
Fonte: Barron’s, Craig Mellow, 31 luglio 2026
Il Vietnam vive uno dei boom economici più solidi dell’Asia, ma la sua Borsa resta bloccata nella categoria “frontier market”, la stessa in cui si trovano piazze molto meno sviluppate. Negli ultimi cinque anni il PIL pro capite è cresciuto di quasi il 40% e l’export è balzato del 60%, sostenuto dalla diversificazione delle catene di fornitura lontano dalla Cina. Eppure l’ETF VanEck Vietnam ha perso il 15% nello stesso periodo: un paradosso spiegato dai limiti alla proprietà estera e da un’infrastruttura di mercato ancora arretrata.
Il presidente e segretario del Partito Comunista To Lâm punta a cambiare le regole del gioco per attrarre gli investimenti diretti esteri necessari a finanziare porti, ferrovie e data center, con l’obiettivo dichiarato di seguire il percorso di Corea del Sud e Taiwan verso lo status di economia sviluppata. Un passaggio chiave è atteso a settembre 2026, quando FTSE Russell dovrebbe promuovere il Vietnam a “secondary emerging market”, eliminando tra l’altro l’obbligo di prefinanziamento per gli investitori esteri. Il riconoscimento più influente, quello di MSCI, potrebbe invece arrivare solo nel 2030.
Sul fronte infrastrutture, la spesa statale è salita del 40% lo scorso anno a 36 miliardi di dollari annui, con l’obiettivo di raddoppiare gli investimenti privati. Restano però nodi irrisolti: i limiti alla proprietà estera su molte società quotate, i controlli sui capitali e la convertibilità del dong. Pesano anche le cicatrici di recenti scandali finanziari interni, dalla maxi-frode da 12,4 miliardi di dollari della tycoon immobiliare Truong My Lan al caso di tre banche che avevano utilizzato in modo improprio fondi raccolti sul mercato obbligazionario.
Hanoi sta sperimentando una zona economica finanziaria offshore, il Vietnam International Financial Center, per offrire agli investitori istituzionali regole e tutele più vicine agli standard internazionali. Nonostante le azioni vietnamite abbiano perso il 9% da inizio anno, diversi gestori ritengono che molte di queste difficoltà siano già scontate nei prezzi, offrendo esposizione a una crescita macro dell’8% attraverso banche, retailer e acciaierie, in alternativa ai titoli AI più cari.
Se e quando il Vietnam completerà l’apertura dei suoi mercati finanziari, per gli investitori retail italiani la via più semplice resta quella degli ETF UCITS. Di seguito una rassegna degli strumenti disponibili, sia in purezza sia come esposizione indiretta.
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Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu