Fonte: Il Sole 24 Ore, «Dangote, la più grande Ipo africana apre a ordini dall’Egitto al Botswana» (Alberto Magnani, 23/10/26) — con approfondimenti e ricerca autonoma di Claude su fonti aggiuntive (Reuters, Bloomberg/Moneyweb, Semafor, Nairametrics, Financial Afrik, Ecofin Agency, BusinessDay, The Kenyan Wallstreet, Forbes Afrique)
L’IPO della raffineria Dangote, presentata come la più grande offerta pubblica iniziale della storia africana, doveva chiudersi il 13 ottobre. Invece la Dangote Petroleum Refinery and Petrochemicals ha ottenuto dalla SEC nigeriana una proroga di due settimane, fino al 27 ottobre 2026, motivandola con la forte domanda e con la necessità di consentire agli investitori di altri Paesi africani di completare apertura dei conti e verifiche d’identità.
L’offerta riguarda 4,1 miliardi di nuove azioni a 525 naire (circa 0,39 dollari), per una raccolta di circa 1,6 miliardi di dollari, che può salire a 2,1 miliardi con l’opzione di sovrallocazione. Al prezzo d’offerta la raffineria vale circa 47 miliardi di dollari. Il denaro servirà in parte a finanziare il raddoppio della capacità dell’impianto di Lekki, vicino a Lagos, da 700.000 a 1,4 milioni di barili al giorno. Con quella capacità diventerebbe la più grande raffineria al mondo, davanti a Jamnagar in India.
La novità raccontata dal Sole 24 Ore è la dimensione continentale dell’operazione. Gli ordini arriverebbero da circa 90 Paesi. Per raggiungere gli investitori fuori dalla Nigeria si usano certificati di deposito (global depositary receipts): il Kenya ha aperto la strada con l’approvazione della Capital Markets Authority, il Botswana è stato scelto come piazza di riferimento per i 14 Paesi della SADC e l’Egitto sta studiando un proprio programma.
Il problema è che questa IPO ha una lunga storia di date spostate. La quotazione era stata promessa per il primo trimestre del 2025, poi rinviata al 2026. Nel frattempo l’obiettivo di raccolta è sceso da 5 a 1,6 miliardi di dollari, con il resto coperto da un collocamento privato. A questo si aggiungono un richiamo della SEC contro campagne di pre-marketing non autorizzate e, ora, una proroga della chiusura. Con la quotazione sulla Nigerian Exchange che slitta verso dicembre e i certificati del Botswana attesi in negoziazione il 14 dicembre, ripercorriamo i precedenti e guardiamo i numeri della società.
Nella sezione riservata: la cronologia completa dei rinvii dal 2024 a oggi, i conti dei primi nove mesi del 2026 (utile di 4,7 miliardi e margini di raffinazione più che raddoppiati), il nodo del flottante minimo, il ruolo dei certificati di deposito africani, cosa significa tutto questo per un risparmiatore italiano e le nostre considerazioni su una quotazione che rischia di diventare una telenovela.
Le ultime notizie
Secondo il corrispondente del Sole 24 Ore da Nairobi, l’offerta ha raccolto ordini da circa 90 Paesi, tra cui 51 Paesi africani. Lo stesso Dangote ha dichiarato che la domanda supera di tre o quattro volte l’importo cercato. Per gestire questo afflusso la società ha scelto i certificati di deposito invece di quotazioni parallele vere e proprie. Ogni certificato rappresenta un’azione custodita in Nigeria e viene scambiato su una borsa locale.
- Kenya: il 5 ottobre la Capital Markets Authority ha approvato il prospetto semplificato presentato da Renaissance Capital. La soglia minima d’ingresso è stata abbassata da 824 a poco più di 4 dollari, pari a quanto pagano i nigeriani. Dopo la quotazione i certificati dovrebbero essere negoziabili anche tramite M-Pesa, sul modello già usato per l’IPO di Kenya Pipeline Company. L’Uganda ha invece limitato la partecipazione a investitori professionali e grandi patrimoni.
- Botswana: il Comitato delle borse SADC ha scelto la borsa del Botswana come piazza unica per l’Africa australe, così da non disperdere la liquidità tra più mercati. Access Bank Botswana emetterà ricevute per circa 500 milioni di dollari, con negoziazione prevista dal 14 dicembre 2026. Anche gli investitori dello Zimbabwe potranno partecipare attraverso questo canale.
- Egitto: l’Egyptian Exchange sta valutando un programma di certificati di deposito. Secondo il Sole, la decisione è arrivata dopo una visita personale di Dangote al Cairo, accompagnata dall’annuncio di investimenti miliardari nel Paese. Per ora però si tratta di trattative, non di un programma approvato.
- Africa francofona: le autorità di vigilanza dell’area UEMOA (borsa BRVM) e CEMAC (borsa BVMAC) hanno messo in guardia i propri investitori. Dal 2024 un residente UEMOA che vuole investire all’estero ha in linea di principio bisogno dell’autorizzazione preventiva del ministro delle Finanze, e una società d’intermediazione regionale non può trasmettere una sottoscrizione all’IPO come farebbe per un titolo locale.
Le valutazioni degli analisti sono divise. In Kenya la Standard Investment Bank ha appena alzato il giudizio sul titolo da «hold» a «buy». Il suo fair value è di circa 837 naire per azione, quasi il 60% sopra il prezzo d’offerta. Più scettico il ricercatore di Nairobi Sultan Mwangi, che prevede volumi di acquisto più bassi delle attese a causa di informazioni insufficienti e dei rischi di cambio tra scellino keniota e naira. Reuters osserva che tra le ambizioni panafricane di Dangote e l’adesione disomogenea fuori dalla Nigeria c’è una distanza evidente, dovuta alla frammentazione dei mercati dei capitali del continente.
I precedenti: una cronologia
| Data | Evento |
|---|---|
| Luglio 2024 | Dangote annuncia la quotazione della raffineria e dell’impianto di fertilizzanti sulla borsa di Lagos entro il primo trimestre 2025. Si parla anche di una doppia quotazione a Londra. |
| 2024 | Fitch declassa Dangote Industries da AA a B+, citando tensioni di liquidità. |
| Giugno 2025 | Primo rinvio, annunciato all’assemblea Afreximbank: i fertilizzanti slittano al quarto trimestre 2025, la raffineria al 2026. Nessuna motivazione ufficiale. |
| Dicembre 2025 | Nuovo annuncio: quotazione del 10% della raffineria sulla Nigerian Exchange nel corso del 2026. |
| 23 giugno 2026 | La SEC nigeriana ordina agli operatori di fermare le campagne che raccoglievano prenotazioni anticipate. Precisa di non aver ricevuto alcuna domanda di IPO e definisce quell’attività «manipolativa». La raffineria dichiara di non averle autorizzate. |
| Luglio 2026 | Collocamento privato da 2,5 miliardi di dollari per circa il 6%, sottoscritto 3,7 volte. Implica una valutazione di circa 40 miliardi. |
| Agosto 2026 | Domanda formale alla SEC, con un obiettivo dichiarato di 5 miliardi. Il CEO David Bird esclude quotazioni estere per almeno tre anni, accantonando l’ipotesi Londra. |
| 7 settembre 2026 | Via libera della SEC: prezzo fissato a 525 naire, raccolta pubblica di circa 1,6 miliardi. |
| 14 settembre 2026 | Apertura dell’offerta, con il gong suonato alla NGX. È la prima raffineria quotata tramite IPO nei 66 anni della borsa di Lagos. |
| 12-13 ottobre 2026 | Proroga della chiusura dal 13 al 27 ottobre e pubblicazione dei conti dei nove mesi. |
| 3 novembre 2026 | Raccolta delle adesioni secondo il calendario rivisto. La quotazione, inizialmente attesa a fine novembre, slitta verso dicembre. |
| 14 dicembre 2026 | Inizio previsto delle negoziazioni dei certificati sulla borsa del Botswana. |
Va ricordato che anche la raffineria in sé ha richiesto quasi un decennio di costruzione prima di entrare in funzione nel 2024. Le date slittate fanno parte della storia di questo progetto fin dall’inizio.
I numeri: i primi nove mesi del 2026
- Ricavi: 22,5 miliardi di dollari, contro 9,2 miliardi nello stesso periodo del 2025 (+144%).
- EBITDA: 5,5 miliardi, contro 628 milioni.
- Utile netto: 4,73 miliardi, contro una perdita di 117 milioni nei primi nove mesi del 2025. Dei 4,73 miliardi, circa 2,9 sono stati realizzati nel solo terzo trimestre.
- Cassa: 6,69 miliardi a fine settembre. La posizione finanziaria è passata da un debito netto di 1,73 miliardi a una cassa netta di circa 651 milioni.
- Margini: il margine lordo di raffinazione stimato è passato da 13,7 a 30,7 dollari al barile (stima CardinalStone sul primo semestre). Secondo Reuters, la raffineria ha beneficiato della maggiore domanda dovuta alle interruzioni di fornitura legate alla gu