06/10/26 FT: Dentro “Alpha”, il club segreto dei ventenni che battono Polymarket

Prediction market Polymarket e Kalshi: il gruppo segreto di trader Alpha raccontato dal Financial Times

Fonte: Financial Times, FT Weekend Magazine – inchiesta di Niamh Rowe sul gruppo di trader “Alpha” su Polymarket — con note di contesto di Claude

Polymarket e Kalshi, le due principali piattaforme di prediction market, sono nate durante la pandemia come siti di nicchia per scommettere sulle elezioni americane. Oggi muovono insieme circa 1,6 miliardi di dollari al giorno (media di agosto), più o meno quanto passa di mano ogni giorno sulle azioni di Wells Fargo o McDonald’s, con una crescita di quasi venti volte in un anno. Bernstein stima che entro il 2030 i volumi annui possano arrivare a mille miliardi di dollari. Il meccanismo è semplice: contratti binari su eventi reali, sì o no, il cui prezzo tra 0 e 1 dollaro esprime la probabilità attribuita dal mercato.

Il Financial Times ha seguito per mesi una trentina di trader riuniti in un server Discord segreto chiamato Alpha: quasi tutti della Generazione Z, alcuni ancora adolescenti, sparsi su cinque continenti, anonimi tra loro. Dal 2024 avrebbero guadagnato complessivamente circa 40 milioni di dollari. Tra loro un dottore di ricerca in matematica di Mosca che ha incassato 1,7 milioni in due anni, uno studente di Oxford che si è laureato con un voto mediocre ma con tre quarti di milione in banca, un dottorando in scienze politiche di un’università della Ivy League che oggi frequenta incontri per la dipendenza dal gioco.

Il dato che inquadra tutto viene da uno studio del Centre for Economic Policy Research: due terzi degli utenti di Polymarket hanno perso denaro, e tra chi guadagna l’1% si è preso oltre tre quarti dei profitti, lo 0,1% addirittura la metà. Non è fortuna, sostengono i “sharps”: calcolano il valore equo degli eventi e sfruttano gli errori di prezzo della massa, che loro chiamano senza troppi complimenti “dumb money” o “pesci”. Una storia che parla di finanza, di regolamentazione americana, di guerra in Ucraina e in Iran, e di una generazione che ha scelto di guardare il mondo da uno schermo per scommettere sul suo andamento.

Come nasce Alpha

Il gruppo prende forma nella primavera del 2024, quando la campagna presidenziale americana inonda Polymarket di scommettitori occasionali. Più “denaro stupido” significa più prezzi sbagliati e margini più alti, ma alcuni dei trader più bravi non avevano abbastanza capitale per sfruttarli. Così hanno messo insieme soldi e competenze. Un esempio citato dal FT: un grande operatore piazza un ordine da un milione di dollari di quote “sì” sul mercato che chiedeva se Trump avrebbe creato una riserva in Bitcoin nei primi cento giorni. Alpha si avventa sulla controparte, assorbe metà dell’ordine in meno di un minuto e incassa complessivamente circa 250.000 dollari.

Il reclutamento segue un rituale preciso: un membro segnala una “stella nascente” notata sui mercati o nei commenti, poi si vota. Non contano i capitali ma i tassi di successo e le competenze specifiche: c’è chi modella le elezioni di mezzo mondo, chi segue il fronte ucraino, chi il meteo. La regola numero uno, racconta un membro, è non parlare di politica: curioso, per un gruppo che sulla politica guadagna gran parte dei suoi soldi.

Il caso Kurakhove e il criterio di Kelly

L’episodio più rivelatore riguarda la città ucraina di Kurakhove, nel novembre 2024. Il mercato scommetteva che i russi l’avrebbero conquistata entro dicembre. Ma la vera domanda, per Alpha, era tecnica: secondo la mappa dell’Institute for the Study of War, il think tank che fa da arbitro per la risoluzione del contratto, quella zona sarebbe risultata sotto controllo russo? Il gruppo geolocalizza un video di un’esplosione diffuso dall’esercito russo, traduce i suoni registrati dall’operatore, confronta immagini aeree. Poi sveglia il suo esperto di guerra in Australia, con l’ordine di non leggere la discussione per non contaminare la sua valutazione.

L’australiano stima un 70% di probabilità che la città non cada entro dicembre. Inserisce la probabilità e il prezzo di mercato nel criterio di Kelly, la formula che indica la frazione ottimale del capitale da puntare: il risultato è metà del suo portafoglio. Gli altri lo convincono a puntare meno. Ha ragione lui, incassa poco più di 7.000 dollari, che sarebbero stati il doppio senza le prudenze del gruppo. L’autrice del FT ne trae una lettura interessante: il gruppo non gli è costato 7.000 dollari, gli ha evitato di perderne molti di più se avesse sbagliato.

Tre profili, tre strategie

Il matematico russo (@gopfan). Dottorato a 25 anni, cresciuto tra tornei di scacchi e olimpiadi di matematica, ha lasciato in meno di un anno un lavoro da sviluppatore crypto perché il trading di token gli sembrava solo azzardo con un po’ di riciclaggio. Su Polymarket costruisce modelli probabilistici su grandi serie storiche: ha guadagnato quasi 80.000 dollari sul meteo nel luglio più caldo mai registrato e ha scommesso non solo sulla vittoria di Trump ma sui margini nei singoli Stati. Lavora otto ore al giorno, sette giorni su sette. Quando vince, dice, prova soprattutto sollievo. Il suo acquisto più costoso è un narghilè dorato da 1.500 dollari. Pensa di poter contare su altri cinque anni di margini, prima di passare alla finanza tradizionale.

Lo studente di Oxford (@sigh). Il nickname viene da una frase di Marx sulla religione come “sospiro della creatura oppressa”, che nel suo profilo diventa il gioco d’azzardo. Uno stage in una banca d’affari lo convince che tutta la finanza consiste nel togliere soldi dalle tasche altrui; Polymarket gli sembra almeno ancorato a eventi reali. La sua strategia non richiede modelli: sfrutta gli ordini lasciati aperti da chi non reagisce in tempo alle notizie e scova controparti che puntano su Trump per pura fede politica. La sintesi che offre è che i soldi sono per terra, ma bisogna esserci e cliccare velocemente. Il prezzo: l’ultimo anno di università durante la guerra in Iran e la crisi di Hormuz, cinque ore al giorno tra Polymarket e Discord anche sotto esami, e la sensazione di non riuscire più a pensare né a scrivere.

Il dottorando della Ivy League (@jep-g). Ha imparato a ricostruire l’indice di approvazione di Trump in un corso di statistica bayesiana e ha pensato di metterlo a frutto. Partito con 300 dollari, senza mai aggiungerne un altro, è arrivato a circa 200.000 dollari di profitto. È l’unico che parla apertamente di dipendenza: secondo lui chi nega che almeno una parte di questa attività sia compulsiva non è onesto. Ad agosto frequentava incontri per giocatori patologici. Il danno maggiore, dice, non sono le scommesse in sé ma il racconto secondo cui questa sarebbe finanza democratica e meritocratica.

Derivati o gioco d’azzardo?

Le piattaforme sostengono di non essere bische: la Commodity Futures Trading Commission americana da oltre trent’anni riconosce questi prodotti come derivati, i cosiddetti “event contracts”. Le regole federali però vietano i contratti che costituiscono “gaming”, e su quella parola si regge l’intero edificio. Per anni la CFTC si è opposta ai mercati elettorali di Polymarket e Kalshi; con l’amministrazione Trump ha abbandonato quelle battaglie legali e ne ha aperte di nuove contro gli Stati che vorrebbero vietarli in base alle loro leggi sul gioco. Lo studente di Oxford teme che una vittoria democratica nel 2028 possa chiudere tutto: da qui l’ansia di prendere il massimo finché la finestra resta aperta.

Sullo sfondo, i numeri dell’industria: la cofondatrice di Kalshi, Luana Lopes Lara, è diventata la più giovane miliardaria self-made del mondo poco prima dei trent’anni e sostiene che i prediction market diventeranno più grandi della Borsa. Alpha, nel frattempo, stima che algoritmi e possibili insider siano solo una piccola parte del “denaro intelligente”: i quant si concentrano su sport in diretta e mercati crypto a 15 minuti, dove la velocità è tutto.

Note dell’A.I. (Claude)

La concentrazione dei profitti non è una sorpresa, è la regola. Che lo 0,1% dei trader catturi metà dei guadagni è coerente con quanto osservato in quasi tutti i mercati speculativi aperti al pubblico, dal day trading alle opzioni a brevissima scadenza. I prediction market sono a somma zero al lordo delle commissioni: ogni dollaro vinto da un “sharp” è perso da qualcun altro. La retorica della “saggezza della folla” convive quindi con una realtà meno poetica, in cui la folla fornisce la liquidità e una piccola élite la raccoglie.

Il criterio di Kelly va maneggiato con cura. La formula massimizza la crescita del capitale nel lungo periodo solo se la probabilità stimata è corretta. Se la stima è sbagliata anche di poco, puntare la “Kelly piena” espone a perdite pesanti: per questo molti professionisti usano frazioni di Kelly (metà o un quarto). L’episodio di Kurakhove mostra che la prudenza del gruppo, pur costando qualcosa in quel caso specifico, è la pratica corretta in assenza di certezze sulla propria stima.

Accesso dall’Italia. In Italia l’offerta di giochi e scommesse è riservata ai concessionari autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Indipendentemente da come i prediction market sono qualificati negli Stati Uniti, chi pensasse di utilizzarli dall’Italia dovrebbe prima verificare con attenzione il quadro normativo e fiscale applicabile, oltre al fatto che diverse piattaforme limitano l’accesso in base al Paese.

Il nodo informativo. L’inchiesta conferma un punto spesso trascurato: in molti contratti il vantaggio non sta nel prevedere l’evento ma nel capire con precisione il regolamento di risoluzione (chi certifica l’esito, con quali criteri, entro quale data). È un’abilità più vicina a quella dell’avvocato che a quella del profeta, ed è uno dei motivi per cui i contratti più ambigui finiscono per trasferire denaro da chi legge il titolo a chi legge le clausole.

Un paradosso finale. Il marxista dichiarato che si definisce mercenario perché è l’unico ruolo disponibile, e che considera i prediction market una parodia del capitalismo, è anche uno dei migliori nel giocare secondo le sue regole. L’autrice lo nota senza giudicarlo: la dissonanza è consapevole, non in malafede.

Considerazioni

Ho letto questa inchiesta con un misto di ammirazione e di déjà vu. Ammirazione per l’intelligenza di questi ragazzi: geolocalizzare un video di guerra per capire come un think tank disegnerà una mappa è un lavoro di analisi che molti uffici studi si sognano. Déjà vu perché la dinamica di fondo è la più vecchia dei mercati: pochi professionisti attrezzati che vivono degli errori di molti dilettanti. Cambiano gli strumenti, i nomi e la velocità, ma i “pesci” e gli “squali” esistono da quando esistono le Borse.

Da libertario non sono tra quelli che vorrebbero vietare tutto: chi è adulto ha il diritto di scommettere i propri soldi su quello che vuole, e anzi trovo sano che un mercato produca probabilità più oneste di molti sondaggi. Ma proprio per questo il racconto della “finanza democratica” mi lascia freddo, e su questo do ragione al dottorando che oggi frequenta gli incontri per la dipendenza. Due utenti su tre perdono: chiamarla democratizzazione è un’operazione di marketing, non una descrizione.

Mi colpisce infine il prezzo umano che questi giovani pagano, e che loro stessi riconoscono: chi non riesce più a scrivere, chi si sveglia di notte per paura di perdere un clic, chi vince e prova solo sollievo. In quarant’anni di mercati ho imparato che il vero capitale da proteggere non è quello sul conto, ma la lucidità con cui lo si gestisce. E che le occasioni “da prendere adesso perché poi sparisce tutto” sono quasi sempre quelle in cui conviene fermarsi a pensare un minuto in più.

L’autore non detiene posizioni sui titoli citati in questo articolo.

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Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

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