24/10/26 Zafferano.news: C’è stato un malinteso, l’auto europea finirà in rovina

Auto europea, robot umanoidi e accordo Macron-Merz

Fonte: Zafferano.news – Il Cameo di Riccardo Ruggeri e Giovanni Semeraro — con approfondimenti e ricerca autonoma di Claude su fonti aggiuntive (Toute l’Europe, ItaliaOggi, Il Sole 24 Ore, EUobserver, Fortune, Bank of America Institute)

Il 16 ottobre 2026, a margine del Consiglio europeo di Bruxelles, Emmanuel Macron e Friedrich Merz hanno firmato un accordo franco-tedesco sull’auto che di fatto ammorbidisce il divieto di vendita delle auto a motore termico previsto per il 2035. Lo scambio è semplice: Parigi accetta più flessibilità sugli obiettivi di CO2 — taglio del 90% delle emissioni al 2035 anziché del 100%, senza obbligo di compensare il restante 10% — e Berlino in cambio sostiene requisiti “Made in Europe” più severi, con incentivi riservati alle vetture prodotte nell’Unione. L’intesa è aperta all’Italia e agli altri Paesi produttori.

Riccardo Ruggeri, ex amministratore delegato di New Holland e firma storica di Zafferano.news, legge l’accordo con un titolo preso in prestito da Franz Kafka: c’è un malinteso, e per causa sua finiremo in rovina. Nel 2024, a un convegno romano sull’auto elettrica, aveva previsto proprio questa sequenza: prima un patto difensivo tra Francia e Germania, poi una fusione tra i costruttori sconfitti. La prima metà della profezia si è avverata.

Ma il cuore del Cameo, scritto a quattro mani con Giovanni Semeraro, non è la motorizzazione. È la tesi che il valore dell’auto del XXI secolo si stia spostando altrove: nel software di guida autonoma e nei robot umanoidi che sostituiranno l’operaio in fabbrica. Due tecnologie che oggi parlano americano e cinese. E i numeri che gli autori riprendono da Bank of America — costo di un robot umanoide cinese dimezzato entro il 2030, tre miliardi di esemplari in circolazione nel 2060 — disegnano la stessa curva dei costi che ha già consegnato alla Cina l’auto elettrica.

Mentre Parigi e Berlino salvano il motore, osservano gli autori, chi lavora a Wolfsburg, Sochaux e Mirafiori sta già pagando il conto. Di seguito il testo del Cameo, poi la verifica dei dati citati, l’analisi dal punto di vista del risparmiatore italiano e le nostre considerazioni.

Il Cameo

Testo di Riccardo Ruggeri e Giovanni Semeraro, pubblicato su Zafferano.news.

C’è stato un malinteso: l’auto europea finirà in rovina

Un Cameo di Riccardo Ruggeri e Giovanni Semeraro

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Il titolo si ispira a una frase di Franz Kafka: C’è un malinteso e per causa di esso finiremo in rovina.

Alcuni anni fa, a Roma, partecipai a una importante conferenza sull’auto elettrica e intervenni con una relazione che portava quel titolo, basata sul mio solito ragionamento, non da analista, ma da scenarista.

L’incipit fu: “Nel 1992 Deng Xiaoping si inventò la via comunista al capitalismo.

Lo fece anche trasformando la gracile industria cinese dell’auto attraverso un diktat strategico: “Non avendo la Cina neppure una goccia di petrolio, dobbiamo creare una filiera basata sulle terre rare”.

La prima parte del percorso la fecero in joint-venture con i Big dell’auto europei-americani-giapponesi.

Quando ritennero di aver assorbito tutto il know-how occidentale del caso, imposero una rigida normativa, con tanto di date fisse, per arrivare al full electric, attraverso:

– la predisposizione di una ottimizzata filiera nazionale;

– la nascita di agili e innovative aziende dell’auto private (modello Tesla) però cinesi al 100%;

– il ridimensionamento delle esistenti joint-venture;

– la costruzione di una trentina di centrali elettriche a carbone (sic!).

Nel frattempo, UE aveva scelto per la transizione climatica di puntare tutto sull’auto elettrica, pur sapendo di non possedere quelle tecnologie e neppure le terre rare che le supportavano, per non parlare delle centrali elettriche.

In quella conferenza mi lasciai sfuggire una frase, forse non gradita agli organizzatori: ”L’auto elettrica europea, progetto 2035, sarà l’ennesimo bagno di sangue politico, economico, culturale di questa Europa”.

Col passare degli anni andò sempre peggio, l’auto europea era ormai diventata un grande problema per Francia (Renault e Stellantis) e per Germania (VW).

Friedrich Merz e Emmanuel Macron nell’accordo appena firmato ora lo definiscono “…favorevole al pragmatismo economico contro l’idealismo climatico” (sic!).

Proprio in quella conferenza a Roma mi ero anche lasciato andare a una previsione: “Per governare l’ovvia crisi che sarebbe seguita ci sarebbe stato, prima, un accordo difensivo fra i due Paesi – proprio quello avvenuto la scorsa settimana – quindi, una fusione tri-societaria fra sconfitti per permettere alla burocrate Ursula von der Leyen di dire, un giorno, fassinianamente, “Abbiamo l’auto europea! “.

Merz e Macron, e l’intero establishment europeo, ancora oggi, fingono di non capire che il riferimento strategico, di questo settore proiettato al XXI secolo:

– è la guida autonoma, non l’auto elettrica;

– è il robot umanoide non il lavoro umano.

Entrambe le tecnologie sono sostanzialmente cinesi e americane.

Sul robot umanoide una chiosa, perché è qui che si annida il malinteso più grande.

Nel Novecento l’industria dell’Auto godette di privilegi incredibili, e di ogni tipo, perché occupando milioni di persone aveva un potere politico-ricattatorio immenso, qualsiasi fosse il regime politico al potere.

Il robot umanoide è un’invenzione americana – Tesla, NVIDIA, Meta, Agility Robotics — sono loro che hanno aperto le danze. Ma come già avvenne con l’auto elettrica, è la Cina a raccogliere frutti e allori e a realizzarne l’industrializzazione e fare le conseguenti economie di scala.

Un robot umanoide prodotto in Cina costava $ 35.000 nel 2025. Bank of America (BofA) Global Research stima che scenderà a $ 17.000 entro il 2030. È la stessa curva dei costi dell’elettrico.

Stesso film, stessi attori, stesso finale.

Le fasi dell’adozione sono già tracciate:

1 entro il 2027, industria e logistica. 2 entro il 2034, servizi e istruzione. 3 dal 2035, nelle nostre case.

BofA prevede che entro il 2060 ci saranno 3 miliardi di robot umanoidi in circolazione — quasi la metà della popolazione mondiale, più delle automobili esistenti oggi sul pianeta.

Entro il 2027, il 72% di tutte le installazioni di robot umanoidi sarà concentrato in magazzini, logistica, automotive, manifatturiero generico.

Merz e Macron nel 2026 (!) si stanno accordando per salvare un’industria che produce oggetti fisici — automobili — nello stesso momento in cui il valore si sposta altrove. Non più nel veicolo, ma nel software di guida autonoma. Non più nell’operaio, ma nel robot umanoide che lo sostituisce.

L’accordo franco-tedesco è la falange oplitica schierata in campo aperto di cui a un Cameo precedente. Imponente, costosa, molto fotogenica, ma obsoleta, fin dalla nascita.

I plebei europei — quelli che lavorano nelle fabbriche di Wolfsburg, di Sochaux, di Mirafiori — lo stanno già pagando.

I patrizi europei che hanno firmato l’accordo a Parigi, per ora no.

Il malinteso kafkiano non è sull’auto elettrica.

È più profondo; è credere che il problema sia la motorizzazione, quando il problema è chi sarà a produrre il veicolo, e chi lo guiderà.

Oggi, queste non portano il timbro europeo.

Purtroppo, c’è stato un malinteso. E per causa di esso finiremo in rovina. Prosit!

—

Post Scriptum

Trovo curioso come le élite europee affrontino il problema con questa modalità, che sarà devastante proprio per quella classe medio-alta su cui poggia il loro potere

Note dell’A.I. (Claude)

  • Kafka. La frase proviene dal racconto “Un vecchio foglio” (1917). Ruggeri la usa da tempo: nel 2024 ne aveva tratto anche un piccolo libro digitale, “C’è un malinteso, finiremo in rovina?”, presentato proprio al convegno romano sull’auto elettrica intitolato “Un’Europa senza Euro 6”.
  • L’accordo. I contenuti verificabili sono il taglio del 90% della CO2 al 2035, l’assenza di compensazioni per il restante 10% e incentivi riservati alle auto prodotte in Europa. Nelle dichiarazioni pubbliche Merz ha parlato di libertà di scelta, apertura tecnologica e rispetto degli obiettivi climatici; non ho trovato riscontro testuale della formula “pragmatismo economico contro idealismo climatico” citata nel Cameo, che va quindi letta come sintesi degli autori. Anche da sinistra l’intesa è criticata: EUobserver osserva che protegge il motore a combustione più che l’occupazione europea.
  • Deng e le terre rare. La celebre frase di Deng del 1992 contrapponeva il petrolio del Medio Oriente alle terre rare cinesi. Collegarla direttamente alla strategia sull’auto elettrica, formalizzata dalla Cina solo negli anni Duemila, è una lettura a posteriori dello “scenarista” — plausibile e suggestiva, ma non documentata come diktat.
  • I 35.000 dollari. Nel rapporto Bank of America non si tratta del prezzo di vendita ma del costo dei componenti (bill of materials) di un umanoide prodotto in Cina nel 2025, previsto sotto i 17.000 dollari nel 2030. Per confronto, un prototipo occidentale costa ancora 90-100.000 dollari al pezzo.
  • Tre miliardi nel 2060. Il dato è corretto, come il confronto con il parco auto mondiale attuale (circa 1,5 miliardi). È invece eccessivo dire “quasi la metà della popolazione mondiale”: con le proiezioni demografiche correnti per il 2060 il rapporto è più vicino a un terzo. Bank of America stima che il 62% di quei robot lavorerà nelle case.
  • Il 72%. Corrisponde alla somma delle quote stimate per il 2027: logistica e magazzini 33%, automotive 24%, manifattura 15%.
  • Una precisazione sulla tesi. La batteria non è un capitolo chiuso: resta la componente di maggior valore del veicolo elettrico, ed è lì che la dipendenza europea dalla Cina oggi pesa di più. Guida autonoma e robotica spostano il valore in avanti, ma non rendono irrilevante chi controlla la chimica delle celle. Le stesse previsioni Bank of America, peraltro, riconoscono ostacoli tecnologici, regolatori ed economici che nessun modello è in grado di prevedere fino in fondo.

Dal punto di vista del risparmiatore italiano

  • Costruttori europei. Stellantis è quotata a Piazza Affari, Renault a Parigi e Volkswagen a Francoforte. L’accordo offre loro tempo, non un vantaggio tecnologico: chi le detiene sta scommettendo sulla capacità della politica di proteggerle, più che sulla loro competitività.
  • Guida autonoma e robotica. I protagonisti citati nel Cameo (Tesla, NVIDIA, Meta) sono quotati negli Stati Uniti e accessibili da qualunque broker italiano. Plusvalenze tassate al 26%; dividendi soggetti a ritenuta USA del 15% se si è compilato il modulo W-8BEN, poi a tassazione italiana; esposizione al cambio euro/dollaro da mettere in conto.
  • Agility Robotics. Si può raggiungere tramite la SPAC Churchill Capital Corp XI, con i rischi tipici delle SPAC: diluizione, possibili riscatti in massa, valutazione fissata prima di avere ricavi consistenti.
  • Cina. I produttori cinesi di robot e componenti sono quotati soprattutto a Hong Kong e Shenzhen. Non tutti i broker italiani vi danno accesso, e al rischio cambio si aggiunge un rischio paese politico e regolatorio tutt’altro che trascurabile.
  • Alternative domestiche. Piazza Affari non offre pure player della robotica umanoide; la filiera italiana dell’automazione industriale lavora in gran parte per conto terzi o non è quotata.

Considerazioni

Il Cameo di Ruggeri ha un merito raro: guarda dove andrà il valore, non dove si trova oggi. Ed è la stessa logica del paniere del gorilla che applichiamo da anni ai mercati nascenti — piccole posizioni su più protagonisti, in attesa che emerga il dominatore (ne parlo anche nel video “I mercati nascenti e il Gorilla”). Sulla robotica umanoide e sulla guida autonoma la partita è esattamente in quella fase.

Condivido la tesi di fondo, e lo dichiaro con i miei soldi: credo in Tesla, che sta giocando entrambe le partite indicate dal Cameo, la guida autonoma e il robot Optimus. Chi in questi anni è andato corto contro Musk si è bruciato anche le mutande. Su un punto, però, vado oltre gli autori: non è detto che il finale sia già scritto a favore della Cina. Sull’elettrico l’America ha perso la filiera industriale ma ha tenuto il software e l’intelligenza artificiale, ed è lì che nel robot si concentra il valore.

Quanto all’Europa, l’accordo di Bruxelles conferma il copione: si difende l’esistente con regole e incentivi, invece di investire su ciò che verrà. Ruggeri parla di patrizi che firmano e plebei che pagano. Io aggiungo che, alla fine, pagheranno anche i risparmiatori che hanno affidato il proprio futuro ai campioni nazionali.

L’autore detiene posizioni in: TSLA, NVDA, CCXI

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Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

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