SpaceX: cronache dal dopo Ipo

SpaceX: cronache dal dopo-IPO — Abbiamo seguito passo per passo tutta la corsa verso l’IPO più grande della storia. Ora che SpaceX è quotata, questo thread segue ciò che viene dopo: come cambia la competizione nell’ecosistema spazio, chi vince e chi perde, se la visione di Musk regge all’esame dei risultati trimestrali. Cronache in divenire.


Elenco degli articoli di questo thread


26/06/26 – SpaceX: i ribassisti nel mirino di 5,4 miliardi di acquisti indicizzati

SpaceX – ingresso nei grandi indici e pressione sui short seller

Conflitto di interesse (COI): L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo: SATS.

Il rally post-IPO di SpaceX ha perso smalto. Il titolo ha ceduto circa un quarto del valore dopo i primi tre giorni euforici. I ribassisti si stanno organizzando. Ma nelle prossime due settimane incasseranno una brutta sorpresa: miliardi di dollari in acquisti meccanici, totalmente indifferenti alla valutazione.

Chi scommette contro SpaceX sta per scontrarsi con una forza difficile da contrastare: l’ingresso del titolo nei grandi indici di mercato, con i relativi flussi di acquisto obbligati da parte dei fondi passivi.

Il calendario dell’inclusione

FTSE Russell aggiungerà SpaceX ai suoi principali benchmark statunitensi e globali — incluso il Russell 1000 — con effetto da lunedì 30 giugno, al termine della ricostituzione semiannuale programmata. SpaceX aveva i requisiti per l’ingresso accelerato (dopo soli cinque giorni di negoziazione), ma l’IPO è caduta durante i tre settimane di blackout che precede la ricostituzione, quindi il titolo entra con il ciclo ordinario. Circa una settimana dopo, sarà la volta del Nasdaq 100.

Bloomberg Intelligence stima acquisti complessivi obbligati dai fondi indicizzati per almeno 5,4 miliardi di dollari: circa 500 milioni legati al Russell 1000 e altri 4,9 miliardi al Nasdaq 100. Se si aggiungono i gestori attivi che seguono l’indice e vogliono mantenere la neutralità di mercato, la domanda potenziale sul Russell 1000 sale fino a 8,2 miliardi, pari a oltre il 10% del flottante pubblico.

Nel Russell 1000, SpaceX avrebbe un peso stimato dello 0,136%, posizionandosi come 118° titolo per capitalizzazione (sulla base del prezzo di chiusura del 12 giugno a $160,95). Nel Nasdaq 100 — che applica a SpaceX un moltiplicatore triplo del flottante — la ponderazione iniziale è attesa tra 0,6% e 0,7%, con l’ETF Invesco QQQ da 495 miliardi di dollari come principale veicolo interessato.

Il mercato del prestito titoli: short interest in salita, costi in calo

SpaceX – dati sul prestito titoli e short interest (S3 Partners / S&P Global)

I dati di S3 Partners mostrano che circa 45 milioni di azioni — pari al 7% del flottante pubblico — sono attualmente disponibili per il prestito, con un costo di finanziamento attestato intorno allo 0,6%, il doppio rispetto a un titolo “facile” come Tesla ma ancora su livelli gestibili. S&P Global Market Intelligence rileva che lo short interest è salito allo 0,6% del flottante, mentre il borrow fee è sceso dal 2,5% iniziale a circa lo 0,3%, segnale che l’offerta di titoli in prestito si è espansa abbastanza rapidamente da assorbire la domanda ribassista senza creare pressioni sul finanziamento.

«L’offerta si è espansa abbastanza rapidamente da assorbire la domanda senza creare pressioni significative», osserva Matt Chessum di S&P Global. I dati sul prestito titoli suggeriscono un’impostazione prudente sul breve termine, con probabile consolidamento o leggera discesa salvo rientro di nuovi acquirenti.

La trappola del lock-up

Nel breve periodo, i fondi passivi sono strutturalmente long e devono comprare. I ribassisti sono in salita controcorrente. Ma la dinamica si invertirà quando scadranno i lock-up sugli insider: in quello scenario, la pressione di vendita da parte degli azionisti di lungo corso potrebbe portare il titolo verso il basso, e i fondi passivi — che adeguano i pesi in funzione della capitalizzazione — smetterebbero di sostenere il prezzo, amplificando anziché attutire il movimento ribassista.

«Il lubrificante per i ribassisti è la scadenza dei lock-up pre-IPO, quando i lunghi con grandi profitti latenti vendono in parallelo con i corti», spiega Ihor Dusaniwsky di S3 Partners.

Per gli investitori del paniere spaziale che seguiamo su FSM — in particolare SATS/EchoStar, che detiene azioni SpaceX ricevute nell’ambito dell’accordo sullo spettro — le prossime settimane offrono una finestra di relativa stabilità artificiale, sostenuta dalla domanda indicizzata. La vera prova arriverà con i lock-up. Teniamo il radar acceso.

Fonte: Bloomberg Intelligence / S3 Partners / S&P Global Market Intelligence, 26 giugno 2026. Commento editoriale: Gianni & Claude (Anthropic) per Filosofare sui Mercati.


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I contenuti di questo blog hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza finanziaria, legale o fiscale. Le opinioni espresse sono personali e non impegnano soggetti terzi. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Prima di prendere decisioni di investimento, consulta un professionista abilitato. Leggi il disclaimer completo. Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

21/06/26 – Sole 24 Ore: SpaceX

Sole 24 Ore: SpaceX

17/06/26 – SpaceX negli indici mondiali: flottante, ETF spaziali e “Musk Premium”

 


Conflitto di interesse (COI): L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo: SATS, ARKX

Vito Lops ha intervistato Lorenzo di JustETF su una domanda che circola tra gli investitori retail: SpaceX ha superato la capitalizzazione di Amazon e punta ai 2.000 miliardi di dollari, eppure gli ETF spaziali non registrano performance altrettanto entusiasmanti. Il motivo sta in un concetto spesso trascurato: il flottante reale.

1. Il “Caso” SpaceX: capitalizzazione record vs flottante reale

I grandi indici — e di conseguenza gli ETF che li replicano — non pesano le aziende in base alla capitalizzazione di mercato totale, bensì sul flottante reale, ossia la quota di azioni effettivamente scambiata sul mercato. Nonostante le cifre astronomiche della valutazione complessiva, SpaceX ha quotato solo una piccola frazione (circa il 4-5%) del suo valore totale, pari a circa 70-80 miliardi di dollari. Di conseguenza, negli indici globali il suo peso specifico iniziale sarà molto contenuto (tra lo 0,5% e l’1%), non paragonabile a colossi come Apple, Microsoft o Amazon.

2. Le regole di inclusione nei grandi indici (S&P 500, MSCI, NASDAQ)

L’ingresso di una mega-cap come SpaceX nei panieri mondiali non è immediato e segue regole ben precise a seconda dell’indice:

  • S&P 500 — nessun ingresso per almeno un anno. L’indice richiede criteri rigidi: almeno un anno di negoziazione pubblica; redditività dimostrata (utili positivi per almeno 4 trimestri consecutivi — al momento SpaceX investe massicciamente e non genera utili costanti, con un parallelo evidente con Tesla, quotata nel 2010 ma inserita nell’S&P 500 solo nel 2020); un flottante minimo superiore al 10% (SpaceX è al 4-5%). Il comitato dell’S&P 500 si è riunito ma ha scelto di non fare eccezioni.
  • MSCI World & FTSE All-World — ingresso rapido. Avendo regole meno stringenti sul flottante e basandosi maggiormente sulla capitalizzazione totale, questi indici globali includeranno SpaceX in tempi brevi (attorno al 20-25 giugno 2026), sfruttando criteri di inserimento accelerati.
  • NASDAQ 100 — regole modificate ad hoc. Il Nasdaq ha modificato il proprio regolamento introducendo una fast entry per le mega-cap (pensando anche alle future quotazioni di OpenAI e Anthropic). SpaceX rientra tra le prime 40 aziende del listino per capitalizzazione ed entrerà circa 15 giorni dopo l’IPO (fine giugno/inizio luglio). Per dare maggiore rilevanza, il Nasdaq utilizzerà un moltiplicatore (×3) sul calcolo del suo flottante, garantendole un peso leggermente superiore rispetto ad altri indici.

3. Dinamiche di flusso e volatilità futura

L’intervista evidenzia due fasi tecniche cruciali per il movimento del titolo nei prossimi mesi:

  1. Pressione in acquisto (breve termine). Nei prossimi 20-30 giorni si verificherà un’ondata di acquisti “forzati” da parte dei gestori di ETF passivi che replicano indici come MSCI o NASDAQ, i quali dovranno inserire il titolo in portafoglio.
  2. Pressione in vendita (medio termine). Al termine del periodo di lock-up — il vincolo che impedisce agli insider e a Elon Musk di vendere azioni subito dopo l’IPO — molti investitori della prima ora potrebbero monetizzare i profitti, aumentando l’offerta di titoli sul mercato e creando potenziale volatilità.

4. La realtà degli ETF spaziali e il “Musk Premium”

Analizzando gli ETF tematici sullo spazio tramite la piattaforma JustETF, esistono attualmente pochissimi prodotti focalizzati (solo 3 significativi). Molte delle aziende incluse sono realtà minori o focalizzate su segmenti specifici — come Planet Labs, che si occupa di dati e immagini satellitari della Terra — e non replicano il modello di business di SpaceX. Molti ETF tematici richiedono che la maggior parte dei ricavi derivi puramente dall’esplorazione spaziale.

SpaceX si sostiene oggi prevalentemente grazie a Starlink (connettività internet a banda larga da orbita bassa) ed è una holding a più teste che sinergizza i lanci vettoriali (Starship), le telecomunicazioni e l’intelligenza artificiale tramite l’integrazione di xAI e l’LLM Grok. Il titolo viaggia a multipli elevati (Prezzo/Utili superiore a 100): il mercato sta incorporando nel prezzo attuale scenari futuri altamente speculativi, come i data center nello spazio o l’esplorazione di Marte. Questa valutazione estrema è sostenuta dal cosiddetto “Musk Premium” — simile al premio storicamente concesso a Warren Buffett — alimentato da una fortissima base di investitori retail che acquistano sulla scia del momentum emotivo, ignorando i fondamentali tradizionali.

Conclusioni e prospettive

Chi possiede piani di accumulo (PAC) su indici globali core come l’MSCI World vedrà SpaceX entrare nel proprio portafoglio entro fine mese, ma con un impatto minimo che non sarà in grado di trainare o far crollare l’intero paniere. Il settore spaziale è affascinante ma ancora privo di storici finanziari solidi su cui fare backtest, e gran parte del valore attuale di SpaceX poggia su promesse tecnologiche a lunghissimo termine.


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Questo articolo ha finalità informative ed educative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. I mercati finanziari comportano rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione, consultare un professionista abilitato. Leggi il nostro disclaimer.
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16/06/26 – SpaceX estende il rally post-IPO mentre l’accordo con Cursor ne rafforza le ambizioni nel campo dell’IA

L’autore non detiene posizioni in titoli citati in questo articolo.

Fonte: Briefing.com

SpaceX (SPCX) sta estendendo il suo potente rally post-IPO dopo aver annunciato un accordo interamente in azioni per acquisire Anysphere, la società dietro la piattaforma di programmazione tramite IA Cursor, in una transazione che implica un valore azionario di 60,0 miliardi di dollari per Cursor. L’accordo rafforza le più ampie ambizioni della società relative a una piattaforma di IA, ma aggiunge anche rischi di diluizione, integrazione, regolamentazione e valutazione mentre il titolo si trova ancora nella fase iniziale di price discovery post-IPO.

  • Struttura dell’accordo: Gli azionisti di Cursor riceveranno azioni SPCX di Classe A sulla base di un VWAP (prezzo medio ponderato per i volumi) di sette giorni prima della chiusura, rendendo la diluizione finale direttamente sensibile alla quotazione del titolo fino al completamento dell’operazione.
  • Contesto sulle opzioni precedenti: La transazione fa seguito a un precedente quadro di opzioni e partnership, quindi non si tratta di un improvviso perno strategico, bensì della mossa formale per approfondire una relazione già legata alla roadmap sull’IA di SPCX.
  • Configurazione del momentum: Le azioni erano già salite di circa il 40% sopra il prezzo di IPO entro la fine del secondo giorno di contrattazioni, dimostrando che la scarsità, l’entusiasmo dei piccoli risparmiatori e la domanda istituzionale stavano guidando la price discovery prima dell’annuncio odierno.
  • Asset software di IA: Cursor fornisce a SPCX un’attività di strumenti per sviluppatori basati su IA in rapida scalabilità e con un potenziale di monetizzazione a livello enterprise, rendendo l’accordo qualcosa di più di una semplice estensione narrativa delle ambizioni di IA della società.
  • Logica dell’ecosistema IA: In precedenza, l’attenzione degli investitori si era concentrata sulla più ampia visione dell’infrastruttura di IA della società a seguito della combinazione con xAI, quindi Cursor si inserisce nella tesi esistente di costruire un ecosistema di IA che spazi tra software, calcolo, connettività e infrastruttura orbitale.
  • Complessità strategica: SPCX viene già valutata come una piattaforma per i lanci, Starlink, il “satellite-to-cell”, la difesa, xAI e l’infrastruttura di IA; l’aggiunta di Cursor amplia le opportunità ma estende anche la superficie di esecuzione.
  • Rischio di valutazione: La società rimane estremamente costosa rispetto ai ricavi e agli utili attuali (P/S superiore a 130x), con forti perdite, un flusso di cassa libero negativo e massicce spese in conto capitale guidate dall’IA che lasciano poco spazio a passi falsi nell’esecuzione.

L’Analisi dell’Analista di Briefing.com

L’annuncio di oggi rafforza la narrativa della piattaforma di IA di SPCX in un momento in cui gli investitori stanno già premiando il titolo per il suo valore di scarsità e per l’opzionalità a lungo termine. L’attrattiva è evidente: Cursor aggiunge un asset software di IA di alto profilo con un potenziale di ricavi enterprise, offrendo alla società un ponte più diretto tra la produttività degli sviluppatori, le applicazioni di IA e le sue più ampie ambizioni relative a xAI e alle infrastrutture.

Tuttavia, l’accordo aumenta anche la complessità della storia, perché gli investitori ora devono sottoscrivere non solo i lanci, Starlink, Starship, il satellite-to-cell, la difesa e il calcolo orbitale, ma anche una complessa integrazione di software di IA. La struttura interamente in azioni rende la transazione meno onerosa in termini di liquidità, ma crea anche una diluizione che dipenderà dal livello a cui SPCX scambierà fino alla chiusura. La prossima prova sarà verificare se il management saprà spiegare come Cursor si inserisca a livello finanziario e strategico, dimostrando al contempo che le crescenti ambizioni della società nel campo dell’IA possano alla fine produrre una generazione di cassa duratura, anziché aggiungere semplicemente un altro strato di opzionalità a prezzo di premio.


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Questo articolo riporta l’analisi di Briefing.com a scopo informativo ed educativo e non costituisce consulenza finanziaria. Leggi il nostro disclaimer. — Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

15/06/26 – Come SpaceX potrebbe stravolgere i titoli del settore energetico (Barron’s)

Conflitto di interesse (COI): L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo: RKLB, TSLA.

Fonte: Laura Sanicola, Barron’s, 15 giugno 2026. Traduzione e adattamento: Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu.

La compagnia aerospaziale potrebbe rappresentare una minaccia per le utility e le altre aziende energetiche con l’inizio del lancio di data center in orbita.

Un razzo SpaceX Falcon 9 è decollato l’8 giugno 2026, schierando in orbita 29 satelliti Starlink. La visione di Elon Musk di portare i data center nello spazio ha ricevuto una spinta da 75 miliardi di dollari grazie alla recente IPO di SpaceX (SPCX). Questo evento potrebbe segnare un punto di svolta per l’industria energetica, proprio mentre Musk punta a scardinare il business dell’alimentazione legata all’Intelligenza Artificiale.

L’obiettivo di Musk è lanciare un milione di satelliti che funzionino come un immenso data center in orbita, sfruttando la radiazione solare decisamente più disponibile e intensa nello spazio rispetto alla Terra. Inoltre, il problema del NIMBY (Not In My Back Yard) che affligge i data center terrestri verrebbe azzerato.

Per ora, il piano sembra un’impresa titanica. SpaceX punta a lanciare diversi razzi al giorno con il suo sistema Starship, attualmente ancora in fase di test. L’intera operazione sarà economicamente sostenibile solo se SpaceX riuscirà ad abbattere drasticamente i costi di lancio per singolo carico utile.

Gli analisti definiscono tuttavia l’IPO come un evento di “scalabilità”, dato che ha raccolto la liquidità necessaria per accelerare il progetto. SpaceX ha dichiarato di puntare al biennio 2027-2028 per iniziare il lancio regolare dei satelliti. Non è sola in questa corsa: tra gli altri player che sviluppano data center spaziali figurano anche Alphabet e la Blue Origin di Jeff Bezos.

Cosa significa l’IPO per le aziende energetiche?

Per il momento, non molto. L’industria dell’IA è ancora affamata di energia, la domanda sta accelerando e le previsioni di crescita sono riviste al rialzo. Anche se tutto andasse secondo i piani di SpaceX, la vera minaccia per le utility terrestri non arriverà prima di almeno un decennio, secondo gli analisti e gli scienziati intervistati.

Tuttavia, SpaceX va monitorata attentamente per il suo potenziale disruptivo a lungo termine. Il “valore terminale” delle aziende energetiche tradizionali potrebbe iniziare a vacillare, mettendo sotto pressione i loro multipli di borsa. Utility, operatori di gasdotti e produttori di apparecchiature come Caterpillar, GE Vernova e Bloom Energy potrebbero risentirne.

Perché spostare i data center nello spazio?

Oggi il principale ostacolo alla costruzione di data center sulla Terra è l’accesso rapido a un’energia economica e affidabile. I grandi campus terrestri possono attendere anni per le connessioni alla rete elettrica, le turbine, i permessi e le risorse idriche, affrontando anche una crescente opposizione pubblica e costi in aumento. Nello spazio, molti di questi ostacoli svaniscono.

  • Il piano di Musk: Utilizzare Starship — una flotta di razzi massicci e riutilizzabili — per lanciare migliaia di satelliti all’anno.
  • L’infrastruttura di bordo: Ogni satellite ospiterà un rack di server, ammoniaca liquida per il raffreddamento e grandi radiatori per dissipare il calore, il tutto alimentato da pannelli solari integrati.
  • L’obiettivo finale: Costruire fino a 10.000 razzi Starship e dispiegare fino a 1 milione di satelliti per generare 100 gigawatt di capacità di calcolo orbitale all’anno — una cifra superiore all’intera capacità nucleare installata negli Stati Uniti.
Data center orbitale SpaceX
“Le tecnologie sottostanti non sono mai state combinate su scala industriale nello spazio, e problemi complessi come il raffreddamento devono ancora essere risolti.”

I nodi tecnici restano enormi. Starship ha completato solo 12 voli di prova e queste tecnologie non sono mai state combinate su scala industriale nello spazio.

I pannelli solari sono pronti per l’IA nello spazio?

La sfida è complessa. Storicamente, i satelliti utilizzano celle solari ad alta efficienza energetica, molto costose e realizzate con materiali limitati come il gallio e il germanio. Questa tecnologia non è facilmente scalabile per migliaia di satelliti IA.

L’unica alternativa praticabile nel breve termine è il silicio — utilizzato nei normali pannelli terrestri e, si ritiene, anche negli attuali Starlink. Il silicio è economico e facile da produrre, ma pesa di più, produce meno energia e si degrada rapidamente a causa delle radiazioni spaziali.

“Al momento, le celle solari al silicio in orbita bassa (LEO) potrebbero durare solo da uno a tre anni.”

— Seth Hubbard, professore del Rochester Institute of Technology.

Secondo Marc Berte, CEO di Overview Energy, Musk troverà una soluzione: il crollo dei costi di lancio potrebbe rendere convenienti i pannelli al silicio anche se richiedessero una superficie tre volte superiore rispetto alle celle spaziali premium.

I data center orbitali saranno più economici?

Non a breve. Wood Mackenzie stima che i data center orbitali costino attualmente almeno tre volte di più rispetto a quelli terrestri, e che i costi dovrebbero scendere di circa il 70% per raggiungere la parità finanziaria. Gli analisti non prevedono una minaccia concreta per le utility terrestri prima della fine degli anni ’30 o l’inizio degli anni ’40. L’infrastruttura orbitale sarà più probabilmente un complemento che un sostituto della rete terrestre.

Chi beneficerà della corsa allo spazio di SpaceX?

Mentre il progetto si sviluppa, diverse aziende quotate si trovano in una posizione di vantaggio:

Azienda Ruolo / Beneficio Prospettive
Linde (LIN) Principale fornitore di ossigeno liquido e azoto per i lanci SpaceX. Ricavi dal settore spaziale potrebbero crescere fino a 7x entro il 2030, arrivando all’8% del fatturato entro il 2040. Azioni vicino ai massimi storici (~$515).
Rocket Lab (RKLB) Produttore di celle e pannelli solari di grado spaziale. Ha introdotto array al silicio a basso costo per data center orbitali. Titolo speculativo a multipli elevati (70x i ricavi stimati 2026).
Tesla (TSLA) Fornitore integrato di sistemi di accumulo energetico (batterie). Quasi 700 milioni di dollari di ordini già registrati da SpaceX e xAI per i data center terrestri.

Il mercato dell’energia sulla Terra resta solido

Nel frattempo, la domanda di energia per i data center tradizionali è in forte aumento. Gartner prevede che i data center mondiali consumeranno 702 terawattora di elettricità nel 2027, +57% rispetto al 2025. La capacità energetica necessaria quasi triplicherà, passando da 104 GW nel 2025 a 290 GW entro il 2030.

La stessa SpaceX possiede due enormi data center terrestri (Colossus in Tennessee e Colossus II in Mississippi) che assorbono circa 1 gigawatt di elettricità. Per alimentarli in attesa dell’allacciamento alla rete, SpaceX ha stanziato 2,8 miliardi di dollari fino al 2029 per l’acquisto di turbine a gas mobili da fornitori come Caterpillar e Solaris Energy.

Tuttavia, i documenti S-1 dell’IPO indicano chiaramente che il futuro della capacità IA di SpaceX risiederà nello spazio. Con la quotazione in borsa, gli investitori avranno aggiornamenti regolari su questa transizione epocale.


Il punto di Barron’s sull’energia

1. Accordo USA-Iran e petrolio in calo

I futures sul Brent sono scesi del 4% a 84$ dopo l’annuncio di un quadro iniziale di accordo per porre fine al conflitto tra Stati Uniti e Iran, con la firma prevista per venerdì e la conseguente riapertura dello Stretto di Hormuz. Goldman Sachs prevede che il Brent potrebbe scendere fino a 60$ nel 2027 a causa dell’aumento della produzione globale (USA, Brasile, Guyana) e del rallentamento della domanda cinese legato alla diffusione dei veicoli elettrici. Titoli interessati: XLE, XOM, CVX.

2. Petrolio canadese al massimo

Il gasdotto Trans Mountain ha raggiunto la massima capacità per la prima volta dalla sua espansione — ottime notizie per i produttori di sabbie bituminose come Canadian Natural Resources (CNR) e Suncor (SU). Sul fronte del gas, la Germania sta stringendo accordi preliminari per l’importazione di GNL dalla costa occidentale canadese per diversificare le forniture dagli Stati Uniti.

3. Nuove IPO nel settore energetico

La scorsa settimana hanno fatto il loro debutto sul mercato due nuovi titoli legati alla domanda di energia e IA. ERock (EROC) vende generatori modulari a gas naturale per data center (tra i clienti figurano Meta e Microsoft): nonostante un portafoglio ordini da 1,1 miliardi di dollari, il debutto è stato difficile con le azioni scese a 18$, il 16% sotto il prezzo di IPO, a causa di valutazioni considerate eccessive. WhiteHawk Minerals (WHK) gestisce royalty su terreni ricchi di gas naturale: ha mantenuto il prezzo di IPO a 26$ e offre un dividendo annuale pianificato di 2$ (rendimento 7,7%), puntando a beneficiare del boom del GNL e della domanda energetica legata all’IA.


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13/06/26 – L’IPO di SpaceX è andata. Cosa aspettarsi ora?

SpaceX IPO – Doug Busch, Barron's

Con il debutto di SpaceX sui mercati pubblici venerdì e i giganti dell’AI OpenAI e Anthropic in fila per la quotazione, il 2026 potrebbe diventare uno degli anni più importanti per i mercati dei capitali degli ultimi decenni.

Solo nelle ultime settimane OpenAI ha depositato riservata­mente la documentazione per un’IPO americana, poco dopo che Anthropic aveva fatto lo stesso, preparando la scena per un trittico di mega-quotazioni che potrebbero valere collettivamente migliaia di miliardi. Meno discusso è il fatto che una simile concentrazione di capitali — che si tratti dei proventi record di SpaceX o delle massicce emissioni di azioni dei laboratori AI — potrebbe attrarre liquidità e attenzione degli investitori verso queste offerte di punta, sottraendole ad altre opportunità di mercato.

Per gli investitori, la domanda più importante non è solo la valutazione: è il precedente. Bisogna ricordare che anche le mega-IPO più attese subiscono spesso bruschi arretramenti dopo il balzo iniziale. Cerebras Systems (CBRS) è stata praticamente dimezzata, passando da $400 a $200 nelle prime cinque settimane di contrattazioni. L’entusiasmo iniziale può cedere rapidamente il posto alla volatilità quando si aprono i dibattiti sulle valutazioni e scatta la presa di profitto. Per questo la pazienza è spesso premiata: meglio lasciar sedimentare il processo di price discovery prima di impegnare capitali significativi.

Alcune IPO recenti di alto profilo offrono una prospettiva utile.

Astera Labs (ALAB), produttore di semiconduttori per connettività ad alta velocità, guadagna quasi il 300% da inizio anno. Sull’andamento settimanale, le prime settimane post-IPO mostrano come la pazienza venga spesso premiata con i nuovi titoli. Il titolo ha aperto le contrattazioni con quattro doji consecutivi tra marzo e aprile 2024, segnale di indecisione. Quell’incertezza ha poi lasciato spazio a un ribasso del 62%, da poco sotto la soglia tonda di $100 fino a un minimo di $36 ad agosto. Un doji a metà agosto ha segnalato la stabilizzazione, aprendo la strada a un potente rialzo protrattosi fino all’inizio del 2025, prima che una candela bearish engulfing indicasse un massimo di breve termine a gennaio. Lo schema delle inversioni candlestick è risultato notevole, identificando ripetutamente i punti di svolta.

Una bullish engulfing ha definito i minimi nell’aprile 2025, e un hammer sulla soglia tonda di $100 nell’aprile 2026 — colmando un gap del luglio 2025 — ha segnato un nuovo minimo. Sul lato rialzista, una bearish evening star nel settembre 2025 ha indicato un altro massimo importante, confermando quanto i trader abbiano rispettato questi segnali tecnici.

Grafico settimanale Astera Labs (ALAB)

Reddit (RDDT), quotata anch’essa nel marzo 2024, ha vissuto oscillazioni altrettanto marcate. Le prime settimane post-IPO sono state caratterizzate da forte volatilità e ampia price discovery. Sul grafico settimanale, il titolo ha aperto le prime due settimane con un doji seguito da una bearish shooting star, dando subito un tono volatile con una discesa da circa $75 a $37 in sole cinque settimane. Una bullish morning star nell’ultima settimana di aprile 2024 ha contribuito a stabilizzare il ribasso; i successivi minimi sono stati segnalati da un doji nell’agosto 2024 e da una bullish piercing line nell’aprile 2025. Sul lato dei massimi, un bearish dark cloud cover ha anticipato un picco, coincidendo con la formazione di un rising wedge a partire dal febbraio 2025.

Grafico settimanale Reddit (RDDT)

Come per molti nuovi titoli, la pazienza dopo le prime settimane si rivela spesso premiante: l’entusiasmo iniziale e i flussi forzati si esauriscono e comincia a prendere forma un trend più solido. Mi aspetto che SpaceX segua un percorso simile a quello di ALAB e RDDT: un’impennata iniziale seguita da qualche settimana di debolezza, ma un successo di lungo periodo che rispecchi quello di entrambi i titoli — entrambi decisamente più alti un anno dopo la quotazione.

Fonte: Doug Busch, Barron’s Investor Circle, 13 giugno 2026. Traduzione: Gianni & Claude (Anthropic) per Filosofare sui Mercati.


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Questo articolo è redatto a scopo informativo ed educativo e non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento. I mercati finanziari comportano rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere decisioni finanziarie, si raccomanda di consultare un professionista qualificato. Per ulteriori informazioni leggere il disclaimer.
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12/06/26 – L’“impulsività maniacale” scatena la febbre del rischio retail su SpaceX

Conflitto di interesse: L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo:
SATS

di Denitsa Tsekova e Isabelle Lee — Bloomberg, 12 giugno 2026

Wall Street ha trascorso la settimana a rimbalzare tra la macroeconomia e la mania speculativa.

Gli investitori hanno dovuto digerire dati sull’inflazione contrastanti, sviluppi positivi sul conflitto in Medio Oriente e movimenti bruschi nel prezzo del petrolio. Al tempo stesso, la corsa all’esposizione su SpaceX è traboccata ben oltre la semplice offerta azionaria, mentre gli investitori cercavano vie alternative per partecipare a uno dei debutti borsistici più attesi degli ultimi anni.

Il risultato è stato un mercato incapace di trovare una narrativa coerente, con gli investitori che oscillavano senza sosta tra le dinamiche macroeconomiche e le operazioni speculative. Il Nasdaq 100, per dirla con un indicatore, ha registrato questa settimana le oscillazioni intraday medie più ampie dall’aprile 2025.

SpaceX è stato il fulcro della settimana. Gli investitori retail hanno inoltrato ordini per oltre 100 miliardi di dollari nell’ambito dell’offerta, travolgendo le allocazioni disponibili attraverso i broker. Ma a differenza delle frenzie da IPO del passato, la domanda non si è fermata al book tradizionale. Gli investitori rimasti a mani vuote hanno cercato esposizione altrove. Questo ha alimentato massicci afflussi pre-IPO in fondi come il Baron First Principles ETF da 2 miliardi di dollari e ha gonfiato l’attività su una rete crescente di piattaforme di trading alternative.

Polymarket ha generato oltre 25 milioni di dollari di volumi su contratti legati a SpaceX. L’ondata speculativa si è riversata anche sui mercati crypto-nativi, con investitori che hanno negoziato futures perpetui collegati alla società sulla piattaforma decentralizzata Hyperliquid. Quella che una volta sarebbe stata una storia di IPO relativamente lineare si è invece sviluppata simultaneamente su molteplici venue di trading.

«Il fatto che stiamo assistendo a una proliferazione di ETF legati ai titoli preferiti dalla folla dice tutto sul momento che stiamo vivendo. La folla sta ora speculando sulla propria impulsività maniacale con la massima potenza che riesce a trovare.» — Peter Atwater, presidente di Financial Insyghts

Crescita degli ETF a leva legati a SpaceX

Sono già stati depositati più di 20 ETF collegati a SpaceX, spaziando da prodotti a leva e inversi a strategie basate su opzioni. Un ETF a leva legato a SpaceX è balzato di oltre l’80% prima di essere bloccato venerdì, secondo dati Bloomberg e informazioni pubblicate sul sito del Cboe, con la motivazione di preoccupazioni regolamentari. Gli emittenti di ETF che una volta attendevano mesi dopo un’IPO prima di lanciare prodotti correlati si stanno ora precipitando a depositare le pratiche quasi immediatamente, a riprova della velocità con cui Wall Street impacchetta la domanda speculativa.

«C’è certamente spazio per la speculazione, ma preferirei che gli investitori investissero davvero.» — Nancy Tengler, CEO di Laffer Tengler Investments

I prodotti utilizzati per esprimere posizioni speculative sono diventati abbastanza grandi da influenzare le contrattazioni sul mercato più ampio. Gli strategist di Nomura stimano che gli ETF a leva generino complessivamente circa 8 miliardi di dollari di domanda di ribilanciamento per ogni punto percentuale di movimento del mercato, mentre il posizionamento in opzioni contribuisce per miliardi aggiuntivi.

Barclays ha recentemente stimato che flussi analoghi legati ai principali ETF a leva statunitensi avevano raggiunto un record prima del ribasso di inizio mese. Questi strumenti non determinano la direzione del mercato, ma ne amplificano le tendenze in atto, trasformando le fiammate di entusiasmo — o di panico — in oscillazioni di portata maggiore.

«L’ecosistema speculativo che si è creato suggerisce oscillazioni più ampie anche sui titoli correlati, perché quando l’esposizione viene costruita attraverso prodotti sintetici e a leva, i rialzi e le inversioni possono entrambi muoversi più velocemente di quanto gli investitori si aspettino.» — Chris Murphy, co-responsabile della strategia su derivati di Susquehanna International Group

Le oscillazioni della settimana hanno riflesso la rapidità con cui il focus del mercato cambia direzione. Un dato sull’inflazione al consumo relativamente contenuto ha inizialmente sostenuto gli asset rischiosi. Il giorno successivo, dati più forti sui prezzi alla produzione hanno sollevato nuovi interrogativi sulle pressioni sui costi. Nel frattempo, le dichiarazioni del presidente Donald Trump sull’Iran hanno ripetutamente ribaltato le aspettative sul conflitto, spingendo petrolio e mercati azionari in direzioni opposte. Venerdì, le speranze per una svolta diplomatica hanno contribuito a risollevare le borse.

«L’accordo di pace che va e viene sta generando movimenti bruschi di breve termine a livello di indici, rendendo più difficile analizzare e investire a livello di singolo titolo. Tutto si confonde mentre si cerca di navigare la mania.» — Michael O’Rourke, chief market strategist di JonesTrading

Segnali di cautela sono emersi accanto alla frenesia speculativa. Susquehanna ha segnalato una significativa attività di copertura negli ETF sui semiconduttori, con acquisti consistenti di protezione al ribasso sul VanEck Semiconductor ETF. Anche mentre inseguivano le storie di crescita, altri investitori si stavano posizionando in vista di oscillazioni ancora più ampie.

SpaceX è stata l’ossessione dominante della settimana. Ma la storia più significativa è quanto facilmente gli investitori possano oggi partecipare — e costruire esposizione — attorno a un’operazione che una volta sarebbe rimasta appannaggio quasi esclusivo degli investitori istituzionali.

SpaceX IPO tra le maggiori della storia

Per Aaron Korff, un imprenditore cinquantacinquenne della Florida che gestisce una società di software per la gestione del trasporto veicolare, l’offerta SpaceX era impossibile da ignorare. Korff ha dichiarato di non aver mai investito in un’IPO prima d’ora, principalmente perché considerava il processo troppo macchinoso. Questa volta è stato diverso. Ha inoltrato la sua richiesta tramite E-Trade lunedì e ha ottenuto un’allocazione parziale prima dell’apertura dei mercati venerdì, anche se la domanda straordinaria gli ha garantito solo un quarto dell’ordine iniziale.

Korff ha detto che l’attrattiva andava ben oltre la frenesia di mercato che circondava il titolo.

«Chi se ne importa se sale o scende? Ami l’azienda? Credi nel suo futuro? Questi sono i motivi giusti per investirci. Elon Musk farà di tutto e di più per portare avanti i suoi business. Guardate quello che ha già fatto con SpaceX fino ad oggi.» — Aaron Korff, investitore retail


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12/06/26 – EchoStar scende mentre SpaceX vola. Perché il titolo sembra a sconto.

EchoStar scende mentre SpaceX vola

Conflitto di interesse: L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo:
SATS

di Andrew Bary — Barron’s, 12 giugno 2026

La tesi rialzista su EchoStar è che rappresenta un’esposizione indiretta a SpaceX a buon mercato. EchoStar ha raggiunto un accordo per cedere dello spettro radio a SpaceX in due transazioni nel 2025, nell’ambito dell’espansione di SpaceX nei servizi di telefonia mobile. EchoStar è scesa venerdì nonostante la sua futura quota del 2% in SpaceX, che vale circa 46 miliardi di dollari.

SpaceX (SPCX +19,22%) e il suo proxy EchoStar (SATS -10,97%) si muovono in direzioni opposte venerdì: EchoStar è in netto ribasso nel primo giorno di contrattazioni di SpaceX in borsa.

La sorprendente divergenza crea un’opportunità per gli investitori disposti ad acquistare un proxy di SpaceX a quello che appare come uno sconto significativo rispetto al suo valore patrimoniale netto.

Il titolo EchoStar (ticker SATS) cede l’11,4% a 113,52 dollari, dopo aver oscillato in un’ampia forchetta tra 106 e 131 dollari. Le azioni si trovano ora ben al di sotto del picco di 148 dollari raggiunto il mese scorso. SpaceX debutta con forza, guadagnando il 28,9% a 174 dollari rispetto al prezzo IPO di 135 dollari, nelle contrattazioni pomeridiane.

EchoStar ha siglato un accordo per cedere spettro radio a SpaceX in due transazioni nel 2025, nell’ambito delle ambizioni di SpaceX nel settore della telefonia mobile. Come parte del corrispettivo, EchoStar dovrebbe ricevere circa 262 milioni di azioni SpaceX, corrispondenti a una quota di circa il 2% della società, come indicato nel prospetto di SpaceX. Quella partecipazione vale ora circa 46 miliardi di dollari, secondo i calcoli di Barron’s.

La capitalizzazione di mercato di EchoStar ammonta ora a circa 39 miliardi di dollari, ipotizzando la conversione in azioni di un’emissione obbligazionaria convertibile.

L’analista di TD Cowen Greg Williams ha stimato il mese scorso il valore patrimoniale netto di EchoStar a 155 dollari per azione. La sua stima valorizzava allora la quota SpaceX a 31 miliardi di dollari, cifra considerevolmente inferiore al valore attuale. Williams ha un giudizio Buy sul titolo.

Aggiornando la sua analisi ai prezzi correnti di SpaceX e ipotizzando prudenzialmente un accantonamento per le imposte, Barron’s calcola un valore patrimoniale netto compreso tra 185 e 190 dollari per azione.

La tesi rialzista su EchoStar è che rappresenta un’esposizione indiretta a SpaceX a valutazioni convenienti e che potrebbe avere un valore strategico per la società di Elon Musk, nell’ambito della sua strategia di espansione nei servizi internet satellitare e di telefonia mobile nei prossimi anni.

In un recente report sull’impatto potenziale di SpaceX sul settore delle telecomunicazioni, l’analista di Oppenheimer Tim Horan ha scritto che il servizio di telefonia mobile Boost di EchoStar potrebbe risultare attraente per SpaceX.

«Sospettiamo che SpaceX potrebbe acquisire Boost o l’intera SATS come base per costruire una rete terrestre.» — Tim Horan, Oppenheimer

Perché allora EchoStar tratta a sconto rispetto al suo valore patrimoniale netto stimato e perché il suo titolo è in calo venerdì? Le ragioni potrebbero essere diverse.

Potrebbe esserci presa di profitto dopo il forte rialzo del titolo nell’ultimo anno.

Wall Street potrebbe anticipare una domanda ridotta per EchoStar dopo l’IPO di SpaceX, dal momento che gli investitori possono ora acquistare direttamente SpaceX e non avranno più bisogno di un proxy.

EchoStar non dovrebbe ricevere le azioni SpaceX prima del 2027, il che crea un fattore di incertezza e la possibilità che il titolo SpaceX sia più basso nel 2027 al momento della consegna delle azioni.

EchoStar non è un pure play su SpaceX: gestisce un’attività di TV satellitare, un servizio di telefonia mobile e servizi satellitari vari. Ha oltre 20 miliardi di dollari di debito e ha raggiunto un accordo l’anno scorso per cedere spettro radio ad AT&T per circa 23 miliardi di dollari in contanti.

C’è poi il fattore Charlie Ergen. Il presidente, amministratore delegato e azionista di controllo di EchoStar è un outsider del settore. Non è chiaro quali siano i suoi piani a lungo termine per la partecipazione in SpaceX e per la società nel suo complesso. EchoStar ha scelto di non tenere una conference call dopo la pubblicazione dei risultati di maggio, privando gli investitori di un aggiornamento recente sul suo pensiero strategico.

Ergen ha 73 anni e un’eventuale operazione con SpaceX potrebbe rappresentare per lui una strategia di uscita.

Il titolo EchoStar appare oggi troppo economico, alla luce dell’elevato valore della sua partecipazione in SpaceX, degli altri asset e di una potenziale operazione con SpaceX.


— Fine articolo Barron’s —

Postilla della redazione

Le considerazioni che seguono sono valutazioni personali di chi scrive, basate sui filing SEC pubblicamente disponibili, e non costituiscono una confutazione dell’articolo di Barron’s, ma un approfondimento critico su alcuni aspetti che meritano maggiore precisione.

Il nodo delle 262 milioni di azioni

Il numero citato da Barron’s è corretto, ma il contesto è essenziale. Il prezzo contrattuale fissato nell’accordo è 42,40 dollari per azione — il valore privato di SpaceX al momento della firma, settembre 2025, quando la società valeva circa 400 miliardi di dollari. Per consegnare 11,1 miliardi di dollari di equity a quel prezzo, SpaceX dovrà emettere 261,8 milioni di nuove azioni Class A nel novembre 2027. Queste azioni non esistono ancora: verranno create al momento della chiusura, diluendo tutti gli azionisti esistenti di circa il 2%. Il valore lordo di quella quota ai prezzi attuali è nell’ordine dei 45 miliardi — ma si tratta di un valore teorico su azioni future, non in mano a EchoStar oggi, soggetto a 17 mesi di rischio di mercato e gravato da una fiscalità sulla plusvalenza che nessuna analisi di NAV può ignorare.

EchoStar senza la quota SpaceX: il paziente che aspetta il trapianto

Tolta la quota SpaceX, cosa rimane di EchoStar? I dati del Q1 2026 lo dicono chiaramente. I ricavi totali sono stati 3,67 miliardi di dollari, in calo da 3,87 miliardi nel Q1 2025: -5% anno su anno. La perdita netta attribuibile agli azionisti è stata di 146,9 milioni di dollari. Gli abbonati pay-TV sono diminuiti di circa 366.000 nel solo primo trimestre — un ritmo di emorragia che si mantiene costante da anni. Sul fronte del debito, il 10-Q di marzo 2026 mostra oltre 24 miliardi di obbligazioni a lungo termine e altri 6,2 miliardi di debito corrente. Il dettaglio più significativo: KPMG ha emesso nel marzo 2026 un’opinione con un esplicito dubbio sulla capacità della società di continuare come going concern. Lo sconto di holding che il mercato applica a SATS non è irrazionalità: è la corretta valutazione di un’azienda che deve sopravvivere con business maturi in declino strutturale, in attesa di un evento — la consegna delle azioni SpaceX — che avverrà tra 17 mesi se tutto va bene.

Il fattore Ergen e l’opzione strategica

Charlie Ergen, 73 anni, è un operatore che ha dimostrato un fiuto strategico raro — vendere spettro inutilizzabile a SpaceX quando era sull’orlo del fallimento è stato un colpo magistrale. Ma è anche imprevedibile. EchoStar non ha tenuto conference call dopo i risultati di maggio: gli investitori non sanno cosa intenda fare della quota SpaceX, se terrà l’intera posizione, venderà progressivamente, o userà SATS come moneta per una fusione con SpaceX stessa. Uno scenario plausibile — e sarebbe il vero catalyst di rivalutazione. Ma rimane un’ipotesi, non un piano annunciato.

La sintesi

EchoStar non è né la trappola di valore che era un anno fa né l’arbitraggio pulito che Barron’s dipinge oggi. Chi compra SATS si prende un’opzione call su SpaceX con scadenza novembre 2027, incorporata in un’azienda con ricavi in calo, debito significativo e governance opaca. Il valore potenziale è reale — ma chi entra oggi deve avere ben chiaro che non sta comprando SpaceX: sta comprando una promessa di SpaceX, con tutto quello che EchoStar si porta dietro.

Deteniamo SATS in portafoglio da prima che questa storia diventasse di dominio pubblico. Lo teniamo con piena consapevolezza dei rischi descritti sopra.


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12/06/26 – SpaceX: il giorno dopo l’IPO, l’ecosistema paga il conto

L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo: SATS, ASTS, RKLB, PL

Era prevedibile. Anzi, era quasi matematico.

Il giorno dell’IPO di SpaceX (SPCX), l’ecosistema dei titoli spazio ha subito un’ondata di vendite che in alcuni casi ha sfiorato il -30%. Virgin Galactic (SPCE) guida il ribasso con quasi un terzo della capitalizzazione evaporata in seduta. Ma il rosso è diffuso ovunque: AST SpaceMobile (ASTS) e Intuitive Machines (LUNR) cedono oltre il 14%, Rocket Lab (RKLB) e Planet Labs (PL) il 10%, EchoStar (SATS) quasi il 13%.

La narrativa ufficiale parla di “rotazione”: gli investitori avrebbero venduto i titoli minori per liberare liquidità e partecipare all’IPO del grande. C’è del vero, ma non è tutta la storia.

La verità più scomoda è che SpaceX quotata è un benchmark. Finché era privata, i mercati potevano proiettare su Rocket Lab o AST le aspettative di crescita del settore senza un termine di paragone diretto. Ora quel termine esiste, è liquido, è enorme, e prezza il settore a una valutazione che i player secondari faticano a reggere per confronto. Chi comprerà RKLB quando può comprare SPCX?

Non è detto che il ribasso di oggi sia il verdetto definitivo. I competitor di SpaceX occupano nicchie che il colosso non serve — e probabilmente non vorrà mai servire. Rocket Lab costruisce razzi piccoli per missioni dedicate. AST punta sulla connettività diretta al cellulare. Planet Labs vende immagini satellitari ad alta frequenza. Sono business distinti, non semplicemente “SpaceX in miniatura”.

Ma il mercato, almeno oggi, non fa distinzioni. Vende prima e ragiona dopo.

Per chi detiene questi titoli — come il sottoscritto — la domanda non è se tenere o mollare in preda al panico. La domanda è se la tesi di investimento originale regge ancora. Nel mio caso, la risposta è sì: il gorilla è arrivato in borsa, ma la savana è grande abbastanza per altri animali.

Vedremo nei prossimi trimestri se il mercato arriverà alla stessa conclusione.


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