24/04/26 — La paura degli italiani di investire in azioni costa miliardi al paese

Condomini a Roma - la proprietà immobiliare come rifugio degli italiani

L’Italia è prigioniera di una strategia d’investimento fallimentare che costa alle famiglie miliardi di euro e frena la crescita dell’economia. Qualunque cosa accada sui mercati finanziari, e qualunque consiglio diano i professionisti del settore, il principio guida per la maggior parte delle famiglie italiane rimane uno solo: bisogna possedere un immobile.

Un italiano su quattro è proprietario di una seconda casa, più che in qualsiasi altra grande economia europea. Il tasso di proprietà immobiliare supera il 70%, contro meno del 55% in Germania e Austria (dati Eurostat). Gli italiani detengono circa il 54% del loro patrimonio in immobili, contro appena il 15% in azioni, secondo la Banca d’Italia.

Mappa Europa: tasso di proprietà immobiliare - l'Italia è la più alta nell'Europa occidentale
L’Italia ha il tasso di proprietà immobiliare più elevato nell’Europa occidentale. Fonte: Eurostat

«La finanza è percepita come un’attività speculativa, mentre comprare una casa dà certezza», dice Dario Feroli, notaio romano di seconda generazione con oltre trent’anni di carriera. Il risultato è che le finanze delle famiglie italiane sono sostanzialmente ferme da vent’anni: il patrimonio netto corretto per l’inflazione è oggi inferiore a quello del 2005. Dopo il balzo dei prezzi energetici innescato dalla guerra USA-Iran, la crescita del PIL potrebbe attestarsi ad appena lo 0,6% sia quest’anno che nel prossimo, ha dichiarato il governo questa settimana.

«Date a un italiano una bella somma di denaro e la userà per comprare un appartamento», dice Paolo Giorgini, ristoratore sulla costa adriatica. «Possedere qualcosa di concreto come un immobile fa sentire al sicuro.»

Chi abita nel Nordest lo sa bene. La casa è stata per generazioni il vero conto corrente delle famiglie venete: si comprava, si affittava, si tramandava. Un meccanismo che ha funzionato finché il mattone saliva. Ma quella stagione è finita da quasi vent’anni, e la saggezza popolare non ha ancora aggiornato il proprio manuale.

I dati smentiscono la percezione

Uno sguardo ai numeri smonta però questa convinzione. Dal picco raggiunto intorno al 2007, il mercato immobiliare italiano ha perso valore in termini reali, mentre i mercati azionari di tutto il mondo sono saliti. L’aumento nominale dei prezzi delle case negli ultimi anni ha creato un’illusione di ripresa, ma la realtà è più cruda.

Grafico: prezzi immobili italiani in termini reali dal 1970 a oggi - declino dopo il 2007
I prezzi degli immobili italiani in termini reali (deflazionati con il CPI) sono in calo dal 2007. Indice 2010 = 100. Fonte: Bank for International Settlements

Su un orizzonte di tre o cinque anni, sia le azioni italiane che quelle americane hanno battuto nettamente il mercato immobiliare, premiando chi ha seguito i consigli degli esperti invece della saggezza popolare. Solo allungando l’orizzonte a vent’anni il quadro si fa meno netto, perché le azioni italiane hanno languito per gran parte del decennio successivo alla crisi finanziaria del 2007-2008.

Grafico comparativo: S&P 500, FTSE MIB e prezzi immobili italiani a 3, 5 e 20 anni
Azioni vs immobili: S&P 500 e FTSE MIB hanno ampiamente superato il mattone italiano a 3 e 5 anni. Su 20 anni, lo S&P 500 segna +400%. Fonte: Bloomberg / BIS

Un freno per tutta l’economia

Non si tratta solo di un’opportunità mancata per le finanze familiari: è un peso per l’intera economia, perché enormi capitali restano intrappolati in case vacanza invece di essere diretti verso infrastrutture moderne o tecnologie che aumentino la produttività delle imprese.

Un regime fiscale favorevole al mattone aggrava il problema. Non esiste tassazione sulla prima casa, l’imposta di successione è assente sul primo milione per i parenti diretti, e le imposte sugli immobili si basano su rendite catastali risalenti a decenni fa. Tutti i presidenti del Consiglio che hanno tentato di riformare questo sistema hanno poi fatto marcia indietro di fronte alla reazione degli elettori.

«Uno dei motivi per cui l’Italia non cresce è che a livello bipartisan la parola d’ordine è protezione, non crescita», dice Veronica De Romanis, professoressa di economia politica alla LUISS di Roma.

Mario Draghi, nel suo rapporto sulla competitività europea, ha indicato esattamente questo nodo: l’Europa deve sbloccare il suo enorme bacino di risparmio e indirizzarlo verso investimenti più produttivi. L’Unione dei Mercati dei Capitali è l’obiettivo centrale, ma Draghi sottolinea anche come la preferenza per il mattone rispetto ai fondi pensione freni la crescita. «Il livello relativamente basso delle pensioni integrative è un’occasione mancata per l’Europa», scrive nel rapporto.

Il punto di Draghi è cruciale e spesso ignorato nel dibattito pubblico italiano: il problema non è solo che le famiglie guadagnano meno di quanto potrebbero. È che il capitale dormiente nel mattone non finanzia innovazione, non capitalizza le PMI, non alimenta il mercato dei capitali. L’Italia è ricca di patrimoni e povera di investimenti produttivi — una combinazione che spiega buona parte del suo declino relativo rispetto alla Germania e alla Francia negli ultimi trent’anni.

Le radici storiche: dal dopoguerra all’euro

L’amore per il mattone si è cristallizzato dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando le città bombardate e la migrazione di massa verso Roma e Milano crearono una grave carenza di alloggi. La letteratura e il cinema cementarono quell’idea: il cinema di Pasolini racconta la migrazione dai tuguri romani ai complessi di edilizia popolare.

Edifici bombardati a Genova nel 1941 - le radici storiche dell'ossessione immobiliare italiana
Genova, 1941: edifici distrutti dai bombardamenti. Il trauma della guerra ha radici profonde nel rapporto degli italiani con la casa. Fonte: Mondadori Portfolio/Getty Images

Possedere una casa divenne sinonimo di dignità e stabilità — lezione rafforzata nei decenni successivi dalle svalutazioni della lira e dall’inflazione degli anni Settanta e Ottanta. L’ingresso nell’euro pose fine a quelle condizioni, ma diede al mercato immobiliare un’ultima spinta grazie al crollo dei tassi sui mutui. Da allora, il mattone italiano è diventato una proposta incerta. Ma la saggezza popolare non ha ancora aggiornato le sue mappe.

«Dopo mezzo secolo di guadagni, la gente era convinta che i mattoni fossero il miglior investimento», dice Luca Manfreda, wealth manager di Banca Patrimoni Sella & C. «Circa due terzi della ricchezza totale degli italiani è in mano a persone over 65, quindi l’esperienza dei loro primi cinquant’anni prevale ancora su quella degli ultimi quindici.»

Il patrimonio netto delle famiglie italiane ammontava a €11.700 miliardi nel 2024, secondo la Banca d’Italia. Corretto per l’inflazione, è oltre il 5% inferiore rispetto al 2005.

Grafico: quota di proprietari di seconda casa per paese europeo - Italia al 26%
Un italiano su quattro possiede una seconda casa. La Grecia guida la classifica europea (39%), l’Italia è al quarto posto con il 26%. Fonte: REMAX European Housing Trend Report 2024

Meno del 40% degli italiani sa rispondere a domande elementari su inflazione e diversificazione del rischio, secondo un’indagine OCSE — contro quasi il 60% nella media delle economie avanzate. «Chi possiede, diciamo, €200.000 in strumenti finanziari è considerato ricco», dice Manfreda. «Chi possiede una casa in una grande città, magari del valore di oltre un milione di euro, non lo è.»

L’articolo di Bloomberg descrive un problema reale e strutturale. Ma c’è un aspetto che i commentatori anglosassoni tendono a sottovalutare: la sfiducia italiana nelle istituzioni finanziarie non è irrazionale, ha radici concrete. I bond argentini venduti agli sportelli negli anni Novanta, i crac di Cirio e Parmalat, le obbligazioni bancarie subordinate svalutate nel 2015-2016, i prodotti di risparmio gestito con commissioni da predatori — tutto questo ha costruito una diffidenza che non si risolve con campagne di educazione finanziaria. Si risolve con mercati più trasparenti, intermediari più onesti, e un sistema regolatorio che protegga davvero il risparmiatore. Il mattone, almeno, non ti tradisce con una nota a piè di pagina nel prospetto informativo.

Fonte: Bloomberg, “Italians’ Fear of Buying Stocks Is Costing the Country Billions”, Alessandra Migliaccio, 24 aprile 2026.

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Conflitto di interessi

Gianni detiene BTP italiani (lui e moglie) e posizioni in ETF UCITS. L’articolo tocca direttamente il tema dell’allocazione del risparmio delle famiglie italiane, oggetto di copertura editoriale continuativa su questo blog. Nessuna posizione in fondi immobiliari o REIT italiani.

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione all’investimento. Le opinioni espresse sono personali. Leggi il disclaimer completo.

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