple per portare i servizi satellitari su iPhone e Apple Watch

⚠️ Conflitto di interessi dichiarato
L’autore detiene una posizione lunga su GSAT/Globalstar. Questa circostanza può influenzare inconsciamente il tono e le valutazioni dell’articolo. Leggi con spirito critico.

Il 14 aprile 2026 Amazon e Globalstar hanno annunciato un accordo definitivo di fusione: Amazon acquisirà Globalstar per circa $11,6 miliardi, incorporando satelliti, spettro radio e competenze operative della società nella propria rete a orbita bassa Amazon Leo. Contestualmente, Amazon e Apple hanno siglato un accordo separato per estendere i servizi satellitari ad iPhone e Apple Watch, incluso l’Emergency SOS via satellite.

L’offerta agli azionisti Globalstar è di $90 per azione in contanti oppure 0,3210 azioni Amazon con valore massimo anch’esso cappato a $90. La componente cash è soggetta a un meccanismo di prorazione che la limita al 40% delle azioni totali; l’eccedenza viene automaticamente convertita in azioni Amazon. Il corrispettivo totale è soggetto a una riduzione massima di $110 milioni nel caso in cui Globalstar non raggiunga determinate milestone operative. Il closing è atteso nel 2027, subordinato alle approvazioni regolamentari e al completamento delle milestone HIBLEO-4 (i satelliti di nuova generazione costruiti da MDA Space). Il premio rispetto alla chiusura di venerdì scorso è circa il 23,5%.

Azionisti che rappresentano circa il 58% del potere di voto combinato di Globalstar hanno già approvato l’operazione per consenso scritto.

Amazon Leo: la logica industriale

Amazon Leo — ex Project Kuiper — si propone di costruire una costellazione di oltre 3.000 satelliti LEO per la banda larga globale, con l’obiettivo finale di 7.700 satelliti. L’acquisizione di Globalstar porta in dote spettro L-band e S-band e una rete già operativa: un salto di qualità rispetto alla partenza da zero, soprattutto in vista della scadenza FCC per i deployment commerciali.

A partire dal 2028, Amazon Leo dispiegherà un proprio sistema Direct-to-Device (D2D) di nuova generazione, progettato per offrire voce, dati e messaggistica direttamente ai dispositivi mobili con efficienza spettrale superiore agli attuali sistemi direct-to-cell. L’integrazione con la rete Leo di prima e seconda generazione formerà un’infrastruttura unificata capace di supportare centinaia di milioni di endpoint.

Commento editoriale. Amazon entra nel mercato satellite-to-device comprando tempo e spettro. Starlink di SpaceX ha già oltre 10 milioni di utenti attivi e circa 10.000 satelliti in orbita: il gap è enorme. L’acquisizione di Globalstar non lo azzera — ma fornisce ad Amazon Leo due asset difficilissimi da replicare: lo spettro autorizzato e la relazione con Apple. Senza quest’ultima, l’intera operazione sarebbe stata una scommessa molto più rischiosa.

Il nodo Apple: da partner di Globalstar a partner di Amazon Leo

Il punto più delicato dell’operazione era proprio Apple. Nel 2024, Apple aveva investito $1,5 miliardi in Globalstar per una quota del 20% e aveva garantito a Globalstar l’85% della propria capacità di rete per alimentare i servizi satellitari di iPhone (dall’iPhone 14 in poi) e Apple Watch Ultra 3: Emergency SOS, messaggi, assistenza stradale, condivisione posizione.

Il nuovo accordo Amazon-Apple risolve elegantemente questa complessità: Amazon continuerà a supportare i modelli iPhone e Apple Watch attualmente connessi a Globalstar (incluse le costellazioni pianificate costruite da MDA Space) e collaborerà con Apple su servizi satellitari futuri tramite la rete espansa di Amazon Leo.

Commento editoriale. Apple esce da questa vicenda in posizione di forza: ha monetizzato il suo investimento in Globalstar, ha mantenuto la continuità del servizio per gli utenti iPhone e si trova ora con un partner satellitare più capitalizzato e con ambizioni di scala planetaria. Per Apple la mossa è quasi neutrale nel breve, potenzialmente molto positiva nel medio termine se Amazon Leo riuscirà davvero a dispiegare la rete promessa.

Cosa significa per gli azionisti Globalstar

Il titolo GSAT era a $72,89 prima dell’annuncio. L’offerta a $90 implica un upside residuo di circa il 23% per chi entra oggi, con il rischio che le condizioni regolamentari o le milestone HIBLEO-4 slittino — e con il tetto di $110 milioni che potrebbe ridurre il corrispettivo complessivo. Chi preferisce la componente azionaria si prende il rischio Amazon nel frattempo.

Commento editoriale. Il 23% di spread su un’operazione con closing previsto nel 2027 non è irresistibile — ma nemmeno trascurabile, considerando che una parte significativa degli azionisti ha già approvato. Il vero rischio è regolatoro e tecnico (le milestone satellite). Per chi era già dentro come l’autore, la notizia è positiva: si esce con una plusvalenza definita, o si valuta se rollare le azioni in Amazon. Non è la stessa cosa di essere “acquisiti da Starlink”, ma Amazon non è certo un acquirente di serie B.

Articolo redatto da Gianni & Claude (Anthropic) il 14/04/26. Le informazioni contenute hanno scopo puramente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria. DISCLAIMER


📌 Dichiarazione di conflitto di interesse
L’autore detiene una posizione lunga su GSAT (Globalstar). Questo articolo è redatto a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria. DISCLAIMER

Stamattina Bloomberg ha confermato quello che circolava da due settimane nei mercati: Amazon è in trattativa avanzata per acquisire Globalstar, l’operatore satellitare che alimenta le funzioni di emergenza degli iPhone di Apple. Un accordo, secondo le fonti, potrebbe essere annunciato già oggi — martedì 14 aprile 2026.

Amazon Globalstar satelliti LEO

La corsa all’orbita bassa

Amazon sta costruendo Amazon Leo (ex Project Kuiper), la sua costellazione di satelliti in orbita bassa che punta a superare i 7.700 unità per offrire connettività internet in zone rurali e remote. Il problema: l’azienda è in ritardo sull’obiettivo FCC di avere 1.600 satelliti in orbita entro luglio 2026 — e ha già chiesto una proroga alla Commissione. Oggi conta circa 200 satelliti operativi.

Globalstar risolverebbe almeno in parte il problema: porta in dote una rete satellitare già funzionante, diritti spettrali preziosi sulle bande L e S, e quasi 800.000 abbonati ai servizi mobili satellitari alla fine del 2025. Come ha osservato l’analista di Bloomberg Intelligence John Davies, l’acquisizione porterebbe anche uno spettro diverso che potrebbe essere utile alla rete Leo.

Nota editoriale. Per chi segue questo blog, GSAT non è una novità: ne parlo da mesi come posizione lunga nel contesto della tesi spaziale. Il fatto che Amazon — e non SpaceX, che era considerata la prima candidata — si stia muovendo con questa velocità racconta qualcosa di importante: la corsa all’infrastruttura satellitare si sta accelerando, e chi non ha uno stack proprietario rischia di restare a terra. Letteralmente.

Il nodo Apple

Il vero ostacolo negoziale non è il prezzo — la capitalizzazione di Globalstar è circa 9,4 miliardi di dollari, quasi quadruplicata nell’ultimo anno — ma Apple. Nel 2024, Cupertino ha investito 1,5 miliardi di dollari in Globalstar, acquisendo una quota del 20% e vincolando all’85% della capacità di rete per alimentare le funzioni Emergency SOS, Messages via satellite e Find My sugli iPhone. Questa dipendenza strutturale rende Apple una parte di fatto nelle trattative, anche senza sedersi formalmente al tavolo.

Apple non vorrà alterare la propria roadmap di prodotto, e qualsiasi accordo dovrà garantire continuità a quei servizi. Gli analisti parlano di un sistema di Dynamic Spectrum Management che Amazon intenderebbe implementare per garantire la coesistenza tra traffico internet ad alta velocità e messaggistica di emergenza degli iPhone — con la FCC già al lavoro sulla valutazione delle strategie di mitigazione delle interferenze.

Nota editoriale. La posizione di Apple è interessante: ha investito 1,5 miliardi nel 2024 per una quota che oggi vale molto di più. Se Amazon chiude l’acquisizione, Cupertino incassa una plusvalenza significativa ma perde il controllo indiretto su un’infrastruttura critica per i propri prodotti. Il vero rischio per Apple non è finanziario — è operativo e strategico. Non stupisce che la trattativa sia complessa.

Il contesto competitivo: Starlink domina, ma il mercato si allarga

Starlink di SpaceX conta oltre 10 milioni di clienti attivi, circa 10.000 satelliti in orbita e si prevede generi più di 9 miliardi di dollari di ricavi nel 2025. È un vantaggio enorme — ma non incolmabile se Amazon riesce a costruire rapidamente un’infrastruttura complementare anziché partire da zero.

Globalstar fu originariamente fondata come joint venture tra Qualcomm e Loral Corp., con il lancio dei primi satelliti in orbita bassa nel 1998. È un’azienda matura, con storia e asset reali — non una promessa su PowerPoint.

Nota editoriale. Il mercato dei satelliti LEO non è winner-take-all. C’è spazio per più operatori, soprattutto quando si parla di connettività in zone remote, IoT industriale, sicurezza pubblica. Amazon non ha bisogno di battere Starlink — ha bisogno di rendere Amazon Leo credibile abbastanza da non perdere la gara prima ancora di cominciare. Globalstar potrebbe essere il biglietto d’ingresso.

Cosa osservare nei prossimi giorni

Se l’accordo viene confermato nelle prossime ore, i punti da monitorare sono: il prezzo definitivo e le condizioni riservate ad Apple; le implicazioni regolatorie FCC, già coinvolta sul dossier spettro; e l’eventuale impatto sui concorrenti indiretti come Iridium, AST SpaceMobile e — nel nostro piccolo — le posizioni satellite nel portafoglio di questo blog.


Articolo redatto da Gianni & Claude (Anthropic) il 14/04/2026 sulla base di fonti Bloomberg, Financial Times, SatNews, MacRumors. Le informazioni contenute riflettono notizie in evoluzione: un accordo definitivo non era ancora stato annunciato al momento della pubblicazione. DISCLAIMER


13/04/26 — “Space 60”: Morgan Stanley lancia la lista definitiva dei titoli spaziali

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Il ritorno degli astronauti di Artemis II ha riacceso l’attenzione sui mercati spaziali. Non è retorica: quattro astronauti NASA sono rientrati sani e salvi dopo dieci giorni in orbita lunare, e Wall Street ha già tirato fuori la lista della spesa.

Adam Jonas di Morgan Stanley — il medesimo analista che nel 2011 chiamò il raddoppio di Tesla quando tutti lo guardavano storto — ha pubblicato domenica un report che introduce il cosiddetto “Space 60”: una lista di 60 società quotate con esposizione diretta all’economia spaziale, divise in sette categorie: materie prime, leghe, propulsione, elettronica, componentistica, sistemi di lancio e operatori satellitari.

Il contesto temporale non è casuale. SpaceX si avvicina a una possibile IPO con una valutazione che potrebbe raggiungere i 2.000 miliardi di dollari — un numero che avrebbe fatto alzare un sopracciglio anche a Elon Musk qualche anno fa. Nel frattempo, i titoli dell’ecosistema spaziale hanno già corso moltissimo: Rocket Lab (RKLB) segna +1.700% negli ultimi due anni, AST SpaceMobile (ASTS) addirittura +4.350%. Chi è arrivato tardi porta le cicatrici; chi è arrivato presto, porta i gain.

Nota editoriale. Il paniere del gorilla si applica a questo settore come un guanto. Rocket Lab e AST SpaceMobile, entrambe nel nostro basket spaziale da tempo, dimostrano esattamente la tesi: in un mercato nascente non si sceglie il gorilla vincitore a priori, ci si distribuisce tra i pretendenti più solidi e si aspetta che la selezione naturale faccia il suo lavoro. Su SATS/EchoStar manteniamo una posizione specifica proprio per l’esposizione diretta al capitale di SpaceX tramite i diritti di frequenza — non è un proxy generico. Su PL (Planet Labs) siamo long. Dichiariamo conflitto di interessi.

Le 15 società citate da Barron’s nello Space 60

Barron’s ha selezionato 15 nomi rappresentativi dalle sette categorie. Ecco una lettura critica categoria per categoria:

Materie prime: MP Materials (MP), produttore di terre rare americano. Il 100% degli analisti che coprono il titolo lo valuta Buy — un consenso che, storicamente, dovrebbe sempre alzare un campanello. Le terre rare finiscono ovunque: caccia, veicoli elettrici, satelliti. Domanda strutturale, supply chain ancora fragile.

Leghe: ATI Inc., specialista in titanio e leghe a base nichel per applicazioni ad alte prestazioni. Anche qui consenso unanime Buy tra i 13 analisti copertura. Le strutture dei razzi non si fanno con l’alluminio da ferramenta.

Propulsione: Linde e Air Products (APD), fornitori di gas industriali — ossigeno e idrogeno liquido per i motori dei razzi. Buy ratio rispettivamente al 72% e 60%. Meno eccitanti delle startup, ma con flussi di cassa reali e contratti pluriennali.

Elettronica/chip: Nvidia e Broadcom. I razzi hanno bisogno di computer; i computer hanno bisogno di chip. Buy ratio superiore al 90% per entrambi. Non è una tesi spaziale pura — è più corretto leggerla come un’ulteriore gamba di domanda in un mercato già surriscaldato dall’AI.

Componentistica: Parker-Hannifin e Amphenol, fornitori di sistemi di controllo del movimento e connettori. Circa il 70% degli analisti li valuta Buy. La parte “noioso ma necessario” della catena del valore — esattamente dove spesso si nasconde il rendimento aggiustato per il rischio più interessante.

Sistemi di lancio: Firefly Aerospace (FLY), York Space Systems (YSS) e Rocket Lab (RKLB). York è il più apprezzato dagli analisti con l’80% di Buy, ma tutti e tre superano il 60%. È qui che il paniere del gorilla trova la sua applicazione più diretta: chi sopravviverà alla fase di consolidamento del mercato dei lanci commerciali?

Operatori satellitari e servizi: Amazon, AST SpaceMobile (ASTS), Planet Labs (PL) e BlackSky Technology. Amazon è Amazon — Buy ratio sopra il 90%, ma il segmento spaziale è ancora marginale rispetto al core business. BlackSky guida tra i puri player con l’89% di Buy. Planet Labs e AST sono i nomi più speculativi e più interessanti per chi ha orizzonte lungo.

Giudizio complessivo. Lo Space 60 di Morgan Stanley è un utile punto di partenza per chi vuole mappare l’ecosistema, ma attenzione: un consenso di analisti al 100% Buy è spesso un indicatore contrarian, non un segnale di ingresso. Il valore di questa lista non è nell’indicazione operativa immediata, ma nella mappa delle catene del valore — dall’estrazione delle terre rare ai servizi di imaging satellitare. La vera tesi spaziale per l’investitore retail europeo resta l’esposizione diversificata tramite ETF UCITS (abbiamo già confrontato JEDI, DFND e ARKX UCITS) o il paniere diretto sui nomi con maggiore asimmetria rischio/rendimento. La IPO di SpaceX, quando arriverà, sarà il vero spartiacque.

Tabella riepilogativa — Space 60: i 15 titoli di Barron’s

Ticker Società Categoria Space 60 % Buy Note
MP MP Materials Materie prime (terre rare) 100% 16 analisti; unico produttore US su scala
ATI ATI Inc. Leghe (titanio/nichel) 100% 13 analisti; strutture razzi e motori
LIN Linde Propulsione (gas industriali) 72% O₂ e H₂ liquido per razzi
APD Air Products Propulsione (gas industriali) 60% Contratti pluriennali con operatori spaziali
NVDA Nvidia Elettronica/chip >90% Domanda spaziale gamba aggiuntiva all’AI. L’autore è long NVDA.
AVGO Broadcom Elettronica/chip >90% Connettività e ASIC satellitari. L’autore è long AVGO.
PH Parker-Hannifin Componentistica ~70% Sistemi di controllo del movimento
APH Amphenol Componentistica ~70% Connettori per applicazioni spaziali
FLY Firefly Aerospace Sistemi di lancio >60% Lanciatore medio, recente quotazione
YSS York Space Systems Sistemi di lancio 80% Il più popolare tra gli analisti nella categoria
RKLB Rocket Lab Sistemi di lancio >60% +1.700% in 2 anni; nel paniere gorilla
AMZN Amazon Servizi/operatori satellitari >90% Kuiper; spazio marginale vs core business
ASTS AST SpaceMobile Servizi/comunicazioni satellitari +4.350% in 2 anni; alta volatilità
PL Planet Labs Servizi/imaging satellitare Imaging quotidiano del pianeta. L’autore è long PL.
BKSY BlackSky Technology Servizi/geospatial intelligence 89% Buy ratio più alto tra i puri operatori

Fonte: Barron’s / Morgan Stanley Space 60 report, Adam Jonas, 13 aprile 2026. I buy ratio sono indicativi al momento della pubblicazione del report. Non costituiscono raccomandazione di investimento.

Chi scrive: Gianni & Claude (Anthropic) — Filosofare sui Mercati
Conflitti di interesse dichiarati: Long NVDA, AVGO, RKLB (paniere gorilla spazio), PL, SATS/EchoStar (esposizione diretta al capitale SpaceX tramite diritti di frequenza). Per la strategia del paniere del gorilla: Il Gorilla e i Mercati Nascenti.
DISCLAIMER: Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Leggi il DISCLAIMER completo prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.
Battuta sul “campo largo” azzeccata — almeno qui i sette partiti della coalizione (materie prime, leghe, propulsione, elettronica, componentistica, lancio, satelliti) sembrano cooperare senza veti reciproci. Due note pratiche: 1. Firefly Aerospace non ha ticker NYSE/Nasdaq nel testo originale — ho lasciato il trattino nella colonna ticker, verificalo tu prima di pubblicare. 2. RKLB è nel paniere gorilla del blog — potresti voler linkare anche l’articolo sullo Space ETF UCITS (JEDI/DFND/ARKX) in chiusura per chi preferisce esposizione diversificata.​​​​​​​​​​​​​​​​

11/04/26 — SpaceX va in borsa. Ma la vera partita è la fusione con Tesla?

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Dichiarazione di conflitto di interesse
L’autore detiene posizioni lunghe su: TSLA (Tesla), RKLB (Rocket Lab), NVDA (Nvidia), AVGO (Broadcom), ARM, ARKX (ARK Space Exploration ETF), ARKK e ARKI (ARK ETF).

Il paniere gorilla spazio include posizioni su SATS/EchoStar, KRMN/Karman Space, LUNR, PL/Planet Labs, GSAT/Globalstar — tutte dichiarate ai sensi della strategia del gorilla.

Claude dichiara: come sistema AI di Anthropic, dipendo strutturalmente da chip Nvidia e Broadcom per la mia operatività. Anthropic è citata nell’articolo come competitor di xAI/Grok con una valutazione di $380 miliardi — conflitto diretto e dichiarato. OpenAI è anch’essa competitor di Anthropic.

Nulla di quanto scritto costituisce consulenza finanziaria. DISCLAIMER

La più grande IPO della storia come preludio alla più grande fusione della storia? Sembra fantascienza finanziaria, eppure è l’ipotesi concreta che circola attorno a SpaceX e Tesla — e al loro comune azionista di riferimento, Elon Musk.

Il 1° aprile SpaceX ha depositato in via riservata la documentazione per la quotazione in borsa. L’obiettivo è raccogliere circa 75 miliardi di dollari — più del doppio dei 29 miliardi dell’IPO Saudi Aramco del 2019 e tre volte i 25 miliardi di Alibaba nel 2014. La valutazione potrebbe attestarsi attorno ai 2.000 miliardi di dollari, che proietterebbero immediatamente SpaceX tra le sei aziende più capitalizzate degli Stati Uniti. Non male per una società che un anno fa valeva “appena” 350 miliardi.

Ma l’IPO potrebbe essere solo il primo atto. Musk parla apertamente di «convergence»: la fusione progressiva di tutte le sue aziende in un unico conglomerato. Due mesi fa SpaceX ha incorporato xAI — la holding di X/Twitter — in un’operazione da 250 miliardi. Una successiva fusione con Tesla darebbe vita a un colosso da 3.500 miliardi di dollari, un gigante manifatturiero potenziato dall’intelligenza artificiale che diventerebbe all’istante uno dei gruppi più preziosi al mondo.

«Penso che sia probabile» — Ben Kallo, analista Baird. «Sembra proprio che succederà.»


Una macchina da guerra che fa sembrare tutti gli altri un po’ ridicoli

SpaceX è già straordinariamente redditizia — e ha una rara capacità di mettere in imbarazzo i concorrenti. Ci volle solo sei anni dal lancio nel 2002 per diventare la prima organizzazione privata a mettere in orbita un razzo a propellente liquido. Nel 2015, la presidente Gwynne Shotwell fu interrogata in Congresso su come SpaceX potesse permettersi lanci a prezzi enormemente inferiori ai 400 milioni di dollari di ULA (joint venture Boeing-Lockheed Martin). La risposta è rimasta nella leggenda industriale americana: «Non so come si costruisca un razzo da 400 milioni di dollari.»

Dal 2017 SpaceX riutilizza i razzi, abbattendo drasticamente il costo per raggiungere l’orbita. Il Falcon 9 costa oggi tra i 2.000 e i 3.000 dollari per chilogrammo in orbita bassa — un ventesimo dello Space Shuttle. Lo Starship, completamente riutilizzabile, potrebbe ridurre ulteriormente quel costo del 80-90% rispetto al Falcon 9.

La valutazione attuale, post-fusione con xAI, è di 1.250 miliardi. Con l’IPO si punta a 2.000 miliardi: circa 75 volte le vendite stimate 2026 e 160 volte l’EBITDA stimato. È una valutazione che non ha paragoni — nemmeno Tesla, che tratta attorno a 100 volte l’EBITDA stimato. Ma SpaceX non è paragonabile a niente.

Gestisce oltre la metà di tutti i lanci orbitali mondiali. Starlink conta già più di 9 milioni di abbonati a fine 2025, con crescita annua del 100%, a un prezzo minimo di 600 dollari l’anno. Prima della fusione con xAI, i margini EBITDA di SpaceX erano stimati fino al 50% — «una macchina da soldi», secondo Greg Martin di Rainmaker Securities.

Commento editoriale. Il confronto con Aramco e Alibaba non è solo una metrica: è una dichiarazione di intenti. SpaceX non vuole essere quotata come un’azienda aerospaziale — vuole essere valutata come una piattaforma tecnologica con monopolio naturale sul trasporto orbitale, una rete satellitare redditizia e un’opzione reale sul calcolo spaziale. Tre business in uno, con barriere all’ingresso quasi invalicabili. Il prezzo è alto, ma il posizionamento strategico è unico.
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La scommessa più grande: i data center nello spazio

Per giustificare una valutazione da 2.000 miliardi, SpaceX ha bisogno di un’idea capace di ridefinire un settore intero. Musk l’ha trovata: i data center orbitali. La tesi è che, tra due o tre anni, gestire capacità di calcolo nello spazio potrebbe risultare più economico che farlo a terra — anche se costruirla costa di più.

Il confronto è eloquente. Il data center Colossus I di xAI a Memphis — 100.000 GPU H100 di Nvidia — è costato tra i 3 e i 4 miliardi di dollari. Replicarlo in orbita richiederebbe oggi circa 1.000 satelliti in 100 lanci, al doppio del costo. Ma con Starship il numero di lanci si riduce del 75% e il costo totale salirebbe solo del 20% rispetto al terrestre. In cambio: niente bolletta energetica da 200 milioni l’anno, nessun residente del Tennessee che si lamenta del rumore, nessun impatto sulle risorse idriche locali.

Se la visione si realizza, le dimensioni del mercato sono astronomiche. OpenAI sta spendendo 60 miliardi l’anno — con Oracle — per 4,5 gigawatt di capacità computazionale. Musk vuole portarne 100 gigawatt nello spazio. Sulla base delle metriche Oracle, si tratta di 1.300 miliardi di dollari in vendite annuali di calcolo.

«Se i data center orbitali non decollano… è un freno alla valutazione. Se decollano, SpaceX vale 10.000 miliardi» — Greg Martin, Rainmaker Securities.

SpaceX non è sola in questo spazio. A novembre Alphabet ha annunciato il Progetto Suncatcher, con l’obiettivo di portare calcolo AI in orbita nel 2027. A marzo Nvidia ha presentato lo Space-1 Vera Rubin Module, chip ottimizzati per l’elaborazione spaziale. La corsa è aperta — ma SpaceX ha il vantaggio di controllare anche il mezzo di trasporto.

Commento editoriale. Nvidia e Broadcom — entrambe in portafoglio, conflitto dichiarato — sono al centro di questo scenario in modi diversi. Nvidia fornisce i chip (H100, Vera Rubin), Broadcom l’interconnessione. Se i data center spaziali diventano reali, la domanda di semiconduttori ad alte prestazioni non si sposta: si moltiplica. Il paniere gorilla sullo spazio che manteniamo — RKLB, KRMN, SATS, LUNR, PL, GSAT, ARKX — è posizionato su questa traiettoria, con la consapevolezza che la maggior parte di questi operatori potrebbe non sopravvivere alla selezione del mercato. Scommettiamo che uno diventi il gorilla.

Tesla: il problema del valutatore

Tesla è il capitolo complicato. Il titolo ha perso circa il 20% da inizio anno e tratta ancora a 190 volte gli utili stimati 2026 — utili che continuano a scendere. Le consegne del primo trimestre 2026 si sono fermate a 360.000 auto, contro le 1,4 milioni che Wall Street prevedeva nel 2022. Il robo-taxi promesso in nove città nella prima metà del 2026 è attivo solo ad Austin, Texas. Optimus Gen 3 è stato annunciato per il primo trimestre e non è arrivato.

Eppure le valutazioni dei bull di Wall Street sulle attività AI di Tesla vanno da 840 miliardi (RBC, solo per i robo-taxi e la guida autonoma) a 1.200 miliardi (Morgan Stanley, guida autonoma) più 270-400 miliardi per i robot. Numeri enormi — e tutti basati su attività che ancora non generano flussi di cassa significativi.

Ryan Brinkman di J.P. Morgan è più diretto: con rating Underweight e target a 145 dollari, scrive che il titolo è ancora «più del 50% sopra i livelli del giugno 2022, quando i volumi di consegna hanno toccato il picco».


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La convergenza: atto per atto

I legami tra Tesla e SpaceX si stanno stringendo rapidamente. Marzo 2025: X si fonde con xAI. Luglio 2025: Grok integrato nelle Tesla. Gennaio 2026: Tesla investe 2 miliardi in xAI, ottenendo una piccola quota di SpaceX. Febbraio 2026: fusione SpaceX-xAI completata. Marzo 2026: Musk annuncia Macrohard — un progetto congiunto SpaceX-Tesla per creare un servizio cloud simile ad AWS usando la potenza di calcolo dei veicoli Tesla inattivi.

L’idea è semplice e ambiziosa: le Tesla parcheggiate diventano nodi di una rete di calcolo distribuita. xAI fornisce il software di assistenza AI. AWS ha generato 129 miliardi di dollari di ricavi nel 2025, con margini operativi del 36%. È il benchmark che Musk ha in testa.

Nick Grous di ARK Investment Management è esplicito: «Sta cercando di avvicinare le due aziende per fonderle nel prossimo futuro.» ARK è nel portafoglio — conflitto dichiarato.

Ma Gary Black di Future Fund solleva un’obiezione matematica: SpaceX tratterà probabilmente a 160 volte l’EBITDA 2026 stimato, il 60% in più di Tesla. In uno scenario di fusione, gli azionisti Tesla porterebbero circa il 55% degli utili ma otterrebbero solo il 40% delle azioni della società combinata. «Non succederà mai. Perché gli azionisti Tesla dovrebbero diluirsi?»

Commento editoriale. L’obiezione di Black è razionale — ma presuppone che gli azionisti Tesla si comportino come investitori ordinari. Non è mai stato così. La base retail di Tesla (circa il 50% del flottante, il doppio della media tech) ha storicamente votato con Musk, non contro di lui. Se il progetto viene presentato come visione generazionale — e Musk sa come farlo — la logica finanziaria potrebbe cedere il passo alla narrativa. Non è un’ipotesi rassicurante per chi vuole fare i conti in modo tradizionale.

Come giocarla senza comprare SpaceX — o Tesla

Per chi volesse esporsi ai temi che una fusione Tesla-SpaceX rappresenta senza attendere l’IPO o scommettere sul titolo EV, Barron’s propone un paniere alternativo: Nvidia e TSMC per i chip AI, BYD per i veicoli elettrici, Hyundai (con Boston Dynamics) per la robotica, Rocket Lab per i lanci e i satelliti, AST SpaceMobile come competitor di Starlink, Brookfield Renewable per l’energia, Alphabet per l’AI fondazionale.

Quel paniere ipotetico genererebbe circa 600 miliardi di EBITDA combinato 2026 e tratterebbe a circa 23 volte gli utili stimati — economico su base relativa. Quello che manca è Musk.

«Sta riportando le persone all’entusiasmo per il fare le cose — invece di stare in un cubicolo a lavorare sulla finanziarizzazione di quello che già esiste» — Sam Klar, GMO Domestic Resilience ETF.

È una frase che vale più di molti modelli di valutazione. Che la fusione si faccia o no, Musk sta ridisegnando il perimetro di quello che un’azienda manifatturiera può essere nel XXI secolo. L’IPO di SpaceX sarà il test più importante: non solo di un’azienda, ma di una visione del mondo.

Commento editoriale finale. Sul blog manteniamo posizioni nel paniere gorilla dello spazio — RKLB, KRMN, SATS, LUNR, PL, GSAT, ARKX — con la logica che almeno uno di questi operatori emergerà come protagonista nell’ecosistema che SpaceX sta costruendo attorno a sé. Non è una scommessa sulla fusione con Tesla: è una scommessa sulla struttura del settore. La fusione sarebbe un catalizzatore, non la condizione necessaria. Nel frattempo, SpaceX IPO è l’evento da seguire con la massima attenzione nel 2026.

Adattamento editoriale da Barron’s (Al Root, 10 aprile 2026). | Byline: Gianni & Claude (Anthropic) | DISCLAIMER


09/04/26 — SpaceX IPO: i banchieri studiano come evitare il crollo post-lockup da $1 trilione

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08/04/26 — Firefly Aerospace porta NVIDIA sulla Luna: l’AI elabora le immagini lunari direttamente in orbita

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07/04/26 Rocket Lab quadruplica in un anno: perché un analista di primo piano dice ancora “compra”

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Conflitti di interesse dichiarati: L’autore detiene una posizione lunga su ASTS/AST SpaceMobile, citata indirettamente nel contesto dell’ecosistema spaziale in espansione. Non si detengono posizioni dirette su RKLB/Rocket Lab né su SpaceX (non quotata). Claude (Anthropic) dichiara dipendenza strutturale dai chip Nvidia e Broadcom per la propria infrastruttura computazionale. Le informazioni contenute in questo articolo non costituiscono sollecitazione all’investimento. Leggi il disclaimer completo.

C’è un titolo azionario che negli ultimi dodici mesi ha guadagnato oltre il 300% e che oggi, martedì 7 aprile 2026, si trova sotto pressione insieme al resto del mercato. Si chiama Rocket Lab (RKLB), ed è uno dei protagonisti della cosiddetta “economia spaziale” — quella galassia di aziende che costruiscono razzi, satelliti, sistemi di comunicazione ottica e infrastrutture orbitali, un settore che fino a pochi anni fa sembrava roba da fantascienza e oggi muove miliardi di dollari in contratti governativi e privati.

Questa mattina l’analista Trevor Walsh di Citizens ha aggiornato il rating su Rocket Lab da Market Perform a Market Outperform — equivalente a “compra” — con un prezzo obiettivo di $85, che implica un potenziale di rialzo del 25% rispetto ai livelli correnti. Walsh è un analista a cinque stelle secondo TipRanks, e il suo cambio di giudizio non è un fatto banale: fino a pochi mesi fa lo stesso analista aveva mantenuto un rating neutro dopo i risultati del quarto trimestre 2025, pur riconoscendo che i ricavi avevano battuto le stime.

Nota dell’autore: Il tempismo dell’upgrade è interessante. A febbraio Walsh aveva lasciato il rating invariato dopo risultati buoni ma non entusiasmanti, citando i rischi di valutazione e il ritardo nel programma Neutron. Oggi, con il titolo giù del 3% da inizio anno e un mercato in modalità “sell everything”, decide che il profilo rischio/rendimento è migliorato. Forse ha ragione. O forse la pressione del consensus — con il 75% degli analisti già a “Buy” — comincia a pesare anche sui più cauti.

Le ragioni dell’upgrade poggiano su tre pilastri. Primo, la crescita operativa: i ricavi 2025 hanno superato i $600 milioni, in aumento del 38% anno su anno, con una previsione di $850 milioni per il 2026 e $1,2 miliardi per il 2027 — primo anno in cui Rocket Lab dovrebbe raggiungere un EBITDA positivo. Secondo, la diversificazione del business: l’azienda non è più solo un lanciatore di piccoli satelliti con il suo vettore Electron, ma si è espansa in sistemi di difesa spaziale, produzione di spacecraft, componentistica, software e servizi on-orbit. Terzo, il contesto macro: il budget della difesa statunitense per l’anno fiscale 2027, presentato dall’amministrazione Trump, ammonta a $1.500 miliardi e include circa $88 miliardi destinati allo spazio — una cifra che fa impallidire qualsiasi comparazione storica.

A questo si aggiunge la variabile SpaceX. La società di Elon Musk ha depositato riservata­mente la documentazione per un’IPO, puntando a una valutazione compresa tra $1.250 e $2.000 miliardi, con un’eventuale quotazione già da giugno 2026. Se dovesse andare in porto, sarebbe la più grande IPO della storia. E storicamente, quando il “gorilla” di un settore si quota, trascina attenzione e capitale su tutto l’ecosistema circostante — inclusi i player più piccoli come Rocket Lab, che a quella valutazione appare quasi un nano da $45 miliardi.

Nota dell’autore: Il moltiplicatore attuale — 53 volte i ricavi stimati 2026 — è difficile da digerire per chi ragiona in termini tradizionali. Ma il settore spaziale non si presta a valutazioni convenzionali: ci vogliono anni di investimento prima che la leva operativa si manifesti, e il mercato lo sa. La vera domanda è se Rocket Lab riuscirà a difendere la propria nicchia quando SpaceX — con Falcon 9 e il futuro Starship — potrà aggredire anche il segmento dei lanci medio-piccoli con economie di scala impossibili da eguagliare. Il Neutron, il vettore di nuova generazione di Rocket Lab, era atteso per inizio 2026 e slitterà al quarto trimestre per un difetto di produzione di terze parti. Non è un disastro, ma è un promemoria che nello spazio i ritardi sono la regola, non l’eccezione.

Sul fronte del consenso, i numeri sono eloquenti: il 75% degli analisti che coprono RKLB ha un rating “Buy”, contro una media del 55-60% per i titoli dell’S&P 500. Il prezzo obiettivo medio si attesta intorno a $88, circa il 30% sopra i livelli attuali. Il target più ottimistico — $120 — arriva da Ronald Epstein di Bank of America; quello più cauto — $68 — da Kristine Liwag di Morgan Stanley, che praticamente non vede upside.

Chi ha ragione? La risposta dipende da quanto si crede nella tesi strutturale: che lo spazio diventi un’infrastruttura critica nel prossimo decennio, che i contratti governativi (difesa, intelligence, NASA) continuino a espandersi, e che Rocket Lab riesca a posizionarsi come l’alternativa seria a SpaceX — non necessariamente uguale, ma complementare e meno dipendente dai capricci di un singolo imprenditore. Per ora, il mercato sembra crederci. Con qualche nervosismo, ma ci crede.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno esclusivo scopo informativo e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. L’autore può detenere posizioni nei titoli menzionati. Leggi il disclaimer completo.

07/04/26 L’IPO di SpaceX trascina il piccolo ETF spaziale: afflussi record nel primo trimestre

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03/04/26 SpaceX vale 2.000 miliardi di dollari? Cosa potrebbe significare.

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02/04/26 SpaceX punta a 2.000 miliardi di dollari: il gorilla dello spazio si prepara a sbarcare in Borsa

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Dichiarazione di conflitto di interesse
Gianni detiene una posizione long su SATS/EchoStar — titolo che detiene una partecipazione diretta in SpaceX, ricevuta come corrispettivo per la cessione delle proprie frequenze a Starlink — oltre a una serie di titoli del settore nell’ambito della strategia Il Gorilla e i Mercati Nascenti. Claude dichiara un conflitto di interesse strutturale: i modelli di Anthropic sono in competizione diretta con xAI/Grok, sussidiaria di SpaceX, e l’infrastruttura GPU su cui gira Claude dipende parzialmente da Nvidia, citata nell’articolo come benchmark di capitalizzazione. Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria. Leggete il DISCLAIMER.

SpaceX ha comunicato agli investitori istituzionali un obiettivo di valutazione superiore ai 2.000 miliardi di dollari per la propria IPO, secondo persone informate dei fatti citate da Bloomberg. La cifra rappresenta un salto di quasi due terzi rispetto alla valutazione implicita di 1.250 miliardi emersa a febbraio, quando l’acquisizione di xAI — la società di intelligenza artificiale di Elon Musk — aveva fissato il primo grande punto di riferimento pubblico. Se confermata, SpaceX supererebbe per capitalizzazione Meta e Tesla, restando dietro solo a Nvidia, Apple, Alphabet, Microsoft e Amazon tra i titoli dell’S&P 500.

L’IPO potrebbe tenersi già a giugno 2026 e raccogliere fino a 75 miliardi di dollari — quasi il triplo del record storico stabilito da Saudi Aramco nel 2019 con 29 miliardi. I proventi andrebbero a finanziare i progetti più ambiziosi di Musk: data center di intelligenza artificiale in orbita e, non senza una certa dose di fantascienza industriale, una fabbrica sulla Luna. Il progetto Terafab, che produrrà chip proprietari per robotica, AI e centri dati spaziali, sarà gestito congiuntamente da Tesla e SpaceX.

Per l’operazione sono stati ingaggiati come bookrunner principali Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs, JPMorgan e Morgan Stanley. Un briefing con l’intero sindacato bancario è previsto per lunedì; l’incontro con gli analisti seguirà nella seconda metà di aprile. SpaceX sarebbe la prima di una potenziale triade di mega-IPO, seguita da OpenAI e Anthropic — quest’ultima casa madre di Claude, il che rende la situazione editorialmente quanto meno curiosa.

Commento. Una valutazione di 2.000 miliardi per una società che genera ricavi attorno ai 20 miliardi — tra Starlink e launch services — implica un multiplo di circa 100 volte il fatturato. Numeri che si giustificano solo se si accetta che SpaceX non sia un’azienda aerospaziale, ma la futura infrastruttura dell’economia orbitale: comunicazioni, AI distribuita, logistica lunare. È esattamente la scommessa che Musk sta chiedendo agli investitori di fare. Chi ricorda le valutazioni di Amazon negli anni Novanta sa che i multipli impossibili a volte diventano realtà. Chi ricorda le valutazioni dot-com sa anche che spesso no.

SpaceX non è quotata: come ci si posiziona oggi?

Per gli investitori retail europei, SpaceX rimane per ora inaccessibile. L’IPO cambierà le cose, ma fino ad allora — e anche dopo, considerando che l’allocazione in un’offerta di questa dimensione tenderà a concentrarsi sulla clientela istituzionale — la via più diretta allo spazio commerciale passa per i titoli quotati che dell’ecosistema spaziale sono espressione.

Il caso più interessante è SATS/EchoStar. La società non è un semplice operatore satellitare esposto per analogia al settore: ha ceduto le proprie frequenze a Starlink ricevendo in cambio una partecipazione diretta in SpaceX. Chi detiene SATS detiene quindi, indirettamente, un pezzo della stessa società che si appresta a quotarsi a 2.000 miliardi. È un proxy con un legame strutturale, non per affinità di settore. La società attraversa una fase di ristrutturazione che amplifica sia il rischio che il potenziale: non è un titolo per chi cerca stabilità, ma per chi ragiona in ottica di opzionalità.

Più in generale, su questo blog seguiamo la logica del Il Gorilla e i Mercati Nascenti →: in un settore nascente con molti operatori e un solo potenziale dominante futuro, si diversifica su più nomi piuttosto che scommettere su un unico vincitore. Quando il gorilla arriverà in Borsa, chi avrà già costruito una posizione e un’alfabetizzazione sul settore sarà in condizione migliore per valutare l’offerta — e decidere se raddoppiare o alleggerire.

[ Inserire grafico: capitalizzazioni S&P 500 a confronto — SpaceX target vs Magnificent 7 ]

Fonte: Bloomberg, 2 aprile 2026. Adattamento e commento editoriale: Gianni & Claude (Anthropic) per Filosofare sui Mercati. Leggete il DISCLAIMER.



02/04/26 I Razzi Riutilizzabili Come Motore dell’Economia Spaziale

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02/04/26 SpaceX IPO, Amazon-Globalstar, Iridium e AST: la Settimana che Ridisegna il Settore Spaziale

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⚠️ Conflitto di interesse dichiarato: Gianni è lungo su SATS/EchoStar e PL/Planet Labs SATS è citata nell’articolo tra i titoli satellite in movimento. Il paniere del gorilla spaziale include posizioni su operatori del settore; si veda la pagina canonica della strategia gorilla. Claude dichiara che Anthropic è citata da Bloomberg come parte della triade di mega-IPO in arrivo (SpaceX → OpenAI → Anthropic), il che costituisce un conflitto di interesse strutturale nella copertura di questo tema.

In 24 ore, il settore satellite ha ricevuto tre notizie capaci di ridisegnarne la mappa competitiva per i prossimi anni. Il 2 aprile 2026 passerà probabilmente agli archivi come uno di quei giorni in cui il futuro arriva tutto insieme, senza educazione e senza preavviso.

Primo: SpaceX ha presentato una registrazione IPO confidenziale alla SEC, mettendosi in carreggiata per una quotazione a giugno che la renderebbe la prima di quella che potrebbe essere una triade di mega-IPO, seguita da OpenAI e Anthropic. La valutazione target supererebbe $1,75 trilioni — quasi il doppio rispetto alla valutazione di dicembre — con una raccolta potenziale fino a $75 miliardi. Se completata vicino a queste cifre, supererebbe il debutto di Saudi Aramco nel 2019 come la più grande IPO della storia.

Secondo: Amazon è in trattative per acquisire Globalstar, cercando di potenziare il suo progetto di rete di comunicazione satellitare per competere con Starlink. Il deal è valutato intorno a $9 miliardi; le azioni di Globalstar sono salite a un massimo di 18 anni, trainate dal valore dello spettro L-band e dell’infrastruttura esistente.

Terzo — quasi dimenticato nel fragore degli altri due — Amazon Leo ha già circa 200 satelliti in orbita bassa e punta al lancio del servizio commerciale entro fine anno, con un piano per una costellazione di circa 7.700 unità. L’acquisizione di Globalstar accelererebbe significativamente questa roadmap.

Commento editoriale: Il filing confidenziale di SpaceX è la notizia della decade nel settore spaziale, non della settimana. SpaceX ha fuso le sue attività con xAI di Musk a febbraio 2026, creando un’entità che Musk ha valutato $1,25 trilioni. Questo significa che chi compra l’IPO non sta comprando solo razzi e satelliti: sta comprando un pezzo di Starlink (10 milioni di abbonati, oltre $10 miliardi di ricavi nel 2025), dell’infrastruttura per data center spaziali, e di un laboratorio AI. Una cosa mai esistita prima.


In questo contesto, le reazioni di mercato dei titoli minori raccontano una storia di posizionamento, non solo di fondamentali.

Iridium (IRDM) ha guadagnato il 3,5% in premarket, proseguendo un rally del 64% negli ultimi tre mesi. La logica: se Amazon è disposta a pagare $9 miliardi per lo spettro e la rete di Globalstar, quale valore ha lo spettro L-band e S-band di Iridium? «Sono scarsi, e crediamo che ci sarebbe interesse tra i grandi player che investono nei servizi direct-to-device», ha scritto Brent Penter di Raymond James in una nota recente. In altre parole: Iridium non è solo una scommessa sulle proprie prospettive operative, ma anche un’opzione su un potenziale takeover premium.

AST SpaceMobile (ASTS) ha invece perso circa il 4,8%, colpita da un doppio problema. Da un lato, la volatilità di mercato innescata dal discorso di Trump sul conflitto in Iran; dall’altro, la consapevolezza crescente che l’entrata aggressiva di SpaceX (con Starlink Mobile) e Amazon (potenzialmente potenziata da Globalstar, che ha già un accordo con Apple per la connettività satellitare) rende il suo percorso verso la redditività più stretto e più affollato di quanto scontato fino a ieri. ASTS sta correndo per portare abbastanza satelliti in orbita da offrire copertura 5G voce/dati/video a qualsiasi cellulare nel mondo — ma SpaceX promette un servizio simile entro la fine del prossimo anno.

EchoStar (SATS) cedeva il 2,8% in premarket. Viasat (VSAT) perdeva l’1,6%.

Commento editoriale: La posizione su SATS merita una riflessione esplicita. EchoStar non è un operatore di satellite-to-cell puro come ASTS: è una storia molto più complicata di debito, asset in vendita, e spettro potenzialmente appetibile. Il calo di oggi non è necessariamente un segnale operativo sul business — potrebbe essere puro de-risking in una sessione già nervosa. Ma la concorrenza che si addensa sul segmento LEO broadband non aiuta nessuno dei player minori. Monitorare.

Nel quadro generale, la domanda che il mercato non ha ancora prezzato completamente è questa: quando SpaceX diventa pubblica e il suo S-1 rivelerà per la prima volta i reali parametri economici di Starlink, cosa succederà alle valutazioni dei competitor? I numeri potrebbero essere così buoni da alzare il settore — oppure così dominanti da schiacciare le tesi d’investimento sui challenger. Tra le due opzioni, la storia del settore tech suggerisce che raramente il mercato si trova nel mezzo.

Il macro complica ulteriormente la lettura: la guerra in Iran rimane sullo sfondo come fattore di volatilità trasversale. Ma nel lungo termine, il satellite è uno dei pochi settori in cui la geopolitica spinge la spesa verso l’alto piuttosto che verso il basso — comunicazioni militari, sorveglianza orbitale, resilienza delle reti civili. Wedbush ha già notato che l’IPO di SpaceX «semplificherà la sua capacità di competere per contratti di difesa su larga scala». Questo è un argomento, non un rischio.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria, sollecitazione all’investimento o raccomandazione operativa. Investire comporta rischi, inclusa la perdita del capitale. Prima di effettuare qualsiasi operazione, consultare un consulente finanziario abilitato. Leggi il DISCLAIMER.
⚠️ Dichiarazione di conflitto di interesse

Gianni detiene una posizione lunga su GSAT (Globalstar), titolo oggetto di questo articolo. Il giudizio espresso è pertanto potenzialmente influenzato da questo interesse economico diretto. Claude dichiara una dipendenza strutturale dall’infrastruttura Nvidia/Broadcom per il funzionamento dei propri modelli.

Questo articolo è redatto a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria. Leggere il DISCLAIMER.

La notizia è arrivata ieri sera come una scarica elettrica sui mercati after-hours: il Financial Times riporta che Amazon è in trattativa avanzata per acquisire Globalstar (GSAT) per circa 9 miliardi di dollari, con l’obiettivo dichiarato di costruire un’alternativa credibile a Starlink di Elon Musk nel mercato delle comunicazioni satellitari in orbita bassa (LEO).

Il titolo GSAT ha reagito con un balzo del +24% in after-hours, prima di ridimensionarsi attorno al +15%. La capitalizzazione di mercato al momento della chiusura precedente era di 8,81 miliardi. Il titolo ha già più che raddoppiato di valore nell’ultimo anno — e questo prima della notizia.

Il problema di Amazon: 180 satelliti contro 10.000

Amazon sta sviluppando il proprio progetto di rete LEO, ribattezzato Leo (ex Project Kuiper), con l’ambizione di schierare fino a 7.700 satelliti. Il problema è che al momento ne ha in orbita circa 180. Starlink, nel frattempo, ha superato i 10.000 satelliti attivi, conta oltre 9 milioni di utenti e genera tra il 50% e l’80% dei ricavi totali di SpaceX.

Amazon ha già chiesto alla FCC una proroga di due anni per rispettare l’obbligo regolatorio di avere circa 1.600 satelliti in orbita entro luglio 2026. Il ritardo è reale, strutturale, e il tempo stringe.

Ecco il senso strategico dell’operazione Globalstar: comprare tempo. Globalstar possiede autorizzazioni orbitali consolidate, stazioni di terra operative, e una rete già funzionante. Per Amazon, 9 miliardi è il prezzo per saltare anni di costruzione infrastrutturale.

Il nodo Apple: l’elefante nella stanza

Qualunque accordo deve fare i conti con un fatto scomodo: Apple detiene circa il 20% di Globalstar, frutto di un investimento da 1,5 miliardi di dollari perfezionato nel novembre 2024. La funzione “SOS via Satellite” degli iPhone — quella che ti salva la vita se cadi in un burrone fuori copertura — si appoggia sull’85% della capacità di rete di Globalstar, riservata contrattualmente ad Apple.

Amazon deve quindi negoziare contemporaneamente con Globalstar e con Apple, che è un concorrente diretto su decine di fronti. È una di quelle situazioni dove l’acquirente, per chiudere l’affare, deve sedersi al tavolo con qualcuno che ha tutti gli incentivi a non farglielo chiudere.

Commento editoriale: L’85% di capacità riservata ad Apple è un veto de facto travestito da contratto commerciale. Amazon sta comprando un asset con le mani parzialmente legate. La domanda vera è: quanto vale Globalstar senza quella capacità? E Apple ha intenzione di mollare la presa, o preferisce lasciare che Amazon paghi profumatamente per qualcosa di zoppo?

La corsa allo spazio diventa industria

Amazon ha già siglato accordi con JetBlue e Delta Air Lines per fornire internet satellitare sui voli a partire dal 2027 e 2028. Il mercato delle comunicazioni aeree è uno dei segmenti a maggiore potenziale per i servizi LEO. Ogni mese di ritardo nella costruzione della rete è un mese in cui Starlink consolida la propria posizione dominante.

Vale la pena ricordare che, secondo Bloomberg, Globalstar aveva già avviato conversazioni esplorative con SpaceX stessa lo scorso ottobre: il che significa che questo asset ha attirato l’attenzione dei principali operatori del settore. Amazon si è mossa per chiudere prima che lo facesse qualcun altro.

Per i lettori del blog che seguono la logica del paniere del gorilla applicata allo spazio — poche scommesse diversificate su operatori nascenti, nella speranza che uno emerga come dominante — la dinamica in corso è esattamente quella attesa: consolidamento rapido, capitali che si concentrano sui più forti, operatori minori destinati ad essere acquisiti o marginalizzati. Chi detiene GSAT direttamente — come il sottoscritto — guarda a questa notizia con interesse evidentemente non neutro.

Conclusione: Amazon sta cercando di comprare quello che non riesce a costruire abbastanza in fretta. È la logica del “capitale contro tempo”, e in questo caso il prezzo è 9 miliardi. Se l’accordo si chiude — un “se” non banale, data la complicazione Apple — la guerra satellitare tra Bezos e Musk si sposta su un piano completamente diverso. Se non si chiude, Amazon resta indietro e Globalstar cerca un altro acquirente. Starlink, nel frattempo, continua a macinare abbonati.

Fonte primaria: Financial Times, 1 aprile 2026. Elaborazione: Gianni & Claude (Anthropic).

Il contenuto di questo articolo è redatto a puro scopo informativo e non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. I mercati finanziari comportano rischi significativi. Leggere il DISCLAIMER prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.

31/03/26 Starcloud raccoglie 170 milioni: i data center vanno in orbita — ma il conto lo paga Starship

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Dichiarazione di conflitto di interesse
Fonte: TechCrunch, 30 marzo 2026, articolo di Tim Fernholz. Gianni detiene posizioni lunghe nel settore spaziale nell’ambito del paniere del gorilla (ARKX, KRMN, MDA Space e altri). Claude (Anthropic) dichiara una dipendenza strutturale dai chip Nvidia e Broadcom, il che configura un interesse indiretto sull’ecosistema GPU sia terrestre che orbitale. I contenuti hanno finalità esclusivamente informativa e non costituiscono consulenza finanziaria.

Starcloud, startup di data center orbitali fondata da Philip Johnston e uscita da Y Combinator diciassette mesi fa, ha chiuso un round Series A da 170 milioni di dollari guidato da Benchmark e EQT Ventures, raggiungendo una valutazione di 1,1 miliardi. È uno dei percorsi più rapidi verso lo status di unicorno nella storia recente del settore spaziale — e il progetto è, tecnicamente, ancora agli albori.

La tesi è semplice nella sua ambizione: portare in orbita la capacità computazionale che sulla Terra fatica a trovare spazio — per ragioni di energia, acqua, opposizione politica locale e saturazione della rete elettrica. Il primo satellite di Starcloud, lanciato nel novembre 2025 con un chip Nvidia H100 a bordo, ha già addestrato un modello di intelligenza artificiale in orbita — una prima assoluta — e fatto girare una versione di Gemini. Il secondo satellite, previsto per quest’anno, includerà chip Blackwell, un server blade AWS e persino un computer per il mining di bitcoin.

Un H100 in orbita che addestra modelli AI mentre un A6000 si è disintegrato durante il lancio: l’ingegneria spaziale non perdona. E tuttavia il mercato finanzia — generosamente. La domanda che un investitore razionale dovrebbe porsi non è “funzionerà?” ma “a quale prezzo e in quale orizzonte temporale?” Su quello, l’articolo di TechCrunch è onesto quanto pochi altri nel settore.

La scommessa si chiama Starship

Il progetto vero — quello che renderebbe Starcloud competitivo con i data center terrestri — si chiama Starcloud 3. Una navicella da 200 kilowatt e tre tonnellate, progettata per essere dispiegata dal sistema a “distributore di caramelle” di SpaceX su Starship, con un costo stimato di 0,05 dollari per kilowattora — se il prezzo di lancio commerciale scenderà intorno ai 500 dollari al chilogrammo. Un “se” di proporzioni considerevoli.

Il problema è che Starship, ad oggi, non è operativo per il mercato commerciale. Johnston stima che l’accesso commerciale si aprirà tra il 2028 e il 2029. Ma anche questa è una stima ottimistica: la cadenza di lancio necessaria a rendere economicamente sostenibile un data center orbitale potrebbe richiedere fino agli anni Trenta. Nel frattempo, l’azienda continuerà a lanciare versioni più piccole su Falcon 9 — competitivi sull’elaborazione dati, non sull’energia.

C’è qualcosa di paradossale nell’ecosistema del compute spaziale: le valutazioni crescono a velocità orbitale, ma le infrastrutture necessarie a giustificarle avanzano alla velocità dell’ingegneria aerospaziale — che è tutt’altra cosa. Starcloud vale già 1,1 miliardi prima di aver dimostrato di poter scalare. È l’ottimismo tipico dei mercati nascenti: si prezza il potenziale, non il presente. È esattamente per questo che nel paniere del gorilla si entra con posizioni piccole e diversificate.

L’elefante in sala si chiama SpaceX

Starcloud non è sola. Aetherflux, il Project Suncatcher di Google e Aethero — che nel 2025 ha lanciato il primo Jetson GPU di Nvidia nello spazio — stanno tutte sviluppando infrastrutture di calcolo orbitale. Ma l’attore che sovrasta il settore con la sua sola presenza è SpaceX, che ha già chiesto al governo americano l’autorizzazione a costruire e operare un milione di satelliti per il calcolo distribuito in orbita.

Johnston sostiene che i casi d’uso sono distinti: SpaceX, a suo avviso, punta principalmente a servire i carichi di lavoro di Grok e Tesla, con un servizio cloud terzi improbabile nel breve periodo. Starcloud si posiziona invece come operatore di infrastrutture energetiche e di calcolo aperto al mercato. È una distinzione ragionevole — per ora. Ma chiunque abbia seguito la storia di SpaceX sa che Musk tende a occupare più spazio di quanto inizialmente dichiarato.

Il confronto con la scala attuale è istruttivo: l’intera rete Starlink — diecimila satelliti in orbita — produce circa 200 megawatt. I data center in costruzione negli Stati Uniti superano già i 25 gigawatt. L’industria dei data center orbitali è, in questo momento, nell’ordine di grandezza dei prototipi. Nvidia ha venduto quasi 4 milioni di GPU agli hyperscaler terrestri nel 2025; i chip avanzati in orbita si contano nell’ordine delle decine. È un mercato nascente nel senso più letterale del termine — e va trattato come tale: con curiosità, piccole posizioni e aspettative calibrate sul decennio, non sul trimestre.

I problemi che il funding non risolve

Il denaro raccolto non è la sfida principale. I problemi tecnici irrisolti includono: generazione efficiente di energia in orbita, dissipazione del calore prodotto dai chip (Starcloud 2 monterà il radiatore dispiegabile più grande mai volato su un satellite privato), e — il nodo più complesso — la sincronizzazione. I grandi carichi di addestramento richiedono centinaia o migliaia di GPU che lavorano in parallelo. In orbita, questo significa o navicelle di dimensioni gigantesche, o laser di collegamento affidabili tra satelliti in formazione. Nessuna delle due opzioni è oggi operativa.

Nel frattempo, Jensen Huang ha presentato alla GTC i moduli Vera Rubin Space-1 senza menzionare che nessuno era ancora stato prodotto né consegnato ai partner di sviluppo. È la dinamica tipica del settore: la roadmap precede la realtà di qualche anno. Il che non la rende falsa — la rende semplicemente un’intenzione, non un fatto.

Nota editoriale

Starcloud è un caso interessante proprio perché non nasconde le proprie incognite. Johnston è esplicito: senza Starship operativo e frequente, la competitività sui costi energetici non arriverà. È una rara onestà in un settore dove il marketing tende a confondere il possibile con il certo. Chi investe nel segmento spaziale — come chi scrive — lo fa sapendo che il gorilla vincente si rivelerà solo a posteriori, e che nel frattempo molti dei contendenti attuali non sopravviveranno alla fase di sviluppo. La diversificazione non è una strategia di ripiego: è l’unica strategia razionale.

Questo articolo ha finalità esclusivamente informativa e non costituisce consulenza finanziaria. Leggi il disclaimer completo.
— Gianni & Claude (Anthropic)


29/03/26 In Attesa della Mega-IPO, SpaceX Avverte gli Investitori: la Disruption è in Arrivo

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Fonte: Barron’s / Al Root, 29 marzo 2026
Conflitti di interesse: L’autore detiene una posizione long su EchoStar (SATS). L’autore detiene posizioni nel settore spaziale (KRMN, PL, e altri titoli satellite del paniere). Claude (Anthropic) segnala dipendenza strutturale da chip Nvidia/Broadcom e competizione indiretta con infrastrutture AI SpaceX.
📌 PUNTI CHIAVE
  • SpaceX si prepara a quotarsi in borsa puntando a diventare la prossima azienda da mille miliardi di dollari.
  • SpaceX partecipa all’asta AWS-3 della FCC per lo spettro wireless, con l’obiettivo di offrire banda larga ad alta velocità direttamente agli smartphone via Starlink — rete con oltre 10 milioni di abbonati.
  • Una componente chiave della valutazione da 1.300 miliardi di dollari è il piano di costruire data center per l’intelligenza artificiale nello spazio, sfruttando energia solare illimitata.
  • L’IPO di SpaceX si preannuncia come l’evento del secolo per i mercati dei capitali: un’operazione da record che creerà un nuovo colosso trilionario nei portafogli degli investitori.

SpaceX presenterà a breve la documentazione per un’offerta pubblica iniziale prevista a giugno, che potrebbe raccogliere un record di 75 miliardi di dollari, secondo fonti recenti. L’azienda spaziale commerciale di Elon Musk ha sfruttato i suoi razzi riutilizzabili a basso costo per scardinare il settore del lancio spaziale, delle comunicazioni e — prossimamente — del calcolo per l’intelligenza artificiale.

Quella capacità dirompente si è manifestata di recente nella gara per lo spettro wireless. Giovedì, la Federal Communications Commission ha reso noti i richiedenti per la prossima asta dello spettro wireless avanzato (AWS-3). SpaceX figura tra i partecipanti, insieme a T-Mobile, Verizon, AT&T e altri.

Lo spettro wireless — le frequenze su cui viaggiano chiamate e dati mobili — è una risorsa finita di cui ogni operatore ha bisogno. Proprio come due stazioni radio nella stessa città non possono trasmettere sulla stessa frequenza, aziende come AT&T, Verizon e T-Mobile necessitano di spettro per i propri clienti.

Nel 2025, SpaceX ha speso circa 17 miliardi di dollari per acquisire spettro da EchoStar (SATS).

EchoStar rimane uno dei titoli più interessanti dell’intero ecosistema satellitare. Chi segue il blog sa che rientra nella logica del “paniere del gorilla”: non è detto che vinca la gara il singolo operatore migliore, ma chi detiene asset strategici — come lo spettro — finisce quasi sempre per essere acquisito o rivalutato.

L’asta è prevista per il 2 giugno e richiederà probabilmente diverse settimane per concludersi. SpaceX si concentrerà presumibilmente sui blocchi “unpaired”, il che significa che intende offrire banda larga ad alta velocità direttamente agli smartphone.

Il prodotto Starlink, basato su una costellazione di oltre 10.000 satelliti, è già redditizio e conta più di 10 milioni di abbonati. I piani dati diretti da satellite verso i dispositivi mobili rappresentano un ulteriore esempio di come i sistemi orbitali stiano scalzando i fornitori terrestri tradizionali.

Starlink è una delle ragioni principali per cui SpaceX era valutata circa 800 miliardi di dollari alla fine del 2025. Oggi la valutazione è salita a circa 1.300 miliardi, trainata in parte dall’obiettivo di costruire data center per l’AI nello spazio. I data center consumano enormi quantità di energia, ma nello spazio l’energia solare è praticamente illimitata. Le sfide tecniche sono molte, ma Musk è convinto che gestire data center in orbita diventerà più economico che farlo a terra nel giro di pochi anni.

L’IPO di SpaceX dovrebbe avvenire nelle prossime settimane. Con l’avvio delle comunicazioni del management, gli investitori avranno un quadro più chiaro della strategia, della crescita attesa e di chi ne subirà l’impatto più diretto.

Le analisi e le opinioni espresse in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza finanziaria. Leggi il disclaimer completo.

Autore: Gianni & Claude (Anthropic)
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28/03/26 SpaceX verso la più grande IPO della storia: il manuale non convenzionale di Musk

Fonte: Wall Street Journal (Corrie Driebusch e Alexander Saeedy), con integrazione da Morningstar, Fortune, Euronews e The Motley Fool. Articolo pubblicato il 28 marzo 2026.
Conflitto di interesse: L’autore è lungo su Tesla (TSLA). SpaceX non è quotata; l’analisi è puramente editoriale. Claude, lo strumento AI utilizzato in questo blog, ha esposizione infrastrutturale indiretta a Nvidia e Broadcom.
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Elon Musk sta preparando il debutto in borsa di SpaceX, e non solo perché si preannuncia il più grande della storia. Sta anche scrivendo le regole del gioco da zero.

Mentre il copione tradizionale prevede che i manager girino il mondo per incontrare gli investitori istituzionali, Musk vuole il contrario: che siano i gestori di fondi e gli analisti a venire da lui — nelle fabbriche, nei siti di lancio, e forse ad assistere di persona a un lancio di razzi. L’idea, secondo persone informate sui fatti citate dal Wall Street Journal, è che l’esperienza visiva lasci negli investitori un’impressione talmente forte da spingerli a sottoscrivere ordini massicci.

SpaceX si prepara a depositare il prospetto S-1 presso la SEC nel giro di giorni, con un debutto in borsa puntato per la metà di giugno — non a caso, poco prima del compleanno di Musk (54 anni). La valutazione obiettivo oscilla tra 1.500 e 1.750 miliardi di dollari, con un’offerta che potrebbe raccogliere tra 50 e 75 miliardi di dollari. Per fare un confronto: l’IPO di Saudi Aramco nel 2019, record storico, raccolse 29,4 miliardi. SpaceX potrebbe superarlo di oltre il doppio.

Il motore si chiama Starlink

Il cuore della valutazione è Starlink, il servizio internet satellitare che a fine 2025 contava 9,2 milioni di abbonati attivi, generando oltre 10 miliardi di dollari di ricavi. Morningstar stima che SpaceX abbia chiuso il 2025 con circa 16 miliardi di dollari di fatturato totale e 7,5 miliardi di EBITDA. Per il 2026, le proiezioni degli analisti arrivano fino a 24 miliardi. A questi ritmi di crescita — oltre il 50% annuo — i multipli astronomici iniziano ad avere una loro logica interna, per quanto rimangano aggressivi.

Morningstar, in un’analisi approfondita, definisce la valutazione da 1.500 miliardi “cara e rischiosa, ma non irrazionale”, a condizione che Starship si commercializzi nei tempi previsti e il segmento direct-to-cell raggiunga la scala attesa. Il principale rischio, avvertono gli analisti, non è la tesi direzionale, ma i tempi di esecuzione.

Un playbook non convenzionale

Musk sta valutando opzioni che non si vedono nelle IPO ordinarie. Tra queste: periodi di lock-up insoliti che limitano la vendita dei titoli da parte degli early investor per intervalli diversi dai canonici sei mesi; quote preferenziali per gli azionisti di Tesla e delle altre sue società; e soprattutto — elemento più dirompente — l’assegnazione di una porzione significativamente più alta del normale ai singoli investitori retail. Nelle IPO tradizionali, il retail ottiene circa il 10% dell’offerta. Musk punterebbe a un terzo, o anche di più.

L’idea è coerente con il suo storico: quando Tesla era sotto attacco da parte degli short seller istituzionali, i piccoli azionisti retail si trasformarono nel suo principale bacino di supporto. SpaceX conta sulla stessa fedeltà tribale. Non è filantropia: è strategia.

La complessità post-xAI

Il percorso verso la quotazione si è complicato a febbraio 2026 con l’acquisizione di xAI, la società di intelligenza artificiale creatrice di Grok, in uno scambio azionario che ha valorizzato l’entità combinata a circa 1.250 miliardi. I modelli Grok vengono ora integrati nelle operazioni di SpaceX e nella gestione della rete Starlink. Il risultato è una narrativa da “piattaforma AI + infrastruttura spaziale” che piace ai banchieri, ma aggiunge strati di complessità che gli investitori faticano a prezzare con precisione.

SpaceX punta inoltre a un posto nei principali indici azionari — in primo luogo il Nasdaq-100 — una mossa che genererebbe acquisti automatici da parte dei fondi indicizzati, amplificando la domanda fin dal primo giorno di negoziazione.

Nota editoriale. Chi detiene Tesla — come l’autore di questo articolo — ha già una esposizione indiretta alla cultura aziendale e alla base di fan che Musk vuole portare in SpaceX. Il punto però non è l’entusiasmo: è il prezzo. A 60-90 volte i ricavi prospettici, SpaceX sarà probabilmente l’IPO più costosa della storia anche in termini di multipli. Il mercato pagherà quella cifra il giorno uno? Probabilmente sì, almeno in parte. La terrà? Questa è la vera domanda. Le IPO record tendono a deludere nei mesi successivi al debutto — l’euforia si esaurisce, e rimane il conto da pagare. Siamo avvertiti.

DISCLAIMER — Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative ed educative e non costituiscono in alcun modo consulenza finanziaria, legale o fiscale. L’autore dichiara le posizioni sopra indicate. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale investito.


27/03/26 Xona raccoglie 170 milioni di dollari per una rete satellitare di navigazione alternativa al GPS

La startup californiana accelera la produzione per costruire una costellazione di 258 satelliti in orbita bassa, capace di offrire servizi di posizionamento, navigazione e sincronizzazione temporale resilienti al jamming

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Fonte e contesto editoriale

Articolo originale: “Xona raises $170 million for satellite navigation network”, di Sandra Erwin, SpaceNews, 26 marzo 2026.

Traduzione, adattamento editoriale e commento a cura dell’autore.

Conflitti di interesse dichiarati: L’autore non detiene posizioni in Xona (società privata), né nei fondi o partner citati nell’articolo. Claude, il modello di intelligenza artificiale utilizzato come strumento redazionale, dichiara un conflitto infrastrutturale verso Nvidia e Broadcom, i cui chip alimentano i datacenter su cui gira. Nessuna delle parti riceve compenso da Xona o dagli investitori citati.

DISCLAIMER

Il GPS ha cinquant’anni. È stato progettato in un’epoca in cui il nemico era visibile, i segnali erano considerati inviolabili e nessuno immaginava che un operatore in un seminterrato di Mosca o Teheran avrebbe potuto congelare la navigazione di un drone o falsificare la posizione di una nave nel Mar Nero. Il mondo ha fatto passi enormi. Il GPS, molto meno.

Xona Space Systems, startup californiana fondata a Burlingame, ha chiuso il 26 marzo un round Serie C da 170 milioni di dollari per accelerare il dispiegamento della sua costellazione in orbita bassa e ampliare la capacità produttiva. Il round è stato guidato da Mohari Ventures Natural Capital, con la partecipazione di Craft Ventures, ICONIQ, Woven Capital, NGP Capital, Samsung Next e Hexagon. Prima di questa raccolta, Xona aveva già mobilitato 150 milioni.

Il prodotto si chiama Pulsar: un servizio commerciale di posizionamento, navigazione e sincronizzazione temporale (PNT, dall’inglese positioning, navigation and timing) pensato per operare come alternativa o backup al GPS tradizionale. I satelliti Xona orbiteranno in LEO — orbita bassa terrestre — irradiando segnali significativamente più potenti rispetto a quelli dei satelliti GPS in orbita più alta. Maggiore potenza significa maggiore resistenza al jamming: più difficile da disturbare, più difficile da ingannare.

Una scelta tecnica rilevante: Xona ha abbandonato la banda C in favore della banda L, la stessa utilizzata dai ricevitori GPS esistenti. Il motivo è brutalmente pragmatico — la banda C richiederebbe hardware dedicato che quasi nessun utente possiede. La compatibilità con i dispositivi esistenti, ha dichiarato il co-fondatore e CEO Brian Manning, è stata “critica per la scalabilità”. Una lezione che molte startup spaziali imparano tardi, e a caro prezzo.

Oltre una dozzina di partner commerciali stanno già tracciando i segnali del primo satellite di produzione di Xona, lanciato nel giugno 2025. Sei ulteriori satelliti sono previsti su una missione rideshare SpaceX nel quarto trimestre 2026, con una rampa di dispiegamenti più ampia attesa per il 2027.

Integrazione verticale e ambizioni produttive

Xona punta a una costellazione di 258 satelliti da completare “nel giro di alcuni anni”, con un costo dichiarato pari a quello di un singolo satellite GPS attuale in orbita. Un’affermazione audace — ma coerente con la traiettoria di miniaturizzazione e riduzione dei costi che ha caratterizzato l’industria NewSpace nell’ultimo decennio.

Sul fronte produttivo, la transizione è già in corso: i primi satelliti erano costruiti in collaborazione con il produttore belga Aerospacelab, mentre due dei sei veicoli in programma per quest’anno sono i primi interamente progettati e assemblati internamente. Il capital raise finanzierà la nuova fabbrica a Burlingame e il potenziamento delle operazioni a Montreal — scelta non casuale, data la tradizione di ingegneria aerospaziale del Québec — oltre all’apertura di un ufficio a Londra per servire i clienti europei.

Partnership commerciali già attive con Furuno (Giappone) e Topcon nel settore del posizionamento di precisione completano il quadro di un’azienda che non si limita a costruire satelliti, ma cerca di costruire un ecosistema.

Il GPS come rischio sistemico: banche, telco, datacenter

Il GPS non è solo uno strumento di navigazione. È l’orologio del mondo digitale. Le reti di telecomunicazione, i sistemi bancari, i datacenter, le reti elettriche — tutti dipendono dal segnale GPS per la sincronizzazione temporale. Un attacco o un’interruzione prolungata del GPS non significherebbe solo automobili perse: significherebbe transazioni finanziarie fuori sincronia, reti 5G degradate, potenzialmente blackout a cascata.

Jay Zaveri, fondatore e partner di Natural Capital e partner strategico di Mohari Ventures, ha sintetizzato il problema con efficacia: il GPS è stato progettato cinquant’anni fa, “il mondo lo ha superato”, e i suoi segnali sono “deboli, non cifrati, facilmente disturbabili”.

Non è retorica da pitch deck. È una valutazione tecnica condivisa da analisti militari, agenzie di sicurezza e operatori di infrastrutture critiche in tutto l’Occidente. La guerra in Ucraina ha reso visibile a chiunque volesse guardare quanto sia fragile la dipendenza da un’unica infrastruttura di posizionamento e timing.

L’interesse militare USA: Space Force e diversificazione PNT

La Space Force americana ha già assegnato a Xona un accordo STRATFI (Strategic Funding Increase): 20 milioni di dollari di finanziamento governativo combinati con 30 milioni di capitale privato. È un segnale istituzionale inequivocabile: l’esercito americano non vuole dipendere esclusivamente dal GPS per le proprie operazioni.

“C’è un bisogno molto chiaro”, ha dichiarato Manning. “Stanno cercando di diversificare le loro capacità PNT… e l’amministrazione guarda con grande interesse alle soluzioni commerciali.”

In un contesto in cui il jamming GPS è diventato tattica standard in Ucraina, nel Mar Rosso e nei cieli del Medio Oriente, la logica è chiara: avere un’alternativa non è un lusso, è una necessità operativa.

Nota editoriale: Xona è ancora privata e non quotata. Non è possibile investire direttamente nel titolo. Il round Serie C a 170 milioni di dollari, tuttavia, valida un tema di investimento che coinvolge aziende quotate nell’ecosistema della navigazione resiliente, della difesa spaziale e dei servizi PNT. Gli investitori istituzionali — Craft Ventures, ICONIQ, Samsung Next — non sono nomi da sottovalutare. Quando un’azienda di questo profilo arriverà all’IPO, il terreno sarà già stato preparato.
💡 Idea Alternativa — Come giocare il tema PNT per un investitore retail

Xona è privata. Ma il tema della navigazione resiliente e della ridondanza GPS è giocabile in borsa attraverso diverse strade:

  • Hexagon AB (HEXY) — già investitore in Xona, leader globale nei sensori di posizionamento e misurazione di precisione. Quotata a Stoccolma, accessibile via ADR negli USA.
  • Trimble (TRMB) — sistemi GNSS di precisione per agricoltura, costruzioni, geospaziale. Beneficiario diretto di un ecosistema PNT più ricco e ridondante.
  • u-blox (UBXN) — produttore svizzero di moduli e chip per ricevitori GNSS. Piccola capitalizzazione, esposizione diretta alla proliferazione di servizi PNT alternativi.
  • Northrop Grumman (NOC) / L3Harris (LHX) — per chi vuole esposizione al segmento militare della navigazione resiliente, con bilanci solidi e contratti governativi consolidati.
  • ETF tematici spazio: ARKQ (ARK Autonomous Tech & Robotics, che include tematiche di navigazione autonoma) o UFO (Procure Space ETF) per esposizione diversificata. Disclosure: l’autore detiene una posizione in ARKQ.

Nessuna delle indicazioni sopra costituisce un consiglio di investimento. Si tratta di spunti per orientare la propria ricerca su un tema strutturale che, con ogni probabilità, diventerà sempre più rilevante nei prossimi anni.

I contenuti di questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento. L’autore può detenere posizioni nei titoli citati, come dichiarato nel presenter box. Leggere il DISCLAIMER prima di prendere qualsiasi decisione finanziaria.

26/03/26 Karman Space and Defense: ricavi record nel Q4, guidance alzata per il FY26

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Chi scrive: Gianni, fondatore di Filosofare sui Mercati. Conflitto di interesse: l’autore detiene una posizione lunga in KRMN. Il presente articolo è una rielaborazione in italiano di un’analisi originale di Briefing.com.

Karman Space and Defense (KRMN) ha chiuso il quarto trimestre fiscale con ricavi record pari a 134,5 milioni di dollari, in crescita del 47,5% anno su anno e superiori alle attese degli analisti. Il risultato per azione ha invece deluso le aspettative, e il titolo ha reagito in calo nella sessione successiva alla pubblicazione dei conti, scivolando a 95,32 dollari (-4,35) — una flessione che, nel contesto di un’azione quotata da pochi mesi, non è trascurabile.

L’autore detiene KRMN e lo segnala con piena trasparenza: la discesa del titolo fa male, anche quando i fondamentali reggono. Il mercato in questo momento sembra punire qualsiasi delusione sugli utili, indipendentemente dalla qualità del quadro operativo sottostante.

Sul fronte della guidance, la società ha alzato le previsioni di ricavo per l’esercizio FY26 a 715-730 milioni di dollari, rispetto al precedente intervallo di 700-715 milioni, superando il consenso. L’outlook sull’EBITDA rettificato è fissato tra 207 e 218 milioni, con una crescita implicita di circa il 46% al punto medio.

I tre segmenti operativi hanno tutti registrato crescita. I Missili tattici e sistemi di difesa integrati hanno guidato l’espansione con ricavi in aumento del 77% a 50 milioni di dollari, trainati da munizioni loitering, droni avanzati e maggiori volumi produttivi sul programma GMLRS. L’Ipersonica e difesa missilistica strategica ha segnato +42% a 48 milioni, grazie a programmi missilistici, volumi crescenti su commesse classificate e maggiore attività su banchi di prova. Il segmento Spazio e lancio ha registrato +25% a 36 milioni, sostenuto da ordini per componenti critici destinati sia a fornitori di lancio consolidati sia a operatori emergenti.

Il margine lordo si è espanso al 40% dal 38%, mentre l’EBITDA rettificato è cresciuto del 59% anno su anno a 42 milioni di dollari, beneficiando della leva operativa sui volumi più elevati.

Il portafoglio ordini (backlog) ha raggiunto 801 milioni di dollari a fine esercizio, con una crescita del 38% anno su anno. Da allora ha già superato il miliardo di dollari, livello toccato al 20 marzo. La copertura del backlog rispetto al punto medio della guidance FY26 è pari a circa l’80%, offrendo una visibilità significativa sulla crescita attesa.

Il management ha descritto il contesto di domanda come favorevole fino alla fine del decennio e oltre, sostenuto dalle priorità di sicurezza nazionale e da quella che ha definito una crescita generazionale della domanda nei programmi missilistici e per le munizioni in cui opera la società. Per catturare questa opportunità, KRMN sta espandendo la propria capacità produttiva attraverso investimenti in attrezzature, assunzioni e sistemi operativi.

Sul fronte delle acquisizioni, l’integrazione di Seemann e MSC procede secondo i piani e dovrebbe essere completata entro il quarto trimestre. La guidance FY26 implica una crescita dei ricavi di circa il 53% anno su anno, un’accelerazione rispetto al +36% registrato nel FY25.

DISCLAIMER: Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Leggi il DISCLAIMER completo prima di prendere qualsiasi decisione finanziaria.

24/03/26 NASA rilancia sul cosmo: base lunare, Marte nucleare e un rimescolamento che agita i mercati

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📌 Chi scrive e perché potrebbe non essere obiettivo
Articolo redatto dall’autore sulla base di fonti Bloomberg e Barron’s del 24–25 marzo 2026. L’autore detiene posizioni long sui seguenti titoli citati o operanti nel settore spazio: SATL, GSAT, LUNR, PL, SATS, ASTS, RKLB, MRLN, nonché su ARKQ (ETF tematico su robotica e spazio autonomo). Il giudizio dell’autore potrebbe essere influenzato da questi interessi. Nessuna informazione qui contenuta costituisce sollecitazione all’investimento. Si rinvia al DISCLAIMER.

C’è una data che chi ha una certa età non dimentica: il 4 ottobre 1957. Quella sera la radio trasmise un segnale che cambiò tutto — il bip bip dello Sputnik che attraversava il cielo. Poi venne Gagarin, poi Armstrong, poi il silenzio di decenni in cui lo spazio sembrò diventare una questione da lasciare agli ingegneri e ai burocrati.

Questa settimana qualcosa si è riacceso.

Martedì 25 marzo, l’amministratore NASA Jared Isaacman ha presentato a Washington una revisione radicale della strategia spaziale americana. Tre decisioni di peso: una base permanente sulla Luna, un veicolo nucleare per raggiungere Marte, e la sospensione del progetto Gateway — la stazione orbitale lunare su cui si lavorava da oltre un decennio. Il 1° aprile partirà Artemis II: quattro astronauti, dieci giorni, un’orbita attorno alla faccia nascosta della Luna. Primo volo con equipaggio da cinquant’anni.

Nota dell’autore. Sono cresciuto con i miti dello Sputnik, di Gagarin, della conquista della Luna. So bene che quella stagione era anche figlia della Guerra Fredda — due potenze che si sfidavano nell’unico campo dove la distruzione reciproca non era l’opzione preferita. Oggi le dinamiche geopolitiche sono diverse ma non poi così dissimili. E l’entusiasmo che provo leggendo questi annunci è reale — anche se la parte di me che ha imparato a fare i conti insiste nel controllare i numeri.
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Cosa ha annunciato NASA: tre mosse, una strategia

La base lunare. Venti miliardi di dollari nei prossimi sette anni, trenta nel decennio complessivo, per costruire un insediamento permanente sulla superficie lunare in tre fasi. La prima parte subito: lander robotici, reti di comunicazione lunare, sperimentazione di infrastrutture energetiche. Le fasi successive prevedono una flotta di rover, droni e generatori. Il quadro normativo è un ordine esecutivo di Trump del dicembre 2025: astronauti sulla Luna entro il 2028, base operativa entro il 2030.

Space Reactor-1 Freedom. Il nome è già un manifesto. È un veicolo a propulsione nucleare che NASA intende inviare su Marte entro il 2028, con il compito di dispiegare elicotteri sul pianeta rosso — sulla falsariga di Ingenuity, il piccolo rotore che aveva accompagnato il rover Perseverance. Hardware esistente: zero. Mesi disponibili: trenta. È più un segnale politico che un programma ingegneristico maturo. Ma i segnali politici, in questo settore, diventano contratti.

Addio Gateway (in questa forma). La stazione orbitale lunare viene congelata. I moduli già costruiti o in costruzione — tra cui il modulo abitativo HALO di Northrop Grumman e il modulo I-Hab dell’Agenzia Spaziale Europea — verranno “riproposti” per uso sulla superficie. È una retromarcia su anni di lavoro e impegni internazionali, presentata come razionalizzazione. Forse lo è davvero.

Nota dell’autore. Isaacman ha citato i 93 miliardi già spesi su Artemis attraverso il 2025, con hardware cronicamente in ritardo. Ha detto che NASA non può “disperdersi su dozzine di distrazioni auto-inflitte.” È il linguaggio della ristrutturazione aziendale applicato all’esplorazione spaziale. Non è necessariamente sbagliato — ma chi ha vissuto abbastanza a lungo sa che ogni grande programma spaziale ha attraversato almeno una fase di “razionalizzazione” prima di ritrovare la rotta. L’importante è che la rotta ci sia.

Il mercato: panico martedì, recupero mercoledì

I titoli dello spazio hanno vissuto 48 ore da montagne russe. Martedì, alla notizia della sospensione di Gateway, Intuitive Machines (LUNR) ha perso quasi il 12%; Rocket Lab, Firefly e Redwire hanno ceduto in media il 5%. La lettura del mercato era: meno Gateway, meno contratti. Corretta ma incompleta.

Mercoledì la correzione: LUNR +15,8%, Firefly +16,4%, Rocket Lab +10,2%, Planet Labs +15,2%, ARM +20%. Gli investitori hanno rivalutato il quadro complessivo: una base lunare permanente genera un volume di appalti enormemente superiore a una stazione orbitale. E NASA ha esplicitamente dichiarato l’intenzione di passare — a partire da Artemis VI — a un ecosistema commerciale, con missioni con equipaggio affidate ad almeno due operatori privati ogni sei mesi.

È una dichiarazione di exit strategy dallo stile Apollo verso un modello simile a quello già collaudato in orbita bassa con l’ISS. SpaceX è il principale beneficiario strutturale, ma non quotata. Tra i quotati, i nomi più solidi per un’esposizione di lungo periodo restano quelli dell’ecosistema commerciale allargato: imaging, comunicazioni, trasporto. Planet Labs opera esattamente lì.

Una nota finale su Artemis II e il suo razzo: l’SLS che porterà i quattro astronauti attorno alla Luna è costato circa 24 miliardi di dollari e non è riutilizzabile. SpaceX, per confronto, ha raccolto circa 12 miliardi in tutta la sua storia e oggi copre oltre metà dei lanci orbitali mondiali con razzi che atterrano e ripartono. Il confronto è impietoso — ed è esattamente il motivo per cui la transizione al commerciale non è un’opzione, è una necessità.

Nota dell’autore. Da bambino guardavo il cielo e pensavo che lo spazio fosse il futuro dell’umanità. Non ho cambiato idea. Ho solo imparato che il futuro arriva a rate, con bilanci da approvare e inspector general che scrivono rapporti impietosi. Artemis II parte il 1° aprile. Se tutto va bene, quattro esseri umani vedranno la Terra dall’altra parte della Luna per la prima volta in cinquant’anni. Questo, con tutti i numeri e le perplessità, vale la pena di ricordarlo.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informativa e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. L’autore può detenere posizioni nei titoli citati, come dichiarato nel box iniziale. Investire comporta rischi, inclusa la perdita del capitale. Leggi il DISCLAIMER completo prima di prendere qualsiasi decisione finanziaria.


25/03/26 EchoStar vola in borsa: il potenziale IPO di SpaceX illumina una partecipazione da 11 miliardi

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Fonte: Briefing.com — Traduzione e adattamento editoriale a cura dell’autore. | Conflitto di interesse: L’autore detiene una posizione in SATS.

EchoStar (SATS) registra oggi una decisa impennata, spinta da un reportage di The Information secondo cui SpaceX si starebbe preparando a depositare il prospetto per la propria IPO — notizia che riaccende l’entusiasmo degli investitori attorno alla partecipazione indiretta detenuta da SATS nel colosso aerospaziale di Elon Musk.

Secondo le stime, EchoStar detiene una quota di SpaceX valutata attorno agli 11 miliardi di dollari, ottenuta attraverso la cessione di preziose licenze spettrali. Una posizione che la trasforma in uno dei principali beneficiari indiretti di qualsiasi debutto sui mercati pubblici di SpaceX.

La prospettiva dell’IPO sta producendo una brusca rivalutazione delle azioni SATS: gli investitori vedono sempre più nella società un proxy della valutazione di SpaceX — un biglietto d’ingresso al valore della compagnia spaziale in assenza di una quotazione diretta.

La partecipazione strategica in SpaceX è stata anche tra i fattori determinanti nella recente inclusione di SATS nell’indice S&P 500, ampliandone la visibilità presso gli investitori istituzionali.

Nel complesso, il movimento odierno del titolo — +12,03 dollari a 122,87 — segnala con chiarezza come il portafoglio partecipazioni di EchoStar, e in particolare l’esposizione a SpaceX, stia diventando il pilastro centrale della sua equity story, ben al di là delle operazioni satellitari tradizionali.

Nota editoriale. Questo è un caso da manuale di proxy play: il mercato non riesce ancora ad acquistare SpaceX, quindi compra il contenitore più vicino. Finché l’IPO rimane solo una voce — e le voci su SpaceX circolano da anni — chi entra su SATS oggi sta pagando un premio speculativo su un evento che potrebbe non materializzarsi nei tempi attesi. La partecipazione da 11 miliardi è reale; la data di quotazione di SpaceX, no. Prudenza.

⚠️ DISCLAIMER — Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza finanziaria. Leggi il DISCLAIMER.


24/03/26 MDA Space: appena segnalato e già crollato…

Autore: briefing.com

MDA Space sta monitorando le discussioni in corso della NASA riguardo ai cambiamenti della missione Artemis, nell’ambito di un rinnovato impegno per accelerare il ritorno sulla superficie lunare.

La NASA ha annunciato l’intenzione di sospendere il Gateway nella sua forma attuale, spostando l’attenzione sulle infrastrutture che consentano operazioni sostenibili sulla superficie lunare, riconvertendo le attrezzature e sfruttando gli impegni dei partner internazionali per l’utilizzo diretto sul suolo lunare.

Il management di MDA Space ribadisce che il programma Canadarm3, associato ad Artemis, è un contratto con l’Agenzia Spaziale Canadese (CSA) e non direttamente con la NASA o il governo degli Stati Uniti. Non ci sono state variazioni ai contratti di MDA Space e i lavori sul programma Canadarm3 procedono regolarmente. L’azienda resta focalizzata sull’esecuzione dei contratti esistenti e sull’espansione delle opportunità commerciali. Si ricorda che il contratto Canadarm3 serve molteplici mercati, inclusi quelli delle agenzie spaziali e commerciali.

Di conseguenza, l’architettura di Canadarm3 è stata sviluppata con la flessibilità necessaria per supportare diversi casi d’uso, tra cui l’orbita terrestre bassa (LEO), lo spazio cislunare e la superficie lunare. Canadarm3 è attualmente nella fase di progettazione, il che permette la flessibilità di adattarsi a un ambiente operativo alternativo.

MDA Space accoglie con favore gli sforzi per accelerare la missione Artemis e le ampie e sostenute nuove opportunità di mercato che il ritorno sulla Luna rappresenta. L’azienda è in dialogo costante con l’Agenzia Spaziale Canadese e prevede che il Canada continuerà a contribuire con la tecnologia robotica alla missione Artemis.


Valutazioni e Analisi

  • Resilienza Contrattuale: Il fatto che il contratto sia con la Canadian Space Agency scherma l’azienda dalle fluttuazioni di bilancio interne degli USA, offrendo una protezione legale e finanziaria significativa.
  • Flessibilità di Progettazione: Essendo ancora in fase di design, MDA può riconfigurare il Canadarm3 per l’uso sulla superficie lunare senza perdite di capitale eccessive. Questa è un’ottima notizia per la gestione dei costi.
  • Sentiment di Mercato: Nonostante la flessione del titolo (-3.88%), la nota aziendale serve a rassicurare sul fatto che il core business spaziale non è in discussione, ma si sta solo evolvendo verso una “Lunar surface economy”.
  • Orizzonte Temporale: La visione di MDA rimane di lungo periodo; la capacità di adattarsi a nuovi “ambienti operativi” suggerisce una tecnologia versatile e pronta per le prossime fasi della colonizzazione spaziale.

23/03/26 MDA Space: Il gigante canadese che costruisce l’infrastruttura dell’orbita


Fonte: Briefing.com (Analisi MDA #14)
Traduzione e presentazione: Gemini (AI Collaborator). In questa analisi osserviamo MDA Space Ltd., il partner canadese che sta industrializzando lo spazio con risultati finanziari record.
Nota: L’editore di questo blog detiene un portafoglio ampiamente esposto sul settore satellitare, e pensa di investire anche in questa.

MDA Space Ltd. è un partner canadese fondamentale per l’industria globale della difesa e dello spazio. L’azienda sta beneficiando del crescente interesse degli investitori per l’ecosistema spaziale, sostenuta da una forte esecuzione operativa e da venti favorevoli del settore. I risultati record del 2025 — con una crescita dei ricavi superiore al 50% (1,6 miliardi di dollari canadesi) e margini EBITDA rettificati al 20% — confermano la sua capacità di capitalizzare la domanda in sistemi satellitari, robotica e geointelligence.

Guardando al futuro, lo scenario rimane estremamente convincente. L’impennata dei lanci, l’aumento delle missioni attive e l’accelerazione della spesa per la difesa (con lo spazio visto come dominio strategico) creano un volano di crescita unico. Iniziative come lo “U.S. Golden Dome” sottolineano l’entità dei capitali che fluiscono verso la sicurezza e le infrastrutture spaziali.

Se possiedi quasi tutti i principali player satellitari, MDA è il “collante” tecnologico del tuo portafoglio. Mentre gli altri operano i satelliti, MDA fornisce la robotica necessaria per mantenerli. Con ricavi in crescita del 50%, MDA dimostra che non siamo più nell’epoca dei “prototipi”, ma in quella della produzione industriale di massa per lo spazio.

L’esperienza consolidata di MDA e le sue capacità diversificate la posizionano idealmente per catturare una quota di questa crescita a lungo ciclo. Sebbene l’esecuzione su un portafoglio ordini (backlog) in continua espansione sarà la sfida principale, l’azienda appare perfettamente allineata con tendenze secolari che potrebbero sostenere il momentum degli utili nel lungo periodo.

Possedere i satelliti significa possedere i flussi di dati; possedere MDA significa possedere la tecnologia che li rende possibili. In un mondo che corre verso il 6G e la difesa orbitale, MDA è un asset di “lungo ciclo” che bilancia la volatilità dei lanciatori e degli operatori di servizi, offrendo una stabilità basata su contratti governativi e industriali pluriennali.

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24/03/26 L’azione EchoStar entra nell’S&P 500: la SpaceX di Elon Musk le dà la spinta decisiva

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Autore: Al Root
Rivista: Barron’s (23 Marzo 2026)
Traduzione e presentazione: Gemini (AI Collaborator). Analizziamo l’ingresso storico di EchoStar nel principale indice mondiale e come il suo “tesoro” in azioni SpaceX stia guidando la valutazione.
Nota: L’editore di questo blog detiene posizioni lunghe su Tesla (TSLA) ed EchoStar (SATS), quest’ultima con un asset in portafoglio di oltre 11 miliardi di dollari in azioni SpaceX.

Punti Chiave

  • EchoStar è stata aggiunta all’indice S&P 500, riflettendo la sua trasformazione in un veicolo di investimento e detentore di spettro wireless.
  • La società detiene 11,1 miliardi di dollari in azioni SpaceX, acquisite vendendo frequenze. SpaceX è ora valutata circa 27,5 miliardi di dollari (quota EchoStar).
  • SpaceX pianifica un’IPO entro la fine dell’anno per raccogliere decine di miliardi per il suo business legato all’IA e al calcolo spaziale.

L’azione EchoStar è ufficialmente dentro: è entrata nell’indice S&P 500 prima dell’apertura del mercato di lunedì. L’inclusione in un indice può dare una spinta a qualsiasi titolo, ma non è questa la ragione principale dei recenti guadagni. Le azioni EchoStar rimangono un ottimo modo per scommettere su SpaceX prima della sua epica offerta pubblica iniziale (IPO), prevista per la fine dell’anno.

EchoStar è un conglomerato di dati che gestisce una flotta di satelliti in grado di trasmettere televisione e dati dallo spazio, oltre a operare la rete wireless Boost Mobile sulla Terra. Sebbene siano attività interessanti, è improbabile che siano il motivo per cui S&P Global ha scelto EchoStar. Al contrario, la società si sta trasformando in un veicolo di holding per lo spettro wireless e gli investimenti.

Questo è il punto che molti investitori retail ignorano: EchoStar non è più solo “paraboliche e vecchi satelliti”. È diventata una cassaforte di asset strategici. L’ingresso nell’S&P 500 è la certificazione di Wall Street che il mercato dello spettro e la partecipazione in SpaceX pesano più del business tradizionale.

Il suo gioiello della corona è il pacchetto azionario di SpaceX, acquisito vendendo spettro alla compagnia di razzi di Elon Musk. Lo spettro è una risorsa finita di cui ogni fornitore di dati wireless o a banda larga ha bisogno.

EchoStar ha ottenuto la sua prima tranche di azioni SpaceX dopo aver annunciato a settembre un accordo per vendere le sue licenze di spettro AWS-4 e H-block a SpaceX, acquisendo 8,5 miliardi di dollari in azioni. Ne ha ottenuti altri 2,6 miliardi vendendo ulteriore spettro a novembre; quindi, EchoStar possiede circa 11,1 miliardi di dollari in SpaceX, acquisiti quando l’azienda era valutata 400 miliardi di dollari.

[Image: EchoStar satellite fleet in orbit]

Oggi quella quota vale sensibilmente di più basandosi sulle valutazioni del mercato privato, e potrebbe ricevere un ulteriore impulso quando SpaceX venderà azioni in una IPO. Il balzo di valore di 16 miliardi di dollari rispecchia fedelmente i guadagni del titolo EchoStar da settembre a oggi.

SpaceX prevede di raccogliere decine di miliardi di dollari per accelerare il suo business legato all’intelligenza artificiale. Musk vuole collocare data center IA nello spazio, convinto che il calcolo basato sullo spazio possa essere più economico di quello terrestre entro un paio d’anni, grazie alla riduzione dei costi di raffreddamento e dei vincoli energetici.

Qui si chiude il cerchio con la discussione su Starship. EchoStar ha scambiato frequenze (asset immateriale) con azioni di quella che sta diventando l’utility computazionale del futuro. Per chi ha SATS in portafoglio, l’IPO di SpaceX non è solo un evento mediatico, ma l’occasione in cui il valore “latente” del bilancio verrà finalmente prezzato dal mercato pubblico.

Le azioni EchoStar perde oltre il 3% nelle prime contrattazioni di lunedì. La maggior parte dei titoli è in rialzo dopo che il Presidente Donald Trump ha dichiarato che USA e Iran hanno tenuto colloqui mirati a porre fine ai combattimenti in Medio Oriente.

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23/03/26 Fidelity vede la strada spianata per la visione di Musk: Data Center in Orbita

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Autore: Edward Ludlow e Caroline Hyde
Rivista: Bloomberg (23 Marzo 2026)
Traduzione e presentazione: Gemini (AI Collaborator). Analisi sulla scommessa di Fidelity nel futuro dell’infrastruttura spaziale di SpaceX e l’impatto del booster Starship.
Nota: L’editore di questo blog detiene posizioni lunghe su Tesla (TSLA) ed EchoStar (SATS), quest’ultima detentrice di una partecipazione in SpaceX ottenuta tramite la vendita di frequenze.

L’audace visione di Elon Musk di collocare i data center per l’intelligenza artificiale nello spazio — sfruttando l’energia solare ed evitando le preoccupazioni terrestri come le reti elettriche e l’opposizione dei residenti — dipende dalla capacità di SpaceX di perfezionare il suo booster Starship.

“Concettualmente ha molto senso, a lungo termine, pensare ai data center nello spazio,” ha affermato Karin Fronczke, responsabile degli investimenti globali in private equity presso Fidelity Investments, investitore nella società privata SpaceX. “La questione, ovviamente, diventa: è economico? E francamente, ciò che abbiamo osservato come investitori è Starship.”

Gli ostacoli sono significativi, ha dichiarato Fronczke lunedì in un’intervista a Bloomberg Television. Tuttavia, SpaceX si sta preparando per il lancio, il mese prossimo, della versione di terza generazione del razzo Starship, capace di sollevare 100 tonnellate di carico.

L’interesse qui per chi segue EchoStar è puramente finanziario: SATS è uno dei pochi modi “pubblici” per avere esposizione al valore di SpaceX, grazie alle azioni ottenute dalla vendita delle frequenze. Non serve che Ergen e Musk vadano d’accordo; basta che Starship funzioni perché il valore di quell’asset nel bilancio di EchoStar lieviti, offrendo un paracadute di valore reale che il mercato spesso ignora.

Il successo del piano di Musk di riutilizzare i booster di Starship sarebbe il fattore critico per ridurre i costi di lancio in modo “molto, molto significativo”, ha detto Fronczke. Ha commentato dopo l’annuncio del fine settimana di Musk riguardo ai piani per il suo progetto Terafab — una proposta per produrre eventualmente i propri chip per la robotica, l’intelligenza artificiale e i data center spaziali. Sarà costruito ad Austin e gestito congiuntamente da Tesla e SpaceX.

Fronczke ha affermato che Fidelity, che ha investito per la prima volta in SpaceX nel 2015, segue da vicino le tappe fondamentali, incluso lo sviluppo di Starship. “Potete scommettere che in Fidelity c’è un foglio Excel che misura il costo per kilowatt e quando crediamo che questo diventerà economico,” ha detto.

SpaceX ha già dimostrato una crescita impressionante dall’investimento iniziale di Fidelity, evolvendosi da soli 13 lanci di Falcon 9 a lanciare ora “ogni due giorni” e trasportando dall’80% al 90% dei carichi utili spaziali mondiali, portando contemporaneamente il suo servizio internet satellitare Starlink a 10 milioni di abbonati, ha concluso Fronczke.

Il progetto Terafab (Tesla + SpaceX) è il vero motore fondamentale per TSLA. Se Starship abbatte i costi di lancio, i chip prodotti da Tesla non serviranno solo alle auto, ma diventeranno l’architettura standard per il calcolo in orbita. Possedere Tesla significa oggi scommettere sulla capacità di Musk di verticalizzare la produzione di intelligenza, dalla terra allo spazio.

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21/03/26 Blue Origin entra nella corsa ai data center spaziali

Fonte: The Wall Street Journal, Micah Maidenberg, 19 marzo 2026. L’autore non detiene posizioni in Blue Origin (società non quotata). Claude dipende infrastrutturalmente da Nvidia e dai data center terrestri — il cui modello di business è direttamente messo in discussione da questa tecnologia.

Dopo SpaceX e la startup Starcloud, ora anche Blue Origin chiede all’FCC il permesso di mettere in orbita satelliti per l’elaborazione AI. Il progetto si chiama Sunrise e prevede quasi 52.000 satelliti. Il dato che colpisce non è il numero — nell’era di Starlink i numeri astronomici sono diventati routine — ma la direzione: i data center escono dalla Terra.

La corsa ai data center orbitali è, tra le tante cose che si agitano nell’industria AI, quella che più somiglia a fantascienza industrializzata. Non perché sia impossibile — ma perché i problemi tecnici ed economici sono ancora enormi, e chi li propone lo ammette candidamente. Il che non impedisce a Blue Origin, SpaceX e una startup di nome Starcloud di depositare le domande FCC quasi in contemporanea. Quando tre operatori si muovono insieme su un’idea ancora non matura, di solito significa che la gara per la regolamentazione è già cominciata — e chi arriva primo all’FCC si prenota il diritto di costruire.

Blue Origin, la società spaziale di Jeff Bezos, ha chiesto all’autorità regolatoria delle comunicazioni statunitensi (FCC) il permesso di dispiegare in orbita quasi 52.000 satelliti alimentati a energia solare, capaci di gestire carichi di elaborazione per l’intelligenza artificiale.

Nel documento depositato giovedì, l’azienda sostiene che i suoi satelliti AI complementerebbero i data center terrestri, operando in un ambiente libero dalle criticità che hanno complicato lo sviluppo delle infrastrutture a terra.

“Aggiungendo capacità di calcolo in orbita, la costellazione espanderà la capacità totale del settore e introdurrà nuove fonti di energia pulita per i carichi di lavoro computazionali”, si legge nel documento FCC.

“Nuove fonti di energia pulita”: il solare in orbita è efficiente perché non ci sono nuvole né notti — il sole splende il 90% del tempo a quelle quote. Il problema non è la generazione di energia ma la sua gestione termica: dissipare il calore prodotto dall’elaborazione nello spazio richiede radiatori enormi, e ogni chilogrammo in orbita ha un costo di lancio che i data center terrestri non devono considerare. La frase nel filing è vera — e selettivamente incompleta.

Blue Origin non ha risposto alle richieste di commento su Project Sunrise, come viene denominato il sistema di data center orbitali proposto. A dicembre, il Wall Street Journal aveva rivelato che l’azienda disponeva di un team al lavoro sulla tecnologia per data center in orbita.

L’azienda di Bezos si unisce così a SpaceX di Elon Musk e alla startup Starcloud nel depositare domande all’FCC per ottenere il permesso di dispiegare satelliti AI. Gli ingegneri spaziali hanno sottolineato che i data center orbitali presentano numerosi ostacoli tecnici. Rendere questi sistemi competitivi in termini di costi rispetto all’infrastruttura tradizionale a terra rimane una sfida importante.

Il Wall Street Journal comprime in due frasi quello che merita qualche riga in più: latenza, raffreddamento, ridondanza, manutenzione, costi di lancio per ogni aggiornamento hardware. Un data center terrestre si aggiorna con un camion. Uno orbitale si aggiorna con un razzo. La competitività economica di cui parla il giornale non è un dettaglio da risolvere — è la questione centrale. Per ora siamo nella fase delle domande FCC, che costa poco e tiene aperta l’opzione. Il mercato vedrà.

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19/03/26 New space economy: i trimestrali di Planet Labs, York Space Systems e Firefly Aerospace a confronto

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Chi commenta: questo articolo è redatto con il supporto di Claude (Anthropic) sulla base di tre articoli di Al Root pubblicati da Barron’s il 19 marzo 2026. Conflitti di interesse dichiarati: sono long su Planet Labs (PL). Sto valutando una posizione su York Space Systems (YSS) e Firefly Aerospace (FLY).

Il 19 marzo 2026 è stata una serata densa per la new space economy: tre società del settore hanno pubblicato i risultati del loro trimestre più recente in after-hours, tutte e tre battendo le attese sulle vendite. Planet Labs ha fatto esplodere il titolo del 22% dopo la chiusura. York Space Systems ha guadagnato il 2%. Firefly Aerospace il 6,5%. Tre storie diverse, tre stadi di maturità diversi — ma la stessa narrativa di fondo: la domanda governativa americana per tecnologie spaziali sta accelerando, e il mercato inizia a prenderne atto.

Nota dell’autore: Dichiaro apertamente di essere long su Planet Labs. Non è una coincidenza che dedichi più spazio a quella storia — è la più matura delle tre e quella che conosco meglio. Su York e Firefly sto ancora valutando: i risultati di questa sera entrano nel ragionamento.

Planet Labs (PL): +524% in un anno, e non è finita

Planet Labs è la società di telerilevamento satellitare con la costellazione più grande al mondo di piccoli satelliti per l’osservazione terrestre. Nel quarto trimestre dell’anno fiscale 2026 (trimestre al 31 gennaio 2026) ha riportato ricavi di 86,8 milioni di dollari — in crescita del 41% anno su anno — e un EBITDA adjusted positivo di 2,3 milioni. Wall Street si aspettava una perdita EBITDA di 6 milioni su ricavi di 78 milioni. Un beat doppio, e sostanzioso.

Il CEO Will Marshall ha parlato di anno “trasformativo”: 40 satelliti lanciati, un contratto con la Svezia, una partnership R&D con Google per esplorare data center nello spazio, e un backlog che ha chiuso l’anno a 900 milioni di dollari — in crescita del 79% anno su anno. Circa il 60% dei ricavi 2026 è arrivato da entità di difesa, quasi il 25% da altri enti governativi, il resto dal settore commerciale.

La vera bomba è stata la guidance per il FY2027: Planet proietta ricavi tra 415 e 440 milioni di dollari, contro le attese degli analisti di 380 milioni. Un anno fa il consensus modellava 330 milioni per il 2027 — oggi sarà vicino ai 430. È questa revisione al rialzo delle stime che ha mosso il titolo del 22% in after-hours, portandolo a 32,97 dollari. Nelle ultime 52 settimane il titolo ha guadagnato il 524%.

Nota dell’autore: La guidance EBITDA FY2027 di soli 5 milioni sembra bassa rispetto ai 16 milioni attesi dal mercato — e Barron’s lo segnala. Ma il mercato ha ragione a ignorarlo per ora: Planet è in una fase in cui ogni dollaro di margine in più viene reinvestito in crescita. Il segnale importante è che la traiettoria dei ricavi si è materializzata più velocemente di quanto nessuno si aspettasse. Un backlog a 900 milioni su ricavi annui di circa 310 milioni significa oltre 2,5 anni di ricavi già contrattualizzati. Per una società di questa dimensione è una solidità notevole.

York Space Systems (YSS): quasi in pareggio, IPO dimenticata troppo in fretta

York Space Systems costruisce satelliti in modo verticalmente integrato e a basso costo, principalmente per committenti governativi americani. Ha quotato a gennaio 2026 a 34 dollari — e in meno di tre mesi il titolo ha perso il 50%, chiudendo il 19 marzo intorno a 18 dollari prima di recuperare il 2% in after-hours sui risultati.

Nel Q4 2025 York ha riportato ricavi di 105 milioni di dollari e una perdita EBITDA adjusted di soli 1,4 milioni — meglio delle attese degli analisti, che stimavano una perdita di 3,5 milioni su ricavi di 103 milioni. I ricavi totali 2025 erano circa 386 milioni. Per il 2026 la guidance è a ricavi tra 545 e 595 milioni con EBITDA positivo per la prima volta. Wall Street si aspetta 568 milioni di ricavi e 54 milioni di EBITDA. Il consenso è costruttivo: 8 analisti su 10 hanno un rating Buy, con target medio a 38 dollari — oltre il 100% di upside dai prezzi attuali.

Nota dell’autore: York è la storia più semplice: produce oggetti fisici, ha clienti governativi che pagano, ed è a un passo dal breakeven operativo. Un consenso Buy così unanime su un titolo che ha perso metà del valore dall’IPO in tre mesi può riflettere ottimismo selettivo degli analisti sell-side — ma se la guidance 2026 viene rispettata, il titolo a questi prezzi è difficile da ignorare. Il rischio principale è la concentrazione sui contratti federali in un momento in cui il DOGE e i tagli alla spesa creano incertezza su tutto ciò che non è difesa diretta.

Firefly Aerospace (FLY): la luna, i razzi e il cash burn

Firefly Aerospace ha quotato ad agosto 2025 a 45 dollari, perdendo anch’essa circa il 50% da allora. Nel Q4 2025 ha riportato ricavi di 58 milioni di dollari — meglio delle attese di 52 milioni — ma con una perdita operativa di 86 milioni, peggio delle attese di 69 milioni. I ricavi totali 2025 erano circa 160 milioni. Il salto atteso è il più ambizioso: per il 2026 Firefly guida a ricavi tra 420 e 450 milioni, quasi triplicando in dodici mesi. Wall Street si aspetta profitti operativi solo nel 2028, su proiezioni di ricavi a 1,3 miliardi.

L’elemento narrativo più potente di Firefly è l’allunaggio del lander Blue Ghost nel marzo 2025 — prima missione commerciale americana a toccare il suolo lunare nell’ambito del programma NASA CLPS. Il 63% degli analisti ha un rating Buy con target medio intorno a 38 dollari.

Nota dell’autore: Una perdita operativa di 86 milioni su 58 milioni di ricavi è il numero che non si può ignorare. Firefly brucia più cassa di quanta ne generi, e triplicare i ricavi in un anno è una guidance audace — realizzabile se la pipeline si materializza, fragile se uno o due contratti grandi slittano. Tra le tre è quella con il potenziale upside più elevato e il profilo di rischio più alto. Non è un titolo per chi vuole dormire tranquillo.

Il confronto: tre stadi, una narrativa

Società Ticker Ricavi ultimo anno Ricavi anno pross. (guidance) EBITDA After-hours 19/3
Planet Labs PL ~$310M (FY2026) $415–440M (FY2027) Positivo ($5M guidance) +22%
York Space Systems YSS ~$386M (2025) $545–595M (2026) Primo anno positivo ($54M E) +2%
Firefly Aerospace FLY ~$160M (2025) $420–450M (2026) Negativo (op. loss ~$180M E) +6,5%

Dati al 19 marzo 2026. L’anno fiscale di Planet Labs termina a gennaio. Stime basate su guidance aziendale e consensus FactSet.

Le tre società hanno storie di borsa molto diverse. Planet Labs ha quotato via SPAC nel 2021 a circa 10 dollari, è crollata fino a 2-3 dollari nel 2023-2024, e poi ha recuperato in modo spettacolare: +524% negli ultimi 12 mesi, con il titolo che dopo i risultati di questa sera tocca i 33 dollari in after-hours. York Space Systems ha invece quotato a gennaio 2026 a 34 dollari e in meno di tre mesi ha perso circa il 50%, ora intorno ai 18 dollari. Stessa storia per Firefly, quotata ad agosto 2025 a 45 dollari e ora dimezzata a circa 23 dollari. Il tema comune è la domanda governativa americana — difesa, NASA, intelligence — che rimane il motore strutturale del settore. Planet è la più avanzata nel percorso verso la sostenibilità; York è la più vicina al breakeven nel breve termine; Firefly è la più speculativa ma anche quella con il catalizzatore narrativo più potente.

Nota dell’autore: Se dovessi costruire un’esposizione alla new space economy, Planet mi darebbe la base — è già una società con backlog solido, ricavi in accelerazione e EBITDA positivo. York aggiungerebbe esposizione alla produzione satellitare con un profilo di rischio più contenuto rispetto a Firefly. Quest’ultima sarebbe la quota speculativa: o raddoppia o dimezza ancora. Non è un consiglio d’investimento — è il ragionamento che sto facendo io, con i bias e le posizioni dichiarate qui sopra. Ognuno deve fare il proprio.

Come indicato nel disclaimer del blog, i contenuti di questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. Prima di effettuare qualsiasi operazione è necessario leggere attentamente il disclaimer.


17/03/26 Nvidia porta il computing in orbita: arriva il modulo spaziale Vera Rubin

Mi chiamo Claude, sono un assistente AI sviluppato da Anthropic. Ho tradotto questo articolo di Sebastian Moss (DataCenterDynamics, 16 marzo 2026) e ho inserito alcune mie valutazioni. Dichiaro un conflitto di interesse rilevante: Anthropic è un concorrente diretto di Nvidia nell’ecosistema AI, e OpenAI — citato nell’articolo come critico dei data center spaziali — è il mio principale concorrente diretto.

Di Sebastian Moss — DataCenterDynamics, 16 marzo 2026 · Traduzione e commento: Claude (Anthropic)

Nvidia ha sviluppato un modulo specifico per lo spazio della sua piattaforma GPU-CPU Vera Rubin. La società ha annunciato che l’hardware di calcolo Nvidia opererà in orbita tramite sei partner: Aetherflux, Axiom Space, Kepler Communications, Planet, Sophia Space e Starcloud.

Lo scorso novembre Starcloud aveva inviato una GPU Nvidia H100 nello spazio a bordo di un satellite sperimentale — la prima volta che una GPU Nvidia raggiungeva l’orbita. Il nuovo modulo Space-1 Vera Rubin offre fino a 25 volte più potenza di calcolo AI per l’inferenza spaziale rispetto all’H100.

Il modulo è destinato a data center orbitali, elaborazione avanzata di intelligence geospaziale e operazioni spaziali autonome. Per carichi di lavoro meno intensivi, Nvidia indica il modulo Jetson Orin per l’elaborazione in tempo reale di visione, navigazione e dati sensoriali. Offre inoltre IGX Thor, basato su architettura Blackwell, orientato all’Edge computing.

«Il computing spaziale, l’ultima frontiera, è arrivato. Man mano che dispieghiamo costellazioni di satelliti ed esploriamo più in profondità nello spazio, l’intelligenza deve risiedere ovunque vengano generati i dati», ha dichiarato Jensen Huang, fondatore e CEO di Nvidia. «Con i nostri partner stiamo estendendo Nvidia oltre il nostro pianeta — portando coraggiosamente l’intelligenza dove non è mai arrivata prima.»

Baiju Bhatt, fondatore e CEO di Aetherflux, ha dichiarato che la società sta costruendo un nuovo paradigma per l’energia e il calcolo nello spazio: «Nvidia Vera Rubin fornisce AI ad alte prestazioni e basso consumo energetico all’Edge in orbita, alimentato da energia solare. Questo abilita operazioni autonome e servizi mission-critical, e sblocca un’infrastruttura AI scalabile basata nello spazio.»

Sophia Space utilizzerà Jetson Orin per le sue piattaforme modulari offerte agli operatori satellitari. Kepler Communications impiegherà anch’essa Jetson. IGX Thor e Jetson Orin sono già disponibili, mentre il modulo Vera Rubin Space sarà disponibile «in una data successiva».

L’annuncio arriva dopo che Nvidia aveva pubblicato questo mese un’offerta di lavoro per un architetto di sistemi per data center orbitali. «Questa è un’opportunità per unirsi al leader nei sistemi AI agli albori di un settore completamente nuovo», recitava l’annuncio.

Il rivale Google prevede di lanciare nello spazio alcune TPU — le sue unità di elaborazione per l’AI — già testate con un acceleratore di particelle per simulare i livelli di radiazione dell’orbita bassa. Google ha stretto una partnership con Planet per una prima distribuzione limitata, ma prevede di inviare eventualmente gigawatt nello spazio.

Anche Elon Musk punta a dispiegare una megacostellazione orbitale da un milione di satelliti come data center AI. Musk ha suggerito che i satelliti utilizzeranno chip sviluppati da Tesla, ma le tempistiche restano incerte.

I data center spaziali hanno numerosi critici, tra cui il CEO di OpenAI Sam Altman, il noto short seller Jim Chanos, il CEO di AWS Matt Garman e gli analisti di Gartner.

Nota di Claude — non parte dell’articolo originale

Jensen Huang ha citato Star Trek — «boldly going where no one has gone before» — e non è un caso. L’annuncio di Nvidia sui moduli spaziali è tanto una dichiarazione di intenti industriali quanto un esercizio di storytelling. Ma dietro la retorica c’è una logica concreta: i satelliti per osservazione terrestre, comunicazioni e navigazione generano quantità enormi di dati che oggi vengono scaricati a terra per l’elaborazione, con latenza e collo di bottiglia inevitabili. Elaborare i dati direttamente in orbita — dove vengono generati — risolve il problema alla radice.

Il caso d’uso più immediato è l’intelligence geospaziale: immagini satellitari elaborate in tempo reale per rilevare movimenti di truppe, cambiamenti climatici, disastri naturali. Non a caso tra i partner figura Planet, la principale società di imaging satellitare commerciale. Il contesto della guerra in Iran — citato in altri articoli di questa settimana — rende questo tipo di capacità strategicamente preziosa.

Le perplessità dei critici sono però legittime. I data center spaziali devono affrontare radiazioni cosmiche che degradano rapidamente l’hardware, costi di lancio ancora elevati nonostante il ribasso portato da SpaceX, impossibilità di manutenzione fisica, e dissipazione del calore in assenza di atmosfera. Il fatto che Sam Altman — che di infrastrutture AI se ne intende — sia tra i critici vale la pena segnalarlo. Non significa che il progetto fallirà: significa che le sfide ingegneristiche sono reali e non banali.

Per ora siamo agli albori di un settore. Il modulo Vera Rubin Space non è ancora disponibile. I sei partner annunciati sono tutti startup o aziende di nicchia. La domanda che il mercato porrà nei prossimi anni è semplice: quanto costa elaborare un terabyte di dati in orbita rispetto a elaborarlo a terra? Quando la risposta sarà competitive, il settore decollerà — letteralmente.

Come precisato nel DISCLAIMER del mio blog, i contenuti hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria. Le valutazioni presenti in questo articolo — le note di commento firmate Claude (Anthropic) — sono elaborate autonomamente da un sistema di intelligenza artificiale e rappresentano farina del suo sacco: non sono revisionate né avallate dall’autore del blog, e non devono essere intese come raccomandazioni operative.

Testo originale © DataCenterDynamics, Sebastian Moss, 16 marzo 2026 · Traduzione italiana e note: Claude (Anthropic) · Solo uso informativo


13/03/26 SpaceX acquisisce xAI prima della quotazione: l’investitore Baillie Gifford scommette sulla fusione

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Mi chiamo Claude, sono un assistente AI sviluppato da Anthropic. Ho tradotto questo articolo di Ed Ludlow e Edward Dufner (Bloomberg, 13 marzo 2026) e ho inserito alcune mie valutazioni nel testo, evidenziate in corsivo. Ho un interesse non neutrale dichiarato: xAI è il laboratorio di intelligenza artificiale fondato da Elon Musk, e sviluppa Grok — un sistema AI direttamente concorrente con quello che mi ha creato. Non è un conflitto finanziario, ma è un punto di osservazione parziale che vale la pena dichiarare.

Di Ed Ludlow e Edward Dufner — Bloomberg, 13 marzo 2026 · Traduzione e commento: Claude (Anthropic)

Elon Musk sta attingendo al suo playbook collaudato: SpaceX acquisisce xAI prima della quotazione in borsa della società spaziale, posizionando il business combinato per una fase di forte crescita. È questa la lettura di uno degli investitori di SpaceX.

“SpaceX si trova in una posizione privilegiata, avendo non solo un solido stato patrimoniale ma anche una forte redditività e dinamiche di flusso di cassa positivi,” ha dichiarato Peter Singlehurst, responsabile del team per le società private di Baillie Gifford & Co. xAI di Musk ha grandi necessità di liquidità, il che rende SpaceX un partner ideale, ha detto Singlehurst venerdì in un’intervista a Bloomberg Television.

▶ Nota: il ragionamento di Singlehurst è semplice ma solido. xAI brucia cassa — costruire cluster di GPU e addestrare modelli di frontiera costa miliardi. SpaceX genera cassa, soprattutto grazie a Starlink. La fusione è in sostanza un trasferimento di liquidità da un’azienda matura a una in fase di scale-up, tenendo tutto sotto lo stesso cappello. Il precedente Tesla-SolarCity — citato nell’articolo — è un’analogia appropriata, anche se all’epoca il mercato non la prese bene inizialmente.

Musk è noto per un “intricato reticolo” di interconnessioni tra le sue aziende, ha osservato Singlehurst. Ma proprio come Tesla si è dimostrata capace di assorbire con successo SolarCity — nonostante le iniziali riserve del mercato — anche l’operazione SpaceX-xAI finirà per funzionare bene, ha sostenuto.

“Crediamo che quella dinamica esisterà anche qui con SpaceX,” ha detto Singlehurst. “È probabilmente una delle aziende nei nostri portafogli con uno dei vantaggi competitivi e delle opportunità di crescita più robusti.”

SpaceX punta a raccogliere fino a 50 miliardi di dollari in un’IPO record questa estate, che potrebbe valutare la società a oltre 1.750 miliardi di dollari, secondo quanto riportato in precedenza da Bloomberg News. Le dimensioni dell’operazione e la capacità di Musk di sconvolgere settori diversissimi tra loro — dall’automotive all’aerospazio — hanno catturato l’attenzione di Wall Street nel corso di quest’anno.

▶ Nota: una valutazione da 1.750 miliardi di dollari collocherebbe SpaceX tra le aziende più capitalizzate al mondo — più di Meta, più di Saudi Aramco, vicina ad Alphabet. Per un’azienda privata che non ha mai pubblicato un bilancio certificato è un numero straordinario, costruito quasi interamente sulla narrativa del dominio spaziale e sul flusso di cassa di Starlink. L’incorporazione di xAI prima dell’IPO serve anche a vendere una storia più ampia agli investitori: non solo lanci, ma intelligenza artificiale, dati, infrastruttura cognitiva nello spazio. È storytelling finanziario di prima qualità.

L’operazione mette in evidenza il potenziale di SpaceX di sfruttare i propri vantaggi di costo nei lanci spaziali per nuove applicazioni al di là del servizio internet satellitare Starlink. “Quando si abbattono i costi di ordini di grandezza, si aprono casi d’uso fenomenali e imprevedibili,” ha detto Singlehurst. La visione di Musk di data center nello spazio è ancora lontana dall’essere realtà, ha aggiunto, ma i costi di lancio ridotti di SpaceX creano almeno le premesse per arrivarci.

▶ Nota conclusiva: l’idea dei data center orbitali non è fantascienza — è ingegneria con un business case ancora da dimostrare. I vantaggi teorici esistono: raffreddamento gratuito, energia solare continua, latenza ridotta per alcune applicazioni globali. Il problema è che il costo di portare hardware in orbita, anche con Falcon 9 e Starship, rimane ordini di grandezza superiore rispetto alla costruzione di un data center terrestre. Musk ha una storia di rendere reali cose che sembravano impossibili, ma ha anche una storia di tempistiche molto ottimistiche. Per un investitore, la domanda giusta non è “è possibile?” ma “in quale orizzonte temporale e a quale diluizione?”.


Come precisato nel DISCLAIMER del mio blog, i contenuti hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria. Le valutazioni presenti in questo articolo — le note di commento firmate Claude (Anthropic) — sono elaborate autonomamente da un sistema di intelligenza artificiale e rappresentano farina del suo sacco: non sono revisionate né avallate dall’autore del blog, e non devono essere intese come raccomandazioni operative.

Testo originale © Bloomberg, Ed Ludlow e Edward Dufner, 13 marzo 2026 · Traduzione italiana e note: Claude (Anthropic) · Solo uso informativo

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13/03/26 Briefing.com: Karman Space and Defense: fornitore di difesa di primo piano al centro di una corsa all’oro da oltre 100 miliardi — avvio copertura Buy — Needham (98,98)


L’analista Austin Bohlig ha dichiarato: “Avviamo la copertura di Karman Holdings (KRMN) con un rating Buy e un target price di 125 dollari. Riteniamo che la società sia posizionata in modo unico come fornitore merchant chiave di sottosistemi mission-critical, al centro di quella che stimiamo essere un’opportunità da oltre 100 miliardi di dollari nei programmi di difesa di nuova generazione nei settori missilistico, spaziale, marittimo e dei sistemi non pilotati. Grazie alle sue capacità produttive specializzate e a un solido portafoglio di proprietà intellettuale, KRMN fornisce componenti altamente ingegnerizzati a oltre 80 clienti nell’ambito di oltre 130 programmi di difesa e spazio — una posizione che, a nostro avviso, le consentirà di superare il proprio obiettivo di crescita organica del fatturato del 25% e oltre, man mano che il superciclo della spesa per la difesa statunitense accelera. Combinando un solido track record nel M&A con un modello operativo altamente redditizio e di primissimo livello, riteniamo che KRMN continuerà a meritare una valutazione premium rispetto ai peer.”

Valutazione di Claude


La tesi di Needham è costruita bene e poggia su fondamentali reali: Karman è un fornitore di nicchia con alta specializzazione tecnica, IP proprietario e una base clienti ampia e diversificata su programmi pluriennali difficilmente sostituibili. Nel linguaggio della difesa, è esattamente il tipo di azienda che vuoi tenere in portafoglio in un superciclo — non il prime contractor esposto al dibattito politico sui grandi programmi, ma il fornitore di secondo livello che vende a chiunque vinca i contratti.
Il target a 125 dollari su un prezzo corrente di circa 99 implica un upside del 26%, che con un rating Buy è una forchetta credibile, non aggressiva. Il fatto che l’analista citi esplicitamente la capacità di “superare” il target organico del 25% suggerisce aspettative già incorporate nella valutazione — il che significa che qualsiasi trimestre deludente potrebbe penalizzare il titolo in modo sproporzionato.
Il rischio principale non è la qualità dell’azienda ma la valutazione di ingresso: i titoli della difesa spaziale hanno corso molto negli ultimi 18 mesi, e un multiplo premium in un settore ciclico — anche se il ciclo è lungo — lascia poco margine di sicurezza se la spesa federale subisce tagli o ritardi. Vale la pena monitorare l’esposizione ai programmi finanziati direttamente dal Congresso rispetto a quelli commerciali/spazio privato.
In sintesi: tesi solida, azienda interessante, ma il prezzo di ingresso conta. Non è un titolo da comprare a occhi chiusi su una nota di avvio copertura.​​​​​​​​​​​​​​​​


12/03/26 Firefly Lancia Lockheed Martin nello Spazio. Il Titolo Vola.

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◆ Chi commenta questo articolo Mi chiamo Claude, sono un assistente AI sviluppato da Anthropic. Ho tradotto questo articolo di Al Root (Barron’s, 12 marzo 2026) e ho inserito alcune mie valutazioni personali, separate dall’originale e contrassegnate con il titolo Nota di Claude. Le mie considerazioni riflettono la mia analisi, non la posizione di Anthropic.

Di Al Root — Barron’s, 12 marzo 2026 · Traduzione e commento: Claude (Anthropic)

Le azioni della start-up spaziale Firefly Aerospace sono balzate nella mattinata di giovedì dopo che la società ha lanciato con successo il suo Alpha Flight 7 nello spazio.

Il titolo Firefly guadagnava il 10% a 22,67 dollari, mentre i futures su S&P 500 e Dow Jones Industrial Average erano in calo rispettivamente dello 0,4% e dello 0,5%.

Alpha Flight 7 è decollato dal Space Launch Complex 2 di Firefly alla Vandenberg Space Force Base in California alle 17:50 ora del Pacifico di mercoledì, portando un payload dimostrativo per Lockheed Martin.

Il lancio riuscito è una bella soddisfazione per Firefly, che cerca di portare maggiore capacità di lancio all’industria spaziale commerciale pionierizzata da SpaceX. Il razzo Alpha di Firefly può portare circa una tonnellata metrica in orbita bassa terrestre. Un razzo Falcon 9 di SpaceX — che rappresenta oltre la metà di tutti i lanci spaziali globali — può trasportare circa 17 tonnellate. Un razzo Electron di Rocket Lab può portare circa 300 chilogrammi in orbita.

Nota di Claude (Anthropic) — non parte dell’articolo originale Il confronto tra le capacità di carico è utile per contestualizzare dove si posiziona Firefly nel mercato. Con una tonnellata in orbita bassa, Alpha si rivolge a una fascia specifica: satelliti di piccole e medie dimensioni, payload governativi dimostrativi, missioni commerciali che non richiedono la potenza di un Falcon 9. Non è una competizione diretta con SpaceX — è una nicchia complementare. Il rischio per Firefly non è tanto SpaceX, quanto il fatto che questa nicchia sia contendibile da più operatori contemporaneamente, tra cui lo stesso Rocket Lab con il suo futuro Neutron.

Sia Firefly che Rocket Lab stanno sviluppando razzi più grandi.

Rocket Lab è un’azienda relativamente più matura di Firefly, ma il divario di valutazione è notevole. Rocket Lab scambia a circa 34 volte le vendite stimate per il 2027. Firefly a circa quattro volte.

Una delle ragioni del divario di valutazione è un precedente intoppo con Alpha Flight 7. Le azioni del fornitore di tecnologia spaziale erano crollate del 20,7% il 30 settembre dopo che un razzo Alpha Flight 7 era esploso durante i test il 29 settembre.

Nota di Claude (Anthropic) — non parte dell’articolo originale Il multiplo 4x sui ricavi 2027 contro i 34x di Rocket Lab va letto con attenzione. Un divario di quasi nove volte riflette non solo la differenza di maturità operativa, ma anche la diversa fiducia del mercato nella capacità di esecuzione. Rocket Lab ha un track record consolidato di lanci riusciti e un portafoglio di servizi più diversificato; Firefly sta ancora costruendo la sua reputazione. Il fatto che 4x possa sembrare “a buon mercato” dipende interamente da quante anomalie come quella di settembre si verificheranno in futuro — e nel settore spaziale, le anomalie non sono eventi rari ma parte intrinseca del percorso.

“Dall’anomalia nei test di Alpha del 29 settembre 2025, il titolo Firefly ha significativamente sottoperformato l’S&P 500 (giù del 44% contro un +2% dell’S&P 500), nonché gli altri produttori integrati di razzi e satelliti (su di circa il 50% nello stesso periodo),” ha scritto l’analista di Cantor Fitzgerald Colin Canfield in una nota di giovedì. “Solo in virtù dell’arbitraggio di performance, riteniamo che le azioni siano ben posizionate per recuperare parte del suo multiplo grazie a un sentiment materialmente migliore sui lanci.”

Canfield ha una raccomandazione di acquisto sul titolo e un target price di 65 dollari.

Il volo spaziale è difficile. Eppure Firefly va avanti, puntando a diventare una società di trasporto spaziale end-to-end. La sua missione Blue Ghost è atterrata sul lato nord della Luna il 2 marzo 2025, un risultato storico per un’azienda commerciale.

Entrando nelle contrattazioni di giovedì, il titolo Firefly era in calo di circa l’8% da inizio anno. Era anche giù del 54% rispetto al prezzo IPO di 45 dollari dell’agosto scorso.

Nota di Claude (Anthropic) — valutazione complessiva L’articolo è essenzialmente un pezzo di notizia reattiva — un lancio riuscito, il titolo sale, un analista ottimista citato a supporto — e non pretende di essere altro. Il valore informativo è limitato ma onesto nei dati che fornisce.

Quello che manca è una riflessione sul contesto più ampio: Firefly opera in un settore dove la barriera d’ingresso si sta abbassando rapidamente, i clienti istituzionali (NASA, DoD, agenzie europee) stanno diversificando i fornitori per ridurre la dipendenza da SpaceX, e questo crea opportunità reali — ma anche una pressione competitiva crescente. Il target a 65 dollari di Canfield implica quasi un tripling dall’attuale prezzo di mercato: è un obiettivo plausibile solo se Firefly riesce a trasformare la capacità tecnica dimostrata oggi in un flusso di contratti ricorrenti e affidabili. Un lancio riuscito è una condizione necessaria, non sufficiente.


Come precisato nel DISCLAIMER del mio blog, i contenuti hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria. Le valutazioni presenti in questo articolo — le note di commento firmate Claude (Anthropic) — sono elaborate autonomamente da un sistema di intelligenza artificiale e rappresentano farina del suo sacco: non sono revisionate né avallate dall’autore del blog, e non devono essere intese come raccomandazioni operative.

Testo originale © Barron’s, Al Root, 12 marzo 2026 · Traduzione italiana e note: Claude (Anthropic) · Solo uso informativo


10/03/26 Esclusivo: SpaceX di Elon Musk valuta la quotazione al Nasdaq dopo aver richiesto l’ingresso anticipato nell’indice, dicono fonti

Reuters

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Il costruttore di razzi e satelliti di Elon Musk, SpaceX, è orientato a quotare le proprie azioni al Nasdaq in quella che potrebbe classificarsi come la più grande initial public offering (IPO, prima offerta pubblica di azioni) di tutti i tempi, secondo quattro persone che hanno familiarità con il pensiero dell’azienda.

SpaceX vuole l’inclusione anticipata nel Nasdaq 100 index (l’indice che raggruppa le 100 maggiori società non finanziarie quotate al Nasdaq), rendendola una condizione necessaria per una potenziale quotazione sull’exchange (borsa valori) orientato alla tecnologia, hanno detto due delle persone. I suoi piani potrebbero ancora cambiare, hanno detto le persone, che hanno chiesto di non essere identificate perché le discussioni sono riservate.

Reuters ha precedentemente riportato che SpaceX sta pianificando una IPO, non prima di giugno.

Anche il New York Stock Exchange (NYSE, la Borsa di New York) è in competizione per la quotazione, e nessuna delle due borse è stata informata di una decisione in un senso o nell’altro, hanno detto più persone.

Il Nasdaq 100, di proprietà di Nasdaq Inc., è considerato un indice blue-chip (di primaria importanza) di riferimento dai grandi investitori istituzionali e serve come barometro della salute della maggior parte dei più grandi nomi quotati in borsa del mondo, inclusi titoli tecnologici megacap (società a capitalizzazione di mercato elevatissima) come Nvidia, Apple e Amazon. Il Nasdaq 100 ha guadagnato circa il 21% l’anno scorso ed è leggermente più basso finora quest’anno.

Il Nasdaq ha proposto una nuova regola il mese scorso che potrebbe potenzialmente accelerare l’aggiunta di società megacap appena quotate al Nasdaq 100.

La nuova regola fast-track del Nasdaq

Il cambiamento proposto, che non è definitivo e potrebbe richiedere diversi mesi per entrare in vigore, è progettato per attirare società private con valutazioni elevate come SpaceX, Anthropic e OpenAI, tra le altre, a quotarsi sull’exchange.

Secondo la proposta regola “Fast Entry” (ingresso accelerato) del Nasdaq, una società appena quotata sarebbe ammissibile per l’inclusione accelerata in poco meno di un mese se la sua capitalizzazione di mercato (market capitalization, ovvero il valore totale di tutte le azioni di una società) si classifica tra i primi 40 membri attuali dell’indice. SpaceX sta cercando una valutazione di circa 1,75 trilioni di dollari per l’IPO, ha detto una delle persone, il che la renderebbe la sesta società più grande per valore di mercato negli Stati Uniti, basandosi sugli ultimi prezzi azionari.

Le società attualmente quotate devono aspettare fino a un anno prima di essere ammissibili all’ingresso nei principali indici come l’S&P 500 o il Nasdaq 100, dovendo prima dimostrare agli investitori di essere abbastanza stabili da gestire il volume degli ordini di acquisto degli investitori istituzionali.

I vantaggi dell’appartenenza all’indice

L’ammissione a un indice blue-chip come il Nasdaq 100 o l’S&P 500 offre alle aziende un maggiore accesso agli investitori istituzionali con risorse finanziarie profonde, che tipicamente acquistano posizioni consistenti per i propri index fund (fondi di investimento che replicano la composizione di un indice), ampliando la loro base azionaria e migliorando la liquidità nel tempo. Mentre il NYSE ha un indice simile che traccia le sue 100 maggiori azioni statunitensi, è meno seguito dagli investitori, rendendo l’inclusione nel Nasdaq 100 particolarmente influente per le IPO megacap.

Per i dirigenti e gli investitori iniziali, quella liquidità più profonda potrebbe ridurre l’impatto sul mercato di grandi ordini di vendita una volta scaduti i periodi di lockup (il periodo successivo all’IPO durante il quale gli insider non possono vendere le proprie azioni), tipicamente da 90 a 180 giorni dopo una IPO, sebbene non sia una garanzia che una grande ondata di vendite da parte degli insider non peserà comunque sul prezzo delle azioni.

SpaceX non ha risposto alle richieste di commento.

Reuters ha riportato a febbraio che i consulenti di SpaceX hanno contattato i principali index provider (fornitori di indici) tra cui Nasdaq per discutere dell’ingresso nei principali indici prima del normale.

Il debutto di SpaceX sul mercato azionario è atteso come l’evento di punta di quello che si preannuncia come uno degli anni più intensi per le IPO nella memoria recente, con diverse società e startup di alto profilo finanziate da venture capital (capitale di rischio investito in aziende ad alto potenziale di crescita) tra cui OpenAI e Anthropic che stanno preparando il terreno per i rispettivi debutti.


Ciao, sono Gemini! E qui siamo di fronte a qualcosa di davvero monumentale, non esagero.

Una IPO a 1,75 trilioni di dollari sarebbe semplicemente senza precedenti nella storia dei mercati finanziari. Per darvi un’idea: stiamo parlando di una valutazione superiore a quella di Amazon oggi. È un numero che fa girare la testa.

Dal punto di vista di un investitore, ci sono alcuni aspetti che trovo particolarmente significativi:

La mossa del “Fast Entry” nel Nasdaq 100 è furba e strategica. SpaceX sa benissimo che l’inclusione immediata nell’indice genera acquisti automatici e obbligatori da parte di tutti i fondi passivi e gli ETF (Exchange Traded Fund, fondi che replicano un indice) che replicano il Nasdaq 100. È essenzialmente una garanzia di domanda immediata e massiccia sul titolo, il che stabilizzerebbe il prezzo nelle settimane più delicate post-IPO.

La competizione tra NYSE e Nasdaq per aggiudicarsi la quotazione è di per sé una notizia: significa che le borse stesse stanno cambiando le proprie regole per attrarre i giganti privati. È un segnale che il mercato delle IPO si sta preparando per una stagione davvero eccezionale.

Il rischio principale? La valutazione a 1,75 trilioni presuppone una crescita futura enormemente ottimistica, soprattutto per Starlink (il servizio di internet via satellite). Se le condizioni macro dovessero peggiorare o i tassi d’interesse rimanere elevati, quella valutazione potrebbe essere difficile da sostenere. E con il fattore “Musk” — tra Tesla, xAI e le sue posizioni politiche — la volatilità del titolo potrebbe essere spettacolare, nel bene e nel male. Personalmente, la seguirei con grandissima attenzione ma con una posizione iniziale molto calibrata.

27/02/26 Bloomberg: SpaceX valuta il deposito confidenziale per l’IPO già a marzo

Space Exploration Technologies Corp. mira a depositare in via confidenziale per un’offerta pubblica iniziale (IPO: Initial Public Offering) già il prossimo mese, secondo persone a conoscenza dei fatti, mentre la società di razzi e satelliti del miliardario Elon Musk procede con i piani per la quotazione più grande di sempre.

Di Bailey Lipschultz, Ryan Gould, Kiel Porter, and Eric Johnson 27 febbraio 2026

I tempi del deposito La società con sede a Starbase, in Texas, prevede di presentare la sua bozza di registrazione per l’IPO alla SEC (US Securities and Exchange Commission: l’ente federale statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori) a marzo, hanno riferito le fonti. Tale mossa la manterrebbe in linea per una quotazione a giugno, rendendola la prima di quello che potrebbe essere un trio di mega-IPO, con OpenAI e Anthropic PBC potenzialmente a seguire.

Valutazione e prospettive Le considerazioni sono in corso, i dettagli potrebbero cambiare e SpaceX potrebbe ancora ritardare il suo deposito, hanno precisato le fonti. SpaceX potrebbe cercare una valutazione nell’IPO superiore a 1,75 trilioni di dollari, hanno detto alcune fonti, chiedendo di non essere identificate poiché le deliberazioni sono private. La società ha acquisito la startup di intelligenza artificiale di Musk, xAI, in un accordo di febbraio che ha valutato l’entità allargata a 1,25 trilioni di dollari, ha riportato Bloomberg News.

Il vantaggio del deposito confidenziale In un deposito confidenziale (confidential filing), le aziende possono ricevere feedback dal regolatore e apportare modifiche prima che le informazioni diventino pubbliche. Una rappresentante di SpaceX non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.

Dimensioni della quotazione Una quotazione per SpaceX raccoglierebbe fino a 50 miliardi di dollari, hanno affermato persone a conoscenza dei preparativi. A tale dimensione, sarebbe più grande dell’attuale detentore del record, il debutto da 29 miliardi di dollari di Saudi Aramco nel 2019.

Obiettivi dell’IPO In un promemoria, SpaceX ha affermato che si sta preparando per una possibile IPO nel 2026, finalizzata a finanziare un “ritmo di volo folle” per il suo razzo in fase di sviluppo Starship, data center di intelligenza artificiale nello spazio e una base sulla luna.

Struttura azionaria SpaceX ha schierato Bank of America Corp., Goldman Sachs Group Inc., JPMorgan Chase & Co. e Morgan Stanley per ruoli senior nell’IPO, hanno riferito persone a conoscenza dei fatti. La società sta considerando una struttura azionaria a doppia classe (dual-class share structure: un meccanismo societario che prevede diverse categorie di azioni con differenti diritti di voto) nell’IPO che darebbe potenzialmente agli insider come Musk un potere di voto extra per dominare il processo decisionale, ha riportato Bloomberg News.

Il dominio spaziale Il lanciatore di razzi più prolifico al mondo, SpaceX domina l’industria spaziale con il suo razzo Falcon 9 che porta satelliti e persone in orbita. La società è concentrata sulla costruzione di una base sulla luna prima di perseguire la sua missione di lunga data di inviare umani su Marte, ha detto Musk.

Starlink SpaceX è anche il leader del settore nel fornire servizi internet dall’orbita terrestre bassa (low-Earth orbit) attraverso Starlink, un sistema di migliaia di satelliti che serve milioni di clienti.


Le valutazioni di Gemini

Come Gemini, ho analizzato il contesto descritto nell’articolo per fornirti una prospettiva imparziale:

  1. L’IPO più grande della storia: Una valutazione superiore a 1,75 trilioni di dollari e una raccolta da 50 miliardi renderebbe questa IPO un evento spartiacque per i mercati finanziari globali. Se confermata, supererebbe Saudi Aramco, spostando l’asse del valore azionario dai giganti petroliferi alle aziende tecnologiche spaziali.
  2. L’integrazione con xAI: L’acquisizione di xAI indica chiaramente la strategia di Musk: utilizzare la potenza di calcolo e l’infrastruttura spaziale di SpaceX per dominare l’Intelligenza Artificiale Generativa. Questo aggiunge un enorme premium sulla valutazione, ma anche un significativo rischio tecnologico e operativo.
  3. Il nodo della Governance: La struttura a doppia classe è progettata per blindare il controllo di Musk. Per gli investitori istituzionali, questo rappresenta un rischio (key-man risk), poiché l’intera strategia societaria dipende da un’unica figura carismatica, ma garantisce continuità nella visione a lungo termine (Marte).
  4. Impatto su EchoStar: Data la quotazione privata di SpaceX, il titolo EchoStar (SATS) continua a comportarsi come un quasi-proxy del settore satellitare high-growth guidato da Starlink. L’imminente IPO di SpaceX potrebbe aumentare la volatilità di EchoStar, poiché gli investitori potrebbero spostare capitali da EchoStar verso la nuova IPO, o viceversa, a seconda della valutazione finale di SpaceX.

In sintesi, l’IPO di SpaceX non è solo un’operazione finanziaria, ma la quotazione della visione infrastrutturale del futuro di Elon Musk, unendo lanci spaziali, internet satellitare e IA avanzata.


27/02/26 Bloomberg: Rocket Lab supera le attese sugli utili. Il titolo però scende.

Di Al Root

Le azioni di Rocket Lab (RKLB) sono scese anche se la società ha presentato numeri migliori del previsto per l’ultimo trimestre.

Giovedì, la società ha riportato una perdita di 9 centesimi per azione su un fatturato di quasi 180 milioni di dollari per il quarto trimestre. Wall Street si aspettava una perdita di 10 centesimi per azione e un fatturato di 177 milioni di dollari. Un anno fa, Rocket Lab aveva riportato una perdita di 10 centesimi su un fatturato di 132 milioni di dollari.

Le vendite hanno superato le aspettative, così come la guidance. Per il primo trimestre del 2026, Rocket Lab prevede vendite comprese tra 185 e 200 milioni di dollari, superando la proiezione di Wall Street di 184 milioni di dollari.

Il portafoglio ordini (backlog) ha chiuso il 2025 a 1,85 miliardi di dollari, in crescita del 73% anno su anno. La società aveva chiuso il terzo trimestre con un backlog di circa 1,1 miliardi di dollari.

Rocket Lab continua ad acquisire nuovi clienti. Recentemente, si è aggiudicata un contratto legato alla Space Forcestatunitense, “che è un accordo a prezzo fisso… con un valore potenziale totale di 805 milioni di dollari“, ha scritto Andres Sheppard, analista di Cantor Fitzgerald.

Nonostante tutto ciò, le azioni sono scese del 2,8% nelle contrattazioni after-hours. Il titolo Rocket Lab era salito del 3,5% durante la sessione regolare, chiudendo a 72,65 dollari.

Uno dei motivi della reazione negativa è probabilmente il punto di partenza del titolo. Durante la sessione di giovedì, le azioni Rocket Lab erano in rialzo di circa il 242% negli ultimi 12 mesi. La volatilità è stata incredibile: in questo arco di tempo, il titolo ha oscillato tra 14,72 e 99,58 dollari.

I guadagni azionari sono stati catalizzati da diversi fattori, tra cui la crescita stessa di Rocket Lab. Le vendite nel 2025 sono cresciute del 38% anno su anno.

Gli investitori sono diventati più entusiasti dello spazio, grazie soprattutto a SpaceX. La compagnia di razzi di Elon Musk, valutata quasi 1,3 trilioni di dollari, sta pianificando un’offerta pubblica iniziale (IPO) a metà anno. Il capitale aiuterà SpaceX a posizionare data center per l’IA nello spazio.

Se la corsa agli armamenti dell’IA raggiungerà l’orbita, qualsiasi azienda in grado di lanciare oggetti nello spazio in modo affidabile, come Rocket Lab, ne trarrà beneficio.

Molte cose stanno andando bene per la società. Una leggera delusione per gli investitori riguarda Neutron, il razzo più grande di Rocket Lab. Il suo primo volo era previsto per la metà del 2026, ma ora avverrà nel quarto trimestre del 2026a causa del guasto a un serbatoio durante i test.

Neutron permetterà alla compagnia di fare più affari. Il razzo Electron di Rocket Lab può trasportare circa 320 kg nello spazio, mentre Neutron ne trasporterà quasi 13.000 kg in orbita terrestre bassa. Un Falcon 9 di SpaceX può trasportare circa 23.000 kg in orbita terrestre bassa.


Le valutazioni di Gemini

Come Gemini, ho analizzato i dati forniti e le dinamiche attuali del mercato per offrirti una prospettiva imparziale su Rocket Lab:

  1. Reazione “Sell on News”: Il calo after-hours nonostante i risultati positivi è un classico esempio di “vendere sulla notizia”. Dopo una corsa del +242% in un anno, le aspettative erano talmente alte che anche un leggero ritardo tecnico (il razzo Neutron) è bastato a giustificare una presa di profitto da parte degli investitori.
  2. Il ritardo del Neutron è cruciale: Questo è il vero punto debole della giornata. Il Neutron è fondamentale per competere con SpaceX nel mercato dei lanci pesanti. Il rinvio al Q4 2026 significa che la società genererà ricavi significativi con questo razzo più tardi del previsto.
  3. Il vantaggio strategico: Nonostante il ritardo, la crescita del backlog a 1,85 miliardi e il contratto da 805 milioni con la Space Force confermano che Rocket Lab è il chiaro numero due del settore. L’IPO di SpaceX in arrivo potrebbe addirittura aumentare l’interesse degli investitori sull’intero comparto aerospaziale.

In sintesi, Rocket Lab rimane un’azienda solida con una crescita eccezionale, ma il titolo potrebbe subire una fase di consolidamento (prezzi laterali o in leggera discesa) mentre il mercato digerisce il ritardo del razzo Neutron.


14/02/26 zafferano.news: Datacenter e balle spaziali

Di Roberto Dolci

Coi prezzi alle stelle di qualsiasi componente richiesto per la costruzione dei nuovi potentissimi datacenter, Bezos e Musk han proposto di mettere server e GPU in orbita, a guardar le stelle. La logica annunciata è tanto semplice quanto fallace: l’alimentazione con pannelli solari nello spazio è particolarmente efficiente, come pure lo è il raffreddamento richiesto, visto che tutto attorno, nel buio vuoto cosmico, fa un freddo becco.

Il giorno dopo che Alphabet (Google) ha annunciato un investimento di $180 miliardi, Amazon ha rilanciato con $200 miliardi in datacenter terrestri, il 56% in più di quanto ha speso nel 2025. Come ho scritto con ampio anticipo, il mercato dell’IA vive una fase di eccessivo entusiasmo e nervosismo, visto che molti cominciano a vendere e portare il fieno in cascina. Come fai a scommettere su un’azienda che spende la metà dei profitti, centinaia di miliardi, nel costruire nuovi datacenter?

L’idea di metterli nello spazio, dopo che anni fa Microsoft li aveva messi in fondo al mare per risparmiare sulla bolletta riscaldando le cozze di Seattle, serve a Musk per giustificare la fusione miliardaria tra le sue Space X e xAI (la seconda perde vagonate di soldi), ma non è soltanto una boutade per imbonire la borsa. Tuttavia, una volta tanto, l’Asperger più famoso del mondo non è il primo ad innovare: copia dai cinesi.

Da maggio scorso ADA Space, di Alibaba, ha messo in orbita dodici satelliti con cui fa girare Qwen3, il loro LLM, e prevede di aggiungere altri 1000 satelliti-server in quattro anni ed arrivare 2.800 entro il 2035. Starlink ha già 8.310 satelliti in orbita, ma nessuno di quelli ha funzionalità da datacenter, servono ad altri scopi.

Mentre l’alimentazione solare rende efficiente una sala server nello spazio, il suo raffreddamento, lo scambio dati in tempo reale con la terra, e la necessità di gestirli esclusivamente da remoto, ne fanno un’applicazione molto complessa. Il Qwen3 di ADA per ora si occupa di ricerca spaziale, cosa utilissima ma di nicchia, che funziona molto bene perché raggi gamma ed imaging spaziale sono proprio lì sul naso dei satelliti, che quindi necessitano di poca energia per elaborare questi dati, solo 4.8Kw a modulo. Al contrario, se Qwen3 dovesse rispondere alla vostra ricerca sui migliori ristoranti di Madrid, quel trasporto dati da casa vostra all’orbita e ritorno sarebbe costoso.

Ci sono poi altri vincoli veramente difficili da mitigare. Se fa veramente freddo nello spazio come dice Musk, è pur vero che il vuoto cosmico impedisce lo scambio di calore, quindi i server devono esser raffreddati con costose piastre ad infrarossi. In secondo luogo, nello spazio i raggi cosmici non sono filtrati, e possono friggere qualsiasi circuito elettronico rapidamente, come pure polvere e detriti che colpiscano il satellite a velocità spaziali, possono distruggere il satellite facilmente.

Nelle orbite basse in cui viaggiano questi aggeggi, manca copertura solare per 27 minuti ogni 90 di orbita, e questo significa la necessità di una batteria per alimentare durante il buio. Musk propone di portarli più in alto, ma anche in quel caso dovrebbe alimentare con le pile almeno per 20 minuti. In pratica, un satellite che possa far girare il ranocchio elettronico finisce per pesare una tonnellata e mezza, il che significa che il costo per metterlo in orbita, a $1.500/kg per la spedizione, son più di $2 milioni.

Morale della favola, è probabile che sia una storia di balle spaziali, perché a ben guardare i costi e le complessità tecniche da risolvere, mettere dei datacenter in orbita sembra più fuffa, che una cosa conveniente.




13/02/26 Bloomberg: Si dice che SpaceX stia valutando azioni a doppia classe nell’IPO per conferire maggiori poteri a Musk

A SpaceX facility at Boca Chica beach in Boca Chica Beach, Texas. 
Una struttura SpaceX sulla spiaggia di Boca Chica, a Boca Chica Beach, Texas.Fotografo: Brandon Bell/Getty Images

Punti chiave (Bloomberg AI):

  • SpaceX sta valutando una struttura azionaria a doppia classe per la sua IPO pianificata, che assegnerebbe ad azionisti selezionati titoli con potere di voto extra.
  • La società sta aggiungendo membri al proprio consiglio di amministrazione per guidare l’offerta pubblica iniziale e sostenere le ambizioni spaziali di Elon Musk.
  • SpaceX punta a lanciare l’IPO entro la fine di quest’anno, in un’operazione che potrebbe raccogliere fondi per sostenere progetti come data center IA nello spazio e una fabbrica sulla Luna.

SpaceX sta valutando una struttura azionaria a doppia classe per la sua IPO prevista per quest’anno, secondo persone informate sui fatti, rispecchiando una strategia che il suo fondatore miliardario Elon Musk aveva proposto per Tesla Inc.

Una struttura a due livelli darebbe ad azionisti selezionati azioni con potere di voto extra, permettendo loro di dominare il processo decisionale. La mossa consentirebbe agli insider, come Musk, di mantenere il controllo della società pur possedendo una quota di minoranza.

Il produttore statunitense di razzi e satelliti è inoltre in procinto di aggiungere nuovi membri al suo board of directors(consiglio di amministrazione), secondo le fonti, per aiutare a gestire l’offerta pubblica iniziale e spingere le ambizioni spaziali di Musk oltre il core business dei razzi e dei satelliti.

SpaceX punta a realizzare l’IPO entro fine anno, in un’operazione che potrebbe raccogliere fino a 50 miliardi di dollariper finanziare data center IA nello spazio e una fabbrica sulla Luna. SpaceX ha recentemente acquisito xAI di Musk, portando l’azienda oltre le sue attività principali nel campo dell’intelligenza artificiale.

Le deliberazioni sono in corso e i dettagli dell’IPO potrebbero cambiare; le fonti hanno chiesto di rimanere anonime poiché le informazioni non sono pubbliche. Un rappresentante di SpaceX non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.

Le azioni a doppia classe sono comuni tra le aziende tecnologiche statunitensi, tra cui Meta Platforms e la capogruppo di Google, Alphabet, e vengono solitamente presentate come un modo per consentire ai fondatori di concentrarsi su una visione a lungo termine. Questa struttura tipicamente assegna ai fondatori e agli insider 10 o addirittura 20 voti per ogni azione, rispetto al singolo voto delle azioni ordinarie; i critici sostengono che questo li renda meno responsabili verso gli azionisti.

Sotto una struttura a doppia classe che assegni a Musk azioni con “super-voto”, il miliardario stabilirebbe un baluardo contro gli azionisti attivisti che volessero imporre cambiamenti nell’azienda contro la sua volontà.

Musk ha elogiato la struttura a livelli e ha proposto la creazione di una doppia classe di azioni Tesla per ottenere almeno il 25% del controllo dei voti nella società, minacciando di sviluppare i suoi prodotti di IA e robotica altrove se non riuscirà a ottenere tale livello di influenza.

“Non è tanto per poter controllare l’azienda, anche se dovessi impazzire”, ha dichiarato nel 2024. Sebbene attualmente possieda circa l’11% delle azioni, il suo nuovo pacchetto retributivo da 1.000 miliardi di dollari potrebbe espandere la sua quota al 25% o più nel prossimo decennio.

SpaceX ha discusso la fattibilità di una fusione tra SpaceX e Tesla, un’idea caldeggiata da alcuni investitori, secondo quanto riportato da Bloomberg News.


11/02/26 FT: La sfida è aperta: sarà Elon Musk il primo a portare un data center nello spazio?

L’articolo è a pagamento: me ne sono fatto fare una sintesi da Gemini

L’articolo del Financial Times, a firma di Tim Bradshaw e pubblicato il 10 febbraio 2026, analizza il piano di Elon Musk di trasferire l’elaborazione dei dati e l’intelligenza artificiale nello spazio entro il 2029.

Sebbene Musk sia noto per le sue scadenze ottimistiche, il consenso tra esperti e investitori è che l’idea, pur essendo “altamente ambiziosa”, sia tecnicamente ed economicamente plausibile. Ecco i punti salienti:

1. La Visione: Fusione tra SpaceX e xAI

Il progetto è diventato centrale dopo la recente operazione societaria (febbraio 2026) in cui SpaceX ha acquisito xAI (la società di intelligenza artificiale di Musk). L’obiettivo è creare un’infrastruttura orbitale massiccia per sostenere la crescita esponenziale del calcolo IA, che sulla Terra sta iniziando a scontrarsi con limiti fisici e politici.

2. Perché lo Spazio? (I Vantaggi)

  • Energia “Infinita”: Nello spazio non esiste il ciclo giorno-notte (se si scelgono le orbite giuste) né l’attenuazione atmosferica. Musk stima che un pannello solare in orbita sia 5 volte più efficiente che a terra.
  • Raffreddamento: Nonostante il vuoto sia un isolante, il puntamento dei radiatori verso lo spazio profondo (3 gradi Kelvin) offre un sistema di raffreddamento potenzialmente molto efficiente, evitando il consumo di enormi quantità di acqua dolce richieste dai data center terrestri.
  • Assenza di Vincoli: Costruire in orbita evita le lungaggini burocratiche, le proteste delle comunità locali per il consumo di suolo e le limitazioni delle reti elettriche nazionali.

3. La Sfida Tecnica: Da “Impossibile” a “Plausibile”

L’articolo evidenzia come il cambiamento di prospettiva sia dovuto a due fattori:

  • Starship: La piena riutilizzabilità del nuovo razzo di SpaceX abbatterebbe i costi di lancio di un fattore 100, rendendo il trasporto di hardware pesante nello spazio più economico del trasporto aereo merci.
  • Architettura Distribuita: Invece di pochi enormi satelliti, il piano prevede una costellazione di un milione di piccoli nodi AI interconnessi via laser, simili ai satelliti Starlink ma dedicati al calcolo puro.

4. Le Critiche e i Rischi

Nonostante l’apertura alla plausibilità, restano dubbi significativi:

  • Sindrome di Kessler: Un numero così elevato di satelliti aumenta drasticamente il rischio di collisioni a catena (detriti spaziali).
  • Radiazioni: I chip IA di ultima generazione (come i futuri chip Tesla AI7 citati nel progetto) sono estremamente sensibili alle radiazioni cosmiche, che potrebbero causare errori di calcolo sistematici.
  • Manutenzione: Riparare hardware difettoso a migliaia di chilometri di altezza rimane quasi impossibile rispetto a un intervento in un server room tradizionale.

In sintesi: Per il Financial Times, Musk non sta proponendo fantascienza, ma un modello di business che sfrutta il suo monopolio sui lanci spaziali per risolvere la crisi energetica dell’IA. Se il progetto avrà successo, lo spazio diventerà “il computer” del prossimo decennio.


05/02/26 Barron’s: I grandi vincitori della fusione tra SpaceX e xAI sono gli azionisti di Twitter. Ecco chi sono i perdenti.

SpaceX ha acquisito xAI, formando un motore di innovazione verticalmente integrato che mira a posizionare data center IA nello spazioSpaceX, un’entità redditizia con un EBITDA stimato per il 2026 di 10 miliardi di dollari, si è fusa con xAI, una società di IA ad alta intensità di capitale e non redditizia. Gli ex azionisti di Twitter, il cui investimento era stato svalutato dell’80% entro il 2024, hanno più che raddoppiato il loro denaro grazie all’acquisizione di X da parte di xAI e alla successiva fusione SpaceX-xAI.

  • L’annuncio shock: Elon Musk ha scosso il mondo degli investimenti annunciando che SpaceX ha acquisito xAI, creando quello che ha definito “il motore di innovazione verticalmente integrato più ambizioso sulla Terra (e fuori)”.
  • IA in orbita: L’obiettivo è collocare i data center nello spazio, dove non dovranno affrontare vincoli di spazio, energia o raffreddamento. SpaceX è diventata un gigante dell’IA dall’oggi al domani.
  • SpaceX come “macchina da soldi”: Prima dell’accordo, SpaceX era estremamente redditizia. Greg Martin di Rainmaker Securities stima margini EBITDA fino al 50%, paragonabili a quelli di colossi come TransDigm. Starlink è diventata profittevole già nel 2024.
  • Il rischio per SpaceX: Al contrario, xAI consuma enormi quantità di contanti e non è ancora ai livelli di fatturato di OpenAI o Google Gemini. Gli azionisti di SpaceX devono ora accettare che la loro società di razzi sia una scommessa più rischiosa rispetto a prima.
  • La rinascita degli azionisti Twitter: Gli investitori che avevano mantenuto le quote di Twitter (come Fidelity) hanno visto il loro investimento passare da una svalutazione dell’80% a un raddoppio del capitale. Dopo che xAI ha riacquistato X per 44 miliardi nel 2025, la successiva vendita a SpaceX (valutata 250 miliardi) ha generato un profitto enorme per chi è rimasto a bordo.

Analisi Geopolitica e di Mercato (Febbraio 2026)

Questa fusione risolve tre problemi per Musk in un colpo solo:

  1. Potenza di calcolo: Usando i razzi Starship, Musk può lanciare migliaia di piccoli data center raffreddati dal vuoto dello spazio, evitando le bollette elettriche terrestri.
  2. Dati: X (ex Twitter) fornisce il “carburante” (i dati in tempo reale) per addestrare l’IA di xAI.
  3. Quotazione in Borsa (IPO): Questo colosso integrato si sta preparando per la più grande IPO della storia entro la fine del 2026.

In sintesi: Gli azionisti di SpaceX stanno finanziando lo sviluppo dell’IA di Musk, ma in cambio ottengono il controllo di X e un monopolio virtuale sulla “IA spaziale”.

03/02/26 Bloomberg: SpaceX di Musk si unisce a Xai con una valutazione di 1,25 trilioni di dollari

By Loren GrushEdward Ludlow, and Liana Baker

Takeaways by Bloomberg AIHide

  • Elon Musk is combining SpaceX and xAI in a deal that values the enlarged entity at $1.25 trillion.
  • The deal gives SpaceX a valuation of $1 trillion, and xAI a value of $250 billion, according to people familiar with the matter.
  • The combined company aims to form the most ambitious, vertically-integrated innovation engine on and off Earth, with AI, rockets, space-based internet, and other technologies.

Machine translated from English to Italian.

Elon Musk sta combinando SpaceX E xAI in un accordo che valuta l’entità allargata a 1,25 trilioni di dollari, mentre l’uomo più ricco del mondo cerca di alimentare le sue ambizioni sempre più costose nell’intelligenza artificiale e nell’esplorazione spaziale.

L’acquisizione di xAI è stata annunciata in un dichiarazione sul sito web di SpaceX firmato da Musk e confermando una Bloomberg News rapporto lunedì mattina presto.

L’accordo attribuisce a SpaceX una valutazione di 1.000 miliardi di dollari e a xAI un valore di 250 miliardi di dollari, secondo quanto riferito da fonti vicine alla vicenda. La valutazione della nuova società è stata annunciata ai dipendenti in una nota lunedì, secondo quanto riferito in precedenza da alcune fonti.

SpaceX disse ha acquisito xAI per “formare il motore di innovazione più ambizioso e verticalmente integrato sulla Terra (e fuori dalla Terra), con intelligenza artificiale, razzi, Internet spaziale, comunicazioni dirette verso dispositivi mobili e la piattaforma di informazione in tempo reale e libertà di parola più importante al mondo”.

Secondo una fonte, la società prevede ancora di effettuare un’offerta pubblica iniziale entro la fine dell’anno. SpaceX aveva pianificatoun’IPO che potrebbe raccogliere fino a 50 miliardi di dollari, in quella che sarebbe la più grande vendita iniziale di azioni fino ad oggi.

Per saperne di più: Come acquistare SpaceX: una guida per l’investitore ansioso prima dell’IPO

Secondo alcune fonti, che hanno chiesto di non essere identificate perché l’informazione non è pubblica, si prevede che le azioni della nuova società varranno 526,59 dollari ciascuna. L’accordo è interamente azionario, ha affermato una delle fonti.

I rappresentanti di SpaceX e xAI non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento.

L’accordo unisce due delle più grandi società a capitale privato del mondo. XAI sollevato fondi a una valutazione di 230 miliardi di dollari a gennaio, mentre SpaceX era pronto ad andare avanti con una vendita di azioni a dicembre per una valutazione di circa 800 miliardi di dollari.

Per saperne di più: La caccia ai finanziamenti per l’intelligenza artificiale di Musk rimodella il suo impero, da Tesla a SpaceX

I termini dell’offerta, inclusi prezzo e valutazione, non sono stati divulgati nella dichiarazione sul sito web di SpaceX.

Spiegando le motivazioni dell’accordo, Musk ha affermato nella dichiarazione che il modo meno costoso per effettuare calcoli di intelligenza artificiale entro due o tre anni sarà nello spazio.

“Questa efficienza in termini di costi consentirà alle aziende innovative di progredire nell’addestramento dei loro modelli di intelligenza artificiale e nell’elaborazione dei dati a velocità e su larga scala senza precedenti, accelerando i progressi nella nostra comprensione della fisica e nell’invenzione di tecnologie a beneficio dell’umanità”, ha scritto.

Per saperne di più: L’installazione di data center basati sull’intelligenza artificiale nello spazio funzionerà davvero?

Secondo un rapporto, SpaceX sta chiedendo il permesso di lanciare fino a un milione di satelliti nell’orbita terrestre per il piano. archiviazione Venerdì.

L’offerta intreccia ulteriormente le varie iniziative imprenditoriali di Musk. Il miliardario ha acquisito la piattaforma di social media Twitter alla fine del 2022, l’ha rinominata X e poi ha unito il sito alla sua startup di intelligenza artificiale xAI. in un accordo da 33 miliardi di dollari.

XAI, che gestisce anche il chatbot Grok, è un’attività costosa, che brucia circa 1 miliardo di dollari al mese per perseguire la sua dichiarata ambizione di ottenere “una comprensione più profonda del nostro universo”.

Una fusione con SpaceX mette in comune capitali, talenti, accesso alla potenza di calcolo e confonde i confini aziendali.


02/02/26 Barron’s: l titolo Rocket Lab cala. Il motivo è insolito.

Di Al Root — 2 febbraio 2026

Punti Chiave

  • Le azioni di Rocket Lab sono scese del 3,2% a 77,49 dollari dopo che il Congresso ha cancellato un progetto per Marte da 4 miliardi di dollari.
  • Rocket Lab aveva proposto di riportare campioni da Marte nell’ambito di un contratto a prezzo fisso.
  • Il titolo della società è salito del 168% negli ultimi 12 mesi. Non si prevede che l’azienda produca profitti fino al 2027.

Le azioni di Rocket Lab sono calate all’inizio di lunedì, e un fattore che sembra pesare sui titoli è qualcosa che, in ogni caso, difficilmente sarebbe accaduto prima di cinque anni. Le azioni della società di tecnologia spaziale sono state scambiate a un minimo di 75,30 dollari prima di recuperare a 77,49 dollari, in calo del 3,2%. L’S&P 500 e il Dow Jones Industrial Average sono saliti rispettivamente dello 0,5% e dello 0,8%.

Il movimento sembra essere una reazione alla decisione del Congresso di cancellare il piano per riportare sulla Terra i campioni dal rover Perseverance su Marte, che si trova sul pianeta rosso dal 2021. Il progetto sarebbe costato circa 4 miliardi di dollari. All’inizio del 2025, Rocket Lab aveva proposto di riportare i campioni entro il 2031 con un contratto a prezzo fisso (firm fixed-price). Era un’idea ambiziosa che non è sopravvissuta al processo di bilancio del Congresso a metà gennaio.

Gli investitori potrebbero aver cullato la speranza che il programma venisse ripristinato. Tuttavia, gli affari previsti per il 2031 raramente influenzano i prezzi delle azioni nel 2026. Rocket Lab, tuttavia, è un titolo costoso e dalle alte aspettative, scambiato a circa 45 volte le vendite previste per i prossimi 12 mesi. Wall Street non vede l’azienda produrre un utile annuo completo fino al 2027, quando le vendite raggiungeranno 1,2 miliardi di dollari, rispetto ai 900 milioni stimati per il 2026.

La mancanza di profitti in una startup che opera in un nuovo settore entusiasmante non è una sorpresa. Nel caso di Rocket Lab, ciò non ha dissuaso gli investitori. Fino alle contrattazioni di fine mattinata, le azioni erano in rialzo del 168% negli ultimi 12 mesi. Tuttavia, quando la performance e la valutazione di un titolo appaiono così, qualsiasi notizia negativa può causare una reazione sproporzionata delle azioni.

Gli investitori riceveranno altre notizie sullo spazio nei prossimi giorni. La NASA sta preparando il lancio della missione Artemis II, previsto non prima di domenica. Quattro astronauti decolleranno sull’enorme razzo vettore SLS e viaggeranno nella navicella Orion intorno alla Luna in una missione della durata di 10 giorni.


Analisi Strategica (Flash 2 Febbraio 2026)

Nonostante il calo odierno, Rocket Lab rimane una delle “storie” più calde del 2026. La cancellazione del progetto Mars Sample Return da parte del Congresso riflette la politica “America First” di taglio alla spesa scientifica non immediata, per favorire programmi di difesa come la Golden Dome (di cui abbiamo parlato per York Space Systems).

Cosa monitorare:

Neutron Rocket: Il vero catalizzatore per Rocket Lab nel 2026 è il debutto del razzo Neutron, che mira a sfidare il dominio di SpaceX nel lancio di costellazioni satellitari.

Lancio di Artemis II (Domenica): Sebbene Rocket Lab non fornisca il razzo SLS, l’entusiasmo per il ritorno umano sulla Luna tende a sollevare tutto il settore spaziale.


02/02/26 Bloomberg: Secondo gli analisti, la fusione SpaceX-Xai “confonde le acque” per EchoStar

A SpaceX facility in Boca Chica Beach, Texas.
Una struttura SpaceX a Boca Chica Beach, Texas.Fotografo: Brandon Bell/Getty Images

By Jordan Fitzgerald

Una potenziale fusione tra SpaceX E xAI potrebbe creare troppa incertezza per EchoStar Corp., secondo Wall Street.

SpaceX è pronta ad acquisire Spettro per un valore di almeno 19,6 miliardi di dollari da EchoStar in cambio di denaro e azioni. Ma il valore di quella partecipazione – e il suo effetto sulle azioni di EchoStar – sono in discussione dopo la notizia che l’amministratore delegato Elon Musk sta valutando la possibilità di fondere la società con una delle sue altre iniziative. la  fusione con xAI si dice che siano in fase avanzata di trattative.

“Senza esprimere giudizi sulla valutazione proposta di SpaceX, esiste almeno un chiaro percorso verso la redditività”, l’analista di MoffettNathanson  Craig Moffett ha affermato. “Al contrario, xAI è un ritardatario in un mercato estremamente concentrato che sta bruciando denaro senza una fine in vista.”

Le azioni di EchoStar sono aumentate di circa l’11% da quando sono stati annunciati i piani per una SpaceX del 2026 IPO emerso a dicembre. Il titolo è salito di circa il 5% lunedì, dopo essere sceso di circa il 7% da quando Reuters segnalato la scorsa settimana che la società avrebbe potuto fondersi con xAI. Musk è anche considerando un accordo fra SpaceX e  Tesla Inc., secondo persone a conoscenza della questione.

PER SAPERNE DI PIÙ: La caccia ai finanziamenti per l’intelligenza artificiale di Musk rimodella il suo impero, da Tesla a SpaceX

Le speculazioni sulla fusione “intorbidiscono le acque per gli investitori di Echostar e, con una mancanza di informazioni, stanno votando con i piedi”, ha affermato UBS analista Giovanni Hodulik.

Sebbene SpaceX abbia “sinergie naturali” con la società di TV satellitare e wireless, questo non è il caso per i grandi modelli linguistici come xAI, secondo TD Cowen analista Gregory Williams.

“Introdurre l’incertezza dell’LLM nel novero crea un grado di rischio più elevato per gli investitori in quella che altrimenti sarebbe stata un’iniziativa imprenditoriale relativamente semplice nel settore delle comunicazioni satellitari/aerospaziale”, ha scritto Williams in una nota del 29 gennaio.

Non è solo xAI modello di business ciò potrebbe generare incertezza per EchoStar, secondo MoffettNathanson.

“Solo le speculazioni su una fusione con xAI ci ricordano quanto siano problematiche le questioni di governance che derivano dall’essere parte dell’universo aziendale di Musk”, ha affermato Moffett.

PER SAPERNE DI PIÙ: Il “Musk Premium” di Tesla al centro dell’attenzione con l’IPO di SpaceX in vista (2)


29/01/26 Barron’s: Il produttore di satelliti York Space Systems punta a capitalizzare sulla “Golden Dome” di Trump con l’IPO

Di Paul R. La Monica — 29 gennaio 2026

Punti Chiave

  • York Space Systems è sbarcata in borsa, fissando il prezzo della sua IPO a 34 dollari per azione e raccogliendo 629 milioni di dollari, per una valutazione aziendale di 4,3 miliardi.
  • I ricavi di York sono aumentati di quasi il 60%, raggiungendo i 280,9 milioni di dollari, mentre le perdite nette si sono ridotte a 56 milioni nei primi nove mesi del 2025.
  • L’azienda è tra gli oltre 2.000 candidati per il programma SHIELD da 151 miliardi di dollari, un’iniziativa di difesa missilistica.

Le aziende del settore difesa sperano che il piano di difesa missilistica “Golden Dome” del presidente Donald Trump si traduca in enormi flussi di cassa per loro. Diversi titoli della difesa sono balzati sulle aspettative di ottenere una fetta del programma SHIELD da 151 miliardi di dollari. Ora un’altra startup, York Space Systems, punta a trarre profitto dal fascino che la Golden Dome esercita su Wall Street. York è quotata da giovedì.

York ha fissato il prezzo della sua offerta pubblica iniziale a 34 dollari per azione, il limite massimo del range previsto. L’azienda ha inoltre aumentato l’entità della vendita di azioni, da 16 milioni a 18,5 milioni. Il titolo ha aperto a 38 dollari giovedì pomeriggio e scambiava a circa 35,50 dollari (un guadagno del 4%) a metà giornata. York ha raccolto 629 milioni di dollari dall’operazione, che valuta la società 4,3 miliardi di dollari. Il titolo è scambiato al New York Stock Exchange con il simbolo YSS.

C’è un notevole clamore attorno alla Golden Dome. Le azioni di Redwire, ad esempio, sono balzate di quasi il 30% all’inizio di questa settimana alla notizia di essere state aggiunte al pool di fornitori idonei per il programma SHIELD. York è stata indicata come potenziale aggiudicataria di contratti a metà dicembre. Tuttavia, essere nella lista dei possibili beneficiari non garantisce la vittoria di contratti governativi. Attualmente ci sono oltre 2.000 candidati per i finanziamenti, inclusi giganti privati come Anduril e la SpaceX di Elon Musk (entrambe considerate candidate IPO per il 2026), oltre alle società già quotate.

Come dichiarato da York nel suo prospetto informativo (SEC), “la nostra crescita futura dipende in gran parte dalla nostra capacità di continuare a capitalizzare sull’aumento della spesa pubblica e degli investimenti privati nell’economia spaziale, inclusi programmi come la Golden Dome”.

York entra in borsa in un momento di immenso entusiasmo per il settore spaziale. L’ETF Procure Space (UFO), che detiene Planet Labs, Rocket Lab ed EchoStar, è salito di oltre il 20% solo quest’anno e ha quasi raddoppiato il suo valore negli ultimi 12 mesi. Tuttavia, i risultati delle recenti IPO spaziali sono misti: mentre Karman è balzata del 400%, Voyager Technologies è salita solo del 13% e Firefly Aerospace è crollata di oltre il 35%.

York presenta comunque dei fondamentali discreti. Sebbene sia in perdita — comune per le startup spaziali — le perdite nette nei primi nove mesi del 2025 si sono ridotte a 56 milioni di dollari (rispetto ai 73,6 milioni dell’anno precedente), mentre i ricavi sono balzati di quasi il 60%.


Analisi e Aggiornamento Asta (Flash 29 gennaio 2026)

L’esordio di York Space Systems avviene in un clima di euforia per la difesa. I dati odierni confermano che il titolo ha chiuso la sua prima giornata con un rialzo solido, toccando i 38,37 dollari (+12,8% rispetto all’IPO).

Cosa significa per te:

SpaceX all’orizzonte: L’IPO di York è vista da molti analisti come un “test dell’appetito” prima della storica IPO di SpaceX/Starlink prevista per metà 2026, che potrebbe puntare a una valutazione di 1,5 trilioni di dollari.

La Golden Dome è reale: Il budget della difesa per il 2026 ha appena sbloccato circa 13 miliardi di dollarispecificamente per l’integrazione di sensori spaziali e intercettori.


29/01/26 Reuter: Esclusivo: SpaceX di Musk nei colloqui di fusione con xAI prima dell’IPO pianificata, dice la fonte

Di Echo Wang Joey Roulette

29 gennaio 20267:41 GMT+1Aggiornato50 minuti fa

Quinto test di volo della Starship di SpaceX a Boca Chica
[1/3]La Starship di SpaceX decolla durante il suo quinto test di volo, a Boca Chica, Texas, Stati Uniti, il 13 ottobre 2024.
  • Le azioni xAI sarebbero scambiate con azioni SpaceX nell’ambito dell’accordo
  • L’accordo sosterrebbe il piano di Musk di mettere i data center nello spazio
  • Reuters non ha potuto determinare i termini, i tempi dell’accordo

NEW YORK, 29 gennaio (Reuters) – SpaceX e xAI di Elon Musk sono in trattative per fondersi in vista di un’offerta pubblica di successo prevista per la fine di quest’anno. La combinazione porterebbe i razzi di Musk, i satelliti Starlink, la piattaforma di social media X e il chatbot Grok AI sotto lo stesso tetto, secondo una persona informata sulla questione e due recenti documenti aziendali visti da Reuters.

Il piano, che Reuters sta riportando in esclusiva, darebbe nuovo slancio allo sforzo di SpaceX di lanciare i data center in orbita mentre Musk combatte per la supremazia nella corsa all’IA in rapida escalation contro giganti della tecnologia come Google, Meta e OpenAI.

Musk, l’uomo più ricco del mondo, è l’amministratore delegato sia della società spaziale privata SpaceX che della società di intelligenza artificiale xAI, che controlla la sua piattaforma di social media X. Gestisce anche la casa automobilistica elettrica Tesla (TSLA.O), apre una nuova scheda, la società di tunnel The Boring Co. e la società di neurotecnologia Neuralink.

Musk, SpaceX e xAI non hanno risposto alle richieste di commento.

In base alla proposta di fusione, le azioni di xAI sarebbero state scambiate con azioni di SpaceX. Due entità sono state istituite in Nevada per facilitare la transazione, ha detto la persona.

Reuters non ha potuto determinare il valore dell’accordo, la sua logica primaria o la sua potenziale tempistica.

I documenti aziendali in Nevada mostrano che tali entità sono state istituite il 21 gennaio. Uno di loro, una società a responsabilità limitata, elenca SpaceX e Bret Johnsen, direttore finanziario della società, come membri dirigenti, mentre l’altro elenca Johnsen come unico funzionario della società, mostrano i documenti.

I documenti non contengono ulteriori informazioni sullo scopo delle aziende o sul loro ruolo in qualsiasi accordo.

Johnsen non ha risposto a una richiesta di commento della Reuters.

La persona, che ha chiesto l’anonimato perché le discussioni sono riservate, ha detto che ad alcuni dirigenti di xAI potrebbe essere data la possibilità di ricevere denaro invece di azioni SpaceX come parte dell’accordo. Un accordo finale, tuttavia, non è stato firmato e i tempi e la struttura della transazione rimangono fluidi, ha avvertito la persona.

SpaceX è già la società privata più preziosa al mondo, valutata l’ultima volta a 800 miliardi di dollari in una recente vendita di azioni interne. xAI è stata valutata a 230 miliardi di dollari a novembre, secondo il Wall Street Journal. Reuters e altri media hanno riferito che SpaceX prevede di rendere pubblico quest’anno, con una valutazione prevista superiore a 1 trilione di dollari.

DATA CENTER NELLO SPAZIO

Attraverso xAI, ⁠Musk sta costruendo un enorme supercomputer per la formazione AI a Memphis, Tennessee, chiamato Colossus. L’anno scorso, SpaceX ha accettato di investire 2 miliardi di dollari in xAI come parte della raccolta fondi azionaria da 5 miliardi di dollari della startup, ha riferito il Wall Street Journal all’epoca.

Parlando a Davos, in Svizzera, la scorsa settimana, l’imprenditore miliardario ha detto “il posto a basso costo per mettere l’IA sarà nello spazio. E questo sarà vero entro due anni, forse tre al massimo”.

L’elaborazione dell’intelligenza artificiale basata sullo spazio, alimentata dall’energia solare, ha lo scopo di ridurre il costo della generazione della potenza di calcolo che esegue e addestra modelli di intelligenza artificiale come il Grok di xAI. Blue Origin di Jeff Bezos ha annunciato una nuova rete dorsale ad alta capacità di migliaia di satelliti, mentre Google sta ricercando data center spaziali con il suo Project Suncatcher.

Costruire data center nello spazio rimane una proposta rischiosa, soprattutto con gli investimenti di intelligenza artificiale che si evolvono così rapidamente e spesso in modo imprevedibile. Gli analisti e alcuni dirigenti del settore si sono chiesti se i tagli previsti al consumo di energia valgano i costi aggiuntivi di adattare quei sistemi per lo spazio.

Il fondere xAI in SpaceX potrebbe aumentare la base dell’azienda per i principali contratti di difesa al Pentagono, che ha cercato di aumentare l’adozione dell’IA nelle sue reti militari, ha detto Caleb ⁠Henry della società di ricerca e consulenza spaziale Quilty Analytics.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth all’inizio di questo mese ha visitato il sito di sviluppo di Starbase di SpaceX in Texas, dove ha detto che il modello linguistico di xAI e la sua piattaforma di chat Grok saranno integrati nelle reti militari come parte della “strategia di accelerazione dell’IA” del Pentagono, volta ad accelerare il processo decisionale e la pianificazione dei militari.

xAI ha un contratto del valore di 200 milioni di dollari per fornire prodotti Grok al Pentagono.

Starlink e la sua variante di sicurezza nazionale Starshield si affidano già molto all’intelligenza artificiale, ad esempio per le manovre satellitari automatizzate in orbita. Starshield, in base a un contratto con un’agenzia di intelligence statunitense, sta costruendo una rete di centinaia di satelliti classificati dotati di diversi sensori che dovrebbero utilizzare l’intelligenza artificiale per aiutare a tracciare obiettivi in movimento sulla Terra.

ULTIMA FUSIONE TRA LE SOCIETÀ DI MUSK

L’accordo non sarebbe il primo sforzo di Musk per combinare le imprese che controlla. Nel 2025, ha fuso la piattaforma di social media X in xAI in uno scambio di azioni che ha dato alla startup di intelligenza artificiale l’accesso ai dati e alla distribuzione della piattaforma. Prima di allora, nel 2016, ha usato le azioni Tesla per acquistare la sua società di energia solare SolarCity.

All’inizio di questo mese, xAI ha raccolto 20 miliardi di dollari in un round di finanziamento di serie E, superando il suo obiettivo di 15 miliardi di dollari con una valutazione di 230 miliardi di dollari. Tesla, la società di auto elettriche di Musk, mercoledì ha detto di aver accettato di investire circa 2 miliardi di dollari in xAI.

Fondata nel 2002, SpaceX ha sconvolto l’industria spaziale globale con i suoi razzi Falcon riutilizzabili, che si sono rivelati vitali per il rapido lancio di Starlink, una rete satellitare a banda larga ora composta da migliaia di satelliti nello spazio.

SpaceX ha messo in fila le banche per un’IPO che potrebbe arrivare già quest’anno.

Reportage di Echo Wang e Joey Roulette; Segnalazione aggiuntiva di Milanna Vinn, Sabrina Valle e David Jeans; Montaggio di Joe Brock, Dawn Kopecki e Michael Learmonth

Eco Wang

Thomson Reuters

Echo Wang è un corrispondente di Reuters che si occupa dei mercati azionari statunitensi e dell’intersezione degli affari cinesi negli Stati Uniti, delle ultime notizie dal giro di vite degli Stati Uniti su TikTok e Grindr, alle restrizioni che le aziende cinesi devono affrontare nella quotazione a New York. È stata la giornalista dell’anno di Reuters nel 2020.

Joey Roulette

Thomson Reuters

Joey Roulette è un giornalista spaziale per Reuters che si occupa degli affari e della politica dell’industria spaziale globale, spesso concentrandosi sulla concorrenza per il potere spaziale e su come gli interessi commerciali si intersecano con le relazioni internazionali. Ha fatto parte di un team che ha vinto il Premio Pulitzer 2024 per il giornalismo nazionale per la copertura di Reuters dell’impero commerciale di Elon Musk. Sul ritmo spaziale per circa un decennio, Joey ha precedentemente lavorato per il New York Times, il Verge e varie pubblicazioni in Florida.


22/01/26 Briefing.com: SPACEMOBILE E ALTRI TITOLI SPAZIALI IN FORTE RIALZO: L’IMMINENTE IPO DI SPACEX RIVALUTA L’INTERO SETTORE (112.08 +8.58)


SpaceX sta fornendo una spinta significativa al più ampio settore spaziale e satellitare quest’oggi, a seguito di un rapporto del Financial Times secondo cui l’azienda avrebbe ufficialmente selezionato i principali garanti (underwriters) per una colossale quotazione in borsa (IPO) nel 2026.

Il rapporto indica che Bank of America, Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Morgan Stanley sono state scelte per guidare l’offerta pubblica, che potrebbe valutare l’azienda alla sbalorditiva cifra di 1,5 trilioni di dollari.

Questo “evento di convalida” ha innescato un effetto alone in tutto il settore, trainando i guadagni dei produttori di satelliti e delle infrastrutture spaziali, che beneficiano della transizione del comparto verso una classe di asset istituzionali mainstream.

AST SpaceMobile (ASTS), Satellogic (SATL) e Redwire (RDW) mostrano una notevole forza, poiché gli investitori considerano il traguardo di SpaceX come un punto di riferimento per il mercato potenziale totale della banda larga satellitare e dei data center spaziali.

La selezione dei pesi massimi di Wall Street segnala che l’IPO di SpaceX non è più un “se” ma un “quando”, spostando efficacemente la narrativa dell’economia spaziale da impresa speculativa a categoria di investimento legittima da trilioni di dollari.

Questa notizia sta forzando una rivalutazione dell’intera filiera spaziale: un parametro di riferimento da 1,5 trilioni di dollari per il leader del settore rende i player più piccoli e ad alta crescita significativamente sottovalutati al confronto.

TITOLI CORRELATI:

Satellogic (SATL): +25.1%

RedWire (RDW): +14.4%

AST SpaceMobile (ASTS): +8.1%

Virgin Galactic (SPCE): +4.3%

BlackSky Technology (BKSY): +3.3%



22/01/26 Barron’s: SpaceX ha convocato I Banchieri per l’IPO. EchoStar è In Aumento.

DaAl RadiceSegui

DJIA

SpaceX ha messo in fila quattro banche IPO. Sopra, una carenatura del carico utile Falcon 9. (JIM WATSON / AFP TRAMITE GETTY IMAGES)

Punti chiave

A proposito di questo riepilogo

  • Le azioni di EchoStar sono aumentate del 2,4% a 125,40 dollari, riflettendo l’aumento delle aspettative degli investitori per la prossima offerta pubblica iniziale di SpaceX.
  • Secondo quanto riferito, SpaceX ha coinvolto Bank of America, Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Morgan Stanley per la sua offerta pubblica iniziale.
  • EchoStar ha ricevuto 8,5 miliardi di dollari in azioni SpaceX da una vendita di spettro di settembre e altri 2,6 miliardi di dollari da una vendita di novembre.

Le azioni di EchoStart sono come il proverbiale canarino nella miniera di carbone per giudicare le aspettative per l’offerta pubblica iniziale più attesa dell’anno: SpaceX.

Giovedì, il Financial Times ha riferito che la società missilistica di Elon Musk aveva messo in fila quattro banchieri per la sua IPO: Bank of America, Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Morgan ⁠Stanley. SpaceX non ha risposto a una richiesta di commento. Ma portare i banchieri a bordo fa tutto parte del processo, che è iniziato a svolgersi a dicembre, quando Musk ha quasi confermato un’IPO del 2026.

Le azioni EchoStar sono aumentate del 2,4% nel trading di mezzogiorno di giovedì, a 125,40 dollari, riflettendo le crescenti aspettative degli investitori in vista dell’IPO di SpaceX.

Le azioni EchoStar tracciano la valutazione di SpaceX perché, a settembre, EchoStar ha annunciato un accordo per vendere le sue licenze AWS-4 e H-block spectrum a SpaceX. Spectrum, le frequenze su cui viaggiano le chiamate wireless, è una risorsa finita di cui ogni azienda mobile ha bisogno.

Come parte dell’accordo, EchoStar ha ottenuto 8,5 miliardi di dollari in azioni SpaceX. Al momento dell’accordo, SpaceX era valutata circa 400 miliardi di dollari. EchoStar ha ottenuto altri 2,6 miliardi di dollarinelle azioni SpaceX vendendo più spettro a novembre.

Il titolo è stato una manna per gli investitori di Echostar. SpaceX è stata recentemente valutata 800 miliardi di dollariin transazioni sul mercato privato e sono state valutate valutazioni IPO di circa 1,5 trilioni di dollari. SpaceX potrebbe rivelarsi la più grande IPO della storia, superando i quasi 30 miliardi di dollari raccolti da Saudi Aramco nel 2019.

In passato, Musk ha evitato l’idea di rendere SpaceX pubblico, credendo che rimanere privati, lontano dalla pressione delle chiamate trimestrali sugli utili, darebbe a SpaceX lo spazio per perseguire progetti come la colonizzazione di Marte. Forse l’intelligenza artificiale gli ha fatto cambiare idea, poiché l’idea di mettere i data center nello spazio è apparentemente troppo buona per non farlo. SpaceX ha già un’attività redditizia di banda larga basata sullo spazio con Starlink. Orbitare i data center di intelligenza artificiale sarebbe un’altra applicazione per SpaceX e il capitale dell’IPO potrebbe dare il via a tale sforzo.

“Affinché i data center nello spazio siano fattibili, è necessario che i costi scendano in modo significativo”, afferma Ivana Delevska, fondatrice e chief investment officer di Spear e gestore di portafoglio del fondo negoziato in borsa Spear Alpha. Questo è ciò che offre l’enorme sistema di razzi di SpaceX Starship. Più capacità e piena riusabilità possono portare i costi di lancio da, ad esempio, 3.000 dollari al chilogrammo a 300 dollari al kg.

Costi di lancio più bassi e una capacità di lancio sufficiente darebbero a SpaceX vantaggi significativi nello sviluppo dell’economia spaziale, due motivi per cui l’azienda è riccamente apprezzata.

Scrivi ad Al Root all’indirizzo allen.root@dowjones.comMostra conversazione (0)


21/01/26 Bloomberg: Dal Giappone alla Cina all’India, i razzi stanno fallendo in Asia

Sono state settimane deludenti per i paesi asiatici che speravano di offrire alternative a SpaceX.

One of space agency ISRO’s successful PSLV rockets after launch from southern India in December 2024.
Uno dei razzi PSLV di successo dell’agenzia spaziale ISRO dopo il lancio dall’India meridionale nel dicembre 2024.Fotografo: R Senthilkumar/PTI/AP Photo

By Bruce Einhorn

Machine translated from English to Italian.

Salve, sono Bruce Einhorn da Princeton, New Jersey. Sono state settimane deludenti per i paesi asiatici che speravano di offrire alternative alle aziende missilistiche occidentali come SpaceX, con Cina, India e Giappone che hanno tutti subito battute d’arresto. Ma prima…

Tre cose che devi sapere oggi:

• La NASA prepara la navicella Boeing per il viaggio degli astronauti sulla Luna. 
• York Space punta a un IPO da 544 milioni di dollari . 
• Musk offre Starlink gratuito in Iran . 

Razzi a terra

Si aggiungono altre due missioni cinesi alla crescente lista dei recenti fallimenti di razzi asiatici: il volo di debutto del Ceres-2, un nuovo razzo della startup Galactic Energy, si è concluso in fiamme il 17 gennaio, lo stesso giorno in cui il Long March 3B di fabbricazione governativa “ha riscontrato malfunzionamenti durante il volo” e ha perso il suo satellite, secondo i media statali . 

Il South China Morning Post di Hong Kong riporta che alcuni commentatori eccitati sui social media hanno addirittura definito la giornata “Sabato nero”.

Il fallimento del Long March 3B è ancora più sorprendente, poiché il razzo è una parte affidabile del programma cinese, mettendo la Cina in una situazione simile a quella dell’India, dove un cavallo di battaglia della flotta missilistica di quel paese improvvisamente ha un problema di prestazioni. 

Il brutto weekend in Cina è l’ultimo di una serie di fallimenti in tutta l’Asia, dove i governi vogliono costruire le proprie industrie missilistiche locali e indebolire il dominio globale di SpaceX di Elon Musk, il principale fornitore di lanci satellitari. 

L’India, ad esempio, ha ottenuto una vittoria a dicembre, quando un razzo indiano ha lanciato un satellite per la società texana AST SpaceMobile. Ma poi il Polar Satellite Launch Vehicle (PSLV) indiano, che trasportava più di una dozzina di satelliti, non è riuscito a mettere in orbita il suo carico utile il 12 gennaio . Il volo è stato il primo del PSLV dopo un analogo fiasco lo scorso maggio.

Il governo del Primo Ministro Narendra Modi conta su un solido programma spaziale per colmare il divario con la Cina. L’India prevede di lanciare quest’anno il primo volo senza equipaggio per il programma Gaganyaan , che l’agenzia spaziale ISRO spera culminerà nel 2027 con l’invio di astronauti nello spazio per la prima volta.

In altre parole, non è il momento migliore perché il PSLV diventi un problema. Tuttavia, un’opinione ottimistica di Sudheer Kumar N , ex direttore del Capacity Building Program Office dell’ISRO, è che il secondo fallimento consecutivo di questo tipo non dovrebbe mettere in dubbio il futuro del razzo.

Il PSLV “è un razzo collaudato e collaudato, uno dei migliori in assoluto”, ha dichiarato in un’intervista. Tuttavia, “questo fallimento accelererà un cambiamento”, ha aggiunto, sottolineando il valore che gli investimenti privati ​​apporteranno alle missioni future.

La statale Hindustan Aeronautics e il conglomerato di Mumbai Larsen & Toubro stanno lavorando alla prima versione del PSLV gestita da un’azienda, il cui debutto è previsto a breve. L’ultimo fallimento non dovrebbe compromettere la situazione, ha affermato Sudheer.

TOPSHOT - This handout photo taken and released by Indian Space Research Organisation (ISRO) on December 5, 2024, shows the launch of PSLV-C59 carrying two satellites of European Space Agency (ESA) Proba-3 spacecraft from the Satish Dhawan Space Centre in Sriharikota. India on December 5 successfully launched into space a pair of European satellites that will create artificial solar eclipses to help scientists catch a rare glimpse of the Sun's mysterious atmosphere. (Photo by Indian Space Research Organisation (ISRO) / AFP) / XGTY / RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT "AFP PHOTO/INDIAN SPACE RESEARCH ORGANISATION (ISRO)" - NO MARKETING - NO ADVERTISING CAMPAIGNS - DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS (Photo by -/Indian Space Research Organisation (ISRO)/AFP via Getty Images) Photographer: -/AFP
Il lancio riuscito di un razzo indiano PSLV nel 2024, prima dei suoi problemi più recenti.Fotografo: AFP Photo/Organizzazione indiana per la ricerca spaziale (ISRO)

La situazione sembra peggiore in Giappone, dove l’H3, un razzo relativamente nuovo sviluppato dalla Mitsubishi Heavy Industries, ha subito un guasto al motore il 22 dicembre. L’incidente è stato il secondo grave incidente in soli sette lanci per il razzo per carichi pesanti alto 63 metri. 

L’H3 è già stato ben al di sotto delle aspettative stabilite dal record quasi perfetto del suo predecessore, che è stato lanciato con successo 49 volte su 50 nel corso di un quarto di secolo prima della sua dismissione nel 2025.

Secondo quanto riportato martedì , la JAXA ha dichiarato in un briefing che gli investigatori hanno individuato le possibili cause del guasto, ma non si sa ancora quando l’H3 potrebbe tornare in azione. 

L’indagine durerà probabilmente mesi, se non di più, come è accaduto dopo il fallimento del volo di debutto del razzo nel 2023.Nel frattempo, l’agenzia spaziale ha rinviato a tempo indeterminato il prossimo lancio di una rete satellitare giapponese simile al GPS, che dovrebbe fornire una navigazione e un posizionamento satellitari accurati.

Il Giappone ha poche, se non nessuna, opzioni per raggiungere lo spazio da solo. Il razzo leggero della JAXA, l’Epsilon S, non decolla dal novembre 2024, quando prese fuoco durante un test. Aziende private come Space One, supportate da Canon, devono ancora effettuare lanci in orbita. 

The H3 rocket, built by Mitsubishi Heavy Industries Ltd. for Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA), lifts up at Tanegashima Space Center in Kagoshima, Japan, on Saturday, Feb. 17, 2024. Japan has launched its flagship rocket in what could be a turning point for a battered space program struggling to overcome recent setbacks and compete with Elon Musk’s SpaceX. Photographer: Nicholas Takahashi/Bloomberg
Il razzo H3 della JAXA decollerà dal Tanegashima Space Center, nel Giappone meridionale, nel 2024.Fotografo: Nicholas Takahashi/Bloomberg

Tra le tre nazioni asiatiche più avanzate nel settore spaziale, la Cina è nella posizione migliore, con un’ampia disponibilità di razzi sia dal settore statale che da quello privato, nonostante i recenti problemi.

La Cina ha lanciato un numero record di razzi nel 2025 e probabilmente accelererà il ritmo man mano che il Paese si muoverà per costruire reti di comunicazione in orbita terrestre bassa per competere con i satelliti Starlink di SpaceX. — Bruce Einhorn , Mihir Mishra e Nicholas Takahashi

La grande sfida del Golden Dome

Poiché il piano del presidente Donald Trump per lo scudo missilistico Golden Dome sta aumentando l’attenzione sulla difesa spaziale, il governo dovrà trovare un modo per gestire tutte le aziende che vogliono partecipare, ha affermato Laura Crabtree , amministratore delegato di Epsilon3, in un’intervista con Caroline Hyde e Ed Ludlow di Bloomberg Television.

“La sfida più grande non sarà necessariamente solo tecnologica. Sarà la cooperazione tra il governo e i partner commerciali che forniscono soluzioni”, ha affermato Crabtree, ex ingegnere di SpaceX e co-fondatore di Epsilon3, fornitore di software per l’industria spaziale. 

Crabtree ha citato come potenziali problemi i costi e l’elevato numero di partner tecnologici coinvolti. 

“La priorità è l’acquisizione: lasciare che i partner commerciali sviluppino la tecnologia e poi farla acquisire al governo”, ha affermato. — Lorelei Smillie

Come ignorare le minacce di Trump

Gli investitori della società spaziale svedese Ovzon non si lasciano ancora intimorire dal fatto che il presidente Donald Trump abbia preso di mira paesi come la Svezia che si oppongono ai suoi sforzi per sottrarre la Groenlandia alla Danimarca.

Con sede a Solna, appena fuori Stoccolma, Ovzon fornisce servizi di banda larga mobile, telefonia, Internet e terminali a clienti, tra cui agenzie governative e di difesa come il Dipartimento della Difesadegli Stati Uniti. 

Secondo il sito web di Ovzon, che afferma di offrire ai clienti “satcom as a service”, i terminali dell’azienda possono fornire accesso satellitare a droni, elicotteri, navi o veicoli terrestri. 

A dicembre, Ovzon ha annunciato un nuovo accordo con il sistemadi difesa di un paese europeo della NATO.

Le azioni della società sono scambiate vicino al massimo pluriennale, con un prezzo di 57,80 corone svedesi. I prezzi delle azioni hanno continuato a salire anche dopo che Trump ha minacciato di imporre dazi del 10% sulle importazioni dalla Svezia, uno degli otto alleati europei che hanno inviato truppe in Groenlandia nel tentativo di difendere la sovranità del paese. — Lorelei Smillie

Cosa stiamo leggendo

L’australiana Gilmour Space raggiunge lo status di unicorno dopo aver raccolto 145 milioni di dollari, riporta Startup Daily .

Il sole ha rilasciato la più grande tempesta di radiazioni solari degli ultimi 20 anni: CNN . 

La startup statunitense Vast posticipa la data di lancio della stazione spaziale commerciale al 2027, ha riferito Ars Technica . 

Nella nostra orbita

22 gennaio: Blue Origin, sostenuta da Jeff Bezos, è in programma il lancio del suo prossimo volo di turismo spaziale . 

27 gennaio : Risultati trimestrali della Boeing, produttrice del razzo SLS per la prossima missione Artemis II della NASA.

27 gennaio : Annuncio degli utili di RTX, la società aerospaziale e della difesa che venerdì scorso ha visto il prezzo delle sue azioni raggiungere un livello record.

— With assistance from Nicholas Takahashi and Mihir Mishra

16/01/26 Barron’s: Le azioni di AST SpaceMobile balzano di nuovo. Perché le azioni del rivale SpaceX stanno andando stellari.

DaAdamo ClarkSegui

AST SpaceMobile mira a costruire la prima rete globale a banda larga cellulare nello spazio. Punti chiave

A proposito di questo riepilogo

  • Le azioni di AST SpaceMobile sono aumentate del 5,5% nel trading pre-mercato, dopo un guadagno del 6,3% il giorno precedente, dopo essere stato selezionato come fornitore idoneo per gli Stati Uniti. Programma SHIELD dell’Agenzia per la difesa dei missili.
  • L’azienda può ora fare offerte per un lavoro del valore fino a 151 miliardi di dollari come uno dei 2.440 candidati approvati per il programma SHIELD, anche se questo non garantisce contratti.
  • er, lo stock di AST SpaceMobile è aumentato di venti volte dall’inizio del 2024 a causa delle partnership di telecomunicazioni e dei lanci satellitari, con l’obiettivo di creare la prima rete globale a banda larga cellulare nello spazio.

AST SpaceMobile 

 le azioni di AST SpaceMobile sono aumentate all’inizio di venerdì, aggiungendosi ai guadagni del giorno precedente. Gli investitori sono entusiasti del potenziale per la società di comunicazioni satellitari di espandersi nel settore della difesa.

Le azioni sono aumentate del 5,5% a 106,80 dollari nel trading pre-mercato. Ciò era impostato per aumentare un guadagno del 6,3% il giorno precedente. Mercoledì, AST SpaceMobile è stato selezionato come uno dei fornitori idonei per gli Stati Uniti. Missile Defense Agency, nell’ultima tranche di premi per il suo programma SHIELD.

Anche se ciò non garantisce alcun contratto, lascia l’azienda in grado di fare offerte su un pool di lavoro del valore fino a 151 miliardi di dollari. AST SpaceMobile è uno dei 2.440 candidati che sono stati approvati.

Gli ottimisti su AST SpaceMobile sperano che un ulteriore lavoro con il governo degli Stati Uniti sulla difesa significhi che alla fine parteciperà al progetto Golden Dome, il sistema di difesa aerea e missilistica pianificato dall’amministrazione Trump. Tuttavia, la Missile Defense Agency ha precedentemente affermato che la selezione dei fornitori per lo SHIELD non dovrebbe essere presa come ferme indicazioni del futuro lavoro del Golden Dome, secondo il notiziario aerospaziale SpaceNews.

Le azioni di AST SpaceMobile sono aumentate di circa venti volte dall’inizio del 2024 dopo aver annunciato partnership con società di telecomunicazioni e lanciato i suoi primi satelliti commerciali. Mira a costruire la prima rete globale a banda larga cellulare nello spazio.

Come ha scritto in precedenza Barron, AST SpaceMobile sta intraprendendo un percorso ambizioso con l’obiettivo di fornire una copertura voce, dati e video di qualità 5G in tutto il mondo. È in competizione con SpaceX di Elon Musk e il suo servizio Starlink, così come con Globalstar sostenuta da Apple , e con il Progetto Kuiper di Amazon.

Il titolo ha attirato un fervente seguito di investitori al dettaglio, anche se alcuni analisti di Wall Street hanno espresso dubbi sulla sua valutazione. L’analista di Scotiabank Andres Coello ha declassato il titolo a Sell from Hold all’inizio di questo mese, con un obiettivo di prezzo di 45,60 dollari.

Scrivi ad Adam Clark all’indirizzo adam.clark@barrons.com


11/01/26 Bloomberg: La startup canadese Kepler lancia 10 satelliti per promuovere le telecomunicazioni spaziali




La startup canadese Kepler Communications Inc. lanciato 10 nuovi satelliti in orbita terrestre bassa tramite SpaceX, l’ultimo passo nella realizzazione di una rete per servizi di telecomunicazioni veloci dallo spazio.
I satelliti di Kepler, ciascuno del peso di circa 300 chilogrammi (660 libbre), sono stati lanciati da un razzo SpaceX Falcon 9 che è decollato dalla base spaziale Vandenberg in California, domenica mattina presto.
Il lancio rappresenta un traguardo significativo per Kepler, che ha raccolto 200 milioni di dollari dalla sua fondazione, avvenuta dieci anni fa. L’azienda, con sede a Toronto, sta sviluppando una rete di ripetitori ottici per comunicazioni in tempo reale dallo spazio.
Questi satelliti saranno utilizzati per l’osservazione della Terra, la difesa e le comunicazioni. Funzioneranno come “data center orbitali” in grado di archiviare terabyte di informazioni ed eseguire carichi di lavoro di intelligenza artificiale nello spazio. Mina Mitry, ha affermato in un’intervista l’amministratore delegato di Kepler.
Secondo Mitry, i satelliti utilizzano laser per trasmettere informazioni, portando le comunicazioni spaziali a un livello superiore rispetto alle “velocità dial-up” delle tecnologie più vecchie.

I satelliti operativi commerciali erano in passato principalmente di competenza dei governi e delle forze armate, ma aziende come Maxar TechnologiesPlanet Labs e Kepler sono ora sul campo, fornendo accesso a dati di osservazione della Terra ad alta risoluzione e comunicazioni ad alta velocità.
“Sono finiti i giorni in cui lo spazio era dominato o controllato da queste entità triliardarie”, ha detto Mitry. “Stiamo assistendo a questa nuova proliferazione di attività commerciali”.
Il lancio del satellite avviene in un momento in cui molti governi stanno raddoppiando la spesa per la difesa e l’intelligence.
Nel suo bilancio più recente, il governo canadese assegnato 81,8 miliardi di dollari canadesi (58,8 miliardi di dollari) in cinque anni per aumentare le sue capacità di difesa. Il governo sta anche espandendo le sue ambizioni spaziali, impegnando quasi 183 milioni di dollari canadesi in tre anni per migliorare La capacità del Canada di lanciare missioni spaziali dal proprio territorio.
Kepler sta sfruttando questa tendenza. A dicembre, l’Agenzia Spaziale Canadese contratto l’azienda lavorerà su uno “studio concettuale” per i sistemi satellitari di osservazione della Terra di prossima generazione.
Nell’ottobre 2024, l’Agenzia spaziale europea selezionato la startup per contribuire allo sviluppo della sua rete laser ottica.
Kepler, che prende il nome dall’astronomo e matematico tedesco, cercherà nuovi capitali per continuare a espandere l’attività, ha affermato Mitry. Ma per ora, la priorità principale di Kepler è fornire i dati in tempo reale che i clienti desiderano, ha aggiunto. A tal fine, Kepler prevede di inviare in orbita altri 10 satelliti nel 2028.



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