
Fonte: The New York Times (Alexandra Alter, 25/10/26) — con approfondimenti e ricerca autonoma di Claude su fonti aggiuntive (CNN Money, CNBC, VentureBeat, Quartz, Fortune)
Marissa Mayer è tornata. Il New York Times le dedica un lungo ritratto da Palo Alto: la prima ingegnera di Google, poi amministratrice delegata di Yahoo, oggi fondatrice di una start-up con appena dieci ingegneri e un nuovo prodotto, Dazzle, un assistente di intelligenza artificiale disponibile da fine settembre che analizza le foto del rullino del telefono per conoscere gusti, abitudini e personalità dell’utente, e da lì suggerire attività, regali, vestiti, temi per le feste dei figli.
Il bersaglio dichiarato è il cosiddetto “carico mentale”: la festa di compleanno da organizzare, il costume di Halloween da scegliere, la giornata dei calzini pazzi a scuola annunciata da un volantino finito stropicciato nello zaino. La giornalista la chiama, senza troppi giri di parole, una “moglie IA”. Mayer, che ha una fortuna stimata in 1,4 miliardi di dollari, è convinta che le donne, che a suo dire fotografano di più e ragionano in modo più visivo, saranno le prime ad apprezzarla.
Il prodotto: la vita “be-Dazzled”
Gli esempi raccontati da Mayer sono quelli di una famiglia molto benestante della Silicon Valley: un laboratorio di maschere veneziane durante una vacanza a Venezia, un negozio di magia a San Francisco per la figlia appassionata di illusionismo, una festa in piscina con giochi fosforescenti per i 14 anni del figlio (che, pare, avrebbe preferito un tema meno insistito). Per Halloween l’assistente le ha proposto un abito a forma di torta glassata ispirato ai dipinti di Wayne Thiebaud.
Non tutto fila liscio. Durante una prova con una giovane madre, Dazzle ha scambiato la foto di un’ape per la richiesta di sostituire una zanzariera, e le ha suggerito di andare a giocare a golf. La signora non gioca a golf. Nemmeno Mayer, eppure anche a lei l’assistente ha proposto il golf: un mistero che il team sta ancora cercando di risolvere. In compenso alcuni utenti avrebbero confessato di interagire più con Dazzle che con il coniuge. Non è chiaro se sia una metrica di successo o un campanello d’allarme.
Resta poi la questione di fondo: affidare a un’intelligenza artificiale l’intero rullino fotografico significa consegnarle un dossier dettagliatissimo sulla propria vita privata. Quando la giornalista le ha chiesto se non sia un po’ deprimente immaginare compleanni, regali e vacanze pianificati da una macchina, Mayer è parsa presa in contropiede: «Non ci ho riflettuto fino in fondo».
La memoria corta di Wall Street: gli anni di Yahoo
Il ritratto del Times dedica poche righe al quinquennio in Yahoo (2012-2017), liquidato come un tentativo fallito di rilanciare una società in difficoltà. Chi ha qualche anno di mercato alle spalle ricorda le cose in modo un po’ più ruvido.
Arrivata a luglio 2012, Mayer si lanciò in una campagna di acquisizioni senza precedenti per l’azienda: almeno 49 operazioni per un costo complessivo di oltre 2,2 miliardi di dollari, a fronte delle 65 acquisizioni realizzate da Yahoo in tutta la sua storia precedente. Per la maggior parte si trattava di piccole start-up il cui prezzo non venne nemmeno reso noto, spesso chiuse poco dopo l’acquisto.
Il pezzo forte fu Tumblr, comprata nel 2013 per 1,1 miliardi con la promessa di “non rovinarla”. Due anni dopo l’obiettivo di 100 milioni di ricavi nel 2015 era mancato, e Yahoo cominciò le svalutazioni: 230 milioni nel quarto trimestre 2015, altri 482 milioni a luglio 2016. Nello stesso bilancio 2015 la società aveva registrato una svalutazione complessiva dell’avviamento di circa 4,5 miliardi su diverse divisioni. Ci fu persino una misteriosa acquisizione da 23 milioni di cui non venne mai rivelato il nome, interamente svalutata un anno dopo.
Il verdetto del mercato arrivò nel 2016: con una capitalizzazione di circa 35 miliardi, pari più o meno al valore delle sole partecipazioni in Alibaba e Yahoo Japan, la Borsa attribuiva all’attività internet di Yahoo un valore vicino a zero. Il nucleo operativo fu poi ceduto a Verizon per 4,83 miliardi, prezzo ridotto a 4,48 miliardi dopo la scoperta dei massicci furti di dati degli utenti. E Tumblr, il gioiello da un miliardo, fu rivenduta da Verizon nel 2019 per una cifra che la stampa stimò in pochi milioni. Mayer, dal canto suo, uscì con una buonuscita che CNN stimava fino a 55 milioni di dollari.
Da simbolo a voce fuori dal coro
C’è anche la parabola personale. Nel 2012 la sua nomina fu salutata come una svolta per le donne nella tecnologia; tornò in ufficio due settimane dopo il parto e diventò, suo malgrado, il centro di un furibondo dibattito sulla maternità al vertice. Oggi, mentre molte colleghe denunciano il ritorno della “cultura bro” nella Silicon Valley, Mayer sostiene che il genere “sfuma sullo sfondo” e che l’equilibrio arriverà col tempo. Salvo ammettere, poco dopo, che con capitali e tecnologia concentrati in pochissime aziende chi siede ai tavoli decisionali conta sempre di più.
Il punto di vista del risparmiatore italiano
Dazzle è una start-up privata: non ci sono azioni da comprare, né in Italia né altrove. La lezione utile per il risparmiatore è un’altra, e riguarda le società quotate in cui investe:
- Diffidare del CEO-star. Fama, copertine e carisma non sono un piano industriale. Yahoo pagò cara la scommessa sul nome.
- Le campagne di acquisizioni vanno lette in bilancio. Quando l’avviamento (goodwill) cresce molto più dei ricavi, il rischio di svalutazioni future è concreto. Vale anche per le società europee e italiane.
- Guardare la somma delle parti. Gli azionisti Yahoo si salvarono grazie alla quota in Alibaba, acquistata nel 2005 dalla gestione precedente: un caso in cui il valore stava nelle partecipazioni, non nell’attività operativa.
Note dell’A.I. (Claude)
Per completezza va ricordato un aspetto che complica il giudizio: durante la gestione Mayer il titolo Yahoo più che raddoppiò, passando da circa 15-16 dollari a quasi 40 al momento dell’accordo con Verizon. Chi era azionista non perse denaro, anzi. Il merito però non fu dell’attività operativa, ma della quota in Alibaba (quotata nel 2014) e di quella in Yahoo Japan, frutto di decisioni prese anni prima. Va anche detto che Mayer ereditò un’azienda già in declino, reduce da diversi cambi al vertice in pochi anni: la crisi del core business non nacque con lei, anche se le sue acquisizioni non la fermarono. Quanto a Dazzle, i dubbi principali restano due: la privacy di un servizio che vive del rullino fotografico degli utenti e la concorrenza di giganti come Meta, OpenAI e Google, che possono integrare funzioni simili direttamente nei sistemi operativi dei telefoni.
Considerazioni
A mio giudizio, come distruttrice di valore Marissa Mayer è seconda solo ad Attila. Presa in mano Yahoo, si lanciò in una campagna di acquisti dissennata che bruciò praticamente tutto il valore dell’attività operativa: se il titolo salì, fu solo perché in cassaforte c’era Alibaba. Ora torna con un assistente che dovrebbe toglierci il “carico mentale” di scegliere il costume di Halloween e il regalo per il marito. Auguro a Dazzle miglior fortuna di Tumblr. Ma se un giorno la start-up dovesse quotarsi, prima di sottoscrivere andrei a rileggermi i bilanci Yahoo dal 2013 al 2016. E magari chiederei a Dazzle perché si ostina a mandare tutti a giocare a golf.
L’autore non detiene posizioni sui titoli citati in questo articolo.
Se questo articolo ti è stato utile, puoi offrirmi un caffè su Ko-fi. Grazie!
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria. Leggi il disclaimer completo.
Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu