Rileggendo questo pezzo scritto tre anni e mezzo fa, il fantasma della patrimoniale è ancora lì, fedele al suo posto. Ma quello che è cambiato radicalmente — e di cui vale la pena parlare — non è la probabilità che arrivi, bensì la capacità dello Stato di colpirti se decidesse di farlo.
Nel 1992 Amato prelevò il 6 per mille dai conti correnti perché era l’unico strumento tecnologicamente disponibile in tempi rapidi. Le banche dovettero faticare per elaborare i dati — e qualcuno riuscì comunque a portare i soldi al mattone, al contante, all’estero. Oggi quella finestra non esiste più.
Lo Stato sa tutto
Non è un’esagerazione, è un fatto tecnico. Ogni intermediario finanziario — banca, posta, SIM, assicurazione, gestore patrimoniale — comunica due volte l’anno all’Anagrafe dei Conti dell’Agenzia delle Entrate il saldo di ogni conto, il totale dei movimenti in entrata e in uscita, la presenza di cassette di sicurezza e il numero di volte che sono state aperte. Conti correnti, depositi titoli, polizze, fondi pensione: tutto.
Sul fronte immobiliare, il catasto è digitalizzato e incrociato con le compravendite recenti: l’amministrazione finanziaria ha una stima aggiornata del valore di mercato di ogni immobile, non solo della rendita catastale ottocentesca.
La falsa sicurezza delle SICAV estere e dei conti all’estero
Qui vale la pena essere brutalmente chiari, perché è l’equivoco più diffuso — e più costoso. Molti pensano che avere il patrimonio investito in SICAV di diritto lussemburghese, irlandese o francese, oppure un conto presso una banca svizzera o austriaca, li metta al riparo da una eventuale patrimoniale italiana. È una illusione pericolosa.
Il motivo è semplice: lo Stato non viene a prelevare i soldi dal tuo conto estero. Ti notifica l’importo dovuto e sei tu — residente fiscale italiano — a dover trovare i soldi per pagarlo. Le tue SICAV irlandesi, il tuo conto a Ginevra, il tuo deposito titoli a Vienna: puoi tenerli dove vuoi. Dovrai liquidarli tu per onorare il debito con il fisco italiano.
E comunque lo Stato li conosce già. I 100 paesi aderenti al Common Reporting Standard dell’OCSE — Svizzera, Lussemburgo, Irlanda, Austria, e praticamente ogni piazza finanziaria europea inclusa — trasmettono automaticamente ogni anno alle autorità fiscali italiane i dati di ogni contribuente residente in Italia che detiene conti o investimenti da loro. Non è una possibilità: è già operativo da anni. L’Agenzia delle Entrate sa cosa hai a Zurigo meglio di quanto tu non ricordi.
▶ L’unica vera via di uscita è trasferire la residenza fiscale all’estero in modo genuino e permanente. Non è evasione, è una scelta di vita con costi e vincoli precisi. Tutto il resto è rassicurazione psicologica senza fondamento giuridico.
E i Bitcoin? Dipende da quando li hai comprati
Negli anni dei pionieri — diciamo fino al 2017, quando le crypto erano ancora territorio di entusiasti e cypherpunk — era possibile acquistare Bitcoin in modo sostanzialmente anonimo: exchange non regolamentati, peer-to-peer, wallet generati offline, chiavette USB conservate in un cassetto. Quel Bitcoin lì, se non è mai transitato per un exchange regolamentato e non è mai stato dichiarato, è potenzialmente invisibile al fisco. Potenzialmente.
Ma chi ha comprato Bitcoin negli ultimi anni — su Coinbase, Binance, Young Platform, o tramite ETF e ETP quotati — vive in un mondo completamente diverso. Dal 2023 la normativa europea MiCA e il framework DAC8 impongono a tutti gli exchange e i fornitori di servizi crypto operanti in Europa di raccogliere i dati dei clienti e comunicarli alle autorità fiscali, esattamente come fanno le banche. L’Agenzia delle Entrate italiana ha già avviato campagne di compliance sui detentori di crypto non dichiarate, incrociando i dati degli exchange con le dichiarazioni dei redditi.
Chi detiene Bitcoin tramite ETF o ETP quotati su Borsa Italiana o su Euronext — i cosiddetti prodotti “regolamentati” che tanto vanno di moda — è nella situazione più trasparente di tutti: il suo intermediario italiano comunica tutto, automaticamente, due volte l’anno. Nessun vantaggio rispetto a un qualsiasi deposito titoli tradizionale.
▶ L’idea del Bitcoin come rifugio invisibile dalla patrimoniale appartiene ai tempi eroici delle chiavette USB. Oggi, salvo casi molto specifici di detenzione old-school in self-custody mai toccata da exchange regolamentati, è una favola raccontata nei gruppi Telegram da chi non ha letto la normativa. — Gianni & Claude
Il Roosevelt 2026 ha un algoritmo
Se lo Stato decidesse domani mattina di applicare una patrimoniale del 20% — ipotesi estrema ma non fantascientifica in uno scenario di crisi sistemica — l’Agenzia delle Entrate sarebbe in grado di fotografare il patrimonio di ogni contribuente alla data X, calcolare l’importo dovuto e mandare la notifica via PEC entro pochi giorni. Senza bisogno di bussare alla porta di nessuna banca. Senza che tu possa fare nulla la notte prima. Il Roosevelt del 2026 non ha bisogno dell’FBI e dei droni per scovare chi nasconde l’oro sotto il materasso. Ha un algoritmo.
La conclusione rimane invariata rispetto al 2022: una patrimoniale esplicita è improbabile perché politicamente tossica. Ma la consapevolezza che — se arrivasse — non esisterebbe più alcuna via di fuga è un fatto con cui fare i conti. La patrimoniale strisciante — bollo sul deposito titoli, IMU, erosione delle detrazioni, inflazione — è già in corso da anni. E a quella nessun algoritmo serve: la paghi e basta.
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Disclaimer — Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria, legale o fiscale. Le informazioni contenute non devono essere interpretate come raccomandazioni di investimento. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione finanziaria, si raccomanda di consultare un consulente qualificato. Per ulteriori informazioni leggere il disclaimer completo.
Uno degli incubi ricorrenti del risparmiatore italiano e’ la Patrimoniale… la paura che lo Stato si appropri di una parte del suo patrimonio per far fronte a delle emergenze nazionali. E ogni volta che la situazione politico\economica peggiora ( lo spread, la guerra, la BCE etc ) la paura si riacutizza, le voci corrono incontrollate e chi si spaventa cerca il sistema di sfuggire alla eventuale mannaia:
Leggi tutto: Un fantasma si aggira per l’Italia…la Patrimoniale….. e continua a farlo…
Se arriva una Patrimoniale e’ possibile sfangarla? NO! e perché? Come cantava Jannacci Perché no!

Cominciamo dal principio: lo Stato può imporre arbitrariamente una Patrimoniale? e lo Stato di Diritto? e la Costituzione che tutela il risparmio? Tutte balle: come già spiegava Hobbes a fine Settecento nel suo “Leviatano” lo Stato ha il monopolio della forza ergo può fare quello che vuole.
Chi avrebbe mai immaginato solo tre anni fa che 50 milioni di italiani sarebbero stati chiusi in casa e la polizia con i droni a dar la caccia a chi faceva jogging? eppure….
Adiamo ad esaminare cosa e’ successo prima di pensare a cosa può’ succedere…

Roosevelt (Il Presidente Usa mica Stalin) il 5/4/1933 emanò l’Ordine esecutivo 6102 che obbligava tutti i cittadini americani in possesso di oro a cederlo allo stato al prezzo di 20,67 $ all’oncia. Possedere più di 5 once d’oro divenne un reato federale punibile con il carcere e l’FBI fu incaricata di scovare i renitenti… Rastrellato tutto l’oro e stivatolo nei forzieri di Fort Knox il dollaro venne svalutato a 35$ l’oncia (prezzo che sopravvisse fino al 1971 quando Nixon lo rese inconvertibile). Quindi chi aveva oro venne di fatto depredato del 70% del valore…. Gli Usa erano nel pieno della grande depressione, la gente non fidandosi – a ragione le banche fallivano come mosche – comperava oro per salvarsi e non spendeva etc etc etc. pero’…

Stalin invece nel 1947 si limitò a togliere uno zero ai libretti di risparmio che i russi avevano nella posta e nelle banche. Li’ il discorso era diverso: in una Russia uscita con grandissimi danni materiali e umani dalla guerra i beni di consumo già scarsi si erano ancora più rarefatti. La gente aveva i soldi ma non c’era niente da comperare ergo meglio togliergli anche l’illusione…

E veniamo ad Amato – il collezionista di pensioni e prebende di regime – e a quella notte del 9 luglio 1992 quando per far fronte allo stato di crisi il governo presieduto da Amato decise il prelevamento forzoso dai conti degli italiani del 6 per mille sui saldi del giorno prima. E Banche e Posta – con un poco di fatica che allora l’informatizzazione non era cosi’ avanti – prelevarono e versarono.
E adesso?
Cosa potrebbe succedere? di tutto perché rispetto a 30 anni fa il controllo dello Stato grazie alla digitalizzazione quasi totale della società è molto più pervasivo. In soldoni: Amato allora colpì i conti correnti perché era l’unica maniera per avere i soldi subito mentre ora lo Stato conosce vita morte e miracoli di ognuno di noi e con una patrimoniale può colpire tutto il patrimonio.
Cominciamo con il dire che già da qualche anno ogni intermediario finanziario, Banca, Posta, Sim, Assicurazione deve comunicare due volte all’anno saldo di ogni conto, il totale dei movimenti entrata\uscita, la presenza di cassette di sicurezza e nr. di volte che sono state aperte.
Dal lato immobili e terreni questi sono già online da un pezzo, di più al di la’ delle rendite catastali dalla media delle compravendite dell’ultimo anno l’amministrazione finanziaria può estrarre una stima abbastanza precisa del valore dell’immobile.
Quindi quel giorno che lo Stato decidesse di fare una patrimoniale del 30% (perché del 30%? con un debito pubblico pari al 150% del Pil una patrimoniale del 5 o del 10% sarebbe un pannicello caldo che non risolverebbe il problema e otterrebbe il risultato di spaventare i risparmiatori facendo crollare la fiducia… quindi se ci deve essere che la botta sia forte e risolutiva) l’amministrazione finanziaria e’ in grado di fotografare la situazione patrimoniale del cliente in quel giorno e mandargli per email la cifra da pagare..
ma se io….
Io se si vocifera di patrimoniale prelevo i miei soldi e li tengo a casa oppure mi faccio fare un assegno circolare a mio nome e poi passato l’allarme lo faccio annullare.
Posto che con la legge attuale (2022) i pagamenti per contanti sopra il 2,000 euro sono vietati e quindi se uno ha prelevato del contante li deve avere per forza a casa un software è sempre in grado di tenerne conto. Idem per i circolari.
Io tutte Sicav di diritto estero: quelli lo Stato non me li può toccare.
Mica te le tocca.. lo Stato ti dice che devi pagare mettiamo 100.000 euro: sarai tu a dover liquidare le Sicav per avere i soldi da dare allo Stato.
Io ho aperto un c/c in Svizzera e i miei soldi li tengo li’ voglio proprio vedere come fa lo Stato a prelevarmeli.
Stesso discorso delle Sicav: il tuo c/c svizzero lo devi segnalare ogni anno nella denuncia dei redditi per il semplice motivo che la Svizzera e’ nella White List cioè’ fra quei paesi che si scambiano le informazioni finanziarie dei clienti di altra nazionalità: La Svizzera ogni anno manda alla Agenzia delle entrate la lista degli italiani che hanno conti e proprietà da loro e questa la incrocia con le denunce dei redditi e se uno si è “dimenticato” di segnalare si becca un multone da cavare la pelle… quindi lo Stato lo sa benissimo che nel tuo patrimonio ci sono anche quei soldini.
Io non pago e basta tanto qui in Italia non ho niente, ho tutto all’estero.
E tu pensi che se uno Stato è così disperato da aver bisogno di mettere una patrimoniale non dichiara reato penale passibile di arresto e galera il non pagare… Se a suo tempo lo fece Roosevelt…
L’unica maniera per sfuggire ad una patrimoniale – e agli altri balzelli fiscali italiani – é fare come il mio amico Russia (e’ il suo nick in un forum di finanza) che ha venduto tutto qui in Italia ed ha portato i suoi soldi in Svizzera trasferendo la residenza a Malta. Si e’ cancellato dall’anagrafe e si e’ iscritto all’Aire quindi tasse in Italia non ne paga più. Deve stare fuori dell’Italia per almeno sei mesi e un giorno però se no per il fisco ritorna italiano residente con annessi e connessi.
Ma arriverà una patrimoniale?
A mio modesto parere no perché il debito pubblico italiano per quanto grande è perfettamente sostenibile. Sarebbe una misura disperata presa in tempi talmente disperati che a quel punto la patrimoniale sarebbe l’ultimo dei problemi…
Anche perché una patrimoniale a ben guardare c’e’ già, anzi due:
Il bollo sul deposito titoli del 2 per mille che si paga indipendentemente dal reddito già tassato a parte di quei titoli, e l’Imu sugli immobili che si paga a prescindere.
E’ più facile che lo Stato continui nella sua politica di aumentare in maniera omeopatica le tasse che ci sono già sapendo che di fronte a piccoli aumenti la gente brontola ma non fa niente.