Holding a Sconto: Italmobiliare


04/05/26 — Italmobiliare: NAV a 54,80 euro, titolo a 27,55. Il mercato taglia della metà il lavoro di dieci anni

L'Economia - Italmobiliare: Pesenti, estero nuova governance e gli ESG sempre al centro

Fonte: L’Economia / Corriere della Sera, 4 maggio 2026

L’Economia del Corriere dedica oggi un’ampia intervista a Carlo Pesenti, nuovo presidente di Italmobiliare, appena confermato dal CdA. Il messaggio è ottimista: nuova governance, internazionalizzazione accelerata, ESG integrato, ambizioni di crescita. Tutto giusto. Eppure il grafico del titolo racconta una storia diversa.

Grafico quotazione Italmobiliare 5 anni

Quotazione Italmobiliare (ITM) — 5 anni. Fonte: Il Sole 24 Ore Mercati, 4 maggio 2026.

Cinque anni di grafico mostrano un titolo che oscilla tra 20 e 35 euro senza una tendenza definita, con un picco a 33,90 euro nell’ottobre 2025 e un progressivo scivolamento fino agli attuali 27,55 euro. Performance YTD +6,4% — in linea col mercato, non certo eclatante per una holding con queste caratteristiche. Nel frattempo, il NAV cresceva.

Il numero che dice tutto: 50% di sconto sul NAV

Il dato più importante non è nel titolo del giornale, ma in un comunicato del 5 marzo 2026: il NAV per azione al 31 dicembre 2025 è 54,80 euro. Il prezzo di borsa è 27,55 euro. Lo sconto è del 50%.

Tradotto in termini concreti: acquistando un’azione Italmobiliare a 27,55 euro si ottiene accesso a 54,80 euro di asset netti — Caffè Borbone, Tecnica Group, Officina Santa Maria Novella, Italgen, Casa della Salute, Clessidra, Bene Assicurazioni, liquidità. Il mercato sconta della metà l’intera creazione di valore costruita dalla famiglia Pesenti negli ultimi dieci anni.

C’è però un elemento che rende lo sconto ancora più accentuato di quanto il numero suggerisca. La posizione finanziaria netta della holding è positiva per 231 milioni di euro — ovvero Italmobiliare ha più cassa che debiti. La cassa non può essere quotata a sconto: un euro di liquidità vale un euro. Se si sottrae la cassa netta dal NAV totale e la si confronta con la capitalizzazione di borsa al netto di quella stessa cassa, lo sconto implicito sulle partecipazioni industriali sottostanti — Borbone, Tecnica, Santa Maria Novella e le altre — risulta significativamente superiore al 50% dichiarato. In altre parole, il mercato sta prezzando le aziende reali del gruppo a multipli da saldo, ignorando sistematicamente il valore che Pesenti ha costruito mattone per mattone dal 2016.

Il NAV totale al 31 dicembre 2025 era 2.304,9 milioni di euro, in crescita dai 2.215,8 milioni del 2024. La performance netta del NAV è stata +6% nell’anno, con una posizione finanziaria netta positiva di 231 milioni di euro. Italmobiliare è una holding che ha cassa, non debito. Paga un dividendo di 1,10 euro per azione — yield attorno al 4% al prezzo corrente.

La strategia: brand del made in Italy e internazionalizzazione

L’articolo de L’Economia descrive bene la logica industriale di Pesenti. Dal 2016, anno della cessione di Italcementi a HeidelbergCement, la holding ha reinvestito sistematicamente in brand italiani eccellenti: dal caffè (Borbone) alla farmaceutica di lusso (Santa Maria Novella), dall’outdoor (Tecnica con Nordica, Moon Boot, Lowa, Blizzard) alla sicurezza (Iseo). Ricavi delle partecipate in crescita del 9,7% a 1,75 miliardi nel 2025.

Il cambio di passo annunciato ora riguarda l’internazionalizzazione — “ci sarà più estero” dice Pesenti — e la governance, con il passaggio al sistema monistico approvato dall’assemblea del 22 aprile e la possibilità di un CEO esterno alla famiglia. Sul fronte ESG, Italgen copre già il 100% del fabbisogno energetico del gruppo con rinnovabile autoprodotta. Mwanyi in Uganda porta la filiera del caffè direttamente alla fonte. Capitelli punta al primo prosciutto cotto al sole.

È un progetto coerente e ben eseguito. Il problema è che i mercati non lo premiano.

Perché lo sconto persiste — e quando potrebbe chiudersi

Lo sconto delle holding italiane è strutturale. Exor, Mediobanca, Tamburi — tutte trattano sotto il NAV in misura maggiore o minore. Le ragioni sono note: scarsa liquidità del titolo, opacità nella valorizzazione delle partecipate non quotate, preferenza degli investitori istituzionali per l’esposizione diretta agli asset sottostanti. Ma un 50% di sconto è nella fascia alta del range storico, anche per gli standard italiani.

I catalizzatori che potrebbero comprimerlo sono tre. Il primo è il buy-back — Italmobiliare ha avviato un programma a marzo 2026, ma i volumi acquistati (9.000 azioni in una settimana ad aprile, a 28,50 euro) sono simbolici rispetto alla capitalizzazione. Con cassa netta a 231 milioni, potrebbe fare molto di più. Il secondo è una cessione o quotazione di una partecipata — Caffè Borbone a multipli di mercato varrebbe da sola l’intera capitalizzazione corrente della holding; una sua eventuale IPO cristallizzerebbe il valore in modo inequivocabile. Il terzo è l’ingresso di investitori istituzionali internazionali — il cambio di governance monistico va in questa direzione, rendendo la struttura più comprensibile agli standard anglosassoni.

Una nota di cautela

Lo sconto sul NAV non è una garanzia di recupero — è un’opportunità solo se accompagnata da catalizzatori concreti. Le holding possono restare a sconto per anni, anzi decenni. Chi compra Italmobiliare oggi a 27,55 euro ottiene un margine di sicurezza del 50% rispetto agli asset dichiarati, un dividendo del 4%, e un management che ha dimostrato di saper creare valore nel tempo. Non è poco. Ma la pazienza richiesta potrebbe essere lunga.

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30/07/25 — Holding a sconto: Italmobiliare — la prima analisi completa
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Disclaimer. Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria ai sensi del D.Lgs. 58/1998 (TUF). L’autore non detiene posizioni in Italmobiliare. I rendimenti passati non garantiscono risultati futuri. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.


30/07/25 MF: Italmobiliare cresce nel primo semestre del 2025 grazie a Caffè Borbone e Casa della Salute. Ancora m&a in vista

di Francesca Gerosa

Nel primo semestre ricavi delle partecipate industriali in crescita del 12,3% a 739,3 milioni di euro, nonostante il caro caffè, con un mol a 43,4 milioni. Posizione finanziaria netta positiva per oltre 180 milioni


Il giro d’affari di Italmobiliare cresce nel primo semestre del 2025 grazie a Caffè Borbone, Casa della Salute e Officina Profumo. A livello aggregato, i ricavi delle partecipate industriali sono aumentati del 12,3% a 739,3 milioni di euro, con margine operativo lordo pari a 43,4 milioni (non tiene conto del contributo positivo di Bene Assicurazioni).  

Mentre i ricavi della holding della famiglia Pesenti sono stati pari a 363,4 milioni (+7,6%), il margine operativo lordo è sceso a 41,8 milioni (-34,6 milioni rispetto allo stesso periodo del 2024) e la perdita è stata pari a 6,132 milioni dall’utile di 57,91 milioni del primo semestre del precedente esercizio. 

Ricavi in crescita nonostante il caro caffè

A fare da traino Caffè Borbone (partecipazione del 60%) con ricavi in aumento del 10,7% a 184,5 milioni, anche grazie alla crescita dell’estero (+18%), mentre la marginalità è stata condizionata dall’elevato prezzo del caffè (la qualità Robusta ha raggiunto quota 5.800 dollari la tonnellata) così il mol è sceso a 23,3 milioni dai 37,4 milioni dello stesso periodo del 2024 con maggiori costi per l’acquisto della materia prima per 26,7 milioni, per buona parte compensati dalle politiche di prezzo adottate dalla società. Mentre Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella (partecipazione del 95%) ha registrato sia ricavi sia margine operativo lordo in miglioramento, rispettivamente, a 32,5 milioni (+13,5%) e a 6,6 milioni (+13,7%). 

Inoltre, è continuato lo sviluppo di Cds-Casa della Salute (ricavi +20,4% a 38 milioni e mol a 4,3 milioni; partecipazione dell’87,87%) che, grazie alle nuove aperture, conta oggi 38 poliambulatori attivi tra Liguria, Piemonte e Sardegna. Così come è proseguito il rilancio di Sidi Sport (partecipazione del 100%) che a maggio ha presentato il nuovo logo. La società ha chiuso il semestre con ricavi pari a 15,6 milioni (+11%). Record storico, infine, del margine operativo per Capitelli (partecipazione dell’80%) a 2,5 milioni (+19,8%) a fronte di ricavi per 12,4 milioni (+6,8%). 

Posizione finanziaria netta positiva per oltre 180 milioni

Il net asset value di Italmobiliare, escludendo le azioni proprie, è risultato pari a 2,200 miliardi e, considerando la distribuzione di dividendi pari a 38 milioni effettuata nel corso del semestre, ha registrato un incremento di 22,2 milioni (+1%) rispetto a fine 2024. Il net asset value per azione è stato pari a 52 euro. Infine, la posizione finanziaria netta è risultata positiva per 182,3 milioni, ma in calo rispetto ai 273,8 milioni del 2024 dopo il pagamento del dividendo (-38 milioni) e gli investimenti nelle partecipazioni in portafoglio (-42,4 milioni). 

M&A in vista

In un contesto competitivo molto sfidante, reso ancora più incerto dal recente accordo sui dazi stipulato con gli Stati Uniti, «continueremo a supportare attivamente le società partecipate, focalizzandoci su azioni e investimenti volti al mantenimento dei margini industriali e accompagnandole nei rispettivi percorsi di consolidamento ed espansione sui mercati internazionali», ha sottolineato il consigliere delegato, Carlo Pesenti. Il gruppo punta anche ad accelerare sia la crescita organica sia quella per linee esterne «sempre con una prospettiva di lungo periodo orientata alla creazione di valore», ha precisato Pesenti. 

Un esempio è rappresentato dall’operazione condotta al fianco di Clessidra Pe nell’acquisizione di Microtec, società ad alto potenziale, specializzata in tecnologie di scansione innovative per la lavorazione del legno e il controllo qualità nel settore alimentare, finalizzata ad aprile di quest’anno.  

Al contempo, ha precisato la società, «sarà fondamentale proseguire e intensificare i percorsi di trasformazione delle portfolio companies, agendo su tutti i principali ambiti di sviluppo: investimenti in tecnologia, innovazione di prodotto, rafforzamento del posizionamento dei brand e valorizzazione delle competenze dei team manageriali». 

Ancora sostegno a Clessidra

Infine, è proseguito il sostegno al gruppo Clessidra (partecipazione del 100%; margine di intermediazione positivo per 20,6 milioni nel primo semestre dai 17,9 milioni del 30 giugno 2024). Tra le iniziative più recenti, si segnala il lancio del fondo di Private Equity «Green Harvest» che ha un target di 150 milioni e un hard cap di 200 milioni ed è dedicato a investimenti in Pmi del settore agrifood, il cui primo closing è stato annunciato a luglio. 

Il titolo in borsa

A Piazza Affari il titolo Italmobiliare dopo i conti sale dell’1,38% a 29,4 euro (+17,65% negli ultimi tre mesi). Considerando l’elevato sconto sul net asset value (43%), Equita ha un rating buy e un target price a 39 euro sull’azione. (riproduzione riservata)

14/07/25 Classifica delle Holding a sconto di MF

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22/06/24 MF: Italmobiliare ai raggi X. Dal pharma al caffè, ecco tutti i business su cui scommette Carlo Pesenti

di Fabio Pavesi

Dalla cessione di Italcementi otto anni fa la famiglia Pesenti ha creato un gruppo di investimenti diversificati, concentrato su aziende nazionali. Dalla holding ricche cedole ma quotazione a forte sconto sul nav 

Dal cemento, su cui la famiglia ha fondato le sue fortune più che secolari, alla holding di partecipazioni sul modello dei grandi protagonisti del mercato, come Eurazeo o l’italiana Tip. Questo il percorso di una delle più rappresentative dinastie imprenditoriali del Paese, la famiglia bergamasca Pesenti. 

Ora il timone della holding Italmobiliare è nelle mani di Carlo, figlio dello scomparso Giampiero e nipote del fondatore omonimo. La svolta da industriali del cemento a investitori di lungo termine nelle pmi è avvenuta nel 2016. La pluricentenaria Italcementi (controllata al 45% via Italmobiliare) fu venduta alla tedesca Heidelberg Materials (rilevando il 5,3% del capitale del compratore), che pagò 10,6 euro per azione con un premio del 70% sugli ultimi due mesi del prezzo di borsa, per un incasso di 877 milioni di euro. 

Una svolta epocale

L’uscita dal cemento fu dolorosa sul piano emotivo-sentimentale, ma la famiglia strappò allora valutazioni molto appetibili, con un multiplo sull’ebitda di 10 volte, consapevoli che il business del cemento è molto ciclico e in cui contano le grandi dimensioni a livello globale. La liquidità è servita alla svolta epocale: niente rendite di posizione, ma il denaro fu investito su due fronti: quote importanti in pmi promettenti in più settori e private equity. Da allora Italmobiliare ha cambiato pelle e con successo visti i risultati portati a casa in poco meno di un decennio. 

Crescita e solidità finanziaria

La recente trimestrale conferma un percorso all’insegna della crescita costante e della poderosa solidità finanziaria. A marzo il net asset value di Italmobiliare è salito a 2,216 miliardi pari a un nav per azione di 52,4 euro. Del resto, la holding di famiglia, di cui Carlo Pesenti possiede il 50,4%, viene da un 2023 da incorniciare. Il gruppo ha chiuso l’anno con un’impennata degli utili netti passati da 36 milioni del 2022 a 84 a fine anno. 

Il forte incremento dell’ultima riga nei conti deriva dal buon andamento delle altre voci di bilancio, con il mol cresciuto dell’80% a 99 milioni, con un’incidenza su ricavi per 585 milioni, salita a sfiorare il 17% da poco più dell’11% del 2022. I risultati 2023 confermano la bontà del percorso intrapreso fin dal 2016. Operazione più che riuscita dato che il nav di Italmobiliare è passato da poco più di 1,5 miliardi di fine 2017 ai 2,2 attuali, avendo nel frattempo distribuito nel periodo 238 milioni di dividendi. Una creazione di valore di 900 milioni in sei anni con un incremento del valore netto degli asset passato da 37 euro per azione di fine 2017 ai 52,4 attuali. 

Acquisizioni e disinvestimenti

Nel mezzo, da allora, una campagna di shopping e disinvestimenti che ha pagato. Prima con l’acquisizione dell’intero capitale di Clessidra (ex creatura di Claudio Sposito, che ha aperto la strada al mondo del private equity), poi con le singole aziende su mercati tra i più diversi. Risale al 2017 l’acquisizione del 40% del capitale di Tecnica Group, produttrice di scarponi da sci e abbigliamento sportivo. Nel 2018 è stata la volta di Caffè Borbone e della meccanica di Iseo. E a seguire altre aziende come il salumificio Capitelli, l’azienda energetica agn, il ramo salute e affini con l’officina farmaceutica Santa Maria Novella e la Casa della Salute, quindi Bene Assicurazioni. In mezzo anche le dismissioni: da Bravo Solution a Jaegger, acquisita e ceduta dopo solo due anni. 

Un portafoglio diversificato

Un portafoglio variegato costruito nel tempo e che ora vale due terzi dell’intero attivo netto, con il private equity e gli altri investimenti finanziari che totalizzano intorno al 20% dell’intera torta. Il focus è sulla gestione del portafoglio imprese, dove Italmobiliare tende a prendere la maggioranza del capitale. Oggi il portfolio societario vede in testa Caffè Borbone, dove la finanziaria dei Pesenti governa con il 60%: è a bilancio a prezzo di 144 milioni a fronte di un fair value di 538 milioni, secondo Kepler. Mentre Tecnica, uno dei primi investimenti, che acquisì per 43 milioni, oggi ne varrebbe oltre 240 milioni. In portafoglio anche, con quote del 100%, Italgen e Sidi Sport e con quote tra l’85 e il 95% l’officina farmaceutica Santa Maria Novella, il salumificio Capitelli, Casa della Salute e Callmewine. Un portafoglio molto diversificato che vale da solo, secondo Kepler, oltre 1,3 miliardi per i quali sono stati spesi per lo shopping poco meno di 600 milioni. Gli investimenti in private equity e quelli puramente finanziari a fine 2023 varrebbero 440 milioni di euro.

Recenti dismissioni

Di recente Italmobiliare ha ceduto Agn Energia, in portafoglio dal 2019, con una plusvalenza di 40 milioni e prima ancora era stata ceduta la partecipazione in Florence Invest, anch’essa con una plusvalenza di 45 milioni. Vendite e incassi hanno portato la cassa netta del gruppo a sfiorare i 300 milioni e consentono di distribuire un dividendo straordinario quest’anno per 2,2 euro per azione, più quello ordinario che porta il dividendo a quota 3 euro per azione. E così Italmobiliare prosegue la sua storia di creazione di valore. 

Performance e prospettive

Negli ultimi cinque anni il total shareholder return si è attestato vicino all’80%. A beneficiarne tutti i soci, a partire da quelli di controllo con la famiglia che detiene via Efiparind, storica scatola lussemburghese in cima alla catena societaria dei Pesenti, il 50,4% del capitale. Ma anche Mediobanca, azionista storico di Italmobiliare con quasi il 7% del capitale, ne beneficia. 

Essendo una holding, il titolo in borsa subisce il classico sconto, che oggi è arrivato al 45% sul NAV. Italmobiliare capitalizza infatti 1,2 miliardi. Quindi spazio per salire in borsa secondo gli analisti ce ne sarebbe. Anche perché le partecipate hanno sfornato a loro volta ottimi conti. In particolare Caffè Borbone, dove Italmobiliare governa con il 60% delle quote e che l’anno scorso ha visto ricavi salire del 14% a 300 milioni con un margine industriale di 80 milioni. Borbone non solo ha elevata marginalità, ma ha cassa netta a disposizione. Anche l’officina farmaceutica Santa Maria Novella ha chiuso il 2023 con ricavi per 56 milioni e un Ebitda di 16 e con una leva finanziaria quasi inesistente. Più leva, con un rapporto tra Mol e debiti finanziari sopra le due volte e mezza, sono Iseo e Italgen. Così come Tecnica, che ha una leva più contenuta, di solo 1,7 volte e che ha visto però i ricavi in contrazione l’anno scorso del 4%. 

Limiti e opportunità

Realtà solida e profittevole, la holding dei Pesenti, ma ha un punto di debolezza, che sarebbe la sua quasi esclusiva concentrazione sul mercato domestico. A questo si aggiunge, come si è visto, quello di dover passare sotto le forche caudine dello sconto holding, che resterà inevitabilmente, l’handicap di base del gruppo. Ma questo, piaccia o no, è lo scotto che pagano per ora tutte le società di partecipazioni quotate. (riproduzione riservata) 

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