Cerebras (CBRS): cronache dal dopo IPO

Cerebras (CBRS): cronache dal dopo IPO

Cerebras Systems ha debuttato il 14 maggio 2026 sul Nasdaq con uno schiocco che ha fatto tremare i polsi: prezzata a $185, ha aperto a $385, quasi raddoppiando in pochi minuti. A fine seduta si attestava a $311, con un guadagno del +68% rispetto al prezzo IPO. La raccolta? $5,55 miliardi. La più grande IPO AI del 2026 fino a questo momento.

Il secondo giorno è già un’altra storia: Cathie Wood compra, il titolo cede. Venerdì 16 maggio chiude a $279 — il 51% sopra il prezzo IPO, ma il 20% sotto il picco di apertura. Comincia la parte interessante: seguire Cerebras per quello che è davvero, non per quello che il mercato ha sognato nelle prime ore. Un wafer grande come un piatto da pranzo, un’architettura radicalmente diversa da Nvidia, una valutazione da quasi 200 volte i ricavi, un lockup costruito a rate per evitare la scogliera. E la domanda che nessuno sa ancora rispondere: vera alternativa o nichia brillante?

Cronache dal dopo IPO, appunto. Seguiamo.

In questo thread

 

 

08/06/26 – Cerebras (CBRS) rimbalza del 17%: le iniziazioni degli analisti riportano la fiducia sull’infrastruttura AI

Conflitto di interesse (COI): L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo: CBRS, NVDA, AVGO.

Oggi è il quiet period expiration day per Cerebras Systems (CBRS), e Wall Street ha parlato chiaro: la maggioranza delle iniziazioni è arrivata sul lato rialzista, ridando slancio a un titolo che dalla straordinaria apertura del 14 maggio aveva perso terreno in modo consistente.

I punti salienti: Morgan Stanley ha avviato la copertura con rating Overweight e target price di $250; Citi ha iniziato con Buy e target di $340, circa il 45% sopra i livelli pre-rally di oggi. Ricordiamo che CBRS aveva aperto il 14 maggio a $350 e da allora aveva ceduto il 43% prima della seduta odierna — il che rende i target degli analisti, paradossalmente, più accessibili di quanto non sembrassero alla quotazione.

La tesi rialzista poggia sul wafer-scale engine di Cerebras — un’architettura radicalmente diversa dal modello a cluster di GPU dominato da NVIDIA: un singolo chip delle dimensioni di un intero wafer di silicio, progettato per inferenza AI rapida e a bassa latenza. I clienti di riferimento, OpenAI e Amazon, conferiscono credibilità industriale e riducono il profilo puramente speculativo del titolo.

I rischi restano concreti. Il multiplo prezzo/ricavi supera le 90 volte, un livello che richiede esecuzione impeccabile e crescita sostenuta. La competizione di NVIDIA e delle altre piattaforme AI chip è feroce. E soprattutto: avere OpenAI e Amazon come clienti è un punto di forza, ma trasformare quelle relazioni in ricavi ricorrenti e diversificati è il vero banco di prova.

Ho acquistato CBRS all’IPO e seguo il titolo con attenzione. Il rimbalzo di oggi è benvenuto, ma non cambia il quadro strutturale: Cerebras è una scommessa sulla differenziazione tecnologica in un mercato dove NVIDIA detiene un vantaggio enorme. Il wafer-scale engine o si afferma come standard per l’inferenza ad alta velocità — e allora la valutazione avrà senso — o rimane una soluzione di nicchia. Non esistono vie di mezzo comode a questi multipli.


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Questo articolo ha finalità esclusivamente informative ed educative e non costituisce consulenza finanziaria. Investire comporta rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare un professionista qualificato. Per maggiori informazioni, leggi il nostro disclaimer. — Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

 

19/05/26 – Cerebras (CBRS): la prima grande IPO dell’IA nel 2026 spiega perché l’interferenza veloce vale miliardi

 

⚠️ Conflitto di interesse dichiarato
Detengo posizioni in: NVDA, AVGO, MU. Non detengo posizioni in CBRS.

Questo articolo elabora e commenta l’analisi pubblicata da Frank Downing, Director of Research AI & Cloud di ARK Invest, con dati e considerazioni aggiornati per i lettori di Filosofare sui Mercati.

 

La settimana scorsa Cerebras Systems ha scritto una pagina nella storia delle IPO tecnologiche: prima grande quotazione dell’anno nel settore AI, prezzo fissato a 185 dollari per azione, 5,5 miliardi di dollari raccolti prima delle commissioni di sottoscrizione. Al termine della prima seduta di contrattazioni, il titolo aveva già guadagnato circa il 69%, chiudendo intorno a 311-312 dollari. La capitalizzazione primaria si è attestata attorno ai 67 miliardi di dollari, quella fully diluted vicino ai 95 miliardi — più del triplo della valutazione privata raggiunta appena a febbraio 2026.

Gli ordini istituzionali hanno superato di oltre 20 volte le azioni disponibili, costringendo la società ad alzare per due volte la forchetta di prezzo durante il roadshow: si era partiti da 115-125 dollari, si è passati a 150-160, si è chiuso a 185 — sopra ogni aspettativa. Il messaggio del mercato è chiaro: non si sta scommettendo solo sui ricavi attuali (510 milioni di dollari nel 2025, comunque in crescita del 75% anno su anno), ma sulla tesi strutturale che l’inferenza AI ad alta velocità diventerà infrastruttura critica.

Un chip che è un intero wafer

L’approccio di Cerebras è radicalmente diverso da quello di Nvidia. Invece di collegare molti chip più piccoli, il Wafer-Scale Engine 3 (WSE-3) trasforma un intero wafer di silicio in un unico processore monolitico. I numeri sono vertiginosi: circa 4 trilioni di transistor, 900.000 core, 44 gigabyte di SRAM on-chip, 21 petabyte al secondo di banda di memoria — il tutto su processo TSMC a 5nm.

Il vantaggio competitivo è nella velocità di inferenza: la memoria SRAM ad alta velocità, integrata direttamente nel chip, consente a Cerebras di generare token oltre 20 volte più velocemente rispetto alle GPU Nvidia su alcuni modelli. Nvidia, dal canto suo, utilizza memoria ad alta banda (HBM) — 192 gigabyte per chip Blackwell — che offre volume maggiore al costo della latenza. Sono architetture che rispondono a esigenze diverse: la HBM è ottimale per i grandi modelli frontier e i context window lunghi; la SRAM è imbattibile quando la velocità di risposta è la variabile critica.

I critici sollevano una domanda legittima: il wafer-scale può scalare efficientemente sui modelli frontier più grandi? Cerebras risponde che il sistema si scala concatenando più WSE insieme — ma questo aumenta costi e complessità. E poi c’è il tema della capacità: assicurarsi slot produttivi da TSMC e spazio nei data center per passare dalle dimostrazioni ad alta velocità alla produzione su scala gigawatt non è banale.

Perché il mercato dell’inferenza veloce esiste davvero

La domanda non è teorica. Frank Downing di ARK Invest, nell’analisi che ha ispirato questo articolo, cita un dato concreto: SemiAnalysis ha riferito che nell’aprile 2026 l’80% della propria spesa AI interna era destinata alla fast mode di Claude Opus — la modalità ad alta velocità viene prezzata 6 volte di più rispetto alla modalità standard, eppure viene scelta. Questo perché agenti di coding interattivi, agenti di ricerca e interfacce AI in tempo reale non sono limitati solo dall’intelligenza del modello, ma dalla velocità con cui i token arrivano all’utente. Oltre una certa soglia di qualità del modello, la latenza diventa essa stessa una funzionalità del prodotto.

È la stessa logica che ha spinto Nvidia a siglare a dicembre 2025 un accordo di licenza non esclusivo sulla tecnologia di inferenza con Groq — un altro operatore specializzato nella velocità. La corsa all’inferenza veloce non è un trend di nicchia: è la prossima battaglia nell’infrastruttura AI.

OpenAI e Amazon: due anchor client da 20 miliardi

La valutazione dell’IPO poggia su due pilastri commerciali di primo piano. OpenAI ha siglato con Cerebras un accordo pluriennale del valore di oltre 20 miliardi di dollari per 750 megawatt di capacità di inferenza da consegnare entro il 2028, con opzione di espansione fino a 2 gigawatt entro il 2030. Amazon Web Services ha invece annunciato una partnership per distribuire i sistemi CS-3 di Cerebras attraverso Amazon Bedrock — e Amazon ha partecipato all’IPO acquistando circa 270 milioni di dollari di azioni CBRS come parte dell’accordo.

Se questi due clienti — tra i maggiori acquirenti mondiali di potenza di calcolo AI — sono disposti a impegnarsi a questi livelli, la validazione commerciale è difficile da contestare. Il rischio si sposta altrove: non sulla domanda, ma sulla capacità di esecuzione.

Il caso toro e i rischi reali

ARK Invest sintetizza il bull case con una formula semplice: se OpenAI e AWS riescono a utilizzare tutta la capacità di inferenza veloce che Cerebras è in grado di produrre, il problema dell’azienda diventa puramente operativo — non commerciale. Le tre domande chiave restano:

  • Cerebras riuscirà a scalare la produzione con TSMC mantenendo i tempi promessi?
  • Potrà procurarsi la capacità nei data center necessaria alla scala gigawatt?
  • Manterrà il vantaggio di latenza man mano che i modelli frontier crescono e le architetture concorrenti si evolvono?

A questi si aggiungono rischi non tecnici: in passato l’azienda ha subito ritardi legati alla revisione della sicurezza nazionale americana riguardante l’investimento del fondo emiratino G42. La concentrazione dei ricavi su pochissimi clienti è un’altra variabile da monitorare con attenzione.

Il segnale per il mercato: l’inferenza è la nuova infrastruttura

L’IPO di Cerebras arriva in un momento in cui il mercato delle quotazioni tecnologiche americane sta vivendo una ripresa significativa: i proventi delle IPO statunitensi sono più che raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2025, raggiungendo 22,3 miliardi di dollari — di cui Cerebras da sola rappresenta circa un quarto. Il debutto di CBRS è visto dagli operatori come un test cruciale dell’appetito degli investitori in vista delle quotazioni attese di SpaceX, OpenAI e Anthropic.

Per chi segue la nostra strategia gorilla sui mercati nascenti, Cerebras è un caso da studiare con attenzione: non è nel nostro basket, ma incarna esattamente la logica per cui ci siamo posizionati su altri nomi nell’infrastruttura AI. Il messaggio strutturale è lo stesso — la domanda di calcolo AI supera l’offerta, e chi riesce a differenziarsi su una dimensione critica (la velocità, in questo caso) può catturare un premio di valutazione straordinario. Almeno finché quella differenziazione regge.

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Questo articolo è redatto a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria. Le opinioni espresse sono personali e non rappresentano raccomandazioni di investimento. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale investito.

 

16/05/26 – Come Cerebras ha ridisegnato i chip… e forse anche il futuro delle IPO

Cerebras Wafer-Scale Engine – maggio 2026

Adam Levine su Barron’s ricostruisce la settimana di Cerebras (CBRS) con precisione chirurgica. Il prezzo iniziale atteso aveva un punto medio di $120. Una settimana dopo era salito a $155. Due giorni ancora e il prezzo IPO era fissato a $185. Al primo giorno di contrattazioni il titolo ha aperto a $350 e chiuso a $311 — il 159% sopra il punto medio iniziale degli underwriter. Il book era 25 volte sovrascritto. Il CEO Andrew Feldman dice che non è successo nulla di particolare: “La gente ha cominciato a capire che questa era un’azienda molto interessante con un vantaggio unico.”

Il vantaggio tecnico: il wafer intero come chip unico

Il problema che Cerebras risolve è antico quanto l’informatica moderna: il collo di bottiglia tra calcolo e memoria. In un PC tradizionale, la CPU e la RAM sono componenti separati collegati dalla scheda madre — un’architettura che funziona bene per uso generale, ma aggiunge latenza ogni volta che il processore deve accedere alla memoria. Nei data center AI questo accade continuamente, ed è uno dei principali limiti delle prestazioni.

Quando Apple ha abbandonato i chip Intel nel 2020 e ha cominciato a usare i propri, ha colto l’occasione per ripensare questo collo di bottiglia: nei Mac moderni, calcolo e memoria sono sostanzialmente saldati insieme sullo stesso substrato — meno flessibilità, più velocità. Nvidia fa qualcosa di simile con la sua High Bandwidth Memory. Ma nessuno dei due può eguagliare la velocità di connessione tra calcolo e memoria quando i due elementi sono fisicamente sullo stesso chip. Ed è esattamente quello che fa Cerebras con il suo Wafer-Scale Engine 3.

Mentre un wafer di silicio standard da 300 millimetri produce normalmente qualche decina di chip separati, Cerebras usa l’intero wafer per un singolo chip — delle dimensioni di un piatto da pranzo. Il risultato: la connessione memoria-calcolo è circa 1.000 volte più veloce di quella nei prossimi chip Vera di Nvidia. Feldman la chiama “blisteringly fast” — scottante. 15-18 volte più veloce della concorrenza per i carichi di lavoro memory-intensive.

Il limite: la comunicazione tra chip

C’è un rovescio della medaglia, e Barron’s lo mette in chiaro. La velocità tra chip Cerebras diversi è tutt’altro che eccezionale — molto più lenta di quanto Nvidia riesce a ottenere collegando le sue GPU in cluster. Questo significa che i server Cerebras, fino ad oggi, non hanno potuto ospitare i modelli AI più avanzati, che richiedono distribuzione su migliaia di chip.

Feldman sostiene di aver risolto il problema via software. Nelle prossime sei-otto settimane Cerebras prevede di dimostrare i propri server mentre girano il modello più grande e avanzato di OpenAI — un passo cruciale se l’azienda vuole davvero sfidare Nvidia. Se la dimostrazione regge, cambia il quadro competitivo. Se non regge, rimane un chip eccellente per un sottoinsieme specifico di carichi di lavoro.

L’innovazione nel lockup: niente scogliera, supply titrata

La parte forse più originale della settimana Cerebras non è nel chip — è nella struttura post-IPO. Il lockup tradizionale prevede che insider e investitori privati aspettino sei mesi prima di poter vendere. Cerebras ha scelto un approccio diverso: 11 trigger di vendita distribuiti nei primi sei mesi, con alcune vendite consentite quasi immediatamente. Solo il 15% delle azioni outstanding è stato venduto nell’offerta, ma un ulteriore 78% diventerà eligible prima della scadenza dei sei mesi.

I trigger includono i risultati del primo trimestre attesi a giugno, quelli del secondo trimestre, e poi una serie di date fissate a due settimane di distanza a partire da fine agosto. Feldman ha spiegato la logica citando il caso Figma: dopo l’IPO di luglio il titolo era esploso, poi era crollato del 35% rispetto al prezzo IPO mentre si avvicinava la scadenza del lockup tradizionale — con i trader algoritmici che avevano costruito strategie attorno a quella data precisa. “Preferiamo aggiungere offerta al mercato in modo organizzato e titrato piuttosto che scaricarla tutta insieme.” Un esperimento interessante. Se funziona, potrebbe diventare un modello.

La nostra lettura

Con una capitalizzazione fully diluted di circa $100 miliardi e ricavi 2025 di $510 milioni, il multiplo implicito è di quasi 200 volte i ricavi — un numero che sconta molti anni di crescita. La sfida tecnica sul multi-chip è reale e la dipendenza da due clienti negli Emirati è un rischio strutturale. Ma il wafer-scale è un’architettura genuinamente diversa, e il modello di lockup titrato è una novità che il mercato non ha ancora imparato a valutare. I prossimi sei-otto settimane — con la dimostrazione del modello OpenAI — saranno decisive. Monitorare.

16/05/26 – Cathie Wood compra Cerebras: ARK punta sull’AI chip del momento

Cathie Wood ARK Invest – maggio 2026

Il giorno dopo il debutto esplosivo di Cerebras (CBRS), Cathie Wood ha fatto quello che Cathie Wood fa: ha comprato. L’ARK Innovation ETF (ARKK) e l’ARK Next Generation Internet ETF (ARKW) hanno acquistato complessivamente 105.616 azioni di Cerebras per circa $4,85 milioni, secondo le disclosure giornaliere di ARK pubblicate il 15 maggio.

La mossa è arrivata mentre ARK alleggeriva contestualmente altre posizioni nel settore semiconduttori: vendute 41.540 azioni di TSMC per circa $16,6 milioni — proprio mentre il titolo toccava i massimi storici a $421,97 — più 11.510 azioni di AMD e 22.576 azioni di Teradyne. Il messaggio è chiaro: Wood riduce l’esposizione ai chip tradizionali e sposta il rischio verso la nuova generazione AI.

Perché Cerebras interessa a Wood

Cerebras sviluppa processori wafer-scale — chip delle dimensioni di un piatto da pranzo — progettati specificamente per i carichi di lavoro di inferenza AI. Non è la solita storia di un chip più veloce: è un’architettura radicalmente diversa da quella di Nvidia, costruita attorno all’idea che i colli di bottiglia dell’AI siano nella comunicazione tra chip, non nella potenza di calcolo singola. Wood ci crede da tempo — e il deal da $20 miliardi con OpenAI per capacità di calcolo, più la partnership con Amazon Web Services, le danno argomenti concreti.

La posizione aperta da ARK è piccola — tra le più ridotte del portafoglio per peso — ma il segnale è quello che conta: uno dei più seguiti gestori growth del mondo ha scelto di entrare il primo giorno di negoziazione sul mercato secondario, non in IPO. È una scommessa sulla narrativa di lungo periodo, non sul rimbalzo del debutto.

La nostra lettura

Come scritto nell’add di ieri, le due ragioni per non inseguire il titolo restano valide: valutazione da fantascienza e dipendenza concentrata su due clienti negli Emirati. Ma la mossa di Wood aggiunge un elemento al quadro: il mercato non ha ancora deciso se Cerebras è un’anomalia o un’alternativa strutturale a Nvidia. Finché quella domanda resta aperta, il titolo oscillerà su notizie e narrative — non sui fondamentali, che per ora non ci sono. Monitorare con distanza.

 

15/05/26 – Cerebras (CBRS): due ragioni per non inseguire il titolo

 

Cerebras Systems CBRS IPO – chip wafer scale

 

 

Ieri, 14 maggio 2026, Cerebras Systems (CBRS) ha fatto il suo debutto sul Nasdaq con uno schiocco che ha fatto tremare i polsi. Il titolo è stato prezzato a 185 dollari — già sopra il range rivisto al rialzo di 150–160 dollari — e ha aperto le contrattazioni a 385 dollari, quasi raddoppiando in pochi minuti. A fine seduta si attestava a 311 dollari, con un guadagno del +68% rispetto al prezzo IPO. La raccolta? 5,55 miliardi di dollari. La più grande IPO AI del 2026 fino a questo momento.

Stamattina l’aria è già cambiata: CBRS cede circa il 2,4% in premarket, sotto i 304 dollari. Ed è proprio ora, con la polvere che si deposita, che vale la pena ragionare a freddo. Barron’s ha pubblicato oggi un’analisi che individua due ragioni concrete per non inseguire il titolo ai livelli attuali. Le condivido — e aggiungo il mio punto di vista.

Avevamo già seguito da vicino la storia nelle settimane precedenti: il 9 maggio avevamo raccontato il momento in cui il libro ordini aveva superato 20 volte la domanda e il range era stato alzato, e il 14 maggio avevamo analizzato il debutto imminente con tutti i fondamentali del caso. Chi volesse rileggere quei pezzi li trova nei link in coda all’articolo.

Il chip “grande come un piatto da cena”: innovativo, ma con limiti strutturali

Cerebras è famosa per il suo Wafer Scale Engine, un chip di dimensioni straordinarie progettato per l’inferenza AI ad altissima velocità. Il vantaggio è reale: permette di eseguire modelli linguistici senza dover interconnettere migliaia di GPU come richiesto dall’architettura di Nvidia (NVDA), semplificando notevolmente la gestione della rete e del packaging.

Ma questa stessa architettura introduce vincoli importanti. Il design attuale limita Cerebras ai modelli di dimensioni più contenute: i grandi modelli di frontiera, quelli che richiedono centinaia di miliardi di parametri, restano per ora fuori portata. E produrre wafer così grandi senza difetti di fabbricazione in quantità sufficiente per clienti esigenti rimane una sfida aperta. L’analista Gil Luria di D.A. Davidson ha sintetizzato bene la questione: il sistema offre velocità su alcune applicazioni, ma è meno flessibile rispetto alle architetture GPU standard, e la capacità di produzione su scala per clienti di alto livello non è ancora dimostrata. Il CEO Andrew Feldman ha risposto annunciando che il chip potrà gestire modelli più grandi già nelle prossime settimane — vedremo.

La valutazione: 200 volte le vendite è un numero che fa girare la testa

Il secondo problema è aritmetico. Cerebras ha generato 510 milioni di dollari di ricavi nel 2025, con una crescita del 76% anno su anno — e un utile netto GAAP di 237 milioni, dato raro per una società in fase IPO. Ma alla capitalizzazione di mercato attuale su base fully diluted — oltre 100 miliardi di dollari — il rapporto prezzo/vendite sfiora le 200 volte. Per confronto, Nvidia tratta a circa 27 volte le vendite.

Il backlog dichiarato è di 24,6 miliardi di dollari, di cui si prevede di riconoscere circa 3,7 miliardi come ricavi nel 2026–2027 combinati. Ma 20 dei 24,6 miliardi vengono da un unico cliente — OpenAI. Un accordo cloud da 750 megawatt di capacità computazionale che scade nel 2028, con una clausola di esclusività e una clausola di uscita in caso di ritardi. Tradotto: Cerebras potrebbe non riuscire a vendere ad altri grandi laboratori di frontiera, e qualunque slittamento potrebbe ridurre o azzerare il backlog. Luria stima un valore equo del titolo intorno ai 25 miliardi di dollari — circa 115 dollari per azione — in linea con il backlog reale, non con le aspettative incorporate nell’attuale prezzo di mercato.

Il contesto più ampio: un mercato affamato di AI

L’IPO di Cerebras arriva in un momento di appetito vorace per qualsiasi cosa abbia “AI” nel DNA. L’ETF VanEck Semiconductor ha già guadagnato il 58% nel 2026. L’attesa per le future quotazioni di SpaceX (ora fusa con xAI), OpenAI e Anthropic sta creando un clima da corsa all’oro. Cerebras è stata la prima IPO tech di rilievo dopo mesi di siccità, e il mercato l’ha accolta come un evento epocale.

È una storia affascinante — un’architettura radicalmente diversa, clienti come OpenAI e AWS, un CEO che ha rifiutato un’offerta di acquisizione da Arm e SoftBank poche settimane prima della quotazione. Ma l’entusiasmo non trasforma automaticamente un’azienda con 510 milioni di ricavi in una da 100 miliardi di capitalizzazione, almeno non senza un’esecuzione impeccabile nei prossimi anni.

Per chi ha già esposizione all’hardware AI attraverso Nvidia, la domanda è semplice: Cerebras aggiunge qualcosa di non replicabile, a un prezzo ragionevole? Oggi la risposta è no. Non è una questione di qualità della tecnologia, ma di matematica della valutazione. Nell’attesa che l’azienda dimostri scalabilità produttiva, diversificazione della base clienti e tenuta del backlog OpenAI, la pazienza vale più della velocità.

— Gianni & Claude (Anthropic)

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