Il portafoglio per vostra madre (o vostra nonna): a basso rischio (quasi) e la sua evoluzione nel tempo

18/04/26 presentazione del portafoglio e prima valutazione

Conflitto di interesse: Il portafoglio descritto appartiene a uno stretto familiare di Gianni. I BTP sono dichiarati come posizione condivisa. Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.

«Nel mezzo del cammin di nostra vita…» — eh magari…, per essere precisi, già ben oltre quel mezzo — io e mia moglie ci siamo trovati ad affrontare un problema che non avevamo mai considerato seriamente: la composizione del nostro portafoglio.

Fino a quel momento avevo investito quasi interamente in azionario — azioni dirette, fondi, qualche ETF. In queste cose mia moglie lascia fare a me. La logica era semplice e in fondo condivisibile: a noi ultra-settantenni quei soldi non servivano nell’immediato. Li tenevamo per i figli, che hanno davanti a sé un’aspettativa di vita molto più lunga della nostra e che possono permettersi di aspettare che i mercati facciano il loro lavoro nel lungo periodo.

Poi sono arrivati dei problemi di salute che si sono aggravati. E con loro una riflessione che non era più rimandabile: e se invece quei soldi ci servissero? Non per vivere — le pensioni coprono il quotidiano — ma per far fronte a spese di assistenza, a costi che la salute può portare con sé senza preavviso. Liquidare azioni nel momento sbagliato può significare vendere in perdita, magari in un momento di mercato difficile, magari in fretta.

Ho preso quindi una decisione: nella seconda metà del 2025 ho liquidato circa il 60% del portafoglio di mia moglie e il 50% del mio, e ho costruito qualcosa di diverso. Un portafoglio obbligazionario. Ho ragionato parecchio sulla composizione, mi sono documentato, ho sbagliato qualcosa e corretto in corsa, e alla fine ho presentato il risultato sul blog come case story ipotetica — fingendo che fosse un esercizio teorico per una persona di una certa età. Non lo era.

Un portafoglio reale, non un esercizio accademico

Internet è piena di portafogli teorici. Costruiti a tavolino, ottimizzati con il senno di poi, mai esposti al rischio vero di dover vendere qualcosa nel momento sbagliato perché il medico ha detto una cosa che non ti aspettavi. Questo non è uno di quelli.

È un portafoglio reale, costruito con soldi veri, da una persona reale, per rispondere a bisogni reali. È stato pensato e creato per un caso specifico — ma questo non toglie che possa essere valido, con i dovuti aggiustamenti, per chiunque abbia caratteristiche e bisogni simili. E queste caratteristiche non sono rare: sono quelle di milioni di italiani sopra i settant’anni che hanno accumulato qualcosa, che non ne hanno bisogno nell’immediato, ma che non possono permettersi di ignorare il fatto che il futuro porta con sé spese che non si pianificano.

La differenza rispetto ai portafogli teorici è semplice: questo verrà monitorato nel tempo, con dati reali, aggiornato ogni trimestre, con i numeri veri di chi ci ha messo dentro i propri risparmi. Nel bene e nel male.

Il profilo: vostra madre, o vostra nonna

Il portafoglio che descrivo in questo thread è stato pensato per una persona reale con queste caratteristiche: sopra i settant’anni, casa di proprietà, pensione che copre le spese correnti, figli grandi e sistemati. Non ha bisogno di flussi cedolari periodici per vivere. Ha bisogno di poter accedere al capitale, in tutto o in parte, senza subire perdite eccessive nel momento in cui lo fa. E vuole che quei soldi mantengano almeno il loro valore reale nel tempo — protezione dall’inflazione inclusa, almeno parzialmente.

Non è un profilo che cerca rendimenti massimi. È un profilo che cerca tranquillità strutturale: sapere che se domani mattina serve liquidità, non si è costretti a vendere in perdita.

La logica costruttiva

Il portafoglio è costruito su due livelli.

Il core è una scala di BTP e obbligazioni con scadenze distribuite tra il 2027 e il 2036 — incluso un BTP indicizzato all’inflazione europea che capitalizza anziché distribuire cedole. La scelta di distribuire le scadenze nel tempo serve a non essere mai completamente esposti a un singolo momento di mercato: ogni anno o due scade qualcosa, si incassa, e si decide se reinvestire o utilizzare.

Il satellite punta ad alzare il rendimento complessivo senza perdere il filo della prudenza. Comprende ETF high yield con rinnovo automatico ogni tre anni (per minimizzare il rischio duration e il rischio default), un ETF sui bond subordinati bancari europei, obbligazioni dei paesi emergenti sia in dollari sia in valuta locale, e un certificato Leonteq a capitale protetto acquistato sul mercato secondario a un prezzo che garantisce comunque un rendimento minimo del 2,80% — non una speculazione, una protezione con un piccolo bonus.

📌 Il portafoglio era già stato presentato in forma di case story anonima nel thread Portafogli come case story. Questo thread ne segue l’evoluzione nel tempo con dati reali.

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I benchmark: per capire a colpo d’occhio

Per poter valutare le performance nel tempo senza dover fare calcoli ogni volta, ho aggiunto due benchmark che restano fissi come riferimento.

Il primo è XEON — l’ETF che replica il tasso overnight della BCE. È il monetario puro, il senza-rischio per definizione: nessuna duration, nessun rischio credito, nessuna volatilità. È il minimo che qualsiasi investimento obbligazionario dovrebbe fare per giustificare la sua esistenza. Se il portafoglio non batte il monetario nel tempo, c’è un problema.

Il secondo è l’Eurizon Fund Bond Aggregate EUR R — un fondo obbligazionario aggregato in euro distribuito da una primaria banca italiana. Non è nemmeno particolarmente caro per i suoi standard: TER intorno allo 0,60%, gestione attiva, accumulazione. È esattamente il tipo di prodotto che la maggior parte delle banche propone ai clienti con un profilo simile a quello descritto. È il benchmark della realtà: non il mondo ideale del monetario puro, ma quello che concretamente viene offerto allo sportello.

Prima valutazione: cinque mesi in un contesto non banale

Questi cinque mesi non sono stati tranquilli per il reddito fisso. Il timore di una fiammata inflazionistica — alimentato dalle politiche tariffarie dell’amministrazione Trump e dall’incertezza geopolitica — ha spinto i tassi al rialzo in più fasi. Tassi più alti significano prezzi delle obbligazioni più bassi: chi aveva in portafoglio titoli a lunga scadenza ha visto il valore di mercato scendere. La scala di scadenze distribuite ha attenuato l’impatto, ma non lo ha azzerato. Le cedole incassate hanno in buona parte compensato.

Il monetario, impassibile. XEON ha fatto esattamente quello che ci si aspettava: è andato per la sua strada, ignaro delle turbolenze sui tassi, accumulando il rendimento overnight della BCE giorno dopo giorno senza sussulti. In cinque mesi ha guadagnato lo 0,84% — poco in assoluto, ma senza un solo giorno in territorio negativo. Adesso risulta il migliore del confronto. Non perché il portafoglio abbia fallito, ma perché in un periodo di rialzo dei tassi il monetario è strutturalmente avvantaggiato rispetto a qualsiasi portafoglio con duration.

Il fondo bancario, bocciato. L’Eurizon Bond Aggregate EUR R — il classico prodotto che la banca avrebbe proposto allo sportello — ha perso l’1,17% nello stesso periodo. Non è un caso isolato: i fondi obbligazionari a gestione attiva con duration media soffrono esattamente nelle fasi di rialzo dei tassi, e i costi di gestione non aiutano. È il benchmark della realtà bancaria, e per ora la realtà bancaria non fa una bella figura.

I bond giapponesi: la scommessa (per ora) sbagliata. L’ETF sui titoli di stato giapponesi era un’incursione un po’ imprudente — lo ammetto — basata sull’ipotesi che il nuovo corso politico in Giappone avrebbe portato a un rialzo dei tassi locali e, soprattutto, a un rafforzamento dello yen sul dollaro. Fin qui quella rivalutazione non si è materializzata nelle proporzioni attese, e la posizione è in leggera perdita. La tengo: la tesi di fondo — che il Giappone stia uscendo da decenni di tassi zero e che lo yen sia strutturalmente sottovalutato — non mi sembra ancora smentita. È solo più lenta del previsto.

Il portafoglio chiude i primi cinque mesi praticamente in pari: -0,02% complessivo incluse cedole e utile realizzato. Batte nettamente il fondo bancario (-1,17%) e si confronta onestamente con il monetario puro (+0,84%). Prossimo aggiornamento: luglio 2026.

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Articolo redatto da Gianni & Claude (Anthropic) il 18 aprile 2026. Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.

2 thoughts on “Il portafoglio per vostra madre (o vostra nonna): a basso rischio (quasi) e la sua evoluzione nel tempo

  1. L’etf sul at1 è “poco” obbligazionario e vive di cedole.. Lo avevo scoperto tramite the bull.. Non immagino uno scenario tipo Credit Suisse a breve però ho venduto xke è troppo volatile

    1. Vero ma nel mio portafoglio pesa la bellezza del 3,7% e serve come ho dichiarato a “tirare su” il rendimento complessivo di qualche decimale. A mio parere il rischio è accettabile: come continua a ripetere David Serra che sulle AT1 ha costruito uno dei suoi fondi migliori i bilanci delle banche europee non sono mai stati migliori.

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