SpaceX — la corsa all’IPO più grande della storia

Ron Baron - Baron Capital

 

 

SpaceX — Space Exploration Technologies Corp. — è l’azienda privata fondata da Elon Musk nel 2002 con un obiettivo dichiarato che all’epoca sembrava visionario al limite del ridicolo: rendere l’umanità multiplanetaria. Ventiquattro anni dopo, SpaceX è la società privata più valutata al mondo, con una valutazione pre-IPO che oscilla tra $1,8 e $2 trilioni di dollari.

Non è una storia di sola tecnologia. È la storia di come un singolo imprenditore abbia demolito e ricostruito interi settori economici: il lancio spaziale (costi ridotti del 95% rispetto allo Space Shuttle con il Falcon 9), le telecomunicazioni satellitari (Starlink: $11,4 miliardi di ricavi con margini EBITDA del 63%, superiori a qualsiasi operatore telecom tradizionale), e ora l’intelligenza artificiale orbitale con xAI e i data center nello spazio.

L’IPO di SpaceX — attesa per la seconda metà del 2026 con registration statement previsto per fine maggio — potrebbe essere la più grande della storia, superando Saudi Aramco ($1,7 trilioni nel 2019). Se la valutazione a $2 trilioni fosse confermata, SpaceX diventerebbe la settima società americana a quella soglia, accanto a Nvidia, Alphabet, Apple, Microsoft, Amazon e Broadcom — formando un nuovo Magnifico Sette.

Questo thread raccoglie tutti gli aggiornamenti su SpaceX: tecnologia, finanza, strategia e impatto sull’ecosistema spaziale in cui investiamo.

 

⚠️ Conflitto di interesse dichiarato
L’autore detiene una posizione in SATS (EchoStar), che a sua volta detiene equity diretta in SpaceX acquisita nell’ambito degli accordi sullo spettro con AT&T. L’autore sta valutando l’acquisto di azioni SpaceX in sede di IPO. Le valutazioni espresse sono opinioni editoriali e non costituiscono consulenza finanziaria.

 

Elenco degli articoli di questo thread


 

09/06/26 – L’IPO di SpaceX è pronta al decollo, ma la gravità della valutazione potrebbe pesare (Briefing.com)

Fonte: Briefing.com, 9 giugno 2026. Traduzione e adattamento: Gianni & Claude (Anthropic).

SpaceX (SPCX) è programmata per il debutto al Nasdaq venerdì 12 giugno, con il pricing giovedì sera. La società offre 555,6 milioni di azioni Class A a un prezzo IPO atteso di $135 per azione, per una raccolta di circa $75 miliardi. L’opzione greenshoe per ulteriori 83,3 milioni di azioni potrebbe portare il totale a quasi $86 miliardi, rendendo SPCX potenzialmente la più grande IPO della storia. Il sindacato è guidato da Goldman Sachs, Morgan Stanley, BofA Securities, Citigroup e J.P. Morgan.

La domanda è eccezionalmente forte: secondo Bloomberg il libro ordini è già coperto, con richieste che superano le azioni disponibili e una copertura di circa 2x — il che rende quasi certo un pricing sopra i $135. Questo crea la tensione classica delle IPO mega-hype: il momentum del book può alimentare un primo scambio esplosivo, ma una valutazione ancora più ricca aumenta il rischio che il titolo si sgonfi una volta dissolto il premio da scarsità.

Il business: lancio, Starlink e ambizioni AI

SPCX si descrive come una società integrata di infrastrutture spaziali, connettività e AI, combinando razzi riutilizzabili, produzione satellitare, banda larga Starlink, connettività direct-to-cell e capacità di intelligenza artificiale tramite xAI. Il business dei lanci rimane il fondamento: dal 2023 SPCX ha portato in orbita oltre l’80% della massa globale ogni anno, con un tasso di successo superiore al 99% per i razzi Falcon. Nel 2025 ha completato 170 lanci per 2.213 tonnellate metriche in orbita, contro 138 lanci e 1.699 tonnellate nel 2024.

Starlink è il cuore della tesi per il mercato pubblico. Al 31 marzo 2026 gli abbonati erano 10,3 milioni, più che raddoppiati rispetto ai 5,0 milioni di un anno prima. L’ARPU mensile è sceso da $86 a $66 — segno che la crescita viene sempre più da mercati internazionali, consumer e mobility a prezzi più bassi rispetto ai primi adottatori ad alto valore.

L’elemento AI ha assunto un peso crescente nella narrativa IPO dopo la fusione con xAI. SPCX sostiene che la combinazione lega le capacità di lancio e la rete di connettività globale con le capacità di sviluppo AI di xAI, con una visione a lungo termine che include data center orbitali e costellazioni di satelliti per il calcolo AI. Questo arricchisce la storia della piattaforma, ma aggiunge complessità: gli investitori sono chiamati a valutare non solo il business esistente di lancio e Starlink, ma anche una roadmap speculativa di infrastrutture AI.

I numeri: scala rapida, perdite pesanti, capex massicci

Nel 2025 SPCX ha riportato ricavi di $18,67 miliardi (+33% dal 2024), con una perdita netta di $4,94 miliardi e una perdita operativa di $2,59 miliardi. Nel Q1 2026 i ricavi sono cresciuti del 15% annuo a $4,69 miliardi, mentre la perdita netta si è allargata bruscamente a $4,28 miliardi da $528 milioni. La società si quota quindi con scala e crescita enormi, ma senza utili convenzionali.

Il profilo per segmento è rivelatore: la Connectivity è il motore di profitto, con $4,42 miliardi di reddito operativo e $7,17 miliardi di EBITDA rettificato nel 2025. Lo Space è redditizio a livello di EBITDA rettificato ma genera una perdita operativa di $657 milioni. L’AI è in fase di investimento massiccio: perdita operativa di $6,36 miliardi nel 2025 e $2,47 miliardi nel solo Q1 2026.

L’intensità di capitale è enorme. Il capex totale 2025 è stato di $20,74 miliardi, di cui $12,73 miliardi per l’AI, $4,18 miliardi per la Connectivity e $3,83 miliardi per lo Space. Nel solo Q1 2026 il capex ha raggiunto $10,11 miliardi, trainato da $7,72 miliardi di capex AI. L’IPO non è solo una quotazione di società in crescita: è un evento di finanziamento per uno dei buildout infrastrutturali tecnologici più capital-intensive del mercato pubblico.

A $135 per azione, SPCX varrebbe circa $1,75-1,8 trilioni, con un P/S di quasi 100x. Gli investitori non pagano gli utili di oggi; pagano un’opzione call aggregata su Starlink, Starship, satellite-to-cell, data center orbitali, infrastrutture AI, domanda della difesa e il track record esecutivo di Musk.

Governance e lock-up

SPCX avrà una struttura dual-class: le azioni Class A hanno un voto, le Class B ne hanno 10. Musk dovrebbe mantenere circa l’84% del potere di voto combinato dopo l’IPO — gli azionisti pubblici avranno un’influenza limitata sulla governance. Tra i principali azionisti Class A figurano Antonio Gracias (oltre 503 milioni di azioni prima dell’offerta), Gwynne Shotwell, Bret Johnsen e Luke Nosek.

Il lock-up principale scade a 180 giorni dalla data del prospetto — presumibilmente intorno a dicembre 2026 — ma con sblocchi anticipati graduali a 70, 90, 105, 120 e 135 giorni e dopo i primi due rilasci di risultati trimestrali. Questo crea un rischio di offerta significativo: anche se SPCX esordisce bene, gli investitori guarderanno avanti a un’ondata potenziale di vendite da parte di detentori di lunga data in cerca di liquidità.

L’impatto su Tesla e sulle azioni spaziali

L’IPO potrebbe penalizzare Tesla (TSLA): alcuni investitori potrebbero ruotare capitale da TSLA a SPCX per ottenere esposizione diretta alla storia spaziale, satellitare e AI di Musk. Potrebbe anche intensificare le preoccupazioni sull’allocazione del tempo di Musk e creare un nuovo benchmark pubblico per i multipli legati a lui.

L’impatto sulle altre azioni spaziali è più sfumato. ASTS, SATS, IRDM e altri nomi della connettività potrebbero beneficiare dell’attenzione degli investitori, ma potrebbero anche subire un reset della valutazione se il mercato concludesse che SPCX ha una scala, un accesso al capitale e un’economia dei lanci superiori. RKLB, PL, LUNR e altri potrebbero continuare a beneficiare di acquisti per simpatia, ma il debutto di SPCX potrebbe anche evidenziare quanto i competitor siano distanti in termini di scala dei ricavi, cadenza dei lanci e integrazione verticale.

Il giudizio di Briefing.com

SPCX è una rara IPO in cui la qualità della società, la scarsità strategica e l’entusiasmo del mercato pubblico sono innegabili — ma lo è anche il rischio di valutazione. L’offerta prezzera’ probabilmente ben sopra $135, e il float relativamente piccolo potrebbe produrre un primo scambio esplosivo. Tuttavia le IPO ad altissima visibilità spesso faticano una volta passata la prima ondata di acquisti da scarsità, specialmente quando la valutazione capitalizza già anni di esecuzione impeccabile. Il rischio chiave è che gli investitori trattino inizialmente SPCX come una piattaforma infrastrutturale di Musk imperdibile, per poi riconsiderare il titolo dopo aver digerito le perdite, il burden del capex, la struttura di governance e l’overhang del lock-up. Per il mercato più ampio, questa IPO è più di un evento SPCX: è un referendum sulla disponibilità degli investitori pubblici a pagare prezzi da venture capital per storie di crescita private a mega-cap.


Se trovi utile questo lavoro, puoi offrirci un caffè su Ko-fi: ko-fi.com/filosofaresuimercati

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative ed educative e non costituisce consulenza finanziaria. Investire comporta rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare un professionista qualificato. Per maggiori informazioni, leggi il nostro disclaimer. — Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

 

 

09/06/26 – SpaceX IPO: le ragioni dei tori e degli orsi prima del debutto storico

Conflitto di interesse (COI): L’autore detiene posizioni in SATS, RKLB, ASTS, KRMN, PL, GSAT, IRDM, IPFX/QSPC nel settore spaziale, e in TSLA. Non detiene posizioni in SPCX, che non è ancora quotata al momento della pubblicazione.

Barron’s ha pubblicato domenica 8 giugno un articolo a firma di Al Root che sintetizza bene il dibattito in corso sull’IPO di SpaceX, atteso per questa settimana. Lo riprendiamo e traduciamo per i lettori di FSM, aggiungendo il contesto necessario.

A seconda di chi si legge, l’IPO di SpaceX o distruggerà la civiltà occidentale rovinando i fondi pensione della classe lavoratrice, oppure inaugurerà un’utopia globale abilitata dall’AI, generando trilioni di profitti. La verità, scrive Root, è quasi certamente nel mezzo.

Le ragioni dei tori

Per gli investitori bullish — tra cui Baron Capital e ARK Invest — la valutazione proiettata di $1,8 trilioni sembra un affare per tre ragioni principali.

Prima di tutto, Starlink: oltre 10 milioni di abbonati, margini EBITDA superiori al 60%. Ron Baron proietta 15 milioni di clienti entro fine 2026 e 300 milioni entro il 2036 — uno scenario che potrebbe significare $500 miliardi di ricavi annui e $300 miliardi di EBITDA. Solo Starlink, in quel caso, varrebbe l’intera valutazione IPO odierna.

Secondo pilastro: l’intelligenza artificiale. SpaceX ha recentemente siglato accordi con Anthropic e Alphabet per affittare capacità di calcolo per circa $26 miliardi l’anno. ARK Invest stima che questo costo generi circa $52 miliardi di ricavi per SpaceX. Il piano di Musk è scalare la capacità AI per 100 volte: a prezzi attuali, ciò significherebbe $2,6 trilioni di ricavi da compute rental — anche se i modelli AI di SpaceX non riuscissero a competere con i leader.

Sullo sfondo, il vantaggio strutturale nei lanci spaziali e la promessa di Starship, che potrebbe abbattere il costo per raggiungere l’orbita da migliaia di dollari per chilogrammo a poche centinaia.

Le ragioni degli orsi

Gli argomenti ribassisti più solidi partono da un’osservazione semplice: tutte quelle sono proiezioni a lungo termine, e Starship non è ancora operativa. Fare affidamento su stime al 2036 produrrà inevitabilmente volatilità estrema se le tempistiche slittano, emerge concorrenza, o cambia qualsiasi assunzione chiave.

Le false piste

Meno convincenti, secondo Root, alcuni argomenti ribassisti che circolano molto. Il calo dell’ARPU di Starlink non è di per sé preoccupante: nella storia della tecnologia, prezzi in discesa con margini stabili e crescita degli utenti è un pattern normale e sano. Sarebbe un problema se margini, crescita e pricing fossero tutti in deterioramento insieme — ma non è ancora questo il caso.

Sull’inclusione negli indici Nasdaq: le modifiche alle regole si applicano a tutti i grandi IPO in arrivo, e gli acquisti passivi creano al massimo distorsioni di prezzo a breve termine, non di valore a lungo termine.

Sul meccanismo di lock-up differenziato e legato alla performance azionaria: è se mai superiore al classico cliff a 180 giorni.

Più seria, invece, la questione della governance. Musk controlla il 100% delle azioni votanti e il board — “straordinariamente pessimo”, secondo Yumi Narita, Direttrice Esecutiva per la Corporate Governance dell’Ufficio del Comptroller di New York City. Ma, scrive Root, SpaceX è l’azienda di Musk, e un investimento in SpaceX è un investimento in Musk: lo stesso vale per Tesla da anni. È un rischio che gli investitori devono accettare consapevolmente.

Cosa fare questa settimana

Barron’s suggerisce che SpaceX sarebbe un acquisto più interessante a $90 che a $135. Il titolo probabilmente salirà il primo giorno: gli investitori non sono obbligati a comprare tutto subito a qualsiasi prezzo. La volatilità dei prossimi mesi — tra lock-up scaglionati, prime trimestrali pubbliche e l’evoluzione operativa di Starship — offrirà probabilmente punti di ingresso più favorevoli. “Possono usare la volatilità a proprio vantaggio”, conclude Root.

Fonte: Al Root, “Should You Buy SpaceX Stock This Week?”, Barron’s, 8 giugno 2026.


Se trovi utile questo lavoro, puoi offrirci un caffè su Ko-fi.

Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria. Leggi il disclaimer.
Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

 

08/06/26 – Ron Baron su SpaceX: “L’investimento di una vita.” I numeri, la visione e il miliardo già prenotato per l’IPO

 

Conflitto di interesse (COI): L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo: SATS, RKLB, ASTS, NVDA, TSLA. Non detiene posizioni dirette in SpaceX.

Il 5 giugno 2026, a sei giorni dall’IPO di SpaceX fissata per l’11 giugno, Baron Capital ha tenuto una conferenza pubblica intitolata “Ron Baron on SpaceX: A Lifetime Investment Opportunity”. Al tavolo: il fondatore e CEO Ron Baron, suo figlio Michael, il COO Pat Padalino e l’analista Isai Leven. Non era un evento per i media. Era una sessione interna resa pubblica — e vale la pena leggerla con attenzione, perché Baron è uno dei pochi investitori istituzionali che ha SpaceX in portafoglio da anni, con numeri verificabili.

I numeri di Baron su SpaceX

Baron Capital gestisce oggi circa 63 miliardi di dollari. Di questi, 20 miliardi sono profitti generati dalle aziende di Musk: circa 7,8 miliardi da Tesla e tra i 12 e i 13 miliardi da SpaceX. Baron investe in SpaceX dal 2017, attraverso 27 round successivi di tender offer dedicati ai dipendenti, accumulando una posizione che oggi vale circa 15 miliardi di dollari — circa l’1,25% della società. Il CAGR degli ultimi nove anni: 54%. Per l’IPO, Baron ha già inserito un ordine da 1 miliardo di dollari, con l’obiettivo esplicito di non diluirsi.

La tesi: da 1,8 trilioni a 10-30 trilioni

Mentre il prezzo IPO implica una valutazione di circa 1,8 trilioni di dollari, Baron ritiene SpaceX pesantemente sottovalutata. La sua stima a 10-15 anni: tra 10 e 30 trilioni — potenzialmente l’azienda più grande e redditizia del pianeta. Una previsione che suona visionaria, ma Baron la costruisce su tre pilastri concreti.

Starlink. Da 9 a 15 milioni di clienti nell’ultimo anno. Baron stima che in dieci anni la base clienti supererà i 300 milioni (più aziende e governi), generando 1 trilione di dollari di ricavi annuali e 700-800 miliardi di EBITDA. Da sola, questa divisione potrebbe valere 14 trilioni.

Data center nello spazio. È la vera sorpresa della conferenza. Costruire data center a terra è diventato un problema politico ed economico: costi energetici in aumento, permessi bloccati, consumo d’acqua per il raffreddamento. La soluzione SpaceX: sfruttare la costellazione di satelliti — con l’obiettivo di arrivare a un milione di unità collegate via laser — per portare il computing in orbita. Zero raffreddamento, zero costi di elettricità. La domanda è già lì: nella conferenza emerge che Anthropic ha accettato di affittare il supercomputer di xAI a Memphis per 1,25 miliardi di dollari al mese — 15 miliardi l’anno. I margini stimati per questo business di inferenza orbitale: 70%.

Chip proprietari. Il sistema Musk avrebbe chiesto a TSMC e Samsung una quantità di chip 50 volte superiore alla loro produzione attuale. Di fronte al rifiuto, SpaceX e Tesla stanno sviluppando produzione interna in collaborazione parziale con Intel, eliminando le funzioni inutili dei chip Nvidia per ridurne il costo del 70-90%.

La cultura aziendale

Baron racconta un aneddoto recente: un incontro a mezzanotte tra Musk e centinaia di ingegneri a Memphis, dove Musk analizza personalmente i singoli ordini d’acquisto — contestando perfino l’installazione di una doppia ringhiera di sicurezza non necessaria su piattaforme basse. La filosofia è dare sempre un briciolo di risorse in meno rispetto all’obiettivo, per costringere gli ingegneri a ottimizzare. Chi lavora lì lo fa non per i soldi ma per la missione.

I rischi: Musk, la Cina, Blue Origin

Baron ammette il keyman risk su Musk (“la sua perdita sarebbe un danno enorme per l’umanità”) ma nota che oggi la sua sicurezza è a livelli presidenziali e che manager come Gwynne Shotwell garantiscono continuità culturale. Blue Origin è rispettata ma opera con una mentalità diversa: Bezos vuole il razzo perfetto al primo colpo, Musk impara facendo esplodere i prototipi. I cinesi saranno concorrenti forti, ma per ora copiano. Marte è un’assicurazione per l’umanità, non un driver di valore finanziario a breve.

Una nota sulla liquidità dei fondi Baron

Il COO Pat Padalino ha precisato un aspetto tecnico rilevante per chi investe tramite fondi: i fondi Baron hanno accordi di lock-up flessibili con i sottoscrittori che permettono di mantenere liquide le posizioni pre-IPO per far fronte a eventuali riscatti senza dover svendere, potendo inoltre gestire le distribuzioni di plusvalenze quasi a zero grazie a programmi di riscatto in natura (redemption in kind). In pratica, Baron può restare investito senza essere costretto a vendere SpaceX per pagare i riscatti dei propri clienti — un dettaglio non banale per una posizione da 15 miliardi.

La mia lettura

Baron è un bull convinto e non fa mistero. Le sue stime su Starlink a 300 milioni di clienti e sui data center orbitali sono ambiziose — ambiziose nel senso di “potrebbero essere giuste tra 15 anni, ma richiedono che tutto vada nel verso giusto.” Il valore dell’ascolto non è prendere i numeri per buoni, ma capire la struttura della tesi: Baron non sta comprando una società, sta comprando un sistema — Starlink + data center orbitali + chip proprietari + cultura ingegneristica senza paragoni. È una tesi coerente. Il prezzo IPO, però, incorpora già molta di quella coerenza. Noi seguiamo con SATS come proxy e valutiamo l’acquisto diretto — ma con la consapevolezza che a 93 volte i ricavi il margine di errore esecutivo è praticamente zero.


Se trovi utile questo lavoro, puoi offrirci un caffè su Ko-fi: ko-fi.com/filosofaresuimercati

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative ed educative e non costituisce consulenza finanziaria. Investire comporta rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare un professionista qualificato. Per maggiori informazioni, leggi il nostro disclaimer. — Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

 

 

04/06/26 – SpaceX a $1.800 miliardi: “I’m the king of the world!” Ma il mercato ricorda il Titanic

Elon Musk - Titanic - SpaceX IPO

 

 

Conflitto di interesse (COI): L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo: SATS, ASTS, RKLB, IRDM, GSAT.

Fonte: Barron’s, Martin Baccardax, 3-4 giugno 2026

C’è una scena nel film di James Cameron che è entrata nell’immaginario collettivo come nessun’altra. Jack Dawson è sulla prua del Titanic, le braccia aperte sul mare, e urla: “I’m the king of the world!” È il momento più alto della sua vita. La nave è la più grande mai costruita, inaffondabile per definizione, diretta verso il futuro. Nessuno a bordo sa ancora niente dell’iceberg.

Il 12 giugno, SpaceX debutterà al Nasdaq con una valutazione attesa di $1.800 miliardi. L’S&P 500 è sopra i 7.600 punti. Il Nasdaq sopra i 27.000. Elon Musk è sulla prua. E il mercato applaude.

Barron’s ha dedicato un lungo articolo ai rischi — non solo per chi compra il titolo, ma per l’intero mercato. Proviamo a leggerlo insieme.

Sogni, non fondamentali

SpaceX combina le divisioni spazio, satellitare, social media e intelligenza artificiale di Musk, e dovrebbe flottare circa 555 milioni di azioni a $135 per azione. Ha perso $5 miliardi l’anno scorso. La quotazione la prezza a circa 95 volte i ricavi dell’ultimo anno di circa $19 miliardi. Le indicazioni iniziali suggeriscono che gli investitori retail potrebbero spingerla ancora più in alto il primo giorno.

Il suo obiettivo dichiarato nei filing SEC è “costruire i sistemi e le tecnologie necessari per rendere la vita multiplanetaria, comprendere la vera natura dell’universo ed estendere la luce della coscienza alle stelle.” Il mercato totale indirizzabile che Musk identifica è $28.500 miliardi — con la maggioranza proveniente da infrastrutture AI, pubblicità ed “applicazioni enterprise.”

Thomas Shipp di LPL Financial lo dice chiaramente: “Puntare a realizzare qualcosa che non è mai stato fatto su una scala mai vista, sfruttando tecnologie che attualmente non esistono, comporta dei rischi. Tutto ciò si traduce in una società orientata al futuro con opportunità e rischi in abbondanza, le cui dimensioni e ambiziosi orizzonti temporali la pongono in una posizione di potenziale volatilità all’ingresso nei mercati pubblici.”

L’effetto aspirapolvere: chi paga il conto

Il primo rischio non è per chi compra SpaceX — è per chi ha già comprato il mercato. L’IPO è così grande che la sua inclusione accelerata nel Nasdaq 100 potrebbe sottrarre capitale a una serie di titoli importanti. I segnali ci sono già: il Magnificent Seven ha guadagnato solo il 2% nell’ultimo mese, meno della metà del +5% dell’S&P 500. Boeing ha perso il 3,5%, RTX e Lockheed Martin hanno nettamente sottoperformato. Anche Bitcoin è sceso del 17% nello stesso periodo.

“Forse sono investitori attivi che tagliano ai margini per raccogliere liquidità in vista dell’IPO SpaceX”, dice Blake Anderson di Carson Group. “Ma qualcosa sta succedendo, e potremmo stare vedendo solo l’inizio.”

La minaccia per le telco — e per il nostro basket spazio

La distruzione di valore più concreta potrebbe però avvenire nelle telecomunicazioni. Starlink — il principale motore di ricavi di SpaceX — è una minaccia esistenziale per AT&T, Verizon e T-Mobile, secondo l’analista di Oppenheimer Timothy Horan. Tutti e tre i titoli sono già scesi tra il 2% e il 7% nell’ultimo mese.

“Starlink avrà la capacità di dominare il traffico internet/cloud/AI e potrebbe potenzialmente applicare tariffe per l’interconnessione e altri servizi unici, rappresentando una minaccia per il settore delle comunicazioni legacy”, scrive Horan. “Man mano che le leve di scala di SpaceX inizieranno a funzionare, ci aspettiamo che Starlink diventi il provider dominante nel settore e alla fine gestisca la maggior parte del traffico internet.”

Per chi segue il nostro basket spazio — SATS, ASTS, RKLB, IRDM, GSAT — la domanda è duplice. Da un lato SpaceX è un competitor diretto su alcune traiettorie. Dall’altro, una quotazione a $1.800 miliardi che porta l’attenzione globale sul settore spaziale può essere un catalyst per l’intero comparto — esattamente come le IPO dei grandi internet degli anni Novanta hanno trascinato l’attenzione su tutto l’ecosistema digitale, prima del crollo.

Top o catalyst?

La domanda che Barron’s lascia aperta è quella giusta: l’IPO SpaceX segnalerà un top di mercato o sarà un catalyst? In questo contesto, una quotazione a 95 volte i ricavi di una società in perdita è o il segno che il mercato è disposto a scommettere su qualunque cosa — o il campanello che annuncia la fine della festa.

Jack Dawson, sulla prua del Titanic, non aveva torto a sentirsi il re del mondo. Il Titanic era davvero la nave più grande mai costruita. L’iceberg non era una sua invenzione. Era reale — solo che nessuno lo vedeva ancora.

Noi continuiamo a seguire questo tema attraverso la nostra posizione proxy in SATS/EchoStar. Il 12 giugno sapremo qualcosa di più sul sentiment reale del mercato. Nel frattempo, godiamoci lo spettacolo dalla scialuppa.


Se trovi utile questo lavoro, puoi offrirci un caffè su Ko-fi.

Disclaimer: I contenuti di questo blog hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza finanziaria, legale o fiscale. Le opinioni espresse sono personali e non impegnano soggetti terzi. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Prima di prendere decisioni di investimento, consulta un professionista abilitato. Leggi il disclaimer completo.

 

 

02/06/26 – ARK Invest spiega la sua tesi su SpaceX: dall’S-1 ai data center orbitali

 

ARK Invest ha pubblicato il suo video-risposta alle domande degli investitori sull’IPO di SpaceX, dopo il deposito dell’S-1 il 20 maggio 2026. Le analiste Tasha Keeney e Daniel Maguire hanno sistematizzato la tesi di investimento che ARK costruisce sull’azienda di Musk da anni. Vale la pena leggere il materiale con attenzione, perché la narrazione che emerge dall’S-1 non è quella di una società di lanci spaziali che si quota in borsa: è quella di un’infrastruttura per l’intelligenza artificiale che usa i razzi come vettore di accesso a un mercato irraggiungibile per chiunque altro.

Un TAM da 28,5 trilioni, di cui 26,5 legati all’AI

Il prospetto S-1 quantifica il mercato potenziale totale (TAM) in 28,5 trilioni di dollari, con 26,5 trilioni ascrivibili a iniziative di intelligenza artificiale. Un numero che a prima lettura sembra marketing puro, ma che ARK scompone in modo analitico. La tesi è che SpaceX possa monetizzare l’infrastruttura orbitale — i cosiddetti Orbital Data Center — a un tasso doppio o triplo rispetto al modello IaaS (Infrastructure-as-a-Service) tradizionale, vendendo direttamente l’output dei modelli xAI anziché affittare capacità di calcolo a terzi.

Il riferimento concreto che ARK porta è eloquente: l’accordo annunciato recentemente tra Anthropic e un fornitore cloud prevede il noleggio di 325.000 GPU Nvidia per circa 15 miliardi di dollari l’anno — potenza inferiore a 1 gigawatt. SpaceX punta a lanciare 100 gigawatt di capacità di calcolo all’anno a regime. La differenza di scala è quella che giustifica la valutazione.

Starship e la Legge di Wright: tutto dipende dal costo per chilogrammo

L’intero modello economico dei data center orbitali dipende da una variabile: il costo del lancio. ARK applica la Legge di Wright — i costi scendono a percentuali costanti a ogni raddoppio della produzione — e documenta che Falcon 9 ha già ridotto il costo per kg del 95% dal 2008. Con Starship, la stima è di portare il costo da 1.000 a meno di 100 dollari per chilogrammo.

La soglia critica è a 300 $/kg: sotto quel livello, i data center spaziali diventano competitivi con quelli terrestri. Sotto i 100 $/kg, energia e calcolo nello spazio costerebbero circa il 25% in meno. Il vantaggio competitivo di SpaceX sulla riusabilità — stimato da ARK in circa dieci anni rispetto a Blue Origin, che ha recuperato il suo primo booster orbitale solo nel 2025 — è il fossato che rende questa traiettoria difficilmente replicabile nel medio termine. Attualmente SpaceX gestisce circa il 75% degli oggetti manovrabili nello spazio e detiene oltre l’80% della massa totale lanciata in orbita a livello globale.

Terafab: il chip proprietario per l’orbita

Il problema tecnico più sottovalutato è la dissipazione del calore. Nello spazio non esiste raffreddamento ad acqua; i radiatori tradizionali pesano troppo e mangiano margine di lancio. SpaceX risponde con il progetto Terafab: chip progettati internamente, capaci di operare a temperature molto più elevate rispetto agli standard terrestri, riducendo la dipendenza dai sistemi di raffreddamento. La domanda combinata stimata tra SpaceX e Tesla — circa un terawatt all’anno a tendere — giustifica l’investimento verticale nella progettazione di semiconduttori, sottraendo l’azienda ai colli di bottiglia del mercato dei chip di terze parti.

Starlink: la cassa nel presente

Mentre i data center orbitali sono un orizzonte a cinque-dieci anni, Starlink genera cassa oggi: oltre 11,4 miliardi di dollari di ricavi nel 2025 (+50% anno su anno), con flussi di cassa positivi già dal 2023 e oltre 10 milioni di abbonati attivi. L’acquisizione dello spettro EchoStar — attesa intorno a novembre 2027 — è considerata da ARK un elemento fondamentale per potenziare sia la banda larga tradizionale sia il servizio Direct-to-Cell, la connettività diretta da satellite agli smartphone senza passare dalle torri terrestri. Nei prossimi dodici-ventiquattro mesi, il debutto di Starship V3 consentirà di immettere in orbita una capacità di banda venti volte superiore per singolo lancio rispetto al Falcon 9.

Governance e struttura dell’IPO

SpaceX si quota con una struttura di controllo concentrata: Musk mantiene il pieno controllo azionario (circa l’85% dei voti) con i ruoli cumulati di CEO, CTO e Presidente. ARK legge questa struttura positivamente, identificando in Musk il motore dell’innovazione e dell’attrazione dei talenti. Il prospetto prevede obiettivi operativi e finanziari sfidanti per sbloccare ulteriori pacchetti di incentivi azionari. La struttura del lock-up è inusuale: finestre di sblocco progressive e scaglionate (la prima già dopo il primo report trimestrale), pensate per evitare il “gradino” di vendite tipico delle IPO tradizionali. Il roadshow è iniziato il 5 giugno, con quotazione attesa il 12 giugno su Nasdaq (ticker SPCX).

Bitcoin, la Luna e Marte

Il prospetto conferma che SpaceX detiene circa 1,5 miliardi di dollari in Bitcoin, acquistati prevalentemente quattro-cinque anni fa, gestiti come riserva strategica di tesoreria. Su Marte, l’obiettivo finale rimane invariato, ma le finestre di lancio del 2026 e 2028 saranno probabilmente sacrificate alla priorità della monetizzazione dell’AI orbitale. Nel frattempo, la Luna torna al centro: la grave esplosione sulla rampa di lancio del New Glenn di Blue Origin ne ritarda i piani di circa un anno, lasciando la NASA ancora più dipendente da Starship per il programma Artemis. In prospettiva ultralunga, ARK cita la possibilità di installare sulla Luna un Lunar Mass Driver — sfruttando la bassa gravità — per espandere la capacità energetica dell’infrastruttura fino a 1 terawatt l’anno.

La nostra posizione

Chi segue questo thread sa che deteniamo SATS/EchoStar come proxy indiretto all’ecosistema SpaceX, attraverso i diritti spettrali AWS-4 e H-block. L’acquisizione è attesa intorno a novembre 2027, e l’IPO chiarirà finalmente il prezzo di riferimento dell’operazione. Stiamo valutando l’acquisto diretto in IPO, con la consapevolezza che 93 volte i ricavi è una valutazione che non lascia margine di errore esecutivo. La tesi di ARK è coerente e ben costruita; il prezzo la incorpora già quasi per intero. Il giudizio definitivo lo darà Starship.

Se trovi utile questo lavoro, puoi offrirci un caffè su Ko-fi. Grazie per il supporto.

Questo articolo è redatto a scopo informativo ed educativo e non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento. Gli strumenti finanziari citati comportano rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare un professionista abilitato. Leggi il disclaimer completo. — Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

 

 

01/06/26 – SpaceX al Nasdaq il 12 giugno: $86,5 miliardi di raccolta. I mercati reggeranno?

SpaceX Starship – IPO Nasdaq 12 giugno 2026

La data c’è: 12 giugno 2026. SpaceX debutta sul Nasdaq, con una raccolta attesa di 86,5 miliardi di dollari e una capitalizzazione fino a 2 trilioni. Sarà la più grande IPO della storia americana — cinque volte il collocamento di Facebook del 2012, quattro volte quello di Alibaba nel 2014. Barron’s dedica alla vicenda un’analisi approfondita, e i toni non sono quelli dell’entusiasmo incondizionato.

La domanda che serpeggia tra gli analisti è semplice e scomoda: i mercati sono in grado di assorbirla?

La meccanica dell’assorbimento

Rupert Mitchell di Blind Squirrel Macro — ex Salomon e Goldman — stima che gli investitori dovranno mettere sul tavolo circa mezzo trilione di dollari complessivi, tra l’IPO vera e propria e il greenshoe del 15%, perché l’operazione sia considerata un successo. I fondi passivi che tracciano S&P 500, Nasdaq e Russell 1000 assorbiranno automaticamente fino al 48% del flottante — circa 44 miliardi — anticipando l’inclusione negli indici. Il resto resta da piazzare tra retail e gestori attivi.

Il problema strutturale è che la liquidità che entra in SpaceX deve uscire da qualche altra parte. Matematicamente, le posizioni più liquide dell’S&P — le grandi tech, i titoli del Mag 7 — saranno alleggerite per fare posto. E con i buyback delle hyperscaler già ridotti per finanziare i piani capex sull’AI, il cuscinetto che storicamente ha sostenuto i listini in momenti di pressione è più sottile del solito.

Il buffer accumulato regge?

I mercati arrivano all’appuntamento con un margine considerevole: l’S&P 500 ha guadagnato oltre il 16% nel secondo trimestre, il Nasdaq quasi il 25%. Il Mag 7 è su del 22% dalla fine del primo trimestre. È molta benzina in serbatoio — ma è anche molta euforia da smaltire.

John Higgins di Capital Economics osserva che non tutte le grandi IPO hanno preceduto correzioni significative, ma avverte che le tre mega-quotazioni attese entro fine anno — SpaceX, Anthropic, OpenAI — rappresentano collettivamente un test senza precedenti per la tenuta dei listini.

Il problema dell’investitore passivo involontario

Jay Woods di Freedom Capital Markets solleva un punto che chi segue questo blog dovrebbe tenere a mente: ogni risparmiatore che detiene un ETF sull’S&P 500 nel proprio piano pensionistico diventerà automaticamente azionista di SpaceX, indipendentemente dalla propria volontà. Una società da 2 trilioni non ancora redditizia — ha chiuso il 2025 con una perdita netta di quasi 5 miliardi, come abbiamo visto nell’articolo precedente — con un flottante del 5% e Musk che controlla il 79% dei diritti di voto.

«L’indice non è stato progettato per questo», dice Woods. «È stato progettato per premiare le aziende che si sono già guadagnate il loro posto attraverso la redditività e la pazienza dei mercati reali.» È una critica al meccanismo degli indici, non a SpaceX in sé — ma è una critica fondata.

La nostra posizione: SATS come proxy

Chi segue questo thread sa che deteniamo SATS (EchoStar) come esposizione indiretta a SpaceX: EchoStar detiene equity diretta nella società di Musk, ricevuta in cambio di diritti di frequenza. Non è un’esposizione sintetica — è azionariato reale a libro. L’IPO del 12 giugno avrà un impatto diretto e misurabile su quella posizione.

La tesi non cambia. Cambia il contesto: siamo a giorni dal debutto, i mercati sono sui massimi, e l’interrogativo sull’assorbimento è legittimo. Mitchell di Blind Squirrel ritiene che la pressione di vendita sui grandi cap tech avvantaggerà l’S&P 500 equal weight nella seconda metà dell’anno. Se è così, chi è posizionato su titoli meno battuti dai flussi passivi — come le nostre posizioni nello spazio — potrebbe trovarsi in una situazione relativa favorevole.

Teniamo la posizione e osserviamo.

Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu


Se trovi utile questo lavoro, puoi offrirci un caffè su Ko-fi.

Disclaimer: I contenuti di questo blog hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza finanziaria, legale o fiscale. Le opinioni espresse sono personali e non impegnano soggetti terzi. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Prima di prendere decisioni di investimento, consulta un professionista abilitato. Leggi il disclaimer completo.

 

 

 

🟥

29/05/26 – SpaceX abbassa il mirino: almeno $1,8 trilioni. Il mercato comincia a fare domande

🟥 🟩 SpaceX IPO valutazione ribasso maggio 2026 Bloomberg riporta oggi che SpaceX ha rivisto al ribasso il proprio obiettivo di valutazione per l’IPO: da “oltre $2 trilioni” a “almeno $1,8 trilioni”. La correzione arriva dopo consultazioni con advisor e investitori istituzionali, ed è presentata come fisiologica — i dettagli di un’IPO si aggiustano sempre in base al feedback del mercato. Tecnicamente vero. Ma la direzione è significativa. Quando si parte da $2 trilioni e si atterra a $1,8 — con la clausola “almeno” a fare da paracadute narrativo — il segnale è chiaro: il mercato non ha digerito la valutazione iniziale senza riserve. Non è un crollo, ma è una discesa dall’orbita alta. Benvenuti nell’orbita bassa.

I numeri che pesano

L’S-1 depositato il 20 maggio ha reso pubblici i conti. I ricavi 2025 sono stati $18,7 miliardi — in crescita del 34% rispetto ai $14 miliardi del 2024. Fin qui, bene. Il problema è sotto la riga dei ricavi: SpaceX ha chiuso il 2025 con una perdita netta di $4,94 miliardi, dopo aver registrato un utile di $791 milioni nel 2024. Lo swing è di quasi $6 miliardi in un solo anno. La causa è nota — gli investimenti in xAI e nei data center Colossus — ma un rosso da quasi $5 miliardi non è una nota a margine per chi deve fissare un prezzo di IPO. A $1,8 trilioni, SpaceX tratta a circa 96 volte i ricavi 2025. A $2 trilioni erano 107 volte. Il denominatore non è cambiato: è il numeratore che il mercato sta comprimendo.

La timeline regge, per ora

Bloomberg conferma la struttura dell’operazione: roadshow formale dal 4 giugno, pricing atteso l’11 giugno, primo giorno di negoziazione il 12 giugno. Con un margine di slittamento di “qualche giorno” — formula che le banche usano per tenersi le mani libere senza spaventare il mercato. Le cinque banche capofila (Goldman Sachs, Morgan Stanley, Bank of America, Citigroup, JPMorgan) più altre 18 hanno troppo in gioco per lasciare che la macchina si fermi ora.

Il nostro posizionamento

Deteniamo SATS/EchoStar come esposizione indiretta. La revisione al ribasso della valutazione SpaceX ha un effetto diretto sul modello sum-of-the-parts di Williams (TD Cowen): ogni $100 miliardi in meno di capitalizzazione SpaceX erode il valore implicito della quota EchoStar. Non è un tracollo — ma chi è entrato su SATS scommettendo su una quotazione a $2 trilioni deve aggiornare i propri calcoli. Stiamo ancora valutando l’acquisto diretto in IPO. La revisione al ribasso non ci spaventa di per sé — anzi, un prezzo più basso è razionalmente preferibile. Il punto è capire se $1,8 trilioni sia il pavimento o il punto di partenza di una trattativa al ribasso più lunga. Il roadshow dal 4 giugno darà la risposta. Fonte: Bloomberg News, Kiel Porter e Edward Ludlow, 29 maggio 2026. | Gianni & Claude (Anthropic) 🟩 🟨

☕ Se trovi utile questo lavoro
Puoi offrirci un caffè su Ko-fi. Grazie per il supporto.

Questo articolo è redatto a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria. Leggi il disclaimer. — Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

 

28/05/26 – SpaceX IPO: la storia è più grande dei razzi

[foto]

ARK Invest ha dedicato un episodio del suo podcast “The Brainstorm” (EP 133) a un tema che chi segue questo blog conosce bene: l’IPO di SpaceX non è una storia di razzi, è una storia di infrastruttura digitale planetaria. Vale la pena guardarlo con attenzione, perché alcune rivelazioni emerse dall’S-1 depositato il 20 maggio cambiano la lettura del dossier.

Il video è incorporato qui sotto. Seguono le nostre note editoriali.

Il numero che ha sorpreso tutti: Anthropic paga 1,25 miliardi al mese

Sepolta nelle note all’S-1, una voce ha cambiato il modo in cui Wall Street legge SpaceX. Anthropic — la società che produce Claude, il modello con cui co-scriviamo questo blog — pagherà a SpaceX 1,25 miliardi di dollari al mese fino a maggio 2029 per accedere ai data center Colossus 1 e Colossus 2 di Memphis, Tennessee. Contratto rescindibile da entrambe le parti con 90 giorni di preavviso. Valore totale potenziale: circa 45 miliardi di dollari in tre anni.

Per capire la portata della cifra: i ricavi totali di SpaceX nel 2025 erano 18,67 miliardi. I soli pagamenti mensili di Anthropic, a regime, ne rappresenterebbero l’80% annuo. Non è una nota a margine: è una linea di ricavo che ridisegna il modello di business dell’intera società.

ARK coglie bene il punto: questa mossa dimostra la capacità di SpaceX di monetizzare asset infrastrutturali di calcolo con rapidità sorprendente. E — aggiungiamo noi — introduce un elemento di de-risking elegante: se Grok di xAI non dovesse raggiungere la leadership di mercato, i ricavi arrivano comunque dai concorrenti che usano l’infrastruttura.

Tre segmenti, tre storie diverse

L’S-1 divide SpaceX in tre segmenti finanziari con profili molto diversi.

Il segmento Space (lanci Falcon, Dragon) ha generato 4,1 miliardi di ricavi nel 2025, ma sta bruciando capitale per lo sviluppo di Starship: 3 miliardi nel 2025 e quasi un miliardo solo nel Q1 2026. È un investimento deliberato, non una perdita operativa strutturale.

Il segmento Connectivity — Starlink — è il motore finanziario dell’intera costruzione. A fine marzo 2026 conta 10,3 milioni di abbonati in 164 paesi, con circa 9.600 satelliti in orbita bassa. Ha generato un utile operativo di 1,2 miliardi nel Q1 2026, anche se il consolidato aziendale è in perdita per via degli investimenti AI.

Il segmento AI — xAI, Colossus, i data center — ha bruciato 6,4 miliardi nel 2025 e sta accelerando: 7,7 miliardi di capex solo nel Q1 2026. Il deal Anthropic trasforma parte di questa infrastruttura da costo a ricavo.

Il TAM da 28,5 trilioni e i data center orbitali

SpaceX scrive nell’S-1 di aver identificato “il più grande mercato totale indirizzabile nella storia dell’umanità”: 28,5 trilioni di dollari. Il segmento spazio vale 370 miliardi, la connettività 1,6 trilioni. Il segmento AI — abilitato soprattutto dai data center orbitali pianificati — vale 26,5 trilioni.

ARK dedica ampio spazio a questa visione: quando Starship raggiungerà costi operativi sufficientemente bassi, il calcolo nello spazio diventa competitivo con quello terrestre. Pannelli solari esposti direttamente al sole, nessun costo di raffreddamento a terra, nessun vincolo geografico. I primi satelliti con capacità di calcolo AI sono attesi per il 2028.

È un orizzonte lungo. Ma chi segue questo blog sa che il paniere dello spazio si costruisce con posizioni piccole su operatori diversi, proprio perché l’incertezza è strutturalmente alta su questi orizzonti temporali.

Starship Flight 12 e la legge di Wright

Il dodicesimo test di Starship — primo della versione 3 — è stato considerato un successo da ARK. Lo scudo termico dello stadio superiore ha performato meglio dei test precedenti, condizione necessaria per il riutilizzo rapido. SpaceX stima che Starship cominci a portare payload in orbita nel secondo semestre 2026.

ARK richiama la legge di Wright: per ogni raddoppio cumulativo della capacità portata in orbita, i costi scendono del 44%. Con Starship completamente riutilizzabile, il costo per chilogrammo potrebbe scendere sotto 100 dollari — da confrontare con i già bassi 1.000 dollari attuali del Falcon 9. A quella soglia, i data center orbitali cessano di essere fantascienza e diventano un’opzione economicamente razionale.

La valutazione e il nostro posizionamento

SpaceX punta a quotarsi su Nasdaq con il ticker SPCX, roadshow l’8 giugno, IPO attesa entro fine mese. La valutazione implicita oscilla tra 1,75 e 2 trilioni di dollari — che la collocherebbe tra le più grandi società quotate al mondo, dietro solo ad Apple e Nvidia.

Deteniamo in portafoglio SATS/EchoStar, il nostro strumento di esposizione indiretta all’ecosistema SpaceX attraverso i diritti spettrali AWS-4 e H-block, la cui acquisizione da parte di SpaceX è attesa intorno a novembre 2027. L’IPO chiarirà finalmente il prezzo di riferimento dell’operazione.

Se trovi utile questo lavoro, puoi offrirci un caffè su Ko-fi. Grazie per il supporto.

Questo articolo è redatto a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria. Leggi il disclaimer. — Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

 

 

19/05/26 – EchoStar (SATS): la proxy più discussa sull’IPO SpaceX vale ancora qualcosa?

EchoStar ha raddoppiato di prezzo da quando, nell’autunno 2025, ha ceduto parte del proprio spettro a SpaceX in cambio di una partecipazione diretta nella società di Musk. Lunedì 19 maggio il titolo ha chiuso a 136,45 dollari, praticamente invariato. Ma TD Cowen ha alzato domenica il proprio target price a 155 dollari, confermando il rating Buy. Vale la pena ragionare sui numeri.

Cosa c’è dentro EchoStar

La tesi è semplice: chi compra SATS compra indirettamente SpaceX. Ma non è una proxy pura, e questo è esattamente il problema — e in parte anche l’opportunità.

Secondo le stime di Barron’s, EchoStar detiene circa 525 milioni di azioni SpaceX, acquisite a 212 dollari per azione quando SpaceX era valorizzata attorno a 450 miliardi. Da allora la valutazione implicita è salita verso 1,75-2 trilioni, complice anche l’acquisizione di xAI avvenuta all’inizio di quest’anno in uno scambio interamente azionario da 250 miliardi. Il risultato: quella partecipazione vale oggi circa 31 miliardi di dollari, equivalente a circa 600 dollari per azione EchoStar ai prezzi del mercato privato più recenti (650 dollari nelle transazioni secondarie più aggiornate).

Il titolo tratta a 136 dollari. Il divario è enorme. Come si spiega?

Il modello sum-of-the-parts di Williams

L’analista Gregory Williams di TD Cowen ha costruito una valutazione per parti applicando tre correttivi principali:

  • Effetto fiscale sulla plusvalenza latente della partecipazione SpaceX: la plusvalenza è reale ma non ancora realizzata, e quando lo sarà — in sede di IPO o di eventuale vendita — l’imposta la erode.
  • Sconto conglomerato del 10% su tutti gli asset: EchoStar non è SpaceX. Ha una divisione satellite TV in declino, circa 22 miliardi di debito lordo, e asset di spettro residui dopo le cessioni ad AT&T e a SpaceX stessa.
  • Valutazione SpaceX a 1,75 trilioni: conservativa rispetto alle aspettative di mercato che oscillano tra 1,8 e 2 trilioni.

Con questi parametri il modello dà 155 dollari — circa il 14% sopra il prezzo attuale. Se la valutazione IPO di SpaceX arrivasse a 2 trilioni o oltre, l’upside si allargherebbe proporzionalmente.

I rischi che non vanno sottovalutati

Il principale è strutturale: Charlie Ergen controlla EchoStar come azionista di riferimento, CEO e presidente del consiglio. Non ha tenuto una conference call sui risultati del primo trimestre 2026. Le sue dichiarazioni pubbliche più recenti risalgono a novembre 2025, quando definì la partecipazione SpaceX un “ottimo investimento”. Il mercato apprezza poco la scarsa trasparenza gestionale.

Il secondo rischio è la liquidità: le azioni SpaceX ricevute in cambio dello spettro non sono immediatamente vendibili. Le clausole di lock-up tipiche delle IPO potrebbero costringere EchoStar a detenere la posizione per un periodo prolungato dopo la quotazione — e in quel lasso di tempo il prezzo potrebbe muoversi in entrambe le direzioni.

Il terzo rischio è la copertura analitica ridotta: molte banche d’investimento che normalmente seguirebbero SATS sono conflittate dall’incarico di underwriting sull’IPO SpaceX, e non pubblicano report fino al dopo-pricing. Meno occhi sul titolo significa meno price discovery efficiente.

Il punto per chi detiene SATS

L’interesse sul titolo tenderà a crescere nelle settimane che precedono l’IPO — S-1 pubblico atteso il 20 maggio, roadshow dal 4 giugno, pricing l’11 giugno, primo giorno di negoziazione il 12 giugno 2026. Se la quotazione spunterà una valutazione vicina o superiore ai 2 trilioni, il modello Williams diventa conservativo e SATS ha margine di rivalutazione significativo.

Detto questo: EchoStar non è SpaceX. È un veicolo complesso con debito elevato, un business maturo in perdita di rilevanza, e una governance concentrata. Chi entra oggi lo fa per la finestra SpaceX — non per i fondamentali operativi del gruppo.

Fonte: Barron’s / Andrew Bary, 18 maggio 2026; TD Cowen research note, 17 maggio 2026. | Gianni & Claude (Anthropic)

 

 

16/05/26 – Data IPO SpaceX: Musk non vende

SpaceX Starship – maggio 2026

Elon Musk ha risposto a un utente su X che gli suggeriva di vendere azioni SpaceX dopo il periodo di lockup: “I’m not selling any shares.” Tre parole che valgono miliardi — e che arrivano nel momento in cui la quotazione è ormai imminente. Secondo fonti vicine alla società, SpaceX potrebbe depositare pubblicamente la documentazione per l’IPO già mercoledì prossimo. Il marketing formale è previsto per il 4 giugno, il pricing per l’11 giugno e il listino per il 12 giugno.

I numeri restano da capogiro: $75 miliardi da raccogliere con una valutazione superiore a $2 trilioni — che sarebbe la più grande IPO della storia, superando Saudi Aramco. Per rendere il titolo più accessibile agli investitori retail, SpaceX ha eseguito uno stock split 5:1: il fair market value per azione scende da $526,59 a circa $105,32.

Cosa cambia con il deposito pubblico

Finora SpaceX aveva depositato la documentazione in via confidenziale presso la SEC. Il deposito pubblico — l’S-1 ufficiale — renderà per la prima volta accessibili a tutti i dati finanziari completi. Per chi segue il titolo da fuori, sarà il momento della verità: i numeri che circolano privatamente ($22 miliardi di ricavi stimati, margini EBITDA di Starlink intorno al 63%) troveranno o meno conferma nella documentazione ufficiale.

La dichiarazione di Musk di non voler vendere riduce il rischio di un’ondata di vendite insider nel periodo successivo alla scadenza del lockup — uno dei timori principali degli investitori istituzionali. E segnala che Musk considera SpaceX, con xAI incorporata, il suo asset principale per i prossimi decenni.

La nostra posizione

Per chi come noi detiene SATS/EchoStar come proxy indiretto, l’IPO è il momento della verità anche per quella tesi. Stiamo valutando l’acquisto diretto in IPO. La questione non è se SpaceX vale qualcosa di straordinario — vale. La questione è se vale $2 trilioni il giorno della quotazione, con un multiplo di circa 80 volte i ricavi e tutta la narrativa già incorporata nel prezzo. Monitorare con attenzione i prossimi dieci giorni.

 


 


15/05/26 — SpaceX sceglie il Nasdaq: ticker SPCX, IPO il 12 giugno

Serata di notizie concrete. Bloomberg riporta stasera — citando persone a conoscenza della situazione — che SpaceX ha scelto il Nasdaq come borsa di quotazione, con il ticker SPCX. L’agenda dell’IPO ha ora una struttura temporale definita: deposito pubblico dell’S-1 previsto per mercoledì 20 maggio, avvio del roadshow istituzionale intorno al 4 giugno, pricing l’11 giugno, primo giorno di negoziazione il 12 giugno 2026. Tutte le fonti precisano che i dettagli potrebbero ancora cambiare.

Il ticker SPCX: una mossa preparata da mesi

SPCX era fino ad aprile il ticker di un ETF sulle SPAC di Matt Tuttle (Tuttle Capital Management), quotato al Nasdaq con circa 7 milioni di asset. Tuttle ha rinominato il fondo in SPCK liberando il simbolo — esattamente come nel 2022 Zuckerberg aveva acquisito il ticker META da un piccolo emittente ETF. Eric Balchunas di Bloomberg ha commentato che la mossa era stata anticipata da lui e dall’analista Will Clemente già a dicembre. Un ticker semplice e riconoscibile attrae più attenzione retail nelle prime settimane di negoziazione, e SpaceX ha dichiarato di voler riservare il 30% dell’offerta agli investitori individuali — tre volte la norma storica per le mega-IPO.

I numeri

La raccolta prevista è di 75 miliardi di dollari, record assoluto nella storia dei mercati. La valutazione obiettivo supera i 2 trilioni di dollari. Le banche capofila sono Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs, JPMorgan e Morgan Stanley, con altri istituti aggiunti alla lista. Bloomberg Intelligence stima ricavi 2026 vicini ai 20 miliardi, generati principalmente da Starlink e dal programma Falcon 9. La componente xAI — acquisita in un accordo interamente azionario a febbraio — contribuirebbe con meno di un miliardo. Il multiplo implicito sulla valutazione IPO è quindi nell’ordine di 95-100 volte i ricavi: un numero che incorpora già molto futuro nel prezzo di oggi.

Il Nasdaq ha cambiato le regole in anticipo

Non è una coincidenza che il Nasdaq abbia proposto a febbraio una regola di “Fast Entry” che consentirebbe l’ingresso accelerato nel Nasdaq-100 per le società con capitalizzazione di mercato nei primi 40 dell’indice. L’S&P 500 sta valutando modifiche analoghe — eliminazione del requisito di redditività e riduzione del periodo di attesa da 12 a 6 mesi — con scadenza per la decisione al 28 maggio, prima del roadshow. L’inclusione negli indici genera acquisti obbligatori da parte di tutti i fondi passivi: è una garanzia strutturale di domanda nelle settimane post-IPO, utile soprattutto a stabilizzare il titolo durante le fasi più delicate.

La nostra posizione

Chi segue il blog sa che SATS/EchoStar è nel portafoglio specificamente per la quota diretta in SpaceX — non come proxy generico del settore spaziale. Con una data IPO che si materializza, quella tesi inizia a concretizzarsi. Il nodo da monitorare rimane il lock-up sulle azioni SpaceX detenute da EchoStar: la liquidabilità non è immediata, e il percorso post-IPO dipenderà anche da come il titolo si comporterà nelle prime settimane. Per il resto del paniere — RKLB, ASTS, KRMN, PL, GSAT — un’IPO SpaceX riuscita cambierebbe la percezione istituzionale dell’intero comparto. Segna la differenza tra un settore di nicchia e un settore mainstream nei portafogli degli asset manager globali.

Il 12 giugno non è lontano. Seguiamo.

Se trovi utile questo lavoro, puoi offrirci un caffè su Ko-fi ko-fi.com/filosofaresuimercati. Grazie per il supporto.

 

 

27/04/26 — Musk il Distruttore: SpaceX è già la più grande telecom del mondo. E adesso vuole anche l’AI

Musk il Distruttore SpaceX

SpaceX non è solo la più grande azienda aerospaziale del mondo. È anche la più grande azienda telecom del mondo. E se va come previsto, sarà presto anche un player dell’intelligenza artificiale in diretta concorrenza con Microsoft, Amazon, Alphabet e Meta. Barron’s ha fatto i conti. Sono numeri che lasciano senza parole.

Starlink: margini da monopolio

Il dettaglio più sorprendente trapelato dalla registrazione riservata alla SEC è la redditività di Starlink. Il servizio di broadband satellitare ha generato $11,4 miliardi di ricavi con un margine EBITDA del 63% — servendo circa 9 milioni di clienti a fine 2025.

Per capire cosa significa quel 63%, basta confrontarlo con il settore:

Settore / Società Margine EBITDA 2026E
Starlink (SpaceX) 63%
American Tower / Crown Castle (infrastruttura telecom) 66–67%
Microsoft (hyperscaler AI) 61%
Media hyperscaler AI (MSFT, AMZN, GOOGL, META) 57%
T-Mobile (miglior telecom tradizionale USA) 39%
Media AT&T, Verizon, T-Mobile 38%
Media Aerospace & Defense S&P 500 20%

Fonte: Barron’s, stime analisti 2026. Margine Starlink da documenti trapelati dalla registrazione SEC riservata.

Starlink non ha torri, non ha cavi, non ha concessioni municipali. Ha 11.000 satelliti in orbita bassa — e sta crescendo. Il modello di costo è radicalmente diverso da qualsiasi telecom tradizionale, e i margini lo dimostrano.

La valutazione che riscrive i parametri

Alla valutazione privata attuale di $1,3 trilioni, SpaceX vale già circa il doppio della somma di AT&T, Verizon, T-Mobile, American Tower e Crown Castle messe insieme. Con l’IPO prevista a $1,8-2 trilioni, quella proporzione aumenterà ulteriormente.

Nel segmento aerospaziale e difesa, SpaceX alla valutazione IPO varrebbe più di tutte le aziende A&D dell’S&P 500 messe insieme — GE Aerospace, Lockheed Martin, RTX comprese. Il valore combinato di queste ultime è sotto $1,5 trilioni.

Solo sei società americane valgono oggi $2 trilioni o più: Nvidia, Alphabet, Apple, Microsoft, Amazon e Broadcom. SpaceX potrebbe diventare la settima — formando un nuovo Magnifico Sette nel corso del 2026.

Il Distruttore non disrupta: demolisce e ricostruisce

C’è una differenza sottile ma importante tra disruption e demolizione. Le startup che “distruptano” un settore lo erodono gradualmente dai margini. SpaceX ha fatto qualcosa di diverso: ha reso il lancio spaziale economicamente irrilevante per i competitor tradizionali, e nel vuoto creato ha costruito un’azienda telecom da zero — senza chiedere il permesso al settore esistente.

Ora sta facendo la stessa cosa con l’AI. I data center orbitali di SpaceX — alimentati da xAI, l’intelligenza artificiale di Musk — mettono la società in concorrenza diretta con Microsoft Azure, Amazon AWS, Google Cloud e Meta AI Infrastructure. Quattro colossi con capitalizzazione combinata di $11,7 trilioni. SpaceX non chiede come entrare nel mercato — decide che il mercato si farà nello spazio, e ci va.

I player tradizionali hanno già capito il segnale: Comcast usa Starlink per coprire le zone dove la sua fibra non arriva. T-Mobile usa SpaceX per consegnare dati direttamente ai dispositivi. Non è competizione — è resa progressiva.

Commento editoriale. La foto di copertina che abbiamo scelto per questo articolo non è casuale. Musk non è un imprenditore che migliora prodotti esistenti — è un demolisher seriale che entra nei settori con l’intenzione di renderli irriconoscibili. L’auto elettrica, il lancio spaziale, la telecom satellitare, la politica americana. Il prossimo capitolo è l’AI orbitale. Per chi investe nell’ecosistema spaziale — come noi attraverso RKLB, SATS, ASTS e gli altri satelliti del portafoglio — SpaceX non è solo un concorrente: è il motore che sta rendendo il settore rilevante per gli investitori istituzionali. L’IPO da $2 trilioni, se si concretizza, cambierà la percezione dell’intero comparto. Rocket Lab non è SpaceX, ma è nell’orbita giusta.
Se trovi utile questo lavoro, puoi offrirci un caffè su Ko-fi. Grazie per il supporto.
Conflitto di interesse. Gianni detiene posizioni long in Rocket Lab (RKLB), EchoStar (SATS), AST SpaceMobile (ASTS), Globalstar (GSAT), Iridium (IRDM) e Karman Space & Defense (KRMN) — tutti operatori dell’ecosistema spaziale citato nell’articolo. Detiene inoltre NVDA e AVGO/Broadcom, entrambe nella lista delle sei società da $2 trilioni. Non detiene posizioni in SpaceX (non quotata). Claude/Anthropic dipende strutturalmente dall’infrastruttura chip di Nvidia e Broadcom. Le valutazioni espresse sono opinioni editoriali, non consulenza finanziaria.

Leggere il disclaimer prima di utilizzare i contenuti di questo sito. Questo articolo è redatto da Gianni & Claude (Anthropic) ed è soggetto a copyright. Non costituisce sollecitazione all’investimento.


27/04/26 Articoli precedenti nei vari thread

Prima di aprire questo thread dedicato, SpaceX era comparsa in vari articoli sparsi tra il thread Spazio, il thread IPO e gli articoli standalone. Li raccogliamo qui in ordine cronologico inverso come archivio di contesto.

Gli articoli pubblicati dal 27 aprile 2026 in poi si trovano direttamente in questo thread.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.