Uno sguardo alle IPO (e alle SPAC) 3‘

IPO e SPAC: il momento in cui una storia privata incontra il mercato pubblico. A volte è l’inizio di qualcosa di grande, a volte è una trappola ben confezionata. In questo thread seguiamo le quotazioni più interessanti — e quelle più discutibili — con lo scetticismo che si deve a chi conosce la storia delle SPAC del 2020-2021 e sa come va a finire.

Il thread precedente è consultabile qui.

04/05/26 — Fervo Energy: IPO da $1,33 miliardi al Nasdaq. La geotermia avanzata arriva in borsa a $6,5 miliardi

⚠️ Conflitto di interesse dichiarato
L’autore intende acquistare azioni FRVO non appena il titolo sarà disponibile al Nasdaq. Detiene posizioni nel settore energetico/nucleare correlato (CEG, OKLO) che beneficiano della stessa narrativa sulla firm power per i data center AI.
Centrale geotermica di Lardarello

La centrale geotermica di Lardarello, Toscana — la prima al mondo, operativa dal 1904.

Ci siamo. Fervo Energy ha depositato il prospetto definitivo alla SEC per una IPO da 1,33 miliardi di dollari: 55,56 milioni di azioni a un prezzo tra 21 e 24 dollari, con una valutazione implicita a 6,5 miliardi di dollari al top del range. Il ticker sarà FRVO al Nasdaq. Le banche collocatrici sono JPMorgan, Bank of America, RBC e Barclays.

Una nota prima di tutto: nei thread precedenti stimavamo una valutazione IPO tra 2 e 3 miliardi di dollari. Il filing dice 6,5 miliardi. Quasi il triplo. Il mercato ha rivalutato radicalmente la geotermia avanzata negli ultimi mesi — e Fervo ne è il principale beneficiario.

La tesi che conosciamo già

Abbiamo raccontato Fervo in dettaglio nei thread nucleari. La logica è quella del fracking applicato alla geotermia: perforazione orizzontale, fratturazione idraulica, creazione artificiale della permeabilità nelle rocce calde del sottosuolo. Si perforano due pozzi collegati in profondità, si inietta acqua fredda, risale calda, aziona turbine. Niente combustibile, niente emissioni, niente dipendenza dal sole o dal vento. Firm power 24/7.

Il progetto Cape Station in Utah — 500 megawatt, uno dei più grandi impianti geotermici al mondo — è il cuore dell’offerta. La prima energia commerciale è attesa entro fine 2026. I contratti di acquisto già firmati includono Google, Southern California Edison e Shell, per un backlog potenziale di 7,2 miliardi di dollari.

I numeri del filing

Ricavi 2025: 138 milioni di dollari, in calo dai 199 milioni del 2024. Perdita netta: 70,5 milioni, peggiore rispetto ai 41,1 milioni dell’anno prima. Non è una storia di profitti — è una storia di costruzione di infrastruttura. La cassa raccolta con l’IPO serve a finanziare Cape Station e il portafoglio terreni da 240.000 ettari accumulato negli anni.

Gli investitori istituzionali che hanno già scommesso su Fervo sono nomi di peso: Breakthrough Energy Ventures di Bill Gates, Devon Energy, e — attraverso il round da 462 milioni di dicembre — Alphabet/Google, che è anche cliente con contratto di acquisto firmato. La doppia presenza di Google come investitore e cliente è il segnale più forte di credibilità industriale.

Perché la valutazione è triplicata

Quando scrivevamo di Fervo nei mesi scorsi, il settore geotermico era ancora un tema di nicchia. Da allora tre cose sono cambiate. Primo: Trump ha dichiarato l’emergenza energetica nazionale citando esplicitamente la geotermia — e le agevolazioni fiscali sono rimaste intatte, a differenza di quelle per eolico e solare. Secondo: la domanda di firm power per i data center AI è esplosa, e il mercato ha capito che nucleare e geotermia sono le uniche fonti in grado di soddisfarla h24. Terzo: il round da 462 milioni di dicembre con Google ha dato una validazione industriale che ha cambiato la percezione del rischio.

A 6,5 miliardi di valutazione con 138 milioni di ricavi il multiplo è aggressivo. Ma chi compra Fervo non compra i ricavi di oggi — compra il Cape Station di domani e il portafoglio terreni che potrebbe diventare la più grande piattaforma geotermica degli Stati Uniti.

I rischi che non cambiano

Thermal decline, rischio sismico, esecuzione su un progetto da 500 MW mai realizzato prima a questa scala. Lo abbiamo scritto nei thread precedenti e lo ribadiamo: Fervo è una scommessa sull’esecuzione, non sulla tecnologia. La fisica funziona — il pilota in Nevada lo ha dimostrato. La domanda è se Cape Station verrà consegnato nei tempi e nei costi previsti.

Il retail italiano non può partecipare all’IPO al prezzo di collocamento — come sempre, le azioni vanno agli istituzionali americani. Il mercato secondario apre il primo giorno di trading.

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Disclaimer. Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria ai sensi del D.Lgs. 58/1998 (TUF). I rendimenti passati non garantiscono risultati futuri. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.


04/05/26 — Cerebras Systems: IPO da $3,5 miliardi, ordini per $10 miliardi. Si parte

⚠️ Conflitto di interesse dichiarato
L’autore intende acquistare azioni CBRS non appena il titolo sarà disponibile al Nasdaq. Detiene inoltre NVDA e AVGO, operanti nello stesso settore dei semiconduttori AI. Claude (Anthropic) ha una dipendenza strutturale da chip Nvidia e Broadcom; Anthropic è in competizione indiretta con OpenAI, principale cliente di Cerebras.
Cerebras Systems IPO CBRS

Fonte: Cerebras Systems

Nota: il 1° maggio Bloomberg aveva riportato — da fonti anonime — un target di 4 miliardi di dollari a una valutazione di circa 40 miliardi. Con il deposito definitivo alla SEC di oggi il range ufficiale scende a 3,5 miliardi a una valutazione di circa 35 miliardi. Non è un segnale negativo: è la normale dinamica tra indiscrezioni pre-roadshow e pricing definitivo post book-building. La valutazione resta comunque superiore del 52% rispetto ai 23 miliardi del round di febbraio.

Si materializza ciò che aspettavamo da mesi. CBRS — Cerebras Systems — ha depositato il prospetto definitivo alla SEC per una IPO da 3,5 miliardi di dollari: 28 milioni di azioni a un prezzo compreso tra 115 e 125 dollari ciascuna. Il titolo quoterà al Nasdaq sotto il simbolo CBRS. Le banche collocatrici — Morgan Stanley, Citigroup, Barclays e UBS — hanno già raccolto indicazioni di interesse per oltre 10 miliardi di dollari, quasi tre volte l’offerta. È il segnale più chiaro che il mercato aspettava.

È il secondo tentativo di quotazione per Cerebras. Il primo, avviato nel 2024, era stato ritirato per via delle questioni aperte con il CFIUS — il comitato americano sugli investimenti esteri — legate alla presenza di G42, il fondo emiratino che all’epoca rappresentava l’85% dei ricavi. Quella partecipazione è ora sparita dal filing. Il problema è risolto, la strada è libera.

I numeri che contano

I conti 2025 sono la vera svolta. Ricavi a 510 milioni di dollari (+76% sul 2024), utile netto a 87,9 milioni — da una perdita di 485 milioni l’anno prima. Margine lordo al 39%. Una trasformazione radicale nel giro di dodici mesi.

Il motore della crescita è il contratto con OpenAI: accordo pluriennale da oltre 20 miliardi di dollari per 750 megawatt di potenza computazionale, con opzione per ulteriori 1,25 gigawatt fino al 2030. OpenAI ha anche prestato a Cerebras 1 miliardo di dollari per finanziare l’infrastruttura. Amazon è il primo hyperscaler a impegnarsi ufficialmente: AWS offrirà servizi cloud basati su chip Cerebras nella seconda metà del 2026. Il round da 1 miliardo di febbraio — guidato da Tiger Global con Benchmark, Fidelity e AMD — aveva già portato la valutazione a 23 miliardi.

La tesi e il rischio principale

Cerebras non compete con NVDA sul volume — non potrebbe. La sua architettura è radicalmente diversa: chip enormi (il Wafer Scale Engine occupa un intero wafer di silicio) ottimizzati per inferenza rapida, non per training massivo. È più veloce di Nvidia per certi carichi di lavoro, più costoso per altri. La scelta strategica di operare data center propri come servizio cloud — invece di vendere solo hardware — la mette in competizione diretta con AWS, Azure, Oracle e CoreWeave. Rischio e opportunità allo stesso tempo.

Il rischio principale rimane la concentrazione: due clienti fanno quasi il 90% dei ricavi. Se OpenAI rallentasse gli ordini o esercitasse le clausole di uscita del contratto, i numeri cambierebbero radicalmente. Ci si entra con gli occhi aperti.

Per il retail italiano vale la nota che abbiamo già dato in aprile: partecipare all’IPO al prezzo di collocamento è impossibile. Le azioni vengono allocate esclusivamente a istituzionali e clienti private banking americani. Il mercato secondario apre il primo giorno di trading — con il consueto premium di apertura da scontare.

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Disclaimer. Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria ai sensi del D.Lgs. 58/1998 (TUF). I rendimenti passati non garantiscono risultati futuri. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.


02/05/26 — Cerebras Systems: l’IPO da 4 miliardi che sfida Nvidia sul suo terreno

Cerebras Systems punta a raccogliere fino a 4 miliardi di dollari nella sua IPO con una valutazione di 40 miliardi — quasi il doppio rispetto ai piani di marzo. Il roadshow formale inizia questa settimana. Gli ordini preliminari superano già i 10 miliardi. Analisi completa qui sotto.
Il logo di Cerebras Systems
Il logo di Cerebras Systems. Foto: Gabby Jones/Bloomberg
⚠️ Conflitto di interesse dichiarato
L’autore non detiene attualmente azioni di Cerebras Systems, che non è ancora quotata. Intende tuttavia acquistare azioni CBRS al primo giorno di negoziazione: questo articolo va letto con tale intenzione in mente. Claude (Anthropic) dichiara una dipendenza strutturale da chip NVDA e AVGO per la propria infrastruttura, e una relazione competitiva con OpenAI (cliente anchor di Cerebras) in quanto prodotto Anthropic.

La notizia: valutazione raddoppiata in sei settimane

Nella serata del 1° maggio, Bloomberg ha rivelato che Cerebras Systems sta puntando a raccogliere fino a 4 miliardi di dollari nella sua IPO sul Nasdaq, con una valutazione-obiettivo di circa 40 miliardi. Il roadshow formale dovrebbe partire già da lunedì 4 maggio.

Il dato che colpisce di più non è l’importo assoluto, ma la velocità dell’aggiornamento al rialzo: a marzo Cerebras cercava circa 2 miliardi. In sei settimane il target si è raddoppiato. Le banche del consorzio — Morgan Stanley, Citigroup, Barclays e UBS — hanno già ricevuto indicazioni di interesse per oltre 10 miliardi di dollari di ordini potenziali, più del doppio dell’ammontare richiesto.

Tutti i dettagli — dimensione dell’offerta, valutazione finale, tempistica — restano soggetti a variazioni fino alla notte prima del debutto.

Chi è Cerebras: la chip wafer-scale che vuole seppellire la GPU

Fondata nel 2015 a Sunnyvale, California, da Andrew Feldman e dal suo team, Cerebras ha costruito una tecnologia radicalmente diversa da quella di Nvidia. Il suo chip di punta, il WSE-3 (Wafer Scale Engine 3), è realizzato su processo TSMC a 5nm e occupa 46.225 millimetri quadrati — ovvero 57 volte la superficie dell’H100 di Nvidia. Contiene 4 trilioni di transistor, 900.000 core ottimizzati per l’AI e 44 GB di SRAM on-chip con una larghezza di banda di 21 petabyte al secondo.

L’idea alla base è semplice e radicale: eliminare il memory wall, il collo di bottiglia che obbliga i sistemi GPU a trasferire continuamente dati tra chip e memoria esterna. Con il WSE-3 tutto avviene on-chip, permettendo velocità di inferenza che Cerebras quantifica in 21x rispetto a un DGX B200 di Nvidia per determinati carichi di lavoro.

I numeri dell’S-1: crescita reale, non solo hype

Il prospetto depositato il 17 aprile 2026 racconta una storia di crescita credibile, non solo di narrative. I ricavi 2025 si sono attestati a 510 milioni di dollari, in crescita del 76% anno su anno. L’utile netto è passato da una perdita di 481 milioni nel 2024 a un utile di 87,9 milioni nel 2025. Il portafoglio ordini residui (remaining performance obligations) supera i 24,6 miliardi — contratti già firmati, in attesa di essere riconosciuti come ricavi.

Il rischio di concentrazione dei clienti rimane il tallone d’Achille: due entità degli Emirati Arabi Uniti rappresentano ancora l’86% dei ricavi. La transizione verso OpenAI come cliente principale è il capitolo più critico del prospetto.

Il contratto con OpenAI: ancora anchor, ora anchor americano

A gennaio 2026 OpenAI ha firmato un Master Relationship Agreement del valore superiore a 20 miliardi di dollari su tre anni per 750 megawatt di capacità di inferenza AI, espandibile fino a 2 gigawatt. OpenAI ha anche concesso a Cerebras un prestito da 1 miliardo al 6% come capitale circolante. In cambio, Cerebras ha emesso warrant a favore di OpenAI.

Questo accordo ha trasformato il profilo regolatorio dell’azienda: la dipendenza da G42 — cliente UAE che aveva sollevato le preoccupazioni del CFIUS nel 2024 — si è ridotta strutturalmente, e la quota di G42 è stata convertita in azioni senza diritto di voto, rimossa dalla governance. OpenAI sostituisce G42 come cliente anchor, con il vantaggio di essere un’entità americana.

C’è anche un accordo vincolante con AWS per integrare l’hardware CS-3 nel servizio Amazon Bedrock.

Storia dell’IPO: un percorso accidentato

Cerebras aveva già presentato un S-1 nel settembre 2024, poi ritirato a ottobre dopo l’avvio di una revisione CFIUS sulla quota G42. L’indagine si è conclusa favorevolmente in ottobre 2025 dopo la ristrutturazione della partecipazione. A febbraio 2026 Cerebras ha chiuso un round Series H da 1 miliardo (Tiger Global lead, con AMD, Fidelity, Benchmark, Coatue, Altimeter) a una valutazione di 23 miliardi — quasi triplicata rispetto agli 8,1 miliardi di settembre 2025. Il nuovo S-1 è stato depositato pubblicamente il 17 aprile 2026.

Il balzo da 23 a 40 miliardi in sei settimane riflette due forze: la domanda istituzionale superiore alle aspettative, e il contesto di mercato favorevole per i semiconduttori AI dopo il chiarimento sui dazi tech.

Struttura dell’offerta e governance

Le azioni offerte al pubblico saranno di Classe A (1 voto ciascuna). Le azioni di Classe B — riservate ai fondatori — avranno 20 voti ciascuna, garantendo ad Andrew Feldman il controllo sulle decisioni strategiche anche dopo la quotazione. Le azioni di Classe N sono riservate a OpenAI. Una struttura dual-class ormai standard per le tech IPO di alto profilo, ma che vale la pena segnalare esplicitamente.

I rischi che il prospetto non nasconde

La dipendenza da TSMC per la produzione wafer-scale è un rischio concentrato: un unico foundry, un unico nodo (5nm), con TSMC che converte progressivamente capacità verso il 3nm per soddisfare la domanda di Nvidia. Nvidia stessa non è ferma: la piattaforma Vera Rubin, annunciata al GTC 2026, promette un salto di prestazioni 5x rispetto a Blackwell. E i custom silicon degli hyperscaler (Google TPU v6, Amazon Trainium 3, Microsoft Maia 2) creano pressione aggiuntiva sul mercato indirizzabile di Cerebras.

Sul piano finanziario, la perdita netta non-GAAP era ancora di 75,7 milioni nel 2025 nonostante l’utile GAAP positivo — un segnale che la profittabilità strutturale è in costruzione, non consolidata.

Valutazione: 40 miliardi sono giustificabili?

A 40 miliardi su ricavi 2025 di 510 milioni il multiplo implicito è circa 78x il fatturato. È un numero che richiede fede nella capacità di Cerebras di replicare e moltiplicare l’accordo OpenAI con altri clienti hyperscale. Il punto di riferimento è ARM, debuttata nel 2023 con multipli simili e oggi scambiata a livelli ben superiori al prezzo di IPO. Ma ARM aveva un modello di royalty estremamente diversificato; Cerebras ha ancora un portafoglio clienti stretto.

Con 10 miliardi di ordini potenziali su 4 miliardi offerti, il mercato sembra disposto a scontare l’esecuzione futura. La domanda è se chi compra il primo giorno sta pagando per la storia di oggi o per la storia di domani — e a che prezzo quella storia è già incorporata.

Ne abbiamo parlato anche qui

Cerebras è un tema che seguiamo da mesi su questo blog. Se vuoi approfondire il contesto, ecco i nostri articoli precedenti:

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Disclaimer: questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Investire in IPO e in titoli azionari comporta rischi significativi, inclusa la perdita del capitale. L’autore potrebbe detenere o acquistare i titoli menzionati. Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.
Gianni & Claude (Anthropic)

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