Fonte: ARK Invest, “The Space Race Is On…Own The Full Frontier”, di Thomas Hartmann-Boyce, CFA, 22 luglio 2026 — leggi l’articolo originale su ark-funds.com
La IPO di SpaceX come punto di svolta
Il 12 giugno 2026 SpaceX è approdata al Nasdaq con il ticker SPCX, completando quella che ARK definisce la più grande offerta pubblica iniziale nella storia dei mercati dei capitali: fino a 75 miliardi di dollari raccolti, per una valutazione di circa 1,75 trilioni di dollari. Per la stragrande maggioranza degli investitori è stata la prima occasione concreta per comprare azioni SpaceX. ARK, però, ci teneva a sottolineare di essere arrivata molto prima: attraverso l’ARK Venture Fund era già investita nell’azienda da anni, partecipando ai round di finanziamento legati al core business aerospaziale, a Starlink e a xAI.
Grazie all’allocazione ricevuta nella IPO, SpaceX rappresentava circa il 9,10% del portafoglio di ARKX alla fine della prima settimana intera di contrattazioni. Una frase che ARK riporta nell’articolo riassume bene il tono promozionale del pezzo: “le domande che ora inondano le caselle di posta degli investitori su SpaceX sono quelle a cui ARK si sta preparando a rispondere da anni. La possedevamo prima che chiunque altro potesse farlo.”
La tesi della “convergenza”
Il cuore argomentativo del pezzo è quella che ARK chiama “convergenza”: razzi riutilizzabili, connettività satellitare, intelligenza artificiale e calcolo orbitale che si rafforzerebbero a vicenda in un unico ecosistema tecnologico. Gli elementi fattuali portati a sostegno sono diversi:
- Starlink ha superato i 12 milioni di abbonati in oltre 160 paesi, generando 11,4 miliardi di dollari di ricavi nel 2025, con una crescita di circa il 50% anno su anno. Secondo ARK è, al momento, l’unico segmento del gruppo SpaceX in modo costante profittevole.
- SpaceX rappresenterebbe oltre l’80% della massa globale lanciata in orbita dal 2023, con 165 lanci orbitali condotti nel solo 2025 e una riduzione del costo di accesso all’orbita di circa il 95% rispetto al 2008, secondo le stime interne di ARK.
- Dopo la fusione tra xAI e SpaceX, il data center Colossus a Memphis ospiterebbe oltre 220.000 GPU Nvidia. La tesi più speculativa dell’intero pezzo è quella dei data center orbitali: a costi di lancio inferiori a 100 dollari/kg — l’obiettivo dichiarato per Starship — il calcolo in orbita potrebbe, secondo ARK, arrivare a costare meno di quello terrestre, libero da colli di bottiglia della rete elettrica, restrizioni di pianificazione e scarsità energetica.
- Viene citato l’accordo tra Anthropic e SpaceX, in base al quale Anthropic pagherebbe 1,25 miliardi di dollari al mese fino a maggio 2029 per l’accesso all’infrastruttura Colossus — un contratto potenzialmente superiore ai 40 miliardi di dollari sull’intera durata. ARK però riporta correttamente, en passant, che Elon Musk ha definito l’accordo di breve termine, revocabile con un preavviso di 90 giorni.
Sul tema della volatilità post-IPO, ARK liquida la questione come un fenomeno “del tutto normale e coerente” che accompagnerebbe ogni grande quotazione tecnologica di quella portata, sostenendo che la scoperta del prezzo per un titolo con un profilo di utili a lunghissimo orizzonte richiede tempo e che i movimenti di breve periodo non modificano la traiettoria di fondo del business.
Perché possedere l’intero “ecosistema” e non solo SpaceX
ARK argomenta che i grandi cicli tecnologici trasformativi non producono un solo vincitore ma un intero ecosistema di beneficiari: l’era di internet ha generato Amazon, Google e Netflix insieme a molte altre società; l’era dello smartphone ha prodotto Apple e un’intera filiera di fornitori. Lo spazio, secondo ARK, non dovrebbe fare eccezione — pur ammettendo che nel lancio spaziale esistono dinamiche “winner-take-most” reali, dato che si tratta di un business a costi fissi enormi e con curve di apprendimento ripide, in cui il vantaggio di riutilizzabilità di SpaceX sarebbe strutturalmente difendibile.
Proprio per questo, sostiene ARK, la gestione attiva farebbe la differenza: solo un processo di ricerca rigoroso e continuo permetterebbe di distinguere le aziende che catturano valore duraturo da quelle che cavalcano semplicemente lo slancio ciclico del momento. ARKX viene descritto come un portafoglio concentrato di circa 30-40 titoli, non un indice passivo, in cui ogni posizione rifletterebbe una convinzione attiva del team di gestione.
Accanto a SpaceX, ARKX include un gruppo di società che secondo ARK beneficerebbero degli stessi venti favorevoli strutturali:
- Rocket Lab — descritta come uno degli operatori di lancio su piccola scala più interessanti a livello globale, capace di aprire un mercato di missioni dedicate e a rapido dispiegamento che la scala di SpaceX non riuscirebbe a servire in modo efficiente. Con l’aumentare della frequenza dei lanci, il mercato indirizzabile di Rocket Lab si espanderebbe di pari passo.
- AeroVironment — pioniere nei sistemi aerei senza pilota (UAS), sempre più centrali per la difesa moderna, l’intelligence e la consapevolezza situazionale sul campo di battaglia. La sua tecnologia di droni convergerebbe direttamente con le reti satellitari e di sensori abilitate dall’infrastruttura orbitale.
- Kratos Defense & Security Solutions — leader nei sistemi autonomi ad alte prestazioni e nelle infrastrutture di terra per lo spazio, con una significativa esposizione alla crescente domanda governativa e militare di sistemi autonomi.
- L3Harris Technologies — grande prime contractor della difesa in elettronica e comunicazioni, profondamente radicato nelle reti di comunicazione satellitare e negli ecosistemi di sensori integrati che sostengono la difesa moderna.
Secondo ARK, l’esposizione aggregata a questo gruppo di società conterebbe tanto quanto quella al singolo nome di punta: in un ciclo tecnologico ancora agli inizi come quello dell’infrastruttura orbitale per l’IA, un’esposizione distribuita lungo tutta la filiera — dal lancio alle operazioni satellitari fino alle applicazioni di difesa — ridurrebbe il rischio di concentrazione su un singolo titolo preservando comunque la piena partecipazione al tema.
Spazio o difesa? Per ARK la risposta è “entrambi”
La difesa è stata negli ultimi anni uno dei principali motori di performance del settore, spinta dal riallineamento geopolitico, dagli impegni di spesa NATO e dall’urgenza rinnovata attorno alla modernizzazione militare. ARK si aspetta che questo trend prosegua, sostenuto da alcune forze strutturali: la ricostruzione della difesa europea, la competizione nell’Indo-Pacifico e la crescente integrazione dei sistemi autonomi nella dottrina militare.
Il 2026, secondo ARK, potrebbe essere l’anno in cui lo spazio torna a essere il tema di crescita dominante all’interno di ARKX: la IPO di SpaceX avrebbe attirato un’attenzione senza precedenti sul settore, rendendo lo spazio il livello infrastrutturale fondamentale della difesa moderna. GPS, intelligence sui segnali, allerta precoce missilistica e comunicazioni sul campo dipenderebbero tutti, secondo ARK, dall’infrastruttura orbitale — motivo per cui lo spazio non sarebbe adiacente alla difesa, ma il suo “sistema nervoso centrale”. Le stesse aziende che costruiscono costellazioni satellitari costruirebbero anche le architetture di comando e controllo della prossima generazione di conflitti, mentre le aziende che sviluppano droni autonomi dipenderebbero dalle reti orbitali per navigazione e coordinamento.
Il caso per ARKX: i benefici dichiarati di possedere l’intera “frontiera”
ARK conclude ribadendo che, pur ritenendo SpaceX una società straordinaria, il fondo non è stato costruito per ruotare attorno a un singolo nome, ma per incarnare la tesi secondo cui spazio e difesa starebbero convergendo in uno dei cicli tecnologici più rilevanti della nostra epoca — un ciclo ancora agli inizi, per il quale la gestione attiva sarebbe l’approccio più appropriato.
Possedere SpaceX da sola, secondo ARK, significa navigare un’ambizione straordinaria insieme a una complessità altrettanto straordinaria: un unico punto di rischio esecutivo, di concentrazione di governance e di sensibilità alle decisioni di un solo fondatore. Possedere ARKX, al contrario, significherebbe avere esposizione a SpaceX più alle aziende che abilitano, riforniscono e rendono operativo l’intero ecosistema spazio-difesa, con il beneficio continuo della ricerca attiva di ARK, della gestione quotidiana del portafoglio e della disciplina necessaria per ruotare le posizioni man mano che il ventaglio di opportunità evolve.
La IPO di SpaceX viene descritta come un “evento gateway” che porterà una nuova ondata di investitori ad avvicinarsi per la prima volta al tema spaziale, portando con sé nuovo scrutinio, nuovo capitale e nuovo slancio all’intero settore. La domanda, conclude ARK, non è se accorgersene, ma come trarne il massimo vantaggio — e un portafoglio concentrato e a gestione attiva di innovatori di frontiera offrirebbe, secondo la società, la risposta più convincente: partecipazione ampia, navigazione esperta, convinzione senza eccesso di concentrazione.
Rendimenti ARKX (dati ufficiali ARK Invest, al 30/06/2026, trimestre chiuso)
Tabella tratta direttamente dalla pagina Performance di ark-funds.com/funds/arkx, sezione “Cumulative”, con l’aggiunta della colonna in dollari su un investimento ipotetico di $10.000. Da notare: i dati sono aggiornati a fine trimestre (30/06/2026), non alla data odierna, e la finestra “1 Anno” è annualizzata (i rendimenti sotto l’anno non lo sono, per policy ARK).
| Periodo | NAV | Market Price | $10.000 investiti (NAV) |
|---|---|---|---|
| 1 mese | -8,69% | -8,72% | $9.131 |
| 3 mesi | +16,59% | +16,25% | $11.659 |
| YTD | +17,93% | +17,74% | $11.793 |
| 1 anno (annualizzato) | +41,52% | +41,23% | $14.152 |
| Dall’inception (mar. 2021) | +70,68% | +70,60% | $17.068 |
Nota: il -8,69% a 1 mese (dato al 30/06/2026) riflette il pullback di giugno, non il rimbalzo successivo alla IPO di SpaceX del 12/06 — l’articolo di ARK, uscito il 22/07, capitalizza quindi su un momentum più recente e positivo di quello fotografato in questa tabella ufficiale, che si ferma a fine trimestre.
Nella parte riservata: il confronto tra ARKX (fondo USA) e la versione UCITS europea, con le differenze strutturali (screening ESG, regola di diversificazione 5/10/40, dimensione e liquidità), la rassegna degli ETF UCITS alternativi sul tema spazio disponibili in Europa, e le considerazioni finali sul profilo di rischio/concentrazione di ARKX.
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COI: l’autore detiene posizioni in ARKX e RKLB, citati in questo articolo.
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Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu