Riparto con un nuovo thread perché il vecchio era diventato ingestibile. Qui si parla di semiconduttori — chip, memoria, equipment, architetture e le aziende che stanno costruendo l’infrastruttura fisica dell’intelligenza artificiale. Dalla guerra per l’HBM tra SK Hynix e Micron alle fonderie di Intel, dal ciclo WFE al ritorno del CPU come protagonista dell’era AI: tutto quello che vale la pena leggere, filtrato e commentato.
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Elenco degli articoli di questo thread
- 01/06/26 – Un trilione di domande per i chipmaker della memoria: HALO trade, superciclo o bolla?
- 01/06/26 – Nvidia entra nel mercato PC con RTX Spark: Intel e AMD crollano a Computex
- Il Rally dei Chip È Diventato Parabolico. È il Momento di Separare i Pilastri dagli Impostori.
- Silex Microsystems: debutto stellare a Stoccolma, il settore MEMS vola
- Huawei sfida le sanzioni: la Tau Scaling Law e il sogno del chip 1.4nm
01/06/26 – Un trilione di domande per i chipmaker della memoria: HALO trade, superciclo o bolla?
HALO — Heavy Assets, Low Obsolescence — è il trade dell’anno. L’idea è semplice: i produttori di hardware fisico che alimenta l’infrastruttura AI (chip, memoria, server) non sono ciclici come in passato perché gli hyperscaler stanno firmando contratti pluriennali non rimborsabili per garantirsi la fornitura. Comprare Samsung, SK Hynix e Micron non è più una scommessa sul ciclo delle commodity: è un’esposizione alla rendita da infrastruttura AI.
Almeno questa è la tesi. Shuli Ren di Bloomberg Opinion la mette alla prova con numeri precisi — e il verdetto è sospeso.
Il club dei mille miliardi
I tre grandi della memoria DRAM — Samsung, SK Hynix e Micron — dominano le vendite globali di memoria ad accesso dinamico. Quest’anno sono entrati tutti e tre nel club esclusivo della capitalizzazione da $1.000 miliardi, spinti in parte da investitori retail che inseguono i vincitori, ma anche da utili che stanno diventando concretamente ragguardevoli. La domanda che Ren pone è quella giusta: quando i soldi caldi inevitabilmente usciranno, varranno ancora mille miliardi ciascuno?
Price-to-book contro price-to-earnings: la guerra delle metriche
Il settore dei chip di memoria è storicamente noto per cicli violenti di boom e bust. Al picco del ciclo, quando i profitti esplodono, il P/E sembra basso. Ma nel momento del crollo, quando i margini sprofondano in perdita, il P/E diventa negativo e matematicamente inutile. Per questo gli investitori tradizionali usano il price-to-book come bussola più affidabile.
I sostenitori del trade HALO chiedono un ripensamento. La parola chiave è LTA — long-term agreements. A differenza dei produttori di PC o smartphone del passato, gli hyperscaler AI stanno firmando contratti da tre a cinque anni non rimborsabili per assicurarsi la fornitura dei chip necessari ai loro buildout. Alcuni includono pagamenti anticipati significativi, deducibili man mano che i produttori consegnano gli ordini. Tra il 20% e il 30% delle spedizioni di DRAM potrebbe già essere coperto da questi accordi, secondo UBS.
Micron: una mucca da mungere per l’AI
Il caso più estremo è quello di Micron. L’analista UBS Timothy Arcuri stima che gli utili per azione di Micron possano restare stabilmente sopra $100 dal 2027 al 2029, generando più di $400 miliardi di free cash flow in quel triennio. Per confronto, Micron aveva generato solo $16 miliardi di free cash flow nell’intero decennio precedente. Arcuri ha alzato il suo target di prezzo a $1.625, implicando un ulteriore upside del 67% rispetto ai livelli della scorsa settimana.
La stessa logica si applica al ritorno sul capitale proprio (ROE) di Samsung e SK Hynix. Questo indicatore — che misura quanto efficientemente un’azienda usa il proprio equity per generare profitto — è particolarmente importante per la Corea, storicamente penalizzata da una bassa produttività del capitale. Se il ROE elevato ha davvero carattere strutturale e non ciclico, la rivalutazione dell’intero mercato azionario coreano è giustificata.
I rischi che il mercato preferisce ignorare
Ma non tutti sono convinti, e i motivi di cautela sono concreti. Primo: i dettagli dei contratti a lungo termine restano opachi, perché i fornitori sono vincolati da NDA con gli hyperscaler. Gli analisti lavorano su stime approssimative e evidenze aneddotiche. Secondo: i cicli boom-bust della memoria sono stati così frequenti e violenti da rendere difficile immaginare un superciclo AI che duri un decennio.
Il precedente più recente non è rassicurante. Durante la pandemia, lo shift al lavoro da casa aveva creato un’ondata di acquisti di laptop e server aziendali, portando il ROE di SK Hynix al 19% a metà 2022. Poi, quando le economie hanno riaperto e le aziende hanno richiamato i lavoratori in ufficio, lo stesso ROE è precipitato a -18% nel giro di un anno. Non un ciclo pluridecennale: un ciclo di 18 mesi.
Terzo rischio, il più sistemico: gran parte del rally recente dipende dalle previsioni di spesa degli hyperscaler. Nell’ultima stagione degli utili, le quattro maggiori tech americane hanno alzato la spesa AI fino a $725 miliardi per il 2026 — un aumento del 90% rispetto al 2025. Se dovessero ridimensionare questi piani, l’intera costruzione narrativa del HALO trade si sgretola.
La lettura dell’autore
Siamo solo al secondo anno di questa espansione guidata dall’AI. Il ciclo è straordinario per dimensione della spesa, ma è ancora prematuro dire se la durata romperà le norme storiche. L’autore detiene MU nella logica del gorilla basket sui semiconduttori — una posizione che riflette la convinzione che la tesi strutturale sia reale, pur nella consapevolezza che le valutazioni attuali incorporano uno scenario molto ottimistico. Il trade HALO ha una logica, ma chi entra oggi sta pagando per un futuro che deve ancora materializzarsi.
Il verdetto di Shuli Ren è lo stesso: ancora aperto.
Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu
Disclaimer: I contenuti di questo blog hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza finanziaria, legale o fiscale. Le opinioni espresse sono personali e non impegnano soggetti terzi. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Prima di prendere decisioni di investimento, consulta un professionista abilitato. Leggi il disclaimer completo.
01/06/26 – Nvidia entra nel mercato PC con RTX Spark: Intel e AMD crollano a Computex

A Computex, la fiera tecnologica di Taipei che ogni anno detta l’agenda dell’industria dei chip, Jensen Huang ha alzato il sipario su RTX Spark: un chip per personal computer che combina CPU e GPU Blackwell in un unico die, progettato per far girare agenti AI direttamente sul dispositivo. Nvidia lo definisce «il chip per PC più efficiente mai costruito». Il mercato ha risposto immediatamente: Intel a -5%, AMD a -4%, Qualcomm a -8%. Nvidia in rialzo del 2%.
La mossa
Fino a oggi Nvidia dominava i data center e le workstation professionali, ma il mercato dei chip per PC consumer era saldamente in mano a Intel e AMD — con Qualcomm che ci provava con i suoi chip ARM per Windows. RTX Spark cambia la geometria: Nvidia usa la licenza ARM (la stessa base tecnologica di Qualcomm e Apple) per costruire un chip che porta la GPU Blackwell direttamente nel laptop e nel desktop consumer, nella fascia premium del mercato.
I partner annunciati sono Microsoft, Dell e HP. Alla fine del ciclo di lancio ci saranno 30 modelli laptop e circa 10 desktop che useranno il nuovo chip.
Perché fa paura a Intel e AMD
Intel e AMD costruiscono da decenni la loro posizione sul mercato PC attorno all’architettura x86. Nvidia entra con ARM e con la GPU integrata più potente disponibile sul mercato consumer. Non è solo un chip nuovo: è un cambio di paradigma architetturale nello stesso mercato dove Intel e AMD incassano ancora la parte più stabile dei loro ricavi.
Per Intel — già in ristrutturazione profonda — è un colpo in un momento di fragilità. Per AMD, che aveva costruito una tesi di crescita proprio sul segmento CPU per AI PC, la pressione arriva da dove meno se lo aspettava. Per Qualcomm, che stava cercando di fare esattamente la stessa cosa con Snapdragon X Elite, RTX Spark è concorrenza diretta con un brand infinitamente più forte nell’AI.
La nostra posizione
Deteniamo NVDA. Questa mossa non cambia la tesi — la estende. Fino a ieri Nvidia era la storia dell’AI nei data center; da oggi è anche la storia dell’AI sul dispositivo personale. Il mercato addressable si allarga, il brand si rafforza ulteriormente, e la competizione con Intel e AMD si sposta su un terreno dove Nvidia parte da una posizione di vantaggio tecnologico.
Vale la pena monitorare come risponderanno AMD e Intel nelle prossime settimane. Per ora il mercato ha votato con i prezzi.
Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu
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Il Rally dei Chip È Diventato Parabolico. È il Momento di Separare i Pilastri dagli Impostori.
Questo articolo è una traduzione commentata di un pezzo pubblicato su Barron’s il 29 maggio 2026, a firma Adam Levine. Lo traduciamo perché riteniamo offra una sintesi utile e ben argomentata sullo stato del settore semiconduttori nel pieno del ciclo AI.
I chip azionari erano un tempo la parte più grintosa del complesso tecnologico. Nei pattern di trading e nei margini di profitto, avevano più in comune con le materie prime cicliche che con il software. Ma come per tante altre cose, l’intelligenza artificiale ha cambiato tutto. Quasi dall’oggi al domani, i chip sono diventati il carburante per la tecnologia — e per i mercati.
Le tensioni sull’offerta hanno amplificato l’entusiasmo. In un certo tratto di questa primavera, il SOX — il Philadelphia Semiconductor Sector Index — ha guadagnato per 18 sedute consecutive, mettendo a segno un rialzo del 47%. L’indice è salito dell’80% dal 30 marzo, alimentando i timori di una nuova bolla stile dot-com, con i chip che sembrano la versione 2026 dei titoli in fibra ottica.
In effetti, i guadagni sono stati indiscriminati. Mentre Nvidia è salita del 30%, produttori di chip a basso margine come On Semiconductor e STMicroelectronics sono cresciuti entrambi del 122%.
Questi titoli trattano a multipli enormi rispetto agli utili, ben al di sopra delle medie storiche, mentre Nvidia appare economica su qualunque misura storica.
«I multipli non possono essere tutti corretti» — Gavin Baker, CIO di Atreides Management — «Hai i produttori di memoria a P/E a singola cifra bassa-media, hai Nvidia a un P/E basso, hai altre aziende di acceleratori a multipli ragionevoli. E poi tutto il resto — energia, raffreddamento, ottica e attrezzature per semiconduttori — a multipli drammaticamente più alti.»
Questa disconnessione crea un’opportunità per gli investitori. Man mano che il mercato corregge i suoi calcoli, i nomi di qualità dovrebbero sovraperformare. Gli investitori dovrebbero concentrarsi su Advanced Micro Devices (AMD), Broadcom (AVGO), Taiwan Semiconductor Manufacturing (TSMC) e, sì, Nvidia da 5.000 miliardi di dollari.
Nel mondo dei semiconduttori, la qualità significa avere vantaggi tecnologici duraturi che abilitano prodotti migliori e margini lordi elevati. Significa anche avere dirigenti agili, capaci di identificare e reagire ai cambiamenti in un ambiente in rapida evoluzione. Si pensi a Jensen Huang di Nvidia e Hock Tan di Broadcom. La focalizzazione sulla qualità diventa ancora più importante man mano che i produttori cinesi sussidiati aumentano l’offerta di chip realizzati con tecnologie più datate.
Tutti i segnali indicano una domanda in accelerazione per il computing AI. Quest’anno, i cinque cosiddetti hyperscaler — Microsoft, Amazon, Alphabet (Google), Meta e Oracle — potrebbero combinare una spesa di oltre tre quarti di trilione di dollari in data center AI.
Anche dopo le sue enormi spese, Microsoft ha recentemente dichiarato che la sua capacità di cloud computing era così limitata da dover rinunciare alle vendite cloud esterne per far funzionare le proprie operazioni interne.
Ma la tendenza della domanda si sta modificando, e gli investitori devono prestare attenzione alle sfumature.
Agli albori del boom AI, la crescita era legata all’addestramento di nuovi modelli, un processo lento e ad alta intensità di risorse. Ora i carichi di lavoro si stanno spostando verso l’esecuzione di quei modelli, un processo noto come inference.
Il trend dell’inferenza è amplificato dall’ascesa degli agenti AI — software che può utilizzare modelli di intelligenza artificiale per completare una serie complessa di task a partire da un semplice prompt conversazionale. Gli agenti consumano potenza di calcolo a una velocità che nessun essere umano potrebbe eguagliare. Se le previsioni sono corrette, non passerà molto prima che superino in numero gli esseri umani sulle reti aziendali.
Nvidia ha già vinto la battaglia per il training, ma l’inference apre la porta a nuova concorrenza. Inoltre, gli agenti sono software e girano su CPU tradizionali, che dovrebbero anch’esse vedere una domanda crescente negli anni a venire.
Nemmeno l’AI può cambiare la natura fondamentalmente ciclica dei semiconduttori, ma può — e lo farà — allungare il ciclo. In questo momento, chiunque sia vicino alla catena di fornitura AI vi dirà che il settore è ben lontano dal soddisfare la domanda. È per questo che il multiplo forward P/E di Micron si è espanso rispetto alle cifre a singola cifra tipiche del settore industriale. È ancora sottovalutata. Lo sono anche le azioni di Nvidia, AMD, Broadcom e Taiwan Semi.
Rispetto alla crescita degli utili attesa nei prossimi due anni, tutti e cinque i titoli trattano a un PEG (rapporto prezzo/utili rispetto alla crescita) inferiore a 0,6 volte. Per confronto, l’indice S&P 500 quota a un PEG biennale di 1.
Tutte e cinque le aziende sono pilastri della nuova economia — con valore duraturo e capacità di resistenza, anche quando lo slancio si affievolirà inevitabilmente nel trading più ampio dei chip.
Il Leader: Nvidia
Nvidia sviluppa hardware e software per il computing AI da quasi vent’anni, il che le ha conferito la pole position quando l’AI generativa ha preso fuoco. L’EPS rettificato è cresciuto da 33 centesimi nell’anno fiscale 2023 a 4,77 dollari nell’anno fiscale 2026 (concluso a gennaio). Nei prossimi due anni — un periodo critico nella transizione AI — gli analisti di Wall Street si aspettano che l’EPS di Nvidia raggiunga i 12,37 dollari, assegnando al titolo un P/E di 17 volte.
Le GPU di Nvidia sono i cavalli di battaglia del computing AI e la principale fonte di vendite dell’azienda. Ma altrettanto importante è il focus ventennale sui colli di bottiglia dell’AI.
Nvidia ha costruito un unico “stack” AI che integra software e altri tipi di chip. I suoi server Vera Rubin, in consegna quest’anno, contengono complessivamente cinque chip, ciascuno con una funzione specifica.
Nvidia resta sottovalutata dagli investitori, forse perché fraintendono la vera dominanza dell’azienda nei data center. Il produttore di chip è anche il più grande produttore di chip di rete per data center. E ora sta producendo anche CPU.
Nvidia ha recentemente dichiarato che venderà 20 miliardi di dollari di chip CPU standalone per data center quest’anno — pressappoco le dimensioni del business data center di Intel stessa.
Nvidia cuce tutto insieme con un software chiamato CUDA (Compute Unified Device Architecture). L’azienda fornisce ai propri clienti centinaia di librerie software e modelli AI gratuiti, aggiornati regolarmente.
Va detto che i principali clienti di Nvidia vorrebbero diversificare le loro catene di fornitura, e il passaggio all’inference offre un’apertura. L’inference è meno esigente dell’addestramento dei modelli, e chip non-Nvidia capaci di gestire l’intensa operatività matematica trovano spazio nei data center. Amazon, Microsoft, Google e Meta producono ciascuno un chip di inferenza personalizzato.
Nonostante il vantaggio iniziale, Nvidia non sta ferma e continua a innovare più rapidamente di tutti gli altri. Ha adottato un ciclo di rilasci “tick-tock”, con avanzamenti architetturali importanti ogni due anni e aggiornamenti negli anni intermedi.
Nvidia ha anche reagito facendo leva sulla sua ritrovata forza di bilancio. Ha siglato un importante accordo di licenza con una start-up di chip per l’inference chiamata Groq. A marzo, Huang ha delineato la visione di data center in cui i server GPU di Nvidia sono dispiegati fianco a fianco con i nuovi server Groq, collaborando su ciò che ciascuno sa fare meglio. I server Groq di Nvidia sono previsti per la consegna più avanti nell’anno, dopo Vera Rubin.
Nvidia sta anche acquisendo partecipazioni in un’ampia gamma di start-up AI. Alla fine del primo trimestre, i suoi investimenti di private equity erano valutati 43 miliardi di dollari, rispetto ai 3,4 miliardi di inizio 2025. L’azienda detiene inoltre il 4,5% di Intel, il 9% di CoreWeave e il 2,5% di Synopsys.
E c’è anche qualcosa per gli azionisti. Nvidia ha riacquistato 85 miliardi di dollari di azioni proprie negli ultimi due anni e il mese scorso ha aumentato il dividendo trimestrale da un centesimo a un più rispettabile 25 centesimi.
Esaltare Nvidia non significa che non ci sia spazio per altri produttori di chip nel boom degli investimenti AI. L’analista di BofA Securities Vivek Arya stima che Nvidia abbia una quota duratura del 70% del mercato dei chip AI.
In un mercato di enormi dimensioni, ciò lascia grandi opportunità per altri attori, in particolare AMD e Broadcom — aziende più piccole con maggiore potenziale di crescita. Sono trainate dagli stessi venti favorevoli di Nvidia, e costituiscono una copertura contro la perdita di quota di mercato di Nvidia.
La Regina del Comeback: AMD
Eterna seconda, AMD ha cambiato la narrativa sotto la guida della CEO Lisa Su. Nel data center, AMD ha raggiunto Intel nelle CPU, e si sta candidando a sfidare Nvidia nelle GPU.
Pur condividendo le radici di Nvidia nelle GPU per il gaming, AMD non aveva mai fatto un tentativo significativo per competere nel data center fino a poco tempo fa. Quando è iniziato il boom AI, era molto indietro.
Ora AMD ha trasformato le sue GPU per data center in un business da miliardi di dollari, inclusi recenti accordi con Meta e OpenAI, destinati a trainare le vendite future.
AMD è ancora più competitiva nelle CPU per server. Man mano che i problemi tecnici di Intel si accumulavano nel corso dell’ultimo decennio, AMD ha puntato su breakthrough architetturali e una strategia manifatturiera asset-light. Ora detiene il 40% del mercato, secondo l’azienda.
AMD ha recentemente raddoppiato la sua stima per il mercato delle CPU per data center, portandola a 120 miliardi di dollari entro il 2030.
«Questi risultati segnano una chiara svolta nella nostra traiettoria di crescita e un cambiamento strutturale nel nostro business. Il data center è ora il principale motore dei nostri ricavi e della crescita degli utili.» — Lisa Su, CEO di AMD
Gli analisti di Wall Street si aspettano che l’EPS rettificato di AMD balzi dai 4,17 dollari dell’anno scorso ai 13,10 dollari nel 2027, un aumento annualizzato del 77%.
Gli investitori hanno già prezzato gran parte della crescita, con le azioni su del 164% dal 30 marzo. A 40 volte gli utili del 2027, il P/E è più ricco degli altri chip maker di qualità, ma non è affatto caro dato il tasso di crescita.
Il Lavoro su Misura: Broadcom
Come Nvidia e AMD, Broadcom è in posizione per beneficiare di più chip AI di fascia alta per data center. Ma ha un percorso diverso verso il successo, in partnership con alcune delle più grandi aziende tecnologiche al mondo.
Un decennio fa, quando le ambizioni AI di Google crescevano, l’azienda si è scontrata con un problema ormai noto: le GPU Nvidia erano costose e difficili da ottenere. Google ha sviluppato un’alternativa interna, la Tensor Processing Unit (TPU), in grado di svolgere rapidamente la matematica complessa dell’AI.
Broadcom è stata il partner per il design dei chip di Google fin dall’inizio, e la TPU è ora alla sua ottava generazione. Google utilizza i chip per le proprie esigenze AI e li affitta nel cloud. La start-up Anthropic è un cliente importante. Google ha recentemente stretto un’alleanza con Blackstone per creare una joint venture specializzata nell’affitto di TPU in cloud.
Oggi Broadcom è il partner di riferimento per chip personalizzati analoghi. Ha parlato pubblicamente di accordi con Meta e OpenAI oltre che con Google. In totale, Broadcom conta sei clienti per chip AI personalizzati.
Broadcom è da tempo solida nei chip di networking, un’altra importante componente della sua opportunità AI.
Le vendite totali di chip AI sono raddoppiate nell’ultimo trimestre. L’azienda punta a 100 miliardi di dollari nel 2027. Il consiglio di amministrazione scommette molto su Tan: il CEO potrebbe ricevere 1,8 milioni di azioni — un valore di circa 750 milioni di dollari oggi — se i ricavi AI di Broadcom raggiungeranno i 120 miliardi entro la fine dell’anno fiscale 2030.
Wall Street vede Tan centrare agevolmente quell’obiettivo, con i ricavi da semiconduttori proiettati a 132 miliardi nell’anno fiscale 2027. Gli utili sono destinati a crescere a un tasso annualizzato del 63% nei prossimi due anni, arrivando a 18,17 dollari nel 2027. Il titolo tratta a un P/E 2027 di 23 volte.
La Fabbrica dei Chip: TSMC
Tutti i chip citati finora hanno una cosa in comune — con una sola eccezione: vengono prodotti da Taiwan Semiconductor Manufacturing (TSMC).
TSMC è leader nella produzione di chip da anni, spinta dal suo lavoro per Apple, che ha iniziato a usarla per i propri chip interni a partire dal 2014. Il cosiddetto modello fabless è ora lo standard del settore. I produttori di chip possono concentrarsi sulla progettazione dei migliori chip, evitando il business costoso e complesso della produzione vera e propria.
TSMC, nel frattempo, può specializzarsi nella costruzione delle migliori fabbriche con la produzione più avanzata. L’azienda è saggiamente conservativa nei suoi piani, rifiutando di sovracostruire.
La combinazione si traduce in margini elevati sia per TSMC che per i suoi clienti — un vantaggio per tutti.
La strategia ha ripagato sotto forma di crescita costante, anche in un business altamente ciclico. Gli utili di TSMC sono scivolati solo due volte negli ultimi 14 anni. L’EPS è raddoppiato negli ultimi due anni, e gli analisti si aspettano che cresca di un ulteriore 90% entro il 2027. Il titolo tratta a 21 volte gli utili previsti per il 2027.
La geopolitica è un rischio noto per TSMC, data la possibilità che la Cina possa prendere il controllo del territorio conteso. L’azienda ha aggiunto fabbriche in altri paesi come Stati Uniti e Giappone, ma l’80% degli asset a lungo termine è ancora a Taiwan.
Il Produttore di Memoria: Micron
I chip di memoria sono stati a lungo una parte commoditizzata del settore, direttamente esposta alla domanda dei consumatori, il che porta a bruschi oscillazioni nelle scorte e nei prezzi. Il ciclo negativo del 2023 è stato particolarmente brutale, lasciando Micron con un margine lordo negativo per quattro trimestri consecutivi.
Ma il ciclo attuale della memoria è trainato da un boom degli investimenti, non dalla domanda dei consumatori. A causa delle punizioni subite nel 2023, Micron e i concorrenti — SK Hynix e Samsung Electronics, entrambe sudcoreane — hanno trattenuto gli impegni di capitale per un’ulteriore espansione. Ora l’offerta è la più bassa di sempre e i prezzi della memoria sono schizzati. Le nuove fabbriche di memoria non sono previste per entrare in produzione prima della metà dell’anno prossimo, e il blocco potrebbe non liberarsi fino al 2028.
Nel frattempo, Micron e i suoi pari si trovano in territorio inesplorato. L’azienda ha registrato una crescita dei ricavi del 196% anno su anno con un margine lordo del 74% nell’ultimo trimestre. Ha guidato verso performance ancora migliori nel trimestre corrente. Gli analisti prevedono che l’EPS rettificato crescerà dagli 8,29 dollari agli oltre 100 dollari nell’anno fiscale 2027 (che si chiude in agosto). Data la natura altamente ciclica degli utili, Micron ha sempre avuto un forward P/E basso. Attorno a 924 dollari, il titolo tratta a sole 9 volte l’EPS 2027.
Per quanto durerà questo ciclo, il management sta cogliendo l’opportunità per ripulire il bilancio. Negli ultimi tre trimestri, il debito è stato ridotto del 33%. L’azienda sta anche riacquistando azioni proprie per la prima volta dal 2022.
Anche Questo Finirà
Niente dura per sempre, e questo vale in modo particolare nel business dei chip. I data center sono ancora frenati da vincoli di energia, terreni e costruzioni. E l’opposizione ai grandi complessi è in crescita, parte di un più ampio contraccolpo nei confronti dell’AI negli Stati Uniti e altrove. In un sondaggio Gallup di marzo, il 71% degli intervistati americani si è dichiarato contrario alla costruzione locale di data center.
La guerra in Medio Oriente sta riducendo l’offerta di energia e dell’indispensabile elio. Il conflitto sta anche facendo salire i tassi di interesse a lungo termine, aumentando il costo del capitale per gli investimenti in data center.
Questi venti contrari potrebbero troncare il rally dei chip — il che rende ancora più importante che gli investitori siano selettivi nella scelta dei titoli. La qualità brilla sempre. A anni di distanza dall’inizio del rally AI, questo è più importante che mai.
Nota: I dati su prezzi, P/E, PEG e stime EPS si riferiscono alle date di pubblicazione dell’articolo originale su Barron’s (29 maggio 2026) e possono essere variati. L’anno fiscale di Nvidia termina un mese dopo rispetto a Intel o AMD. Il PEG è calcolato sulla crescita degli utili a due anni. Per il P/E di Micron si utilizza l’anno fiscale 2027 (chiusura agosto). I dati sulle quote di mercato dei data center sono basati sui rapporti aziendali. La performance passata dell’indice SOX non è garanzia di risultati futuri.
Disclaimer: I contenuti di questo blog hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza finanziaria, legale o fiscale. Le opinioni espresse sono personali e non impegnano soggetti terzi. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Prima di prendere decisioni di investimento, consulta un professionista abilitato. Leggi il disclaimer completo.
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26/05/26 – Huawei sfida le sanzioni: la Tau Scaling Law e il sogno del chip 1.4nm

L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo: NVDA, AVGO, MU, ARM.
Il 26 maggio 2026, al simposio IEEE ISCAS di Shanghai, Huawei ha fatto un annuncio destinato a far discutere. He Tingbo, presidente della divisione semiconduttori e chairman del Huawei Scientist Committee, ha presentato la Tau (τ) Scaling Law: un nuovo principio guida per lo sviluppo dei chip che, nelle intenzioni di Pechino, dovrebbe sostituire la Legge di Moore come bussola dell’industria. L’obiettivo dichiarato: chip con densità di transistor equivalente ai processi da 1,4 nm entro il 2031.
La logica è semplice nella formulazione, ambiziosa nell’esecuzione. Invece di puntare tutto sul restringimento fisico dei transistor — strada sbarrata dalle sanzioni USA sull’accesso alle macchine EUV di ASML — Huawei propone di ottimizzare il tempo di propagazione dei segnali all’interno del chip. Tau, il simbolo greco della latenza di segnale, diventa la nuova metrica dello scaling. Meno distanza percorsa, meno ritardo, più densità funzionale effettiva: questo è il cuore della architettura LogicFolding, che “piega” fisicamente i circuiti logici in una struttura a doppio strato, accorciando i percorsi critici di interconnessione.
I numeri che Huawei associa alla tecnologia sono notevoli: +55% di densità di transistor e +41% di efficienza energetica rispetto alle architetture planari tradizionali. Il primo chip commerciale basato su LogicFolding sarà il nuovo Kirin per il Mate 90, atteso nell’autunno 2026. Per i processori Ascend AI e i cluster di calcolo su larga scala, la roadmap indica il 2030. La reazione del mercato non si è fatta attendere: le azioni di SMIC, il principale foundry cinese e partner manifatturiero di Huawei, hanno guadagnato il 7,6% il giorno dell’annuncio.
La domanda che conta: breakthrough reale o marketing strategico?
Il messaggio di Huawei è stato volutamente pronunciato in inglese, a una conferenza internazionale di primo livello. Come ha notato il commentatore @kyleichan su X, è un segnale diretto agli Stati Uniti: le sanzioni non hanno fermato il progresso cinese. Ma quanto conta la sostanza tecnica, e quanto il posizionamento geopolitico?
Il punto critico, sollevato da analisti come @iancutress, è che la logica folding non è concettualmente nuova. Il “logic splitting” e la 3D stacking sono approcci che l’industria esplora da anni — AMD li mostrava già nella roadmap 2021. TSMC usa SoIC, Intel usa Foveros, Samsung usa X-Cube. La differenza è che queste tecnologie, nei casi occidentali, si combinano con nodi litografici avanzati (2-3 nm). Huawei deve fare lo stesso lavoro partendo da nodi SMIC intorno ai 7 nm, usando multipatterning DUV invece di EUV. È un percorso tecnicamente possibile ma assai più accidentato, e i requisiti di TSV (through-silicon via) ad alto pitch e di HBI (hybrid bonding interconnect) di prima classe rimangono sfide significative.
Va anche notata un’assenza importante: Huawei non ha fornito dati di performance verificati in modo indipendente. L’obiettivo 2031 al nodo equivalente 1.4A arriva tre anni dopo la data in cui TSMC prevede già la produzione in volume del suo processo A14 attraverso litografia convenzionale. In altri termini: anche se Huawei centrasse il target, starebbe inseguendo — non sorpassando.
Cosa cambia davvero per gli investitori nei semiconduttori
La chiave di lettura per chi investe nel settore non è se Huawei raggiungerà esattamente il 1.4nm nel 2031. È che la Cina sta costruendo sistematicamente un ecosistema alternativo di design e packaging che riduce la dipendenza dalla manifattura all’avanguardia. Il precedente Mate 60 Pro con chip 7nm SMIC nel 2023 aveva già dimostrato che la narrativa “le sanzioni bloccano tutto” era troppo semplicistica.
Sul fronte AI, gli Ascend di Huawei sono già il principale sostituto domestico alle GPU Nvidia per le grandi tech cinesi. Se LogicFolding porta il miglioramento promesso anche ai chip AI entro il 2030, le implicazioni per l’ecosistema globale dei chip sono significative. Non perché Nvidia sia in pericolo a breve termine sul mercato globale, ma perché il mercato cinese — enorme — potrebbe consolidarsi ulteriormente intorno a soluzioni domestiche, indipendentemente da chi vince la corsa al nodo più avanzato.
Per i titoli del settore in portafoglio — da Nvidia a Broadcom a Micron a ARM — questo annuncio non cambia le tesi d’investimento nel breve. Cambia la mappa del rischio geopolitico nel medio termine. Vale la pena tenerlo presente.
Fonti: Nikkei Asia, Tom’s Hardware, South China Morning Post, Interesting Engineering, comunicato ufficiale Huawei (IEEE ISCAS 2026).
Questo articolo ha finalità informative ed educative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Prima di prendere decisioni consulta un professionista abilitato. Leggi il disclaimer.
Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu
Silex Microsystems: debutto stellare a Stoccolma, il settore MEMS vola
Il mercato delle IPO europee riceve una scossa adrenalinica da Stoccolma, dove Silex Microsystems AB ha messo a segno uno dei debutti più impressionanti degli ultimi cinque anni. Il produttore specializzato di microchip ha visto le proprie azioni balzare dell’85% in apertura rispetto al prezzo di IPO di 81 corone, toccando un picco di 210 corone: un incremento quasi incredibile del 160% che ha costretto le autorità a sospendere il titolo per eccesso di volatilità.
La tecnologia MEMS al centro dell’appetito degli investitori
Silex non è un produttore di chip tradizionale. L’azienda opera la principale fonderia al mondo per i sistemi micro-elettro-meccanici (MEMS), componenti che fondono elementi meccanici con circuiti a semiconduttore. Questi chip sono il “cuore sensoriale” della tecnologia moderna: permettono agli accelerometri degli smartphone di tracciare il movimento e guidano i laser per i sistemi LiDAR fondamentali nella guida autonoma. La scarsità di opportunità di investimento pure-play nel settore dei semiconduttori in Europa ha canalizzato su Silex una domanda enorme, risultando in un’offerta sottoscritta diverse volte.

Espansione negli USA e rischi geopolitici
L’IPO ha raccolto circa 2 miliardi di corone svedesi (circa 220 milioni di dollari), che Silex intende utilizzare per una mossa strategica aggressiva: l’acquisizione di un impianto produttivo negli Stati Uniti per operare più vicino ai propri clienti chiave. Tuttavia, il percorso non è privo di ostacoli. Nonostante la quotazione, la cinese Sai MicroElectronics Inc. (SMEI) manterrà una quota di minoranza del 9,9%. Come ammesso nel prospetto informativo, questo legame storico potrebbe sollevare scrutinio normativo mentre l’azienda tenta di espandere la propria impronta industriale sul suolo americano.
Un segnale per il mercato delle quotazioni
Il successo di Silex rappresenta un test cruciale per il sentiment europeo, finora frenato dalle tensioni geopolitiche e dalla cautela degli investitori. Sebbene la reazione del prezzo sia amplificata dalla rarità di simili asset tecnologici nel Vecchio Continente, la forte partecipazione di investitori istituzionali e fondi pensione svedesi suggerisce che, a fronte di un investment case solido, il capitale è pronto a rientrare con forza sul mercato delle IPO.
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