09/09/26 Starfighters Space: il mito della Guerra Fredda torna a volare, stavolta per i razzi

F-104 Starfighter

Fonte: Starfighters Space, comunicato stampa del 09/09/26 (PR Newswire/StockTitan) — con approfondimenti e ricerca autonoma di Claude su fonti aggiuntive (Base Tuono, Fondazione Museo storico del Trentino).

C’è qualcosa di irresistibilmente affascinante nella notizia che Starfighters Space e Vaya Defense & Space abbiano firmato un memorandum d’intesa per testare, a bordo di vecchi caccia F-104, un nuovo motore a propulsione ibrida destinato al lancio aereo di razzi. Starfighters Space è l’azienda che gestisce l’unica flotta commerciale al mondo di F-104 ancora in condizione di volare a Mach 2+, usata per servizi di test in ambito aerospaziale e di difesa. L’accordo con Vaya prevede due filoni: da un lato far volare payload ipersonici di Vaya sul servizio “Wind Tunnel in the Sky” di Starfighters, che usa gli F-104 per esporre hardware a Mach 2+ sostenuti; dall’altro valutare se il motore Vortex-Hybrid di Vaya sia adatto a STARLAUNCH, il sistema di lancio aereo dell’azienda, a partire da missioni suborbitali.

Il dettaglio che fa sorridere, nel senso più affettuoso del termine, è proprio il velivolo scelto: il Lockheed F-104 Starfighter, uno dei gioielli tecnologici più ambiziosi e iconici della Guerra Fredda. Ali cortissime da lametta, muso da missile, prestazioni al limite dell’immaginabile per l’epoca: negli anni ’50 sembrava uscito da un fumetto di fantascienza, tanto che fu davvero soprannominato “the missile with a man in it”.

Il missile con un pilota dentro

Bisogna calarsi negli anni ’50 per capire cosa rappresentasse l’F-104 quando volò per la prima volta. La Lockheed, guidata dal leggendario Kelly Johnson (lo stesso della Skunk Works, dello U-2 e dell’SR-71), aveva ricevuto un mandato chiarissimo dai piloti americani reduci dalla Corea: volevano il caccia più veloce mai costruito, punto. Il risultato fu un aereo dalle ali così corte e sottili che a terra andavano protette con guaine, pensato per volare dritto e velocissimo, non per fare acrobazie. Superò per primo Mach 2 in volo orizzontale sostenuto, stabilì record di velocità e di quota, ed entrò nell’immaginario collettivo come l’incarnazione stessa della corsa tecnologica della Guerra Fredda.

Ma proprio quell’instabilità intrinseca — un aereo progettato per correre in linea retta, non per manovrare a bassa quota con carichi bellici — si rivelò un problema serio quando alcune aeronautiche europee lo adottarono in ruoli diversi da quelli originari. In Germania, dove la Luftwaffe lo impiegò massicciamente come cacciabombardiere a bassa quota, una rapida serie di incidenti mortali portò a una radiazione relativamente veloce della flotta. In Italia la storia fu diversa: per la cronica scarsità di fondi che ha sempre segnato la nostra Aeronautica, l’F-104 rimase in linea fino al limite estremo della vita operativa del velivolo — fino al 2004, più a lungo di chiunque altro al mondo — anche quando era ormai palesemente obsoleto rispetto ai caccia di ultima generazione. Non per scelta tecnica, ma perché sostituirlo costava, e i fondi non c’erano.

Un ricordo personale, a questo proposito. Ho avuto il piacere di avere come mio cliente in banca  un vecchio generale in pensione  dell’aeronautica il quale da giovane pilota aveva volato proprio sugli F-104. Mi raccontava che l’esperienza in volo era affascinante: saliva “a razzo”, tanto che arrivato in quota prestabilita bisognava fare un semi-loop per stabilizzarsi. Mi confermò quello che la storia sembra suggerire: era, nelle sue parole, “un aereo perfetto”, ma che non perdonava nessun errore. Una descrizione che vale più di mille statistiche.

Che oggi lo stesso velivolo — restaurato, certificato civile, pilotato da professionisti in condizioni operative del tutto diverse da quelle militari — venga riproposto come piattaforma commerciale per test supersonici ha quindi un che di poetico, prima ancora che ironico. Starfighters Space, con base a Kennedy Space Center in Florida, ne ha fatto un business vero e proprio: l’unica flotta commerciale al mondo di aerei capaci di sostenere Mach 2+, usata per “esporre” hardware sperimentale a condizioni di volo reale altrimenti riproducibili solo con costosissime gallerie del vento o test in orbita.

Cosa prevede l’accordo con Vaya

Il memorandum d’intesa, annunciato il 9 settembre 2026, è esplicitamente un accordo esplorativo: non vincolante, senza ricavi associati. Due i filoni di lavoro. Il primo prevede di far volare articoli di test ipersonici e altri payload di Vaya sul servizio “Wind Tunnel in the Sky” di Starfighters, sfruttando il volo sostenuto a Mach 2+ dell’F-104 per validare e maturare tecnologie che altrimenti richiederebbero infrastrutture di terra molto più costose. Il secondo, più ambizioso, riguarda la valutazione del motore ibrido Vortex-Hybrid di Vaya come possibile propulsore per STARLAUNCH, il sistema di lancio aereo di Starfighters, a partire da missioni suborbitali: si tratterebbe di sganciare un vettore direttamente dalle stazioni subalari dell’F-104, il metodo di lancio “air-launch” che elimina la necessità di una rampa a terra.

Vaya descrive il proprio motore come “throttleable, restartable e non-esplosivo” — caratteristiche che, a detta dell’azienda, lo rendono particolarmente adatto a essere trasportato sotto l’ala di un aereo con equipaggio. Le due aziende, tra l’altro, si trovano a pochi chilometri di distanza sulla Space Coast della Florida, e l’accordo prevede che Starfighters abbia accesso al laboratorio di propulsione e all’officina di precisione di Vaya per il lavoro congiunto di prototipazione. Siamo ancora lontani da un lancio vero e proprio: è uno dei tanti accordi esplorativi che Starfighters ha firmato negli ultimi mesi (con GE Aerospace per test di captive-carry, con Blackstar Orbital per lo “SpaceDrone”, con Bionetics per l’integrazione dei payload), nell’ambito di un modello di business che monetizza una flotta di caccia storici come infrastruttura di test per l’industria aerospaziale emergente.

Per gli appassionati del Nord Italia: dove vedere un F-104 vero

Chi volesse vedere da vicino un esemplare di F-104, per gli appassionati del Nord Italia c’è un luogo carico di storia quasi quanto l’aereo stesso: Base Tuono, a Folgaria (TN), sull’altopiano a Passo Coe. È l’ex base missilistica Nike-Hercules della Guerra Fredda, unica testimonianza rimasta in Europa di questo sistema di difesa antiaerea NATO: rampe di lancio, missili originali, i radar di scoperta e i mezzi elettronici dell’epoca sono ancora tutti visibili nel loro contesto operativo. Nell’hangar allestito accanto alla base è conservato ed esposto, restaurato a cura del GAVS (Gruppo Amici Velivoli Storici), proprio un F-104S Starfighter — insieme a un secondo velivolo dell’epoca. Due miti della Guerra Fredda, uno a terra e uno che tornerà (forse) a sfrecciare a Mach 2, per chi vuole toccare con mano quell’epoca.

Note dell’A.I. (Claude)

Ho verificato i dettagli tecnici del MOU su comunicati PR Newswire/StockTitan del 9 settembre 2026 e le informazioni storiche generali sull’F-104 (sviluppo Lockheed/Kelly Johnson, primati di velocità) e su Base Tuono tramite fonti multiple (Fondazione Museo storico del Trentino, GMT, Vintage Aviation News). Il dettaglio sulla differenza tra la radiazione rapida tedesca e la lunga permanenza in servizio italiana, e l’aneddoto personale con il generale, sono di Gianni. Il MOU è dichiarato esplicitamente non vincolante e senza ricavi associati — dettaglio riportato direttamente dal comunicato stesso, non un’inferenza mia.

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Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

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