Fonte: Bloomberg (Abhishek Vishnoi, “Anthropic IPO Shutout Sends Asia’s Investors Into Proxy Bets”, 28/10/26) — con approfondimenti e ricerca autonoma di Claude su fonti aggiuntive (Morningstar, Fidelity UK, AJ Bell, City AM, Rankia, Money.it, Fortune, Yahoo Finance, Trending Topics, Options Trading Report)
Anthropic, la società che sviluppa Claude, ha depositato pubblicamente il prospetto S-1 il 26 ottobre e si prepara a quotarsi sul Nasdaq con il ticker ANT. Secondo Bloomberg l’operazione potrebbe valutare la società intorno ai 1.500 miliardi di dollari: sarebbe una delle IPO più grandi della storia, dopo quella di SpaceX di giugno. Il calendario circolato sulla stampa indica il roadshow nella seconda settimana di novembre e il debutto nella finestra tra il 16 e il 20 novembre.
Bloomberg racconta come gli investitori asiatici, in gran parte tagliati fuori dal collocamento, stiano ripiegando su una serie di “proxy”: azionisti quotati di Anthropic, produttori di chip e memorie, derivati crypto che replicano la valutazione implicita. In questo articolo proviamo a fare lo stesso esercizio dal punto di vista del risparmiatore retail italiano: si può partecipare all’IPO? Cosa si può comprare dal primo giorno, con quali broker e con quale fiscalità? E quali alternative restano a chi vuole un’esposizione ad Anthropic senza rincorrere il titolo al debutto?
Indice
- L’IPO in numeri
- Partecipare al collocamento dall’Italia: un’illusione?
- Comprare dal primo giorno: broker, ordini e fisco
- Le proxy degli investitori asiatici
- Le proxy viste dall’Italia
- I trust britannici: Scottish Mortgage e i suoi fratelli
- Il nodo della valutazione
- Note dell’A.I. (Claude)
- Considerazioni
1. L’IPO in numeri
| Voce | Dato |
|---|---|
| Borsa e ticker | Nasdaq, ANT |
| Deposito pubblico S-1 | 26 ottobre 2026 (prezzo e numero di azioni non ancora fissati) |
| Ultima valutazione privata | 965 miliardi $ (Series H, maggio 2026) |
| Valutazione attesa all’IPO | circa 1.500 miliardi $ secondo Bloomberg; in estate si parlava di 2.000 |
| Ricavi primo semestre 2026 | 16,3 miliardi $ |
| Banche capofila | Goldman Sachs e Morgan Stanley; JPMorgan per il retail USA, Citigroup per il retail internazionale |
| Tranche retail allo studio | 15-20% dell’offerta |
| Governance | i sette fondatori controllano il 50,1% dei voti tramite un’unica azione di Classe F, senza diritti economici |
Alle spalle di questi numeri c’è un piano di spesa in capacità di calcolo che Bloomberg stima intorno agli 800 miliardi di dollari. È proprio questa spesa, più ancora della società in sé, a spiegare perché molte delle proxy che vedremo sono produttori di chip e fornitori di cloud.
2. Partecipare al collocamento dall’Italia: un’illusione?
Sulla carta la porta è socchiusa. Il prospetto prevede, oltre a Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera, Canada, Australia e Giappone, un’offerta retail in alcuni Paesi dello Spazio economico europeo, regolata da un prospetto separato che dovrà essere approvato da BaFin, l’autorità tedesca, per poi essere eventualmente “passaportato” negli altri Stati membri. Quali siano questi Paesi, però, non è stato comunicato.
Il precedente non è incoraggiante. Per l’IPO di SpaceX, Trade Republic ha permesso di sottoscrivere al prezzo di offerta ai clienti di sette Paesi: Germania, Francia, Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia, Spagna e Svezia. L’Italia non c’era. Sul fronte domestico, Fineco offre l’accesso a collocamenti selezionati e Directa ha gestito nel 2026 un paio di operazioni di distribuzione diretta, ma finora nessuno dei due ha annunciato nulla su ANT.
E anche se la porta si aprisse, resta il problema del riparto. Chi segue le IPO italiane lo sa bene: quando un collocamento è “caldo”, la domanda supera di molte volte l’offerta e al piccolo risparmiatore arriva il lotto minimo, quando va bene. La tranche retail del 15-20% di cui parla Bloomberg suona generosa, ma con una domanda di queste dimensioni le assegnazioni individuali rischiano di essere simboliche. Su SpaceX, per inciso, Reuters aveva parlato di un 30% riservato al retail, mentre secondo Morningstar l’allocazione finale si sarebbe avvicinata al 20%.
3. Comprare dal primo giorno: broker, ordini e fisco
Per la quasi totalità dei risparmiatori italiani la strada realistica sarà comprare ANT sul Nasdaq dal giorno del debutto, come qualsiasi altra azione americana. Fineco e Directa negoziano sui mercati USA, così come le piattaforme estere più diffuse (Interactive Brokers, DEGIRO, eToro, Trading 212).
- Fisco. Trattandosi di un’azione e non di un fondo, le plusvalenze sono tassate al 26%; con un intermediario italiano in regime amministrato l’imposta è applicata alla fonte, senza adempimenti dichiarativi. I dividendi sono un problema teorico: la società è in forte perdita e non ne distribuirà per molto tempo.
- Cambio. Il titolo è in dollari: all’andamento dell’azione si somma quello del cambio euro/dollaro.
- Prezzo. Il vero rischio del primo giorno è lo scarto tra il prezzo di offerta, riservato a chi ha ottenuto l’assegnazione, e il primo prezzo di mercato. Chi compra al debutto paga l’entusiasmo altrui.
Attenzione agli ordini del primo giorno: serve il “ditino pronto”.
Il giorno del debutto i broker non accettano ordini “al meglio”: bisogna inserire un ordine con limite di prezzo. Ma c’è un secondo vincolo, meno noto e decisivo. Finché il titolo non ha fatto il primo prezzo, i controlli dei broker misurano lo scostamento rispetto al prezzo di collocamento, e gli ordini che lo superano vengono rifiutati in preapertura.
Un esempio. Se Anthropic viene collocata a 100 dollari e in preapertura il prezzo teorico si sta formando intorno a 150, è inutile inserire un ordine a 150: viene scartato perché troppo lontano dal prezzo di collocamento. Solo dopo che il titolo ha fatto il primo prezzo lo scostamento viene calcolato su quella nuova base, e a quel punto gli ordini vicini ai prezzi di mercato vengono accettati.
Tradotto in pratica: chi volesse, a proprio rischio e pericolo, comprare ai primi prezzi deve restare davanti al monitor con l’operazione già compilata e il dito pronto a confermarla nel momento stesso in cui il titolo fa il primo prezzo. Con un debutto atteso nel pomeriggio europeo, considerato l’orario di apertura di Wall Street e i tempi tecnici delle grandi IPO, significa anche mettere in conto un’attesa lunga e senza orario preciso.
4. Le proxy degli investitori asiatici
L’articolo di Bloomberg individua quattro famiglie di esposizione indiretta, pensate per il mercato asiatico:
- Accesso diretto all’IPO, limitato a Giappone e Australia, dove però domanda e restrizioni renderanno difficile ottenere azioni.
- Azionisti e partner quotati: SK Telecom, il cui investimento iniziale è diventato una partecipazione multimiliardaria; Commonwealth Bank of Australia, che valutava la propria quota oltre il miliardo di dollari a fine giugno; NEC, primo partner globale giapponese di Anthropic da aprile.
- Chip e hardware: TSMC, da cui Anthropic dipende per i chip avanzati (il prospetto indica i suoi vincoli di capacità come un rischio chiave), e i produttori di memorie ad alta larghezza di banda SK Hynix e Samsung.
- Derivati: i contratti perpetui legati alla valutazione di Anthropic introdotti da OKX a maggio e da Binance a giugno, oltre ai CFD di alcune piattaforme.
Per un italiano buona parte di questo menu è poco pratica. I titoli quotati a Seul, Sydney o Tokyo non sono sempre raggiungibili dai broker domestici, e i perpetual sulle piattaforme crypto pongono problemi di controparte e di inquadramento fiscale. Fa eccezione TSMC, che si compra agevolmente come ADR sul NYSE.
5. Le proxy viste dall’Italia
Gli azionisti quotati americani. Le due proxy più dirette sono Amazon e Alphabet, che sono al tempo stesso azionisti e fornitori di Anthropic. Secondo il prospetto Anthropic pagherà ad Amazon 110 miliardi di dollari fino al 2036 e almeno 114,5 miliardi a Google fino al 2033 per servizi di calcolo. Sulla quota di Amazon le letture del prospetto divergono: c’è chi parla di una partecipazione vicina al 20% contando le obbligazioni convertibili, chi di un tetto al 12% fissato nel filing. Google detiene almeno il 6,6% e ha un’opzione per acquistare fino a 10 miliardi di dollari di azioni al prezzo dell’IPO. Il limite è evidente: comprando Amazon o Alphabet si compra soprattutto Amazon o Alphabet, e Anthropic pesa solo per una frazione del valore.
Esistono proxy meno ovvie ma più “concentrate”. Salesforce iscriveva la propria quota a circa 5,1 miliardi di dollari al 31 luglio. Zoom ha una partecipazione stimata in 3,13 miliardi, pari a circa l’11% della propria capitalizzazione: qui una rivalutazione di Anthropic può davvero muovere il titolo.
I fornitori europei. È la versione “di casa” della tesi sui chip. Quando a settembre sono emersi i dettagli sugli impegni di spesa di Anthropic, i semiconduttori europei si sono mossi in blocco: X-Fab in testa, Infineon +4,8%, Aixtron +4,3%, ASML +4,18%, ASM International +4,24%. ASML non vende chip ad Anthropic, ma le macchine che servono a produrli. Nessuna società italiana risulta avere partecipazioni dirette.
Gli strumenti sintetici. 21Shares ha lanciato CLAU, il primo ETP europeo pre-IPO su Anthropic, quotato sul Vienna MTF. Replica la valutazione implicita tramite total return swap, senza leva, con controparte FalconX. Tra i broker indicati dall’emittente non compaiono quelli italiani, per cui va verificato caso per caso se è raggiungibile. IG offre invece un “mercato pre-IPO” in forma di CFD: si specula sulla valutazione, ma non si ricevono azioni e non si partecipa alla sottoscrizione.
6. I trust britannici: Scottish Mortgage e i suoi fratelli
I trust d’investimento quotati a Londra sono da sempre una delle poche vie per accedere a società non quotate: a differenza dei fondi aperti possono detenere fino al 60% in titoli non quotati. Quattro trust hanno oggi una partecipazione in Anthropic, tre dei quali gestiti da Baillie Gifford.
| Trust | Peso di Anthropic | Note |
|---|---|---|
| Baillie Gifford US Growth (USA) | 6,6% | quarta posizione, esposizione più alta |
| Schiehallion (MNTN) | 5,9% | investe solo in società private |
| Scottish Mortgage (SMT) | 2,8% | ottava posizione; SpaceX pesa il 18,1% |
| RIT Capital Partners, Pantheon International | piccole posizioni | segnalate in passato |
Scottish Mortgage è il più noto. Dopo aver perso oltre il 50% tra il 2021 e il 2023 ha quasi raddoppiato, recuperando tutto il terreno perso. Nell’esercizio chiuso a marzo 2026 il NAV ha reso il 27,4% e il prezzo il 26,8%, battendo il FTSE All-World, e a giugno il titolo ha toccato il massimo storico a 15,63 sterline. I costi correnti sono intorno allo 0,33%, senza commissioni di performance. Va però detto chiaramente che chi compra SMT oggi fa soprattutto una scommessa su SpaceX, già quotata, e solo marginalmente su Anthropic.
Per il risparmiatore italiano ci sono due ostacoli. Il primo è fiscale: con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, questi strumenti rischiano di essere trattati come fondi non armonizzati, con i proventi tassati all’aliquota marginale IRPEF anziché al 26%. È esattamente il motivo per cui chi scrive ha venduto la propria posizione in Scottish Mortgage; prima di comprare conviene comunque verificare il trattamento applicato dal proprio intermediario. Il secondo è il premio sul NAV: alla vigilia di SpaceX la domanda aveva portato le quotazioni di SMT sopra il valore del portafoglio, e il rischio è pagare caro un’esposizione ad Anthropic che pesa pochi punti percentuali.
7. Il nodo della valutazione
Le stime oscillano parecchio. In estate si parlava di 2.000 miliardi di dollari; oggi Bloomberg indica circa 1.500. Sulla piattaforma Hyperliquid i contratti perpetui implicavano a fine ottobre circa 1.880 miliardi, segno che una parte del mercato speculativo resta più ottimista delle banche. Il salto rispetto ai 965 miliardi del round di maggio è comunque notevole, per una società che chiude i bilanci in forte perdita e ha impegni di spesa enormi. Un banchiere di Union Bancaire Privée, citato da Bloomberg, la descrive come un’IPO molto pompata di una società in perdita, con un percorso verso l’utile incerto e una concorrenza feroce, e suggerisce che sia meglio puntare sui fornitori.
8. Note dell’A.I. (Claude)
Una premessa di trasparenza: io, Claude, sono un prodotto di Anthropic, la società di cui si parla in questo articolo. Non ho interessi economici nell’IPO, ma il lettore ha il diritto di saperlo e di pesare le mie osservazioni di conseguenza.
- La quota di Amazon non è un dato certo. Le stime vanno dal 12% a quasi il 20% a seconda di come si contano le convertibili. Chi costruisce una tesi su Amazon come proxy dovrebbe usare l’ipotesi prudente.
- Gli strumenti sintetici aggiungono rischi che l’azione non ha. CLAU espone al rischio di controparte di FalconX; i CFD e i perpetual sono legati al prezzo dell’IPO e possono subire forti scossoni al momento della quotazione. Anthropic ha inoltre dichiarato non validi i trasferimenti di azioni pre-IPO su piattaforme secondarie non autorizzate: diffidate di chi promette “azioni Anthropic prima del debutto”.
- Il regime fiscale dei trust va verificato. L’esperienza dell’autore su Scottish Mortgage è un caso concreto, ma il trattamento applicato può dipendere dall’intermediario e dalla classificazione dello strumento.
- Le proxy hanno una vita propria. Un produttore di memorie o una banca australiana rispondono a cicli e rischi che con Anthropic non hanno nulla a che fare: si compra un’esposizione indiretta, ma anche tutto il resto.
- L’accesso europeo all’IPO resta una questione aperta. Se il prospetto BaFin includesse l’Italia, il quadro della sezione 2 cambierebbe: è un punto da monitorare nelle prossime settimane.
9. Considerazioni
Figuriamoci se il risparmiatore medio italiano avrà accesso all’IPO di Anthropic. Non riusciamo ad averlo nemmeno sulle IPO italiane: quando un collocamento tira, si va a riparto e il piccolo resta sempre a mani vuote. Su un’operazione di queste dimensioni, con mezza Wall Street in fila, pensare di portarsi a casa un pacchetto significativo al prezzo di offerta è pura illusione.
Il meccanismo è strutturale. Il libro degli ordini lo costruiscono i grandi istituzionali, che ottengono le assegnazioni in cambio della loro relazione con le banche del consorzio. Al retail resta la quota d’immagine. La famosa tranche del 15-20% mi sembra più un’operazione di marketing che un regalo: serve a costruire la narrativa dell'”IPO del popolo” e a garantire una base di domanda al debutto, cioè qualcuno che compri a prezzi alti dagli assegnatari.
Per chi resta fuori la vera partita non è l’accesso al collocamento, ma la disciplina sul prezzo dopo. Lo abbiamo visto con SpaceX, che seguiamo sul blog fin dalle prime fasi: chi aspetta che si sgonfi l’entusiasmo iniziale, magari intorno alla scadenza dei lock-up, spesso compra meglio di chi rincorre il primo giorno. E chi proprio vuole esserci al debutto deve sapere che non basta un clic: servono ordini con limite, pazienza davanti al monitor e il ditino pronto. Nel frattempo le proxy esistono, ma vanno scelte sapendo cosa si compra davvero: la scommessa sui fornitori del “piccone e badile” resta, a mio avviso, la più solida.
Se l’articolo ti è stato utile, puoi offrirmi un caffè su Ko-fi ☕
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria. Leggi il disclaimer completo.
Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu