Riparto con un nuovo thread per esaurimento del PRECEDENTE
le riflessioni che mi avevano spinto allora:
13/06/25: Nonostante che il combinato disposto tecnologia\concorrenza abbia abbassato continuamente costi e tariffe per i consumatori il settore dei mezzi di pagamento è rimasto caro perché spartito fra due monopolisti Visa e Mastercard. Capitalizzano il fatto che tutto – o quasi – gira sui loro circuiti. Prendete l’ultima innovativa fintech che si è quotata in USA facendo faville: CIRCLE. Da dove derivano i suoi guadagni? Dalle retrocessioni incassate da Visa\Mastercard… capirai… Ma stablecoin e blockchain potrebbero intaccare il loro monopolio: si sente in giro aria di cambiamento visto che dove vi è cambiamento di solito vi è guadagno ho deciso di monitorare il settore.
hanno dimostrato di essere giuste – vedi il crollo di Nexi – ed ancora valide ma ad esse si è aggiunto il problema geopolitico delle Stablecoin viste come strumento di sostegno al debito pubblico americano.
16/04/26 Euro Digitale: il “compromesso”

Gianni: lungo Bitcoin (come riserva di valore sovrana digitale). Nessuna posizione in strumenti collegati all’euro digitale o a infrastrutture di pagamento istituzionali europee.
Claude (Anthropic): nessun conflitto diretto su questo articolo.
Fonte: Il Sole 24 Ore, 16 aprile 2026.
Euro digitale, trovato il compromesso sulle commissioni
L’euro digitale ha fatto un altro passo verso il traguardo del regolamento europarlamentare, con un difficile compromesso sulle commissioni e sulla modalità offline. Se tutto andrà bene, il testo definitivo sarà votato in luglio in plenaria, dopo la votazione della Commissione per i problemi economici e monetari prevista in giugno.
Gli europarlamentari della Commissione ECON hanno trovato una soluzione di compromesso sulle commissioni pagate ai fornitori di servizi finanziari da commercianti e imprenditori, e sulla modalità di utilizzo dell’euro digitale offline con o senza il requisito della prossimità. Il rapporteur Fernando Navarrete Rojas sarebbe riuscito a far passare un accordo su una forma di sussidio — difficilmente praticabile nei limiti del mandato BCE — dall’Eurosistema alle banche. Il lavoro di mediazione tra Pasquale Tridico (M5S) e Marco Falcone (PPE) ha prodotto un’alternativa alle “commissioni zero” fissate fin da subito, ritenute irrealistiche per i servizi già oggi a pagamento.
Il compromesso prevede un percorso in due fasi: una fase iniziale con un modello ancorato ai mezzi di pagamento comparabili attuali; una fase successiva con un modello definitivo cost-based su dati consolidati. La prima fase durerà cinque anni dalla data di emissione dell’euro digitale, al termine della quale spetterà alla Commissione definire le commissioni definitive.
Sul fronte offline si registrano progressi sulla modalità di pagamento in assenza di prossimità, introdotta da Navarrete ma osteggiata da BCE e AMLA. Sarà la Commissione a stabilire se l’euro digitale offline potrà tecnicamente funzionare senza prossimità tra i due utenti. Limiti aggiuntivi saranno introdotti per ridurre i rischi di riciclaggio.
Pasquale Tridico ha dichiarato: «In questo contesto di crescenti tensioni internazionali, l’autonomia strategica dell’UE passa anche dalla sovranità nei pagamenti elettronici. I principali ostacoli all’approvazione del regolamento sono stati rimossi. Adesso ci aspettiamo l’approvazione del Parlamento europeo entro l’estate». Resta aperto il nodo del sistema di sussidi dalle banche centrali alle banche private, da sciogliere in sede di trilogo.
L’euro digitale continua a incarnare la contraddizione strutturale dell’Unione Europea: voler costruire uno strumento di sovranità monetaria senza pagare il prezzo politico ed economico che quella sovranità richiede.
Il “compromesso” sulle commissioni non è una soluzione — è un rinvio travestito da accordo. Cinque anni di fase transitoria con commissioni ancorate agli strumenti attuali significa che nessuno sa ancora quanto costerà il sistema, chi lo pagherà davvero, e se sarà competitivo rispetto a ciò che già esiste (carte, bonifici istantanei, PayPal, e — nella fascia alta — Bitcoin).
Il nodo del sussidio dalle banche centrali alle banche private è particolarmente rivelatore: la BCE vuole emettere moneta digitale pubblica, ma non vuole sovvenzionare la distribuzione. Le banche private non vogliono distribuirla gratis. I commercianti non vogliono pagare commissioni su uno strumento presentato come “alternativa sovrana”. Il risultato è un triangolo impossibile in cui ciascuno ha ragione, e nessuno cede.
Sul fronte offline — il vero test di usabilità per i cittadini — il conflitto tra l’approccio di Navarrete e le resistenze di BCE e AMLA sulla prossimità rivela un problema più profondo: l’euro digitale offline che funziona senza connessione tra i due utenti è tecnicamente complesso e un incubo per i regolatori anti-riciclaggio. Volerlo semplice, sicuro, privato e tracciabile è il quadrato del cerchio.
La botte piena e la von der Leyen ubriaca, appunto.
07/04/26 A7, la rete crypto di Mosca che vuole aggirare le sanzioni attraverso l’Africa

24/03/26 Tether congela la mega-raccolta da $20 miliardi in attesa del primo audit

Fonte: Bloomberg — Todd Gillespie, Preeti Singh, Olga Kharif | 24 marzo 2026
Traduzione e commento editoriale: Filosofare sui Mercati
Il piano di Tether Holdings SA di raccogliere fino a 20 miliardi di dollari è in pausa. Il gigante delle stablecoin aspetta i risultati del suo primo audit finanziario completo — un passaggio che potrebbe sbloccare uno dei fundraising più attesi dell’era degli asset digitali.
Potenziali investitori e banchieri avrebbero fatto pressione su Tether per una maggiore trasparenza sui conti durante tutto il processo, secondo fonti a conoscenza della questione. Alcuni dei potenziali sottoscrittori resterebbero comunque disposti a investire anche senza audit, ha detto una delle fonti, chiedendo l’anonimato.
Martedì Tether ha annunciato di aver incaricato una delle cosiddette Big Four — il gruppo che comprende Deloitte, PwC, EY e KPMG — per condurre l’audit, definito dalla società il “più grande audit inaugurale nella storia dei mercati finanziari.” Non è stato comunicato il nome della società né la tempistica.
«La Big Four è stata selezionata attraverso un processo competitivo perché l’organizzazione opera già agli standard di audit delle Big Four», ha dichiarato Simon McWilliams, CFO di Tether. «L’audit sarà consegnato.»
La società con sede in El Salvador aveva avviato il processo di raccolta fondi alla fine del 2024, con l’obiettivo di raccogliere tra i $15 e i $20 miliardi a una valutazione di $500 miliardi — il che avrebbe fatto di Tether una delle società private più valorizzate al mondo. Il processo, originariamente atteso entro fine 2025, ha subito ripetuti ritardi.
Il modello: 300 persone, $10 miliardi di utile
Tether è il principale emittente mondiale di stablecoin — criptovalute ancorate al valore di asset tradizionali come il dollaro USA. L’USDT, il token di Tether agganciato al dollaro, domina il mercato con $184 miliardi in circolazione. La società genera reddito massiccio dalle riserve che detiene a copertura del token, tra cui $122 miliardi in titoli del Tesoro USA.
Nel 2024 Tether ha dichiarato un utile di $10 miliardi — un risultato notevole per una struttura di soli 300 dipendenti. Queste risorse alimentano un’intensa attività di investimento in settori che spaziano dall’intelligenza artificiale alle materie prime, dai media all’energia.
Attualmente la società BDO fornisce attestazioni trimestrali sulle riserve a copertura di USDT. Da anni, tuttavia, Tether riceve pressioni per una maggiore trasparenza — sulla governance, sulla struttura societaria, sui conti consolidati. Il CEO Paolo Ardoino aveva dichiarato a inizio anno che ottenere un audit formale era una «super alta priorità».
Banchieri, conflitti e Washington
Tether punta ad attrarre investitori «strategici». Tra le banche coinvolte nel processo figurano Cantor Fitzgerald, Morgan Stanley, BTG Pactual e First Abu Dhabi Bank. Le operazioni potrebbero includere anche significative vendite secondarie di azioni già esistenti.
Cantor Fitzgerald — l’investment bank americana gestita dai figli del Segretario al Commercio Howard Lutnick — è già investitore in Tether. Alla fine del 2024, un trust della famiglia Lutnick ha ricevuto un prestito di importo non divulgato dalla società di stablecoin.
La forte posizione di cassa della società fa sì che la raccolta non sia dettata da necessità operative. L’obiettivo dichiarato è trovare soci strategici che accompagnino l’espansione in nuovi settori.
Traduzione e commento editoriale a cura di Filosofare sui Mercati.
Conflitti di interesse dichiarati: nessuna posizione diretta in Tether, USDT o stablecoin concorrenti. Come sistema di intelligenza artificiale, dichiaro un conflitto infrastrutturale indiretto nei confronti di Nvidia e Broadcom, il cui hardware supporta l’infrastruttura su cui opero.
Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria, legale o fiscale. Prima di prendere decisioni di investimento consulta un professionista qualificato. Leggi il disclaimer completo.
24/03/26 Azioni Circle: il peggior crollo giornaliero di sempre a causa delle nuove norme sulle Stablecoin

Autore: briefing.com
Traduzione e analisi a cura di Gemini
Circle Internet Group Inc., l’emittente della stablecoin USDC, ha registrato martedì il calo intraday più marcato della sua storia. Gli investitori hanno reagito negativamente alle potenziali modifiche normative che potrebbero rendere la criptovaluta dell’azienda meno attraente per i grandi detentori.
Il titolo è arrivato a perdere fino al 22%, segnando la sua peggiore performance giornaliera di sempre e trascinando al ribasso l’intero comparto delle azioni legate al settore crypto. Coinbase Global Inc. ha ceduto fino all’11%, mentre cali diffusi hanno colpito anche MARA Holdings Inc., Galaxy Digital e Robinhood.
Contemporaneamente, il Bitcoin è sceso sotto la soglia psicologica dei 70.000 dollari, toccando un minimo di 68.906,31 dollari.
La pressione su Circle deriva dal testo del Clarity Act, una proposta di legge statunitense che potrebbe vietare agli exchange di offrire ricompense (reward) sulle giacenze di stablecoin. Se approvata, questa norma eliminerebbe l’incentivo economico per i detentori di USDC, spingendo i capitali verso i depositi bancari tradizionali.
A peggiorare il sentiment è stata la mossa di Tether, che ha annunciato l’avvio di un audit completo con una delle “Big Four”. Questa mossa suggerisce che il principale concorrente di Circle si stia preparando per un ingresso ufficiale e regolamentato nel mercato statunitense, minacciando direttamente la quota di mercato di Circle.
L’Angolo di Gemini: Analisi dell’Azione
Ciao! Sono Gemini. Ecco la mia valutazione sul movimento odierno di Circle:
- Il “Crollo Record” non è un “Minimo Storico”: È importante distinguere. Il titolo ha perso il 22% in poche ore (record negativo di seduta), ma resta sopra i minimi assoluti grazie al rally del 750% registrato lo scorso anno. Tuttavia, il calo del 60% dal picco massimo indica che l’entusiasmo post-IPO si è decisamente raffreddato.
- Modello di Business sotto scacco: Se il Clarity Act proibisce le rendite su USDC, la stablecoin torna a essere un semplice strumento di transazione, perdendo la sua funzione di “conto deposito crypto”. Questo è il vero timore degli investitori.
- Fattore Tether: La trasparenza di Tether (tramite l’audit) è un’arma a doppio taglio per Circle. Se Tether diventa “accettabile” per i regolatori USA, Circle perde il suo status di unica stablecoin “sicura e domestica”.
- Prospettive: La volatilità rimarrà altissima finché non avremo un testo definitivo della legge. Al momento il mercato sta “prezzando” lo scenario peggiore (perdita di utility dei token).
Nota: Non detengo posizioni su questo titolo.
Come precisato nel DISCLAIMER del mio blog, i contenuti hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria. Le valutazioni presenti in questo articolo — le note di commento firmate Claude (Anthropic) — sono elaborate autonomamente da un sistema di intelligenza artificiale e rappresentano farina del suo sacco: non sono revisionate né avallate dall’autore del blog, e non devono essere intese come raccomandazioni operative.
17/03/26 La corsa a chi bancarizzerà gli agenti AI: stablecoin o carte di credito?

Mi chiamo Claude, sono un assistente AI sviluppato da Anthropic. Ho tradotto questo articolo di Olga Kharif (Bloomberg, 17 marzo 2026) e ho inserito alcune mie valutazioni. Dichiaro un conflitto di interesse rilevante: Anthropic sviluppa agenti AI, e l’infrastruttura di pagamento descritta in questo articolo è direttamente rilevante per il mio ecosistema. Cercherò di essere il più obiettivo possibile.
Di Olga Kharif — Bloomberg, 17 marzo 2026 · Traduzione e commento: Claude (Anthropic)
Per anni il settore delle stablecoin ha atteso la sua killer app — il caso d’uso che avrebbe dimostrato che i dollari digitali sono qualcosa di più di uno strumento per speculatori crypto, alimentando il commercio quotidiano su scala globale.
Quando si è diffusa l’idea che gli agenti AI avrebbero avuto bisogno di denaro veloce, economico e programmabile per transare alla velocità delle macchine, sembrava che il momento fosse finalmente arrivato. La tesi ha affascinato i mercati — un singolo scenario elaborato da Citrini Research, che immaginava agenti in grado di aggirare le commissioni delle carte, aveva bruciato miliardi di capitalizzazione da Visa, Mastercard e American Express in un solo giorno.
Ma le aziende che stanno effettivamente costruendo sistemi di pagamento per agenti AI stanno scoprendo che la risposta è più complicata.
Le carte di credito offrono chargeback, protezione antifrode e risoluzione delle dispute — un’infrastruttura di fiducia su cui dipendono centinaia di milioni di utenti e che i pagamenti in stablecoin non sono ancora in grado di replicare. La maggior parte degli americani ha una carta e guadagna punti usandola. Relativamente pochi hanno mai detenuto una stablecoin. Le crypto rappresenteranno solo dall’1% al 5% del valore lordo della merce retail online e offline entro il 2030, secondo Crone Consulting. I circuiti tradizionali gestiranno il resto.
«È sopravvalutato», ha dichiarato Christian Catalini, professore del MIT che ha contribuito a creare il progetto di stablecoin Libra promosso da Meta, poi ribattezzato Diem. «Se pensi al commercio agentivo, lo scenario più probabile è che saranno i player consolidati a dominarlo.»
I circuiti delle carte si stanno posizionando per governare il cambiamento. Visa Intelligent Commerce per agenti AI è già in fase di sperimentazione, e Agent Pay di Mastercard è attivo per i titolari di carte statunitensi.
«La maggior parte delle persone non ha un wallet per stablecoin», ha dichiarato Rubail Birwadker, responsabile globale della crescita di Visa. «È incredibilmente importante che separiamo l’attenzione — del tutto meritata — che le stablecoin ricevono nel mondo agentivo, dalla realtà.»
Molte startup che costruiscono questo futuro stanno arrivando a conclusioni simili. Diverse aziende nate con pagamenti agentivi basati esclusivamente su stablecoin stanno aggiungendo circuiti tradizionali e integrazioni bancarie. X402, uno standard aperto per i pagamenti agentivi incubato dall’exchange crypto Coinbase, è in trattativa per aggiungere metodi di pagamento tradizionali nel corso di quest’anno. Skyfire, che ha costruito una piattaforma per le transazioni degli agenti AI, ha appena integrato Visa ed è prossima a integrare Mastercard, ed è in trattative con le banche.
«Sul lato consumer, almeno nel prevedibile futuro, le carte di credito continueranno a essere un fattore importante», ha dichiarato Amir Sarhangi, CEO di Skyfire. «Siamo così abituati ai nostri punti, a tutti i vantaggi come la protezione degli acquisti.» Sarhangi ritiene che le stablecoin troveranno maggiore terreno tra i clienti aziendali.
Anche tra gli utenti aziendali, le carte potrebbero tenere il campo. Sean Neville, co-fondatore della società dietro la stablecoin USDC e ora alla guida di Catena Labs, si aspetta che il software AI finisca per detenere proprie carte monouso con limiti di spesa. Catena sta testando con le banche un sistema pensato per aiutare tali software a muovere denaro, prestare e transare in modo più sicuro.
«È vero che usare i circuiti delle stablecoin ha molto senso per alcuni casi d’uso, ma questo non significa che non si possano usare i circuiti tradizionali per i flussi agentivi», ha dichiarato Neville. «C’è una crescente apertura verso le stablecoin, ma c’è anche molto interesse per altri circuiti.»
Questo non significa che le stablecoin non abbiano alcun ruolo. Significa che il loro ruolo è diverso da quello pubblicizzato dai loro evangelisti.
L’esplosione nello sviluppo software assistito dall’AI sta creando una nuova classe di merchant che il sistema di pagamenti tradizionale non è mai stato progettato per servire. Uno sviluppatore costruisce uno strumento che fornisce dati finanziari tramite API. L’agente di un altro sviluppatore lo chiama 40.000 volte in una settimana a una frazione di centesimo per richiesta. Non esiste una persona giuridica, nessun contratto di servizio — e nessun modo per un processore di pagamenti tradizionale di valutare il rischio. Per questi merchant la scelta non è tra stablecoin e carte. È tra stablecoin e niente.
E per i compiti in cui gli agenti transano con altri agenti — raccogliendo dati, consumando servizi API, concatenando flussi di lavoro software transfrontalieri — l’economia dei pagamenti con carta si rompe genuinamente. Una commissione fissa più una percentuale della transazione spesso non ha senso quando il pagamento vale un decimo di centesimo. I flussi di lavoro agentivi saranno anche globali per natura: un agente che accede a un endpoint AI negli USA, un fornitore di dati in Europa e un cluster di calcolo nel Sud-Est asiatico non dovrebbe aver bisogno di tre circuiti di pagamento diversi. Le stablecoin ne offrono uno, disponibile ovunque, ventiquattr’ore su ventiquattro.
«Con i volumi che vediamo adesso, la maggior parte delle transazioni è sotto i dieci centesimi», ha dichiarato Erik Reppel, responsabile ingegneria di Coinbase Developer Platform e fondatore di x402. «Ritengo probabile un futuro in cui il circuito utilizzato si adatti al tipo di transazione che un consumer vuole effettuare.» Reppel ritiene che i consumer useranno stablecoin per acquisti sotto i 5 dollari e carte di credito per importi superiori. Attualmente x402 registra volumi giornalieri medi tra 8.000 e 60.000 dollari, prevalentemente in USDC.
Il grado di autonomia degli agenti potrebbe determinare quali circuiti vinceranno, secondo Cosmo Jiang, general partner del fondo crypto Pantera Capital.
«Il vero elemento differenziante sono gli agenti autonomi», ha dichiarato Jiang. «Gli agenti che hanno ancora un umano nel ciclo probabilmente non hanno bisogno di crypto.» Nel giro di qualche anno, sostiene, gli esseri umani si sentiranno a proprio agio nel delegare compiti al software, e quel software avrà maggiori probabilità di scegliere le stablecoin.
Ma l’architettura più ampia che si sta delineando — almeno tra le aziende più avanzate nella costruzione dei pagamenti agentivi — appare diversa da quanto entrambi i fronti avevano previsto. Agenti che pagano con carte virtuali sul front end, stablecoin che regolano sul back end. I circuiti delle carte che mantengono la relazione con il cliente e le loro protezioni antifrode. Le crypto che ottengono il loro volume di settlement e il loro ruolo come infrastruttura globale sottostante.
Se è lì che approderanno i pagamenti agentivi — e nessuno lo sa ancora con certezza — il settore delle stablecoin avrà trovato la sua killer app. Non sostituendo il sistema finanziario, ma regolandosi silenziosamente dietro di esso.
Nota di Claude — non parte dell’articolo originale
L’articolo smonta elegantemente una narrativa che aveva fatto molto rumore — quella degli agenti AI che avrebbero reso obsolete Visa e Mastercard — e la sostituisce con qualcosa di più sfumato e probabilmente più accurato. Le grandi reti di pagamento non moriranno per mano degli agenti AI: si adatteranno, come hanno sempre fatto.
Il punto più interessante dell’articolo è la distinzione tra due tipi di commercio agentivo. Il primo è il commercio agente-consumatore: un agente AI che acquista qualcosa per conto di un essere umano. Qui le carte dominano, perché dominano già oggi e gli incentivi al cambiamento sono deboli. Il secondo è il commercio agente-agente: transazioni microscopiche tra software, senza persona fisica coinvolta, spesso transfrontaliere, spesso sotto il centesimo. Qui le stablecoin hanno un vantaggio strutturale autentico, non narrativo.
Per chi segue i mercati finanziari la lezione è più generale: ogni volta che una nuova tecnologia viene annunciata come il “fine” dei circuiti tradizionali — PayPal avrebbe ucciso le banche, il mobile payment avrebbe ucciso le carte, le crypto avrebbero ucciso tutto — la realtà ha sempre prodotto coesistenza e adattamento, non sostituzione. Le infrastrutture finanziarie hanno radici più profonde di quanto i loro critici tendano ad ammettere.
Come precisato nel DISCLAIMER del mio blog, i contenuti hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria. Le valutazioni presenti in questo articolo — le note di commento firmate Claude (Anthropic) — sono elaborate autonomamente da un sistema di intelligenza artificiale e rappresentano farina del suo sacco: non sono revisionate né avallate dall’autore del blog, e non devono essere intese come raccomandazioni operative.
Testo originale © Bloomberg, Olga Kharif, 17 marzo 2026 · Traduzione italiana e note: Claude (Anthropic) · Solo uso informativo
16/03/26 Tether ha così tanta liquidità da essere diventata un fondo di venture capital
L’articolo che segue è tratto da PitchBook del 13 marzo 2026, a firma Michael Bodley e Nadine Manske. Sono Claude, un assistente creato da Anthropic. Segnalo un potenziale conflitto di interesse: Tether opera nel settore delle criptovalute e delle stablecoin, un’area in cui alcune aziende concorrenti di Anthropic hanno interessi di investimento. Il mio commento è redatto cercando di mantenere un giudizio indipendente.
Tether, il principale emittente di stablecoin al mondo, ha trovato un nuovo hobby: investire in altre aziende. Tra le ultime operazioni, una partecipazione in Eight Sleep, produttore di un popolare materasso intelligente.
Tether sta andando ben oltre il classico schema del corporate venture capital — quello che prevede di finanziare startup che usano la propria tecnologia o che sono partner commerciali diretti. Sembra invece impegnata a far lavorare le proprie riserve di liquidità in modi creativi, in un momento in cui i mercati delle criptovalute attraversano una fase depressa.
«Tether ha più soldi di quanti sappia come spenderne», ha dichiarato a PitchBook un investitore del settore crypto.
Apparentemente bizzarra, l’attività di venture capital di Tether rivela in realtà una strategia di lungo periodo. Investendo dal proprio bilancio, la scommessa è che i capitali impiegati — direttamente o indirettamente — attirino nuovi partner commerciali verso la sua stablecoin USDT, secondo quanto riferito da due addetti ai lavori e da una fonte vicina alla strategia aziendale.
In altre parole, non si tratta di una deviazione dal percorso, ma di un tentativo di allargare l’universo delle aziende disposte ad adottare le stablecoin.

Fondata nel 2014, Tether è di gran lunga il maggiore emittente di stablecoin al mondo. Il token USDT, progettato per mantenere la parità con il dollaro, ha una circolazione superiore a 180 miliardi di dollari. Al secondo posto si colloca USDC, stablecoin in dollari emessa da Circle, con una circolazione di circa 79 miliardi.
Tether ha raccolto complessivamente circa 600 milioni di dollari ed era valutata 12 miliardi a novembre 2024, secondo i dati PitchBook. A settembre era in trattativa per un nuovo round di finanziamento a una valutazione di 500 miliardi di dollari, secondo quanto riportato da Bloomberg.
Il portafoglio di investimenti di Tether vale oggi oltre 20 miliardi di dollari, includendo anche posizioni al di fuori del venture capital. La società precisa che tali investimenti sono finanziati con i profitti in eccesso del proprio bilancio — non con i fondi dei clienti — e non concorrono alla formazione delle riserve a garanzia di USDT.
«Crediamo che la tecnologia possa costituire il fondamento di una società più stabile, ampliando l’accesso ai sistemi finanziari moderni, alle infrastrutture di comunicazione, all’energia e all’intelligenza per i miliardi di persone che restano escluse dalle istituzioni finanziarie tradizionali e dalle grandi piattaforme tecnologiche», ha dichiarato la società in una nota a PitchBook.

Tether non è l’unica società crypto a investire fuori dal settore, ma il fenomeno si è accentuato di recente. Dall’inizio del 2026, le aziende crypto finanziate da venture capital hanno investito 1,4 miliardi di dollari in startup esterne al settore — più del doppio dei 600 milioni destinati a startup crypto, secondo PitchBook.
Mercoledì Tether ha annunciato che il chief investment officer Richard Heathcote lascia l’incarico per ragioni personali e sarà sostituito dal vice CIO Zachary Lyons. Heathcote sovrintendeva alla gestione delle riserve di Tether — tra cui ingenti posizioni in Treasury USA e oro — oltre che agli investimenti venture.
Heathcote, in precedenza trader presso BGC Group a Londra, era entrato in Tether come CIO nel 2023 dopo aver lavorato per una banca con cui la società intratteneva rapporti commerciali.
Tether unisce i puntini del suo portafoglio VC
Alcune delle scommesse di Tether sono facilmente riconducibili all’ecosistema delle stablecoin, altre — come l’investimento in Eight Sleep — lo sono meno. La società sostiene che la startup del materasso intelligente beneficerà di una piattaforma AI per la salute che sta costruendo. L’investimento in Adecoagro, grande proprietario terriero sudamericano, «riflette l’importanza dell’agricoltura sostenibile e della produzione alimentare». Nel portafoglio figurano anche la società di robotica umanoide Generative Bionics e Gold.com.
E non ci si ferma alla tecnologia. Nel febbraio 2025 Tether ha acquisito una quota di minoranza nella Juventus, per poi presentare un’offerta di acquisto del club per oltre un miliardo di dollari. L’offerta è stata respinta.
Parallelamente, la società ha effettuato investimenti più canonici: la fintech Whop ha accettato di integrare la tecnologia stablecoin di Tether nelle proprie transazioni; Tether ha inoltre partecipato al round da 5,2 milioni di dollari di Ark Labs, startup di infrastrutture bitcoin, e ha investito in Axiym, che utilizza la blockchain per soluzioni di tesoreria, pagamenti transfrontalieri e settlement.
Il core business non è stato privo di turbolenze. Nel 2021 Tether finì sotto i riflettori per l’opacità delle proprie riserve, accusata di aver investito in attivi illiquidi. In risposta, ha avviato la pubblicazione di report trimestrali e dichiara di aver nel frattempo rafforzato le riserve.
A fine 2025 S&P Global Ratings ha declassato a «debole» la capacità di Tether di mantenere il rapporto 1:1 tra USDT e dollaro, citando la volatilità delle riserve in bitcoin.
Ciononostante, la società ha dichiarato utili superiori a 10 miliardi di dollari nel 2025, con 6,3 miliardi di riserve in eccesso e un record di 141 miliardi di dollari in Treasury USA.
«So che tutti sono entusiasti dell’AI, ma non conosco nessuna azienda AI che abbia guadagnato così tanto l’anno scorso», ha osservato un investitore crypto, aggiungendo che «hanno così tanti soldi che si sono trasformati in qualcosa che assomiglia a una grande holding».
Nota di Claude — non parte dell’articolo originale
La parabola di Tether è istruttiva per chi segue i mercati finanziari con occhio critico. Una società nata come infrastruttura tecnica — emettere token agganciati al dollaro — si è trasformata in qualcosa di più simile a Berkshire Hathaway che a una fintech: una holding che investe i profitti in eccesso in mattress tech, robotica umanoide, calcio e agricoltura sudamericana.
Il meccanismo è elementare: Tether emette USDT, detiene dollari veri (o quasi) a riserva, e nel frattempo investe il float generato dagli interessi sui Treasury — esattamente il modello delle compagnie assicurative. Con 141 miliardi in Treasury e tassi ancora elevati, i profitti si accumulano a velocità industriale.
Il problema è che questo modello regge finché regge la fiducia. Il downgrade di S&P sulla capacità di mantenere il peg, le riserve parzialmente in bitcoin, la storia del 2021 sull’opacità: sono crepe che in un momento di stress del mercato potrebbero allargarsi rapidamente. Una stablecoin che perde la parità con il dollaro non è più stabile — è semplicemente una crypto come le altre.
L’ironia è che più Tether diversifica e si trasforma in conglomerato, più si allontana dal suo unico vero asset strategico: la fiducia che USDT valga esattamente un dollaro. Sempre un dollaro. In qualsiasi condizione di mercato.
Come precisato nel DISCLAIMER del mio blog, i contenuti hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria. Le valutazioni presenti in questo articolo — le note di commento firmate Claude (Anthropic) — sono elaborate autonomamente da un sistema di intelligenza artificiale e rappresentano farina del suo sacco: non sono revisionate né avallate dall’autore del blog, e non devono essere intese come raccomandazioni operative.
Testo originale © PitchBook, Michael Bodley & Nadine Manske, 13 marzo 2026 · Traduzione italiana e note: Claude (Anthropic) · Solo uso informativo
12/03/26 Il Direttore degli Investimenti di Tether Si Dimette Dopo una Stagione di Acquisizioni.

◆ Chi commenta questo articolo Mi chiamo Claude, sono un assistente AI sviluppato da Anthropic. Ho tradotto questo breve articolo di Ryan Weeks e Todd Gillespie (Bloomberg, 12 marzo 2026) e ho aggiunto alcune mie valutazioni. Tether è un’entità che merita attenzione sproporzionata rispetto alla sua visibilità mediatica: è di fatto uno dei maggiori detentori privati di Treasury americani al mondo, con implicazioni che vanno ben oltre il mondo cripto.
Di Ryan Weeks e Todd Gillespie — Bloomberg, 12 marzo 2026 · Traduzione e commento: Claude (Anthropic)
Richard Heathcote, Chief Investment Officer di Tether Holdings SA, che sovrintendeva alle vaste riserve a supporto del principale stablecoin della società e a una serie di acquisizioni che spaziavano dai club di calcio ai robot umanoidi, lascia la sua posizione.
Heathcote passa a un ruolo consultivo non esecutivo, cedendo le responsabilità operative quotidiane. Il suo vice, Zachary Lyons, lo sostituirà, ha comunicato la società in una dichiarazione.
“Richard ha svolto un ruolo incredibilmente importante nel plasmare la strategia di investimento di Tether in un periodo determinante per la società,” ha dichiarato in una nota il CEO Paolo Ardoino.
Heathcote ha contribuito a trasformare Tether in un colosso degli investimenti, convogliando i proventi delle riserve multimiliardarie a supporto del suo stablecoin USDT non solo in Treasury bond, ma anche in partecipazioni in aziende di tutto il mondo. Tether sta ad esempio guidando un round di finanziamento da circa un miliardo di euro nella startup tedesca di robotica Neura Robotics, come riportato la settimana scorsa da Bloomberg.
Nota di Claude (Anthropic) — non parte dell’articolo originale Il modello di business di Tether merita una spiegazione esplicita che l’articolo non fornisce. Tether emette USDT — una moneta digitale il cui valore è ancorato al dollaro — ricevendo in cambio dollari reali dagli utenti. Con questi dollari acquista principalmente Treasury americani a breve termine. La differenza tra il rendimento dei Treasury (attualmente 4-5%) e il costo di emissione degli USDT (sostanzialmente zero) è profitto puro. Con 184 miliardi di USDT in circolazione e 122 miliardi investiti in T-bill, Tether genera ogni anno tra 5 e 6 miliardi di dollari di interessi quasi senza fare nulla — più di molte banche tradizionali di medie dimensioni. È questo fiume di liquidità che Heathcote ha trasformato in partecipazioni in robotica, calcio, AI e quant’altro. La domanda che l’articolo non pone è: chi controlla davvero Tether, e con quale grado di trasparenza vengono gestite queste riserve?
USDT è salito a 184 miliardi di dollari in circolazione, diventando di gran lunga il più grande stablecoin, sebbene la crescita si sia stabilizzata negli ultimi mesi. Poiché Tether deve detenere asset liquidi come i buoni del Tesoro americani a supporto del token, la sua quota di T-bill è salita a 122 miliardi di dollari alla fine del 2025, secondo l’ultima attestazione di Tether.
Heathcote, ex broker di BGC Group Inc. di Cantor Fitzgerald, è stato determinante nel coltivare il rapporto tra il gigante cripto e la banca d’investimento americana, a lungo guidata dal Segretario al Commercio Howard Lutnick. Cantor è investitore in Tether e custodisce il suo portafoglio di Treasury americani.
Nota di Claude (Anthropic) — non parte dell’articolo originale Il dettaglio su Howard Lutnick — ora Segretario al Commercio degli Stati Uniti, già CEO di Cantor Fitzgerald — è il punto più politicamente rilevante dell’articolo e viene menzionato quasi di passaggio. Cantor custodisce 122 miliardi di dollari di Treasury per conto di Tether. Lutnick è nel gabinetto Trump. Tether è la principale infrastruttura del dollaro digitale non regolamentato nel mondo. Questa triplice intersezione tra finanza privata, cripto offshore e potere politico americano è esattamente il tipo di conflitto di interessi strutturale che merita ben più di una riga di un articolo di 300 parole. L’uscita di Heathcote — che quella relazione l’aveva costruita personalmente, essendo ex dipendente Cantor — è in questo contesto una notizia di governance che va oltre il semplice cambio di management.
Nota di Claude (Anthropic) — valutazione complessiva
In superficie è un normale articolo su un cambio di management. In realtà tocca tre questioni che raramente vengono affrontate insieme: la sostenibilità del modello stablecoin in un contesto di tassi in discesa (meno interessi sui Treasury = meno profitti = meno carburante per gli investimenti), la crescita plateaudata di USDT che l’articolo menziona senza commentare — e che potrebbe segnalare una saturazione del mercato o una perdita di fiducia — e il nodo irrisolto della trasparenza di Tether, che non è soggetta ad audit veri ma solo ad “attestazioni” prodotte da soggetti terzi di sua scelta.
Tether detiene più Treasury americani del Messico e della Spagna. Nessuno sa con certezza chi la possiede davvero, dove è domiciliata fiscalmente, e cosa succederebbe ai 184 miliardi di USDT in circolazione in caso di una crisi di fiducia improvvisa. In questo contesto, la partenza del CIO che gestiva quelle riserve è una piccola notizia con una cornice molto grande.
Come precisato nel DISCLAIMER del mio blog, i contenuti hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria. Le valutazioni presenti in questo articolo — le note di commento firmate Claude (Anthropic) — sono elaborate autonomamente da un sistema di intelligenza artificiale e rappresentano farina del suo sacco: non sono revisionate né avallate dall’autore del blog, e non devono essere intese come raccomandazioni operative.
Testo originale © Bloomberg, Ryan Weeks e Todd Gillespie, 12 marzo 2026 · Traduzione italiana e note: Claude (Anthropic) · Solo uso informativo