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Elenco degli articoli di questo thread
- 22/06/26 – Fervo Energy: il geotermico incontra Nvidia. Nasce EGS-Twin
- 18/06/26 – La FERC riscrive le regole di accesso alla rete per i grandi consumatori: cosa cambia per Constellation Energy
- 01/06/26 – «La filiera è già pronta»: Elisabeth Rizzotti (Newcleo) spiega perché l’Italia può partire subito
- 28/05/26 – Sole 24 Ore: Newcleo punta al Nasdaq, fusione con la Spac NewHold per raccogliere fino a 429 milioni
- 27/05/26 – newcleo (NWCL): il reattore italiano che va in Borsa. L’ho comprata.
- 26/05/26 – Oklo: il plutonio della Guerra Fredda diventa carburante per i reattori del futuro
- 20/05/26 – Deep Fission: se non è fuffa è pan bagnato
- 19/05/26 – X-Energy (XE): il post-IPO rallenta, ma gli analisti vedono un potenziale di rialzo significativo
22/06/26 – Fervo Energy: il geotermico incontra Nvidia. Nasce EGS-Twin

Lunedì 22 giugno 2026 è stata una giornata densa per Fervo Energy (NASDAQ: FRVO): risultati trimestrali deludenti sul fronte dei ricavi, ma un annuncio tecnico-strategico che ha catturato l’attenzione del mercato e spinto il titolo in rialzo in pre-market.
I conti del Q1 2026: perdita più ampia, ricavi quasi nulli
Fervo ha registrato nel primo trimestre 2026 una perdita per azione di 3,72 dollari, molto più ampia rispetto al –1,02 dell’anno precedente e molto lontana dalla stima di consensus di –0,05 dollari. I ricavi si sono attestati a soli 61.000 dollari, contro le attese di circa 340.000 dollari.
Numeri che, in qualsiasi altro contesto, avrebbero penalizzato duramente il titolo. Ma Fervo è un’azienda in fase pre-revenue strutturale: ha completato l’IPO il 13 maggio 2026 raccogliendo 2,2 miliardi di dollari, e il suo progetto di punta — Cape Station, nel Nevada, il più grande sistema geotermico avanzato (EGS) al mondo — è atteso per il primo collegamento alla rete nel Q4 2026. I conti di oggi fotografano un cantiere aperto, non una società operativa.
Sul fronte operativo, i segnali sono invece confortanti: la Fase II di Cape Station è in costruzione per circa 400 MW aggiuntivi, con prima produzione attesa nel 2028. E il pozzo di osservazione Cottonwood, a Blanford (Utah), ha raggiunto 555°F a 11.200 piedi di profondità — il più caldo nella storia di Fervo.
EGS-Twin: quando il geotermico incontra l’intelligenza artificiale
La notizia che ha mosso davvero il titolo è l’accordo tra Fervo, Nvidia e il Pacific Northwest National Laboratory (PNNL) per sviluppare EGS-Twin, una piattaforma di digital twin dedicata ai sistemi geotermici avanzati.
L’idea è ambiziosa: integrare dati di campo ad alta risoluzione provenienti dai siti di Fervo in Nevada e Utah con modelli fisici e previsioni guidate dall’AI. Il PNNL addestrerà i modelli sull’infrastruttura Nvidia — inclusi i supercomputer del Dipartimento dell’Energia — e i modelli risultanti verranno integrati nelle librerie Nvidia Omniverse. L’obiettivo dichiarato è consentire agli operatori geotermici di identificare e rispondere più rapidamente ai cambiamenti nel sottosuolo, ottimizzare la generazione di potenza e migliorare la scalabilità dei sistemi EGS. Il target per l’implementazione della piattaforma è il 2029.
In sintesi: Nvidia porta l’infrastruttura di calcolo e il framework Omniverse, il PNNL porta la competenza scientifica e Fervo porta i dati reali. Un consorzio pubblico-privato che ricorda, nella struttura, alcune delle migliori collaborazioni nell’ambito nucleare.
Perché è rilevante per il portafoglio
FRVO è nel nostro portafoglio come posizione sull’energia dispatchable pulita — la categoria di energia che produce elettricità 24 ore su 24, indipendentemente dal meteo, e che costituisce il complemento indispensabile alle rinnovabili intermittenti. Il geotermico avanzato di Fervo si posiziona direttamente nella stessa nicchia del nucleare: energia baseload, zero emissioni, a lungo termine.
L’accordo con Nvidia non è solo una collaborazione tecnica: segnala che il mondo dei data center e dell’AI vede il geotermico come una fonte di alimentazione affidabile e a lungo termine. Non a caso Fervo già targettizza esplicitamente gli hyperscaler AI come clienti principali.
La perdita trimestrale è ampia, ma era attesa da chiunque avesse letto il prospetto IPO. La vera domanda per FRVO è: Cape Station consegnerà nei tempi? Se sì, il 2027 sarà un anno molto diverso per i conti.
Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Le informazioni contenute sono aggiornate alla data di pubblicazione e possono non riflettere sviluppi successivi. L’autore e disclaimer completo disponibile sul sito. — Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

Lunedì 22 giugno 2026 è stata una giornata densa per Fervo Energy (NASDAQ: FRVO): risultati trimestrali deludenti sul fronte dei ricavi, ma un annuncio tecnico-strategico che ha catturato l’attenzione del mercato e spinto il titolo in rialzo in pre-market.
I conti del Q1 2026: perdita più ampia, ricavi quasi nulli
Fervo ha registrato nel primo trimestre 2026 una perdita per azione di 3,72 dollari, molto più ampia rispetto al –1,02 dell’anno precedente e molto lontana dalla stima di consensus di –0,05 dollari. I ricavi si sono attestati a soli 61.000 dollari, contro le attese di circa 340.000 dollari.
Numeri che, in qualsiasi altro contesto, avrebbero penalizzato duramente il titolo. Ma Fervo è un’azienda in fase pre-revenue strutturale: ha completato l’IPO il 13 maggio 2026 raccogliendo 2,2 miliardi di dollari, e il suo progetto di punta — Cape Station, nel Nevada, il più grande sistema geotermico avanzato (EGS) al mondo — è atteso per il primo collegamento alla rete nel Q4 2026. I conti di oggi fotografano un cantiere aperto, non una società operativa.
Sul fronte operativo, i segnali sono invece confortanti: la Fase II di Cape Station è in costruzione per circa 400 MW aggiuntivi, con prima produzione attesa nel 2028. E il pozzo di osservazione Cottonwood, a Blanford (Utah), ha raggiunto 555°F a 11.200 piedi di profondità — il più caldo nella storia di Fervo.
EGS-Twin: quando il geotermico incontra l’intelligenza artificiale
La notizia che ha mosso davvero il titolo è l’accordo tra Fervo, Nvidia e il Pacific Northwest National Laboratory (PNNL) per sviluppare EGS-Twin, una piattaforma di digital twin dedicata ai sistemi geotermici avanzati.
L’idea è ambiziosa: integrare dati di campo ad alta risoluzione provenienti dai siti di Fervo in Nevada e Utah con modelli fisici e previsioni guidate dall’AI. Il PNNL addestrerà i modelli sull’infrastruttura Nvidia — inclusi i supercomputer del Dipartimento dell’Energia — e i modelli risultanti verranno integrati nelle librerie Nvidia Omniverse. L’obiettivo dichiarato è consentire agli operatori geotermici di identificare e rispondere più rapidamente ai cambiamenti nel sottosuolo, ottimizzare la generazione di potenza e migliorare la scalabilità dei sistemi EGS. Il target per l’implementazione della piattaforma è il 2029.
In sintesi: Nvidia porta l’infrastruttura di calcolo e il framework Omniverse, il PNNL porta la competenza scientifica e Fervo porta i dati reali. Un consorzio pubblico-privato che ricorda, nella struttura, alcune delle migliori collaborazioni nell’ambito nucleare.
Perché è rilevante per il portafoglio
FRVO è nel nostro portafoglio come posizione sull’energia dispatchable pulita — la categoria di energia che produce elettricità 24 ore su 24, indipendentemente dal meteo, e che costituisce il complemento indispensabile alle rinnovabili intermittenti. Il geotermico avanzato di Fervo si posiziona direttamente nella stessa nicchia del nucleare: energia baseload, zero emissioni, a lungo termine.
L’accordo con Nvidia non è solo una collaborazione tecnica: segnala che il mondo dei data center e dell’AI vede il geotermico come una fonte di alimentazione affidabile e a lungo termine. Non a caso Fervo già targettizza esplicitamente gli hyperscaler AI come clienti principali.
La perdita trimestrale è ampia, ma era attesa da chiunque avesse letto il prospetto IPO. La vera domanda per FRVO è: Cape Station consegnerà nei tempi? Se sì, il 2027 sarà un anno molto diverso per i conti.
Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Le informazioni contenute sono aggiornate alla data di pubblicazione e possono non riflettere sviluppi successivi. L’autore e disclaimer completo disponibile sul sito. — Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu
18/06/26 – La FERC riscrive le regole di accesso alla rete per i grandi consumatori: cosa cambia per Constellation Energy

La rete di trasmissione elettrica statunitense, al centro dell’ordine FERC del 18 giugno 2026.
Fonte: comunicato stampa Federal Energy Regulatory Commission (FERC), 18 giugno 2026
La FERC ha aperto oggi un fronte regolatorio che vale la pena seguire da vicino per chi è posizionato sul nucleare americano. La Commissione ha emesso ordini “show cause” — in pratica, intimazioni a giustificarsi — verso tutti i sei gestori regionali di rete sotto la sua giurisdizione (PJM, MISO, SPP, CAISO, ISO-NE e NYISO), chiedendo a ciascuno di dimostrare che le proprie tariffe restano adeguate per i grandi consumatori di energia — data center in testa — oppure di proporre riforme entro 60 giorni.
Non è un dettaglio burocratico. È il tentativo più organico fatto finora dal regolatore federale per affrontare un problema che si è materializzato più in fretta di quanto chiunque avesse previsto: le richieste di interconnessione per i data center dell’AI si sono accumulate nelle code dei gestori di rete più velocemente della capacità di processarle, e ogni mese di attesa si traduce in gigawatt di domanda che restano scoperti o finiscono per essere serviti con soluzioni improvvisate.
Ogni ordine individua cinque categorie di riforma su cui i gestori di rete devono lavorare: processi più efficienti per le richieste di connessione (incluse tecnologie di trasmissione alternative), trasparenza sui costi per evitare che vengano scaricati sui consumatori residenziali, regole per gli accordi di co-locazione e la generazione “dietro il contatore”, nuovi servizi di trasmissione per i carichi flessibili, e un processo dedicato per studiare gli impianti di generazione elettricamente vicini ai grandi carichi. In più, entro 30 giorni ogni gestore deve presentare un report che spieghi come intende garantire generazione adeguata per servire sia i carichi esistenti che quelli futuri.
L’ordine si inserisce in un percorso già avviato: a dicembre 2025 la FERC aveva ordinato a PJM — il gestore di rete più grande degli Stati Uniti, e quello in cui opera la maggior parte della flotta nucleare di Constellation — di adottare regole tariffarie trasparenti per i carichi co-locati con generazione. Quell’ordine specifico su PJM è il precedente più rilevante per chi guarda a CEG: la Commissione ha già stabilito un quadro per come si negoziano gli accordi tra centrali elettriche e clienti ad alto consumo nello stesso territorio dove Constellation possiede la gran parte dei suoi reattori.
Cosa significa per Constellation
Vale la pena essere precisi sul tipo di esposizione. L’accordo più noto di CEG — quello con Microsoft per il riavvio di Three Mile Island (ora Crane Clean Energy Center) — non è un accordo di co-locazione fisica: è un power purchase agreement a 20 anni in cui Microsoft acquista l’energia prodotta per far quadrare i consumi dei suoi data center altrove nella rete PJM, non un impianto costruito a fianco del reattore. Le nuove regole sulla co-locazione, quindi, non toccano direttamente quel contratto specifico.
Quello che invece conta per CEG è il quadro generale: un processo di interconnessione più rapido e trasparente in tutta la rete PJM rende più semplice ed economico replicare lo schema Microsoft con altri clienti tecnologici, e riduce il rischio che nuovi progetti restino bloccati in coda per anni. Per un operatore che possiede la flotta nucleare più grande degli Stati Uniti e flussi di cassa già operativi, ogni accelerazione del processo regolatorio si traduce in più opportunità di firmare contratti simili — ed è esattamente la stessa dinamica di cui beneficiano, su scala più piccola e più speculativa, OKLO e gli altri nomi SMR che seguiamo in questo thread.
Il rischio simmetrico riguarda la categoria “trasparenza sui costi”: la pressione politica per evitare che i costi di connessione dei data center finiscano scaricati sulle bollette residenziali è reale, ed è uno dei motivi per cui la FERC ha aperto questo fronte. Se le riforme finali imponessero ai grandi consumatori di farsi carico di una quota maggiore dei costi di rete, il margine economico di questi accordi per le utility — incluso CEG — si comprimerebbe rispetto allo status quo. Siamo nella fase delle intimazioni, non delle regole definitive: i sei gestori hanno 60 giorni per rispondere, e solo allora si capirà la direzione concreta.
Da monitorare: le risposte di PJM alla propria show cause order, che arriveranno con il vantaggio di partire da un quadro normativo sulla co-locazione già più maturo degli altri cinque gestori.
Una postilla: il collo di bottiglia ha un nome, e un ETF
Vale la pena ricollegare questo ordine FERC a un tema che abbiamo toccato il 3 giugno parlando del lancio dell’ETF VanEck PIKA. La tesi di quell’ETF — che la rete elettrica, non la generazione, sia il vero collo di bottiglia del XXI secolo — trova oggi una conferma istituzionale precisa: la FERC non sta intervenendo sui reattori o sulle centrali, sta intervenendo sui processi di connessione alla rete, perché è lì che si accumula il ritardo. CEG e OKLO rappresentano il lato della generazione di questa narrativa; società come Siemens Energy, Quanta Services o National Grid — tutte nel paniere PIKA — rappresentano il lato delle infrastrutture che devono fisicamente assorbire quella generazione e portarla a destinazione. Sono due metà della stessa storia, e oggi la FERC ha appena reso quella seconda metà ancora più rilevante. Non detengo posizioni in PIKA, ma il parallelo mi pare istruttivo per chi costruisce un’esposizione tematica completa al ciclo dell’elettrificazione.
Questo contenuto ha finalità esclusivamente informativa ed educativa e non costituisce consulenza finanziaria, legale o fiscale. I mercati finanziari comportano rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione di investimento si raccomanda di consultare un professionista abilitato. Leggi il disclaimer completo.
Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu
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01/06/26 – «La filiera è già pronta»: Elisabeth Rizzotti (Newcleo) spiega perché l’Italia può partire subito

Un’intervista che vale la pena leggere con attenzione. Elisabeth Rizzotti, cofondatrice di Newcleo, ha rilasciato una lunga conversazione a La Verità in cui smonta uno per uno i luoghi comuni sul nucleare di quarta generazione e risponde alle domande che chiunque si pone prima di investire (o prima di votare) in questo settore.
Il titolo è programmatico: «La filiera è già pronta. Sul nucleare l’Italia può partire da subito». Non è uno slogan: è la tesi centrale dell’intervista, e Rizzotti la sostiene con argomenti tecnici e industriali precisi.
Il quadro normativo: il vero collo di bottiglia
La premier Meloni ha rilanciato il nucleare come priorità energetica e ha annunciato una legge delega. Rizzotti apprezza il segnale politico — «è una misura che accogliamo con entusiasmo» — ma individua il vero ostacolo: l’assenza di un’Autorità per la sicurezza nucleare e di un processo autorizzativo snello. Senza quello, nessun progetto può partire e nessun investitore privato si impegna seriamente. Il modello di riferimento sono gli Stati Uniti, dove la NRC autorizza i progetti con standard internazionali in 18 mesi.
Il 2035 come target per avere un reattore operativo? Per Rizzotti non è un obiettivo ambizioso: è il minimo sindacale, se si comincia subito.
Come funziona il reattore di Newcleo
Per chi segue questo thread la tecnologia è nota, ma l’intervista offre una sintesi divulgativa utile. I reattori di Newcleo sono raffreddate a piombo liquido: il piombo scalda all’interno del nocciolo, trasferisce il calore a un generatore che produce vapore, e aziona una turbina. In caso di blackout, il piombo solidifica autonomamente e spegne il reattore — senza bisogno di intervento umano, senza pompe, senza corrente. È quello che i tecnici chiamano sicurezza passiva: il rischio di incidenti gravi è eliminato per fisica del sistema, non per procedure operative.
Secondo punto: il combustibile. I reattori di Newcleo utilizzano materiali radioattivi riprocessati — le scorie dei reattori convenzionali. Non solo contribuiscono alla gestione dei rifiuti nucleari esistenti, ma riducono nel tempo il quantitativo di scorie da stoccare. È l’argomento che Rizzotti oppone a chi evoca Chernobyl e Fukushima: quella tecnologia aveva cinquant’anni, e confrontarla con i reattori di quarta generazione è come confrontare un biplano con un Airbus.
Il mercato ci crede: un miliardo raccolto dai privati
Newcleo ha raccolto oltre un miliardo di euro da investitori privati — 34 dei quali italiani — senza un euro pubblico. È un dato che Rizzotti cita con orgoglio, e che dovrebbe far riflettere chi chiede perché lo Stato debba finanziare il nucleare di nuova generazione. Il mercato ha già risposto. La domanda è se il quadro normativo seguirà.
Sul Nasdaq la strada è tracciata: la fusione con la SPAC NewHold (NHIC) punta a raccogliere fino a 429 milioni di dollari. Chi segue questo thread sa che ho già una posizione in NHIC, aperta quando ho scritto l’articolo del 27 maggio. Questa intervista non cambia la tesi — la rafforza.
La sfida europea: euroburocrazia vs competitività
Il punto più politico dell’intervista riguarda Bruxelles. Rizzotti è esplicita: l’Italia rischia di essere il suo stesso concorrente peggiore se non costruisce le condizioni normative per competere con la Spagna (che copre il 20% del fabbisogno con il nucleare), con la Francia, e soprattutto con la Cina e gli Stati Uniti. L’energia non è solo un costo di produzione: è competitività e sovranità. La presidente Meloni ha ragione sul principio; ora il problema è che la macchina europea e quella burocratica italiana seguano.
Per chi investe nel settore, il messaggio è chiaro: la tecnologia c’è, i capitali privati ci sono, la politica si sta allineando. Quello che manca è ancora il perimetro regolatorio. Quando arriverà — e prima o poi arriverà — il vantaggio di chi è già posizionato sarà significativo.
Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu
Disclaimer: I contenuti di questo blog hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza finanziaria, legale o fiscale. Le opinioni espresse sono personali e non impegnano soggetti terzi. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Prima di prendere decisioni di investimento, consulta un professionista abilitato. Leggi il disclaimer completo.
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28/05/26 – Sole 24 Ore: Newcleo punta al Nasdaq, fusione con la Spac NewHold per raccogliere fino a 429 milioni
27/05/26 – newcleo (NWCL): il reattore italiano che va in Borsa. L’ho comprata.
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L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo: CEG, OKLO, XE, NHIC.
C’è un momento in cui senti che una storia è giusta. Non perché il modello finanziario sia perfetto — non lo è mai, a questo stadio — ma perché i pezzi si incastrano in modo che difficilmente è casuale. Con newcleo ho avuto quella sensazione stamattina, e ho comprato.
newcleo è una società fondata nel 2021 dal fisico italiano Stefano Buono, ex CERN, con sede a Parigi. Sviluppa reattori modulari avanzati di quarta generazione raffreddati a piombo — la tecnologia LFR, Lead-cooled Fast Reactor — e produce in proprio combustibile MOX, la miscela di ossidi di plutonio e uranio riciclati. Non è una delle tante startup nucleari che disegnano slide: ha già depositato il dossier di sicurezza all’ASN francese, ha avviato il processo di valutazione del design con il regolatore britannico (GDA, accettato a giugno 2025), ha sottoposto il progetto a Euratom per il processo “safeguards-by-design”, e ha stretto una joint venture con la slovacca JAVYS per costruire fino a quattro reattori LFR-AS-200 a Bohunice.
La roadmap è ambiziosa ma concreta: prototipo non-nucleare in Italia entro quest’anno, primo reattore dimostrativo LFR-AS-30 da 30 MW nel 2030, primo LFR-AS-200 da 200 MW operativo in Francia entro il 2032, decisione di investimento finale sul primo impianto commerciale attesa intorno al 2029. E nel frattempo sta costruendo una linea pilota di produzione MOX a Nogent-sur-Seine, in Francia.
Quello che rende newcleo diversa dagli altri SMR che ho seguito — e ne ho visti tanti in questi anni — è la combinazione di due fattori che si rafforzano a vicenda. Il piombo come refrigerante garantisce una sicurezza passiva superiore all’acqua: ha un punto di ebollizione altissimo, non reagisce violentemente con l’aria o con il vapore, e mantiene il reattore stabile anche in scenari di perdita di refrigerante. Ma è il MOX che cambia la narrativa strategica: trasforma i rifiuti nucleari ad alta attività — che oggi sono un problema da gestire per secoli — in combustibile. Chiude il ciclo. Riduce la dipendenza dall’uranio estratto, molto di cui viene dalla Russia e dal Kazakhstan. In un mondo che sta riscoprendo il nucleare come necessità energetica e geopolitica insieme, questo è un argomento potente.
Sul fronte SPAC: newcleo si quota su Nasdaq tramite la fusione con NewHold Investment Corp. III (ticker attuale NHIC, futuro NWCL), con una valutazione pre-money di circa 2,4 miliardi di dollari. La transazione prevede fino a 429 milioni di dollari di proventi lordi, tra un PIPE da 220 milioni — sottoscritto in eccesso, a 10 dollari per azione, da investitori istituzionali e strategici — e la cassa del trust di NewHold. Dal 2021 a oggi newcleo ha raccolto complessivamente circa 780 milioni di dollari. La chiusura è attesa nella seconda metà del 2026.
I rischi ci sono, e non li nascondo. È una SPAC, con tutto quello che comporta: possibili redemption elevate al closing, diluizione post-PIPE, timeline regolatori che in ambito nucleare si allungano per definizione. La prima centrale commerciale è ancora un decennio lontana. Ma ho acquistato NHIC a questi prezzi come posizione speculativa di lungo periodo nel paniere nucleare, convinto che il mercato stia ancora sottovalutando la profondità tecnologica di questa società — e il fatto che sia italiana, almeno nell’origine e nella testa di chi la guida.
Monitoro l’avanzamento verso il closing. Aggiornerò qui.
Articolo a carattere informativo/educativo, non costituisce consulenza finanziaria. Gli investimenti in strumenti finanziari comportano rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale. Consultare un professionista abilitato prima di prendere decisioni di investimento. disclaimer. — Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu
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26/05/26 – Oklo: il plutonio della Guerra Fredda diventa carburante per i reattori del futuro
L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo: OKLO.

Il Dipartimento dell’Energia americano ha selezionato Oklo per avviare trattative avanzate nell’ambito del Surplus Plutonium Utilization Program: un programma che punta a convertire il plutonio dichiarato in eccesso rispetto alle esigenze di sicurezza nazionale — circa 50 tonnellate metriche di materiale bellico — in combustibile per reattori nucleari avanzati. Insieme a Oklo, altre quattro aziende del settore nucleare avanzato sono state selezionate.
La notizia non è banale. Parliamo di materiale che era letteralmente destinato allo smaltimento, eredità fisica della Guerra Fredda, che Trump aveva già indirizzato verso una seconda vita con un ordine esecutivo dell’anno scorso. Oggi quel percorso si concretizza con un atto formale del DOE. Per Oklo è un tassello strategico: il plutonio viene esplicitamente inquadrato come “carburante ponte” (bridge fuel) mentre la catena di approvvigionamento domestica per l’uranio arricchito ad alto dosaggio (HALEU) continua a costruirsi.
Il partner europeo nell’operazione è newcleo, startup italiana con sede a Londra specializzata in reattori raffreddati a piombo, che porta competenze specifiche nel ciclo del combustibile al plutonio e potenziale capitale di progetto. La struttura dell’accordo è ancora subordinata a definitive agreement, approvazioni regolamentari e requisiti di sicurezza — siamo quindi nella fase delle trattative, non dell’operatività. Ma la direzione è chiara.
Sul fronte dei reattori veri e propri, il mese di maggio ha portato anche l’approvazione da parte della Nuclear Regulatory Commission dei Principal Design Criteria per Aurora — il primo impianto commerciale di Oklo, previsto all’Idaho National Laboratory. Non è l’autorizzazione finale, ma è il documento fondativo che definisce standard di sicurezza e prestazioni del progetto: un passo formale significativo nel percorso regolatorio. E ad aprile era arrivato l’accordo con Nvidia per applicare l’intelligenza artificiale alla ricerca sul combustibile al plutonio per il reattore Pluto.
Il mercato ha risposto con un +6,7% intraday a $70,29, su una base di chiusura di $65,88 venerdì scorso. BofA ha reiniziato la copertura con rating Buy a fine della scorsa settimana indicandola come “potenziale early leader” negli SMR; Citi mantiene Neutral con target alzato a $76. Wolfe Research, iniziata con Peer Perform, è più cauta. La perdita netta del Q1 2026 è stata di $33,1 milioni — in linea con le attese, ma in peggioramento anno su anno — il che ricorda che siamo ancora in fase pre-revenue, con il mercato che sconta un futuro da costruire.
Resta un titolo ad alta volatilità e alta speculazione. Ma ogni tassello che si aggiunge — DOE, NRC, Nvidia, newcleo — riduce marginalmente l’incertezza regolatoria e tecnologica. Nel contesto di un paese che sta riscoprendo il nucleare come infrastruttura strategica, Oklo continua a posizionarsi nei punti giusti.
Contenuto informativo ed educativo, non costituisce consulenza finanziaria. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Consulta un professionista prima di prendere decisioni di investimento. Leggi il disclaimer.
Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu
20/05/26 – Deep Fission: se non è fuffa è pan bagnato

L’autore detiene posizioni su OKLO e CEG, società attive nel settore nucleare. Non detiene posizioni su Deep Fission (FISN), che è oggetto di questo articolo. Come sempre, niente consigli di acquisto: solo ragionamenti ad alta voce.
Oggi sul Nasdaq si apre un roadshow che merita attenzione, non perché sia necessariamente un buon investimento, ma perché è un caso di studio perfetto su come funziona il mercato delle IPO quando una narrativa è calda. La società si chiama Deep Fission, il ticker sarà FISN, e quello che propone è radicalmente diverso da qualsiasi cosa abbiate visto nel nucleare: un reattore installato a un miglio di profondità nel sottosuolo.
Cosa fanno esattamente
Deep Fission sviluppa quello che chiama il Gravity Reactor: un piccolo reattore modulare (SMR) a water pressurizzata del tipo PWR — la tecnologia standard che alimenta 64 dei 95 reattori nucleari oggi in esercizio negli USA — inserito in un foro di trivellazione del diametro di circa 75 centimetri, a circa 1.600 metri di profondità. L’idea di fondo è elegante: a quella profondità, la colonna d’acqua sovrastante genera naturalmente circa 160 atmosfere di pressione, le stesse condizioni operative di un PWR tradizionale, senza bisogno di sistemi meccanici attivi. La geologia fa da schermatura. La pressione idrostatica fa da contenitore. Ogni unità produce 15 megawatt elettrici, modulabili costruendo più pozzi vicini: dieci reattori su un singolo sito fanno 150 MW, cento reattori su tre acri fanno 1,5 GW. Il tutto senza la megastruttura da miliardi che rende il nucleare tradizionale economicamente proibitivo. L’obiettivo dichiarato è tagliare gli attuali costi di costruzione dell’80%, arrivando a produrre energia a 5-7 centesimi per kWh.
Chi c’è dietro
La società è stata fondata nel 2023 dal duo padre-figlia Richard ed Elizabeth Muller, entrambi di Berkeley, California. Non sono personaggi presi a caso dalla Silicon Valley.
Richard Muller è un fisico sperimentale di lungo corso, professore emerito a Berkeley, noto al grande pubblico anche per essere stato un ex scettico climatico che si è convinto dai propri dati — non esattamente un profilo da venditore di fumo. Nel 2010, padre e figlia fondarono insieme Berkeley Earth, il nonprofit che ha prodotto alcune delle analisi più accurate sulle temperature globali. Nel 2016 fondarono Deep Isolation, una società dedicata allo smaltimento di scorie nucleari in pozzi profondi — stessa tecnologia dei borehole, applicata ai rifiuti invece che alla produzione di energia.
Elizabeth Muller, CEO di Deep Fission, ha una laurea in Matematica a UC San Diego e un MBA all’ESCP di Parigi. Ha vissuto a lungo in Francia, dove il nucleare non è mai stato un tabù, e ha guidato Deep Isolation dalla fondazione fino alla carica attuale di Board Chair. È inventrice di diversi brevetti ed è stata riconosciuta come Clean Energy Rising Star da Business Insider nel 2020. L’idea stessa di Deep Fission è nata da un episodio raccontato dalla stessa Liz: durante il lavoro su Deep Isolation, un cliente le chiese cosa succederebbe se per sbaglio si calasse combustibile nucleare fresco invece di scorie. Calcolando la risposta — no, non va in criticità — si resero conto che a quella profondità esistevano esattamente le condizioni per far funzionare un reattore. Da lì il progetto.
La storia borsistica: da $3 a $25 in otto mesi
La traiettoria finanziaria di Deep Fission è istruttiva. A settembre 2025 la società entrò nei mercati pubblici tramite una reverse merger con Surfside Acquisition, una shell company, raccogliendo 30 milioni di dollari a 3 dollari per azione sul mercato OTCQB — il mercato OTC minore, con liquidità quasi nulla. I commentatori dell’epoca, tra cui analisti di BloombergNEF e Latitude Media, sollevarono più di un sopracciglio: $3 era sotto il prezzo tipico degli SPAC ($10), il mercato di approdo era marginale, e i 30 milioni sembravano pochi per un progetto di questa complessità.
Oggi, otto mesi dopo, Deep Fission si presenta al Nasdaq Global Market con un’offerta di 6 milioni di azioni a 24-26 dollari, per una raccolta di circa 150 milioni e una valutazione implicita di 1,66 miliardi di dollari. Dettaglio importante: si tratta di una primary offering — nuove azioni, soldi freschi che entrano in cassa. Non è il classico schema dei vecchi azionisti che approfittano della finestra per uscire.
Chi porta in borsa vale la pena guardarlo
Il consorzio dei collocatori è composto da William Blair, Stifel e Canaccord Genuity come joint lead book-runner, con Seaport Global Securities e Benchmark come bookrunner secondari. Non sono nomi da operazioni di secondo piano. William Blair è specializzato in growth companies e molto attivo nel settore energia. Stifel è una solida banca d’investimento americana mid-market. Canaccord Genuity è particolarmente rispettata nel segmento risorse naturali ed energia speculativa — conosce bene il profilo di rischio di questo tipo di operazioni. Benchmark era già presente nel collocamento OTCQB di settembre 2025, quindi ha seguito la società dall’inizio. Che questi soggetti abbiano messo il loro nome su un’IPO da 150 milioni dice che il book probabilmente c’è, coperto da fondi tematici energia pulita e nucleare.
I dubbi che non si possono ignorare
Detto tutto questo, i problemi tecnici e regolatori sono reali. Quando Deep Fission presentò il proprio conceptual design all’NRC (l’autorità di regolamentazione nucleare USA) nel luglio 2024, le domande dei regolatori non furono tenere: corrosione da sali nelle acque sotterranee a quella profondità, fragilità di un sistema di tubazioni lungo un miglio, difficoltà di testare e classificare ogni singolo borehole, e scarsa letteratura scientifica su come calore, neutroni e acqua potenzialmente radioattiva si propaghino nella roccia circostante nel lungo periodo. Nessuno di questi problemi è necessariamente insormontabile, ma nessuno è ancora risolto.
A Parsons, Kansas, dove la società ha già iniziato le perforazioni per caratterizzare il sito del primo reattore pilota, i residenti si sono organizzati nella “Prairie Dog Alliance” per contestare il progetto: temono l’integrità del bedrock nel lungo periodo, le eventuali variazioni sismiche, e soprattutto la velocità con cui si procede rispetto ai tempi normali della regolamentazione nucleare. Il DOE ha incluso Deep Fission nel suo Nuclear Reactor Pilot Program, il che dà visibilità politica, ma non equivale a un’approvazione tecnica.
E poi c’è il nodo fondamentale: il reattore non esiste ancora. La valutazione di 1,66 miliardi si regge interamente sulla narrativa AI+nucleare e sulla fiducia nella tecnologia dei borehole. È esattamente lo stesso schema di OKLO, di Kairos Power, di tutti i nomi nucleari che hanno raccolto capitalizzazioni miliardarie prima ancora di avere un kilowatt prodotto.
Come la guardiamo
Deep Fission non è fuffa — i fondatori hanno credenziali reali, la tecnologia ha una logica fisica solida, e il DNA dei borehole è autentico. Ma “non è fuffa” non significa che sia un investimento prudente. È speculazione pura su una tecnologia pre-revenue, pre-reattore, pre-approvazione regolatoria. Il multiplo implicito è già gigantesco rispetto a qualsiasi metrica fondamentale.
Per chi vuole esposizione tematica al nucleare, ha già senso guardare a OKLO e CEG che sono più avanti nel percorso regolatorio. Deep Fission potrebbe trovare posto al massimo in una posizione molto piccola all’interno di un paniere del gorilla sul nucleare speculativo — insieme ad altri nomi pre-commerciali. Non è un investimento, è una scommessa sul fatto che la tecnologia funzioni, che i regolatori si adeguino, e che il mercato continui a credere alla storia. Tre condizioni tutte insieme sono molte.
⚠️ Leggi il disclaimer. Questo articolo è redatto con il supporto di Claude (Anthropic) e ha finalità esclusivamente informative. Non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento.
19/05/26 – X-Energy (XE): il post-IPO rallenta, ma gli analisti vedono un potenziale di rialzo significativo
X-Energy (XE) è sbarcata in Borsa ad aprile con un IPO da oltre un miliardo di dollari, prezzando a 23 dollari — ben al di sopra della forchetta indicativa di 16-19 dollari — e guadagnando il 56% nei primi due giorni di contrattazioni. Da allora le quotazioni hanno ritracciato a circa 25,60 dollari, e questa settimana una serie di banche d’investimento ha avviato la copertura al termine del periodo di lock-up post-IPO.
Le tre scommesse strategiche
Secondo Guggenheim, X-Energy ha agganciato il suo modello di business a tre tendenze strutturali: la decarbonizzazione industriale, il sostegno bipartisan all’energia nucleare negli Stati Uniti e la crescente domanda di elettricità da parte dei data center legati all’intelligenza artificiale. Con meno di 100 milioni di dollari di ricavi nell’ultimo esercizio, la società è sostanzialmente in fase pre-revenue, ma dispone di contratti con clienti di primo piano come Dow, Centrica e Amazon — che è anche azionista. Guggenheim ha assegnato un rating Buy con target price a 57 dollari. Morgan Stanley ha avviato la copertura con Overweight e target a 41 dollari, definendo X-Energy un “first mover nella tecnologia nucleare di nuova generazione”. Il modello capital-light dell’azienda si basa su ricavi ricorrenti da servizi e vendita di combustibile, senza che X-Energy debba possedere i reattori. Morgan Stanley prevede il break-even EBITDA nel 2030, il primo progetto in funzione nel 2033 e una capacità installata di 20 gigawatt entro il 2040 — all’incirca la potenza dell’intera rete elettrica del New England nei giorni di picco invernale.
I rischi secondo Jefferies
Jefferies ha avviato la copertura con un rating Hold e target a 28 dollari, segnalando tre rischi principali: la disponibilità del combustibile necessario per i reattori Xe-100, la concorrenza di alternative più rapide ed economiche come il solare, il gas e il geotermico, e l’orizzonte temporale molto lungo prima della commercializzazione a piena scala. Il giudizio di Jefferies, tuttavia, riconosce il vantaggio del pioniere: X-Energy ha già impegni concreti da parte dei clienti, il che riduce il rischio di ritorno sull’investimento. Ulteriori progressi — nuovi accordi con Amazon e Centrica, successi nella filiera produttiva — potrebbero essere i catalizzatori per un rialzo oltre il target attuale.
Il commento di Filosofare sui Mercati
Ho acquistato XE in occasione dell’IPO inserendola nel portafoglio nucleare del blog. La tesi di investimento non è cambiata: il nucleare di quarta generazione ha bisogno di tempo, ma i contratti con clienti industriali di peso rappresentano un ancoraggio concreto alla realtà commerciale. Il ritracciamento post-IPO è fisiologico e, in assenza di notizie negative sui fondamentali, non modifica la valutazione di lungo periodo. Monitorare con attenzione gli aggiornamenti sulla supply chain del combustibile e i progressi del progetto con Dow. Prossimi aggiornamenti su questo thread non appena disponibili nuove informazioni rilevanti.
Disclaimer: I contenuti di questo blog hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono in alcun modo consulenza finanziaria, sollecitazione all’investimento o raccomandazione personalizzata. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione di investimento, valuta attentamente la tua situazione finanziaria o rivolgiti a un consulente abilitato.