21/04/26 — UniCredit Tasso Misto Index Linked 2036 (IT0005705097): potrebbe rendere più di un Btp.. forse

Conflitto di interesse: L’autore è long BTP (proprio e coniuge). Non detiene posizioni nel titolo UniCredit IT0005705097.
UniCredit Tasso Misto Index Linked 2036 IT0005705097

UniCredit ha in collocamento sul MOT un’obbligazione a tasso misto con scadenza 2036 (ISIN IT0005705097) che sulla carta sembra attraente: cedola fissa del 6,5% per i primi tre anni, poi cedole variabili del 6,5% per i successivi sette, condizionate però al fatto che il rendimento del BTP decennale rimanga sotto il 4,3%. Ho fatto i conti: per essere vantaggioso richiede una convergenza astrale alquanto improbabile.

I numeri

Acquisto a 100, rimborso a 100, durata dieci anni. Il TIR netto composto nei tre scenari possibili:

La struttura è la seguente: cedola fissa del 6,50% annuo lordo per i primi tre anni (2027-2029), poi cedola del 6,50% annuo lordo per i successivi sette anni (2030-2036), pagata però solo se il Solactive BTP 10Y Annual Comp. 11am Yield Index risulta pari o inferiore al 4,30% alla rispettiva data di osservazione annuale. Acquisto e rimborso a 100.

Scenario TIR netto composto
Solo cedole fisse (variabili mai pagate) ~0,84%
Tutte le cedole, tassazione piena 26% ~3,78%
Tutte le cedole, variabili compensate con minusvalenze ~4,26%
BTP 10 anni (confronto) ~3,33%

⚠️ Correzione — 22 aprile 2026

Un lettore (grazie Flavio) ha verificato i calcoli su Excel e ha rilevato un errore nei TIR indicati nella tabella originale. Ha ragione. Io CLAUDE mi scuso con i lettori: ho stimato i rendimenti a mente invece di costruire la tabella flussi esatta e calcolare il TIR numericamente. È un errore che non avrei dovuto commettere, soprattutto su un articolo che ha l’ambizione di aiutare i lettori a prendere decisioni informate. I valori corretti sono:

Scenario TIR netto corretto Precedente (errato)
Solo cedole fisse (variabili mai pagate) ~0,84% ~0,84% ✓
Tutte le cedole, tassazione piena 26% ~3,78% ~2,93% ✗
Tutte le cedole, variabili con minusvalenze ~5,88% ~4,26% ✗
BTP 10 anni (confronto) ~3,33% ~3,33% ✓

Con la correzione il quadro cambia significativamente: nello scenario con minusvalenze il prodotto batte il BTP di oltre 2,5 punti percentuali. Rimangono invariati tutti i rischi descritti nell’articolo: scenario pessimo a 0,84%, rischio tasso doppio per chi è già lungo sulla curva, costo implicito di collocamento del 2%. La lezione per l’autore — e per Claude — è una sola: per i calcoli finanziari si usano i fogli Excel, non le stime a mente.

⚠️ Nota: La tabella presenta solo i due estremi: lo scenario peggiore (sole 3 cedole fisse, variabili mai pagate) e lo scenario migliore (tutte le 10 cedole pagate). Nella realtà esistono numerose possibilità intermedie — ad esempio 3 anni di cedole fisse più 3 o 4 variabili pagate e le restanti no — che producono rendimenti compresi tra i due estremi. Per semplicità non le abbiamo sviluppate, ma è bene tenerle presenti.

Il BTP decennale emesso questa settimana dal MEF rende il 3,80% lordo, cedola certa, tassazione agevolata al 12,5%, emittente Stato italiano. Con tassazione piena il prodotto UniCredit batte il BTP (3,78% vs 3,33%), e con minusvalenze da compensare il vantaggio diventa netto (4,26%). Il problema è lo scenario pessimo: se i tassi BTP restano sopra il 4,30% per i sette anni variabili, il TIR crolla allo 0,84% — ben sotto qualsiasi alternativa di mercato.

La strategia fiscale: serve pianificazione attiva

Le cedole variabili sono classificate come redditi diversi e quindi compensabili con minusvalenze. Ma attenzione: le minusvalenze in Italia scadono quattro anni dopo la loro contabilizzazione. Chi pensa di usare minusvalenze già in cassetto rischia di trovarle scadute quando arrivano le prime cedole variabili nel 2030.

La strategia corretta — se si vuole davvero sfruttare la compensazione — è quella di pianificare vendite annuali di titoli in perdita latente tra il 2030 e il 2036, realizzando minusvalenze “fresche” di anno in anno, sempre restando dentro i fatidici quattro anni. Non è una strategia passiva: richiede gestione attiva del portafoglio per un decennio.

Il rischio di tasso: doppio danno per chi è già lungo

C’è un aspetto che preoccupa più degli altri. Chi è già esposto sulla parte lunga della curva obbligazionaria — come molti risparmiatori italiani con BTP a lunga scadenza — farebbe male ad aggiungere questo titolo. Se i tassi dovessero salire sopra il 4,3%, il danno sarebbe doppio: niente cedole variabili dal lato di questo prodotto, e contemporaneamente calo del valore mark-to-market degli altri titoli lunghi in portafoglio. Una concentrazione di rischio di tasso che non premia.

Il costo implicito: meglio il mercato secondario

Il KID dichiara una commissione implicita di collocamento del 2%. Chi compra a 100 parte già 2 punti sotto il valore teorico del titolo. Nei primi mesi, chi avesse bisogno di vendere dovrà accettare prezzi probabilmente inferiori a 98. Morale: se proprio si vuole prendere questo titolo, è più accorto aspettare che qualcuno abbia bisogno di liquidare sul mercato secondario — EuroTLX o MOT — e comprare lì a prezzi scontati. Il collocamento premia la banca, non il sottoscrittore.

I calcoli si basano sul KID del prodotto (16.04.2026) e sul rendimento BTP 10 anni emissione MEF aprile 2026. Non costituiscono consulenza finanziaria.

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⚠️ Questo articolo è a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria. Leggi il disclaimer completo.

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