31/10/26 Bloomberg: Delfin (Luxottica), fra gli otto litiganti il ceco gode

Vignetta satirica: Michal Strnad scende da un blindato CSG davanti alla sede EssilorLuxottica di Agordo con la valigia Delfin, tra eredi e operai che gridano Resta italiana
Illustrazione satirica

Fonte: Bloomberg, 31/10/26 — con approfondimenti e ricerca autonoma di Claude su fonti aggiuntive (Domani via Open, Quotidiano Nazionale, Affaritaliani, Teleborsa/Borsa Italiana, Forbes Italia, Money.it)

Il proverbio parla di due litiganti. A casa Del Vecchio sono otto. Dopo la morte di Leonardo Del Vecchio, Delfin, la holding lussemburghese che custodisce l’impero, è stata divisa in otto quote identiche del 12,5%: una per ciascuno dei sei figli, una per la vedova Nicoletta Zampillo e una per il figlio di lei, Rocco Basilico. Otto quote uguali, otto idee diverse su governance, eredità e destino del patrimonio, e da anni nessuna voglia di metterle d’accordo.

Ora è arrivato il terzo, anzi il nono. Si chiama Michal Strnad, ha 34 anni, è ceco e guida CSG (Czechoslovak Group), colosso di munizioni e mezzi militari quotato ad Amsterdam da gennaio. Il 20 ottobre ha recapitato all’amministratore delegato di Delfin, Romolo Bardin, una lettera di cinque pagine. Dentro c’è un’offerta di circa 30 miliardi di euro in contanti per l’intero capitale della holding, valida trenta giorni. Strnad si accontenterebbe anche del 62,5%, che basta per il controllo.

Il prezzo corrisponde al valore netto degli attivi (NAV) scontato del 30%, quindi un NAV intorno ai 43 miliardi. È lo sconto tipico delle holding, ma anche l’offerta di chi sa che le famiglie divise vendono male. La condizione vincolante è cancellare dallo statuto la clausola che riserva la proprietà ai soli eredi. Per farlo serve l’88% del capitale, cioè di fatto l’unanimità degli otto soci.

Cosa c’è dentro la cassaforte

Qui la soap opera familiare smette di essere gossip e diventa questione di interesse nazionale. Delfin non è solo occhiali. Oltre al 32,4% di EssilorLuxottica, la holding detiene quote strategiche in alcuni dei principali gruppi finanziari italiani:

Partecipazione Quota Delfin
EssilorLuxottica 32,4%
Monte dei Paschi di Siena (primo azionista) 17,6%
Assicurazioni Generali 10%
UniCredit 2,7%
Covivio (immobiliare, Francia) 28%

Chi compra Delfin non compra solo un marchio di occhiali. Si siede al tavolo del risiko bancario e assicurativo italiano, nel pieno della partita fra Intesa, UniCredit, MPS-Mediobanca e Generali. Delfin, tra l’altro, ha già aderito all’OPAS di Intesa Sanpaolo su MPS.

Chi è il terzo che gode

Strnad ha ereditato e moltiplicato un’attività avviata dal padre negli anni ’90, nata commerciando residuati militari sovietici. Da oltre dieci anni guida CSG, che ha inglobato decine di aziende. Con la guerra in Ucraina è diventato l’uomo più ricco dell’Europa orientale: Forbes stima il suo patrimonio in 13,8 miliardi di dollari. Dopo la quotazione ha cominciato a diversificare fuori dalla difesa, e l’Italia è il suo pallino. A luglio ha rilevato il 14% di Pirelli dai cinesi di Sinochem. In patria ha comprato le concessionarie Ferrari e Maserati.

Composizione della fortuna di Michal Strnad, Bloomberg Billionaires Index
La composizione della fortuna di Michal Strnad (fonte: Bloomberg Billionaires Index, dati al 30/10/26)

La soap opera degli eredi

Intanto lo spettacolo familiare continua. Quest’anno Leonardo Maria, quarto figlio del fondatore, ha cercato di uscire dallo stallo comprando le quote dei fratelli Luca e Paola. Si è fermato quando le banche finanziatrici hanno chiesto garanzie sulle partecipazioni di Delfin, che il consiglio ha negato. In agosto si è dimesso da Chief Strategy Officer di EssilorLuxottica. Da allora attacca Francesco Milleri, presidente e amministratore delegato del gruppo nonché presidente di Delfin. In settimana, alla radio, gli ha dato del “custode” incapace di trovarsi un successore.

Ora che bussa lo straniero, Leonardo Maria scopre il patriottismo aziendale: «Il lavoro di mio padre resti patrimonio dell’Italia». Strnad risponde senza nominare Delfin, parlando di identità, radici e asset italiani da preservare e sviluppare nel lungo periodo. Un fabbricante di munizioni che cita il catechismo.

Il dettaglio più amaro però è un altro. I 30 miliardi di Strnad valgono 3,75 miliardi per ogni quota del 12,5%. È più di quanto aveva offerto Leonardo Maria e poco meno di quanto chiedeva Rocco Basilico. Per chi tra gli eredi vuole uscire, l’offerta di Praga diventa da oggi il prezzo di riferimento pubblico con cui misurare qualunque trattativa interna. Anche se non andasse in porto, il ceco ha già cambiato i rapporti di forza in famiglia.

Gli ostacoli

Prima di vedere un carro armato parcheggiato davanti alla sede di Agordo, servirebbero diverse cose:

  • il voto dell’88% del capitale di Delfin per modificare lo statuto, oggi praticamente impossibile;
  • il via libera della BCE per le partecipazioni bancarie e dell’IVASS per Generali;
  • il vaglio del governo italiano attraverso il golden power, l’erede della vecchia golden share, che consente di porre condizioni o di bloccare acquisizioni in settori strategici, credito e assicurazioni compresi;
  • il possibile obbligo, secondo le regole francesi, di un’OPA a cascata su EssilorLuxottica, dato che il passaggio di controllo di Delfin farebbe superare indirettamente la soglia del 30%.

Dal punto di vista del risparmiatore italiano

Venerdì EssilorLuxottica è salita di oltre il 3% sulla notizia. La tentazione di rincorrere l’indiscrezione è comprensibile ma va pesata. L’offerta riguarda la holding, non le società quotate. È soggetta a condizioni che oggi appaiono molto difficili da soddisfare e scade fra pochi giorni. L’eventuale OPA su EssilorLuxottica è un’ipotesi a valle di una catena di eventi improbabili, non uno scenario su cui costruire una posizione.

Per chi detiene già MPS, Generali o UniCredit, la vicenda conferma che una parte del valore di questi titoli dipende da quel che accadrà nella cassaforte dei Del Vecchio. A chiunque prenda il controllo di Delfin, quelle quote danno un peso decisivo nel risiko. EssilorLuxottica è quotata a Parigi. Per il residente italiano i dividendi di una società francese subiscono la ritenuta in Francia oltre all’imposizione italiana, con un recupero parziale che richiede pratiche presso il fisco francese: un costo da mettere in conto.

Note dell’A.I. (Claude)

Due precisazioni per completezza. La prima: l’italianità che oggi si invoca era già piuttosto relativa. Delfin ha sede in Lussemburgo per scelta del fondatore, e Luxottica, fondendosi con la francese Essilor, ha trasferito a Parigi quotazione e baricentro societario. Il patrimonio è italiano per storia e per partecipazioni, molto meno per struttura giuridica.

La seconda: Strnad è un cittadino dell’Unione Europea e la Repubblica Ceca è membro della NATO. Il golden power può essere usato anche verso acquirenti europei nei settori strategici, ma un eventuale veto o condizioni troppo pesanti andrebbero motivati con interessi essenziali di sicurezza e potrebbero essere contestati in sede europea. Lo strumento esiste ed è stato usato più volte, ma non è un interruttore da accendere a piacere. Infine, non ci sono elementi pubblici che indichino un legame tra l’offerta su Delfin e le attività militari di CSG: Strnad tiene a separare il gruppo dagli investimenti personali, e la Pirelli è stata acquistata a titolo privato.

Considerazioni

Povero Leonardo. È partito dal Martinitt, l’orfanotrofio milanese. Nel 1961 è salito ad Agordo e da lì, con le mani e con la testa, ha costruito un impero mondiale. Alla fine l’ha lasciato in parti uguali, forse pensando di essere giusto con tutti. Ha ottenuto otto veti incrociati, una guerra di comunicati e, adesso, un mercante d’armi alla porta. Valeva la pena darsi tanto da fare?

Il punto che mi preoccupa però non sono gli occhiali. Delfin è primo azionista del Monte dei Paschi e ha il 10% delle Generali, cioè di chi custodisce una fetta importante del risparmio e del debito pubblico italiano. Vedere queste quote finire nelle mani di uno che si è arricchito vendendo carri armati e munizioni, vabbè, non mi entusiasma. Da liberale sono di solito diffidente verso lo Stato che mette becco negli affari privati. Stavolta mi auguro che il governo, alle strette, tiri fuori il golden power, perché sennò il risparmio degli italiani rischia di diventare una voce del bilancio di un gruppo militare.

La morale per chi investe è vecchia come il mondo: le dinastie si fondano in una generazione e si sfasciano nella successiva. Gli imperi non li distruggono i concorrenti, ma i pranzi di Natale. E il terzo che gode non ha bisogno di vincere la guerra: gli basta aspettare che i fratelli finiscano le munizioni.

Sulle mie scelte etiche riguardo all’industria bellica, e su chi investe in questo settore, rimando alla pagina «Fate la guerra! Non fate l’amore…investimenti per chi ha un folto pelo sullo stomaco».

L’autore non detiene posizioni sui titoli citati in questo articolo.

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Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

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