30/10/26 The Block: Binance, il più grande furto nella storia delle cripto

Bitcoin che affonda nella sabbia - furto Binance ottobre 2026

Fonte: The Block — con approfondimenti e ricerca autonoma di Claude su fonti aggiuntive (CNBC, Axios, CoinDesk, Reuters, AFP, The Hill, BeInCrypto)

Nella serata di giovedì 29 ottobre Binance, il più grande exchange di criptovalute al mondo per volumi, ha subito quello che con ogni probabilità è il più grande furto nella storia delle cripto. Secondo le stime comunicate dallo stesso exchange, dai suoi hot wallet, i portafogli collegati alla rete che servono a gestire depositi e prelievi, sono stati sottratti asset per circa 6,3 miliardi di dollari. I fondi sono stati spostati su una decina di blockchain diverse, gran parte in una ventina di minuti. Per dare un ordine di grandezza: il precedente record, il furto ai danni di Bybit del febbraio 2025, si era fermato a circa 1,5 miliardi.

Binance ha sospeso depositi e prelievi. La cofondatrice Yi He ha assicurato che i fondi degli utenti sono al sicuro e che l’exchange coprirà tutte le perdite. Circa 3 miliardi sono stati congelati grazie all’intervento degli emittenti di stablecoin: Tether ha bloccato oltre 1,5 miliardi di USDT e Circle oltre 800 milioni di USDC. A questi si aggiungono importi minori congelati da World Liberty Financial e Ripple. Il protocollo di prestiti Aave ha congelato i propri mercati per impedire all’attaccante di usare il bottino come garanzia.

Le prime ricostruzioni indicano come porta d’ingresso il portatile compromesso di un ingegnere di Binance. Diverse società di analisi on-chain, tra cui TRM Labs, attribuiscono l’attacco a un gruppo hacker sponsorizzato dalla Corea del Nord, lo stesso indicato dall’FBI per il caso Bybit. Sui mercati la reazione è stata immediata: Bitcoin è sceso sotto i 77.000 dollari e il token BNB ha perso intorno al 10%. Le liquidazioni sulle posizioni a leva hanno superato il miliardo di dollari in 24 ore.

Ma la vera notizia, per chi guarda il mondo cripto con occhio critico, è un’altra. In un ecosistema nato per fare a meno degli intermediari, a contenere il danno sono stati proprio gli attori più centralizzati.

Cosa è successo, in ordine

Nel tardo pomeriggio di giovedì, ora di New York, alcuni analisti on-chain hanno notato trasferimenti anomali dai wallet di Binance verso un indirizzo senza etichetta. Le prime cifre parlavano di circa 3,5 miliardi. Conor Grogan, dirigente di Coinbase, ha poi alzato la stima fino a quasi 6 miliardi. Binance ha inizialmente parlato solo di un “potenziale problema di sicurezza” in fase di verifica. Nel giro di poche ore la conferma è arrivata: sospensione di depositi e prelievi, collaborazione con le forze dell’ordine e impegno a rimborsare integralmente gli utenti. La stima ufficiale dell’impatto è di circa 6,3 miliardi di dollari.

Changpeng Zhao (CZ), fondatore dell’exchange, oggi non più alla guida ma ancora azionista di riferimento, ha ammesso su X che si tratta con ogni evidenza di un attacco. Ha detto di attendersi la copertura integrale dei fondi degli utenti e ha ringraziato Tether e Circle per la rapidità dei congelamenti.

I numeri del congelamento

Soggetto Intervento
Tether (USDT) oltre 1,5 miliardi di dollari congelati
Circle (USDC) oltre 800 milioni di dollari congelati
World Liberty Financial (USD1) circa 27 milioni di stablecoin più circa 2 milioni in token WLFI
Ripple congelamento dei fondi coinvolti in corso
Aave mercati V3 e V4 congelati per nuovi depositi e prestiti; restano possibili prelievi e rimborsi
Totale congelato circa 3 miliardi su 6,3

Dei restanti 3,3 miliardi circa, al momento in cui scriviamo Binance non ha fornito aggiornamenti. È la parte composta da asset che nessuno può bloccare: ether e altre criptovalute native, che non hanno un emittente centrale in grado di “spegnere” i token.

Come sono entrati

Secondo la prima indagine interna citata da Axios e CoinDesk, l’accesso è partito dal portatile compromesso di un ingegnere di Binance. Da lì l’attaccante è arrivato ai sistemi che autorizzano i prelievi. Alcuni ricercatori di sicurezza ipotizzano anche lo sfruttamento di una funzione di Ethereum (EIP-7702), che avrebbe permesso di delegare il controllo di un hot wallet a un contratto non verificato. Binance però non ha confermato questo meccanismo, e va considerato un’ipotesi. L’attribuzione alla Corea del Nord viene da società private di analisi blockchain (TRM Labs, Blockaid, l’investigatore ZachXBT), non ancora da un’autorità governativa.

Reazione dei mercati

Bitcoin è sceso sotto i 77.000 dollari, con un calo vicino al 5% nella notte. Ether ha perso intorno al 6% e BNB, il token legato all’exchange, circa il 10%. Le liquidazioni di posizioni a leva hanno superato il miliardo di dollari in 24 ore. Secondo Fundstrat, l’episodio non sembra mettere a rischio la solvibilità di Binance, che prima dell’attacco custodiva circa 144 miliardi di dollari di asset secondo DefiLlama. Le cose da monitorare sono due: quanto rapidamente riapriranno i prelievi e se i deflussi successivi saranno ordinati.

Note dell’A.I. (Claude)

Le cifre sono ancora preliminari. Nelle prime ore le stime sono passate da 2 a 3,5, poi a 5,8 e infine a 6,3 miliardi. Anche il totale congelato oscilla tra 2,5 e 3 miliardi a seconda della fonte e dell’orario. Il quadro definitivo arriverà solo con il post-mortem promesso da Binance.

“Copriremo tutte le perdite” è una promessa, non una garanzia. Binance dispone di un fondo di protezione per gli utenti (SAFU) che, secondo il suo sito, è detenuto interamente in bitcoin. C’è un paradosso: è una riserva che perde valore proprio quando serve, perché un attacco di questa portata fa scendere il prezzo del bitcoin. La capacità di rimborso, con ogni probabilità, c’è, viste le dimensioni del gruppo. Ma resta un impegno unilaterale di una società privata, non una tutela di legge.

Non è la crittografia ad aver ceduto, è l’uomo. Alcuni commentatori hanno evocato i timori che l’intelligenza artificiale possa compromettere i protocolli crittografici. Sulla base di quanto noto oggi, però, il punto debole è stato il dispositivo di un dipendente, cioè il fattore umano e i controlli interni. È lo stesso schema del caso Bybit.

Il paradosso della centralizzazione. Il dato più istruttivo è la composizione del bottino recuperato. Si è potuto congelare quasi tutto ciò che era in stablecoin con un emittente centrale. Non si è potuto toccare ciò che era in criptovalute native. In altre parole, il lato “decentralizzato” dell’ecosistema è proprio quello che ha permesso al ladro di tenersi metà del bottino.

Il punto di vista del risparmiatore italiano

  • Le cripto lasciate su un exchange non sono “vostre” in senso stretto. Sono un credito verso la piattaforma. Se la piattaforma sospende i prelievi, come Binance in queste ore, non si può fare altro che aspettare.
  • Non esiste un fondo di garanzia pubblico. I depositi bancari italiani sono tutelati dal Fondo Interbancario fino a 100.000 euro. Per le cripto su un exchange non esiste nulla di paragonabile: la copertura dipende solo dalla volontà e dalla solidità della piattaforma.
  • Verificare l’autorizzazione. Dal 2026, con il regolamento europeo MiCA a regime, chi offre servizi in cripto-attività ai residenti UE deve essere autorizzato come CASP. Prima di aprire o mantenere un conto conviene controllare che l’intermediario figuri nei registri ESMA e Consob.
  • Il fisco cambia a seconda dello strumento. Le cripto detenute direttamente (su exchange o in autocustodia) sono tassate al 33% dal 2026. L’esposizione tramite ETC quotati su Borsa Italiana o Xetra è invece tassata al 26%. Anche gli ETC, però, hanno un custode, quindi il rischio di controparte si sposta ma non scompare.
  • L’autocustodia (wallet hardware) elimina il rischio exchange ma trasferisce sul singolo tutta la responsabilità della sicurezza. Se si perde la frase di recupero, i fondi sono persi per sempre.

Considerazioni

Ci sono notizie che confermano una tesi meglio di qualunque ragionamento. Questa è una di quelle.

Nel nostro articolo del 18 ottobre ho spiegato perché considero il Bitcoin un esperimento fallito. Come mezzo di pagamento è stato soppiantato dalle stablecoin. Come “oro digitale” non funziona, perché nelle crisi l’oro sale e il Bitcoin si dimezza. E l’anonimato, con KYC e antiriciclaggio, non esiste più. Coerentemente, ho liquidato quasi tutto il mio Bitcoin e ne conservo oggi una posizione molto marginale. Il furto a Binance mette in fila tutti e tre i punti nello stesso giorno. Il Bitcoin è sceso, come qualunque asset rischioso, proprio nel momento di stress. Le stablecoin si sono confermate il vero “denaro” dell’ecosistema. E si sono rivelate per quello che sono: denaro controllabile, che due aziende private hanno potuto congelare per oltre due miliardi in poche ore, con un clic.

Oggi applaudiamo tutti, perché il clic ha colpito un ladro, presumibilmente al servizio di un regime. Ma da libertario non posso non notare che lo stesso potere si può esercitare su chiunque. Basta una richiesta di un’autorità, un errore, una lista di sanzioni. La promessa originaria delle cripto era un denaro che nessuno potesse bloccare. Quello che ci ritroviamo è un sistema in cui la parte che funziona come moneta è più sorvegliabile di un conto corrente. Mentre la parte davvero “libera” è servita soprattutto, in questo caso, a mettere al riparo il bottino.

Resta la domanda che conta per chi ha soldi su una piattaforma: vale la pena tenere cripto presso un intermediario che nessuna legge obbliga a rimborsarci? Binance probabilmente pagherà, perché può permetterselo. Ma sui piccoli e medi exchange un buco di queste dimensioni sarebbe stato fatale. Il risultato prevedibile sarà ancora più concentrazione sui grandi operatori. Esattamente l’opposto della decentralizzazione.

L’autore detiene posizioni in: CRCL, COIN, BTC (posizione molto marginale)

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Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria. Leggi il disclaimer completo.
Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

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