06/09/26 Bloomberg: BlackRock e JPMorgan puntano sugli emergenti mentre crollano i bond dei paesi ricchi

Debito emergente e selloff obbligazionario globale

Fonte: Bloomberg (Selcuk Gokoluk, 6 settembre 2026) — con approfondimenti e ricerca autonoma di Claude su fonti aggiuntive (CNBC, CNN Business, Reuters, World Economic Forum, TD Economics, ETF Stream).

Succede una cosa che negli ultimi vent’anni non eravamo abituati a vedere. Il debito pubblico dei paesi ricchi viene venduto senza troppi complimenti — il decennale giapponese ha toccato il 3% per la prima volta dal 1996, il trentennale britannico è ai massimi dal 1998, il Bund decennale ai livelli del 2011, l’OAT francese a quelli del 2008, il Treasury a dieci anni intorno al 4,8% e il trentennale americano sopra il 5,3% — mentre il debito dei paesi emergenti tiene. Non solo tiene: guadagna.

I numeri che Bloomberg mette in fila sono questi. Le obbligazioni emergenti in valuta locale hanno reso oltre il 3% da inizio anno, contro una perdita dello 0,6% per Treasury e governativi europei. L’inflazione media nelle economie in via di sviluppo viaggia intorno al 3,8%, secondo JPMorgan circa un terzo del livello dello shock del 2022, il che lascia alle banche centrali emergenti un cuscinetto stimato in un punto percentuale in più rispetto a quattro anni fa. E infatti fanno quello che vogliono: ad agosto Brasile, Turchia e Ungheria hanno tagliato, Corea del Sud e Filippine hanno alzato, la Repubblica Ceca ha lasciato fermo dopo il rialzo di giugno.

Su questa base, gestori come JPMorgan Asset Management, BlackRock, T. Rowe Price, Manulife, Société Générale e Union Bancaire Privée stanno costruendo posizioni. La logica non è quella dell’entusiasmo per la crescita emergente: è molto più prosaica. Tassi reali alti, conti pubblici in ordine — o comunque meno disordinati di quelli occidentali — e banche centrali che non sono costrette a inseguire. Il ragionamento, ribaltato, è una critica ai paesi sviluppati: quando il problema fiscale ce l’hai in casa, il rischio “emergente” si sposta di continente.

Resta il punto che nessuno di questi gestori mette in prima pagina, e che per un investitore italiano è invece il primo: il debito emergente in valuta locale è, prima di tutto, un’esposizione valutaria. Quel +3% è un dato in dollari, non in euro.

Nella sezione riservata: la ricostruzione completa dell’articolo Bloomberg con i due grafici (tassi reali per paese e variazione dei rendimenti a tre mesi), le posizioni specifiche dei singoli gestori — Cechia, Polonia, Brasile, Ungheria, Messico, Sudafrica — e il perché delle loro scommesse contro il consenso di mercato; le Note dell’A.I. su rischio di cambio, hedging, tassi reali calcolati sull’inflazione headline e differenza fra valuta locale e hard currency; le Considerazioni con il collegamento agli articoli precedenti del blog sull’asset class.

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Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

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