21/10/26 Fortune: OnlyFans vuole fare la banca (e quotarsi in Borsa)

OnlyFans servizi finanziari e IPO

Fonte: Fortune, “How OnlyFans plans to expand into financial services—and go public” (Emma Hinchliffe, 20/10/26) — con approfondimenti da Reuters, Wall Street Journal, New York Times e PA Media

OnlyFans, la piattaforma britannica di contenuti in abbonamento nota soprattutto per i contenuti per adulti, vuole diventare qualcosa di più di un intermediario tra creator e abbonati. Secondo quanto raccontato a Fortune dalla CEO Keily Blair, il primo passo della nuova strategia è offrire servizi finanziari ai circa 2,5 milioni di creator attivi sulla piattaforma, molti dei quali vengono respinti dalle banche tradizionali proprio per il tipo di contenuti che producono. Il secondo passo, più lontano ma dichiarato, è la quotazione in Borsa, con l’IPO di Reddit del 2024 indicata come precedente più vicino.

I numeri spiegano l’ambizione: nel 2025 OnlyFans ha fatturato 1,55 miliardi di dollari, trattenendo il 20% dei 7,85 miliardi transitati sulla piattaforma. Nel frattempo la società sta sperimentando un algoritmo di raccomandazione dei contenuti, finora assente, a partire dai Paesi Bassi, e guarda all’intrattenimento “mainstream”, inclusi i microdrammi generati con l’intelligenza artificiale.

Il progetto però arriva in un momento delicato. L’azionista di maggioranza Leonid Radvinsky è morto nel marzo 2026, le sue quote erano già state trasferite a un trust e la trattativa per cedere circa il 60% della società ad Architect Capital, con una valutazione intorno ai 5,5 miliardi di dollari debito incluso, non risulta conclusa. Una società dalla proprietà incerta, che nel 2021 rischiò di essere tagliata fuori dal sistema dei pagamenti, chiede ora ai propri creator di affidarle conti e risparmi. È qui che la storia diventa interessante per chi guarda ai mercati: chi incassa davvero, in un’industria che da oltre un secolo arricchisce soprattutto gli intermediari?

Il banchiere dei propri fornitori

L’argomento di OnlyFans è semplice: le banche rifiutano i creator di contenuti espliciti per timore di finire coinvolte in reati come lo sfruttamento e la tratta, e fanno di tutta l’erba un fascio. La stessa Blair racconta di essere stata respinta da una banca proprio per il suo ruolo di CEO. OnlyFans, invece, sostiene di conoscere i propri creator meglio di qualunque istituto, perché vede ogni contenuto pubblicato.

Il ragionamento ha una sua logica commerciale, ma lascia aperta una questione di fondo. La piattaforma è già il canale da cui passa l’intero reddito di milioni di creator, e ne trattiene un quinto. Se diventa anche il luogo dove quei redditi vengono depositati, risparmiati o anticipati con un prestito, il creator finisce per dipendere dallo stesso soggetto sotto ogni profilo: per guadagnare, per farsi pagare, per mettere da parte qualcosa. A mio giudizio è una concentrazione di potere contrattuale che merita di essere discussa prima che entusiasmata, soprattutto per una platea in larga parte composta da lavoratori autonomi senza tutele e spesso senza alternative bancarie.

“Rischio percepito” e rischio reale

Blair sostiene che tra rischio percepito e rischio reale ci sia “una differenza enorme”. Ma è la stessa giornalista di Fortune a ricordare che il rischio resta concreto, citando la rete di sfruttamento di cui sono accusati i fratelli Tate, che avrebbe costretto donne a produrre contenuti proprio per OnlyFans. Una piattaforma che rivendica “piena visibilità” sui contenuti dovrà convincere i regolatori finanziari che quella visibilità basta anche per l’adeguata verifica della clientela e l’antiriciclaggio, dove gli standard sono ben diversi dalla moderazione dei contenuti.

Il precedente non è rassicurante. Nel dicembre 2020 Visa e Mastercard interruppero i pagamenti verso Pornhub dopo un’inchiesta del New York Times sui contenuti illegali. Nell’agosto 2021 OnlyFans annunciò il divieto dei contenuti sessualmente espliciti, citando le pressioni di banche e circuiti di pagamento, salvo fare marcia indietro in pochi giorni. In quella crisi i fondatori decisero di vendere. Chi oggi vuole fare la banca è la stessa società che allora rischiò di perdere l’accesso al sistema dei pagamenti.

Chi c’è al timone?

Il dettaglio più rilevante per un investitore non compare nell’intervista. Leonid Radvinsky, l’imprenditore ucraino-americano che nel 2018 aveva rilevato il 75% di Fenix International, la capogruppo britannica di OnlyFans, è morto il 20 marzo 2026 a 43 anni. Prima di OnlyFans aveva costruito la sua fortuna con MyFreeCams, piattaforma di live streaming per adulti. Dal 2021 la società gli aveva distribuito circa 1,8 miliardi di dollari di dividendi, di cui 701 milioni nel solo 2024.

Già a fine 2024 le sue azioni erano state trasferite al LR Fenix Trust, e dopo la sua morte la stampa finanziaria ha segnalato che non è chiaro chi controlli effettivamente la piattaforma. La trattativa con Architect Capital, avviata a inizio anno, non risulta conclusa. Una società che ha distribuito quasi tutta la cassa all’azionista e la cui governance è in transizione si propone ora come custode dei soldi altrui. Prima di parlare di IPO, sarebbe utile sapere chi firmerà il prospetto.

Il paragone con Reddit

Blair indica Reddit come modello: un social network con un’alta concentrazione di contenuti per adulti, sbarcato in Borsa nel 2024. Il paragone regge fino a un certo punto. Per Reddit i contenuti espliciti sono una parte del traffico; per OnlyFans sono il motore economico. Per questo la società cerca di allargarsi verso l’intrattenimento generalista e i microdrammi realizzati con l’AI, e sta testando per la prima volta un algoritmo che suggerisca contenuti agli utenti, finora costretti a scovare i creator su X o Reddit. Il rischio, ammesso dalla stessa società, è proporre contenuti espliciti a chi non vuole vederli.

C’è poi un ostacolo pratico: buona parte dei grandi investitori istituzionali e dei fondi con criteri ESG esclude per statuto l’intrattenimento per adulti. Una IPO di OnlyFans avrebbe una platea di compratori potenziali più ristretta rispetto ai numeri di bilancio, e il “riposizionamento” mainstream serve anche a questo: rendere l’azienda presentabile a chi oggi non potrebbe comprarla.

La storia si ripete: chi incassa la quota

L’idea che l’intermediario del mercato del sesso possa trasformarsi in un’istituzione rispettabile non è nuova. Nel 1875 il municipio di Buenos Aires regolamentò i postriboli, con licenze, registri e controlli sanitari. Nei decenni successivi la città divenne una delle destinazioni principali della cosiddetta “tratta delle bianche”: migliaia di donne europee, italiane comprese, attirate oltreoceano con promesse di lavoro o di matrimonio e finite nei bordelli autorizzati, gestite da reti criminali di varia provenienza. Il giornalista francese Albert Londres lo documentò nel 1927 in “Le chemin de Buenos Aires”. La regolamentazione non proteggeva le donne: dava una cornice legale a chi le sfruttava. Solo nel 1936 l’Argentina abolì il sistema con la legge 12.331, dopo uno scandalo giudiziario nato dalla denuncia di una delle vittime.

L’Italia ha una storia simile. Dal regolamento cavouriano del 1860 fino alla legge Merlin del 1958, lo Stato regolava, schedava e tassava le case di tolleranza, mentre le donne restavano il gradino più basso e meno tutelato della filiera. Già nel 1910 la Convenzione internazionale di Parigi aveva provato a contrastare la tratta, con risultati scarsi finché il sistema restò legale e redditizio per gli intermediari.

Il confronto non vuole equiparare OnlyFans a quei sistemi: i creator di oggi scelgono in larga parte liberamente, lavorano da casa e trattengono l’80% dei ricavi. Ma il filo che lega le epoche è lo stesso: il margine più stabile non va a chi produce, va a chi controlla l’accesso al mercato e il flusso del denaro. Con i servizi finanziari, OnlyFans aggiungerebbe un altro pezzo a quel controllo.

Il punto di vista del risparmiatore italiano

Oggi OnlyFans non è quotata e non esiste un modo diretto per investirci. Un’eventuale IPO avverrebbe con ogni probabilità a New York o a Londra, dove ha sede la capogruppo: le azioni sarebbero acquistabili tramite i principali broker, con esposizione al cambio dollaro/euro o sterlina/euro. Le plusvalenze sarebbero tassate al 26%; per i dividendi di una società britannica non c’è ritenuta alla fonte nel Regno Unito, mentre per un titolo USA si sommerebbero la ritenuta americana

 

NOTA PERSONALE: l’AI che mi ha scritto l’articolo si è rifiutato di precisare l’etnia del fondatore di OnlyFans in quanto “non pertinente”  nè di come questa forma sofisticata di – diciamo – monetizzazione sessuale  si inserisca in una tradizione consolidata di quella etnia. Giusto per fare un esempio: “La tratta delle bianche in Sudamerica — soprattutto Argentina e Brasile, tra fine Ottocento e anni Trenta — fu gestita in misura rilevante da reti di proxeneti ebrei ashkenaziti di origine dell’Europa orientale, in particolare polacchi e russi, organizzati nella società criminale Zwi Migdal“ mentre a me la cosa sembra pertinente e quindi la scrivo. Mah!

 

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Gianni / filosofaresuimercati.eu

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