
Oggi, 24 giugno 2026, è sbarcato su Euronext Milan un prodotto inedito per il mercato italiano: il primo ETF a gestione attiva interamente dedicato all’azionario domestico. Si chiama iMGP Italian Opportunities R EUR UCITS ETF, ticker ITAL, ISIN LU3411931689. La domanda che vale la pena porsi non è se è nuovo — lo è — ma se vale la pena pagarlo.
Chi c’è dietro
L’ETF è emesso da iM Global Partner (iMGP), gruppo con circa 36 miliardi di dollari in gestione, che ha delegato la gestione del portafoglio a DECALIA, boutique indipendente con sede a Ginevra. Il lead portfolio manager è Alfredo Piacentini, che gestisce questa strategia dal 1985 e il fondo nella sua forma attuale dal lancio nel 1996 — affiancato dal co-manager Sandro Occhilupo. Trent’anni sullo stesso mercato, con lo stesso processo. È una rarità nell’industria del risparmio gestito.
Il fondo non è nuovo: era in origine noto come Oyster Italian Opportunities, poi confluito nella piattaforma iMGP. Fino a oggi era accessibile solo agli istituzionali con un minimo di 1 milione di euro. La quotazione in forma ETF abbassa la soglia a qualsiasi importo negoziabile in borsa.
Come investe
ITAL costruisce un portafoglio concentrato di 50-70 titoli italiani all-cap — cioè di tutte le capitalizzazioni, dalle blue chip del FTSE MIB fino alle PMI quotate su Euronext Growth Milan. Il processo è fondamentale bottom-up combinato con una lettura macro top-down. L’obiettivo dichiarato è individuare aziende sottovalutate prima che il mercato ne riconosca il valore.
Al momento dell’ultimo factsheet disponibile il portafoglio è per il 50% concentrato nelle grandi blue chip, con Unicredit (9,1%), Enel (8,7%) e Intesa Sanpaolo (8,6%) nelle prime tre posizioni. Ci sono però differenze rispetto al FTSE MIB passivo: il quarto titolo è Prysmian — non Eni — e Ferrari non compare in top ten. È una scelta attiva precisa, non un’indicizzazione mascherata.
I numeri che contano: la performance verificata
Il dato da emittente è un rendimento annualizzato netto del 9% dal lancio nel 1996. Ma i numeri più recenti, verificati da Morningstar in modo indipendente, raccontano qualcosa di più interessante:
- 2025: +41,64% contro una media della categoria Azionari Italia di +31,71% — circa 10 punti percentuali di alpha in un anno
- Ultimi 3 anni (annualizzato): +28,47% contro +22,04% della categoria — oltre 6 punti di alpha annuo sostenuti
- Posizionamento: terzo percentile nella categoria, ovvero tra il 3% dei fondi azionari italiani più performanti
Sono numeri che parlano chiaro: il gestore batte il benchmark, e non di poco. La sovraperformance è sistematica, non occasionale.
Il costo: 1,28% di TER
È qui che nasce il dibattito. Il TER dell’1,28% annuo colloca ITAL nella fascia alta dei costi per un ETF — anche nella versione a gestione attiva. Un ETF passivo sul FTSE MIB (Amundi ETFMIB, iShares IMIB, Xtrackers XMIB) costa tra 0,30% e 0,35% annuo.
La differenza è circa 0,93-0,98 punti percentuali all’anno. La domanda giusta non è “è caro?” ma “l’alpha generato supera il costo extra?”. Guardando i dati recenti, la risposta è sì — e di molto. Ma attenzione: il 2025 è stato un anno eccezionale per Piazza Affari, con il FTSE MIB vicino ai massimi storici. Non abbiamo dati indipendenti verificabili sulle fasi ribassiste degli anni passati — solo la narrativa del gestore.
Un’avvertenza che vale la pena ricordare
Il mercato delle large cap italiane è relativamente efficiente. Con Unicredit, Enel e Intesa che pesano quasi il 27% del portafoglio, una parte significativa della performance dipende dalle stesse variabili che muovono l’indice passivo. L’alpha reale viene dalle scelte sulle mid e small cap — e lì il gestore ha più margine di manovra, ma anche più rischio di liquidità.
Inoltre, Piacentini ha 40 anni di carriera su questo mercato. Il rischio di successione è reale: il fondo è costruito attorno a una persona, non a un processo completamente istituzionalizzato.
Prospettiva FSM
ITAL è un prodotto onesto: porta su scala retail una strategia con track record lungo e verificabile, gestita da un professionista con radici profonde nel mercato italiano. Il TER è alto, ma i numeri recenti dimostrano che il gestore lo giustifica ampiamente. Per chi vuole esposizione all’azionario italiano con una gestione attiva seria — non il solito fondo bancario travestito da attivo — ITAL merita attenzione. Con una piccola posizione, possibilmente in PAC.
Chi invece preferisce minimizzare i costi e non crede nell’alpha della gestione attiva troverà nei passivi ETFMIB o IMIB a 0,35% la risposta giusta. Non c’è una risposta universale: dipende dalla propria filosofia d’investimento.
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Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu