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16/04/26 — Fugnoli (Kairos): bond, l’ombra della repressione finanziaria

Fonte: Il Sole 24 Ore, 16 aprile 2026. Intervista di Maximilian Cellino ad Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos Partners Sgr.
Bond, l’ombra della repressione finanziaria
«Un giorno la guerra finirà e il mondo si ritroverà comunque diverso, mentre i mercati dovranno fare i conti con la nuova realtà». Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos Partners Sgr, prova a guardare attraverso la nebbia che continua ad avvolgere l’esito del conflitto nel Golfo, individuando alcuni punti fermi. Il mercato azionario ha già in gran parte recuperato le perdite dall’inizio delle ostilità. Il mondo obbligazionario, al contrario, presenta una «ferita non cicatrizzata» soprattutto nella parte lunga della curva dei rendimenti.
Prima della guerra dominava il paradigma del boom inflazionistico, con governi che premevano sull’acceleratore fiscale per il terzo anno di fila, crescita robusta e inflazione vivace. Questo modello si è poi scontrato con lo shock stagflazionario da offerta provocato dal rialzo del greggio e dalle dislocazioni nelle filiere di approvvigionamento. Il risultato attuale è una crescita meno esaltante — non una recessione — con il PIL USA ancora in aumento dell’1,3% nel primo trimestre, secondo l’indicatore istantaneo della Fed di Atlanta. A questo si aggiunge la risposta fiscale dei governi: in Europa e Asia prevalgono misure di sostegno per famiglie e imprese, mentre negli Stati Uniti pesa anche il finanziamento della guerra, stimato in 200 miliardi di dollari e destinato a crescere.
«La direzione è in ogni caso la stessa e porta a più spesa pubblica e a maggiori disavanzi», sottolinea Fugnoli. Ed è proprio qui il nocciolo della questione per i titoli di Stato: i bond a lunga scadenza rischiano il contraccolpo di un raffreddamento della domanda degli investitori. In un simile contesto torna centrale il tema della repressione finanziaria — il fenomeno che si verifica quando i rendimenti obbligazionari vengono mantenuti più bassi possibile, anche al di sotto dei livelli di mercato, per favorire il contenimento dei disavanzi pubblici. I governi politicamente deboli non hanno la forza di alzare le tasse: l’inflazione diventa quindi uno strumento per ridurre lo stock di debito su PIL.
Lo scenario stagflazionario non è ritenuto il più probabile da Fugnoli, ma resta un’ipotesi da non escludere a priori, con precedenti illustri nella storia: gli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale e, più di recente, il periodo post-Covid. Con inflazione vivace e tassi nominali sotto controllo, a soffrire sono i rendimenti reali. «Chi detiene titoli a lunga scadenza è destinato a subire in modo passivo questa riduzione dei rendimenti reali», conferma lo strategist.
Paradossalmente, la situazione potrebbe risultare di supporto per l’azionario: quando i rendimenti reali scendono verso zero in modo non patologico — non per recessione ma per altre circostanze — l’effetto è simile a un taglio dei tassi. L’azionario rimane quindi preferibile ai bond, specialmente nei settori dell’alta tecnologia, infrastrutture ed energia, «purché non si materializzi il rischio estremo di una stagflazione vera e propria».
Fugnoli è uno dei pochi commentatori italiani che usa la storia come strumento analitico senza abusarne. La tesi sulla repressione finanziaria è storicamente solida: è esattamente il meccanismo con cui i governi del dopoguerra hanno eroso i debiti di guerra, e che si è ripresentato — in forma più brusca — nel 2022, quando i detentori di BTP decennali hanno subito perdite reali di proporzioni storiche senza che quasi nessuno le chiamasse con il loro nome.
Il punto più interessante dell’intervista non è la repressione finanziaria in sé — concetto noto — ma la sua applicazione al contesto attuale: governi politicamente incapaci di alzare le tasse o tagliare la spesa, shock d’offerta persistenti, e una spesa militare destinata a crescere. È il mix perfetto per tenere i tassi nominali “gestiti” mentre l’inflazione lavora silenziosamente sul debito reale.
Il mio unico disaccordo riguarda il PIL USA: il +1,3% della Fed di Atlanta è un dato ante-dazi e ante-effetti secondari. Il rischio è che lo shock stagflazionario arrivi con più velocità di quanto il modello di Kairos anticipi. La finestra tra “crescita meno esaltante” e “stagflazione vera e propria” potrebbe essere più stretta del previsto.
Sul posizionamento, la conclusione di Fugnoli — azionario preferibile ai bond, con tecnologia, infrastrutture ed energia in primo piano — è condivisibile nei suoi fondamentali. Ma richiede una condizione precisa: che la stagflazione resti un rischio coda e non diventi scenario base. Su questo, il verdetto è ancora aperto.
15/04/26 — GE Vernova vuole investire in Venezuela, Iran e Ucraina. E mia figlia ha meno di quarant’anni.

Gianni non detiene posizioni in GE Vernova (GEV). Claude (Anthropic) dichiara un conflitto di interesse strutturale: i chip Nvidia e Broadcom sono componenti critici dell’infrastruttura su cui gira questo modello. GEV non è presente nei portafogli dichiarati.
Il CEO di GE Vernova, Scott Strazik, ha detto oggi a una conferenza a Washington quello che pochi manager quotati direbbero ad alta voce: vogliamo investire in Venezuela, Iran e Ucraina. Mercati difficili, infrastrutture distrutte, rischio politico al massimo. Esattamente il tipo di posto dove si fanno i soldi veri, se si arriva prima degli altri e si sopravvive all’attesa.
GEV non è un’azienda qualunque. Nata nel 2024 dallo spin-off di General Electric, conta circa 85.000 dipendenti in oltre 100 paesi e le sue tecnologie contribuiscono a generare un quarto dell’elettricità mondiale. In Ucraina ha già operato — centrali mobili, lavori alle sottostazioni — e Strazik ha detto che farebbe “sicuramente” lo stesso in Medio Oriente. Sulla Venezuela, squadre GEV sono già sul campo da mesi: il CEO parla di essere “altamente motivati dall’opportunità”.
Il contesto politico è cambiato rapidamente. A gennaio 2026 Maduro è stato rimosso dal potere con un’operazione americana, Delcy Rodríguez è presidente ad interim, e le infrastrutture elettriche del paese — già disastrate da anni di disinvestimento — sono ora un cantiere potenziale enorme. Per un’azienda come GEV, che vende turbine a gas, soluzioni di rete e centrali modulari, è il tipo di mercato che può generare contratti decennali.
Una nota personale: l’Iran che ho visto con mia figlia
Quando Strazik ha nominato l’Iran, ho avuto un momento di déjà vu. Circa dieci anni fa, io e mia figlia abbiamo fatto un viaggio in Iran in modo completamente autogestito. Niente tour operator, niente gruppo. Tehran, Isfahan, Shiraz, il deserto. Un paese che ti disarma per la bellezza, per l’ospitalità, per la distanza abissale tra quello che i telegiornali raccontano e quello che trovi per strada.
Già allora ragionavo: appena diventa possibile, qui ci investo. Non era un pensiero da trader — era la sensazione di trovarsi in un posto con un potenziale umano, culturale e industriale enorme, tenuto sotto chiave da una geopolitica che prima o poi avrebbe dovuto cedere. Non ho idea di quando. Ma l’idea non mi ha mai abbandonato.
Un’osservazione sul tempo
Io non investo per me nel senso tradizionale del termine. Ho un cuscinetto di reddito fisso che copre il presente, e quello che metto in equity non me lo aspetto indietro a breve. Investo pensando a mia figlia, che ha meno di quarant’anni e davanti a sé un orizzonte che io non ho più.
Un’azienda come GEV, che punta su Venezuela post-Maduro, ricostruzione ucraina e apertura iraniana, sta scommettendo su orizzonti di dieci, quindici, vent’anni. Esattamente l’orizzonte giusto se chi beneficerà dell’investimento ha il tempo dalla sua parte.
Non sto dicendo di comprare GEV. Sto dicendo che il modo in cui Strazik ragiona — pazienza strategica, posizionamento anticipato nei mercati difficili, disponibilità ad aspettare che la geopolitica si normalizzi — è esattamente il modo in cui si dovrebbe ragionare quando si investe per qualcuno che non ha fretta.
I risultati 2025 di GEV: fatturato circa 36,8 miliardi di dollari, guidance 2026 a 41–42 miliardi. Il titolo è salito di oltre il 450% dal debutto in borsa ad aprile 2024. L’earnings call è fissata per il 22 aprile 2026 — quella sarà l’occasione per capire se i numeri reggono la narrativa.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza finanziaria, sollecitazione all’investimento né raccomandazione personalizzata. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Prima di prendere qualsiasi decisione di investimento, valutate la vostra situazione finanziaria e consultate un professionista abilitato. Per il disclaimer completo: filosofaresuimercati.eu/disclaimer
13/04/26 — Il Medio Oriente è instabile, il petrolio volatile: cinque titoli midstream che non tremano (e un ETF per il retail europeo)

L’autore non detiene posizioni dirette nei titoli midstream citati in questo articolo. Claude (Anthropic) dichiara conflitto strutturale indiretto: la domanda energetica dei data center AI — tema centrale per il settore midstream — riguarda direttamente l’infrastruttura su cui operano i modelli Anthropic. Articolo costruito su fonti aperte a integrazione del tema trattato da Barron’s Energy Insider del 13 aprile 2026 (Laura Sanicola), non accessibile integralmente. Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.
Se il Medio Oriente vi fa venire i nervi, scrive Barron’s nell’edizione di oggi, considerate un angolo del settore energetico che sta su basi solide: i pipeline stocks e le società midstream americane. È un consiglio che suona controintuitivo — “energia” evoca volatilità del petrolio, geopolitica, cicli — ma nasconde una logica strutturale che vale la pena capire.
Le società midstream non producono petrolio né gas. Lo trasportano, lo processano, lo stoccano. Il loro modello di business è quello del casellante autostradale: incassano una tariffa per ogni unità che passa attraverso le loro infrastrutture, indipendentemente da quanto vale quella unità sul mercato spot. Circa il 90% dei ricavi di questi operatori è fee-based, agganciato a contratti pluriennali con clausole di volume minimo garantito. Quando il petrolio crolla da 90 a 60 dollari, i loro cash flow si muovono di poco. Quando sale a 100, non esplodono — ma nemmeno tremano.
I cinque titoli che Barron’s identifica come beneficiari
Targa Resources (TRGP) è il nome di punta dell’articolo. Società C-Corp (non MLP), opera prevalentemente nel bacino Permiano con asset di raccolta, processing e trasporto di NGL. Ha completato nel 2026 l’acquisizione di Stakeholder Midstream per 1,25 miliardi, ha guidato un EBITDA 2026 di 5,4-5,6 miliardi e ha aumentato il dividendo del 25% portandolo a 5 dollari annualizzati. La sua pianta Joyce Cryo in Texas può processare 200 milioni di piedi cubi al giorno di gas naturale criogenico. Sempre più rilevante come fornitore di gas per i data center AI del Texas.
Energy Transfer (ET) è il più grande operatore per miglia di pipeline — oltre 140.000 miglia in 44 stati. È strutturato come MLP e distribuisce rendimenti elevati: il dividend yield attuale è intorno al 6,7%. Nel 2025 ha generato circa 8,2 miliardi di distributable cash flow contro distribuzioni per 4,55 miliardi — un coverage ratio del 180%, che dà ampio margine per sostenere e accrescere i pagamenti.
Williams Companies (WMB) controlla circa un terzo di tutto il gas naturale consumato ogni giorno negli Stati Uniti attraverso la sua rete Transco — un asset praticamente insostituibile. Ha registrato un EBITDA record di 7,75 miliardi nel 2025 con un CAGR quinquennale del 9%, e ha alzato il dividendo del 5% per il 2026. Con 52 anni consecutivi di pagamenti, è uno dei titoli income più affidabili dell’intero mercato americano.
Kinder Morgan (KMI) è il principale operatore di pipeline di gas naturale negli USA — 66.000 miglia che trasportano circa il 40% dei consumi nazionali. Strutturato come C-Corp, offre un dividend yield del 3,7% con crescita annua del 2%. Sta investendo oltre 10 miliardi in espansione della capacità entro il 2030, con posizionamento strategico vicino ai principali cluster di data center in costruzione.
ONEOK (OKE) è uno dei maggiori operatori integrati di infrastruttura energetica con 60.000 miglia di rete. Dopo tre acquisizioni rilevanti negli ultimi anni — tra cui EnLink, Medallion e BridgeTex — sta catturando sinergie significative. Ha aumentato il dividendo del 4% per il 2026 a 1,07 dollari trimestrali, con circa il 90% dei ricavi fee-based e un target di crescita della distribuzione del 3-4% annuo.
Il problema fiscale per il risparmiatore italiano: gli MLP sono un labirinto
Prima di entusiasmarsi, il risparmiatore italiano deve fare i conti con una realtà fiscale scomoda. Tre dei cinque titoli citati da Barron’s — Energy Transfer, Enterprise Products Partners e MPLX — sono strutturati come Master Limited Partnership (MLP). Per un investitore straniero che li detiene direttamente, il problema non è piccolo.
Gli MLP non emettono il classico modulo 1099 americano. Emettono un modulo K-1 — un documento fiscale che riflette la quota di utili, perdite e ammortamenti attribuita a ciascun socio. Questo obbliga il detentore non residente a presentare una dichiarazione dei redditi americana (Form 1040-NR) anche per importi modesti. Le distribuzioni non sono dividendi ordinari ma in parte ritorni di capitale, con effetti sulla base di costo che si accumulano anno dopo anno. Le banche italiane quasi universalmente non gestiscono i K-1 — il cliente si trova solo davanti alla burocrazia dell’IRS.
Aggiungete la ritenuta alla fonte americana del 15% sui dividendi ordinari (già ridotta dal 30% standard grazie alla convenzione Italia-USA), poi la tassazione italiana del 26% sul distribuito, e il quadro complessivo per le C-Corp come Targa, Williams e Kinder Morgan — più gestibili ma non privi di complessità — risulta comunque un carico fiscale effettivo intorno al 37% sui dividendi nel regime amministrato standard.
Il veicolo corretto: HANetf Alerian Midstream Energy Dividend UCITS ETF
Per l’investitore europeo e italiano esiste un ETF UCITS che replica l’intero universo midstream nordamericano — MLP inclusi — con un unico strumento regolamentato: il HANetf Alerian Midstream Energy Dividend UCITS ETF.
Il fondo gestisce internamente tutta la complessità fiscale degli MLP. L’investitore italiano riceve una distribuzione trimestrale ordinaria tassata al 26% dalla propria banca o broker — nessun K-1, nessun Form 1040-NR, nessuna dichiarazione americana. La ritenuta USA del 15% viene assorbita a livello di fondo (grazie al trattato USA-Irlanda), e non è recuperabile dall’investitore finale, ma il costo burocratico zero compensa ampiamente.
I dati principali dell’ETF:
- ISIN: IE00BKPTXQ89
- Ticker: JMLP (Xetra/Borsa Italiana), MMLP (LSE USD), PMLP (LSE GBP)
- Domicilio: Irlanda — conforme UCITS, acquistabile da qualsiasi broker italiano
- TER: 0,49% annuo
- Indice: Alerian Midstream Energy Corporation Dividend Index — ponderato per dividendo atteso
- Distribuzione: trimestrale (marzo, giugno, settembre, dicembre)
- Dividend yield indice: 4,20% al 31 marzo 2026
- AUM: circa 59 milioni di euro
- Numero di posizioni: 25
Le prime posizioni per peso sono Enbridge (10,6%), TC Energy (10,3%), MPLX (9,6%), Energy Transfer (9,2%), Enterprise Products Partners (9,0%), Kinder Morgan (9,0%), Williams Companies (8,1%), ONEOK (7,6%). Geograficamente: 60% USA, 40% Canada — Enbridge e TC Energy pesano significativamente per la loro dimensione nel contesto nordamericano.
La ponderazione per dividendo anziché per capitalizzazione è una scelta metodologica rilevante: favorisce le società che distribuiscono di più, non le più grandi in assoluto. È un indice esplicitamente orientato all’income. Il rischio di cambio USD/EUR esiste e non va sottovalutato — l’ETF è denominato in dollari, e un rafforzamento dell’euro erode parte del rendimento per l’investitore italiano.
Articolo costruito su tema Barron’s Energy Insider del 13 aprile 2026 (Laura Sanicola) integrato con fonti aperte: Motley Fool, 24/7 Wall St., justETF, HANetf, StockTitan. leggere il disclaimer.
10/04/26 Dimon e i quattro allarmi sul mercato
Ecco un riassunto dei punti principali del video di Jamie Dimon sui quattro segnali d’allarme che precedono un crollo del mercato:
1. Valutazioni estreme e comportamento speculativo [01:57]
Il primo segnale è quando i prezzi delle attività si scollegano dai fondamentali.
• Rapporto Shiller P/E: Storicamente la media è 16, ma oggi supera 30, un livello raggiunto solo prima del 1929 e della bolla dot-com [02:26].
• Indicatore Buffett: Il rapporto capitalizzazione di mercato/PIL è vicino al 200%, ben oltre i livelli del 2000 e del 2008 [03:06].
• Debito a margine: Oltre 900 miliardi di dollari presi in prestito per investire in azioni, rendendo il mercato vulnerabile a vendite forzate in caso di ribasso [04:04].
• Euforia: L’adozione di massa di investimenti speculativi (meme stocks, criptovalute) indica che la speculazione ha raggiunto livelli insostenibili [05:39].
2. Stress nel mercato del credito e leva finanziaria eccessiva [06:33]
I problemi di solito appaiono prima nel credito che nell’azionario.
• Spread creditizi ridotti: Gli investitori non sono adeguatamente compensati per il rischio di default [06:56].
• Qualità del debito in calo: Oltre il 50% delle obbligazioni “investment grade” è ora classificato BBB, il livello più basso prima dei “junk bond” [07:28].
• Debito societario e prestiti con leva: Il mercato dei “leveraged loans” (prestiti a società già indebitate) supera 1.300 miliardi di dollari, più grande del mercato dei mutui subprime del 2008 [08:24].
3. Vincoli delle Banche Centrali ed errori di politica monetaria [09:29]
Le banche centrali hanno esaurito molti dei loro strumenti di supporto.
• Mandati contrastanti: La Fed deve scegliere tra combattere l’inflazione alzando i tassi o mantenere la stabilità finanziaria evitando che l’alto debito causi un collasso [10:27].
• Dipendenza del mercato: I mercati sono diventati dipendenti dal supporto della banca centrale; qualsiasi accenno di riduzione scatena volatilità [12:02].
4. Convergenza dei rischi geopolitici e fragilità sistemiche [12:36]
Non è un singolo evento a causare il crollo, ma la loro combinazione.
• Frammentazione economica: Il conflitto in Ucraina e le tensioni USA-Cina (specialmente su Taiwan e i semiconduttori) stanno rompendo il sistema globale integrato [13:12].
• Instabilità interna e cyber-warfare: La polarizzazione politica e la minaccia di attacchi informatici ai sistemi finanziari aggiungono strati di rischio senza precedenti [14:05].
Conclusione: Dimon avverte che tutti e quattro questi segnali stanno “lampeggiando” simultaneamente per la prima volta dal 2007, suggerendo che gli investitori dovrebbero posizionarsi in modo difensivo [16:02].
08/04/26 Aprile: l’analisi mensile di AcomeA








08/04/26 Intervisra a David Serra di Algebris
In questo video di Morning Finance Leaders, Davide Serra, fondatore e CEO di Algebris Investments, condivide la sua visione strategica sui mercati globali, l’intelligenza artificiale e la leadership.
Ecco i punti principali dell’intervista:
Visione di Mercato e Investimenti
• Cautela e Liquidità: Serra esprime una forte prudenza sull’attuale contesto di mercato, definendolo “drogato” da dieci anni di tassi a zero e debito pubblico eccessivo [05:08]. Ha ridotto la leva finanziaria personale e aumentato la cassa (liquidità) al 20-25% nei fondi e fino al 40% a livello personale, in attesa di migliori opportunità [04:28].
• Critica alle Banche Centrali: Ritiene che la BCE abbia commesso un grave errore di valutazione post-Covid, ignorando lo shock inflattivo [11:54]. Attualmente vede il rischio di una “stagflazione” (recessione unita a inflazione energetica) [15:10].
• Settore Bancario: Considera le banche europee oggi molto più solide e stabili rispetto a quelle americane, grazie alle regolamentazioni post-2008 [26:11]. Definisce il “Private Credit” americano come una potenziale bolla, basata su leva eccessiva e valutazioni poco trasparenti [23:48].
Il Confronto USA vs Cina (Tech e AI)
• Predominio Cinese nell’AI: Serra sostiene che la Cina vincerà la battaglia dell’intelligenza artificiale nei prossimi 5-10 anni grazie a tre fattori: maggiore disponibilità di energia a basso costo, un numero di ingegneri quattro volte superiore agli USA e il controllo della ricerca scientifica nel settore [17:59].
• Sopravvalutazione USA: Ritiene il mercato americano sopravvalutato e cita l’esempio di Tesla vs BYD: entrambe producono volumi simili, ma Tesla ha una valutazione di mercato sproporzionata rispetto ai fondamentali della concorrente cinese [19:08].
Il Caso Unicredit-Commerzbank
• Serra definisce l’opposizione tedesca all’operazione Unicredit come un “fallimento dell’ipocrisia europea” [30:21]. Critica la Germania per aver imposto regole di mercato rigide agli altri paesi, per poi bloccare logiche di mercato e fusioni transfrontaliere quando toccano i propri interessi nazionali [32:53].
Consigli per la Carriera e Leadership
• Passione e Curiosità: Ai giovani consiglia di seguire la propria passione e di avere una visione globale, viaggiando e comprendendo diverse culture per non essere soppiantati dagli algoritmi [34:31].
• I tre pilastri del Leader:
1. Impegno: Fare sempre del proprio meglio (motto scout) [37:25].
2. Esempio: Guidare attraverso i fatti, non con le parole [37:36].
3. Etica: Avere un codice morale d’acciaio, distinguendo nettamente il bene dal male [38:10].
Il video si conclude con una riflessione sull’importanza di integrare testa, pancia e cuore nella gestione delle persone e degli investimenti [38:59].
Sintesi fatta da Gemini (AI di Google)
05/04/26 I Fondi Pensione (i 401K americani) hanno cavalcato il tech per vent’anni. Ora l’AI sta rovinando la festa

Gianni è lungo su NVDA (Nvidia), AVGO (Broadcom), ARM, TSLA, MU (Micron), ASTS e un ampio paniere di posizioni minori in tutto il settore tecnologico. Detiene inoltre un piccolo portafoglio su Bitcoin. La moglie è lunga su un fondo Taiwan high-tech (Nomura). Tutte le valutazioni sui titoli tecnologici e sui portafogli pensionistici vanno lette con questa premessa.
Claude (Anthropic) dichiara: dipendenza strutturale dai chip Nvidia/Broadcom per l’infrastruttura di addestramento; relazione competitiva diretta con OpenAI, citata nell’articolo. Anche questi conflitti sono rilevanti.
Per quasi vent’anni i fondi pensione americani hanno beneficiato di un vento favorevole quasi strutturale: i mercati azionari dominati dalla tecnologia, con rendimenti annualizzati del Nasdaq-100 intorno al 17% dal 2009 al 2025 e dell’S&P 500 ponderato tech intorno all’11%. Una macchina da rendimento composto che ha gonfiato silenziosamente i 401(k) di decine di milioni di americani.
L’arrivo dell’intelligenza artificiale aveva inizialmente accelerato questa traiettoria. Investitori e gestori di fondi si sono riversati sui mega-cap come Microsoft, Google e Meta, convinti che la spesa colossale in capex AI avrebbe scatenato ondate di produttività e nuove opportunità di business. E le software house continuavano a fare la loro parte: si dava per scontato che l’AI avrebbe aumentato il valore del software, non che lo avrebbe eroso.
Quell’assunzione si è rivelata sbagliata.
Quest’anno gli investitori hanno aggressivamente riprezzato il rischio software, man mano che diventava evidente che strumenti di coding AI — tra cui Claude Cowork e Codex — sono in grado di produrre, con giorni o settimane di prompting, applicazioni che rivalizzano con ciò che molte SaaS house hanno impiegato anni a costruire. L’ETF più popolare sul software, iShares IGV (10 miliardi di dollari di asset), ha perso il 25% da inizio anno. I mega-cap tecnologici hanno ceduto terreno anche per effetto del più ampio contesto di mercato — la guerra con l’Iran — e per i dubbi crescenti sulla durabilità stessa del tema AI. Anno su anno, i titoli del cosiddetto Magnifici 7 hanno perso in media l’11%.
I portafogli pensionistici americani — in particolare i 401(k) e i cosiddetti target-date fund — si sono nel tempo concentrati pesantemente sul tecnologico, dopo un decennio di sovraperformance. Oggi milioni di risparmiatori si trovano esposti allo stesso riprezzamento che sta colpendo i mercati. I dieci maggiori fondi comuni a gestione attiva utilizzati nei piani 401(k) hanno in media il 38% del portafoglio allocato in settori tech e comunicazione, secondo dati Morningstar elaborati da Forbes. (I communication services includono mega-cap come Alphabet, Microsoft e Meta.)
Le perdite recenti e l’incertezza sull’impatto dell’AI sulle valutazioni sono particolarmente preoccupanti per chi si avvicina alla pensione o vi è appena entrato: sono spesso costretti a disinvestire, vendendo in perdita. È il cosiddetto sequence-of-returns risk: quando i prelievi avvengono mentre il portafoglio è in rosso, rimane meno capitale per partecipare alla ripresa, compromettendo permanentemente l’effetto composto.
Pochi conoscono questi rischi quanto Bill Bengen, 77 anni, laureato al MIT ed ex consulente finanziario, il cui lavoro ha prodotto la celebre Regola del 4% (nota anche come Regola di Bengen): la percentuale massima che un pensionato può prelevare annualmente dai propri risparmi senza rischiare di restare a corto. Bengen ha dichiarato a Forbes di aver ridotto la propria esposizione azionaria di circa la metà negli ultimi anni — dal 65% al 32% — e di non avere oggi alcuna esposizione al settore tecnologico. «Man mano che emergono dubbi sulla capacità dei grandi nomi di sostenere queste enormi spese e sull’impatto dell’AI sulle software house, mi sembra semplicemente troppo difficile prevedere come andrà a finire», ha detto Bengen. «Abbiamo perso un po’ di rialzo, ma in questo recente ribasso abbiamo fatto molto meglio di quanto ci si potesse aspettare.»
Per la stragrande maggioranza dei titolari di 401(k), la domanda da mille miliardi di dollari è se i Magnifici 7 — Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta, Nvidia e Tesla — riusciranno a continuare a crescere pur essendo diventati tra i maggiori spenditori in infrastrutture AI. Quei sette titoli rappresentano oggi circa un terzo dell’intero indice S&P 500. E nel frattempo OpenAI e Anthropic stanno valutando quotazioni in borsa nel corso di quest’anno, a valutazioni straordinariamente elevate.
«I mega-cap trattano ancora a multipli elevati, il che implica aspettative di crescita elevate. Se quelle aspettative non vengono soddisfatte, i prezzi azionari probabilmente scenderanno o cresceranno più lentamente», afferma Allan Roth, fondatore di Wealth Logic. «Dato che i mega-cap pesano così tanto sul mercato, ciò costituirebbe un freno ai rendimenti complessivi.»
C’è chi è scettico che le grandi società tech vedranno mai un ritorno soddisfacente sui loro colossali investimenti in AI. L’analista finanziario René Bruentrup ha scritto — vicino al picco di mercato dello scorso novembre — che questa potrebbe un giorno diventare un caso di studio affascinante su come «la forse più grande generazione di titoli della storia si sia strangolata da sola dopo aver esaurito altri nemici». Il short seller Michael Burry sostiene invece che i grandi player tech stiano gonfiando gli utili correnti ammortizzando l’infrastruttura AI (GPU e server) su orizzonti temporali irrealisticamente lunghi — con l’effetto di sottostimare il vero costo del capex e di fornire un artificiale sostegno agli utili dichiarati.
Carolyn McClanahan, che guida Life Planning Partners (350 milioni di dollari di AUM, Jacksonville, Florida), vede la recente volatilità tech come un argomento a favore della diversificazione e della pazienza. Si assicura che i suoi clienti abbiano un’esposizione significativa a small cap domestiche, large cap internazionali e mercati emergenti, come protezione dal ribasso tecnologico. «I settori ruotano e non c’è modo di sapere in anticipo quale sarà in auge e quale no», ha detto a Forbes. «Non sai mai quando il sentiment cambierà.»
Altri gestori patrimoniali stanno invece raddoppiando la scommessa sul big tech nei portafogli dei clienti. Phil DeAngelo, managing director di Focused Wealth Management (2,3 miliardi di dollari, Newburgh, NY), consiglia ai suoi clienti di «comprare il ribasso». Rick Ferri, consulente a parcella e storico sostenitore dei fondi indicizzati a basso costo, guarda con favore alla correzione: «Per me, l’occasionale eliminazione dei giocatori deboli è una cosa positiva. Non avevamo avuto una correzione dal Covid. Averne una ora prepara gli investitori pazienti a guadagni più consistenti in futuro.»
Persino il tecnoscettico Bill Bengen vede una logica in questo ragionamento. Raccomanda a chi è ancora in fase lavorativa di mettere il 100% dei risparmi pensionistici in azioni, fino a cinque anni prima della pensione. È lì che cominciano le decisioni difficili sull’allocazione. «I pensionati non possono essere investitori completamente passivi», conclude. «È un modo facile per perdere molto denaro.»
01/04/26 Il fondo che batte il 99% dei concorrenti punta sulle piccole aziende AI di Taiwan
Fonte: Bloomberg, 1 aprile 2026, di Gabrielle Ng e Julia Zhong. La moglie dell’autore detiene una posizione in un ETF Korea. I contenuti hanno finalità esclusivamente informativa e non costituiscono consulenza finanziaria.
Un fondo focalizzato sulle aziende più piccole della filiera AI taiwanese si è affermato come uno dei grandi vincitori degli ultimi dodici mesi. Il Nomura Taiwan High Tech Fund, gestito da George Hsieh, ha battuto il 99% dei fondi comparabili e restituito il 164% nell’ultimo anno. Nonostante la guerra in Iran, ha guadagnato il 29% da inizio 2026, contro il 9,5% dell’indice di riferimento dell’isola.
La strategia di Hsieh è costruita sulla diversificazione lungo tutta la catena del valore AI: nove delle dieci principali posizioni del fondo — dalla produzione di circuiti stampati al packaging avanzato — hanno ciascuna una capitalizzazione inferiore ai 25 miliardi di dollari. L’eccezione è TSMC, che occupa il secondo posto nel portafoglio. Il fondo gestisce asset per 393 milioni di dollari (12,6 miliardi di dollari taiwanesi) al febbraio 2026.
▶ La logica è la stessa del paniere del gorilla applicata a una geografia specifica: invece di scommettere su un solo vincitore — Nvidia, TSMC — si distribuisce il rischio su più livelli della filiera. Chi produce i circuiti stampati per i server AI, chi fornisce il packaging, chi testa i semiconduttori: tutti beneficiano della crescita della domanda, con una correlazione al ciclo che non è identica per ciascuno. È diversificazione reale, non cosmetica.
Tra le posizioni principali del fondo figurano i produttori di circuiti stampati Unimicron Technology e Nan Ya Printed Circuit Board, il fornitore di servizi di packaging Powertech Technology, il produttore di memorie USB Phison Electronics e il tester di semiconduttori Chunghwa Precision Test Tech. Sono aziende che raramente fanno notizia — e che per questa ragione vengono spesso sottovalutate dal mercato.
“Alcune di queste aziende detengono una posizione di quasi-monopolio in nicchie specifiche come i server AI o i componenti avanzati,” ha dichiarato Hsieh, aggiungendo che tali imprese taiwanesi “hanno iniziato a incorporare questi rischi potenziali già da tempo.” La carenza di capacità produttiva per nodi di elaborazione avanzati e tecnologie di packaging è strutturale: “È una carenza severa,” ha detto il gestore, “perché da queste dipendono i moltiplicatori enormi delle aziende AI.”
▶ Il punto sulla quasi-monopolia nelle nicchie è cruciale. Non si tratta di aziende che competono su scala globale in mercati aperti: si tratta di fornitori specializzati che presidiano un segmento specifico della filiera e che i grandi player non possono semplicemente sostituire dall’oggi al domani. È barriera all’entrata invisibile — ma solidissima.

La domanda massiccia di chip di memoria dai data center AI stimola a sua volta la crescita in tutti i settori che forniscono componenti ai produttori di semiconduttori, moltiplicando la crescita lungo tutti i livelli della filiera. È un effetto a cascata che Hsieh ha saputo leggere prima del mercato, costruendo un portafoglio che ha resistito alla volatilità del settore meglio di quasi tutti i concorrenti — e che negli ultimi cinque anni ha battuto il 94% dei fondi comparabili con un rendimento complessivo del 32%.
Il fondo sta aggiustando attivamente le posizioni e prevede di aumentarle se la dinamica della domanda del settore rimarrà solida e le valutazioni diventeranno più convenienti. Un segnale che Hsieh non insegue i prezzi: aspetta le occasioni.
Sul rischio geopolitico Hsieh è esplicito: se il conflitto mediorientale si estendesse oltre tre o quattro mesi, le aziende tech taiwanesi non sarebbero immuni da una contrazione dei margini, poiché l’isola potrebbe trovarsi a razionare energia o prodotti chimici. Tuttavia il gestore mantiene una visione positiva sul lungo periodo: “Anticipiamo che una volta stabilizzato il contesto esterno — se iniziassero negoziati di pace o si attenuassero questi fattori geopolitici — i prezzi dei titoli che avevano subito un calo rimbalzeranno.”
▶ La citazione finale di Hsieh è quella di un gestore che conosce bene la differenza tra volatilità e deterioramento fondamentale. I titoli che scendono per ragioni geopolitiche esterne — non per problemi strutturali nel business — tendono a recuperare quando la pressione si allenta. È esattamente la stessa logica con cui si guarda alle posizioni del gorilla in momenti di mercato difficile: la turbolenza non è il segnale di vendita, è spesso il momento dell’acquisto.
Il Nomura Taiwan High Tech Fund è una delle posizioni più interessanti che mi trovo a commentare: la strategia di Hsieh — diversificazione lungo la filiera, focus sulle nicchie di quasi-monopolio, pazienza nelle valutazioni — è coerente con la filosofia di questo blog. Non è una coincidenza che abbia reso il 164% in dodici mesi.
Questo articolo ha finalità esclusivamente informativa e non costituisce consulenza finanziaria. Leggi il disclaimer completo.
— Gianni & Claude (Anthropic)
01/04/26 Ferrari, Advil e chip AI: dieci aziende da seguire nel secondo trimestre 2026
Fonte: Bloomberg Intelligence, Q2 2026, a cura di Tim Craighead, 1 aprile 2026. Gianni non dichiara posizioni dirette nelle società citate in questo articolo. Claude (Anthropic) dichiara una dipendenza strutturale dai chip Nvidia e Broadcom, il che configura un interesse indiretto sulla tesi relativa a Broadcom/AVGO. I contenuti hanno finalità esclusivamente informativa e non costituiscono consulenza finanziaria.
Ogni trimestre Bloomberg Intelligence seleziona un gruppo ristretto di società — le cosiddette Focus Ideas — identificate dai propri analisti come i nomi più interessanti da monitorare nei mesi successivi. Per il secondo trimestre 2026, la lista comprende dieci aziende in settori e geografie diverse, con otto outlook positivi e due negativi. Non si tratta di raccomandazioni di acquisto, ma di scenari con catalizzatori specifici e verificabili: un modello di analisi che apprezzo per la sua concretezza e la sua onestà nel segnalare anche i rischi.
▶ Una lista così eterogenea — dalle supercar di Maranello ai chip per data center, dai glucometri ai fondi australiani — è in realtà un buon campione trasversale dello stato del mercato globale. Vale la pena leggerla non titolo per titolo, ma come segnale aggregato: dove vede opportunità Bloomberg Intelligence, e dove vede rischi.
Broadcom (AVGO) — Outlook positivo
L’adozione di chip AI personalizzati è in accelerazione, e Broadcom si trova in una posizione privilegiata con i suoi acceleratori XPU — significativamente più economici delle GPU di Nvidia e AMD per compiti specializzati come i chatbot di customer service. La combinazione di chip XPU e apparati di rete per data center dovrebbe generare una crescita delle vendite superiore alle attese nei prossimi due anni. Il catalizzatore atteso: la trimestrale di giugno, con aggiornamenti sui volumi di XPU e sugli ordini in backlog. Capitalizzazione 1.500 miliardi, vendite stimate 2026 a 113 miliardi, crescita prevista 69%.
▶ La tesi su Broadcom è quella che seguo con più attenzione: il mercato degli acceleratori AI non è un mercato a winner-takes-all. Nvidia domina le GPU general purpose, ma per carichi di lavoro ripetitivi e prevedibili — inferenza su larga scala, chatbot, raccomandazioni — gli XPU custom di Broadcom offrono un rapporto prezzo/performance difficilmente battibile. Google, Meta e Apple lo sanno già da anni.
Deutsche Bank (DBK) — Outlook positivo
La più grande banca tedesca è attesa a sorprendere positivamente sul fronte dei ricavi, con il fixed income in guadagno di quota di mercato e la spesa pubblica di Berlino per infrastrutture e difesa che alimenta l’attività creditizia interna. Il bilancio solido lascia spazio a buyback significativi. Catalizzatore: gli utili di aprile, con la crescita del PIL tedesco come variabile chiave. Cap 57 miliardi, vendite stimate 38 miliardi, crescita 5%.
▶ Il caso Deutsche Bank è interessante per ragioni macro oltre che aziendali: la Germania che torna a spendere in infrastrutture è una svolta strutturale, non ciclica. Le banche che prestano a uno Stato che investe sono in una posizione molto diversa da quelle che prestano a consumatori saturi di debito. Detto questo, i bilanci bancari restano oggetti opachi — e io personalmente evito il settore per questa ragione.
Dexcom (DXCM) — Outlook positivo
Il nuovo glucometro continuo da 15 giorni — senza punture al dito — è un salto qualitativo rispetto al modello precedente da 10 giorni. L’adozione crescente del nuovo dispositivo dovrebbe espandere i margini di Dexcom nel corso dell’anno. Catalizzatore: la trimestrale di giugno, che dovrebbe mostrare la prima evidenza concreta dell’espansione margini. Cap 24 miliardi, vendite stimate 5,2 miliardi, crescita 12%.
▶ I dispositivi medici per la gestione del diabete sono uno dei pochi settori healthcare dove la tecnologia migliora concretamente e misuratamente la qualità della vita. Quindici giorni senza punture non è un dettaglio di marketing: è una differenza reale per milioni di persone. Il mercato indirizzabile è enorme e ancora largamente sottoserviuto.
DraftKings (DKNG) — Outlook positivo
I timori che i mercati predittivi di nuovi entranti come Kalshi erodano il business del betting sportivo appaiono esagerati. DraftKings ha tre volte gli utenti di Kalshi, e la crescita delle scommesse sportive dovrebbe superare il 10% quest’anno, battendo le previsioni del management. La società sta inoltre lanciando la propria app di prediction market. Catalizzatore: i dati mensili di adozione dell’app e i volumi legati ai Mondiali di calcio estivi negli USA. Cap 11 miliardi, vendite stimate 6,9 miliardi, crescita 14%.
▶ Il gambling online regolamentato è uno di quei mercati che cresce quasi indipendentemente dal ciclo economico — le persone scommettono anche in recessione. La partita vera è tra piattaforme consolidate con base utenti ampia e nuovi entranti speculativi. DraftKings ha il vantaggio della scala; Kalshi ha il vantaggio della narrativa. Per ora vince la scala.
Ferrari (RACE) — Outlook positivo
L’F80 — la supercar più attesa degli ultimi anni — ha iniziato le consegne; a maggio arriverà la Luce, la prima Ferrari completamente elettrica. Venti nuovi modelli sono in arrivo nei prossimi tre anni. Il prezzo medio è salito del 24% in cinque anni, eppure il portafoglio ordini è esaurito fino al 2027. I margini dovrebbero sorprendere positivamente il mercato. Catalizzatore: i risultati del primo trimestre in maggio e l’annuncio del prezzo della Luce. Cap 57 miliardi, vendite stimate 8,7 miliardi, crescita 8%.
▶ Ferrari è il caso da manuale di pricing power assoluto: aumenti i prezzi del 24% in cinque anni e i clienti aspettano in lista d’attesa fino al 2027. Non è un’azienda automobilistica — è un’azienda del lusso che produce automobili. La differenza non è semantica: è la ragione per cui i suoi multipli non sono mai “giusti” secondo i modelli tradizionali, e continuano a reggere.
Haleon (HLN) — Outlook positivo
Il gruppo britannico — che produce Advil, Centrum, Sensodyne e altri marchi consumer healthcare — è in posizione di guadagnare quota di mercato negli USA, che rappresentano oltre un terzo delle vendite. Le scorte lean e le campagne di marketing in trazione dovrebbero portare a una crescita degli utili di almeno il 10% nei prossimi due anni, battendo il consenso. Catalizzatore: i risultati di aprile, con i dati sulle quote di mercato USA nel segmento antidolorifici e vitamine. Cap 43 miliardi, vendite stimate 15 miliardi, crescita 4%.
▶ Haleon è il tipo di azienda che non fa notizia ma che funziona: marchi riconoscibili, domanda anelastica, distribuzione capillare. Advil si vende in recessione come in espansione. Sensodyne pure. Sono business noiosissimi — e proprio per questo interessanti per chi cerca stabilità in un portafoglio esposto a settori volatili come il tech e il quantum.
Japan Exchange Group (8697) — Outlook positivo
Il principale operatore borsistico giapponese beneficia dell’afflusso crescente di investitori stranieri e retail nazionali nelle azioni nipponiche, e dell’aumento dei tassi di interesse che genera maggiori rendimenti sulle liquidità tenute come collaterale. Catalizzatore: i risultati dell’anno fiscale in aprile e i potenziali rialzi dei tassi della Bank of Japan ad aprile o giugno. Cap 12 miliardi, vendite stimate 1,3 miliardi, crescita 11%.
▶ Un’infrastruttura di mercato che guadagna sia dal volume delle transazioni sia dai tassi di interesse è un’anomalia piacevole: due motori di crescita indipendenti. Il Giappone che normalizza la propria politica monetaria dopo decenni di tassi zero è una delle trasformazioni macro più significative di questo ciclo — e Japan Exchange è uno dei modi più puliti per esporsi a essa.
Magellan Financial Group (MFG) — Outlook positivo
Il gestore patrimoniale australiano è in procinto di acquisire il rivale Barrenjoey, operazione che porterà gli asset under management a circa 50 miliardi di dollari australiani, con un incremento del 25%. La politica di distribuzione dell’80% degli utili agli azionisti lascia prevedere un dividendo in crescita di oltre il 10% nell’anno fiscale che chiude a giugno 2027. Catalizzatore: il voto degli azionisti sull’acquisizione ad aprile. Cap 1,3 miliardi, vendite stimate 0,2 miliardi, crescita prevista negativa del 7%.
▶ Magellan è un caso di turnaround in corso: dopo anni difficili, l’acquisizione di Barrenjoey potrebbe essere il punto di svolta. Il payout dell’80% è generoso, ma la crescita dei ricavi è prevista negativa — il che significa che la tesi si regge quasi interamente sulla scommessa che l’acquisizione funzioni. Interessante, ma con margine di errore non trascurabile.
Meituan (3690) — Outlook negativo
La più grande piattaforma cinese di food delivery — 770 milioni di utenti — si trova sotto pressione crescente da Alibaba, Douyin e altri operatori con forti capacità AI, in particolare nel segmento dell’instashopping a 30 minuti e negli acquisti non alimentari come viaggi e hotel. Nonostante l’acquisizione in corso di DingDong Grocery, i profitti rischiano di deludere per la compressione delle commissioni sulle transazioni. Catalizzatore: i piani di crescita AI dei concorrenti attesi a maggio, che potrebbero mettere in risalto le debolezze di Meituan. Cap 62 miliardi, vendite stimate 59 miliardi, crescita 16%.
▶ Meituan è il classico caso di leader di mercato che si trova a difendere su tutti i fronti contemporaneamente. Douyin — TikTok in versione cinese — ha una capacità di acquisizione utenti e di targeting pubblicitario che Meituan non può replicare facilmente. Il rischio non è il collasso, ma la graduale erosione dei margini in un mercato dove la guerra dei prezzi è strutturale.
Taylor Wimpey (TW/) — Outlook negativo
Le aspettative di un forte rimbalzo nelle consegne di nuove abitazioni del costruttore britannico appaiono eccessive. Bloomberg Intelligence stima una crescita dei volumi di appena l’1%, contro stime di consenso molto più alte. I profitti rischiano di deludere per il rallentamento degli ordini, con un numero crescente di abitazioni usate che arriva sul mercato e comprime la domanda di case nuove. Cap non dichiarato, outlook negativo per i risultati attesi nel breve.
▶ Il mercato immobiliare britannico è in una fase di aggiustamento: i tassi rimasti elevati più a lungo del previsto hanno compresso l’accessibilità, e l’offerta di usato che torna sul mercato fa concorrenza diretta al nuovo. Taylor Wimpey è esposta a questa dinamica senza molte leve per difendersi nel breve. Un promemoria utile che anche i settori “difensivi” come l’edilizia residenziale hanno i loro momenti di vulnerabilità.
Guardando la lista nel suo insieme, colpisce la prevalenza di outlook positivi — otto su dieci — in un momento di mercato tutt’altro che sereno, con la guerra in Iran al quinto settimana e la volatilità macro in aumento. Bloomberg Intelligence non è immune dal bias verso le buone notizie, ma i catalizzatori identificati sono concreti e verificabili entro pochi mesi. Vale la pena tornarci a giugno con i dati in mano.
Questo articolo ha finalità esclusivamente informativa e non costituisce consulenza finanziaria. Leggi il disclaimer completo.
— Gianni & Claude (Anthropic)
24/03/26 Investire nei Managed Futures: Recensione degli ETF UCITS di iMGP e DBi
L’intervista ad Andrew Beer mi ha incuriosito abbastanza da approfondire. Ho quindi guardato da vicino i due strumenti UCITS che iM Global Partner ha portato in Europa in collaborazione con DBi — una gamma costruita attorno a un’idea semplice: replicare sistematicamente le posizioni dei 20 maggiori CTA mondiali, tagliando le commissioni di performance che negli hedge fund tradizionali divorano buona parte del rendimento.
La logica della replicazione
Il trend following esiste da decenni. Il problema non è mai stato la strategia in sé, ma il costo di accesso: fee di gestione, performance fee, lock-up, strutture offshore. DBi sostiene — con dati a supporto — che la maggior parte del rendimento dei CTA deriva da posizioni relativamente trasparenti su futures liquidi, e che si può replicare quella esposizione con un margine di efficienza significativo. Il modello stima che le fee tipiche degli hedge fund CTA erodano circa 500 basis point annui: tagliarne la maggior parte è, di per sé, una forma di alpha. Discutibile come tesi? Forse. Ma reggono all’esame dei numeri, almeno per ora.
I due strumenti
iMGP DBi Managed Futures UCITS ETF (ticker: DBMFE su Euronext Paris in EUR, ISIN LU2951555403, quotato da marzo 2025) è la versione standard: esposizione multi-asset su azioni, obbligazioni, valute e materie prime, replica sintetica swap-based, TER 0,75%. È lo strumento pensato per chi vuole decorrelazione piena dal mercato azionario e una copertura strutturale contro gli shock macro.
iMGP DBi Managed Futures EX-COMMODITIES UCITS ETF (ticker: MFA8, ISIN LU3024069877, quotato su Euronext Paris da aprile 2025) è la variante che esclude le materie prime fisiche — niente petrolio, niente grano — classificata Articolo 8 SFDR. Stessa struttura sintetica, stesso TER. Pensata per mandati con vincoli ESG o per chi gestisce già separatamente la quota commodity.
I rendimenti anno per anno
Dati ufficiali dal fact sheet iMGP/DBi aggiornato a dicembre 2025, espressi in USD. La strategia DBi è confrontata con il suo benchmark naturale (SG CTA Index) e con i due grandi mercati di riferimento.
| Anno | DBi Managed Futures | SG CTA Index | MSCI ACWI | Bloomberg Global Agg. |
|---|---|---|---|---|
| 2025 | +13,8% | −0,1% | +22,3% | +4,9% |
| 2024 | +7,4% | +2,4% | +17,5% | +3,4% |
| 2023 | −8,5% | −3,5% | +22,2% | +7,1% |
| 2022 | +23,2% | +20,1% | −18,4% | −11,2% |
| 2021 | +9,9% | +6,2% | +18,5% | −1,4% |
| 2020 | +1,6% | +3,2% | +16,3% | +5,6% |
| 2019 | +12,9% | +6,3% | +26,6% | +8,2% |
| 2018 | −1,9% | −5,8% | −9,4% | +1,8% |
| 2017 | +6,9% | +2,5% | +24,0% | +3,0% |
| Annualizzato (inception lug. 2016) | +5,9% | +2,2% | +11,8% | +1,9% |
| Volatilità annualizzata (inception) | 10,6% | 8,7% | 14,5% | 4,0% |
Fonte: iMGP/DBi Fact Sheet, dicembre 2025. Dati in USD. La performance si riferisce al DBi Managed Futures Composite (net 75 bps), non direttamente all’ETF UCITS. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.
Cosa penso
Il 2022 è la chiave di lettura di tutta la storia: +23,2% mentre le azioni perdevano il 18% e le obbligazioni l’11%. È questo che vende il prodotto, giustamente. Il 2023, al contrario, mostra il prezzo della decorrelazione: −8,5% in un anno in cui quasi tutto saliva. Il mercato ti fa pagare l’assicurazione quando non ne hai bisogno.
L’argomento della Sharpe Ratio migliorata regge: la volatilità annualizzata della strategia (10,6%) è inferiore a quella dell’azionario globale (14,5%), con un rendimento annualizzato di lungo periodo superiore all’SG CTA Index di quasi 370 basis point. Questo è il cuore della tesi di DBi: la replicazione batte il benchmark net-of-fee non perché sia più brava, ma perché taglia i costi.
Il nodo rimane sempre lo stesso: la replicazione è fedele abbastanza da catturare i ritorni nei momenti che contano, o introduce un tracking error che si manifesta esattamente quando non si vorrebbe? Il 2025 (+13,8% vs −0,1% dell’SG CTA Index) fa pensare di sì. Ma un anno è troppo poco per trarre conclusioni.
Sul costo: 0,75% per un ETF sintetico che replica hedge fund non è poco, ma è una frazione di quanto si pagherebbe per accesso diretto ai CTA sottostanti. La logica regge.
Nessuna posizione personale dichiarata su questi strumenti.
24/03/26 Intervista a Andrew Beer di Too Big To Fail
L’intervista è in inglese ma Gemini (l’AI di Google ) ha fatto un riassunto dettagliato del video, che vede come ospite Andrew Beer, fondatore di DBi e mente dietro l’ETF DBMF, intervistato nel podcast Too Big To Fail.
Il Problema del Portafoglio 60/40
Andrew Beer spiega che per decenni il portafoglio composto al 60% da azioni e al 40% da obbligazioni è stato considerato uno standard di sicurezza. Tuttavia, dopo il 2020, questo modello è andato in crisi: con l’aumento dell’inflazione e dei tassi d’interesse, le obbligazioni non hanno più fornito la protezione sperata, crollando insieme alle azioni [01:11].
Cos’è il Trend Following (Managed Futures)
Beer introduce la strategia del Trend Following (o Managed Futures/CTA) come la “terza gamba dello sgabello” per diversificare un portafoglio [02:33].
• Logica: È una strategia quantitativa che analizza centinaia di mercati (S&P 500, oro, petrolio, valute, tesoro a 10 anni) alla ricerca di segnali di cambiamento.
• Capacità di adattamento: A differenza dei gestori patrimoniali tradizionali che faticano a cambiare idea, i modelli di trend following sono “agili” e possono posizionarsi rapidamente per trarre profitto da grandi cambiamenti macroeconomici, come il ritorno dell’inflazione [03:54].
• Esempio storico: Nel 2022, mentre la maggior parte degli asset perdeva valore, il settore Managed Futures è salito mediamente del 22%, avendo rilevato il trend dei tassi in aumento già a fine 2020 [07:44].
L’Innovazione: La “Replicazione” degli Hedge Fund
Il contributo principale di Beer è stato quello di “vanguardizzare” il mondo degli Hedge Fund, rendendo accessibili strategie prima riservate solo ai super-ricchi [01:53].
1. Costi elevati e inefficienze: Gli Hedge Fund tradizionali hanno commissioni altissime (spesso il modello 2% di gestione e 20% di performance) e costi di implementazione occulti. Beer nota che se una strategia genera il 10%, all’investitore spesso resta solo il 4% dopo i costi [16:07].
2. Il metodo DBi: Invece di cercare di essere “più intelligenti” del mercato, il suo fondo utilizza modelli statistici per identificare le posizioni principali (i “big trades”) dei migliori Hedge Fund del mondo e le copia in modo semplificato ed efficiente [14:41].
3. Semplicità: Beer ha scoperto che non serve negoziare centinaia di prodotti esoterici. Replicando solo circa 10 mercati core (i più liquidi), è possibile ottenere la gran parte dei rendimenti degli Hedge Fund (circa l’8% su un potenziale 10%) eliminando le commissioni di performance [17:06].
ETF vs Hedge Fund
Beer sottolinea che negli Stati Uniti il suo ETF (ticker: DBMF) ha avuto successo perché offre vantaggi fiscali e trasparenza quotidiana sulle posizioni, cosa che molti grandi gestori evitano per non “cannibalizzare” i loro prodotti più costosi [28:29]. In Europa, collaborano con partner come iM Global Partner per offrire soluzioni simili (conformi alla normativa UCITS) [18:10].
Sfide Psicologiche per l’Investitore
L’intervista tocca anche l’aspetto comportamentale:
• Educazione: Molti investitori faticano a capire il Trend Following perché non si muove come le azioni. Può restare piatto per lunghi periodi e poi esplodere durante le crisi [31:45].
• Il ruolo del consulente: È fondamentale che il consulente spieghi al cliente che questa strategia serve a migliorare la vita del portafoglio nel lungo termine (10-20 anni), accettando che ci saranno periodi di sottoperformance rispetto ai mercati azionari [33:45].
In sintesi, il messaggio di Andrew Beer è che la diversificazione moderna richiede strategie capaci di muoversi velocemente e che la replicazione a basso costo è il modo più efficiente per ottenere i benefici dei Managed Futures senza i costi proibitivi degli Hedge Fund tradizionali.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria. Leggi il DISCLAIMER completo prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.
24/03/26 Il Portafoglio Tra Debasement eShock Energetici di Vito Lops
Sunto e valutazione di Gemini (Google)
Sommario: Investire tra Shock Petroliferi e Svalutazione Monetaria
Il video analizza l’attuale scenario macroeconomico (marzo 2026), segnato dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran e dal loro impatto sui mercati. Bottaioli evidenzia come ci troviamo in un classico “supply shock” (shock dell’offerta), dove l’impennata del petrolio agisce come una tassa occulta su produzione e consumi, spingendo l’inflazione e mettendo sotto pressione le borse.
I punti chiave dell’analisi:
• Analogie Storiche: Confrontando la crisi attuale con quelle del 1973, 1979 e 1990, emerge che la durata media di questi shock è di circa 8 mesi. Essendo al secondo mese, la statistica suggerisce che la tensione potrebbe durare fino all’estate [11:42].
• Il “Debasement Trade”: Al di là della geopolitica, il tema di fondo è lo svilimento delle valute fiat (dollaro ed euro). Dal 2000 a oggi, il dollaro ha perso il 94% del suo valore rispetto all’oro [38:09]. L’oro e le materie prime non sono solo speculazione, ma “ancore” necessarie per proteggere il potere d’acquisto.
• Rotazione Settoriale: Si osserva uno spostamento dai titoli growth (tecnologia/semiconduttori) verso i titoli value, in particolare il settore energetico, che risulta ancora fortemente sottopesato nei portafogli globali (solo lo 0,5% degli asset under management) [50:09].
• Il Ruolo di Trump: La strategia degli USA viene descritta come un mix tra poker e scacchi: alzare la tensione per spingere l’Europa a firmare contratti energetici a lungo termine a prezzi elevati [01:03:51].
Le mie valutazioni
1. L’Energia come Assicurazione: L’analisi tecnica mostra che il petrolio ha rotto una struttura di lunghissimo periodo [45:35]. In un portafoglio moderno, l’esposizione alle materie prime energetiche non è più opzionale, ma funge da copertura contro l’inflazione “appiccicosa” che i dati ufficiali non hanno ancora pienamente recepito.
2. Il Fallimento del 60/40: Il classico portafoglio (60% azioni, 40% obbligazioni) è storicamente il peggiore durante gli shock petroliferi [35:41]. Senza asset reali (oro, materie prime, titoli energetici), l’investitore rimane esposto alla svalutazione monetaria e al calo simultaneo di bond e azioni.
3. Rischio Stagflazione: I segnali inviati dalla Fed sulla debolezza della creazione di posti di lavoro nel settore privato [55:04], uniti ai costi energetici alti, configurano un rischio reale di stagflazione (crescita zero + inflazione alta), scenario in cui solo i beni reali tendono a sovraperformare
22/03/26 Vito Lops: L’oro non protegge più dalla guerra?
Sintesi del video fatto da Gemini (AI di Google) con le sue valutazioni
Nel video, Vito Lops analizza un fenomeno apparentemente controintuitivo: il calo del prezzo dell’oro proprio durante una fase di gravi tensioni geopolitiche e shock energetici. La tesi centrale è che l’oro non sia una protezione universale contro ogni tipo di inflazione, ma specificamente contro il “debasement monetario” (la svalutazione della moneta).
I punti chiave trattati sono:
• Inflazione da offerta vs Debasement: L’attuale rialzo dei prezzi è guidato dal petrolio (inflazione da offerta), non da una stampa eccessiva di moneta. In questo scenario, le banche centrali sono costrette ad alzare i tassi di interesse per frenare i prezzi.
• Il costo opportunità: Quando i tassi d’interesse salgono, l’oro soffre perché non paga cedole o dividendi. Gli investitori preferiscono spostarsi su asset che offrono rendimenti reali (come i titoli di stato), rendendo più “costoso” (in termini di mancato guadagno altrove) detenere oro.
• La funzione dell’oro: Storicamente, l’oro protegge quando la moneta perde valore reale a causa di politiche monetarie troppo espansive (Quantitative Easing, deficit eccessivi).
• Geopolitica e Dollaro: L’oro rimane fondamentale nel lungo periodo come alternativa al dollaro, specialmente per i paesi che temono il congelamento delle proprie riserve in valuta americana, ma nel breve periodo subisce la pressione dei tassi alti.
Commento per il Blog
Il video di Vito Lops offre una lezione preziosa di educazione finanziaria, smontando il mito dell’oro come “scudo totale” in ogni circostanza. È particolarmente interessante la distinzione tra l’inflazione derivante da shock delle materie prime e quella causata dalla svalutazione monetaria pura.
Per chi investe, capire queste dinamiche è fondamentale: ci insegna che non basta “comprare oro perché c’è la guerra”, ma bisogna osservare con attenzione le mosse delle Banche Centrali. Se il petrolio spinge i tassi verso l’alto per combattere l’inflazione importata, l’oro potrebbe continuare a soffrire nonostante l’incertezza globale. La vera inversione di tendenza potrebbe avvenire solo quando i governi saranno costretti a tornare a politiche accomodanti per sostenere l’economia: quello sarà il momento in cui l’oro tornerà a svolgere appieno la sua funzione di protezione.
21/03/26 Come investire 10.000 dollari adesso
Quattro esperti di investimento indicano le opportunità in un momento di turbolenza.
Fonte: Bloomberg Wealth, Suzanne Woolley, 19 marzo 2026. L’autore detiene la versione Europea dell’ETF ARK Autonomous Technology & Robotics citato in questo articolo. Claude dipende infrastrutturalmente da Nvidia e dall’ecosistema AI qui analizzato.
È tanto.
In meno di tre mesi, la Corte Suprema ha annullato i dazi globali del presidente Donald Trump, i fondi di private credit sono stati scossi dalla turbolenza finanziaria, un “AI scare trade” ha colpito duramente una serie di settori, l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran ha alimentato timori di una guerra prolungata accompagnata da una potenziale crisi energetica, e un indice delle Magnifiche 7 è scivolato in correzione.
E questo è solo un campione. Non stupisce che il mercato stia vivendo una fuga verso la sicurezza. L’S&P 500 è sceso di circa il 3,7% dai raid sull’Iran del 28 febbraio e il Nasdaq Composite Index ha perso oltre il 2%, mentre l’oro non si è rivelato un porto sicuro, con il prezzo calato dell’8,6%. Gli investitori in cerca di riparo dalla turbolenza stanno invece affluendo nei fondi monetari statunitensi, portando gli asset a un record di 8.270 miliardi di dollari.
In questo contesto, Bloomberg ha chiesto a quattro esperti di investimento di individuare opportunità tempestive. Le idee spaziano dalle mosse difensive a quelle opportunistiche. Le azioni a bassa volatilità hanno ottenuto consensi, così come le materie prime come l’oro. Altre scelte includono aziende legate alla robotica e titoli software-as-a-service (SaaS) che integrano AI agenziale nelle loro piattaforme.
Alla domanda su come spenderebbero 10.000 dollari per una passione personale, gli esperti hanno suggerito: un’immersione subacquea padre-figlio intorno all’isola caraibica di Nevis, un safari in Sud Africa e cure veterinarie per animali domestici.
RUSS KOESTERICH
Portfolio Manager, BlackRock Global Allocation Fund
Puntare sulle azioni a bassa volatilità
L’idea: È stato un inizio d’anno anomalo. La tecnologia sottoperforma e il mercato è guidato da titoli ciclici e a bassa volatilità — questi ultimi una scelta curiosa in un mercato sostenuto da una crescita economica solida. Detto questo, il conflitto in Medio Oriente, unito alle persistenti preoccupazioni sull’AI e la creazione di posti di lavoro, suggerisce che un’allocazione in azioni a bassa volatilità abbia senso.
La strategia: Un conflitto prolungato che mantiene i prezzi del petrolio elevati suggerisce uno scenario di crescita più contenuto. Allo stesso tempo, il rischio geopolitico persistente potrebbe smorzare l’entusiasmo degli investitori per i titoli più volatili. In questo contesto, le azioni low-vol tendono a sovraperformare, come è accaduto dall’inizio dell’anno.
Questo approccio consente agli investitori di rimanere investiti in un mercato che probabilmente continuerà a crescere grazie alla solidità degli utili, offrendo al contempo protezione al ribasso se la volatilità recente dovesse persistere. La nostra ricerca suggerisce di privilegiare titoli con volatilità di prezzo storicamente bassa, ma anche aziende con modelli di business più stabili — incluse alcune non sempre presenti negli indici low-volatility, come gli industriali a ciclo lungo (aziende con contratti di prezzo su un orizzonte pluriennale), che spesso presentano ricavi e utili sorprendentemente stabili.
Il quadro generale: In un anno che ha già prodotto due operazioni militari, uno shock energetico e una crescente ansia sull’impatto a lungo termine dell’AI, gli investitori potrebbero aver bisogno di un momento per recuperare gli spiriti animali. È in questi periodi che le azioni a bassa volatilità offrono un profilo rischio-rendimento più attraente.
COME INVESTIRE IN ETF
Gli investitori possono considerare l’iShares MSCI USA Min Vol Factor ETF (USMV) o l’Invesco S&P 500 Low Volatility ETF (SPLV). Entrambi mirano a ridurre l’esposizione alla volatilità, ma con approcci diversi. USMV utilizza una metodologia di campionamento ottimizzata per costruire il portafoglio con il minor rischio complessivo mantenendo un’esposizione settoriale simile al mercato più ampio. SPLV detiene semplicemente i 100 titoli meno volatili dell’S&P 500, con forti concentrazioni nei settori difensivi come utilities e beni di consumo di base. SPLV è probabilmente più adatto a chi cerca la copertura più robusta contro gli shock geopolitici descritti da Koesterich; USMV è più indicato per chi vuole ridurre la volatilità rimanendo esposto ai settori in crescita.
PERFORMANCE ETF PERIODO PRECEDENTE
Lo State Street Technology Select Sector SPDR Fund (XLK) ha guadagnato circa l’1,5% dalla pubblicazione dell’ultimo articolo il 20 novembre, mentre il Vanguard Information Technology ETF (VGT) ha guadagnato circa lo 0,6% e il Global X PureCap MSCI Information Technology ETF (GXPT) ha perso circa il 3%.
IDEA ALTERNATIVA
A Denver, dove vivo, il numero di cani è circa 30.000 volte superiore a quello dei bambini. Circa il 50% delle famiglie possiede almeno un cane e, in base alle mie passeggiate con i miei golden retriever (plurale), averne almeno due è il prezzo d’ingresso nel mio quartiere. Non solo possediamo più cani — spendiamo anche di più per i nostri animali. Negli Stati Uniti, la spesa per il settore degli animali domestici è raddoppiata tra il 2014 e il 2024, accompagnata da un aumento del 60% del costo delle cure veterinarie, il doppio rispetto al paniere generale dei consumi. Con più cani e più denaro speso per i nostri compagni a quattro zampe, ho trovato nell’assicurazione per animali domestici un investimento che vale la pena.
SARAH KETTERER
CEO, Causeway Capital Management
Puntare sui titoli SaaS con AI agenziale
L’idea: I timori di una sostituzione di massa hanno pesato sui titoli software-as-a-service (SaaS) quest’anno. Eppure, nonostante il panico, le principali aziende software stanno integrando con successo l’AI agenziale nelle loro piattaforme. Gli scettici sottovalutano quanto i principali franchise SaaS siano radicati nelle operazioni aziendali. Queste aziende possiedono dati proprietari preziosi e competenze specifiche di settore incorporate in flussi di lavoro mission-critical. Anziché destabilizzare i loro modelli, l’AI ne sta potenziando la proposta di valore e accelerando la crescita.
La strategia: Identificare le aziende che incorporano agenti AI direttamente nelle applicazioni enterprise. Questo posiziona i player SaaS consolidati come guardiani e distributori degli strumenti di AI agenziale. Gli agenti AI trasformano il software da strumenti passivi in operatori funzionali, consentendo ai fornitori di addebitare i risultati invece delle licenze o dei posti. Nel frattempo, la crescente produttività nella programmazione continua a beneficiare l’intero ecosistema software.
Il quadro generale: Il software che gestisce i sistemi CRM o ERP — finanza, HR, supply chain, manufacturing — è mission-critical e difficile da sostituire. Sebbene l’indice MSCI World Software tratti circa il 28% al di sotto dei massimi di ottobre scorso, la crescita degli utili del gruppo rimane in gran parte intatta. Le valutazioni si sono ridimensionate significativamente, creando l’opportunità di possedere franchise di alta qualità a multipli prezzo/utili forward più attraenti.
COME INVESTIRE IN ETF
Il Dan Ives Wedbush AI Revolution ETF (IVES) offre un’esposizione alla tesi di Ketterer attraverso un indice ad alta convinzione di 30 aziende identificate come “enabler” e “adopter”. Questo approccio concentrato garantisce che il portafoglio sia popolato da beneficiari dell’era AI. Tuttavia, IVES ha un expense ratio superiore alla media dello 0,75% e un rischio di concentrazione significativo. Per chi cerca un’esposizione più diversificata, l’iShares Expanded Tech-Software ETF (IGV) offre un paniere più ampio di oltre 100 titoli, inclusi diversi leader core dell’AI, con un expense ratio dello 0,39%.
PERFORMANCE ETF PERIODO PRECEDENTE
Lo State Street SPDR S&P Software & Services ETF (XSW) ha perso quasi il 15% dal 20 novembre. Il Fidelity MSCI Information Technology Index ETF (FTEC) e lo State Street Technology Select Sector SPDR Fund (XLK) hanno guadagnato rispettivamente lo 0,6% e l’1,5%.
IDEA ALTERNATIVA
Nonostante le capacità in espansione dell’AI, ci sono ancora cose che non sa fare — almeno, non ancora. Anche i robot umanoidi hanno i loro limiti. Riordinare il mio armadio — o affrontare il compito ben più ambizioso di svuotare la casa dei miei genitori scomparsi — richiede disciplina. La tentazione di tenere tutto è forte, anche quando non ho bisogno di altre cose. Quindi: affrontate i mucchi di libri e riviste, le mensole piene di oggetti accumulati. De-accumulate 10.000 dollari di cose superflue, donatele e detraete. Fate spazio — sia per la chiarezza mentale, sia per l’inevitabile espansione del mondo virtuale.
IAN HARNETT
Chief Investment Strategist, Absolute Strategy Research
Oro, value ed emerging market
L’idea: Nonostante gli eventi in Iran, restiamo costruttivi sugli asset di rischio statunitensi. Può sembrare strano, vista l’entità del rischio geopolitico, ma vediamo diversi motivi per cui gli investitori dovrebbero considerare di “comprare il ribasso”. Le aree con il maggior potenziale includono le materie prime — incluso l’oro — i fattori value e le azioni dei mercati emergenti.
La strategia: Innanzitutto, nonostante il forte aumento dei prezzi del petrolio, le scorte di greggio stanno già aumentando in tutto il Medio Oriente. Quando lo Stretto di Hormuz riaprirà, ci sarà spazio per un rapido aumento del petrolio sui mercati, che farà scendere i prezzi del gas, alleviando i rischi inflazionistici e stimolando la fiducia dei consumatori. In secondo luogo, anche prima dell’Iran, l’EIA aveva previsto un forte aumento delle scorte di greggio, suggerendo sia la capacità sia la volontà dei produttori di aumentare l’offerta. Quelle proiezioni EIA pre-Iran sono coerenti con un petrolio sotto i 50 dollari, che sarebbe chiaramente benvenuto dai mercati e dalla Fed.
Infine, i prezzi del petrolio devono aumentare di oltre il 50% e rimanere elevati per più di sei mesi prima di avere un impatto negativo significativo sul PIL globale. Senza un grande shock negativo al PIL, le azioni dovrebbero continuare a beneficiare della combinazione insolita e molto favorevole di crescita degli utili statunitensi a doppia cifra, mentre gli economisti si aspettano che la Fed tagli i tassi. Una crescita nominale robusta favorisce specifiche tipologie di investimento: materie prime incluso l’oro, fattori value e azioni dei mercati emergenti. Questi asset sono tutti sottopesati rispetto ai titoli AI statunitensi, che sembrano destinati a incontrare sfide nei prossimi trimestri visti i loro piani capex estremi.
Il quadro generale: Finché le aspettative di crescita nominale rimangono solide, la crescita degli utili nominali sarà probabilmente sana e sosterrà i flussi di cassa aziendali. Senza uno shock generalizzato ai flussi di cassa, gli asset di rischio rimbalzeranno probabilmente dall’attuale elevato livello di rischio geopolitico.
COME INVESTIRE IN ETF
Per un’esposizione diretta al prezzo dell’oro esistono ETF “micro-share” come lo SPDR Gold MiniShares Trust (GLDM) o l’iShares Gold Trust Micro (IAUM), con expense ratio rispettivamente dello 0,10% e dello 0,09%. Attenzione al trattamento fiscale: negli USA l’IRS classifica questi ETF come “oggetti da collezione”, quindi le plusvalenze a lungo termine sono tassate fino al 28% anziché alle aliquote standard. Chi vuole evitare questa complicazione può considerare il Global X Gold Miners ETF (AUAU), con expense ratio dello 0,35%. Per le azioni value large cap, il Vanguard Value ETF (VTV), con expense ratio dello 0,03%, rimane uno dei modi più efficienti per costruire una posizione value. Per i mercati emergenti, il First Trust Bloomberg Emerging Market Democracies ETF (EMDM) filtra per “democrazie elettorali”, privilegiando mercati trasparenti come Corea del Sud, Taiwan e Brasile — ha reso quasi il 13% da inizio anno, con expense ratio dello 0,75%. Chi non è preoccupato da questo tipo di rischio può considerare l’iShares Core MSCI Emerging Markets ETF (IEMG), con expense ratio dello 0,09%.
PERFORMANCE ETF PERIODO PRECEDENTE
Lo State Street SPDR S&P Insurance ETF (KIE) e l’iShares US Insurance ETF (IAK) hanno perso rispettivamente oltre il 5% e oltre il 3% dal 20 novembre. Lo State Street SPDR S&P Bank ETF (KBE) ha guadagnato quasi il 3% e l’Invesco KBW Bank ETF (KBWB) è salito di quasi il 2%. Il Franklin FTSE Japan ETF (FLJP) e il Franklin FTSE Japan Hedged ETF (FLJH) hanno registrato guadagni rispettivamente del 5,6% e 5,8%. Lo SPDR Gold MiniShares Trust (GLDM) e l’iShares Gold Trust Micro (IAUM) sono entrambi saliti di quasi il 19%.
IDEA ALTERNATIVA
Di recente ho avuto la fortuna di essere invitato a presentare le nostre analisi macro e di mercato in Sud Africa. Non ci ero mai stato e sono rimasto colpito dai contrasti e dalla bellezza del paese. Tutti quelli che ho incontrato mi hanno suggerito che la prossima volta dovrei prendermi del tempo per fare un safari e godere della bellezza della costa dell’Africa meridionale. Un’idea che mi è sembrata un ottimo investimento nell’ampliamento dei miei orizzonti.
DAVID WADDELL
CEO e Chief Investment Strategist, Waddell & Associates
Scegli la tua narrativa
L’idea: Ho analizzato le narrative dominanti nel mercato oggi e come, se ci si crede, si potrebbe giocarle. Questo mi ha portato al Pacer Global Cash Cows Dividend ETF (GCOW), a Berkshire Hathaway (BRKB) e all’ARK Autonomous Technology & Robotics ETF (ARKQ).
La strategia: La prima narrativa è che una rotazione dalle Magnifiche 7 verso titoli più ciclici o value sia giustificata. Per chi ci crede, si vogliono aziende con alto free cash flow e rendimenti da dividendo elevati, e basso P/E — perché se si sbaglia e l’inflazione sale, i tassi salgono e le valutazioni scendono, non si vuole essere in un portafoglio con P/E alto. Il Pacer Global Cash Cows Dividend ETF ha un P/E medio intorno a 13, circa il 26% delle aziende tracciate con sede negli USA, un free cash flow yield del 6,4% e quasi il 5% di dividend yield. Catnip in questa fase del ciclo. Resisterà bene, si incassano i dividendi, i bilanci sono cristallini e si ha il free cash flow. Queste aziende beneficeranno della tecnologia? Si guardi a una vecchia azienda come Deere: è in fiamme e sta beneficiando dell’AI senza essere Snowflake.
Un’altra narrativa — non la mia — è che il mercato orso sia arrivato. Se ci si crede, si consideri Berkshire Hathaway. Ha circa 400 miliardi di dollari in cassa e un nuovo CEO, Greg Abel, che vorrà dimostrare il suo valore. Farà buyback o annuncerà un dividendo — anche se probabilmente non lo farà mentre Buffett è ancora in vita. Deve fare qualcosa per impressionare il mercato. Ma se non fa nulla, ha comunque quei 400 miliardi. In un mercato orso, si vuole qualcuno che possa impiegare liquidità in esso, soprattutto qualcuno fortemente incentivato a farlo.
La mia ultima idea è che, mentre abbiamo forse esagerato con l’AI virtuale — le OpenAI e Anthropic hanno assorbito tutto l’ossigeno — ciò di cui abbiamo davvero bisogno è l’AI fisica. Se si guardano le carenze di manodopera, riguardano davvero le persone che sanno fare cose come saldare o costruire case. Quindi abbiamo bisogno dei robot, e stanno arrivando. Ci vuole un po’ di tempo, ma ogni giorno diventano più abili. Le dimensioni di quel mercato saranno gigantesche. L’ARK Autonomous Technology & Robotics ETF (ARKQ) è l’unico ETF attivo che riesco a trovare in questo spazio. La sua seconda partecipazione più grande è Teradyne — è come la Nvidia del business della robotica.
Il quadro generale: La storia degli utili continua. Abbiamo avuto quattro trimestri di crescita a doppia cifra e sembra destinata a continuare — e non riguarda più solo le Magnifiche 7. Mercati emergenti, europei, mid-cap, industriali, materiali: ci sono utili ovunque con margini ai massimi storici. Il mercato complessivo è in buona forma e non credo che l’economia andrà in recessione. Se non accade, abbiamo l’85% di probabilità di avere un anno positivo. Se gli utili superano il 9%, il rendimento medio del mercato è del 13%. La mia migliore previsione è un altro anno a doppia cifra, ma ci sono modi per andare oltre l’S&P 500 e migliorare quei rendimenti.
COME INVESTIRE IN ETF
Il Pacer Global Cash Cows Dividend ETF (GCOW) è una scelta strategica per la rotazione verso il value, focalizzata su large cap globali con alti free cash flow yield. Per chi preferisce un focus domestico, c’è il Pacer US Cash Cows 100 ETF (COWZ), che applica la disciplina sul cash flow del GCOW al Russell 1000, oppure il VictoryShares Free Cash Flow ETF (VFLO), che aggiunge uno schermo sulla crescita per escludere aziende stagnanti e mitigare il rischio di “value trap”. L’ARK Autonomous Technology & Robotics ETF (ARKQ) è un ETF a gestione attiva orientato verso l'”intelligenza” dell’automazione. Gli investitori che cercano un approccio più “fisico” possono considerare il Themes Humanoid Robotics ETF (BOTT), un fondo passivo che punta sulle aziende che progettano e producono robot fisici, con expense ratio dello 0,35% contro lo 0,75% di ARKQ.
IDEA ALTERNATIVA
Spenderei i 10.000 dollari in un viaggio che sto facendo con mio figlio per fare immersioni subacquee a Nevis. Sarà la mia prima volta e dicono che Nevis sia un posto fantastico per chi si immerge per la prima volta. Ogni anno troviamo una nuova avventura da fare insieme. La stessa cosa la faccio con mia figlia — siamo andati a caccia in Scozia a Craigsanquhar.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria. Leggi il DISCLAIMER completo prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.
21/03/26 Il mercato Riccioli d’Oro è finito. Perché i “Tre Orsi” minacciano ora le Borse.

Fonte: Barron’s, Teresa Rivas, 20 marzo 2026. Traduzione e commento a cura dell’autore, che non detiene posizioni sui titoli citati nell’articolo.
“Goldilocks” — Riccioli d’Oro — era la parola d’ordine del mercato toro degli ultimi anni. Per un lettore americano la metafora è immediata: nella favola dei tre orsi, Riccioli d’Oro assaggia il porridge e trova quello di mamma orsa perfetto — né troppo caldo né troppo freddo. Applicata all’economia, l’immagine è diventata un classico del gergo finanziario anglosassone: crescita solida ma non surriscaldata, inflazione sotto controllo, banche centrali accomodanti. La condizione ideale per chi investe in azioni. In Italia la favola esiste, ma non ha mai attecchito nel lessico economico con la stessa forza; il lettore italiano deve fare uno sforzo in più per collegare la bambina dei capelli ricci alla politica monetaria della Fed. Vale la pena farlo, perché la metafora funziona bene: descrive precisamente quel punto di equilibrio instabile che i mercati hanno goduto per anni e che ora, con il ritorno dei tre orsi, sembra definitivamente perduto.
Tutti e tre i principali indici americani hanno chiuso la settimana in rosso: il Dow Jones Industrial Average ha perso il 2,1%, l’S&P 500 l’1,9% e il Nasdaq Composite il 2,1%. Il Russell 2000 delle piccole capitalizzazioni è sceso dell’1,7%, entrando in territorio di correzione. Non è tanto l’entità delle perdite a preoccupare, quanto la loro persistenza: il Dow è in calo da quattro settimane consecutive, la striscia negativa più lunga degli ultimi tre anni.

Il petrolio come variabile impazzita. Anche se lo Stretto di Hormuz riaprisse domani, ci vorrebbero mesi perché l’offerta globale si riprendesse, mentre pozzi e raffinerie tornano gradualmente a regime. Il prezzo del petrolio, quindi, come la durata stessa del conflitto, continua a salire. Il Brent e il WTI sono aumentati rispettivamente del 55% e del 47% solo nel corso di questo mese.
Prezzi della benzina più alti possono a volte sostenere l’S&P 500: i consumatori riducono i risparmi per mantenere i propri livelli di spesa, e le perdite delle aziende di consumo vengono compensate dai guadagni dei produttori di materie prime. Tuttavia — avverte lo strategist di J.P. Morgan Dubravko Lakos-Bujas — esiste un punto di non ritorno oltre il quale il rialzo del petrolio inizia a lavorare in senso inverso, producendo un impatto negativo sui mercati azionari. Quel punto critico si raggiunge storicamente quando il petrolio schizza del 30% in breve tempo. Siamo già oltre.
La Fed nell’angolo. La guerra con l’Iran non è l’unica fonte di stress. La Federal Reserve, che ha lasciato i tassi invariati dopo la riunione del FOMC di mercoledì, si trova in una situazione scomoda: il rincaro del petrolio potrebbe riaccendere l’inflazione, ma prezzi più alti potrebbero anche frenare la crescita. In teoria, la banca centrale dovrebbe ignorare lo shock e concentrarsi sul sostenere l’economia. In pratica, i mercati dei futures sui fed funds prezzano ora una probabilità maggiore di rialzi che di tagli dei tassi nel corso dell’anno. E c’è una ragione precisa.
“L’aspetto comunicativo di una simile mossa sarebbe devastante”, spiega Warren Pies, co-fondatore di 3Fourteen Research. “La Fed deve essere percepita come guardiana dell’inflazione, altrimenti rischia di essere accusata di aver permesso una spirale incontrollata dei prezzi.”
Nessun porto sicuro. Il quadro si complica ulteriormente perché non ci sono rifugi affidabili. I Treasury hanno subito perdite con il rialzo dei rendimenti: l’ETF iShares 20+ Year Treasury Bond (TLT) ha ceduto l’1,6% nella settimana. L’oro ha registrato il peggior calo settimanale in termini assoluti della sua storia, scendendo del 9,5%: penalizzato dal rafforzamento del dollaro, dalle aspettative di tassi più alti più a lungo e dalle probabili vendite di asset da parte di governi e aziende mediorientali costretti a fare cassa di fronte al rincaro del petrolio. Gli investitori che avevano accumulato oro vengono colpiti anche su altri fronti, e sono costretti a liquidare.
“I principali catalizzatori dell’oro sembrano ora indebolirsi, mentre le quotazioni appaiono estremamente tese”, avverte Will Denyer, capo economista per gli Stati Uniti di Gavekal Research. “È una combinazione pericolosa.”
La maggior parte degli strategist continua a prevedere un S&P 500 in rialzo a fine anno — J.P. Morgan mantiene il target a 7.200 punti, pur avendolo rivisto al ribasso da 7.500 mercoledì scorso — ma con l’indice attualmente a quota 6.506, il percorso verso quel traguardo si fa sempre più ripido. Le Magnifiche Sette hanno perso il 2,6% nella settimana e restano sotto pressione. Il credito privato rimane una fonte di preoccupazione. E gli investitori stanno imparando che il presidente Trump non sempre si tira indietro all’ultimo momento.
Forse è il momento di smettere di credere alle favole.
DISCLAIMER: Il presente articolo è redatto a scopo puramente informativo e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né consulenza finanziaria personalizzata. Si invita il lettore a consultare il DISCLAIMER completo prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.
20/03/24 Da 500 anni Fuggerei mantiene un quartiere grazie alle foreste e come imitarla.

Ad Augusta, in Baviera, esiste un complesso di edilizia popolare fondato nel 1521 che chiede ai suoi 150 inquilini un affitto annuale di 88 centesimi di euro — l’equivalente di un fiorino renano, la valuta dell’epoca — più tre preghiere quotidiane. Si chiama Fuggerei, e porta il nome della famiglia che la fondò: i Fugger, i banchieri più potenti d’Europa nel XV e XVI secolo, finanziatori degli Asburgo, creditori del Vaticano, gestori di una rete di miniere, case commerciali e istituti di credito che non ha avuto eguali prima della nascita del capitalismo moderno.
Bloomberg racconta oggi che i discendenti della famiglia vivono ancora delle rendite dei loro beni, e che quegli stessi beni finanziano ancora la Fuggerei. Ma la cosa davvero straordinaria — quella che non emerge in modo esplicito dall’articolo ma che merita una riflessione separata — è come la fondazione abbia potuto mantenere in vita questa struttura attraverso le guerre napoleoniche, l’inflazione di Weimar che nel 1923 azzerò i risparmi di milioni di tedeschi, i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale che distrussero parte del complesso originale, e la successiva ricostruzione della Germania. Come si sopravvive a tutto questo con un affitto fisso in fiorini rinascimentali?
Il segreto dei 3.200 ettari di foresta
I discendenti Fugger-Babenhausen vivono oggi delle rendite di 3.200 ettari di foresta in Germania, oltre ad altri beni. Quella foresta è la risposta a tutti i cataclismi finanziari degli ultimi due secoli. Vediamo perché.
Durante le guerre napoleoniche (1803-1815), l’Europa fu percorsa da inflazione, requisizioni militari e instabilità monetaria. I titoli di stato e le obbligazioni emesse dai governi dell’epoca persero valore o vennero ripudiati — gli Asburgo dovevano ancora somme astronomiche ai Fugger dal XVI secolo, e non le hanno mai restituite. La foresta continuava a crescere, indifferente alle battaglie di Austerlitz e Waterloo.
Nel 1923 la Germania visse l’iperinflazione più devastante della storia moderna: in pochi mesi un chilo di pane passò da pochi pfennig a miliardi di marchi. I risparmi di una vita evaporarono nel giro di settimane. Chi aveva obbligazioni, depositi bancari o affitti denominati in marchi perse tutto. Chi aveva foresta, invece, aveva ancora alberi — e gli alberi non si svalutano. Il legname poteva essere venduto a prezzi di mercato, adeguati alla nuova realtà monetaria.
La Seconda Guerra Mondiale portò i bombardamenti alleati su Augusta nel febbraio 1944, che distrussero gran parte della Fuggerei originale. Il complesso fu ricostruito pietra su pietra dopo la guerra — finanziato, ancora una volta, dalle rendite forestali. Il marco tedesco del dopoguerra valeva una frazione di quello prebellico, ma la foresta aveva continuato a crescere anche durante il conflitto.
ETF UCITS per l’investitore italiano: l’offerta è quasi nulla
Prima di elencare strumenti, una precisazione importante per il lettore italiano: gli ETF domiciliati negli USA (come il WOOD americano o il CUT di Invesco) non sono UCITS e non sono acquistabili tramite la maggior parte dei broker italiani. Anche quando tecnicamente accessibili, la loro tassazione è sfavorevole rispetto ai fondi armonizzati europei — vengono trattati come redditi diversi invece che come redditi di capitale, con conseguenze significative sulla compensazione delle minusvalenze. Vanno evitati.
Il problema è che nell’universo UCITS la scelta sulla forestry è quasi inesistente. Esiste di fatto un solo ETF:
iShares Global Timber & Forestry UCITS ETF
ISIN: IE00B27YCF74 | Ticker: WOOD (Borsa Italiana, Xetra, LSE) | TER: 0,65% | AUM: ~€86M | Domicilio: Irlanda | Replica: fisica | Distribuzione: semestrale
Lanciato nel 2007 da BlackRock, replica l’indice S&P Global Timber & Forestry, composto dalle 25 maggiori società mondiali del settore. Le prime posizioni sono tipicamente Weyerhaeuser, West Fraser Timber, Rayonier, SCA e Holmen — esattamente le azioni singole descritte nel blocco precedente. È quotato su Borsa Italiana con ticker WOOD, accessibile da qualsiasi broker italiano. Il patrimonio di 86 milioni di euro è esiguo — lo spread può essere elevato nelle fasi di scarsa liquidità — ma è il veicolo UCITS più semplice per avere esposizione immediata all’intera asset class in un’unica transazione.
Esiste anche una versione con ISIN DE000A0NA0H3 (ticker IQQW su Xetra), tecnicamente lo stesso fondo con classe di azioni diversa — stesso gestore, stesso indice, stesso TER. Verificare con il proprio broker quale delle due classi sia disponibile.
Non esistono altri ETF UCITS puri sulla forestry. Chi cerca un’alternativa deve necessariamente passare alle azioni singole descritte nel blocco precedente, o accettare un’esposizione indiretta tramite ETF tematici più ampi come quelli sulle risorse naturali o sull’agricoltura, dove il timber è una componente minoritaria.
Come investire nelle foreste oggi: singole azioni per mercato
Oltre agli ETF già citati nel blocco precedente, chi vuole un’esposizione più diretta può scegliere singole azioni quotate. Il mercato è dominato da tre geografie: Stati Uniti (Timber REIT), Canada (produttori integrati di lumber) e Svezia (grandi gruppi forestali con proprietà fondiaria significativa). Sono tre storie molto diverse per modello di business e profilo di rischio.
🇺🇸 Stati Uniti — Timber REIT
Weyerhaeuser (WY — NYSE) — ISIN US9621661043. Il più grande Timber REIT americano con circa 10 milioni di acri di foresta negli USA (Oregon, Washington, Sud-Est). Prima holding dell’ETF WOOD con peso ~8%. Genera ricavi da legname, prodotti del legno e real estate. Dividendo significativo con struttura REIT (obbligo di distribuire il 90% del reddito imponibile). È l’esposizione più pura e liquida alla proprietà forestale quotata americana.
Rayonier (RYN — NYSE) — ISIN US7549071030. Secondo grande Timber REIT, con oltre 4,2 milioni di acri post-fusione con PotlatchDeltic completata a gennaio 2026, distribuiti in 11 stati americani tra il Pacifico Nord-Ovest e il Sud. Include sei impianti di produzione di legname. Orientato maggiormente alla produzione di fibra di legno per carta e packaging.
UFP Industries (UFPI — NASDAQ) — ISIN US90278Q1031. Non è un Timber REIT ma un produttore integrato di prodotti in legno per i segmenti retail (Home Depot, Lowe’s), costruzioni e imballaggi industriali. Meno puro sulla proprietà forestale, ma con margini più stabili perché meno esposto alle oscillazioni del prezzo del legname grezzo.
🇨🇦 Canada — produttori integrati
Il settore del lumber canadese ha attraversato anni difficili: prezzi deboli, costi elevati, tariffe USA sui prodotti canadesi (i dazi antidumping hanno raggiunto livelli significativi) e incendi boschivi che hanno ridotto la produzione. La maggior parte dei grandi produttori ha riportato perdite nel 2023-2024. I titoli trattano mediamente a 0,6-0,7 volte il valore contabile — storicamente un punto di ingresso interessante per chi ha un orizzonte lungo. Il rimbalzo dei prezzi del legname e la ripresa dell’edilizia potrebbero essere i catalizzatori.
West Fraser Timber (WFG — NYSE e TSX) — ISIN CA9528451052. Il più grande produttore mondiale di lumber per capacità produttiva: 33 segherie, 13 impianti OSB, sei impianti di energia rinnovabile. Presenza in Nord America ed Europa. Non possiede foreste proprie — acquista il legname — ma la sua scala lo rende il benchmark del settore. Quotato sia a New York (WFG) che a Toronto, accessibile da qualsiasi broker.
Canfor (CFP — TSX) — ISIN CA1379991030. Secondo grande produttore canadese, con operazioni in British Columbia, Alberta, Sud degli USA e — notizia recente — in fase di acquisizione di tre segherie svedesi dal gruppo Karl Hedin. A operazione completata, il mix sarà circa 35% USA Sud, 35% Svezia e 30% Canada Occidentale: una diversificazione geografica significativa che riduce l’esposizione ai dazi USA sul lumber canadese. Non quotato su NYSE — solo TSX, accessibile via broker con accesso ai mercati canadesi (Interactive Brokers, Saxo).
Interfor (IFP — TSX) — ISIN CA45900T1003. Uno dei produttori canadesi più dinamici per crescita tramite acquisizioni. Opera in Canada, USA, Giappone e altri mercati di esportazione. Il 60% dei ricavi viene dagli USA. Ha pagato cumulativamente oltre 600 milioni di dollari di dazi antidumping al marzo 2025 — un peso significativo che penalizza il titolo ma che potrebbe essere revertito in caso di accordo commerciale USA-Canada. Solo TSX.
Acadian Timber (ADN — TSX) — ISIN CA00432Q1081. Il più puro tra i titoli canadesi sulla proprietà fondiaria: gestisce circa 1,1 milioni di acri di foresta propria nel New Brunswick e nel Maine (USA), più servizi su altri 1,3 milioni di acri. È la versione canadese del concetto Fugger — terra reale, rendita reale. Capitalizzazione di circa 200 milioni di dollari, micro-cap, bassa liquidità. Paga dividendi significativi. Non è per i grandi movimenti ma per chi vuole l’esposizione più diretta alla terra forestale quotata in Nord America.
🇸🇪 Svezia — i grandi gruppi nordici
La Svezia è uno dei paesi più boscosi del mondo — le foreste coprono circa il 70% del territorio nazionale — e ospita alcuni dei più grandi gruppi forestali quotati d’Europa. La caratteristica distintiva dei gruppi svedesi è che possiedono terra: non solo producono, ma gestiscono milioni di ettari propri, il che li avvicina molto di più alla logica dei Fugger rispetto ai produttori canadesi che acquistano il legname sul mercato.
SCA (SCA-B — Nasdaq Stockholm) — ISIN SE0000112724. Svenska Cellulosa Aktiebolaget è il più grande proprietario privato di foreste in Europa con circa 2,6 milioni di ettari in Svezia. Produce legname, carta, packaging e prodotti forestali. La proprietà fondiaria è il cuore della valutazione: come per i Fugger, gli alberi crescono indipendentemente dai cicli economici. Accessibile via broker con accesso ai mercati nordici (Interactive Brokers, Nordnet, Saxo).
Holmen (HOLM-B — Nasdaq Stockholm) — ISIN SE0011166933. Gruppo diversificato con foreste proprie (circa 1,3 milioni di ettari), produzione di legname, carta e cartone, ed energia idroelettrica. Il segmento foresta contribuisce in modo stabile agli utili indipendentemente dai cicli della carta. Dividendo consistente. Più difensivo di SCA, meno puro sulla forestry.
Stora Enso (STERV — Nasdaq Helsinki; STE-A — Nasdaq Stockholm) — ISIN FI0009005961. Gruppo finlandese-svedese con operazioni in packaging, biomateriali, costruzioni in legno e carta. La notizia più rilevante per gli investitori forestali: Stora Enso ha deciso di separare i propri asset forestali svedesi in una nuova società quotata autonoma, che diventerebbe la più grande azienda pure-play forestale quotata in Europa con oltre 1,2 milioni di ettari di foresta in Svezia e un fair value stimato a circa 5,7 miliardi di euro. Lo spin-off dovrebbe essere annunciato nella seconda metà del 2026 e completato nella prima metà del 2027. Chi compra Stora Enso oggi compra implicitamente anche questa opzione.
Billerud (BILL — Nasdaq Stockholm) — ISIN SE0015811559. Più orientato al packaging sostenibile che alla proprietà forestale pura. Produce carta e cartone da fibra vergine per imballaggi primari — area in crescita strutturale per la sostituzione della plastica. Meno esposto alle oscillazioni del prezzo del legname, più esposto alla domanda di packaging sostenibile.
Tabella di sintesi — singole azioni
| Società | Ticker | Mercato | Modello | Acc. IT | Focus |
|---|---|---|---|---|---|
| Weyerhaeuser | WY | NYSE | Timber REIT | ✅ | 10M acri USA — il più puro |
| Rayonier | RYN | NYSE | Timber REIT | ✅ | 4,2M acri post-fusione PCH |
| UFP Industries | UFPI | NASDAQ | Produttore | ✅ | Prodotti legno retail/costruzioni |
| West Fraser Timber | WFG | NYSE / TSX | Produttore | ✅ | Più grande produttore mondiale lumber |
| Canfor | CFP | TSX | Produttore | ⚠️ | In acquisizione segherie svedesi |
| Interfor | IFP | TSX | Produttore | ⚠️ | Crescita per acquisizioni — esposto ai dazi |
| Acadian Timber | ADN | TSX | Proprietà fondiaria | ⚠️ | Il più puro canadese — micro-cap illiquido |
| SCA | SCA-B | Nasdaq Stockholm | Proprietà + prod. | ⚠️ | 2,6M ha — più grande proprietario privato UE |
| Holmen | HOLM-B | Nasdaq Stockholm | Diversificato | ⚠️ | Foresta + carta + idroelettrico |
| Stora Enso | STERV / STE-A | Helsinki / Stockholm | Diversificato | ⚠️ | Spin-off forestale atteso 2027 — €5,7Mld |
| Billerud | BILL | Nasdaq Stockholm | Packaging | ⚠️ | Sostituzione plastica — meno forestry pura |
✅ = accessibile da broker italiani standard con accesso NYSE/NASDAQ. ⚠️ = richiede broker con accesso ai mercati canadesi o nordici (Interactive Brokers, Saxo, Nordnet). Dati marzo 2026.
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