Di Adam Levine – aggiornato il 14 agosto 2025

Fondata nel XIX secolo, Eastman Kodak (KODK) è ora vicina alla bancarotta per la seconda volta. Un tempo gigante dei prodotti di consumo, l’azienda è stata travolta dalla fotografia digitale — un caso studiato a lungo nelle business school. Oggi rappresenta un importante avvertimento per i colossi tecnologici.
Lunedì l’azienda ha dichiarato di avere difficoltà a rispettare le prossime scadenze del debito, affermando che “queste condizioni sollevano dubbi sostanziali sulla capacità di Kodak di continuare la propria attività”.
Un portavoce ha spiegato a Barron’s che il linguaggio del rapporto 10-Q è una “dichiarazione dovuta” poiché il debito scade entro 12 mesi. Kodak sostiene di poter rimborsare gran parte del prestito prima della scadenza e di poter rinegoziare o rifinanziare il resto del debito o delle azioni privilegiate.
Dai rullini alla fotografia di massa
Nel XIX secolo la fotografia era riservata ai professionisti, con apparecchi complessi da usare. Con il lancio della Kodak Brownie nel 1900, dal prezzo di appena 1 dollaro, l’azienda conquistò il grande pubblico: il guadagno arrivava dalla vendita di pellicole e dallo sviluppo.
La Brownie ebbe un enorme successo e trasformò Kodak in una colonna dell’industria del XX secolo e della Borsa. L’azienda controllava gran parte del mercato della pellicola e il nome “Kodak” divenne sinonimo di fotografia e investimento sicuro.
Negli anni ’70 e ’80 Kodak affrontò con successo la sfida delle Polaroid a sviluppo immediato e già nel 1978 due ingegneri ottennero il brevetto per una fotocamera elettronica — la prima digitale di Kodak.
Negli anni ’90 e 2000 l’azienda sviluppò sensori, sistemi di archiviazione e stampa digitale, con un primo modello commerciale nel 1991 destinato ai professionisti. Il CEO George Fisher e i suoi successori avevano strategie per il futuro digitale e nel 2000 Kodak registrò l’anno più redditizio: 1,4 miliardi di dollari di utile su 14 miliardi di fatturato.
Il sorpasso degli smartphone
Poi le fotocamere digitali esplosero e aziende come Canon, Nikon e Sony — produttori di elettronica — erano molto più preparate.
Il vero colpo di grazia fu l’avvento del camera phone e degli smartphone touch come l’iPhone (2007), che resero la fotografia sempre a portata di mano.
Kodak entrò in procedura fallimentare nel 2012. Il fatturato crollò del 90% tra il 2007 e il 2024. Le sue azioni, un tempo solide nei portafogli degli investitori, divennero carta straccia.
Il confronto con Fujifilm
La rivale Fujifilm Holdings invece crebbe, rimanendo profittevole. Nel 2000 la fotografia pesava per il 53% dei ricavi; nel 2012, quando Kodak fallì, solo per il 15%, grazie a una diversificazione rapida e decisa.
Kodak tentò anch’essa di diversificare, ma troppo tardi e troppo lentamente.
Oggi la divisione imaging di Fujifilm cresce di nuovo (+17% annuo negli ultimi 4 anni), trainata dalle fotocamere compatte premium come la X100VI (listino 1.800 $, rivenduta anche a 1.900 $). Puntando sull’hardware anziché sulla pellicola, Fuji è sopravvissuta e prospera.
La lezione per l’era dell’IA
Durante grandi cambiamenti tecnologici è difficile capire da dove arriverà la concorrenza. Kodak pensava di sfidare Canon e Nikon, ma furono Apple, Samsung e Google a stravolgere il mercato.
Negli anni ’90 Google e Meta non esistevano ancora e Amazon era appena nata. Allo stesso modo, alcuni vincitori della rivoluzione dell’IA non sono ancora visibili, mentre alcuni perdenti potrebbero essere nomi noti come Kodak.
Scrivere a Adam Levine: adam.levine@barrons.com
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