14/06/26 – Che bolla è questa? Gundlach, il 2000 e le spese da marinaio ubriaco

Il post di Jeffrey Gundlach sul confronto tra bolla dot-com e oggi
Il post di Jeffrey Gundlach (@TruthGundlach), 14 giugno 2026.

Jeffrey Gundlach — gestore obbligazionario di DoubleLine, una delle voci più ascoltate e più orse di Wall Street — ha condensato in poche righe la differenza tra la bolla del 2000 e quella che, a suo dire, stiamo vivendo. Merita di essere decifrato, perché il confronto è più sottile di quanto sembri.

Allora, la bolla dot-com. Il vizio era semplice: mancavano i ricavi. Società senza un modello di business reale — piani buttati giù “sul retro di una busta”, come dice lui — venivano portate in Borsa a valutazioni gigantesche sulla sola promessa della rete. Quando la promessa è evaporata, sono evaporate anche loro.

Oggi, sostiene Gundlach, il difetto è quasi opposto in superficie ma identico nella sostanza. I ricavi e l’attività non mancano; manca il profitto. Sono società che spendono “come marinai ubriachi” — bruciano cassa a ritmi impressionanti per crescere a ogni costo — e che puntano comunque a quotarsi a valutazioni stratosferiche. Il riferimento implicito è alla festa di investimenti dell’era dell’intelligenza artificiale: data center, GPU, corsa all’infrastruttura.

Il filo che unisce le due epoche è quello che fa scattare l’allarme: in entrambi i casi, aziende non profittevoli arrivano sul mercato a valutazioni gonfiate. Cambia la patologia — il vuoto di ricavi ieri, l’eccesso di spesa oggi — ma l’esito per chi compra in IPO rischia di essere lo stesso.

Una precisazione, perché il paragone non è perfetto. Avere ricavi veri e costruire infrastruttura destinata a restare non è la stessa cosa dei gusci vuoti del 2000: una parte di questo “spendere da ubriachi” lascia a terra asset reali. E va detto che gli orsi di professione — Gundlach compreso — avvisano della bolla da parecchio tempo, mentre il mercato ha continuato a salire. Ma il segnale che indica resta valido, e si lega a ciò di cui scriviamo da settimane: l’allarme di Pimco sulle strutture di credito gonfiate per finanziare l’AI, la liquidità che diventa la vera variabile, la fila di collocamenti pronti a sbarcare in Borsa.

La domanda da tenere in tasca per ogni IPO di questa stagione, allora, è secca: quando finisce la spesa da marinaio ubriaco, cosa resta? Un’azienda che cammina con le proprie gambe, o soltanto il conto della festa girato a chi ha sottoscritto il collocamento?


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Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative ed educative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione al pubblico risparmio. Gli strumenti citati comportano rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di ogni decisione di investimento è opportuno consultare un professionista abilitato. Si invita a leggere il disclaimer completo.
Gianni & Claude (Anthropic) — filosofaresuimercati.eu

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