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14/05/26 – NVision raccoglie 55 milioni: la risonanza magnetica quantistica entra in oncologia
NVision è una società privata: nessuna posizione. L’autore detiene posizioni nel basket quantum computing: QBTS, QUBT, RGTI, IONQ, MLAA, XNDU — tema trattato nell’articolo in quanto NVision entra ora nel quantum computing.
Una startup tedesca di undici anni, fondata a Ulm, raccoglie 55 milioni di dollari in un Series B guidato da Abbott e annuncia contemporaneamente di voler entrare nel quantum computing. Sarebbe già una notizia. Ma quello che rende NVision interessante è il percorso che ci ha portato fin qui: una tecnologia concreta, già venduta, già installata nei principali centri oncologici mondiali — e una scoperta inattesa che potrebbe cambiarle completamente il perimetro.
POLARIS: vedere il cancro bruciare zucchero in tempo reale
Il prodotto oggi sul mercato si chiama POLARIS. La tecnologia di base è la iperpolarizzazione: NVision amplifica il segnale di risonanza magnetica di agenti metabolici (tipicamente molecole di zucchero marcate con carbonio-13) di un fattore superiore a 10.000 volte. Il risultato è che una normale macchina MRI — senza modifiche hardware — riesce a fotografare il metabolismo di un tumore in tempo reale, invece di limitarsi alla sua morfologia.
La differenza clinica è sostanziale. Con la radiologia tradizionale, i medici devono aspettare mesi per vedere se un tumore si è ridotto fisicamente. Con POLARIS si può osservare se le cellule tumorali stanno rispondendo a una terapia già nelle prime ore o nei primi giorni dalla somministrazione — senza radiazioni radioattive. I centri che già utilizzano il sistema includono il Memorial Sloan Kettering Cancer Center, l’Università di Cambridge e il Politecnico di Monaco. Entro fine 2026, NVision punta a essere installata in circa 20 centri tra Stati Uniti, Europa e Asia.
La scoperta inattesa: nuovi qubit organici
Mentre sviluppava POLARIS, il team scientifico di NVision si è imbattuto in qualcosa di inatteso: una nuova classe di qubit basati su molecole organiche. A differenza dei qubit superconduttori — che richiedono raffreddamento a temperature prossime allo zero assoluto — questi qubit organici possono essere integrati come un sottile strato su chip fotonici, usando le stesse tecnologie di produzione dei semiconduttori standard.
NVision ha battezzato questa architettura PIQC — Photonic Integrated Quantum Circuits, pronunciato “Pixie”. L’approccio è fondamentalmente diverso da quello di IBM, Google o IonQ: nessun criostato, processo di fabbricazione scalabile con l’esistente industria dei chip. È presto per dire se sarà competitivo, ma la logica industriale è interessante — e viene da un laboratorio che ha già dimostrato di saper portare la fisica quantistica in un contesto clinico reale.
La visione: “compute and validate”
L’obiettivo dichiarato di NVision è costruire un sistema chiuso per lo sviluppo di farmaci: il quantum computer progetta molecole candidate per malattie difficili da trattare, POLARIS le valida rapidamente in vivo misurando la risposta biologica reale. Un loop — design e validazione — interamente quantistico. Il CEO Sella Brosh parla di un futuro in cui i computer quantistici generano un’esplosione di ipotesi farmacologiche per patologie oggi inaccessibili alla chimica tradizionale.
È una visione ambiziosa. Ma la novità rispetto a molte altre società di quantum computing è che NVision non parte da zero: ha già un prodotto commerciale funzionante, clienti reali e ora 120 milioni di dollari raccolti in totale. Il Series C, già annunciato per fine 2026, punta a superare i 100 milioni.
Chi ha investito e cosa segnala
Abbott, il colosso dei dispositivi medici e della diagnostica, ha guidato il round come unico investitore strategico nel settore — ed è la prima volta che Abbott entra nel quantum diagnostics. Un segnale che l’industria medicale tradizionale comincia a prendere sul serio questo approccio. Al loro fianco Playground Global, Matterwave/b2ventures, Entrée Capital e un prestito venture di 17 milioni dalla Banca Europea degli Investimenti.
Per chi segue i temi di questo blog — quantum computing e biotech — NVision è un caso da tenere d’occhio: non è quotata, non è ancora investibile direttamente, ma racconta bene dove si stanno depositando i capitali pazienti nel 2026. La convergenza tra quantum sensing e quantum computing applicata alla medicina è probabilmente uno dei pochi ambiti in cui il quantum ha già dimostrato utilità pratica — oggi, non tra dieci anni.
Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria, sollecitazione all’investimento né raccomandazione personalizzata. Le opinioni espresse sono dell’autore. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Prima di prendere qualsiasi decisione finanziaria, consultare un professionista abilitato. Leggi il disclaimer completo.
13/05/26 – Infleqtion lancia Quantum Spectrum: il sensing RF quantistico che vuole ridefinire come i governi vedono lo spettro elettromagnetico
INFQ – Infleqtion ha formalmente istituito una nuova categoria di prodotto che chiama Quantum Spectrum: il sensing RF (radiofrequenza) basato su atomi, progettato per rilevare, classificare e autenticare segnali in ambienti sempre più ostili. Non si tratta di un aggiornamento incrementale di un ricevitore esistente, ma di un cambio di paradigma architetturale — il primo, sostiene la società, in decenni nel campo del sensing RF.
Il lancio avviene in un momento preciso: un mondo in cui i segnali RF su cui si reggono governi, eserciti, infrastrutture critiche e catene logistiche sono sempre più facili da disturbare, falsificare, nascondere o saturare. Il proliferare dei droni, le tecniche di GPS spoofing, la guerra elettronica e la congestione crescente dello spettro rendono i ricevitori convenzionali progressivamente insufficienti. Quantum Spectrum si propone come la risposta strutturale a questo problema.
Come funziona: atomi di Rydberg al posto delle antenne
Il prodotto fisico alla base di Quantum Spectrum è Sqywire, il ricevitore RF quantistico di Infleqtion, che opera tramite atomi eccitati allo stato di Rydberg — atomi in cui gli elettroni esterni si trovano a energie molto elevate, rendendoli estremamente sensibili ai campi elettromagnetici circostanti. Il processo si articola in tre fasi: eccitazione laser degli atomi, interazione del campo RF che perturba i livelli energetici atomici, e rilevamento ottico delle variazioni nel fascio laser sonda. Il segnale RF viene così convertito nel dominio ottico senza alcuna antenna tradizionale.
Il risultato pratico è un sistema che copre un’ampiezza di banda straordinaria — da 3 MHz a 6 GHz nella configurazione attuale, con una roadmap verso frequenze sub-kHz e centinaia di GHz — in un’apertura fisica molto più piccola dei ricevitori convenzionali equivalenti. Un singolo Sqywire multicanale può sostituire simultaneamente ricevitori HF/VHF/UHF, bande L/S, C, X e Ku/K. La robustezza contro le interferenze in ambienti RF complessi è intrinseca alla fisica del sistema, non un’aggiunta ingegneristica.
I mercati potenziali: dove Quantum Spectrum può fare la differenza
La creazione di una categoria esplicita — non solo un prodotto, ma un segmento di mercato — è una mossa strategica di posizionamento. Infleqtion non sta solo vendendo hardware: sta cercando di definire il terreno su cui si giocherà la competizione nel sensing RF dei prossimi anni. I mercati a cui si rivolge sono molteplici e hanno caratteristiche molto diverse tra loro.
Difesa e sicurezza nazionale. È il mercato primario e quello con il ciclo di acquisto più prevedibile, grazie ai contratti governativi. Infleqtion lavora già con il Dipartimento della Guerra USA, la Royal Navy britannica e il governo del Regno Unito. Il contratto da $2 milioni con l’Esercito USA per il programma SAPIENT (navigazione e timing sicuri in ambienti GPS-denied) e quello da $1 milione con la US Navy per l’elaborazione di segnali radio accelerata da AI quantistica sono esempi concreti e recenti. La guerra elettronica, la sorveglianza dello spettro in zone di conflitto, il rilevamento di droni ostili: tutti scenari in cui un ricevitore che non può essere saturato o ingannato ha valore strategico immediato.
Infrastrutture critiche e telecomunicazioni. Reti elettriche, sistemi di controllo del traffico aereo, infrastrutture finanziarie: tutti dipendono da segnali RF per sincronizzazione e comunicazione. La soluzione Tiqker + Safran Electronics & Defense, disponibile dal 1° aprile 2026, porta già il timing quantistico nelle reti di difesa, telecomunicazioni e infrastruttura critica. La congestione crescente dello spettro — aggravata dall’esplosione di dispositivi IoT, 5G e link satellitari — crea una domanda strutturale di sistemi capaci di operare in condizioni di interferenza elevata.
Spazio e navigazione autonoma. Il sensing RF in orbita e la navigazione GPS-free sono un’altra frontiera. La partnership con Voyager Technologies per portare il clock atomico Tiqker sulla Stazione Spaziale Internazionale e su Starlab è emblematica. In un contesto di proliferazione dei satelliti e di crescente vulnerabilità del GPS agli attacchi, un sistema di timing e sensing che non dipende da segnali esterni ha valore sia militare che commerciale.
Monitoraggio e gestione dello spettro commerciale. Agenzie di regolamentazione, operatori wireless e grandi reti private hanno bisogno di strumenti precisi per identificare interferenze, gestire l’allocazione dello spettro e rilevare utilizzi non autorizzati. Un ricevitore quantistico che copre l’intera banda in un unico apparato compatto apre possibilità che l’hardware tradizionale non consente.
Il contesto aziendale: INFQ nel 2026
Infleqtion — già ColdQuanta fino a gennaio 2026 — è quotata al NYSE dal 17 febbraio 2026, dopo la fusione con Churchill Capital Corp X (SPAC), con proventi lordi superiori a $550 milioni inclusi $125 milioni di PIPE. I ricavi 2025 sono stati di $32,5 milioni, con una perdita operativa di $35,3 milioni. La guidance 2026 è di $40 milioni. La società presenta i risultati del primo trimestre 2026 domani, 14 maggio, e il CEO Matt Kinsella parteciperà al Canaccord Genuity Virtual Quantum Symposium il 21 maggio.
Il profilo di Infleqtion è quello di una società con ricavi reali — una rarità nel panorama quantum — ma ancora lontana dalla redditività. La sua forza differenziale è la doppia presenza in computing e sensing dalla stessa architettura a atomi neutri, che riduce la dipendenza da fornitori esterni e potenzialmente abbassa i costi di scala. Oltre ai clienti già citati, DARPA ha selezionato Infleqtion per avanzare software quantistico eterogeneo di nuova generazione, e la società collabora con NASA sulla missione Quantum Gravity Gradiometer Pathfinder con oltre $20 milioni di finanziamenti contrattualizzati.
La nostra lettura
Il lancio di Quantum Spectrum come categoria — non come prodotto — è una mossa da impresa matura, non da startup. Infleqtion non sta dicendo “abbiamo un ricevitore RF migliore”: sta dicendo “abbiamo ridefinito cosa significa ricevere un segnale RF”. È il tipo di narrazione che costruisce moat di mercato se supportata dall’esecuzione commerciale.
Il rischio principale rimane quello di tutte le aziende quantum con ricavi reali ma perdite operative: il tempo necessario per raggiungere la scala commerciale che giustifica la valutazione. Con $550 milioni di cash dalla quotazione e una guidance a $40 milioni per il 2026, la runway c’è. Ma i contratti difensivi — per quanto preziosi in termini di validazione — hanno cicli lunghi e margini spesso compressi. La vera prova sarà l’adozione commerciale al di fuori del perimetro governativo.
Nel nostro basket gorilla quantum, INFQ è una delle posizioni che scommettiamo possa diventare dominante in un segmento specifico — il sensing quantistico in ambienti ostili — prima che il mercato lo prezzi correttamente. Quantum Spectrum è esattamente il tipo di mossa che consolida quella tesi.
Il presente articolo è elaborato da Gianni & Claude (Anthropic) a scopo esclusivamente informativo. Non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Le opinioni espresse riflettono valutazioni personali basate su fonti pubbliche. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Verificare sempre le informazioni con fonti primarie e, se necessario, consultare un consulente finanziario abilitato.
13/05/26 – Photonic chiude a 200 milioni: valutazione da 2 miliardi per il quantum computing canadese
TITOLO (plain text, separato dall’HTML): 13/05/26 – Photonic chiude a 200 milioni: valutazione da 2 miliardi per il quantum computing canadese —–
Il round: 200 milioni, valutazione 2 miliardi
Photonic ha completato la chiusura definitiva del suo ultimo round di equity financing, raccogliendo ulteriori 70 milioni USD (95 milioni CAD) per un totale di oltre 200 milioni USD (275 milioni CAD). La post-money valuation è fissata a 2 miliardi USD (2,7 miliardi CAD).
La prima tranche — 180 milioni CAD chiusa a gennaio 2026 — aveva visto entrare RBC, Telus e Planet First Partners accanto ai già presenti BC Investment Management Corporation e Microsoft (partner strategico). La tranche finale ha aggiunto BDC (tramite il fondo StrongNorth focalizzato sulla difesa), Export Development Canada, Bell Ventures, Firgun Ventures, InBC Investment Corp. e un follow-on di Mubadala Capital.
Il CEO Don Mattrick — subentrato a Paul Terry a marzo 2026 — ha sottolineato che gli investitori canadesi rappresentano più della metà del round e detengono più della metà dell’equity della società. Da quando è stata fondata nel 2016, Photonic ha raccolto complessivamente oltre 350 milioni USD (475 milioni CAD).
L’architettura: luce, entanglement e networking quantistico
A distinguere Photonic dalla maggior parte dei concorrenti è l’approccio architetturale. Laddove molte aziende puntano su computer quantistici “in scatola” — sistemi monolitici da scalare nel numero di qubit — Photonic costruisce una rete di computer quantistici collegati tramite entanglement fotonico: la proprietà quantistica per cui due particelle rimangono correlate anche a distanza, consentendo di teleportare informazione quantistica da un nodo all’altro.
La co-fondatrice e chief quantum officer Stephanie Simmons, che lavora nel settore dal 2001, descrive questa scelta come “giocare la partita commerciale più grande”: molti team, dice, sono vincolati da architetture nate per le dimostrazioni iniziali e difficili da scalare industrialmente. L’approccio networked di Photonic, basato sulla luce, è invece progettato per funzionare a scala fin dall’inizio.
Roadmap verso la commercializzazione
Mattrick ha dichiarato che i fondi serviranno a raggiungere milestone chiave, espandere il team dagli attuali 170 addetti a oltre 200 entro il prossimo anno, e approfondire le partnership strategiche. Paul Terry — ora chief product officer — aveva già indicato a gennaio che questo round dovrebbe essere l’ultimo prima che la società raggiunga il break-even operativo.
Sul fronte temporale, Mattrick si è detto ottimista: i programmi governativi stimano un computer quantistico industrialmente utile entro il 2033, ma Photonic potrebbe arrivarci prima. Alcune roadmap di settore indicano il 2029 come orizzonte plausibile: “Non mi sembra irragionevole”, ha commentato il CEO.
Photonic partecipa sia al Canadian Quantum Champions Program sia alla seconda fase del DARPA Quantum Benchmarking Initiative (QBI) — programma che coinvolge tre aziende canadesi e mira a determinare se sia possibile costruire un computer quantistico industrialmente utile entro il 2033.
Il contesto di mercato: bolla o opportunità?
La domanda è legittima. Xanadu — altro competitor canadese — ha debuttato di recente al Nasdaq e al TSX con una capitalizzazione di mercato di quasi 5 miliardi USD, nonostante i ricavi commerciali siano ancora in fase embrionale. Le valutazioni del settore sono elevate rispetto agli utili attuali e al potenziale di breve termine.
Simmons non si sottrae alla domanda, ma risponde con un argomento preciso: i programmi governativi canadesi e statunitensi rappresentano una validazione esterna — “investimenti sostanziali che non sarebbero fatti se non ci fosse un percorso credibile verso il valore commerciale”. E aggiunge una comparazione suggestiva: chi avesse potuto prevedere con precisione il “momento ChatGPT” nel 2018 avrebbe avuto un vantaggio straordinario. Simmons sostiene che chi oggi ha accesso alle informazioni interne al settore — investitori, agenzie governative, partner Five Eyes — sta “votando con il portafoglio” sulla base di ciò che vedrà diventare pubblico nei prossimi tre anni.
Per ora, Photonic rimane privata. Simmons non esclude una futura IPO, ma il round appena chiuso le garantisce la runway necessaria per procedere senza fretta.
Cosa osserviamo
L’approccio networked di Photonic — se la tecnologia regge le promesse — risolve uno dei problemi fondamentali della scalabilità quantistica: non si tratta di costruire un singolo chip con milioni di qubit coerenti (un problema ingegneristico enormemente difficile), ma di collegare moduli più piccoli tramite canali fotonici. È la logica dei data center distribuiti applicata al quantum.
Il coinvolgimento di Microsoft come partner strategico è un segnale non banale: Microsoft ha storicamente puntato sui qubit topologici, ma la sua presenza in Photonic suggerisce un interesse per architetture alternative o complementari.
Sul fronte del gorilla basket quantistico — la nostra strategia di diversificazione su più operatori in un mercato nascente — Photonic rimane privata, quindi non direttamente accessibile agli investitori retail. Le nostre posizioni nel basket includono titoli quotati come QBTS, QUBT, RGTI, IONQ e RAAQ. La logica del basket — distribuire il rischio su più candidati “gorilla” in un mercato nascente — resta invariata: la spieghiamo qui.
12/05/26 – Cina: l’elefante nella cristalleria quantum
⚠️ Conflitto di interesse dichiarato
L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati o correlati al tema trattato: QBTS, QUBT, RGTI, IONQ, HQ, XNDU, MLAA (basket quantum computing). Questo articolo è espressione di opinione personale e non costituisce consulenza finanziaria.
L’8 maggio 2026, da Wuhan, la Cina ha annunciato quello che definisce il primo computer quantistico dual-core al mondo. Si chiama Hanyuan-2, è sviluppato da CAS Cold Atom Technology — spin-off dell’Accademia Cinese delle Scienze — e impiega 200 qubit distribuiti su due array indipendenti di atomi neutri: 100 atomi di rubidio-85 per il primo core, 100 di rubidio-87 per il secondo.
L’architettura consente due modalità operative: elaborazione parallela dei carichi di lavoro, oppure configurazione “core principale + core ausiliario”, dove il secondo array gestisce la correzione degli errori in tempo reale mentre il primo esegue il calcolo. È la prima volta, sostiene l’azienda, che un processore quantistico adotta un’architettura multi-core vera e propria — un’evoluzione che richiama deliberatamente il passaggio dai processori single-core ai multi-core nella storia del computing classico.
Sul piano fisico, la scelta degli atomi neutri è tutt’altro che banale. A differenza dei sistemi a superconduttori di IBM e Google — che richiedono refrigerazione a temperature vicine allo zero assoluto e infrastrutture criogeniche imponenti — Hanyuan-2 utilizza un sistema di raffreddamento laser compatto, si installa in un rack standard da laboratorio e consuma meno di 7 kilowatt totali. Un impianto industriale di asciugatura dei capelli, per usare un paragone circolato in rete. Se i numeri fossero verificati, rappresenterebbe un vantaggio operativo non trascurabile per la diffusione industriale della tecnologia.
Il problema: nessun dato verificabile
Qui inizia il disagio dell’analista onesto. CAS Cold Atom Technology non ha pubblicato nessuno dei parametri tecnici standard che la comunità scientifica utilizza per valutare un sistema quantistico: fedeltà dei gate, tempo di coerenza, tasso di errore, connettività tra qubit. Nessun paper peer-reviewed accompagna l’annuncio. Tutte le fonti disponibili risalgono a testate statali cinesi — Science and Technology Daily e Global Times — con una catena di rimandi che non esce mai dall’ecosistema mediatico di Pechino.
Il confronto con i competitor occidentali è impietoso. Atom Computing ha dimostrato un array da 1.180 qubit già nel 2023 e ha avviato la partnership con Microsoft per la correzione degli errori su hardware commerciale. QuEra ha consegnato sistemi error-correction-ready all’istituto giapponese NICT e ha raccolto oltre 230 milioni di dollari di nuovi capitali nel 2025. Entrambe le aziende pubblicano regolarmente dati di benchmark verificabili. Hanyuan-2, con i suoi 200 qubit, si posiziona ben al di sotto di questi sistemi anche sul semplice conteggio fisico dei qubit — per non parlare dei qubit logici con correzione degli errori, dove il gap è ancora più ampio.
Sul fronte dei qubit logici — il vero indicatore di progresso verso il quantum computing fault-tolerant — il divario è ancora più marcato: Quantinuum ha dimostrato 48 qubit logici nel novembre 2025, QuEra 96 qubit logici nel gennaio 2026, Atom Computing 24 qubit logici. Nessuna istituzione cinese ha ancora riportato pubblicamente risultati comparabili.
L’elefante nella cristalleria
La Cina è un elefante nella cristalleria del quantum computing: grande, presente, capace di spostare l’aria nella stanza — ma ancora difficile da valutare con precisione scientifica. La metafora regge perché il problema non è l’assenza di capacità reale, ma l’assenza di trasparenza verificabile.
Il contesto strategico è chiaro. La Cina ha inserito il quantum computing nel suo XIV Piano Quinquennale come una delle sette tecnologie di frontiera prioritarie, stanziando circa 16 miliardi di dollari di fondi pubblici — quattro volte i finanziamenti federali statunitensi nello stesso periodo. Il nuovo Piano Quinquennale 2026-2030 spinge ancora più in avanti, con l’obiettivo esplicito di passare dal “recupero” alla “leadership” nelle tecnologie frontier. Gli export controls americani del 2022 — che limitano il trasferimento di componenti e software quantistici verso entità cinesi — hanno paradossalmente accelerato la spinta all’autosufficienza nella supply chain: sistemi criogenici, elettronica di controllo, laser.
Il risultato è una biforcazione globale dell’ecosistema quantum, con due sfere di sviluppo sempre più separate che si parlano sempre meno. Un pattern che abbiamo già visto nell’AI e nei semiconduttori, e che nel quantum ha implicazioni particolarmente gravi: chi arriva prima alla crittografia quantistica rilevante ottiene una superiorità strategica potenzialmente irreversibile sull’infrastruttura globale di comunicazione cifrata.
Il “dual-core” come marketing o come architettura?
L’uso del termine “dual-core” è una scelta di comunicazione consapevole. Richiama il passaggio epocale dai processori single-core ai multi-core nel computing classico — un’analogia potente per il grande pubblico, meno precisa per i tecnici. Il concetto sottostante è più vicino al quantum computing modulare, un approccio che le aziende occidentali stanno già perseguendo a scala maggiore: IBM con i suoi superconduttori collegati via interconnessione classica e quantistica, QuEra e Pasqal con array singoli sempre più grandi e connettività inter-modulo in sviluppo.
L’approccio cinese è più integrato — due array dentro un singolo cabinet — che non una rete di processori separati. Se questo design dia un vantaggio pratico rispetto alla semplice espansione di un singolo array più grande è una domanda aperta. Una domanda che benchmark pubblicati aiuterebbero a rispondere. E che per ora rimane senza risposta.
Per il portafoglio
Chi segue questo blog sa che manteniamo un basket quantum diversificato secondo la logica del paniere del gorilla: piccole posizioni distribuite tra i contendenti di un mercato nascente, nella scommessa che almeno uno emerga come dominante. Il basket include QBTS, QUBT, RGTI, IONQ, HQ, XNDU, MLAA.
L’annuncio di Hanyuan-2 non sposta questa tesi in modo rilevante. Conferma semmai che la corsa è globale, che la Cina è un attore serio anche se opaco, e che il quantum computing rimane una delle scommesse più asimmetriche del decennio — con rischi altrettanto asimmetrici. Finché i benchmark non arrivano, l’elefante resta nella cristalleria: impressionante, ingombrante, e difficile da misurare con precisione.
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Questo articolo è pubblicato a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria. Le opinioni espresse sono personali. Per maggiori dettagli consulta la nostra pagina disclaimer.
12/05/26 – Quantum earnings Q1: RGTI, QUBT e la distanza tecnica verso il vantaggio quantistico
Gianni detiene posizioni nel paniere quantum: IONQ, RGTI, QBTS, QUBT, HQ, MLAA, XNDU. Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria. Le decisioni di investimento sono responsabilità esclusiva del lettore.
La settimana degli utili del quantum computing non si legge come un normale earnings season. Non si valuta il P/E, non si confrontano i multipli di settore. Si legge la roadmap tecnica, si valuta la credibilità dell’esecuzione, si misura la distanza residua verso la commercializzazione reale. Con questa lente, i risultati Q1 2026 di RGTI e QUBT — da affiancare ai già noti di IONQ — offrono materiale concreto.
Rigetti (RGTI): architettura chiplet e la definizione quantitativa del vantaggio quantistico
Ricavi Q1 2026: $4,4 milioni, +199% su base annua, contro $1,5 milioni nel Q1 2025. Battuto il consensus di $4,09 milioni. Perdita adjusted: $0,04 per azione, in linea con le attese. Perdita operativa: $26 milioni (da $22 milioni), di cui $20 milioni in R&S. Posizione di cassa: nessun debito, $5,69 milioni in liquidità e investimenti pari all’87% del totale attivo.
L’elemento tecnico centrale della trimestrale è il Cepheus-1-108Q, ora in disponibilità generale su Amazon Braket, Microsoft Azure Quantum, Rigetti QCS e qBraid — il primo sistema gate-based con oltre 100 qubit fisici disponibile su Braket. Il sistema è costruito su dodici chiplet da 9 qubit ciascuno, interconnessi tramite l’architettura modulare proprietaria di Rigetti. Durante il testing, il team ha individuato e risolto interazioni parassitarie nei coupler — la stessa tipologia di problema che aveva causato il rinvio da gennaio — implementando raffinamenti al design del chip che hanno migliorato sia la velocità che la fedeltà del sistema.
Le metriche di prestazione dichiarate nella call con il CEO Kulkarni: fedeltà mediana sui gate a due qubit al 99,1%, velocità di gate di circa 60 nanosecondi, fedeltà mediana sui gate a singolo qubit al 99,9%. Su sistemi prototipo, Rigetti ha raggiunto fedeltà a due qubit fino al 99,9%, usando lo stesso schema di gate adiabatico CZ — il che, ha sottolineato il management, dà confidenza che le alte fedeltà si mantengano all’aumentare della scala.
L’obiettivo dichiarato per il Cepheus-1-108Q nella seconda metà del 2026 è raggiungere una fedeltà mediana del 99,5% sui gate a due qubit. Non è un target arbitrario: Rigetti ha dato una definizione quantitativa precisa di quantum advantage — il traguardo che il mercato attende. Nella conference call, Kulkarni ha specificato: “Definiamo quantum advantage come un sistema da circa 1.000 qubit, con fedeltà a due qubit al 99,9%, velocità di gate inferiore a 50 nanosecondi, e una qualche forma di error mitigation o error correction.” L’orizzonte temporale dichiarato è circa tre anni — con errore corretto di tipo qLDPC previsto su un orizzonte di cinque anni.
Questo inquadra la roadmap in modo concreto: da 108 qubit (99,1% di fedeltà, 60 ns) a 1.000 qubit (99,9%, <50 ns) in tre anni, attraverso due cicli di chip. Il CTO David Rivas era disponibile nella Q&A per rispondere su NVIDIA e il suo modello di Ising come potenziale acceleratore della roadmap. Sul fronte commerciale, i ricavi sono stati trainati dalle consegne di QPU Novera on-premises e da contratti governativi. L’investimento da $100 milioni nel Regno Unito mira a un sistema >1.000 qubit entro tre-quattro anni — che con l’architettura chiplet significa essenzialmente scalare da 12 a oltre 100 chiplet da 9 qubit.
Quantum Computing / QCi (QUBT): la fonderia come pivot strategico
Ricavi Q1 2026: $3,69 milioni, contro $39.000 nello stesso trimestre del 2025 — una crescita di oltre il 9.000% su base annua, interamente generata dalle acquisizioni. EPS: $-0,02, meglio del consensus di $-0,04. Perdita operativa: $19,8 milioni (+138% rispetto a Q1 2025). Perdita netta: $4,1 milioni. Cassa: $1,4 miliardi al 31 marzo 2026.
Il CFO Christopher Roberts ha chiarito nella call: “Il salto di ricavi è stato trainato principalmente dall’acquisizione di Lumina Semiconductor (LSI), chiusa a inizio febbraio, e in misura minore dall’acquisizione di NuCrypt, chiusa a inizio marzo.” I ricavi non sono quindi generati dal core quantum computing di QCi, ma dalla capacità di produzione di chip in niobato di litio sottile (thin-film lithium niobate, TFLN) — un materiale con proprietà elettro-ottiche eccezionali, fondamentale per sistemi footonici e quantum communication.
La struttura di produzione si articola in due impianti: Fab One (Arizona), attualmente orientata a R&S e prototipazione, ha cominciato a generare ricavi commerciali da servizi di fonderia. Fab Two è in fase di pianificazione con l’obiettivo di espandere la capacità produttiva su scala. Il management ha riconosciuto l’esistenza di “ongoing engineering hurdles” nelle iniziative di quantum computing gate-based — una ammissione onesta che la componente più tradizionalmente “quantum” di QCi è ancora in fase di sviluppo.
Il backlog contrattuale è rilevante: QCi ha dichiarato trazione iniziale con clienti commerciali e governativi, incluse pipeline nel settore difesa e aerospazio acquisite tramite le nuove sussidiarie. Nessuna guidance quantitativa fornita. L’architettura del modello industriale che si sta costruendo — fonderia TFLN + quantum communications + fotonica — è inusuale nel panorama del quantum computing puro: è un approccio più hardware-industriale che software-cloud, il che spiega sia la bassa comparabilità con IonQ, sia il potenziale differenziante nel lungo periodo.
IonQ (IONQ): già su un altro ordine di grandezza
Per completezza, i dati di IonQ, già pubblicati il 6 maggio: ricavi Q1 2026 a $64,7 milioni, +755% anno su anno, con il consensus battuto del 30%. Guidance annuale alzata a $260–270 milioni. Backlog (RPO) a $470 milioni, +554% su base annua. Prima vendita di un sistema da 256 qubit (University of Cambridge). Cassa: $3,1 miliardi. L’architettura trapped-ion consente, secondo il management, un costo totale di ownership inferiore ai sistemi superconduttivi grazie ai minori requisiti energetici e di raffreddamento.
Una nota su D-Wave (QBTS)
D-Wave ha pubblicato i risultati Q1 stamattina, 12 maggio, prima dell’apertura. I dati non erano disponibili al momento della redazione di questo articolo. D-Wave è l’unico operatore a tecnologia di quantum annealing nel paniere — architettura profondamente diversa dai sistemi gate-based e intrinsecamente non comparabile sui parametri tecnici citati sopra. Aggiornerò il thread appena i dati saranno disponibili.
La logica del paniere: perché la dispersione è il punto, non il problema
Un investitore abituato ai mercati tradizionali guarda questi quattro titoli e vede un’anomalia: IonQ fattura $64,7 milioni; Rigetti e D-Wave si muovono attorno ai $4 milioni; QUBT ha generato quasi tutto da M&A. Ma la dispersione non è un difetto del paniere — è la sua struttura attesa in un mercato nascente a tecnologie architetturalmente divergenti.
Trapped-ion (IonQ), superconduttori chiplet (Rigetti), fotonica TFLN (QCi), annealing quantistico (D-Wave): non sono varianti dello stesso prodotto. Sono approcci competitivi con curve di sviluppo, applicazioni target e traiettorie di commercializzazione diverse. Non si sa ancora quale architettura risulterà dominante — o se più architetture coesisteranno in nicchie diverse, come è avvenuto nei database o nelle CPU. La logica del paniere del gorilla non richiede di saperlo: richiede di distribuire il rischio su più operatori con posizioni piccole, accettando che la maggior parte delle scommesse sarà marginale e che il rendimento verrà da una o due posizioni che emergeranno come leader.
La settimana degli earnings ha confermato che la commercializzazione è in corso — non è più solo una promessa. IonQ ha già superato la soglia dei $60 milioni trimestrali. Rigetti ha una roadmap tecnica quantificata e credibile. QUBT ha trasformato la propria struttura industriale in pochi mesi. Questo non è motivo di euforia: è motivo di mantenere le posizioni e monitorare l’esecuzione.
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11/05/26 – Settimana di earnings nel quantum: IonQ vola, Quantinuum verso la borsa
È la settimana degli earnings per le società di quantum computing quotate. E come sempre in questo settore, il messaggio ai lettori è lo stesso: non guardate solo i numeri in fondo alla pagina. Guardate i chilometri percorsi sulla strada verso la commercializzazione.
IonQ: il trimestre della storia
IONQ ha aperto il ciclo di risultati il 6 maggio con quello che il CEO Niccolo de Masi ha definito senza mezzi termini “il trimestre più grande nella storia dell’azienda”. I ricavi del primo trimestre 2026 hanno raggiunto 64,7 milioni di dollari, con una crescita del 755% anno su anno e un superamento del 30% rispetto alla guidance. Un risultato straordinario, trainato dalle vendite di sistemi a livello globale e da una domanda commerciale in forte accelerazione.
Il 60% dei ricavi è venuto da clienti commerciali; il 35% da mercati internazionali; oltre un terzo da vendite multi-prodotto che spaziano tra computing, networking, sensing e sicurezza post-quantistica. Le obbligazioni di performance residue (RPO) — un indicatore chiave del backlog contrattuale — sono salite a 470 milioni di dollari, +554% rispetto a un anno fa. La guidance annuale è stata alzata a una forchetta tra 260 e 270 milioni di dollari, con crescita organica attesa superiore al 100%.
Sul fronte tecnologico, IonQ ha annunciato la vendita del primo sistema di sesta generazione basato su chip, a 256 qubit. La DARPA ha selezionato la tecnologia di interconnessione quantistica di IonQ per il programma di computing eterogeneo. Il lato meno brillante: la perdita non-GAAP per azione si è attestata a -0,34 dollari, peggio delle attese degli analisti (-0,25 dollari), e l’EBITDA rettificato è rimasto profondamente negativo a -96,75 milioni. La guidance sull’EBITDA annuale resta tra -310 e -330 milioni. Il costo della crescita, in questo settore, è ancora molto alto.
“Con 64,7 milioni di dollari di ricavi, abbiamo ancora una volta superato significativamente il range della nostra guidance, eccedendo il punto medio del 30%.” — Niccolo de Masi, Chairman e CEO di IonQ
Rigetti e D-Wave: il banco di prova di questa settimana
RGTI riporta dopo la chiusura di oggi, lunedì 11 maggio. Gli analisti si attendono una perdita per azione di circa 0,04 dollari e ricavi nell’ordine dei 4 milioni. L’attenzione degli investitori è concentrata sul lancio del sistema Cepheus-1-108Q — reso disponibile in aprile con qualche mese di ritardo — e sulla domanda potenziale generata dall’accesso tramite cloud AWS Braket. La società ha raggiunto una fidelity mediana del 99,5% sui gate a due qubit con il sistema Ankaa-3, un dato tecnico rilevante. La cassa è abbondante (circa 590 milioni di dollari), il che garantisce ampia autonomia operativa. Il pattern dei ricavi rimane però discontinuo e dipendente dai tempi di riconoscimento degli ordini Novera.
QBTS affronta il trimestre con aspettative ancora più conservative: ricavi attesi intorno ai 4,2 milioni di dollari, in calo rispetto all’anno precedente, con una perdita per azione più ampia. D-Wave punta su un approccio differenziato: il quantum annealing per problemi di ottimizzazione e un’espansione verso i sistemi gate-based che il CEO Alan Baratz ha definito capace di “essenzialmente raddoppiare il mercato potenziale totale” generando ricavi quantum-as-a-service entro il 2026. La direzione strategica è chiara; i numeri trimestrali sono ancora in costruzione.
Quantinuum: l’IPO che cambia le regole del gioco
La notizia strutturalmente più importante della settimana non è un earnings report, ma una registrazione S-1 depositata l’8 maggio presso la SEC. Quantinuum — controllata da HON (Honeywell) — ha avviato formalmente il processo per la quotazione al Nasdaq con ticker QNT, puntando a una valutazione superiore ai 20 miliardi di dollari e a raccogliere fino a 1,5 miliardi. J.P. Morgan e Morgan Stanley guidano il consorzio di banche, con Jefferies ed Evercore ISI come co-manager. L’IPO è attesa per metà giugno 2026.
I dati finanziari dell’S-1 sono quelli tipici di questo settore nella fase attuale: 30,9 milioni di ricavi nel 2025 (+34% sul 2024), con perdite nette di 192,6 milioni. Nel primo trimestre 2026, i ricavi sono scesi a 5,2 milioni rispetto ai 19,1 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente, con perdite a 136,6 milioni. Numeri difficili in superficie, ma il mercato guarda altrove: alla profondità tecnologica, ai clienti (BMW, Airbus, JPMorgan Chase, HSBC, Mitsui, Thales), e soprattutto alla scelta di percorrere una IPO tradizionale anziché la via più rapida e meno esigente delle SPAC. Un segnale di maturità istituzionale che l’intero settore ha bisogno di mandare.
Quantinuum ha presentato in novembre 2025 il sistema Helios e sta costruendo un hub R&D a Singapore con deployment previsto del sistema entro l’anno. Il percorso verso la piattaforma Apollo di prossima generazione è in corso.
Il contesto: perché i numeri non bastano
L’articolo di Barron’s che ha ispirato questo aggiornamento coglie bene il punto essenziale: in questo settore, la narrazione conta quanto — o più — dei numeri. Non perché i numeri non contino, ma perché i numeri attuali non sono ancora il prodotto finale. Sono il sottoprodotto di un processo di costruzione.
IonQ ha un beta di 2,63 rispetto al mercato. RGTI e QBTS, dopo i forti guadagni del 2025, sono entrambe in territorio negativo da inizio anno — a conferma che l’entusiasmo degli investitori, quando corre troppo avanti rispetto ai fondamentali, prima o poi si riallinea. Questo non è un argomento contro il quantum: è un argomento per la disciplina nell’approccio.
Il segnale geopolitico più significativo resta quello della Cina, che nel suo 15° Piano Quinquennale ha fissato come obiettivo la disponibilità su larga scala di sistemi quantistici entro il 2030. Quando una potenza globale pianifica con un orizzonte di cinque anni su una tecnologia, quella tecnologia ha già smesso di essere di nicchia.
Per chi costruisce un paniere del gorilla nel quantum — come nel caso del nostro approccio ai mercati nascenti — questa settimana di earnings è un momento di verifica, non di panico né di euforia. Si osserva chi esegue, chi comunica con trasparenza, chi costruisce backlog reali. IonQ, al momento, sta facendo tutto questo.
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⚠️ Conflitto di interesse dichiarato
Gianni detiene posizioni nel paniere quantum: IONQ, RGTI, QBTS, QUBT, HQ, MLAA, XNDU. Detiene inoltre HON. Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria. Le decisioni di investimento sono responsabilità esclusiva del lettore.
08/05/26 – Quantinuum arriva in Borsa: l’IPO del campione del quantum computing
Detengo posizioni lunghe sull’intero paniere quantistico (IONQ, QBTS, QUBT, RGTI, HQ, XNDU, MLAA) e intendo acquistare azioni Quantinuum (QNT) al momento della quotazione. Questo articolo riflette la mia valutazione personale e non costituisce consulenza finanziaria. Per ulteriori dettagli sulla strategia gorilla che sottende queste posizioni, vedere la pagina dedicata.
Il momento è arrivato
L’8 maggio 2026, Quantinuum (QNT) ha depositato presso la SEC il prospetto pubblico per la sua quotazione al Nasdaq. È il momento che chi investe nel quantum computing attendeva: il player più avanzato della categoria — almeno sul piano dell’hardware trapped-ion — entra finalmente sui mercati pubblici.
La società è stata fondata nel 2021 dalla fusione di Honeywell Quantum Solutions e Cambridge Quantum Computing. Honeywell (HON) rimane azionista di maggioranza. I bookrunner sono JPMorgan e Morgan Stanley — segnale che l’operazione punta a una quotazione di primo livello. Il ticker sarà QNT sul Nasdaq.
La tecnologia: perché Quantinuum è diversa
Il settore del quantum computing è popolato da approcci diversi: qubit superconduttori (Google, IBM), qubit fotoniche (PsiQuantum), qubit di atomi neutri (QuEra). Quantinuum ha scelto l’architettura trapped-ion — ioni di bario intrappolati da campi elettromagnetici e raffreddati a pochi kelvin sopra lo zero assoluto, manipolati con laser di precisione.
Il vantaggio tecnico principale è la fedeltà delle operazioni. Il sistema attuale, Helios (98 qubit fisici, 48 logici error-corrected), registra un tasso di errore sui gate a due qubit di 99,921% di correttezza — un livello che, secondo fisici indipendenti, nessun’altra piattaforma ha ancora raggiunto. Tutto questo grazie alla all-to-all connectivity: gli ioni possono muoversi fisicamente sul chip, interagendo con qualsiasi altro qubit senza la rigidità dei circuiti superconduttori. Meno overhead fisico per la correzione degli errori significa più potenza reale a parità di qubit.
La roadmap è esplicita e pubblica: dopo Helios arriverà Sol (192 qubit fisici, atteso 2027), poi Apollo (migliaia di qubit, tolleranza completa agli errori, 2029). Il quantum volume è già oltre 2 milioni — la metrica più elevata dell’industria.
I partner strategici confermano la tesi
Quantinuum non vive in un laboratorio accademico: ha clienti reali. Amgen usa il sistema per applicazioni di machine learning ibrido quantistico nella scoperta di biologici. RIKEN — il principale istituto di ricerca nazionale giapponese — ha appena acquisito il sistema H2 per integrarlo con il supercomputer Fugaku nell’ambito della piattaforma Reimei-Fugaku. Tra i collaboratori figurano anche Nvidia (integrazione GB200 con Helios via NVQLink), SoftBank, Infineon e Mitsui.
Il nuovo CFO Nitesh Sharan, nominato nel marzo 2026, arriva da un background di gestione finanziaria di livello enterprise — scelta coerente con una società che si prepara alla vita pubblica.
La valutazione: il nodo centrale
Qui inizia la parte scomoda per chi vuole comprare il giorno dell’IPO. La traiettoria delle valutazioni è stata questa: $5 miliardi pre-money nel round del 2024 (guidato da JPMorgan, $300 milioni), poi $10 miliardi pre-money nel settembre 2025 ($600 milioni, poi espansi a $800 milioni). Al momento del filing pubblico, fonti vicine all’operazione indicano una valutazione IPO superiore a $20 miliardi per un’offerta attesa attorno a $1 miliardo.
Per fare un raffronto: IONQ, il diretto concorrente nel segmento trapped-ion, capitalizza oggi circa $6-7 miliardi con ricavi reali già in crescita. Quantinuum a $20 miliardi con $5,2 milioni di revenue nel Q1 2026 (in calo rispetto ai $19,1 milioni del Q1 2025) è una scommessa su un orizzonte temporale lungo, non una valutazione ancorata ai fondamentali attuali.
I numeri del filing: una lettura onesta
Il S-1 pubblico riporta per il trimestre chiuso al 31 marzo 2026: revenue di $5,2 milioni (vs $19,1 milioni nel Q1 2025) e net loss di $136,6 milioni (vs $30,5 milioni nel Q1 2025). Il calo di fatturato suggerisce possibili effetti di timing contrattuale o di transizione nella base clienti. La perdita netta in forte espansione riflette gli investimenti pesanti nella roadmap hardware. Questi numeri non spaventano chi investe nel quantum con orizzonti 2027-2030, ma rendono la valutazione a $20 miliardi una scelta di fede tecnologica, non una scelta di multipli.
▶ Commento editoriale
Ho dichiarato il conflitto di interesse: comprerò al momento della quotazione. Non perché i numeri del Q1 siano incoraggianti — non lo sono — ma perché Quantinuum rappresenta la tesi tecnica più solida dell’intero comparto: la migliore fedeltà hardware disponibile, la roadmap più credibile verso il fault-tolerant computing, e un ecosistema di partner industriali che nessun altro pure-play del settore può vantare.
La mia posizione sul paniere quantistico è già costruita su IONQ, RGTI, QBTS, QUBT e gli altri. Quantinuum è il pezzo mancante — il potenziale “gorilla” della categoria trapped-ion. La valutazione a $20 miliardi mi preoccupa quanto basta per non inseguire il prezzo nei giorni caldi post-IPO, ma non abbastanza da restarne fuori. È esattamente il tipo di scommessa che si fa quando si è convinti del tema e si è disposti ad aspettare.
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IonQ: ricavi +55%, backlog +554%, guidance alzata — e il titolo scende del 5%
⚠️ Conflitto di interesse dichiarato
L’autore detiene posizioni nel paniere gorilla del quantum computing: QBTS, QUBT, RGTI, IONQ, HQ/Horizon Quantum, XNDU/Xanadu. QuantWare non è quotata. Claude (Anthropic) dipende strutturalmente da chip Nvidia e Broadcom per l’addestramento. Vedi la strategia del paniere del gorilla.
IonQ ha fissato l’asticella molto alta lo scorso anno, quando il suo amministratore delegato ha dichiarato di vedere la società diventare «il player Nvidia del settore quantistico». Quella convinzione si è solo rafforzata.
«È sempre stata l’ambizione di essere la Nvidia del quantum, e stiamo dimostrando di essere sulla buona strada per riuscirci», ha dichiarato il CEO Niccolo de Masi a Barron’s prima della pubblicazione dei risultati del primo trimestre. «Queste curve esponenziali sono davvero convincenti per gli azionisti, per i nostri clienti e per i nostri partner.»
Risultati Q1 2026: battute le stime su tutti i fronti
I risultati finanziari pubblicati dopo la chiusura del mercato di mercoledì 6 maggio hanno battuto le stime su tutti i principali indicatori. Nel primo trimestre IonQ ha registrato una perdita adjusted di 34 centesimi per azione, migliore rispetto ai 46 centesimi previsti dagli analisti. I ricavi sono cresciuti del 55% anno su anno arrivando a 64,7 milioni di dollari, superando la stima consensus di FactSet di 49,8 milioni.
I clienti commerciali hanno rappresentato più della metà dei ricavi — un segnale promettente per un settore che cerca prove di adozione reale da parte delle imprese. Più di un quarto dei ricavi è arrivato da clienti che hanno acquistato più prodotti.
Gli impegni di performance residui (il valore dei contratti firmati e vincolanti per beni o servizi non ancora completamente consegnati) sono aumentati del 554% su base annua raggiungendo i 470 milioni di dollari. Questa crescita ha spinto la società ad alzare la guidance per l’intero anno: IonQ ora prevede ricavi tra i 260 e i 270 milioni di dollari per il 2026, rispetto ai precedenti 235 milioni. Gli analisti si aspettavano circa 236 milioni.
Per de Masi anche questo trimestre è stato «business as usual»: «Quando diciamo che raggiungeremo un obiettivo, lo consegniamo sempre. Il nostro obiettivo è essere i primi a raggiungere 10 cifre.» Lo scorso anno IonQ è diventata la prima società pura di quantum a superare i 100 milioni di dollari di ricavi annui secondo i principi contabili GAAP.
Trazione commerciale e partnership strategiche
Nel primo trimestre IonQ ha venduto il suo primo sistema a 256 qubit all’Università di Cambridge, grazie a una partnership con l’istituto. La società collabora con altre realtà quantistiche con l’obiettivo di diventare «il più grande fornitore merchant del settore». Lo scorso mese Horizon Quantum ha accettato di acquistare uno dei sistemi IonQ come banco di prova per il proprio software quantistico.
Perché il titolo scende nonostante i risultati?
Nonostante i risultati molto forti, il titolo è sceso del 5,1% in after-hours e del 6% nel pre-market di giovedì. Anche i concorrenti puri D-Wave Quantum e Rigetti Computing hanno perso rispettivamente il 2,8% e il 3,9%.
La spiegazione più probabile: mercoledì le azioni avevano già chiuso in rialzo del 9,5% grazie al rally del settore tech. Gli investitori avevano incorporato aspettative molto elevate prima della pubblicazione. Il quantum computing resta un investimento speculativo agli occhi del mercato — e quando si prezza la perfezione, anche i risultati eccezionali deludono.
«Un anno e mezzo fa il quantum poteva essere in una fase in cui le aziende e i governi potevano permettersi di aspettare uno, due o tre anni. Ma il quantum è doppiamente esponenziale. Sta arrivando molto più velocemente di così.»
— Niccolo de Masi, CEO IonQ
IonQ ha una solida storia di collaborazione con agenzie federali, e de Masi è diventato consulente esperto per il governo statunitense sulle politiche quantistiche. Il contesto geopolitico — con la corsa al quantum tra USA e Cina — non fa che accelerare tutto.
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05/05/26 — QuantWare raccoglie €152 milioni: vuole essere la TSMC del quantum computing. E costruisce la fabbrica più grande del mondo a Delft
L’autore detiene posizioni nel paniere gorilla del quantum computing: QBTS, QUBT, RGTI, IONQ, HQ/Horizon Quantum, XNDU/Xanadu. QuantWare non è quotata. Claude (Anthropic) dipende strutturalmente da chip Nvidia e Broadcom per l’addestramento. Vedi la strategia del paniere del gorilla.
QuantWare ha chiuso il più grande round di finanziamento privato mai realizzato da una società di processori quantistici: 152 milioni di euro (178 milioni di dollari) in un Series B oversubscribed. È anche il più grande round di sempre per una società deeptech olandese. Gli investitori includono Intel Capital, In-Q-Tel (il braccio VC della CIA), ETF Partners e il fondo statale Invest-NL Deep Tech Fund, oltre agli investitori esistenti.
Il round arriva in concomitanza con due annunci che spiegano perché quegli investitori hanno aperto il portafoglio: l’architettura VIO-40K, che promette processori quantistici da 10.000 qubit — cento volte più grandi di qualunque cosa disponibile oggi — e l’avvio della costruzione di KiloFab, la più grande fabbrica al mondo dedicata esclusivamente alla produzione di processori quantistici, con sede a Delft.
Il problema che nessuno aveva risolto: scala e manifattura
Per quasi un decennio, l’industria del quantum computing è rimasta bloccata a processori di circa 100 qubit. Google è passata da 53 a 105 qubit in sei anni. IBM ha appena presentato un processore da 120 qubit che sarà il dispositivo leader nel 2028, secondo il suo roadmap. Il problema non è solo tecnico — è industriale. I processori quantistici vengono prodotti in laboratori universitari o in strutture proprietarie verticalmente integrate, in quantità minime, con costi enormi e tempi lunghi.
QuantWare ha affrontato il problema da un angolo diverso: invece di costruire il proprio computer quantistico, ha costruito la fabbrica che produce i processori per tutti gli altri. Analogamente a come TSMC produce chip per Apple, Nvidia e AMD senza competere direttamente con loro, QuantWare vuole diventare il foundry di riferimento per l’intera industria quantum. Chiunque voglia costruire un computer quantistico può mandare il proprio design a QuantWare e ricevere il processore fabbricato.
VIO-40K: 10.000 qubit in un pacchetto più piccolo
L’architettura VIO-40K abilita la creazione di processori quantistici da 10.000 qubit — 100 volte più grande di qualunque cosa disponibile oggi — in un pacchetto fisicamente più piccolo dei QPU attuali. La chiave è l’approccio modulare: invece di costruire un singolo chip monolitico sempre più grande (che diventa sempre più difficile da produrre senza errori), VIO assembla chiplet quantistici in modo scalabile.
Nvidia ha annunciato che NVQLink — la sua piattaforma aperta per costruire QPU logici — è compatibile con l’ecosistema VIO-40K. Questo significa che i processori QuantWare possono connettersi direttamente ai supercomputer AI classici di Nvidia con bassa latenza e alta throughput, attraverso l’interfaccia CUDA-Q. È esattamente il modello ibrido quantum-classical che Jensen Huang promuove da anni come la via più pratica al quantum utile.
Le prenotazioni per VIO-40K sono già aperte. Le prime spedizioni ai clienti sono attese per il 2028.
KiloFab: la fabbrica che cambia tutto
KiloFab, la nuova struttura di Delft, è progettata per aumentare la produzione di chip quantistici di venti volte rispetto al 2025. Sarà la prima fabbrica al mondo dedicata esclusivamente a dispositivi QOA (Quantum Open Architecture) e una delle più grandi fabbriche quantum al mondo.
Il tempismo è significativo: QuantWare ha già spedito più processori quantistici di qualsiasi altro fornitore commerciale, servendo oltre 50 clienti in 20 paesi. KiloFab non è un progetto speculativo — è la risposta a una domanda che esiste già.
Il contesto europeo: Delft come polo quantistico mondiale
QuantWare è stata fondata nel 2021 da Matt Rijlaarsdam e Alessandro Bruno come spinout di QuTech alla TU Delft. Non è un caso che Delft stia emergendo come uno dei principali poli mondiali del quantum hardware: QuTech, QuantWare, Groove Quantum, OrangeQS sono tutte concentrate nella stessa area, creando un ecosistema industriale raro in Europa.
Il Series B è il più grande mai raccolto da una società deeptech olandese e il più grande round privato mai chiuso da una società dedicata ai processori quantistici a livello mondiale. Il round era oversubscribed. È un segnale che il mercato privato comincia a trattare il quantum hardware con la stessa serietà con cui tratta i semiconduttori classici.
Implicazioni per il paniere gorilla
QuantWare non è quotata — non è accessibile direttamente al retail. Ma la sua ascesa è rilevante per chi ha posizioni nel paniere quantum. Se VIO-40K funziona come promesso e KiloFab diventa il foundry di riferimento per l’industria, le società del paniere che usano processori superconduttori — QBTS, QUBT, RGTI — potrebbero accedere a hardware di scala molto superiore rispetto a oggi. Più qubit disponibili significa più applicazioni possibili, significa più ragioni per i clienti di comprare accesso cloud ai computer quantistici.
È l’infrastruttura che abilita la tesi del paniere. Non fa notizia quanto i titoli quotati, ma è fondamentale quanto loro.
Disclaimer. Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria ai sensi del D.Lgs. 58/1998 (TUF). L’autore detiene posizioni in QBTS, QUBT, RGTI, IONQ, HQ, XNDU come dichiarato. I rendimenti passati non garantiscono risultati futuri. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
05/05/26 — Horizon Quantum (HQ): primo bilancio da quotata. La scommessa è sul software che rende il quantum accessibile a tutti
L’autore detiene posizioni nel paniere gorilla del quantum computing: HQ (Horizon Quantum), QBTS, QUBT, RGTI, IONQ, XNDU/Xanadu. Vedi la strategia del paniere del gorilla.
Horizon Quantum ha pubblicato il suo primo bilancio trimestrale da società quotata. I numeri — perdita operativa a 6,5 milioni di dollari da 4,7 milioni dell’anno scorso — non sorprendono nessuno. Nessuna società di quantum computing è ancora profittevole. La vera storia è altrove: Horizon è l’unica società quotata che punta esclusivamente sul software quantistico, e il suo CEO crede che questo sia il vantaggio competitivo più difficile da replicare.
La scommessa: il software come connective tissue
Joe Fitzsimons, fisico teorico con 20 anni nel settore, ha costruito Horizon attorno a una tesi precisa: qualunque approccio hardware vinca — superconduttori, fotonico, ionica — avrà bisogno di software per essere usato. E oggi programmare un computer quantistico assomiglia a scrivere microcode negli anni Cinquanta: è un lavoro per specialisti, non scala, e non può diventare industria.
L’obiettivo di Horizon è un compilatore che prenda codice scritto per computer classici e lo trasformi automaticamente in algoritmi quantistici ottimizzati. Non serve sapere come funziona un qubit — scrivi il tuo programma normalmente, il compilatore fa il resto. È lo stesso salto che i compilatori dei linguaggi ad alto livello fecero rispetto all’assembly.
Jensen Huang di NVDA ha più volte detto che il futuro del quantum è ibrido — macchine quantistiche e classiche che collaborano, con il software come tessuto connettivo. Horizon vuole essere quel tessuto.
Il vantaggio del first mover e il problema del talento
Fitzsimons ha firmato la lettera di intenti per la quotazione all’inizio del 2025 — prima che i titoli quantum prendessero il volo. La fusione con la SPAC di dMY Squared Technology Group (la stessa che portò IONQ al Nasdaq quasi cinque anni fa) si è chiusa a marzo 2026.
Il problema che Horizon vuole risolvere non è solo tecnico. Molte aziende quantum stanno adottando un modello di professional services — consulenti altamente specializzati che lavorano con i clienti per sviluppare algoritmi. Ma i quantum scientist sono pochissimi, e questa scarsità non si risolve velocemente. IQM ha dichiarato l’anno scorso che il settore deve prioritizzare il problema del talento prima di parlare di qubit. Fitzsimons è d’accordo: “La consulenza semplicemente non scala per incontrare la domanda crescente dei clienti.”
Il software di Horizon è la risposta: se il compilatore funziona, non servono esperti per ogni implementazione. La conoscenza quantistica viene incapsulata nel codice, non nelle persone.
Il timing: né troppo presto né troppo tardi
Fitzsimons è lucido sui rischi temporali. “Ad un certo punto si esaurisce il pozzo, se i computer quantistici non hanno ancora raggiunto il livello di maturità necessario per sfruttarli”, dice. “D’altro canto, se sei troppo lento, perdi l’opportunità. Quindi penso che questo sia esattamente la finestra giusta.”
Il breakthrough di Google sulla correzione degli errori quantistici a fine 2024 è stato il segnale che aspettava. Non la prova della supremazia quantistica — ma la prova che il settore sta progredendo in modo misurabile verso sistemi error-corrected, che sono il prerequisito per applicazioni commerciali reali.
Gli analisti di Barclays, in un report di 70 pagine pubblicato questa settimana, descrivono i prossimi cinque anni come “fondamentali dal punto di vista degli investimenti”: i first mover stanno già acquisendo vantaggi competitivi, gli investimenti stanno accelerando, i governi trattano il quantum come priorità sovrana.
Una nota per il paniere gorilla
Nel nostro paniere quantum, Horizon occupa un posto unico: è l’unica scommessa pura sul software, mentre le altre posizioni (IONQ, QBTS, QUBT, RGTI, XNDU) riguardano principalmente l’hardware. È una diversificazione naturale all’interno del basket — se vince l’hardware fotonico, vince XNDU; se vince il trapped-ion, vince IONQ; se vince il software come strato di astrazione, vince HQ indipendentemente dall’hardware sottostante.
Con una capitalizzazione ancora contenuta e il primo bilancio pubblico ora disponibile, Horizon comincia il suo percorso da società quotata. I numeri di oggi non contano — contano quelli di domani, quando (e se) il compilatore sarà pronto per i primi clienti paganti.
Disclaimer. Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria ai sensi del D.Lgs. 58/1998 (TUF). L’autore detiene posizioni in HQ, IONQ, QBTS, QUBT, RGTI, XNDU come dichiarato. I rendimenti passati non garantiscono risultati futuri. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
05/05/26 — IBM simula una proteina da 12.000 atomi: il quantum computing entra in medicina
L’autore detiene posizioni nel paniere gorilla del quantum computing: QBTS, QUBT, RGTI, IONQ, HQ/Horizon Quantum, XNDU/Xanadu. Non detiene IBM. Vedi la strategia del paniere del gorilla.
Mentre gli investitori attendono la rivoluzione quantistica, i ricercatori stanno già consegnando i primi risultati concreti. L’ultimo viene da IBM, Riken e Cleveland Clinic: un team internazionale ha simulato una proteina da oltre 12.000 atomi collegando sistemi quantistici IBM con due dei supercomputer più potenti al mondo — Fugaku presso Riken e Miyabi-G dell’Università di Tokyo.

È la simulazione molecolare più grande mai realizzata con il contributo del quantum computing. E per la prima volta, il risultato non è un esercizio accademico su molecole costruite appositamente per essere trattabili — è una molecola biologicamente rilevante.
La proteina simulata è la tripsina, un enzima fondamentale nella digestione umana. Senza di essa, il corpo non riuscirebbe a scomporre le proteine alimentari negli aminoacidi di cui ha bisogno. Simularla accuratamente significa capire come si comporta, come interagisce con altre molecole, come potrebbe essere inibita o modificata da un farmaco. È esattamente il tipo di lavoro che sta alla base della scoperta di nuovi medicinali.
La logica del “divide et impera”
Il metodo usato dal team è quello che Kenneth Merz, lead author dello studio e staff scientist al Cleveland Clinic, chiama “divide and conquer”: si prende un problema troppo grande per qualsiasi computer esistente, lo si spezza in sottoproblemi che possono girare sull’hardware attuale — sia classico che quantistico — e si riassemblano i risultati per ottenere la risposta globale.
Non è quantum computing puro. È quantum computing ibrido, integrato con supercomputer classici. Ed è probabilmente questo il modello con cui il settore maturerà nei prossimi anni: non macchine quantistiche che sostituiscono quelle classiche, ma sistemi che collaborano, ciascuno facendo quello che sa fare meglio.
Quantum advantage: il traguardo che il mercato aspetta
Il team non ha dichiarato quantum advantage — la capacità di un sistema quantistico di superare i computer classici in modo verificabile, più veloce, più accurato e più economico. E ha fatto bene a non farlo: non esiste ancora un consenso scientifico su dove tracciare quella linea.
Jerry Chow, Chief Technology Officer di IBM per il quantum computing, è esplicito: “Non è un momento singolare nel tempo per il quantum advantage. Ma siamo certamente in una fase in cui stiamo usando queste macchine per fare lavoro reale ed entusiasmante.”
Per gli investitori che aspettano il quantum advantage come segnale di acquisto, questa posizione è scomoda ma onesta. Il progresso è reale, incrementale, e sta già producendo scienza nuova. Ma il momento in cui un computer quantistico supererà il classico in modo netto e misurabile su problemi rilevanti rimane ancora da definire — sia tecnicamente che commercialmente.
Le implicazioni per il paniere gorilla
IBM non fa parte del nostro paniere gorilla — è una grande azienda diversificata con un business quantistico rilevante ma non puro. Il risultato di oggi è però rilevante per tutto il settore, perché dimostra che i computer quantistici attuali, integrati con l’infrastruttura classica, possono già affrontare problemi di dimensioni biologicamente significative.
Per le società del paniere — IONQ, QBTS, QUBT, RGTI — il farmaceutico e la biologia computazionale sono tra le applicazioni più promettenti nel medio termine. Ogni dimostrazione concreta in questo spazio aumenta la credibilità del settore agli occhi degli investitori istituzionali e dei potenziali clienti corporate.
Non cambia il profilo di rischio altissimo di queste posizioni. Ma conferma che la direzione è quella giusta.
30/04/26 — Il CEO di Intel entra nel board di PsiQuantum: il quantum diventa strategico per il silicio

Detengo posizioni nel paniere quantum computing (strategia del gorilla) che include IONQ (citato nell’articolo come società in cui Tan aveva investito tramite A&E Investment), oltre a QBTS, QUBT, RGTI, HQ, XNDU e MLAA. Detengo inoltre NVDA (Nvidia, citata per il suo crescente coinvolgimento nel quantum). Non detengo posizioni in Intel (INTC). PsiQuantum è privata e non acquistabile dal retail. Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.
Fonte: Mackenzie Tatananni, Barron’s, 30 aprile 2026. Traduzione e commento editoriale: Gianni & Claude (Anthropic).
Lip-Bu Tan, CEO di Intel, è entrato nel board di directors di PsiQuantum — la società privata che punta a costruire il primo computer quantistico davvero utile al mondo, usando la fotonica come approccio tecnologico: luce invece di elettroni per elaborare le informazioni. Tan non è un neofita del settore: la sua A&E Investment aveva partecipato al Series C di PsiQuantum nel 2019 e a ottobre dello stesso anno aveva investito in un round da $55 milioni di IonQ, oggi una delle società quantum più seguite dal mercato.
Tan si aggiunge a una lista crescente di CEO tech che hanno abbracciato pubblicamente il quantum. Jensen Huang di Nvidia aveva fatto notizia l’anno scorso dichiarando che computer quantistici “davvero utili” erano a 15-30 anni di distanza — salvo poi rivedere quella posizione quando le ambizioni di Nvidia nel settore sono emerse più chiaramente. Negli ultimi mesi Huang ha promosso un modello ibrido che integra macchine classiche e quantistiche come “il futuro del quantum computing.” Nvidia ha aperto un centro di ricerca quantum a Boston e questo mese ha rilasciato una famiglia di modelli AI per aiutare gli sviluppatori a costruire processori quantistici.
PsiQuantum resta privata, finanziata con oltre $700 milioni da Goldman Sachs, BlackRock e altri investitori istituzionali, oltre ai fondi governativi australiani e statunitensi. La sua scommessa sulla fotonica è radicalmente diversa dall’approccio a ioni intrappolati di IonQ o dai qubit superconduttori di IBM e Google: usa fotoni — particelle di luce — che non richiedono il raffreddamento a temperature prossime allo zero assoluto. Se funzionerà alla scala promessa, potrebbe scalare più rapidamente degli approcci concorrenti. Se non funzionerà, è una storia affascinante che resta nei libri di storia della fisica.
Fonte: Mackenzie Tatananni, Barron’s, 30 aprile 2026. Redatto da Gianni & Claude (Anthropic). Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.
27/04/26 — Quantum Art raccoglie $140M: architettura multicore e un futuro gorilla da tenere d’occhio

Detengo posizioni nel paniere gorilla del quantum computing: IONQ, QBTS, QUBT, RGTI, HQ, XNDU, MLAA. Quantum Art è privata — non ho posizioni dirette. Claude (Anthropic) opera su chip Nvidia/Broadcom. Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.
Quantum Art Ltd., startup israeliana di quantum computing, ha annunciato l’estensione del suo round Series A a $140 milioni. Il round originale era da $100 milioni, chiuso a dicembre con Bedford Ridge Capital come lead investor. L’estensione ha portato dentro Hudson Bay Capital, Poalim Equity, LIP Ventures, Wolverine Global Ventures e IDA Ventures.
Quantum Art non è quotata. Ma merita attenzione per due ragioni: l’architettura che ha sviluppato è genuinamente diversa da quella dei concorrenti, e $140 milioni di Series A in un settore dove i round sono tipicamente più piccoli segnala che qualcosa di interessante sta succedendo sotto il cofano.
Il problema che nessuno ha ancora risolto
Per capire cosa fa Quantum Art, bisogna capire il problema centrale del quantum computing: il scaling. Costruire un computer quantistico con pochi qubit — le unità di informazione quantistica, l’equivalente dei bit classici — è relativamente fattibile. Costruirne uno con abbastanza qubit da risolvere problemi reali è un’altra storia.
Il motivo è il rumore. Ogni qubit aggiuntivo introduce interazioni indesiderate con l’ambiente circostante — vibrazioni, campi elettromagnetici, calore — che degradano la coerenza del sistema. In termini pratici: più qubit aggiungi, più errori ottieni, fino al punto in cui il computer è troppo inaffidabile per essere utile. Tutti i principali approcci hardware — qubit superconduttori (IBM, Google), qubit a ioni intrappolati (IonQ), qubit fotonici (PsiQuantum) — si scontrano con varianti di questo stesso problema.
Quantum Art usa ioni intrappolati, la stessa tecnologia di base di IonQ. In questo approccio, i qubit sono atomi singoli sospesi in campi elettromagnetici e manipolati con laser. I sistemi a ioni intrappolati hanno il vantaggio di offrire alta fedeltà e lunghi tempi di coerenza — cioè gli errori sono meno frequenti e i qubit rimangono “quantistici” più a lungo rispetto ai qubit superconduttori. Il problema è che anche qui il scaling è difficile: oltre un certo numero di ioni in una singola “trappola”, il sistema di laser necessario per controllarli diventa ingestibile. Il limite pratico è intorno ai mille ioni per trappola.
Perspective: l’architettura multicore che cambia il gioco
Quantum Art ha sviluppato un sistema chiamato Perspective, basato su un’architettura multicore dinamicamente riconfigurabile. È qui che la proposta diventa interessante.
Nei sistemi a ioni intrappolati tradizionali — inclusi quelli di IonQ — i qubit sono disposti in una geometria fissa: ogni qubit può interagire solo con i suoi vicini immediati. Questo limita fortemente il tipo di algoritmi eseguibili e la velocità con cui si può distribuire il calcolo.
Perspective usa i laser non solo per controllare gli ioni, ma per suddividere dinamicamente una lunga catena di ioni in core indipendenti e riposizionarli in microsecondi. Il risultato: qualsiasi qubit lungo la catena può interagire con qualsiasi altro, indipendentemente dalla posizione. I core possono eseguire parti diverse dello stesso algoritmo in parallelo, o algoritmi completamente diversi simultaneamente, senza che il rumore di un core contagi gli altri.
In termini pratici questo significa due cose. Prima: ogni qubit diventa più “capace” perché può partecipare a calcoli più complessi. Seconda: il sistema può scalare oltre i mille qubit molto più facilmente rispetto alle architetture a trappola singola, perché il problema della densità degli ioni viene risolto distribuendo il carico tra i core.
Quantum Art sta anche lavorando a un sistema di fotonica integrata e distribuzione ottica automatizzata che riduce l’ingombro fisico dell’hardware mantenendo la precisione. È un problema non banale: i laser attuali per i sistemi a ioni intrappolati occupano tavoli ottici delle dimensioni di una stanza.
Chi è Quantum Art nel panorama competitivo
Quantum Art è israeliana — il che la inserisce in un ecosistema quantistico in rapida crescita, sostenuto da investimenti governativi e da una tradizione di eccellenza nella fotonica e nei sistemi ottici. Il managing director di Poalim Equity la cita esplicitamente come asset strategico per “l’ecosistema quantistico israeliano in crescita”.
Il confronto diretto è con IonQ, il player quotato di riferimento nella tecnologia trapped-ion. IonQ ha un vantaggio di anni in termini di sviluppo hardware, relazioni commerciali e visibilità pubblica. Ma Quantum Art sostiene di aver identificato un percorso di scaling che IonQ non ha ancora percorso.
Sul fronte commerciale, Quantum Art ha lanciato una piattaforma Quantum-as-a-Service in cloud: i clienti partono con simulatori classici per esplorare gli algoritmi, poi migrano i workload sull’hardware trapped-ion reale. È lo stesso modello di adozione graduale che stanno usando tutti i player del settore — abbassa la barriera di ingresso per aziende e ricercatori che vogliono iniziare a sperimentare senza attendere che il quantum computing sia “maturo”.
Da tenere d’occhio
Quantum Art oggi non è investibile direttamente per il retail — è privata e probabilmente lo resterà per qualche anno. Ma il suo approccio all’architettura multicore è abbastanza distinto da meritare attenzione nel contesto del settore. Se Perspective dimostra nel 2026-2027 di scalare oltre i 1.000 qubit mantenendo la fedeltà promessa, cambia il benchmark competitivo per tutti i player del trapped-ion — incluso IonQ, che è nel nostro paniere.
Lo aggiungiamo alla lista dei candidati futuri. Quando e se si quoterà — direttamente o tramite SPAC, che nel quantum computing è stato il percorso di IonQ, QBTS e RGTI — sarà il momento di valutare l’ingresso.
Articolo redatto da Gianni & Claude (Anthropic) il 27 aprile 2026, basato su SiliconANGLE/Mike Wheatley, 27 aprile 2026. Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.
27/04/26 — IQM/RAAQ: primo sistema quantistico enterprise in Giappone. La fusione SPAC si avvicina
Real Asset Acquisition Corp. (RAAQ) — lo SPAC che fonderà con IQM Quantum Computers per portare in borsa la prima azienda europea di quantum computing — ha annunciato oggi un ordine commerciale significativo: IQM ha ricevuto un ordine enterprise da TOYO per un sistema quantistico da 20 qubit da installare in Giappone entro fine 2026. È il primo deployment enterprise di quantum computing in Giappone e il terzo nell’intera area Asia-Pacifico.
Perché conta
Per capire il significato di questo ordine bisogna collocarlo nel contesto della fusione SPAC in corso. IQM ha depositato in modo riservato il Form F-4 alla SEC — il documento di registrazione che precede l’approvazione definitiva della fusione, attesa per metà 2026. Nel momento più delicato del processo di approvazione — quando gli azionisti di RAAQ devono votare — arriva un ordine commerciale concreto da un cliente enterprise giapponese.
La logica è quella del paniere gorilla: IQM ha già venduto 21 sistemi a 13 clienti, inclusi quattro dei dieci maggiori supercomputing center mondiali, e ha consegnato oltre 15 sistemi. Il contratto TOYO aggiunge un mercato — il Giappone — dove la presenza era ancora limitata, e rafforza la tesi che IQM stia costruendo una base clienti reale, non solo un portfolio di promesse.
Il sistema sarà utilizzato per casi d’uso ibridi quantum-HPC — l’approccio pragmatico che caratterizza IQM rispetto ai competitor più focalizzati sul cloud puro. Chi compra un sistema IQM lo installa on-premise, lo integra con i propri supercomputer esistenti, e lo usa oggi — non aspetta il quantum fault-tolerant del 2030.
Lo stato della fusione SPAC
La situazione aggiornata al 27 aprile 2026:
📋 Valutazione pre-money IQM: $1,8 miliardi
💰 Cassa attesa alla chiusura: oltre $450 milioni (trust RAAQ $175M + PIPE $134M + warrant $24M + cassa IQM $172M)
📊 Ricavi 2025: almeno $35 milioni; bookings oltre $100 milioni
🗓️ Chiusura attesa: metà 2026
📁 Form F-4: depositato in modo riservato alla SEC — in attesa di dichiarazione di efficacia
🏦 Dual listing previsto: NYSE/Nasdaq + Helsinki Stock Exchange
RAAQ tratta oggi intorno a $10,41 — il titolo quota vicino al valore del trust, che è la dinamica tipica di uno SPAC in fase pre-chiusura. Il rischio principale rimane la possibilità di redemption massicce da parte degli azionisti RAAQ prima della chiusura — che ridurrebbero la cassa disponibile — e l’approvazione SEC del Form F-4.
Leggere il disclaimer prima di utilizzare i contenuti di questo sito. Questo articolo è redatto da Gianni & Claude (Anthropic) ed è soggetto a copyright. Non costituisce sollecitazione all’investimento.
21/04/26 — Quantum: IonQ e Xanadu i preferiti degli analisti. Il resto del paniere gorilla come se la passa?
Northland Capital Markets ha avviato la copertura di diversi titoli quantum con l’analista Nehal Chokshi, esprimendo giudizi che in buona parte coincidono con la composizione del nostro paniere gorilla. Vale la pena fare il punto.
IonQ — Outperform, target $55
Chokshi ritiene che IonQ (IONQ) sia la società più probabile a raggiungere il broad quantum advantage entro il 2030 — ovvero la capacità di superare i computer classici su una gamma ampia di compiti, in modo più efficiente, accurato ed economico. IonQ è tra le poche aziende ad aver superato la soglia del 99,9% di fedeltà a due qubit fisici, e in ottobre aveva già raggiunto il 99,99% (“four nines”). Target price $55, upside del 14% dal prezzo di chiusura di lunedì a $48,32.
Xanadu — Outperform, target $43
Xanadu (XNDU), quotata da meno di un mese sul Nasdaq, è secondo Chokshi quella con la narrativa di crescita più convincente. Punta sul quantum fotonico — usa particelle di luce per elaborare informazioni — che a differenza dei loop superconduttori di IBM e Google non richiede raffreddamento a temperature criogeniche e offre vantaggi intrinseci di scalabilità. Il problema aperto è la photonic loss, la dispersione dei fotoni. Target $43 su un prezzo di $27,63: upside potenziale del 55%. Come noto ai lettori del blog, XNDU è stata acquistata come SPAC e segna attualmente +196% dalla nostra entrata.
Quantum Computing (QUBT) — Outperform
Quantum Computing Inc. (QUBT) riceve anch’essa un giudizio positivo. Chokshi apprezza l’architettura fotonica basata su niobato di litio a film sottile, definendo il percorso “ambizioso”. La società ha attirato in passato l’attenzione di alcuni short seller, ma l’analista rimane costruttivo.
Rigetti e D-Wave — Market Perform
Rigetti Computing (RGTI) e D-Wave Quantum (QBTS) vengono entrambe classificate Market Perform. Per D-Wave, Chokshi riconosce la leadership nel quantum annealing — ottimizzazione, non quantum generale — con margini lordi adjusted dell’86% nel 2025, segno di domanda reale dal mercato. Il rischio è che il ritorno al gate-based, abbandonato e poi ripreso nel 2021, arrivi troppo tardi rispetto ai competitor. Per Rigetti, giudizio neutro senza particolari catalizzatori identificati.
Il paniere gorilla regge
La lettura di Chokshi è coerente con la strategia del paniere gorilla applicata al quantum: distribuire su più operatori scommettendo che almeno uno diventi dominante. Le valutazioni differenziate dell’analista confermano che la gara è aperta, che le tecnologie sono diverse e complementari, e che è prematuro scegliere un vincitore unico. IonQ e Xanadu emergono come i cavalli di punta, ma il settore ha ancora molto da dimostrare prima del 2030.
Fonte: Barron’s, Mackenzie Tatananni, 21 aprile 2026.
⚠️ Questo articolo è a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria. Leggi il disclaimer completo.
20/04/26 — Gli SPAC del quantum: perché tutte le aziende di informatica quantistica vanno in borsa adesso

L’autore detiene posizioni nel gorilla basket quantum: QBTS, QUBT, RGTI, IONQ, HQ e XNDU. Tutti i titoli citati nell’articolo sono presenti nel portafoglio dichiarato. Per la logica della strategia si rimanda a Il gorilla e i mercati nascenti. Claude (Anthropic) non ha conflitti diretti su questi titoli.
Fonte: Barron’s — Mackenzie Tatananni, 20 aprile 2026. Traduzione e commento editoriale: Gianni & Claude (Anthropic) · Filosofare sui Mercati.
L’Anno Internazionale del Quantum è finito, ma l’entusiasmo no. E i mercati lo confermano: nel 2026 tre società di informatica quantistica sono già approdate in borsa tramite fusione con SPAC — e altre sono in coda. È la stagione dei de-SPAC quantistici, e chi segue questo blog sa che ci siamo posizionati in anticipo.
Chi è già quotato nel 2026
Il copione si ripete: come avevano fatto IONQ, D-Wave e RGTI negli anni scorsi, anche la nuova ondata sceglie la via dello SPAC anziché la IPO tradizionale. I motivi sono pratici: accesso più rapido al mercato dei capitali, iter regolatorio più snello, e la possibilità di comunicare proiezioni finanziarie che una IPO classica non permetterebbe.
Nel 2026 sono già quotate: INFQ — Infleqtion (febbraio), HQ — Horizon Quantum (marzo) e XNDU — Xanadu Quantum Technologies (27 marzo, con un debutto a +15%). In coda c’è IQM, startup finlandese che ha annunciato la fusione con Real Asset Acquisition — un SPAC quotato al Nasdaq — per debuttare nel prossimo trimestre. E Pasqal, società francese, ha annunciato anch’essa un imminente de-SPAC.
Perché adesso
Nel 2025 non ci fu nessun de-SPAC quantum. La risposta al “perché adesso” è semplice: il momentum. BofA Securities ha definito il quantum “la più grande pietra miliare tecnologica dalla scoperta del fuoco”. Jefferies ha avvertito che va trattato come asset di sicurezza nazionale nella competizione con la Cina. E soprattutto: nel 2025 IonQ è diventata la prima società quantum pura a superare i $100 milioni di ricavi GAAP annuali — prova concreta che la domanda commerciale esiste. Quando un pioniere dimostra che si può guadagnare, gli altri accelerano la corsa alla quotazione.
Sul fronte degli analisti: Citi Research ha avviato la copertura di Infleqtion con Buy, Northland Securities ha iniziato su Xanadu con Outperform.
I rischi: de-SPAC non fa rima con guadagno garantito
Jay Ritter, professore di finanza all’Università della Florida e massimo esperto di IPO, mette i puntini sulle i: i de-SPAC continuano ad avere “problemi massicci, con la maggior parte che registra riscatti elevati e crolli del prezzo azionario dopo la fusione”. I dati degli ultimi cinque anni mostrano che i de-SPAC hanno perso in media il 60% nei 12 mesi successivi alla fusione. I mercati quantistici lo confermano: IonQ ha oscillato tra $23 e $84 nel solo ultimo anno, Rigetti tra $8 e $58.
Nessuna delle società quantistiche quotate è profittevole. Le applicazioni commerciali esistono ma sono ancora limitate. Chiunque entri in questo spazio deve farlo con piena consapevolezza che si tratta di scommesse speculative su tecnologie che potrebbero richiedere anni — o decenni — per esprimere il loro pieno potenziale.
L’eccezione: Quantinuum punta alla IPO tradizionale
Non tutti seguono la via dello SPAC. Quantinuum — nata dalla joint venture tra Honeywell International e la startup britannica Cambridge Quantum — ha depositato confidenzialmente la documentazione per una IPO tradizionale. Secondo una persona con conoscenza diretta della situazione, la quotazione potrebbe avvenire già quest’anno. Sarebbe la prima grande IPO quantum della storia — e un segnale che almeno uno dei player ritiene di avere la maturità operativa e finanziaria per affrontare il mercato pubblico senza la scorciatoia dello SPAC.
▶ Nota editoriale
Questo articolo è pane per i denti di chi segue questo blog da un po’. La strategia del gorilla basket applicata al quantum — piccole posizioni diversificate su più player, nell’ipotesi che uno di loro diventi il dominatore del settore — è esattamente ciò che l’ondata di quotazioni del 2026 sta mettendo alla prova. Il basket si allarga: INFQ e IQM sono candidati naturali all’aggiunta.
La statistica di Ritter sul -60% medio dei de-SPAC non va ignorata — ma va contestualizzata. Chi applica il gorilla basket non punta sul timing perfetto dell’ingresso: punta sulla diversificazione e sull’orizzonte lungo. Se il quantum diventa infrastruttura critica nell’era dell’AI — e le indicazioni vanno in quella direzione — il vincitore di lungo periodo ricompenserà abbondantemente le perdite sui perdenti. Il problema, come sempre, è che non sappiamo chi sarà il gorilla.
17/04/26 — Nvidia fa un miliardario nel quantum: Weedbrook di Xanadu vale 1,5 miliardi dopo il rally della settimana
Conflitto di interesse: Gianni detiene posizioni nel basket quantistico gorilla: Xanadu (XNDU), D-Wave (QBTS), Quantum Computing Inc. (QUBT), Rigetti (RGTI), IonQ (IONQ). Detiene inoltre Nvidia (NVDA), citata nell’articolo. Claude (Anthropic) ha una dipendenza strutturale da chip Nvidia. Per la strategia gorilla: leggere qui.
Il fondatore di Xanadu Quantum Technologies, Christian Weedbrook, è diventato miliardario nel giro di pochi giorni. La sua quota nella società di Toronto — pari al 15,6% del capitale — vale ora circa 1,5 miliardi di dollari, dopo che il titolo ha più che triplicato di valore nel corso di questa settimana.
Il catalizzatore è stato Nvidia (NVDA), che martedì ha rilasciato modelli di intelligenza artificiale open source progettati per accelerare la ricerca nel campo del calcolo quantistico. La mossa del colosso dei chip ha innescato un rally generalizzato sui titoli del settore.

Xanadu sta cercando di costruire uno dei primi data center quantistici entro il 2030, utilizzando computer quantistici che trasmettono fotoni — particelle di luce — attraverso connessioni in fibra ottica. La società è diventata pubblica a marzo fondendosi con una SPAC, e il suo titolo aveva sostanzialmente stagnato sotto i 10 dollari fino a questa settimana.
Tra i grandi vincitori del rally, oltre a Weedbrook, figurano alcuni dei primi investitori istituzionali: il fondo pensione dei lavoratori municipali dell’Ontario, Bessemer Venture Partners e Georgian Partners.
I computer quantistici promettono una potenza di calcolo di gran lunga superiore a quella dei computer tradizionali, perché sfruttano le particelle fondamentali della materia per eseguire un numero enorme di calcoli simultaneamente. È una promessa che il mercato sconta con entusiasmo — e con altrettanta volatilità.

«I titoli quantum erano ipervenduti, il che aveva creato una condizione a “molla compressa” in cui qualsiasi notizia positiva o breakthrough avrebbe potuto spostare il sentiment» — Antoine Legault, analista Wedbush Securities
Legault ha però avvertito che se l’entusiasmo per i modelli AI di Nvidia lasciasse spazio a domande su come le aziende possano effettivamente monetizzarli, parte dell’apprezzamento potrebbe essere restituito. «Resta da vedere se le società di quantum computing riusciranno a sfruttare questi strumenti e se ciò accelererà davvero i tempi di commercializzazione» ha aggiunto l’analista.
I numeri di Xanadu aiutano a tenere i piedi per terra: la società ha registrato ricavi per 4,6 milioni di dollari nel 2025, con spese in ricerca e sviluppo di 55,2 milioni. La profittabilità non è attesa nel breve periodo.
▶ Xanadu è nel nostro basket gorilla sul quantum computing fin dalla quotazione via SPAC a marzo. La logica non è cambiata: in un mercato nascente dove non si sa ancora chi sarà il gorilla dominante, si tiene un paniere diversificato e si accetta la volatilità come costo del biglietto. Un rally del 200% in una settimana grazie a Nvidia è esattamente il tipo di evento che giustifica la pazienza — ma anche il tipo di evento che non si prevede e non si insegue. Chi non era già posizionato, ora paga un prezzo molto diverso.
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Articolo liberamente tradotto e adattato da Bloomberg (Mathieu Dion, 17 aprile 2026). Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.