Il vino degli altri 2’

📌 Il vino degli altri — note dal mondo degli alcolici

Questo articolo fa parte del thread Il vino degli altri, la sezione di Filosofare sui Mercati dedicata al mondo delle bevande — dal Prosecco di Valdobbiadene alle dinamiche di mercato dei grandi gruppi globali.

L’articolo precedente del thread:
👉 04/05/26 – Il vino degli altri… (thread completo con tutti gli articoli precedenti)

Chi arriva per la prima volta: Filosofare sui Mercati è un blog di analisi finanziaria scritto da Gianni & Claude (Anthropic), con 70–100 lettori giornalieri raggiunti principalmente via Telegram.

⚠️ Conflitto di interesse dichiarato

Gianni non detiene azioni né strumenti finanziari legati al settore delle bevande alcoliche. Si dichiara tuttavia consumatore abituale di ombre di Prosecco al bar — termine veneto per il classico bicchiere consumato in compagnia, cazzeggiando con gli amici. Conflitto edonistico, non finanziario. Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.

  1. 21/05/26 – Tempi sobri per le aziende dell’alcol: Bloomberg racconta la crisi di un settore

21/05/26 – Tempi sobri per le aziende dell’alcol: Bloomberg racconta la crisi di un settore

Fonte: Jennifer Creery, Bloomberg, 21 maggio 2026. Traduzione e commento editoriale: Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

Industria dell'alcol in crisi

Per anni, le aziende produttrici di alcolici hanno potuto contare su una domanda globale stabile, in un’epoca in cui il bere rimaneva profondamente intrecciato con la vita sociale e la cultura dei consumi. Oggi, però, le preoccupazioni per la salute e i bilanci familiari più ridotti spingono le persone a bere meno. Il cambiamento si sta ripercuotendo sull’intero settore, cancellando centinaia di miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato e costringendo i produttori a tagliare i costi, sostituire i vertici e reinventare le proprie offerte.

Di quanto è calato il consumo?

Dal 2019 al 2025, il consumo di alcolici misurato in dosi è sceso a un tasso annuo composto del 2%, secondo i dati preliminari di IWSR, società di ricerche sul mercato delle bevande. Il calo si è accelerato nel 2025: -2,8% rispetto al 2024. I dati coprono 21 Paesi e il retail duty-free globale — circa il 75% del mercato mondiale.

Il fenomeno è in linea con una tendenza globale alla diminuzione della domanda rilevata dall’OMS già da un decennio, con l’unica eccezione del biennio pandemico (2020–2021, +2,3%), quando il lockdown aveva spinto i consumi domestici.

Grafico: Il consumo di alcol è in calo globale - IWSR
Consumo globale di alcol in trilioni di dosi (fonte: IWSR)

Le persone bevono meno anche perché lo fanno meno spesso. Secondo Euromonitor, il 23% degli intervistati ha dichiarato di bere ogni settimana nel 2025, contro il 25% del 2020. Una quota crescente riserva il consumo alle occasioni speciali.

I trend divergono per categoria. La birra — storicamente il segmento dominante — è tra i peggiori performer, erosa dall’ascesa degli RTD (ready-to-drink cocktail, marchi come White Claw e BuzzBallz), il cui consumo per volume è cresciuto del 2% nel 2025. Secondo Scope Ratings, le vendite di birra rimangono al di sotto delle basi storiche anche in presenza di condizioni favorevoli — segnale di stagnazione strutturale.

Dove cala di più?

Il calo più marcato è in Cina (-6% annuo composto 2019–2025), dove il governo ha vietato l’alcol agli eventi ufficiali e disincentivato i regali di lusso. Il produttore di baijiu Sichuan Swellfun ha registrato un crollo dei ricavi del 42% nel 2025, a 3,04 miliardi di yuan (445 milioni di dollari). La Francia segue con -3%. Contrazioni significative si osservano anche in USA ed Europa.

Rimangono aree di crescita: Sudafrica, America Latina e soprattutto India, dove redditi in aumento e quasi un miliardo di giovani prossimi all’età legale di consumo rappresentano un’opportunità strutturale.

Chi beve meno?

La Generazione Z non è astemia per definizione, ma è chiaramente più sobria: solo il 32% dei suoi appartenenti beve ogni settimana, contro il 45% delle coorti più anziane (UBS Evidence Lab). Il 53% dei Gen Z pratica l’astinenza intermittente, contro il 39% della media adulta (IWSR, 2025). Il movimento sober curious — bere meno o nulla, senza dichiararsi astemi — è il frame culturale che guida questa generazione.

Perché si beve meno?

Tre fattori principali:

  1. Salute. Nel 2023, l’OMS ha dichiarato che «nessun livello di consumo di alcol è sicuro», riconoscendo la sostanza come causa di multiple forme di cancro. L’idea del vino rosso protettivo per il cuore appartiene al passato.
  2. Pressioni finanziarie. Inflazione e incertezza economica spingono a ridurre le spese discrezionali, tra cui l’alcol.
  3. GLP-1 e cannabis. I farmaci dimagranti GLP-1 sopprimono l’appetito — incluso quello per l’alcol: il 47% di chi li assume dichiara di bere meno. Nei Paesi in cui è legalizzata, la cannabis sostituisce parzialmente l’alcol: quasi due terzi degli americani tra 18 e 34 anni dichiarano di usarla al posto dell’alcol almeno una volta a settimana.

I segnali di stress nel settore

La capitalizzazione di mercato complessiva dei principali marchi quotati di birra, vino e distillati è calata del 48% rispetto al picco del giugno 2021, perdendo 850 miliardi di dollari di valore (Bloomberg tracker, 54 aziende).

Grafico: La capitalizzazione di mercato delle aziende alcoliche è in calo - Bloomberg
Bloomberg World Alcoholic Beverages Large, Mid & Small Cap Price Return Index (fonte: Bloomberg)

Tra i fallimenti più significativi: Brewdog (un tempo la più grande birra artigianale britannica, acquisita da Tilray per £33 milioni contro una valutazione precedente di £1 miliardo), Vintage Wine Estates (California, 2024), e diverse distillerie americane. In Scozia, quasi una distilleria su cinque si trovava in difficoltà finanziaria nell’ultimo trimestre del 2025 (dati BTG): calo della domanda, costi in aumento e dazi sui mercati chiave formano quella che i ristrutturatori definiscono una «tempesta perfetta».

Tagli e CEO caduti

Heineken taglia il 7% della forza lavoro globale (87.000 dipendenti) in due anni. Brown-Forman (Jack Daniel’s) riduce il personale del 12% e chiude l’ultima bottaia interna. Jim Beam (Suntory) ha sospeso la produzione per un anno nel suo stabilimento principale in Kentucky a partire da inizio 2026.

Sul fronte dei vertici: hanno lasciato il CEO di Heineken (Dolf Van den Brink), quello di Constellation Brands (Bill Newlands), quello di Diageo (Debra Crew), più i top manager di Rémy Cointreau e Campari. Al loro posto, manager collaudati: Diageo ha chiamato Dave Lewis, il CEO che risollevò Tesco dopo uno scandalo contabile.

Come si stanno adattando

La risposta strategica del settore punta sulle alternative analcoliche e a bassa gradazione. Carlsberg ha acquisito Britvic (Robinsons, J2O). Heineken e AB InBev sviluppano strategie beyond beer: sidro, hard seltzer, birra analcolica. Il mercato delle bevande analcoliche (birra, vino, distillati, RTD) cresce a un tasso annuo composto dell’8% dal 2019 al 2024 secondo IWSR — l’unico segmento in netta espansione in un settore sotto pressione.

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Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

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