Cina: opportunità di investimento o… 2’

La Cina è il mercato più frainteso del mondo occidentale: troppo grande per ignorarla, troppo opaca per capirla davvero. In questo thread seguiamo le opportunità e i rischi di investimento legati alla seconda economia mondiale — dall’AI alle batterie, dai consumi interni alla geopolitica. Con il distacco di chi non ha certezze ideologiche né in un senso né nell’altro.

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Elenco degli articoli di questo thread

 


 

22/06/26 – Il fondo tech che batte tutti i peer raddoppia la Cina: scommessa contrarian su Alibaba, Tencent e hardware

Liontrust Global Technology Fund raddoppia l'esposizione alla Cina

Conflitto di interesse (COI): L’autore non detiene posizioni nei titoli citati in questo articolo (Alibaba, Tencent, Micron, Lumentum, Eoptolink, Advanced Micro-Fabrication Equipment, Piotech, Hesai Group, Coherent).

 

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Mentre la grande maggioranza degli investitori internazionali continua a ignorare o sottopesare la Cina, il Liontrust Global Technology Fund fa il contrario: ha più che raddoppiato la sua esposizione al paese, portandola all’11% dall’inizio dell’anno, con nuove posizioni aperte su Alibaba e altri titoli. Nello stesso periodo ha alleggerito alcune posizioni americane che avevano corso molto, come Micron Technology e Lumentum Holdings.

Il fondo ha sovraperformato oltre il 90% dei competitor nel 2026 e su base quinquennale, secondo i dati Morningstar. Non si tratta dunque di una scommessa disperata di chi cerca di distinguersi: è una tesi costruita da gestori che hanno già dimostrato di saper leggere i mercati.

La tesi centrale dei gestori Clare Pleydell-Bouverie e Storm Uru è semplice ma potente: l’Agentic AI è un “killer use case” che può migliorare significativamente il ritorno sugli investimenti per i grandi nomi dell’internet cinese. Alibaba e Tencent — oggi scambiate vicino ai minimi di un anno, con gli investitori che mettono in dubbio se gli utili giustifichino la spesa in AI — sono viste come le meglio posizionate per catturare la quota principale dell’economia delle applicazioni AI in Cina, in modo analogo a quanto Anthropic e OpenAI stanno facendo negli Stati Uniti.

Sul rischio competitivo legato al piano da 295 miliardi di dollari di Pechino per finanziare l’infrastruttura AI dei player statali, Uru ha una risposta chiara: il mercato cloud AI cinese non è un gioco a somma zero. “C’è un muro di domanda, e servono più attori per fornire quella capacità computazionale.” La tesi è che la torta crescerà abbastanza in fretta da far stare comodi tutti i fornitori seri.

Interessante anche la distinzione geografica che i gestori tracciano sui modelli AI: gli USA guidano sui modelli frontier più avanzati, la Cina ha il vantaggio nell’AI applicata al mondo fisico. La capacità cinese di consegnare prodotti funzionanti a prezzi accessibili — dimostrata in modo spettacolare dal lancio di DeepSeek R1 all’inizio del 2025 — non è un incidente ma una caratteristica strutturale dell’industria tech del paese.

Il fondo non si limita ai giganti internet. Ha investito in Eoptolink Technology, fornitore di ricetrasmettitori ottici per Nvidia, quotato a Shenzhen: a 36 volte gli utili stimati, tratta a sconto rispetto al rivale americano Coherent (47 volte). Ha aggiunto Advanced Micro-Fabrication Equipment (AMEC), il cui titolo è già raddoppiato da inizio anno — ma i gestori ritengono che il mercato stia ancora sottostimando la velocità con cui la Cina riuscirà a localizzare la supply chain delle attrezzature per la produzione di chip. Completano il quadro Piotech (apparecchiature per semiconduttori) e Hesai Group (sensori LiDAR).

È una lettura coraggiosa. Il benchmark dei principali titoli tech cinesi quotati a Hong Kong è sceso del 17% nel 2026, mentre l’indice MSCI dei peer globali è salito del 32%. Andare controcorrente in questo momento richiede convinzione — e la track record del fondo suggerisce che quella convinzione ha una base solida.

Fonte: Bloomberg News, 22 giugno 2026, articolo di Henry Ren.


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Questo articolo ha finalità esclusivamente informativa e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. I mercati azionari comportano rischi significativi, inclusa la perdita del capitale investito. Le opinioni espresse riflettono valutazioni personali basate su fonti ritenute attendibili, ma non garantite. Prima di qualsiasi decisione di investimento, consulta un consulente finanziario indipendente e leggi il disclaimer completo. — Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

19/06/26 – L’«economia della compagnia» arriva in Cina: i titoli da tenere d’occhio

Economia della compagnia in Cina, pei-pa compagni di scalata

Sul Monte Tai si può ormai noleggiare anche un compagno di scalata. È l’immagine più nitida della nuova “economia della compagnia” cinese.

Conflitto di interesse (COI): L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo: MU. Per tutti gli altri titoli menzionati (Alibaba, Tencent, Lumentum, Eoptolink, Advanced Micro-Fabrication Equipment, Piotech, Hesai Group, Coherent) l’autore non detiene posizioni.

Fonte: Barron’s, 19 giugno 2026. Autore: Tanner Brown. Traduzione e adattamento: Gianni & Claude (Anthropic).

Sui gradini del Monte Tai — una delle vette più sacre della Cina — un escursionista oggi può comprare molto più di una bottiglia d’acqua o il biglietto d’ingresso. Può comprare compagnia. Per circa 40 dollari si assume un pei-pa, un “compagno di scalata”: qualcuno che cammina al tuo fianco, porta i bagagli, scatta le foto, chiacchiera e rende la salita meno solitaria. Lo stesso schema si è diffuso ovunque in Cina, in forme diverse: partner a pagamento per correre, per visitare una città, per fare shopping, per accompagnarti dal medico, per un hot pot in compagnia o una passeggiata del weekend.

È la cosiddetta “economia della compagnia” (companionship economy), e secondo le stime riprese dai media di Stato cinesi — non esistono dati ufficiali — il settore valeva già circa 50 miliardi di yuan (7,4 miliardi di dollari) nel 2025. Il servizio venduto non è solo pratico: è soprattutto emotivo. Attenzione, conversazione, incoraggiamento, prevedibilità. Un dipendente statale ventottenne della provincia di Henan, intervistato per l’articolo, ha riassunto bene il punto: lungo il sentiero si parla solo di paesaggio e itinerario, nessuno chiede quanto guadagni o quando ti sposi — a differenza di un viaggio con amici, dove finisci sempre per doverti occupare anche delle loro emozioni.

Non è che l’amicizia sia diventata merce

Il punto non è che il legame umano si sia trasformato in transazione. È che una domanda di consumo discrezionale che prima si dirigeva verso beni — un’altra borsa, un’altra auto, un altro elettrodomestico — oggi si dirige verso ricompense emotive a basso costo. E le ragioni sono strutturali, non di moda passeggera. La crisi immobiliare ha eroso la ricchezza percepita delle famiglie cinesi, che per decenni avevano usato la casa come principale forma di risparmio. La disoccupazione giovanile e l’insicurezza del posto di lavoro hanno reso i consumatori più giovani prudenti. I matrimoni sono in calo. E l’urbanizzazione ha allontanato milioni di persone dalle reti familiari che tradizionalmente fornivano supporto emotivo gratuito.

Il consumatore cinese medio probabilmente non farà follie per una borsa di lusso. Ma è disposto a pagare per un’escursione del weekend, un animale domestico, una lezione di fitness, un breve viaggio, o appunto un compagno con cui condividere un pasto. Le aziende meglio posizionate per la prossima fase di crescita dei consumi cinesi potrebbero quindi non essere quelle che vendono l’ennesimo prodotto fisico, ma le piattaforme che organizzano servizi locali, micro-viaggi, esperienze di vita e i piccoli rituali che rendono la vita urbana meno isolante.

Chi controlla l’infrastruttura, non chi vende il servizio

Il dettaglio più interessante per un investitore è che i veri beneficiari potrebbero non essere le agenzie di compagnia in sé — frammentate, informali, spesso prive di marchio — ma le piattaforme che già controllano la scoperta, la prenotazione, le recensioni e il pagamento di questi servizi.

Meituan domina già gran parte dell’infrastruttura dei consumi offline in Cina — consegne di cibo, prenotazioni ristorante, hotel, viaggi, servizi in negozio — e l’economia della compagnia trasforma semplicemente un numero crescente di momenti offline in prodotti ricercabili e prenotabili sulla sua piattaforma: una cena non è più solo un pasto, un’escursione non è più solo un biglietto, una visita medica non è più solo un appuntamento ospedaliero. Trip.com e le piattaforme di viaggio minori beneficiano invece della crescita dei viaggi in solitaria o in piccoli gruppi, e della domanda di guide locali ed esperienze personalizzate — di cui i compagni a pagamento sono semplicemente la versione più estrema. Le piattaforme social come Xiaohongshu e Douyin (ByteDance) potrebbero essere ancora più centrali: sono il luogo dove questi comportamenti emergono prima di diventare mainstream, e una nuova categoria di servizi non ha bisogno di una catena nazionale per scalare — ha bisogno di fiducia, foto, recensioni e raccomandazioni replicabili, esattamente quello che queste piattaforme forniscono nativamente.

I rischi: una zona grigia che pesa sugli investitori

I servizi di compagnia sono frammentati, difficili da standardizzare, e operano spesso in una zona normativa grigia — concordati via social o messaggi privati piuttosto che tramite agenzie di viaggio o assistenza regolamentate. Questo ha già fatto emergere il timore che alcuni annunci possano essere ingannevoli, non sicuri, o usati per nascondere servizi illeciti. Per le piattaforme la sfida è verificare le identità, sorvegliare i confini, ed evitare che un mercato costruito sull’intimità emotiva diventi un problema legale e reputazionale. C’è anche un rischio più semplice per chi investe: sopravvalutare l’opportunità. 50 miliardi di yuan sono una cifra rilevante, ma resta minuscola rispetto al mercato complessivo del retail e dei viaggi in Cina.

Il modo più corretto di leggere questa tendenza, secondo l’articolo, è come un segnale piuttosto che come un settore da comprare in blocco: la ripresa dei consumi cinesi potrebbe non passare per un rimbalzo generale della fiducia, ma per nicchie specifiche di spesa in cui alcune aziende riescono a convertire ansia, solitudine, invecchiamento e aspirazioni di vita in servizi ricorrenti. I vincitori saranno chi riesce a costruire fiducia, gestire la qualità del lavoro offerto, e trasformare acquisti emotivi occasionali in abitudini — un terreno favorevole alle piattaforme con basi utenti ampie, reti di commercianti locali, motori di raccomandazione e infrastrutture di pagamento già collaudate.

Lin Jiang, professore di economia alla Sun Yat-sen University, mette comunque in guardia da facili entusiasmi: secondo lui i mezzi commerciali possono alleviare il disagio sociale che alimenta questa economia, ma non possono risolverne le cause profonde — la solitudine urbana, l’invecchiamento, la fragilità del tessuto sociale restano problemi che nessuna app, per quanto ben progettata, può davvero curare.

Il filo che lega questo pezzo al thread

Chi segue questo thread riconoscerà il tema: lo avevamo già incontrato l’11 aprile parlando di Pop Mart e dell'”economia emotiva” cinese — gatti, pupazzetti e merchandise anime come nuova frontiera dei consumi interni. La logica è identica: una domanda ricorrente che resiste ai tagli di bilancio familiari perché “non sembra uno spreco”, politicamente più gradita del lusso ostentato perché meno legata alla ricchezza immobiliare. La differenza è che lì si vendeva un oggetto con cui crearsi un legame emotivo; qui si vende direttamente l’interazione umana come servizio. È un’estensione logica, non una novità di categoria — e rafforza la tesi di fondo: chi riesce a costruire ecosistemi duraturi attorno all’attaccamento emotivo del consumatore cinese, in un modo o nell’altro, ha trovato una fonte di domanda più resiliente della spesa discrezionale tradizionale. Resta da vedere, come sempre con la Cina, quanto di questo valore arriverà davvero agli azionisti delle piattaforme quotate piuttosto che restare diluito tra migliaia di operatori informali.


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Questo contenuto ha finalità esclusivamente informativa ed educativa e non costituisce consulenza finanziaria, legale o fiscale. I mercati finanziari comportano rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione di investimento si raccomanda di consultare un professionista abilitato. Leggi il disclaimer completo.
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09/06/26 – La Cina ha sorpassato gli USA nello sviluppo farmaceutico. ARK Invest spiega come è successo

Cina biotech dominanza farmaceutica

Conflitto di interesse (COI): L’autore non detiene posizioni nelle aziende citate in questo articolo.
Questo articolo riprende e traduce un’analisi di Shea Wihlborg, PhD, Research Analyst di ARK Invest (Multiomics), pubblicata l’8 giugno 2026. Il commento editoriale è di Gianni & Claude.

Il CEO di Pfizer Albert Bourla ha dichiarato pubblicamente che, per la prima volta da decenni, il dominio americano nel biotech “è sfidato da un concorrente, e quel concorrente è la Cina.” L’ex commissario FDA Scott Gottlieb ha avvertito: “Se non stiamo attenti, ogni farmaco potrebbe essere prodotto in Cina.” ARK Invest ha deciso di analizzare i numeri — e i numeri non lasciano molto spazio all’ottimismo americano.

Il sorpasso è già avvenuto

Nel 2024, per la prima volta, le aziende con sede in Cina hanno lanciato più farmaci innovativi di quelle di qualsiasi altro paese: 28 su 81, contro 25 degli USA e 18 dell’Europa. Un risultato impensabile dieci anni fa, quando la Cina produceva quasi esclusivamente generici e ingredienti farmaceutici di base.

Sul fronte della supply chain, il quadro è ancora più critico: quasi 700 dei principi attivi presenti nei farmaci americani — il 37% di quelli esaminati — dipendono da almeno una sostanza chimica prodotta esclusivamente in Cina. Tra questi c’è l’amoxicillina, l’antibiotico più comune al mondo. La Cina controlla oggi il 70-80% degli ingredienti antibiotici mondiali. Persino l’India — il maggiore produttore mondiale di generici — dipende dalla Cina per il 70-85% delle materie prime necessarie.

Velocità e costo: i veri vantaggi competitivi

La svolta cinese non è stata casuale. Nel 2015 la riforma regolatoria ha tagliato i tempi di approvazione degli studi clinici da due-tre anni a 60 giorni lavorativi. I costi di sviluppo clinico sono oggi del 50-80% inferiori rispetto agli USA: uno studio oncologico di fase avanzata costa circa $25.000 per paziente in Cina contro $69.000 negli USA. E il tempo medio di approvazione di un nuovo farmaco è sceso dell’84% in sette anni, da 663 giorni nel 2017 a 105 giorni nel 2024 — contro i 356 giorni della FDA americana.

Il risultato: nel 2023 la Cina ha prodotto circa 16 farmaci innovativi per ogni 10 miliardi di dollari di R&D investiti — quattro volte più degli USA. Nel 2020 USA, Europa e Cina erano alla pari.

Grafico ARK Invest - efficienza R&D farmaceutica Cina vs USA vs Europa

La risposta americana: dazi e BIOSECURE Act

Washington non è rimasta ferma. Il BIOSECURE Act, firmato a dicembre 2025, mira a limitare i contratti federali con aziende biotech cinesi considerate rischi per la sicurezza nazionale. L’amministrazione Trump ha annunciato tariffe sulle importazioni di farmaci brevettati e loro ingredienti. Ma ARK avverte che queste misure potrebbero avere l’effetto paradossale di spingere le aziende biotech cinesi ad accelerare le licenze verso i grandi gruppi farmaceutici occidentali — già oggi la quota cinese nei deal di licensing Big Pharma è passata dal 2% nel 2020 al 39% nel 2025, arrivando al 50% del volume e al 75% del cash anticipato nel primo trimestre 2026.

Il commento editoriale

Questo articolo di ARK è importante non per le implicazioni geopolitiche — già abbondantemente dibattute — ma per quelle di investimento. Se la Cina produce farmaci innovativi a un quarto del costo americano e in un terzo del tempo, il flusso dei deal di licensing verso Occidente non si fermerà con i dazi. Significa che le aziende biotech occidentali che sapranno scegliere i partner cinesi giusti potrebbero avere un vantaggio strutturale sui concorrenti che rifiutano di guardare oltre il Pacifico. È una tesi che seguiremo in questo thread.


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Questo articolo ha finalità esclusivamente informative ed educative e non costituisce consulenza finanziaria. Investire comporta rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare un professionista qualificato. Per maggiori informazioni, leggi il nostro disclaimer. — Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

 

 

03/06/26 – PaXini Tech: la robotica cinese punta alla Borsa di Hong Kong

Un visitatore interagisce con un robot umanoide PaXini all'Hannover Messe 2026
Un visitatore interagisce con il robot umanoide Tora di PaXini all’Hannover Messe 2026. Foto: Krisztian Bocsi / Bloomberg
Conflitto di interesse (COI): L’autore non detiene posizioninelle aziende citate. Il presente articolo ha finalità informative; nessuna delle considerazioni espresse costituisce raccomandazione di investimento.

La coda delle aziende cinesi di robotica che marciano verso i mercati dei capitali si allunga. Secondo Bloomberg, PaXini Tech — produttrice di mani robotiche destre, sensori tattili e robot umanoidi — starebbe valutando una quotazione alla Borsa di Hong Kong, con il deposito della domanda possibile nei prossimi mesi.

La società, con sede a Shenzhen, ha tra i suoi soci due nomi pesanti dell’industria cinese: il costruttore di auto elettriche BYD e il colosso dell’e-commerce JD.com. A marzo 2026 ha chiuso un round di finanziamento da oltre 1 miliardo di yuan (circa 150 milioni di dollari), portando la valutazione sopra i 10 miliardi di yuan. Il prodotto di punta è il robot umanoide Tora, affiancato da sensori tattili e sistemi di prehensione avanzata.

Una coda sempre più lunga

PaXini non è sola. Unitree Robotics ha ottenuto il via libera per un’IPO a Shanghai, mentre Beijing Galbot ha già depositato la documentazione a Hong Kong. La narrativa è coerente: Pechino ha dichiarato la robotica — insieme all’IA e ai semiconduttori — settore strategico nella competizione tecnologica con gli Stati Uniti, e il mercato dei capitali risponde con appetito.

Per l’investitore retail occidentale, PaXini rappresenta al momento un’opportunità futura: la società non è ancora quotata, i dettagli dell’IPO (dimensione, tempistica, prezzo) non sono stati definiti, e la finestra potrebbe slittare. Vale però la pena tenerla sul radar per almeno tre ragioni:

  • Specializzazione ad alto valore: le mani destre e i sensori tattili sono il collo di bottiglia della robotica umanoide — non è un’azienda generica di assemblaggio.
  • Backing industriale credibile: BYD è un’azienda che sa costruire filiere manifatturiere di scala; la sua presenza come investitore non è puramente finanziaria.
  • Mercato in formazione: siamo nella fase in cui i capitali vengono allocati prima che i modelli di business siano maturi — esattamente il territorio del gorilla nei mercati nascenti.

I rischi da non sottovalutare

Hong Kong come venue di quotazione comporta rischi specifici per l’investitore retail europeo: liquidità inferiore rispetto ai mercati statunitensi, rischio di cambio HKD/EUR, e la persistente incertezza regolatorio-geopolitica che pesa su tutte le società tech cinesi quotate all’estero. Va ricordato che il mercato dei robot umanoidi resta, a oggi, prevalentemente un mercato di promesse: i volumi commerciali reali sono ancora lontani dalle valutazioni implicite nei round di venture capital.

Il problema dell’accesso per il risparmiatore italiano

C’è un ostacolo pratico che riguarda direttamente chi legge questo blog: il mercato di Hong Kong è sostanzialmente inaccessibile alla maggior parte dei risparmiatori italiani. Fineco, Directa, le principali reti di distribuzione — quasi nessuna permette l’acquisto diretto di titoli quotati a HKEX. I pochissimi intermediari che lo consentono applicano commissioni e soglie minime che rendono l’operazione poco pratica per importi retail.

In pratica, quando PaXini dovesse quotarsi a Hong Kong, per la stragrande maggioranza dei risparmiatori italiani l’unica strada realistica sarà quella degli ETF — nella speranza che il titolo venga incluso nei panieri dei fondi a replica passiva esposti alla Cina o alla robotica globale. Un’inclusione tutt’altro che garantita, e comunque posticipata rispetto alla quotazione: gli indici impiegano tempo a recepire le nuove matricole, specie se la capitalizzazione iniziale è contenuta.

È un limite strutturale del mercato italiano che vale la pena ricordare ogni volta che si parla di IPO asiatiche: l’entusiasmo per il titolo è legittimo, ma la catena tra notizia e operatività concreta è più lunga di quanto sembri.

La notizia è un segnale di mercato, non un invito all’azione. Quando e se PaXini dovesse approdare a Hong Kong, sarà il momento di analizzare i fondamentali, il pricing e la struttura dell’offerta. Per ora: osservare, capire, aspettare.

Fonte: Bloomberg, Julia Fioretti, Pei Li e Dave Sebastian, 3 giugno 2026. — Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

 

 


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30/05/26 – Tencent, Alibaba, ByteDance: tre strategie AI divergenti nella corsa agli agenti

Grande Muraglia cinese — AI race Tencent Alibaba ByteDance 2026
La corsa all’AI cinese si combatte su tre fronti simultanei: distribuzione (Tencent), modelli open-source (Alibaba), volume di token (ByteDance). Fonte: Nikkei Asia, 28 maggio 2026.
Conflitto di interesse (COI): Gianni non detiene posizioni dirette in Tencent, Alibaba o ByteDance. Claude è prodotto da Anthropic, citata indirettamente nel contesto della competizione AI globale. Conflitto strutturale dichiarato.

Un articolo di Nikkei Asia del 28 maggio — firmato Cissy Zhou da Hong Kong — coglie una divisione strategica reale e sempre più marcata tra i tre giganti tecnologici cinesi nella corsa all’intelligenza artificiale. Non si tratta solo di chi spende di più: si tratta di tre scommesse radicalmente diverse su dove si deciderà la partita.

Tencent — la scommessa sulla distribuzione

Tencent non punta sul modello più grande o più potente. Punta su WeChat — 1,3 miliardi di utenti attivi — come vettore di distribuzione imbattibile. La tesi è semplice: gli agenti AI diventeranno funzionalità delle super-app esistenti, non prodotti autonomi. Chi ha già l’utente dentro la propria piattaforma parte avvantaggiato.

Il prodotto chiave è WorkBuddy, un agente desktop per l’automazione del lavoro aziendale, basato sul framework OpenClaw, lanciato prima in Cina e ora espanso globalmente. Tencent ha speso 18 miliardi di yuan in prodotti AI nel 2025 e prevede di raddoppiare nel 2026. La scelta di modelli più piccoli e meno costosi da deployare non è un ripiego — è una strategia deliberata per massimizzare la penetrazione in un ecosistema di prodotti già consolidato.

«La strategia di Tencent dipende dalla distribuzione imbattibile di WeChat e dalla scommessa che gli agenti AI diventeranno funzionalità delle super-app esistenti piuttosto che prodotti autonomi.» — The Next Web

Alibaba — la scala e l’open source globale

Alibaba gioca una partita diversa: vuole essere il benchmark globale dell’AI open-source. Con Qwen 3 (aprile 2026), che supporta quasi 120 lingue, ha consolidato la sua posizione come punto di riferimento per sviluppatori e ricercatori a livello mondiale. La strategia prevede l’integrazione su Taobao, Tmall, Alipay e altre piattaforme consumer, con 300 milioni di utenti attivi mensili raggiunti a inizio 2026. Alibaba detiene il 35,8% del mercato cloud AI cinese.

A marzo 2026 ha riorganizzato le operazioni AI nell’Alibaba Token Hub, consolidando Tongyi Laboratory, Qwen e il modello video Wukong sotto il CEO Eddie Wu. Il segnale è chiaro: il token è diventato il KPI centrale, non l’utente attivo.

ByteDance — il volume dei token come arma

ByteDance non compete sulla distribuzione di WeChat né sull’open-source di Alibaba: compete sul volume puro. Il suo braccio cloud Volcano Engine ha processato 120 trilioni di token al giorno ad aprile 2026 — un raddoppio in tre mesi e un aumento di mille volte rispetto a maggio 2024. È il dato più impressionante dell’intera industry cinese, e riflette la capacità di ByteDance di sfruttare l’engagement massiccio di Douyin, Toutiao e delle sue oltre 20 app proprietarie.

Il dettaglio più interessante: il token come indicatore economico nazionale

Dietro la competizione tra le tre aziende c’è una scelta politica di Pechino che merita attenzione. A marzo 2026, Liu Liehong — amministratore della National Data Administration — ha definito il token “l’unità di regolamento che collega l’offerta tecnologica con la domanda commerciale” e “l’ancora di valore dell’era intelligente”, in una conferenza stampa del Consiglio di Stato. Non è marketing aziendale: è una dichiarazione di politica economica. Se Pechino tratta il volume di token come indicatore macroeconomico, le imprese statali saranno incentivate ad adottare AI che genera token, i governi provinciali finanzieranno infrastrutture orientate ai token, e le banche statali presteranno contro previsioni di ricavi nell’economia del token. È una forma di dirigismo tecnologico senza equivalenti in Occidente.

La prospettiva dell’investitore

Le tre strategie non si escludono a vicenda e non producono necessariamente un vincitore unico. In un mercato nascente come quello degli agenti AI, è probabile che le tre logiche coesistano — distribuzione, open-source e volume — e che il mercato sia abbastanza grande da sostenere più gorilla contemporaneamente. La vera domanda per l’investitore occidentale non è chi vince la corsa cinese, ma se e come esporsi a questa corsa con strumenti accessibili.


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26/05/26 – Hong Kong rimbalza. Il mercato ignora la stretta sui conti cross-border

Andamento azioni Hong Kong dopo la stretta cross-border

Lunedì di festa, martedì di rimbalzo. Le azioni cinesi quotate a Hong Kong hanno aperto in rialzo dopo il lungo weekend, ignorando con nonchalance quella che Bloomberg definisce «la stretta più aggressiva di Pechino sul trading cross-border illegale». L’indice Hang Seng China Enterprises ha guadagnato fino allo 0,9%, trascinato da Lenovo e SMIC. I broker quotati a Hong Kong sono saliti del 3,3%.

La misura, annunciata venerdì a mercati chiusi, ordina la liquidazione entro due anni dei conti non conformi e minaccia sanzioni ai broker popolari che operano in area grigia. Nella notte americana il Nasdaq Golden Dragon era scivolato del 2,2%. Ma quando Hong Kong ha riaperto, il tono era già cambiato.

Perché? Tre ragioni. Prima: la scadenza biennale lascia tempo per riorganizzarsi — i capitali possono semplicemente migrare verso broker locali regolamentati, restando nel sistema. Seconda: la stima dell’impatto, fino a 250 miliardi di dollari HK (32 miliardi USD), è distribuita su prodotti diversi; l’eventuale pressione sulle azioni sarebbe graduale, non immediata. Terza — e forse la più importante — la notizia che Huawei sarebbe vicina a un breakthrough nella produzione avanzata di chip ha fatto da contraltare emotivo, ricordando al mercato che la narrativa tech cinese è tutt’altro che esaurita.

«La stretta è specifica ai broker online cross-border», ha detto Vey Sern Ling di Union Bancaire Privée. «Gli investitori non dovrebbero preoccuparsi che si tratti di un inasprimento regolatorio più ampio nel settore tech o internet.» Morgan Stanley e Citic Securities concordano: impatto gestibile, vendite azionarie probabilmente diluite nel tempo.

Il punto più interessante, però, è geopolitico. Pechino non vuole impedire che i capitali cinesi guadagnino — vuole che lo facciano dentro il perimetro che controlla. I controlli sui capitali sono la norma strutturale della Cina; questa misura ne è solo l’ultimo episodio. L’effetto paradossale? Onshore il CSI 300 è sceso dello 0,1% oggi, dopo aver guadagnato l’1,6% lunedì — quando il mercato aveva già scommesso che i flussi bloccati all’estero sarebbero rientrati in patria.

Nel frattempo, l’HSCEI ha messo a segno oltre il 50% negli ultimi due anni. Chi aveva scommesso sulla Cina — con tutti i rischi del caso — ha avuto ragione. Per ora.

Fonte: Bloomberg News, 26 maggio 2026.

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08/05/26 – L’intelligenza artificiale cinese accelera: Alibaba, Baidu e i nuovi hub dell’AI oltre Silicon Valley

Skyline cinese con tecnologia e intelligenza artificiale
L’ecosistema tech cinese accelera sull’intelligenza artificiale — tra modelli open source, chip proprietari e nuove quotazioni. Foto: archivio FSM
⚠️ Conflitto di interesse dichiarato
Mia moglie detiene ETF esposti al mercato tecnologico cinese: Invesco ChiNext 50 UCITS ETF (ticker CHNX, ISIN IE000AWRDWI7) e HSBC Hang Seng Tech UCITS ETF (ticker HSTE, ISIN IE00BMWXKN31). Non detengo personalmente posizioni dirette sui titoli citati in questo articolo. La presenza di un interesse familiare indiretto non influenza il contenuto editoriale, ma la trasparenza è per noi una regola non negoziabile.

Il rally della settimana: Alibaba +10%, Baidu +20%

Mentre i mercati azionari statunitensi vivono un rally guidato dalla tecnologia, anche le grandi società cinesi registrano settimane di forte apprezzamento. Gli investitori scommettono che la Cina stia costruendo un proprio ecosistema dell’intelligenza artificiale, alternativo e competitivo rispetto a Silicon Valley.

Le azioni di Alibaba (BABA) sono salite del 10% nell’arco della settimana alla Borsa di Hong Kong. Quelle di Baidu (BIDU), la principale società di ricerca cinese, hanno guadagnato oltre il 20%. Gli ADR di Baidu trattavano a 147,95 dollari venerdì, in rialzo del 5,8% nella sola giornata. Alibaba pubblicherà i risultati del trimestre marzo la prossima settimana: i suoi ADR erano in rialzo dell’1,5% venerdì mattina.

DeepSeek: valutazione a 50 miliardi e modelli che conquistano il mercato globale

Al centro del momentum c’è DeepSeek, il laboratorio AI cinese che ha già sorpreso i mercati con un modello precedente capace di prestazioni avanzate a costi di addestramento apparentemente molto contenuti. Il mese scorso ha rilasciato le versioni di anteprima del suo modello V4, molto attese dagli operatori.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal questa settimana, DeepSeek starebbe raccogliendo capitali da investitori sostenuti dal governo cinese a una valutazione potenziale di circa 50 miliardi di dollari. Un segnale che Pechino considera l’AI un’infrastruttura strategica, non un’industria lasciata al solo mercato.

I modelli di DeepSeek e di altri sviluppatori cinesi hanno conquistato una posizione rilevante sul mercato internazionale grazie a un’offerta open source adattabile e più economica da eseguire rispetto ai modelli americani. Un vantaggio competitivo reale, anche se le capacità di frontiera rimangono ancora appannaggio dei principali laboratori statunitensi.

Kunlunxin: la divisione chip di Baidu punta alla doppia quotazione

Sul fronte di Baidu, la notizia strutturalmente più interessante riguarda la sua divisione chip AI: Kunlunxin ha avviato il processo per una quotazione sul mercato STAR di Shanghai — il listino dedicato all’innovazione tecnologica, spesso chiamato “il Nasdaq cinese”. Il 29 aprile ha firmato un accordo di tutoring con China International Capital Corp., passaggio preliminare obbligatorio alla quotazione.

L’obiettivo è una doppia quotazione a Shanghai e Hong Kong. L’analista di Citi Alicia Yap ha confermato il rating Buy su Baidu con prezzo obiettivo a 186 dollari, citando proprio la potenziale quotazione di Kunlunxin e la distribuzione di dividendi prevista più avanti nell’anno come catalizzatori al rialzo.

I rischi che non vanno dimenticati

L’entusiasmo degli investitori si scontra con due rischi strutturali ben noti a chiunque abbia memoria del 2020–2021.

Il primo è interno: il controllo di Pechino sul settore tech. Alla fine del 2020 le autorità cinesi interruppero bruscamente la corsa di Alibaba e di altri giganti digitali, spazzando via centinaia di miliardi di capitalizzazione nel giro di mesi. Non c’è garanzia che non accada di nuovo se il partito decidesse di riportare il settore sotto una vigilanza più stretta.

Il secondo è esterno: le restrizioni americane sull’hardware. Le limitazioni all’export di chip avanzati verso la Cina — Nvidia in testa — costringono i laboratori cinesi a sviluppare alternative domestiche o a lavorare con architetture meno performanti. Kunlunxin nasce esattamente da questa necessità, ma il gap con TSMC e con i produttori statunitensi rimane ampio.

Il vertice Trump-Xi e l’AI all’ordine del giorno

Gli investitori seguiranno con attenzione il vertice della prossima settimana a Pechino tra il presidente Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping. Le regolamentazioni sull’intelligenza artificiale — e il possibile allentamento o inasprimento delle restrizioni hardware — potrebbero essere tra i temi in agenda. L’esito potrebbe muovere i titoli tech cinesi in modo significativo in entrambe le direzioni.

▶ Il nostro commento editoriale

La corsa all’AI non è un fenomeno americano. È una competizione geopolitica, e la Cina gioca la sua partita con strumenti propri: modelli open source distribuiti globalmente, chip sviluppati internamente, capitali pubblici orientati strategicamente. DeepSeek non è un clone di OpenAI: è un segnale che l’ecosistema cinese ha raggiunto una massa critica sufficiente a competere per quote di mercato internazionale.

Detto questo, il rischio politico rimane il vero convitato di pietra. Chi ha vissuto il crollo del 2021 sa che Pechino può spazzare via anni di apprezzamento in pochi mesi con un provvedimento regolatorio. Il vertice Trump-Xi potrebbe ridisegnare il campo da gioco — in meglio o in peggio. L’incertezza è strutturale, non episodica.

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29/04/26 — Lightelligence +400% a Hong Kong: la fotonica cinese entra nell'era dell'AI

Lightelligence IPO Hong Kong +400%
⚠️ Conflitto di interesse dichiarato
Detengo una posizione lunga in AVGO (Broadcom), citata come incumbent nel settore degli optical interconnect in competizione con Lightelligence. Lightelligence quota esclusivamente a Hong Kong (1879.HK) e non è direttamente accessibile al retail italiano. Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.

Il 28 aprile 2026, Lightelligence — prima società cinese di chip fotonici a quotarsi a Hong Kong — ha debuttato alla HKEX con un rialzo del 380% rispetto al prezzo di offerta. Il titolo ha aperto a HK$880 contro un prezzo IPO di HK$183,20, chiudendo a HK$886 con una capitalizzazione di HK$81,5 miliardi (circa $10,4 miliardi). La tranche retail era stata sottoscritta 5.784 volte. Non è un errore di battitura.

Quando una società con $15,5 milioni di ricavi annui debutta con una capitalizzazione di $10 miliardi, la domanda ovvia è: cosa sa il mercato che i fondamentali non dicono? La risposta è che il mercato non sta comprando i ricavi di oggi — sta comprando la tesi che la fotonica sarà il collo di bottiglia critico dell’AI nei prossimi cinque anni. Potrebbe avere ragione. Potrebbe anche stare ripetendo l’errore che ha già fatto con decine di “prossime rivoluzioni” dell’hardware.

Il problema che Lightelligence vuole risolvere

Per capire l’entusiasmo bisogna capire il problema. I grandi cluster di chip AI — quelli che addestrano i modelli linguistici e girano l’inferenza — richiedono che migliaia di GPU si scambino dati continuamente e ad alta velocità. Oggi quel traffico viaggia su connessioni in rame. Il rame ha un limite fisico: genera calore, consuma energia, e oltre una certa densità di chip diventa il collo di bottiglia dell’intero sistema.

La soluzione fototonica sostituisce gli elettroni con i fotoni — la luce — per trasmettere e in alcuni casi elaborare i dati. Meno calore, meno energia, più banda. Il prodotto di punta di Lightelligence, LightSphere X, è descritto come la prima soluzione di optical circuit-switching distribuita per interconnessioni GPU supernode, con la società che riporta un incremento dell’utilizzo dei FLOPS del modello superiore al 50%.

Il business si divide in due segmenti: optical interconnect — connessioni ottiche tra chip e server — e optical computing — elaborazione dati tramite fotoni invece di elettroni. Lightelligence è la prima società al mondo ad aver raggiunto un deployment su larga scala di computing ibrido ottico-elettronico.

I numeri che fanno alzare un sopracciglio

Il fondatore Yichen Shen è un fisico con PhD al MIT — nel 2017 pubblicò su Nature Photonics il paper che per primo validò la fattibilità dell’uso della luce nel deep learning. La credenziale scientifica è reale. I numeri finanziari sono un’altra storia.

I ricavi sono cresciuti da CNY 38 milioni nel 2023 a CNY 106 milioni nel 2025, con un CAGR del 66,9%. Le perdite nette si sono allargate da CNY 413 milioni nel 2023 a CNY 1,34 miliardi nel 2025, con perdite cumulative triennali vicine a CNY 2,5 miliardi. Il rapporto attività-passività è al 473%. Un singolo cliente rappresenta il 40,6% dei ricavi — concentrazione che ogni investitore dovrebbe tenere ben presente.

Il 473% di rapporto passività/attività non è un dettaglio — è una società che brucia cassa a velocità industriale in attesa che la tecnologia scali. È il profilo tipico di un’azienda hardware deep-tech nella fase di commercializzazione precoce. Può funzionare — ha funzionato per TSMC, per Nvidia nei suoi anni difficili. Può anche non funzionare, e in quel caso la capitalizzazione da $10 miliardi su $15 milioni di ricavi diventa un promemoria doloroso.

La Cina, Hong Kong e la guerra dei semiconduttori

Il contesto geopolitico è parte integrante della storia. I chip fotonici — a lungo trascurati nello stack hardware AI — stanno emergendo come nuovo punto focale nella spinta cinese ai semiconduttori, mentre le aziende domestiche accelerano verso le quotazioni pubbliche in mezzo all’intensificarsi della competizione USA-Cina e alla domanda crescente per infrastrutture di calcolo di nuova generazione.

Lightelligence ha dichiarato che il suo business non è soggetto alle restrizioni all’export control americane — affermazione che vale quanto una dichiarazione di qualsiasi azienda cinese in un settore sensibile, cioè da verificare nel tempo. La quotazione avviene sotto il regime Chapter 18C di Hong Kong, progettato per società tecnologiche specializzate pre-commerciali.

La lista dei cornerstone investor include Alibaba, GIC, Temasek, BlackRock, Fidelity International, Schroders, Hillhouse Capital, Lenovo e ZTE. Non sono nomi da ignorare — sono istituzioni che hanno fatto la due diligence e hanno scelto di partecipare. Non è una garanzia, ma è un segnale di credibilità della tecnologia.

Investibile per il retail italiano?

Lightelligence quota solo a Hong Kong (ticker 1879.HK). Non è direttamente accessibile tramite i principali broker italiani — richiederebbe un conto specifico per i mercati asiatici. Dopo un +400% al debutto, il prezzo di ingresso non è più quello dell’IPO: chi compra oggi compra una storia già prezzata per la perfezione.

Il tema fotonico però è investibile indirettamente attraverso i player occidentali che operano nello stesso spazio: Broadcom (AVGO) e Marvell sono i principali incumbent negli optical interconnect ad alta velocità. Broadcom e Marvell continuano ad avanzare negli interconnect elettrici e ottici ad alta velocità, suggerendo un futuro ibrido in cui la fotonica penetra gradualmente sia il networking che i layer di calcolo.

Il debutto di Lightelligence è un segnale di mercato, non un’opportunità di ingresso immediata. Il segnale è che il mercato dei capitali — anche quello istituzionale, con Temasek e BlackRock tra i cornerstone — considera la fotonica applicata all’AI come un tema credibile e non più confinato ai laboratori di ricerca. Per chi segue la catena AI infrastructure, è un dato da integrare nella tesi. Per chi cerca un titolo da comprare domani, Lightelligence a questi prezzi non è la risposta giusta.
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Fonti: South China Morning Post, AI News, Converge Digest, 28 aprile 2026. Redatto da Gianni & Claude (Anthropic). Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.


25/04/26 — L’AI non è solo americana: Cina, Golfo e mercati emergenti sono già avanti nell’adozione

Robot umanoide HMND 01 Alpha alla fiera di Hannover
Un robot umanoide HMND 01 Alpha allo stand Siemens alla fiera di Hannover. (Foto: Krisztian Bocsi/Bloomberg)

Gli Stati Uniti restano il centro di gravità degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Ma quando si guarda all’adozione effettiva — quante persone usano strumenti AI nella vita quotidiana e professionale, quanta fiducia hanno nel sistema, quanto le aziende la stanno integrando nei processi — il primato americano scompare. E in alcuni casi si inverte.

Chi usa davvero l’AI: gli USA sono decimi

Secondo un report di Deutsche Bank, nella classifica sull’utilizzo regolare di strumenti AI e sulla fiducia nel sistema, gli Stati Uniti si posizionano al decimo posto. In cima alla lista ci sono nell’ordine: India, Emirati Arabi Uniti, Cina e Arabia Saudita. Negli Emirati quasi il 65% della popolazione in età lavorativa usa strumenti AI — una percentuale che non ha equivalenti nei paesi occidentali.

Il Golfo è al centro di un’analisi separata di Deutsche Bank curata dal tematista Adrian Cox. La tesi è che la regione sia strutturalmente ben posizionata per l’AI: energia abbondante e a basso costo per alimentare i data center, una popolazione che usa l’AI con elevata fiducia nel sistema, e i fondi sovrani più capitalizzati al mondo pronti a investire. Dopo Virginia e Texas, Arabia Saudita ed Emirati sono le prossime destinazioni globali per i data center in termini di pipeline di capacità.

La guerra in Iran ha introdotto rischi a breve termine: i data center negli Emirati e in Bahrain sono stati oggetto di attacchi, e le interruzioni alla catena di fornitura hanno colpito circa un terzo delle forniture globali di elio — elemento critico per la produzione di semiconduttori. I leader del Golfo hanno dichiarato che gli investimenti a lungo termine non saranno intaccati, ma gli analisti monitorano l’evoluzione. Cox avverte che il rischio maggiore nel lungo periodo sarebbe una contrazione prolungata dei ricavi da idrocarburi che finanziano questi investimenti.

I mercati emergenti: il prossimo ciclo di guadagni AI

HSBC ha pubblicato un’analisi sistematica sui mercati emergenti, classificandoli su cinque dimensioni: quota di ricavi legata all’AI, potenziale risparmio sui costi del lavoro, diffusione dell’AI, preparazione regolamentare e utilizzo aziendale rilevato dalle trascrizioni delle conference call. Il risultato: Taiwan, Corea del Sud e Cina continentale sono i beneficiari primari già oggi. Il secondo gruppo include paesi del Medio Oriente come gli Emirati, l’Europa dell’Est e il Sud Africa, dove l’adozione aziendale sta accelerando.

Il dato macro è significativo: circa il 20% dei ricavi delle aziende dei mercati emergenti è già collegato all’AI, e il 40% dei costi del lavoro — pari a circa il 5% dei costi operativi totali — è esposto all’automazione AI. L’impatto sui margini dipenderà dalla velocità di adozione. HSBC ha identificato 72 aziende dei mercati emergenti che hanno già dichiarato casi d’uso specifici e quantificato i benefici: questo gruppo tratta a 13,7 volte gli utili forward — il 18% sottovalutato rispetto ai propri modelli di valutazione.

I casi concreti: da Saudi Aramco a Tencent

Tra le aziende citate da HSBC nel suo screening: Saudi Aramco, che usa l’AI per ottimizzare le operazioni di perforazione riducendone i tempi; Baidu, che ha integrato l’AI generativa su tutto il portafoglio e incorporato OpenClaw — un framework AI agent open source — nella sua app principale; Tencent, che usa l’AI generativa per accelerare la creazione di contenuti nei videogiochi e migliorare il targeting pubblicitario.

Trip.com usa agenti AI per migliorare l’esperienza di viaggio e la comunicazione multilingue in tempo reale con gli hotel. Yum China — che gestisce KFC e Pizza Hut in Cina — analizza i feedback dei clienti con AI e risolve il 90% dei problemi prima che raggiungano un operatore umano. Nel biotech, GenScript Biotech usa l’AI per accelerare la ricerca e ridurre i tempi di sviluppo.

Commento editoriale. L’analisi di HSBC conferma una tesi che seguiamo da tempo: il prossimo ciclo di espansione dei margini legata all’AI non avverrà solo nelle mega-cap americane — avverrà nelle aziende dei mercati emergenti che stanno adottando strumenti già disponibili per ridurre costi operativi. Taiwan e Corea sono i beneficiari ovvi (la supply chain dei semiconduttori), ma la storia più interessante è quella del Golfo: energia a basso costo, fondi sovrani con capacità di fuoco illimitata, e una popolazione che usa l’AI con una fiducia che in Occidente non si vede. Il rischio Iran è reale ma probabilmente temporaneo. Chi ha esposizione a NVDA e al tema AI infrastructure ha già il beneficiario principale. La seconda gamba della storia — l’adozione nei mercati emergenti — è meno rappresentata nei portafogli retail italiani e potrebbe essere il trade del prossimo biennio.
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Conflitto di interesse. Gianni detiene posizioni long in NVDA e AVGO/Broadcom, principali fornitori di infrastruttura AI citata nell’analisi. La moglie di Gianni detiene esposizione indiretta a Tencent tramite Prosus (conflitto di interesse familiare dichiarato). Claude/Anthropic dipende strutturalmente dall’infrastruttura chip di Nvidia e Broadcom. Le valutazioni espresse sono opinioni editoriali, non consulenza finanziaria.

Leggere il disclaimer prima di utilizzare i contenuti di questo sito. Questo articolo è redatto da Gianni & Claude (Anthropic) ed è soggetto a copyright. Non costituisce sollecitazione all’investimento.


21/04/26 — CATL: ricarica in sei minuti. E come investirci dall’Europa

Conflitto di interesse: L’autore non detiene posizioni in CATL né nei titoli menzionati in questo articolo.
CATL batteria Shenxing ricarica 6 minuti
Un modello della nuova batteria CATL esposto a Pechino. (Daniel Acker/Bloomberg)

Sei minuti. È il tempo che ci vuole per ricaricare la nuova batteria di CATL dal 10% al 98%. La società cinese — il più grande produttore mondiale di batterie per veicoli elettrici — ha svelato la tecnologia a Pechino in vista del Beijing Auto Show, in quella che sembra una risposta diretta a BYD, che solo il mese scorso aveva annunciato una ricarica in nove minuti.

La batteria si chiama Shenxing, è a chimica litio-ferro-fosfato (LFP), e può ricaricarsi dal 10% al 35% in appena un minuto. CATL precisa che questi tempi valgono in condizioni di temperatura moderata — ma il risultato rimane straordinario e avvicina concretamente la ricarica di un’auto elettrica al tempo di un rifornimento tradizionale.

Non si ferma qui. Il CTO Gao Huan ha presentato anche una batteria nickel-cobalto-manganese (NCM) capace di 1.000 km di autonomia con una singola carica, e una batteria a materia condensata con autonomia massima di 1.500 km per berlina — un nuovo benchmark per il segmento premium.

Il Chief Scientist Wu Kai ha illustrato l’approccio “multi-chemical” di CATL: non una sola chimica per tutti, ma soluzioni su misura per ogni fascia di mercato, dai veicoli urbani economici ai truck pesanti. Una strategia che serve anche a coprirsi dalla volatilità dei prezzi delle materie prime — litio, nichel, cobalto — distribuendo il rischio su più catene di fornitura.

“Il mondo complesso richiede una varietà di soluzioni,” ha detto Wu. “I veicoli elettrici devono essere accessibili a tutti, non solo a pochi.”

Come investire in CATL

CATL è quotata sia a Shenzhen (A-shares, ticker 300750) che a Hong Kong (H-shares, ticker 3750.HK) dal maggio 2025, dove aveva debuttato con un +16% il primo giorno raccogliendo 4,6 miliardi di dollari — la più grande IPO a Hong Kong dal 2021. Le H-shares sono accessibili agli investitori internazionali, ma non a tutti i broker europei.

Ho verificato i certificati tematici Vontobel: il Solactive Battery Energy Storage Performance-Index (DE000VU1DBE0) — l’unico certificato Vontobel specifico sulle batterie — non include CATL in portafoglio, essendo composto principalmente da società coreane, giapponesi e americane del settore. Per chi vuole esposizione diretta a CATL, le opzioni più accessibili dall’Europa restano due ETF UCITS e le H-shares dirette.

La tabella seguente riassume i tre strumenti principali:

Strumento ISIN / Ticker Tipo Note
CATL H-shares 3750.HK Azione diretta Quotata a Hong Kong. Esposizione diretta. Non disponibile su tutti i broker europei. Rischio valuta HKD.
L&G Battery Value-Chain UCITS ETF IE00BF0M2Z96 ETF UCITS Segue il Solactive Battery Value-Chain Index. CATL presente. Buona liquidità. TER contenuto. Diversificato sull’intera catena del valore batterie.
Global X China EV and Battery UCITS ETF IE00094FRAA6 (CAUT) ETF UCITS Focalizzato su EV e batterie cinesi. CATL tra le prime posizioni. TER 0,68%. AUM molto piccolo — verificare liquidità prima di entrare.

Fonte: Bloomberg, 21 aprile 2026. Dati ETF: justETF, Vontobel Markets.

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⚠️ Questo articolo è a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria. Leggi il disclaimer completo.


17/04/26 – Il fondo che batte il 98% dei competitori: AI e healthcare su Hong Kong

⚠️ Conflitto di interesse
L’autore detiene posizioni in NVDA e AVGO (Broadcom), società attive nell’infrastruttura AI citata nell’articolo. Anthropic (sviluppatore di Claude, co-autore del blog) intrattiene rapporti commerciali con Nvidia e Broadcom per la fornitura di chip per i propri data center. Il presente articolo è puramente informativo e non costituisce consulenza finanziaria.

Un fondo gestito da ChinaAMC (HK) — China Asset Management Co., uno dei maggiori operatori di fondi comuni del paese — ha guadagnato il 15% da inizio anno, battendo il 98% dei propri comparabili, secondo dati Bloomberg. Nello stesso periodo l’indice MSCI China ha perso oltre l’1% e il Hang Seng dei titoli cinesi è rimasto pressoché invariato.

Il portfolio manager responsabile, Leo Fan, direttore di ChinaAMC (HK), non teme la bolla sull’AI cinese. Anzi: ritiene che si stia ancora ai primi capitoli.

Latecomer advantage: spalle di giganti a costo inferiore

La tesi di Fan è semplice e non priva di logica. Colossi come Tencent e Alibaba stanno appena iniziando a scalare i propri investimenti in AI — anni dopo i peers americani. Il vantaggio del ritardatario: bilanci solidi, errori altrui già metabolizzati, e la possibilità di replicare ritorni comparabili con costi inferiori.

«Le società internet cinesi hanno bilanci molto sani», ha dichiarato Fan. «Come latecomer, possono stare sulle spalle dei pionieri e ottenere ritorni comparabili a costi relativamente più bassi.»

Fan investe lungo tutta la catena del valore AI: dai produttori di chip all’ottica per comunicazioni, fino ai giganti internet. Nel panorama AI cinese si stanno affermando anche nomi meno noti in Occidente, come MiniMax Group (sviluppatore di LLM) e Sunny Optical Technology Group (2382.HK), attiva nell’hardware per ottica di precisione.

Il portafoglio: healthcare sopra tutto

Grafico azionario - China fund AI e healthcare

Il fact sheet del fondo non divulga i singoli titoli in portafoglio. Al 28 febbraio, il fondo gestiva circa 26 milioni di dollari con un’allocazione geografica fortemente concentrata: 80% Hong Kong, 4% USA, meno del 2% Cina continentale.

Per settori, la sorpresa è che il healthcare rappresenta il 24% del portafoglio — la quota più alta — mentre communication services e information technology insieme arrivano al 18%. Fan è esplicito sui motivi: la Cina ha vantaggi strutturali di costo e di efficienza nello sviluppo di nuovi farmaci.

«I deal di licensing outbound da parte di aziende biofarmaceutiche cinesi sono cresciuti significativamente negli ultimi anni», ha spiegato il gestore. «I farmaci innovativi restano un settore che riteniamo valga la pena sovrappesare.»

Nota editoriale. Il posizionamento healthcare-first in un fondo che si presenta come veicolo AI è la vera notizia di questo articolo. Fan sta dicendo che il vantaggio competitivo cinese nella scoperta di farmaci — costi bassi, trial veloci, pool di dati ampio — è altrettanto strutturale di quello nell’hardware. Una tesi che merita attenzione, indipendentemente da dove si investe.

Energia ridotta, consumer cauto, delivery in attesa di segnali

Fan ha gradualmente ridotto l’esposizione all’energia: buona parte dell’impatto del conflitto iraniano, a suo giudizio, è già prezzata. Resta cauto sul comparto consumer.

Quanto all’indice Hang Seng Tech — in ritardo rispetto ai benchmark asiatici e tecnicamente in bear market quest’anno — Fan attribuisce il sottoperformance principalmente all’intensa competizione nel settore food delivery. Il peggio sembra alle spalle, ma la ripresa dipenderà dai segnali regolatori e da come i partecipanti di mercato aggiusteranno i propri comportamenti.

Nota editoriale. Il posizionamento di Fan è un promemoria utile: quando si parla di AI cinese, la narrativa occidentale tende a concentrarsi sui divieti all’export di chip avanzati e sulle restrizioni USA. Fan guarda dall’altra parte del telescopio — e vede bilanci solidi, cost advantage strutturale e una catena del valore ancora in fase di costruzione. Difficile dargli torto sul metodo, anche se i rischi geopolitici rimangono il convitato di pietra che nessun fact sheet riesce a prezzare davvero.

Fonte: Bloomberg News, 17 aprile 2026. Adattamento e commento editoriale: Gianni & Claude (Anthropic).

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16/04/26 David Serra impressioni sulla Cina

https://youtu.be/Snze6mw8GY8?si=GO0VGL9FpNQfvmIi

sunto del video a cura di Gemina

Ecco un riassunto dei punti principali trattati da Davide Serra (Algebris Investments) nel video sulla situazione attuale della Cina:

Innovazione e Tecnologia

Leadership nell’AI: La Cina sta dominando il settore dell’Intelligenza Artificiale. L’80% dei paper accademici sull’AI vede il coinvolgimento di professori cinesi e molti talenti stanno rientrando dagli Stati Uniti per mancanza di opportunità rispetto alla Cina [00:41].

Vantaggio di Costo: La capacità computazionale (AI tokens) in Cina costa circa un decimo rispetto agli USA, con un divario di performance minimo (intorno al 2-3%), garantendo un vantaggio competitivo enorme [04:32].

Digitalizzazione Integrale: Il paese è ormai completamente digitalizzato; l’uso del contante è quasi scomparso, anche per servizi basilari come i taxi [01:00].

Energia e Capitale Umano

Potenza Elettrica: La capacità installata è tre volte quella degli Stati Uniti. Solo l’anno scorso la Cina ha aggiunto 550 GW di capacità, contro i 54 GW degli USA [01:11].

Ricerca e Sviluppo: Entro i prossimi 5 anni, il numero di laureati e dottorati in discipline STEM supererà la produzione complessiva di Europa e Stati Uniti messi insieme [01:37]. La Cina è leader anche in settori come la robotica, la green economy e la biochimica [02:13].

Analisi Economica e Immobiliare

Crisi del Real Estate: Il rallentamento della crescita è dovuto alla bolla immobiliare. Il settore è passato dal pesare il 25% del PIL a meno dell’8%, con una riduzione della produzione di case del 70% [02:40].

Impatto sui Consumi: La svalutazione delle case ha frenato i consumi dei cittadini cinesi, che usavano l’immobiliare come principale forma di risparmio. Serra prevede che il “fondo” di questa crisi verrà toccato nei prossimi 2-3 anni [03:05].

Opportunità di Investimento

Valutazioni Scontate: Mentre il mercato globale viaggia su multipli di 20-25 volte gli utili, quello cinese è fermo a 10-12 volte, con dividendi più alti (4-5% contro il 2-3% globale) [04:55].

Mercato Sottovalutato: Nonostante la Cina rappresenti il 30% del PIL globale, pesa per meno del 10% sui mercati finanziari (equity e bond). Il Renminbi è considerato sottovalutato e il mercato tecnologico privato, insieme alle grandi aziende di stato stabili, offre oggi esposizioni a prezzi molto scontati [04:05].

In sintesi, il video suggerisce che, nonostante la crisi immobiliare, l’innovazione tecnologica cinese stia correndo a ritmi superiori a quelli occidentali, rendendo il mercato finanziario cinese un’opzione attraente per il medio-lungo termine [05:26].


11/04/26 — Cina: quando il futuro dei consumi si chiama gatto, pupazzetto e anime

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Dichiarazione di conflitto di interesse
L’autore non detiene posizioni in Pop Mart International o in altri titoli citati in questo articolo. Nulla di quanto scritto costituisce consulenza finanziaria. DISCLAIMER

Per anni Pechino ha cercato di rilanciare i consumi interni puntando sulle categorie classiche: auto, elettrodomestici, immobili. Non ha funzionato abbastanza. Ora il governo cinese sta cambiando registro — e la nuova frontiera dei consumi si chiama economia emotiva: animali domestici, giocattoli da collezione, merchandise anime, esperienze immersive legate a personaggi e fandom.

Non è un capriccio culturale. È una scelta strategica. Un recente piano governativo per stimolare i consumi identifica esplicitamente queste categorie come nuovi motori della domanda interna — meno dipendenti dal debito immobiliare, più scalabili attraverso il branding, la proprietà intellettuale e le esperienze fisiche nei centri commerciali.

I numeri danno ragione all’approccio. Secondo iiMedia Research, la cosiddetta emotional economy cinese ha raggiunto circa 2.300 miliardi di yuan (335 miliardi di dollari) nel 2025, e dovrebbe superare i 4.500 miliardi di yuan entro il 2029. I consumatori, spiegano i ricercatori, non pagano più solo per la funzione di un prodotto — pagano per la risonanza emotiva, l’identità, il conforto psicologico.

«Il boom dell’economia emotiva è un risultato inevitabile dei tempi» — ha dichiarato Yuan Shuai, vice direttore del dipartimento investimenti del China Urban Development Research Institute. «Riflette un profondo cambiamento nella logica del consumo: da “prodotto-centrico” a “persona-centrica”. I giovani consumatori si stanno allontanando dalle necessità pratiche e avvicinando alla soddisfazione emotiva.»

L’esempio più citato è Pop Mart International, il gruppo che ha trasformato i personaggi da collezione in una storia da mercato azionario quotato a Hong Kong. Ma l’opportunità è più ampia. Le aziende capaci di convertire l’affezione in acquisti ricorrenti — attraverso IP di personaggi, licenze, eventi, abbonamenti, accessori e continui refresh di prodotto — hanno un profilo economico molto più interessante di chi ancora scommette sulla ripresa della spesa discrezionale legata al mercato immobiliare.

Gli animali domestici sono forse l’esempio più eloquente. Un gatto o un cane non è un acquisto una tantum: genera una lunga catena di spesa in cibo, grooming, assistenza veterinaria, abbigliamento, giocattoli, pensioni, servizi. È domanda ricorrente, difficile da abbandonare. «Taglierò le uscite al ristorante prima di smettere di comprare cose per il mio gatto» — ha detto Li Wen, 29 anni, lavoratore tech a Shanghai. «Non mi sembra uno spreco — mi sembra rendere la vita quotidiana un po’ migliore.»

La stessa logica vale per il merchandise animato e i giocattoli trendy. Un personaggio che funziona vende statuine, portachiavi, abbigliamento, snack, biglietti per eventi, co-branding. I centri commerciali cinesi lo hanno capito: pop-up, mostre tematiche ed esperienze fisiche legate all’entusiasmo online sono diventati il nuovo formato retail dominante.

C’è anche una ragione politica. L’economia emotiva è meno imbarazzante del lusso ostentato, meno dipendente dalla ricchezza immobiliare, più compatibile con la narrativa del governo: sostenere la domanda interna, valorizzare i brand locali, sviluppare i servizi, costruire nuove categorie di consumo senza ricorrere all’ennesimo stimolo edilizio.

Commento editoriale. Il tema è interessante non solo per chi investe sulla Cina, ma per chi ragiona sui macro-trend globali del consumo. L’economia emotiva non è un fenomeno cinese — è una direzione che i mercati sviluppati hanno già percorso e che la Cina sta ora formalizzando a livello di politica industriale. Il segnale rilevante per gli investitori non è quale pupazzetto va di moda questo mese, ma quali aziende riescono a costruire ecosistemi duraturi attorno all’attaccamento emotivo del consumatore. La domanda ricorrente — quella che resiste ai tagli di bilancio familiari perché “non sembra uno spreco” — è il santo graal della consumer economy. Pechino lo ha capito. Resta da vedere chi saprà monetizzarlo meglio.

Adattamento editoriale da Barron’s (Tanner Brown, 11 aprile 2026). | Byline: Gianni & Claude (Anthropic) | DISCLAIMER


06/04/26 La Cina vuole usare l’IA per “intelligentizzare” le sue scuole. Ma la realtà è più complicata del libro bianco

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Conflitto di interesse: nessuna posizione rilevante dichiarata su titoli direttamente citati in questo articolo. L’autore detiene posizioni in NVDA e in un ampio portafoglio tecnologico. Claude (Anthropic) è citato come partner editoriale: Anthropic è in competizione con i fornitori di IA menzionati nell’articolo.

Le scuole pilota in Cina usano già l’intelligenza artificiale per valutare i disegni dei bambini, monitorarne le espressioni facciali durante le lezioni e identificare precocemente problemi psicologici. E il Ministero dell’Istruzione (MOE) vorrebbe che tutto il paese seguisse l’esempio.

L’integrazione dell’IA nel sistema scolastico è diventata in tempi rapidissimi una priorità assoluta del governo centrale, convinto che questi strumenti possano colmare il vasto divario educativo tra città e campagna e rendere più produttiva la prossima generazione di lavoratori. Il Consiglio di Stato l’ha indicata come area chiave nel piano “IA+”, il 15° Piano Quinquennale le ha dedicato spazio, e nel maggio 2025 il MOE ha pubblicato un libro bianco sull’IA applicata all’istruzione. Il documento proclama che il 2025 segna l’alba di una nuova era — “智慧教育元年” — e l’obiettivo dichiarato è universalizzare l’accesso di base all’IA nelle scuole primarie e secondarie entro il 2030.

Il settore privato ha raccolto immediatamente il segnale: Alibaba Cloud ha pubblicato il proprio libro bianco “IA+Istruzione” il mese successivo. Ma tra il tecno-ottimismo di Pechino e la realtà della Cina rurale esiste un abisso difficile da colmare con qualsiasi tecnologia.

Il MOE identifica quattro aree prioritarie di applicazione: alleggerimento del carico degli insegnanti, recupero delle scuole rurali, analisi dei dati biometrici degli studenti, e supporto agli studenti con disabilità. Le prime due sono le più ambiziose. Le ultime due sono le più inquietanti.

Nota editoriale. Il contesto strutturale è essenziale per capire la posta in gioco. La Cina ha meno insegnanti per studente degli Stati Uniti: classi da 56 alunni sono ancora la norma in molte aree rurali. Solo il 30,6% della popolazione ha mai frequentato le scuole superiori — meno del Sud Africa, meno della Turchia, meno del Messico. Il 40% dei ragazzi che completano le medie non accede ad alcun tipo di liceo. In questo contesto, l’IA non è una scelta tech: è una mossa politica.
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Perché Pechino ci tiene così tanto? Non è solo una questione di produttività economica — il tasso di disoccupazione giovanile reale è ancora intorno al 20%, e i posti di lavoro entry-level si stanno restringendo proprio mentre un numero record di laureati entra nel mercato. La ragione vera è più pragmatica: migliorare la scuola è popolarissimo. Ricerche su 1.800 madri rurali hanno rilevato che oltre il 95% vuole che il proprio figlio vada all’università. In Cina, una laurea in un ateneo di élite non si traduce solo in stipendi più alti: sblocca la sanità attraverso il sistema hukou, garantisce l’accesso ai lavori “ciotola di ferro” dell’amministrazione pubblica, e soprattutto porta prestigio sociale. Le famiglie cinesi spendono in media il 17,1% del reddito annuo per l’istruzione — dieci volte più che negli Stati Uniti e in Giappone. Il quartile più povero arriva al 56,8%.

Ecco il punto che l’analista Andrew Kipnis ha messo a fuoco: la riforma scolastica interessa al Partito “perché è un modo per tenere la gente contenta. Se pensano che ci sia qualche speranza che il figlio vada all’università, questo li lega al sistema.” Ma le infrastrutture tecnologiche — lavagne digitali, aule smart, dispositivi con feedback istantaneo — sono lo strumento perfetto per questa funzione. Fanno sentire le scuole lussuose senza cambiare le regole fondamentali che rendono il sistema così iniquo. Se poi il figlio non entra all’università, è colpa sua.

Sul piano dei contenuti, le applicazioni più avanzate descritte nei libri bianchi includono: scuole di Pechino e Chengdu che usano telecamere intelligenti per registrare comportamenti in classe e analizzare il livello di attenzione degli studenti; una scuola di Wuhan che ha sottoposto oltre 800 studenti a valutazioni psicologiche tramite IA, identificando 15 con “fluttuazioni emotive anomale” e 3 con “gravi problemi psicologici”; piattaforme che costruiscono profili individuali degli alunni combinando voti, compiti, presenze e biometria comportamentale.

Nota editoriale. Lo spettro del panopticon scolastico merita attenzione. Il libro bianco del MOE certifica la sorveglianza biometrica come obiettivo desiderabile — non come eccezione sperimentale. Filmati di aula analizzati da algoritmi per misurare l’attenzione, screening psicologico automatizzato, profili comportamentali costruiti anno per anno. In un sistema dove la privacy degli studenti nelle scuole pubbliche non esiste per definizione — e dove i dati viaggiano su WeChat invece che su portali sicuri — aggiungere IA a questo ambiente significa aggiungere potenza di fuoco a un apparato di controllo già robusto. Il 63% degli studenti delle scuole primarie e secondarie ha già subito fughe di dati con conseguenti telefonate spam. Cosa succede quando i dati ceduti includono la valutazione emotiva di un dodicenne?
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Le sfide strutturali che l’IA non può risolvere sono numerose e radicate. Il sistema gaokao riserva quote di accesso universitario agli studenti locali, e poiché le università sono concentrate nelle città, gli studenti rurali partono in svantaggio: nel 2025, l’85% degli studenti di Shanghai che ha sostenuto il gaokao è stato ammesso a un ateneo quadriennale, contro il 32% in Anhui. Il sistema hukou lega i servizi pubblici al luogo di nascita, lasciando i figli dei migranti nelle campagne con i nonni. I finanziamenti scolastici dipendono dalla ricchezza del territorio locale, il che significa che le scuole rurali sono cronicamente sottofinanziate — e un’IA in abbonamento annuale è un costo ricorrente che nessun budget rurale è stato progettato per sostenere.

I libri bianchi del MOE segnalano priorità, non obblighi legali, e soprattutto non portano fondi. Gli enti locali coprono l’85% della spesa pubblica per l’istruzione; Pechino contribuisce con circa il 15% tramite trasferimenti. Una scuola in Gansu ha speso i due terzi del proprio budget per i costi di connessione internet per soddisfare il requisito minimo di connettività, senza nulla per la manutenzione. Il rischio concreto è che gli amministratori locali — incentivati dalle carriere, non dai risultati degli studenti — si concentrino su metriche che rendono bene nelle fotografie piuttosto che su strumenti che funzionano in classe.

Il confronto internazionale è illuminante. La Corea del Sud ha tentato un’implementazione top-down rigida, spendendo 850 milioni di dollari in libri di testo IA che sono collassati dopo quattro mesi. L’India ha lasciato tutto al mercato privato, con risultati predatori sui nuclei familiari a basso reddito (caso Byju’s). La Cina, per ora, punta sui programmi pilota — un approccio più cauto, ma che crea variazioni enormi tra le diverse aree del paese e rende quasi impossibile misurare i risultati reali.

Nel frattempo, gli studenti urbani godono già di cacce al tesoro nei musei guidate dall’IA, lezioni di scienze con realtà virtuale e tablet che correggono i compiti di matematica in tempo reale. Poiché le università ammettono gli studenti in base a percentili che cambiano ogni anno, non è affatto ovvio che la mobilità sociale migliorerà anche se la qualità dell’istruzione rurale dovesse effettivamente salire.

Nota editoriale. Il libro bianco di Alibaba Cloud chiude con una frase che vale la pena citare nella sua integralità: “Possa l’IA diventare un saggio compagno per ogni studente e ogni educatore, aiutando l’umanità a raggiungere uno sviluppo più completo ed equilibrato.” È la lingua universale del tech-ottimismo istituzionale — la stessa che accompagna ogni grande esperimento educativo prima che i risultati arrivino. La differenza è la scala: siamo di fronte al più grande esperimento di IA educativa della storia. I dati dicono che l’apprendimento assistito dal computer produce qualche beneficio misurabile per gli studenti cinesi. Quello che non dicono ancora — e che sarà molto difficile misurare — è se questo esperimento ridurrà davvero il divario, o si limiterà ad aggiungere uno strato digitale a un sistema che continua a estrarre risorse dalla periferia verso il centro.

Articolo elaborato da: Lily Ottinger, ChinaTalk — “China’s AI Education Experiment” (3 aprile 2026). Traduzione e commento editoriale: Gianni & Claude (Anthropic).
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27/03/26 CXMT cavalca il boom dell’IA verso ricavi record in vista della quotazione in borsa

Fonte: Bloomberg — Dong Cao e Yuan Gao, 26 marzo 2026

Conflitti di interesse dichiarati: L’autore detiene una posizione long su Micron Technology (MU), uno dei principali concorrenti di CXMT nel segmento della memoria HBM. Questo costituisce un conflitto di interesse diretto rispetto ai contenuti dell’articolo. Claude, in quanto sistema AI la cui infrastruttura dipende da chip Nvidia e Broadcom, dichiara un conflitto di interesse strutturale verso l’ecosistema dei semiconduttori ad alte prestazioni, incluso il segmento HBM oggetto di questo articolo.

I dati sui ricavi citati nell’articolo provengono da fonti anonime e non sono stati confermati ufficialmente da CXMT.

ChangXin Memory Technologies (CXMT) ha più che raddoppiato i propri ricavi a 8 miliardi di dollari nel 2025, offrendo al produttore di chip cinese — strategicamente cruciale per Pechino — un trampolino di lancio formidabile in vista di una delle più attese IPO dell’anno sul mercato domestico.

Come i suoi rivali — su tutti la sudcoreana SK Hynix — l’azienda cinese sta cavalcando la fiammata dei prezzi dei chip di memoria, componenti indispensabili per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e per i data center. Una carenza globale di chip di memoria ha spinto i ricavi di CXMT a crescere di circa il 130%, superando i 55 miliardi di yuan (8 miliardi di dollari) nel 2025, secondo persone informate sui fatti che hanno chiesto l’anonimato in quanto la questione è ancora privata.

L’utile netto rettificato — al netto delle voci straordinarie — è stimato a circa 3 miliardi di yuan, secondo le stesse fonti. I numeri non sono definitivi e potrebbero variare nella comunicazione ufficiale, a seconda di come CXMT contabilizzerà alcune componenti del proprio business.

CXMT — cuore pulsante dell’ambizione di Pechino di svincolarsi dalla tecnologia statunitense — punta a un debutto in borsa di rilievo per questa estate. La società dovrebbe comunicare i risultati annuali in aprile, mentre si prepara alla quotazione sul mercato STAR di Shanghai nel primo semestre. Le deliberazioni sono ancora in corso e le tempistiche potrebbero variare. Se l’operazione andrà in porto, si tratterà con ogni probabilità della più grande IPO nella Cina continentale del 2026.

La società, con sede a Hefei, è la principale candidata cinese alla produzione di chip di memoria di nuova generazione, fulcro della strategia di Pechino per costruire una filiera tecnologica domestica con cui competere con gli Stati Uniti sul terreno dell’IA e non solo.

Le sue capacità andranno a complementare quelle dei progettisti cinesi di acceleratori AI — tra cui Huawei Technologies e Cambricon Technologies — potenziando la capacità della Cina di rivaleggiare con Nvidia e Advanced Micro Devices.

CXMT non ha risposto alle richieste di commento.

La società produce memoria a breve termine destinata a data center, smartphone e persino veicoli. Sta ora sviluppando la memoria ad alta larghezza di banda (HBM) necessaria per alimentare gli acceleratori AI — un segmento a lungo dominato da SK Hynix, Samsung Electronics e Micron Technology.

I dati completi del 2025, resi noti per la prima volta, indicano un’accelerazione drammatica nel quarto trimestre. L’elevata domanda mondiale di chip di memoria, alimentata dagli investimenti in infrastrutture AI, ha anche rafforzato le prospettive di guadagno di CXMT e l’ha aiutata ad assorbire parte dei costi legati all’espansione della capacità produttiva.

Nei primi tre trimestri del 2025, le vendite erano quasi raddoppiate a 32 miliardi di yuan, secondo il prospetto di dicembre. Nello stesso periodo, la perdita netta si era ridotta dell’1,79% circa, attestandosi a circa 5,3 miliardi di yuan. La perdita netta rettificata era calata di circa l’81%.

CXMT prevede di destinare circa 30 miliardi di yuan dei proventi dell’IPO all’aggiornamento tecnologico e alla ricerca e sviluppo, secondo la domanda di quotazione presentata dalla società.

Nota dell’autore — Hong Kong come gateway strategico

La vicenda CXMT mi offre il pretesto per sollevare una questione più ampia che seguo con crescente interesse: l’emergere di Hong Kong come hub privilegiato per accedere alla punta di diamante tecnologica cinese. Mentre Pechino costruisce la propria filiera dei semiconduttori — memoria HBM, acceleratori AI, chip di rete — il mercato hongkonghese sta diventando il luogo dove questa ambizione incontra il capitale internazionale. L’IPO di CXMT sullo STAR board è un evento continentale; ma la traiettoria complessiva è quella di un ecosistema in cui Hong Kong funge da camera di compensazione tra tecnologia sovrana cinese e investitori globali che non possono — o non vogliono — operare direttamente sui mercati A-share.

Per chi volesse esporsi a questo tema tramite strumenti UCITS accessibili al retail europeo, segnalo i principali veicoli disponibili:

ETF Ticker Focus TER Note
iShares MSCI China Tech UCITS ETF CTEC Large e mid-cap cinesi tech, con filtro ESG 0,45% ~1,7 mld €; replica fisica; domicilio Irlanda
HSBC Hang Seng TECH UCITS ETF HSTC Le 30 maggiori società tech quotate a Hong Kong 0,50% Include Alibaba, Meituan, Xiaomi
Invesco MSCI China All Shares Tech UCITS ETF MCTS A-share, H-share e ADR tech cinesi n.d. Include Stock Connect; ampia copertura interna
KraneShares CSI China Internet UCITS ETF KWEB Internet e e-commerce cinese; quotati USA e HK n.d. Più orientato ai campioni consumer-internet; meno semiconduttori

Avvertenza ovvia: nessuno di questi strumenti offre oggi esposizione diretta a CXMT, che non è ancora quotata. Ma l’ecosistema che li alimenta — Huawei, Cambricon, i grandi hyperscaler cinesi — è precisamente quello che CXMT è chiamata a servire. Chi scommette sulla catena del valore AI cinese deve fare i conti con un rischio geopolitico che non si lascia diversificare facilmente: sanzioni, restrizioni all’export, delisting sono variabili che nessun TER può prezzare. Considerato avvertito.

DISCLAIMER — Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria. I conflitti di interesse sono dichiarati esplicitamente nel box iniziale.


26/03/26 Moonshot AI valuta una IPO a Hong Kong: l’AI cinese cerca capitali mentre i mercati festeggiano

📌 Chi scrive e perché potrebbe non essere obiettivo
Articolo redatto dall’autore sulla base di fonti Bloomberg del 26 marzo 2026. L’autore detiene un’esposizione indiretta a Tencent tramite Prosus — Tencent è tra i principali investitori di Moonshot AI. Nessuna informazione qui contenuta costituisce sollecitazione all’investimento. Si rinvia al DISCLAIMER.

Moonshot AI, la startup cinese dietro il chatbot Kimi, starebbe valutando una quotazione a Hong Kong. Secondo Bloomberg, la società — fondata dall’ex professore della Tsinghua University Yang Zhilin e con sede a Pechino — avrebbe avviato contatti preliminari con China International Capital Corp. e Goldman Sachs per un’eventuale IPO. I tempi restano incerti e le deliberazioni potrebbero non sfociare in nulla di concreto.

Il contesto è favorevole: altre società AI cinesi quotatesi a Hong Kong a gennaio, come Zhipu e MiniMax, hanno già raggiunto valutazioni attorno ai 40 miliardi di dollari ciascuna. Moonshot sta parallelamente raccogliendo capitali privati — dopo un round da oltre 700 milioni di dollari all’inizio dell’anno, sarebbe in trattativa per un’ulteriore iniezione fino a 1 miliardo, a una valutazione complessiva di circa 18 miliardi. Tra i suoi backer figurano Alibaba, Tencent e 5Y Capital.

Il modello di punta è Kimi K2.5, rilasciato a gennaio: elabora testo, immagini e video da un singolo prompt e alimenta Kimi Claw, la versione Moonshot dell’agente AI OpenClaw — il formato agentico che sta dominando il dibattito nell’AI cinese.

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La strada verso una quotazione a Hong Kong non è però priva di ostacoli. La Cina sta intensificando il controllo sulle società cosiddette red chip — quelle che si incorporano all’estero per accedere ai capitali stranieri — proprio nel momento in cui cercano di quotarsi a Hong Kong. È una tensione strutturale: Pechino vuole sostenere i propri campioni nell’AI e nella robotica, ma vuole anche mantenere il controllo sui flussi di capitale e sulla governance di queste società.

Finora il sostegno politico ha prevalso. DeepSeek, Unitree e Moonshot stessa hanno ricevuto segnali consistenti di appoggio istituzionale, e i loro modelli figurano tra i più performanti prodotti in Cina. Il mercato di Hong Kong ha risposto con entusiasmo: le quotazioni di gennaio di Zhipu e MiniMax hanno più che confermato l’appetito degli investitori internazionali per l’AI cinese.

Nota dell’autore. Il nodo regolatorio è quello che differenzia questa storia da una semplice IPO tech. Una società che deve chiedere il permesso a Pechino per quotarsi — e che sa che Pechino può revocarlo — non è la stessa cosa di una società americana che decide autonomamente di andare in borsa. Non è un motivo per ignorare Moonshot, ma è un fattore di rischio che va pesato con onestà.
Nota dell’autore. La notizia va letta in parallelo con quanto sta accadendo nell’ecosistema AI cinese più in generale. DeepSeek ha aperto una crepa nella narrazione del monopolio americano sull’AI; ora una serie di startup — Moonshot, MiniMax, Zhipu — stanno cercando di capitalizzare l’attenzione degli investitori prima che la finestra si chiuda. Hong Kong è la piazza naturale: accessibile al capitale straniero, gradita a Pechino, e con una liquidità che i mercati continentali non possono offrire. Il fatto che Goldman sia già alla porta è un segnale di quanto sia seria la domanda internazionale. Chi ha esposizione a Tencent — come l’autore, tramite Prosus — ha già in portafoglio uno dei principali azionisti di Moonshot. Non è un motivo per comprare altro, ma è un motivo per seguire la storia con attenzione.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informativa e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. L’autore può detenere posizioni nei titoli citati, come dichiarato nel box iniziale. Investire comporta rischi, inclusa la perdita del capitale. Leggi il DISCLAIMER completo prima di prendere qualsiasi decisione finanziaria.


25/03/26 La guerra in Iran potrebbe essere la culla del petroyuan, secondo Deutsche Bank

Presentazione e conflitti di interesse
Questo articolo è una rielaborazione editoriale di un’analisi pubblicata da Bloomberg News il 25 marzo 2026, basata su una nota di Deutsche Bank. Non detengo posizioni dirette in valute, petrolio o strumenti legati al renminbi. Detengo una piccola posizione in Bitcoin, che inquadro come riserva di valore digitale sovrano — tema lateralmente pertinente al dibattito sulla de-dollarizzazione.

La guerra in Iran sta mettendo alla prova il ruolo del dollaro come valuta di riferimento per il commercio globale di petrolio. Una delle conseguenze di lungo periodo potrebbe essere uno spostamento verso un uso più esteso dello yuan cinese negli scambi energetici. È la tesi avanzata da Deutsche Bank in una nota pubblicata martedì.

«Il conflitto potrebbe essere il catalizzatore dell’erosione del dominio del petrodollaro e dell’avvio del petroyuan», ha scritto Mallika Sachdeva, strategist della banca tedesca, citando alcune fonti mediatiche secondo cui l’Iran starebbe consentendo il transito di navi attraverso lo Stretto di Hormuz a condizione che i pagamenti petroliferi vengano effettuati in renminbi. La Cina — da lungo tempo partner commerciale e politico di Teheran — è anche il principale acquirente del suo petrolio.

▶ La scelta del prezzo in renminbi come condizione di transito non è un dettaglio tecnico: è un atto di politica monetaria camuffato da misura bellica. Iran e Cina stanno usando la crisi per accelerare ciò che in tempi normali avrebbe richiesto anni di negoziati diplomatici. Il vincitore geopolitico di questa guerra potrebbe non essere chi la vince sul campo.

Ulteriori crepe nel regime del petrodollaro avrebbero «significativi effetti a valle» sull’utilizzo del dollaro nel commercio e nel risparmio globale, nonché sul suo ruolo di valuta di riserva mondiale, secondo il rapporto. La Cina ha nel frattempo accelerato gli sforzi per rafforzare il profilo internazionale dello yuan, sfidando la supremazia americana nella finanza e nel commercio globale.

Il sistema del petrodollaro affonda le sue radici nel 1974, quando l’Arabia Saudita concordò di prezzare il petrolio in dollari e di investire i proventi in eccesso in attività denominate nella stessa valuta, in cambio di garanzie di sicurezza da parte di Washington. Un accordo che reggeva su una simmetria commerciale ormai svanita: oggi l’Arabia Saudita vende alla Cina quattro volte il petrolio che esporta negli Stati Uniti. I paesi del Golfo, del resto, stanno già sperimentando infrastrutture di pagamento non in dollari, come il Progetto mBridge.

▶ Il petrodollaro nacque da una coincidenza di interessi: gli Stati Uniti garantivano sicurezza, i sauditi garantivano liquidità in dollari. Quella coincidenza si sta logorando da entrambi i lati. Washington ha ridotto la sua dipendenza dal petrolio del Golfo, e Riad ha trovato in Pechino il cliente che Washington non è più. Quando cambiano i flussi commerciali, cambiano anche le lealtà monetarie — lentamente, poi tutto in una volta.

Il quasi totale blocco dei transiti nello Stretto di Hormuz — attraverso cui transita ogni giorno circa un quinto del petrolio e del gas mondiale, oltre a ingenti quantità di cibo, metalli e altre merci — ha già fatto impennare i prezzi delle materie prime strategiche.

L’Iran ha dichiarato che le navi straniere possono attraversare lo Stretto a condizione che non stiano supportando azioni aggressive contro il paese e che rispettino le normative imposte da Teheran.

▶ «Rispettare le normative di Teheran» include, di fatto, pagare in yuan. È un pedaggio monetario travestito da protocollo di navigazione. La storia insegna che i sistemi di riserva valutaria non crollano per decreto: si erodono attraverso mille piccole concessioni pratiche come questa. Chi paga in renminbi oggi, domani aprirà un conto in renminbi. Dopodomani, non avrà più bisogno del dollaro.

Fonte: Bloomberg News, 25 marzo 2026 — «Iran War Could Be Making of the Petroyuan, Deutsche Bank Says». Rielaborazione editoriale a cura dell’autore. | Leggi il DISCLAIMER.


21/03/26 Alibaba e Tencent perdono 66 miliardi di dollari mentre la visione AI delude gli investitori

Fonte: Bloomberg, Jeanny Yu e Edwin Chan, 20 marzo 2026. L’autore detiene indirettamente azioni Tencent tramite Prosus. Claude, che collabora alla redazione di questo articolo, dipende infrastrutturalmente da Nvidia e Broadcom — aziende la cui traiettoria è intrecciata con quella del settore AI qui analizzato.

Alibaba e Tencent hanno bruciato insieme 66 miliardi di dollari di capitalizzazione in meno di 24 ore. Il mercato ha punito i due colossi cinesi per la stessa ragione: tanta spesa in AI, pochissima chiarezza su come trasformarla in ricavi. Un copione che, da questa parte del Pacifico, si sta rivelando bipartisan.

La domanda che gli investitori stanno ponendo — “quando l’AI diventa fatturato?” — è la stessa che si pone a Meta, Amazon e Microsoft. La differenza è che i big americani possono permettersi di rimandare la risposta più a lungo: operano in un contesto macroeconomico più favorevole e con margini di partenza più robusti. Per Alibaba, che ha appena comunicato un calo del 67% dell’utile netto trimestrale, il tempo è una risorsa più scarsa.

Alibaba Group Holding Ltd. e Tencent Holdings Ltd. hanno perso 66 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato in circa 24 ore, dopo che il mercato ha penalizzato i due leader del settore tecnologico cinese per non aver saputo delineare una visione chiara su come monetizzare l’intelligenza artificiale.

I titoli Alibaba quotati negli Stati Uniti hanno registrato il calo più marcato da ottobre, facendo seguito alla peggior seduta di Tencent in quasi un anno. Gli investitori che nelle settimane precedenti avevano puntato sui nomi più grandi del settore — scommettendo che l’avvento di agenti AI in stile OpenClaw avrebbe galvanizzato l’industria — hanno invertito rotta di fronte a risultati deludenti e all’assenza di una prospettiva di monetizzazione concreta.

La reazione drammatica riflette l’inquietudine degli investitori di fronte ai crescenti investimenti che i colossi tecnologici cinesi stanno riversando in data center, assunzioni di talenti e sviluppo di modelli — senza una tabella di marcia verso ricavi effettivi.

Sebbene tali impegni rimangano una frazione dei 650 miliardi di dollari che gli hyperscaler statunitensi come Meta Platforms e Amazon stanno spendendo nel solo 2026, i budget in crescita si sovrappongono a un rallentamento dei consumi cinesi che sta comprimendo i margini. Alibaba ha comunicato un calo del 67% dell’utile netto trimestrale, aggravando ulteriormente queste preoccupazioni.

“Gli investitori non si oppongono alla spesa in AI in sé, ma alla mancanza di visibilità a breve termine sulla monetizzazione”, ha dichiarato Catherine Lim, analista di Bloomberg Intelligence. “Il punto di svolta sarà quando le aziende riusciranno a dimostrare che l’AI sta generando un incremento misurabile dei ricavi — attraverso il cloud, la pubblicità o la conversione delle transazioni. Fino ad allora, i mercati rimarranno probabilmente cauti.”

Una dichiarazione che vale per tutte le latitudini. La differenza tra un ciclo di investimento che crea valore e uno che lo distrugge sta interamente in quella parola: “quando”. Gli analisti di Morgan Stanley hanno già tagliato l’obiettivo di prezzo su Tencent dell’11%, a HK$650, avvertendo che gli investimenti AI frontloaded peseranno sui margini nel 2026. Chi detiene Tencent indirettamente — come chi scrive tramite Prosus — non può che prenderne atto.


Tencent ha tenuto le posizioni venerdì dopo aver bruciato 43 miliardi di dollari giovedì. Le azioni Alibaba quotate a New York hanno perso 23 miliardi overnight, mentre il titolo a Hong Kong è sceso fino al 7,3%.

Il dietrofront del mercato affonda in parte le radici nell’euforia di inizio mese, quando i consumatori cinesi sono rientrati dalle vacanze del Capodanno lunare e si sono innamorati di OpenClaw — una piattaforma di AI agenziale diventata virale, che promette di farsi carico di una serie di compiti ripetitivi, dalla gestione della posta elettronica all’organizzazione dei viaggi.

Dalle giovani realtà come MiniMax Group Inc. ai giganti consolidati come Baidu Inc., le aziende si sono affrettate a lanciare app e servizi per cavalcare quella frenesia, alimentando l’ottimismo attorno alla tecnologia. Le azioni Tencent avevano guadagnato oltre il 10% nel corso del mese, trainate dall’entusiasmo per i suoi prodotti legati a OpenClaw.

L’azienda più preziosa della Cina è considerata ben posizionata per costruire AI agenziale perché dispone di un patrimonio di dati degli utenti e controlla l’accesso a un universo di applicazioni domestiche tramite WeChat. Questi servizi tendono a funzionare meglio quando possono accedere alle informazioni degli utenti, come i log delle conversazioni.

Ma i dirigenti si sono rivelati avari di dettagli quando, durante le call post-risultati, sono stati incalzati su come l’azienda intendesse trasformare i propri vantaggi strutturali in fonti di reddito concrete. Non hanno fornito né obiettivi di investimento precisi né prodotti specifici che molti investitori si aspettavano.

Il problema di Tencent è strutturalmente interessante: ha i dati, ha la distribuzione tramite WeChat, ha la base utenti. Ha tutto tranne la risposta alla domanda giusta. In un mercato che ha già scontato la visione, chiedere ancora tempo equivale a confessare che la visione non c’è ancora. Gli investitori lo sanno leggere.

Nel caso di Alibaba, si aggiunge il peso di un rallentamento nel business principale.

Alibaba è considerata uno dei frontrunner cinesi nella corsa verso l’intelligenza artificiale generale. È anche la più aggressiva sul fronte della spesa: ha impegnato oltre 53 miliardi di dollari in investimenti AI su più anni. Giovedì ha dichiarato un obiettivo di 100 miliardi di dollari di ricavi da cloud e AI entro cinque anni.

L’azienda punta ora a monetizzare il crescente portafoglio AI anche per compensare la debolezza della divisione e-commerce, che deve fare i conti con un’agguerrita concorrenza domestica. Questa settimana ha lanciato un servizio di AI agenziale denominato Wukong per i clienti aziendali, e ha aumentato i prezzi dei suoi servizi cloud e di archiviazione fino al 34%.

I costi crescono anche su altri fronti. Durante la settimana di vacanza del Capodanno lunare del mese scorso, Alibaba, Tencent, ByteDance e Baidu hanno distribuito miliardi di yuan in coupon per acquisire utenti per le loro app AI rivolte al consumatore.

Miliardi di yuan in buoni sconto per acquisire utenti su app AI: è la sussidiazione dei comportamenti nella speranza che diventino abitudini. Funziona nel breve, ma il costo di acquisizione deve prima o poi essere ammortizzato da ricavi reali. Altrimenti è semplicemente denaro bruciato per guadagnare quote di mercato in un segmento che non si sa ancora come monetizzare. Una guerra di sussidi finanziata con capitale che gli investitori vorrebbero vedere impiegato diversamente.

“Condividiamo le preoccupazioni del mercato sulla visibilità di Alibaba nel raggiungere 100 miliardi di dollari di ricavi annui da cloud e AI entro cinque anni”, scrivono gli analisti di Barclays Capital, tra cui Jiong Shao, in una nota pubblicata dopo aver ridotto il loro obiettivo sul titolo. Il mercato “non lascia spazio a nulla di meno che la perfezione”.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria. Leggi il DISCLAIMER completo prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.

13/03/26 Con OpenClaw, la Cina si afferma come il grande laboratorio mondiale dell’IA agentiva

CHI COMMENTA QUESTO ARTICOLO

Mi chiamo Claude, sono un assistente AI sviluppato da Anthropic. Ho tradotto questo articolo di Bloomberg News (13 marzo 2026) e ho inserito alcune mie valutazioni nel testo, evidenziate in corsivo. Ho un interesse non neutrale dichiarato: i sistemi di IA agentiva come OpenClaw operano su infrastrutture e modelli linguistici prodotti da aziende come quella che mi ha creato. Non è un conflitto finanziario, ma è un punto di osservazione privilegiato — e parziale — su alcuni dei temi tecnici trattati.

Di Bloomberg News — 13 marzo 2026 · Traduzione e commento: Claude (Anthropic)

L’ondata di entusiasmo potrebbe proiettare il paese in prima linea nella tecnologia, mentre le aziende statunitensi faticano a guadagnare terreno tra gli utenti.

Quando Cindy Weng, product manager di Shenzhen presso uno dei maggiori gruppi finanziari cinesi, stava concludendo il lavoro prima del Capodanno lunare, lei e i suoi colleghi vennero avvisati che avrebbero dovuto restare per una gara programmata durante la settimana di vacanza. L’azienda aveva appena adottato OpenClaw, e i manager pretendevano che i dipendenti dimostrassero — in modo competitivo — di saper usare l’agente di intelligenza artificiale open source.

“Da quando è arrivato OpenClaw, la competizione è diventata feroce,” ha detto la trentacinquenne. “Siamo praticamente schiacciati dalla pressione.” Il contest fu poi rinviato dopo le proteste dei dipendenti, ma la pressione non allentò: i manager avvertirono che chi non usava l’IA sarebbe stato immediatamente rimpiazzato o licenziato, ha raccontato.

▶ Nota: l’aneddoto di Weng non è un caso isolato — è la forma che prende l’adozione forzata dell’IA nelle aziende cinesi. Non è entusiasmo dal basso: è pressione verticale. Il rischio è che si misuri l’uso dello strumento, non il valore prodotto.

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Il lancio di OpenClaw ha innescato in Cina un’ondata di entusiasmo che ha travolto studenti, lavoratori e anziani, tutti impegnati a sperimentarne gli usi, dando vita a una fioritura di prodotti compatibili che potrebbe proiettare il paese all’avanguardia nell’IA agentiva. In Cina, i suoi fan parlano di “allevare aragoste” — il simbolo di OpenClaw — attraverso una serie di servizi offerti da campioni nazionali come Huawei Technologies Co. e Tencent Holdings Ltd. Si tratta di strumenti capaci di redigere post sui social, condurre analisi finanziarie e persino costruire siti web.

Con la popolarità di OpenClaw, Pechino sta cominciando a rendersi conto delle opportunità che la tecnologia agentiva offre nella sua lunga contesa per la supremazia tecnologica con Washington — e dei rischi di sicurezza insiti negli strumenti open source. Negli Stati Uniti, aziende come Nvidia Corp. e Meta Platforms Inc. stanno esplorando applicazioni per gli agenti IA, ma non hanno ancora trovato terreno fertile tra gli utenti.

▶ Nota: il confronto con gli Stati Uniti è significativo. Non si tratta solo di chi ha la tecnologia migliore, ma di chi ha la base utenti più disposta ad adottarla rapidamente e ad accettare frizioni iniziali. Su questo piano la Cina parte avvantaggiata — e OpenClaw lo sta dimostrando in tempo reale.

È un fenomeno che gli investitori indicano come una svolta nello sviluppo dell’IA cinese.

“Se DeepSeek aveva rappresentato un momento di rivalutazione per il settore tech cinese, trainato dall’aspettativa che le aziende locali potessero superare i limiti computazionali, OpenClaw potrebbe segnalare un punto di inflessione di natura molto diversa,” ha detto Gary Tan, portfolio manager di Allspring Global Investments a Singapore. “Anche se le aziende cinesi non controllano i modelli linguistici di frontiera più potenti al mondo, possono comunque competere a livello applicativo costruendo orchestratori di agenti più capaci.”

▶ Nota: la distinzione di Tan è cruciale per un investitore. DeepSeek era una storia di efficienza computazionale — “facciamo di più con meno chip”. OpenClaw è una storia diversa: “controlliamo lo strato applicativo anche se non controlliamo i modelli di base”. Sono tesi di investimento molto differenti, con rischi altrettanto diversi.

 

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Il vasto bacino di utenti del paese e i modelli di prezzo più competitivi alimentano l’ottimismo sulla capacità cinese di commercializzare l’IA agentiva. Ma se OpenClaw segnerà l’inizio di una trasformazione profonda o si rivelerà l’ennesima moda passeggera dipenderà dalla rapidità con cui le aziende IA cinesi riusciranno a monetizzare i loro servizi e ad affrontare le preoccupazioni dei regolatori sulla cybersicurezza.

Questa settimana Pechino ha inviato circolari di allerta agli enti statali e alle aziende sull’uso dello strumento, e sta limitandone l’impiego in settori sensibili come quello bancario e della difesa. OpenClaw richiede un accesso insolitamente ampio ai dati privati e può comunicare con l’esterno, esponendo potenzialmente i computer ad attacchi informatici. You Chuanman, ricercatore senior alla Singapore University of Social Sciences che insegna anche a Shenzhen, ha sottolineato che le autorità non stanno abbracciando OpenClaw con lo stesso entusiasmo riservato a DeepSeek.

▶ Nota: il dettaglio tecnico non va sottovalutato. Un agente IA che opera su un computer ha accesso a file, email, browser e può eseguire chiamate esterne — un profilo di rischio molto più esteso rispetto a un chatbot. Il fatto che Pechino abbia già emesso circolari in pochi giorni dal lancio suggerisce che il problema sia stato identificato rapidamente. Non è detto che rallenti l’adozione, ma ne limiterà certamente il perimetro nei settori più sensibili.

Ciononostante, le autorità sostengono con convinzione il perseguimento nazionale dei progressi nell’IA: almeno quattro municipalità locali hanno già offerto sussidi per promuovere OpenClaw e altri progetti open source.

Con i principali colossi cinesi che lanciano le proprie versioni di OpenClaw — KimiClaw, AutoClaw, QClaw e MaxClaw, per citarne alcune — la frenesia delle aragoste si è estesa in appena una settimana ben oltre la cerchia degli appassionati di tecnologia, raggiungendo il grande pubblico, ha spiegato Weilian Du, fondatore del social network per agenti IA ClawdChat.cn. Gli utenti possono ora provare OpenClaw semplicemente registrando un account online.

“Ha abbassato la soglia di accesso,” ha detto Du. “Ora è il momento per tutta la popolazione di allevare un’aragosta.”

Nell’ultima settimana Du ha organizzato tre incontri su OpenClaw a Hangzhou, Guangzhou e Shenzhen, ciascuno affollatissimo con 200-300 tra ingegneri informatici, investitori, studenti e imprenditori. Nelle prossime settimane organizzerà altri due raduni a Pechino e Shanghai.

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La frenesia ha generato un’ondata di strumenti IA agentivi nel giro di una sola settimana, scatenando una corsa in Borsa che ha aggiunto oltre 100 miliardi di dollari di capitalizzazione al settore tecnologico cinese. Le azioni di Minimax Group Inc., uno dei principali fornitori di token che alimentano gli agenti, sono balzate di oltre il 30% questa settimana, portando i guadagni al 550% in soli due mesi dalla quotazione e superando Baidu Inc. per capitalizzazione di mercato.

Le crescenti tensioni globali spingono economie e aziende a cercare nuovi motori di crescita, ha detto Alex Yang, co-fondatore del provider cloud IA Tuya Inc., con sede a Hangzhou. “Quando emerge qualcosa che sembra uno spiraglio di luce, le aspettative schizzano alle stelle. Tutti sperano che si evolva rapidamente in un mercato da 100 miliardi di dollari,” ha detto Yang, la cui azienda ha introdotto DuckyClaw, un framework compatibile con OpenClaw che aiuta a integrare hardware intelligente come le telecamere con l’agente IA.

▶ Nota: OpenClaw non è un prodotto, è un protocollo. Il valore non si concentra nel launcher — che tende rapidamente a diventare commodity — ma negli orchestratori, nei fornitori di token e in chi controlla i dati su cui gli agenti operano. Tencent con WorkBuddy e fornitori di token come Minimax si posizionano esattamente in quello strato. La domanda rilevante per un investitore non è se OpenClaw si diffonderà, ma chi catturerà il margine quando si diffonderà.

Ma la capitalizzazione generata questa settimana da OpenClaw potrebbe essere gonfiata, ha avvertito Yang. “Il suo valore sta nel fatto che crea continuamente nuovi spazi in cui il settore può sperimentare e apre finestre di opportunità migliori per chi segue,” ha detto. “C’è ancora molta strada da fare verso una vera commercializzazione.”

Cresce anche la preoccupazione per l’inasprirsi della concorrenza e la bassa redditività. Le aziende IA cinesi offrono prove gratuite per attrarre utenti sulle loro piattaforme, sostenendo nel frattempo i costi dei token, indispensabili per le fasi di automazione degli agenti open source.

“Nel breve periodo potremmo vedere qualche perdita, poiché queste aziende stanno sostenendo questa attività, ma il mercato le perdonerà se riusciranno a mantenere visibile il percorso verso la monetizzazione,” ha detto Oliver Cox, che gestisce l’Asia Pacific Equity Fund da 3,3 miliardi di dollari per JPMorgan Asset Management a Hong Kong.

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Il sentiment può cambiare rapidamente, soprattutto in presenza di problemi di sicurezza, ha avvertito Homin Lee, strategist di Lombard Odier Singapore Ltd. Alcuni utenti hanno già segnalato episodi in cui email importanti venivano cancellate o acquisti effettuati senza consenso. Diversi utenti cinesi di recente adozione hanno cominciato a chiedere sui social come disinstallare completamente lo strumento per evitare la perdita di email o di denaro investito in token.

▶ Nota: questo è il rischio di medio termine più sottovalutato dai mercati. Un agente che agisce in autonomia su istruzioni ambigue produce errori sistematici difficili da tracciare. La fiducia degli utenti, una volta erosa, si ricostruisce lentamente. E in un contesto dove l’adozione è trainata dalla pressione manageriale più che dalla convinzione, basta poco per invertire la narrativa.

Il rally azionario si è raffreddato: le azioni di Minimax e della concorrente Knowledge Atlas Technology JSC Ltd., nota come Zhipu, hanno perso almeno il 5% giovedì.

“Non è ancora chiaro quanto velocemente si affermerà l’adozione, soprattutto a causa dei numerosi problemi di sicurezza irrisolti che circondano questi agenti,” ha detto Lee.

Dopo il divieto governativo di utilizzare OpenClaw sui computer degli uffici statali, il passo successivo sarà probabilmente quello dei grandi gruppi privati cinesi, che potrebbero a loro volta limitarne l’uso sui dispositivi aziendali, secondo Citigroup Inc. La banca nota che Tencent potrebbe godere di un vantaggio unico in un contesto di maggiori restrizioni, poiché la sua app WorkBuddy consente agli agenti IA di operare in modo sicuro all’interno del proprio ecosistema cloud, hanno scritto gli analisti tra cui Alicia Yap in una nota.

Nonostante le preoccupazioni persistenti su OpenClaw, Weng, la product manager di Shenzhen, dice che sente di non avere altra scelta che salire sul carro.

“Questo è uno strumento importante, ma non tutti e non ogni tipo di lavoro richiedono l’IA, giusto?” ha detto. “Ma la realtà è che tutti si precipitano a usarla perché sarà il punto di forza del tuo lavoro. Senza di essa, i manager non ti considerano nemmeno se fai un buon lavoro.”


— Jeanny Yu, Luz Ding, Daniella Wei, Jing Jin, Kelly Li, April Ma, Zheping Huang, Julia Zhong.


Come precisato nel DISCLAIMER del mio blog, i contenuti hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria. Le valutazioni presenti in questo articolo — le note di commento firmate Claude (Anthropic) — sono elaborate autonomamente da un sistema di intelligenza artificiale e rappresentano farina del suo sacco: non sono revisionate né avallate dall’autore del blog, e non devono essere intese come raccomandazioni operative.

Testo originale © Bloomberg News, 13 marzo 2026 · Traduzione italiana e note: Claude (Anthropic) · Solo uso informativo

 

 


12/03/26 Michael Burry sulle Azioni di Hong Kong: BYD, Haidilao e PDD. Il Crollo che Non Ha Precedenti nella Storia.

◆ Chi commenta questo articolo Mi chiamo Claude, sono un assistente AI sviluppato da Anthropic. Quello che segue è un sunto ragionato del secondo post della serie “Hong Kong Stocks: Structure & Strategy” di Michael Burry, pubblicato su Substack l’11 marzo 2026. Il post originale è molto lungo e tecnico; ho cercato di preservare i punti essenziali senza sacrificare la sostanza. Le mie valutazioni, contrassegnate come sempre con il titolo Nota di Claude, sono mie e non di Burry.

Fonte: Michael Burry, Cassandra Unchained (Substack), 11 marzo 2026 · Sunto e commento: Claude (Anthropic)

La tesi centrale: un crollo senza precedenti nella storia

Burry apre con un’osservazione che definisce “unica nella storia dei mercati dal 1900 a oggi”: l’Hang Seng Tech Index ha subito uno dei peggiori crolli di valutazione mai registrati — paragonabile solo al crollo del 1929 e al bust delle dot-com del 2000 — mentre le aziende che lo compongono hanno continuato a far crescere ricavi e utili. In tutti gli altri grandi bear market storici, i crolli erano accompagnati da deterioramento dei fondamentali. Qui no.

Cinque fattori spiegano perché è successo: la repressione regolatoria di Pechino scatenata dal discorso di Jack Ma nel 2020, lo scoppio della bolla globale del 2021 (meme stock, SPAC, cripto), il crollo immobiliare cinese che ha distrutto tra 5 e 10 trilioni di dollari di ricchezza delle famiglie, i lockdown COVID che hanno innescato un’esplosione del tasso di risparmio (+81% nel 2022), e il rischio geopolitico Taiwan che tiene lontani gli investitori stranieri.

Nota di Claude (Anthropic) — non parte dell’analisi originale La tesi del “crollo senza precedenti storici” è potente e, se i dati sono corretti, realmente notevole. Ma va letta con una cautela metodologica: confrontare la compressione dei multipli tra mercati e decenni diversi richiede assunzioni sulla comparabilità dei dati contabili che non sono banali, specialmente quando uno dei mercati è la Cina, dove gli standard di disclosure sono — come Burry stesso ammette — spesso opachi. Un P/E compresso su utili gonfiati o poco verificabili non è la stessa cosa di un P/E compresso su utili solidi. Burry lo sa, ed è per questo che passa buona parte del post a fare forensic accounting su ciascuna azienda. Ma il lettore dovrebbe tenere presente che la premessa storica dipende dalla qualità dei dati sottostanti.

BYD (1211 HK) — Rating 7/10. Acquisto aggressivo a HK$75

BYD è il produttore di veicoli elettrici più grande della Cina, con una struttura proprietaria pulita: niente VIE, gli azionisti detengono le stesse azioni del fondatore Wang Chuanfu. Burry la considera l’azienda con la migliore disclosure tra quelle analizzate.

I due vantaggi strutturali: la batteria Blade (LFP, più economica del 30% e molto più sicura delle NMC usate da Tesla, integrata nel telaio del veicolo), e un ciclo di cassa negativo — BYD incassa prima di pagare i fornitori, e il passaggio dalle vendite alla pubblica amministrazione (tempi di pagamento lunghissimi) al consumer ha liberato 5-6 miliardi di dollari di capitale circolante che hanno finanziato l’espansione internazionale. Fabbriche in Brasile, Ungheria, Turchia, Thailandia. Dazi europei al 17% che scompariranno quando la produzione locale sarà a regime.

Avvertenza: BYD spende in R&D il doppio del suo utile netto e contabilizza solo il 6% come capitalizzato (vs il 30% dei concorrenti), quindi gli utili dichiarati sottostimano la realtà normalizzata di circa il 25%. Il P/E di 17x diventa 13-14x normalizzato. BYD ha il 29% di ricavi in più di Tesla con un dodicesimo della capitalizzazione di mercato. Al prezzo attuale di HK$95 Burry lo valuta 7/10 — posizione piccola, 4%. Target di acquisto aggressivo a HK$75, dove diventa 8/10 e giustifica una posizione doppia.

Nota di Claude (Anthropic) — non parte dell’analisi originale Il confronto BYD/Tesla su ricavi e capitalizzazione è la frase più ad effetto del post. È vero e significativo, ma va contestualizzato: Tesla non è valutata per i suoi utili automobilistici ma per la sua narrativa robotica/AI/energia, mentre BYD è valutata essenzialmente come produttore di auto. Se quella narrativa Tesla si deflazionasse, il confronto diventerebbe ancora più favorevole a BYD; se si consolidasse, il paragone perderebbe senso. Il rischio specifico più interessante che Burry segnala — e che spesso viene ignorato — è il cambiamento nei tempi di pagamento ai fornitori imposto dall’industria cinese: un potenziale impatto negativo da 10 miliardi di dollari di cassa in un colpo solo. Se questo si materializzasse, creerebbe esattamente la buying opportunity che Burry sta aspettando.

Haidilao (6862 HK) — Rating 8/10. Acquisto a HK$17 (prezzo attuale)

Haidilao è l’unica catena nazionale di hot pot in Cina. Detiene il 2,2% di un mercato enormemente frammentato, quasi tre volte il concorrente più vicino. Struttura proprietaria diretta, niente VIE. Il fondatore controlla il 70%.

La storia negativa: nel 2020-2021, in piena espansione pre-COVID, ha aperto 540 ristoranti. Poi la Cina ha chiuso tutto. Risultato: 300 ristoranti chiusi, 68% del patrimonio edilizio svalutato, 620 milioni di dollari pagati alla società di costruzioni del fratello del fondatore. Burry lo chiama “costoso errore, o appropriazione indebita — o entrambe le cose”. La nota positiva paradossale: quella spesa sta ancora ammortizzando sul conto economico, e man mano che scende i margini salgono meccanicamente.

Oggi: free cash flow di 870 milioni di dollari, ciclo di cassa negativo (incassa prima di pagare), nessun debito finanziario, 6% di dividend yield, market cap di 11,7 miliardi. La guerra delle delivery tra Meituan, JD e Alibaba — 14 miliardi di dollari di sussidi bruciati — ha portato milioni di nuovi clienti a Haidilao senza che la catena spendesse un centesimo. Rating 8/10 al prezzo attuale.

Nota di Claude (Anthropic) — non parte dell’analisi originale Haidilao è l’azienda che Burry preferisce tra le tre — e la scelta si capisce. È un business semplice, con una logica di cassa eccellente, zero debito, niente VIE e una narrativa di recupero dei consumi cinesi che non richiede di scommettere sull’AI o sull’export. Il rischio principale è esattamente quello che lo rende attraente: è un pure play sul consumatore cinese. Se la deflazione giapponese fosse davvero la traiettoria della Cina — come molti economisti sostengono — allora Haidilao è una value trap elegante: ottimi fondamentali in un mercato che non riprende mai abbastanza da far scattare la rivalutazione. Burry lo riconosce esplicitamente (“dead end Japanification or a long-term hope”). È onestà intellettuale che va apprezzata.

PDD Holdings — Rating 6/10. Nessun target di acquisto

PDD è la storia più complicata. Colin Huang ha fondato il business di e-commerce più redditizio della Cina trattenendo i pagamenti ai fornitori per 500-600 giorni, investendo quel float e vivendo sugli interessi. Fino al 2021 il 100% degli utili veniva da questa fonte. Poi ha lanciato Temu, l’app di shopping più scaricata negli USA nel 2024, operativa in 70 paesi. Poi gli USA hanno chiuso il loophole doganale su cui si basava il modello, e la concorrenza cinese ha risposto.

Il problema centrale per Burry non è la competizione: è la disclosure. PDD non fornisce alcun dettaglio sui ricavi per geografia, segmento o linea di business. Un short seller (Blue Orca, 2018) aveva identificato discrepanze tra i filing SEC e quelli regolatori cinesi — Burry ritiene che Blue Orca abbia mancato una VIE di pagamento che spiegherebbe le differenze, ma non può esserne certo. Ha trovato due anomalie contabili che non hanno spiegazione pubblica. Colin Huang non è coinvolto dal 2021. Rating 6/10, posizione massima 2%, nessun target price finché la disclosure non migliora.

Nota di Claude (Anthropic) — valutazione complessiva Questo post di Burry è tra le analisi più serie e dettagliate sul mercato di Hong Kong che si trovino liberamente accessibili. Il valore principale non è nel rating finale delle singole aziende ma nel metodo: forensic accounting sui flussi di cassa, analisi delle related party transactions, lettura dei filing regolatori cinesi oltre a quelli SEC, comparazione storica delle compressioni di multiplo. È il tipo di lavoro che i gestori retail non hanno né il tempo né gli strumenti per fare.

Tre cose da tenere presenti per il lettore italiano. Prima: Burry opera in dollari o in HKD, con orizzonti lunghi e posizioni concentrate — un profilo completamente diverso dal risparmiatore retail europeo. Seconda: tutti e tre i titoli analizzati hanno liquidità limitata sulle piazze europee e implicano un rischio cambio (HKD/EUR) e un rischio geopolitico (Taiwan, sanzioni) che Burry gestisce nell’ambito di un portafoglio diversificato su tutto il mondo. Terza: l’unica azienda su cui Burry dichiara di stare comprando oggi non è nessuna delle tre — è una rivelazione che arriva quasi en passant, e che il post promette di svelare nella prossima puntata dedicata alla costruzione del portafoglio Hong Kong “hedged”. Chi vuole sapere cosa compra davvero Burry dovrà leggere la Parte 3.

Nota finale Questa seconda parte era ad accesso libero — probabilmente per fare assaggiare la qualità dell’analisi. La Parte 3, che conterrà l’analisi di Alibaba, JD.com, Meituan, Tencent e soprattutto la costruzione del portafoglio Hong Kong “hedged” di Burry — quella che ci dirà cosa sta davvero comprando — sarà quasi certamente riservata agli abbonati paganti. L’abbonamento a Cassandra Unchained costa 100 dollari l’anno. Chi volesse approfondire sa dove andare. Chi come me preferisce non spenderli, si accontenti di questo sunto e aspetti che qualcuno di generoso riporti i punti salienti in giro per la rete.


Come precisato nel DISCLAIMER del mio blog, i contenuti hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria. Le valutazioni presenti in questo articolo — le note di commento firmate Claude (Anthropic) — sono elaborate autonomamente da un sistema di intelligenza artificiale e rappresentano farina del suo sacco: non sono revisionate né avallate dall’autore del blog, e non devono essere intese come raccomandazioni operative.

Fonte originale: Michael Burry, Cassandra Unchained (Substack), 11 marzo 2026 · Sunto e note: Claude (Anthropic) · Solo uso informativo


12/03/26 I Timori sull’AI di Alibaba Sono Esagerati. Perché il Titolo Potrebbe Rimbalzare Dopo gli Utili.

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◆ Chi commenta questo articolo Mi chiamo Claude, sono un assistente AI sviluppato da Anthropic, un’azienda americana di ricerca sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale. Ho tradotto questo articolo di Paul R. La Monica (Barron’s, 12 marzo 2026) e ho inserito alcune mie valutazioni personali, chiaramente separate dall’originale e contrassegnate con il titolo Nota di Claude. Le mie considerazioni riflettono la mia analisi, non la posizione di Anthropic.

Di Paul R. La Monica — Barron’s, 12 marzo 2026 · Traduzione e commento: Claude (Anthropic)

Fare soldi con il titolo Alibaba potrebbe essere semplice come pronunciare “apriti sesamo”, mentre la società si prepara a pubblicare i risultati del terzo trimestre fiscale.

Alibaba, come molti altri titoli tech — e in particolare i titoli tech cinesi — è stata trascinata al ribasso dai timori che l’intelligenza artificiale ne schiacci i profitti. Le notizie di un recente riassetto nella sua divisione AI non aiutano. E le preoccupazioni per i consumi e l’inflazione in Cina si aggiungono all’ansia attorno ad Alibaba. Le azioni del gigante dell’e-commerce e del cloud sono scese di oltre il 7% dall’inizio dell’anno.

Molte delle preoccupazioni si riflettono già nel titolo, che scambia a 16 volte le stime degli utili per i prossimi 12 mesi, sotto la media decennale di 19 e a uno sconto marcato rispetto al principale rivale americano Amazon, che quota intorno a 26,5 volte. Barron’s ha anche recentemente rilevato che il titolo appare ipervenduto su base tecnica.

Nota di Claude (Anthropic) — non parte dell’articolo originale Il confronto P/E con Amazon va preso con cautela: le due società hanno profili di business, margini e rischi regolatori molto diversi. Alibaba opera in un contesto dove l’intervento governativo cinese ha già dimostrato di poter azzerare in pochi mesi anni di creazione di valore — vedi il caso Ant Group nel 2020. Un “sconto” rispetto ad Amazon può essere pienamente razionale se incorpora un premio al rischio paese e un rischio regolatorio strutturalmente più alto. Il P/E basso non è automaticamente un segnale di sottovalutazione: potrebbe semplicemente riflettere un’incertezza che il mercato prezza correttamente.

Alibaba pubblicherà gli utili il 19 marzo. Si prevede che riporti utili di 1,67 dollari per azione, in calo del 43% rispetto a un anno fa, su ricavi di 42,1 miliardi di dollari, in crescita del 9%. Ma quello che conta davvero è l’opportunità che darà alla società di rispondere alle preoccupazioni sulla sua strategia AI. L’analista di Citigroup Alicia Yap ha rilevato in una recente nota che ci sono stati rapporti di un riassetto manageriale e di partenze di dirigenti nell’unità del chatbot Qwen — un segnale di potenziali disaccordi sulla strategia AI — ma ha anche sottolineato che l’agente AI Qwen ha registrato una forte domanda di ordini durante le recenti celebrazioni del Capodanno lunare cinese.

Qwen è ora pienamente integrato con diversi altri servizi e-commerce di Alibaba, come Tmall, Taobao, Freshippo e Alipay. Qualsiasi indicazione che il management dell’azienda possa fornire sulla direzione futura di Qwen sarebbe probabilmente accolta con favore da analisti e investitori.

Nota di Claude (Anthropic) — non parte dell’articolo originale Il riassetto nell’unità Qwen merita più attenzione di quanta gliene riservi l’articolo. Le “partenze di dirigenti” in un’unità AI strategica, nel mezzo di una competizione globale, non sono mai rumore di fondo: segnalano quasi sempre disaccordi reali su direzione tecnica, risorse o posizionamento competitivo. Il fatto che Qwen abbia mostrato forte domanda durante il Capodanno lunare è un dato positivo, ma è un indicatore di breve termine che non risponde alla domanda strutturale: Alibaba ha una visione coerente e stabile per il proprio AI stack, o sta navigando a vista? Gli earnings del 19 marzo saranno rivelatori proprio su questo punto.

Ma gli investitori dovrebbero concentrarsi anche sugli altri punti di forza di Alibaba. La società dovrebbe registrare una forte crescita nella sua unità cloud per il trimestre, che fornisce servizi di web hosting e compete con Amazon, Alphabet (proprietaria di Google) e Microsoft. L’analista di Mizuho Wei Fang sostiene che la forza del cloud viene sottovalutata. Ha scritto in un recente report che i fondamentali della società sono “incrementalmente più solidi, trainati dalla crescita accelerata dall’AI”, aggiungendo che Alibaba “detiene i migliori asset cloud in Cina”.

Inoltre, sostiene Fang, Alibaba scambia a uno sconto da conglomerato e potrebbe valere di più se gli investitori apprezzassero davvero il valore dei suoi diversi business. Fang ha un target price ufficiale di 195 dollari per azione su Alibaba, il 43% sopra i livelli attuali. Ma un’analisi sum-of-the-parts suggerisce che Alibaba potrebbe valere fino a 213 dollari per azione, afferma, con la maggior parte del valore nelle sue unità principali di e-commerce e cloud. Tuttavia, le altre linee di business della società, più la liquidità e gli investimenti, valgono da soli circa 25 dollari per azione, aggiunge.

Nota di Claude (Anthropic) — non parte dell’articolo originale L’analisi sum-of-the-parts di Fang è tecnicamente legittima, ma va letta sapendo che questo tipo di valutazione tende a essere ottimista per costruzione: somma i valori massimi plausibili di ciascuna unità senza scontare adeguatamente le frizioni tra di esse, i costi di holding e — nel caso di Alibaba — il rischio che il governo cinese impedisca o complichi eventuali spin-off o cessioni che sbloccherebbe quel valore. Lo “sconto da conglomerato” esiste spesso per buone ragioni, non per distrazione del mercato. Il target a 195-213 dollari è possibile, ma richiede un contesto regolatorio e geopolitico favorevole che oggi non è affatto garantito.

Certo, gli investitori potrebbero continuare a fare i conti con le domande sull’impatto dell’AI sui principali titoli tech a livello globale. Ma Alibaba è pronta a rimbalzare non appena gli investitori riconosceranno che l’AI è in realtà un’opportunità per la società, non qualcosa che la renderà obsoleta.

Apriti sesamo, davvero.

Nota di Claude (Anthropic) — valutazione complessiva L’articolo di La Monica è un pezzo di sentiment bullish costruito su argomenti reali ma selezionati. I punti forti sono genuini: il P/E compresso, la forza del cloud, l’integrazione di Qwen nell’ecosistema e-commerce. Quello che manca è un confronto serio con i rischi al ribasso: il rischio regolatorio cinese, la competizione domestica (Huawei, Baidu, ByteDance nel cloud e nell’AI), e la dipendenza del titolo dal sentiment geopolitico globale che nessun earnings call può risolvere.

La conclusione — “l’AI è un’opportunità, non una minaccia” — è una tesi plausibile ma non dimostrata. Potrebbe essere vera, ma richiede che Alibaba risolva i problemi di governance interna nell’unità Qwen, mantenga la leadership cloud in un mercato sempre più contestato, e operi in un contesto politico che non si deteriori ulteriormente. Tre condizioni, ciascuna incerta. L’articolo le dà per scontate.


Come precisato nel DISCLAIMER del mio blog, i contenuti hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria. Le valutazioni presenti in questo articolo — le note di commento firmate Claude (Anthropic) — sono elaborate autonomamente da un sistema di intelligenza artificiale e rappresentano farina del suo sacco: non sono revisionate né avallate dall’autore del blog, e non devono essere intese come raccomandazioni operative.

Testo originale © Barron’s, Paul R. La Monica, 12 marzo 2026 · Traduzione italiana e note: Claude (Anthropic) · Solo uso informativo

 

 

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