Link all’articolo originale: ARK Investment Management — Investor Letter, Cathie Wood (settembre 2026)

Nota: l’articolo originale è corredato da una decina di grafici (tassi a 230 anni, inflazione BEA vs Truflation, oro, dollaro DXY, petrolio, costi di inferenza AI, produttività, curva dei rendimenti, debito federale/PIL vs debito/equity) che qui non vengono riprodotti; per consultarli è necessario aprire il link.
Sommario
- Tesi centrale: la rivoluzione tecnologica in corso (AI, robotica, storage energetico, blockchain, sequenziamento multiomico) è più potente della Rivoluzione Industriale e sposterà al rialzo sia la crescita reale del PIL sia i tassi d’interesse, mentre l’inflazione scende
- Inflazione: destinata a sorprendere al ribasso — merito della politica monetaria attesa dal nuovo presidente Fed Warsh, del calo del petrolio e della deflazione tecnologica; i dati Truflation la vedrebbero già vicina al 2%
- Oro e dollaro: possibile discesa dell’oro nei prossimi due anni; il dollaro, nonostante la narrativa dominante, non sarebbe debole ma vicino/sopra le medie storiche
- Petrolio: previsto in calo verso 30-35 dollari al barile una volta risolta la crisi in Medio Oriente e riaperto lo Stretto di Hormuz
- Deflazione tecnologica: costi di inferenza AI in calo di oltre il 99% l’anno; citato il caso Anthropic, il cui fatturato annualizzato sarebbe salito da 9 a 65 miliardi di dollari in sette mesi
- Crescita: PIL reale globale atteso oltre il 7%, contro il 2-3% storico post-Rivoluzione Industriale
- Curva dei rendimenti: inversione attesa senza recessione, sul modello della fine dell’Ottocento
- Rischi: possibili fallimenti a catena tra le società più indebitate a tasso variabile (specie in private equity/private credit) se i tassi a breve risalgono; il debito pubblico USA resta enorme in rapporto al PIL ma meno preoccupante se rapportato al valore di mercato dell’equity USA
- Conclusione di Wood: preferire le azioni (e il bitcoin) alla parte obbligazionaria nei portafogli bilanciati
La sintesi
Wood apre la lettera osservando che, dopo 40 anni nel settore, quasi tutto nell’economia USA sembra “tornare al futuro” tranne i tassi d’interesse: scesi dal 15-20% dei primi anni Ottanta allo 0,5-2% del 2020, oggi tornano a salire per la prima volta in oltre quattro decenni, mentre il mercato azionario continua a segnare nuovi massimi — una combinazione che definisce inedita dai tempi della Rivoluzione Industriale.
Guardando a 230 anni di storia, sostiene che l’anomalia non sono i tassi di oggi, ma il rapido saliscendi dei sessant’anni fino al 2021 innescato dall’inflazione degli anni Sessanta-Settanta (guerra del Vietnam, Great Society, fine della convertibilità in oro) e poi domato da Volcker negli anni Ottanta. I tassi a lungo termine attuali sarebbero coerenti con la fascia 3-6% tipica del periodo 1800-1930, prima della Grande Depressione — e la rivoluzione tecnologica in corso, secondo ARK, avrà un impatto ancora maggiore di quella industriale, spingendo i tassi strutturalmente più in alto.
Sul fronte inflazione, Wood scommette su una discesa sorprendente, sostenuta da tre fattori: la disciplina monetaria attesa dal nuovo presidente della Fed Kevin Warsh (di cui viene tracciato un parallelo diretto con Volcker), un possibile crollo dei prezzi petroliferi una volta rientrata la crisi in Iran/Stretto di Hormuz, e la deflazione strutturale generata dalla tecnologia. Cita a supporto i dati Truflation (misurazione privata e ad alta frequenza dei prezzi), che già oggi vedrebbero l’inflazione core molto più vicina al target Fed del 2% rispetto alle misure ufficiali BEA/PCE.
Sull’oro, nota che il prezzo ha toccato un massimo storico intraday il 29 gennaio 2026 — il giorno prima della nomina pubblica di Warsh — e ipotizza un possibile calo nei prossimi due anni, per analogia con quanto accadde sotto Volcker. Sul dollaro, contesta la narrativa dominante di un dollaro debole, mostrando che l’indice DXY sarebbe oggi in linea con la sua media storica dal 1970, e quello più ampio della Fed addirittura sopra la propria media di lungo periodo.
Sul petrolio, la lettera si aspetta un ritorno verso 30-35 dollari al barile, sostenendo che l’aumento recente dei prezzi rifletta soprattutto lo shock di offerta legato alla guerra in Iran, mentre diversi produttori (Emirati, Libia, Venezuela) starebbero già aumentando l’output al di fuori delle quote OPEC.
Il cuore “tecnologico” della tesi riguarda cinque piattaforme — intelligenza artificiale, robotica, accumulo di energia, blockchain e sequenziamento multiomico — che starebbero maturando dopo 20-25 anni di incubazione. Viene citato il crollo dei costi di calcolo AI (oltre il 99% l’anno) e il caso di Anthropic, il cui fatturato annualizzato sarebbe passato da 9 a 65 miliardi di dollari tra dicembre e luglio.
Sulla crescita, Wood cita il lavoro dello strategist interno Brett Winton per sostenere che, così come la Rivoluzione Industriale portò la crescita reale globale da uno 0,6% medio (1500-1900) a circa il 3% nei 125 anni successivi, l’attuale rivoluzione tecnologica — alimentata da cinque piattaforme anziché tre — potrebbe portare la crescita oltre il 7%, con Elon Musk citato come possibilista fino al 20-30%.
Sulla curva dei rendimenti, l’articolo sostiene che un’inversione (tassi a breve più alti dei tassi a lungo) sarebbe storicamente la norma, non l’eccezione, nei periodi di forte crescita reale e bassa inflazione come i decenni prima della Grande Depressione — e non implicherebbe automaticamente una recessione.
Sul lato dei rischi, la lettera riconosce che una ripresa dei tassi a breve metterebbe sotto pressione le società più indebitate a tasso variabile — in particolare nel private equity e private credit (stimati per circa 16.000 miliardi di dollari) — e appesantirebbe il servizio del debito pubblico USA, oggi vicino a 40.000 miliardi di dollari e al 125% del PIL. Wood relativizza però il dato sostenendo che il rapporto debito/valore di mercato dell’equity USA sia vicino ai minimi storici, il che renderebbe la situazione meno allarmante di quanto suggerisca il solo rapporto debito/PIL.
La conclusione pratica della lettera è un invito a spostare i portafogli bilanciati dal tradizionale 60% azioni/40% obbligazioni verso una quota maggiore di azioni (e, esplicitamente, di bitcoin), a scapito del reddito fisso.
Commento
Si tratta di un documento di previsione macroeconomica di parte, elaborato da una casa di gestione con posizioni concentrate proprio nei settori (AI, robotica, crypto) la cui accelerazione la lettera sostiene. Le tesi presentate — sulla Fed, sul petrolio, sulla curva dei rendimenti, sulla crescita al 7%+ — sono scenari possibili tra altri, non previsioni certe, e più punti restano dipendenti da eventi non ancora verificati (nomina e orientamento effettivo del nuovo presidente Fed, esito della crisi in Medio Oriente, sostenibilità della crescita dei ricavi AI). Il confronto storico con la Rivoluzione Industriale e i primi del Novecento è suggestivo ma resta un’analogia, non una dimostrazione.
Se questo articolo ti è stato utile, puoi offrirmi un caffè su Ko-fi.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria. Leggi il disclaimer completo.
Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu