Mio Dio come sono caduta in basso!

Rubo il titolo a un film di Laura Antonelli – sogno erotico di tutti i giovani di 50 anni fa…- per aprire un nuovo capitolo di questo mio Blog: Società che sono andate male e che potrebbero – attenzione: POTREBBERO – essere sul punto di un giro di svolta e ripartire alla grande. Di solito -ma non sempre – il giro di svolta inizia con l’arrivo di un nuovo manager oppure per una serie di nuovi sviluppi.

Quale è il rischio/opportunità di simili società? Il rischio è facile da comprendere: la svolta non riesce, l’azienda fallisce – o meglio visto che parliamo per lo più di aziende americane va in Chapter 101 – e si perdono tutti o quasi i soldi investiti.

Ma se il turnaround funziona i guadagni possono essere straordinari… Il caso emblematico è quello dell’Apple ridotta in condizioni disperate dopo la cacciata di Steve Jobs e il susseguirsi di manager incapaci . Ma con il suo ritorno nel 1997 apple iniziò la cavalcata trionfale che la ha portata a valere oggi (23/12/23) tre triliardi di dollari .

Per restare più vicini a noi il caso General Electic: azienda nata nel 1892 per quasi un secolo pilastro dell’indice DowJones fino ad esserne cacciata dopo una lunga decadenza dovuta ad una serie di investimenti sbagliati. Nell’ottobre 2018 GE prese come amministratore delegato Lawrence Culp che veniva da tutt’altro settore e che con una cura di cavallo vendendo le attività secondarie e in perdita e concentrandosi su i settori più promettenti scorporati in tre nuove società assegnate ai soci ha rilanciato alla grande il gruppo.

Quale sarà la prossima GE? ah saperlo….. Però qui raccoglierò degli articoli su società che a mio giudizio – e qui richiamo il mio DISCLAIMER – potrebbero avere delle chances..




27/12/25 Bloomberg: Worldline esclude fusioni e acquisizioni a medio termine, dice il CEO a Repubblica

Pierre-Antoine Vacheron
Pierre-Antoine VacheronFonte: Worldline SA

Worldline SA non ha intenzione di perseguire fusioni o acquisizioni nel medio termine, Amministratore Delegato Pierre-Antoine Vacheron ha affermato in un’intervista a La Repubblica, minimizzando le speculazioni di mercato su una possibile fusione con la rivale italiana Nexi SpA.

“La nostra priorità è rilanciare il gruppo e tornare a generare liquidità”, ha dichiarato il dirigente in un’intervista pubblicata sabato. “Non vedo margini, nel medio termine, per nuove fusioni o acquisizioni straordinarie”.

Vacheron punta a ridurre i costi, vendere asset non strategici e semplificare il modello operativo dell’azienda per rafforzare il proprio bilancio e supportare i piani di rilancio. Worldline ha annunciato una raccolta di capitali da 500 milioni di euro nell’ambito del suo piano strategico delineato a novembre.

Vacheron ha affermato di aspettarsi che la ricapitalizzazione venga interamente sottoscritta e ha escluso la vendita delle attività italiane di Worldline. “L’Italia è un mercato strategico in cui prevediamo significativi margini di crescita”, ha affermato.


24/12/25 Reddit in trattativa per adottare Orb per identificare gli utenti (mi sono sbagliato notizia di sei mesi fa)

Che ripercussioni potrebbe avere su Eightco? lo ho chiesto a Grock

Ecco un’analisi aggiornata su ORBS (Eightco Holdings Inc., ticker NASDAQ: ORBS), al 24 dicembre 2025. Si tratta della small-cap che ha pivotato pesantemente su Worldcoin (WLD) e la tecnologia Orb per proof-of-human.

Situazione attuale del titolo

  • Prezzo: intorno ai 1.87-1.92 USD (chiusura recente ~1.92 USD il 23 dicembre, con calo del 10-11% in giornata; oggi in trading intorno a 1.87 USD).
  • Market Cap: ~370-380 milioni USD (micro/small-cap volatile).
  • 52-week range: low ~0.98 USD, high ~83 USD (picco a settembre 2025 post-annuncio treasury WLD).
  • Performance recente: In forte calo (-10.70% ieri, -20-30% nella settimana). Da settembre (lancio strategia WLD) è esploso (+ migliaia % in sessioni), ma poi ha ritracciato pesantemente (-97% dal top).

È una memestock/crypto proxy ultra-volatilie: pump su hype Worldcoin/AI identity, dump su diluizione o fade momentum.

Strategia e sviluppi chiave

Eightco ha cambiato ticker in ORBS a settembre 2025 per allinearsi al tema “Orb” (il dispositivo di scansione iride di Worldcoin/World).

  • Treasury Worldcoin: Prima azienda pubblica a fare WLD asset primario di treasury. Ha raccolto ~270-290M USD (PIPE + investimenti, inclusi BitMine) per accumulare WLD.
    • Holdings recenti (novembre): ~272 milioni WLD (oltre 10% della supply circolante) + ETH + cash (~58M USD stablecoins/cash).
    • Obiettivo “Power of 8”: 800M WLD + 8 miliardi umani verificati (ambizioso, World network a ~17M verificati a ottobre).
  • Infinity by ORBS: Piattaforma enterprise per autenticazione “proof-of-human” (anti-AI/bot). Partner iniziali: Coinbase, Kraken. Pilot per finance, gaming, gov.
  • Leadership: Chairman Dan Ives (analista tech Wedbush, bull su AI). CEO Kevin O’Donnell.
  • Altre news recenti:
    • Azionisti approvano aumento authorized shares (da 500M a 10B) e redomestication in Texas (dicembre 2025) → flessibilità per future raise, ma rischio diluizione.
    • Options trading disponibili da ottobre.

L’azienda posiziona ORBS come “proxy azionario” per Worldcoin: beneficia di crescita WLD, adozione Orb, narrative AI/human verification.

Riguardo Reddit + Orb

La voce di giugno 2025 (talks esplorative tra Reddit e Tools for Humanity/World per usare Orb/World ID anti-bot) non ha avuto seguito. Nessuna conferma o implementazione nei mesi successivi. Rimane speculazione vecchia, senza impatto recente su ORBS o WLD.

Dati finanziari e rischi

  • Revenue: Bassa (core business packaging/inventory, ma focus shiftato su crypto).
  • Losses: Alte, burn cash (ma treasury dà runway).
  • Valutazione: Quota su NAV treasury WLD (se WLD sale, ORBS beneficia direttamente), ma premium/discount variabile con sentiment crypto.
  • Rischi principali:
    • Volatilità estrema: Dipende da prezzo WLD, hype AI, news World.
    • Diluizione: Aumento shares autorizzati → pressione prezzo.
    • Regolatorio/privacy: Orb controverso (biometrica), possibili backlash.
    • Concorrenza: Altri proxy crypto (es. BitMine per ETH).

Outlook

ORBS è una speculazione pura su Worldcoin ecosystem: se WLD pumpa (adozione Orb, partnership reali, bull market crypto/AI), potrebbe rimbalzare forte (come visto a settembre). Al momento in downtrend, quota basso post-calio, ma con market cap che riflette parte del treasury value.

Ideale per trader risk-on che credono in “proof-of-human” come next big thing (anti-deepfake/bot). Non per investitori conservativi – altissimo rischio di further downside o squeeze up su news.

Tu lo stai seguendo per il legame con World/Orb o altro? Dimmi se vuoi approfondire qualcosa specifico!

22/12/25 Briefing.com: Polestar Automotive si assicura una linea di salvataggio da 600 milioni di dollari tramite investimenti di BBVA e Natixis e conversione del debito di Geely

Polestar Automotive (PSNY) è in forte rialzo a seguito di una sostanziale iniezione di capitale da 600 milioni di dollarie di una ristrutturazione del bilancio annunciata dopo la chiusura dei mercati venerdì scorso.

  • Nuova liquidità: I giganti istituzionali BBVA e Natixis hanno fornito una forte spinta alla liquidità investendo complessivamente 300 milioni di dollari in nuove azioni, segnale di una solida fiducia esterna nel piano di rilancio del marchio.
  • Riduzione del debito: Geely Sweden Holdings ha ulteriormente ridotto la leva finanziaria della società convertendo circa 300 milioni di dollari di debito esistente e relativi interessi in capitale azionario. Questa mossa riduce significativamente l’onere degli interessi e rafforza la struttura del capitale.
  • Continuità aziendale: Queste manovre finanziarie coordinate rimuovono di fatto l’ombra del rischio di “continuità aziendale” (going concern) che pesava sul titolo, garantendo il margine di manovra (runway) necessario per l’imminente aumento dei ritmi di produzione.

Nonostante il settore dei veicoli elettrici (EV) rimanga estremamente competitivo, il passaggio dal debito al capitale azionario, insieme al sostegno di nuovi partner di alto profilo, suggerisce un percorso decisamente meno rischioso per la sostenibilità a lungo termine di PSNY.


22/12/25 MF Tim propone ai soci la conversione delle risparmio con 1 azione ordinaria più un conguaglio di 0,12 euro

di Andrea Deugeni

 

Il miliardo di euro in arrivo dallo Stato accelera i piani di Tim per la conversione delle azioni di risparmio in ordinarie, un’operazione mai completata prima e che ridefinisce la struttura del capitale. Assemblea il 28 gennaio. Cooptato il notaio Cavalaglio al posto del consigliere dimissionario Paolucci

Il miliardo di euro in arrivo nelle casse di Tim sui contributi compensativi del canone versato allo Stato accelera i cantieri della conversione delle azioni di risparmio in azioni ordinarie. È un’operazione più volte ipotizzata negli anni, ma mai portata a termine e che il mercato attende dai tempi della privatizzazione dell’ex monopolista telefonico. 

I dettagli dell’operazione di conversione

Convocato in maniera lampo, il consiglio di amministrazione della compagnia guidata da Pietro Labriola ha proposto ai suoi soci la conversione delle azioni di risparmio in azioni ordinarie e la riduzione volontaria del capitale sociale (a 6 miliardi) con un rapporto pari a 1 azione ordinaria per ciascuna azione di risparmio detenuta, più un conguaglio in denaro di 0,12 euro per azione. I soci sono chiamati al voto il 28 gennaio in assemblea. 

Ha inoltre previsto la conversione obbligatoria delle azioni di risparmio eventualmente in circolazione al termine del periodo per l’esercizio della conversione facoltativa in azioni ordinarie Telecom Italia, sulla base di un rapporto di conversione pari a 1 azione ordinaria per ciascuna azione di risparmio, più un conguaglio in denaro pari a complessivi 0,04 euro per azione di risparmio.

Tim deve ancora pagare i dividendi (privilegiati) in arretrato agli azionisti delle Tim risparmio di due esercizi ((2023 e 2024 e quello attuale, 2025). Circa 170 milioni annui al massimo per esercizio che per tre complessivi porta il conto a mezzo miliardo di euro. Il premio offerto nella conversione tiene conto anche di questo. 
  

L’ok dei soci avrebbe un impatto rilevante sulla struttura del capitale del gruppo, oggi caratterizzata dalla coesistenza di azioni ordinarie e di risparmio. Una doppia categoria che, secondo una parte del mercato, ha nel tempo inciso negativamente sulla liquidità del titolo e sulla valorizzazione complessiva della società. Inoltre produce costi di gestione.  

Impatto sulla struttura del capitale e diritti di voto

La conversione comporterebbe l’azzeramento dei privilegi patrimoniali delle risparmio, a partire dal dividendo maggiorato, a fronte dell’attribuzione del diritto di voto. Il possibile riassetto arriva in una fase finanziariamente più favorevole per il gruppo. 

Il contesto finanziario favorevole per Tim

La vittoria giudiziaria di lungo corso (iter iniziato nel 2000 su un provvedimento del 1998) contro lo Stato italiano, destinata a tradursi in un beneficio straordinario stimato in circa 1 miliardo di euro, rafforza la posizione patrimoniale di Tim che può quindi permettersi di mettere mano alla propria architettura finanziaria.

Il board ha cooptato anche il notaio Lorenzo Cavalaglio al posto del dimissionario Umberto Paolucci che era entrato in cda in occasione dell’assemblea 2024 insieme all’ex Tim Stefano Siragusa. Il 10 dicembre l’ex Microsoft si era dimesso dagli incarichi, con effetto dal primo gennaio 2026, per motivi professionali. 

Conversione delle risparmio presentato la prima volta nel 2015

La possibile semplificazione della struttura azionaria è un progetto presentato la prima volta in assemblea già nel 2015, quando le azioni di risparmio valevano circa 0,92 euro e la proposta fu bocciata in assemblea da Vivendi perché, a suo dire, il concambio era inadeguato.

Il board aveva messo sul piatto un rapporto di conversione pari a 1 azione ordinaria per ciascuna azione di risparmio detenuta, con pagamento di un conguaglio di 9,5 centesimi per ciascuna azione nonché la conversione obbligatoria delle azioni di risparmio in circolazione al termine del periodo per l’esercizio della conversione facoltativa, sulla base di un rapporto di conversione pari a 0,87 azione ordinaria per ciascuna azione di risparmio, senza pagamento di alcun conguaglio e senza riduzione del capitale sociale. 

Momento favorevole per la conversione

Il momento non potrebbe essere più favorevole anche dal punto di vista dell’assetto azionario. Oggi Vivendi è uscita dal capitale e il nuovo socio di riferimento, Poste che è salita al 27,23% proprio per effetto dell’acquisizione del 2,51% di proprietà dei francesi, vuole scendere in fretta sotto la soglia dell’opa.

Per convincere anche i principali azionisti, Davide Leone con il 12,15% del capitale risparmo e Ivan Martin (Magallanes) con il 3,52%, cruciale è il concambio, individuato ora in 1 azione ordinaria per ciascuna azione di risparmio detenuta, più un conguaglio in denaro di 0,12 euro per azione. La parola ai soci il 28 gennaio. (riproduzione riservata) 



21/12/25 Bloomberg: Il cda di Telecom Italia si riunirà per discutere delle azioni di risparmio

IBy Daniele Lepido and Flavia Rotondi

Takeaways by Bloomberg AI

  • Telecom Italia SpA is expected to move ahead with a plan to convert its savings shares into ordinary stock, simplifying its capital structure and dismantling a legacy share class.
  • The conversion would eliminate savings shares, a non-voting class that accounts for close to 30% of total equity and carries preferential economic rights.
  • The plan would need to be approved by the company’s board of directors and by ordinary and savings shareholders, with part of a recent court ruling windfall expected to be used to cover costs associated with the conversion.

Machine translated from English to Italian.

Telecom Italia SpA Secondo fonti vicine alla questione, si prevede che la società procederà con un piano per convertire le sue azioni di risparmio in azioni ordinarie, un cambiamento a lungo rimandato che semplificherebbe la sua struttura del capitale e smantellerebbe una classe di azioni tradizionali raramente utilizzata.

Il consiglio di amministrazione dell’azienda si riunirà domenica per discutere della conversione, hanno affermato le fonti. Tempi e condizioni non sono stati ancora definiti e potrebbero ancora cambiare, hanno aggiunto.

La conversione eliminerebbe le azioni di risparmio, una categoria senza diritto di voto che rappresenta quasi il 30% del capitale sociale totale e conferisce diritti economici preferenziali. Per gli attuali azionisti ordinari, l’operazione potrebbe ampliare la base azionaria e diluire la partecipazione azionaria, lasciando la società con un’unica categoria di azioni quotate.

Un rappresentante di Telecom Italia ha rifiutato di commentare.

Il piano è stato discusso per anni, ma ha guadagnato slancio di recente dopo che l’ex monopolio della telefonia ha ricevuto circa 1 miliardo di euro da una sentenza del tribunale legati ai canoni di concessione risalenti alla fine degli anni ’90. Si prevede che parte di questa inaspettata somma, pari a diverse centinaia di milioni di euro, verrà utilizzata per coprire i costi associati alla conversione, hanno affermato le fonti.

Oltre all’approvazione del consiglio di amministrazione, la proposta dovrà essere approvata anche dagli azionisti ordinari e di risparmio, hanno affermato le fonti.

Le azioni di risparmio furono introdotte in Italia a metà degli anni ’70 e furono concepite per gli investitori al dettaglio che cercavano un reddito piuttosto che un potere decisionale, offrendo dividendi più elevati in cambio dell’assenza del diritto di voto. Nel tempo, questa struttura è caduta in disuso, poiché aziende e investitori hanno spinto per una governance più semplice e classi di azioni singole più liquide.

Per saperne di più: Davide Leone acquista circa il 10% delle azioni privilegiate di Telecom Italia

18/12/25 Barron’s: Le azioni di Tilray e cannabis scendo mentre Trump riprogramma la marijuana

DaNate LupoSegui

Aggiornato


Il presidente Donald Trump ha firmato l’ordine esecutivo in una cerimonia alla Casa Bianca.(IMMAGINI DI GETTY)

Punti chiave

A proposito di questo riepilogo

  • Il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo che riclassifica la marijuana da una droga dell’Allegato I a una droga dell’Allegato III, ma non legalizza le vendite ricreative.
  • La riclassificazione consente ai beneficiari di Medicare fino a 500 dollari in prodotti CBD derivati dalla canapa all’anno e consente una ricerca più facile sulla marijuana.
  • Le azioni di cannabis sono scendate, con l’ETF AdvisorShares Pure US Cannabis che è crollato di quasi il 27%, poiché l’ordine non ha consentito l’uso ricreativo.

Le scorte di cannabis sono diminuite giovedì dopo che il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per riprogrammare la marijuana come droga di classe inferiore.

L’ordine di Trump riclassifica la marijuana come droga della Tabella III dall’Allegato I, ma non consente le vendite ricreative legalizzate. Altre sostanze della Tabella I includono droghe altamente dipendenza senza un uso medico accettato, come l’eroina, mentre le sostanze della Tabella III sono considerate avere un minor potenziale di abuso.

Il governo federale ha stabilito che la marijuana ha applicazioni mediche legittime “se somministrata con cura in alcuni casi”, anche come sostituto degli antidolorifici oppioidi, ha detto Trump in una cerimonia alla Casa Bianca. Ha aggiunto che l’ordine esecutivo non legalizza la marijuana e “non sanziona in alcun modo il suo uso come droga ricreativa”.

Nella cerimonia, Trump e i funzionari della sanità pubblica hanno sostenuto che la riclassificazione avrebbe permesso ai ricercatori di studiare più facilmente gli effetti del farmaco.

Pubblicità – Scorri per continuare

L’ordine esecutivo rende anche i beneficiari di Medicare idonei a ricevere fino a 500 dollari in prodotti CBD derivati dalla canapa all’anno senza alcun costo a partire dal prossimo aprile, ha detto il dott. Mehmet Oz, amministratore dei Centers for Medicare and Medicaid Services.

Azioni quotate negli Stati Uniti dei produttori canadesi di cannabis Tilray Brands

TLRY-4,27% e crescita del baldacchinoCGC-11,98% ha resodato guadagni rispetto all’inizio della sessione, finendo rispettivamente in calo del 4,3% e quasi del 12%. Dopo che l’ordine è stato firmato, Tilray ha annunciato la formazione di Tilray Medical USA per concentrarsi sui prodotti di cannabis di grado medico.

Anche gli investitori in azioni nazionali di cannabis sembravano delusi dal fatto che l’ordine non fosse andato oltre nel consentire l’uso ricreativo. AdvisorShares Cannabis statunitense pura 

MSOS-26,91% Il fondo negoziato in borsa è crollato di quasi il 27% a 4,89 dollari dopo essere aumentato bruscamente all’inizio della sessione.

Pubblicità – Scorri per continuare

Le aziende di cannabis hanno avuto difficoltà ad accedere ai servizi commerciali delle banche, a garantire le normali quotazioni azionarie o a fare affari attraverso i confini statali. Come ha riferito Barron martedì, la riprogrammazione dovrebbe consentire ai produttori di detrarre alcune spese aziendali dalle tasse, ma per il resto avrà benefici commerciali limitati.

L’industria ha aspettato per anni una spinta dal governo federale. L’eccitazione ha raggiunto il picco alla fine del 2020 e all’inizio del 2021 dopo l’elezione del presidente Joe Biden, ma la marijuana è rimasta una droga della Tabella III. I commercianti hanno in gran parte abbandonato le scorte di cannabis. L’ETF di cannabis AdvisorShares è diminuito di quasi il 90% dal suo massimo di chiusura record di 55,05 dollari il 10 febbraio 2021.

Trump ha fatto passare l’ordine in mezzo a un contraccolpo dall’interno del suo stesso partito. All’inizio di giovedì, 26 repubblicani della Camera hanno inviato una lettera a Trump esortandolo a opporsi alla riclassificazione del farmaco.

“Riprogrammare la marijuana non renderà grande l’America”, hanno detto i legislatori, sostenendo che la mossa “invierebbe il messaggio sbagliato ai bambini americani, consentirebbe i cartelli della droga e rendere le nostre strade più pericolose”.

Scrivi a Nate Wolf a nate.wolf@barrons.com


16/12/25 Barron’s: Trump sta dando una scossa alle azioni di cannabis e l’ottimismo potrebbe essere giustificato

DaJoe LuceSegui

Dopo molte false partenze, gli investitori scommettono ancora una volta che le aziende di marijuana sono vicine a vedere allentare le restrizioni federali. (IMMAGINI DI JUSTIN SULLIVAN/GETTY)

Punti chiave

A proposito di questo riepilogo

  • Il presidente Donald Trump sta valutando la riclassificazione della marijuana in una sostanza controllata della Tabella III, facendo potenzialmente risparmiare milioni di tasse alle aziende di cannabis statunitensi.
  • Le azioni di marijuana sono aumentate, con Tilray Brands in aumento del 22% e AdvisorShares Pure U.S. Cannabis ETF in aumento del 60% da venerdì scorso.
  • La riprogrammazione consentirebbe alle aziende di cannabis di detrarre le spese aziendali e facilitare la ricerca, ma le vendite federali e il commercio interstatale rimarrebbero illegali.

Dopo molte false partenze, gli investitori scommettono ancora una volta che le aziende di marijuana sono vicine a vedere allentare le restrizioni federali. Questa volta, le probabilità potrebbero essere migliori.

Il presidente Donald Trump lunedì ha riconosciuto che la Casa Bianca sta valutando la riclassificazione della marijuana e di altri prodotti a base di cannabis come sostanza controllata dello Schedule III, una mossa che li metterebbe alla pari con molti farmaci da prescrizione e potrebbe far risparmiare alle aziende di cannabis statunitensi milioni di dollari all’anno in tasse. La marijuana è attualmente classificata come droga della Tabella I, insieme a sostanze come l’eroina e l’ecstasy.

Le azioni delle azioni di marijuana sono aumentate martedì, con Tilray Brands TLRY+29,05% fino al 22% a 4,04 dollari e Canopy GrowthERBA+14,35% in aumento del 14%, rispetto al calo dello 0,5% dell’S&P 500. Il consulente condivide gli Stati Uniti d’are Cannabis ETF è in aumento del 60% rispetto a venerdì scorso, a seguito di rapporti secondo cui Trump sta valutando di riclassificare la marijuana per ordine esecutivo.

Gli investitori in azioni di marijuana hanno già visto questa storia.

Il 6 ottobre 2022, AdvisorShares Pure U.S. L’ETF di cannabis è aumentato del 34% come ha istruito Biden poi il procuratore generale Merrick Garland per rivedere la classificazione della marijuana. Il 9 settembre 2024, il primo giorno di trading dopo che Trump ha detto che avrebbe sostenuto la riprogrammazione della marijuana in un post di Truth Social , l’ETF è aumentato dell’11%. L’11 agosto 2025, l’ETF è salito del 26% dopo che Trump ha detto ai giornalisti che avrebbe presto deciso sul farmaco.

“Perché molte persone vogliono vederlo, la riclassificazione, perché porta a enormi quantità di ricerca. Non si può fare a meno che tu non si riclassifichi. Quindi lo stiamo guardando molto fortemente”, ha detto Trump nello Studio Ovale lunedì.

La Casa Bianca non ha risposto a una richiesta di commento martedì. Un funzionario della Casa Bianca venerdì ha detto che non era stata presa alcuna decisione finale.

C’è motivo di pensare che Trump potrebbe andare avanti con il suo ordine. Politicamente, l’allentamento delle restrizioni sull’uso di marijuana potrebbe risuonare con gli elettori più giovani, un gruppo che ha contribuito a spingere Trump alla vittoria nelle elezioni del 2024.

Mentre i commenti di Trump potrebbero sembrare all’improvviso, in realtà sono in parte il culmine di un processo lungo anni iniziato sotto l’amministrazione Biden per allentare le restrizioni. Nel maggio 2024, gli Stati Uniti La Drug Enforcement Administration ha pubblicato una proposta di regola per riclassificare la marijuana e ha sollecitato commenti pubblici.

L’agenzia aveva programmato di tenere audizioni sulla questione all’inizio di quest’anno, ma sono state ritardate a causa della transizione verso la nuova amministrazione, con i repubblicani rimasti divisi sulla questione. L’ordine esecutivo di Trump presumibilmente riprenderebbe il processo di udienza.

I vantaggi di Trump che riprogramma il farmaco sarebbero limitati. Vendere cannabis nella maggior parte dei casi sarebbe ancora illegale secondo la legge federale, così come il commercio interstatale. Dopo una riprogrammazione, le aziende di cannabis potrebbero detrarre alcune spese aziendali dalle tasse, un cambiamento che potrebbe far risparmiare alle 12 migliori aziende di cannabis statunitensi circa 800 milioni di dollari all’anno, secondo Viridian Capital Advisors. La riprogrammazione renderebbe anche più facile per gli accademici fare ricerche sugli effetti della cannabis.

Riprogrammare il farmaco potrebbe aprire la strada a ulteriori cambiamenti che renderebbero più facile per le aziende di cannabis fare affari negli Stati Uniti.

Anche se alcuni stati hanno legalizzato le attività di marijuana, molte banche si rifiutano ancora di fornire servizi finanziari all’industria, mentre la cannabis rimane illegale secondo la legge federale. Un gruppo bipartisan di legislatori ha sponsorizzato una legislazione che darebbe alle banche un porto sicuro da prestare alle società di cannabis statali legali, e un tale disegno di legge potrebbe guadagnare slancio con il sostegno del presidente, ha scritto l’analista di Compass Point Research & Trading Ed Groshans in una nota di ricerca.

“La riprogrammazione non è l’intera enchilada, ma sarebbe un grosso problema”, hanno scritto gli analisti di Beacon Policy Advisors in una nota di ricerca questa settimana. “Lo slancio che questi cambiamenti porterebbero sarebbe di per sé un ‘importante domino’ nel far avanzare altre riforme”.


15/12/25 Bloomberg: Fannie e Freddie aggiungono silenziosamente miliardi ai portafogli di obbligazioni ipotecarie

By Scott Carpenter

Takeaways by Bloomberg AI

  • Fannie Mae and Freddie Mac have increased their retained portfolios by more than 25% in the five months through October, lifting their combined positions to $234 billion.
  • The expansion of their portfolios is fueling speculation that they’re trying to push down lending rates and boost their profitability ahead of a potential public offering.
  • Analysts estimate that Fannie and Freddie could add as much as $100 billion more to their portfolios next year, which could compress MBS risk premiums and lower lending rates.

Machine translated from English to Italian.

Fannie Mae E Freddie Mac hanno aggiunto miliardi di dollari di titoli garantiti da ipoteca e prestiti immobiliari ai loro bilanci negli ultimi mesi, alimentando le speculazioni secondo cui stanno cercando di abbassare i tassi di prestito e aumentare la loro redditività in vista di una potenziale offerta pubblica.

I giganti del finanziamento immobiliare sostenuti dal governo hanno aumentato i loro portafogli trattenuti, ovvero la porzione di obbligazioni e prestiti che mantengono anziché vendere agli investitori, di oltre il 25% nei cinque mesi fino a ottobre, secondo ultime cifreCiò ha sollevato il loro posizioni combinate a 234 miliardi di dollari, la cifra più alta dal 2021. Gli analisti stimano che potrebbero aggiungerne altri 100 miliardi l’anno prossimo.

FHFA Chief Ends Program Designed To Help First-Time Homebuyers
Uffici Fannie Mae a Reston, Virginia.Fotografo: Kent Nishimura/Bloomberg

Mentre i funzionari dell’amministrazione Trump sono rimasti a bocca cucita sugli acquisti di MBS, hanno dichiarato ripetutamente quest’anno che avrebbero sfruttare la potenza finanziaria di Fannie e Freddie per ridurre i costi degli alloggi. I responsabili politici sono stati anche gettare le basi per riportare le società sui mercati pubblici quasi due decenni dopo essere state poste sotto tutela, e un portafoglio trattenuto più ampio probabilmente rafforzerebbe i guadagni e rafforzerebbe la loro attrattiva per gli investitori in qualsiasi offerta futura.

Per ora, però, l’impatto si fa sentire soprattutto nei 9 trilioni di dollari degli Stati Uniti agenzia mercato MBSMan mano che le imprese sponsorizzate dal governo acquistano sempre più obbligazioni, ne frenano l’afflusso sul mercato e ne sostengono i prezzi. Inoltre, l’ingresso di due grandi acquirenti in caso di ampliamento degli spread potrebbe anche attenuare la volatilità e, di conseguenza, alterare il modo in cui gli investitori valutano il rischio.

“Se si vogliono abbassare i tassi dei mutui, uno dei modi più diretti per farlo è semplicemente ordinare alle GSE di acquistare più obbligazioni ipotecarie”, ha affermato Vitaliy Liberman, gestore di portafoglio presso DoubleLine Capital. “Questa amministrazione sta esaminando tutto.”

Rappresentanti di Fannie Mae, Freddie Mac e Agenzia federale per il finanziamento dell’edilizia abitativa, che supervisiona entrambe le società, non ha risposto alle numerose richieste di commento.

Fannie and Freddie’s Investment Portfolios Are Growing

Screenshot

Utilizzati a lungo come canale a breve termine per prestiti in attesa di cartolarizzazione, i portafogli trattenuti gonfiato negli anni ’90 e 2000, quando le aziende li utilizzarono sempre più per aumentare i profitti prendendo in prestito a basso costo e investendo in obbligazioni ipotecarie ad alto rendimento.

Entro il 2008, il loro patrimonio complessivo raggiunse oltre 1,5 trilioni di dollari, e i portafogli divennero i principali motori di profitto di Fannie e Freddie. Non si limitarono ai titoli di agenzie più sicuri. Le società si arricchirono anche di obbligazioni private e altri asset che si rivelarono molto più rischiosi del previsto. Quando il mercato immobiliare crollò durante la crisi finanziaria, quelle posizioni – e la leva finanziaria che le sosteneva – generarono pesanti perdite che contribuirono a spingere Fannie e Freddie verso la tutela dei loro interessi.

In seguito, il Tesoro li costrinse a cedere i propri asset e impose rigidi limiti alla loro detenzione. Alla fine del 2022, i loro portafogli trattenuti si erano ridotti a soli 158 miliardi di dollari.

Ma ora, gli asset stanno tornando a crescere, con un incremento di oltre 50 miliardi di dollari nei cinque mesi fino a ottobre. Anche dopo il balzo, le società rimangono oltre 200 miliardi di dollari al di sotto del loro limite massimo, lasciando ampio margine per un’ulteriore crescita. La ripresa ha ha catturato l’attenzione di analisti, i quali affermano che, poiché i funzionari offrono poche spiegazioni, Wall Street è costretta a fare congetture su cosa stia guidando questo cambiamento e su quanto le GSE potrebbero aggiungere l’anno prossimo.

tassi ipotecari più bassi

Una possibile spiegazione è che l’accumulo sia finalizzato a far scendere i tassi sui mutui. Mantenendo più prestiti in portafoglio invece di venderli sul mercato, le GSE riducono l’offerta di MBS a disposizione degli investitori, un cambiamento che può comprimere i rendimenti e, di conseguenza, abbassare i tassi sui prestiti.

L’espansione si sta sviluppando mentre l’amministrazione Trump intensifica la sua attenzione sull’accessibilità economica degli alloggi. Segretario del Tesoro Scott Bessent ha detto a settembre che il presidente potrebbe dichiarare un “emergenza abitativa nazionale”. Più recentemente, il capo della FHFA Bill Pulte ha affermato che l’agenzia stava valutando la creazione di un mutuo a 50 anni per facilitare i pagamenti mensili, mentre il Presidente Donald Trump hanno esortato Fannie e Freddie in un post sui social media a “far partire i grandi costruttori di case”.

Nonostante la spinta dell’amministrazione, i tassi sui mutui sono rimasti ostinatamente elevati dal 2022, quando la Federal Reserve ha iniziato ad aumentare il tasso obiettivo per contrastare l’inflazione. Anche dopo 1,75 punti percentuali di tagli dei tassi dal 2024, la media Tasso del mutuo immobiliare a 30 anni è ancora superiore al 6%. Citigroup Inc. prevede che Fannie e Freddie aumenteranno i loro portafogli trattenuti combinati di circa 100 miliardi di dollari nel 2026, con una remota possibilità che l’aumento possa raggiungere i 250 miliardi di dollari. Tale crescita, stima la banca, potrebbe comprimere i premi di rischio MBS di circa 0,25 punti percentuali, con una parte o la totalità di tale effetto che si riverserebbe sui tassi di interesse dei consumatori sui mutui.

“Dato che Fannie e Freddie sono ancora sostanzialmente di proprietà del Tesoro, l’amministrazione ha ancora una grande influenza su di loro”, ha affermato Walt Schmidt, stratega di FHN Financial. “Offre loro uno strumento flessibile per abbassare i tassi di interesse per i consumatori, simile a quello della Federal Reserve”, che dal 2022 ha consentito che i propri titoli obbligazionari ipotecari venissero eliminati dal proprio bilancio.

Per saperne di più su Fannie Mae e Freddie Mac:
Il famoso orso Michael Burry dice di essere ottimista su Fannie e FreddieIl responsabile dell’edilizia abitativa Bill Pulte diventa una potenziale responsabilità per TrumpPimco avverte che l’IPO di Fannie-Freddie sconvolgerà MBS e farà aumentare i tassi sui mutuiAckman insegue un profitto del 1.200% su un’operazione GSE che è tutt’altro che finita

L’ampliamento dei portafogli trattenuti potrebbe anche contribuire a preparare il terreno per un’offerta pubblica di acquisto, affermano gli osservatori di mercato. Più MBS in bilancio significano maggiori interessi attivi e potenzialmente maggiori profitti, in un momento in cui i dubbi sulla redditività delle GSE in relazione al loro debito rimangono un ostacolo a qualsiasi vendita di azioni.

L’amministrazione Trump ha già iniziato a gettare le basi, comprese le informazioni informali contatto con le banche d’investimento su una potenziale offerta. Segretario al Commercio Howard Lutnick ha affermato all’inizio di questo mese che le IPO per le due società stanno arrivando “prima piuttosto che dopo.”

“Se si intende metterli fuori dalla tutela e trasformarli in entità a scopo di lucro, allora questo sarebbe un punto di partenza”, ha affermato Jason Callan, co-responsabile degli asset strutturati presso Columbia Threadneedle. “Gli investitori in un’IPO saranno interessati a possedere azioni di Fannie e Freddie solo se queste ultime possono mostrare una crescita degli utili.”

MBS Tailwind

Indipendentemente dalle motivazioni, gli analisti affermano che una nuova fonte di domanda nel mercato MBS potrebbe alterare il delicato equilibrio che determina prezzi e rendimenti obbligazionari. Portafogli trattenuti più ampi potrebbero ridurre i premi al rischio e attenuare la volatilità giornaliera, alterando le dinamiche di mercato a cui gli investitori si sono ormai abituati.

Anche le GSE potrebbero riemergere come una forza centrale sul mercato. Negli ultimi tre anni, l’attenzione si è concentrata sui gestori patrimoniali, diventati acquirenti marginali dopo che la Fed ha ridotto gli acquisti di MBS. Se Fannie e Freddie continueranno ad aumentare i loro investimenti, la situazione potrebbe cambiare.

“Se l’incremento dei portafogli delle GSE continua, diventerebbero uno degli acquirenti più importanti sul mercato e ciò costringerebbe gli investitori a prestare molta attenzione a ogni loro mossa”, ha affermato Mario Ichaso, stratega presso Wells Fargo & Co. “Il mantra diventa: ‘Non combattere le GSE'”.

Anche una modesta crescita del portafoglio potrebbe riaprire dibattiti di lunga data su quanto rischio le aziende dovrebbero assumersi e se l’espansione delle loro partecipazioni le metta sulla strada verso bilanci sempre più ampi.

“Ci sarebbe un’enorme preoccupazione politica se Fannie e Freddie iniziassero a ricostruire i loro portafogli tornando ai livelli precedenti al 2008”, ha affermato Jeana Curro, stratega presso Bank of America Corp. “Una sottoscrizione più rigorosa ha reso le obbligazioni ipotecarie più sicure di quanto non fossero in passato, ma ciononostante prevediamo che sarebbe necessaria una regolamentazione rigorosa se aumentassero in modo significativo”.

Pochi si aspettano un ritorno alla strategia pre-crisi, quando gli ingenti portafogli delle aziende erano oggetto di critiche per aver distorto i mercati e mascherato i rischi. Ma gli investitori affermano che l’attuale contesto politico rende probabile almeno un’ulteriore espansione del portafoglio.

“Abbiamo un’amministrazione più concentrata sulla crescita e ottenere vittorie in materia di politica abitativa è fondamentale”, ha affermato Brian Simon, amministratore delegato della società di investimenti alternativi Balbec Capital. “Acquistare più obbligazioni ipotecarie per contribuire a ridurre i tassi e raggiungere altri obiettivi, anche se non li abbiamo ancora visti concretizzarsi, potrebbe essere una possibilità concreta”.


12/12/25 Barron’s: Trump è la più grande opportunità e rischio di Freddie Mac. Questo analista è rialzista.

DaShaina MishkinSegui

Punti chiave

A proposito di questo riepilogo

  • Le azioni di Fannie Mae e Freddie Mac sono aumentate di oltre il 200% quest’anno, guidate dall’anticipazione di una fine del controllo governativo.
  • I piani dell’amministrazione Trump per i giganti dei mutui sono sia un grande vento in poppa che il più grande rischio per le loro azioni.
  • L’incertezza sulla strategia dell’amministrazione per ricapitalizzare e rilasciare le società rappresenta un rischio immediato.

I trader che stanno guardando un’eventuale fine al controllo governativo di due giganti del mercato dei mutui secondari hanno inviato azioni di Fannie Mae Freddie Maccliming oltre il 200% quest’anno.

Il più grande vento in poppa delle azioni, i piani dell’amministrazione Trump per il futuro delle due società, è anche il loro rischio più immediato, ha scritto l’analista di Wedbush Henry Coffey in una nota del venerdì.

Le azioni ordinarie di entrambe le società, che negoziano sui mercati OTC, sono aumentate da quando Donald Trump è stato eletto presidente nel novembre 2024. Fannie Mae è aumentata del 232% quest’anno a mezzogiorno di venerdì, mentre Freddie Mac  FMCC-6,28%era in più del 214%.

Gli investitori stanno scommettendo su una nuova offerta pubblica a breve termine e sull’eventuale rilascio dalla tutela del governo a lungo termine. Ma non ci sono state molte notizie di recente dalla Federal Housing Finance Agency, il conservatore delle società, o dal Tesoro, che detiene la partecipazione del governo in entrambe le società.

Ci si aspettava che l’amministrazione Trump agisse per porre fine alla tutela governativa di lunga data delle società, iniziata nel 2008, ma è una questione difficile senza un percorso facile che soddisfi tutte le parti interessate, tra cui proprietari di case statunitensi, acquirenti, contribuenti, investitori in titoli garantiti da ipoteca e azionisti delle società.

Il corso della politica determinerà come si esibiranno le azioni ordinarie. “Il fattore di rischio immediato inerente alla nostra visione degli investimenti è l’incertezza su quale esattamente rotta è probabile che l’amministrazione persegua”, ha scritto Coffey.

Coffey è tutt’altro che un orso. Ha avviato la copertura delle azioni ordinarie di Freddie Mac con un rating Outperform e un obiettivo di prezzo di 13,35 dollari. L’inizio di venerdì segue l’aggiornamento di fine novembre dell’intermediazione delle azioni ordinarie di Fannie Mae a Outperform, da Underperform, con un obiettivo di prezzo di 11,50 dollari.

Coffey ha valutato diversi percorsi per l’eventuale uscita delle società dalla tutela, che richiede la costruzione delle loro riserve di capitale e la decisione su come gestire l’azionario privilegiato senior del governo.

“Il fattore di rischio immediato inerente alla nostra visione degli investimenti è l’incertezza su quale esattamente il corso l’amministrazione potrebbe perseguire per monetizzare il suo investimento in [Freddie Mac] e infine ricapitolare e rilasciare (dalla tutela) entrambe le entità sponsorizzate dal governo (GSE, Fannie Mae e Freddie Mac)”, ha scritto. “Vediamo una ragionevole probabilità che l’amministrazione proceda in un modo che non metta a rischio il valore attuale delle azioni e che aumenti il capitale necessario a [Freddie Mac] per uscire dalla tutela e, per trasferire il rischio ipotecario al settore privato nel tempo”.

La chiarezza sta probabilmente arrivando, ha notato Coffey in una chiamata con Barron’s. “[I funzionari dell’amministrazione] devono uscire, molto probabilmente nel primo trimestre se non durante la prima metà del prossimo anno, e presentare un piano di capitale completo, dire alla gente cosa faranno e lasciare che il mercato si adatti”, ha detto.

“Abbiamo molte opinioni in giro, ma non ancora un piano completo”, ha aggiunto.

Scrivi a Shaina Mishkin all’indirizzo shaina.mishkin@dowjones.com


09/12/25 Bloomberg: Il famoso orso Michael Burry afferma di essere ottimista su Fannie e Freddie

Michael Burry
Michael BurryFotografo: Astrid Stawiarz/Getty Images

By Felice Maranz and Georgie McKay

Takeaways by Bloomberg AI

Michael Burry dice di detenere posizioni consistenti in azioni ordinarie di Fannie Mae e Freddie Mac e ritiene che una nuova quotazione in borsa sia «ormai imminente».

Burry è diventato rialzista su questi titoli dopo l’elezione del presidente Donald Trump e afferma che, affinché possa avvenire un’offerta pubblica, i regolatori dovranno allentare i requisiti di capitale e ridurre le pretese del governo sulle due società.

Burry sostiene che, senza un ridimensionamento delle pretese governative, le azioni ordinarie di Fannie e Freddie siano «prive di valore» e osserva che «rimane comunque un’ultima salita ripida, ventosa e rocciosa verso l’IPO per entrambe».

Machine translated from English to Italian.

Michael Burry, il gestore finanziario reso famoso da La grande scommessa , afferma di detenere posizioni considerevoli in entrambi Fannie Mae E Freddie Mac azioni ordinarie e ritiene che la ri-quotazione dei giganti del finanziamento immobiliare statunitense sia “quasi imminente”.

In 6.000 parole post del blog Lunedì, Burry ha spiegato perché ora è ottimista sulle imprese sponsorizzate dal governo, gli ostacoli politici e normativi che ancora si frappongono a un’offerta pubblica e i passi che, a suo dire, Washington deve compiere prima che la coppia possa tornare a Wall Street.

Burry si è guadagnato la fama per aver previsto il crollo del mercato immobiliare statunitense prima della crisi finanziaria del 2008. Nel post, ha condiviso estratti di una vecchia nota in cui aveva soprannominato la società “Frauddie Mac” e affermato di aver acquistato i credit default swap quinquennali della società negli anni precedenti al suo crollo, che ha portato alla tutela del governo. Mentre alcuni investitori hanno notoriamente ricoperto posizioni in Fannie e Freddie per oltre un decennioBurry ha affermato di aver iniziato a guardare con ottimismo alle azioni solo dopo l’elezione del presidente Donald Trump, avvenuta lo scorso anno.

“Personalmente possiedo azioni ordinarie sia di Fannie Mae che di Freddie Mac in buona parte”, ha scritto Burry nel post, in cui ha esaminato le attuali dinamiche politiche e il possibile valore delle azioni in caso di vendita e oltre. Il prezzo di offerta “è un fattore determinante del valore intrinseco di queste aziende, e tornerò sicuramente su questa tesi man mano che i numeri diventeranno più chiari”.

Lunedì le azioni di Fannie Mae sono salite del 2%, mentre quelle di Freddie Mac del 2,4%. La coppia, quotata over-the-counter e soggetta a oscillazioni volatili, ha guadagnato circa il 12% da fine novembre.

Screenshot

Affinché si verifichi un’offerta pubblica, Burry sostiene che le autorità di regolamentazione dovranno allentare i requisiti di capitale di Fannie e Freddie, convertire alcune azioni privilegiate in azioni ordinarie e ridurre la pretesa del governo sulle società, avvertendo che senza queste ultime, le loro azioni ordinarie sono “senza valore”.

Tuttavia, ha osservato, “resta ancora una ripida, ventosa e rocciosa salita verso l’IPO per entrambi”.

Per ulteriori informazioni su Fannie e Freddie:
Fannie e Freddie condividono la mania dei meme-stock imitativi con Wild SwingsPimco avverte che l’IPO di Fannie-Freddie sconvolgerà MBS e farà aumentare i tassi sui mutuiAckman insegue un profitto del 1.200% su un’operazione GSE che è tutt’altro che finita

Burry’s Scion Asset Management il mese scorso ha terminato il suo stato di registrazione con la SEC, sollevando la possibilità che stia chiudendo il suo hedge fund o che lo stia chiudendo agli investitori esterni.

Il suo post arriva meno di un mese dopo che l’investitore miliardario e azionista di lunga data di Fannie e Freddie Bill Ackman si è rivolto ai social media per delineare una proposta che prevede la riquotazione di Fannie e Freddie alla Borsa di New York.


07/12/25 Sole 24 Ore: La crisi di Worldline


24/11/25 Barron’s: QuantumScape Catches a Downgrade. The Stock Is Up.

By Al RootFollow

Nov 24, 2025 10:58 am EST


A prototype QuantumScape battery cell. (COURTESY QUANTUMSCAPE)

Key Points

About This Summary

  • QuantumScape shares rose 1.6% to $11.65 despite Evercore ISI downgrading the stock from Buy to Hold.
  • Evercore ISI increased its price target for QuantumScape to $12 a share from $8, potentially aiding the stock’s rise.
  • QuantumScape’s stock has gained about 121% year to date, driven by progress in solid-state battery technology.

Wall Street downgrades typically hurt stocks, but not always.

Shares of QuantumScape 

QS+1.50%, a pioneer in solid-state lithium-ion batteries, rose early Monday even though Evercore ISI lowered its call on the stock.

QuantumScape stock opened lower but rebounded for a gain of 1.6% to $11.65 in early trading. The S&P 500 

SPX+1.40% and Dow Jones Industrial AverageDJIA+0.61% were up 0.8% and 0.2%, respectively.

The move came after Evercore ISI downgraded QuantumScape shares to Hold from Buy, according to Wall Street ratings aggregators. Evercore didn’t immediately respond to a request for the report.

Advertisement – Scroll to Continue

The broker’s price target, however, went up to $12 a share from $8. That certainly helped.

Another thing that might have helped was recent trading. Shares are pretty beaten up, with a loss of 21% over the month heading into Monday trading.

That left shares up about 121% year to date. Investors have been encouraged by progress made commercializing QuantumScape’s battery technology. In June, for instance, the company announced its “Cobra Separator Process” had entered “baseline production,” which should lead to lower-cost output of solid-state lithium-ion batteries.

Advertisement – Scroll to Continue

Solid state, for QuantumScape, means its batteries have no liquid electrolyte that facilitates the flow of electrical charge. Solid-state EV batteries promise lower costs, more per-charge energy, and a better safety record. While they represent a possible panacea for EVs and battery-storage markets, the technology isn’t ready for industrial production.

Wall Street sees significant sales in 2028, but ISI Evercore doesn’t expect that to happen until 2029.

When the technology is ready, and risks to its development, are critical for QuantumScape’s ultimate success. But when substantial amounts of revenue aren’t expected to arrive for years, a difference in timing of six or 12 months doesn’t always affect investor sentiment, especially for more speculative stocks.

Neither do Wall Street ratings.

ISI Evercore was the last firm that had a Buy rating on QuantumScape stock. Now, five rate shares at Hold, and three rate shares Sell, according to FactSet. The average Buy-rating ratio for stocks in the S&P 500 is about 55%. The average analyst price target for QuantumScape stock is $10.

Write to Al Root at allen.root@dowjones.com


22/11/2025 Semafor: Irwin Simon di Tilray: «Rispondo ai regolatori, agli azionisti e a Dio»

Di Andrew Edgecliffe-Johnson

Punti Salienti:

  • Tilray Brands è leader nel cannabis in Canada e quarto produttore di birra craft negli USA; Irwin Simon ha diversificato per proteggersi dalle restrizioni federali americane che mantengono la cannabis come Schedule I.
  • Il titolo Tilray ha perso oltre il 95% dal picco 2021 e vale poco più delle vendite annuali (circa 1 miliardo di dollari), ma Simon sottolinea i 265 milioni di liquidità e il debito quasi zero.
  • Simon è fiducioso: se arriva la rescheduling a Schedule III l’azienda «esploderà»; se non arriva, resta comunque un business solido da un miliardo con prodotti desiderati da Gen Z e millennial.
  • Non ha accesso diretto a Trump, rifiuta di pagare per influenza («non rimodellerei il suo ballroom per un milione») e punta su lobby collettiva del settore e evidenze scientifiche sui benefici medici della cannabis.

Quando Irwin Simon è entrato nel settore della cannabis non consumava i suoi prodotti. Ma ha visto l’opportunità di consolidare un’industria frammentata e di «legittimare» la sostanza. «Sono una persona visionaria», dice il presidente e CEO di Tilray Brands.

La fusione tra Aphria e Tilray nel 2020 ha realizzato il primo obiettivo, creando una delle maggiori aziende di cannabis al mondo per fatturato. Rendere legittima la sostanza si è rivelato più difficile: 24 Stati USA hanno legalizzato la cannabis ricreativa, ma a livello federale resta classificata come Schedule I, insieme a eroina e LSD.

Il settore da 28 miliardi di dollari ha intensificato il lobbying e le speranze erano salite quando il presidente Donald Trump ha condiviso un video social che sembrava appoggiare i benefici medici del CBD. Ma una norma inserita nel recente spending bill che ha evitato lo shutdown ha di fatto vietato molti prodotti a base di THC derivato dalla canapa, misura definita da Tilray «fuorviante» e «proibizionista».

Simon si è protetto dalle restrizioni USA diversificando. Già leader nel mercato canadese della cannabis, Tilray è diventato il quarto produttore di birra craft negli Stati Uniti e si è mosso nel cibo «wellness» – settore che Simon conosce bene avendo fondato negli anni ’90 il gruppo di alimenti bio Hain Celestial.

Il prezzo delle azioni Tilray è crollato di oltre il 95% dal picco del 2021, scendendo sotto 1 dollaro; la capitalizzazione di 1 miliardo è appena superiore ai ricavi dell’ultimo anno (821 milioni). Simon però mette in evidenza un bilancio con 265 milioni di liquidità e debito quasi inesistente come motivo di fiducia.

Sarebbe stato nei guai se l’azienda fosse stata fortemente indebitata, spiega: «perché il debito è debito, e può anche essere la morte». Ma se il clima regolatorio USA cambiasse a suo favore, «tutti i pezzi sono al posto giusto per esplodere davvero. Se non cambia, ho comunque un business da un miliardo, un bilancio solido e prodotti che Gen Z e millennial vogliono».

L’intervista è stata editata per lunghezza e chiarezza.

Andrew Edgecliffe-Johnson: Avete una scommessa binaria sul futuro della cannabis: o non arriva la deregolamentazione negli USA, o arriva e si parte in quarta. Come condiziona il modo in cui gestite l’azienda?

Irwin Simon: La cannabis è legale in Canada, quindi so che farò crescere quel business. Oggi le mie bevande in Canada si vendono solo nei cannabis store. Se potessi venderle nei ristoranti cambierebbe tutto. La mia cannabis medica oggi si vende solo in cliniche o online. Se potessi venderla in farmacia cambierebbe tutto. E poi c’è il mercato illegale: sempre più consumatori abbandoneranno il mercato nero per passare a quello legale, perché conoscono qualità, prezzi, ecc. Credo che alcune di queste cose – magari non tutte, ma una o due – funzioneranno.

Come tenete motivati i dipendenti quando il titolo scende sotto 1 dollaro?

Dite loro: «Non siamo in difficoltà finanziaria, siamo in difficoltà di Borsa». Bisogna vendere la storia di crescita e ricordare che abbiamo il bilancio per resistere. Ma bisogna comunicare, senza chiudersi. Ci sono titoli AI là fuori senza free cash flow e con bilanci deboli che hanno prezzi altissimi. Il prezzo del titolo non racconta sempre tutta la storia.

Quali sono i trend di consumo più importanti su cui state puntando?

Primo: i giovani bevono, ma bevono meno. Un bicchiere di vino o una birra che costava 6 dollari oggi ne costa 9 o 10. Invece di tre o quattro ne prendono uno o due. La birra non sparirà. I miei figli non berrebbero mai una Bud Light; non bevono le birre di mio padre. A parte Jim Koch di Sam Adams, nessuno ha davvero rivoluzionato il settore della birra craft. Io credo di poterlo fare. Come rendere di nuovo divertente la birra? È quello che sto cercando di fare.

Quindi sperimentate con packaging, branding e bevande infuse con canapa?

Esatto. I grandi birrai tradizionali queste cose non le farebbero.

C’è stata l’aspettativa di una deregolamentazione rapida con l’arrivo dell’amministrazione Trump. Perché non è successo?

Ci sono molte altre priorità. Ma Trump ha detto chiaramente che la rescheduling va fatta. Personalmente credo che passerà da Schedule I a Schedule III, perché oggi è equiparata a cocaina ed eroina. La maggioranza degli americani vive in Stati dove è legale. Il Canada ha incassato miliardi di accise. Trump non è un bevitore né un fumatore, ma dal punto di vista regolatorio e fiscale è favorevole. Ci sono tasse da incassare e ricerche che dimostrano i benefici medici su epilessia, dolore, ansia.

Che accesso avete all’amministrazione?

Abbiamo accesso tramite lobbyist. Ma sia chiaro: io non vado alla Casa Bianca a presentare personalmente a Trump o a nessuno dell’amministrazione. Non credo che basti una persona sola, e ci sono tante altre aziende di cannabis. Dobbiamo farlo insieme. Non pagherei un milione di dollari per rimodernare la sua sala da ballo. Non credo in queste cose, non sarebbe giusto verso i miei azionisti. Si tratta di trasmettere il messaggio giusto e avere la ricerca dalla nostra parte.

Sentite la concorrenza di altre sostanze – ayahuasca, peptidi, ecc.?

La concorrenza è aumentata al 100%. Ma la cannabis resta il mio pane quotidiano. Sarà la prima a essere legalizzata, ma subito dietro ci sono gli psichedelici e voglio avere già un piede dentro. Non posso ancora venderli perché non è legale, ma stiamo facendo test.

State costruendo competenze di branding e distribuzione per quando arriverà il momento?

Ho già un vantaggio e sono in anticipo. Non mi piace mai essere indietro. Se domani la cannabis medica fosse legalizzata negli USA, potrei prendere il know-how canadese ed europeo, le mie coltivazioni, le mie genetiche e partire subito.

Non è facile. Non sto facendo una lattina di zuppa o un sacchetto di patatine. Sto facendo qualcosa di davvero difficile, con moltissimi vincoli regolatori. Rispondo a tante autorità diverse. Sono una public company, devo pubblicare i numeri… ho migliaia di azionisti. E devo rispondere anche a Dio.

NOTABLE

La norma inserita nello spending bill vieta i prodotti con più di una certa quantità di THC per contenitore. Un economista ha stimato che potrebbe mettere a rischio 300.000 posti di lavoro; un altro CEO del settore l’ha definita «un evento di estinzione» per il business dei prodotti CBD. Tilray afferma che non subirà «impatti materiali sui ricavi».

Tilray ha detto agli investitori questa settimana di essere passata dall’essere una pioniera della cannabis a «una forza trasformativa all’incrocio tra cannabis, bevande, wellness ed entertainment», il cui maggiore potenziale di mercato è oggi nel settore delle bevande.


22/11/2025 Bloomberg: Le azioni di Fannie e Freddie imitano le meme-stock con oscillazioni selvagge

Di Georgie McKay

Punti Salienti:

  • I titoli di Fannie Mae e Freddie Mac sono saliti di oltre il 500% dall’elezione di Trump un anno fa, spinti da Bill Ackman e dal nuovo direttore FHFA Bill Pulte, ma stanno ora crollando insieme al mercato crypto.
  • Giovedì e venerdì perdite a doppia cifra, legate secondo Ackman a margin call di investitori crypto costretti a vendere anche le azioni F2 per fare cassa.
  • Il rally era basato sulla speranza di una rapida privatizzazione delle due società dopo quasi 20 anni di controllo pubblico; l’amministrazione Trump lo considera priorità, ma senza dettagli né tempistiche.
  • La volatilità è estrema perché i titoli sono OTC dal 2010: un movimento del 10% è solo una deviazione di 2 sigma, contro il 2-3% di giganti come McDonald’s o Microsoft.

Bill Ackman ha acceso la miccia e Bill Pulte l’ha trasformata in un incendio.

Il loro intervento ha spinto i piccoli investitori retail verso Fannie Mae e Freddie Mac, i cui titoli sono saliti di oltre il 500% dall’elezione di Donald Trump di un anno fa. Ma ora, mentre i mercati azionari sono in preda alla volatilità e le criptovalute stanno vivendo il peggior crollo degli ultimi anni, quegli stessi investitori stanno scappando.

I violenti sell-off di giovedì, seguiti da ulteriori ribassi venerdì, ricordano che l’entusiasmo dei trader retail – in parte alimentato dal direttore della Federal Housing Finance Agency, Bill Pulte – può rovesciarsi molto in fretta. Ackman, il miliardario gestore di hedge fund, questa settimana ha pubblicato un post sui social in cui attribuisce il calo dei titoli dei due giganti ipotecari a liquidazioni forzate e margin call nel mercato crypto.

«Ho sottovalutato quanto Fannie e Freddie (“F2”) siano esposti alle criptovalute, non a livello di bilancio, ma nella composizione della loro base azionaria», ha scritto Ackman su X.

La teoria di Ackman – secondo cui gli investitori crypto indebitati, costretti a coprire margin call, stanno vendendo altri asset per fare cassa – è stata ripresa da diversi operatori di Wall Street, che giovedì hanno visto i titoli perdere oltre il 10%. Tutto questo mentre Bitcoin si avvia a chiudere il peggior mese dall’ondata di fallimenti corporate che nel 2022 aveva sconvolto il settore.

«Evidentemente c’era ancora molta leva da smaltire sia nelle cripto sia nei temi azionari che avevano corso di più», ha scritto venerdì in una nota ai clienti Charlie McElligott, strategist cross-asset di Nomura.

I titoli delle due società sono comunque sestuplicati da poco prima dell’elezione di Trump, grazie alle scommesse che Pulte guiderà il processo di privatizzazione di Fannie Mae e Freddie Mac dopo quasi vent’anni di controllo pubblico. L’amministrazione Trump ha dichiarato che è una priorità, anche se è rimasta vaga su dettagli e tempistiche.

Pulte promuove spesso l’idea, e i trader scrutano i suoi post sui social alla ricerca di indizi su cosa succederà dopo.

Tutto ricorda la prima ondata di meme-stock esplosa durante la pandemia, quando giovani annoiati a casa e pieni di assegni di stimolo cominciarono a speculare in Borsa, facendo schizzare titoli come GameStop Corp. e AMC Entertainment Holdings Inc.

Fannie e Freddie hanno vissuto un’altalena simile nell’ultimo anno, con un calo di quasi il 40% dal picco dell’11 settembre, quando il segretario al Commercio Howard Lutnick aveva alimentato le speranze di un ritorno in Borsa. La volatilità è accentuata anche dal fatto che i titoli sono scambiati over-the-counter dal 2010 (anno della delistazione dal NYSE), il che riduce il numero di potenziali investitori e la liquidità.

Oscillazioni pesanti sono la norma per entrambi. Perché Fannie o Freddie registrino una deviazione standard di due sigma – evento che statisticamente capita solo il 5% delle volte – basta che salgano o scendano del 10%, secondo i dati Bloomberg. Per fare un paragone: lo stesso evento per McDonald’s Corp. richiederebbe un movimento di poco più del 2%, per Microsoft Corp. di circa il 3%.

Ackman, fondatore di Pershing Square Capital Management, da anni invita a comprare Fannie Mae e Freddie Mac sostenendo che i titoli sono a sconto e schizzeranno quando il governo USA smantellerà le sue enormi partecipazioni. Pur continuando a spingere per la privatizzazione nelle ultime settimane, martedì ha detto che ci vorrà «un tempo significativo» perché il governo «esegua con attenzione» il piano.

— Con la collaborazione di Bailey Lipschultz


21/11/25 Bill Ackman: Fannie e e Freddie impestate con le cripto

Screenshot

20/11/2025 Barron’s: Blue Owl sta attraversando un anno difficile. Il co-CEO dice che i timori degli investitori sono “infondati”

By Bill Alpert

Punti Salienti:

  • Blue Owl Capital (OWL) è leader nel private credit e nel finanziamento di data center AI; nonostante performance eccellenti (+20% fatturato, record di raccolta, fondi solidi), il titolo ha perso quasi il 50% da inizio anno e i fondi quotati trattano con sconti elevati.
  • Marc Lipschultz considera i timori sul private credit infondati: i default citati (First Brands, Tricolor) sono casi marginali; il settore è solido e incompatibile con un mercato azionario/ai massimi.
  • Sui data center AI Blue Owl ha impegnato >50 miliardi di dollari in progetti con Meta, Oracle e altri hyperscaler; contratti di locazione blindati 15-20 anni con Big Tech rendono questi investimenti tra i migliori rischio/rendimento mai visti.
  • Lipschultz favorevole all’ingresso del private credit nei 401(k), ma con regolamentazione adeguata; il momento di sconto sul mercato pubblico è un’opportunità di acquisto.

Dopo anni di adulazione, il mercato azionario ha voltato le spalle ai gestori di fondi di private credit. Gli investitori hanno anche iniziato a nutrire dubbi sui miliardi di dollari spesi per i data center per l’intelligenza artificiale.

Blue Owl Capital (OWL) è leader in entrambi questi settori e il suo titolo è sceso di quasi la metà dall’inizio dell’anno, arrivando recentemente a 13,79 dollari. Questa settimana l’azienda ha subito un altro tipo di battuta d’arresto, quando le valutazioni profondamente scontate dei fondi creditizi di Blue Owl hanno fatto saltare i piani di fusione tra due di essi.

Barron’s ha recentemente chiesto al co-CEO di Blue Owl Marc Lipschultz se il private credit abbia perso il suo fascino proprio mentre l’amministrazione Trump sta valutando questi prodotti per i piani pensionistici 401(k). Ci siamo chiesti se le ultime notizie su frodi creditizie rappresentino un cattivo presagio per il private credit o per le banche concorrenti.

Negli ultimi due mesi i fondi Blue Owl hanno impegnato più di 50 miliardi di dollari per costruire data center per Meta Platforms, Oracle e altri hyperscaler dell’IA. Si tratta dei maggiori progetti di capitale finanziati privatamente della storia moderna. Renderanno?

Ecco le nostre domande e le risposte di Lipschultz nell’intervista editata.

Barron’s: L’S&P 500 è salito del 13% quest’anno, ma le azioni dei gestori di private credit Ares Management e Blue Owl Capital sono crollate. Gli investitori sono spaventati dai default del fornitore di componenti auto First Brands e del prestatore subprime Tricolor. Il private credit è in pericolo?

Marc Lipschultz: È un momento curioso. Il mercato è molto rialzista, come dimostrano i massimi storici degli indici e gli spread creditizi stretti. Le banche hanno riportato risultati finanziari estremamente solidi e commenti positivi sul comportamento dei consumatori e sul credito al consumo.

Eppure, allo stesso tempo, c’è chi dice di essere preoccupato quando sente la parola “private” davanti a “credit”. È molto, molto strano.

Quando si approfondisce, restano solo aneddoti su First Brands o Tricolor – casi quasi irrilevanti: aziende piccole, in un angolo specifico del mondo che non è il private credit.

L’unica cosa che possiamo fare è comunicare e lasciare che i fatti parlino.

I fatti quali sono?

I fatti sono che il business di Blue Owl va davvero bene. Abbiamo avuto un anno stellare nonostante una forte volatilità. È stato l’anno dei dazi del “Liberation Day” e di grandi turbolenze politiche. Eppure rendimenti, rischio, volatilità – tutti i parametri su cui ci concentriamo – stanno raggiungendo o superando le aspettative.

Questo si riflette nella continua raccolta: negli ultimi 12 mesi record di impegni di capitale. Fatturato +20%, utili in crescita a livelli interessanti e un dividendo elevato (0,88 dollari annui per azione, yield 6,5%). Eppure non veniamo valutati come un’azienda con crescita al 20%, business solido e alto dividendo.

Il vostro fondo quotato da 17 miliardi Blue Owl Capital Corporation (OBDC) tratta con uno sconto del 21% sul NAV. Questo ha bloccato la fusione con un fondo privato più piccolo, i cui investitori avrebbero subito una perdita. Quali sono le lezioni?

Valuteremo alternative per creare valore a lungo termine per gli azionisti. I portafogli di entrambi i fondi performano estremamente bene, fondamentali e qualità creditizia eccellenti.

Un fondo è pubblico e uno privato, quindi vogliamo dare più opportunità di liquidità agli investitori del fondo privato. Non c’è fretta: i fondi continuano a rendere molto bene.

È possibile che nei portafogli di private credit si nascondano “scarafaggi” mentre l’economia complessiva regge?

È fondamentalmente incompatibile – matematicamente incompatibile – preoccuparsi della salute dei prestatori senior (Blue Owl e peers) ed essere contemporaneamente entusiasti di tutto ciò che viene dopo nella struttura del capitale. Non si può credere a entrambe le cose nello stesso momento.

O gli altri mercati hanno ragione e c’è uno strano “carve-out” solo sul credito senior, oppure tutti gli altri mercati dovranno correggere. Se migliaia delle nostre controparti fallissero, equity e bond verrebbero distrutti.

Ma ci sono notizie di debitori che frodano le banche…

Chiunque può essere vittima di frodi. Non starò mai in una casa di vetro a puntare il dito.

Le frodi esistono da sempre. Uno dei grandi vantaggi del private credit è la profondità di coinvolgimento e il flusso informativo che richiediamo. Andiamo molto a fondo, investiamo importi rilevanti e monitoriamo da vicino: questo scova il rischio frode.

Molti vostri prestiti non sono verso aziende sponsorizzate da private equity o corporate sponsor?

Amiamo lo sponsor finance. Vogliamo un’altra parte sofisticata che abbia messo tanto capitale a rischio prima del nostro. Se i crediti crescono improvvisamente di miliardi, anche l’ultimo associato del PE se ne accorge subito.

Avere uno sponsor sofisticato con interesse concentrato è un enorme vantaggio per la protezione del credito.

Il private equity ha raggiunto il picco? Il private credit è legato a una nave che rallenta?

Il private equity è entrato in una nuova fase meno esplosiva. Non è più iper-crescita, ma resta attraente. Ci saranno meno fondi di successo e meno alpha, i grandi diventano più grandi, i limited partner consolidano i gestori: questo ci avvantaggia.

Guardi l’ecosistema infrastruttura digitale, dove abbiamo un ruolo outsized. Il nostro business RE ha pionierizzato i triple-net lunghi con controparti investment-grade. Ora i tre maggiori data center AI costruiti nell’ultimo anno sono tutti progetti Blue Owl.

A proposito di data center AI, gli investitori sono preoccupati per i centinaia di miliardi che hyperscaler come OpenAI, Oracle, Microsoft, Meta e Google stanno spendendo. Dovrebbero?

Nei prossimi 10 anni l’IA sarà una forza trasformativa enorme. È difficile scommettere contro.

Le valutazioni da decine di miliardi delle nuove startup AI possono essere discutibili – è la mania del venture. Ma io non ho quella tolleranza al rischio.

I migliori investimenti rischio/rendimento che ho visto in 30 anni di carriera sono legati proprio all’infrastruttura digitale: asset grandi, tangibili, affittati con contratti blindati 15-20 anni alle aziende più grandi del mondo.

L’infrastruttura è una necessità, la trasformazione è reale e – in sintesi – Microsoft pagherà le fatture. Se qualcuno pensa che Microsoft, Meta e Google non pagheranno, ha problemi ben più gravi.

Queste aziende capiscono la tecnologia generazioni avanti rispetto a noi. Stanno investendo trilioni perché sanno cosa possono fare questi modelli. Tra i cinque hyperscaler sono buoni per un trilione nei prossimi due anni. Forse avranno un ritorno fantastico, forse no. Ma non sono fondamentalmente sbagliati. Non si sveglieranno tra due anni dicendo “quella cosa dell’IA era una sciocchezza”. È reale.

Queste aziende usano SPV off-balance, come fanno ad essere obbligate?

Sono obbligate tramite contratti di locazione – esattamente come abbiamo fatto migliaia di volte nel real estate. Il contratto giusto, senza possibilità di recesso e con garanzia corporate, è eccezionalmente sicuro. A meno di bancarotta, devono pagare.

Questi sono progetti monumentali e quando all’improvviso serve capitale massiccio dove prima non ce n’era, con squilibrio a favore di chi fornisce capitale, nasce un’opportunità straordinaria.

Il presidente Trump vuole inserire prodotti alternativi come i vostri nei 401(k). Fa bene ai pensionati o solo all’industria?

L’accesso ai private markets è un “must-have” per avere esposizione completa all’economia moderna. Chi ha pensione tradizionale, fondi sovrani o è ricco ce l’ha. Chi risparmia solo con 401(k) è svantaggiato. Oggi gran parte del mercato è coperta da capitale privato. Va regolamentato bene, ma è interesse di tutti.

Ma i 401(k) entrerebbero proprio quando le istituzioni si stanno stancando dei private?

Al contrario: gli ultimi 12 mesi di fundraising istituzionale sono i migliori di sempre. In digital infrastructure abbiamo appena chiuso con Qatar Investment Authority (1 miliardo). Non è un business generico: gestore e prodotto contano.

Eppure il mercato pubblico vi tratta male.

Sembra l’occasione perfetta per essere avidi quando gli altri hanno paura per motivi infondati e difficili da spiegare. È questo che rende il momento interessante.

Grazie, Marc.

Scrivi a Bill Alpert: william.alpert@barrons.com


20/11/2025 Bloomberg: La macchina da soldi di Blue Owl va in tilt di fronte alle crepe del private credit

Di Olivia Fishlow, Davide Scigliuzzo ed Ellen DiMauro

Punti Salienti:    

  • Blue Owl Capital ha improvvisamente annullato la fusione tra due fondi di private credit annunciata solo due settimane fa, dopo le proteste degli investitori per le potenziali perdite.
  • Le azioni della società sono scese ai minimi dal 2023 e hanno perso quasi il 41% nell’ultimo anno, riflettendo le crescenti tensioni nel settore del private credito   
  • Il fondo privato Blue Owl Capital Corp. II registra un’impennata di richieste di rimborso; senza una soluzione di liquidità entro aprile 2026 rischia la liquidazione.    
  • Il CEO Craig Packer minimizza i problemi («non c’è nessuna emergenza») ma ammette la frustrazione per lo sconto del 20% sul NAV e lascia aperte tutte le opzioni, inclusa la quotazione o la vendita di attivi.

Craig Packer, presidente e CEO di Blue Owl Capital Inc., è stato negli ultimi anni una presenza fissa alla Borsa di New York, suonando più volte la campanella di apertura per festeggiare i fondi pubblici del colosso del private credit.

Craig PackerPhotographer: Bloomberg

Mercoledì, pochi minuti dopo l’apertura dei mercati, il suo umore era tutt’altro che festoso.

Blue Owl aveva appena annunciato l’abbandono della fusione programmata tra due dei suoi fondi di private credit, facendo marcia indietro su un’operazione resa nota il 5 novembre dopo le critiche sollevate dalle potenziali perdite che alcuni investitori avrebbero dovuto subire. Questa settimana le azioni della società madre sono scese ai minimi dal 2023.

Packer si è lamentato degli «articoli negativi» sul private credit che hanno fatto crollare il titolo. Riferendosi ai business development company (BDC) della società, il co-fondatore ha dichiarato a CNBC: «Qui non c’è nessuna emergenza».

L’inversione a U rappresenta un raro momento di imbarazzo per Blue Owl, che per anni è stata considerata il simbolo del boom del mercato del private credit da 1.700 miliardi di dollari. Nata nel 2021 dalla fusione tra Owl Rock Capital e Dyal Capital Partners, si è presentata come uno sportello unico di finanziamento in grado di competere con le banche e i più grandi gestori alternativi.

L’operazione di fusione fallita sta inoltre mettendo sotto una nuova lente d’ingrandimento Blue Owl, proprio mentre cerca di lasciarsi alle spalle gli ultimi retaggi dei vecchi modelli di fondi.

L’unico veicolo privato che sarebbe stato incorporato nel fondo pubblico più grande è l’ultimo fondo Blue Owl strutturato in quel modo. Era stato concepito per garantire agli investitori una certa liquidità tramite quotazione, fusione o vendita.

Dopo i clamorosi fallimenti di First Brands Group e Tricolor Holdings, il CEO di JPMorgan Chase & Co. Jamie Dimon ha messo in guardia contro standard di sottoscrizione più deboli tra i prestatori non bancari, mentre Jeffrey Gundlach, CEO di DoubleLine Capital, ha definito il private credit un sistema che permette «prestiti spazzatura» capaci di innescare una crisi finanziaria.

In un’intervista a Bloomberg mercoledì, Packer ha dichiarato che il fondo ha performato bene e che Blue Owl collaborerà con il consiglio del fondo per trovare una soluzione di liquidità per gli investitori.

«Tutte le opzioni sono sul tavolo», ha detto, compresa la quotazione del fondo o la vendita di attivi. «Potrebbero emergere altre opzioni nei prossimi mesi».

Il modello BDC

Nei primi anni Blue Owl ha lanciato diversi BDC privati destinati a individui facoltosi, pensati per offrire loro un’uscita futura.

Quel modello è stato progressivamente sostituito dai cosiddetti BDC «perpetual», che possono raccogliere capitale a tempo indeterminato. Nel corso degli anni Blue Owl ha quotato questi veicoli più vecchi o li ha fusi con omologhi pubblici, una strategia rivelatasi molto redditizia.

Quando più di sei anni fa Blue Owl portò in borsa il suo BDC più grande, i proventi lordi della quotazione ammontarono a circa 153 milioni di dollari, con debutto a 15,30 dollari per azione. All’epoca Packer liquidò come invidia o ignoranza le domande sulla crescita rapidissima della società durante una conference call.

Il private credit crebbe a dismisura grazie a tassi bassi, al ritiro delle banche e alla diffusa necessità di finanziamento. Parallelamente, la ricchezza dei vertici di Blue Owl è aumentata in modo esponenziale. I co-fondatori Doug Ostrover, Marc Lipschultz e Michael Rees sono ciascuno miliardari secondo il Bloomberg Billionaires Index.

Ma lo stress nel private credit è iniziato a salire: i debitori fanno fatica a gestire i propri debiti, i tagli dei tassi hanno ridotto i margini dei prestatori e le società hanno stretto gli spread per strappare operazioni alle banche. Questa prospettiva ha spinto gli investitori a vendere le proprie partecipazioni nei BDC, provocando un forte calo delle quotazioni.

Le azioni Blue Owl hanno perso quasi il 41% in un anno

Screenshot

Siamo ai minimi dal 2023

Blue Owl ha cercato di fondere il suo fondo privato più piccolo — Blue Owl Capital Corp. II — nel più grande fondo quotato OBDC in un momento in cui quest’ultimo scambiava con uno sconto di circa il 20% rispetto al valore netto dell’attivo (NAV) del portafoglio.

«Siamo molto frustrati per lo sconto», ha detto Packer. «Abbiamo usato buyback quando il titolo era a questi livelli in passato, quindi è logico pensare che lo useremo anche ora». OBDC ha annunciato un programma di riacquisto azioni da 200 milioni di dollari in concomitanza con l’annuncio della fusione.

Il fondo privato, che offre agli investitori la possibilità di ritirare il capitale ogni trimestre, ha registrato un’impennata di richieste di rimborso. Nel terzo trimestre il veicolo ha approvato circa 60 milioni di dollari di riscatti, superando il limite prestabilito, come emerge dai documenti depositati.

Se i riscatti dovessero accelerare — cosa che alcuni operatori di mercato si aspettano — i gestori potrebbero essere costretti a chiudere le uscite (gating). Blue Owl aveva bloccato i riscatti del fondo privato al momento dell’annuncio della fusione, ma ha poi comunicato che intende riattivarli nel primo trimestre del prossimo anno.

«Non abbiamo mai avuto un periodo in cui non abbiamo soddisfatto fino all’ultimo centesimo», ha detto Packer in un’intervista, «ma se per un certo periodo i riscatti dovessero essere elevati, ne parleremo con il consiglio e decideremo cosa è giusto fare».

La gestione del fondo ha tempo fino ad aprile per trovare una soluzione o dovrà prendere in considerazione la liquidazione e lo scioglimento del veicolo, come indicato nei documenti, anche se tipicamente i gestori hanno una certa flessibilità per derogare alla scadenza.


19/11/2025 Bloomberg: Il piano di Ackman su Fannie-Freddie fa impennare i titoli dopo il pitch alla Casa Bianca

Di Georgie McKay, Felice Maranz e Yiqin Shen

Punti Salienti:

  • Bill Ackman propone di rilistare subito Fannie Mae e Freddie Mac al NYSE, azzerare la senior-preferred del Tesoro e esercitare l’opzione governativa per prendere quasi l’80% del capitale comune.
  • La mossa premierebbe enormemente gli azionisti comuni, azzerando centinaia di miliardi di obblighi legati alle preferred del bailout.
  • I titoli sono saliti di oltre il 15% dopo il post di Ackman su X; da inizio novembre 2024 guadagnano oltre il 700%.
  • Reazioni miste: alcuni analisti ritengono il piano fattibile e rapido, altri (come Jim Parrott) lo considerano privo di logica politica se le GSE restano in conservatorship.

Bill Ackman è ancora convinto che la sua scommessa su Fannie Mae e Freddie Mac possa dare frutti già quest’anno, ancheda anche senza una maxi-IPO. E non è il solo.

I titoli dei due giganti ipotecari controllati dal governo sono saliti di oltre il 15% da quando martedì il fondatore di Pershing Square Capital Management ha illustrato su X una proposta che dice di aver recentemente presentato alla Casa Bianca.

Il piano prevede il rilancio di Fannie e Freddie al New York Stock Exchange, l’azzeramento della senior-preferred del Tesoro e l’esercizio dell’opzione governativa per acquisire quasi l’80% del capitale comune. Ackman sostiene che questi passi potrebbero essere compiuti “immediatamente”, rispetto al percorso molto più lungo che prevede la fine della conservatorship e una grande offerta pubblica.

Una simile manovra si rivelerebbe estremamente redditizia per gli azionisti comuni, cancellando centinaia di miliardi di dollari di obblighi legati alle preferred emesse in era bailout e permettendo che una quota maggiore degli utili fluisca verso gli investitori privati.

In un successivo Q&A Ackman – che ha sottolineato anche i benefici per i contribuenti – ha detto di aver discusso il piano con il Presidente Donald Trump, il Segretario al Tesoro Scott Bessent, il Segretario al Commercio Howard Lutnick e il Direttore della Federal Housing Finance Agency Bill Pulte, e ritiene che l’amministrazione lo stia valutando.

«Fannie e Freddie soddisfano i requisiti di quotazione del NYSE – azioni in circolazione, numero di azionisti, test sugli utili, reporting finanziario, ecc.», ha detto Ed Groshans, analista di Compass Point. «Il commento di Ackman secondo cui il NYSE può essere pronto a listare le GSE in poche settimane appare ragionevole».

Screenshot

La borsa è «più profonda e liquida, con maggiori controlli sugli spread bid-ask», ha aggiunto. «Questi fattori dovrebbero migliorare il trading e la pricing per tutti gli investitori».

Come parte della sua presentazione sui social, Ackman ha affermato che una vendita di azioni da parte del Tesoro mentre Fannie e Freddie restano in conservatorship governativa semplicemente non è fattibile al momento.

«Il suo cambiamento di rotta suggerisce che è diventato più pessimista sulla capacità dell’amministrazione di completare tutto il lavoro necessario per un’uscita di successo dal poco tempo rimasto», ha detto Ben Elliott, analista di Bloomberg Intelligence.

I titoli Fannie e Freddie sono schizzati di oltre il 700% da inizio novembre 2024 – poco prima delle elezioni – anche se hanno perso circa un terzo del valore dal picco dell’11 settembre.

Tensioni riportate tra Bessent e Pulte, accuse di condivisione impropria di dati ipotecari e proposte di mutui a 50 anni o portabili hanno complicato ulteriormente la situazione negli ultimi tempi.

«Il sentiment sul trade Fannie-Freddie sembra guidato soprattutto dal retail, con relativamente poche grandi posizioni istituzionali sul comune», ha detto Elliott di BI. «I trader retail sono ancora ottimisti, ma gli investitori più sofisticati mostrano segni di preoccupazione».

Con i piani di IPO ancora in alto mare, gli analisti hanno registrato un’impennata di richieste da parte degli investitori sui titoli. «Negli ultimi due mesi l’interesse è stato altissimo», ha detto Bose George, analista di Keefe, Bruyette & Woods, che ha rating underperform sui titoli. «Non persone che penso stiano comprando, più gente che si prepara nel caso».

Ma al momento «la domanda chiave è se il Tesoro sia d’accordo con la premessa di Bill Ackman che le senior preferred vadano perdonate invece di essere convertite in comune», ha detto George. «Se sono d’accordo, l’idea di Ackman appare ragionevole».

Non tutti però vedono la saggezza nella proposta di Ackman.

«Capisco perché Ackman voglia vedere le GSE rilistate anche se non escono dalla conservatorship, ma la logica di politica pubblica mi sfugge», ha detto Jim Parrott, non-resident fellow all’Urban Institute ed ex consigliere per la politica abitativa del Presidente Barack Obama.

«Se non altro, suggerisce che finalmente sta diventando chiaro, ancora una volta, che le GSE non usciranno presto dalla conservatorship», ha aggiunto Parrott. «Questo sembra spingere la gente a cercare altri modi per monetizzare i propri interessi».


06/11/25 Bloomberg: Consiglio di Amministrazione di Worldline Approva Aumento di Capitale da 500 Milioni di Euro

By Steven Arons

.

Worldline SA ha detto che il suo consiglio di amministrazione ha approvato un aumento di capitale da 500 milioni di euro (576 milioni di dollari), confermando un report di Bloomberg News.

La transazione è “per accompagnare la nostra trasformazione strategica mentre rafforziamo la struttura finanziaria di Worldline in questo momento cruciale”, ha detto il CEO Pierre-Antoine Vacheron in un comunicato giovedì.

L’annuncio fa parte di un investor day e Worldline ha anche svelato nuovi target finanziari.

L’azienda francese di pagamenti ha parlato con le banche nelle ultime settimane di modi per raccogliere capitale che potrebbero includere una possibile vendita di azioni, hanno detto ieri persone informate sui fatti. Stava considerando la possibilità di raccogliere diverse centinaia di milioni di euro, hanno detto.

Questo èil grafico di Worldline: la trasfusione da 500 milioni riuscirà a rilanciare questa un tempo beniamino del mercato?

Screenshot

Vediamo cosa ne pensa ChatGPT

Worldline fa un aumento di capitale da 500 milioni: basteranno per rilanciarla e far crescere il prezzo in borsa ?

Ecco un’analisi della situazione relativa a Worldline SA (ticker WLN) e del recente aumento di capitale da €500 milioni, con il mio parere personale su se – e in quale misura – questo possa contribuire ad un rilancio del titolo.

✅ Cosa sappiamo

  1. Il Consiglio di Worldline ha approvato un aumento di capitale per €500 milioni.  
  2. Dettagli operativi: l’aumento si compone di due fasi — circa €110 milioni con aumento riservato (tra cui Bpifrance, Crédit Agricole e BNP Paribas) e circa €390 milioni in aumento aperto agli azionisti (rights issue).  
  3. Worldline ha fissato obiettivi strategici: dal 2027 al 2030 intende crescere il fatturato di circa il 4% all’anno (CAGR) e generare €1 miliardo di “core earnings” nonché cash-flow libero positivo entro il 2027.  
  4. Il contesto è critico: l’azienda ha avuto perdite, problematiche reputazionali (indagine su unità belghe), contrazione patrimoniale, e forte pressione finanziaria.  
  5. Le stime degli analisti: il target medio a 12 mesi è intorno a ~€3,20 per azione, da un prezzo corrente attorno a ~€2,30–€2,40.  

⚠️ Quali sono le incognite

  • Anche con l’aumento di capitale, il piano di rilancio richiede tempi medio-lunghi (entro il 2027).
  • Una crescita del fatturato del 4% annua è modesta e indica che non si tratta di un “boom” ma piuttosto di un ritorno alla stabilità.
  • La reputazione e le questioni regolamentari rappresentano rischi significativi: gli investitori vorranno vedere prove concrete di miglioramento della governance e del controllo dei rischi.
  • L’aumento di capitale diluisce gli azionisti esistenti (rights issue) e potrebbe pesare sul prezzo azionario nel breve termine.
  • Il consensus degli analisti non è entusiasta: la raccomandazione è “Hold” e non “Buy”.  

🎯 Il mio giudizio: “Basterà?”

In sintesi: potrebbe essere un passo necessario per stabilizzare l’azienda, ma non è sufficiente da solo per garantire un forte rialzo del titolo nel breve termine.

Se fossi costruttivo, direi che l’aumento di capitale è un segnale positivo perché mostra che la società trova sostegno – anche da banche francesi – e che sta cercando di rifinanziare una struttura indebolita. Tuttavia, dal punto di vista dell’investitore, ci sono due scenari:

  • Scenario moderatamente positivo: se Worldline raggiunge i target (CAGR 4%, core earnings +1 mld, free‐cash‐flow positivo entro 2027) e migliora la governance, il titolo potrebbe recuperare parte del terreno perso, magari avvicinandosi al target medio ~€3-€4.
  • Scenario cautelativo: se i progressi sono lenti, se emergono altri problemi regolamentari o di clientela, allora l’aumento potrebbe non bastare e il titolo potrebbe stagnare o addirittura peggiorare.

Dunque, sì – l’aumento può “servire” a ripartire, ma non garantisce che il prezzo riprenda in modo significativo e rapido. È un sem­e che va coltivato bene.

Se vuoi, posso guardare modelli di valutazione più approfonditi su Worldline (DCF, multipli comparabili, scenario best/worst) per stimare un potenziale più preciso del titolo. Vuoi che lo faccia?


27/10/25 Bloomberg: Il Rally Meme di Beyond Meat Porta i Detentori di Convertibili in una Cavalcata Selvaggia

Di Yiqin Shen e Dorothy Ma

Punti Salienti:

  • Beyond Meat Inc. ha raccolto oltre 1 miliardo di dollari vendendo un bond convertibile zero-coupon in scadenza nel 2027 quattro anni fa, con società come Wolverine Asset Management e DE Shaw & Co. che hanno acquistato.
  • Quest’anno l’azienda ha lanciato un’offerta di scambio con i detentori di bond esistenti, pagando un interesse del 7% e azioni aggiuntive in cambio delle vecchie note, portando a una cavalcata selvaggia per i detentori mentre l’azione è schizzata alle stelle e poi crollata.
  • I gestori di fondi hanno utilizzato strategie di arbitraggio convertibile, coprendo la posizione lunga nel bond shortando l’azione sottostante, ma i movimenti violenti nell’azione hanno costretto i trader a decidere come aggiustare le loro posizioni e incassare i profitti.

Quattro anni fa, Beyond Meat Inc. è stata in grado di raccogliere oltre 1 miliardo di dollari vendendo un bond convertibile zero-coupon in scadenza nel 2027, approfittando delle scommesse sfrenate sul futuro dei prodotti a base di carne vegetale.

Wolverine Asset Management, DE Shaw & Co. e Context Capital Management sono state tra le società che hanno acquistato, solo per assistere al crollo spettacolare delle fortune di Beyond mentre la mania per gli hamburger senza carne svaniva.

Quest’anno, Beyond ha dovuto affrontare la scadenza imminente da una posizione di debolezza. Ha lanciato un’offerta di scambio con i detentori di bond esistenti attraverso uno swap di debito che paga un interesse del 7% e azioni aggiuntive in cambio delle vecchie note.

Ciò che sembrava un risultato piuttosto positivo per i detentori di bond si è rapidamente trasformato in una cavalcata selvaggia dopo che le azioni di Beyond Meat sono state coinvolte nell’ultima ondata di follia da meme-stock. L’azione è schizzata di circa 1.300% in pochi giorni, consegnando, almeno sulla carta, un windfall ai detentori del convertibile. Il bond stesso, in scadenza nel 2030, viene scambiato intorno a 110 centesimi sul dollaro.

Nel mondo dei bond convertibili, però, il risultato è raramente così lineare. I gestori di fondi spesso utilizzano strategie di arbitraggio convertibile, coprendo la posizione lunga nel bond shortando l’azione sottostante. Quelle posizioni vengono aggiustate costantemente in modo da rimanere delta-neutrali, o isolate dalle oscillazioni delle azioni.

Quella proposta diventa problematica quando un’azione balza di 14 volte in pochi giorni, per poi crollare quasi del 50% altrettanto rapidamente, come ha fatto Beyond. I movimenti violenti hanno costretto i trader a decidere quanta azione shortare, o quando chiudere le posizioni e incassare i profitti.

“Non credo che nessuno sia entrato in questo trade pensando che l’azienda che sta stampando un sacco di nuove azioni sarebbe diventata una meme-stock e avrebbe tradingato su di qualche centinaio di percento”, ha detto Eli Pars di Calamos Investments, uno dei detentori del debito. Ha rifiutato di commentare le ultime posizioni della società.

Pars l’ha definita “complessivamente una situazione win-win” sia per l’azienda che per gli investitori convertibili. Ha detto che è probabile che i detentori abbiano guadagnato sul trade, ma quanto ovviamente dipendeva da come hanno tradato l’azione durante la sua cavalcata selvaggia.

“Non importava quale hedge si avesse all’ingresso del tender perché la quantità di azioni ricevute era un multiplo di qualsiasi posizione short”, ha detto, aggiungendo che a questo punto la maggior parte dei player probabilmente detiene i bond con poco o nessun hedge sulle azioni.

Le azioni Beyond hanno chiuso il 16 ottobre a 52 centesimi l’una. Tre sessioni dopo venivano scambiate a 7,69 dollari prima di chiudere a 3,58 dollari. La svendita è continuata lunedì, con l’azione a 1,95 dollari alle 9:31 a New York.

Le registrazioni mostrano che D. E. Shaw e Wolverine Asset Management hanno venduto decine di milioni di azioni Beyond Meat nei giorni precedenti a quando l’azione è schizzata in alto nel suo turno meme.

Valence, un’entità elencata in una registrazione regolatoria di D. E. Shaw, ha venduto l’azione fino a 7,19 dollari mercoledì. La maggior parte delle azioni è cambiata di mano a prezzi molto più bassi, alcune intorno a solo 1 dollaro. Nel corso di una settimana, il fondo ha venduto azioni per un valore di 24 milioni di dollari, secondo la registrazione.

Wolverine Asset Management ha venduto blocchi di azioni a prezzi inferiori a 1 dollaro in transazioni combinate per un totale di circa 8 milioni di dollari, secondo una registrazione separata.

Wolverine e Context Capital hanno rifiutato di commentare, mentre DE Shaw non ha risposto a una richiesta di commento.

Beyond Meat ha chiesto ai detentori delle note convertibili da 1,15 miliardi di dollari in scadenza nel 2027 di scambiarle con fino a 203 milioni di dollari di nuovi bond in scadenza nel 2030 e 326 milioni di azioni ordinarie, secondo una registrazione.

La nuova struttura, nota come “payment-in-kind” (PIK), permette a Beyond Meat di pagare gli interessi con debito aggiuntivo piuttosto che dalle sue riserve di cassa. Le nuove note pagano un interesse PIK del 9,5% annuo.

L’azienda sta ora esortando i creditori rimanenti a unirsi allo scambio. L’offerta scade martedì. PJT Partners Inc. sta consigliando Beyond Meat sull’affare.

La transazione sottolinea la flessibilità del debito convertibile e come possa essere utile alle corporates in difficoltà, ha detto Syed “Raj” Imteaz, capo del convertible e equity derivatives advisory di ICR Capital e consulente indipendente per emittenti di debito convertibile.

“Qualsiasi altro debito in quest’azienda avrebbe spazzato via completamente gli investitori equity, ma perché questo è un convertibile e non aveva covenant, la management aveva la flessibilità per eseguire questa transazione”, ha detto.


22/10/25 Bloomberg: Il momento meme-stock di Beyond Meat può aiutare il pianeta

Di Mark Gongloff

Punti Salienti:

  • Essere una meme stock è intrinsecamente umiliante, ma lo status attuale di Beyond Meat Inc. potrebbe promuovere proteine alternative alla carne bovina, riducendo significativamente le emissioni di carbonio.
  • Le azioni di Beyond Meat sono esplose di quasi 1.300% in soli quattro giorni, passando da 50 centesimi a 4,30 dollari, anche se lontane dal record del 2019
  • Le vendite di Beyond Meat sono calate da 465 milioni di dollari nel 2021 a 326 milioni l’anno scorso, ma sostituire occasionalmente la carne rossa con proteine alternative migliora salute e ambiente.
  • Il riscaldamento globale renderà l’allevamento del bestiame più costoso, rendendo i sostituti della carne sempre più appealing, indipendentemente dalla sopravvivenza di Beyond Meat.

Essere una meme stock è intrinsecamente umiliante. Di solito significa che sei stato giudicato e trovato carente dalla stragrande maggioranza dei professionisti dell’investimento addestrati, ma salvato da alcuni Redditori che hanno deciso di far salire il numero perché emoji razzo LOL. È un po’ come essere l’anima della festa perché sei l’unico disposto a ingoiare un pesce rosso vivo.

È per questo che mi risulta difficile, come scocciatore climatico cupo, entusiasmarmi troppo per lo status di Beyond Meat Inc. come meme stock del momento. Come ho scritto questa settimana, se gli americani sostituissero occasionalmente la carne bovina con qualche altra proteina – inclusa la carne bovina finta – potremmo fare una significativa ammaccatura nelle emissioni di carbonio e aiutare a impedire che il pianeta si arrostisca. Beyond Meat potrebbe giocare un ruolo in ciò. Ma la sua sopravvivenza come azienda non è necessaria per frenare il riscaldamento globale. Né il fatto che il suo titolo sia sbattuto in giro da venditori allo scoperto e squeezers allo scoperto è una garanzia della sua sopravvivenza.

Le azioni di Beyond Meat sono esplose di quasi 1.300% in soli quattro giorni, ma tali percentuali sono abbastanza raggiungibili quando si parte da numeri minuscoli. Le azioni sono passate da un tragico 50 centesimi una settimana fa a un meramente triste 4,30 dollari al momento di questa scrittura (quando il trading non viene sospeso per volatilità). Ma il record del 2019 di 234,90 dollari – per non menzionare l’altitudine di crociera di circa 130 dollari in un glorioso anno tra il 2020 e il 2021 – è un ricordo lontano. Beyond Meat era una meme stock anche a luglio, in un rally che non è durato e che a malapena si registra sul grafico a lungo termine.

Le azioni di Beyond Meat hanno visto giorni migliori
Se strizzi gli occhi, puoi appena distinguere l’effetto meme-stock

Screenshot

Fonte: Bloomberg

Demitri Semenikhin, il trader che ha innescato l’ultima ascesa di Beyond Meat verso la stratosfera, argomenta in modo abbastanza convincente in un video YouTube che i trader hanno frainteso uno scambio recente di note convertibili come ribassista quando in realtà aveva alleggerito il carico di debito dell’azienda e reso meno probabile il fallimento. Gli shorts si sono accalcati sul titolo, preparando lo squeeze che abbiamo visto negli ultimi giorni. Suggerisce anche che i fondamentali dell’azienda sono ancora decenti, con un marchio forte e una base di clienti fedeli.

Ha ragione? Beyond Meat un giorno guarderà indietro a questi anni duri e riderà dall’alto della sua pila gigante di soldi? Non ne ho idea. Le sue vendite sono calate da 465 milioni di dollari nel 2021 a 326 milioni l’anno scorso, svanendo insieme all’appetito del pubblico per la carne finta. Parte di ciò fa parte della reazione politica a tutto ciò che è buono per il pianeta. Parte di ciò è, come ha scritto la mia collega Lara Williams l’anno scorso, un generale esaurimento per il vegetarianismo.

“Hai questi momenti culturali che si verificano”, ha sospirato il fondatore e CEO Ethan Brown in una conference call di agosto. “E capita che siamo dall’altra parte del particolare momento.”

I prodotti di carne finta sono anche altamente processati, il che scoraggia sia i tuoi tipici divoratori di granola che i tipi MAHA di Robert F. Kennedy Jr. Sono anche costosi, il che non aiuta in un’era di ipersensibilità sui prezzi della spesa.

Ma anche la carne finta processata è complessivamente migliore per il tuo corpo della carne rossa, che contribuisce a malattie cardiache, diabete e cancro. Convincere gli americani – tra i più grandi mangiatori di carne al mondo, che consumano (o buttano via) quasi 270 libbre di quella roba per persona ogni anno – a rinunciarvi completamente è irrealistico. Ma semplicemente ridurre la carne rossa o addirittura astenersi occasionalmente dalla carne del tutto farà una enorme differenza per la salute delle persone e per l’ambiente.

Nel frattempo, il riscaldamento globale a cui contribuisce la carne bovina renderà anche l’allevamento del bestiame più challenging e costoso. La carne bovina potrebbe costare molto ora, ma questo è probabilmente anche il prezzo più basso che avrà mai di nuovo. I fornitori di carne finta possono teoricamente tweakare le loro ricette per rendere i loro prodotti più economici. Che Beyond Meat sopravviva per beneficiarne o no, il caso per i sostituti della carne diventerà solo più convincente.


21/10/25 Barron’s: Beyond Meat è la prossimo meme stock? Cosa c’è dietro il rally.DaMackenzie TatananniSegui

Le azioni di Beyond Meat sono aumentate del 59% a 2,34 dollari martedì, dopo aver scambiato sotto 1 dollaro per la prima volta a ottobre. 13. 

Oltre la carne 

Le azioni di Beyond Meat sono in una serie vincente rovente, pochi giorni dopo che le azioni sono state scambiate al di sotto di 1 dollaro per la prima volta. Se può rispecchiare l’ascesa di famosi titoli meme come GameStop e AMC Entertainment resta da vedere.

Nel trading di mezzogiorno di martedì, Beyond è stato del 59% a 2,34 dollari, mettendolo in ritmo per il suo miglior tratto di tre giorni registrato, secondo Dow Jones Market Data. Le azioni sono state scambiate fino a 2,48 dollari durante la sessione.

Il titolo era sceso al di sotto della soglia di 1 dollaro prima di scendere a un minimo storico di 50 centesimi giovedì scorso. Le perdite si sono verificate dopo che la società ha rivelato i risultati iniziali del suo accordo di scambio di debito, che è arrivato con una notevole diluizione della proprietà degli azionisti esistenti. Beyond Meat è quotato al Nasdaq e se non riesce a soddisfare i requisiti di base dello scambio, incluso il prezzo minimo di offerta di 1 dollaro per 30 giorni consecutivi, sarà cancellato.

Ma meno di una settimana dopo, Beyond è tornato ruggente. Mentre non è scambiato da nessuna parte vicino ai suoi livelli massimi di tutti i tempi superiori a 200 dollari, il titolo è provvisoriamente sfuggito alla zona di pericolo per ora.

L’ultima ondata sembrava essere il risultato di un short squeeze , per cui il prezzo di un titolo fortemente allo scoperto sale improvvisamente, costringendo i venditori allo scoperto a riacquistare azioni per coprire le loro posizioni. Ciò si traduce in un ulteriore aumento del prezzo. La stessa cosaè successa con le azioni di semiconduttori assediate Wolfspeed  all’inizio di quest’anno.


Alcuni investitori al dettaglio lo hanno spiegato chiaramente sui social media. Un utente di Reddit ha dichiarato in un post il 14 ottobre che era ora di “rendere $BYND di nuovo grande” affermando che il titolo “merita una stretta”.

Le chiacchiere sui social media indicano esattamente da dove provengono i tori. Un sedicente “investitore di Beyond Meat” che si occupa di Capibara Stocks, che da allora è stato bannato da Reddit, ha pubblicato sulla piattaforma la scorsa settimana descrivendo in dettaglio la sua posizione in Beyond.

L’entusiasmo è aumentato rapidamente, al punto che la campagna è stata riconosciuta da Eric Jackson, un nome popolare nel mondo dei meme, meglio conosciuto per la sua campagna rialzista su Opendoor Technologies 

“Sono stato assalito da persone che vogliono che io prenda una posizione in BYND negli ultimi giorni: è una campagna di bot?” Jackson ha pubblicato su X a ottobre. 18.

Lo stesso giorno, una raffica di post è spuntata su Reddit, con un utente che si rivolgeva all'”esercito di vendita al dettaglio” e confrontava lo slancio con l’aumento delle azioni meme GameStop AMC negli anni passati.

“Questo non è più solo un hamburger vegetariano, è un simbolo di ribellione”, ha affermato l’utente. “È un’azienda a cui Wall Street ha rinunciato e ora siamo noi, la gente, a decidere il suo valore”.

Beyond potrebbe essere sotto i riflettori per ora, ma questo non migliora i fondamentali scadenti dell’azienda. Il produttore di alternative alla carne a base vegetale continua a lottare con il calo delle entrate e gli stessi problemi che hanno causato un costante declino delle scorte dal 2021.

Quindi, il rinnovato entusiasmo sta alzando le azioni più in alto per ora. Ma questo non significa che durerà, né significa che Beyond diventerà una storia di successo.

AMC, per esempio, ha adottato misure per migliorare la salute della sua attività, ma il recupero è un quadro misto, aggravato da una lenta ripresa al botteghino. In breve, è molto da masticare.

Scrivi a Mackenzie Tatananni a mackenzie.tatananni@barrons.com


20/10/25 Forbes: RJ Scaringe scommette che il nuovo SUV elettrico farà di Rivian la prossima Tesla

By Alan Ohnsman

Punti Salienti:

  • Il CEO di Rivian, RJ Scaringe, punta sul SUV elettrico R2, con un prezzo base di 45.000 dollari, per competere con il modello più venduto di Tesla, il Model Y, a partire dal 2026.
  • Il R2 sarà prodotto nello stabilimento di Rivian in Illinois, con una capacità annua di oltre 160.000 unità, e offrirà un’autonomia di 300 miglia e capacità off-road.
  • Il mercato statunitense degli EV affronta sfide, con la rimozione degli incentivi federali e un calo della domanda previsto per il 2026, ma Scaringe ritiene che ciò favorirà aziende come Rivian e Tesla.
  • La tecnologia software di Rivian, parte di un accordo da 5,8 miliardi di dollari con Volkswagen, sarà un punto di forza competitivo per il R2.

Il fondatore e CEO di Rivian, RJ Scaringe, prevede che il piccolo SUV elettrico R2, con un prezzo base di 45.000 dollari, sarà pienamente competitivo con il Model Y di Tesla, il modello più venduto, quando le vendite inizieranno all’inizio del prossimo anno.

Rivian ha avuto un periodo difficile da quando ha iniziato a vendere veicoli elettrici nel 2021. Ha mancato gli obiettivi iniziali di volume, registrando due anni consecutivi di vendite deboli. A ciò si sono aggiunte carenze di componenti post-COVID, inflazione e dazi su acciaio e alluminio. Ora, deve affrontare un’amministrazione federale che non supporta i veicoli elettrici. Ma il CEO RJ Scaringe si dice più ottimista che mai in vista del prossimo grande lancio di prodotto dell’azienda: il piccolo SUV elettrico R2, che competerà direttamente con il Model Y di Tesla.

“Sono molto, molto di parte, ma penso che il R2 guiderà un cambiamento significativo nell’adozione complessiva dei veicoli elettrici,” ha detto a Forbes. “Non molto diverso da quello che è successo con Tesla.”

Rivian sta avviando la produzione del R2, che sarà decine di migliaia di dollari più economico e più piccolo rispetto agli attuali SUV R1S e pickup R1T di Rivian, con le vendite negli Stati Uniti che inizieranno all’inizio del 2026. Con un prezzo base di 45.000 dollari, è inferiore al prezzo medio di vendita dei nuovi veicoli negli Stati Uniti. Rivian avrà la capacità di produrre oltre 160.000 R2 all’anno nello stabilimento di Normal, Illinois, che attualmente produce i modelli R1 e i furgoni commerciali EDV utilizzati da Amazon e altre aziende. Oltre a essere allineato al prezzo della categoria dei crossover compatti più venduti negli Stati Uniti, Scaringe afferma che il R2 si distinguerà per la tecnologia all’interno dell’abitacolo, un’autonomia di 300 miglia e la capacità di gestire effettivamente la guida off-road.

Dopo le difficoltà degli ultimi anni, il R2 deve essere all’altezza delle aspettative e conquistare i consumatori. È il “veicolo decisivo” di Rivian, ha detto Ed Kim, presidente e analista capo di AutoPacific. “L’R1 [SUV] era un pezzo importante e costoso, un’introduzione al marchio, ma il R2 è cruciale. Direi che la sopravvivenza dell’azienda dipende dal successo del R2 come modello di volume.”

Rivian’s R2 electric SUV goes on sale in early 2026.

Il Model Y di Tesla è stato il principale generatore di profitti dell’azienda e si classifica come il veicolo elettrico più venduto al mondo. Negli Stati Uniti, quest’anno fino al terzo trimestre, Tesla ha venduto oltre 265.000 unità del crossover compatto, grazie a un’impennata delle vendite dopo che l’amministrazione Trump ha eliminato un credito d’imposta di 7.500 dollari il mese scorso. Nel settore dei crossover elettrici, il concorrente più vicino del Model Y è l’Equinox elettrico di GM, che ha registrato 52.000 vendite negli Stati Uniti fino a settembre, meno di un quinto del volume di Tesla.

La grande scommessa di Rivian sul R2 arriva in un momento complicato per il mercato statunitense dei veicoli elettrici. Nell’ultimo trimestre, gli acquirenti di auto si sono affrettati a ottenere lo sconto federale prima della sua eliminazione, portando a un’impennata delle vendite di modelli a batteria, che potrebbe ridurre la domanda futura. Grandi case automobilistiche come General Motors stanno modificando i loro piani per i veicoli elettrici; Nissan e Honda stanno interrompendo alcuni modelli elettrici; e il CEO di Ford, Jim Farley, ha detto che la domanda di auto a batteria negli Stati Uniti potrebbe dimezzarsi con la fine degli incentivi federali.

Scaringe ritiene che questo separerà le aziende pienamente impegnate nei veicoli elettrici da quelle che li vendevano per conformarsi alle normative federali su emissioni e efficienza del carburante, che l’amministrazione Trump ha indebolito. In futuro, le grandi case automobilistiche che offrivano leasing a prezzi stracciati per mantenere le vendite di modelli elettrici poco convincenti “semplicemente non produrranno veicoli elettrici,” ha detto. “Il beneficio di ciò per noi, e direi altrettanto per Tesla, è che il mercato inizierà a comportarsi in modo più naturale. Non ci saranno offerte di leasing a 19 dollari su veicoli che creano solo una pressione al ribasso sui prezzi per tutti.”

Il R2 a cinque posti, a differenza del Model Y, è progettato per apparire e funzionare come un SUV più tradizionale, con un corpo più squadrato e un’altezza da terra maggiore, sullo stile del Bronco di Ford o del Defender di Land Rover. Come i modelli R1, ha i caratteristici fari a forma convessa di Rivian, che ricordano i personaggi degli anime giapponesi.

Inoltre, avrà un software aggiornabile per futuri miglioramenti al sistema di infotainment e altre funzionalità. La tecnologia software interna di Rivian è un punto di forza rispetto ai concorrenti automobilistici, e “è quella piattaforma che abbiamo concesso in licenza come parte dell’accordo da 5,8 miliardi di dollari con Volkswagen,” ha detto Scaringe. Annunciato nel 2024, l’accordo include la formazione di una joint venture in cui l’architettura elettrica specifica per veicoli elettrici sviluppata da Rivian sarà utilizzata nei nuovi modelli delle diverse marche di VW.

Dopo l’introduzione del modello negli Stati Uniti nel 2026, Rivian prevede di esportarlo in Europa, ma Scaringe ha rifiutato di specificare quando ciò avverrà. L’azienda fornirà un aggiornamento sul R2 e altri sviluppi quando pubblicherà i risultati del terzo trimestre il 4 novembre.

Nonostante un’impennata a livello di settore delle vendite di veicoli elettrici nel terzo trimestre, che hanno superato il 10% della quota di mercato delle vendite di nuovi veicoli, gli Stati Uniti rimangono indietro a livello globale. I modelli a batteria rappresentano ora il 50% delle vendite di nuovi veicoli in Cina, il più grande mercato automobilistico del mondo, e il 23% nei cinque principali paesi dell’UE, secondo S&P Global. E nel 2026, dato il ritiro di alcune case automobilistiche e la perdita degli incentivi federali, Cox Automotive prevede che i veicoli elettrici negli Stati Uniti rimarranno stabili a circa l’8% delle vendite di nuovi veicoli.

L’immagine e le vendite di Tesla, che sono diminuite di circa il 6% quest’anno nonostante l’impennata del terzo trimestre, sono state danneggiate dal ruolo molto pubblico di Elon Musk nella gestione del cosiddetto Dipartimento per l’Efficienza del Governo dell’amministrazione Trump nella prima metà dell’anno. Le posizioni politiche di destra del miliardario e i commenti controversi sui social media hanno allontanato molti acquirenti che non vogliono più essere associati a un marchio che un tempo era sinonimo di lotta al cambiamento climatico attraverso trasporti ed energia puliti.

Mentre Musk rimane una figura polarizzante sulla sua piattaforma di social media X, Tesla sta cercando di rafforzare le vendite con una versione più economica del Model Y “Standard”, ora a partire da 39.990 dollari. Ma finora, sta ricevendo recensioni tiepide: “Alcuni dei cambiamenti sembrano economici e un po’ cinici,” secondo Edmunds, un sito di shopping e dati automobilistici.

Scaringe è stato ispirato da Tesla ma si differenzia nettamente da Musk per stile e immagine pubblica. È un dirigente educato con un dottorato in ingegneria meccanica al MIT, con tre figli (Musk ne ha almeno 14 da tre donne diverse) e un vegano che ama gli sport all’aria aperta. Parla regolarmente della necessità di passare ai veicoli elettrici per il bene della società – cosa che Musk fa sempre meno – ed evita di commentare sulla politica o di pubblicare dichiarazioni incendiarie sui social media.

Quanto il R2 piacerà e sarà acquistato non si saprà fino al lancio delle vendite all’inizio del prossimo anno. Se riuscisse a raggiungere anche solo 100.000 vendite annuali di R2, sarebbe un enorme successo, ha detto Ed Kim di AutoPacific. “C’è un divario enorme tra il Model Y e il secondo posto,” ha detto. “Quindi la grande domanda è: Rivian come marchio ha la forza per generare volumi a sei cifre con il R2? Letteralmente nessuna casa automobilistica, a parte Tesla, è riuscita a farlo.”



14/10/25 Barron’s: Le azioni Beyond Meat scambiano sotto $1 per la prima volta. Perché sono in crisi.




By Mackenzie Tatananni


Punti Salienti:

– Il titolo di Beyond Meat (BYND) è sceso sotto $1 per la prima volta, toccando un minimo intraday di 85 centesimi lunedì.

– Un accordo di swap del debito ridurrà il debito di circa 800 milioni di dollari ma aumenterà il numero di azioni di oltre il 400%, diluendo gli azionisti esistenti.

Beyond Meat non ha mai registrato un utile annuale; le vendite sono diminuite con un tasso di crescita composto dell’8% negli ultimi due anni.

Al suo picco nel 2019, il titolo di Beyond Meat (BYND) veniva scambiato oltre $230, alimentato dall’entusiasmo per le alternative alla carne a base vegetale sia tra i consumatori attenti alla salute sia tra gli investitori. Ma l’ottimismo è diminuito, e questo si riflette nel prezzo delle azioni.

Le azioni sono scese sotto $1 per la prima volta lunedì, raggiungendo un minimo intraday di 85 centesimi. Beyond Meat è scesa del 14% a 88 centesimi martedì, avviandosi verso un eventuale minimo di chiusura storico.

Il titolo ha perso più del 50% negli ultimi due giorni, secondo i dati di Dow Jones Market Data. Le azioni sono state ridotte del 77% quest’anno, con l’ultima perdita dovuta alla divulgazione dei termini iniziali del deal di swap del debito annunciato a settembre.

Secondo i termini dell’accordo, Beyond Meat riceverà 202,5 milioni di dollari di debito con scadenza 2030 in cambio di debito in scadenza 2027. La società emetterà ai detentori delle obbligazioni fino a 326 milioni di azioni della società. Alla data di martedì, Beyond Meat aveva poco meno di 77 milioni di azioni in circolazione.

Sebbene la transazione riduca il carico del debito della società di circa 800 milioni di dollari, aumenterebbe il numero di azioni di oltre il 400%, diluendo la proprietà azionaria degli azionisti esistenti. Circa il 97% dei detentori delle sue note convertibili ha accettato i termini dello scambio, ha dichiarato Beyond Meat.

La transazione riduce anche il capitale del debito di Beyond dell’83%. Tuttavia, “la società rimane sfidata sul piano finanziario e operativo,” ha osservato TD Cowen in una nota di lunedì.

Gli analisti della società hanno nettamente ridotto il loro prezzo obiettivo sul titolo a 80 centesimi da $2 e hanno aggiornato il modello in previsione di “significativa diluizione degli azionisti risultante dall’offerta di scambio delle note convertibili.” La società classifica Beyond Meat come Sell.

Beyond Meat sembrava posizionarsi per il successo quando ha debuttato in borsa nel 2019, diventando la prima società pure-play nel settore delle alternative alla carne a base vegetale a quotarsi. Quell’anno la sua valutazione è salita oltre i 10 miliardi di dollari, supportata da endorsement di celebrità e da una partnership con la catena di fast-food Carl’s Jr.

Nonostante il vantaggio del primo entrante, la società non ha mai raggiunto un utile annuale. I ricavi sono diminuiti con un tasso di crescita composto dell’8% negli ultimi due anni, ha osservato TD Cowen.

Nell’ultimo trimestre, i ricavi sono calati di quasi il 20% su base annua, una diminuzione che Beyond Meat ha attribuito a una riduzione del volume di prodotti venduti del 18,9%.

TD Cowen ha citato “calo nella categoria della carne a base vegetale e perdite di quota di mercato,” dove Beyond Meat si confronta con concorrenti come Tyson Foods (TSN) e l’azienda privata Impossible Foods.

“Non è chiaro se la società possa ripagare questo capitale, dato il suo tasso di burn di cassa, che stimiamo a $92,4 milioni quest’anno rispetto a $109,8 milioni lo scorso anno,” hanno aggiunto gli analisti.


09/10/25 Blomberg: Orsted Ridurrà il 25% della Forza Lavoro per Superare le Difficoltà del Settore Eolico

By Will Mathis

Punti Salienti:

  • Orsted A/S taglierà circa 2.000 posti di lavoro, concentrandosi sull’Europa dopo una grande vendita di azioni per rafforzare i fondi.
  • I tagli avverranno entro la fine del 2027 tramite attrito naturale, riduzione di posizioni, disinvestimenti, esternalizzazioni e licenziamenti.
  • L’azienda prevede risparmi annuali di circa 2 miliardi di corone danesi a partire dal 2028, mirando a una struttura più efficiente e competitiva.
  • Orsted abbandona i progetti eolici offshore negli USA, completando solo due parchi eolici entro il 2027.

Orsted A/S taglierà circa 2.000 posti di lavoro — circa un quarto della forza lavoro — mentre l’azienda eolica offshore restringe il suo focus all’Europa dopo aver completato una massiccia vendita di azioni per rafforzare i fondi.

L’azienda danese ha affrontato una serie di difficoltà nel promettente mercato eolico statunitense, dove i costi crescenti, le strozzature nella catena di approvvigionamento e le inversioni di politica sotto l’amministrazione Trump hanno costretto a un ritiro. L’azienda prevede di concentrarsi sull’attività offshore in Europa, dove è stata un pioniere precoce del settore alla fine del secolo scorso.

Un numero di parchi eolici offshore di Orsted sarà completato nei prossimi anni e l’azienda avrà bisogno di meno dipendenti in futuro, ha dichiarato giovedì. I tagli al personale saranno completati verso la fine del 2027.

“Vogliamo creare una struttura più efficiente e flessibile e un Orsted più competitivo,” ha dichiarato il Chief Executive Officer Rasmus Errboe in una dichiarazione. “Abbiamo anche bisogno di ridurre i nostri costi per sviluppare, costruire e gestire parchi eolici offshore.”

Orsted ha dichiarato all’inizio di quest’anno di aver pianificato misure di efficienza e una “ridimensionamento” dell’azienda dopo una serie di perdite nelle sue attività americane. L’azienda sta vendendo la sua attività onshore europea e non svilupperà più progetti offshore negli USA dopo aver completato due grandi parchi eolici entro la fine del 2027.

I tagli al personale inizieranno nei prossimi mesi, con circa 500 dipendenti coinvolti, inclusi 235 in Danimarca. La forza lavoro diminuirà attraverso “attrito naturale, riduzione di posizioni, disinvestimenti, esternalizzazioni e licenziamenti,” ha detto Orsted. Si prevede che i risparmi annuali ammontino a circa 2 miliardi di corone danesi (311 milioni di dollari) a partire dal 2028.

All’inizio di questo mese, Orsted ha raccolto circa 9,4 miliardi di dollari attraverso un’offerta di diritti. La raccolta fondi è stata la più grande per un’azienda energetica europea in più di un decennio.


22/09/25 Bloomberg: Iraq, le compagnie petrolifere pronte a firmare accordo per riavviare le esportazioni curde

Di Khalid Al Ansary, Salma El Wardany, Anthony Di Paola e Mitchell Ferman

Punti Salienti

• Iraq, governo regionale del Kurdistan e compagnie internazionali hanno concordato i termini per riprendere le esportazioni di petrolio, ferme da oltre due anni a causa di una disputa sui pagamenti.

• L’intesa risolve l’ultimo nodo che bloccava l’oleodotto dal Kurdistan alla costa mediterranea della Turchia: la ripresa porterà circa 230.000 barili al giorno sui mercati internazionali.

• Il ritorno delle esportazioni rappresenterebbe un forte stimolo per l’economia irachena, che ha perso miliardi di dollari di entrate durante i due anni di blocco.

Iraq, governo regionale del Kurdistan e compagnie internazionali hanno concordato i termini per riprendere le esportazioni di petrolio, ferme da oltre due anni per una disputa sui pagamenti, aggiungendo offerta a un mercato che si prevede entrerà presto in forte surplus.

L’accordo, che deve ancora essere firmato da tutte le parti coinvolte, risolverà l’ultimo nodo che bloccava l’oleodotto dal Kurdistan alla costa mediterranea della Turchia. La ripresa dovrebbe portare circa 230.000 barili al giorno di greggio sui mercati internazionali, secondo persone vicine alla vicenda.

L’intesa definitiva è attesa già questa settimana, con l’avvio delle esportazioni subito dopo, hanno aggiunto le fonti, chiedendo l’anonimato prima dell’annuncio ufficiale. Un funzionario turco ha dichiarato che l’Iraq ha notificato al vicino la ripresa dei flussi nei prossimi giorni. I ministeri del petrolio di Iraq e Kurdistan non hanno risposto a richieste di commento.

La vicenda è iniziata nel marzo 2023, quando la Turchia ha interrotto l’oleodotto dopo che un tribunale arbitrale l’aveva condannata a pagare all’Iraq 1,5 miliardi di dollari di risarcimento. Ankara aveva sostenuto che la chiusura fosse dovuta a lavori di riparazione in seguito ai due devastanti terremoti di febbraio, ma in seguito ha scaricato su Baghdad la responsabilità della riapertura. Divergenze finanziarie e legali hanno comunque ritardato il riavvio.

La Turchia non porrà ostacoli al flusso di petrolio una volta raggiunto l’accordo in Iraq, ha dichiarato un funzionario. Il Paese aveva detto a luglio che intendeva negoziare un nuovo accordo con l’Iraq quando l’attuale scadrà a luglio del prossimo anno, ma questo piano non bloccherà i flussi attraverso l’oleodotto.

Prima dello stop, l’infrastruttura trasportava circa mezzo milione di barili al giorno. Il ritorno di queste forniture alimenterà i timori di surplus globale, mentre l’OPEC e i suoi alleati continuano ad aumentare la produzione e la forte domanda estiva comincia a diminuire.

A luglio, in un passo cruciale verso la ripresa delle spedizioni curde, il governo federale iracheno ha approvato un piano che prevede il trasferimento di almeno 230.000 barili al giorno dal Kurdistan al commercializzatore statale SOMO, mentre 50.000 barili al giorno sarebbero destinati al consumo domestico. In cambio, Baghdad avrebbe sbloccato fondi per gli stipendi dei dipendenti del governo curdo.

Per l’Iraq, la ripresa delle esportazioni rappresenterebbe un forte stimolo per l’economia. Lo stop degli ultimi due anni è costato al Paese miliardi di dollari di entrate perse, ha dichiarato il ministro degli Esteri Fuad Hussein.


22/09/25 Bloomberg: Alwaleed aumenta la quota in Snap dopo la debole crescita delle vendite

Di Devon Pendleton

Punti Salienti

  • Il principe saudita Alwaleed bin Talal Al Saud ha acquistato 15,2 milioni di azioni Snap Inc.
  • La sua partecipazione sale così a 40,8 milioni di azioni, pari al 2,8% del capitale.
  • Il valore dell’acquisto è di circa 133,5 milioni di dollari, in base al prezzo delle azioni di lunedì mattina.

L’investitore saudita principe Alwaleed bin Talal Al Saud ha acquistato 15,2 milioni di azioni di Snap Inc., segnalando il proprio sostegno alla società di messaggistica dopo i risultati del secondo trimestre, con vendite inferiori alle attese.

L’acquisto porta la sua partecipazione nella società di Santa Monica, California, a 40,8 milioni di azioni, pari al 2,8% del capitale in circolazione.

Alwaleed, 70 anni, ha confermato l’operazione via email, senza però commentare sulle motivazioni o sul prezzo pagato. In base alla quotazione di Snap alle 10:44 di lunedì, il pacchetto valeva 133,5 milioni di dollari.

Le azioni Snap hanno perso circa il 20% da quando Alwaleed ha reso nota la sua partecipazione nel 2018 e risultano in calo di quasi il 90% dal massimo storico del 2021. La crescente concorrenza di TikTok, di Instagram di Meta Platforms Inc. e di YouTube di Google ha reso più serrata la battaglia per i ricavi pubblicitari e l’attenzione degli utenti, frenando la crescita del fatturato. Snap non ha mai registrato un utile annuale da quando è quotata in Borsa nel 2017.

Il recente accordo del presidente Donald Trump per portare sotto controllo domestico le operazioni statunitensi di TikTok potrebbe esercitare ulteriore pressione su Snap, che compete direttamente con l’azienda cinese nel settore dei video brevi generati dagli utenti, dominato dai giovani. L’app Snapchat gode di una solida base utenti in Nord America e offre ai giovani uno spazio per la messaggistica privata. Ma un rafforzamento della presenza di TikTok negli Stati Uniti con il nuovo modello di proprietà potrebbe permettere al colosso dei social media di attrarre più inserzionisti, una volta scongiurata la prospettiva di un divieto negli USA.

Investitore prolifico, Alwaleed è la 156ª persona più ricca al mondo con un patrimonio netto di 16,5 miliardi di dollari, secondo il Bloomberg Billionaires Index. È fondatore e presidente del gruppo d’investimento quotato Kingdom Holding Co. e possiede anche una quota in xAI di Elon Musk.


03/09/25 MarketWatch: L’ex CEO afferma che il titolo di C3.ai è stato giustamente “maltrattato”. Un nuovo leader potrà rimettere in rotta l’azienda?

Punti Salienti

  • C3.ai ha nominato Stephen Ehikian nuovo CEO, in sostituzione del fondatore Tom Siebel, che resterà come presidente esecutivo.
  • Le azioni AI hanno perso oltre il 50% quest’anno; l’outlook finanziario continua a deludere.
  • Siebel ammette “esecuzione disastrosa” nelle vendite e limiti dovuti ai suoi problemi di salute.
  • Ehikian punta a rafforzare il rapporto con clienti e settore pubblico, con un approccio pratico all’adozione dell’IA.

Le azioni di C3.ai Inc. sono state “maltrattate” e quella pressione è stata “ben meritata”, secondo l’amministratore delegato uscente della società di intelligenza artificiale aziendale. Ma l’azienda cerca di riconquistare la fiducia degli investitori rafforzando la stabilità della leadership — con la nomina di un nuovo CEO proveniente dal mondo governativo e delle startup.

Stephen Ehikian assume la carica di CEO dopo essere stato amministratore ad interim della U.S. General Services Administration, dove ha lavorato alla modernizzazione dei processi di approvvigionamento. In precedenza ha fondato due società di intelligenza artificiale poi acquisite da Salesforce Inc.

Ehikian sostituisce Tom Siebel, veterano del settore, che aveva già annunciato l’intenzione di lasciare il ruolo di CEO a causa di problemi di salute. Siebel però non si allontanerà del tutto: come presidente esecutivo “rimarrà coinvolto” nell’azienda, aiutando Ehikian “se necessario” e concentrandosi su “rapporti con partner e clienti strategici, con un occhio costante alla strategia di prodotto e alla direzione”.

L’azienda produce software di intelligenza artificiale aziendale che aiuta a sfruttare i dati sia per il governo federale che per imprese nei settori manifatturiero, dei servizi finanziari e altri.

Le azioni di C3.ai (AI) sono crollate di oltre il 50% quest’anno, e la società aveva già avvertito di risultati deludenti per l’ultimo trimestre. Anche le prospettive finanziarie diffuse mercoledì sono state inferiori alle attese, e il titolo è sceso di un ulteriore 11% nelle contrattazioni after-hours.

Siebel ha discusso apertamente delle difficoltà passate, attribuendole in parte a un’“esecuzione disastrosa” da parte del team vendite nel primo trimestre fiscale appena concluso. La società aveva rivoluzionato il management delle vendite nominando un nuovo chief revenue officer e altri dirigenti, e questo ha generato confusione, ha detto.

Inoltre, Siebel stesso è solitamente molto attivo nell’interazione con i clienti, ma non ha potuto partecipare come di consueto a causa dei suoi problemi di salute. Alcuni CEO sono più orientati alla strategia, altri più “pratici nel processo di vendita”. Guardando indietro, ha ammesso che il suo coinvolgimento era forse “un po’ più importante di quanto pensassimo”.

C3.ai prevede un fatturato compreso tra 72 e 80 milioni di dollari per il trimestre in corso, cifra che Siebel ha detto riflette gli effetti dei problemi del trimestre precedente. Poiché allora la società ha mancato le previsioni di circa 30 milioni di dollari, e le relazioni con i clienti durano in media tre anni, gli errori passati continueranno a pesare.

Il consenso FactSet stimava quasi 100 milioni di dollari di ricavi per il trimestre in corso.

Ma sia Siebel che Ehikian restano ottimisti sul prodotto e sulle opportunità dell’IA aziendale. «Non ci sono cambiamenti competitivi rilevanti nel mercato, né cambiamenti strutturali», ha detto Siebel. «Il prodotto è ottimo. I clienti sono soddisfatti».

Ehikian ha aggiunto che la sua esperienza di lavoro nel governo sarà utile per la nuova carica in C3.ai. Gli sforzi per modernizzare i processi di approvvigionamento federali potrebbero facilitare l’acquisto, l’implementazione e la scalabilità delle tecnologie C3.ai da parte delle agenzie, ha detto.

Ha intenzione di coinvolgere maggiormente i clienti e mostrare loro come implementare l’IA per “operazioni mission-critical” in senso pratico, oltre ciò che può essere mostrato in una demo.


28/07/25 Briefing.com: La Strategia energetica di T1 (ex Freyr) supportata dalle indagini su polisilicio della Sezione 232 e AD/CVD (1.42)

La società approva il recente annuncio secondo cui il Segretario al Commercio degli Stati Uniti avvierà un’indagine ai sensi della Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962 sull’uso di polisilicio e derivati del polisilicio di origine estera. Il contratto di T1 Energy per l’acquisto di polisilicio americano iperpuro probabilmente trarrebbe vantaggio da eventuali tariffe o restrizioni all’importazione derivanti da questo caso. T1 Energy ritiene inoltre che l’indagine della Sezione 232 rafforzerà la sicurezza energetica degli Stati Uniti e promuoverà la produzione avanzata americana.

In linea con la sua strategia di costruire una catena di approvvigionamento solare nazionale, T1 prevede anche di presentare una richiesta a sostegno delle tariffe nell’ambito del recente caso Solar 4 di anti-dumping e dazi compensativi (“AD/CVD”) che riguarda alcune importazioni da Indonesia, Laos e India. T1 si aspetta di beneficiare delle potenziali tariffe derivanti da questo caso, che supporteranno gli sforzi dell’azienda per costruire una catena di approvvigionamento verticalmente integrata, inclusa la struttura di produzione di celle solari G2_Austin. In qualità di leader nella produzione solare statunitense, con sede in Texas e quotata al NYSE, T1 ha e continuerà attivamente a sostenere politiche commerciali forti, applicazione e rimedi che promuovano lo sviluppo strategico della catena del valore solare statunitense. T1 ritiene che queste due azioni commerciali siano coerenti con gli sforzi dell’amministrazione Trump per salvaguardare e dare priorità alla produzione americana.

I piani di T1 Energy per sviluppare una catena di approvvigionamento solare nazionale sono in corso. Questi includono la struttura operativa di moduli solari G1_Dallas da 5 GW e il suo attuale contratto per l’approvvigionamento di polisilicio nazionale, così come la prevista struttura di celle solari G2_Austin. T1 Energy intende partecipare attivamente allo sviluppo di una politica commerciale federale che supporti l’espansione dell’energia e della produzione avanzata negli Stati Uniti.


21/07/25 Barron’s: Il titolo del produttore di batterie per veicoli elettrici crolla. Cosa c’è dietro la volatilità di QuantumScape.


Di Al Root

QS Lab (PER GENTILE CONCESSIONE DI QUANTUMSCAPE)


Le azioni di QuantumScape, pioniere delle batterie a stato solido per veicoli elettrici, sono crollate significativamente lunedì mattina.

Il calo probabilmente non è legato a notizie aziendali o a cambiamenti nelle politiche sui veicoli elettrici negli Stati Uniti. Piuttosto, il titolo era salito molto di recente. La spiegazione più probabile per le recenti contrattazioni è che la volatilità tende a generare ulteriore volatilità.

Le azioni di QuantumScape sono scese del 14% nelle prime contrattazioni, a 12,60 dollari per azione, mentre l’S&P 500
e il Dow Jones Industrial Average sono saliti rispettivamente dello 0,5% e dello 0,2%. Nonostante il recente calo, le azioni sono comunque in rialzo del 22% negli ultimi cinque giorni. I trader potrebbero semplicemente star realizzando alcuni profitti.

Non ci sono state molte notizie che abbiano spinto le azioni al rialzo di recente. Invece, l’attività di opzioni azionarie rialziste è aumentata ultimamente. Le opzioni azionarie danno al titolare il diritto di acquistare o vendere un’azione a un prezzo fisso in futuro. Le opzioni call danno il diritto di acquistare un’azione, mentre le opzioni put danno il diritto di venderla.

Di recente, si è registrato un volume maggiore di contrattazioni di opzioni call rispetto alle opzioni put. Un’elevata attività di opzioni può influenzare i prezzi delle azioni. A volte, i venditori di opzioni call acquistano il titolo sottostante per coprire la loro posizione, e un forte volume di acquisti può far salire il prezzo di qualsiasi azione. Questi venditori di opzioni desiderano solo guadagnare una commissione dalla vendita delle call e non sono interessati al rischio derivante dal commercio delle opzioni sottostanti.

Fino a metà giornata, le azioni di QuantumScape erano in rialzo di circa il 150% negli ultimi sei mesi.

La notizia di giugno, secondo cui il processo di separazione Cobra dell’azienda era entrato in “produzione di base”, ha spinto le azioni al rialzo. Tutte le batterie hanno separatori per dividere i lati positivo e negativo, evitando cortocircuiti. I separatori consentono comunque il flusso di ioni, permettendo alla batteria di produrre elettricità. I separatori nelle batterie a stato solido tendono a essere in ceramica e sono tecnicamente difficili da produrre.


Per stato solido, in questo caso, si intende che le batterie non hanno elettroliti liquidi, facilitando il flusso di carica elettrica. Le batterie a stato solido per veicoli elettrici promettono costi inferiori, maggiore autonomia per carica e un miglior profilo di sicurezza. Rappresentano una possibile panacea per i veicoli elettrici, rendendoli più capaci ed economici rispetto alle auto a benzina equivalenti, ma la tecnologia non è ancora pronta per i veicoli di produzione.

L’aggiornamento sul processo Cobra potrebbe aver dato il via al rally delle azioni di QuantumScape. Le recenti contrattazioni, tuttavia, sembrano più come scosse di assestamento di quella notizia sismica di giugno.

QuantumScape non è ancora redditizia. Sette analisti seguono l’azienda; uno solo valuta le azioni come “Acquista”. Il prezzo obiettivo medio degli analisti è di circa 4,80 dollari per azione, secondo FactSet.

Scrivere ad Al Root presso allen.root@dowjones.com


17/07/25 Bloomberg: L’Iraq approva il piano petrolifero con il Kurdistan mentre si avvicina l’accordo per l’esportazione

Di Khalid Al Ansary

L’Iraq ha approvato un piano per la sua regione semi-autonoma del Kurdistan per trasferire il petrolio a Baghdad, un passo fondamentale verso la ripresa delle esportazioni, ferme da oltre due anni.

Il Governo Regionale del Kurdistan fornirà alla compagnia statale irachena SOMO almeno 230.000 barili al giorno per l’esportazione, ha dichiarato il governo federale dopo una riunione del consiglio dei ministri. Una volta ricevuto il greggio al porto mediterraneo di Ceyhan, in Turchia, punto di esportazione del petrolio curdo, Baghdad rilascerà fondi per gli stipendi dei dipendenti del governo del Kurdistan.

Questa mossa è il segnale più forte finora che la ripresa delle spedizioni dal Kurdistan ai mercati globali tramite una pipeline fermata a marzo 2023 è vicina. Un accordo finale richiederebbe ancora contratti con le compagnie nella regione curda, che hanno dichiarato che le esportazioni potranno riprendere solo quando ci sarà chiarezza sui compensi, inclusi pagamenti futuri e arretrati.

L’accordo Iraq-Kurdistan è “un traguardo importante verso la ripresa delle esportazioni di petrolio attraverso la pipeline Iraq-Turchia”, ha detto Myles B. Caggins III, portavoce dell’Associazione dell’Industria Petrolifera del Kurdistan. I membri del gruppo prevedono ulteriori discussioni con i governi “per stabilire accordi scritti prima di riprendere le esportazioni”, ha aggiunto.

Le compagnie dovrebbero anche riattivare i giacimenti chiusi questa settimana a seguito di una serie di attacchi con droni. Circa 200.000 barili al giorno di produzione sono stati fermati, secondo un funzionario del Governo Regionale del Kurdistan.

Questi ultimi passi arrivano proprio mentre l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e i suoi alleati hanno iniziato ad aumentare le quote di produzione, dando ad alcuni membri la possibilità di incrementare le esportazioni. Ulteriori spedizioni probabilmente contribuiranno a un surplus di offerta previsto per la fine dell’anno.



La quantità di petrolio che sarà consegnata a SOMO si basa su una produzione di 280.000 barili al giorno. Il Kurdistan tratterrà 50.000 barili al giorno per le proprie necessità. Qualsiasi aumento della produzione comporterà una quota maggiore destinata al governo federale, ha dichiarato l’Iraq nel comunicato..

Come parte dell’accordo, il Governo Regionale del Kurdistan pagherà anche 120 miliardi di dinari iracheni (92 milioni di dollari) come pagamento iniziale al governo federale come quota delle entrate non petrolifere per maggio. Verrà formato un comitato per determinare la futura quota dello Stato.

Perdite di entrate
L’Iraq è il secondo maggior produttore di petrolio dell’OPEC, estraendo la stragrande maggioranza del suo greggio dal sud. Il paese è desideroso di aumentare la produzione a lungo termine e incrementare le entrate dopo anni di guerre e conflitti interni. Le esportazioni fermate dal Kurdistan hanno comportato circa 25 miliardi di dollari di entrate perse, ha dichiarato il Primo Ministro del Governo Regionale del Kurdistan, Masrour Barzani, il mese scorso.

La saga della pipeline è iniziata all’inizio del 2023, dopo che la Turchia ha fermato il collegamento che trasportava circa mezzo milione di barili di petrolio al giorno, a seguito di un ordine di un tribunale arbitrale di pagare all’Iraq 1,5 miliardi di dollari. Ankara aveva sostenuto che la pipeline fosse stata chiusa per necessità di riparazioni dopo due massicci terremoti a febbraio di quell’anno, ma in seguito ha attribuito a Baghdad la responsabilità di riavviare le operazioni. Tuttavia, disaccordi finanziari e legali hanno ritardato la ripresa.

A febbraio di quest’anno, il parlamento iracheno ha approvato un piano per consentire a Baghdad di pagare alle compagnie petrolifere in Kurdistan una tariffa iniziale di 16 dollari al barile per la produzione e il trasporto, superiore a quanto proposto in precedenza.

Le compagnie petrolifere, tra cui DNO ASA, Genel Energy Plc e Gulf Keystone Petroleum Ltd., operano nella regione del Kurdistan.

— Con il contributo di Anthony Di Paola


14/07/25 The Block: Cosa farà salire le azioni di Sonnet BioTherapeutics?

L’annuncio del 14 luglio 2025 di una fusione da 888 milioni di dollari con Rorschach I LLC per creare Hyperliquid Strategies, Inc. (HSI), una società focalizzata sulla gestione di un tesoro di criptovalute incentrato sul token HYPE, ha già avuto un impatto significativo sul prezzo delle azioni di Sonnet BioTherapeutics (NASDAQ: SONN). Le azioni sono salite di circa il 300% nel trading pre-mercato dopo la notizia, portando la capitalizzazione di mercato dell’azienda a poco più di 16 milioni di dollari, secondo TradingView.

Fattori chiave che potrebbero guidare ulteriormente il prezzo delle azioni di Sonnet:

  1. Pivot strategico verso le criptovalute: La transizione di Sonnet da un’azienda biotecnologica focalizzata sull’oncologia a un’entità di gestione del tesoro di criptovalute sotto Hyperliquid Strategies rappresenta un cambiamento fondamentale. HSI deterrà circa 12,6 milioni di token HYPE (valutati 583 milioni di dollari al prezzo spot prima dell’accordo) e 305 milioni di dollari in contanti, per un valore totale stimato di 888 milioni di dollari alla chiusura. Questo passaggio verso il settore delle criptovalute, in particolare verso il token HYPE di Hyperliquid, che ha registrato un volume di trading di perpetui di oltre 1,5 trilioni di dollari nell’ultimo anno, posiziona HSI come la più grande società quotata negli Stati Uniti a detenere HYPE nel suo tesoro. L’entusiasmo del mercato per questa mossa è evidente dalla performance delle azioni e potrebbe continuare a guidare l’interesse degli investitori.
  2. Supporto da investitori istituzionali di alto profilo: La fusione è supportata da importanti investitori nel settore delle criptovalute, tra cui Paradigm, Galaxy Digital, Pantera Capital, D1 Capital, Republic Digital e 683 Capital. Questo sostegno segnala una forte fiducia istituzionale nel potenziale del token HYPE e del protocollo Hyperliquid, che potrebbe attirare ulteriori investitori azionari in cerca di esposizione indiretta alle criptovalute attraverso un’entità quotata su Nasdaq. Matt Huang, co-fondatore di Paradigm, ha evidenziato la “crescita meteorica” di Hyperliquid e la difficoltà di accedere al token HYPE negli Stati Uniti, suggerendo che la strategia di HSI potrebbe colmare questa lacuna e aumentare la domanda per le azioni di Sonnet.
  3. Crescita del token HYPE e dell’ecosistema Hyperliquid: Il token HYPE, nativo della blockchain Hyperliquid di livello 1, ha raggiunto il 13° posto per capitalizzazione di mercato secondo Forbes al 6 luglio 2025, con un prezzo recente di circa 48,25-49,75 dollari e un aumento del 200,9% negli ultimi tre mesi. L’infrastruttura di Hyperliquid, che include HyperCore (per futures perpetui e libri ordini spot con ~200.000 ordini al secondo) e HyperEVM (una piattaforma per smart contract), supporta applicazioni finanziarie decentralizzate ad alto rendimento. La recente crescita del volume di trading perpetuo di Hyperliquid (1,5 trilioni di dollari annuali) e un interesse aperto record di 11,3 miliardi di dollari rafforzano il suo appeal. La speculazione su un possibile futuro airdrop di HYPE, dopo una distribuzione di 310 milioni di token nel novembre 2024, potrebbe ulteriormente alimentare l’entusiasmo degli investitori e il valore del token, con un impatto positivo sul prezzo delle azioni di HSI.
  4. Strategia di gestione del tesoro e utilizzo del contante: I proventi in contanti di 305 milioni di dollari saranno utilizzati per acquisire ulteriori token HYPE, rafforzando la posizione di HSI come uno dei maggiori detentori strategici di HYPE. Questa strategia potrebbe aumentare il valore del tesoro di HSI se il prezzo di HYPE continua a salire, come previsto da Bernstein, che vede Bitcoin raggiungere i 200.000 dollari entro l’inizio del 2026, indicando un mercato rialzista delle criptovalute che potrebbe favorire anche HYPE. Inoltre, il modello di HSI offre agli investitori azionari un’esposizione indiretta a HYPE attraverso i mercati regolamentati, il che potrebbe attirare un pubblico più ampio e sostenere la domanda per le azioni.
  5. Leadership esperta e credibilità: La nuova entità sarà guidata da Bob Diamond, co-fondatore e CEO di Atlas Merchant Capital, come presidente, e David Schamis, CIO di Atlas, come CEO. L’aggiunta di Eric Rosengren, ex presidente della Fed di Boston, al consiglio di amministrazione, insieme a due attuali direttori indipendenti di Sonnet, aggiunge credibilità e esperienza nel settore finanziario e delle criptovalute. Questa leadership potrebbe rassicurare gli investitori sulla capacità di HSI di eseguire la sua strategia di gestione del tesoro, potenzialmente guidando un ulteriore apprezzamento del prezzo delle azioni.
  6. Diritti di valore contingente (CVR) per gli azionisti: Dopo la fusione, Sonnet diventerà una sussidiaria interamente controllata da HSI, continuando a sviluppare i suoi asset biotecnologici, come SON-1010, mentre cerca partner per la sua pipeline. Gli azionisti di Sonnet riceveranno diritti di valore contingente (CVR), che offrono potenziali pagamenti futuri se gli asset biotecnologici generano valore. Questo fornisce un ulteriore incentivo per gli azionisti esistenti a mantenere le loro posizioni, con un potenziale rialzo se le attività biotecnologiche di Sonnet avranno successo.

Rischi e considerazioni:

  • Volatilità delle criptovalute: Il valore del tesoro di HSI dipende fortemente dal prezzo del token HYPE, che ha mostrato una volatilità del 4% in 24 ore e un calo del 20% dopo l’annuncio della fusione in alcuni resoconti. Una correzione nel mercato delle criptovalute potrebbe influire negativamente sul valore degli asset di HSI e sul prezzo delle azioni.
  • Incertezze normative: Sebbene Bernstein preveda una maggiore chiarezza normativa negli Stati Uniti attraverso leggi come il GENIUS Act e il Clarity Act, i rischi normativi rimangono, soprattutto considerando che i titoli offerti nella fusione non sono registrati ai sensi del Securities Act del 1933. Eventuali cambiamenti normativi imprevisti potrebbero influire sulla capacità di HSI di operare come previsto.
  • Esecuzione della fusione: La fusione è soggetta all’approvazione degli azionisti di Sonnet e alle condizioni normative standard, con chiusura prevista nella seconda metà del 2025. Ritardi o fallimenti nel completare la fusione potrebbero portare a una pressione al ribasso sul prezzo delle azioni.
  • Diluzione degli azionisti esistenti: Gli attuali proprietari di Rorschach e i nuovi investitori possiederanno circa il 98,8% di HSI, lasciando agli azionisti storici di Sonnet solo l’1,2%. Questa significativa diluizione potrebbe limitare il rialzo per gli attuali azionisti, nonostante i CVR.

Conclusione: Il prezzo delle azioni di Sonnet BioTherapeutics è già salito significativamente a causa dell’annuncio della fusione, riflettendo l’entusiasmo del mercato per la sua trasformazione in Hyperliquid Strategies e l’esposizione al token HYPE. I fattori che potrebbero guidare ulteriormente il prezzo delle azioni includono il successo del token HYPE, il supporto istituzionale, la crescita dell’ecosistema Hyperliquid e la credibilità della nuova leadership. Tuttavia, i rischi legati alla volatilità delle criptovalute, alle incertezze normative e alla diluizione degli azionisti devono essere attentamente considerati. Gli investitori dovrebbero monitorare i progressi verso la chiusura della fusione e le prestazioni del token HYPE, che Bernstein prevede possa beneficiare del più ampio mercato rialzista delle criptovalute guidato dall’adozione istituzionale.


01/07/25 Barron’s: Le azioni di Wynn Resorts e MGM salgono vertiginosamente. La ‘Las Vegas dell’Asia’ è in pieno boom.


Di Nate Wolf

Il fatturato totale da gioco a Macao è aumentato del 19% a giugno rispetto all’anno precedente

Le azioni delle società di casinò a lungo associate alla Strip di Las Vegas erano in rialzo martedì, ma non è stata Sin City ad attirare l’attenzione degli investitori.

Wynn Resorts, Las Vegas Sands (LVS +8,87%) e MGM Resorts International (MGM +6,51%) erano tra i primi 10 performer dell’S&P 500, sostenuti dai dati di spesa a Macao, una regione amministrativa speciale della Cina e uno dei più grandi centri di gioco d’azzardo al mondo.

Il fatturato lordo da gioco nell’enclave, soprannominata la “Las Vegas dell’Asia”, è aumentato del 19% a giugno rispetto all’anno precedente, ha riportato martedì l’Ufficio di Ispezione e Coordinamento del Gioco di Macao. L’impennata mensile ha contribuito a far crescere il fatturato da gioco del 4,4% nella prima metà dell’anno rispetto al 2024.

Le azioni di Las Vegas Sands sono salite del 9,3% martedì, mentre quelle di Wynn sono aumentate dell’8,6%. MGM ha registrato un rialzo del 6,7%.

I principali marchi di casinò americani hanno costruito attività da miliardi di dollari nella ex colonia portoghese, ma non era chiaro come si sarebbero ripresi da un inizio d’anno deludente.

Las Vegas Sands, che possiede sei proprietà tra hotel e casinò a Macao, ha riportato ricavi per 1,7 miliardi di dollari dalle sue operazioni lì nel primo trimestre del 2025, in calo rispetto a 1,8 miliardi di dollari dell’anno precedente. Wynn e MGM, che hanno operazioni più piccole ma comunque significative a Macao, hanno anch’esse registrato un calo dei ricavi regionali nel trimestre terminato il 31 marzo.

“Questo è un mercato competitivo che non sta crescendo come avevamo previsto,” ha dichiarato il CEO di Las Vegas Sands, Robert G. Goldstein, durante una conference call ad aprile. “Possiamo fare meglio nonostante l’ambiente macroeconomico sfidante.”

Quell’ambiente macroeconomico potrebbe star migliorando. I dati trimestrali sul turismo a Macao avevano già mostrato segnali promettenti per i casinò. Gli arrivi di visitatori nel primo trimestre del 2025 sono aumentati dell’11% rispetto all’anno precedente, mentre il tasso di occupazione degli hotel è salito al 90,1% dall’84,9%, secondo il Servizio di Statistica e Censimento di Macao.

Scritto da Nate Wolf a nate.wolf@barrons.com


26/06/25 Cyngn Inch CYN

Io tengo d’occhio cali o rialzi anomali sul mercato e oggi ho notato questa azione: guardate il grafico, l’escursione di prezzo e soprattutto il volume pazzesco:

Poi ho allargato il grafico ed è uscito questo: quando vi è uno storico con prezzi così elevati vuol dire che c’è stato un reverse split perché l’azione era scesa troppo ma soprattutto perche questa fiammata oggi?

una volta avrei scartabellato documenti cercati con Google invece adesso basta chiedere a ChatGPT et voilà:

“Perché Cyngn era crollata così tanto l’ultimo anno e perché oggi è rimbalzata?”

Ecco una panoramica chiara e aggiornata sul motivo del crollo e del rimbalzo odierno del titolo Cyngn (CYN):

📉 1. Perché è crollato nell’ultimo anno

  • Calo estremo e rischio di delisting: tra luglio 2024 e febbraio 2025, CYN ha perso circa il 99,6 % del suo valore, scendendo sotto $0,10 a causa di risultati finanziari deboli, ricavi ridottissimi e grossi oneri operativi  .
  • Azione del Nasdaq: a febbraio 2025, la società ha ricevuto un avviso di delisting per non aver mantenuto un prezzo minimo di $1 per azione. Ha reagito con due reverse split (1:100 e 1:150) ma senza recuperare terreno  .
  • Base speculativa: gli utenti Reddit hanno definito il titolo una trappola da “penny stock”, con volumi enormi rispetto ai ricavi (20–50k $ a trimestre) e un modello di business ancora incerto  . Un commento emblematico:
    “Cyngn sells autonomous forklifts… average daily volume of 37.8 million shares—an insane number for a company with quarterly revenue between $20K and $50K”  

🚀 2. Perché è rimbalzato oggi

  • Collaborazione con Nvidia: nella giornata del 26 giugno 2025, Nvidia – attraverso un post del CEO Jensen Huang – ha riconosciuto Cyngn come protagonista nell’uso della piattaforma Isaac per la robotica industriale  .
  • Impatto immediato: la notizia ha scatenato una crescita vertiginosa (+483 % in pochi minuti), con volumi record di oltre 44 milioni di azioni e una salita da $5 fino a oltre $29  .
  • Fondamentali recenti in miglioramento: l’azienda ha mostrato una rapida crescita dei ricavi da $5,5 k a $47,2 k nel Q1 2025, riduzione dei costi operativi e nessun indebitamento .

🔍 Riepilogo in breve

PeriodoEvento principaleImpatto sul titolo
Ultimo annoCalo drammatico (-99 %), avviso del Nasdaq, splitDegenza del titolo vicino allo zero
26 giugno 2025Accenno da Nvidia + collaborazione ufficiale+483 % in un giorno, volumi giganteschi

⚠️ Attenzione ai rischi

Nonostante il balzo, il titolo resta estremamente volatile e speculativo. Il fondamentale (ricavi bassissimi, alti costi, dipendenza da partnership) resta debole. Questa crescita può rientrare altrettanto velocemente: è essenzialmente un “momentum driven spike”, spinto più dalla fiducia nel brand Nvidia che da performance solide.

Quindi è bastata una citazione da parte di Nvidia per far scattare sto turbine. Ma di cosa si occupa CYN? Altra domanda a ChatGpt e altra risposta:

Cyngn (ticker CYN) è un’azienda statunitense specializzata in soluzioni di veicoli autonomi per applicazioni industriali. Ecco i punti chiave del suo business:

🚜 Cosa fa Cyngn

  • DriveMod Kit
    Un pacchetto modulare di tecnologia “self‑driving” che può essere retrofit su veicoli industriali esistenti (come transpallet e camion industriali), senza doverli sostituire completamente  .
  • Tugger e Forklift autonomi
    • Il DriveMod Tugger può trainare fino a 12.000 libbre — in ambienti interni ed esterni.
    • Il DriveMod Forklift, dotato di visione artificiale, è capace di sollevare carichi pesanti e adattarsi a vari tipi di pallet  .
  • Enterprise Autonomy Suite
    Comprende:
    • DriveMod – il sistema di guida autonoma.
    • Cyngn Insight – software per la gestione della flotta (FMS), teleoperazione e analisi dati.
    • Cyngn Evolve – strumento per utilizzare i dati raccolti per migliorare AI, simulazioni e modelli  .
  • Flessibilità e sicurezza
    La tecnologia di Cyngn funziona con sensori commerciali integrati, è in grado di operare in modalità autonoma, manuale e da remoto, senza necessità di infrastrutture speciali (es. guide magnetiche)  .
  • Settori serviti
    Rivolta a industrie come logistica, distribuzione, produzione, costruzione e miniere, con l’obiettivo di risolvere problemi come carenza di mano d’opera, incidenti, costi elevati e ritardi legati all’e-commerce .

✨ Perché segnala Nvidia è importante

  • Cyngn utilizza la piattaforma Nvidia Isaac, una base per robotica con IA, che Nvidia ha riconosciuto esplicitamente. Questo ha catalizzato la recente impennata del prezzo azionario  .

🔍 In sintesi

Cyngn crea veicoli autonomi intelligenti per l’industria, offrendo:

  • Tecnologia aggiornabile su mezzi già esistenti.
  • Gestione via software avanzato e dati in tempo reale.
  • Sicurezza e adattabilità a vari contesti operativi.

È una realtà emergente nel settore dell’automazione industriale, ancora giovane ma con un modello innovativo che colma la distanza tra veicoli completamente autonomi su strada e soluzioni AGV tradizionali.

Ho chiesto se l’impennata può essere stata causata da uno short squeeze:

L’impennata di oggi su CYN è stata guidata principalmente dalla menzione da parte di Jensen Huang di Nvidia, non è però escluso un ruolo di short squeeze. Ecco perché:

1. Catalizzatore: menzione Nvidia

Il rally è partito dopo che Jensen Huang ha citato Cyngn nel blog Nvidia, scatenando un’ondata di acquisti da parte di investitori e speculatori retail con volumi record (>44 M azioni)  .

2. Possibile short squeeze

  • Low float + short interest significativo: prima del rally, circa il 2.6 – 2.9 % delle azioni erano vendute allo scoperto (short interest) e il float di CYN era basso (≈1,7 M azioni)  .
  • Volumi folli: con oltre 100 M di azioni scambiate—a volte fino a 93 M solo ieri—è coerente con dinamiche di short squeeze dove i venditori chiudono le loro posizioni acquistando di corsa .

3. Ipotesi plausibile

Sembra una combinazione di momentum da notizia (Nvidia) e short squeeze sui titoli già tirati perché venduti allo scoperto. Il rally frenetico, con trading halt per “volatility pause” alle 09:30 EDT, suggerisce che alcuni short seller stessero correndo ai ripari  .

🔍 Conclusione

Sì, il rialzo odierno può essere almeno in parte spiegato da uno short squeeze: la menzione di Nvidia ha innescato un’ondata di acquisti che, unita all’alta percentuale di posizioni corte e al basso float, ha spinto molti short seller a coprirsi velocemente.

E allora? Io mi limito a monitorarla…


24/06/25 Grock: la ristrutturazione di Wolfspeed e le prospettive una volta uscita dal Chapter 11

Personalmente quando tornerà in quotazione “ripulita” un pensierino ce lo farò



23/06/25 Citron Research: Teladoc



Quando abbiamo evidenziato Teladoc Health (NYSE: TDOC) all’inizio di quest’anno, abbiamo visto un asset frainteso con scala, ricavi ricorrenti e un percorso verso la redditività. Il titolo è sceso da allora, ma la nostra convinzione è solo cresciuta, poiché Wall Street ha ignorato un punto di svolta.
L’intelligenza artificiale renderà questo business più redditizio e la sua scala non può essere replicata per il suo valore di mercato.

Con una capitalizzazione di mercato di $1,4 miliardi, Teladoc non sta ottenendo il suo pieno valore come il più grande fornitore di telemedicina, poiché paga ancora il prezzo di vecchie acquisizioni. Ma tutto questo sta per cambiare. Se hai ascoltato il management alla Goldman Sachs Global Healthcare Conference, hai sentito una statistica sorprendente che è stata ignorata da Wall Street.

Il CEO Chuck Divita e il CFO Mala Murthy hanno delineato una strategia focalizzata su intelligenza artificiale, integrazione dei benefici e disciplina operativa. Ma la vera chiave per la divisione BetterHelp di Teladoc è l’acquisizione di UpLift.

BetterHelp non è solo il maggiore contributore di entrate di Teladoc, ma è l’attività principale del business. Genera oltre il 50% delle entrate totali ricavi dell’azienda e, fino ad ora, operava come un modello diretto al consumatore con pagamento in contanti. Teladoc sta ora sbloccando la prossima fase: integrare BetterHelp nei benefici sanitari aziendali.

Con l’acquisizione di UpLift, Teladoc ottiene l’infrastruttura per trasformare BetterHelp in un beneficio coperto. Questo non è un cambiamento incrementale, è trasformativo.

Murthy lo ha detto chiaramente:
“Penso a BetterHelp, è il marchio più riconosciuto là fuori. È difficile trovare qualcuno che non ne abbia almeno una certa consapevolezza. Negli Stati Uniti, circa 4.000.000 di persone si iscrivono o iniziano il processo di registrazione con BetterHelp. Quindi è enormemente più grande di qualsiasi altra cosa simile. Tuttavia, oltre l’80% delle persone abbandona e non diventa utente attivo, perché è un servizio a pagamento diretto, costoso, e ovviamente il consumatore è stato sotto molta pressione.”
“Sì, durante l’anno, queste sono persone che hanno un bisogno, sono consapevoli di BetterHelp, iniziano il processo di registrazione, ci danno la loro email, fanno il quiz, ma quando si tratta di ‘questo è quanto costa il prodotto’, c’è un abbandono significativo, e la cosa a cui le persone fanno più riferimento è ovviamente il costo diretto.”
“Se prendi solo un aumento netto di un punto percentuale nella conversione dell’80% che abbandona, equivale a $40.000.000 di entrate.”

La matematica (ora con l’integrazione assicurativa)

  • 4 milioni di persone iniziano il quiz di registrazione di BetterHelp ogni anno.
  • Oltre l’80% di loro (~3,2 milioni) abbandona il processo, principalmente perché la terapia era a pagamento diretto.

Cosa cambia dopo l’acquisizione di UpLift

  • BetterHelp sta diventando un servizio coperto da assicurazione, quindi le sessioni di terapia possono essere rimborsate.
  • Eliminare i costi diretti consente a Teladoc di recuperare la domanda che in precedenza si perdeva.

Potenziale di crescita delle entrate
Se solo l’1% di quei 3,2 milioni di abbandoni si converte con un modello assicurativo:
(32.000 × $1.250 = $40.000.000)
Sono $40 milioni di entrate annuali incrementali.

Questo non è un trucco di prezzo: è un cambiamento strutturale che trasforma BetterHelp da un abbonamento per consumatori in un beneficio sanitario coperto, sbloccando un’adozione molto più ampia.

Ora fai un passo indietro: questa è una piattaforma con oltre 100 milioni di utenti, distribuzione in piani sanitari e aziende Fortune 500, e un nuovo motore per monetizzare su larga scala. Eppure Wall Street la valuta ancora come un’app a crescita zero.

Il mercato sottovaluta il potenziale della piattaforma – un potenziale pronto a esplodere
La scala di Teladoc è senza pari nell’industria della telemedicina:

  • Membri: Oltre 102,5 milioni in U.S. Integrated Care e 397.000 utenti paganti di BetterHelp, rispetto ai 2,4 milioni di abbonati di Hims & Hers.
  • Portata globale: Opera in oltre 175 paesi, offre servizi in più di 40 lingue e copre oltre 450 sottospecialità mediche, superando di gran lunga i concorrenti più piccoli.
  • Base clienti: Serve oltre 10.000 clienti, inclusi 60 dei 100 migliori ospedali degli Stati Uniti, e ha oltre 1 milione di iscritti attivi alla gestione delle malattie croniche.

In confronto, Hims & Hers raggiunge un fatturato per abbonato più alto ($57) grazie alle sue offerte mirate ad alto margine (ad esempio, salute sessuale, perdita di capelli). Il modello più ampio e guidato da contratti di Teladoc, sebbene massiccio, genera entrate per membro inferiori, evidenziando la necessità di acquisizioni per incrementare il valore.

Nonostante una perdita netta di $1 miliardo nel 2024, guidata da una svalutazione di $790 milioni di BetterHelp, la posizione di cassa di Teladoc di $1,3 miliardi e un flusso di cassa libero di $169,6 milioni supportano ulteriori fusioni e acquisizioni. Post su X descrivono Teladoc come un “gioco AI sotto il radar” e una “macchina generatrice di cassa”, riflettendo il sentimento che le sue svolte strategiche siano sottovalutate.

Le acquisizioni di Teladoc sono uno sforzo calcolato per sbloccare il suo potenziale latente:

  • Integrazione di Catapult: Migliora l’iscrizione alla gestione delle malattie croniche identificando i membri a rischio, con il 50% degli utenti di Catapult che hanno condizioni croniche.
  • Sinergia di UpLift: Stimola la crescita di BetterHelp sfruttando le popolazioni assicurate, contrastando il declino dell’11% degli utenti nel 2024.
  • Posizionamento di mercato: A differenza dei fornitori di soluzioni puntuali (ad esempio, Omada, Talkspace), la strategia “whole-person” di Teladoc, rafforzata dalle fusioni e acquisizioni, la posiziona per consolidare un mercato frammentato.

Allora perché un’acquisizione da parte di un private equity?
Perché questo è un caso da manuale per il private equity:

  • Valutazione pubblica depressa rispetto a entrate, base utenti e proprietà intellettuale strategica.
  • Enorme potenziale di riduzione dei costi, specialmente nella spesa di marketing di BetterHelp.
  • Un modello di business che genera flussi di cassa reali su larga scala con una struttura più snella.
  • Un marchio di salute mentale centrale con un rinnovato potere di determinazione dei prezzi tramite l’integrazione aziendale.
  • Un venditore in difficoltà nei mercati pubblici senza difesa attivista e con una copertura sell-side in declino.

Che si tratti di una piattaforma come General Atlantic, TPG o Hellman & Friedman – il tipo di aziende che capiscono la salute comportamentale e possono aggiungere farmacie digitali o erogazione di cure – questo è un affare che qualcuno porterà in privato, sistemerà silenziosamente e re-quotarà in 3 anni a 4 volte il valore aziendale attuale.

Il management ha delineato il piano. O lo eseguono loro, o lo farà il private equity.


23/06/25 Barron’s: Le azioni di Boeing sono scese mentre l’incidente di Air India oscura il Salone dell’Aeronautica di Parigi. Cosa succede ora.


Autore: Al Root

Il volo Air India AI171 si è tragicamente schiantato il 12 giugno ad Ahmedabad, Gujarat, India. C’è stato un solo sopravvissuto tra le 242 persone a bordo.

Le azioni di Boeing erano in calo nel trading pre-mercato di lunedì, mentre gli investitori attendono con ansia aggiornamenti su cosa sia successo al jet Air India 787 che si è schiantato il 12 giugno pochi secondi dopo il decollo dall’aeroporto di Ahmedabad.

L’incidente ha gettato un’ombra sul Salone dell’Aeronautica di Parigi, che si tiene ogni due anni e si è concluso domenica.

Le azioni del produttore di jet commerciali erano in calo dello 0,4% nel trading pre-mercato a 198,03 dollari, mentre i futures dell’S&P 500 e del Dow Jones Industrial Average erano rispettivamente in rialzo dello 0,1% e stabili.

All’inizio delle contrattazioni di lunedì, le azioni di Boeing erano scese di circa il 7% dall’incidente. Le azioni del produttore di motori GE Aerospace erano in calo di circa il 3%. Il 787 di Air India era alimentato da motori GEnx.

L’aereo era un Boeing 787 di 12 anni che aveva accumulato 41.700 ore di volo in 7.800 voli. Il jet era stato sottoposto a un “C check”, un’ispezione completa effettuata ogni 20-24 mesi, nel 2023, secondo i rapporti. I motori erano stati revisionati all’inizio del 2025 in conformità con le procedure operative standard.

Air India opera ancora più di 30 jet 787. Tutti sono stati ispezionati dopo l’incidente senza riscontrare problemi significativi. Le autorità aeronautiche di tutto il mondo non hanno trovato motivi per mettere a terra l’aereo.

Entrambe le scatole nere dell’aereo – il registratore dei dati di volo e il registratore vocale della cabina di pilotaggio – sono state recuperate. Potrebbero essere inviate negli Stati Uniti per l’analisi e dovrebbero fornire ulteriori informazioni nei prossimi giorni.

Le indagini iniziali sembrano concentrarsi sulla perdita di potenza di entrambi i motori, sospettata per la prima volta dopo che il RAT, o turbina ad aria di emergenza, si è attivato. Un RAT è un sistema di emergenza progettato per fornire energia elettrica e idraulica in caso di perdita di potenza catastrofica.

Perdere un motore è incredibilmente raro. Perdere entrambi contemporaneamente è ancora più raro, di un ordine di grandezza. Come riferimento, nel suo rapporto sulla sicurezza del 2024, l’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile ha contato solo due incidenti in cui gli aerei hanno perso il controllo durante il volo. (Ciò può accadere per motivi diversi dal guasto del motore.) Questo riguarda oltre 35 milioni di voli.

Gli investitori hanno visto sui social media teorie legate al calore, a problemi di carburante, a collisioni con uccelli, tra le altre cose. Nessuna di queste proviene da funzionari dell’aviazione. Gli aggiornamenti ufficiali sono probabilmente a settimane di distanza.

L’indagine è continuata mentre il Salone dell’Aeronautica di Parigi si concludeva durante il fine settimana. L’analista di Jefferies Sheila Kahyaoglu lo ha definito un “salone senza spettacolo”. Boeing ha avuto solo un annuncio di ordini con ANA che ha completato un accordo. Gli annunci di ordini sono stati probabilmente rimandati a causa dell’incidente. Airbus ha ricevuto 406 ordini, ma anche questo non è molto significativo considerando il suo arretrato di oltre 8.000 aerei.

L’industria è stata limitata dall’offerta per anni, lasciando gli aerei più vecchi in volo più a lungo. Questo ha reso la catena di approvvigionamento e i pezzi di ricambio aftermarket il focus del salone.

Scritto da Al Root a allen.root@dowjones.com


16/06/25 Briefing.com: EchoStar vola mentre Trump interviene nella disputa FCC sullo spettro (SATS)

EchoStar (SATS) sta registrando un forte rialzo dopo un rapporto di Bloomberg che indica che il presidente Donald Trump è intervenuto per facilitare una risoluzione tra l’azienda e la Federal Communications Commission (FCC) riguardo alle sue preziose licenze per lo spettro wireless. L’ottimismo per un possibile accordo deriva da un incontro del 12 giugno 2025, in cui il presidente di SATS, Charlie Ergen, ha incontrato il presidente della FCC, Brendan Carr, seguito da un successivo incontro alla Casa Bianca con il presidente Trump e Carr. Il coinvolgimento del presidente, che ha spinto per un accordo per prevenire il fallimento di una grande azienda americana, ha acceso la fiducia degli investitori nella possibilità che SATS mantenga i suoi asset spettrali e stabilizzi la sua posizione finanziaria.

L’esame della FCC su SATS è iniziato a maggio 2025, quando il presidente Brendan Carr ha incaricato il personale dell’agenzia di indagare sulla conformità dell’azienda agli obblighi di implementare una rete 5G a livello nazionale, come previsto dalle sue licenze spettrali. Queste licenze, che coprono bande significative come AWS-4, 600 MHz, 700 MHz e 2 GHz, erano legate agli impegni presi durante la fusione T-Mobile/Sprint del 2020, in cui SATS si era impegnata a costruire una quarta rete 5G nazionale entro il 14 giugno 2025, coprendo almeno il 70% della popolazione per alcune bande e il 75% per altre.

L’indagine della FCC ha messo in discussione se SATS abbia soddisfatto questi requisiti di costruzione o abbia richiesto estensioni in modo improprio, sollevando il rischio di revoca delle licenze, una sanzione severa che potrebbe smantellare il business wireless di SATS. SATS ha difeso con veemenza i suoi sforzi, affermando di aver investito decine di miliardi nella realizzazione di migliaia di siti cellulari 5G, coprendo 268 milioni di americani, e ha sostenuto che l’inchiesta della FCC ha creato una “nuvola di incertezza” che ostacola la sua capacità di raccogliere capitali e continuare l’espansione della rete. L’azienda ha protetto attivamente il suo portafoglio spettrale, acquisito e sviluppato a costi significativi, dalle minacce di revoca, sottolineandone l’importanza strategica per le telecomunicazioni e la sicurezza nazionale degli Stati Uniti attraverso la sua rete 5G Open RAN, che esclude fornitori cinesi.

Ad aggravare le sfide di SATS, il fornitore di TV satellitare statunitense DirecTV ha terminato il suo accordo per acquisire il business della televisione satellitare di SATS, inclusa Dish TV, nel 2024, a causa di un’offerta di scambio di debito fallita. Questo contrattempo ha esacerbato le tensioni finanziarie di SATS, poiché l’azienda aveva già mancato pagamenti di interessi significativi, inclusi 326 milioni di dollari dovuti il 30 maggio 2025, citando l’incertezza derivante dalla revisione in corso della FCC.

Il 6 giugno 2025 sono emerse notizie secondo cui SATS stava considerando una richiesta di protezione fallimentare ai sensi del Chapter 11 per proteggere i suoi asset spettrali, una mossa che ha intensificato le preoccupazioni del mercato e messo sotto pressione il titolo. Questi sviluppi hanno evidenziato la precaria posizione finanziaria di SATS prima dell’intervento riportato alla Casa Bianca.

La potenziale risoluzione mediata dal presidente Trump potrebbe rappresentare un punto di svolta cruciale per SATS, riducendo significativamente il rischio di fallimento e stabilizzando le prospettive finanziarie. Un accordo che preservi le licenze spettrali di SATS non solo salvaguarderebbe il suo investimento di 7 miliardi di dollari in spettro e infrastrutture di rete, ma ripristinerebbe anche la fiducia degli investitori alleviando l’incertezza normativa. La capacità dell’azienda di mantenere le sue licenze è fondamentale, poiché queste sostengono le sue operazioni di rete 5G sotto il marchio Boost Mobile e la sua strategia più ampia nel settore delle telecomunicazioni. Inoltre, un accordo favorevole potrebbe migliorare l’accesso di SATS ai mercati dei capitali, consentendole di affrontare i suoi obblighi di debito, inclusi i pagamenti di interessi mancati entro il periodo di grazia di 30 giorni, ed evitare una richiesta di Chapter 11.


12/06/25 Briefing.com: Le azioni Boeing crollano mentre lo schianto del 787 di Air India riaccende le preoccupazioni sulla sicurezza (BA)

Il volo AI-171 di Air India, un Boeing (BA) 787-8 Dreamliner in viaggio da Ahmedabad, India, verso l’aeroporto di Londra Gatwick, si è schiantato poco dopo il decollo, causando la morte di tutti i 242 passeggeri e membri dell’equipaggio e provocando vittime anche a terra, nell’area residenziale di Meghani Nagar. Questo tragico evento, il primo incidente mortale che coinvolge un Boeing 787 dalla sua entrata in servizio commerciale nel 2011, ha avuto forti ripercussioni sui mercati, con le azioni BA in forte calo e quelle di GE Aerospace (GE), produttrice dei motori GEnx dell’aereo, anch’esse in discesa.

Sebbene la causa dell’incidente sia ancora sotto indagine da parte della Direzione Generale dell’Aviazione Civile indiana (DGCA) e della Federal Aviation Administration statunitense (FAA), i registratori di volo sono stati recuperati e alcuni esperti ipotizzano una possibile perdita di spinta o di portanza. Tuttavia, risposte definitive richiederanno probabilmente settimane, lasciando gli investitori in balia dell’incertezza mentre Boeing affronta un rinnovato esame pubblico e normativo.

  • La storia di Boeing in materia di sicurezza e controlli qualità è tornata sotto i riflettori. L’azienda è ancora segnata dagli incidenti del volo Lion Air 610 del 2018 e del volo Ethiopian Airlines 302 del 2019, entrambi con il 737-MAX, che causarono 346 vittime e portarono al blocco globale del modello per quasi due anni. Altri episodi, come l’esplosione del portellone su un 737-MAX 9 di Alaska Airlines nel gennaio 2024 e lo schianto di un 737-800 di Jeju Air in Corea del Sud nel dicembre 2024, hanno ulteriormente minato la fiducia del pubblico.
  • Eppure, Boeing sembrava sulla via della ripresa sotto la nuova guida dell’amministratore delegato Kelly Ortberg. Tra i progressi recenti figurano un accordo con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti del 4 giugno per evitare un procedimento penale per i disastri del 737-MAX (non senza critiche da parte dei familiari delle vittime, che chiedono maggiore responsabilità), un piano d’azione approvato dalla FAA per affrontare le carenze nei controlli di qualità e un maggiore rigore nella produzione, che aveva migliorato il sentiment degli investitori.
  • Prima dell’incidente, il titolo Boeing era vicino ai massimi su 52 settimane, sostenuto da un solido bilancio del primo trimestre 2025 (pubblicato il 23 aprile), che ha mostrato un aumento del 75% dei ricavi nella divisione Commercial Airplanes, segno di una forte domanda e di un recupero operativo. La produzione dei programmi 737 e 787 era tornata a livelli più sani, con circa 350 aerei commerciali consegnati nel 2024. Inoltre, Boeing aveva ottenuto ordini rilevanti, tra cui l’impegno di Qatar Airways per fino a 210 velivoli (di cui 130 Dreamliner 787). Anche la recente decisione della Cina di revocare il divieto sugli aerei Boeing, con ripresa delle consegne prevista per luglio 2025, aveva rappresentato un impulso fondamentale, aprendo l’accesso a un mercato chiave in crescita.
  • Lo schianto del volo Air India rischia però di compromettere questi progressi, poiché rappresenta il primo incidente mortale che coinvolge il 787 Dreamliner, una delle colonne portanti dell’offerta widebody di Boeing. Quest’anno Boeing prevede di consegnare circa 60-70 Dreamliner, con un prezzo di listino medio compreso tra 250 e 300 milioni di dollari (anche se con sconti frequenti).
  • Il programma 787, con circa 1.190 velivoli in servizio nel mondo, è cruciale per la salute finanziaria di Boeing, poiché serve rotte a lungo raggio per compagnie importanti come Air India, che opera quasi tre dozzine di 787. Una sospensione temporanea del programma, qualora le autorità regolatorie lo ritenessero necessario, potrebbe interrompere le consegne, ritardare entrate per miliardi nel breve termine ed aggravare le perdite cumulative di oltre 36 miliardi di dollari dal 2019. Inoltre, preoccupazioni persistenti sulla qualità — tra cui denunce di whistleblower riguardanti fissaggi della fusoliera inadeguati e ispezioni incomplete — potrebbero intensificare il controllo da parte delle autorità e del pubblico, con potenziali ripercussioni su ordini futuri e fiducia dei clienti.

Valutare con precisione l’impatto finanziario e reputazionale del disastro di Air India per Boeing è difficile, poiché l’indagine richiederà probabilmente settimane o mesi per determinare le cause — che potrebbero essere meccaniche, errore umano o fattori esterni, come un bird strike. Tuttavia, questa tragedia rappresenta un altro duro colpo alla reputazione di Boeing, proprio mentre è impegnata in una competizione serrata con Airbus (EADSY), che ha superato Boeing per numero di ordini negli ultimi cinque anni e potrebbe ora erodere ulteriormente la fiducia di investitori e clienti nella capacità dell’azienda americana di consegnare aerei sicuri e affidabili.


12/05/25 Corriere Economia: intervista al Ceo di Tim

Ultimamente non seguo più di tanto le Tim Risparmio che avevo segnalato qui l’11 marzo dello scorso anno (cercate sotto) come opportunità di investimento a basso rischio perché il suo bell’exploit +92% lo ha fatto ed adesso non mi interessa più. Però oggi è uscita una bella intervista al Ceo e la riporto qui


07/05/25 Forbes: Perché Tilray, un Tempo Stella della Cannabis, Ora Punta sulla Birra Artigianale

Di Will Yakowicz, Forbes Staff

Un tempo leader tra i titoli della cannabis, l’azienda canadese Tilray ha spostato il suo focus sulla birra artigianale nel tentativo di evitare la rimozione dalla quotazione al Nasdaq. Ecco i dettagli del passaggio dalla cannabis alla birra.

Nel luglio 2018, Tilray, azienda canadese di cannabis, è stata quotata al Nasdaq, diventando una delle prime aziende del settore a essere presente su una grande borsa statunitense. Nel primo giorno di negoziazione, le azioni sono salite del 35%, rendendo Tilray il primo titolo della cannabis amato dagli investitori.

Pochi mesi dopo, Tilray ha raggiunto i 214 dollari per azione, valutando la startup – che all’epoca aveva ricavi per 27,5 milioni di dollari – a 17 miliardi di dollari, un massimo storico. Tuttavia, da allora le azioni hanno subito un doloroso declino. Dopo sette anni senza progressi significativi a livello federale per legalizzare la cannabis negli Stati Uniti e una concorrenza spietata nel piccolo mercato canadese della cannabis, il prezzo delle azioni di Tilray è sceso sotto 1 dollaro, recentemente scambiato a 49 centesimi. Il mese scorso, il Nasdaq ha inviato un avvertimento all’azienda, segnalando il rischio di delisting.

Irwin Simon, diventato CEO di Tilray nel 2021 dopo la fusione con un’altra azienda canadese di cannabis, Aphria, di cui era CEO all’epoca, è ben consapevole che il prezzo delle azioni della sua azienda è in caduta libera – e crede di avere un piano per rimediare. Simon, che ha supervisionato l’acquisizione di oltre una dozzina di marchi di birra artigianale e liquori negli ultimi anni, afferma di non essere “nervoso” riguardo al rischio di delisting, perché si aspetta che gli azionisti approvino un frazionamento inverso delle azioni a luglio, che riporterebbe il prezzo per azione sopra 1 dollaro.

“Abbiamo ottimi marchi, ottime attività, un buon bilancio, un’organizzazione davvero solida, ma sì, ho un prezzo delle azioni schifoso,” dice Simon seduto nel suo ufficio d’angolo a Midtown Manhattan. “La buona notizia è che ci sono opzioni. E di certo non siamo l’azienda di cannabis più brutta, né la più brutta azienda di birra là fuori. Sto cercando di capire, con la strategia che abbiamo messo in atto, quali altre opportunità ci siano per noi.”

Simon, che ha fondato Hain Celestial Group nel 1993, un’azienda di alimenti biologici che ha quotato in borsa e portato a 3 miliardi di dollari di vendite annuali, ha supervisionato la fusione tra Aphria e Tilray quattro anni fa. L’operazione, che ha valutato la nuova entità a quasi 4 miliardi di dollari, è stata strutturata come un’acquisizione inversa di Tilray: ogni azionista di Aphria ha ricevuto circa 0,8 azioni Tilray, del valore di 6,20 dollari all’epoca, per ogni azione Aphria posseduta.

Nonostante le difficoltà di mercato, Tilray rimane uno dei maggiori produttori di cannabis al mondo, coltivando circa 170 tonnellate di marijuana all’anno, vendute in 20 paesi, dal Canada all’Europa fino all’Australia. (Non può vendere marijuana negli Stati Uniti a causa delle leggi federali.) Dopo aver acquisito otto aziende di birra artigianale da Anheuser-Busch e quattro da Molson Coors, è ora il quarto maggiore produttore di birra artigianale negli Stati Uniti, con marchi regionali che includono Montauk Brewing di New York, SweetWater della Georgia e Breckenridge Brewery del Colorado. (Tilray possiede anche Breckenridge Distillery, produttore di bourbon miscelato con sede in Colorado.) I ricavi complessivi sono stati di 788 milioni di dollari l’anno scorso, ma Tilray è riuscita a perdere 222 milioni di dollari (principalmente a causa di spese non monetarie). Sebbene l’azienda stia perdendo ingenti somme di denaro, dispone di 230 milioni di dollari in contanti e ha ridotto le perdite da un impressionante 1,4 miliardi di dollari nel 2023.

Grazie alla serie di acquisizioni di Simon, una strategia che attribuisce alla sua paura di essere un “pony con un solo trucco,” Tilray non è più solo un’azienda di cannabis. Simon rabbrividisce alla parola “erba” e sottolinea il business da 80 milioni di dollari (vendite annuali) di marijuana medica di Tilray. (Tilray vende un totale di 275 milioni di dollari di cannabis, incluse le vendite ricreative.) Vuole che gli investitori credano che il marchio, che deriva il 60% dei suoi ricavi dalla vendita di cannabis e birra, sia in realtà un’azienda diversificata di prodotti farmaceutici e di consumo, con un focus sul “riunire le persone per divertirsi.”

L’anno scorso, il 35% dei ricavi di Tilray proveniva dalla marijuana, mentre il 25% dalla sua divisione alcolica. Tilray gestisce anche un’attività di distribuzione farmaceutica in Europa, che consegna la sua cannabis medica e altri farmaci alle farmacie, responsabile del 33% dei ricavi. La divisione benessere, che include marchi alimentari a base di canapa come Manitoba Harvest, contribuisce per circa il 7% dei ricavi dell’azienda.

L’azienda ha sofferto in parte perché il mercato canadese della cannabis è piccolo – 4 miliardi di dollari di vendite annuali, minuscolo rispetto al mercato legale da 32 miliardi di dollari negli Stati Uniti – ed è saturo di concorrenti e ostacolato da tasse elevate. Tilray è il maggiore operatore in Canada per ricavi, ma detiene solo circa il 10% della quota di mercato. Con troppe aziende che producono troppa cannabis, i prezzi sono crollati e i margini sono stati azzerati. Un altro fattore è che la riforma federale sulla cannabis negli Stati Uniti si è bloccata, il che per Tilray e altri operatori canadesi è stato devastante. Il piano è sempre stato quello di espandersi nel mercato statunitense, ma ciò non è possibile finché il governo federale non cambierà le leggi sulla marijuana.

“Non posso vendere [cannabis] nel mercato statunitense oggi, e questo mi dà fastidio da morire,” dice Simon.

Sebbene sia facile considerare Tilray un’azienda debole, alcuni addetti ai lavori del settore ritengono che potrebbe essere in una buona posizione per superare le sfide del mercato canadese. Dopotutto, ha circa 230 milioni di dollari in contanti nel suo bilancio.

Kristoffer Inton, analista di Morningstar che segue Tilray, afferma che l’azienda è l’operatore meglio posizionato in Canada. La considera “sottovalutata” ma “molto rischiosa.”

“Chiamarli una cattiva azienda non è del tutto accurato,” dice Inton. “Si trovano solo in un mercato in cui nessuno guadagna.”

Un altro problema che grava sul prezzo delle azioni è che la maggior parte degli azionisti di Tilray, come per qualsiasi altra azienda di cannabis, manca di investitori istituzionali. Circa il 75% delle azioni di Tilray è detenuto da investitori retail, il che significa che l’azienda non ha la stabilità di grandi azionisti che possono aiutare a stabilizzare il prezzo delle azioni.

Tilray non è sola. I titoli della cannabis sono fuori moda. MSOS, il più grande ETF del settore, è in calo dell’88% dal 2020. Inton afferma che gli investitori retail si muovono in base al sentiment, e il sentiment attorno alla cannabis è “piuttosto negativo ora.”

“Penso che al momento [essere un’azienda di cannabis] mi penalizzi,” dice Simon.

Il passaggio all’alcol ha aiutato a diversificare i ricavi di Tilray, ma ironicamente la cannabis legale ha danneggiato le vendite di birra negli Stati Uniti. Secondo la Brewers Association, la produzione di birra artigianale è diminuita del 4% nel 2024 rispetto all’anno precedente, il terzo calo consecutivo, poiché le preferenze dei consumatori continuano a cambiare.

“La cannabis finisce per cannibalizzare le vendite di alcol,” ammette Simon. “Se vengo cannibalizzato da una parte, voglio essere nel business che cannibalizza.”

A tal fine, crede che l’attività delle bevande di Tilray possa espandersi attraverso i suoi marchi di bevande a base di THC derivato dalla canapa, come Happy Flower, Herb & Bloom e Fizzy Jane’s. Grazie alla legalità federale dei prodotti a base di canapa attraverso il Farm Bill del 2018, Tilray vende le sue bevande a base di canapa in 13 stati negli Stati Uniti, con i mercati più grandi in Minnesota, Florida e Texas. Tilray ha lanciato bevande a base di canapa negli Stati Uniti l’anno scorso e non ha ancora riportato i ricavi di questa divisione. Le bevande infuse con THC, che rappresentano circa il 2% del settore ma sono in rapida crescita, sono una linea di business di cui Simon è entusiasta.

“Queste bevande a base di canapa sono molto importanti,” dice Simon, aprendo una lattina di Liquid Love, un marchio di acqua frizzante di Tilray. “Sono il prossimo seltzer alcolico. Se potessi venderlo in 50 stati, sarebbe un business da un miliardo di dollari per Tilray domani.”

La strategia di diversificazione di Simon, tuttavia, richiederà tempo per invertire le sorti dell’azienda. I ricavi sono diminuiti dell’1% nell’ultimo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2024, e l’azienda ha abbassato la guidance sui ricavi netti per l’intero anno a 850-900 milioni di dollari, rispetto ai 950 milioni-1 miliardo di dollari precedenti.

Ma Simon guarda ai titoli del tabacco per ispirazione. Philip Morris International, che possiede Zyn, il gigante delle bustine di nicotina, attraverso la sua controllata Swedish Match, ha visto il prezzo delle sue azioni crescere del 234% dal 2008. E considerando che la marijuana non è responsabile di 480.000 morti americane ogni anno come le sigarette, Simon crede che il titolo di Tilray possa fare ancora meglio.

“Sto costruendo qualcosa di diverso,” dice Simon. “Non esiste un’azienda oggi che abbia cannabis, liquori, birra e alimenti a base di canapa, quindi sono o molto intelligente o molto stupido, no?”

Scritto da Will Yakowicz, contattabile a [inserire contatto].


Göteborg Posten: Polestar si concentra sull’Europa

Pole­star sta ridu­cendo la sua atti­vità in Cina. La casa auto­mo­bi­li­stica sta chiu­dendo la sua rete di ven­dita al det­ta­glio nel paese e lasciando una part­ner­ship con una società locale, rife­ri­sce Bloom­berg..


Il CEO di Pole­star Michael Loh­schel­ler afferma che l’azienda sta cam­biando la sua stra­te­gia nel mer­cato cinese.
“È abba­stanza nor­male che abbiamo accordi diversi in diversi mer­cati e, natu­ral­mente, il mer­cato cinese è com­pe­ti­tivo”, ha detto a Bloom­berg.
L’anno scorso, la società ha ven­duto solo 3.120 auto­vet­ture nel paese, secondo i dati del China Auto­mo­tive Tech­no­logy and Research Cen­ter. A livello glo­bale, Pole­star, parte dell’impero auto­mo­bi­li­stico cinese Li Shufu, ha con­se­gnato circa 44.850 auto.
Il 2024 è stato un anno dif­fi­cile per Pole­star, che è quo­tata al Nasdaq, e la quota della società è dimi­nuita di circa il 38% in valore nell’ultimo anno. Gio­vedì, quando le borse mon­diali sono crol­late a causa dell’annun­cio doga­nale, il titolo è stato scam­biato al di sotto del limite del valore di un dol­laro.
All’ini­zio di que­sta set­ti­mana, Pole­star ha regi­strato un aumento del 76% delle ven­dite nel primo tri­me­stre rispetto allo scorso anno. In totale, la società riporta un dato pre­li­mi­nare di ven­dite di 12.304 auto ven­dute nel primo tri­me­stre.
Alla domanda se le risorse ven­gono ora spo­state dalla Cina, Loh­chel­ler dice che è impor­tante capire che Pole­star è ancora una società gio­vane.
Ovvia­mente abbiamo risorse limi­tate. Stiamo assi­stendo a una grande cre­scita in Europa”, ha detto.
Loh­schel­ler afferma che il Regno Unito e la Fran­cia sono aree in cui le ven­dite dell’azienda stanno cre­scendo.
“Rima­niamo impe­gnati nel mer­cato cinese, ma dob­biamo dare prio­rità a deter­mi­nati mer­cati”, ha detto a Bloom­berg.


14/03/25 FANNIE &FREDDIE ultimi sviluppi


10/03/25 Göteborg Posten: Come Pole­star mette a punto le sue auto nel freddo artico

Su un lago ghiac­ciato in alto a Norr­land, Pole­star sta mostrando i suoi tre modelli a un raduno inter­na­zio­nale della stampa. In un mer­cato delle auto elet­tri­che fero­ce­mente com­pe­ti­tivo, il mar­chio deve distin­guersi e ini­ziare a ven­dere in volumi più grandi.


Guidi sulla E20 e improv­vi­sa­mente sco­pri che c’è un con­te­nuto di vetro e vedi di fronte a te come altre auto sci­vo­lano vio­len­te­mente nelle curve e alcune sono andate nella rin­ghiera.
Se invece pensi alla situa­zione cor­ri­spon­dente senza osta­coli e che tutto è fatto sotto forme con­trol­late-su un lago ghiac­ciato, come 140 miglia a nord della strada auto­mo­bi­li­stica da Göteborg, hai un’idea di cosa sia la guida sul ghiac­cio di Pole­star sulla pista che chia­mano ”Arc­tic Cir­cle Ring”. E ‘ come sci­vo­lare la guida che viene fatto su Stora Holm su Hisin­gen durante la guida pra­tica, anche se de luxe-style e con vei­coli che pos­sono costare oltre un milione di corone (Pole­star 3).
Intorno a un tavolo in una grande sala con­fe­renze in legno Jokk­mokk, a forma di corno gigante con corna di renna sulle pareti, un gruppo di sve­desi, fin­lan­desi, austra­liani e sud­co­reani rice­vono istru­zioni su come gui­dare in sicu­rezza sul ghiac­cio – ci sono tra 30 e 40 gior­na­li­sti in totale che testano i vei­coli in un periodo di feb­braio.

Effet­tuare il test drive nell’area di Jokk­mokk non è una coin­ci­denza. Oltre a mostrare ai gior­na­li­sti le abi­lità di guida, la tenuta di strada, i freni e le sospen­sioni dei vei­coli, è qui che Pole­star testa le carat­te­ri­sti­che di guida dei vei­coli durante lo svi­luppo dei modelli. Per tre o quat­tro mesi ogni anno,
Svi­lup­pa­tori Pole­star quassù-in una strut­tura chiusa. Men­tre molte mar­che di vei­coli e subap­pal­ta­tori pro­ve­nienti da tutto il mondo, in par­ti­co­lare dall’Europa, effet­tuano test drive ad Arvid­sjaur e Arje­plog, Volvo Cars e Pole­star hanno uti­liz­zato l’area di Jokk­mokk.
La popo­la­zione resi­dente di circa 9.000 ad Arvi­d­jaur e Arje­plog quasi rad­dop­pia in inverno gra­zie all’atti­vità, che ha un fat­tu­rato di miliardi. A Jokk­mokk è ancora più scar­sa­mente popo­lata, con poco più di 2.700 resi­denti – in un rag­gio di dieci miglia. E anche hotel, risto­ranti, aziende di ser­vizi ed eventi stanno gua­da­gnando posti di lavoro gra­zie all’indu­stria auto­mo­bi­li­stica.

  • La nostra pista di prova in cui svi­lup­piamo e ”sin­to­niz­ziamo” le auto si trova su un ter­ri­to­rio mili­tare in cui il diritto di accesso pub­blico non si applica, afferma il col­lau­da­tore e svi­lup­pa­tore delle carat­te­ri­sti­che del telaio, Joa­kim Ryd­holm.

Ma il luogo in cui i media arri­vano a testare i modelli attuali di Pole­star 2, 3 e 4 è un nor­male lago con il nome sami Gabram, fuori dalla città cen­trale di Jokk­mokk. Qui, il mar­chio auto­mo­bi­li­stico ha arato tre piste di prova per dimo­strare le carat­te­ri­sti­che di guida delle auto.

  • Vogliamo farvi spe­ri­men­tare le carat­te­ri­sti­che della vet­tura. Abbiamo pas­sato molte ore a cali­brare e rego­lare le auto, afferma Joa­kim Ryd­holm.
    “Il dna di Pole­star è che lo sterzo deve essere reat­tivo e diretto. Si dovrebbe essere in grado di chiu­dere gli occhi e ren­dere l’auto gui­dare nel modo desi­de­rato. Quindi l’equi­li­brio e la sospen­sione – l’auto dovrebbe nascon­dersi da te nel caso in cui col­pi­sci un osta­colo. E dovrebbe essere facile fre­nare e dovrebbe fre­nare pre­ve­di­bil­mente. E l’auto dovrebbe essere “tor­sio­nale” e dina­mica, abbiamo un grande pacco bat­te­ria nell’auto che rende il telaio rigido.
    Sul ghiac­cio, la capa­cità del vei­colo di parare la forza cen­tri­fuga nelle curve viene testata con una massa di poco supe­riore a 2,1 ton­nel­late per la più pic­cola Pole­star 2 fino a quasi 2,6 ton­nel­late per il grande SUV Pole­star 3.

L’intero scopo dell’eser­ci­zio è pro­prio quello di dimo­strare che i vei­coli pos­sono farlo-da una pista interna molto sinuosa sul ghiac­cio con­ce­pita per la Pole­star 2 a una pista con curve più grandi dove è pos­si­bile testare la velo­cità della Pole­star 4. Tut­ta­via, tutte le auto pos­sono essere gui­date su tutte le piste. Poi, natu­ral­mente, dipende dal con­du­cente…
Testiamo i modelli a tra­zione inte­grale 2, 3 e 4 – con pneu­ma­tici chio­dati. Abbiamo impo­stato la moda­lità di guida su ferma,” ferma ” e moda­lità Sport in cui il con­trollo di sta­bi­lità non inter­viene tanto nelle curve. Ciò signi­fica più sovra­sterzo sul ghiac­cio e che le ruote poste­riori sci­vo­lano nelle curve – e l’auto sci­vola. A dif­fe­renza di quando fai il pen­do­lare sulla E20 e perdi la presa, è, sotto forme con­trol­late, diver­tente.
Il più pic­colo 2 gesti­sce bene la pista tec­nica più sinuosa, quando sci­vola e derive lì. Drif­ting è quando si sovra­sterza deli­be­ra­ta­mente l’auto in modo che sci­voli e sci­voli attra­verso le curve.
E il 3, pur essendo un suv di grandi dimen­sioni, offre un’espe­rienza di guida inso­li­ta­mente leg­gera anche in pista tec­nica. Sovra­sta, ma in parte le sospen­sioni pneu­ma­ti­che signi­fica che la corsa è mor­bida e quindi un sistema nel grande SUV chia­mato ”tor­que Vec­to­ring” com­pensa la corsa attra­verso le curve strette. Que­sto sistema signi­fica che l’auto per­ce­pi­sce e mette la potenza su ogni sin­gola ruota che ne ha più biso­gno. Il Pole­star 3 ha anche un bari­cen­tro basso gra­zie ai grandi pac­chi bat­te­ria nel pavi­mento.

E dopo aver sban­dato e sci­vo­lato attra­verso le curve di tutti e tre i per­corsi e aver gui­dato leg­ger­mente sul ciglio della strada con una neve alta deci­me­tro, otte­niamo il con­trollo dei vei­coli.
Ma con la Pole­star 4 infe­riore, che è una miscela di un suv e un coupé, ci tra­sci­niamo troppo e sci­vo­liamo fuori in un ter­ra­pieno di neve vicino alla pista – come se al ral­len­ta­tore. Que­sto modello è anche il modello di auto che ha l’acce­le­ra­zione più potente delle auto di Pole­star, può essere aggiunto, il che influi­sce inne­ga­bil­mente sulla capa­cità di guida e in curva sul ghiac­cio vuoto.
I gior­na­li­sti pro­ve­nienti da ogni angolo del mondo hanno docu­men­tato il loro viag­gio con droni, tele­ca­mere e micro­foni.
Ci sono anche gli esperti che hanno svi­lup­pato le carat­te­ri­sti­che di guida e l’iden­tità dell’auto – coloro che assi­cu­rano che le auto otten­gano deter­mi­nate carat­te­ri­sti­che che le distin­guono dalla con­cor­renza. Bea­trice Simons­son è com­mer­cial­mente respon­sa­bile dei pro­dotti, con il titolo di “Head of pro­duct mana­ge­ment”.

  • Sto lavo­rando su quanti interni dovrebbe avere l’auto, dovremmo avere la pelle, per esem­pio? Cer­chi e colori esterni. E così abbiamo un dia­logo con il team di svi­luppo su quanto velo­ce­mente i modelli di auto dovreb­bero andare 0-100.
    Dopo tutto, Pole­star non acce­lera il più veloce delle auto ad alte pre­sta­zioni o va il più veloce? Il pic­colo
    Dopo tutto, la Volvo EX30, ad esem­pio, acce­lera più velo­ce­mente della Pole­star 4?
  • Per noi,” per­for­mance ” è pre­sta­zioni – molto più di un 0-100time. Que­sto è ciò di cui parla il nostro esperto di telai Joa­kim Ryd­holm: si tratta dello sterzo, della dina­mica, della sta­bi­lità – che la mac­china è pre­ve­di­bile.
  • E in ter­mini di design, siamo sino­nimo di” pure pro­gres­sive design ” – una sem­pli­cità e purezza del design.
    Quindi cosa stai para­go­nando a Volvo dire­sti?
    Volvo è più di un’auto di fami­glia. Ma non esclu­diamo la fami­glia-sicu­ra­mente no. Guido tutta la fami­glia in mac­china. Ma l’auti­sta dovrebbe essere un pilota felice-l’auto dovrebbe fare esat­ta­mente ciò che l’auti­sta gli dice di fare. Si tratta di ”accor­da­ture ” leg­ger­mente diverse delle auto tra noi e Volvo sem­pli­ce­mente.
    Per dimo­strare ulte­rior­mente l’iden­tità delle auto, Chri­stian Sams­son ci porta su un ret­ti­li­neo sul ghiac­cio in una Pole­star 3. Egli è respon­sa­bile gene­rale per “iden­tità del pro­dotto” – cioè, che l’auto ha le carat­te­ri­sti­che ed è vis­suto nel modo deter­mi­nato dal mar­chio. Prima acce­lera e poi frena bru­sca­mente – l’auto frena senza sban­dare, fino a fer­marsi.
  • Que­sto è quello che fac­ciamo quando svi­lup­piamo le pro­prietà nella nostra strut­tura chiusa quassù. Se vuoi avere uno spa­zio di fre­nata il più breve pos­si­bile, rischi una mac­china che lan­cia un po’. Se vuoi un’auto super sta­bile, sacri­fi­chi un po ‘ di spa­zio di fre­nata. Abbiamo cer­cato di tro­vare l’equi­li­brio per­fetto. Non vogliamo lanci duri, ma che dovrebbe essere pre­ve­di­bile.
    Il GP ritorna alla base in mezzo al ghiac­cio, segnato da un grande corno. I gior­na­li­sti auto­mo­bi­li­stici sem­brano sod­di­sfatti della pra­tica di oggi. Ma una pre­oc­cu­pa­zione per Pole­star è stata che non ha ven­duto nei volumi sta­bi­liti dal mana­ge­ment. Pre­oc­cupa gli esperti che hanno svi­lup­pato l’auto?
    Non lavoro nel reparto ven­dite. Ma è chiaro che io, che lavoro con lo svi­luppo dei pro­dotti, voglio che ven­dano il più pos­si­bile, dice Bea­trice Simons­son.
    “Basta por­tare i clienti nelle auto in modo che vedano quanto sono incre­di­bili.
    Non hanno la cosa, vuoi dire?
  • Se entrano in mac­china, capi­ranno.

19/02/24 Nikola chiede l’ammissione al Chapter 11

Il Chapter 11 americano non è l’equivalente del nostro fallimento nel senso che si cerca prima di tutto di rilanciare la società con un accordo con i creditori che rinunciano ad una parte dei propri prestiti e un’altra parte li converte in nuove azioni. I vecchi azionisti comunque vengono segati tutti.

Non so se questo rilancio di Nikola verrà tentato. temo di no

R.I.P


14/02/24 Barron’s: Le Azioni PG&E potrebbero salire del 50%. Non è colpevole per gli incendi di L.A.

DiJack HoughSeguire

Il PG&E Emergency Operations Center a Vacaville, California, Stati Uniti, il 30 settembre 2024. (RACHEL BUJALSKI/BLOOMBERG)

Se un’azienda di traslochi si vantasse di andare 90 giorni senza far cadere un pianoforte a coda su un cliente, potresti avere delle domande. Che ne dici dei pianoforti verticali? E cosa è successo 91 giorni fa?

Allo stesso modo, PG&E che chiama nel suo annuncio sugli utili di giovedì un “secondo anno consecutivo di zero grandi incendi causati dalle attrezzature dell’azienda” potrebbe non essere nella lista di nessuno delle grandi pietre miliari aziendali. Solo due anni? Che dire dei piccoli incendi? Ma questa è una vittoria per l’amministratore delegato Patti Poppe (pronunciato come papavero), e un messaggio importante da promuovere, soprattutto ora, con le azioni che affondano per i recenti incendi che non erano nemmeno nel territorio dell’azienda.

J.P. Morgan sottolinea che il titolo è scambiato con il suo più grande sconto degli ultimi anni. BMO Capital Markets ha recentemente avviato la copertura con un rating Outperform. Il suo obiettivo di prezzo implica il 50% al rialzo. Più su questo tra un momento PG&E  o Pacific Gas and Electric, è il più grande distributore della California di entrambe le necessità, coprendo all’incirca i due terzi settentrionali dello stato. Combina più di 100.000 miglia di linee ad alta tensione con un vasto stato boscoso che sta diventando più caldo e secco, e ci saranno incendi. PG&E si è dichiarato colpevole o ha risolto o pagato multe per il suo coinvolgimento in incendi così feroci, distruttivi e in alcuni casi mortali che hanno nomi: il Camp Fire nel 2018; Kincade e Easy nel 2019; Zogg nel 2020; Dixie nel 2021.

Poppe ha preso il sopravvento nel gennaio 2021, sei mesi dopo che l’azienda è uscita dal fallimento. Stima che l’azienda abbia ridotto il rischio di incendio di oltre il 90%. Ciò ha significato coprire alcune linee e seppellirne altre, mentre abbatteva alberi e metteva pali più forti. E sì, i piccoli incendi, almeno un metro lineare, sono ancora comuni, anche se PG&E li ha ridotti di oltre il 75%. “Ogni utilità ha accensioni”, dice Poppe. “La nostra roba scintilla. È elettrico. Facciamo tutto il possibile per ridurre al minimo quel rischio, ma per progettazione farà scintille.” La chiave è spenere presto i piccoli incendi, quindi PG&E ha installato centinaia di telecamere e altri dispositivi di monitoraggio.

I miglioramenti hanno quasi, ma non del tutto, permesso a Poppe di togliersi il cappello da fuoco e focalizzare l’attenzione degli investitori sul business della ricarica di elettricità e gas. Le tendenze sono per lo più favorevoli. Gli utili principali per azione sono aumentati dell’11% l’anno scorso a 1,36 dollari, in gran parte a causa dei tagli apportati alle spese di gestione e manutenzione. Il flusso di cassa operativo è salito a 8 miliardi di dollari da 4,7 miliardi di dollari. L’impennata della domanda di elettricità dai nuovi data center – la copertura di PG&E include la Silicon Valley – sta portando la crescita più rapida degli ultimi anni. La società prevede una crescita del 10% degli utili per azione l’anno prossimo e di almeno il 9% all’anno dal 2026 al 2028.

Ciò lascia le azioni PG&E a un modesto 10,6 volte il consenso sugli utili di quest’anno, in un momento in cui i servizi pubblici sono diventati beniamini di Wall Street. Il denaro che invade nelle azioni di intelligenza artificiale si è fatto strada verso le aziende che forniscono i watt. The Utilities Select Sector SPDR, un fondo negoziato in borsa che tiene traccia di un paniere di blue chip di energia e gas, ha restituito il 36% nell’ultimo anno, battendo l’indice S&P 500 di 12 punti.


Questo ci porta agli incendi di Eaton e Palisades di gennaio, che hanno devastato i quartieri intorno a Los Angeles e hanno messo bruscamente fine a quella che è stata una ripresa costante di tre anni nel prezzo delle azioni di PG&E. Le azioni sono in calo del 21% da anno. Questa è una grande reazione, considerando che Los Angeles non è il territorio di PG&E; la città ha una propria compagnia elettrica municipale. Le aree circostanti sono coperte da Southern California Edison, la più grande filiale di Edison International. Quel titolo è in calo del 35% da anno. SoCal Edison dice di non conoscere ancora la causa dell’incendio di Eaton, ma di aver trovato irregolarità nelle apparecchiature che operano vicino alla sua origine.

C’è qualche logica per gli investitori PG&E di preoccuparsi del fuoco di un’altra azienda. Dal 2019, entrambe le società, insieme a San Diego Gas ed Electric, fanno parte del California Wildfire Fund. Raccoglie fondi dai servizi pubblici e dai loro clienti e ha la capacità di pagare 21 miliardi di dollari in richieste di risarcimento. Gli incendi di Los Angeles, che saranno tra i più costosi di sempre, potrebbero costare di più. Non quasi tutto il costo verrà dal fondo e, per i servizi pubblici, c’è un limite di responsabilità basato sulla loro base di tasso di capitale proprio, una misura del settore delle attività. Per SoCal Edison, sono poco più di 3 miliardi di dollari. Tuttavia, gli investitori sono preoccupati che i livelli dei fondi dovranno essere aumentati e che le utility dovranno pagare.

Ciò che accadrà dopo dipenderà dal corso dell’indagine SoCal Edison, e forse dai legislatori della California che apportano modifiche al fondo degli incendi per affrontare perdite più estreme di quanto avessero originariamente previsto. Poppe afferma che il California Wildfire Fund è il meccanismo più avanzato del suo genere per affrontare le passività degli incendi di utilità. Una chiave della legge che ha creato il fondo, dice Poppe, è che stabilisce un nuovo standard di prudenza che i servizi pubblici devono soddisfare in anticipo attraverso le ispezioni.

“Non siamo mai stati più sicuri”, dice Poppe. “Diventeremo ancora più sicuri ogni giorno e le protezioni finanziarie per gli investitori devono essere chiare e apprezzate. Niente come un mercato per dirti cos’è la percezione.”

J.P. Morgan calcola che le passività lorde relative a Eaton ammonteranno a 16 miliardi di dollari e che dopo le riduzioni degli accordi e altri aggiustamenti, il colpo al California Wildfire Fund sarà da 8 miliardi di dollari a 9 miliardi di dollari. “Prevediamo una politica e/o una risposta normativa che potrebbe catalizzare un ritorno ai livelli precedenti”, hanno recentemente scritto i suoi analisti delle azioni. Preferiscono PG&E, data la sua mancanza di coinvolgimento diretto negli incendi di Los Angeles.

BMO Capital definisce PG&E una “rara opportunità di valore profondo con una crescita visibile premium”. Prevede un aumento dai recenti 15 dollari e dalla variazione per azione a 23 dollari. L’attuale dividendo è troppo piccolo per essere menzionato, ma in base agli obiettivi aziendali e alle proiezioni di Wall Street, un pagamento annuale di 50 centesimi per azione sembra fattibile entro quattro anni. Calcolato rispetto al recente prezzo delle azioni, ciò si tratterebbe di un rendimento del 3,2%.

Scrivi a Jack Hough a jack.hough@barrons.com


09/02/25 Sole 24 Ore: Tim alla prova del consolidamento


07/02/25 Barron’s: Le azioni di Nikola crollano sul rapporto che si avvicina alla bancarotta

DiAl Root

Le Azioni di Nikola stanno precipitando nelle prime negoziazioni venerdì dopo che un rapporto ha detto che la società di tecnologia dell’idrogeno e camion elettrico si stava avvicinando a una dichiarazione di fallimento.

Le azioni di Nikola sono scese di oltre il 28% a 54 centesimi nel trading pre-mercato.

La mossa azionaria è arrivata dopo che il Wall Street Journal ha riferito giovedì che la società stava lavorando con i consulenti per esplorare le opzioni per ristrutturare il suo debito .

L’azienda non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento da parte di Barron’s. Un rappresentante di Nikola ha detto al Journal che l’azienda continua a valutare la sua posizione finanziaria e le sue esigenze di liquidità , e sta valutando una serie di opzioni tra cui il finanziamento come parte di una ristrutturazione finanziaria.

Nikola ha chiuso il terzo trimestre con circa 270 milioni di dollari di debito a lungo termine e 200 milioni di dollari di liquidità illimitata.

La società non ha ancora generato un flusso di cassa libero e ha utilizzato circa 150 milioni di dollari al trimestre. Wall Street non vede quel ritmo cambiare nei prossimi trimestri. L’uso di cassa per il 2025 è di circa 615 milioni di dollari, secondo le stime di FactSet.

Nikola ha svolto un ruolo nel boom delle società di acquisizione per scopi speciali, o SPAC, all’inizio di questo decennio. Una SPAC raccoglierà fondi in un’offerta pubblica iniziale e cercherà di fondersi con una società privata. Dopo una fusione, la società un tempo privata sarà quotata in borsa e avrà il denaro raccolto dalla SPAC. Il processo può essere meno oneroso per una società privata rispetto a una tradizionale offerta pubblica iniziale.

Nikola ha completato la sua fusione SPAC a metà del 2020 e azioni scambiate (tenendo conto del successivo riverse spalti) di 2.800 dollari l’una, in aumento di nove volte rispetto ai livelli pre-SPAC, dando brevemente alla società un valore di mercato paragonabile a Ford Motor .

I primi giorni di Nikola come società pubblica sono stati particolarmente drammatici, con un potenziale investimento da parte di General Motors e il suo fondatore Trevor Milton, che è stato accusato di aver falsificato alcune pietre miliari dello sviluppo. Milton è stato condannato per frode sui titoli nel 2022.

La valutazione di Nikola ha aiutato molte altre start-up di tecnologia EV e idrogeno a raccogliere fondi. Pochi sono ancora in piedi. Fisker, Canoo, Lordstown Motors e Hyzon sono alcuni che sono stati costretti a ristrutturare le operazioni dopo non essere riusciti a raggiungere la scala richiesta per le operazioni sostenibili.

Sembra che Nikola possa unirsi a quella lista.


07/02/25 Corriere della Sera: Iliad muove su Tim: l’incarico a Lazard, i contatti con il Mef: il titolo sale in Borsa, cosa sta succedendo

di Francesco Bertolino

Emissari dell’operatore francese hanno incontrato nei giorni scorsi alti dirigenti del ministero dell’Economia. L’interesse di Cvc e il nodo Vivendi

La mossa di Tim verso Iliad: pronti al consolidamento. Il titolo sale in Borsa

Iliad spinge per il consolidamento del mercato italiano delle telecomunicazioni. Secondo indiscrezioni, emissari dell’operatore francese hanno incontrato nei giorni scorsi alti dirigenti del ministero dell’Economia. Contattato, il Mef non conferma; tuttavia, nella riunione Iliad avrebbe anche prospettato l’esigenza di aggregazioni fra gli operatori per porre fine alla guerra dei prezzi e, così, favorire gli investimenti su reti e servizi. Fra il 2010 e il 2023 il fatturato dell’industria tlc nazionale è sceso del 35%, da 41,9 a 27,2 miliardi, con un crollo della telefonia mobile (-47%): l’Italia, del resto, è il penultimo Paese al mondo per costo del gigabyte di dati dopo Israele.

La pista Tim

In questo contesto, Iliad è da tempo interessata a crescere in Italia, come dimostra il doppio tentativo di rilevare Vodafone, poi comprata dalla casa-madre di Fastweb, Swisscom. Ora, assistito dalla banca d’affari Lazard — storico consulente del fondatore Xavier Niel — il gruppo francese starebbe lavorando su altre piste. La più calda porterebbe a Tim. Iliad non è però l’unica a seguirla. Sul dossier Tim, infatti, lavora da qualche mese anche Cvc. Il fondo britannico è soprattutto interessato alla divisione dedicata ai servizi alle imprese che potrebbe combinarsi con Maticmind, azienda controllata dallo stesso Cvc e partecipata da Cassa Depositi e Prestiti. 

Le priorità del governo

A quanto filtra, il governo non sarebbe ostile a ulteriori riassetti nel settore delle telecomunicazioni. Terrebbe però alla salvaguardia dell’integrità industriale di Tim che, fra l’altro, conta circa 17 mila dipendenti. Il postulato dell’esecutivo non sarebbe d’ostacolo ai progetti di Iliad che, assorbendo tutta Telecom, si rafforzerebbe anche nei redditizi servizi alle imprese. Parrebbe però confliggere con il piano prioritario di fondi come Cvc o Apax: lo spezzatino dell’ex monopolista. A meno che il loro interesse non si saldi con quello di un attore industriale quale, appunto, Iliad in vista della presentazione di una proposta unitaria ai soci di Tim.

Il nodo Vivendi

Fra questi, oltre alla Cdp (9,8%), figura Vivendi, primo azionista con il 23,75%. Il gruppo ha considerato di cedere la quota in Tim ai fondi che, però, sinora non hanno raggiunto le attese di prezzo. Quanto a Iliad, riferiscono alcune fonti, i rapporti fra i Bolloré e Niel non sarebbero buoni sicché la somma di questioni finanziarie e personali renderebbe il percorso ancor più impervio.

Il piano di Labriola

Le tessere del puzzle tlc sono insomma tutte sul tavolo, ma l’incastro non è scontato. E, se la vendita dovesse andare per le lunghe, Vivendi potrebbe cambiare strategia, assumendo un ruolo più attivo nella gestione di Tim. Il mercato sta intanto prendendo posizione e ieri Tim ha guadagnato il 2,3%, tornando sopra i 28 centesimi, e oggi il rialzo è del 4%. Giovedì il ceo Pietro Labriola presenterà il nuovo e in quella sede potrebbe anche delineare quale ruolo, di preda o di predatore, intenda giocare Tim nel risiko.


07/02/25 Göteborgs Posten: Rap­porto: utile infe­riore al pre­vi­sto per Volvo Cars

Il pro­fitto di Volvo Cars è sceso ed è stato infe­riore alle attese. La crisi di Nor­th­volt ha pesato sul mar­chio auto­mo­bi­li­stico. Lo dimo­stra il rap­porto della società per il quarto tri­me­stre del 2024.
L’utile di Volvo Cars è dimi­nuito ed è stato infe­riore alle attese nel quarto tri­me­stre – tra le altre cose, la crisi di Nor­th­volt ha pesato sul mar­chio auto­mo­bi­li­stico. Il 2025 sem­bra essere dif­fi­cile, secondo il CEO Jim Rowan. Allo stesso tempo, i lavo­ra­tori Volvo rice­ve­ranno un bonus di circa 24.000 SEK.
Volvo Cars regi­stra un utile ope­ra­tivo di 3,9 miliardi di corone sve­desi e un fat­tu­rato di 112,1 nel quarto tri­me­stre del 2024. Que­sto è secondo il rap­porto della società pub­bli­cato gio­vedì. Si tratta di una dimi­nu­zione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Anche l’impor­tante mar­gine ope­ra­tivo è sceso, al 5,6%.
Secondo la com­pi­la­zione di Bloom­berg, gli ana­li­sti – gli esperti delle ban­che sulla società-si aspet­ta­vano un utile ope­ra­tivo di poco più di 6,0 miliardi di corone sve­desi, rispetto a quasi 5,4 miliardi di corone sve­desi nello stesso periodo del 2023.
Uno dei motivi del risul­tato infe­riore è che la società ha dovuto effet­tuare una sva­lu­ta­zione di 1,7 miliardi di corone sve­desi legata alle atti­vità della società di bat­te­rie Novo Energy, che ope­rava insieme a Nor­th­volt. Volvo Cars ha recen­te­mente annun­ciato l’acqui­sto di Nor­th­volt dall’azienda.
“Ma non ci sarà alcun impatto nega­tivo su que­sto tri­me­stre”, ha dichia­rato Johan Ekdahl, Chief Finan­cial Offi­cer di Volvo Cars.
Allo stesso tempo, Volvo Cars annun­cia a GP che il risul­tato per il 2024 è così alto che ”un nor­male ope­raio di fab­brica” a Tor­slanda e in Sve­zia rice­verà un bonus di 24.318. Si tratta di un obiet­tivo bonus del 126% rag­giunto, il che signi­fica importi diversi in base ai paesi in cui lavori e al tipo di occu­pa­zione che hai.
Le ven­dite dell’azienda per l’intero anno hanno supe­rato i 400 miliardi di corone sve­desi, un nuovo record. E i pro­fitti sono aumen­tati per l’intero anno, da 19,9 miliardi di corone sve­desi per il 2023 a 22,3 miliardi lo scorso anno.

  • Il fat­tu­rato è un nuovo record nella sto­ria dell’azienda. L’utile ope­ra­tivo per il core busi­ness è di oltre 27 miliardi, un nuovo record e abbiamo avuto volumi record per le auto. E nel quarto tri­me­stre, abbiamo avuto un flusso di cassa molto forte. Stiamo entrando nel 2025 da una solida posi­zione di par­tenza”, afferma Johan Ekdahl, Chief Finan­cial Offi­cer di Volvo Cars.
    Osserva che la seconda metà dell’anno è stata più impe­gna­tiva della prima.
    Volvo Cars pre­vede che il 2025 sarà un anno di ”dif­fi­cili con­di­zioni di mer­cato”.
  • Sì, sarà più di un anno inter­me­dio. Abbiamo visto un inde­bo­li­mento della domanda nella seconda metà del 2024 e vediamo una pres­sione sui prezzi nel mer­cato”, afferma Johan Ekdahl.
  • La mia valu­ta­zione è che il mer­cato dell’auto, in linea di prin­ci­pio, non cre­scerà affatto nel 2025.
    Il 2025 sarà un anno di cam­bia­menti. L’indu­stria auto­mo­bi­li­stica glo­bale è incerta su diversi livelli: cicli­ca­mente, strut­tu­ral­mente, tra­sfor­ma­zio­nal­mente e geo­po­li­ti­ca­mente, aggiunge il CEO Jim Rowan.
    Per­tanto, Volvo Cars avrà dif­fi­coltà a rag­giun­gere i volumi e la red­di­ti­vità rag­giunti nel 2024.
    CEO Jim Rowan ban­diere che sarà un duro lavoro per i dipen­denti.
    In altre parole, dob­biamo lavo­rare duro e disci­pli­nato durante un tur­bo­lento 2025 e spia­nare la strada alle nostre ambi­zioni a lungo ter­mine”.
    Tra le spie­ga­zioni, è evi­dente che i nuovi mar­chi cinesi aumen­te­ranno le loro quote di mer­cato rispetto ai mar­chi tra­di­zio­nali durante l’anno, non­ché che l’aumento delle tariffe com­mer­ciali influen­zerà la domanda e le con­di­zioni di mer­cato.
    La società non sarà signi­fi­ca­ti­va­mente influen­zata dalle pos­si­bili tariffe di Donald Trump con­tro Canada e Mes­sico, in quanto ha solo un flusso minore di com­po­nenti dal Mes­sico, spiega Rowan.
  • La grande domanda è cosa suc­cede alle tariffe legate all’Europa. Se ciò dovesse acca­dere, dovremo occu­par­cene, ma abbiamo capa­cità di pro­du­zione nel nostro sta­bi­li­mento di Char­le­ston, negli Stati Uniti.
    “Voglio essere chiaro che è ancora una spe­cu­la­zione se ci sarà un aumento delle tariffe tra l’UE e gli Stati Uniti, ma se ci sarà, avrà un effetto a breve ter­mine per noi – si tratta di una gran parte delle auto ven­dute negli Stati Uniti che sono pro­dotte in Europa”, dice Johan Ekdahl.
    Volvo Cars ridurrà i costi interni e aumen­terà ulte­rior­mente l’effi­cienza. Gli inve­sti­menti rag­giun­ge­ranno un picco e poi dimi­nui­ranno.
    Volvo Cars riba­di­sce inol­tre che il mar­chio lan­cerà una nuova ber­lina elet­trica, la ES90, durante l’anno, che dovrebbe fare bene in Cina. Inol­tre, il CEO Jim Rowan spiega che lan­cerà un ibrido plug-in con una gamma più lunga di quella di oggi, che dovrebbe andare bene anche in Cina. E l’elsu­ven EX30 arri­verà in ver­sione cross coun­try con­tem­po­ra­nea­mente all’aggior­na­mento di due modelli esi­stenti.
    Sem­pre nel 2026, il mar­chio lan­cerà cin­que modelli nuovi o aggior­nati, annun­cia. Signi­fica anche che la seconda metà dell’anno sarà migliore della prima, secondo il CEO di Volvo Cars.
  • E abbiamo già costruito e testato il primo EX60, che viene costruito sulla nuova piat­ta­forma SPA3. Sarà mostrato al mondo nel 2026. Sarà un ”game chan­ger”, afferma Jim Rowan, sot­to­li­neando che la nuova piat­ta­forma ridurrà i costi e aumen­terà la red­di­ti­vità for­nendo siner­gie e sca­la­bi­lità con nuove tec­no­lo­gie più effi­cienti.
    “A breve ter­mine, è un mer­cato tur­bo­lento per noi e per l’indu­stria auto­mo­bi­li­stica. Ma tec­ni­ca­mente, siamo molto bravi. Siamo la prima casa auto­mo­bi­li­stica tra­di­zio­nale a svi­lup­pare auto­mo­bili soft­ware-defi­ned con tec­no­lo­gia infor­ma­tica di base. Solo i nuovi pro­dut­tori di auto elet­tri­che come Tesla e Rivan tra i pro­dut­tori ce l’hanno, afferma il respon­sa­bile finan­zia­rio Johan Ekdahl.
    Volvo Cars pre­vede di cre­scere più rapi­da­mente rispetto ai suoi con­cor­renti e con­ti­nua a pun­tare a una red­di­ti­vità in ter­mini di mar­gine ope­ra­tivo dal 2026 in poi del 7-8%

06/02/25 Barron’s: Le azioni di Teladoc Health sono in rialzo. Perché è una scommessa sull’intelligenza artificiale ancora sfuggita ai radar

Teladoc Health è una “scommessa di intelligenza artificiale ancora sfuggita ai radar” che starebbe bene nel portafoglio di Amazon CVS , ha sostenuto Citron Research giovedì.

Le azioni Teladoc stanno guadagnato il 9,7% a 12,07 dollari nel trading di giovedì. Questo segue un aumento del 5,8% il giorno prima dell’annunciodella società di assistenza sanitaria online ha firmato un accordo per acquisire Catapult Health, un fornitore di servizi di assistenza preventiva virtuale, in una transazione interamente in contanti per 65 milioni di dollari.

“Il mercato lo tratta ancora come una reliquia pandemica, ma si sta tranquillamente trasformando in una macchina per generare denaro”, hanno scritto gli analisti in una nota pubblicata su X. “Mentre le azioni hype dell’IA vengono scambiate a multipli selvaggi, Teladoc sta usando la tecnologia nel modo giusto: tagliando i costi, migliorando l’assistenza ed espandendo i margini, mentre effettivamente fa soldi”.

La crescita della telemedicina ha frenato, ma questo ignora il quadro più ampio della redditività, hanno continuato gli analisti di Citron, aggiungendo che l’azienda sta diventando un’attività ad alto margine che giganti del settore come Amazon o CVS potrebbero acquistare.

L’azienda ha speso 400 milioni di dollari in ricerca e sviluppo l’anno scorso mentre investiva in cure virtuali più intelligenti, hanno scritto. Oltre a ciò, le offerte di Teledoc prevedono problemi di salute, il che si traduce in un minor numero di visite al pronto soccorso e riduce i costi. Teledoc vanta anche più di 90 milioni di membri, superando di gran lunga ciò che una start-up potrebbe offrire.

“Wall Street sta perdendo il turno”, ha scritto il team di Citron. “Teladoc non riguarda più l’ipercrescita, si tratta di una telemedicina efficiente ad alto margine su larga scala”. Man mano che il mercato recupera, il titolo dovrebbe aumentare, hanno aggiunto.

Scrivi a Emily Dattilo a emily.dattilo@dowjones.com


04/02/25 Barron’s: Gli utili di PayPal mostrano che l’aggiornamento funziona. Perché le azioni stanno scendendo comunque.

PayPal ha facilmente battuto le stime trimestrali dei guadagni e delle vendite ed ha emesso solide indicazioni, ma non è stato sufficiente per sostenere le azioni.

Il titolo fintech è sceso del 9,5% a 81,05 dollari martedì ed era sul passo per la sua più grande diminuzione percentuale giornaliera in quasi un anno, secondo Dow Jones Market Data. I titoli simili hanno variazioni miste. SoFi Technologies  è aumentato dello 0,7% e Affirm dell’1,1%, mentre Block  è scivolato del 2,7%.

J.P. Gli analisti di Morgan guidati da Tien-tsin Huang, che valutano PayPal Overweight, hanno previsto il calo delle azioni perchégli investitori hanno bilanciato una lista di dati positivi tra cui i migliori utili rispetto alle attese con il fatto che il titolo ha guadagnato il 12% dall’ultimo rapporto trimestrale rispetto a un rialzo del 3% rispetto all’S&P 500.

L’analista di Mizuho Dan Dolev, che valuta PayPal a Outperform con un obiettivo di prezzo di 100 dollari, ha offerto un altro possibile ragionamento per il calo delle azioni.

La crescita del volume totale dei pagamenti da altri siti del 6% è stata inferiore agli obiettivi, ha scritto, aggiungendo che “la salute del pulsante Branded Checkout (quello che permette un pagamento immediato tramite PayPal in un sito di e-commerce) è il cuore del dibattito sul futuro di PYPL”.

Per il suo quarto trimestre, PayPal ha riportato guadagni rettificati di 1,19 dollari per azione, battendo le attese di Wall Street di 1,12 dollari, secondo FactSet. Il fatturato netto di 8,37 miliardi di dollari è stato superiore alla stima di consenso per 8,26 miliardi di dollari.

Il volume totale dei pagamenti è aumentato del 7% a 437,8 miliardi di dollari, mentre i dollari del margine di transazione sono aumentati del 7% a 3,9 miliardi di dollari.

“Abbiamo deciso all’inizio del 2024 di restringere la nostra attenzione, migliorare l’esecuzione e riposizionare l’attività”, ha detto il CEO Alex Chriss in una dichiarazione. “Un anno dopo, sono orgoglioso di aver gettato solide basi per una crescita redditizia a lungo termine nelle aree più importanti dell’azienda”.

“I miglioramenti che abbiamo apportato al branded checkout, peer-to-
peer e Venmo, oltre ai progressi che abbiamo fatto sulla nostra strategia prezzo-valore, stanno iniziando ad apparire nei nostri risultati”, ha continuato. “Il forte slancio che abbiamo creato ci prepara bene per il 2025, che riguarda l’adozione di scala”.

Per il suo primo trimestre, PayPal prevede utili rettificati per azione tra 1,15 e 1,17 dollari, mentre gli analisti avevano a matita 1,13 dollari. Si aspetta anche una crescita del margine di transazione tra il 4% e il 5%.

Per l’anno fiscale 2025, la società prevede utili rettificati tra 4,95 e 5,10 dollari, mentre gli analisti si aspettavano 4,90 dollari. Chiede una crescita del dollaro del margine di transazione tra il 4% e il 5%.

Il consiglio di amministrazione di PayPal ha anche autorizzato un nuovo programma di riacquisto di azioni da 15 miliardi di dollari.

Scrivi a Emily Dattilo a emily.dattilo@dowjones.com


28/01/25 Barron’s: Boeing continua a volare in alto mentre gli investitori si concentrano sulla produzione invece che sui DATI finanziari a breve termine (BA)

Boeing (BA +3%) sta negoziando più in alto dopo il suo rapporto del quarto trimestre di questa mattina. Il titolo si è ripreso bene dal suo minimo di metà novembre di 137,03 dollari e questo rapporto mantiene lo slancio. In termini di numeri, il gigante aerospaziale aveva appena emesso una guida al ribasso il 23 gennaio, quindi non ci sono state molte sorprese. Come previsto, Boeing ha riportato un’altra grande perdita, la sua 14a perdita trimestrale consecutiva.

  • Le entrate nel quarto trimestre sono diminuite del 30,8% anno/anno a 15,24 miliardi di dollari, all’incirca in linea con la guida della scorsa settimana di 15,2 miliardi di dollari. Le consegne di aerei e i risultati finanziari nel quarto trimestre sono stati influenzati dall’interruzione del lavoro IAM, dagli addebiti per alcuni programmi di difesa e dai costi associati alle riduzioni della forza lavoro annunciate l’anno scorso. Gli investitori erano preparati per un difficile risultato finanziario del quarto trimestre, quindi è probabile che le azioni non vengano punite per questo.
  • La nostra sensazione è che gli investitori si stiano concentrando maggiormente sugli sviluppi positivi sul fronte della produzione. Il programma 737 ha ripreso la produzione nel quarto trimestre dopo lo sciopero dei lavoratori e sono in atto piani per aumentare gradualmente il tasso di produzione. I numeri forniscono una certa speranza. Il programma 737 ha consegnato 36 aerei nel quarto trimestre, tra cui un passo fino a 18 a dicembre. È importante sottolineare che ha già consegnato 33 aerei a gennaio con quattro giorni dalla fine. BA si aspetta di superare i 38 al mese nel corso dell’anno.
  • Sembra anche che Boeing si concentrerà sulla qualità tanto quanto sulla quantità. Uscendo dallo sciopero, l’azienda non è saltata direttamente nella costruzione di aerei. BA ha trascorso del tempo ad addestrare la forza lavoro, aggiornandola e bilanciando la linea. Era molto importante ottenere la linea in modo stabile e sta già pagando dividendi. Boeing ha anche notato che ha una quantità significativa di inventario, sia negli aerei che nelle parti di rifornimento. In quanto tale, non si aspetta alcun vincolo dalla catena di approvvigionamento in termini di aumento del 737 a 38 al mese.
  • Il programma 787 ha lasciato l’anno con un tasso di produzione di cinque al mese e ha recentemente annunciato piani per espandere le sue operazioni nella Carolina del Sud. A gennaio, il programma 777X ha ripreso i test di volo di certificazione FAA e la società prevede ancora la prima consegna del 777-9 nel 2026. Come il 737, BA sta lavorando per garantire che anche il sistema di produzione 787, compresa la catena di approvvigionamento, sia stabile prima di effettuare il prossimo aumento della tariffa.

Nel complesso, sembra che gli investitori si stiano concentrando sui miglioramenti sul fronte della produzione e si sti stiano concentrando meno sui risultati finanziari. Sospettiamo che sarà così nei prossimi trimestri. Pensiamo anche che gli investitori stiano guardando avanti di qualche trimestre nella speranza di una svolta. La domanda di viaggi aerei rimane forte e mentre il 2025 potrebbe essere un anno difficile per le finanze di BA, BA ha detto in passato che si aspetta di uscire dal 2025 con un vero slancio nel business mentre torna ai normali tassi di produzione.


24/01/25 Göteborg Posten: Il CEO di Pole­star sulla minac­cia degli Stati Uniti:”la risol­viamo”

Una nuova legge negli Stati Uniti vieta le auto con­nesse che con­ten­gono tec­no­lo­gia cinese – o i pro­dut­tori che hanno una chiara con­nes­sione con la Cina. Le azioni Pole­star di pro­prietà di Geely sono crol­late dopo l’annun­cio. Ora il CEO di NYE Michael Loh­schel­ler sta rispon­dendo a come il mar­chio non solo dovrebbe supe­rare il divieto, ma essere in grado di espan­dersi in modo signi­fi­ca­tivo negli Stati Uniti. – Tro­ve­remo delle solu­zioni. Ci pos­sono anche essere ecce­zioni.

A otto­bre, GP ha scritto di una nuova legge sta­tu­ni­tense del Dipar­ti­mento del Com­mer­cio degli Stati Uniti, in cui voleva vie­tare le auto con tec­no­lo­gia con­nessa pro­dotte in Cina e Rus­sia. Ad esem­pio, foto­ca­mera, radar, gps e micro­fono. Ma le nuove regole mira­vano anche a sta­bi­lire se i mar­chi auto­mo­bi­li­stici sono di pro­prietà della Cina o della Rus­sia.
Pole­star e Volvo Cars hanno la cinese Geely come azio­ni­sti di mag­gio­ranza, men­tre Pole­star è anche quo­tata alla Borsa Nasdaq di New York e Volvo Cars è quo­tata alla borsa di Stoc­colma, dove entrambi hanno molti azio­ni­sti di mino­ranza pro­ve­nienti dall’Europa e dagli Stati Uniti.
E una set­ti­mana fa, il governo degli Stati Uniti – la Casa Bianca – ha deciso la nuova legge. Qui è stato sta­bi­lito che le tec­no­lo­gie e i sistemi col­le­gati da Cina e Rus­sia sono vie­tati – per il soft­ware si tratta dell’anno modello 2027 per le auto, vei­coli che saranno in ven­dita nel 2026. E per l’hard­ware, il divieto ini­zierà ad appli­carsi nel 2030.

La norma vieta anche ai pro­dut­tori con legami suf­fi­cienti con la Cina o la Rus­sia di ven­dere nuovi vei­coli con­nessi che inclu­dono hard­ware o soft­ware con­nessi o sistemi di assi­stenza alla guida negli Stati Uniti, anche se il vei­colo è pro­dotto negli Stati Uniti.
Dopo l’annun­cio del nuovo qua­dro nor­ma­tivo, Pole­star è scesa bru­sca­mente in borsa.
La domanda è: cosa signi­fica la legge per Pole­star e il suo mar­chio gemello Volvo Cars? Negli ultimi giorni, gli ana­li­sti di SEB hanno sot­to­li­neato le nuove leggi e rego­la­menti come un rischio per Volvo Cars negli Stati Uniti, un mar­chio che, come Pole­star, ha gli Stati Uniti come un mer­cato molto impor­tante. Gio­vedì, il CEO di Pole­star NYE rispon­derà a ciò che le nuove regole signi­fi­che­ranno per il mar­chio.


Quanto è grande il rischio per te?

  • Ora abbiamo visto come l’ammi­ni­stra­zione Biden ha deciso su que­sto tema. Ora dob­biamo vedere come la nuova ammi­ni­stra­zione decide su que­sto. Una volta fatto, abbiamo un piano chiaro su come affron­te­remo que­sto pro­blema e tro­ve­remo solu­zioni a que­sto”, ha detto Loh­schel­ler, rife­ren­dosi alle deci­sioni che il pre­si­dente del NYE Donald Trump pren­derà sulle regole.
    “Alcuni riguar­dano solu­zioni tec­ni­che, ma tro­ve­remo solu­zioni quando tutti i det­ta­gli saranno stati decisi, ma dovremo aspet­tare e vedere se la nuova ammi­ni­stra­zione ame­ri­cana cam­bierà qual­cosa.
    Al Finan­cial Times, Loh­schel­ler ha anche spie­gato che cer­cherà nuovi for­ni­tori per la tec­no­lo­gia nelle auto.
    Ma come si risol­vono effet­ti­va­mente le regole intorno alle strut­ture di pro­prietà?
  • Per prima cosa, vediamo gli ultimi det­ta­gli di que­ste regole. Poi c’è anche una que­stione di tem­pi­stica: que­sto ini­zia ad appli­carsi solo agli anni modello 2027 in poi.
  • E riguarda anche le pos­si­bili ecce­zioni con cui dob­biamo fami­lia­riz­zare.
    Alla domanda di un gior­na­li­sta spa­gnolo sui rischi asso­ciati alla volontà di Trump di imporre ancora più tariffe alla Cina, Michael Loh­schel­ler ha detto.
    “Gli Stati Uniti sono un mer­cato impor­tante per Pole­star. E già pro­du­ciamo local­mente nella Caro­lina del Sud, nello sta­bi­li­mento Volvo. Abbiamo 27 riven­di­tori negli Stati Uniti oggi e siamo quo­tati in borsa negli Stati Uniti. Abbiamo azio­ni­sti ame­ri­cani.
    “Risol­ve­remo que­sti pro­blemi e la nuova legi­sla­zione che la pre­ce­dente ammi­ni­stra­zione ha deciso la scorsa set­ti­mana-se verrà con­fer­mata anche dalla nuova ammi­ni­stra­zione.
    GP: i nuovi obiet­tivi di busi­ness riguar­dano l’aumento del volume delle ven­dite del 30-35% quest’anno e la rea­liz­za­zione di un pro­fitto. È stato dif­fi­cile rag­giun­gere gli obiet­tivi in pas­sato-cosa ti fa pen­sare di poterli rag­giun­gere que­sta volta?
  • E ‘ una domanda ragio­ne­vole. In primo luogo, abbiamo un piano molto det­ta­gliato, che è adat­tato a ciò che il mer­cato sem­bra ora. Ma dob­biamo mostrare il primo tri­me­stre che siamo in grado di rag­giun­gere gli obiet­tivi e il tri­me­stre suc­ces­sivo e così via.
  • E lì sono cau­ta­mente otti­mi­sta-nel quarto tri­me­stre, gli ordini di nuove auto sono aumen­tati del 37 per cento, e molti ordini riguar­da­vano Pole­star 3 e 4.
    “Il fatto che pen­siamo che rea­liz­ze­remo un pro­fitto quest’anno ha a che fare con il miglio­ra­mento dei nostri mar­gini quando ven­de­remo più Pole­star 3 e 4, che sono buoni mar­gini sui SUV più grandi. E i nuovi modelli signi­fi­cano mag­giori entrate. Abbiamo anche ridotto i costi, dove il numero di dipen­denti è dimi­nuito del 25% negli ultimi due anni. Inol­tre, ci aspet­tiamo entrate dalle quote di emis­sione di ani­dride car­bo­nica. Per­tanto, cre­diamo che il risul­tato miglio­rerà quest’anno.

“Venite a fare le vostre merci negli Stati Uniti e otter­rete alcune delle tasse più basse del mondo”, ha detto.
“Se non tra­sfe­ri­sci la pro­du­zione negli Stati Uniti, è una tua scelta, devi sem­pli­ce­mente pagare le tariffe.
Le tariffe, ha pre­detto Trump, potreb­bero por­tare al Tesoro degli Stati Uniti cen­ti­naia di miliardi che ”raf­for­ze­ranno la nostra eco­no­mia e abbas­se­ranno il debito nazio­nale.”
Trump ha anche invi­tato l’Opec a tagliare i prezzi del petro­lio, che por­rebbe ”imme­dia­ta­mente” fine alla guerra in Ucraina, ha detto.
“In que­sto momento, il prezzo è abba­stanza alto per­ché la guerra con­ti­nui.
Tut­ta­via, le cri­ti­che all’Opec non si sono estese all’Ara­bia Sau­dita, il cui prin­cipe ere­di­ta­rio Moham­med bin Sal­man avrebbe pro­messo di inve­stire 600 miliardi di dol­lari negli Stati Uniti.
Ma, ha detto Trump, spe­rava di otte­nere il prin­cipe ere­di­ta­rio per aumen­tare la somma a un tri­lione di dol­lari, che, secondo l’AP, è stato accolto con un certo tifo tra il pub­blico.


21/01/25 Sole 24 Ore: Tim cessione Sparkle


17/01/25 X: analisi (di parte) delle tesi presentate ds Ackman

.

Traduzione:


Bill Ackman presenta una magistrale proposta di accordo da 300 miliardi di dollari che trasformerebbe il sistema di finanziamento immobiliare americano, garantendo al contempo enormi profitti ai contribuenti, una stabile proprietà immobiliare alla classe media e una soluzione a uno degli ultimi problemi irrisolti della crisi finanziaria del 2008.

Tesi fondamentale:
Ackman sostiene in modo convincente la necessità di porre fine alla tutela di Fannie Mae e Freddie Mac attraverso un piano di ristrutturazione specifico che:

  1. Generare un valore enorme per i contribuenti (~300 miliardi di dollari tramite i warrant del Tesoro)
  2. Mantenere la disponibilità e la convenienza dei mutui trentennali
  3. Creare istituzioni stabili e ben capitalizzate
  4. Rispettare la gerarchia delle rivendicazioni a vantaggio di tutte le parti interessate

Argomenti chiave e prove a sostegno:

Contesto storico e ruolo essenziale:

  • Fannie e Freddie sono fondamentali per il mercato immobiliare statunitense, in particolare per la classe media americana
  • Il loro core business di garanzia è fondamentalmente solido e a basso rischio
  • Il loro fallimento nel 2008 è stato dovuto principalmente a:
  • Attività di arbitraggio a reddito fisso non core con leva finanziaria 40:1
  • Esposizione a prestiti subprime e Alt-A (non più in portafoglio)
  • Il patrimonio immobiliare rappresenta una parte fondamentale della ricchezza delle famiglie, soprattutto per le famiglie a basso/medio reddito

Caso finanziario:

  • Il governo ha ricevuto l’11,6% di IRR (301 miliardi di dollari restituiti su 191 miliardi di dollari investiti)
  • Le aziende hanno accumulato 131 miliardi di dollari di capitale da quando Trump ha sospeso il Net Worth Sweep
  • L’attuale requisito patrimoniale del 4% è eccessivo e richiederebbe un inutile aumento di capitale
  • Il requisito proposto del 2,5% fornisce un’ampia protezione mantenendo la redditività

Implementazione strategica:

  1. Struttura del capitale e governance:
  • Impostare un requisito patrimoniale appropriato del 2,5%
  • Implementare una retribuzione basata sul mercato per ridurre il turnover dei dirigenti
  • Stabilire una governance del consiglio di amministrazione di livello mondiale
  1. Relazioni con il governo:
  • Modificare i PSPA per fungere da backstop esplicito con una commissione di impegno di 25 punti base
  • Mantenere i benefici governativi essenziali eliminando i privilegi non necessari
  • Non c’è bisogno di una garanzia governativa esplicita per i MBS
  1. Piano di esecuzione:
  • IPO sequenziali: Fannie Mae (2026, ~$5 miliardi) seguita da Freddie Mac (2027, ~$15 miliardi)
  • Il governo mantiene inizialmente la maggioranza della proprietà
  • Graduale monetizzazione quinquennale dei warrant del Tesoro
  • NYSE già intenzionata a quotarsi nuovamente (confermato dal responsabile delle quotazioni)

Elementi di supporto convincenti:

  1. Precedente GGP:
  • Ackman ha ristrutturato con successo GGP da un fallimento di $ 0,34/azione
  • Garantito il reinserimento nella quotazione della NYSE nonostante le regole fallimentari
  • Dimostra il percorso dall’attuale prezzo delle azioni di 5-6 dollari alla valutazione di 30 dollari e oltre
  1. Mercato e tempi politici:
  • Forti condizioni economiche
  • Amministrazione pro-business con pista di decollo di quattro anni
  • Aziende che si preparano attivamente (assunzioni di dirigenti chiave)
  • Non è richiesta alcuna azione del Congresso
  1. Mitigazione del rischio:
  • Il modello di business ora è focalizzato esclusivamente sulle operazioni di garanzia di base
  • La diversificazione geografica limita l’esposizione
  • Base di mutuatari di alta qualità (FICO medio >750)
  • Il reddito futuro della commissione di garanzia fornisce un ulteriore cuscinetto di sicurezza
  1. Vantaggi per le parti interessate:

Contribuenti: significativo valore del warrant più commissioni di impegno in corso
Proprietari di casa: accesso preservato a mutui accessibili
Azionisti attuali: sostanziale apprezzamento del valore
Governo: coinvolgimento ridotto mantenendo un’adeguata supervisione

Conclusione:
Ackman presenta una soluzione completa e ben strutturata a un problema di vecchia data. Combinando un’analisi finanziaria dettagliata con un posizionamento strategico e chiari passaggi di implementazione, sostiene in modo convincente che questo è il momento ottimale per restituire Fannie e Freddie alla proprietà privata. La sua presentazione dimostra come ciò possa essere realizzato a vantaggio di tutti gli stakeholder e mantenendo la stabilità del sistema finanziario immobiliare statunitense.


17/01/25 Barron’s Trump potrebbe privatizzare Fannie Mae e Freddie Mac. Cosa significa per azionisti e proprietari di case.

Wall Street ha un passo per Donald Trump: cementa il tuo posto nella storia come presidente “Art of the Deal” con il tuo più grande accordo di sempre.

I gestori di hedge fund come Bill Ackman hanno costruito enormi partecipazioni in Fannie Mae  FNMA-13,04% e Freddie Mac FMCC-14,66%scommettendo che le entità sponsorizzate dal governo saranno privatizzate dal presidente eletto ad un certo punto del suo secondo mandato. Trump ha detto che vuole farlo. Ora che sta entrando in carica, alcuni investitori stanno scommettendo che è solo una questione di tempo e di definire i dettagli.

Se solo fosse così semplice.

Fannie e Freddie svolgono ruoli cruciali nel mercato immobiliare, fissando standard di prestito per i mutui per la casa e possedendo o garantendo circa la metà di tutti i mutui residenziali. Anche se non emettono prestiti da soli, li raggruppano in titoli garantiti da ipoteca, o MBS, creando un mercato secondario del valore di 6,6 trilioni di dollari. Molti dei mutui a 30 anni negli Stati Uniti esistono attraverso Fannie e Freddie, e i finanziatori contano su di loro per acquistare continuamente prestiti, mantenendo in movimento le ruote del finanziamento dell’alloggio.

Come hub del mercato dei mutui, anche piccole modifiche a Fannie e Freddie possono avere effetti diffusi attraverso i mercati immobiliari, bancari e obbligazionari. Sarebbe un’impresa erculea privatizzarli, qualcosa che è stato blandito per anni, senza alcun risultato.

Gli investitori stanno ora scommettendo che accadrà sotto Trump. Le azioni di Fannie sono salite del 90% quest’anno e sono quadruplicate dalla sua elezione. “Abbiamo quattro anni con un’amministrazione pro-business guidata dal consumato dealmaker”, ha detto Ackman in una presentazione agli investitori su X giovedì. “Questo sarebbe il più grande affare che abbia mai fatto”.

Ackman ha una buona ragione per collegare le azioni. La sua società, Pershing Square Capital Management, ha accumulato una partecipazione di quasi il 10% in ciascuna delle loro azioni ordinarie, secondo i più recenti documenti pubblici e le stime esterne. Secondo i calcoli di Ackman, le aziende potrebbero valere ciascuna 34 dollari per azione una volta completamente privatizzate, più di cinque volte i prezzi recenti intorno ai 5-6 dollari.

Eppure è improbabile che Fannie e Freddie siano privatizzati presto, per una serie di ragioni politiche ed economiche.

Un ostacolo sarebbe l’interruzione che potrebbe causare nei mercati immobiliari e obbligazionari. Il sostegno del governo federale ai titoli Fannie e Freddie elimina essenzialmente il loro rischio di credito, consentendo ad alcuni investitori di trattarli come titoli del Tesoro. Il mercato secondario fornisce liquidità e finanziamenti per i mutui, mantenendo i tassi più bassi di quanto potrebbero essere senza di esso. Prodotti come il mutuo a tasso fisso a 30 anni potrebbero anche non esistere senza il mix unico degli Stati Uniti di un mercato profondo per MBS e un backstop federale contro il default.

Alcuni investitori temono che tutto ciò che potrebbe essere interrotto se Fannie e Freddie fossero privatizzati, e sostengono che i tassi ipotecari sarebbero quasi certamente più alti.

“Senza una garanzia governativa esplicita fornita dal Congresso, i tassi ipotecari tenderanno a salire e potrebbe essere solo una questione di se i tassi siano modestamente più alti o significativamente più alti”, hanno detto gli amministratori delegati di Pimco Libby Cantrill e Dan Hyman in commenti scritti a Barron’s.

Fannie e Freddie hanno una storia a scacchi nel mercato immobiliare. Prima della crisi finanziaria del 2007-09, operavano con molto meno supervisione del governo e si sono imbattuti in problemi dopo essere stati catturati nella debacle dei mutui subprime. Sono stati salvati nel 2008, alla fine ricevendo circa 190 miliardi di dollari e presi sotto la “conservazione” del governo, dove sono rimasti da allora.

Sulla carta, le azioni sembrano comicamente a buon mercato. Fannie ha registrato 12,8 miliardi di dollari di reddito netto su un fatturato di 21,7 miliardi di dollari attraverso i primi nove mesi del 2024, su una base di 4,3 trilioni di dollari di attività. Con un prezzo delle azioni di 6 dollari e un utile per azione stimato in 1,48 dollari quest’anno, Fannie ha un rapporto prezzo/utili di soli quattro volte.

Ma lo stato attuale delle aziende rende le misure di valutazione tradizionali per lo più irrilevanti. Il governo federale detiene ancora la maggior parte del valore di Fannie e Freddie attraverso le azioni privilegiate “senior” del Tesoro e garantisce di acquisire quasi l’80% delle azioni ordinarie. Le società hanno pagato al Tesoro più di 300 miliardi di dollari in dividendi, anche se dal 2019 sono state in grado di mantenere gli utili e costruire capitale.

Gli hedge fund come Pershing Square di Ackman hanno a lungo scommesso che Fannie e Freddie riemergeranno come aziende tradizionali. Ackman ha acquistato quasi il 10% delle azioni ordinarie di Fannie e Freddie nel 2013 su una scommessa che l’amministrazione Obama avrebbe rilasciato le società. Gli investitori hanno anche intentato cause legali per accelerare il processo, senza successo.

Finora, i funzionari di Trump sono rimasti abbottonati sui loro piani. La transizione di Trump non ha risposto a una richiesta di commento. L’uomo scelto da Trump come Segretario al Tesoro, Scott Bessent, non ha discusso di Fannie e Freddie alla sua udienza di conferma di conferma giovedì. Altri indizi potrebbero venire da Bill Pulte, la scelta di Trump per dirigere la Federal Housing Finance Agency, che probabilmente sarà interrogato sulle sue opinioni.

Trump ha detto di sostenere la privatizzazione dei GSE. In una lettera del 2021 al senatore. Rand Paul (R., Ky.), ha detto che aveva pianificato di rilasciare le società nel suo primo mandato e vendere le azioni ordinarie del governo “con un enorme profitto”. La sua prima amministrazione non ha mai premuto il grilletto, in parte perché la pandemia di Covid ha stravolto i mercati finanziari e l’economia.

Se i tassi ipotecari possano aumentare se Fannie e Freddie fossero privatizzati rimane una questione controversa. Gli acquirenti di case ora beneficiano di quello che è essenzialmente un sussidio governativo in Fannie e Freddie attraverso le basse commissioni che addebitano ai finanziatori.

Queste commissioni si traducono in un rendimento del patrimonio netto di circa l’8%, ben al di sotto del 12% che le banche generalmente guadagnano. Per eguagliare quel livello di profitto, Fannie e Freddie dovrebbero aumentare le commissioni, aggiungendo più di 0,25 punti percentuali ai tassi ipotecari, secondo il capo economista di Moody’s Analytics Mark Zandi. Questa cifra presuppone che l’amministrazione Trump imponga requisiti di capitale più elevati per i GSE, come ha fatto l’ultima volta che era in controllo, al fine di prevenire un futuro collasso. Ackman e altri critici di questo approccio affermano che i requisiti di capitale proposti sono molto più alti del necessario.

Fannie e Freddie sovvenzionano anche i mutui per i mutuatari con punteggi di credito bassi con commissioni addebitate su mutuatari con punteggi più alti. Tale sovvenzione incrociata potrebbe scomparire se le società fissassero i prezzi da sole, aumentando i tassi sui mutuatari più marginali.

“È inevitabile che i tassi ipotecari aumenteranno” se le società vengono privatizzate , ha detto la collega dell’Urban Institute Laurie Goodman in un evento ospitato dal think tank martedì.

È anche preoccupante ciò che potrebbe accadere nel mercato dei titoli ipotecari. Aziende come BlackRock e Pimco, fondi sovrani, banche e fondi pensione possiedono tutti MBS, così come la Federal Reserve. Mentre i titoli sono considerati a rischio di insolvenza zero, il Congresso non lo ha mai formalizzato con una garanzia di “piena fede e credito” del governo. Se i GSE dovessero uscire dalla tutela senza tale garanzia, potrebbe essere devastante.

Tra le preoccupazioni, secondo Pimco, c’è che i fondi obbligazionari e gli operatori di indici potrebbero dover riclassificare MBS, assegnando loro un certo rischio di credito. Le autorità di regolamentazione potrebbero aver bisogno di rivedere i requisiti patrimoniali per le banche, poiché MBS ora si qualificano come alcuni dei titoli a basso rischio, insieme ai titoli del Tesoro. Alcuni fondi pensione, compagnie assicurative e altri grandi investitori potrebbero non essere autorizzati a possedere MBS o dovrebbero tagliare le loro partecipazioni.

Anche se tali preoccupazioni non compaiono immediatamente sul mercato, potrebbero sorgere nella prossima crisi finanziaria, afferma Ron Sion, un ex dirigente di BlackRock che ha guidato gli investimenti in mutui di agenzia e debito investment grade. “Potrebbe essere il caso che richieda una sorta di evento di stress per creare un’interruzione significativa se l’MBS non ha una garanzia governativa esplicita”, afferma Sion.

I sostenitori della privatizzazione delle aziende dicono che i timori sono esagerati. I termini di salvataggio di Fannie e Freddie consentono loro di prelevare fino a 250 miliardi di dollari dal Tesoro, una linea di credito che potrebbe sopravvivere anche se le società vengono privatizzate.

Gli investitori MBS temono che “l’uscita dalla tutela significa che vivremo di nuovo nelle grotte”, ha detto Mark Calabria, ex direttore FHFA di Trump, in un podcast con Impact Capitol all’inizio di questo mese.

Come le banche di importanza sistemica, Fannie e Freddie sono soggetti a stress test da parte del loro regolatore e hanno superato recenti valutazioni. L’agenzia di rating Fitch all’inizio di questo mese ha detto che un’uscita dalla tutela sarebbe stata “incrementalmente negativa”, ma che se il governo avesse mantenuto il suo attuale livello di sostegno, Fannie e Freddie potrebbero mantenere i loro rating di credito sovrani.

D’altra parte, alcuni investitori MBS stanno mettendo in guardia contro l’azione frettolosa. Se il rilascio delle società “è guidato dagli azionisti e ci si aspetta che il mercato MBS arrivi, chiuderà le cose abbastanza rapidamente”, afferma Michael Bright, capo del gruppo commerciale Structured Finance Association ed ex funzionario dell’amministrazione Trump. “È l’ultimo che scodinzola il cane”.

Che Trump premerà il grilletto è discutibile. Il suo Dipartimento del Tesoro è inondato di altre priorità, come l’estensione dei tagli fiscali del 2017 e la gestione del debito federale in aumento. Con i tassi ipotecari quasi alti pluridecennali intorno al 7%, c’è poco incentivo a interrompere lo status quo.

“Bessent ha abbastanza da affrontare. Perché buttare questo nel mix?” chiede Stephen Myrow, managing partner di Beacon Policy Advisors.

Gli investitori nelle azioni ordinarie non hanno modo di sapere ora quanto varranno le società. Oltre ai suoi warrant, le azioni privilegiate senior del Tesoro gli darebbero diritto a 330 miliardi di dollari in una liquidazione.

Ackman e alcuni altri investitori sostengono che il governo dovrebbe eliminare i privilegi senior, dicendo che le aziende hanno già pagato abbastanza al governo. Ma non è chiaro come sia potuto accadere. Nel suo libro Shelter From the Storm, Calabria ha detto che il Dipartimento del Tesoro di Trump credeva che rinunciare anche a parte delle sue azioni privilegiate senior non fosse legale e fosse un “non starter” politico.

Se la quota del governo non viene eliminata, potrebbe essere convertita in azioni ordinarie, insieme ad azioni privilegiate di proprietà privata. Il valore dipenderebbe dal rapporto di conversione, dai requisiti patrimoniali delle nuove entità e dai termini di sostegno del governo. Comunque la matematica funzioni, probabilmente diluirebbe gli azionisti comuni.

Se Trump ucciderà il partito o farà tutto degno di nota non è qualcosa che sapremo presto.

Scrivi a Joe Light a joe.light@barrons.com


16/01/25 Barron’s: Trump ha un percorso per privatizzare Fannie e Freddie, dice Ackman. Le azioni stanno scendendo.

DiLuce di Joe

l gestore di hedge fund Bill Ackman giovedì ha esposto la sua tesi sul perché il presidente eletto Donald Trump dovrebbe liberare Fannie Mae FNMA -11,11% e Freddie Mac FMCC-12,19% dal controllo del governo. Ma le sfide politiche ostacolano Trump tirando fuori quello che Ackman ha definito “il più grande affare che abbia mai fatto”.

In una presentazione su X, Ackman, che gestisce Pershing Square Capital Management, ha delineato perché crede che Fannie e Freddie potrebbero valere più di 31 dollari per azione in un’offerta pubblica iniziale tra un paio d’anni. L’azienda di Ackman è un enorme detentore di azioni di Fannie Mae e Freddie Mac, con un valore che potrebbe essere superiore a 900 milioni di dollari, sulla base di documenti pubblici e stime esterne.

Mentre le azioni sono quasi quadruplicate dalle elezioni, nella speranza che Trump rilasci le società dal controllo del governo, entrambe le azioni stavano scendendo giovedì. Le azioni di Fannie sono scese del 10,5% a 5,56 dollari giovedì pomeriggio, mentre le azioni di Freddie sono scese dell’11,7% a 5 dollari.

Entrambi i titoli sono relativamente illiquidi e altamente volatili. Hanno una storia di muoversi in modo significativo su poche notizie.

“Abbiamo quattro anni con un’amministrazione aziendale professionale guidata dal consumato dealmaker”, ha detto Ackman nella sua presentazione. “Questo sarebbe il più grande affare che abbia mai fatto”.

Il governo ha preso il controllo di Fannie e Freddie nel 2008, iniettando alla fine 190 miliardi di dollari in denaro di salvataggio in cambio di azioni privilegiate senior nelle società e warrant per acquisire quasi l’80% delle loro azioni ordinarie. Le azioni esistenti delle società hanno continuato a essere scambiate e le società sono tornate alla redditività.

Ma il governo deve ancora trovare un modo per liberarsi dal controllo delle società di mutui. Gli investitori potrebbero avere almeno qualche indicazione di come potrebbe accadere più tardi oggi

Giovedì il Comitato Finanziario del Senato ha tenuto un’audizione di conferma per Scott Bessent, la scelta di Trump per il segretario del Tesoro, ma la questione di cosa fare con Fannie e Freddie non è emersa.

Trump giovedì ha anche annunciato che l’investitore di private equity e filantropo Bill Pulte è stata la sua scelta per dirigere il regolatore di Fannie e Freddie, anche se la sua udienza di conferma potrebbe non essere per qualche tempo. Gli investitori ascolteranno attentamente i segnali di Bessent e Pulte su se e come intendono il rilascio delle società.

Anche se Bessent o Pulte sembrano ottimisti, tuttavia, sarebbe solo una piccola parte della battaglia. Prima del primo mandato di Trump, l’ex segretario al Tesoro Steven Mnuchin ha promesso di far uscire rapidamente Fannie e Freddie dal controllo del governo, ma lo sforzo è caduto nel modo di mezzo ad altre priorità.

Anche Bessent ha una lunga lista di cose da fare, tra cui l’estensione dei tagli fiscali di Trump nel 2017 e la gestione del debito pubblico in aumento. Non è chiaro dove Fannie e Freddie cadranno nella sua lista di priorità.

La presentazione di Ackman ha evidenziato alcune delle difficoltà politiche e pratiche che sicuramente seguiranno. La chiave del passo del gestore di hedge fund è che i requisiti patrimoniali di Fannie e Freddie siano fissati a circa il 2,5% delle attività totali rettificate, che Ackman ha detto sarebbe stato più che sufficiente per coprire le perdite di Fannie e Freddie durante la crisi finanziaria del 2008. Questo è ben al di sotto del livello di circa il 4% fissato per Fannie e Freddie da un nominato da Trump durante la sua prima amministrazione.

D’altra parte, mantenere i requisiti patrimoniali di Fannie e Freddie dove sono probabilmente costringerebbe le aziende ad aumentare significativamente le commissioni che addebitano – e di per estensione i tassi ipotecari – se diventassero società completamente private. Questo perché le loro commissioni attuali non li porterebbero da nessuna parte vicino ai rendimenti azionari attesi dagli investitori in istituzioni finanziarie simili, essendo tutti uguali.

Ackman ha anche sostenuto che il governo dovrebbe scegliere di cancellare volontariamente le azioni privilegiate senior che possiede che gli danno diritto a circa 330 miliardi di dollari nel caso in cui Fannie e Freddie fossero liquidati. Mark Calabria, che ha guidato il regolatore di Fannie e Freddie durante l’ultima amministrazione, ha scritto nel suo libro Shelter from the Storm che il Dipartimento del Tesoro di Trump ha visto la cancellazione di quella quota privilegiata degli anziani non solo come un non-starte politico, ma anche come illegale.

Se il governo decidesse di convertire le sue azioni privilegiate senior in azioni ordinarie, gli azionisti privati come Ackman sarebbero gravemente diluiti, cosa che Ackman ha detto nella sua presentazione che porterebbe a nuovi cicli di contenziosi che sarebbero durati ben oltre la fine dell’amministrazione Trump. Oltre alle azioni privilegiate senior, il governo possiede warrant per acquisire quasi l’80% delle azioni ordinarie di Fannie e Freddie.

Quegli ostacoli sono solo la punta dell’iceberg, ma fanno molto per spiegare perché il controllo del governo di Fannie e Freddie è durato ben oltre i 16 anni, nonostante diversi sforzi per porvi fine.

I regolatori di Trump questa volta ci riproveranno senza dubbio. Ma è una montagna ripida da scalare.

Scrivi a Joe Light a joe.light@barrons.com


14/01/25 Sole 24 Ore: TIM bocciato Il ricordo di Vivendi


10/01/24 Barron’s: Ackman potrebbe vedere un guadagno di 1 miliardo di dollari sugli investimenti di Fannie Mae e Freddie Mac

DiAndrea Bary


Bill Ackman, CEO e gestore di portafoglio presso Pershing Square Capital Management 

L’investitore Bill Ackman avrebbe potuto fare quasi 1 miliardo di dollari dai suoi investimenti in Fannie Mae  FNMAFreddie Mac FMCC poiché le azioni dei due giganti dei mutui sono salite di recente nella speranza che l’amministrazione Trump in arrivo li liberi dal controllo del governo.

Ackman, che dirige Pershing Square Capital Management, è stato tra i più grandi booster nella comunità degli investimenti della privatizzazione della Federal National Mortgage Association (Fannie Mae) e della Federal Home Loan Mortgage (Freddie Mac), sostenendo su X che sarebbe un vantaggio per il governo e gli azionisti sofferenti. Sono stati messi sotto tutela del governo durante la crisi finanziaria del 2008-2009.

Ackman non rivela gli investimenti della sua azienda in Fannie Mae e Freddie Mac, ma un osservatore di Ackman stima che il principale veicolo di investimento del miliardario potrebbe possedere circa 180 milioni di azioni ordinarie delle due società.

Pershing Square non ha avuto commenti immediati sui suoi investimenti di Fannie Mae e Freddie Mac.

Le azioni di Fannie Mae sono aumentate del 6% venerdì a 5,30 dollari e le azioni di Freddie Mac sono aumentate del 4% a 5,19 dollari dopo che entrambe hanno raggiunto nuovi massimi di 52 settimane durante la sessione. Nell’ultimo anno, le azioni di Fannie Mae sono aumentate di circa il 400% e le azioni di Freddie Mac del 500%. Sono in aumento di oltre il 50% finora nel 2025.

l principale veicolo di investimento di Ackman è Pershing Square Holdings PSH un fondo chiuso quotato in Europa che negozia anche negli Stati Uniti con il simbolo PSHZF. Il fondo ha un patrimonio netto di circa 13 miliardi di dollari e una capitalizzazione di mercato di 9 miliardi di dollari. Le sue azioni sono aumentate dello 0,7% venerdì a 50,75 dollari. Il fondo è scambiato con uno sconto di circa il 30% rispetto al suo valore patrimoniale netto.

Nella sua lettera semestrale ai titolari di fondi di agosto, Ackman ha scritto: “Fannie Mae e Freddie Mac rimangono preziose opzioni effettivamente perpetue sull’uscita delle società dalla tutela”.

Ackman e altri investitori istituzionali non sono tenuti a elencare Fannie Mae e Freddie Mac nei loro rapporti trimestrali 13-F che dettagliano le loro partecipazioni azionarie quotate negli Stati Uniti. La Securities and Exchange Commission non lo richiede dal 2010 circa.

Nel suo rapporto annuale, Pershing Square Holdings elenca le sue partecipazioni azionarie concentrate che includono Chipotle Mexican GrillAlphabet Hilton Worldwide Holdings. Omette Fannie Mae e Freddie Mac.

L’annuale per il 2023 mostra 180 milioni di dollari di partecipazioni azionarie in “servizi finanziari”. Eric Boughton, un gestore di portafoglio presso Matisse Capital, il cui fondo Matisse Discounted Closed-End Strategy detiene Pershing Square Holdings, pensa che la quotazione sia per Fannie Mae e Freddie Mac e stima le partecipazioni delle due azioni a circa 180 milioni di azioni.

Una partecipazione di 180 milioni di azioni sarebbe coerente con il deposito di Pershing Square nel 2014 – l’ultimo di cui Barron’s è a conoscenza – mostrando una partecipazione di 65 milioni di azioni di Freddie Mac e 115 milioni di azioni di Fannie Mae.

Quella partecipazione varrebbe oltre 900 milioni di dollari ora, rispetto a circa 200 milioni di dollari un anno fa. Pershing Square detiene anche quelle che Boughton pensa siano circa 10 milioni di azioni di azioni privilegiate di Fannie Mae e Freddie Mac ora per un valore di circa 120 milioni di dollari. Il numero preferito di riferimento di Fannie Mae ora viene scambiato intorno ai 12 dollari ciascuno, circa la metà del suo valore nominale, e in aumento rispetto a circa 3 dollari dell’anno fa.

Pershing Square Holdings rappresenta quasi il 90% degli investimenti di Pershing Square Capital Management.

Boughton ha aggiunto che “Fannie/Freddie, anche ai livelli attuali, continuano ad essere opzioni di chiamata interessanti che potrebbero ripaghare profumatamente se si verifica la privatizzazione e assume una forma simile a quella che assume Ackman”. Ackman ha twittato che le azioni potrebbero superare i 30 dollari per azione in una privatizzazione di successo.

Pershing Square Holdings ha restituito circa il 10% l’anno scorso sulla base del suo valore patrimoniale netto, molto indietro rispetto al quasi il 25% di rendimento dello S&P500. Il fondo è partito bene nel 2025, guadagnando lo 0,4% fino al 7 gennaio.

Scrivi ad Andrew Bary all’indirizzo andrew.bary@barrons.com

03/01/25 Barron’s: Le azioni di Fannie e Freddie si impennano per la speranza che lo Stato ponga fine al controllo. Non Sarà Facile.

La sede centrale di Fannie Mae a Washington, D.C. 

Le azioni di Fannie Mae e Freddie Mac sono salite alle stelle di quasi il 30% venerdì dopo che l’amministrazione del presidente Joe Biden ha delineato i passi che ritiene dovrebbero accadere prima che i giganti dei mutui siano liberati dal controllo del governo.

Il presidente Donald Trump sembra pronto a tentare di andare avanti con un comunicato, che gli azionisti della società sostengono che raccoglierebbe centinaia di miliardi di dollari per il governo. Tuttavia, porre fine a 16 anni di controllo del governo è più facile a dirsi che a farsi.

Un accordo presentato giovedì tardi tra la Federal Housing Finance Agency, che controlla Fannie e Freddie, e il Dipartimento del Tesoro uscente rallenterebbe effettivamente il processo. Tra le altre cose, il patto richiederebbe alla FHFA di sollecitare feedback dai partecipanti al mercato su come il rilascio delle società influenzerebbe i mercati dei mutui e degli alloggi. Richiede inoltre che il presidente e il Tesoro firmino il rilascio delle società.

Gli azionisti di Fannie e Freddie hanno combattuto per più di un decennio per porre fine al controllo governativo delle società, che è iniziato con il crollo del mercato dei mutui nel 2008. Includono il gestore di hedge fund John Paulson, un importante donatore di Trump, così come Bill Ackman di Pershing Square Capital Management. Durante l’ultima amministrazione di Trump, il Tesoro e la FHFA si sono avvicinati a un accordo che avrebbe messo le società su un percorso di rilascio, che probabilmente avrebbe fatto guadagnare agli azionisti decine di miliardi di dollari, ma essenzialmente ha esaurito il tempo durante la pandemia di Covid-19.

Ora, gli azionisti di Fannie e Freddie stanno scommettendo che il nuovo Dipartimento del Tesoro di Trump e FHFA saranno in grado di finire ciò che i loro predecessori hanno iniziato. Il team di transizione di Trump non ha risposto a una richiesta di commento.

Fannie e Freddie non fanno mutui da soli. Invece, li acquistano dai finanziatori, li confezionano in titoli e li garantiscono contro il default. Il processo libera i finanziatori per fare nuovi prestiti, mentre gli investitori nelle loro obbligazioni ipotecarie generalmente le trattano quasi come sicure delle obbligazioni garantite dal governo come le obbligazioni del Tesoro. Il sostegno del governo al mercato dei mutui ha contribuito a rendere comune il mutuo per la casa a tasso fisso a 30 anni negli Stati Uniti, anche se è una rarità in altri paesi.

In realtà, l’accordo di giovedì cambierà poco, e ci sono già indicazioni che l’amministrazione Trump lo ignorerà o lo modificherà. Mark Calabria, che ha guidato la FHFA sotto Trump, su Xcalled la richiesta di un rapporto sul rilascio “ipocrita” dato che l’amministrazione Biden ha abbandonato un precedente studio sui rischi di Fannie e Freddie per la stabilità finanziaria. Jonathan McKernan, un ex membro dello staff repubblicano della FHFA che ora è direttore della Federal Deposit Insurance Corporation, ha osservato che il nuovo accordo può essere “anchiabilmente invertito”.

“Lo consideriamo politico e non lo vediamo come un ostacolo significativo per ricapitolare e rilasciare”, ha scritto l’analista di TD Cowen Jaret Seiberg in una nota di ricerca venerdì.

Il rilascio potrebbe significare enormi profitti per gli azionisti, a seconda di come è strutturato. Ackman all’inizio di questa settimana ha posto su X che un’offerta pubblica del 2026 potrebbe valutare le azioni di entrambe le società a 31 dollari. Ciò presupponeva che il governo ritirasse gran parte della propria quota azionaria in essi. In altri scenari, gli azionisti comuni potrebbero vedere le loro partecipazioni gravemente diluite.

Anche se i cambiamenti di giovedì non avranno molta importanza, servono a ricordare che gli azionisti di Fannie e Freddie non sono gli unici con un alto interesse per ciò che accade ai giganti dei mutui.

I gruppi che rappresentano investitori obbligazionari, istituti di credito ipotecari e il resto del complesso del settore immobiliare per anni hanno avvertito che alcuni piani per liberare Fannie e Freddie dalla tutela potrebbero interrompere il mercato delle obbligazioni ipotecarie, portando potenzialmente a tassi più elevati per i proprietari di case.

Quando e se l’amministrazione Trump va avanti con i piani per rilasciare potenzialmente Fannie e Freddie, è probabile che anche quel tipo di proteste aumentino in volume. I nuovi capi del Dipartimento del Tesoro e della FHFA doveranno valutare se quelle minacce sono credibili e se andare avanti comunque. In passato, quella tensione – e la mancanza di una chiara ragione per prendersi il rischio – ha ostacolato i piani per rilasciare le società.

Le azioni ordinarie di Fannie Mae sono aumentate del 27% a 4,37 dollari a mezzogiorno di venerdì, mentre le azioni di Freddie sono aumentate del 28,5% a 4,33 dollari

Scrivi a Joe Light a joe.light@barrons.com


31/12/24 Bill Ackman: Fannie Mae e Freddie Mac

Questa non è farina del mio sacco ma la prendo da un Twit di Bill Ackman: una vecchia conoscenza se seguite questo blog (Leggete qui)

Spesso mi chiedono consigli su azioni, ma in genere non condivido i nomi di singoli titoli, a meno che non ritenga che il rapporto rischio/rendimento sia straordinariamente interessante.

Guardando al 2025, un investimento nel nostro portafoglio si distingue per un ampio asimmetrico rialzo rispetto al ribasso, quindi ho pensato di condividerlo.

Possediamo azioni ordinarie di Fannie Mae e Freddie Mac da oltre un decennio. Oggi, vengono scambiate a un prezzo pari o vicino al nostro costo medio. Pertanto, non sono stati grandi investimenti fino ad oggi.

Ciò che li rende particolarmente interessanti oggi rispetto a qualsiasi altro momento della storia è che esiste un percorso credibile per la loro rimozione dalla tutela in tempi relativamente brevi, vale a dire nei prossimi due anni.

Durante il primo mandato di Trump, il Segretario Mnuchin ha fatto dei passi avanti verso questo risultato, ma ha esaurito il tempo a disposizione. Mi aspetto che nella seconda @realDonaldTrump amministrazione, Trump e il suo team porteranno a termine il lavoro.

L’uscita di successo di Fannie e Freddie dalla tutela dovrebbe generare più di 300 miliardi di dollari di profitti aggiuntivi per il governo federale (oltre ai 301 miliardi di dollari di distribuzioni in contanti già versati al Tesoro), eliminando al contempo circa 8 trilioni di dollari di passività dal bilancio del nostro governo.

Le GSE hanno accumulato 168 miliardi di dollari di capitale da quando Mnuchin ha posto fine alle operazioni di net worth sweep nel 2019. Si tratta già di un capitale di livello fortezza per i garanti di mutui ipotecari a tasso fisso di prima categoria per mutuatari della classe media affidabili.

Lo scenario che immaginiamo è questo:

(1) alle GSE vengono accreditati i dividendi e le altre distribuzioni pagate sui titoli senior preferred governativi, il che avrebbe l’effetto di ritirare completamente i titoli senior preferred al loro tasso di cedola dichiarato del 10% con un profitto extra di 25 miliardi di $ (in eccesso rispetto al rendimento dichiarato dei titoli preferred) per il governo. Questo profitto extra potrebbe essere giustificato come pagamento al governo per il suo impegno di riserva nei confronti delle GSE durante la tutela.

(2) il coefficiente patrimoniale delle GSE è fissato al 2,5% delle garanzie in essere, un livello che avrebbe consentito alle GSE di coprire quasi sette volte le perdite effettivamente realizzate durante la Grande Crisi Finanziaria, ovvero un vero e proprio bilancio di livello fortezza.

Un coefficiente patrimoniale del 2,5% è lo stesso richiesto per gli assicuratori ipotecari che, a titolo di paragone, garantiscono il primo ~20% delle perdite su mutui spesso più rischiosi con mutuatari meno affidabili, rispetto alla garanzia delle GSE che si collega al massimo <= 80% del valore ipotecato della proprietà. Gli assicuratori ipotecari, quindi, in genere subiscono perdite del 100% in caso di inadempienza, mentre, a titolo di paragone, le perdite delle GSE in caso di inadempienza sono minime.

Le GSE hanno anche un enorme potere di guadagno continuo, in particolare durante i periodi difficili del mercato immobiliare, in cui tendono ad acquisire una quota di mercato aggiuntiva significativa. Ciò consente loro di ricapitalizzare rapidamente dopo un periodo di stress del mercato immobiliare.

Supponendo un’IPO nel Q4 2026, le due società collettivamente avrebbero bisogno di raccogliere solo circa 30 miliardi di $ per soddisfare lo standard di capitale del 2,5%, un risultato altamente realizzabile. Freddie ha bisogno di più di Fannie (che avrà bisogno di poco o nessun capitale) perché ha aumentato il suo portafoglio di garanzia più rapidamente di Fannie negli ultimi anni.

Stimiamo il valore di ciascuna società al momento delle loro IPO nel 2026 a circa $ 34 per azione. Supponiamo che le loro IPO siano quotate a $ 31 per azione, il che riflette uno sconto di circa il 10% sui loro valori intrinseci.

Calcoliamo un utile per il governo di circa 300 miliardi di dollari, ipotizzando il pieno esercizio dei warrant e la vendita di azioni ordinarie di entrambe le società nei cinque anni successivi alle IPO.

Riteniamo che anche i titoli azionari junior siano un buon investimento, ma non offrono quasi lo stesso rendimento perché il loro potenziale di rialzo è limitato.

A Trump piacciono i grandi affari e questo sarebbe il più grande affare della storia. Sono sicuro che lo porterà a termine.

Rimane un elevato grado di incertezza circa l’esito finale, pertanto dovresti limitare la tua esposizione a ciò che puoi permetterti di perdere se decidi di investire.

Buon Anno!


30/12/24 Milano F: Tim, la borsa ignora i rumors: quali sono le opportunità e gli ostacoli per operazioni sulle risparmio?

di Alberto Mapelli

Neanche i rumors su una possibile semplificazione del gruppo porta a sussulti di Tim a Piazza Affari. Le azioni ordinarie hanno chiuso a 0,246 euro (+0,28%), con il gap con le risparmio che rimane significativo (ieri a 0,289 euro, +0,07%). Venerdì 27 dicembre Reuters ha raccontato come il gruppo guidato dal ceo Pietro Labriola abbia chiesto agli azionisti Vivendi e Cdp di firmare un accordo di riservatezza per confrontarsi, tra l’altro, su possibili operazioni sulle azioni di risparmio. 

Le possibili operazioni sulle risparmio

Le ipotesi sul tavolo potrebbero essere due: una conversione o un buyback. Per Tim è evidente il possibile vantaggio da una riduzione delle azioni con diritto al dividendo privilegiato in caso di utile della capogruppo e un diritto di trascinamento dello stesso per due anni. Secondo lo statuto di Tim, infatti, «gli utili netti risultanti dal bilancio regolarmente approvato, dedotta la quota da destinare a riserva legale, devono essere distribuiti alle azioni di risparmio fino alla concorrenza del 5% di 0,55 euro per azione». Facendo un calcolo, a 0,0275 euro per azione, il dividendo privilegiato massimo distribuibile da Tim annualmente dovrebbe essere pari a 170 milioni.

Per la conversione però servirebbe l’autorizzazione dell’assemblea con il 66,67% dei voti che, di fatto, concede a Vivendi il potere di veto. Già in passato i francesi si sono opposti alla proposta. Secondo quanto risulta a questo giornale, i francesi non guarderebbero con favore alla firma di un accordo di riservatezza (nda) per discutere dei temi e, più in generale, rimarrebbero fermi sulla loro linea di opposizione alla conversione. Anche perché Vivendi è aperto alla vendita del proprio 23,75% di azioni ordinarie e non ha motivo di svalutare ulteriormente la propria quota, che già di per sé non potrà garantire il ritorno degli investimenti fatti, riducendone il peso in assemblea. Se si guarda al totale del capitale, Vivendi detiene il 17% del totale. Inoltre il dialogo tra il primo azionista e Labriola rimarrebbe ai minimi termini dopo che la vendita della rete al consorzio guidato da Kkr e Mef è avvenuta a cifre ritenute non consone dai francesi e senza passare dall’assemblea come chiedeva Vivendi.

L’alternativa buyback

Quale potrebbe essere l’alternativa allora? Il buyback delle azioni di risparmio da una parte non andrebbe a ridurre il peso della quota in mano a Vivendi, forse potendone ridurre l’opposizione, e soprattutto richiederebbe l’approvazione solo di un’assemblea ordinaria. Ridurre la quota di azioni di risparmio in circolazione sforbicerebbe quindi le cedole privilegiate da pagare regalando più margine di manovra in futuro in caso di utile. 

Tuttavia l’impegno economico per portare a termine il buyback non sarebbe indifferente. Il riacquisto integrale delle oltre 6 miliardi di azioni di risparmio costerebbe oltre 1,7 miliardi di euro ai valori attuali di borsa, che almeno in parte valorizza già i divendi arretrati da ricevere. Rimane da capire se il gruppo guidato da Labriola vorrà impiegare le eventuali risorse straordinarie che potrebbe ricevere nei prossimi mesi – da Sparkle alla restituzione del canone concessorio, fino agli earn out da una possibile combinazione Fibercop-Open FIber – per provare a ridurre il numero di azioni di risparmio in circolazione o deciderà di utilizzarle in altre partite. (riproduzione riservata)


21/12/24 Milano Finanza: Tim, il rebus sulla quota di Vivendi: tutti i nodi per arrivare all’uscita dei francesi

di Alberto Mapelli

Dopo lo scorporo della rete, Tim saluterà anche il suo primo azionista da quasi un decennio? Vivendi, portato a termine lo spacchettamento e la quotazione di Canal+, Havas e Louis Hachette, potrebbe essere pronta per valutare concretamente l’uscita dal capitale dell’ex incumbent, dove da primo socio controlla il 23,75% delle azioni ordinarie ma da tempo non è più coinvolta nella gestione del gruppo – sono passati ormai due anni dalle dimissioni di Arnaud de Puyfontaine dal cda – e, anzi, si è dovuta adeguare alla cessione di Fibercop al consorzio guidato da Kkr e Mef per una cifra decisamente inferiore alle sue richieste e senza essere interpellata in assemblea.

I rumors sull’interesse di Cvc e di altri fondi (sono stati fatti i nomi di Apax e Bain) per rilevare la quota dei francesi, nonostante da Parigi arrivino segnali di nessuna operazione concreta in corso, testimoniano come la partita potrebbe scaldarsi nei prossimi mesi.

Il prezzo

Ma perché si possa arrivare davvero all’addio a Tim di Vivendi, i pezzi del puzzle che si devono ancora incastrare sono tanti, anche perché il passaggio della quota difficilmente potrà essere slegato da un disegno più ampio. In primis il prezzo. I francesi hanno fatto filtrare di voler 1,5 miliardi per uscire da Tim, ossia un prezzo per azione di 0,41 euro.

La distanza dagli attuali prezzi di borsa – il titolo dopo l’exploit è tornato a galleggiare tra 0,24 e 0,25 euro – è evidente, così come il fatto che il prezzo medio di acquisto di 1,08 euro per azione e i quasi 4 miliardi investiti per costruire la posizione saranno pressoché irrecuperabili per i francesi.

Paradossalmente però un’uscita a 0,41 euro nel 2025 potrebbe generare una plusvalenza per Vivendi. Nel bilancio al 31 dicembre 2024, infatti, dopo lo stop alla contabilizzazione della partecipazione secondo il metodo del patrimonio netto arrivato nel 2022, la quota sarà registrata a prezzo di mercato che, salvo scossoni negli ultimi giorni dell’anno, resterà ben al di sotto di quella soglia. Rimane da capire se qualcuno offrirà per davvero un premio intorno al 50% a Vivendi.

Le tempistiche e il dividendo

Ma il prezzo ottenibile dai francesi è legato a doppio filo ad altri fattori. Nel giro di pochi mesi potrebbero arrivare novità importanti in grado di cambiare la percezione e il valore del pacchetto di Vivendi. Entro metà gennaio ci sarà la decisione del giudice sul ricorso francese sulle modalità con cui si è arrivati alla cessione di Fibercop, mentre il 20 gennaio è il termine entro cui Tim e Palazzo Chigi potranno trovare un accordo extra-giudiziale sul rimborso di un miliardo di euro del canone concessorio del 1998. A febbraio è invece atteso l’aggiornamento del piano industriale di Tim.

Il ceo Pietro Labriola ha aperto la porta al ritorno del dividendo nell’arco del piano, soprattutto nel caso in cui arrivassero gli incassi dalle partite straordinarie aperte. Eventualità che si sta trasformando in realtà, almeno in parte. Il 3% di Inwit è stato ceduto per 250 milioni e per Sparkle è arrivata l’offerta vincolante da 700 milioni di Mef e Retelit. Se ci fosse anche un accordo sulla restituzione del canone in tempi rapidi, non è detto che questa somma di fattori possa trasformarsi in un’accelerata per il ritorno del dividendo. Ingolosendo a sua volta Vivendi, da un lato con una cedola da incassare e dall’altro avendo una leva maggiore per trattare sul prezzo con eventuali compratori.

Le ragioni dei fondi

I fondi di private equity, con un debito tornato a buoni livelli, stanno guardando il dossier, ingolositi da una possibile sottovalutazione della borsa ma anche da un eventuale spezzatino che garantirebbe ritorni importanti e dai tempi brevi. Si pensi al valore che potrebbero avere le tre anime di Tim – Brasile, Consumer ed Enterprise – se venissero separate e vendute. Il 66,6% di Tim Brasil capitalizza intorno ai 24 miliardi di reais, poco meno di 4 miliardi di euro ai cambi attuali.

Secondo le stime realizzate da Mediobanca per definire il target price di 0,35 euro, Enterprise viene valutata 4,8 miliardi con un multiplo di 6 volte l’ebitda after lease atteso nel 2025 mentre Consumer viene valorizzata 3,2 miliardi, con un multiplo di sole 2,5 volte. Multipli che vengono ipotizzati con uno sconto del 50% rispetto ai peer europei per Consumer e rispetto al settore It per Enterprise e che potrebbero essere molto più alti in caso di delisting, spin-off e cessione in solitaria.

Intermonte, per fare un altro esempio, fissa invece un target price di 0,38 euro stimando un multiplo di 9,5 volte l’ebitda per Enterprise, valorizzandola oltre 6,8 miliardi e spiegando che se si assumesse un multiplo di 6 volte l’ebitda, definito «fair», anche Consumer varrebbe 6,8 miliardi.

L’opzione consolidamento e la politica

Sulla partita pesano anche la tendenza al consolidamento del mercato tlc e il ruolo di controllo e regia che il governo potrebbe esercitare sulla partita. L’esecutivo da una parte potrebbe vedere di buon occhio l’uscita di un primo azionista distaccato da Tim com’è ora Vivendi, ma dall’altra sembra freddo di fronte a uno spezzatino. Le ipotesi si intrecciano e diventano articolate.

Una potrebbe vedere un’unione delle forze fra Tim e un altro operatore non infrastrutturato come Poste, che però potrebbe non essere risolutivo per il mercato delle tlc italiane. L’altra vede Tim unirsi a un altro attore infrastrutturato, scenario che potrebbe avere risvolti più significativi sul mercato italiano, ma che implica anche un ok dell’antitrust europeo per una riduzione da 4 a 3 come avvenuto nel Regno Unito con Vodafone-Three. In questo caso l’indiziato numero uno è Iliad, ma con una complicazione.

L’ipotesi suggestiva che vede Xavier Niel muoversi direttamente per rilevare la quota in mano ai Bolloré sembra difficilmente realizzabile. Anche con la benedizione del governo, il 23,75% non garantirebbe da solo a Niel di comandare e lo costringerebbe a un’opa per assicurarsi il controllo, amplificando così i costi e la complessità dell’operazione. (riproduzione riservata)


17/12/24 Milano Finanza: si torna a parlare di conversione delle risparmio…,

Tim, boom di scambi. Perché i fondi di private equity puntano sul titolo e cosa succede dopo l’uscita di Vivendi

di Francesca Gerosa

Passa di mano il 5,9% del capitale in scia all’indiscrezione di Bloomberg secondo cui il fondo Cvc è in trattative preliminari con Vivendi per acquisire la sua quota del 24% nel colosso tlc. Un’uscita che per gli analisti può sbloccare la conversione o il buyback delle azioni di risparmio, oltre allo spin-off o alla monetizzazione di asset non core. Equita: un take over su tutta Tim è oggi meno impegnativo | Tim, Cvc mette nel mirino la quota di Vivendi

Boom di scambi sul titolo Tim a Piazza Affari (-0,36% a 0,2738 euro in chiusura dopo un massimo intraday a 0,2888 euro) con 908,6 milioni di pezzi scambiati, pari al 5,93% del capitale sociale. Semplici prese di beneficio in seguito al rally della vigilia (+5,7% per una capitalizzazione di mercato di 6,1 miliardi di euro, comprese le risparmio) in scia all’indiscrezione di Bloomberg secondo cui il fondo Cvc è in trattative preliminari con Vivendi (-3,87% a 2,507 euro a Parigi) per acquisire la sua quota del 24% circa nel colosso tlc italiano (circa 1 miliardo di euro ai prezzi correnti, circa il 12% del valore patrimoniale lordo di Vivendi holding) senza alcun obbligo di opa.

Più di un fondo di private equity interessato a Tim

Ma ci sarebbero altri fondi potenzialmente interessati: da Apax Partners a Bain Capital, già presente in Italia con il 50% di Engineering. Tuttavia, il bid-ask spread resta ampio, con Vivendi che punta a ottenere almeno 1,5 miliardi (0,416 euro per azione contro un prezzo attuale in borsa a 0,2738 euro). Ma un eventuale accordo potrebbe essere facilitato dalla possibilità di realizzare sinergie industriali e operative significative, soprattutto legate al riassetto di Tim Enterprise (possibile combinazione con MaticMind o altri player), ma anche al possibile consolidamento di Tim Consumer.

Confronto con il governo scontato

Non è nemmeno escluso che in un secondo momento Cvc punti al pieno controllo di Tim per procedere poi allo spezzatino (break up) delle attività (Brasile, Enterprie, Consumer), concentrandosi su Tim Enterprise, operazione che potrebbe attivare il golden power da parte del governo italiano che possiede una quota di Tim (10%) attraverso Cdp. «La rilevanza strategica degli asset di Tim, come la rete 5G, Telsy e i data center, richiede necessariamente un confronto con il governo», afferma Intermonte.

Tuttavia, l’allineamento con Cdp potrebbe facilitare un esito positivo, soprattutto se Cvc o Bain non saranno percepiti come attori ostili. Va anche sottolineato che il primo fondo di private equity mantiene solidi rapporti con Cdp, consolidati attraverso la loro partecipazione congiunta in MaticMind (70% Cvc, 15% Cdp Equity e 15% Carmine Saladino, presidente e fondatore di MaticMind), «elemento che potrebbe favorire un allineamento strategico nell’operazione», aggiunge Intermonte. Comunque, le discussioni con la società di private equity sono ancora in una fase iniziale e non vi è alcuna certezza che si tradurranno in un accordo, hanno precisato le fonti a Bloomberg.

Le avance precedenti di Cvc

L’interesse di Cvc è coerente con il suo precedente tentativo di acquisire Tim Enterprise (nel 2022 aveva offerto circa 6 miliardi per l’asset, da Intermonte valutato a un ev di 6,8 miliardi ipotizzando un multiplo di 9,5 volte l’ev/ebitda after lease 2024) e con la quota di controllo in un peer chiave come MaticMind (ev di 0,5-0,6 miliardi, assumendo un multiplo valutativo simile). Offerta ritenuta troppo bassa da Tim che a luglio di quest’anno, si ricorda, ha completato la vendita della sua rete fissa alla società di private equity statunitense Kkr in un deal che ha valutato l’infrastruttura fino a 22 miliardi di euro. Una cessione che ha consentito al colosso tlc di snellire le operazioni e ridurre il debito per competere meglio in Italia, uno dei mercati delle telecomunicazioni più competitivi d’Europa.

Conversione delle azioni di risparmio in vista?

«L’uscita di Vivendi potrebbe anche sbloccare finalmente iniziative chiave di valorizzazione, come la conversione o il buyback delle azioni di risparmio (+1,16% a 0,3139 euro in borsa, ndr), oltre allo spin-off o alla monetizzazione di asset non core», ipotizza Intermonte. Un nuovo azionista stabile e strategico migliorerebbe, inoltre, la governance, eliminando le frizioni storiche che hanno pesato sulla valutazione del titolo su cui Intermonte ha confermato il giudizio buy con un target price a 0,38 euro.

Lo scenario che appare più probabile, secondo Equita, è che Cvc possa essere interessata ad acquisire la quota di Vivendi, senza un completo take over: L’operazione potrebbe avere, a nostro avviso, il supporto del governo, che deve dare l’approvazione ai fini golden power. In questo scenario, pensiamo che rimanga valida l’idea che Tim possa procedere poi con una conversione delle risparmio per rimuovere un ostacolo alle operazioni straordinarie e semplificare la struttura del capitale».

Equita: un take over su tutta Tim è oggi meno impegnativo

In ogni caso un’operazione di take over su tutta l’azienda non è da escludere, in quanto, spiega la Sim, è oggi meno impegnativa finanziariamente che in passato, dopo la cessione della rete. «In uno scenario di take over, pensiamo che l’offerta possa riguardare sia le ordinarie che le risparmio, ma non sarebbe affatto scontata l’offerta di un premio alle risparmio, nonostante il mancato pagamento del dividendo alle risparmio in questi ultimi tre anni. Nel complesso, quindi, le voci speculative emerse  sostengono il titolo Tim, ma meno il premio delle risparmio rispetto alle ordinarie», precisa Equita che ha un rating buy sia sulle azioni ordinarie sia sulle risparmio con target price, rispettivamente, a 0,34 euro e a 0,42 euro. Ciò che è certo è che è a meno di smentite ufficiali da parte dei diretti interessati «la notizia sosterrà la valutazione di Tim, anche se le discussioni sembrano essere nelle fasi iniziali. Comunque, confermiamo il nostro rating neutral e il nostro target price a 0,26 euro», afferma anche Banca Akros.

Perché Tim è un boccone ghiotto per i fondi di private equity

Nonostante il rally recente (+10,18% negli ultimi tre mesi) il titolo Tim, osserva, infine, Mediobanca Research, scambia ancora a 3,4 volte l’ebitda, rispetto alle 5,3 volte dei concorrenti. La vendita di Sparkle genererà 700 milioni di euro in liquidità, riducendo la leva finanziaria a meno di 1,8 volte il rapporto debito netto/ebitda, uno dei livelli più bassi nell’Ue. Rimane, inoltre, da considerare il potenziale incasso derivante dalla disputa sulle tariffe del 1998 (1 miliardo di euro) e dagli earnout di NetCo (2,9 miliardi di euro). Per questo motivo Mediobanca Research ribadisce il giudizio outperform sul titolo: «il nostro target price di 0,35 euro per azione riflette un multiplo ebitda inferiore a 3 volte per il segmento Consumer, a 6 volte per quello Enterprise (in crescita del 7% annuo, trainato dal cloud in aumento del 20% anno su anno), circa 700 milioni di euro per Sparkle, il Brasile al valore di mercato (circa 4 miliardi di euro), il 20% del potenziale incasso dagli earnout (2,9 miliardi di euro) e un terzo della disputa sul miliardo del 1998. Non siamo sorpresi di sentire che un fondo di private equity possa essere interessato all’asset». (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 17/12/2


17/12/24 Sole 24 Ore: voci che Vivendi esce


15/11/24 Sole 24 Ore: TIM fusse che fusse la volta buona (per il dividendo)


11/11/24 Milano Finanza: Piazza Affari: 30 azioni in caduta libera. Opportunità di acquisto o trappola di valore? I consigli degli analisti

Riporto qui questo articolo di Milano Finanza: siccome non sono azioni di mia scelta NON aggiorno il Foglio Google

Anche dopo un crollo, non tutte le azioni sono pronte a un rimbalzo. In queste settimane di fuoco per i mercati finanziari tra nuovi stimoli fiscali in Cina, taglio dei tassi da parte di Bce e Fed, voto in Usa con Donald Trump presidente eletto che promette «l’età dell’oro» e stagione dei conti (lusso, auto ed energia un freno, compensati dal settore finanziario, in particolare dalle banche, che hanno battuto le attese e alzato i target 2024), alcuni titoli quotati sul listino milanese (a esclusione dell’Egm, si veda tabella in pagina) hanno accentuato la caduta, arrivando a perdere negli ultimi sei mesi tra il 25% e l’80% del loro valore.

Le azioni in caduta libera a Piazza Affari

Acquistare o no sulla debolezza?

Triste primato se si pensa che nello stesso periodo l’indice Ftse Mib ha guadagnato un +1,2% con i dividendi. Premesso che non conviene mai, per dirla in gergo da trader, «afferrare il coltello che cade», a meno di non essere particolarmente ferrati in materia, è facile con Piazza Affari non lontana dai massimi di maggio a quota 35.474 punti farsi sedurre dalle sirene che suggeriscono di entrare sulla debolezza. Più difficile è resistere e aspettare il momento opportuno. In ogni caso solo alcune azioni meritano attenzione, perché altre potrebbero non aver toccato ancora il fondo. «Alcuni titoli hanno perso terreno per motivi strutturali, altri in scia alla debolezza delle trimestrali. È fondamentale capire se le società possono superare il momento di difficoltà e riemergere più forti di prima oppure se rischiano di avere reali problemi di sopravvivenza», dichiara a Milano Finanza Angelo Meda, responsabile azionario di Banor.

Tra le azioni vincenti e con possibilità di rimbalzo il money manager vede Biesse e Danieli: la caratteristica comune di queste aziende è la solidità finanziaria (poco/zero debito) e un posizionamento forte da leader nel loro segmento. Qui, spiega l’esperto di Banor, il mercato ha estrapolato una debolezza ciclica come un problema strutturale, «cosa che non crediamo sia presente. Altre società avranno bisogno di più tempo per uscire dalle secche: Campari e StM, ad esempio, hanno bisogno di superare un rallentamento ciclico che forse richiederà ancora qualche trimestre, ma rimangono titoli da detenere se si ha un orizzonte di lungo periodo». In effetti, concorda Antonio Amendola, portfolio manager di AcomeA sgr, Biesse (2 buy stando al consenso Bloomberg) ha sofferto, come tutto il settore della distribuzione di materiale elettrico, del rallentamento economico partito dalla Germania e del confronto con gli anni di boom in Italia grazie al bonus 110%. 

I titoli in odore di rimbalzo

Nonostante questo, osserva Amendola, la società ha preservato la marginalità con opere di efficientamento, pronta, quindi, a sfruttare la leva operativa al ripartire dei ricavi. Biesse con un’inversione di tendenza degli ordinativi può ritrovare la verve dei giorni migliori. Mentre Danieli, altro titolo assai sottovalutato, soffre più per dinamiche macroeconomiche che microeconomiche. Leader nel suo comparto, ha una dotazione di cassa ben superiore alla capitalizzazione di mercato. Nello scorso trimestre ha visto un lieve rallentamento della crescita che, però, si attesta su livelli ancora molto interessanti, indica Amendola. 

Tinexta (6 buy, 1 hold, 0 sell), invece, sta pagando dal punto di vista borsistico le performance sotto le attese di una delle ultime acquisizioni fatte, minando così il track record a livello di m&a. «Combinato con questo fattore c’è stata l’operazione Defense Tech che non è piaciuta al mercato e ha posto una serie di interrogativi sull’operato del management. Nonostante questo, qualora confermasse gli obiettivi di fine anno con i risultati, risulterebbe molto sottovalutata sia rispetto alla sua storia sia rispetto ai competitor», precisa Amendola. Unica incertezza sui numeri di fine anno è l’andamento di industria 4.0 cruciale per una delle sue controllate. 

Campari (14 buy, 7 hold, 4 sell), inoltre, sta vivendo la tempesta perfetta: il settore beverage in contrazione al livello globale, la mancanza di un ceo e multipli a premio rispetto ai competitor. Con questo calo repentino (-33,5%) e il contestuale taglio delle stime degli analisti, il titolo sta attraversando una fase di reset. Comunque, « Campari resta una società solida e premium, questo livello può essere interessante come punto d’ingresso», suggerisce Amendola. 

L’azione più dibattuta è Stellantis, per alcuni ha toccato i minimi, per altri no (14 buy, 16 hold, 3 sell), ma Paolo Verna e Carlo Pecchinotti, rispettivamente ceo e risk manager di EnVent Italia Sim, non hanno dubbi: è stata penalizzata in modo eccessivo dal mercato. «Ha pagato caro il calo delle vendite d’auto, ma il recente taglio dei costi e la riorganizzazione, nonché i progressi fatti nella riduzione del gap tecnologico con i produttori, in gran parte cinesi, di auto elettriche, fondamentale per il rispetto dei vincoli di elettrificazione europei, sono fonte di segnali che la ripresa del settore è alle porte», spiegano i due esperti, segnalando tra i titoli in odore di rimbalzo anche D’Amico (5 buy, 1 hold, 0 sell) che opera in un business stabile quello del trasporto marittimo, con fondamentali solidi. Una normalizzazione del contesto economico globale, in particolare dei costi energetici, e una ripresa dei consumi spingeranno ancora di più la logistica e quindi potrebbero rilanciare l’azione in borsa. La terza scelta ricade su Bff Bank (6 buy, 4 hold, 0 sell) che ha attraversato un periodo difficile dopo un’indagine di Banca d’Italia, ma ora che ha riclassificato il portafoglio crediti, in risposta alle criticità sollevate da Via Nazionale anche sulla governance e la remunerazione e confermato i target al 2026, «ha la spinta per cambiare marcia in borsa». 

Chi evitare

Altre restano in difficoltà, quelle con un debito elevato che potrebbero effettuare (o che hanno annunciato) aumenti di capitale o ristrutturazioni del debito: Landi RenzoAquafil ed Eurotech rientrano in questa categoria. E i titoli di società in ristrutturazione o con capitalizzazione molto bassa, come ad esempio Fidia e Bestbe, avverte Meda, «vanno considerati altamente volatili e speculativi, con un forte rischio di delisting». Verna e Pecchinotti confermano l’andamento negativo, con scarse possibilità di recupero, di titoli come Bestbe H, BioeraFidiaNetweek «che continueranno a perdere a causa delle tensioni finanziarie in cui versano. Inoltre, hanno tutte fatto ricorso a prestiti obbligazionari convertibili per sostenere i loro investimenti e sono nella black list della Consob». Merita un discorso a parte Cy4Gate, cyber software house, che non ha fatto ricorso a bond convertibili, «ma registra un trend consolidato di decrescita e non mostra nel breve fattori catalizzatori che possano far rimbalzare l’azione, forse cresciuta troppo in passato» (tra il 2021 e il 2022). 

Non si può non citare il settore del lusso, che vive un momento molto delicato a causa del rallentamento degli acquisti da parte della Cina e del cambio di atteggiamento da parte del consumatore globale, osserva ancora Amendola. In questo contesto, Salvatore Ferragamo «si presenta come un brand già fragile di suo e che non è stato ancora in grado di fare un turnaround». Non a caso l’azione vede ben 9 sell, stando al consenso Bloomberg, con un target price medio a 6,42 euro, poco sopra il prezzo attuale. (riproduzione riservata) 


10/11/24 Forbes: All’interno della scommessa di 3,9 miliardi di dollari di Wynn Resorts negli Emirati Arabi Uniti

Con il suo primo resort di casinò che aprirà nel 2027, un emirato poco conosciuto è improvvisamente un improbabile mercato dei giochi caldi. Ecco come il gigante dei casinò statunitensi ha fatto una scommessa ad alto rischio sul suo futuro e ha lasciato Abu Dhabi, Dubai e altri operatori di casinò nella polvere.

Il CEO di Wynn Resorts Craig Billings ha sollevato le sopracciglia un anno fa quando ha detto agli investitori che gli Emirati Arabi Uniti erano “la nuova apertura di mercato più eccitante degli ultimi decenni”. Al di fuori dell’Egitto e del Libano, i casinò sono praticamente inesistenti in Medio Oriente, poiché la maggior parte dei paesi musulmani in genere vieta il gioco d’azzardo. Ancora più intrigante: all’epoca in cui Billings era entusiasta del futuro del gioco degli Emirati Arabi Uniti, il regno aveva esattamente zero casinò. Non aveva nemmeno un’autorità di gioco.

Ma a quel punto Wynn aveva già lanciato i dadi sugli Emirati Arabi Uniti. Nel 2022, la società ha annunciato un nuovo ambizioso progetto: un “resort integrato” di lusso da 3,9 miliardi di dollari ambientato su un isolotto di barriera artificiale nell’emirato di Ras Al Khaimah, noto anche come RAK. I piani prevedevano una scintillante torre dell’hotel con 1.500 camere e suite di fascia alta, nonché ville private sul porto turistico adiacente al resort. Ci sarebbero 24 ristoranti e lounge, una spa, un beach club, una piscina di 9 acri, una spianata per lo shopping di fascia alta, molteplici luoghi di intrattenimento e spettacoli notturni di laser e luci all’avanguardia. Fin dall’inizio, i progetti includevano un piano di gioco, anche se, all’epoca, Wynn non aveva ancora una licenza di casinò.

La scommessa di Billings ha dato i suoi frutti il mese scorso, quando la General Commercial Gaming Regulatory Authority (GCGRA) degli Emirati Arabi Uniti ha assegnato a Wynn la prima licenza di operatore di gioco commerciale negli Emirati Arabi Uniti. In particolare, il casinò è solo l’inizio del gioco d’azzardo negli Emirati Arabi Uniti. La nascente autorità di gioco d’azzardo ha anche recentemente dato il via libera alla sua prima lotteria nazionale e si sta anche preparando a lanciare un mercato iGaming regolamentato, che comprende le scommesse sportive e qualsiasi scommessa su un risultato futuro.

La prima scommessa di Wynn sugli Emirati Arabi Uniti ora sembra essere vincente. Ma in realtà era un rischio enorme, considerando che il GCGRA è stato formato solo dopo che Wynn si era già impegnato a costruire. “Wynn ci ha detto per tutto il tempo che si sentiva fortemente fiducioso che avrebbero ottenuto questa licenza, ma poi ci è voluto un po’”, dice Chad Beynon, un analista senior che si occupa di giochi, alloggi e teatri per Macquarie Capital. “Intempo, stavano costruendo questa proprietà. Se non avessero mai ottenuto quella licenza, sarebbe stato enormemente dannoso per gli azionisti.”

Il Wynn Al Marjan, che dovrebbe aprire nel 2027, è una joint venture tra Wynn e RAK Hospitality Holding, presieduta dal principe ereditario 37enne dell’emirato, Sheikh Mohammed bin Saud bin Saqr Al Qasimi. Wynn Resorts possiede il 40% del progetto Al Marjan. Secondo i documenti della SEC, la società ha investito 455 milioni di dollari durante i primi nove mesi del 2024, portando la sua spesa a vita a 533 milioni di dollari. La restante quota proporzionale del 40% di Wynn del patrimonio netto richiesto è da 800 a 875 milioni di dollari, ha detto il CFO della società Julie Cameron-Doe agli investitori nella chiamata sugli utili del terzo trimestre di lunedì. Ciò porterebbe l’investimento totale previsto di Wynn nel progetto a circa 1,4 miliardi di dollari.

 E’ significativo che Wynn non abbia collaborato con una delle due potenze economiche degli Emirati Arabi Uniti, Abu Dhabi o Dubai, ma con Ras Al Khaimah molto meno noto. Il più settentrionale dei sette emirati, RAK ha un PIL di 11,5 miliardi di dollari, solo il 2% del valore di tutti i beni e servizi prodotti negli Emirati Arabi Uniti. Leggermente più grande della Carolina del Sud, RAK confina con l’Oman a nord e ad est e con l’emirato di Umm Al Quwain a sud. Il suo nome si traduce approssimativamente in “la testa della tenda”, dove gli archeologi hanno trovato segni di civiltà risalenti a 7.000 anni fa. Nei giorni moderni, il principale motore economico dell’emirato è RAK Ceramics, un’azienda che produce 123 milioni di metri quadrati di piastrelle e 5 milioni di unità di ciò che è eufemisticamente noto come “sanitari” – lavandini, vasche da bagno, servizi igienici – con un risultato di 545 milioni di dollari di entrate all’anno. Quella figura dovrebbe essere eclissata da Wynn Al Marjan una volta lanciata.

“Sulla base di ciò che Wynn ha comunicato con noi”, dice Beynon, “il loro emirato è molto adatto alle imprese”. Ipotizza che sia molto più facile per Wynn lavorare con RAK semplicemente perché ci sono meno parti interessate locali che potenzialmente sfidano il progetto. Per prospettiva, Beynon fa un esempio più vicino a casa. “Miami voleva ottenere una licenza di casinò negli ultimi 20 anni”, dice. “E la Disney si opporrebbe. I centri congressi di Miami si opporrebbero. Ristoranti e hotel si opporrebbero. Credo che questo sia il rischio a Dubai e Abu Dhabi. Sono già stabiliti con decine di miliardi di dollari di investimenti da altri.”

Quando il resort aprirà tra tre anni, Wynn Al Marjan sarà la cartina di tornasole per vedere se i casinò avranno successo negli Emirati Arabi Uniti. “Il modo in cui la penso è così”, ha detto Billings agli investitori in una chiamata sugli utili del terzo trimestre la scorsa settimana. “Non esiste un vero e proprio resort integrato, davvero, su quella metà del pianeta, ok? Quindi il più vicino sarà in Asia: Singapore o Macao”. Ha poi notato la massiccia popolazione entro un volo di otto ore degli Emirati Arabi Uniti. “Hai 86 milioni di porti aerei che arrivano all’aeroporto di Dubai, e siamo a circa 55 minuti attraverso una delle tre autostrade a sei corsie dall’aeroporto di Dubai”.

“E poi, hai 10 milioni di persone a livello locale, nove milioni delle quali non sono degli Emirati e, quindi, sono in grado di giocare”, ha continuato Billings. In effetti, gli espatriati costituiscono circa l’88% della popolazione degli Emirati Arabi Uniti, collocando il regno secondo solo al Vaticano nella proporzione di espatriati rispetto ai cittadini. Circa il 70% della popolazione straniera del paese proviene dall’Asia meridionale (in particolare da India, Bangladesh e Pakistan) o dall’Egitto.

“Siamo fiduciosi che il resort sarà una destinazione turistica ‘da non perdere’ negli Emirati Arabi Uniti e ci aspettiamo che sosterrà una forte crescita a lungo termine del cash flow”, ha detto Billings agli investitori la scorsa settimana, aggiungendo che la costruzione dell’hotel ha ora raggiunto il 24° piano, rendendo il Wynn Al Marjan già l’edificio più alto di RAK. (Una volta completata, la torre dell’hotel di 1.000 piedi sarà la 19a più alta degli Emirati Arabi Uniti e circa un terzo alta del Burj Khalifa di Dubai, la torre più alta del mondo.)

Billings ha detto che crede che gli Emirati Arabi Uniti saranno un mercato di gioco da 3 miliardi a 5 miliardi di dollari e che Wynn dovrebbe avere un salto di due o tre anni prima che altri rivali degli operatori di casinò entrino nella regione. Beynon ritiene che sia un’ipotesi conservatrice. “A questo punto potrebbero avere un vantaggio di cinque anni”, dice, osservando che il CEO di MGM Resorts Bill Hornbuckle ha recentemente richiesto una licenza di casinò degli Emirati Arabi Uniti ad Abu Dhabi.

“Il modo in cui funzionerà, il governo federale, il governo di Abu Dhabi, lo approverà”, ha detto Hornbuckle a una folla allo Skift Global Forum a settembre. “Abbiamo fatto domanda per qualcosa lì e speriamo di vincere qualcosa lì. Allora ogni sovrano avrà la sua voce in capitolo. È come uno stato, dove ogni stato dice sì o no.”

Alcuni hanno comparato ciò che sta accadendo negli Emirati Arabi Uniti alla costruzione di una Las Vegas in Medio Oriente. Ma Beynon vede un’analogia migliore in Giappone, che è sulla buona strada per accogliere il suo primo casinò entro il 2030. Proprio mentre gli Emirati Arabi Uniti si sta aprendo al gioco, anche il Giappone sta ponendo fine al suo divieto di lunga data sul gioco d’azzardo. E come negli Emirati, se gli operatori di casinò statunitensi vogliono entrare nel mercato giapponese, devono prima collaborare con partner locali. Osaka Integrated Resort, o Osaka IR, è un casinò-hotel da 233 milioni di dollari da costruire a Yumeshima, un’isola artificiale nella baia di Osaka. Il progetto è una joint venture tra MGM Resorts e Orix, un gruppo giapponese di servizi finanziari, con ciascuna parte che possiede una partecipazione del 40%. Il restante 20% è distribuito tra altre 22 aziende, tra cui Panasonic Holdings e West Japan Railway.

Simile a come i casinò statunitensi negli Emirati Arabi Uniti sono tenuti a collaborare con il leader del loro emirato, le rivalità regionali del Giappone servono anche a limitare la concorrenza. “Ogni [azienda di casinò] che fa affari in una città o regione è essenzialmente in competizione con tutti gli altri all’interno di quella città o regione”, spiega Beynon. “E poi hai i tuoi vincitori locali”. In effetti. Secondo le previsioni, Osaka IR prevede di portare 3,6 miliardi di dollari di entrate annuali, con circa l’80% dei quali provenienti dalle operazioni dei casinò.




05/11/24 Briefing.com: I risultati del terzo trimestre di Wynn Resorts accendono la pressione di vendita; la domanda a Macao rimane sana (WYNN)

L’operatore di casinò e hotel Wynn Resorts (WYNN -8%) ha mancato le stime degli utili e delle vendite del terzo trimestre con margini considerevoli, stimolando un significativo ritiro oggi. La domanda è rimasta sana nei mercati principali di WYNN, tra cui Las Vegas e Macao, che si trovano in Cina e comprendono circa la metà delle entrate annuali dell’azienda.

Tuttavia, gli impegnativi confronti anno/anno e le ristrutturazioni delle stanze in corso hanno invaso le prestazioni complessive nel trimestre. WYNN ha migliorato le sue esperienze di camera d’albergo negli ultimi quarti, causando migliaia di notti in camera fuori servizio. Un chiaro punto di contesa tra gli investitori oggi è che i lavori di ristrutturazione di WYNN dovrebbero far sì che il 2025 assomigli al 2024 in termini di notti di camera di gruppo, il che potrebbe continuare a mettere sotto pressione i numeri trimestrali. Queste imperfezioni non stanno solo facendo smantizzare i rivestimenti d’argento del trimestre, ma anche l’aumento di 1,0 miliardi di dollari di WYNN alla sua autorizzazione al riacquisto di azioni, che rappresenta circa il 10% della sua capitalizzazione di mercato.

  • Per il secondo trimestre consecutivo, WYNN non è stata all’altezza delle stime di linea superiore e di fondo, fornendo EPS rettificato di 0,90 dollari nel terzo trimestre su un magro aumento dell’1,3% delle entrate anno/anno a 1,69 miliardi di dollari. Le entrate operative a Las Vegas sono diminuite dell’1,9% anno/anno a 607,2 milioni di dollari. La relativa debolezza derivava da un modesto calo della tenuta del tavolo, che si riferisce a quanti soldi vince un casinò da un tavolo. D’altra parte, le entrate di WYNN a Boston sono aumentate dell’1,8% su anno a 214,1 milioni di dollari.
  • L’aumento dei costi del lavoro ha ostacolato la redditività di WYNN negli ultimi trimestri, specialmente a Las Vegas. Nel terzo trimestre, la pressione salariale ha sostenuto una contrazione di 210 bp dei margini EBITDAR anno/anno a Las Vegas al 33,4%. Tuttavia, a Boston, WYNN ha goduto di un aumento di 60 punti base dei margini anno/anno, riflettendo il successo nel mitigare gli aumenti salariali legati al sindacato con l’efficienza dei costi.
  • Il mercato principale di WYNN a Macao ha fornito alcuni punti salienti, tra cui un miglioramento del 6,3% delle entrate anno/anno a 871,7 milioni di dollari, supportato da giochi da tavolo che rimangono in un intervallo normale. Se i giri si aggirano intorno a un tasso simile nel quarto trimestre, WYNN sta fissando un salto di circa +16% delle entrate di Macao anno/anno per l’anno fiscale. Mentre i margini EBITDAR si sono compressi di 90 bps all’anno, sono avanzati di 210 punti base rispetto al 3Q19. La contrazione anno/anno rifletteva maggiori spese salariali.
  • Guardando al futuro, le prospettive a lungo termine di WYNN che circondano Macao rimangono decisamente rialziste. Nel frattempo, la costruzione di WYNN del suo hotel/casino negli Emirati Arabi Uniti sta procedendo rapidamente. WYNN crede che l’UAW diventerà un mercato di gioco da 3-5 miliardi di dollari. Al di fuori degli Emirati Arabi Uniti, WYNN continua a esplorare potenziali opportunità in città attraenti.

Mentre molti sviluppi positivi hanno riempito il rapporto del terzo trimestre di WYNN, la sua performance complessiva è stata deludente. Le preoccupazioni che circondano la Cina potrebbero essere il più grande ostacolo per WYNN da superare a breve termine man mano che l’economia della regione si deteriora, ponendo una maggiore dipendenza dagli stimoli governativi per evitare una ricaduta più profonda. Altri nel settore hanno a che fare con venti contrari simili, ma rimangono fiduciosi nella domanda sostenuta. Las Vegas Sands (LVS) ha espresso ottimismo il mese scorso sul fatto che Macao tornerà in un posto più forte nel prossimo futuro. Allo stesso modo, MGM Resorts (MGM) ha registrato una crescita record a Macao durante il terzo trimestre, alimentando la fiducia nella salute a lungo termine del mercato.


23/10/24 Briefing.com: Boeing scende sui datidel terzo trimestre; ma nuovo CEO fornisce dettagli sugli sforzi di turnaround (BA)

Boeing (BA -2%) sta negoziando più in basso dopo il suo rapporto del terzo trimestre di questa mattina. Il gigante aerospaziale aveva appena emesso una guida al ribasso l’11 ottobre, quindi non ci sono state molte sorprese. Inoltre, il focus di questo rapporto non era davvero sui risultati finanziari. Boeing sta lottando e pensiamo che gli investitori si stessero concentrando maggiormente sui commenti del nuovo CEO Robert “Kelly” Ortberg, che ha preso il timone l’8 agosto. Questa è stata la sua prima chiamata agli utili al timone, quindi ha suscitato il nostro interesse.

  • Boeing ha riportato una perdita, come previsto, ma è stata un po’ più grande del previsto. Le entrate sono diminuite dell’1,5% anno/anno a 17,84 miliardi di dollari, che era in linea con le recenti linee guida. Le entrate del segmento degli aerei commerciali del terzo trimestre sono diminuite del 5% anno/anno a 7,44 miliardi di dollari. Il segmento è stato colpito da 3 miliardi di dollari di addebiti relativi ai programmi 777X e 767. Anche l’interruzione del lavoro IAM e l’aumento della spesa in ricerca e sviluppo hanno avuto un impatto sui margini.
  • Oltre alle indicazioni, Boeing ha annunciato l’11 ottobre che avrebbe implementato una riduzione del 10% della forza lavoro e ha annunciato un ritardo per il suo programma 777X. Con tutto ciò che si sa, gli investitori erano principalmente concentrati sulla visione di Ortberg per il resto del 2024 e nel 2025. Ha ammesso che la fiducia nella società è stata erosa e Boeing è gravata da troppi debiti. La sua missione è trasformare questa grande nave nella giusta direzione e riportare Boeing in una posizione di leadership.
  • Si è concentrato sul cambiare la cultura e su come inizia dall’alto e si fa strada fino al piano di fabbrica. Inoltre, Boeing deve stabilizzare l’attività. Questo è stato un obiettivo centrale da quando Ortberg è subentrato ad agosto. Prima di tutto, lo sciopero IAM deve finire. Tuttavia, ci vorrà del tempo per aumentare poiché Boeing deve riavviare le fabbriche e la catena di approvvigionamento, ed è molto più difficile accenderlo che spegnerlo.
  • Guardando al futuro, Boeing era solito fornire una guida, ma è stata in attesa per un po’ di tempo. Tuttavia, ha detto che si aspetta che il 2025 sia un altro anno che utilizza il denaro. Tuttavia, Boeing si aspetta un miglioramento significativo in termini di utilizzo del contante rispetto al 2024. È importante sottolineare che Boeing prevede di uscire dal 2025 con un vero slancio nel settore mentre torna ai normali tassi di produzione. Inoltre, Boeing ha lavorato con i partner della catena di approvvigionamento per ridurre significativamente le spese e la riduzione della forza lavoro ridurrà i costi del lavoro. Boeing ha anche implementato in modo decisivo riduzioni della sua spesa discrezionale in tutta l’azienda.

Nel complesso, i numeri di questo trimestre non sono stati significativi come al solito dato che Boeing aveva appena guidato. Inoltre, date le sue lotte e i venti contrari (arresto IAM, ritardi 777X, riduzione della forza lavoro, spesa per R&S), gli investitori si stavano già preparando per una grande perdita nel terzo trimestre. Essendo un passo indietro, ci è piaciuto quello che abbiamo sentito da Ortberg sulla chiamata e la direzione che vuole prendere Boeing. Ci vorrà del tempo, ma sembra che una svolta da qualche parte nel periodo del 2026 sembri fattibile.


13/10/24 Göteborg Posten: Il CEO di Pole­star NYE: è ora di ini­ziare a ven­dere auto


Göteborg: Pole­star ha con­se­gnato meno auto nell’ultimo tri­me­stre rispetto all’anno pre­ce­dente. Que­sto nono­stante il fatto che ci siano più modelli sul mer­cato. Ora il CEO di NYE Michael Loschel­ler parla per la prima volta delle ven­dite deboli.
L’anno scorso, Pole­star ha dovuto ade­guare l’obiet­tivo di ven­dita al ribasso, dopo che il modello che il mar­chio gemello di Volvo aveva sul mer­cato – la Pole­star 2 – non ha ven­duto nei volumi ori­gi­na­ria­mente pre­vi­sti. Dopo una crisi per il mar­chio all’ini­zio dell’anno, in cui gli esperti si sono inter­ro­gati sul finan­zia­mento del mar­chio e sul dif­fi­cile prezzo delle azioni, Geely è entrata con una quota di pro­prietà mag­giore rispetto a prima, men­tre Volvo Cars ha ridotto la sua par­te­ci­pa­zione nel mar­chio.
Alla fine dell’estate, Tho­mas Ingen­lath e molti altri mem­bri chiave della dire­zione lascia­rono l’azienda.
I nuovi dati per il terzo tri­me­stre mostrano che Pole­star ha con­se­gnato meno auto ai clienti nel terzo tri­me­stre di quest’anno rispetto allo scorso anno. Il mar­chio ha ora tre modelli sul mer­cato, con il più grande SUV Pole­star 3 che ini­zia a essere con­se­gnato ai clienti durante l’estate e il SUV coupé Pole­star 4 che ini­zia a essere con­se­gnato ai clienti in Europa alla fine dell’estate. In pre­ce­denza, il Pole­star 4 è stato ven­duto solo in Cina dove è pro­dotto. La Pole­star 4 è anche influen­zata dalle nuove tariffe puni­tive dell’UE sulle auto elet­tri­che pro­ve­nienti dalla Cina.
Nono­stante i nuovi modelli, Pole­star ha con­se­gnato circa 11.900 auto ai clienti nel terzo tri­me­stre, rispetto a poco più di 13.900 lo scorso anno. E anche per i primi nove mesi, uno è in ritardo rispetto allo scorso anno: 32.300 auto rispetto a 41.844 auto.
Tut­ta­via, un punto posi­tivo è la Sve­zia, dove Pole­star vende più auto: ha aumen­tato le ven­dite di quasi il 50% offrendo ai clienti più punti ven­dita fisici.

Ora il CEO di Pole­star NYE, l’ex CEO di Opel Michael Loschel­ler, sta par­lando della situa­zione-ed è chiaro che crede che il mar­chio abbia biso­gno di acce­le­rare le ven­dite.
Una delle chiavi del nostro suc­cesso futuro sarà lo svi­luppo delle nostre capa­cità com­mer­ciali: pas­sare dalla pre­sen­ta­zione di auto alla ven­dita attiva di auto. Il modello di ven­dita più attivo sup­porta già le nostre ambi­zioni, poi­ché i primi mer­cati a imple­men­tarlo mostrano un’assun­zione di ordini sta­bile”.
Sem­bra anche che Pole­star si aspetta che i ricavi siano allo stesso livello dell’anno scorso, quando erano a 2 2,378 milioni, o poco più di SEK 25 miliardi. Il 2023 è stato anche un anno peg­giore del 2022 in ter­mini di entrate.
Il mar­chio ha già detto che si aspetta di rag­giun­gere il punto di rot­tura in cui le entrate deri­vanti dalle ven­dite ini­ziano a supe­rare i costi, il cosid­detto cash flow break even, il pros­simo anno. Ora l’azienda dice che acca­drà alla fine del pros­simo anno.
Allo stesso tempo, il mar­chio afferma che è in fase di revi­sione della stra­te­gia e delle ope­ra­zioni.
“Insieme al team di gestione, stiamo rive­dendo la nostra stra­te­gia e le nostre ope­ra­zioni per creare un chiaro per­corso per il con­ti­nuo svi­luppo di Pole­star”, ha affer­mato il CEO di NYE.
Pole­star afferma inol­tre di avere un ”dia­logo costrut­tivo” con i suoi finan­zia­tori sui ter­mini del pre­stito.


02/10/24 Göteborg Posten : Rendimi o Volvo i miei denari…

Collocata come azione per il popolo -il valore di Volvo Cars sta crol­lando

Sarebbe stata la nuova azione per gli investitori privati. Ma per i pic­coli rispar­mia­tori, Volvo Cars è stato un vero e pro­prio taglio nel por­ta­fo­glio di rispar­mio. La domanda è: cosa signi­fica dav­vero che l’azienda ha perso gran parte del suo valore dalla quo­ta­zione nel 2021? “Al mer­cato azio­na­rio non piac­ciono le auto“, dice il pro­fi­ler del rispar­mio e del mer­cato azio­na­rio Joa­kim Bor­nold.
Nell’attuale elenco dei valori di mer­cato delle borse mon­diali, Volvo Cars si col­loca al 38 ° posto tra i mar­chi e i gruppi auto­mo­bi­li­stici mon­diali-molto indie­tro rispetto alla con­so­ciata Geely Auto, ma anche dopo i nuovi mar­chi come l’ame­ri­cana Lucid, la cinese Nio e Xpeng e anche dopo la rela­ti­va­mente sco­no­sciuta start-up viet­na­mita Vin­fast Auto.
Il valore di mer­cato alla borsa di Stoc­colma è sceso al di sotto dei 75 miliardi di corone sve­desi a set­tem­bre e da allora è leg­ger­mente salito di nuovo, a poco più di 80 miliardi di corone sve­desi. Que­sto è infe­riore, ad esem­pio, alla col­lega indu­striale SKF di Göteborg e molto, molto meno del gigante dei camion AB Volvo, che vale circa 550 miliardi di corone sve­desi.

Allo stesso tempo, le ven­dite e il fat­tu­rato di Volvo Cars sono in costante aumento. L’azienda ha anche bat­tuto un record di pro­fitti nell’ultimo tri­me­stre e ha anche ripor­tato una red­di­ti­vità record.
Ma il prezzo delle azioni non riflette i suc­cessi pas­sati, ma come si pre­vede che i pro­fitti si svi­lup­pino in futuro. Per­ché gli inve­sti­tori non cre­dono in Volvo?
A set­tem­bre, la quota ha regi­strato il suo livello più basso, in con­nes­sione con il fatto che la società ha abbas­sato l’obiet­tivo di red­di­ti­vità e ha posti­ci­pato la pre­vi­sione di quando diven­terà un mar­chio di auto pura­mente elet­tri­che. Ma il corso è stato sotto pres­sione per qual­che tempo.
“Ci si potrebbe chie­dere per­ché le azioni Volvo Cars sono valu­tate così in basso. In ter­mini di risul­tati, va ancora abba­stanza bene e anche in ter­mini di ven­dite. Ma un pro­blema per l’azienda è che a nes­suno in borsa piac­ciono dav­vero le auto, dice l’eco­no­mi­sta Joa­kim Bor­nold.

Joa­kim Bor­nold ha un back­ground come bro­ker mana­ger presso, tra gli altri
Skan­dia ed è stato respon­sa­bile del tra­ding di azioni e deri­vati alla Borsa di Stoc­colma prima di diven­tare un eco­no­mi­sta di rispar­mio presso Nord­net. Oggi gesti­sce la piat­ta­forma di rispar­mio Levler. Il suo punto è che alcune cose sono dif­fi­cili da influen­zare per le aziende.
Non importa quanto sei bravo. Se a nes­suno piace la pasta, non importa quanto sia buona la pasta che cucini.
Per­ché a nes­suno piace la pasta?
“Per il mer­cato azio­na­rio, la tran­si­zione verso le auto elet­tri­che e l’elet­tri­fi­ca­zione sem­bra incerta. Quanto velo­ce­mente andrà? Chi sarà il vin­ci­tore della con­ver­sione? E quanti soldi costerà? E ‘ que­sto che spa­venta.
“È un’incer­tezza quando l’intero set­tore è in sub­bu­glio, dopo che Tesla è apparsa e ha spa­ven­tato tutti”, afferma Joa­kim Bor­nold.
Se si guar­dano le sta­ti­sti­che di ven­dita delle auto elet­tri­che pure, si vede una forte corsa nell’UE, con oltre il 40 per cento. Nel mer­cato più grande, la Ger­ma­nia, le ven­dite sono quasi crol­late rispetto all’anno pre­ce­dente, il che è anche legato al fatto che la Ger­ma­nia ha abo­lito il bonus per le auto elet­tri­che a dicem­bre dello scorso anno. Ma anche altri mer­cati, come la Sve­zia, hanno visto un forte calo. In Sve­zia, il governo ha rimosso il bonus nel 2022.
Una cat­tiva eco­no­mia, le tariffe sulle nuove auto elet­tri­che a basso costo dalla Cina e l’eli­mi­na­zione dei sus­sidi per le auto elet­tri­che hanno reso il prezzo delle auto elet­tri­che rela­ti­va­mente alto per i pri­vati. La ridu­zione dei prezzi della ben­zina e l’insuf­fi­ciente infra­strut­tura di rica­rica sono altri fat­tori che sono stati evi­den­ziati.
L’asso­cia­zione euro­pea di cate­go­ria Acea ha pub­bli­cato un comu­ni­cato stampa a set­tem­bre chie­dendo un’azione imme­diata da parte dell’UE per soste­nere la tran­si­zione del set­tore verso le auto elet­tri­che. In Ger­ma­nia, il gigante Volk­swa­gen ha per­sino dichia­rato che ha biso­gno di chiu­dere le fab­bri­che. La situa­zione per i mar­chi auto­mo­bi­li­stici euro­pei non è certo più facile quando il prin­ci­pale mar­chio ame­ri­cano, Tesla, ha ini­ziato la guerra dei prezzi abbas­sando dra­sti­ca­mente i prezzi delle sue auto elet­tri­che.

  • È pos­si­bile acqui­stare una Tesla con zero per cento di inte­resse. La società è auto­riz­zata a pren­dere in pre­stito a tassi di inte­resse signi­fi­ca­ti­va­mente più alti e va in per­dita quando scel­gono di sov­ven­zio­nare i pre­stiti per con­vin­cere i con­su­ma­tori a com­prare le auto. E que­ste sono le auto che dovreb­bero comun­que essere con­si­de­rate le più attraenti. Mostra quanto velo­ce­mente si è fer­mato, dice Joa­kim Bor­nold.
    Quindi: Volvo Cars non è certo l’unico mar­chio tra­di­zio­nale che ha visto un prezzo delle azioni in calo. E anche il mer­cato delle auto elet­tri­che pure – dove Volvo ha detto che si sta diri­gendo-è stato tra­bal­lante. Allo stesso tempo, si può notare che Volvo Cars in que­sto con­te­sto ha un valore infe­riore rispetto a diversi nuovi mar­chi più incerti che non hanno visto la stessa cre­scita delle ven­dite.
    “Volvo Cars, come mar­chio sve­dese, ha un impor­tante pro­prie­ta­rio cinese. Crea punti inter­ro­ga­tivi in una situa­zione in cui c’è un aumento dell’attrito tra occi­dente e Cina. Non si tratta solo di dazi all’impor­ta­zione, ma anche di chi con­trol­lerà Volvo Cars, se vuole essere di pro­prietà cinese. Crea incer­tezza intorno alla quota, quando hai un pro­prie­ta­rio così grande che è così lon­tano-sia let­te­ral­mente che sim­bo­li­ca­mente, dice Joa­kim Bor­nold.
    Il prin­ci­pale pro­prie­ta­rio di Geely e Volvo Cars, Li Shufu – che in Europa si fa chia­mare Eric Li-ha rice­vuto cri­ti­che dalla stampa com­mer­ciale per non essere fisi­ca­mente pre­sente, ad esem­pio, alle riu­nioni gene­rali di Volvo Cars, ai Capi­tal Mar­kets days o alle riu­nioni rego­lari del con­si­glio di ammi­ni­stra­zione.
    Quanto peso ha il mer­cato su un pro­blema del genere?
  • Molto pesante. Ci sono diversi pro­blemi con un pro­prie­ta­rio prin­ci­pale assente. Quanto è inte­res­sato il pro­prie­ta­rio prin­ci­pale quando non ha la forza di appa­rire in un’assem­blea gene­rale annuale? È per­ché non è inte­res­sato a Volvo Cars o per­ché non gli importa degli altri azio­ni­sti? In ogni caso, è pre­oc­cu­pante, dice Joa­kim Bor­nold.
    Allo stesso tempo, Volvo Cars ha avuto uno svi­luppo posi­tivo da quando Geely ha acqui­stato il mar­chio da Ford, afferma Bor­nold.
    “Ho seguito Volvo Cars da un’azienda sve­dese a un’azienda ame­ri­cana a un’azienda cinese. E cer­ta­mente non hai gui­dato Volvo Cars nel fosso, ma al con­tra­rio hai otte­nuto Volvo Cars in pista.
    “Sotto la pro­prietà cinese, Volvo è cre­sciuta e ha pro­spe­rato in un modo in cui non eri nean­che lon­ta­na­mente vicino all’era Ford.
    Un altro fat­tore che può influen­zare il titolo è la pesante pro­prietà di Geely nella società. Si sie­dono su una gran parte delle azioni, che crea un basso ”flot­tante”, azioni per il com­mer­cio libe­ra­mente con, in Volvo Cars.
    – Un pro­blema con un basso “flot­tante” è che riduce la pos­si­bi­lità per i grandi gio­ca­tori di entrare e uscire dal magaz­zino, cioè di assu­mere posi­zioni in Volvo Cars. Volvo Cars diventa meno attraente per loro quando c’è un numero limi­tato di azioni da acqui­stare e ven­dere, afferma Joa­kim Bor­nold.
  • Allora puoi girarlo:
    Se, ad esem­pio, il nuovo SUV EX90 diventa un suc­cesso e ini­zia a for­nire numeri dav­vero buoni, beh, allora non ci sono azioni per entrare in pos­sesso e il prezzo può cor­rere invece.
    Il fatto che Volvo Cars possa valere meno di, per gli euro­pei com­ple­ta­mente sco­no­sciuti, il mar­chio viet­na­mita di auto elet­tri­che Vin­fast dovrebbe comun­que essere preso con un piz­zico di sale, dice Bor­nold. Oltre ad essere scam­biati su diverse borse, tali cose pos­sono essere influen­zate da giu­dizi casuali e dalla logica a volte strana dello scam­bio.
    “Tesla ha con­tri­buito a diverse aziende simili a Tesla che hanno rice­vuto una valu­ta­zione molto alta. I viet­na­miti sono diven­tati uno stock” meme ” negli Stati Uniti, con affer­ma­zioni che si tratta di una nuova Tesla, che ha cau­sato il prezzo a cor­rere.
    Un “meme stock” o meme stock è un titolo che diventa virale-popo­lare – tra i pic­coli rispar­mia­tori attra­verso l’influenza dei social media.
    “Il fatto che Volvo Cars sia valu­tata meno di alcune di que­ste nuove società dice di più su quanto la borsa fun­zioni male rispetto a quanto Volvo Cars sia male”, afferma Joa­kim Bor­nold.
    Ma ci si può chie­dere que­sta logica: cosa importa se il fat­tu­rato e il pro­fitto dell’azienda aumen­tano comun­que?
  • Per le aziende che sono a basso valore, può essere una pre­oc­cu­pa­zione se si intende rac­co­gliere capi­tali attra­verso la borsa. Sarà sem­pli­ce­mente più dif­fi­cile e più costoso rac­co­gliere capi­tali. La valu­ta­zione della borsa fissa un tim­bro di qua­lità che influi­sce sulle oppor­tu­nità di finan­zia­mento. E col­pi­sce anche indi­ret­ta­mente la società, quando si sta per rac­co­gliere capi­tali al di fuori della borsa, attra­verso il mer­cato finan­zia­rio.
  • Ciò che è dif­fi­cile come una società quo­tata è che si sono valu­tati ogni minuto. Non c’è nes­sun posto dove nascon­dersi.
    L’unica domanda è quando l’incer­tezza sulle auto elet­tri­che e sui nuovi mar­chi rispetto a quelli vec­chi si cri­stal­liz­zerà sotto forma di vin­ci­tori e vinti.
  • Sono sicuro che ci vor­ranno diversi anni. Si tratta di soprav­vi­vere a que­sta situa­zione e fare soldi. In que­sto modo, la quasi vec­chia XC90 sarà più impor­tante per Volvo rispetto alla nuova auto elet­trica EX90. Deve rima­nere e gene­rare flussi di cassa. È vec­chio come modello, ma anche deprez­zato, il che signi­fica che ci sono buoni gua­da­gni sull’auto, dice Bor­nold.
    Quando pensi che possa cam­biare?
  • Non ne ho idea, io stesso sono pas­sato da auto elet­trica a plug-in ibrido. Ma penso che quando volym­bils mar­chi come
    Fiat, Peu­geot, Renault e Opel hanno pic­cole auto elet­tri­che che sono dav­vero attraenti, quindi penso che il grande scon­vol­gi­mento verso le auto elet­tri­che stia final­mente avendo luogo. Abbiamo preso tutto un po ‘ in anti­cipo.
    Ste­fan Lun­din, addetto stampa di Geely per Geely Swe­den, risponde alla domanda secondo cui sul mer­cato sono dispo­ni­bili poche azioni Volvo Cars. Sot­to­li­nea che l’azienda sve­dese si trova a Lin­d­hol­men a pochi chi­lo­me­tri dalla sede di Volvo Cars a Tor­slanda e che”segue atten­ta­mente l’azienda e il suo svi­luppo”.
  • Come mag­giore azio­ni­sta di Volvo
    Siamo molto sod­di­sfatti dello svi­luppo dell’azienda e abbiamo fidu­cia nella stra­te­gia dell’azienda in futuro. Geely Hol­ding è pro­prie­ta­ria a lungo ter­mine e, in qua­lità di azio­ni­sta di una società quo­tata, comu­ni­chiamo even­tuali piani per ade­guare la nostra par­te­ci­pa­zione verso l’alto o verso il basso in con­for­mità con le regole del mer­cato.
    Alla domanda sulle cri­ti­che alla pre­senza di Li Shufu – Eric Lis – nel suo mar­chio euro­peo, Ste­fan Lun­din si rife­ri­sce a Volvo Cars e al suo uffi­cio stampa. E con­di­vide un link a un’inter­vi­sta con il CEO di Geely Swe­den Hol­dings, Hans Oscars­son, di Dagens indu­stri in cui afferma che si tratta di un equi­voco:
    “Quando si tratta del ruolo di Eric come pre­si­dente del Con­si­glio di ammi­ni­stra­zione di Volvo Cars e Geely Swe­den Hol­dings, è un pre­si­dente attivo e impe­gnato del con­si­glio e abbiamo riu­nioni sia fisi­che che digi­tali che fun­zio­nano molto bene”, afferma Hans Oscars­son, che pensa che si tratti di una falsa rap­pre­sen­ta­zione del coin­vol­gi­mento di Li Shufu in Volvo Cars. Egli sot­to­li­nea inol­tre che Geely ha con­tri­buito a diverse migliaia di nuovi posti di lavoro a Göteborg.
    Dal reparto stampa di Volvo Cars, Anna Ryd­holm risponde:
  • Eric Li ha par­te­ci­pato alle pre­ce­denti assem­blee gene­rali annuali tra­mite link. Tor­ne­remo con ulte­riori infor­ma­zioni su come sarà alla riu­nione del pros­simo anno a tempo debito. Per quanto riguarda il prezzo delle azioni, non com­men­tiamo su di esso o il suo svi­luppo.
    Nota a piè di pagina: negli ultimi giorni, il corso di Volvo Cars è pre­ci­pi­tato e pre­ci­pi­tato. Venerdì scorso c’è stato un rally dei prezzi delle azioni Volvo Cars dopo che la banca cen­trale cinese ha pro­messo sti­moli. Ma lunedì, il titolo è sceso invece dopo gli avver­ti­menti di minori pro­fitti nel set­tore auto­mo­bi­li­stico.

30/09/24 Briefing.com: EchoStar perde la sua connessione dopo aver raggiunto un accordo per unire Dish Network con DirecTV di AT&T

L’emergere di servizi di streaming come Netflix (NFLX) e Walt Disney (DIS) Hulu e Disney+ ha acceso una tendenza al taglio del cavo che continua a decimare i tradizionali mercati della TV via cavo e a pagamento fino ad oggi, ma potrebbe anche aver aperto la strada a una fusione tra DirecTV e Dish Network per materializzarsi finalmente. Dopo che Bloomberg ha riferito il 13 settembre che DirecTV (Tdi AT&T e Dish Network (SATSdi EchoStar erano coinvolti in negoziati di fusione, le due società hanno annunciato questa mattina che è stato raggiunto un accordo per combinare i servizi di TV satellitare.

  • Molti anni prima che lo streaming esistesse, DirecTV e Dish hanno tentato di unire le forze attraverso una fusione che avrebbe creato un colosso della pay TV all’epoca, ma i regolatori hanno abbattuto l’accordo nel 2001 a causa di preoccupazioni anticoncorrenziali. Avanti veloce ventitré anni dopo, e sembra implausibile pensare che la combinazione di due fornitori di TV satellitare sarebbe vista come una seria minaccia.
    • Con l’avvento dello streaming, DirecTV e Dish hanno subito una drammatica caduta in disgrazia, come evidenziato dalle perdite stimate di 7-8 milioni di abbonati per DirecTV nell’ultimo decennio e dai 6-7 milioni di perdite di abbonati per Dish durante questo stesso periodo.
  • A causa delle loro classifiche competitive molto più deboli, è opinione diffusa che le autorità di regolamentazione statunitensi darebbero il via libera a una fusione di DirecTV e Dish questa volta. Inoltre, mentre una combinazione tra i due probabilmente farebbe poco per rallentare la tendenza al taglio del cavo a lungo termine, un’opzione satellitare più competitiva potrebbe effettivamente essere positiva per il consumatore.

Da un punto di vista specifico dell’azienda, la transazione dovrebbe essere vantaggiosa sia per AT&T che per SATS, anche se SATS sta vivendo una brutta svendita oggi.

  • Dall’inizio di settembre, SATS era salito alle stelle del 55% prima delle perdite di oggi, sostenuta dalla suddetta storia di Bloomberg di un paio di settimane fa. Quindi, c’è un fattore sell-the-news in gioco, ma la debolezza potrebbe anche essere legata al fatto che gli azionisti si ostinano ai termini dell’accordo. Ad esempio, potrebbe esserci una certa delusione per quanto riguarda la componente di cassa della transazione, che ammonta a un relativamente modesto 1,0 miliardi di dollari.
    • DirecTV assumerà circa 9,75 miliardi di dollari nel debito di Dish, ma c’è una certa incertezza riguardo a questa parte dell’accordo. In particolare, gli obbligazionisti di Dish dovrebbero accettare che l’importo principale di almeno 1,57 miliardi di dollari di debito venga ridotto al fine di competere con l’offerta di scambio del debito.
  • Se l’accordo viene finalizzato, il bilancio di SATS, che deteneva oltre 24,0 miliardi di dollari di debito alla fine del secondo trimestre, sarebbe in una posizione significativamente più sana. L’azienda sarebbe anche libera di concentrarsi sul suo segmento wireless Boost Mobile, in cui ha versato miliardi di dollari negli ultimi anni per costruisce torri e acquistare licenze di spettro. In relazione a ciò, SATS ha ricevuto alcune buone notizie il 20 settembre quando la FCC ha concesso il suo framework di costruzione 5G per Boost Mobile.
  • Per AT&T, l’accordo gli consente anche di uscire finalmente dal business della TV satellitare. Nel 2021, la società ha fatto un passo avanti in questi sforzi, vendendo una partecipazione del 30% in DirecTV alla società di private equity TPG, con un netto di circa 16,0 miliardi di dollari. In relazione alla fusione di oggi, AT&T ha venduto la restante quota del 70% a TPG per 7,6 miliardi di dollari previsti in pagamenti in contanti da DirecTV fino al 2029.

Il principale takeaway è che il consolidamento era necessario poiché sia DirecTV che Dish sono stati schiacciati dalle piattaforme di streaming. Non solo la combinazione dei due fornirà sinergie di costo di almeno 1,0 miliardi di dollari all’anno, ma metterà anche l’azienda combinata in una posizione più forte per negoziare con i programmatori. Detto questo, è difficile immaginare che questa fusione avrà un effetto duraturo e materiale sul panorama competitivo nel mercato TV/streaming senza fine in vista per il fenomeno del taglio dei cavi.


26/09/24 Sole 24 Ore: Semestrale Tim


23/09/24 Briefing.com I guadagni iniziali di EchoStar a seguito delle notizie edificanti dalla FCC di venerdì svaniscono (SATS)

EchoStar (SATS) inizialmente ha sostenuto la sua alta orbita oggi a seguito della notizia che la FCC ha concesso il framework di costruzione della rete 5G dell’azienda venerdì dopo la chiusura. Tuttavia, all’apertura del mercato, i guadagni sono rapidamente svaniti.

Mentre la pay-TV rimane l’attività principale di SATS, comprendendo due terzi dei giri totali nel secondo trimestre, la società ha investito molto nel wireless come parte di un piano per sostituire la presenza di Sprint dopo che è stata acquisita da T-Mobile (TMUS) nel 2020. Il banner wireless di SATS funziona come Boost Mobile, che utilizza le torri Dish Wireless in combinazione con le torri di AT&T (T) e TMUS. Dish Network, che possiede Dish Wireless ed è tutto sotto l’ombrello SATS, ha investito decine di miliardi nella costruzione di torri e nell’acquisto di licenze per lo spettro. Di conseguenza, i dati finanziari di Dish Network – in definitiva i dati finanziari di SATS a seguito di una fusione all’inizio di quest’anno – si sono deteriorati nel corso degli anni, facendo pungere considerevolmente le battute d’arresto.

Tuttavia, allo stesso modo, le buone notizie possono inaugurare un’ondata di sostegno all’acquisto. Le azioni di SATS sono ancora in aumento di circa l’80% rispetto ai minimi di agosto. Il titolo è stato inizialmente messo in marcia da un rapporto di Bloomberg all’inizio di questo mese che ha notato che Dish Network era in discussione per risolvere una causa con i creditori che circondava un trasferimento di attività. Gli acquirenti hanno poi presso il gas dopo che Bloomberg ha riferito la scorsa settimana che AT&T stava discutendo di una fusione tra DirecTV e Dish Network.

  • La FCC che concede il quadro di costruzione di SATS è significativo. Uno dei principali ostacoli che Dish Network ha dovuto affrontare prima di fondersi con SATS stava facendo il salto dalla copertura di un richiesto 70% della popolazione degli Stati Uniti al 75%. Mentre un salto del 5% sembra semplice, significava dover coprire le aree rurali, il che richiedeva il pagamento per nuove infrastrutture. Con l’approvazione della FCC, SATS ora prevede di coprire l’80% della popolazione degli Stati Uniti entro la fine di quest’anno, altri 30 milioni di famiglie dal suo requisito del 70%.
  • Parte della copertura più elevata si basa su AT&T e TMUS. Gli individui nelle aree in cui SATS deve ancora implementare la copertura 5G attingeranno alle reti dei suoi partner. Ciò si traduce anche in una maggiore efficienza in quanto riduce le risorse necessarie per installare l’infrastruttura due volte in ogni torre.
  • Allora perché le azioni sono lente oggi? Gli investitori hanno valutato molte buone notizie in un lasso di tempo relativamente breve, domando l’annuncio di venerdì. Inoltre, il SATS sta ancora operando su un terreno traballante. Uscindo dal 2° trimestre, il suo bilancio ha riportato 24 miliardi di dollari di debito netto. Nel frattempo, le vendite si stanno contraendo anno in anno, ostacolate dalle tendenze di taglio dei cavi che erodono la domanda di Dish Network, esercitando una pressione costante sul reddito netto.

Il sentimento che circonda SATS è passato da desolente a energico in appena tre settimane dopo che una serie di storie edificanti si è precipitata al centro della scena. Mentre gli investitori hanno inizialmente risposto positivamente all’annuncio FCC di venerdì, una rapida corsa nelle ultime settimane combinata con un bilancio preoccupante ha stentato i guadagni di oggi. C’è molta incertezza che turbina intorno al SATS, che può produrre grandi oscillazioni dei prezzi in entrambe le direzioni. In quanto tale, il SATS dovrebbe essere visto con cautela, soprattutto dopo il suo rialzo mostruoso.


21/09/24 Sole 24 Ore: manovre sulle TIM Risp.


20/09/24 Briefing.com: PayPal sta facendo progressi nella trasformazione strategica con nuove campagne e partnership (72,68 +0,91)

  • PayPal si sta evolvendo nella piattaforma preferita dai più grandi marchi commerciali del mondo, società tecnologiche e processori di pagamento. L’azienda sta espandendo la propria portata collaborando con attori chiave dell’ecosistema che consentono loro di offrire esperienze senza soluzione di continuità e connesse a centinaia di milioni di consumatori e aziende attraverso la nostra rete in crescita.
  • La Società annuncia una nuova partnership con Amazon Buy con Prime. Per i marchi partecipanti che si integrano utilizzando l’API Buy with Prime, PayPal è ora disponibile al momento del pagamento dopo che gli acquirenti hanno effettuato l’accesso al loro account Amazon. E a partire dal prossimo anno, i membri Prime saranno in grado di eseguire un collegamento una tantum dal loro account Amazon al loro conto PayPal in modo che i vantaggi di spedizione gratuita e veloce Prime siano disponibili automaticamente ogni volta che usano PayPal mentre fanno acquisti con Buy with Prime sui siti web dei commercianti partecipanti. Siamo entusiasti di collaborare con Amazon per combinare la velocità e l’affidabilità della consegna Prime con il checkout semplice e conveniente di PayPal in un’unica esperienza sui siti commerciali partecipanti.

17/09/24 Milano Finanza: Tim, Davide Leone scommette sulle azioni di risparmio: compra il 10% e punta sui dividendi arretrati. Ecco quanto può incassare

Toh! Adesso tutti si accorgono dei dividendi arretrati che fanno cumulo….ma i lettori di questo Blog lo sapevano già sei mesi fa…. So soddisfazioni…. 😁😁😁😁😁

di Andrea Deugeni e Alberto Mapelli

L’hedge fund londinese Dl&Partners, già tra i principali azionisti di Banco Bpm, rastrella le azioni rnc, che volano a 0,28 euro. Il nodo del diritto di trascinamento delle cedole non pagate 

Davide Leone entra nel capitale di Tim. Il gestore italiano fondatore dell’hedge fund londinese Dl&Partners ha rastrellato il 10% delle azioni di risparmio del gruppo guidato da Pietro Labriola, che infatti hanno chiuso la seduta di ieri con un rialzo dell’1,41% a un soffio da 0,28 euro. 

Il pacchetto in mano a Leone, quindi, ha un valore di poco inferiore a 170 milioni. Anche le Tim ordinarie hanno chiuso con un rialzo dell’1,3%, vicino a 0,25 euro. 

Valore da estrarre

A confermare l’ingresso di Dl&Partners ieri è stato un rappresentante della stessa società d’investimento britannica, contattato dalla Reuters dopo che sul mercato erano cominciate a circolare indiscrezioni sulle mosse del fondo, noto alle cronache finanziarie italiane per l’investimento nel Banco Bpm. Leone infatti è uno dei principali azionisti della banca guidata da Giuseppe Castagna, istituto di cui ha in portafoglio il 5,47% del capitale, fra azioni dirette (il 2,22%) e posizioni lunghe (3,25%), dietro ai francesi del Credit Agricole e davanti a Blackrock

Leone ritiene che il settore delle tlc sia sottovalutato, così come lo era il comparto bancario quando nel 2017 entrò nel capitale del gruppo di Castagna. Inoltre il mercato della telefonia potrebbe essere alla vigilia di una fase di consolidamento in ambito Ue che potrebbe consentire l’estrazione di ulteriore valore dalle azioni Tim.

La scommessa sui dividendi privilegiati

La mossa del gestore, però, potrebbe essere letta anche in ottica speculativa, dato che sulle azioni di risparmio di Tim rimane pendente il tema dei dividendi maggiorati arretrati e non pagati negli ultimi tre esercizi (dal 2021 al 2023) in quanto la capogruppo Tim spa ha chiuso in rosso. Secondo lo statuto di Tim, infatti, «gli utili netti risultanti dal bilancio regolarmente approvato, dedotta la quota da destinare a riserva legale, devono essere distribuiti alle azioni di risparmio fino alla concorrenza del 5% di 0,55 euro per azione». Facendo un calcolo, il dividendo privilegiato massimo distribuibile da Tim annualmente dovrebbe essere pari a 170 milioni. Se ha racimolato il 10%, significa che l’incasso annuale arriva fino a 17 milioni

Gli azionisti di risparmio, inoltre, hanno un diritto di trascinamento del dividendo privilegiato per due anni. Il che significa che al primo utile di Tim spa, gli azionisti di risparmio avrebbero diritto al pagamento del dividendo maggiorato relativo a due esercizi precedenti a quello chiuso in utile. Potenzialmente, insomma, nella migliore delle situazioni possibili per il finanziere italiano, la Dl&Partners potrebbe racimolare fino a 34 milioni di dividendi privilegiati arretrati, a cui aggiungere altri 17 milioni per l’anno chiuso in utile. In totale, quindi, 51 milioni.

Un caso di scuola difficilmente realizzabile con il solo business ordinario? In realtà potrebbe diventare più concreto con il pagamento di eventuali earn out o altri incassi straordinari. In ogni caso la mossa di Leone rappresenta un tentativo di speculazione di segno opposto su Tim rispetto alle posizioni ribassiste aperte sul titolo (in versione ordinaria) negli scorsi mesi e che scommette su una svolta positiva per i conti del gruppo. (riproduzione riservata)


17/09/24 Sole 24 Ore: Rastrellato in borsa il 10% di Tim Risp.

Vedo con piacere che non sono più il solo a vedere l’affare su Tim Risp. 🙂


13/09/24 Sole 24 Ore: rialzo in borsa di Tim


02/09/24 Corriere Economia: Tim la storia infinita…


29/08/24 Goteborg Posten: nuovo CEO a Polestar

Tho­mas Ingen­lath lascia la carica di CEO di Pole­star, il nuovo CEO diventa un’altra per­sona con radici tede­sche: Michael Loh­schel­ler, che in pre­ce­denza era CEO di Opel, tra le altre cose.
Sve­zia: Tho­mas Ingen­lath si dimette da CEO di Pole­star, il nuovo CEO diventa un’altra per­sona con radici tede­sche: Michael Loh­schel­ler che in pre­ce­denza ha rico­perto il ruolo di CEO di Opel e ha avuto ruoli ese­cu­tivi in Volk­swa­gen.
In un comu­ni­cato stampa di mer­co­ledì, Pole­star ha annun­ciato che il CEO di lunga data Tho­mas Ingen­lath, che è stato coin­volto nella costru­zione del mar­chio auto­mo­bi­li­stico, ha scelto di dimet­tersi. Fini­sce il 1 otto­bre. Il nuovo CEO dopo Ingen­lath sarà Michael Loh­schel­ler, che ha una vasta espe­rienza nel set­tore auto­mo­bi­li­stico – ed è stato CEO della tede­sca Opel e Vin­fast e Nikola – que­sti ultimi due sono rispet­ti­va­mente un pro­dut­tore di auto elet­tri­che ame­ri­cano e viet­na­mita e una start-up.
La scorsa set­ti­mana, Pole­star ha annun­ciato che il capo desi­gner di lunga data Maxi­mi­lian Mis­soni si sta dimet­tendo e viene sosti­tuito dall’ex desi­gner Audi, il tede­sco Phi­lipp Römers.

Come sapete, Pole­star ha avuto un viag­gio dif­fi­cile – da un lato, il gio­vane mar­chio ha lan­ciato un totale di quat­tro modelli di auto, d’altra parte, non ha rag­giunto i suoi obiet­tivi di ven­dita lo scorso anno e aveva biso­gno di mag­giori finan­zia­menti, con Volvo che ven­deva la mag­gior parte della sua pro­prietà e Geely che entrava con una mag­giore pro­prietà.
Tho­mas Ingen­lath sarà licen­ziato come CEO?

  • No, si è dimesso, dice Theo Kjell­berg, addetto stampa di Pole­star.
    E cosa rende Michael Loh­schel­ler adatto come nuovo CEO?
  • Soprat­tutto, ha un back­ground nella gestione e com­mer­cia­liz­za­zione di mar­chi auto­mo­bi­li­stici. Quello che dob­biamo fare ora è pas­sare dalla cre­scita e costruire il mar­chio per com­mer­cia­liz­zare l’azienda in modo ope­ra­tivo.
  • Ha espe­rienza dal lato delle auto elet­tri­che nelle aziende di cui è stato CEO, ma vor­rei sot­to­li­neare che il suo prin­ci­pale punto di forza è l’espe­rienza ope­ra­tiva del vei­colo come CEO di una grande casa auto­mo­bi­li­stica: Opel.
    Tut­ta­via, Opel non è un mar­chio pre­mium?
  • E ‘cosi’, ma l’espe­rienza ope­ra­tiva e ‘la cosa piu’ impor­tante qui.
    Pole­star ha annun­ciato mer­co­ledì che né Tho­mas Ingen­lath né il CEO di NYE – a par­tire solo da otto­bre – erano dispo­ni­bili per le inter­vi­ste durante il giorno.
    Win­fried Vahland, Pre­si­dente del con­si­glio di ammi­ni­stra­zione di Pole­star che ha molti anni di espe­rienza mana­ge­riale del Gruppo Volk­swa­gen e che è suc­ce­duto a Håkan Samuels­son, com­menta il cam­bio di CEO:
    “Pole­star ha attra­ver­sato una fase di avvio ecce­zio­nale e con un por­ta­fo­glio di pro­dotti più ampio, Michael Loh­schel­ler è il lea­der ideale per gui­dare Pole­star attra­verso il pros­simo capi­tolo.
    “La sua pro­fonda cono­scenza del set­tore auto­mo­bi­li­stico, in par­ti­co­lare gui­dando l’otti­miz­za­zione del busi­ness, svi­lup­pando una stra­te­gia di pro­dotto uni­fi­cata e raf­for­zando la pre­senza glo­bale, sarà deter­mi­nante per Pole­star in futuro”, ha affer­mato, affer­mando che il prin­ci­pale pro­prie­ta­rio è pro­fon­da­mente impe­gnato nel con­ti­nuo svi­luppo di Pole­star.
    Lo stesso CEO di NYE fa il seguente com­mento:
    “Sono ono­rato di entrare a far parte di Pole­star in un momento così emo­zio­nante nella sto­ria dell’azienda. Pole­star si è già affer­mata come uno dei mar­chi più desi­de­ra­bili e inno­va­tivi nel seg­mento dei vei­coli elet­trici e non vedo l’ora di costruire su quella solida base e con­ti­nuare ad acce­le­rare il nostro svi­luppo.
    Il CEO uscente, Tho­mas Ingen­lath, lascia quanto segue com­men­tando la sua par­tenza:
    Sono molto orgo­glioso di ciò che abbiamo rag­giunto insieme negli ultimi sette anni. Ave­vamo una visione di un mar­chio di auto elet­tri­che pre­mium con design e pre­sta­zioni come gli attri­buti più cen­trali. E ci siamo riu­sciti, il sogno si è avve­rato.
    “Pole­star è oggi l’unico mar­chio glo­bale di auto elet­tri­che nel seg­mento pre­mium, abbiamo recen­te­mente lan­ciato Pole­star 3 e Pole­star 4 e ora pro­du­ciamo auto in due con­ti­nenti. “Gra­zie a tutti coloro che hanno con­tri­buito a que­sto viag­gio, è stata un’oppor­tu­nità unica nella vita costruire que­sto mar­chio con tutti voi”, ha detto in una dichia­ra­zione.

Sve­zia: è un momento cru­ciale per Pole­star-dopo anni di defi­ni­zione del mar­chio di pre­sta­zioni elet­tri­che, le ven­dite devono aumen­tare for­te­mente con i nuovi modelli in un ciclo eco­no­mico che è stato impe­gna­tivo per i nuovi mar­chi auto­mo­bi­li­stici. Poi si prende in mano un vete­rano da un mar­chio di volume, scrive GP Val­de­mar Lönnroth.
il com­pito di otte­nere una rota­zione sulle ven­dite per un mar­chio che è uno spin-off di Volvo e che, sotto l’attuale gestione, si è rita­gliato un mar­chio indi­pen­dente con un certo numero di modelli. I volumi sono già aumen­tati quest’anno, con due nuovi modelli, ma devono aumen­tare ulte­rior­mente.
Dal momento che Pole­star è sia un mar­chio di pre­sta­zioni di nic­chia, dove alcuni modelli sono pre­mium in vista di modelli più grandi e alcuni modelli immi­nenti sono auto di lusso con car­tel­lini dei prezzi ele­vati con volumi infe­riori con un car­tel­lino del prezzo ancora più alto, è impor­tante tro­vare l’equi­li­brio con volumi suf­fi­cienti in rela­zione al prezzo al fine di otte­nere entrate che for­ni­scono un punto di rot­tura in cui il mar­chio diventa red­di­ti­zio.
È diven­tato CEO del mar­chio auto­mo­bi­li­stico tede­sco Opel per qual­che tempo, nel 2017, quando il fran­cese PSA (Peu­geot-Citroën) ha preso il posto dei vec­chi pro­prie­tari dell’ame­ri­cana Gene­ral Motors – Saab Auto­mo­bi­les. Poi si trat­tava, tra le altre cose, di inve­stire nell’elet­tri­fi­ca­zione del mar­chio. Michael Loh­schel­ler ha par­lato molto della neces­sità che il mar­chio sia elet­tri­fi­cato e ha anche fatto dichia­ra­zioni posi­tive sull’elet­tri­fi­ca­zione attra­verso le celle a com­bu­sti­bile.
Poi qual­che anno fa è stato per un breve periodo CEO del mar­chio viet­na­mita di auto elet­tri­che e scoo­ter Vin­fast e poi ha gui­dato la start – up ame­ri­cana Nikola-che prende il nome dall’inven­tore Nikola Tesla – che svi­luppa camion e pic­kup elet­trici. Ha anche un back­ground come chief Finan­cial Offi­cer all’interno del Gruppo Volk­swa­gen. Quindi la spe­ranza del Con­si­glio di ammi­ni­stra­zione di Pole­star e del prin­ci­pale pro­prie­ta­rio Geely è che abbiano tro­vato un uomo che possa gover­nare ulte­rior­mente nel set­tore auto­mo­bi­li­stico in rapida evo­lu­zione, dove i nuovi mar­chi di auto elet­tri­che stanno spol­ve­rando stret­ta­mente, non ultimo dalla Cina.
Sì, il pre­si­dente del con­si­glio di ammi­ni­stra­zione, l’attuale e entrante CEO, così come i respon­sa­bili del design attuali e entranti sono tutti di lin­gua tede­sca. La Ger­ma­nia è il paese lea­der dell’indu­stria auto­mo­bi­li­stica in Europa, non da ultimo nei mar­chi pre­mium come BMW, Audi e Mer­ce­des.
Geely ha atti­rato un diri­gente Volk­swa­gen come CEO di Volvo, Ste­fan Jacoby, non appena ha rile­vato il mar­chio da Ford nel 2010. Nel 2015, lo scan­dalo delle emis­sioni” die­sel­gate ” ha ini­ziato a roto­lare anche negli Stati Uniti, in cui Volk­swa­gen e poi mar­chi come Audi erano al cen­tro dell’atten­zione. All’indo­mani dello scan­dalo, molti mana­ger esperti pro­ve­nienti dalla Ger­ma­nia hanno tro­vato nuovi inca­ri­chi in Sve­zia e, ad esem­pio, in Corea del Sud e in Cina quando i mar­chi hanno inve­stito lì.


26/08/24 Milano Finanza: Tim sale con l’ipotesi di una cordata per la quota di Vivendi: ecco cosa ne pensano gli analisti

di Alberto Mapelli

Rilevare per 500 milioni il 6/7% del capitale totale del gruppo valorizzerebbe le azioni tra 0,34 e 0,39 euro, a forte premio. Il titolo sale, ma i dubbi su tempi e struttura del deal rimangono

Tim svetta a Piazza Affari nella seduta del 26 agosto. Il titolo viaggia a un ritmo diverso dal resto della borsa, scambiando oltre 0,24 euro con un incremento a circa due ore dall’apertura degli scambi di quasi il 4%. 

A spingere il gruppo guidato da Pietro Labriola sono le indiscrezioni riportate dal Corriere della Sera nel weekend, che ipotizzano l’interesse di una cordata strutturata attorno all’ex consigliere di Vivendi Andrea Pezzi e all’ex guida di Cassa Depositi e Prestiti Claudio Costamagna per almeno una parte del pacchetto azionario di Vivendi. I due avrebbero sondato anche Tikehau e Blackstone per la partecipazione all’operazione. Ipotesi che è stata negata da alcuni degli stessi protagonisti al Corriere, ma che sta spingendo il titolo in borsa. 

L’ipotesi è in fase embrionale, ma le indiscrezioni parlano di una valutazione del 6-7% di Timper un prezzo intorno ai 500 milioni, decisamente a premio rispetto ai valori attuali di mercato. Mentre per creare valore si dovrebbe puntare, di fatto, a uno spezzatino del gruppo. 

L’analisi di Equita

Proprio sulla valutazione del pacchetto azionario ipotizzata si sofferma l’analisi di Equita. «Se fosse una quota del capitale complessivo (e non solo ordinario), vorrebbe dire nel mid-range una valutazione di circa 0,36 euro per azione (con un range tra 0,34 e 0,39 euro)», scrivono gli analisti. La struttura del deal, sottolinea inoltre Equita, «sembra quello seguito da Tim per l’uscita da Inwit, con un veicolo in cui Vivendi apporterebbe la quota residua in Tim e che quindi garantirebbe a Vivendi di mantenere la presa sull’intera stake del 23.7% ma cominciando a monetizzarne una parte».

Equita evidenzia anche come «lo schema indicato ha un senso, ma, come dice l’articolo stesso, sembra una proposta molto preliminare (alla stregua di molte altre che sono sicuramente allo studio da parte delle banche d’affari), non avendo ancora individuato i potenziali compratori, sondato l’interesse del venditore e il supporto politico al progetto e definito la strategia di valorizzazione». A essere interessante per Tim, però, è che «ci sia interesse per la quota di Vivendi in Tim» e che «le valutazioni indicate siano a forte premio rispetto ai corsi di borsa». 

La valutazione di Intermonte

Le indiscrezioni sul riassetto azionario del gruppo finalizzato ad un graduale disimpegno di Vivendi «potrebbero riaccedere l’appeal speculativo su Tim nel breve termine, in particolare sui titoli di risparmio su cui confermiamo la nostra preferenza», sottolinea invece Intermonte che ha un target price di 0,40 euro per le risparmio e di 0,38 euro per le ordinarie. «L’uscita di Vivendi – continua –  potrebbe, infatti, facilitare la conversione dei titoli di risparmio in azioni ordinarie, venendo meno la minoranza di blocco esercitata dai francesi nell’assemblea straordinaria chiamata ad approvare l’operazione». Una possibilità che era già stata bocciata, di fatto, da Vivendi con l’astensione nel 2015.

La sim si concentra poi sull’ipotesi spezzatino che «potrebbe accelerare il percorso di societarizzazione delle due business unit Tim Consumer e Tim  Enterprise in legal entities separate, Sparkle e Tim Brasil, migliorando la visibilità sulla strategia di valorizzazione dei due asset». Tuttavia Intermonte esclude un break-up del gruppo in più società quotate per complessità dell’operazione e tempi lunghi, oltre alle difficoltà di valorizzare correttamente da parte del mercato le diverse divisioni. Al contrario, Intermonte spiega che «il lancio di un’opa totalitaria su Tim finalizzata al completo delisting delle azioni e al successivo break up del gruppo ci sembra la soluzione preferibile e più market friendly, perché tutelerebbe maggiormente gli azionisti di minoranza, consentendo loro di cristallizzare un premio upfront, senza esporli ai rischi di execution del piano di break-up e della vendita delle altre attività». Tutte ipotesi che però, al momento, sono lontane dal concretizzarsi. (riproduzione riservata) 


15/08/24 Yahoo Finance: Polestar avvia la produzione di veicoli elettrici negli Stati Uniti per evitare i dazi cinesi

Il produttore di veicoli elettrici Polestar (PSNY) ha avviato la produzione del suo modello Polestar 3 EV presso lo stabilimento Volvo (VLVLY) di Charleston, nella Carolina del Sud. Questa mossa strategica dell’azienda svedese di avviare la produzione negli Stati Uniti ha lo scopo di evitare le tariffe imposte sui veicoli prodotti in Cina.

Pras Subramanian, produttore di auto senior di Yahoo Finance, analizza i dettagli, evidenziando i commenti del CEO di Polestar Thomas Ingenlath su come questa strategia di produzione nazionale aggiungerà “ulteriore importanza” e “rilevanza” per gli acquirenti di auto statunitensi.

Il video:

https://finance.yahoo.com/video/polestar-begins-ev-production-us-204038905.html?


13/08/24 Forbes: I Camion elettrici quasi uccisero Nikola. Ora quelli a Idrogeno la stanno salvando.

Il costruttore di camion elettrici in difficoltà vende il primo camion commerciale a celle a combustibile a idrogeno negli Stati Uniti, con il doppio della gamma di modelli di batterie e finora, i conducenti li adorano.

Nikola ha avuto alcuni anni difficili. Ha lavorato per sopravvivere al danno reputazionale e al crollo del prezzo delle azioni derivante dalle bugie del suo fondatore (che gli è valso una condanna a quattro anni di carcere). È stato costretto a richiamare centinaia delle sue prime motrici elettriche per riparare le batterie a rischio di prendere fuoco. Ma da quando ha iniziato a spedire grandi piattaforme alimentate a idrogeno alla fine dell’anno scorso, le cose stanno cambiando.

“È un buon camion. Il feedback dei conducenti, la vestibilità e la finitura, è solo superlativo”, ha detto Jim Gillis, presidente della regione del Pacifico per la società di autotrasporti IMC, che ha centinaia di semi che trasportano migliaia di carichi dentro e fuori dai porti di Los Angeles e Long Beach ogni giorno. “È indicato nella nostra flotta come la Bentley dei camion”.

IMC con sede a Collierville, Tennessee, specializzata nel trasporto di carichi tra porti e magazzini, è tra i primi e migliori clienti di Nikola, gestendo 50 dei suoi camion TRE FCEV a idrogeno in questo momento con altri 50 su ordinazione. E i conducenti, anche quelli diffidanti del telaio “cab-over” della vecchia scuola del camion, stanno salendo rapidamente a bordo, ha detto a Forbes.

“Quando ci metti per la prima volta un autista davanti, quell’intero design cab-over, un po’ come un camion dalla fine degli anni ’70, dall’inizio degli anni ’80, sono molto apprensivi. Ma una volta che ci salgono e fanno un viaggio non vogliono tornare indietro. L’esperienza dell’utente è semplicemente fantastica.”

I conducenti lo adorano perché il modello Nikola è molto più silenzioso del ruggito di un grande impianto diesel e manca della sua vibrazione rivelatriva – e dello scarico sporco. Il camion a idrogeno utilizza anche freni rigenerativi che catturano l’attrito dall’arresto e dalla decelerazione, quindi anche il forte rumore del freno ad aria dei camion convenzionali è sparito. Ha quasi il doppio della portata di trasporto utilizzabile di un semi alimentato a batteria e, in modo critico, il rifornimento richiede circa 20 minuti rispetto a ore di tempo di plug-in. Ma c’è un aspetto negativo: poiché questa tecnologia del gruppo propulsore è così nuova, non c’è ancora praticamente nessuna infrastruttura di rifornimento esistente e il costo del carburante a idrogeno è almeno il doppio di quello del diesel.

Per mantenere in funzione i camion di IMC, Nikola gestisce stazioni temporanee – essenzialmente serbatoi allestiti nei parcheggi – vicino ai porti tentacolari di Long Beach e vicino alle reti di magazzini in Ontario, in California. Una terza stazione mobile ha aperto a Santa Fe Springs, a metà strada tra le prime due, lunedì. I clienti di Nikola nella San Francisco Bay Area possono fare rifornimento in una stazione fissa True Zero gestita da First Element, una società privata che gestisce circa 50 stazioni di idrogeno in tutta la California che servono conducenti di auto a celle a combustibile, tra cui la berlina Mirai di Toyota e il SUV Nexo di Hyundai. Man mano che il volume dei camion cresce, Nikola prevede di costruire stazioni permanenti nel prossimo anno o due dove la domanda è più alta, utilizzando i fondi di sovvenzione dalla California. Sta anche trovando interesse in Canada, dove Walmart ha appena iniziato a usare un Tre FCEV vicino a Toronto. Il mese scorso, Nikola ha aperto la sua prima stazione di servizio mobile canadese a Etobicoke, Ontario.

I prezzi dell’idrogeno sono alti per ora, ma la disponibilità di carburante, storicamente una sfida per il mercato delle auto a celle a combustibile della California, non è un problema, ha detto a Forbes il CEO di Nikola Steve Girsky.

“Non siamo preoccupati nei prossimi sei mesi per l’approvvigionamento di idrogeno. “Francamente, pensiamo che ci sia un’abbondanza di offerta là fuori in questo momento””, ha detto.” “Non è al costo che vogliamo, ma fa parte della costruzione di una coalizione di partner”.

Quella coalizione probabilmente includerà produttori di veicoli e società energetiche. Girsky ha rifiutato di identificare se questi includono Toyota, Hyundai e Daimler, che si stanno preparando a vendere le proprie semi alimentate a idrogeno.

Nikola ha ricevuto alcune buone notizie tanto necessate il 9 agosto quando la società con sede a Phoenix ha registrato le sue migliori entrate trimestrali fino ad oggi grazie a una crescita migliore del previsto delle vendite di camion a idrogeno: 31,3 milioni di dollari, più del doppio dell’anno scorso. Tuttavia, è tutt’altro che redditizio, perdendo 133,6 milioni di dollari nel secondo trimestre. I risultati trimestrali hanno fato salire l’azione di Nikola venerdì prima di finire la giornata dell’8,2%. Le azioni sono scese del 5% lunedì.

Nella chiamata dei risultati dell’azienda, Girsky ha indicato che l’interesse per le semi a idrogeno dell’azienda sta crescendo, anche se non ha fornito una stima di consegna aggiornata per l’anno, mantenendo la sua guida fino a 350 camion nel 2024. Le consegne del secondo trimestre di camion hanno totalizzato 72 unità, al di sopra della guida dell’azienda di 60.

“Non solo stiamo ricevendo più chiamate da flotte interessate a distribuire camion a celle a combustibile, ma anche da partner strategici come OEM automobilistici, fornitori, produttori di idrogeno e grande energia che riconoscono il nostro ruolo di primo motore nell’economia dell’idrogeno”, ha detto.

Come il più grande mercato automobilistico negli Stati Uniti, la California è stata a lungo ground zero sia per i veicoli a batteria che a idrogeno, in parte grazie all’applicazione delle più severe regole sulle emissioni di scarico delle automobili del paese. Ha anche decine di migliaia di camion che trasportano merci dentro e fuori da enormi porti della California meridionale e di Oakland.

I camion a idrogeno possono costare più del doppio del prezzo di un modello diesel: quello di Nikola è di 390.000 dollari. Ma il governo li sta anche sovvenzionando, spingendo i long traier a prendere in considerazione i veicoli più verdi, offrendo sconti statali fino a 240.000 dollari per camion. I 387 buoni sconto per camion all’idrogeno che sono stati emessi finora sono andati in modo schiacciante a Nikola, anche se anche i modelli di Hyundai e della startup Hyzon si qualificano per l’incentivo, secondo il California Air Resources Board. Gli incentivi sono finanziati dalle entrate derivanti dalla vendita statale di crediti per l’inquinamento.

Alla fine del secondo trimestre, Nikola aveva consegnato solo 147 camion a idrogeno ai clienti, ma Girsky, ex vicepresidente della General Motors e analista finanziario di lunga data, stima che quasi tutti quei buoni sconto per camion a idrogeno emessi andranno ai suoi clienti, la maggior parte dei quali prenderà in consegna durante tutto l’anno.

“Siamo il 99% di tutti in idrogeno. Ma soprattutto, il numero di buoni in sospeso per l’idrogeno supera quelli per le batterie”, ha detto. “Un voucher ti dà il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare camion. È come una prenotazione. Ma il fatto è che c’è interesse per l’idrogeno e vogliamo essere lì per fornirlo”.

Questo perché la gamma utilizzabile real-world per i camion a idrogeno è almeno il doppio di quella dei modelli a batteria, incluso il Tre BEV di Nikola. “Se trasporti patatine in giro per la città, un camion a batteria va bene per te. Se vuoi trasportare casse di birra a lunga distanza, avrai bisogno di qualcosa di più.”

La grande sfida per Nikola è trovare il capitale per continuare ad espandere la produzione e costruire stazioni di carburante fino a quando i camion a idrogeno raggiungono la massa critica.

“Con più scala, con più volume, il costo del camion scenderà. E con più volume, il costo del carburante scenderà perché i carburanti non sono efficienti in questo momento”, ha detto Girsky. “Pià volume che li attraversa, più diventano efficienti. Non lo porta ancora dove deve essere, ma è importante avere una linea di vista su dove potrebbe essere.”

Dove potrebbe essere, lui e altri sostenitori dell’idrogeno sperano, è la parità di costi con i combustibili fossili, ma senza le emissioni di carbonio.

Hub dell’idrogeno

Se può farcela nei prossimi anni, Nikola potrebbe beneficiare di una spesa federale senza precedenti per aumentare la produzione e la distribuzione di idrogeno pulito negli Stati Uniti, derivanti dai fondi stanziati per esso nell’Inflation Reduction Act. Separato da ciò che sta già spendendo per gli sconti sui camion, la California ha ricevuto 1,2 miliardi di dollari per il suo progetto di hub idrogeno ARCHES H2 dal Dipartimento dell’Energia e ha una serie di progetti in lavorazione per utilizzare il carburante per decarbonizzare le industrie pesanti e per ottenere camion e autobus più puliti sulla strada.

Entro il 2030, i fondi federali aiuteranno il Golden State ad aumentare la produzione di idrogeno pulito – prodotto principalmente dividendo l’acqua con l’elettricità da fonti di energia rinnovabile – a 500 tonnellate al giorno e hanno almeno 60 stazioni di carburante a idrogeno pesanti in funzione per mantenere alimentati 5.000 camion a celle a combustibile e 1.000 autobus.

Da parte sua, Gillis di IMC è ragionevolmente soddisfatto della sua flotta di camion a idrogeno, che è più di sei volte più grande degli otto semi elettrici a batteria che opera vicino ai porti della California meridionale. A parte la gamma più breve che offrono, l’installazione di stazioni di ricarica heavy-duty che i camion hanno bisogno di batterie è una sfida, ha detto. Ma anche con una portata migliore e un rifornimento più veloce, l’idrogeno non è perfetto a questo punto.

“I camion a emissioni zero hanno alcune barriere, in particolare a causa dei pesi dei veicoli, che influisce su quanto puoi trasportare”, ha detto. “Ma penso che per la maggior parte del carico che stiamo eseguendo nel Southern California Speaker questa tecnologia funzioni”.


03/08/24 Milano Finanza: Come sta la nuova Tim? Segnali positivi da cloud e repricing, ma le difficoltà in borsa restano anche con i buy degli analisti

In che direzione andrà la nuova Tim, sia a Piazza Affari sia dal punto di vista del business? Una duplice domanda a cui il mercato, per il momento, non ha trovato risposte convincenti. 

Il titolo, complici anche tensioni macroeconomiche che hanno buttato giù le borse di tutto il mondo, è calato ancora nonostante dalla semestrale siano arrivati segnali positivi – ricavi +3,5% (+1,6% in Italia) e ebitda after lease +13% (+8,8% in Italia) – sul percorso che la nuova Tim guidata dal ceo Pietro Labriola vuole intraprendere. 

Pioggia di buy

A Piazza Affari il titolo ha chiuso la settimana dei conti a 0,217 euro (-5%), ancora più in basso del livello intorno a 0,23 euro a cui si è trovato per gran parte del tempo dal crollo di marzo, nonostante gli analisti lo ritengano un titolo su cui scommettere. 

Per fare qualche esempio: NewStreet (tp 0,34 euro, Buy) ritiene che Tim abbia una «valutazione interessante, specialmente perché la crescita autonoma di ServCo dovrebbe diventare più evidente», senza considerare possibili boost dalle partite straordinarie (Sparkle, Inwit, restituzione del canone concessorio e earn out del deal Netco). Jefferies ha mantenuto la raccomandazione Buy pur abbassando il target price da 0,38 a 0,28 euro. Mediobanca, che ha ripreso la copertura del titolo, ha fissato il tp a 0,35 euro con rating Outperform. Ma anche Intermonte, Imi ed Equita hanno Buy con tp fissati rispettivamente a 0,38 euro, 0,4 euro e 0,34 euro.

Occhi aperti sul debito

L’andamento a Piazza Affari testimonia come la diffidenza circondi ancora il gruppo. Per sbloccarsi servirà costanza nei risultati e nella crescita del gruppo liberatosi della rete. Uno dei punti che rimarrà sotto osservazione è il debito, sceso a 8,1 miliardi dopo la cessione di Netco e con la prospettiva di diminuire a 7,5 miliardi a fine anno, ossia una leva di circa 2 volte l’Ebitda atteso. 

Non a caso nella call con gli analisti il management ha mostrato nel dettaglio perché si attende una discesa da qui a fine anno, grazie ai 600 milioni di flusso di cassa netto positivo nel secondo semestre. In particolare, vanno evidenziati gli impatti positivi per 200 milioni dal capitale circolante netto proveniente dall’attività ordinaria, grazie anche alla stagionalità del business, e per circa 900 milioni dall’ebitda after lease-capex, grazie alla forte riduzione degli investimenti (circa 1,9 miliardi in un anno) necessari senza rete. 

Questione di continuità

Ma per riconquistare la fiducia degli investitori servirà di più, cioè dimostrare che gli ambiziosi target fissati nella guidance al 2026 – crescita del 3% annua dei ricavi, dell’8% dell’ebitda di gruppo e del 9-10% in Italia – sono raggiungibili. Servirà, quindi, convincere il mercato che la nuova Tim è sostenibile. Nella presentazione fatta agli analisti sono emersi dei primi dettagli incoraggianti per tutti e tre i rami del gruppo. 

Consumer è l’anima più fragile della nuova Tim. I ricavi sono rimasti stabili, seppur con una leggera contrazione nel secondo trimestre, grazie alla spinta del wholesale (+8,6%). Se dal lato consumer la discesa dei clienti è costante (con un churn rate costante tra l’1% e l’1,2% al trimestre nel fisso e tra l’1,5% e l’1,7% nel mobile), le buone notizie arrivano dalla politica di repricingL’arpu (ricavi medi per utente) lato fisso è salito da 29,2 a 30,4 euro tra il primo e il secondo trimestre, mentre il mobile è leggermente sceso da 10,6 a 10,5 euro. Nel complesso, però, sono stati applicati rincari a 9,6 milioni di linee che produrranno 91 milioni di ricavi aggiuntivi nel 2024. 

I motori Enterprise e Brasile

Enterprise rappresenta il secondo motore della nuova Tim, accanto al Brasile. Per Mediobanca «in tanti ancora faticano a comprendere la natura del business, con scarsa competizione e crescite del fatturato prevedibili». Un’ulteriore accelerazione è arrivata nel secondo trimestre: +7,3% i ricavi grazie al +8,4% di quelli da servizi. Centrale il cloud, che nel primo semestre 2024 ha portato incassi per un miliardo contro i 400 milioni dei primi sei mesi 2023, grazie al Polo Strategico Nazionale, che garantirà a Tim di essere il leader di mercato nella pubblica amministrazione. 

Solidi segnali di crescita anche per Tim Brasil, che rimane la cash cow del gruppo. Tanto che se Tim avesse già avuto l’attuale conformazione nel 2023, il Brasile avrebbe generato il 48% dell’ebitda al. E i primi sei mesi hanno confermato che il business sudamericano è ancora florido: l’ebitda al è salito del 17,8%, l’arpu mobile è aumentato del 6,8% e quello del fisso ha raggiunto livelli record (98,6 reais) con i clienti ftth aumentati del 14,7%.


12/07/24 Ma le batterie sono proprio tutte da buttare in discarica? Non e’ il caso di darci una occhiata piu’ approfondita?

prendo spunto dall’accordo fatto da QuantumScape con Volkswagen per riesaminare il settore delle batterie per le auto elettriche.

Quattro anni la corsa dei mercati a tutto quello che aveva attinenza con le auto elettriche porto’ alla quotazione di una serie di aziende che stavano sviluppando batterie innovative in grado – a sentir loro – di risolvere i due grossi problemi che frenano l’adozione dell’EV: il basso rapporto peso potenza (50 litri di benzina pesano circa 50 kg: le batterie in grado di fornire l’autonomia di quei 50 litri pesano molto di piu’) e i lunghi tempi di carica.

Nell’euforia del momento i prezzi raggiunsero picchi stratosferici – che ben difficilmente si rivedranno – ma adesso che dalle stelle sono precipitate nelle stalle…

MIE VALUTAZIONI (strettamente personali)

Le batterie al litio “tradizionali” sono diventate una commodity che la Cina produce ed esporta a prezzi schiacciati e che utilizza per invadere i mercati occidentali di auto elettriche a prezzi stracciati.

L’unica speranza per le aziende europee\americane (a parte Tesla che fa caso a se) per poter far fronte a questa offensiva è di puntare su prodotti innovativi che facciano la differenza.

Le batterie che queste società stanno sviluppando hanno queste caratteristiche.

Val la pena di puntarci? qui siamo tutti adulti e vaccinati e ognuno si dia la risposta che crede meglio adeguata a se stesso.

Certo che chi entra adesso e’ molto meglio posizionato di chi era entrato sui massimi….

QUANTUMSCAPE

Il 30% di rialzo a seguito dell’accordo con Volkswagen la ha portata a 7$ ai bei tempi aveva fatto un picco di 114$. Per le prospettive vedere l’articolo di Barron’s che ho tradotto sotto.

SOLID POWER

Solid Power, con sede in Colorado, sta lavorando per sviluppare -come dice il nome – batterie EV allo stato solido. Gli investitori dell’azienda includono le case automobilistiche Ford Motor Company e BMW. Ha anche una partnership di produzione con il produttore coreano di batterie SK Innovation, che fornisce batterie EV a diverse importanti case automobilistiche, tra cui Ford.

FREYR


Società norvegese che sta sviluppando una batteria allo stato “semisolido”. Hanno spostato la sede sociale negli USA per aver accesso agli incentivivi – miliardari – dell’amministrazione Biden ed hanno già comperato il terreno in Georgia per la maxifabbrica. da 2,5 Miliardi.

11/07/23 Barron’s: QuantumScape Stock balza al rialzo. Sta facendo progressi sulle batterie.

DaAl RootSegui

I

I leader di PowerCo e Volkswagen visitano i laboratori QuantumScape a San Jose, in California. 

Le Azioni di QuantumScape sono salite giovedì dopo l’ annuncio di un accordo con Volkswagen che potrebbe portare alla produzione su larga scala di batterie per veicoli elettrici a stato solido.

QuantumScape e la società di batterie di Volkswagen, PowerCo, hanno dichiarato di aver stipulato un accordo di licenza che consentirà a PowerCo di “industrializzare” o produrre in serie le batterie EV a stato solido di prossima generazione di QuantumScape.

“Con questa cooperazione, miriamo a portare le celle della batteria più sostenibili e all’avanguardia ai nostri clienti”, ha affermato Frank Blome, CEO di PowerCo. “Abbiamo collaborato e testato le celle prototipo QuantumScape per anni e non vediamo l’ora di portare questa tecnologia del futuro nella produzione in serie”.

Lo stato solido in questo caso significa che le batterie non hanno liquido che facilita il flusso della carica elettrica. Le batterie EV a stato solido promettono costi inferiori, più gamma per carica e una migliore sicurezza. Rappresentano una possibile panacea per alcune delle preoccupazioni che circondano l’adozione di veicoli elettrici, ma la tecnologia non è ancora pronta per i veicoli di produzione.

Le notizie Volkswagen sono un segno che ci sta arrivando, però. PowerCo prevede di costruire un impianto in grado di produrre 40 gigawattora di batterie all’anno. Questo è sufficiente per fare circa 500.000 veicoli elettrici.

L’analista di Baird Ben Kallo ha scritto giovedì che l’annuncio era importante per diversi motivi. In primo luogo, “fornisce un percorso per la commercializzazione, (2) fornisce pagamenti di royalty, (3) fornisce [un] punto di prova sul progresso della tecnologia”, ha detto l’analista. “È importante notare che QuantumScape sta lavorando con molti altri [produttori di auto] e ulteriori annunci potrebbero essere un catalizzatore” per lo stock.

Valuta le azioni QuantumScape a Hold e ha un obiettivo di prezzo di 8 dollari per le azioni, mentre la chiamata media tra i nove analisti che coprono la società è appena a nord di 6 dollari per azione. Solo una di quelle persone lo valuta a Buy, mentre il rapporto medio Buy-rating per le azioni dell’S&P 500 è di circa il 55%.

Entrando nel trading di giovedì, le azioni QuantumScape sono diminuite del 22% da inizio anno. Il rallentamento della crescita delle vendite di veicoli elettrici ha pesato sul sentimento degli investitori.

10/07/24 Sole 24 Ore: S&P alza il rating sul debito TIM


08/07/24 Corriere Economia: le prospettive di Tim



02/07/2024 Il Foglio: Telecom e adesso?

Se dite a Pietro Labriola che ora, venduta la rete fissa agli americani di Kkr e con una quota di partecipazione del ministero dell’economia, per mandare avanti la sua Tim bisognerà spingere a mille sui servizi digitali vi guarda un po’ con l’espressione di chi pensa“e grazie …” e un po’ con un lampo negli occhi. E’ chiaroch el’ azienda ha avviato il riposizionamento, per spremere il competitivo settore dei servizi ad aziende e famiglie e vedremo presto una crescita di nuove idee e di nuove proposte per trasformare il mercato. Con un punto di forza nel mantenimento di un predominio sulla rete mobile, sul cloud, sulla capacità di gestione dei dati, con i data center più potenti in questo momento in Italia, che sono gli assi su cui si fanno soldi.
Ai quali va aggiuntala grande partita del 5 G, che già da solava le anche più, in termini prospettici, di ciò che ora si ricava dalla gestione della rete fissa. Il taglio sostanziale del debito per Tim è un passaggio storico, che segna una nuova fase e che permette di programmare investimenti sui settori in cui ora si concentrerà e, come detto, di mantenere una posizione di predominio in mercati anche più ricchi e attraenti di quello del traffico dati su rete fissa. Debito che ha pesato anche sulla fatica nella gestione e nello sviluppo della stessa rete. Ora in Tim vedono un futuro di sviluppo in servizi ad alto valore aggiunto anche grazie al miglioramento dell’efficienza e della capacità della rete portato proprio dai nuovi soci, il cui interesse è nello sviluppo della loro infrastruttura. “Tutto il cartaceo delle aziende e delle amministrazioni dovrà essere portato in rete”, ha detto Labriola al Tg5, facendo immaginare gli sviluppi enormi della digitalizzazione e dell’affidamento dei dati a gestori in grado di garantirne la sicurezza e la possibilità di consultazione intelligente. Mentre, tornando ai nuovi equilibri determinati dalla cessione della rete, c’è da aggiungere che la visione di lungo termine portata da un grande fondo, con dotazione finanziaria impressionante, è più coerente con i piani di crescita infrastrutturali rispetto a ciò che potrebbe fare e che ha potuto fare un’azienda con, come dire, i piedi in due scarpe e, in più, una zavorra finanziaria ereditata dal passato. C’è anche un piccolo miracolo politico, con la sparizione delle posizioni sovraniste, in base alle quali la vendita a un fondo americano sarebbe stata da osteggiare senza ritegno. E invece, per fortuna della Tim, tutta quella massa un po’ confusa di opposizioni ideologiche e politiche agli investimenti stranieri è sparita nelle retrovie della maggioranza e non ha avuto peso in questa complessa operazione. La parola ora passa ai clienti e agli investitori. I primi avranno tempo per valutare la qualità della nuova offerta di servizi, anche se si può immaginare una campagna serrata su tutti i nuovi prodotti, rafforzata anche dalla spinta che L’IA può dare quando la massa di dati è resa disponibile. Per capirci, IA più data center (e buon cloud) formano la squadra vincente. Gli investitori, i mercati, per prima cosa guarderanno al nuovo assetto finanziario di Tim, alla situazione del debito residuo e alle condizioni della sua gestibilità in base ai flussi di cassa attesi dalla nuova politica aziendale sui servizi a forte valore aggiunto. Il loro giudizio è libero e anche imperscrutabile, ma potrebbe esserci una differenza nella valutazione che faranno a caldo e in quella che faranno tra qualche tempo, quando i progetti di Labriola saranno stati messi alla prova dal mercato.



29/06/24 Sole 24 Ore: Telecom ultimo atto



22/06/24 Forbes: Perché il piano di ritorno di PayPal potrebbe richiedere anni, sempre che funzioni

Con le sue azioni in calo dell’80% rispetto al massimo della pandemia e la sua quota di pagamenti online in calo, il pioniere del fintech e il nuovo CEO Alex Chriss hanno bisogno di una vittoria.

Gli ultimi tre anni sono stati difficili per PayPal, una delle più antiche e grandi società fintech della Silicon Valley, un business storico che conta Elon MuskMax LevchinPeter Thiel e Reid Hoffman tra i suoi fondatori e primi dipendenti. Le sue azioni sono scese dell’80% dal valore di mercato più alto di tutti i tempi di 360 miliardi di dollari raggiunto nel luglio 2021; la quota di vendite di e-commerce in tutto il mondo che fluiscono attraverso il suo pulsante PayPal brandizzato si è erosa; E alcuni dei recenti tentativi dell’azienda di ringiovanire la sua linea di prodotti hanno ottenuto poco rispetto da parte degli analisti.

Alex Chriss, CEO di PayPal
Il CEO di PayPal Alex Chriss.PAYPAL

Alla fine di gennaio, PayPal ha tenuto una conferenza “Innovation Day” che il nuovo CEO Alex Chriss aveva promesso avrebbe “scioccato il mondo”. Un rapporto di ricerca di FT Partners ha catturato la reazione degli investitori, soprannominando l’evento “Innovationless Day” e scrivendo che gli annunci erano “in gran parte composti da metodi pubblicitari non ispirati / riciclati che vanno dall’inserimento di annunci nelle ricevute di PayPal e nel feed social di Venmo alla riorganizzazione delle offerte di cashback in-app di PayPal”.

I sorrisi e gli sbadigli di Wall Street sono stati probabilmente un duro controllo della realtà per il 46enne Chriss, che è diventato CEO di PayPal solo lo scorso autunno dopo 19 anni in Intuit, dove era vicepresidente esecutivo e supervisionava il suo business QuickBooks. È stato ingaggiato per aiutare l’azienda di 26 anni con sede a San Jose a ritrovare il suo slancio, ma sembra che non sarà facile. PayPal ha rifiutato di rendere Chriss disponibile a Forbes per un’intervista, anche se il suo predecessore Dan Schulman ha parlato con noi.

Quasi un decennio dopo il suo spin-off da eBay (che ha acquisito la startup di pagamenti nel 2002), PayPal ha ancora un franchising redditizio, con oltre $ 4 miliardi di reddito netto nel 2023. La sua rete finanziaria digitale di 220 milioni di clienti attivi mensili è una delle più grandi al mondo, dietro a colossi come Apple Pay e la cinese Alipay.

Mentre PayPal ha fatto dozzine di acquisizioni ed è entrato in quasi altrettante nuove linee di business, oltre il 60% dei suoi $ 14 miliardi di profitti lordi proviene ancora dal pulsante PayPal, secondo Autonomous Research. Questa è l’icona su cui le persone fanno clic per pagare qualsiasi cosa, dai tchotchke su eBay o Etsy ai pannolini di Target. Molti utenti lo vedono ancora come un modo più sicuro per effettuare transazioni invece di fidarsi di un sito Web o di una persona sconosciuta. Ma la crescita delle transazioni per il pulsante di marca di PayPal sta rallentando: l’anno scorso è cresciuta solo del 7% in termini di dollari, rispetto a circa il 9% per l’e-commerce in generale.

Dall’esterno, quel pulsante sembra in gran parte lo stesso di anni fa. “Il core business è ancora il contante dell’Internet: i pagamenti 1.0”, afferma Craig Maurer, amministratore delegato di FT Partners. Parte del problema sembra essere che PayPal ha lottato a lungo per modernizzare e integrare parti disgiunte della sua tecnologia di pagamento. Nel frattempo, i vantaggi di rischio e prevenzione delle frodi che hanno sostenuto PayPal per così tanto tempo hanno cessato di essere i vantaggi competitivi che erano una volta, con prodotti come Apple Pay e Shop Pay di Shopify che prendono una quota crescente del mercato.

Ora Chriss, che ha ricevuto un pacchetto retributivo di $ 42 milioni da PayPal nel 2023 (parte del quale è subordinato alle prestazioni future dell’azienda), sta appendendo il cappello a nuove strategie, tra cui un prodotto “Fastlane” per accelerare il checkout degli ospiti. Ma alcuni analisti sono scettici sull’impatto che avrà sui profitti e pensano che il piano impiegherà molto più tempo per fare la differenza di quanto gli investitori si rendano conto.

BPrima che Alex Chriss subentrasse a PayPal, l’ex dirigente di American Express Dan Schulman lo gestiva per nove anni, quasi quadruplicando le entrate annuali di PayPal a $ 30 miliardi e aumentando gli utili per azione da meno di $ 1,00 a $ 3,85, secondo FactSet. Eppure oggi, in retrospettiva, alcuni analisti di Wall Street accusano Schulman di andare in troppe direzioni.

Indicano acquisizioni che non sembrano dare i loro frutti, come iZettle, una società svedese che produce dispositivi di pagamento per punti vendita, per i quali PayPal ha pagato $ 2,2 miliardi nel 2018, e Hyperwallet, acquistato per $ 400 milioni lo stesso anno, che produce tecnologia di pagamento per piattaforme di e-commerce. Honey, una piattaforma che aiuta i visitatori del sito Web a trovare automaticamente codici coupon e offerte di cashback, è costata a PayPal $ 4 miliardi nel 2020.

Dan Schulman ex CEO di PayPal
Dan Schulman è stato CEO di PayPal dal 2014 alla fine del 2023.CHRISTIE HEMM KLOK PER FORBES

Schulman, 66 anni, che possiede circa 40 milioni di dollari di azioni PayPal, ha detto a Forbes che alcune acquisizioni hanno funzionato “straordinariamente bene”, pur riconoscendo che altre hanno fatto peggio del previsto. Aggiunge che le acquisizioni a volte richiedono più tempo per creare valore, osservando che Honey è la base per un nuovo prodotto tecnologico pubblicitario che PayPal ha recentemente annunciato.

Alla domanda se si sia assunto troppe priorità diverse, Schulman risponde: “Ogni anno, guardavamo a ciò che stavamo cercando di guidare e cercavamo di fare meno cose, piuttosto che più cose. Non è sempre facile da fare”. E aggiunge: “Alex Chriss sta facendo un lavoro eccezionale entrando in azienda. Uno dei motivi principali per cui me ne sono andato è che ero lì da quasi un decennio. Vuoi che arrivi qualcuno che pensi alle cose in modo diverso, che pensi con coraggio, che veda dove puoi sfruttare ciò che è già stato fatto”.

Venmo è un altro argomento attivamente dibattuto nella storia di PayPal. Nel 2013, due anni prima che PayPal si staccasse da eBay e un anno prima che Schulman assumesse la carica di CEO di PayPal, eBay ha acquistato il processore di pagamento white-label Braintree e l’app di pagamento peer-to-peer di proprietà di Braintree, Venmo, per $ 800 milioni. Nel 2023, Venmo ha effettuato transazioni per 270 miliardi di dollari, secondo Autonomous, ma le entrate che produce e i suoi margini sono anemici rispetto all’attività principale di PayPal.

Ciò è in parte dovuto al fatto che monetizzazione significa cercare di convincere i clienti a utilizzare la carta di credito di Venmo e a utilizzare l’app come una neobanca, per gli acquisti in uscita (al contrario dei soli trasferimenti all’interno del sistema Venmo), due categorie in cui la concorrenza è già forte. Nel frattempo, PayPal ha avuto problemi a integrare Venmo con la piattaforma PayPal principale per creare sinergia.

Alla sua ultima conferenza con gli investitori nel giugno 2023, la risposta di Schulman a una domanda di Craig Maurer di FT Partners ha fatto luce sulle continue sfide di PayPal per integrare la sua infrastruttura di pagamento frammentata. Schulman ha detto che era un problema su cui aveva lavorato da quando è arrivato a PayPal nel 2014. PayPal da solo aveva quattro diversi stack di pagamento, mentre Venmo e Braintree avevano ciascuno i propri binari di pagamento separati. “L’obiettivo, a partire da otto anni fa, era quello di riunire tutti questi elementi in un’unica piattaforma di pagamento moderna”, ha affermato Schulman. “È come un intervento chirurgico a cuore aperto su di noi mentre corriamo una maratona, perché è il nostro stack di elaborazione dei pagamenti. Non può andare giù nemmeno per un secondo”.

I sistemi eterogenei rendevano difficile scalare in modo efficiente e costringevano un numero “enorme” di ingegneri a concentrarsi solo sulla riparazione delle cose, ha detto Schulman. “È stato un lavoro lungo e difficile, onestamente, ma abbiamo finito”, ha aggiunto, osservando che PayPal, Venmo e Braintree erano finalmente sugli stessi binari di pagamento e la società potrebbe “iniziare a fare un sacco di cose che non potevamo fare con quell’infrastruttura legacy che avevamo in atto prima, comprese cose come l’interoperabilità tra Venmo [e] PayPal”.

In sostanza, PayPal ha impiegato otto anni per integrare due dei propri sistemi e, in tutto questo tempo, l’azienda non poteva realizzarlo con la propria tecnologia interna: avevano ancora bisogno dell’aiuto di un prodotto Visa chiamato Visa + per integrare l’integrazione. “È stata un’ammissione sbalorditiva”, dice Maurer. Schulman ribatte oggi: “È stata una migrazione molto complessa e molto dettagliata che doveva essere implementata e sottoposta a stress test con ogni pezzo dell’architettura… Senza tutto quel duro lavoro che doveva andare alla perfezione, non c’è modo che PayPal possa ora innovare in cima a uno stack tecnologico moderno. “

PayPal ha smesso di riportare le entrate di Venmo dopo il 2021, quando era di circa $ 900 milioni, probabilmente un segno che la crescita languiva. Oltre a Venmo, le sfide di integrazione possono anche aiutare a spiegare perché PayPal ha avuto problemi a massimizzare i rendimenti da più delle sue acquisizioni.

Con Braintree, la tecnologia di PayPal che aiuta le aziende ad accettare pagamenti online, che compete con fintech come Stripe e Adyen, ha costruito un business in rapida crescita. L’unità totale di elaborazione dei pagamenti senza marchio di PayPal, la maggior parte della quale è guidata da Braintree, ha effettuato transazioni per 534 miliardi di dollari nel 2023 (rispetto a 1 trilione di dollari per Stripe), rispetto ai 299 miliardi di dollari del 2021.

Il problema? PayPal ci è arrivata in parte perseguendo una strategia rischiosa di sottoquotazione dei concorrenti sul prezzo; raccoglie solo circa lo 0,20% del valore di ogni transazione, rispetto all’1,5% al 2% per le transazioni a marchio PayPal, dicono gli analisti. Darrin Peller, amministratore delegato di Wolfe Research, afferma che PayPal è diventato meno aggressivo sui prezzi sotto Alex Chriss e che gli investitori oggi sono in gran parte concentrati sulla redditività, che non è il punto di forza di Braintree.

Ken Suchoski, analista di Autonomous Research, sostiene che Schulman non ha innovato abbastanza sul pulsante di pagamento di marca di PayPal durante il suo mandato. Schulman, ovviamente, non è assolutamente d’accordo. Dice che durante il suo periodo come CEO, PayPal ha apportato grandi miglioramenti in aree come la velocità, il numero di clic per effettuare una transazione, le funzionalità offerte e la prevenzione delle frodi. Osserva che PayPal aveva uno “stack tecnologico antiquato” quando ha assunto il controllo e ha supervisionato una revisione del suo codice che gli ha permesso di passare da duecento aggiornamenti software all’anno a decine di migliaia di aggiornamenti annuali.

La quota di PayPal nel mercato globale dell’e-commerce da $ 6 trilioni è scesa da un picco dell’8% nel 2021 al 7% nel 2023, secondo Suchoski. Apple Pay, che è probabilmente il metodo di pagamento più veloce e semplice da utilizzare oggi in America grazie alla sua integrazione con l’iPhone, è passato da una quota dello 0,5% al 3% in soli cinque anni. Shop Pay, l’app di pagamento di Shopify che è anche ben integrata con il suo ecosistema di e-commerce, ha raggiunto una quota dell’1% nello stesso periodo, afferma Suchoski.

Durante le chiamate e le interviste sugli utili, Alex Chriss ha definito il 2024 “un anno di transizione”. Ha detto ad aprile: “Abbiamo un piano che riporterà questa azienda dove deve essere”, e gli analisti di Wall Street gli stanno dando credito per essere più concentrato di Schulman.

Uno dei principi fondamentali del piano di Chriss è Fastlane, un nuovo prodotto che ha iniziato lo sviluppo sotto Schulman e mira a rendere più veloce il checkout degli ospiti, ovvero il checkout in un sito in cui un acquirente non è registrato. Consente ai clienti che non utilizzano il pulsante PayPal di salvare i dati di spedizione e della carta di credito in modo che quando tornano per acquisti futuri, devono solo inserire la loro e-mail e un codice di verifica inviato al loro cellulare.

Chriss ha affermato che il 60% delle transazioni di e-commerce sono checkout degli ospiti e quasi il 50% di questi vengono in genere abbandonati. Ma PayPal ha visto un 80% molto più alto di coloro che iniziano un checkout ospite continuare a un acquisto nei primi casi di clienti che utilizzano Fastlane.

Queste statistiche sembrano promettenti, soprattutto perché il mercato totale indirizzabile per le transazioni di check-out degli ospiti è nell’ordine dei trilioni. Ma poiché si tratta di un prodotto PayPal senza marchio, c’è una grande domanda su quanto Chriss sarà in grado di addebitare ai commercianti per la funzione e quanto profitto porterà davvero. “Potremmo diventare molto aggressivi sul lato dei prezzi quando si tratta di Fastlane per il 2024, perché vogliamo guidare l’adozione”, ha detto Chriss ad aprile. Poi ha dato una vaga assicurazione sulla redditività: “State tranquilli, nel tempo daremo un prezzo al valore per assicurarci di ottenere il giusto valore da questo”.

Inizialmente, gli analisti prevedono che PayPal addebiterà ai grandi clienti prezzi simili a quelli addebitati per Braintree, circa lo 0,20%. Quindi ha bisogno che le piccole imprese firmino, perché può addebitare loro tariffe molto più elevate per transazione. Se a questa sfida si aggiunge il fatto che questa funzione non è ancora ampiamente disponibile, oltre a uno spostamento strutturale del settore verso i commercianti più grandi, gli analisti di Autonomous e FT Partners pensano che ci vorranno anni prima che Fastlane possa fare una differenza significativa. “Se le aspettative sono che Fastlane avrà un impatto materiale sulle festività natalizie del 2024, penso che potrebbe essere troppo aggressivo… Bisognerà aspettare la seconda metà del 2025 prima di sapere davvero se Fastlane sta prendendo slancio”, afferma Maurer.

Altri sono più ottimisti. Mizuho ha recentemente aggiornato le azioni di PayPal da un rating neutrale a un buy, con l’analista senior Dan Dolev che stima che PayPal alla fine sarà in grado di addebitare lo 0,70% di ogni transazione per Fastlane e che il prodotto aggiungerà $ 1 a $ 1,5 miliardi ai suoi $ 14 miliardi annuali di profitti lordi nei prossimi 18 mesi circa.

Dolev afferma inoltre che le perdite di quote di mercato del pulsante PayPal si sono stabilizzate sulla base della ricerca di Mizuho sul traffico web per i migliori rivenditori. Trova conforto in questa tendenza. “Non vuoi che diventi un cubetto di ghiaccio che si scioglie nel forno. In questo momento, le prove suggeriscono che è come un cubetto di ghiaccio che si scioglie nel frigorifero. Puoi conviverci”, dice. In un recente rapporto di ricerca, ha anche commentato questo apparente livellamento, dicendo: “Questo potrebbe significare che il peggio della perdita di azioni per Apple Pay e altri è nel passato e probabilmente si riflette già nel titolo”.

Analisti più rialzisti come Dolev stimano che PayPal aumenterà il suo profitto lordo dal 6% al 7% nel 2025 e nel 2026, mentre persone come Ken Suchoski – che è l’unico analista con un rating underperform sul titolo, su circa 45 analisti totali che coprono PayPal, secondo Bloomberg – si aspettano che l’utile lordo cresca più lentamente. dal 3% al 4% nei prossimi due anni e mezzo. (Venti di questi analisti hanno valutazioni più neutrali su PayPal come “neutrale”, “hold” e “market perform”). Potrebbe essere incoraggiante che solo un analista si aspetti che il titolo sottoperformi, se non fosse sceso così tanto: è sceso circa il doppio del titolo fintech pubblico medio negli ultimi 12 mesi.

Suchoski pensa che gli investitori dei pagamenti possano fare meglio acquistando azioni come Fiserv e FIS, che, dice, sono scambiate a multipli di valutazione simili a PayPal, non stanno affrontando le stesse pressioni competitive e stanno aumentando i ricavi fino all’8% all’anno. “Fondamentalmente puoi acquistare un’azienda allo stesso prezzo di PayPal, ma stanno offrendo una crescita top-line e non hai il rischio di esecuzione di cercare di trasformare questa cosa come fai con PayPal.”

Dall’inizio di quest’anno, Alex Chriss sembra essere già diventato più conservatore: non sta più dicendo alle persone che PayPal li scioccherà. “Ha cercato di abbassare l’asticella e poi di alzarla lentamente ma inesorabilmente”, dice Darrin Peller di Wolfe Research. “È un modo migliore per approcciarsi al titolo”.


17/06/24 Barron’s: Polestar strappa al rialzo. Il produttore di veicoli elettrici sta vendendo auto utilizzando un vecchio modello.

DaAl RootSegui

Polestar è efficacemente controllata dalla casa automobilistica cinese Geely, che controlla anche Volvo. 

La start-up di auto elettriche  Polestar Automotive ha un nuovo modo di vendere le sue auto. E agli investitori piace.

Lunedì, Polestar ha detto sta avviando un modello di vendita “non genuino” in tutta Europa.

La casa automobilistica prevede di entrare in Francia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Thailandia e Brasile nel 2025.

Il modello consente all’acquirente dell’auto e al concessionario di contrattare sul prezzo, che molti americani conoscono. Con un modello “genuino”, il produttore in genere stabilisce un prezzo e qualsiasi margine di profitto del rivenditore è fisso.

Molte start-up EV vendono direttamente agli acquirenti senza negoziare il prezzo. Gli acquirenti di Polestar possono ancora configurare un’auto sul sito web dell’azienda, nei mercati in cui sono disponibili veicoli Polestar.

“L’espansione delle nostre operazioni di vendita al dettaglio con partner nuovi ed esistenti ci consentirà di raggiungere più clienti”, ha affermato il CEO Thomas Ingenlath in una dichiarazione. “Attraverso queste partnership ed espansione, capitalizzeremo il nostro forte marchio e la nostra gamma di modelli in crescita”.

Più partner di distribuzione si traducono in più vendite di auto, uno dei motivi per cui gli investitori sono soddisfatti. le azioni sono in aumentate del 16% a 85 Il titolo è ancora in calo mostruoso dal prezzo di quotazione (tramite SPAC) di 10$ Il rallentamento della crescita delle vendite di veicoli elettrici, la riduzione dei prezzi dei veicoli elettrici e una maggiore concorrenza dei veicoli elettrici hanno pesato sul sentimento degli investitori.


30/05/24 Dalle stalle alle stelle! Tim, via libera senza condizioni dell’Ue alla vendita della rete a Kkr. Il titolo risale dopo il crollo e chiude in rialzo

Da Milano Finanza: Nessuna condizione da parte dell’Unione Europea alla vendita della rete Tim a Kkr. Nel pomeriggio del 30 maggio è arrivato il via libera ufficiale da parte della DgComp della Commissione Ue al deal, che porterà Netco nelle mani del fondo americano.  

L’indagine si chiude quindi in fase 1 e libera il campo al closing dell’operazione a lungo osteggiata dal primo azionista di Tim, i francesi di Vivendi. Il gruppo guidato dal ceo Pietro Labrioladovrebbe chiudere la cessione della rete tra giugno e luglio come da tempistiche indicate. Il titolo si è impennato dopo l’annuncio, risalendo vicino alla parità dopo aver perso anche il 9% in giornata. 

La Commissione, si legge nel comunicato, ha indagato sull’impatto della transazione sul mercato dei servizi di accesso alla banda larga all’ingrosso in Italia. La conclusione è che il deal non ridurrà significativamente il livello di concorrenza in Italia.  

Entrando più nel dettaglio, per la DgComp Kkr non avrà la capacità di limitare l’accesso ai servizi passivi (cioè alle infrastrutture). Con la presenza di Open Fiber e degli altri concorrenti, inoltre, non cambierà il numero di reti e di fornitori wholesale presenti sul mercato, così come non si modificherà l’influenza che Netco (che andrà sostituirsi a Tim e Fibercop) avrà sul mercato stesso. 

Gli accordi vigenti con gli altri olo, come Fastweb e Iliad, stipulati dopo la creazione di Fibercop nel 2021, per la Commissione «assicurano che Kkr non sarà in grado di deteriorare le condizioni per l’accesso wholesale». Infine la Commissione specifica che il master service agreement, ossia l’accordo trovato tra Tim e Kkr sul loro rapporto successivamente al closing, non è parte integrante della transazione ma che rimane comunque soggetto a revisione in base alle norme antitrust italiane o europee. Quest’ultima partita, insomma, si giocherà su altri tavoli. (riproduzione riservata)


30/05/24 Milano Finanza:Telecom Italia perde fino al 9% a Piazza Affari dopo la pubblicazione dei conti. Ecco perché

Le azioni di Telecom Italia ( Tim) viaggiano sotto stress giovedì 30 maggio, cedono fino al 9% (-6,65% a 0,229 alle ore 11:20) dopo la pubblicazione della trimestrale nelle ore precedenti. Per quale ragione il mercato sta vendendo in maniera così netta l’incumbent italiano mentre il gruppo sta lavorando per cedere la rete al fondo Usa KKR? Tre pariono le ragioni, mettendo a confronto gli analisti 

Tim scende: 1. calo di abbonati sul mercato domestico

Secondo gli analisti di Bloomberg, l’andamento del titolo è un «segno delle preoccupazioni degli investitori per le sfide persistenti sul mercato italiano. Le perdite arrivano in un momento in cui per l’azienda si avvicina la vendita della rete al fondo d’investimento KKR, una mossa strategica che potrebbe ridefinire il futuro dell’operatore di telecomunicazioni, trasformandolo in un fornitore di servizi al pari dei suoi competitor». 

I risultati finanziari di Tim, mette in evidenza Bloomberg, hanno evidenziato una «perdita di abbonati mobili e a banda larga, tendenza che preoccupa e mette in luce le difficoltà sul mercato domestico. Tuttavia, l’aumento dei prezzi ha permesso una crescita dell’11% dell’ebitda nel settore dei servizi rivolti ai clienti. Al 31 dicembre 2023, il debito netto rettificato del gruppo è aumentato di un miliardo di euro, sottolineando ulteriormente le sfide finanziarie che Tim deve affrontare».

Analisti a confronto su margini (2) e debito (3) di Tim

Ottavio Adorisio di Bernstein ha osservato che i risultati del settore rivolto ai clienti sono in linea con le previsioni per il 2024, mostrando una crescita tangibile dell’ebitda. Tuttavia, lo specialista sottolinea il cash flow negativo e la necessità di esaminare attentamente la diminuzione dell’ebitda della rete fissa, dato che il settore rivolto ai clienti rimarrà il maggiore cliente della rete stessa. Adorisio mette in guardia contro lo squilibrio di profitto tra le due divisioni, ritenendo che non sarà sostenibile nel lungo termine. Le tendenze operative continuano a essere «sfidanti, con ulteriori perdite nella linea fissa e una crescita negativa nella banda larga».

James Ratzer di New Street Research è più ottimista ed evidenzia che Tim ha registrato per la prima volta in sette anni una crescita positiva dei ricavi da servizi su base annua, supportata sia dai servizi mobili che fissi. Ratzer indica diversi potenziali catalizzatori per il settore rivolto ai clienti, tra cui una possibile riduzione delle tasse sulle licenze legacy, la potenziale vendita di Sparkle e ulteriori riduzioni del debito lordo. 

Andrew Lee di Goldman Sachs osserva che la forte crescita in Brasile ha compensato in gran parte la performance più debole nel mercato domestico italiano. Lee riconosce che l’ebitda domestico è aumentato a un ritmo solido grazie agli incrementi dei prezzi e ai controlli sui costi.

Mentre Telecom Italia si prepara alla vendita della rete a KKR, la società deve affrontare la sfida della concorrenza sul mercato domestico. Sebbene l’aumento dei prezzi abbia contribuito a migliorare l’ebitda, la perdita di abbonati e l’aumento del debito netto indicano che la strada verso una stabilità finanziaria duratura potrebbe essere ancora lunga. Gli investitori e gli analisti rimangono divisi sulle prospettive future del gruppo, con alcuni che vedono potenziali opportunità di crescita e altri che rimangono cauti sulle difficoltà operative in Italia. 

Il consenso di Bloomberg vede ricavi a 3,93 miliardi di euro, contro una stima di 3,96 miliardi di euro. Gli analisti di Equita confermano il rating buy sul titolo ordinario con un target price a 0,37 euro per azione. (riproduzione riservata)


13/05/24 Briefing.com: Intel che sia la volta buona?

Le ambizioni di foundry di Intel ricevono una spinta grazie all’annuncio della partnership con Apollo Global Management (INTC)

Intel (INTC), con le azioni in calo di circa il 40% da inizio anno, ha un disperato bisogno di buone notizie, soprattutto dopo il Dipartimento del Commercio americano gli ha revocato alcune licenze di esportazione in Cina e dopo che il produttore di chip ha abbassato la sua già morbida previsione di utili del secondo trimestre la scorsa settimana. Questa mattina, un raggio di luce solare ha attraversato le nuvole per INTC quando il Wall Street Journal ha riferito che Apollo Global Management (APO) si sta avvicinando a un accordo con INTC per fornire 11 miliardi di dollari di capitale per aiutare a costruire un nuovo impianto di produzione in Irlanda.

  • La nuova partnership rappresenterebbe un importante voto di fiducia da parte di APO nell’iniziativa di trasformazione “IDM 2.0” di INTC, che è la strategia dell’azienda di riprenderdi la leadership tecnologica, passando anche a un modello di fonderia. Arriva anche in un momento in cui la fiducia degli investitori in questo piano di trasformazione sta affondando mentre NVIDIA (NVDA) e Advanced Micro Devices (AMD) continuano ad ampliare i loro vantaggi contro INTC nella corsa all’IA.
  • Nel mercato dei data center , dove le aziende stanno investendo miliardi per costruire l’infrastruttura di intelligenza artificiale, AMD ha generato entrate record del primo trimestre di 2,3 miliardi di dollari, in aumento dell’80% all’anno. Al contrario, il segmento Data Center and AI (DCAI) di INTC ha visto crescere le entrate di appena il 5% all’anno a 3,0 miliardi di dollari, riportando sotto i riflettori le perdite di quota di mercato.
  • Le difficoltà di INTC rendono ancora più difficile finanziare la costruzione di nuove fab in Arizona, Ohio, New Mexico e Irlanda che costeranno almeno 100 miliardi di dollari. Su questa nota, il flusso di cassa di INTC dalle operazioni nell’anno fiscale 23 è diminuito del 26% all’anno a 11,5 miliardi di dollari, mettendo a dura prova la sua capacità di finanziare i suoi massicci piani di capex, aumentando al contempo la sua dipendenza da investitori esterni per aiutare a colmare il divario.
  • Parte di quell’aiuto sta arrivando sotto forma di prestiti governativi. Il 20 marzo, la Casa Bianca ha annunciato di aver assegnato all’INTC fino a 8,5 miliardi di dollari in finanziamenti CHIPS Act mentre il governo degli Stati Uniti cerca di ridurre la dipendenza del paese dai chip prodotti a Taiwan.
  • Da parte di INTC, la società ha affermato che mira a diventare la seconda più grande fonderia di wafer al mondo entro il 2030, dietro solo a Taiwan Semiconductor Manufacturing (TSM). È un obiettivo ambizioso e finora, il percorso per raggiungere quell’obiettivo è stato molto accidentato. Nel rapporto sugli utili del primo trimestre della società, ha rivelato che le entrate nella sua attività di fonderia sono diminuite del 10% a 4,4 miliardi di dollari, mentre la perdita operativa è peggiorata a 2,5 miliardi di dollari da 1,3 dollari) miliardi nel quarto trimestre.
  • Un lato positivo è che INTC ha aggiunto un altro cliente per la sua tecnologia di produzione chiamata 18A, portando il numero totale di clienti a sei. Uno di quei clienti è Microsoft (MSFT), quindi c’è qualche motivo di ottimismo lì.

L’assunzione principale è che garantire una partnership con un’azienda con tasche profonde come APO è un passo fondamentale nella missione di INTC di diventare una potenza di fonderia, ma ci saranno più vette e valli lungo la strada in questo monumentale tentativo di trasformazione e inversione di tendenza.


09/05/24 BEYOND MEAT mi sa che non ce la fa,,,

Barron’s: La società dovrebbe bruciare 100 milioni di liquidità nel 2024, ha detto un analista, il che la lascerebbe con 90 milioni di dollari alla fine dell’anno.

DaEvie Liu

Beyond Meat sta scommettendo che una nuova serie di prodotti più sani potrebbe aiutare a trasformare la sua immagin

Le azioni di Beyond Meat sono crollate del 14% giovedì mentre continuavano a vedere il declino delle entrate e le perdite si approfondivano nel primo trimestre. Ma un problema ancora più grande, l’azienda di carne a base vegetale è a corto di denaro e deve raccogliere presto più soldi.

Nel primo trimestre del 2024, le entrate di Beyond Meat sono diminuite del 18% da un anno fa a 75,6 milioni di dollari, poiché i volumi di vendita più bassi sia nei mercati statunitensi che in quelli internazionali hanno pesato sui risultati. Anche il prezzo per libbra è sceso rispetto allo scorso anno poiché l’azienda offre più sconti per attirare i consumatori.

Non solo le vendite stanno scivolando, la società con sede a El Segundo, in California, non ha mai fatto un profitto. Beyond Meat ha perso 54,4 milioni di dollari nel primo trimestre. Anche se questo è inferiore alla perdita di 59 milioni di dollari nello stesso trimestre dello scorso anno, per ogni dollaro di vendite, l’azienda sta perdendo 72 centesimi, più della perdita di 64 centesimi un anno fa.

La carne a base vegetale ha faticato a entrare nel mainstream. Nonostante l’eccitazione iniziale per una dieta senza carne, il sentimento si è presto trasformato quando i consumatori hanno iniziato a dubitare dei benefici per la salute dei prodotti.

Anche se gli hamburger senza carne sono una buona fonte di proteine, vitamine e minerali, sono pesantemente trasformati e ricchi di grassi saturi poiché i prodotti mirano a imitare la consistenza succosa e il gusto carnoso della carne bovina. Contengono anche molto più sodio di un hamburger di carne.

Non aiuta il fatto che la carne a base vegetale sia più costosa delle fonti proteiche tradizionali come manzo e pollo. Mentre l’inflazione pizzica i portafogli dei consumatori, le persone sono riluttanti a provare i prodotti alternativi più costosi.

Beyond Meat stock ha lottato dal 2019, pochi mesi dopo la sua offerta pubblica iniziale. Il suo prezzo delle azioni è sceso da quasi 235 dollari al suo picco a luglio 2019 a soli 7 dollari a partire da giovedì, circa un terzo del prezzo dell’IPO.

L’azienda sta scommettendo che una nuova serie di prodotti più sani potrebbe trasformare la sua immagine. All’inizio di quest’anno, ha lanciato la quarta generazione di Beyond Beef and Beyond Burger a base di olio di avocado, che ha contribuito a ridurre i grassi saturi nei prodotti dal 60% a 2 g a porzione. I nuovi prodotti hanno anche il 20% in meno di sodio rispetto a prima, secondo l’azienda.

Con questi miglioramenti, i nuovi prodotti hanno ottenuto il sostegno di organizzazioni sanitarie tra cui l’American Diabetes Association e l’American Heart Association. L’analista di BTIG Peter Saleh si aspetta che Beyond Meat inizi a usare gli emblemi di queste istituzioni sulla sua confezione ed è “cautamente ottimista” sul fatto che il marketing potrebbe aiutare a cambiare le percezioni dei consumatori nel tempo.

C’è solo un problema: i nuovi prodotti sono ancora più costosi di prima. Hanno raggiunto gli scaffali dei negozi di alimentari a livello nazionale il mese scorso, ma resta da vedere come reagiscono i consumatori.

Una sfida più immediata per l’azienda che perde denaro è il flusso di cassa. Beyond Meat ha tagliato i costi per preservare il denaro, incluso un taglio del 19% alla sua forza lavoro non di produzione lo scorso novembre. Nel 2024, prevede di ridurre le spese operative di almeno il 25% rispetto allo scorso anno.

Tuttavia, le iniziative di risparmio sui costi non faranno sparire la sfida del capitale dell’azienda. Beyond Meat ha bruciato 33 milioni di dollari durante il primo trimestre. La società si aspetta che il ritmo del consumo di cassa continui a scendere per il resto dell’anno, ha detto il CEO Ethan Walden Brown sulla chiamata agli utili dopo la chiusura del mercato mercoledì. “Stiamo prendendo provvedimenti per rafforzare il bilancio”, ha detto agli analisti.

Saleh si aspetta circa 100 milioni di dollari di consumo totale di denaro per il 2024, il che lascerà l’azienda con circa 90 milioni di dollari alla fine dell’anno.

Ciò significa che Beyond Meat dovrà raccogliere ulteriori capitali quest’anno. La società ha presentato una richiesta di poter offrire fino a 250 milioni di dollari di nuove azioni. Nel frattempo, secondo quanto riferito, Goldman Sachs ha chiesto ai prestatori diretti di sostenere la liquidità dell’azienda, ha riferito Bloomberg il mese scorso, citando persone a conoscenza della questione.

Goldman era la banca principale insieme a Credit Suisse sull’IPO 2019 di Beyond Meat.

Qualsiasi aumento del patrimonio netto potrebbe diluire significativamente il valore degli azionisti, e qualsiasi nuovo debito avrebbe probabilmente un tasso di interesse costoso. Le obbligazioni convertibili esistenti della società sono già scambiate a livelli profondamente scontati inferiori a 25 centesimi sul dollaro, secondo FactSet.

“Date le attuali tendenze del settore e il calo dei volumi di vendita, non crediamo che ci siano buone opzioni per un aumento di capitale in questo momento”, ha scritto Saleh in una nota di giovedì.

“Conserviamo l’assenza di nuovo capitale e il rischio di diluizione irrisolto come una sorpresa negativa per gli investitori che anticipano le notizie”, ha scritto giovedì l’analista di Mizuho John Baumgartner.


14/04/24 Sole 24 Ore: intervista a Labriola

notate l’accenno alle azioni di risparmio: sia nel caso di un dividendo straordinario che di una conversione sarebbe un win…


26/03/24 il Foglio: analisi su Tim


25/03/24 AcomeA: Telecom Italia, siamo alla svolta?

Telecom Italia, siamo alla svolta?

A cura di Antonio Amendola, Portfolio Manager, AcomeA SGR

Telecom Italia, leader italiano e fu leader mondiale delle telecomunicazioni, ha una storia travagliata che arriva da molto lontano e che continua tutt’ora.

Partiamo dai fatti e iniziamo con la compagine azionaria: 23.75% della società francese Vivendi, 9.81% della Cassa Depositi e Prestiti (CDP), 0.69% del gruppo Telecom Italia, 3.75% investitori istituzionali italiani, 44.2% investitori istituzionali esteri, 17.8% altri investitori. Questi sono i dati ufficiali riportati dalla stessa Telecom e che, ai fini dell’analisi dei fatti, teniamo in considerazione per i due macro blocchi Vivendi (23.75%) e CDP (9.81%) poichè, al momento, non abbiamo visibilità sul comportamento degli altri azionisti, nonostante saranno determinanti per le sorti di TIM.

Lo scorso 7 marzo, la società ha presentato un aggiornamento del suo piano industriale con i seguenti numeri condensati:

  • al 2024 la società si aspetta un debito (post cessione della rete) d 7.6 miliardi di euro con una leva inferiore alle 2 volte ma un valore assoluto di un miliardo circa più alto di quello che si aspettava il mercato. Gli analisti avevano infatti in mente un debito al 2024 di 6.6 miliardi. Questo è stato il primo elemento che ha allertato il mercato;
  • al 2026 la società si aspetta una riduzione del debito, tramite la generazione di cassa operativa, fino al raggiungimento del valore assoluto di 7-7.5 miliardi di euro. Questo il secondo elemento di allarme perché, facendo un calcolo approssimativo, implicherebbe che in arco piano la società non genera cassa al livello operativo;
  • il management ha precisato però che la generazione di cassa avviene sia nel 2025 sia nel 2026 ma viene assorbita da poste straordinarie legate alla dismissione della rete, agli interessi sul vecchio debito e al capitale circolante. Tutte poste straordinarie che però sottendono un andamento positivo della gestione operativa e in particolare del business Consumer domestico che è sempre risultato problematico

Questi elementi quantitativi hanno innescato il primo panic selling sul titolo durante la presentazione dei numeri che ha spinto il titolo anche in area -28%, peggior risultato di TIM in un solo giorno di contrattazione. Cosa ha causato questa prima reazione? Le motivazioni sono molteplici:

  • Dubbi sulla sostenibilità della società. Visto che la vendita della rete dovrebbe riportare la società sulla strada della generazione di cassa, come mai non si vede? In realtà, a livello operativo, la società genera cassa ma viene oscurata da elementi one off che potrebbero anche essere visti al ribasso come gli interessi sul debito esistente in caso di miglioramento del rating creditizio;
  • Mole ancora elevata di debito nonostante lo scorporo della rete. 7-7.5 miliardi di euro in arco piano sono ancora in valore assoluti elevati, tuttavia, questo valore non tiene conto dei possibili earn-out conseguenti alla vendita della rete (altri 2 miliardi circa rimanendo conservativi) e della vendita di Sparkle (7-800 milioni circa). Le leva al 2026 dovrebbe essere nell’intorno dell’1.6-1.7 in linea con i migliori player del settore;
  • Dubbi sulla credibilità del management e sulla loro pessima comunicazione. La società ha totalmente sbagliato l’approccio a questo Capital Market Day (CMD) non preparando bene in anticipo il mercato su queste poste straordinarie presenti nel piano, e non preparando bene sul livello di partenza superiore di 1 miliardo di euro rispetto alle stime. Questo ha dato un duro colpo alla credibilità del management che invece doveva dimostrarsi meritevole di fiducia per un secondo mandato;
  • Totale sfiducia nella società data la sua storia. Per la prima volta da anni, molti fondi speculativi avevano iniziato a dare credito al management e al loro piano, tuttavia si sono trovati traditi nelle aspettative e hanno immediatamente applicato una semplice equazione: 1 miliardo di euro aggiuntivi di debito equivale a 1 miliardo in meno di capitalizzazione e, cosa più importante, per tornare ad essere positivi la società deve dimostrare di essere in grado di portare a casa i numeri preventivati. 

Risultato di questo drammatico evento è una capitalizzazione post-CMD di circa 4.6 miliardi di euro. Superato la tappa del CMD, la prossima tappa cruciale è l’assemblea degli azionisti chiamati a nominare un nuovo board o a confermare quello attuale. La data dell’assemblea è fissata per il 23 aprile con termine ultimo per la presentazione delle liste il 29 marzo. A questo punto della storia riprendiamo i due blocchi di principali di azionisti e le loro intenzioni:

  • Vivendi 23.75%: con la sua partecipazione ha un potere quasi di veto sulle liste presentate, a seconda della partecipazione in assemblea. A oggi non sono ben note le sue intenzioni, nonostante sia il primo azionista, tranne che il fatto che ha svalutato la sua quota a 0.21 euro circa e che è stato sempre contrario alla vendita della rete. Contrarietà mai corroborata da un piano alternativo e/o dalla disponibilità a partecipare a una iniezione di capitale aggiuntivo;
  • CDP 9.81%: la società a controllo statale ha da sempre appoggiato il piano Labriola e lo spin off della rete, essendo entrata insieme a MEF e a KKR nella futura Netco. Ad oggi però, senza l’appoggio di altri investitori o senza la convergenza di Vivendi, non ha pieno potere per influenzare drammaticamente la governance;
  • Investitori esteri 44.2%: il vero ago della bilancia che dovrebbe aiutare la compagine governativa o quella transalpina. Al momento visto inoltre l’enorme mole di scambi dopo il capital market day (oltre il 30%) è difficile mappare di nuovo le loro intenzioni. Una cosa è certa, difficilmente sono rimasti molti supporter di Labriola;
  • Investitori italiani 3.75%: generalmente sotto il cappello di Assogestioni che al momento non hanno manifestato interesse nel presentare una loro lista e potrebbero appoggiare la posizione della CDP

Come ci avviciniamo all’assemblea e quali sono le liste attualmente sul tavolo. A oggi ufficialmente abbiamo solo la lista del CDA uscente con il piano descritto prima. Ci sono stati rumor su una ipotetica lista alternativa presentata dal fondo Merlyn. Fondo che aveva provato già a novembre a dire la sua proponendo di non vendere la NetCo a KKR. Interessante notare però che, stando alle ultime indiscrezioni, anche questo challenger ha inserito la vendita della rete oltre alla vendita del Brasile e della parte consumer. Con l’avvicinarsi della deadline per la presentazione delle liste, è emerso un ulteriore dettaglio rilevante che ha messo i mercati in fibrillazione: secondo S&P Global, attualmente sarebbero state prese in prestito azioni Telecom per un controvalore pari a circa 1 miliardo di euro, ovvero il 20% della capitalizzazione il valore di prestito più alto dal 2005. La prima reazione dei mercati è stata di ipotizzare un massiccio short contro il titolo Telecom ma, al livello tecnico, il prestito delle azioni può servire anche semplicemente per avere più voti in assemblea. A questo punto ci sono due considerazioni:

  • se il 20% della capitalizzazione è stata preso in prestito a questi livelli di prezzo, qualcuno scommette sul fatto che salti la vendita della rete per qualche motivo e che la società sia costretta a fare aumento di capitale (stile monte dei paschi di Siena). Tuttavia, se questo fosse la scommessa, non solo è molto affollata, ma anche rischiosa. Ad oggi, l’unica possibilità di bloccare la vendita della rete viene dalla DG Comp (ultimo tassello è l’approvazione del regolatore europeo atteso per l’estate) o dalla giustizia ordinaria italiana (in quanto Vivendi ha fatto ricorso contro la vendita della rete stessa ma si attende ancora la data della prima udienza). Qualunque sia il nuovo management della società, e ne è parzialmente riprova il cambio di passo di Merlyn, non può invertire la rotta sulla vendita. Inoltre, se davvero fossero state vendute allo scoperto, avremmo dovuto vedere una pressione molto importante e superiore o pari a quella del 7 marzo;
  • se il 20% della capitalizzazione è stata presa in prestito per votare in assemblea allora ci sono alcune considerazioni. La prima è che a breve (entro il 29) vedremo le carte scoperte. La seconda è che, chiunque sia, sta sostenendo un costo per questo prestito e, cosa più importante, si sta muovendo senza l’appoggio del Governo che potrebbe essere determinate in una società di questa portata strategica. 

Arriviamo ora alla valutazione di Telecom e alla sua famosa somma delle parti, a patto che venga venduta la rete altrimenti le considerazioni sono del tutto prive di fondamento perché si aprirebbe uno scenario da aumento di capitale diluitivo. A oggi Telecom capitalizza poco più di 4,5 miliardi di euro con un debito post cessione della rete di 7,6 miliardi di euro. La società è composta da Telecom Enterprise (la Star), Telecom Consumer (il business distressed), la controllata TIM Brazil e Telecom Sparkle che gestisce i cavi sottomarini. Telecom Entreprise, business ad alta crescita, fu valutato 2 anni fa da CVC circa 6 miliardi di euro. La parte controllata di Tim Brazil vale in borsa a oggi 5 miliardi di euro circa. Telecom Sparkle è in trattative per essere venduta al Mef/CDP per circa 600/800 milioni di euro. In aggiunta all’incasso alla vendita della reta, a seconda di alcune milestone come la fusione tra NetCo e Open Fiber, Telecom può avere diritto ad altri 2/3 miliardi di euro di Earn out. Quindi inserendo tutti questi numeri, a oggi, la parte consumer non solo non viene valutata, ma ha addirittura un valore negativo. Giusto o sbagliato che sia questo lo determinerà il mercato e il nuovo management con i risultati ottenuti, sulla consumer e sul settore delle Telecom in generale occorre però una ultima considerazione.

Il settore delle Telecom Europee vive una situazione di vessazione regolatoria che fu simile al settore bancario post crisi dei debiti sovrani. Il settore Telecom europeo è un settore strategico, ad alta intensità di investimento, ma con pochissima leva sui rendimenti. In Europa, l’elevatissimo numero di player ha portato le tariffe in costante ribasso, scenario inverso negli Stati Uniti. Questo contesto però, si sta rivelando insostenibile per il settore e per gli importanti investimenti strategici da perseguire. Il regolatore europeo, forse più ragionevolmente dopo le elezioni di questa estate, dovrebbe rivedere il suo approccio in tema di aggregazione tra i player esistenti e favorirne il consolidamento per migliorarne la redditività e la conseguente capacità di investire. Questo è un upside sul settore che, allo stato delle cose, non ha più tempo per arrancare inseguendo una disciplina europea datata e non in linea con le esigenze strategiche del continente.

Come detto all’inizio, la storia di Telecom arriva da molto lontano ed è una storia tutta italiana di distruzione di valore. Tuttavia, il settore delle telecomunicazioni e il suo sviluppo saranno sempre più strategici per un mondo che fa dei dati il suo petrolio. Telecom inoltre impiega, solo nel nostro Paese, più di 40mila persone e questa vicenda avrà degli impatti che vanno ben oltre il mero prezzo di borsa. È stata sicuramente una storia gestita male, in primis, dagli azionisti e, in seguito, dal management che hanno sottovalutato la fluidità e l’aggressività del mercato dei capitali. A questo punto però è il momento di ridare dignità al fu campione nazionale e mondiale delle telecomunicazioni che rischia di cadere sotto i colpi delle speculazioni del mercato


21/03/24 Aggiornamento TIM: articolo sulle vendite allo scoperto (Milano finanza)

Tim, quasi 1 miliardo di euro di posizioni ribassiste. Ecco perché il titolo è crollato dopo il piano di Labriola

di Francesca Gerosa

Le azioni in prestito sono salite al 19,33% del capitale del colosso tlc. Lo ricostruisce il Financial Times. La quota segna il più alto livello di posizioni corte dal 2005 per un ammontare di 930 milioni di euro: tra queste spuntano quelle di BlackRock e Capital Fund. Due le alternative per Vivendi in vista dell’assemblea del 23 aprile. Intanto gli analisti valutano lo spezzatino di Tim proposto dal fondo Merlyn. Sindacati sul piede di guerra

Mentre il titolo Tim è apparentemente calmo a Piazza affari (+0,31% a 0,224 euro), il Financial Times svela che le posizioni ribassiste contro l’azione sono «almeno raddoppiate» dopo la presentazione del nuovo piano industriale targato Pietro Labriola, andato indigesto al mercato. Non solo. Le scommesse ribassiste hanno raggiunto il picco da quasi vent’anni. Lo si desume dai dati di S&P Global sul prestito titoli, ritenuto un indicatore affidabile di quelle che sono le posizioni corte su una società. 

Il più alto livello di posizioni corte su Tim dal 2005

Ebbene, secondo S&P Global, come ricostruisce il Financial Times, le azioni in prestito sono salite al 19,33% del capitale del colosso tlc, quota che «segna il più alto livello di posizioni corte dal 2005» e il cui ammontare è pari a circa 930 milioni di euro. Gli unici ribassisti di cui si conoscono i nomi e le quote, perché rese note alla Consob in quanto titolari di posizioni corte superiori allo 0,5% del capitale, sono il Canada Pension Plan Investment Board (0,5%), l’hedge fund Qube Research & Technologies (0,72%) e, stando a quelle aggiornate al 20 marzo, BlackRockInvestment Management (0,53%) e Capital Fund Management (0,51%). Il quotidiano britannico ha anche ricordato che le azioni a prestito di Bt sono pari all’11% del capitale e quelle di Deutsche Telekom allo 0,5% del capitale. 

Gli analisti valutano lo spezzatino proposto dal fondo Merlyn

Il piano industriale di Tim è stato accolto male dal mercato, proprio mentre
l’ad Labriola sta cercando una conferma del suo mandato nell’assemblea degli azionisti del 23 aprile. Assise a cui prenderà parte anche il fondo Merlyn, guidato da Alessandro Barnaba, che detiene lo 0,53% nel capitale di Tim e che il 20 marzo ha proposto, come piano alternativo (TValue), la cessione di NetCo, di Tim Brazil entro il 2024 per ridurre il debito e mantenere l’occupazione in Italia e di ConsumerCo entro il 2025. Nelle prossime settimane gli analisti si aspettano che possa emergere più visibilità sul progetto, sulle persone a cui il fondo intende affidarne l’esecuzione (la presentazione delle liste alternative al cda deve avvenire entro il 29 marzo) e sulla razionalità del timing delle operazioni prospettate.

I sindacati sono già sul piede di guerra. Domani 22 marzo a partire dalle 10 le lavoratrici e i lavoratori di Tim saranno in presidio sotto il ministero delle Imprese e del Made in Italy, a Roma, per chiedere al governo di convocare un tavolo di confronto. «Con la presentazione del piano alternativo del fondo Merlyn, che prevede un ulteriore spezzettamento dell’azienda, ormai è chiaro il rischio che la vicenda possa diventare una mera questione finanziaria, con evidenti risvolti negativi sul futuro delle lavoratrici e dei lavoratori», hanno dichiarato il segretario confederale della Cgil, Pino Gesmundo, e il segretario nazionale della Slc, Riccardo Saccone. 

Due le alternative per Vivendi in vista dell’assemblea del 23 aprile

«Sarà interessante verificare la posizione del socio francese Vivendi (detiene il 23,75% del capitale ordinario di Tim, ndr), in merito alle proposte del piano Merlyn ed eventualmente alle persone indicate per eseguirlo, tema su cui ad oggi non sono emersi spunti», afferma Equita. In realtà, Labriola avrebbe incontrato alla vigilia Vivendi e discusso di possibili dividendi straordinari dall’incasso dell’earnout relativo alla cessione di NetCo (2,5 miliardi) e dalla cessione della quota in Inwit (0,3 miliardi) e di Sparkle (0,7 miliardi). Nell’incontro Vivendi avrebbe confermato la sua contrarietà alla cessione di NetCo alla valutazione concordata con Kkr, alla riconferma di Labriola e allo spezzatino promosso da Merlyn visto che contempla la cessione della rete a Kkr. In merito alla posizione del governo, il ministro dell’economia, Giancarlo Giorgetti, è stato chiaro: l’esecutivo ha fatto quanto era di sua spettanza e che ora valuterà il mercato «se avventurarsi in altre direzioni».

Considerando il significativo peso nell’azionariato, Vivendi è destinata ad avere un ruolo determinante sul futuro di Tim e ha di fronte due possibili alternative in vista del voto del 23 aprile, secondo Intermonte. La prima: supportare la proposta di Merlyn che promette un buon ritorno finanziario, ma non immediato dal momento che le cessioni richiedono tempo, soprattutto quella di ConsumerCo, asset oggi in fase di ristrutturazione e su cui restano aperte le questioni antitrust. Inoltre, uno spezzatino del gruppo esporrebbe la società e gli azionisti a importanti rischi di esecuzione finché il titolo Tim resterà quotato. Invece, un delisting del gruppo consentirebbe a tutti gli azionisti di cristallizzare un premio upfront sulla somma delle parti e di risolvere definitivamente anche il nodo delle azioni di risparmio. Infine, il cambiamento di posizione di Merlyn, ora a favore della cessione di NetCo alle valutazioni concordate con Kkr, dovrebbe indurre Vivendi a non appoggiare questa lista, per coerenza con la posizione finora espressa su NetCo e visto che si è sempre dichiarata contraria a uno spezzatino del gruppo. 

Seconda alternativa: trovare un accordo in extremis con Tim e Cdp/governo per non osteggiare (tramite l’astensione al voto) la lista del board uscente, chiedendo in cambio una revisione del piano industriale per rafforzare la visibilità sulla sostenibilità della ServiceCo e fornire maggiori garanzie sui ritorni futuri agli azionisti. In questo senso a Intermonte sembrano positive le presunte aperture di Labriola sulla possibilità di un dividendo straordinario una volta incassati gli earnout sulla rete e monetizzato la quota in Inwit e Sparkle. Questa seconda strada, che propone una strategia di rilancio industriale di lungo periodo e con minori rischi di esecuzione, appare più coerente con la posizione storicamente espressa da Vivendi

Equita valuta la somma delle parti di Tim 

Ad oggi, comunque, la somma delle parti del gruppo Tim porta a una valutazione più elevata del prezzo attuale in borsa, nonostante il forte calo del titolo (4,8 miliardi la capitalizzazione di mercato) dopo la presentazione del piano Labriola. La somma delle parti fatta da Equita porta a una valutazione di 35 centesimi di euro per azione (rating buy) in cui la Sim assume per Tim Brazil e Inwit il valore di mercato, un valore di 750 milioni per Sparkle e un multiplo di 3,1 volte per ConsumerCo e 6,6 volte per EnterpriseCo, al netto di debito e fondi rischi/pensione.


17/03/24 Sempre a proposito di Tim: intervista del Corriere della Sera all’amministratore delegato

La caduta in Borsa? Serve calma e fiducia nel piano. Parla il ceo di Tim, Pietro Labriola. «Siamo tornati competitivi».
E’ stata la settimana più difficile da quando nel 2022 ha assunto la guida dai Tim. Ma Pietro Labriola è convinto di aver preso la direzione giusta, che il piano “Free to run”, pensato per la nuova Tim senza la rete, sia in grado di sfruttare tutto il potenziale del gruppo per generare valore, nonostante la reazione negativa della Borsa. «Provo a fare una sintesi degli ultimi due anni. Siamo arrivati dopo tre profit warning e un impairment da 8 miliardi. Di fronte avevamo tre sfide — ricorda il ceo di Tim —: gestire le scadenze del debito in un contesto di mercato difficile con tassi alle stelle e due guerre in corso. Lo abbiamo fatto, rifinanziando oltre 7 miliardi in due anni, sembrava impossibile e ora ci stiamo attrezzando per garantire una copertura adeguata fino al 2029. Secondo, abbiamo riportato l’operatività in una situazione di normalità, soprattutto in termini di competitività: gli indicatori di performance parlano chiaro, il trend è in costante miglioramento sia per i ricavi che per Ebitda. Sul domestico siamo tornati a crescere dopo 22 mesi in calo. Terzo e non meno importante, siamo a un passo dal risolvere definitivamente il fardello del debito con la vendita della rete. Abbiamo reso reale un progetto che da 20 anni teneva banco. Ora sul tavolo fino a 22 miliardi: abbiamo accettato un’offerta da 18,8 miliardi che porterà al closing entro l’estate».
Questo è quello che ha fatto, ma il mercato guarda avanti e il giudizio che ha dato sul piano di Tim al 2026 è stato negativo.
«Anche io guardo avanti. Con il piano 2024-2026 Tim torna a generare cassa, a livello di Gruppo e in Italia, abbiamo davanti quasi 3 miliardi di potenziali earn-out, stiamo negoziando la cessione di Sparkle, elementi che contribuiranno senza dubbio ad accelerare le nostre riflessioni in materia di remunerazione agli azionisti. Il nostro obiettivo è una storia industriale solida e non uno e spezzatino. Siamo concentrati sul raggiungimento degli obiettivi del piano e sulla crescita del business domestico».
Che spiegazione si è dato per l’ondata di vendite?
«Certamente c’è un tema di aspettative di generazione di cassa nel biennio in corso ma è anche vero che il nostro è un titolo molto liquido, che siamo nel mezzo di un’operazione delicata e siamo più esposti alle vendite allo scoperto. Non a caso nel giorno del piano il prestito titoli ha raggiunto un picco, è presumibile che qualcuno abbia scommesso al ribasso. Ricordo che 16 banche d’affari esprimono un target price ben superiore ai prezzi attuali e in prevalenza con buy. Dobbiamo guardare avanti e condividere col mercato che il nuovo percorso è appena cominciato ed avrà grandi prospettive. Sono convinto che post cessione si vedrà maggiore ottimismo».
Pensa che sia stata solo speculazione o c’è qualcosa di più?
«Non spetta a me fare considerazioni, spetta a Consob fare le sue verifiche».
Parliamo del piano, è il primo di Tim senza la rete. Dopo oltre dieci anni che se ne parla sta per succedere. Cosa è cambiato?
«Le nuove sfide del mondo digitale spingono sempre più verso la sostituzione della rete in rame con quella in fibra, un passaggio che richiede forti investimenti per almeno 1,5 miliardi l’anno per 6-7 anni. Per una Tim verticalmente integrata significherebbe sostenere ingenti investimenti, il 28% del fatturato, soglia insostenibile. Per una società infrastrutturale il discorso è diverso. E’ questa la logica di creare Netco e venderla. Inoltre, se restiamo verticalmente integrati non potremmo partecipare al consolidamento: guardate l’operazione Fastweb-vodafone, il mercato sta cambiando».
Perché il piano parta serve concludere la vendita di Netco. Quanto ci vorrà?
«Il closing è previsto tra giugno e luglio ma non stiamo aspettando la vendita della rete per fare le cose, le stiamo già facendo».
I vostri concorrenti lamentano che gli accordi previsti dal “master service agreement” che regolerà i rapporti tra Tim e Netco vi danno un vantaggio.
«Non vedo elementi neanche potenziali di rischio. I servizi venduti da Netco a Tim saranno forniti in regime di non discriminazione per tutti gli operatori, praticando una politica di prezzi equamente accessibile a tutti».
Della rete cosa resterà in Tim?
«Manterremo tutta l’intelligenza della rete fissa e continueremo a essere l’operatore più infrastrutturato. Tim ha il backbone più distribuito sul territorio, la rete mobile col miglior spettro 5G e la principale infrastruttura di Data Center del Paese, ben 16 dietro a noi al secondo posto ci sono due operatori non Tlc che ne hanno quattro ciascuno».
Sarà una competizione in gran parte giocata sui servizi?
«Vogliamo costruire una vera e propria customer platform di servizi e contenuti. Dopo Netco potremmo sfruttare al meglio quello che abbiamo costruito. Potremmo offrire una connessione in fibra a 10 giga, 2 linee mobili e i contenuti di Disney, Prime, Netflix, Dazn e Apple+ più un’iphone a un costo fisso e in un unico pacchetto. Nessun concorrente oggi è in grado di farlo. Senza dimenticare che potremmo aggregare anche altri prodotti, dall’energia alle assicurazioni».
La parte più ricca del mercato è nel segmento business. Qui che piani ha la nuova Tim?
«Il piano prevede una crescita del 6% in un mercato enterprise che cresce tra il 4-5%. Il trend della tecnologia sta spingendo la migrazione sul cloud, dove si stanno spostando anche i servizi di cybersecurity. L’iot sta diventando sempre più importante. Faremo leva su queste direttrici e cresceremo più del mercato, considerando che siamo anche i primi azionisti del PSN, il cloud dove sta migrando la Pubblica
amministrazione».
In Servco il maggiore azionista resterà Vivendi. Può avere un ancora un ruolo?
«Io spero che continui a essere un’azionista ma che sia anche all’interno del Cda per supportare tutte le scelte strategiche del gruppo. E’ giusto che un socio al 23,7% dia il suo contributo all’interno del consiglio e quindi auspico che in qualche modo possa esserci una convergenza».
Teme rischi per la lista del Cda?
«Assieme al consiglio uscente abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità per arrivare a un’operazione fondamentale per il futuro di questa azienda, grazie anche al supporto delle istituzioni».


13/03/24 Briefing.com: 3M in rialzo sulle crescenti speranze di un’inversione di tendenza più robusta (MMM)

Per gli azionisti di 3M (MMM), c’è stato poco di cui sentirsi bene negli ultimi anni poiché le azioni sono state dimezzate dalla metà del 2021 a causa dei persistenti problemi di contenzioso della società e della sua crescita sfibilante. Tuttavia, gli ultimi due giorni hanno fornito un raro raggio di luce per il titolo con azioni che sono salite di circa l’8,5%, rilanciate dall’annuncio di ieri che la società accoglierà William Brown come nuovo CEO, a partire dal 1° maggio.

  • Quella notizia sulla transizione della leadership, che ha suscitato speranze che il prolungato sforzo di inversione di tendenza di MMM si tradurrà finalmente in una crescita più forte, è stata seguita da alcuni commenti rassicuranti dell’attuale CEO Mike Roman durante la conferenza JP Morgan Industrials di questa mattina. In particolare, Roman, che diventerà presidente esecutivo quando Brown prenderà il timone come CEO, ha commentato che il primo trimestre sta andando come previsto, ma con alcune sacche di forza nel settore dell’aftermarket automobilistico e nell’elettronica, in particolare in Asia e Cina.
  • Questo è incoraggiante perché indica una continuazione dello slancio che esce dal quarto trimestre quando il segmento Trasporti ed Elettronica è oscillato verso una crescita positiva del +2,7%, dopo cali dell’1,8% e del 2,4% nei due trimestri precedenti. Il salto alla crescita positiva è stato alimentato da una stabilizzazione nel mercato finale dell’elettronica di consumo, che è stato approssimativamente piatto nel quarto trimestre.
  • Roman ha ancora caratterizzato il mercato finale industriale come misto nel complesso, ma il suo commento ottimista che ruota attorno a una ripresa dei mercati dell’elettronica, insieme a una riaffermazione della guida alle entrate FY24, sta fornendo qualche rassicurazione. In sostanza, ha preso qualche rischio dal tavolo in relazione agli utili del primo trimestre.
  • Su questa nota, Roman ha anche spinto la previsione EPS FY24 di MMM in più in alto di 0,05 dollari/azione a $2,05-$2,20. Ciò è legato a un finanziamento del debito di 8,4 miliardi di dollari alla fine di febbraio in cui il prossimo spin-off sanitario, chiamato Solventum (SOLV), manterrà 600 milioni di dollari con il resto che andrà a MMM. I $ 0,05/azione sono dovuti agli interessi sulla parte SOLV del debito. Sul tema del Solventum, Roman ha dichiarato che MMM prevede di mantenere una quota del 19,9%, che intende monetizzare nei primi cinque anni.
  • Ci sono molte parti mobili intorno a MMM e la sua inversione di tendenza è rimasta bloccata in modo neutrale, come evidenziato da otto trimestri consecutivi di calo delle entrate anno/anno. Tuttavia, il fatto che l’azienda stia portando un esterno a William Brown, che in precedenza è stato CEO dell’appaltatore della difesa L3Harris (LHX), dimostra che l’azienda è pronta a scuotere le cose.
  • MMM ha fatto buoni progressi in termini di risoluzione dei suoi problemi di contenzioso, in particolare per la causa Combat Arms, quindi un obiettivo principale ora per gli investitori è che MMM generi una crescita più forte. Per fare ciò, il signor Brown potrebbe aumentare la spesa di ricerca e sviluppo per riaccendere il motore di innovazione di MMM, oppure può rivolgersi alle acquisizioni per far ripartire la crescita.

Il principale punto di forza è che il sentimento aspro che incombe su MMM sta finalmente mostrando alcuni segni di miglioramento. Il CEO in arrivo William Brown ha il suo lavoro tagliato per lui, ma la maggior parte dei mercati di MMM si è stabilizzata, o addirittura migliorata, come l’elettronica di consumo. Il compito del signor Brown sarà quello di trasformare quella stabilizzazione in una crescita positiva. Se può farlo, allora un MMM malconcio potrebbe vedere un sfuggente rally sostenuto.


11/03/24 Tim risp: lo prendiamo questo Falling Knife?

never catch a falling knife!” dicono in America quando c’è una azione che sta scendendo a picco. E’ come cercare di prendere con le mani la lama di un coltello che sta cadendo: c’è da farsi molto male… nel 99% dei casi se una azione sta crollando ha i suoi buoni motivi per farlo: chi la compera ingolosito dal prezzo basso rischia di ritrovarsela dopo poco parecchio più sotto.

Eppure nel caso delle Tim risp….forse…

I titoli Tim sono due giorni che crollano per la sfiducia del mercato sul nuovo piano industriale post scorporo e vendita della rete. I dubbi sono sulla sostenibilità dell’indebitamento residuo.

Però le Tim sono due: le ordinarie e le risparmio e a noi potrebbero interessare queste ultime.

Ma cosa sono le azioni di risparmio? Un reperto dei tempi dei dinosauri, degli anni in cui i capitalisti italiani sempre a corto di capitali  per mantenere il controllo dei loro gruppi si inventarono questa categoria di azioni senza diritto di voto in assemblea. Gli azionisti di risparmio mettevano i soldi ma a comandare continuavano loro. In compenso le azioni di risparmio avevano alcuni vantaggi: essere le ultime a dover  essere svalutate in caso di perdite e soprattutto avere la precedenza sul pagamento dei dividendi e con una percentuale piu’ alta di quelle ordinarie

Vediamone le caratteristiche delle Tim Risp prese dall’attuale statuto della società:


Quindi protezione in caso di riduzione del capitale sociale ma soprattutto dividendo maggiorato: il 5% del valore nozionale dell’azione di 0,55 eur. (una volta era sul valore nominale ma ormai hanno eliminato anche quello) quindi 2,75 centesimi per azione CHE IN CASO DI MANCATO PAGAMENTO VIENE CUMULATO PER TRE ANNI. Cosa vuol dire? che l’anno scorso (esercizio 2022) Tim risp. non ha pagato dividendo. Quest’anno (esercizio 2023) molto probabilmente non pagherà e quindi il prossimo anno se la società torna in utile e a distribuire dividendi alle azioni di risparmio spetterebbe 8,25 centesimi che su un titolo che ha chiuso oggi a 21,35 rappresenta un rendimento (lordo) del 38%

Ma se non paga neanche il prossimo anno? L’azione si porta dietro gli 8,25 cent pari a tre dividendi cumulati fino a quando tornerà in utile e pagherà. C’e’ il precedente delle Edison Risp. rimaste quotate dopo che EDF aveva cancellato con un OPA le azioni ordinarie dal listino: per anni non hanno pagato il dividendo ma nel 2022 sganciò un dividendo monstre di 28,5 cent (cumulava per 5 anni).

In più siccome le azioni di risparmio non sono ben viste dal mercato se la TIM – mai dire mai – ritornasse a fare utili potrebbe cercare di convertirle in azioni ordinarie come hanno fatto tante altre società e in questo caso di solito per convincere gli azionisti viene loro offerto un premio di conversione rispetto ai prezzi del momento.

Ma Telecom non è cosi mal messa da poter fallire? Si ma… mentre le azioni crollavano i bond di telecom (rating sotto l’investment grade comunque) sono rimasti quasi stabili segno che il mercato a questa ipotesi crede poco. E poi stiamo parlando di una società strategica per l’immagine dell’Italia…

In più controlla Tim Brasil – l’unica partecipazione rimasta di quelle che aveva prima della dissennata privatizzazione fatta negli anni 90 dal tandem Prodi\Draghi – che da sola vale più della attuale capitalizzazione di Telecom quindi ancora un poco di ciccia da spolpare ci sarebbe….

Comunque visto che come dicono gli americani “nessun pasto è gratis”… e presumendo che siate tutti adulti e vaccinati – e che io ho messo in prima pagina un bel DISCLAIMER – fate un poco come vi pare…


28/02/24 Briefing.com: Beyond Meat sta cucinando oggi mentre le azioni aumentano a seguito di nuove iniziative di turnaround (BYND)

Beyond Meat (BYND +42%) sta cucinando oggi mentre le azioni riprendono vita su molteplici iniziative organizzative volte a invertire le vendite poco brillanti e ad ampliare le perdite nette. Il fornitore di carne vegetale ha incontrato numerosi ostacoli negli ultimi tre anni, dalla saturazione del mercato che ha portato a un’accresciuta attività promozionale a intense pressioni inflazionistiche che hanno innescato un elevato trade-down dei consumatori.

Tuttavia, per l’anno fiscale 24, BYND sta restringendo la sua attenzione a cinque pilastri centrali: accelerare verso una struttura operativa più snella, rinnovare le offerte di base per il consumo statunitense, attuare cambiamenti dei prezzi, liberare capitale e investire in modo più aggressivo in Europa. In combinazione con le vendite allo scoperto al 37% del flottante, che sta stimolando l’azione di short squeeze, gli investitori stanno esprimendo la loro eccitazione per un anno cruciale per BYND, spingendo le azioni verso i massimi di sei mesi oggi.

  • BYND è in mezzo a un’aggressiva riduzione dei costi, stabilendo un minimo di 70 milioni di dollari di tagli dal suo bilancio operativo per il 2024. Di conseguenza, BYND sta prendendo di mira OpEx di 170-190 milioni di dollari, in calo rispetto ai 259 milioni di dollari nel FY23, che si è aggiun miglioramento decente da 319 milioni di dollari nel FY22. Parte di questo piano prevede l’interruzione di alcuni prodotti. Ad esempio, BYND sta interrompendo la produzione del suo Beyond Meat Jerky.
  • Il gusto è essenziale per spostare il prodotto. BYND è ora alla quarta iterazione della sua carne bovina vegetale, lanciando Beyond IV nella vendita al dettaglio negli Stati Uniti il mese prossimo con una più ampia distribuzione in aprile e maggio.
  • Un’altra componente vitale della crescita delle vendite è il prezzo. BYND ha lottato con l’ambiente inflazionistico, costringendolo a offrire maggiori sconti commerciali e portando a margini tetri. Ad esempio, nel quarto trimestre, i margini lordi sono stati -113,8%, considerevolmente peggiori del – 3,7% nel 4Q22. A rendere la compressione del margine più frustrante è stato che non è riuscita a stimolare un significativo aumento delle vendite, con BYND che ha registrato il suo settimo trimestre consecutivo di crescita in calo nel quarto trimestre. Tuttavia, BYND sta cercando di trasformare le cose nel FY24, implementando programmi di determinazione dei prezzi nel secondo trimestre per supportare il ripristino del margine.
  • Aiutando l’obiettivo di BYND di ripristinare i margini è anche il consolidamento della sua rete di produzione. Negli ultimi due anni, BYND ha contratto la sua rete di produzione da 13 co-packer in Nord America a uno solo. L’assegnazione di risorse alle sue imprese europee sarà vitale per sostenere la crescita di BYND quest’anno.
  • La domanda internazionale attraverso i canali di vendita al dettaglio e di ristorazione ha guidato principalmente un aumento del volume dell’8% annuo/anno nel quarto trimestre. I partner europei di BYND sono marchi di spicco, tra cui McDonald’s (MCD), Pizza Hut (YUM) Starbucks (SBUX).

BYND ha molto nel suo piatto quest’anno. Con così tante parti in movimento, le interruzioni in una qualsiasi delle sue cinque iniziative principali potrebbero ritardare o fermare gli sforzi di turnaround. Mentre ci piacciono i piani ambiziosi di BYND, potrebbe arrivare troppo tardi. La concorrenza si è intensificata, con dozzine di opzioni alternative di carne a base vegetale nei punti vendita al dettaglio. Inoltre, molti di questi marchi sono penetrati nell’industria della ristorazione, rendendo più difficile per BYND far crescere questo canale. Anche se le azioni stanno sfrigolando oggi, ci piace un approccio wait-and-see che circonda l’inversione di tendenza di BYND.


27/02/24 Barron’s: Beyond Meat vola dopo la trimestrale

Beyond Meat – un tempo una delle azioni darling di Wall Stret e’ improvvisamente balzata dell’80% nel dopo borsa grazie ad una trimestrale che mostra vendite migliori delle previsioni. Dato che e’ uno dei titoli più shortati (il 38% del flottante) è facile che stia partendo uno short squeze (una strizzata ai co_glioni degli scopertisti) con i fiocchi e in questo caso dopo qualche giorno di rialzi selvaggi il titolo tornerà nell’oblio… ma magari è davvero un punto di svolta industriale

DaEvie LiuSegui

Le vendite di Beyond Meat sono diminuite del 7,8% nel quarto trimestre rispetto a un anno fa.

BYND  ha registrato un calo delle vendite anno su anno per il quarto trimestre, mentre la perdita di utili è stata peggiore delle aspettative degli analisti. Tuttavia, il titolo sta salendo dell’80% nel dopobarba poiché il numero di top-line era più alto del previsto.

Per gli ultimi tre mesi del 2023, la società di carne a base vegetale ha registrato 155 milioni di dollari di perdite nette, o 2,40 dollari per azione, su 73,7 milioni di dollari di entrate nette.

Le vendite sono diminuite del 7,8% rispetto a un anno fa, ma sono state superiori alle previsioni di Wall Street. Gli analisti intervistati da FactSet si aspettavano un fatturato trimestrale di 66,7 milioni di dollari con una perdita di 89 centesimi per azione.

Questa è una notizia dell’ultima ultima informazione. Torna presto per ulteriori analisi.


17/01/24 Barron’s: Il mistero della valutazione ridicolmente bassa delle azioni Volkswagen

DaAl RootSegui

Arno Antlitz, direttore finanziario di Volkswagen AG,

Volkswagen è una delle più grandi case automobilistiche del pianeta, con grandi piani per vendere più veicoli elettrici negli Stati Uniti.

Vendere veicoli elettrici agli americani non dovrebbe essere in cima alla mente per gli investitori statunitensi, però. La domanda migliore è: cosa succede con la valutazione delle azioni Volkswagen?

Volkswagen sembra stranamente economica. La società ha venduto 9,2 milioni di auto nel 2023 e la sua capitalizzazione di mercato è di circa 63 miliardi di dollari, mentre Toyota Motor ha venduto circa 10 milioni di auto, ma ha una capitalizzazione di mercato di circa 260 miliardi di dollari, secondo FactSet.

Questo è solo l’inizio dell’enigma ellai valutazione. Volkswagen ha circa 50 miliardi di dollari in più di contanti sui suoi libri rispetto al debito, compresi gli aggiustamenti tipici delle grandi case automobilistiche per cose come le operazioni di leasing. Volkswagen possiede anche circa il 75% delle azioni di Porsche. Quella quota vale circa 55 miliardi di dollari. Quindi, al netto del contante e delle azioni Porsche, le azioni Volkswagen valgono approssimativamente 40 miliardi di dollari negativi.

Non ha senso. “Perché le nostre azioni sono scambiate in questo modo?” chiede il direttore finanziario di Volkswagen Arno Antlitz. Forse le valutazioni depresse per i pari nella sua regione sono un dato di fatto. “Prima di tutto questo è vero per alcune aziende in Europa”.

Stellantis ha una capitalizzazione di mercato di circa 63 miliardi di dollari. Netto di contanti e leasing, quel numero è più vicino a 30 miliardi di dollari, lasciando le azioni Stellantis scambiate per 2 volte gli utili stimati del 2024. Le azioni BMW vengono scambiate per circa 3 volte i guadagni. Le azioni Ford Motor e Toyota scambiano entrambe per circa 4 volte gli utili, dopo gli aggiustamenti, mentre le azioni GM scambiano per circa 3 volte. Eppure le azioni Volkswagen vengono scambiate per guadagni negativi di 3 volte.

C’è anche il problema della complessità di Volkswagen. Ha molte marche, tra cui Porsche, Audi, Skoda, Lamborghini e Bentley. VW ha anche una società di batterie EV chiamata PowerCo.

Antlitz sta lavorando per ridurre la complessità. “Siamo aperti a portare investitori esterni per PowerCo”, dice, aggiungendo che alla fine ci dovrebbe essere un’offerta pubblica iniziale di PowerCo, simile a quello che VW ha fatto con Porsche nel 2022.

Anche se l’IPO di Porsche non ha fissato la valutazione di Volkswagen, ha generato un certo valore per gli azionisti. VW ha pagato circa 19 euro (20,66 dollari) per azione in dividendi speciali.

Volkswagen preferisce pagare dividendi variabili, dichiarati annualmente, come sua principale forma di ritorno di capitale agli azionisti, e mira a pagare circa il 30% dei profitti totali. Nell’ultimo decennio-plus, Volkswagen ha pagato circa 35 miliardi di euro (38 miliardi di dollari), che rappresentano circa il 31% dei suoi profitti totali.

Alla fine, gli investitori devono smettere di pensare alla valutazione di VW e pensare ad altre cose. È troppo difficile da capire. “Quali altre domande riceviamo… Sei in grado di aumentare la tua strategia di elettrificazione come previsto”, spiega Antlitz.

La sua risposta è sì, indicando dati recenti. In tutti i suoi marchi, veicoli elettrici a batteria o BEV, le vendite hanno superato le 770.000 unità nel 2023, in aumento di circa il 35% anno su anno. I BEV hanno rappresentato oltre l’8% delle vendite totali di auto, rispetto a circa il 7% del 2022.

Le vendite di VW BEV negli Stati Uniti sono cresciute di circa il 60%, arrivando a circa 70.000 unità. Cinque modelli hanno venduto più di 5.000 unità nel 2023, rispetto ai tre modelli del 2022.

Più crescita di BEV sta arrivando man mano che i modelli proliferano. “Solo un numero molto piccolo di segmenti sono elettrificati finora”, afferma Antlitz. “Ci sono così tanti modelli in arrivo…[il] ID Bus, ID. 7, Q6 E-Tron.” Alla fine, ci saranno anche veicoli elettrici VW sotto i 35.000 dollari.

Il successo dei veicoli elettrici potrebbe anche far parte dell’attuale enigma di valutazione. Forse gli investitori sono preoccupati che i BEV non saranno redditizi come le auto tradizionali. Volkswagen non vede un problema di profitto e sta pianificando la “parità di margine” su alcuni modelli di veicoli elettrici entro il 2025. Ciò significa essenzialmente guadagnare margini di profitto operativi dal 7% all’8%. I costi della batteria più bassi e una maggiore scala di produzione sono fondamentali per aiutare a raggiungere questo obiettivo.

Forse i profitti di BEV possono aiutare a risolvere l’enima di valutazione di Volkswagen. Nient’altro ha funzionato finora.


12/01/24 Bloomberg: Le azioni di chip con le peggiori prestazioni affrontano più tristezza nel 2024

  • Gli investitori di Wolfspeed si sono inaspriti tra le lotte con il nuovo impianto
  • Lo stock di semiconduttori ha un inizio difficile quest’anno
Joe Biden durante una visita alle strutture Wolfspeed a Durham, nella Carolina del Nord.
Joe Biden durante una visita alle strutture Wolfspeed a Durham, Carolina del Nord.Fotografo: Jim Watson/AFP/Getty Images

Di Ian King

In uno dei migliori anni mai registrati per le azioni di semiconduttori, Wolfspeed Inc. è riuscita a perdere più di un terzo del suo valore. La maggior parte di Wall Street non scommette su una rapida inversione di tendenza nel 2024.

Il produttore di chip che controllano la potenza nei veicoli elettrici e in altri dispositivi è stato l’unico titolo dell’indice Philadelphia Stock Exchange Semiconductor a diminuire nel 2023. Gli investitori si sono inaciditi dopo i ritardi nei suoi sforzi per introdurre un modo più avanzato di produrre chip che sono una componente vitale dei veicoli elettrici, una rampa che dovrebbe renderlo più redditizio. Wolfspeed non è stato in grado di far funzionare il suo nuovo impianto nello stato di New York vicino alla capacità.

In uno spettacolo di quanto poca fiducia abbiano gli analisti in un rally, l’obiettivo di prezzo medio a Wall Street era solo pochi dollari sopra il prezzo delle azioni all’inizio dell’anno, secondo i dati compilati da Bloomberg. Da allora, Wolfspeed è sceso di un altro 20%, rendendolo ancora una volta il peggior performer sull’indice dei chip di riferimento. Meno della metà dei 24 analisti che coprono l’azienda ha valutazioni di acquisto.

“Il loro track record è stato molto incoerente”, ha detto Chris Rolland, un analista di Susquehanna Investment Group, citando una serie di deludenti rapporti sugli utili che si sono conclusi in ottobre quando la società ha riferito vendite migliori del previsto. “Devono continuare a soddisfare, o meglio ancora superare, le aspettative di entrate dalla rampa della Mohawk Valley”, ha detto, riferendosi allo stabilimento di New York.

I problemi di Wolfspeed derivano dai ringhi di produzione in un altro dei suoi stabilimenti che è uno dei maggiori produttori di wafer di carburo di silicio. I wafer sono ciò su cui sono costruiti i suoi chip e una fornitura inadeguata sta soffocando la produzione presso lo stabilimento di chip di Mohawk Valley.

Non riuscire a massimizzare la produzione in un costoso impianto di produzione è un peccato cardinale per un produttore di chip, che deve affrontare costi fissi elevati per la produzione che possono rapidamente diventare obsoleti. La spesa degli impianti di costruzione può essere giustificata solo se le aziende possono gestire i loro impianti 24 ore al giorno il più vicino possibile.

Se Mohawk Valley può essere portato presto a piena capacità, Wolfspeed sarà in grado di ridurre i costi fino al 40% rispetto alla sua produzione esistente e l’azienda dovrebbe avere “un grande vantaggio in termini di costi” rispetto a concorrenti come ON Semiconductor Corp. per alcuni anni, secondo l’analista di Wells Fargo Gary Mobley.

L’orologio sta ticchettando, tuttavia. I suoi colleghi stanno ora segnalando che la domanda automobilistica sta rallentando poiché i produttori di veicoli tagliano gli ordini per ridurre le scorte di parti inutilizzate. La scorsa settimana, Mobileye Global Inc. ha avvertito che un tale accumulo stava pesando pesantemente sugli ordini e le sue entrate del primo trimestre scenderanno del 50% rispetto all’anno precedente.

Non tutti sono pessimisti su Wolfspeed, ovviamente. Jed Dorsheimer di William Blair ha definito il titolo la sua “migliore idea” del 2024. La chiamata è radicata nella convinzione che la Mohawk Valley avrà presto i wafer necessari per operare a una capacità molto più elevata e che le forniture di wafer dalla Cina non presto sapranno il vantaggio competitivo di Wolfspeed.

Per George Gianarikas di Cannacord Genuity, uno degli 11 analisti che hanno un rating di acquisto sulle azioni della società, possedere Wolfspeed si riduce a una scommessa sulla sua capacità di fare abbastanza carburo di silicio per fornire l’impianto di Mohawk.

“Saranno in grado di fare quel materiale? Penso di si, ma nessuno lo sa, compresi probabilmente loro”, ha detto in un’intervista.

La società ha affermato che c’è più domanda di quella che può essere attualmente fornita e che mettere in funzione le sue nuove strutture alimenterà una grande opportunità di entrate.

“Il nostro piano di espansione della capacità supporta un’opportunità di mercato di 20 miliardi di dollari entro il 2030”, ha detto la società in una dichiarazione via e-mail. “Siamo fortemente concentrati sull’aumento di questa capacità degli Stati Uniti, perché c’è una significativa mancata corrispondenza offerta/domanda per il prossimo futuro”.

Quando Wolfspeed riporta gli utili fiscali del secondo trimestre alla fine di questo mese, si prevede che mostrerà una perdita netta dalle operazioni continue di 139 milioni di dollari, secondo la stima media degli analisti. La società non ha avuto un profitto annuale dal 2014 e non si prevede che tornerà alla redditività su base annuale fino al 2027.

L’impianto di Mohawk Valley punta all’utilizzo del 20% entro la fine dell’anno fiscale 2024, che termina a giugno. Per soddisfare la necessità di più cosiddetti wafer SiC, sta anche investendo in un’altra struttura nella Carolina del Nord per far crescere i cristalli che diventeranno i wafer per formare la base su cui sono poi costruiti i chip.

Per ora, mentre i costi della sua scommessa sulla produzione del nuovo tipo di chip aumentano, tutti gli investitori vogliono vedere che è la prova che sta dando i suoi frutti, secondo l’analista di Cowen & Co. Joshua Buchalter.

“Si tratta di quanti wafer possono produrre a rendimenti abbastanza alti per alimentare la loro struttura”, ha detto.


20/12/23 Forbes: Come perdere quasi 20 miliardi di Dollari: La cronaca della caduta di Charles Ergen e della sua Dish Network E il suo ultimo tentativo di Rilancio.

3x2-Charles-Ergen-by-Andrew-Kelly-Reuters-Redux
Dish ed EchoStar di Charles Ergen dovrebbero fondersi entro la fine dell’anno.ANDREW KELLY/REUTERS/REDUX

Una volta la 24a persona più ricca d’America, l’ex giocatore di poker sta facendo un’audace offerta per far rivivere il suo impero e la sua fortuna.

Di Monica Hunter-Hart, Collaboratrice


All’inizio del 2015, Charles Ergen era la persona più ricca del Colorado e la 24a più ricca degli Stati Uniti. Circa 14 milioni di famiglie guardavano la loro TV grazie alla sua Dish Network, che aveva recentemente raggiunto un’alta capitalizzazione di mercato di tutti i tempi di quasi 37 miliardi di dollari. La sua seconda attività, EchoStar, stava approfittando del successo di Dish, fornendo la maggior parte della tecnologia satellitare per le sue trasmissioni. Ergen, che possedeva pezzi considerevoli di entrambe le società quotate in borsa, aveva una fortuna di 20,1 miliardi di dollari.

Poi sono arrivate le guerre in streaming. Mentre i clienti affollano opzioni on-demand basate su Internet come Netflix e Hulu, la base di abbonati di Dish TV è scesa a 6,7 milioni, in calo rispetto a un picco di 14,1 milioni nel 2010. Dish ha perso 900.000 clienti solo nell’ultimo anno. Gli azionisti hanno abbandonato la nave, spingendo il titolo da 70,83 dollari per azione nove anni fa a 4,88 dollari ora, un calo del 93%, compresa una caduta libera del 65% nel 2023. Nel frattempo, EchoStar ha generato 1,8 miliardi di dollari di entrate nei 12 mesi fino a settembre, quasi la metà dei 3,4 miliardi di dollari generati nove anni fa. Non sorprende che il patrimonio netto di Ergen, che rimane in gran parte legato nelle due imprese, sia crollato, scendendo di uno straordinario 94% dal 2015, nonostante l’S&P 500 abbia guadagnato il 125% di valore nello stesso periodo. La sua fortuna è scivolata sotto gli 800 milioni di dollari a novembre, quando è caduto brevemente dai ranghi dei miliardari per la prima volta dal 1998.

Ora Ergen, un ex giocatore di poker professionista, sta scommettendo di poter invertire le sue fortune con una revisione completa del business: fondendo EchoStar e Dish e trasformando il business da pay TV in un operatore di rete wireless 5G. La sua scommessa si basa su una tecnologia rivoluzionaria ma poco testata e su un accordo che porterà denaro tanto bisognoso per ordinare il bilancio di prestiti di Dish, che ammonta a 21 miliardi di dollari di debito, di cui 3 miliardi di dollari dovuti l’anno prossimo. “Aveva bisogno di fare mosse audaci”, afferma Roy Chua, fondatore e preside di AvidThink.

Annunciata ad agosto, la FCC ha approvato la fusione il 6 dicembre, facendo salire il titolo del 31% dal suo minimo di 3,32 dollari e contribuendo a riportare Ergen nei ranghi dei miliardari; attualmente vale 1,3 miliardi di dollari. La transazione dovrebbe chiudersi entro la fine del mese. Gli investitori sono incoraggiati dal fatto che Dish sarà ora in grado di pagare almeno il primo dei suoi enormi debiti l’anno prossimo, anche se gli analisti rimangono scettici sulla salute a lungo termine dell’azienda, soprattutto perché i debiti potrebbero continuare a crescere e l’azienda deve raccogliere miliardi in più di capitale. Non è la prima volta che Ergen ha affrontato probabilità difficili o ha escogitato un piano a lungo per tirarlo via d’uscita.


Nato in Tennessee nel 1953 da un ex fisico del Progetto Manhattan, Ergen si è fatto carico delle sue finanze all’età di 18 anni, quando suo padre è morto, rassimonando i fondi per le tasse scolastiche all’Università del Tennessee-Knoxville da lavori occasionali e vincite di poker. Dopo la laurea, ha ottenuto un MBA a Wake Forest e ha lavorato per alcuni anni come revisore dei conti e poi come analista finanziario prima di decidere che non era tagliato per essere un dipendente aziendale.

Nel 1980, si è unito alla fiorente industria della TV satellitare, fondando EchoStar (originariamente chiamata Echosphere) con la sua futura moglie, Cantey McAdam, e il suo amico Jim DeFranco, che insieme vendevano parabole satellitari dal retro di un camion. Mentre il trio attraversava un’autostrada del Colorado per installare il loro primo sistema, Ergen, guidando troppo veloce, si è visto perdere metà del suo inventario in pochi secondi mentre una raffica di vento soffiava via dal piatto che stavano trainando.

Dopo alcuni anni di installazione di parabole ai clienti in tutta la montagna occidentale rurale, ha deciso di provare a inviare satelliti nello spazio in modo da poter offrire i propri servizi di trasmissione. Con obbligazioni spazzatura e un’IPO da 63 milioni di dollari, il suo team ha messo insieme abbastanza soldi entro la fine del 1995 per lanciare il loro primo satellite, utilizzando un razzo della China Great Wall Industry Corp. che aveva un tasso di fallimento del 50%. Ergen in seguito ha detto che l’azienda avrebbe potuto immediatamente crollare se quel lancio non avesse funzionato. Così iniziò Dish Network, allora un’entità sotto EchoStar.

Nel giro di due anni, EchoStar aveva oltre 1 milione di clienti e stava aggiungendo abbonati sei volte più velocemente del suo più grande concorrente DirecTV. Bastava per collocare Ergen tra le persone più ricche della nazione. Nel 1997, è apparso per la prima volta su The Forbes 400, per un valore stimato di 500 milioni di dollari. Nello stesso anno, ha fatto notizia per un famigerato scontro con Rupert Murdoch di News Corp., che aveva accettato di unire le risorse della TV satellitare ma poi si era ritirato dall’accordo, lasciando EchoStar per morto. Ergen, furioso, lo ha citato in giudizio per violazione del contratto. È finito in imbarazzo per Murdoch, che non è riuscito a trovare partner satellitari alternativi ed è tornato a EchoStar, accettando un accordo peggiore di quello che aveva avuto in primo luogo. (I due hanno continuato ad affrontarsi per anni come concorrenti; Murdoch ha acquisito DirecTV un anno dopo che l’offerta di Ergen è fallita.)

Lungo la strada, Ergen ha sviluppato una reputazione di frugalità, compresa la richiesta dei primi dirigenti di EchoStar di condividere le camere d’albergo – cosa che ha fatto anche lui – e di prenotare voli red-eye quando possibile. Negli anni ’90, si è comprato un pass a vita su United Airlines dandogli il miglior posto disponibile su qualsiasi volo nazionale per il resto della sua vita, una decisione che ha fatto risparmiare alla compagnia “milioni di dollari”, afferma il portavoce di Dish Ted Wietecha.

Ergen non è noto per fare acquisti appariscenti, anche se ha speso almeno 65 milioni di dollari dalla fine degli anni ’80 acquistando gradualmente circa 14.400 acri di terreno ranch nel Colorado sud-occidentale che ora vale circa 120 milioni di dollari.

Nel 2008, Ergen ha trasformato Dish in una società separata, che è diventata l’attività principale, affermando che la separazione avrebbe aiutato l’espansione dei fondi e avrebbe permesso a ciascuna entità di specializzarsi (Dish sulla pay TV; EchoStar sulla tecnologia satellitare). Mentre la star di Dish si alzava, Ergen si è anche fatto alcuni nemici, guadagnandosi il titolo di “l’uomo più odiato di Hollywood” da The Hollywood Reporter e Dish come “peggiore compagnia per cui lavorare” più volte da 24/7 Wall St nei primi anni 2010. “Naturalmente Hollywood odiava Charlie”, risponde il portavoce Wietecha, perché Ergen ha introdotto la tecnologia di ad-slipping all’epoca che ha fatto arrabbiare le emittenti: “Quella lotta è solo un altro esempio di Dish che innova per conto dei consumatori”.

Non era solo Hollywood. Un flusso costante di cause legali da parte di altre aziende, clienti e dipendenti ha accusato Ergen e le sue aziende di violazioni di brevetti, distruzione di documenti, violazione del copyright, discriminazione sessuale e di disabilità e altri reati nel corso degli anni. Una volta è stato accusato di aver usato i soldi del fondo fiduciario di sua figlia (senza dire a sua moglie) di acquistare illegalmente il debito di un’altra azienda. I giudici hanno condannato Ergen e le sue aziende, con una che critica la loro “pratica sostenuta e radicata di violare la legge” e un’altra che dice che la loro condotta in tribunale “non soddisfa nemmeno il comportamento degli studenti della scuola di legge”.

Alla domanda di commentare le cause legali, il portavoce di Dish ha affermato che la società ha generalmente prevalso nel contenzioso. “Come la maggior parte delle grandi aziende che sono in attività da decenni, ci sono una serie di procedimenti legali a cui si può indicare o chiamare”, afferma il portavoce. “È facile scegliere tra loro per dipingere qualsiasi falsa narrazione tu voglia”.

Ergen ha anche ripetutamente fatto arrabbiare la FCC per aver usato manovre oscure nelle aste e non aver rispettato alcune delle scadenze di licenza di Dish.

“Non credo che si possa dire che questo era “un tempo grande business””, afferma Craig Moffett, amministratore delegato di MoffettNathanson. “Devi davvero passare attraverso la storia di Dish e cercare di trovare qualcosa di lode, e non è facile”.

A suo merito, Ergen ha visto arrivare il declino della sua industria e ha cercato di creare nuove linee di vita. Ha comprato il Blockbuster in bancarotta per 320 milioni di dollari nel 2011, sperando di utilizzare la sua biblioteca per creare un concorrente Netflix e i suoi negozi per vendere un futuro servizio wireless, ma nessuno dei due è successo (ha detto che era troppo tardi per il primo obiettivo e troppo presto per il secondo). Ha lanciato il primo servizio di streaming TV in diretta, Sling TV, nel 2015. La sua crescita si è rapidamente bloccata, però, tra la concorrenza di artisti del calibro di YouTube TV e Hulu Live.

Un ex dirigente di Dish incolpa una “porta girevole” della leadership dell’azienda per i problemi di Sling. Nel decennio fino al 2022, 24 persone hanno ruotato attraverso il team di dirigenti dell’azienda (che variava in dimensioni da 7 a 14); tre sono rimaste meno di un anno. (“Contabilità per i dirigenti che sono andati in pensione, l’attrito è stato pari o inferiore alle medie del settore”, afferma il portavoce di Dish.) Non ha aiutato il fatto che le stock option dei dirigenti di Dish, in cui sono pesantemente compensate, non siano valse molto da anni, dato il prezzo delle azioni in crate.

“Perché dovresti rimanere se riesci a vedere la traiettoria del titolo?” dice l’ex dirigente. “Charlie era incredibilmente intelligente, un visionario. In realtà poteva vedere dietro gli angoli. Penso che il suo problema sia probabilmente la sua testardaggine. Probabilmente ha perso denaro in valore non volendo pagare le persone e dovendo ricominciare tutto da capo nei posti di comando chiave”.

Ora, Ergen pensa di aver trovato un’altra scialuppa di salvataggio: il 5G. Dal 2008, ha acquisito in modo criptico le licenze per lo spettro, le bande di frequenze radio su cui viaggiano le comunicazioni wireless e che sono regolate dalla FCC. Entro il 2020, era seduto su un enorme portafoglio di licenze che stavano per scadere prima di poterle usare.

È stato allora che ha ricevuto la sua ultima tregua di 11 ore, da un’indagine antitrust: la FCC stava discutendo se consentire una fusione tra due dei quattro principali operatori di telefonia cellulare degli Stati Uniti, T-Mobile e Sprint. Piuttosto che vietare la mossa, la commissione ha ideato l’insolito piano di aiutare un nuovo operatore a ottenere le risorse per sostituire Sprint come quarto giocatore sul mercato. Dish, con la sua montagna di prezioso spettro, era l’unica azienda che poteva ricoprire il ruolo.

Quindi T-Mobile e Sprint sono stati autorizzati a unire le forze e Dish ha ricevuto estensioni di licenza di spettro e l’attività wireless prepagata di Sprint, a condizione che Dish sviluppasse un’attività postpagata mentre costruiva la propria rete 5G a velocità record.

Ergen ammette che correre a rispettare le scadenze della FCC ha significato che il team Dish ha dovuto andare “avanti davanti ai nostri sci”, come ha detto nella più recente chiamata agli utili di Dish. “Stiamo facendo qualche errore in più di quanto probabilmente vorremmo fare”, ha detto. Inizialmente hanno avuto problemi a integrare i pezzi della rete e gli analisti dicono di aver fatto un cattivo lavoro di marketing sia di Boost Infinite, il nuovo servizio wireless postpagato di Dish. I numeri iniziali di Boost Infinite non sono incoraggianti: Dish ha perso 225.000 clienti nell’ultimo trimestre tra prepagato e postpagato.

Inoltre, le telecomunicazioni sono un’industria estremamente ad alta intensità di capitale, quindi Ergen ha avuto bisogno di affondare miliardi nella sua rete molto prima di riavere un centesimo indietro. Nonostante abbia 3 miliardi di dollari di debito in scadenza l’anno prossimo e 21 miliardi di dollari di debito totale, Dish ha solo 3 miliardi di dollari in attività correnti. La società ha riportato una perdita netta di 139 milioni di dollari lo scorso trimestre e ha un rapporto di leva finanziaria di quasi 11 volte l’EBITDA, ben al di sopra delle due o tre volte la media per le società di telecomunicazioni, secondo un’analisi della società di ricerca MoffettNathanson.

“Realisticamente, non c’è più modo di finanziare l’attività”, dice Craig Moffett dell’azienda. “Sembra che questa attività sia destinata alla bancarotta. È solo una questione di quando.”

Gli analisti ritengono che sia per questo che Ergen ha deciso ad agosto di riunire Dish ed EchoStar. La mossa gli consentirà di utilizzare la posizione di cassa netta positiva di quest’ultimo (2,5 miliardi di dollari in attività correnti contro 1,5 miliardi di dollari di debito) per pagare almeno il primo dei prestiti di Dish, dandogli un po’ di respiro. La FCC ha approvato la fusione, che dovrebbe chiudersi entro la fine di questo mese e designerà EchoStar come società principale e Dish come filiale.

Ergen è finora un “sopravvissuto”, riconosce Moffett, in quanto ha molte volte aggirato la catastrofe. “Sì, ha vissuto per combattere un altro giorno, ma ogni volta meno un altro arto, al punto che ora è una specie di Cavaliere Nero nei film di Monty Python”. In una scenetta del Santo Graal, quel cavaliere viene macellato fino a quando non è un busto sanguinante e senza arti, che sbava per una lotta che non ha alcuna possibilità di vincere.

Ergen deve continuare a competere con giganti affermati come T-Mobile, AT&T e Verizon nel wireless postpagato, almeno per ora, per soddisfare i requisiti della FCC. Ma il modo in cui lo dice, la vera via d’uscita da questo casino è il suo software 5G all’avanguardia. Sta creando la prima “rete di accesso radio aperta” degli Stati Uniti, o O-RAN, che è nativa del cloud e destinata ad essere più economica di altre reti wireless e fornire più velocità, affidabilità e opzioni per i consumatori. O-RAN dovrebbe essere utile per le reti 5G private, in particolare nei luoghi di lavoro in stile campus. Verizon, AT&T e T-Mobile stanno anche iniziando a competere per questo nascente mercato “enterprise”, ma non hanno le capacità O-RAN di Dish.

“Penso che sia lì che alla fine la partita sarà vinta e persa per noi”, ha detto Ergen nella recente chiamata ai guadagni.

O-RAN è ancora giovane e alcuni esperti avvertono che potrebbe essere più costoso del sperato e portare rischi per la sicurezza. Finora il mercato delle applicazioni 5G private è stato più lento ad emergere del previsto, in parte perché l’occupazione di persona è crollata durante la pandemia ed è stato lento a riprendersi.

“Le reti 5G private potrebbero essere una linea di entrate significativa per Verizon entro il ’25”, afferma Ric Prentiss, capo della ricerca sulle telecomunicazioni presso Raymond James. “Ora, se sei Dish, ’25 sembra un’eternità di distanza in questo momento”.

Potrebbe sembrare abbastanza lontano anche per il più grande azionista di Dish, Ergen, che ha visto quasi 20 miliardi di dollari di ricchezza personale scomparire nell’ultimo decennio mentre l’ex giocatore d’azzardo è passato da un piano di inversione di inversione all’altro alla ricerca della scommessa perfetta per riconquistare le sue perdite.

“Non si sa mai con Charlie”, dice Roy Chua di AvidThink. “Come è stato dimostrato anno dopo anno più e più volte, non è mai il caso di darlo per spacciato. Mai.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.