Holding a sconto: Exor

(per manifesta incapacità degli Elkann )

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24/03/26 Mf: Exor chiude il 2025 con Nav in diminuzione dell’8,1%: l’auto pesa in negativo.


Dividendo invariato a 0,49 euro ad azione. Elkann accelera sulle cessioni: in arrivo 2 miliardi e liquidità oltre 3,5 miliardi per nuovi investimenti

I punti chiave

  • Il Net Asset Value (Nav) di Exor è sceso dell’8,1% nel 2025, pagando il calo di Stellantis e Ferrari
  • La holding ha liquidità per oltre 3,5 miliardi per nuovi investimenti strategici dopo le dismissioni
  • Exor punta a semplificare il portafoglio e concentrarsi su società di maggiori dimensioni per creare valore

Exor chiude un 2025 complicato. La holding guidata da John Elkann ha archiviato il bilancio dello scorso anno con un valore lordo degli attivi (Gross Asset Value) pari a 37,1 miliardi di euro e un Net Asset Value (Nav) di 33,2 miliardi, con una performance inferiore ai mercati globali. Il Nav per azione è infatti sceso dell’8,1% a fronte di un incremento del 5,4% dell’indice Msci World. 

Ferrari e Stellantis pesano in negativo sul Nav di Exor

A pesare sono state soprattutto le difficoltà delle principali partecipate del gruppo, tra cui Stellantis e Ferrari, con le due realtà del settore dell’auto che hanno frenato la performance complessiva. Il valore della quota di Exor nella casa di Maranello è sceso dai 18,3 miliardi di euro del 31 dicembre 2024 ai 12 miliardi del 31 dicembre 2025, mentre il valore della partecipazione in Stellantis è sceso da 5,7 a 4,3 miliardi L’impatto negativo è stato solo in parte compensato dall’andamento positivo di Lingotto, dal contributo di Iveco, che però sta per essere ceduta agli indiani di Tata Motors, e delle società non quotate, oltre che dal programma di riacquisto di azioni proprie. 

Proprio Lingotto si conferma uno dei pilastri della strategia: la piattaforma di investimento ha superato i 10 miliardi di dollari di asset in gestione, generando ritorni rilevanti per Exor grazie soprattutto agli investimenti nei mercati pubblici. 

Nel 2025 afflussi per oltre 4 miliardi. Dividendo di 0,49 euro

Sul fronte della struttura finanziaria, la holding della famiglia Agnelli-Elkann evidenzia una maggiore flessibilità grazie all’allungamento della durata media del debito. Il rapporto loan-to-value (Ltv) si attesta al 6,9%, ben al di sotto del target del 15%. Nel 2025 Exor ha registrato afflussi per 4,2 miliardi di euro e prevede ulteriori risorse dalle dismissioni annunciate. 

Il consiglio ha proposto un dividendo di 0,49 euro per azione, per un esborso complessivo di circa 100 milioni, con pagamento previsto il 27 maggio. La cedola è invariata rispetto a quella dello scorso anno. 

Elkann: semplifichiamo il portafoglio, focus su società che creano valore

Guardando al futuro, l’amministratore delegato John Elkann ha delineato una strategia più focalizzata: «Stiamo semplificando il portafoglio e concentrando le nostre risorse su società di maggiori dimensioni, dove riteniamo di poter creare più valore». 

In questa direzione si inseriscono gli accordi per la cessione delle partecipazioni in Iveco Group, Gedi (conclusa nella serata di lunedì 23 marzo), Lifenet e Nuo, operazioni che dovrebbero generare nel 2026 proventi per circa 2 miliardi di euro, con un multiplo superiore a 1,4 volte il capitale investito. Grazie a queste operazioni, la liquidità disponibile per nuovi investimenti salirà oltre i 3,5 miliardi di euro. Una dotazione che, nelle intenzioni del gruppo, consentirà di cogliere nuove opportunità di rilievo, in linea per dimensioni e ambizione con l’investimento in Philips. (riproduzione riservata) 


24/03/26 Sole 24 Ore: i cambiamenti del portafoglio

Screenshot

13/02/26 Barron’s: Compra questo titolo per possedere un pezzetto di Ferrari. È una scommessa a basso rischio per chi cerca valore.

Exor detiene partecipazioni in un gruppo di società pubbliche e private, in particolare una quota di quasi il 20% in Ferrari, il principale produttore di auto di lusso al mondo. Le sue azioni appaiono economiche.

Di Andrew Bary Aggiornato al 13 febbraio 2026

A volte le parti valgono più dell’insieme. È il caso di Exor, il cui enorme sconto ha creato una scommessa a basso rischio per gli investitori in cerca di valore.

Exor (EXO) è una società di investimento europea controllata dalla famiglia italiana Agnelli. Possiede partecipazioni azionarie in un gruppo di società quotate e private, tra cui spicca una quota di quasi il 20% in Ferrari, il primo produttore di auto di lusso al mondo. Altri asset includono interessi nel produttore automobilistico Stellantis, nel produttore di macchine agricole CNH Industrial e in Philips, l’azienda europea di apparecchiature diagnostiche mediche. Il suo portafoglio più piccolo di partecipazioni private include quote nella rivista The Economist e in Christian Louboutin, il produttore europeo di calzature femminili di alta gamma.

Gli ultimi due anni sono stati sottotono per Exor — le azioni sono scese di oltre il 20% solo nell’ultimo anno — poiché il titolo Ferrari è calato del 25% rispetto al suo massimo storico dello scorso anno, e Stellantis (STLA), che ha recentemente effettuato una svalutazione (write-down) da 27 miliardi di dollari legata al suo business dei veicoli elettrici, ha incontrato difficoltà. Il ribasso ha portato le azioni Exor a scambiare a 72 euro sulla borsa Euronext, o 86 dollari per il suo ADR(American Depositary Receipt) poco scambiato, EXXRF. Exor scambia ora a uno sconto superiore al 50% rispetto al suo NAV (Net Asset Value – valore patrimoniale netto) stimato di 190 dollari, basato sul valore recente delle sue partecipazioni in società pubbliche e sulle stime aziendali delle sue holding private, aggiornate l’ultima volta a giugno 2025.

Tale sconto è troppo estremo. Il management di Exor è guidato dal CEO John Elkann, 49 anni, membro della famiglia Agnelli. Dirige l’azienda dal 2009 ed è anche presidente di Ferrari e Stellantis. Il track record complessivo di Elkann è stato solido, con un NAV cresciuto a un tasso di quasi il 18% fino a metà 2025, contro l’11% del benchmark aziendale, l’indice MSCI World. Con il titolo scambiato a uno sconto così mostruoso e la possibilità di una svolta nelle società in portafoglio, non ci vorrà molto perché Exor diventi una scommessa vincente.

“John Elkann ha un ottimo curriculum nel far crescere il valore per azione di Exor a un ritmo sostenuto, migliorando costantemente il mix qualitativo degli asset, eppure il titolo scambia a uno sconto insolitamente ampio rispetto al NAV”, afferma Ross Glotzbach, CEO e responsabile della ricerca presso Southeastern Asset Management. “Non credo che Exor lascerà persistere uno sconto superiore al 50% come questo”.

Il denominatore comune tra tre delle principali partecipazioni di Exor — Ferrari, Stellantis e CNH — è il legame con la Fiat, la dominante azienda industriale italiana fondata da Giovanni Agnelli alla fine del XIX secolo e i cui discendenti possiedono oggi oltre la metà delle azioni Exor. Stellantis è stata formata dalla fusione del business auto di Fiat con Chrysler nel 2014 e dalla successiva combinazione con la francese Peugeot. CNH, il n. 2 mondiale di macchine agricole dopo Deere, è stata creata dalla fusione del business industriale di Fiat e CNH Global nel 2013. Ferrari è stata scorporata (jettisoned) da Fiat Chrysler nel 2015.

L’azienda ha un bilancio solido con un debito netto di circa 2 miliardi di dollari a fronte di asset totali per quasi 40 miliardi. Il dividendo è modesto, sotto l’1%, poiché la società preferisce investire o riacquistare azioni proprie . Gli analisti europei sono quasi uniformemente favorevoli su Exor. Patrick Hummel di UBS, che ha un rating Buy e un prezzo obiettivo (price target) di 117 euro sul titolo (un rialzo del 60% rispetto ai livelli recenti), ha scritto a fine 2025 che la società era “ben posizionata per cogliere significative opportunità di investimento”.

Come molti conglomerati e società di investimento, tra cui Loews e Graham Holdings, Exor scambia a sconto sul NAV in parte perché gli investitori dubitano che le sue partecipazioni vengano vendute, mentre il controllo familiare rende difficile per gli investitori attivisti spingere per scissioni (breakups). Berkshire Hathaway, il più grande conglomerato del mondo, è un’eccezione, scambiando intorno al suo valore intrinseco. Exor beneficia del suo domicilio nei Paesi Bassi poiché non paga tasse quando vende le sue partecipazioni azionarie in profitto (capital gains). Le società statunitensi generalmente non godono di tale agevolazione fiscale.

L’attuale sconto di Exor superiore al 50% non è sempre stato così ampio. Era al 35% nel 2023 e al 15% un decennio fa; la media dal 2009 è stata del 30%. Il management non sembra troppo preoccupato. Elkann ha dichiarato lo scorso marzo che Exor deve semplicemente produrre risultati: “Man mano che si ottengono performance, lo sconto si risolverà da solo”. Il titolo Ferrari è rimbalzato di circa il 20% dai suoi minimi recenti, e il titolo Stellantis appare economico a sconto rispetto ai suoi concorrenti automobilistici.

Gli investitori possono vedere Exor come un modo economico e indiretto (backdoor) per investire in Ferrari, dato che la quota del 19,5% di Exor è valutata oggi 14,8 miliardi di dollari e rappresenta quasi il 40% del NAV di Exor e circa l’80% del suo valore di mercato di 18 miliardi. Ferrari è stata un grande successo per Exor, con il prezzo aumentato di quasi sette volte dalla sua IPO del 2015, mentre i titoli Stellantis e CNH sono scesi negli ultimi cinque anni.

Sebbene non sia economico, Ferrari scambia a circa 35 volte gli utili previsti per il 2026, in calo rispetto a un rapporto prezzo/utili (P/E) di 50 dello scorso anno. Il titolo è stato colpito a fine 2025 quando Ferrari ha deluso gli investitori con una guidance finanziaria fino al 2030 inferiore alle attese. Con un seguito fanatico, una produzione limitata e margini elevati su auto che costano in media circa 500.000 dollari l’una, Ferrari assomiglia più a una società del lusso che a un produttore automobilistico. Larry Pitkowsky, gestore del fondo comune Goodhaven, afferma che Ferrari ha ora un prezzo più ragionevole rispetto a un anno fa. Ciò rende Exor un valore migliore, essendo Ferrari il suo asset principale.

Elkann non ha mantenuto un portafoglio statico. Exor ha venduto PartnerRe, una società di riassicurazione, per 9,3 miliardi di dollari nel 2022 e ha effettuato una vendita tempestiva di oltre 3 miliardi di dollari di azioni Ferrari vicino ai massimi nel febbraio 2025. Exor ha acquistato circa 4 miliardi di dollari di azioni Philips a partire dal 2023.

La società ha dichiarato di voler focalizzare i nuovi investimenti su sanità e beni di lusso, ma è difficile sostenere che questi rappresentino un valore migliore rispetto alle azioni proprie di Exor. Exor ha riacquistato circa 1,2 miliardi di dollari di proprie azioni nella prima metà del 2025 (circa il 6%), ma l’azienda ha i mezzi per ulteriori riacquisti grazie a un bilancio solido che include 4 miliardi di debito e 2 miliardi di liquidità.

Exor dovrebbe incassare oltre 1 miliardo di dollari quest’anno dalla vendita di Iveco, produttore di veicoli commerciali, ottenendo più liquidità per il buyback, sebbene a settembre la società non si sia sbilanciata sui riacquisti. Si prevede che il management affronterà le domande degli analisti sullo sconto e sul buyback quando Exor riporterà i risultati della seconda metà del 2025 a fine marzo.

Pitkowsky, riecheggiando le parole del leggendario investitore value Ben Graham, afferma che Exor offre ora un “ampio margine di sicurezza“. E anche un notevole potenziale di rialzo.

Mio commento pubblicato su Barron’s:

06/08/25 Il Foglio: I conti in tasca ad Elkann

Roma. Ferrari, Armani, Philips, Openai, Meta e quant’altro. Più che un salotto, la crème del capitalismo 5.0. E’ un sogno e un ambiziosissimo obiettivo. John Elkann è il nipote dell’avvocato e Gianni Agnelli con gesto squisitamente monarchico lo ha scelto come proprio successore, ma ricorda molto Umberto.
Sulla soglia del mezzo secolo di vita, John Philip Jacob non è più Jaki, si fa chiamare Ingegnere e la sua vera passione è vendere per comprare e comprare per vendere. Come Umberto che, tagliato fuori dal comando sulla Fiat, costruì un castello finanziario parallelo chiamato Ifil dal quale è nata l’exor.

Elkann ha appena ceduto l’iveco che da sola non andava da nessuna parte: i bus al magnate indiano Tata, amico di famiglia, e i camion militari a Leonardo. Il primo ramo è stato pagato 2,5 miliardi di euro, il secondo un miliardo e 700 milioni sborsato dal gruppo della difesa, posseduto dal Tesoro che sovrintende ai soldi dei contribuenti.
xor, che aveva il 27 per cento, intasca un miliardo e mezzo.

A febbraio la holding aveva messo sul mercato un 4 per cento della Ferrari (gliene resta il 20 per cento) incassando tre miliardi di euro, uno è servito per comprare azioni proprie e sostenere il titolo, due miliardi sono entrati in cassa dove c’erano altri 600 milioni. In tutto, sono circa quattro miliardi di euro.

Per fare cosa? Certo non per gettarli nel “pozzo senza fondo dell’auto” (così diceva Umberto anche se poi è stato costretto a farlo) né per pagare i dazi di Trump che costeranno quest’anno a Stellantis un miliardo e mezzo di dollari (è stato del tutto inutile mostrarsi alla Casa Bianca e presentargli persino la Juventus).

E allora? La direzione di marcia s’intravede già da tempo. Exor ha iniziato a dismettere gli asset dell’industria tradizionale per concentrarsi su aziende con margini più alti e forte potenziale di crescita. Il valore al primo posto, non la produzione.

Nel mirino ci sono varie società internazionali della taglia ritenuta giusta (un fatturato attorno a venti miliardi), però non è finita la corte ad Armani che fattura due miliardi e mezzo, ma potrebbe valerne il doppio. Per ora il Re Giorgio e il principe John collaborano nella 500 elettrica. Elkann s’era fatto avanti già nel 2021, ma aveva ricevuto anche lui un no grazie; finché vivrà, Armani vuol restare indipendente, quando non ci sarà più deciderà la fondazione che ha creato, ma sembra aver raggiunto ormai il culmine della sua parabola, sia i ricavi sia gli utili sono in discesa.


La Exor, diventata olandese nel 2016, da dieci anni rimescola il proprio portafoglio. Cushman & Wakefield nel 2015, Banca Leonardo nel 2017, la Magneti Marelli nel 2019 (scelta che provoca ancora una catena di accuse e polemiche perché il fondo Kkr taglia e ristruttura), l’uscita da Banijay, la cessione di Partnerre nel 2022: acquistata sei anni prima per 6,9 miliardi di dollari e rivenduta alla francese Covéa per 9,3 miliardi.

Oggi la holding è azionista forte, ma non sempre di controllo, in una ventina di aziende. Tra l’altro ha il 19,5 per cento della Ferrari, il 14,2 per cento di Stellantis, il 27 per cento di Cnh (colosso italo-americano di trattori e macchine agricole), il 24 per cento di Christian Louboutin, il 17,5 per cento di Philips, il 45 per cento delle cliniche di Lifenet Heaalthcare, l’89 per cento della Gedi, il 34,7 per cento dell’economist, il 10 per cento dell’institut Mérieux (biotecnologie).


Sanità (non farmaceutica e non più cliniche), lusso e alta tecnologia sono i terreni di caccia. Il modello è l’operazione Philips la storica fabbrica di lampadine oggi leader nelle apparecchiature sanitarie, dove Exor è entrata nel 2023. Il direttore finanziario l’olandese Guido de Boer che nel 2022 ha lasciato la Heineken ed è il regista dell’investimento, ha dichiarato all’agenzia Bloomberg che questo sarà l’anno di nuovi acquisti, la Exor è pronta a sborsare un paio di miliardi per il 10-15 per cento di una società europea o americana, in modo da essere azionista di riferimento, anche se non l’unico. Quanto a Big Tech, Elkann ha agganciato Sam Altman con un accordo per Gedi e adesso è entrato nel consiglio di amministrazione di Meta; Mark Zuckerberg lo ha accolto con entusiasmo: solo una posizione onorifica o qualcos’altro bolle in pentola?

Eppure, se non tutto, come in casa Oblonski, molto resta sossopra in casa Agnelli. Troppe cose non funzionano, compresa la più grande di tutte, Stellantis che nel portafoglio di Exor vale 3 miliardi e 200 milioni di euro: dopo il crollo del 2024, nel primo semestre di quest’anno ha perso altri 2,3 miliardi. Il nuovo amministratore delegato Antonio Filosa sta cambiando modelli e piani futuri. L’obiettivo è il 2030, la strada è lunga e Tipperary è ancora lontana.
La Ferrari resta una gallina dalle uova d’oro (vale oltre 13 miliardi di euro la quota di Exor, più di Stellantis, Cnh, Philips, Juventus, e le scarpette rosse di Louboutin messe insieme), ma di medaglie d’oro non se ne vedono in Formula 1.


Secondo una stima pubblicata da Milano Finanza, Exor con tutte le sue partecipazioni in aziende quotate o non quotate in Borsa, vale 33 miliardi e 769 milioni di euro, ma in Borsa capitalizza circa la metà (ieri era a 17 miliardi e mezzo). A far da zavorra sono proprio i guai della vecchia industria e l’incertezza sulla nuova. Se il modello è Lvmh, allora occorre “liberarsi” di auto e trattori. E sarà molto difficile. Pesa l’eredità (più croce che delizia per John Elkann segnato da un conflitto con la madre tra psicoanalisi e tragedia greca) anche se il condominio Agnelli ha ormai un centinaio di inquilini i quali pensano soprattutto a staccare cedole. E il mercato non aiuta. Dove collocare Stellantis? In Renault? Può darsi che sia d’aiuto l’addio di Luca de Meo passato anche lui al lusso presso Kering, cioè François Pinault in cerca di rilancio, però la politica francese s’è sempre messa di traverso. E la politica oggi più che mai pesa anche negli Stati Uniti sulla sorte della ex Chrysler. Quanto alla Cnh soffre la riduzione della domanda in agricoltura e nell’edilizia, il suo fatturato è sceso l’anno scorso a 20 miliardi (-20 per cento nell’insieme e -33 per cento nel comparto agricolo). Il 2025 non si presenta molto migliore. Metterla in vendita? In queste condizioni c’è solo da perdere, la congiuntura è difficile per tutti persino per il gigante Caterpillar.
L’altra domanda che spunta ogni volta che si parla di lui è se Elkann vuol davvero lasciare l’italia dove la figura del nonno troneggia ancora, un paese che, nel fondo del suo animo, non riesce a capire. La sorte di Gedi è legata anche a questa incognita. Il gruppo editoriale che pubblica la Repubblica e La Stampa, è in vendita, si sono fatti avanti vari acquirenti possibili, tra i quali anche la famiglia greca Kyriakou, armatori ed editori, con il gruppo Antenna, una pista secondo alcuni molto credibile.

C’è poi la Juventus e qui esiste un candidato che è già socio e non nasconde le proprie intenzioni: si tratta di Paolo Ardoino, il reuccio delle stablecoin, amministratore delegato di Tether. In questo caso, non pesa solo il passato: lo sport può rientrare nella futura “conglomerata del buon vivere”, allora perché disfarsi della Juve, nonostante i buchi finanziari e le sconfitte in campo? Ce n’è abbastanza per farsi venire i capelli bianchi.

Eppure, attenzione, anche se non è più Jaki e nessuno lo chiama più giovane rampollo, a giudizio di chi lo conosce, l’ingegner Elkann non è il tipo che imbianca prima del tempo.

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