AFRICA!

01/10/25 Nei giorni scorsi ho seguito i Mondiali di ciclismo in Uganda e sono rimasto stupito dai paesaggi, dagli ambienti urbani che le riprese dei ciclisti mostravano. Se non fosse stato per gli spettatori sembrava di essere in Baviera. Tutto molto diverso dall’idea di Africa che avevo cristallizzato in testa nel ricordo delle carestie del secolo scorso. Un continente che cresce così presenta di sicuro delle opportunità di investimento.



Strumenti per investire nell’Africa SubSahariana(dati al 19/03/26)

Chi commenta: questo articolo è redatto con il supporto di Claude (Anthropic). Conflitti di interesse dichiarati: nessuna posizione diretta sugli strumenti citati in questo articolo alla data di pubblicazione.

L’Africa subsahariana è una delle aree geografiche più discusse nei circoli di sviluppo economico e meno rappresentate nei portafogli degli investitori retail europei. Il motivo è strutturale: i mercati azionari locali sono frammentati, poco liquidi e quasi invisibili agli indici globali. Il risultato è che chi vuole esporsi a questa area dal proprio conto titoli italiano si trova davanti a un universo investibile più ristretto di quanto ci si aspetterebbe.

Una mappa ragionata, con qualche nota critica che raramente si trova nelle schede promozionali.


ETF UCITS: l’offerta è magra ma esiste

Il primo problema da chiarire è strutturale: il sub-Sahara è quasi invisibile agli indici globali ed emergenti standard. Quasi tutti gli ETF etichettati come “Africa” includono il Sudafrica come asse portante — spesso al 50–70% del portafoglio — il che significa che si acquistano fondamentalmente rand, commodity e qualche conglomerato come Naspers o Richemont con sede legale a Johannesburg. Per chi vuole esposizione all’Africa subsahariana ex Sudafrica — Nigeria, Kenya, Tanzania, Ghana — la scelta si assottiglia ulteriormente.

Detto questo, qualcosa esiste.

Amundi Pan Africa UCITS ETF Acc

ISIN: LU1287022708  |  Ticker: LAFRI (Euronext), LGQM (Xetra)  |  TER: 0,85%  |  AUM: ~€100M  |  Domicilio: Lussemburgo

È l’unico ETF UCITS con esposizione strutturata al sub-Sahara. Replica l’indice SGI Pan Africa, che traccia i 30 maggiori titoli quotati in Africa o con attività prevalentemente africane. La costruzione dell’indice prevede una suddivisione bilanciata tra tre zone: Sudafrica, Nord Africa (Marocco ed Egitto) e Sub-Sahara ex Sudafrica. I singoli titoli sono cappati al 10%. Replica sintetica (swap), accumulazione, quotato anche su Borsa Italiana.

Nota dell’autore: Il TER di 0,85% è elevato per un ETF passivo. Con patrimoni intorno ai 100 milioni di euro e replica sintetica, è uno strumento da maneggiare con consapevolezza: la liquidità secondaria sul mercato può essere scarsa nelle fasi di stress. La struttura tripartita dell’indice è l’aspetto più interessante: garantisce che circa un terzo del portafoglio finisca davvero in Nigeria, Kenya, Costa d’Avorio e simili — qualcosa che nessun altro ETF UCITS fa in modo esplicito.

Xtrackers MSCI EFM Africa Top 50 Capped Swap UCITS ETF 1C

ISIN: LU0592217524  |  Ticker: XMKA (Xetra/Frankfurt)  |  TER: 0,65%  |  AUM: ~€70M  |  Domicilio: Lussemburgo

Replica l’indice MSCI Emerging and Frontier Markets Africa Top 50 Capped, che traccia le 50 maggiori società di mercati emergenti e di frontiera africani con cap sulla concentrazione per paese e per titolo. I paesi inclusi comprendono Egitto, Kenya, Mauritius, Marocco, Nigeria, Sudafrica e Tunisia. Gestito da DWS (Deutsche Bank), replica sintetica, accumulazione. Quotato principalmente a Francoforte; accessibile tramite broker con accesso a Xetra.

Nota dell’autore: Il TER è più basso dell’Amundi, ma la tracking difference storica — ovvero il costo reale misurato anno per anno — è stata significativamente superiore al TER dichiarato, intorno all’1,24% annuo secondo i dati di Tracking Differences. Un elemento da considerare nell’analisi dei costi effettivi. Il patrimonio di ~70 milioni è comunque esiguo e lo spread di mercato può incidere sull’operatività.

iShares MSCI South Africa UCITS ETF USD (Acc)

ISIN: IE00B52XQP83  |  Ticker: IBC4 (Borsa Italiana/LSE)  |  TER: 0,65%  |  AUM: ~€423M  |  Domicilio: Irlanda

Il più grande e liquido della categoria. Replica l’indice MSCI South Africa Capped, che traccia large e mid cap sudafricane con un cap al 33% per il singolo titolo. Gestito da BlackRock, replica fisica ottimizzata, accumulazione. È il prodotto più accessibile e con gli spread più contenuti — ma è una scommessa sul Sudafrica, non sul sub-Sahara. Lo includiamo per completezza e perché molti investitori lo confondono con un’esposizione all’Africa in senso lato.

Nota dell’autore: Il Sudafrica è tecnicamente classificato come mercato emergente da MSCI e ha una Borsa valori tra le più sviluppate del continente. Ma è un paese con dinamiche economiche, valutarie e politiche specifiche che poco hanno a che fare con il resto del sub-Sahara. Chi acquista IBC4 per “investire in Africa” dovrebbe quantomeno sapere che sta acquistando rand e Naspers.

Azioni quotate su mercati europei

Per chi preferisce singoli titoli — con maggiore trasparenza sul business sottostante ma con la concentrazione che ne consegue — esistono alcune società quotate su mercati accessibili da qualsiasi broker italiano dotato di accesso a Londra o alle borse continentali.

Airtel Africa (LSE: AAF)

ISIN: GB00BKDRYJ47  |  Mercato: London Stock Exchange  |  Valuta: GBP

È probabilmente il titolo con la maggiore purezza di esposizione al sub-Sahara tra quelli accessibili a un retail italiano senza attrezzature particolari. Airtel Africa opera in 14 paesi africani — principalmente Africa orientale (Kenya, Tanzania, Uganda, Ruanda) e Africa francofona (Niger, Congo, Madagascar, Gabon e altri) — nei segmenti voce mobile, dati e Airtel Money, la piattaforma di mobile payments che sta diventando un vero sistema bancario alternativo nelle aree a bassa bancarizzazione. Il titolo ha avuto una performance eccezionale negli ultimi dodici mesi. I ricavi sono denominati in dollari americani e in valute locali africane, con una struttura valutaria da monitorare con attenzione.

Nota dell’autore: Airtel Africa è, a mio avviso, il veicolo più leggibile per un’esposizione diretta al sub-Sahara. Il business model del mobile money è comprensibile, i mercati in cui opera sono tra i più dinamici demograficamente del pianeta, e la quotazione a Londra garantisce un minimo di governance e liquidità. Il rischio principale non è il business — è il forex: svalutazioni delle valute locali hanno già eroso utili in passato.

Jumia Technologies (NYSE: JMIA / Frankfurt/Borsa Italiana: 4JMA)

ISIN: US48138M1053  |  Mercati: NYSE (JMIA), Frankfurt e Borsa Italiana (4JMA)  |  Valuta: USD/EUR

Spesso definita “l’Amazon dell’Africa”, Jumia è una piattaforma di e-commerce con operazioni in Nigeria, Kenya, Ghana, Costa d’Avorio, Senegal, Tunisia ed Egitto. Registrata in Germania ma operativa interamente in Africa. Il titolo è presente su Borsa Italiana con ticker 4JMA, il che la rende accessibile anche agli investitori che operano solo sul mercato domestico.

Nota dell’autore: Jumia è uno strumento altamente speculativo. L’azienda non ha mai raggiunto una profittabilità stabile e ha bruciato cassa in modo significativo dalla quotazione del 2019. L’IPO fu controversa (accuse di gonfiamento dei dati di vendita da parte di un report short-seller nel 2019) e il titolo ha perso circa l’80% dal prezzo di quotazione. Se c’è una tesi di investimento, è quella che il mercato sconti troppo negativamente il potenziale di lungo termine dell’e-commerce africano — ma è una tesi ad alto rischio di esecuzione.

MTN Group

ISIN: ZAE000042164  |  Mercato principale: Johannesburg Stock Exchange (JSE)  |  Valuta: ZAR

La maggiore telco africana per numero di abbonati, presente in oltre 20 paesi tra cui Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio, Uganda, Rwanda e Sudafrica. Opera anche nel segmento fintech con MoMo (Mobile Money). La quotazione principale è sul JSE, non su mercati europei. Alcuni broker con accesso ai mercati globali (Interactive Brokers, Saxo) permettono di acquistarla direttamente; per altri è necessario passare per ADR su mercati OTC americani (ticker MTNOY). Non è un acquisto immediato dal conto titoli standard di una banca italiana.


Cosa non è accessibile al retail italiano

Vale la pena citare ciò che esiste ma rimane fuori portata, per capire la mappa completa.

Private equity africano: i grandi fondi specializzati — Helios Investment Partners, Development Partners International, Actis Africa — operano con ticket di ingresso da decine di milioni di dollari, riservati a investitori istituzionali qualificati. Non esistono equivalenti UCITS retail aperti.

Borsa del Ghana, Nigeria Exchange (NGX), Nairobi Securities Exchange: tecnicamente accessibili, praticamente non raggiungibili dalla stragrande maggioranza dei broker usati dal retail italiano. Ecobank Transnational Incorporated (ETI), il principale gruppo bancario panafricano con presenza in 33 paesi, è quotata sul Ghana Stock Exchange ma non su piazze europee.

Fondi chiusi Africa su LSE: strumenti come Africa Opportunity Fund, già quotati a Londra su AIM, sono stati in gran parte liquidati o delistati negli anni scorsi. Quel mercato di fatto non esiste più nella forma che aveva un decennio fa.


Tabella di sintesi

Strumento ISIN Mercato Accessibilità retail IT Note sintetiche
Amundi Pan Africa UCITS ETF LU1287022708 Xetra / Borsa Italiana Unico UCITS con sub-Sahara esplicito (1/3 portafoglio)
Xtrackers MSCI Africa Top 50 LU0592217524 Xetra (Frankfurt) Include Nigeria e Kenya; TD reale > TER dichiarato
iShares MSCI South Africa UCITS ETF IE00B52XQP83 Borsa Italiana / LSE Solo Sudafrica; il più liquido della categoria
Airtel Africa GB00BKDRYJ47 London Stock Exchange 14 paesi sub-Sahara; rischio forex rilevante
Jumia Technologies US48138M1053 NYSE / Borsa Italiana (4JMA) E-commerce Africa; strumento altamente speculativo
MTN Group ZAE000042164 JSE Johannesburg ⚠️ Solo via broker specializzati (IBKR, Saxo) o ADR OTC
Ecobank Transnational (ETI) Ghana Stock Exchange Non accessibile da broker retail italiani standard
Helios / DPI / Actis (PE) Private Solo istituzionali qualificati

Dati ISIN e caratteristiche dei fondi aggiornati a marzo 2025. Le performance passate non sono indicative di quelle future. Verificare sempre la disponibilità dello strumento presso il proprio intermediario.


DISCLAIMER

Come indicato nel disclaimer del blog, i contenuti di questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. Prima di effettuare qualsiasi operazione è necessario leggere attentamente il disclaimer.


16/04/26 —Zimbabwe: la nuova borsa scacalca la precedente di 132 Anni

La Zimbabwe Stock Exchange di Harare
La Zimbabwe Stock Exchange di Harare. Foto: Cynthia R. Matonhodze/Bloomberg

Un sorpasso storico

La borsa valori del dollaro dello Zimbabwe ha eclissato la principale piazza finanziaria del paese, fondata 132 anni fa, spinta dalla più grande quotazione nella storia della nazione.

Il Victoria Falls Stock Exchange (VFEX), fondato nel 2020 durante una crisi valutaria, ha superato per capitalizzazione la Zimbabwe Stock Exchange (ZSE) dopo che il magnate Strive Masiyiwa ha trasferito la società di infrastrutture di telecomunicazioni Econet InfraCo Ltd. sulla piattaforma con una valutazione di 1 miliardo di dollari il 31 marzo. La quotazione rappresenta quasi un quarto della capitalizzazione totale del VFEX.

Le 19 quotazioni del VFEX — molte delle quali, come Econet InfraCo, migrate dalla ZSE — erano valutate a circa 3,79 miliardi di dollari a mercoledì, superando la capitalizzazione di mercato di 3,4 miliardi di dollari dei 43 titoli che scambiano nella valuta locale ZiG sulla borsa con sede a Harare.

«Il VFEX è diventato il punto di riferimento per la liquidità in valuta forte, attirando investitori stranieri e istituzionali che apprezzano la stabilità del dollaro e la facilità di rimpatrio dei dividendi», ha dichiarato Mary Musariri, analista azionaria di MMC Capital. Questo ha spostato la base degli investitori verso il capitale internazionale, mentre la ZSE è sempre più dominata dall’esposizione retail e in valuta locale.

La transizione non riflette un’improvvisa espansione dell’economia zimbabwese, ma piuttosto una riorganizzazione strutturale dei suoi mercati azionari. — Mary Musariri, MMC Capital
Grafico: Victoria Falls Stock Exchange supera la Zimbabwe Stock Exchange per capitalizzazione
Fonte: Victoria Falls Stock Exchange, Zimbabwe Stock Exchange

Nuove quotazioni in arrivo

Il VFEX punta ad attrarre almeno quattro nuove quotazioni quest’anno, ha dichiarato il CEO Justin Bgoni. «Siamo a nostro agio» con la pipeline e i nuovi prodotti in arrivo sul mercato, ha affermato.

Bgoni, che è anche CEO della ZSE, ha sottolineato come il confronto tra le due borse sia complesso. «La capitalizzazione del VFEX è maggiore, ma la ZSE ha più società quotate. Riteniamo che la ZSE sia sottovalutata e abbia quindi un forte potenziale di rialzo. Il VFEX è in crescita, quindi ha anch’esso potenziale. Speriamo che entrambe le cose accadano.»

«L’implicazione più ampia è che il VFEX sta diventando la borsa di riferimento per le grandi aziende zimbabwesi, mentre la ZSE rischia di essere relegata a un ruolo secondario», ha aggiunto Musariri, lasciandola più volatile e sempre più legata a un insieme sempre più ristretto di titoli di peso.

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Disclaimer — Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria, legale o fiscale. Le informazioni contenute non devono essere interpretate come raccomandazioni di investimento. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione finanziaria, si raccomanda di consultare un consulente qualificato. Per ulteriori informazioni leggere il disclaimer completo.


13/04/26 — Dangote lancia la prima IPO pan-africana: la raffineria più grande del continente sbarca in Borsa

Screenshot

Informativa sui conflitti di interesse
L’autore non detiene posizioni in titoli africani citati in questo articolo. Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.

Aliko Dangote — l’uomo più ricco d’Africa, costruttore della raffineria più grande del continente — sta preparando quello che sarebbe un evento senza precedenti nella storia dei mercati africani: una IPO pan-africana simultanea su più borse del continente per la sua Dangote Petroleum Refinery and Petrochemicals Fze.

La notizia arriva da Frank Mwiti, CEO della Nairobi Securities Exchange, dopo un incontro la scorsa settimana tra Dangote e i vertici delle principali borse africane a Lagos. Tre advisor sono già stati nominati: Stanbic IBTC Capital, Vetiva Advisory Services e FirstCap. L’obiettivo dichiarato è strutturare un’offerta accessibile agli investitori di Nigeria, Kenya e altri mercati africani contemporaneamente — una prima assoluta per il continente.

La raffineria: numeri da capogiro

La raffineria di Dangote, situata a Lagos, ha oggi una capacità di lavorazione di 650.000 barili al giorno — già la più grande d’Africa. Il piano è portarla a 1,4 milioni di barili al giorno entro tre anni, un livello che la collocherebbe in competizione diretta con la raffineria Jamnagar di Mukesh Ambani in India, attualmente la più grande del mondo.

Per finanziare questa espansione, l’African Export-Import Bank ha già sottoscritto 2,5 miliardi di dollari su una linea sindacata da 4 miliardi. L’espansione della raffineria è parte di un piano di investimenti complessivo da almeno 40 miliardi di dollari in cinque anni, che include anche il quadruplicamento della produzione di fertilizzanti.

▶ Il timing non è casuale. La guerra USA-Israele contro l’Iran ha reso ancora più difficile per i paesi africani approvvigionarsi di benzina e diesel sui mercati internazionali. La raffineria di Dangote sta già vendendo carburante raffinato a diversi paesi africani in difficoltà di fornitura — e con l’espansione in corso, si posiziona come infrastruttura energetica strategica per l’intero continente. Un’IPO in questo momento cattura una narrativa potente: indipendenza energetica africana, costruita da capitale africano, quotata su borse africane.

Perché è rilevante per i mercati

L’IPO avrebbe un impatto strutturale sui mercati di capitali africani, non solo su quello nigeriano. La Nigeria sta per rientrare nell’indice FTSE Russell dei mercati di frontiera — un riconoscimento che porterebbe flussi di capitale passivo verso la Nigerian Exchange Group. Una quotazione di questa dimensione accelererebbe il processo e darebbe profondità e liquidità a un mercato che ne ha storicamente mancato.

Per le altre borse — Nairobi in testa — sarebbe la prima vera esperienza di un’operazione coordinata multi-exchange a livello continentale. Un precedente che potrebbe aprire la strada a un mercato dei capitali africano più integrato, tema dibattuto da decenni ma mai concretizzato in modo significativo.

▶ Il nodo da sciogliere è quello dell’accessibilità per l’investitore non africano. Un’IPO strutturata su borse di frontiera — per quanto coordinata — resta difficile da raggiungere per il retail europeo senza veicoli dedicati. Da seguire se emergeranno GDR su piazze internazionali o se qualche ETF Africa aggiungerà Dangote Petroleum al portafoglio. Per ora è una storia di sviluppo dei mercati africani più che un’opportunità operativa diretta per chi legge da Milano o da Treviso.

Dangote ha già avviato il dialogo con il Nigerian Exchange Group e con i membri dell’African Securities Exchanges Association per definire le modalità tecniche di partecipazione transfrontaliera. I dettagli dell’offerta — valutazione, percentuale in vendita, tempistiche — non sono ancora stati resi pubblici.

Quello che è chiaro è che Aliko Dangote, a 68 anni, sta costruendo qualcosa di più di una raffineria: sta costruendo il caso che l’Africa possa finanziare la propria industrializzazione energetica con capitale africano, quotato su borse africane, senza passare per Londra o New York.

Articolo basato su reportage Bloomberg del 13 aprile 2026 (David Herbling e Emele Onu). leggere il disclaimer.


07/04/26 Dove investire 100 milioni di naira (circa 65.000 euro): tre esperti nigeriani a confronto

Bloomberg Markets · 7 aprile 2026

Di Emele Onu e Prinesha Naidoo

L’indice azionario di riferimento della Nigeria quota ai massimi storici, avendo superato per la prima volta la soglia dei 100.000 miliardi di naira (circa 65 miliardi di euro) a inizio febbraio: i difficili processi di riforma economica iniziano finalmente a produrre risultati concreti, alimentando la fiducia degli investitori.

L’indice è già salito del 35% in termini di dollari dall’inizio dell’anno, risultando il migliore al mondo dopo quelli di Ghana e Oman, e questo nonostante la turbolenza provocata dalla guerra in Iran. Il risultato si innesta su un 2025 già brillante: +62% nell’anno precedente, oltre tre volte il +16% messo a segno dall’S&P 500 nello stesso periodo.

I fondi obbligazionari locali offrono rendimenti fino al 25%, nettamente superiori alla media dei mercati emergenti.

L’ottimismo è cresciuto grazie alle riforme economiche intraprese dal presidente Bola Tinubu dal suo insediamento nel 2023 e alla politica monetaria ortodossa perseguita dal governatore della banca centrale Olayemi Cardoso. Le misure — tra cui una svalutazione della moneta locale — hanno iniziato a portare sotto controllo l’inflazione, stabilizzato il naira e rilanciato gli investimenti nei settori petrolifero, del gas e agricolo.

Gli economisti prevedono che il tasso di riferimento — attualmente al 26,5% — possa scendere nel corso dell’anno con il raffreddamento dell’inflazione.

Ma mentre il paese si prepara a un nuovo ciclo elettorale il prossimo anno, quasi la metà della popolazione vive ancora in povertà estrema. Le imprese fanno i conti con una fornitura di energia elettrica irregolare, e le regioni settentrionali sono afflitte dall’insicurezza. I raid aerei statunitensi contro i militanti dello Stato Islamico nel dicembre scorso non sono riusciti a porre fine a sequestri e violenze, che continuano a espandersi in nuove aree, minacciando mezzi di sussistenza e investimenti.

Nonostante queste sfide, la nazione più popolosa dell’Africa e il principale produttore di petrolio del continente comincia a mostrare qualche germoglio verde. Per i mercati azionari, il momento topico sarà la quotazione in borsa della raffineria e delle attività nel settore dei fertilizzanti del miliardario Aliko Dangote, prevista per quest’anno.

In questo contesto, Bloomberg ha chiesto a tre esperti finanziari locali dove investire 100 milioni di naira — circa 65.000 euro — nel mercato nigeriano. A ciascuno è stata anche chiesta una risposta meno convenzionale su come impiegherebbero quella somma: la cosiddetta blue-sky play.

Nota editoriale: Il cambio naira/euro è soggetto a forte volatilità. Al momento della pubblicazione, 100 milioni di naira equivalgono a circa 65.000 euro, ma il divario tra cambio ufficiale e mercato parallelo resta un tema aperto nella transizione monetaria nigeriana.
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Esperto 1 · Coronation Asset Management

Aigbovbioise Aig-Imoukhuede

Managing Director di Coronation Asset Management, presidente della Fund Managers’ Association of Nigeria. Il gruppo gestisce oltre 1 miliardo di dollari in attivi per conto di clienti in tutta l’Africa.

L’idea · Mosse tattiche

Date le attuali condizioni di mercato, chi cerca esposizione alla Nigeria dovrebbe fare del reddito fisso il proprio punto focale. Un’allocazione azionaria contribuisce a bilanciare il portafoglio, mentre una piccola quota può puntare su materie prime e investimenti alternativi come il settore immobiliare.

La strategia

Il 50% dei fondi andrebbe in titoli di Stato nigeriani — buoni del tesoro e obbligazioni — per i rendimenti relativamente elevati e la flessibilità garantita dalla liquidità. Più lunga è la duration, meglio è: la curva dei rendimenti attuale suggerisce che i ritorni scenderanno nel breve-medio termine. Il rendimento dei titoli a un anno è al 16,4% e il governo punta ad almeno 14.000 miliardi di naira di raccolta interna per coprire il deficit di bilancio. È probabile che i rendimenti debbano restare a doppia cifra ancora per quest’anno, proprio per continuare ad attrarre capitali.

Le azioni hanno aperto l’anno in grande spolvero, ma potrebbero raffreddarsi dopo la stagione degli utili: ci si aspetta comunque un ritorno superiore al 30% entro fine anno. Le banche dovrebbero beneficiare di un rimbalzo, dopo che i dati della banca centrale hanno confermato il rispetto dei requisiti patrimoniali, mentre le imminenti riforme dovrebbero creare valore nelle società telecom. La grande opportunità nel settore industriale resta la quotazione pianificata della raffineria Dangote.

Sul fronte internazionale, il boom dell’intelligenza artificiale non accenna a rallentare: i produttori di chip, i fornitori di data center, le utility energetiche sono i settori verso cui stiamo orientando i nostri clienti. Per chi vuole investire in questi titoli dall’estero, la frazionalizzazione è un’opzione interessante, soprattutto per via del tasso di cambio. È indispensabile affidarsi a società di investimento licenziate e a prodotti regolamentati.

Gli investimenti alternativi dovrebbero coprire il restante 10-15%: upstream oil & gas sia in Nigeria che all’estero, materie prime come l’oro — particolarmente attraente in un contesto di incertezza geopolitica — e immobiliare legato allo sviluppo infrastrutturale.

I rischi

Per il reddito fisso il rischio è moderato, mentre le azioni richiedono una tolleranza più alta alla volatilità e alcune categorie alternative possono oscillare bruscamente. Fondi bilanciati, fondi comuni e prodotti di mercato monetario possono attenuare questi rischi. Per chi non ha il tempo o le competenze per gestirli in autonomia, la gestione professionale fa la differenza: meglio dedicarsi alle proprie competenze imprenditoriali e lasciare ad altri la gestione del patrimonio.

Blue-sky play

Quando non è impegnato sui mercati, Aig-Imoukhuede ama viaggiare con la moglie — anche se lei sostiene che tende a scegliere le destinazioni in base ai mercati locali da studiare. Si dedica anche all’arte africana, nella quale investe una parte considerevole del suo tempo e del suo denaro: la chiama, con ironia, la sua strategia di investimento alternativo.

Watchlist: Aradel (ARADEL:NL 1.265), Guaranty Trust (GTCO:NL 124,70), MTN Nigeria (MTNN:NL 718), Seplat Energy (SEPLAT:NL 9.099,90), Zenith Bank (ZENITHBA:NL 102,95), Titoli di Stato a 1 anno.

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Esperto 2 · Chapel Hill Denham

Bolaji Balogun

Fondatore e CEO di Chapel Hill Denham (CHD), il principale bookrunner del mercato nigeriano dei capitali di debito e gestore del primo infrastructure investment trust quotato in Nigeria, il Nigerian Infrastructure Debt Fund.

L’idea · Puntare sui migliori

Diversificare il rischio tra classi di attivi e settori — azioni, eurobond, fondi infrastrutturali quotati, materie prime e titoli esteri selezionati — e poi concentrarsi sulle attività con le migliori performance e maggiore liquidità per generare rendimenti reali.

La strategia

Balogun crede nell’investimento prudente, con la diversificazione di portafoglio come strumento principale. Il suo portafoglio personale è così strutturato: 30% in azioni, 30% in eurobond corporate e sovrani, 30% in attivi alternativi come fondi infrastrutturali e REIT, 10% in fondi a reddito fisso per la liquidità.

Il mercato azionario supererà il rendimento del 51% in naira dell’anno scorso, grazie a nuove quotazioni e all’apprezzamento del capitale. Ci sono diverse azioni di alta qualità che trattano a una media di quattro volte gli utili: sono obiettivi ideali per guadagni in conto capitale. Balogun è un convinto sostenitore delle telecom e delle banche più liquide: MTN è essenzialmente sottovalutata, anche dopo un buon recupero dai vincoli degli ultimi 18 mesi. Tra le banche, Access Bank non è stata adeguatamente compensata dal mercato per gli investimenti e l’espansione degli ultimi anni: le prospettive di guadagno in conto capitale sono solide, con oltre il 50% dei ricavi attesi da mercati valutari stabili.

Le società petrolifere e del gas nigeriane stanno aumentando la produzione di greggio dopo aver rilevato asset dalle major internazionali. Aradel e Seplat sono particolarmente interessanti per i progressi nel gas. Quando verrà quotata, Balogun acquisterà anche azioni della Dangote Refinery. È un grande sostenitore del reinvestimento dei dividendi: ogni cedola incassata viene reinvestita in nuovi acquisti. Sull’oro, ritiene ci sia ancora margine di rialzo e potrebbe meritare una quota del portafoglio.

I rischi

C’è il rischio che i rendimenti del reddito fisso scendano per effetto di un atteso taglio dei tassi nella seconda metà dell’anno. Le obbligazioni, però, soddisfano esigenze di liquidità e possono essere detenute a tale scopo. Vi sono anche rischi di liquidità, trasparenza e valutazione nell’acquisto di fondi di private equity o private credit non quotati: Balogun investirebbe in un fondo di private credit solo se quotato, di grandi dimensioni e ragionevolmente diversificato.

Blue-sky play

Comprare un’auto elettrica e spendere il resto in viaggi. Balogun ha avuto la fortuna di visitare più di 40 paesi africani e vorrebbe completare il continente, oltre a tornare in Asia, America Latina ed Europa, dove ci sono ancora luoghi da scoprire.

Watchlist: Access Bank (ACCESSCO:NL 25,90), Aradel (ARADEL:NL 1.265), Quotazione Dangote Refinery (attesa), MTN Nigeria (MTNN:NL 718), Seplat Energy (SEPLAT:NL 9.099,90), Zenith Bank (ZENITHBA:NL 102,95).

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Esperto 3 · Financial Derivatives

Bismarck Rewane

Managing Director della società di advisory Financial Derivatives, con oltre 40 anni di esperienza sui mercati finanziari. Presiede anche FCMB Asset Management.

L’idea · Go Nigerian

La possibilità di convertire liberamente il naira in altre valute a tassi di mercato ha migliorato le condizioni per gli investitori nigeriani, liberandoli dai vincoli geografici. Ma la relativa stabilità del naira e dell’economia, unita agli alti rendimenti interni, porta gli investitori locali a voler detenere fino all’80% del portafoglio in attivi nigeriani — una quota radicalmente diversa dal 20% di appena tre anni fa.

La strategia

Rewane investirebbe in società o progetti — quotati o non quotati — con l’obiettivo di ottenere un rendimento reale decente sopra l’inflazione, attenuando al contempo i rischi. Per i titoli quotati, privilegia le società con ricavi in crescita più rapida rispetto alla media del settore. È convinto sostenitore dell’investimento basato sui fondamentali, supportato dalla ricerca, piuttosto che sulla speculazione. L’anno preelettorale introduce rischi specifici: l’aumento della spesa pubblica per accattivarsi i consensi potrebbe alimentare inflazione e pressioni sul cambio. Un’ondata di violenza in prossimità delle elezioni potrebbe far crollare le azioni, mentre cambiamenti di policy impopolari da parte di un nuovo governo potrebbero innescare fuga di capitali. Molti titoli quotati stanno appena recuperando le perdite del 2023-2024, rendendoli vulnerabili al ribasso. Un taglio brusco dei tassi nella seconda metà dell’anno potrebbe comprimere i titoli a reddito fisso, portando a rendimenti negativi.

I rischi

Investire in Nigeria nell’anno che precede le elezioni comporta rischi concreti: politici e governo aumentano la spesa per raccogliere consensi, con potenziali pressioni su inflazione e tassi di cambio. Un’ondata di violenza durante le elezioni affonderebbe le azioni, mentre cambiamenti di politica impopolari potrebbero provocare fuga di capitali. La via d’uscita è semplice: evitare l’investimento speculativo, restare ancorati ai fondamentali, farsi supportare dalla ricerca. E chiedere sempre consiglio.

Blue-sky play

Rewane si concederebbe una vacanza o acquisterebbe un veicolo elettrico. Considera anche l’acquisto di droni da far volare sulla propria abitazione a scopo di sicurezza — un dettaglio che dice molto sulla realtà quotidiana di chi investe in Nigeria.


Fonte: Bloomberg Markets, 7 aprile 2026. Articolo originale di Emele Onu e Prinesha Naidoo. Illustrazioni di Diana Ejaita.

Valutazione · Gianni & Claude (Anthropic)

▶ Tre esperti, tre sfumature diverse, un consenso di fondo: la Nigeria è tornata sul radar degli investitori seri. Vale la pena capire perché — e dove finisce l’opportunità e comincia il marketing.

Il quadro che emerge da questa tavola rotonda è più coerente di quanto sembri. Aig-Imoukhuede privilegia il reddito fisso come ancora tattica, Balogun costruisce un portafoglio bilanciato con forte componente azionaria, Rewane invita alla prudenza preelettorale ma resta fondamentalmente ottimista. La differenza non è nel giudizio sul paese, ma nel profilo di rischio dell’investitore ideale a cui ciascuno si rivolge.

Il punto su cui tutti e tre convergono — e che merita attenzione — è la svolta nella convertibilità del naira. Fino a tre anni fa, un investitore locale razionale fuggiva dalla valuta locale come da un edificio in fiamme. Oggi, con rendimenti reali tornati positivi e il cambio relativamente stabilizzato, detenere l’80% del portafoglio in attivi nigeriani non è più masochismo: è una scelta difendibile. È un cambiamento strutturale, non un rimbalzo.

Detto questo, alcune cautele si impongono. I rendimenti del 25% sui fondi obbligazionari locali sono reali, ma vanno confrontati con un’inflazione che resta elevata e con il rischio valutario residuo per l’investitore estero. Il 35% di rialzo dell’indice azionario in dollari da inizio anno suona magnificamente, ma incorpora già molta buona notizia: chi entra oggi non sta comprando la Nigeria riformata di ieri, ma scommettendo su quella di domani — con elezioni all’orizzonte.

Il nome Dangote ricorre tre volte su tre intervistati, quasi un riflesso condizionato. La quotazione della raffineria è effettivamente un evento potenzialmente trasformativo per il mercato dei capitali nigeriano, ma le tempistiche degli IPO africani hanno una tradizione consolidata di slittamenti. Chi compra oggi in attesa di quel catalizzatore si espone al rischio che il catalizzatore arrivi in ritardo — o in forma ridimensionata.

Infine, una nota sul contesto globale che questi tre esperti tendono a trattare come sfondo: la guerra in Iran ha già dimostrato di poter fare da detonatore su mercati emergenti con fondamentali solidi ma bilance dei pagamenti fragili. La Nigeria è un esportatore netto di petrolio — il che in questo contesto è un vantaggio — ma la dipendenza dal greggio è anche il tallone d’Achille strutturale del paese. Se il prezzo del petrolio scendesse bruscamente per un cessate il fuoco improvviso, l’ottimismo attuale si ridimensionerebbe altrettanto bruscamente.

In sintesi: la Nigeria merita spazio in un portafoglio globale diversificato di un investitore con orizzonte medio-lungo e stomaco per la volatilità politica. Non merita l’entusiasmo acritico con cui a volte viene presentata. I tre esperti intervistati da Bloomberg sono professionisti seri — e proprio per questo le loro raccomandazioni vanno lette come punti di partenza per l’analisi, non come destinazioni finali.

Conflitti di interesse: nessuna posizione in titoli nigeriani menzionati nell’articolo (GTCO, MTNN, ZENITHBA, ACCESSCO, ARADEL, SEPLAT). Claude (Anthropic) dichiara dipendenza strutturale da chip Nvidia e Broadcom per la propria operatività.

Leggi il disclaimer


26/03/26 Coca-Cola compra l’Africa: 2,6 miliardi per distribuire bibite — e qualcos’altro

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📌 Chi scrive e perché potrebbe non essere obiettivo
Articolo redatto dall’autore sulla base di fonti Bloomberg del 26 marzo 2026. L’autore non detiene posizioni nei titoli citati. Nessuna informazione qui contenuta costituisce sollecitazione all’investimento. Si rinvia al DISCLAIMER.

Coca-Cola HBC — il gigante della distribuzione che imbottiglia e consegna la bibita più famosa del mondo in 29 paesi — ha annunciato l’acquisizione del 75% di Coca-Cola Beverages Africa per 2,6 miliardi di dollari, con opzione per il restante 25% entro sei anni. Per finanziare l’operazione sta emettendo oggi obbligazioni in euro per almeno 1,5 miliardi, su tre scadenze: 2,5, 4,5 e 7,5 anni. Rating investment grade: Baa1 per Moody’s, BBB+ per S&P.

L’acquirente è Coca-Cola HBC AG, società con sede in Svizzera quotata al London Stock Exchange, all’Athens Exchange e al NYSE. Non è The Coca-Cola Company americana — quella possiede il marchio e produce lo sciroppo. Coca-Cola HBC è il terzo maggiore imbottigliatore strategico al mondo: produce, imbottiglia e distribuisce fisicamente le bevande in 29 paesi su tre continenti, dall’Irlanda occidentale alla Russia orientale, dai Baltici alla Nigeria, servendo circa 740 milioni di consumatori. I suoi mercati “consolidati” includono Italia, Austria, Svizzera, Irlanda e Grecia; quelli “in sviluppo” comprendono Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Ungheria; quelli “emergenti” spaziano da Serbia e Bulgaria fino a Nigeria ed Egitto — dove HBC era già presente prima di questa operazione.​​​​​​​​​​​​​​​​

L’operazione si inserisce in una tendenza precisa: The Coca-Cola Co. — quella che possiede il marchio e produce lo sciroppo — si sta sistematicamente ritirando dal business della distribuzione fisica, cedendo le operazioni di imbottigliamento a operatori regionali. Ha fatto lo stesso in India l’anno scorso. È una strategia di capital-light: tieni il brand, esternalizza i camion.

Per il nostro thread sull’Africa come tema di investimento, questa notizia vale una riflessione. Quando un’azienda con la solidità e la pazienza di Coca-Cola decide di scommettere 2,6 miliardi sul continente africano — non in un fondo, non in un ETF speculativo, ma in infrastruttura fisica di distribuzione — sta dicendo qualcosa di preciso sulla traiettoria demografica e di consumo di quei mercati. Le multinazionali del largo consumo non fanno filantropia.

Nota dell’autore. C’è un vecchio adagio attribuito — probabilmente a sproposito — a vari strateghi americani del dopoguerra: “Quando bevono la Coca-Cola, bevono anche i nostri valori.” Vero o falso che sia, l’osservazione coglie qualcosa di reale. La distribuzione capillare di un prodotto di consumo quotidiano è anche distribuzione di abitudini, aspirazioni, immaginario. Coca-Cola in Africa non vende solo bibite — vende un modello. Per l’investitore razionale questo è un dato competitivo, non un giudizio morale. Per chiunque pensi che i mercati emergenti siano una storia puramente economica, è un promemoria utile che dietro ogni bottiglia c’è anche una narrativa culturale. E che le due cose, nei mercati di consumo, viaggiano insieme.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informativa e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. Investire comporta rischi, inclusa la perdita del capitale. Leggi il DISCLAIMER completo prima di prendere qualsiasi decisione finanziaria.


19/03/26 Le grandi banche africane puntano sul Kenya come hub per l’espansione regionale

Fonte: Adelaide Changole, «Africa’s Biggest Banks Target Kenya as Regional Expansion Hub», Bloomberg, 19 marzo 2026. Traduzione e commento a cura dell’autore con il supporto di Claude (Anthropic).

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Nota editoriale. Questo articolo è tradotto e commentato con il supporto di Claude (Anthropic). L’Africa è un tema che seguo su questo blog dal novembre 2025, in un thread dedicato che raccoglie articoli e segnali dal continente. Non detengo posizioni dirette sui titoli citati.

Una premessa personale. Qualche giorno fa seguivo i Mondiali di ciclismo in Uganda. Ero colpito dai paesaggi e dagli ambienti urbani che le riprese mostravano: sembrava di essere in Baviera, non in Africa. Un continente che nella mia testa era rimasto cristallizzato nell’immagine delle carestie del secolo scorso. Un continente che cresce così presenta opportunità di investimento che vale la pena seguire con attenzione.

Le maggiori banche africane stanno convergendo sul Kenya, convinte che il paese offra il miglior punto d’accesso alle economie dell’Africa orientale — in rapida crescita ma ancora largamente prive di servizi bancari.

Il catalizzatore è arrivato da nuove regole sul capitale minimo, che stanno costringendo i piccoli istituti kenioti a cercare partner, aprendo una finestra rara per acquisizioni. L’opportunità attira interesse da tutto il continente, in particolare dalle maggiori banche sudafricane, alla ricerca di crescita oltre i confini di un mercato domestico asfittico.

▶ Il meccanismo è classico: una regolazione che forza la consolidazione crea finestre di acquisizione a prezzi ragionevoli. Le banche sudafricane — che operano in un’economia domestica cresciuta meno del 2% annuo nell’ultimo decennio — non possono permettersi di ignorarlo. Il Kenya in questo schema funziona come testa di ponte: mercato relativamente stabile, infrastruttura finanziaria già presente, e accesso naturale a Tanzania, Uganda, Ruanda e oltre.

Mentre istituti globali come Standard Chartered, BNP Paribas e Société Générale si ritirano dal continente, le banche africane di prim’ordine stanno riempiendo il vuoto. A gennaio Nedbank ha sorpreso il mercato annunciando l’intenzione di acquisire la keniota NCBA Group. I rivali Standard Bank, FirstRand e Absa starebbero ora valutando operazioni analoghe, secondo fonti vicine alle trattative.

La posta in gioco è una regione di quasi 500 milioni di abitanti — all’incirca le dimensioni dell’Unione Europea — con un’economia da 580 miliardi di dollari che cresce a uno dei ritmi più sostenuti al mondo. Dalle ricchezze minerarie della Repubblica Democratica del Congo alle riserve di gas della Tanzania, le banche vedono nella cintura dell’Africa orientale un’opportunità commerciale di primissimo piano.

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«La regione svolge un ruolo importante nelle relazioni tra il continente e il resto del mondo, e vogliamo facilitare quelle attività», ha dichiarato Sim Tshabalala, CEO di Standard Bank Group. «Una banca cresce sulla base della crescita del PIL, e la penetrazione finanziaria in Kenya sta aumentando. Vogliamo farne parte.»

Le economie dell’Africa orientale sono proiettate a crescere in media del 6,1% quest’anno, contro il 3,2% della media mondiale, secondo il Fondo Monetario Internazionale. Eppure meno del 40% degli abitanti ha accesso a servizi bancari, secondo il Global Findex Database 2025 della Banca Mondiale.

Osservato dalla prospettiva bancaria tradizionale, il Kenya e l’Africa orientale restano «strutturalmente sottoserviti», secondo Maureen Kirigua, analista di NCBA. Il credito al settore privato è ancora basso, mentre i margini di interesse netti sono relativamente elevati, fino al 6%. «Quando si mette insieme crescita, bassa penetrazione del credito e redditività, diventa chiaro perché le banche africane — e in particolare quelle sudafricane — siano così attratte da questo mercato», ha detto Kirigua.

▶ Il 6% di margine di interesse netto è un numero che in Europa suona quasi fantascientifico. Le banche dell’Eurozona lottano per mantenere margini attorno all’1,5-2%. Il differenziale riflette sia il rischio paese sia la mancanza di concorrenza — ed è esattamente questa seconda componente che le banche sudafricane vogliono erodere prima che lo faccia qualcun altro.

Per le società sudafricane — alle prese con una crescita economica domestica persistentemente bassa — la diversificazione verso l’est del continente è un’opportunità difficile da ignorare. I dati della banca centrale keniota mostrano un rendimento medio del capitale proprio del 23% a giugno, quasi il doppio rispetto al 12% circa degli istituti globali rilevato da Ernst & Young.

L’Africa occidentale esercita scarso appeal su di loro: o sono già presenti, o fronteggiano concorrenza locale agguerrita. Li hanno inoltre scoraggiati sfide recenti come il default del Ghana, la svalutazione della valuta nigeriana e l’instabilità politica della fascia saheliana dei colpi di stato.

▶ La traiettoria di Nedbank in Nigeria è istruttiva: aveva acquistato una quota di minoranza in Ecobank Transnational per 500 milioni di dollari quasi vent’anni fa. L’ha venduta l’anno scorso per 100 milioni. Il deterioramento dell’economia nigeriana e l’uscita dei clienti sudafricani dalla regione avevano reso la posizione insostenibile. Una perdita da 400 milioni di dollari in due decenni è un biglietto da visita che chiarisce bene perché l’Africa orientale, con tutta la sua complessità, sembri oggi la scommessa più razionale.

«L’Africa orientale si è dimostrata più stabile — politicamente ed economicamente — rispetto all’Africa occidentale, dove le banche avevano cercato crescita in precedenza», ha osservato Adrienne Damant, analista bancario di Avior Capital Markets.

L’attenzione arriva nonostante le violente proteste che hanno scosso il Kenya negli ultimi due anni, con l’uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza che ha causato almeno 128 morti secondo Amnesty International. L’Africa orientale sembra comunque un contesto più favorevole agli affari nonostante i suoi «spasmi periodici di instabilità», secondo Ilan Stermer, consulente di ricerca presso Anchor Stockbrokers a Londra. «Le banche stanno dimenticando l’instabilità, o la considerano un episodio di breve durata», ha detto.

▶ È un punto che merita onestà intellettuale: 128 morti in proteste represse con la forza non sono uno «spasmo di breve durata» per chi li ha subiti. Per un investitore straniero, però, il calcolo è diverso: il Kenya ha retto istituzionalmente, il governo è rimasto in carica, i mercati finanziari hanno continuato a funzionare. La stabilità che conta per le banche è quella delle regole del gioco, non quella sociale in senso lato. È un’asimmetria scomoda, ma è quella che muove i capitali.

Il governatore della Banca Centrale del Kenya Kamau Thugge conferma l’interesse: «Tutte le banche vogliono rafforzare la propria presenza qui». I rischi geopolitici — inclusi i dazi — rappresentano la minaccia principale per l’economia keniota, ha dichiarato pochi giorni prima dell’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran.

Non sono solo le banche ad avere gli occhi puntati sulla regione. Vodacom, il principale operatore di telefonia mobile sudafricano, ha concordato di prendere il controllo di Safaricom — il principale provider di telecomunicazioni dell’Africa orientale — in un’operazione da circa 2,4 miliardi di dollari. Il rivale MTN Group ha dichiarato di voler espandersi in Africa orientale nei prossimi cinque anni.

Gli ingressi di operatori stranieri avverranno con ogni probabilità tramite acquisizioni, secondo Tim Slater di Fitch Ratings. I rapporti sui crediti deteriorati — scesi al 16,5% a novembre dopo aver raggiunto il massimo ventennale del 17,6% a giugno — non costituiranno un deterrente: le banche keniote rimangono fondamentalmente sane.

La banca centrale si aspetta che gli istituti aumentino gradualmente il capitale minimo ad almeno 10 miliardi di scellini (78 milioni di dollari) entro fine 2029. Circa un terzo era al di sotto della soglia regolamentare fissata per il 2025 e potrebbe diventare oggetto di consolidamento.

La sintesi per chi segue questo blog. L’Africa orientale non è un tema per investitori retail italiani con un orizzonte di breve periodo — la liquidità è limitata, la complessità fiscale elevata, l’informazione spesso asimmetrica. È però un tema che vale la pena seguire per capire dove si stanno muovendo i capitali istituzionali su scala globale. Le banche sudafricane quotate — Standard Bank, FirstRand, Absa, Nedbank — sono il veicolo più accessibile per chi volesse un’esposizione indiretta. Prosus, che già seguo su questo blog, ha peraltro una presenza significativa nell’ecosistema fintech africano tramite partecipazioni in pagamenti digitali e credito al consumo. Il filo conduttore esiste: lo stiamo seguendo da novembre.

DISCLAIMER

Come precisato nel DISCLAIMER del mio blog, nulla di quanto scritto in questo articolo costituisce una raccomandazione di investimento. I contenuti hanno finalità esclusivamente informative e divulgative. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione finanziaria è opportuno rivolgersi a un consulente abilitato e leggere attentamente la documentazione dei prodotti considerati.


17/03/26 Zenith Bank: la seconda banca nigeriana sbarcherà alla Borsa di Londra nel 2027

Mi chiamo Claude, sono un assistente AI sviluppato da Anthropic. Ho tradotto questo articolo di Emele Onu (Bloomberg, 17 marzo 2026) e ho inserito alcune mie valutazioni. Non dichiaro conflitti di interesse rilevanti su questo specifico argomento.

Di Emele Onu — Bloomberg, 17 marzo 2026 · Traduzione e commento: Claude (Anthropic)

Zenith Bank, seconda banca nigeriana per capitalizzazione di mercato, ha annunciato l’intenzione di quotarsi alla Borsa di Londra nel 2027 per ampliare l’accesso ai capitali e rafforzare i servizi alla clientela.

«Abbiamo molte operazioni sul tavolo da finanziare nel Regno Unito e in altri paesi, per le quali abbiamo bisogno di raccogliere ulteriore capitale», ha dichiarato la banca martedì, senza fornire ulteriori dettagli sui piani.

La mossa renderà Zenith il secondo istituto nigeriano a quotarsi alla borsa londinese, dopo Guaranty Trust Holding Company, che l’anno scorso aveva raccolto 105 milioni di dollari. Zenith ha anche annunciato l’apertura di una filiale a Manchester, in aggiunta alla presenza già operativa a Londra.

Le principali banche nigeriane hanno rafforzato i propri cuscinetti patrimoniali per ottemperare a un’ordinanza del 2024 della banca centrale, che richiedeva un significativo potenziamento dei bilanci, e stanno ora cercando opportunità di crescita in patria e all’estero. Zenith Bank ha già portato il proprio capitale al di sopra del requisito minimo di 500 miliardi di naira (371 milioni di dollari) e ha annunciato piani di espansione nell’Africa occidentale francofona.

Nota di Claude — non parte dell’articolo originale

La notizia è breve ma dice qualcosa di interessante sul momento che sta attraversando il sistema bancario africano. La banca centrale nigeriana ha imposto nel 2024 una ricapitalizzazione forzata del settore — una mossa che ricorda le stress test europee post-2008 — e le banche che hanno superato l’esame ora si presentano sui mercati internazionali con bilanci più robusti e ambizioni di crescita.

La scelta di Londra non è casuale: la City rimane il principale hub finanziario per il continente africano, con la più alta concentrazione di investitori istituzionali specializzati in mercati emergenti e frontier. Guaranty Trust aveva aperto la strada l’anno scorso raccogliendo 105 milioni — non una cifra enorme, ma sufficiente a dimostrare che c’è domanda.

Per chi segue i mercati emergenti: le banche nigeriane quotate a Londra offrono esposizione a un’economia di 230 milioni di abitanti con un settore bancario ancora largamente sottopenetrato — meno della metà della popolazione adulta ha un conto corrente. Il rischio è elevato — valuta, governance, instabilità politica — ma il potenziale di crescita strutturale è reale. Non è un investimento per tutti, ma è un segmento che merita attenzione.

Come precisato nel DISCLAIMER del mio blog, i contenuti hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria. Le valutazioni presenti in questo articolo — le note di commento firmate Claude (Anthropic) — sono elaborate autonomamente da un sistema di intelligenza artificiale e rappresentano farina del suo sacco: non sono revisionate né avallate dall’autore del blog, e non devono essere intese come raccomandazioni operative.

Testo originale © Bloomberg, Emele Onu, 17 marzo 2026 · Traduzione italiana e note: Claude (Anthropic) · Solo uso informativo


20/02/26 Bloomberg: Le vendite di Eurobond africani registrano il miglior inizio d’anno dal 2013

Pedestrians in the financial district in Nairobi.
Pedoni nel quartiere finanziario di Nairobi.Fotografo: Kang-Chun Cheng/Bloomberg

By Ray Ndlovu

Takeaways by Bloomberg AIHide

  • Eurobond issuance from sub-Saharan African countries is off to the strongest start to a year in more than a decade, as nations take advantage of lower borrowing costs and demand from investors diversifying out of US assets.
  • Dollar-denominated sovereign bond sales across the region reached $5.95 billion so far this year, with countries including Kenya, Ivory Coast, Republic of Congo, Cameroon and Benin tapping the market.
  • More issuance is in the pipeline, with the Democratic Republic of Congo expected to go to market for a maiden $750 million bond sale, and according to David Austerweil, “there is definitely room for more issuance”.

Machine translated from English to Italian.

L’emissione di eurobond da parte dei paesi dell’Africa subsahariana ha avuto il miglior inizio d’anno in oltre un decennio, poiché le nazioni traggono vantaggio dai minori costi di prestito e dalla domanda degli investitori che diversificano le attività statunitensi.

Le vendite di obbligazioni sovrane denominate in dollari nella regione hanno raggiunto quest’anno i 5,95 miliardi di dollari, il valore più alto dal 2013. Nello stesso periodo dell’anno scorso le emissioni erano state pari a 1,8 miliardi di dollari.

Il Kenya ha venduto 2,25 miliardi di dollari di debito a sette e dodici anni giovedì, l’operazione più importante finora nel 2026. Costa d’Avorio, Repubblica del Congo, Camerun e Benin hanno anche sfruttato il mercato poiché “una finestra di opportunità” rimane aperta per i paesi africani per prendere in prestito a tassi di interesse relativamente bassi, secondo Davide Austerweil, vice gestore del portafoglio presso Van Eck Global.

Leggere: Le nazioni africane si affrettano a vendere obbligazioni in dollari mentre i costi scendono

Il premio di rischio medio per i titoli di Stato africani in dollari rispetto ai titoli del Tesoro USA si è ridotto a 329 punti base, il livello più basso in otto anni, secondo un JPMorgan Chase & Co. indice. Il Senegal rimane l’unico angosciato emittente nel continente, poiché le nazioni traggono vantaggio Fondo monetario internazionale programmi e migliori rating creditizi per promuovere accordi migliori.

Ciò ha consentito ad alcuni, come Kenya e Congo, di utilizzare i proventi delle nuove emissioni per riacquistare debito a tassi di interesse più elevati, riducendo i costi di indebitamento complessivi. Citigroup Inc. ha concluso un quarto di tutte le operazioni nella regione dall’inizio dell’anno, secondo i dati raccolti da Bloomberg.

Sono previste ulteriori emissioni. Repubblica Democratica del Congo si prevede che sarà immesso sul mercato per un fanciullaVendita di obbligazioni da 750 milioni di dollari. Le autorità del più grande produttore di rame del continente erano in un accordo senza accordo con gli investitori spettacolo itinerante a Londra questo mese.

“C’è sicuramente spazio per ulteriori emissioni”, ha affermato Austerweil. “Le operazioni prevedono ancora un premio e sono ben negoziate sul mercato secondario. In questo momento, sia gli emittenti che gli investitori stanno guadagnando”.


10/02/26 Reuters: La keniota Safaricom inizia a offrire il trading azionario sulla sua piattaforma M-Pesa


NAIROBI, 10 febbraio (Reuters) – L’operatore di telecomunicazioni keniota Safaricom (SCOM.NR) ha lanciato martedì il trading azionario per gli investitori sulla sua piattaforma finanziaria per telefonia mobile M-Pesa, una mossa che potrebbe portare milioni di nuovi piccoli investitori in borsa.


M-Pesa è stata uno dei pionieri globali dei servizi di trasferimento di denaro basati sul cellulare nel 2007. La sua base di utenti è cresciuta fino a raggiungere i 35 milioni di clienti in Kenya e oggi offre una vasta gamma di servizi finanziari, tra cui prodotti di risparmio, bancari e di investimento.


Il nuovo prodotto di trading azionario, denominato Ziidi Trader, consentirà agli utenti di M-Pesa di acquistare direttamente azioni alla borsa di Nairobi (Nairobi Securities Exchange – NSE.NR), senza la necessità di aprire un conto di intermediazione tradizionale, ha dichiarato Safaricom.


L’azienda — nella quale la sudafricana Vodacom (VODJ.J) detiene una quota del 40% che è in fase di aumento — non ha specificato quanti clienti preveda utilizzeranno Ziidi Trader, né se il servizio verrà esteso ad altri mercati in cui è presente M-Pesa, come l’Etiopia.
Safaricom collaborerà con la società di intermediazione Kestrel Capital, con sede a Nairobi, per l’implementazione di Ziidi.


Ziidi Trader ha rappresentato in media il 40% delle operazioni in borsa da quando è diventato operativo lunedì, ha riferito Safaricom, pari al 5% del volume totale degli scambi giornalieri.


La NSE, che è una delle principali borse africane per capitalizzazione di mercato, afferma di puntare a 9 milioni di investitori retail attivi entro la fine del 2029. Non ha reso noto il numero attuale di investitori retail.


Il lancio di Ziidi Trader arriva sulla scia di un forte rialzo della borsa di Nairobi, che dallo scorso anno beneficia di un aumento delle allocazioni verso i titoli dei mercati emergenti.
L’iniziativa si inserisce inoltre nella strategia del presidente keniota William Ruto, che affronterà le elezioni per la rielezione nell’agosto del prossimo anno, volta a consentire a un numero maggiore di kenioti di partecipare ai mercati dei capitali.


Servizio di Duncan Miriri da Nairobi; editing di Karin Strohecker e Matthew Lewis.


01/02/26 Sole 24 Ore: corsa ai bond africani

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26/01/26 Bloomberg: Due debitori africani escono dal club in difficoltà, resta solo il Senegal

Senegal’s authorities have repeatedly voiced their discomfort in entering into a debt restructuring.
Le autorità senegalesi hanno ripetutamente espresso il loro disagio nell’avviare una ristrutturazione del debito.Fotografo: Patrick Meinhardt/AFP/Getty Images

By Ray Ndlovu

Takeaways by Bloomberg AIHide

  • Senegal is the only African nation with a sovereign risk premium in distressed territory after yields on the debt of Mozambique and Gabon narrowed relative to US Treasuries.
  • Investors demand a premium of 1,247 basis points to hold Senegal’s dollar bonds rather than US Treasuries, a level above 1,000 is widely seen as marking debt distress.
  • Gabon and Mozambique’s sovereign spreads have narrowed, with Gabon’s tilt toward an International Monetary Fund-backed program and Mozambique’s plans for a debt rework with creditors contributing to the rally in their bonds.

Machine translated from English to Italian.

Il Senegal è rimasto l’unica nazione africana con un premio di rischio sovrano in territorio in difficoltà dopo che i rendimenti del debito del Mozambico e del Gabon si sono ridotti rispetto ai titoli del Tesoro statunitensi.

Investitori richiedono un premio di 1.247 punti base per detenere obbligazioni in dollari del Senegal anziché titoli del Tesoro USA, secondo gli indici di JPMorgan Chase & Co. Un livello superiore a 1.000 è ampiamente considerato un segnale di difficoltà debitoria.

Nel frattempo, lo spread sovrano sul debito del Gabon si è ridotto di 272 punti base quest’anno, attestandosi a 790, mentre quello del Mozambico è sceso di 35 punti base, attestandosi a 973.

L’inclinazione del Gabon verso un Fondo monetario internazionale– il programma sostenuto è alla base del rally dei suoi titoli, secondo Carmen Altenkirch, analista sovrano dei mercati emergenti presso Aviva Investors Global Services Ltd. Lunedì, gli eurobond del Paese con scadenza 2031 hanno registrato un rialzo per la quarta seduta, aggiungendo 0,76 centesimi sul dollaro, arrivando a 84,06 centesimi, e spingendo il rendimento in ribasso di 22 punti base, al 10,82%.

“Il mercato ha risposto molto positivamente”, ha affermato. “Se otterranno un programma del FMI, allora i titoli di Stato probabilmente scenderanno molto rapidamente sotto il 10%”.

Il Mozambico prevede una rielaborazione del debito con i creditori, ma solo dopo aver raggiunto un accordo su un nuovo programmacon il FMI, ha dichiarato il Presidente Daniel Chapo all’inizio di questo mese. Lunedì, i titoli di Stato con scadenza a 2031 dollari hanno guadagnato 0,09 centesimi, attestandosi a 86,71 centesimi, facendo scendere il rendimento di due punti base al 12,34%.

L’ansia del mercato sulla capacità del Senegal di evitare il default sta pesando sui titoli di Stato della nazione dell’Africa occidentale, sebbene i prezzi siano ancora al limite superiore di quello che potrebbe essere un potenziale valore di recupero, ha affermato Altenkirch. “La strada è stretta e il mercato sta fissando il prezzo del debito di conseguenza”.

Le autorità senegalesi hanno ripetutamente espresso il loro disagio nell’avviare una ristrutturazione del debito. Il governo sta lottando per riequilibrare le proprie finanze dopo le rivelazioni secondo cui la precedente amministrazione non aveva reso noti miliardi di dollari di debito.

Per saperne di più: Argentina ed Ecuador cavalcano l’onda della caccia al rendimento mentre la situazione di difficoltà si attenua

Il Gabon e il Mozambico sono usciti dal ristretto gruppo di emittenti in difficoltà nei mercati emergenti poiché gli spread sovrani sono scesi al loro livello più basso in 13 anni. I mercati in via di sviluppo stanno beneficiando del fatto che gli investitori stanno allontanandosi dagli Stati Uniti, mentre aumentano le tensioni geopolitiche e l’indipendenza della Federal Reserve continua a destare preoccupazione.

Il Senegal è “in ritardo rispetto al più ampio rialzo del sentiment” in quanto è anche limitato da passività a breve termine relativamente pesanti, ha affermato Kaan Nazli, gestore di portafoglio ed economista senior presso Neuberger Berman Europe Ltd. Si stima che il Paese abbia in scadenza 635 milioni di dollari di pagamenti nella prima metà dell’anno, inclusa una “considerevole” scadenza di 333 milioni di euro (395 milioni di dollari) a marzo, ha affermato. Questo dato si confronta con gli appena 81 milioni di dollari del Gabon e i 46 milioni di dollari del Mozambico, secondo Nazli.


19/01/26 Bloomberg: La società di oleodotti chiede 824 milioni di dollari per la prima IPO in Kenya in 11 anni

By Eric Ombok

slated from English to Italian.

Il Kenya prevede di raccogliere la cifra record di 106,3 scellini (824,1 milioni di dollari) da un’offerta pubblica iniziale di una società di oleodotti statale.

il governo del Presidente William RutoIl venderà 11,8 miliardi di azioni, ovvero circa il 65% di Kenya Pipeline Co., valutando l’azienda a 163,6 miliardi di scellini. La vendita si aprirà il 19 gennaio e si concluderà il 19 febbraio.

La prima IPO del Kenya dal 2015 aiuterà la nazione dell’Africa orientale a raccogliere fondi per le infrastrutture, mentre è alle prese con un indebitamento eccessivo. L’indice azionario di riferimento del paese è cresciuto del 51% in valuta locale lo scorso anno, il balzo più significativo da quando è stato introdotto l’indicatore nel 2008.

L’utile ante imposte di Kenya Pipeline è aumentato del 65% nell’anno fiscale conclusosi a giugno, raggiungendo i 16,5 miliardi di scellini. Secondo il sito web dell’azienda, la rete è lunga 1.342 chilometri (834 miglia), in grado di trasportare circa 14 miliardi di litri di prodotti petroliferi all’anno.

“Si tratta di una decisione che riguarda l’efficienza del capitale, non la cessione di asset”, ha dichiarato il Segretario del Tesoro John Mbadi al lancio dell’IPO. “Queste aziende non dovrebbero essere conservate come souvenir”.

Per saperne di più sui mercati del Kenya:
Il capo dell’oleodotto in Kenya punta a una crescita a due cifre con l’avvicinarsi dell’IPOIl Kenya pianifica l’IPO di un oleodotto da 1,15 miliardi di dollari, la prima in un decennioVodacom prende il controllo di Safaricom in un accordo da 2,4 miliardi di dollari

L’IPO sarà la più grande da quando Safaricom Plc raccolse 50 miliardi di scellini nel 2008.

“Dopo oltre un decennio, si tratta di un’importante pietra miliare nel rinnovamento della principale borsa del Kenya e di un forte segnale di rinnovata fiducia nel ruolo dei mercati dei capitali nel finanziamento della trasformazione economica della nostra nazione”, ha affermato Frank Mwiti, amministratore delegato della Nairobi Securities Exchange.


16/01/26 Bloomberg: Ninety One PLC vede il mercato obbligazionario africano come un terreno di caccia ricco per i cacciatori di rendimenti

By Ray Ndlovu

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Ninety One PLC vede l’ampio mercato obbligazionario africano, un angolo dei mercati emergenti un tempo evitato a causa dei suoi rischi economici, come un’opportunità per gli investitori in cerca di rendimenti maggiori.

Il gestore di fondi con sede nel Regno Unito, nelle sue previsioni per l’anno, ha notato i progressi fiscali dei principali esportatori di petrolio come Nigeria E Angola e ha individuato i “mercati focalizzati sulle riforme” come Egitto, Kenya e Marocco. Nel caso dell’Egitto, la sterlina trarrebbe beneficio da una migliore posizione fiscale e dal prolungato sostegno economico del Golfo, ha scritto l’azienda in una nota.

“La naira nigeriana rimane un mercato di riporto attraente, mentre sul lato delle valute forti, Senegal è su una traiettoria positiva grazie alle riforme economiche in corso e all’accesso resiliente al mercato regionale”, ha scritto Thys Louw, gestore di portafogli obbligazionari dei mercati emergenti che supervisiona 1,7 miliardi di dollari di asset in gestione presso Ninety One.

La società ha affermato che le opportunità di investimento includono obbligazioni in valuta forte in paesi in cui il potenziale di miglioramento del rating creditizio è stato trascurato. Ha inoltre evidenziato mercati valutari locali ad alto rendimento, con trend macroeconomici in miglioramento e fattori tecnici di mercato favorevoli, nonché “storie di inversione di tendenza idiosincratiche”.

Leggere: Gli emittenti emergenti sfruttano il mercato dei venditori mentre gli spread si restringono

L’Africa ha beneficiato del più ampio rally dei mercati emergenti, che ha spinto i rendimenti al ribasso. Secondo un rapporto, questo mese i premi per il rischio sovrano del continente rispetto ai titoli del Tesoro USA sono scesi ai minimi dal 2018. JPMorgan Chase & Co.indiceGiovedì è stato scambiato a 335 punti base alla chiusura.

Leggere: I produttori di petrolio africani guidano i guadagni obbligazionari mentre il Brent balza sull’Iran

L’ultimo calo si è verificato mentre il numero di emittenti sovrani in difficoltà è sceso a soli tre: Senegal, Gabon e Mozambico. Per essere considerato in difficoltà, lo spread sovrano dell’emittente deve essere pari o superiore a 1.000 punti base rispetto ai titoli del Tesoro USA, secondo il parametro ampiamente utilizzato dall’istituto di credito statunitense.

Nel frattempo, in Kenya, dove lo scellino è rimasto stabile e le autorità hanno adottato un ciclo di allentamento monetario, il gestore del fondo vede un “potenziale di rialzo limitato” dopo diversi anni di andamento positivo.

— With assistance from Selcuk Gokoluk


16/01/26 Sole 24 Ore: obbligazioni sukuk

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09/01/26 Bloomberg: L’unicorno africano Flutterwave punta sull’acquisto di Mono per rafforzare il caso dell’IPO

Flutterwave CEO Olugbenga Agboola
Olugbenga Agboola, CEO di FlutterwaveFotografo: Kent Nishimura/Bloomberg

Takeaways by Bloomberg AIHide

  • Flutterwave Inc. bought Mono Technologies Nigeria Ltd. to boost earnings and strengthen its case for a potential initial public offering.
  • The purchase will lower costs and expand Flutterwave’s profit margin on account-to-account payments to at least 10%, according to its chief executive Olugbenga Agboola.
  • Flutterwave is counting on Mono’s technology to harness broader payment opportunities expected from the recapitalization of Nigeria’s banking industry.

Machine translated from English to Italian.

Flutterwave Inc. sta scommettendo sull’acquisto della piattaforma di open banking Mono Technologies Nigeria Ltd. aumenterà gli utili e rafforzerà le argomentazioni per una potenziale offerta pubblica iniziale da parte dell’unicorno finanziario-tecnologico più prezioso dell’Africa, ha affermato il suo amministratore delegato.

La società di pagamenti con sede a Lagos e San Francisco questa settimana ha acquisito la startup con cui collabora dal 2021 per sfruttarne l’infrastruttura, proteggere l’accesso ai dati finanziari e migliorare la verifica dell’identità. Non ha divulgato costi o termini dell’operazione.

“Al momento, il nostro obiettivo è la redditività, la resilienza e una migliore infrastruttura, ed è per questo che abbiamo acquisito Mono”, Olugbenga Agboola ha dichiarato in un’intervista. “Ci rende un candidato migliore per tutto”, compresa la prevista IPO, ha aggiunto.

Dalla sua fondazione nel 2016, Flutterwave si è espansa in circa 35 paesi africani, accetta pagamenti in oltre 30 valute ed elabora circa 500.000 pagamenti al giorno, secondo il suo sito web. Ha anche condotto diversi round di finanziamento, uno dei quali a gennaio 2022 ha triplicato la valutazione dell’azienda, portandola a 3 miliardi di dollari.

La più grande startup africana nel settore dei pagamenti aveva annunciato per la prima volta l’intenzione di quotarsi alla borsa di New York Nasdaq nel 2022, ma l’ha rimandata per affrontare questioni quali le partenze di personale di alto livello, le accuse di irregolarità finanziarie e le molestie al personale in alcuni dei suoi uffici.

Successivamente, il piano è stato bloccato del tutto, adducendo la necessità di costruire prima un business redditizio e sostenibile. L’azienda ha anche negato le accuse di cattiva condotta finanziaria.

Per saperne di più su Flutterwave:
Africa Unicorn Flutterwave lega l’IPO alla startup che realizza profitti25 startup africane da tenere d’occhio quest’annoLa startup africana da 3 miliardi di dollari specializzata in pagamenti prosegue con i piani di IPO

In precedenza, Flutterwave pagava Mono per transazione per i pagamenti da conto a conto sulla sua piattaforma. L’acquisizione ridurrà i costi, aumentando il margine di profitto su questi specifici processi ad almeno il 10%, ha affermato Agboola.

Mono si è affermata come un attore importante nel settore fintech nigeriano, consentendo alle aziende di accedere in modo sicuro ai dati finanziari dei clienti per decisioni di credito migliori, nonché un onboarding più rapido, una riduzione delle frodi e pagamenti senza interruzioni.

Flutterwave conta sulla tecnologia di Mono per sfruttare le più ampie opportunità di pagamento previste dal ricapitalizzazionedel settore bancario nigeriano, che dovrebbe accelerare i prestiti, gli scambi commerciali e l’e-commerce, ha affermato Agboola.

“Siamo la ferrovia che trasporta il flusso di transazioni attraverso il Paese e l’Africa, e parte di ciò che abbiamo fatto con l’acquisizione di Mono è stato quello di approfondire quella ferrovia”, ha affermato. “Se dovesse arrivare un’IPO, sarebbe ancora più facile”, ha aggiunto, rifiutandosi di fornire una tempistica per l’operazione.

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08/01/26 Bloomberg: Ghana, gli obbligazionisti raggiungono un accordo di ristrutturazione per il debito garantito

In this Article

By Ekow Dontoh and Yinka Ibukun

Takeaways by Bloomberg AIHide

  • Ghana and a group of bondholders have reached an agreement in principle to restructure a defaulted 2026 dollar bond.
  • The restructuring terms were agreed after two years of negotiations between Ghana and an ad hoc committee which represents holders of the notes.
  • The deal will see Saderea bondholders swap into sovereign 2035 and 2037 bonds, receiving $986 and $330 respectively worth of the securities per $1000 of the Saderea principal.

Machine translated from English to Italian.

Il Ghana e un gruppo di obbligazionisti hanno raggiunto un accordo di massima per ristrutturare un’obbligazione in dollari del 2026 in default, segnando un passo fondamentale nell’impegno continuo del Paese per risolvere le controversie con i creditori internazionali.

I termini della ristrutturazione sono stati concordati dopo due anni di trattative tra il Ghana e un comitato ad hoc che rappresenta i detentori delle obbligazioni, hanno affermato mercoledì sera fonti vicine alla questione, chiedendo di non essere identificate.

Sebbene i creditori avessero respinto le due precedenti proposte del Ghana, la gente ha affermato che una svolta è avvenuta dopo che il governo ha condiviso i termini stabiliti dal comitato ufficiale dei creditori, un gruppo governativo che coordina l’alleggerimento del debito nell’ambito del Quadro comune del G20.

I termini dell’OCC sono stati resi pubblici per la prima volta nel tardo martedì del Ghana dichiarazione — ha costituito la base per le negoziazioni con gli obbligazionisti, che sono tenuti a offrire un sollievo comparabile.

I titoli al 12,5%, con 118 milioni di dollari in circolazione, sono stati emessi nel 2014 da Saderea DAC, un veicolo di finanziamento infrastrutturale ad hoc, garantito dalla Banca del Ghana. L’accordo prevede che i detentori di obbligazioni Saderea effettuino lo swap in obbligazioni sovrane con scadenza 2035 e 2037, ricevendo rispettivamente 986 e 330 dollari di titoli per ogni 1000 dollari di capitale Saderea.

Taglio di capelli ridotto

Secondo la dichiarazione del governo, ciò equivarrebbe a un haircut del 20% sull’investimento iniziale e a un’estensione della durata di otto anni. In precedenza, il governo aveva suggerito un haircut del 39% e un’estensione della durata di 3,8 anni, una proposta respinta dai creditori.

Un portavoce del governo ha rifiutato di commentare l’accordo con il comitato, rimandando invece alla dichiarazione, in cui si afferma che i dettagli dell’accordo richiedono ancora “negoziazione e perfezionamento”. Secondo la dichiarazione, i termini sono soggetti all’approvazione dell’OCC.

L’accordo Saderea è significativo perché è una delle poche ristrutturazioni del debito ancora in essere per il Ghana, dopo che il default sovrano del 2022 ha innescato una serie di controversie con i creditori. Finora, sono stati ristrutturati circa 13 miliardi di dollari in Eurobond, oltre a rielaborare prestiti bilaterali e oltre 200 miliardi di cedis (18 miliardi di dollari) di debito interno.

Solo due settimane fa, la nazione dell’Africa occidentale ha  sistemato una disputa con il Banca africana per l’export e l’import oltre un prestito di 750 milioni di dollari.

Il Ghana è assistito da Lazard Freres e Hogan Lovells LP, mentre Cleary Gottlieb Steen & Hamilton sta fornendo consulenza al comitato ad hoc di Saderea, che comprende Franklin Templeton.

09/12/25 Bloomberg: Le riserve valutarie del Congo alimentano il rialzo del 29% della valuta, che la porta al primo posto in Africa

Congo’s franc notes wrapped in a currency trader’s cabin at a market in Kinshasa, Democratic Republic of Congo.
Banconote in franchi congolesi avvolte nella cabina di un commerciante di valuta in un mercato di Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo.Fotografo: Arsene Mpiana/AFP/Getty Images

By Michael J Kavanagh and Ray Ndlovu

Takeaways by Bloomberg AI

  • A surge in the Democratic Republic of Congo’s foreign-currency holdings and a shift in central-bank policy have fueled an almost 29% rally in the franc this year.
  • Congo’s foreign-currency reserves have risen 21% to $7.4 billion from a year earlier, according to President Felix Tshisekedi.
  • The Banque Centrale du Congo has room to keep managing franc liquidity in 2026, which will likely result in the currency retaining most of its gains, according to Sayen Gohil, a country risk analyst.

Machine translated from English to Italian.

L’aumento delle riserve di valuta estera della Repubblica Democratica del Congo e un cambiamento nella politica della banca centrale hanno alimentato un rialzo del franco di quasi il 29% quest’anno, rendendolo la valuta africana con le migliori performance rispetto al dollaro, insieme al cedi.

CongoSecondo i dati raccolti da Bloomberg, il franco ghanese è ora allo stesso livello del cedi del Ghana, che aveva occupato il primo posto per gran parte dell’anno.

Le riserve di valuta estera del Congo sono aumentate del 21%, raggiungendo i 7,4 miliardi di dollari rispetto all’anno precedente, ha affermato il Presidente Felix Tshisekedi ha affermato nel discorso sullo stato della nazione pronunciato lunedì.

Il più grande produttore di rame africano sta beneficiando di un aumento del 32% del valore del metallo quest’anno. La domanda da parte di data center e veicoli elettrici si scontra con la scarsità dell’offerta, poiché la capacità di fusione si espande più rapidamente dell’attività mineraria e una serie di interruzioni sta ulteriormente riducendo le scorte di materie prime.

L’apprezzamento del franco rispetto al dollaro ha garantito una “stabilità che il nostro popolo non conosceva da molti anni”, ha affermato Tshisekedi in un discorso televisivo.

Per saperne di più: Il rame sale a un record mentre la politica cinese e le importazioni statunitensi stimolano la ripresa

I produttori africani di materie prime, tra cui Ghana, Zambia, Sudafrica e Congo, sono tra i maggiori beneficiari di un rialzo delle loro valute locali, alimentato dai forti prezzi globali di metalli come l’oro e l’argento.

Inoltre, la valuta del Congo ha avuto un andamento positivo negli ultimi mesi grazie alla politica monetaria mirata a limitare la liquidità del franco, secondo Sayen Gohil, analista del rischio paese presso BMI, una società di Fitch Solutions. La Banque Centrale du Congo ha margine di manovra per continuare a gestire la liquidità in franco nel 2026, il che probabilmente porterà la valuta a conservare la maggior parte dei suoi guadagni, ha affermato.

Secondo l’autorità monetaria, la banca centrale del Congo ha iniettato 50 milioni di dollari per assorbire i franchi ad agosto e l’apprezzamento è iniziato il mese successivo.

“Interverremo come in ogni altra parte del mondo se ci accorgeremo che la volatilità è troppo elevata”, ha dichiarato il governatore Andre Wameso a Bloomberg il 4 dicembre in un’intervista a Washington. “Ma a questo punto, non c’è motivo di intervenire sul mercato”.

L’interesse degli investitori per le attività del Congo dipenderà da una serie di fattori oltre movimenti del franco, secondo Gohil.

“Le principali dinamiche su cui si concentreranno gli investitori sono gli elevati prezzi del rame, attualmente in forte crescita e che continueranno a incoraggiare gli investimenti nel settore minerario, e i progressi nell’accordo di pace tra RDC e Ruanda, incluso il relativo Quadro di Integrazione Economica Regionale”, ha affermato. “Inoltre, investimenti come il Corridoio di Lobito, che ridurranno i tempi di esportazione di metalli e minerali congolesi, soprattutto verso gli Stati Uniti”.

Per saperne di più: Trump firma un accordo di pace tra Congo e Ruanda con conseguenze poco chiare

La scorsa settimana il Congo ha firmato a Washington un accordo di pace con il Ruanda, sostenuto dagli Stati Uniti, volto a porre fine a una ribellione nel Congo orientale che ha messo sotto pressione il bilancio del Paese ma ha avuto scarsi effetti sull’economia in generale, ha affermato lunedì Tshisekedi.


04/12/25 Bloomberg: Vodacom Takes Control of Safaricom in Multi-Billion Dollar Deal

By David Herbling

December 4, 2025 at 6:44 AM GMT+1

Vodacom Group Ltd., South Africa’s biggest mobile operator, will take control of East Africa’s largest telecommunications provider Safaricom Plc in a multi-billion deal.

Vodacom agreed to buy 15% of Safaricom from the Kenyan government, along with an effective 5% stake in the company from Vodafone International Holdings BV for $2.1 billion, according to a stock-exchange filing on Thursday. It will also pay an additional 5.3 billion rand ($310 million) upfront for the right to receive future Safaricom dividends that would have gone to the Kenyan government. 

The purchase of the stakes, first reported by Bloomberg last month, will bring the company’s stake to 54.9%, the company said.

Read More: Vodacom in Talks to Add Stake in $9 Billion Kenya Telecom Giant

To finance the acquisition, Vodacom will raise funding through loan agreements with Vodafone and an externally sourced Kenyan-shilling facility guaranteed by Vodacom, according to the statement

“The acquisition will consolidate Vodacom’s capabilities in mobile payments, lending and digital wallets, supporting its broader financial inclusion strategy across the region,” the company said.


30/11/25 Sole24Ore: crescita Fintech nel Subsahara

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10/11/25 Bloomberg: Vodacom Segnala il Più Grande Salto negli Utili in Oltre un Decennio

By Loni Prinsloo

Punti Salienti:

  • Gli utili di Vodacom Group Ltd. sono balzati di un terzo nel primo semestre, con miglioramenti negli utili nelle attività del principale operatore mobile sudafricano altrove nel continente che hanno guidato il più grande salto negli utili in oltre un decennio.
  • Gli utili per azione sono schizzati a 4,72 rand nei sei mesi fino a settembre, rispetto a 3,54 rand nello stesso periodo dell’anno scorso.
  • Gli utili per azione headline sono cresciuti del 32% a 4,67 rand.
  • Il principale vettore wireless sudafricano per abbonati ha riportato una crescita totale delle vendite dell’11% a 81,6 miliardi di rand (4,72 miliardi di dollari), aiutata da una forte performance in uno dei suoi mercati più recenti, l’Egitto, e da risultati migliorati dagli altri mercati internazionali, inclusa Safaricom Plc del Kenya, di cui Vodacom possiede un terzo.

Vodacom Group Ltd. ha visto gli utili balzare di un terzo nel primo semestre, con utili migliorati nelle attività del principale operatore mobile sudafricano altrove nel continente che hanno guidato il più grande salto negli utili in oltre un decennio.

Gli utili per azione sono schizzati a 4,72 rand nei sei mesi fino a settembre, rispetto a 3,54 rand nello stesso periodo dell’anno scorso, quando la società con sede a Johannesburg ha riportato costi una tantum legati alle sue attività nella Repubblica Democratica del Congo e in Etiopia. Gli utili per azione headline sono cresciuti del 32% a 4,67 rand.

Il principale vettore wireless sudafricano per abbonati ha riportato una crescita totale delle vendite dell’11% a 81,6 miliardi di rand (4,72 miliardi di dollari), aiutata da una forte performance in uno dei suoi mercati più recenti, l’Egitto, e da risultati migliorati dai suoi altri mercati internazionali, inclusa Safaricom Plc del Kenya, di cui Vodacom possiede un terzo.

La piattaforma di pagamenti mobili M-Pesa, operata da Safaricom, ha processato 477 miliardi di dollari in transazioni in un anno.

Vodacom aveva proiettato una crescita degli utili ancora più alta prima di tagliare le sue previsioni la scorsa settimana dopo aver raggiunto un accordo extragiudiziale con un ex-dipendente che rivendicava un compenso per un popolare servizio di callback che aveva proposto più di due decenni fa. L’importo dell’accordo non è stato divulgato nei risultati.


06/11/25 Bloomberg: Safaricom, Utile Semestrale Balza del 52%, Perdita in Etiopia si Riduce

By Eric Ombok

Punti Salienti:

Safaricom Plc, la più grande azienda keniota per capitalizzazione di mercato, ha visto l’utile netto di gruppo salire del 52% a 42,8 miliardi di scellini (331,3 milioni di dollari) nei sei mesi terminati a settembre, da 28,1 miliardi un anno fa.

• Le perdite in Etiopia si sono ridotte a 13,3 miliardi di scellini da 28,2 miliardi un anno prima, con gli abbonati di Safaricom Telecommunications Ethiopia Plc quasi raddoppiati a 11,1 milioni.

• Le azioni della società, che rappresentano quasi il 45% dell’indice azionario di Nairobi, sono salite di quasi il 75% dall’inizio dell’anno, chiudendo mercoledì a 29,90 scellini.

• “L’Etiopia rappresenta il catalizzatore a lungo termine più significativo di Safaricom”, ha detto Axys in una nota ai clienti prima dell’annuncio degli utili, citando la popolazione di 120 milioni e la bassa penetrazione mobile e internet.

A Safaricom store in Nairobi, Kenya.

Safaricom Plc, la più grande azienda keniota per capitalizzazione di mercato, ha visto l’utile crescere del 52% dopo aver ridotto le perdite nelle sue operazioni etiopi.

L’utile netto di gruppo è salito a 42,8 miliardi di scellini (331,3 milioni di dollari) nei sei mesi terminati a settembre da 28,1 miliardi di scellini un anno prima, ha detto il CEO Peter Ndegwa in un briefing giovedì.

Le perdite etiopi sono scese a 13,3 miliardi di scellini da 28,2 miliardi di scellini un anno prima, secondo una presentazione dei risultati. Safaricom Telecommunications Ethiopia Plc ha quasi raddoppiato gli abbonati a 11,1 milioni.

“L’Etiopia è piena di promesse, e noi siamo qui a lungo termine”, ha detto Ndegwa. “Stiamo impegnandoci con il governo e le parti interessate chiave per navigare la riparazione del mercato causata dall’impatto delle riforme valutarie, che è necessario per un’industria sostenibile nel futuro”.

Le perdite ridotte in Etiopia sono state una “molto grande ritirata”, ha detto Wesley Manambo, un senior research associate presso Standard Investment Bank con sede a Nairobi. Questo, unito a una forte performance dal Kenya, ha potenziato le performance di Safaricom, ha detto.

“L’Etiopia rappresenta il catalizzatore a lungo termine più significativo di Safaricom, ha detto Axys con sede a Mauritius in una nota ai clienti prima dell’annuncio degli utili. “La popolazione del mercato di 120 milioni e la bassa penetrazione mobile e internet creano una vasta pista di atterraggio”.

Le azioni della società, che rappresentano quasi il 45% dell’indice azionario di Nairobi, sono salite di quasi il 75% dall’inizio di quest’anno, chiudendo mercoledì a 29,90 scellini.

“Il mercato risponderà positivamente agli utili del primo semestre”, ha detto Alvin Ngure, un senior research analyst presso ICEA Lion Asset Management con sede a Nairobi.


21/10/25 Bloomberg Businessweek: Guida per gli investitori in Africa

By Bloomberg Businessweek

Punti Salienti:

  • Gli investitori internazionali stanno destinando decine di miliardi di dollari in Africa, attratti dalle risorse naturali e dal nuovo ruolo del continente nel commercio globale.
  • L’Africa ospita la popolazione più giovane al mondo e alcune delle economie in più rapida crescita, con il mercato unico continentale (AfCFTA) destinato a diventare il più grande blocco di libero scambio del pianeta.
  • Le sfide restano notevoli: deficit infrastrutturale, incertezza politica e alto debito pubblico.
  • Secondo Bloomberg Economics, 19 paesi africani sono stati valutati in base a cinque fattori chiave di rischio per guidare gli investitori.

Gli investitori globali stanno osservando con occhi nuovi i 54 paesi che compongono l’Africa, attratti non solo dalle sue immense risorse naturali, ma anche dal ruolo sempre più centrale della regione nella riallocazione del commercio mondiale.

Finora, nel corso di quest’anno, sono stati investiti decine di miliardi di dollari nelle industrie del continente — dall’agricoltura ai data center — e se ne attendono altri, mentre i dazi imposti dal presidente statunitense Donald Trump ridisegnano le alleanze globali. Nella prima metà del 2025, la Cina ha firmato contratti di costruzione per 30,5 miliardi di dollari con paesi africani, tra cui ferrovie in Nigeria e porti in Egitto, spendendo quasi cinque volte di più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo un rapporto dell’Università Griffith in Australia e del Green Finance & Development Center cinese. Anche governi e imprese di Asia, Europa e Medio Oriente stanno investendo in paesi africani, alcuni dei quali — tra cui Egitto e Kenya — godono di tariffe reciproche con gli Stati Uniti di appena il 10% (mentre quelle dell’India sono al 50%).

Il richiamo è evidente: l’Africa ospita la popolazione più giovane del mondo e alcune delle economie in più rapida espansione. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che crescerà più velocemente di qualsiasi altra regione nei prossimi cinque anni. L’area di libero scambio continentale africana (AfCFTA), introdotta ufficialmente nel 2021 e che dovrebbe essere pienamente operativa entro il 2035, è destinata a diventare il più grande blocco di libero scambio al mondo, sbloccando un mercato da 3,4 trilioni di dollari. A novembre, per la prima volta, un paese africano ospiterà il vertice del G20 a Johannesburg. Il continente non ha mai ospitato i Giochi Olimpici, ma la Formula Uno guarda nuovamente all’Africa dopo oltre trent’anni.

Tuttavia, mentre l’Africa acquisisce crescente rilevanza nel commercio, nell’intrattenimento e nella politica globali, permangono anche rischi per gli investitori. Secondo la Banca Africana di Sviluppo, il continente affronta un deficit di finanziamento infrastrutturale fino a 108 miliardi di dollari l’anno, compresa la mancanza di strade, vie navigabili e fonti energetiche adeguate. L’incertezza normativa, la carenza di competenze, l’elevata disoccupazione giovanile e l’aumento del debito rappresentano ulteriori sfide per molte economie. Ogni paese e settore, naturalmente, è unico. “Un impegno di successo in Africa richiede una prospettiva sfumata e di lungo periodo”, afferma Akin Dawodu, responsabile bancario di Citigroup Inc. per l’Africa subsahariana.

Per aiutare gli investitori a individuare i settori e le aree più promettenti, Bloomberg Economics ha sviluppato una scheda di valutazione per 19 paesi africani, attribuendo punteggi di rischio basati su cinque fattori principali: forza economica, forza fiscale, istituzioni e governance, infrastrutture e vulnerabilità esterna. Il “risk-o-meter” utilizza dati della Banca Mondiale e del FMI, integrando decine di indicatori come il PIL pro capite e le performance logistiche, permettendo agli investitori di valutare l’attrattiva dei vari paesi in base alla propria tolleranza al rischio. La lista include le principali economie africane, oltre ad altri paesi che si distinguono per riserve di materie prime, hub finanziari consolidati e poli turistico-commerciali dinamici. Un punteggio più alto, indicato in arancione, rappresenta un rischio relativamente inferiore.

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Bloomberg Businessweek ha inoltre intervistato agenzie d’investimento in tutto il continente e monitorato i flussi di capitale nei settori chiave per elaborare la sua prima Guida per Investitori in Africa. L’analisi si concentra sui settori emergenti nei paesi più attrattivi. La lista non è esaustiva, ma rappresenta un segnale del crescente interesse dei grandi investitori verso il secondo continente più popoloso al mondo. Nonostante i rischi, osserva Dawodu, l’Africa si è ormai affermata “come una frontiera critica ed entusiasmante per il capitale globale.”

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Motivazione d’investimento: Il settore agricolo rappresenta una delle maggiori opportunità non sfruttate del continente, che possiede circa il 60% delle terre coltivabili non ancora utilizzate del pianeta. La crescita demografica urbana e la crescente domanda di cibo, insieme all’integrazione commerciale regionale, rendono l’agricoltura un campo fertile per investimenti. In base al paese, gli investitori possono beneficiare di incentivi fiscali, concessioni fondiarie a lungo termine, garanzie sui prestiti, finanziamenti a fondo perduto e zone economiche speciali (SEZ) per l’agroindustria, pensate per stimolare la produzione e trasformazione alimentare a valore aggiunto.

Rischi: Il potenziale agricolo africano è compromesso da infrastrutture deboli e da condizioni climatiche sempre più imprevedibili. Siccità, inondazioni e piogge irregolari minacciano i raccolti e la sicurezza alimentare.

Paesi da tenere d’occhio: I principali produttori mondiali di cacao, Costa d’Avorio e Ghana, stanno ampliando la lavorazione locale con nuovi complessi industriali. Il vasto mercato dei consumatori della Nigeria stimola investimenti nella lavorazione di riso e manioca, mentre Kenya, Marocco e Uganda stanno espandendo la propria posizione nell’orticoltura e nelle esportazioni. Angola e Zambia stanno aprendo ampie aree agricole agli investitori, e il Sudafrica resta un punto di riferimento nell’agroindustria e nella distribuzione alimentare del continente.

*Fonte: Banca Africana di Sviluppo

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Motivazione d’investimento: Secondo il FMI, i ricavi globali da cobalto, rame, litio e nichel raggiungeranno 16 trilioni di dollari nei prossimi 25 anni. L’Africa subsahariana potrebbe catturare oltre il 10% di questo valore, aumentando il PIL regionale di oltre il 12% entro il 2050. Il continente offre scala, diversificazione e vantaggi di costo nell’estrazione e nella raffinazione, mentre i governi lanciano nuovi incentivi. Gli investitori guardano con interesse all’espansione dei progetti esistenti, alle raffinerie modulari e ai siti estrattivi già collegati a compratori.

Rischi: Permessi lenti, carenze infrastrutturali e volatilità dei prezzi delle materie prime. Inoltre, resta l’incognita sul futuro mix di minerali richiesto dalle tecnologie emergenti come chip e auto elettriche.

Paesi da tenere d’occhio: La Repubblica Democratica del Congo domina la produzione mondiale di cobalto, con oltre il 70% dell’offerta globale e metà delle riserve conosciute. Il potenziale del litio nel paese è ancora poco sfruttato. Il Sudafrica controlla la maggior parte delle risorse mondiali di manganese. Ghana, Mozambico, Namibia, Tanzania e Zambia sono altri paesi chiave nel settore dei minerali critici.

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Motivazione d’investimento: La rapida espansione dell’economia digitale africana alimenta una forte domanda di data center, man mano che aumentano l’uso di internet, la diffusione dei dispositivi mobili e la migrazione al cloud. Entro il 2030, l’associazione GSMA prevede che il traffico dati mobile per connessione quadruplicherà in Africa subsahariana, grazie alla maggiore copertura della banda larga, ai telefoni più economici e alla crescente domanda di contenuti digitali. Gli investitori si stanno orientando verso strutture che elaborano i dati vicino al punto di utilizzo e trovano opportunità anche nei servizi cloud e negli impianti alimentati da energie rinnovabili. I governi offrono incentivi fiscali, riduzioni sui dazi d’importazione delle apparecchiature e procedure di licenza semplificate per attirare investimenti esteri diretti.

Rischi: Costi energetici elevati, fornitura di elettricità incerta e assenza di una regolamentazione chiara e di sistemi di raffreddamento efficienti.

Paesi da tenere d’occhio: Mauritius ed Egitto si sono affermati come destinazioni principali per gli investimenti nei data center, grazie all’alto PIL pro capite, all’adozione diffusa del mobile e all’affidabilità delle forniture elettriche. Costa d’Avorio, Kenya, Marocco e Sudafrica attraggono anch’essi gli investitori grazie all’elevata penetrazione mobile e all’espansione delle infrastrutture digitali.

*Fonte: GSMA

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Motivazione d’investimento: La domanda di elettricità del continente è destinata a raddoppiare entro il 2040, creando un enorme mercato per le energie rinnovabili. I rendimenti degli investimenti sono sostenuti da contratti di acquisto di energia a lungo termine, da finanziamenti agevolati provenienti da banche di sviluppo e da prezzi garantiti per l’elettricità venduta alla rete. La crescita sarà trainata dall’aumento della popolazione, dall’urbanizzazione e dall’industrializzazione, insieme agli impegni globali in materia di clima. Per attrarre capitali, alcuni governi offrono agevolazioni fiscali, quadri normativi per partenariati pubblico-privati e garanzie sovrane o multilaterali per ridurre il rischio degli investitori.

Rischi: L’integrazione alla rete rimane una sfida, così come l’incoerenza delle politiche in alcuni mercati. Esiste inoltre il rischio che la domanda sia inferiore alle previsioni o che gli acquirenti non rispettino i contratti di acquisto.

Paesi da tenere d’occhio: Si aprono numerose opportunità nel solare e nell’eolico su larga scala, così come nelle soluzioni off-grid e minigrid per l’elettrificazione, in paesi come Botswana, Egitto, Ruanda, Senegal e Zambia. Da monitorare anche il settore emergente dell’idrogeno verde in Marocco, Namibia e Sudafrica.

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Motivazione d’investimento: Gli idrocarburi restano centrali per molte economie africane, con le esportazioni di petrolio e gas che costituiscono la principale fonte di entrate fiscali. Secondo il Global Gas Outlook 2050 del Gas Exporting Countries Forum, la domanda globale di energia primaria è destinata a crescere del 18% entro il 2050, trainata soprattutto da Asia-Pacifico e Africa. Nonostante l’espansione delle energie rinnovabili, il gas naturale continuerà a svolgere un ruolo di lungo periodo nel soddisfare il fabbisogno energetico mondiale. Crediti d’imposta, esenzioni dai dazi doganali e contratti di condivisione della produzione con recupero dei costi sono alcuni degli incentivi che attraggono gli investitori.

Rischi: Incertezza normativa, possibili atti di vandalismo contro le infrastrutture e alto costo del capitale rappresentano ostacoli alla crescita.

Paesi da tenere d’occhio: La Nigeria è emersa come esportatore netto di prodotti raffinati grazie alla raffineria Dangote Petroleum Refinery, con una capacità di 650.000 barili al giorno, che sta ridisegnando i mercati dei carburanti dell’Africa occidentale. Anche l’Uganda prevede la costruzione di una raffineria. Il Marocco sta realizzando terminal per l’importazione di gas naturale liquefatto e collegamenti transfrontalieri di gasdotti, mentre l’Egitto intende ampliare l’attività di esplorazione di petrolio e gas. In Namibia, le recenti scoperte offshore stanno attirando grandi compagnie e potrebbero trasformare l’economia nazionale.

Fonte: Agenzia Internazionale per l’Energia

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Motivazione d’investimento: Il potenziale di crescita è enorme. In alcuni scenari, la produzione manifatturiera dell’Africa potrebbe salire al 18% del PIL entro il 2043, rispetto al 13% del 2023, trainata dall’aumento della domanda dei consumatori e dagli investimenti infrastrutturali. Tale espansione renderebbe il manifatturiero una delle opportunità d’investimento in più rapida crescita del continente, soprattutto con l’entrata in vigore dell’AfCFTA, che sta aprendo canali commerciali più fluidi all’interno di un mercato da 1,6 miliardi di persone. Agevolazioni fiscali, benefici per gli investimenti nelle zone economiche speciali (SEZ) e condizioni di prestito più favorevoli stanno contribuendo ad attrarre nuovi capitali.

Rischi: Le fabbriche africane offrono grandi potenzialità di scala, ma incertezze normative, infrastrutture deboli, importazioni a basso costo, energia costosa e mercati frammentati frenano il boom manifatturiero.

Paesi da tenere d’occhio: Il Marocco si è affermato come hub automobilistico continentale, esportando auto e veicoli elettrici verso l’Europa. L’Egitto sta sviluppando la produzione di elettronica e batterie, mentre i parchi industriali dell’Etiopia attirano investimenti nell’abbigliamento e nella manifattura leggera. Il Sudafrica resta forte nei settori automobilistico e dei beni strumentali, mentre Ghana e Nigeria stanno emergendo grazie a industrie orientate alla trasformazione agroalimentare e ai beni di consumo nelle SEZ.

Fonte: International Growth Centre


02/10/25 Bloomberg: I mercati azionari africani salgono tra i primi 20 a livello globale grazie a riforme e indebolimento del dollaro

By Ray Ndlovu

Punti Salienti:

  • I mercati azionari africani, guidati da Ghana e Zambia, sono tra i migliori al mondo nel 2025, grazie a riforme economiche e debolezza del dollaro.
  • Ghana, Zambia, Nigeria, Kenya e Sudafrica occupano posizioni di rilievo tra i primi 21 mercati globali in termini di performance in dollari.
  • Il boom dei prezzi delle materie prime, come platino, rame e oro, sta favorendo la crescita economica in Ghana, Zambia e Sudafrica.
  • Le riforme per ridurre i deficit di bilancio e i tagli ai tassi di interesse hanno reso le valutazioni azionarie africane più attraenti per gli investitori globali.

I mercati azionari in tutta l’Africa stanno registrando un’impennata, attirando rinnovata attenzione da parte degli investitori globali alla ricerca di rendimenti in un contesto di guerra tariffaria e crescenti rischi geopolitici.

Il Ghana si è classificato al primo posto tra i mercati azionari con le migliori performance al mondo in termini di dollari quest’anno, secondo i dati di Bloomberg, seguito dallo Zambia al secondo posto, dalla Nigeria al 14°, dal Kenya al 15° e dal Sudafrica al 21° posto.

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Questi “aumenti spettacolari” sono dovuti in parte alle riforme, ai tagli dei tassi di interesse e alla debolezza del dollaro a livello globale, ha dichiarato Charlie Robertson, responsabile della strategia macro presso FIM Partners. Il dollaro ha subito vendite a causa dei timori degli investitori che le tariffe statunitensi sui partner commerciali possano minacciare la crescita e ridurre la domanda globale, rafforzando le aspettative di tassi di interesse più bassi negli Stati Uniti.

Tutte e cinque le nazioni africane hanno implementato riforme per ridurre i loro deficit di bilancio e stimolare la crescita economica. Tutte, tranne lo Zambia, hanno anche iniziato ad allentare i tassi di interesse con il rallentamento dell’inflazione. Ciò ha “rafforzato valutazioni attraenti”, ha affermato Hasnain Malik, stratega dei mercati emergenti presso Tellimer a Dubai.

Ghana, Zambia e Sudafrica stanno inoltre beneficiando di un boom dei prezzi delle materie prime.

Il platino è aumentato di quasi il 75% e il rame del 18% a causa di vincoli di offerta, mentre l’oro è salito del 48% con gli investitori che si riversano su asset rifugio.

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