Holding a Sconto: Italmobiliare


30/07/25 MF: Italmobiliare cresce nel primo semestre del 2025 grazie a Caffè Borbone e Casa della Salute. Ancora m&a in vista

di Francesca Gerosa

Nel primo semestre ricavi delle partecipate industriali in crescita del 12,3% a 739,3 milioni di euro, nonostante il caro caffè, con un mol a 43,4 milioni. Posizione finanziaria netta positiva per oltre 180 milioni


Il giro d’affari di Italmobiliare cresce nel primo semestre del 2025 grazie a Caffè Borbone, Casa della Salute e Officina Profumo. A livello aggregato, i ricavi delle partecipate industriali sono aumentati del 12,3% a 739,3 milioni di euro, con margine operativo lordo pari a 43,4 milioni (non tiene conto del contributo positivo di Bene Assicurazioni).  

Mentre i ricavi della holding della famiglia Pesenti sono stati pari a 363,4 milioni (+7,6%), il margine operativo lordo è sceso a 41,8 milioni (-34,6 milioni rispetto allo stesso periodo del 2024) e la perdita è stata pari a 6,132 milioni dall’utile di 57,91 milioni del primo semestre del precedente esercizio. 

Ricavi in crescita nonostante il caro caffè

A fare da traino Caffè Borbone (partecipazione del 60%) con ricavi in aumento del 10,7% a 184,5 milioni, anche grazie alla crescita dell’estero (+18%), mentre la marginalità è stata condizionata dall’elevato prezzo del caffè (la qualità Robusta ha raggiunto quota 5.800 dollari la tonnellata) così il mol è sceso a 23,3 milioni dai 37,4 milioni dello stesso periodo del 2024 con maggiori costi per l’acquisto della materia prima per 26,7 milioni, per buona parte compensati dalle politiche di prezzo adottate dalla società. Mentre Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella (partecipazione del 95%) ha registrato sia ricavi sia margine operativo lordo in miglioramento, rispettivamente, a 32,5 milioni (+13,5%) e a 6,6 milioni (+13,7%). 

Inoltre, è continuato lo sviluppo di Cds-Casa della Salute (ricavi +20,4% a 38 milioni e mol a 4,3 milioni; partecipazione dell’87,87%) che, grazie alle nuove aperture, conta oggi 38 poliambulatori attivi tra Liguria, Piemonte e Sardegna. Così come è proseguito il rilancio di Sidi Sport (partecipazione del 100%) che a maggio ha presentato il nuovo logo. La società ha chiuso il semestre con ricavi pari a 15,6 milioni (+11%). Record storico, infine, del margine operativo per Capitelli (partecipazione dell’80%) a 2,5 milioni (+19,8%) a fronte di ricavi per 12,4 milioni (+6,8%). 

Posizione finanziaria netta positiva per oltre 180 milioni

Il net asset value di Italmobiliare, escludendo le azioni proprie, è risultato pari a 2,200 miliardi e, considerando la distribuzione di dividendi pari a 38 milioni effettuata nel corso del semestre, ha registrato un incremento di 22,2 milioni (+1%) rispetto a fine 2024. Il net asset value per azione è stato pari a 52 euro. Infine, la posizione finanziaria netta è risultata positiva per 182,3 milioni, ma in calo rispetto ai 273,8 milioni del 2024 dopo il pagamento del dividendo (-38 milioni) e gli investimenti nelle partecipazioni in portafoglio (-42,4 milioni). 

M&A in vista

In un contesto competitivo molto sfidante, reso ancora più incerto dal recente accordo sui dazi stipulato con gli Stati Uniti, «continueremo a supportare attivamente le società partecipate, focalizzandoci su azioni e investimenti volti al mantenimento dei margini industriali e accompagnandole nei rispettivi percorsi di consolidamento ed espansione sui mercati internazionali», ha sottolineato il consigliere delegato, Carlo Pesenti. Il gruppo punta anche ad accelerare sia la crescita organica sia quella per linee esterne «sempre con una prospettiva di lungo periodo orientata alla creazione di valore», ha precisato Pesenti. 

Un esempio è rappresentato dall’operazione condotta al fianco di Clessidra Pe nell’acquisizione di Microtec, società ad alto potenziale, specializzata in tecnologie di scansione innovative per la lavorazione del legno e il controllo qualità nel settore alimentare, finalizzata ad aprile di quest’anno.  

Al contempo, ha precisato la società, «sarà fondamentale proseguire e intensificare i percorsi di trasformazione delle portfolio companies, agendo su tutti i principali ambiti di sviluppo: investimenti in tecnologia, innovazione di prodotto, rafforzamento del posizionamento dei brand e valorizzazione delle competenze dei team manageriali». 

Ancora sostegno a Clessidra

Infine, è proseguito il sostegno al gruppo Clessidra (partecipazione del 100%; margine di intermediazione positivo per 20,6 milioni nel primo semestre dai 17,9 milioni del 30 giugno 2024). Tra le iniziative più recenti, si segnala il lancio del fondo di Private Equity «Green Harvest» che ha un target di 150 milioni e un hard cap di 200 milioni ed è dedicato a investimenti in Pmi del settore agrifood, il cui primo closing è stato annunciato a luglio. 

Il titolo in borsa

A Piazza Affari il titolo Italmobiliare dopo i conti sale dell’1,38% a 29,4 euro (+17,65% negli ultimi tre mesi). Considerando l’elevato sconto sul net asset value (43%), Equita ha un rating buy e un target price a 39 euro sull’azione. (riproduzione riservata)

14/07/25 Classifica delle Holding a sconto di MF

Vedi l’articolo QUI


22/06/24 MF: Italmobiliare ai raggi X. Dal pharma al caffè, ecco tutti i business su cui scommette Carlo Pesenti

di Fabio Pavesi

Dalla cessione di Italcementi otto anni fa la famiglia Pesenti ha creato un gruppo di investimenti diversificati, concentrato su aziende nazionali. Dalla holding ricche cedole ma quotazione a forte sconto sul nav 

Dal cemento, su cui la famiglia ha fondato le sue fortune più che secolari, alla holding di partecipazioni sul modello dei grandi protagonisti del mercato, come Eurazeo o l’italiana Tip. Questo il percorso di una delle più rappresentative dinastie imprenditoriali del Paese, la famiglia bergamasca Pesenti. 

Ora il timone della holding Italmobiliare è nelle mani di Carlo, figlio dello scomparso Giampiero e nipote del fondatore omonimo. La svolta da industriali del cemento a investitori di lungo termine nelle pmi è avvenuta nel 2016. La pluricentenaria Italcementi (controllata al 45% via Italmobiliare) fu venduta alla tedesca Heidelberg Materials (rilevando il 5,3% del capitale del compratore), che pagò 10,6 euro per azione con un premio del 70% sugli ultimi due mesi del prezzo di borsa, per un incasso di 877 milioni di euro. 

Una svolta epocale

L’uscita dal cemento fu dolorosa sul piano emotivo-sentimentale, ma la famiglia strappò allora valutazioni molto appetibili, con un multiplo sull’ebitda di 10 volte, consapevoli che il business del cemento è molto ciclico e in cui contano le grandi dimensioni a livello globale. La liquidità è servita alla svolta epocale: niente rendite di posizione, ma il denaro fu investito su due fronti: quote importanti in pmi promettenti in più settori e private equity. Da allora Italmobiliare ha cambiato pelle e con successo visti i risultati portati a casa in poco meno di un decennio. 

Crescita e solidità finanziaria

La recente trimestrale conferma un percorso all’insegna della crescita costante e della poderosa solidità finanziaria. A marzo il net asset value di Italmobiliare è salito a 2,216 miliardi pari a un nav per azione di 52,4 euro. Del resto, la holding di famiglia, di cui Carlo Pesenti possiede il 50,4%, viene da un 2023 da incorniciare. Il gruppo ha chiuso l’anno con un’impennata degli utili netti passati da 36 milioni del 2022 a 84 a fine anno. 

Il forte incremento dell’ultima riga nei conti deriva dal buon andamento delle altre voci di bilancio, con il mol cresciuto dell’80% a 99 milioni, con un’incidenza su ricavi per 585 milioni, salita a sfiorare il 17% da poco più dell’11% del 2022. I risultati 2023 confermano la bontà del percorso intrapreso fin dal 2016. Operazione più che riuscita dato che il nav di Italmobiliare è passato da poco più di 1,5 miliardi di fine 2017 ai 2,2 attuali, avendo nel frattempo distribuito nel periodo 238 milioni di dividendi. Una creazione di valore di 900 milioni in sei anni con un incremento del valore netto degli asset passato da 37 euro per azione di fine 2017 ai 52,4 attuali. 

Acquisizioni e disinvestimenti

Nel mezzo, da allora, una campagna di shopping e disinvestimenti che ha pagato. Prima con l’acquisizione dell’intero capitale di Clessidra (ex creatura di Claudio Sposito, che ha aperto la strada al mondo del private equity), poi con le singole aziende su mercati tra i più diversi. Risale al 2017 l’acquisizione del 40% del capitale di Tecnica Group, produttrice di scarponi da sci e abbigliamento sportivo. Nel 2018 è stata la volta di Caffè Borbone e della meccanica di Iseo. E a seguire altre aziende come il salumificio Capitelli, l’azienda energetica agn, il ramo salute e affini con l’officina farmaceutica Santa Maria Novella e la Casa della Salute, quindi Bene Assicurazioni. In mezzo anche le dismissioni: da Bravo Solution a Jaegger, acquisita e ceduta dopo solo due anni. 

Un portafoglio diversificato

Un portafoglio variegato costruito nel tempo e che ora vale due terzi dell’intero attivo netto, con il private equity e gli altri investimenti finanziari che totalizzano intorno al 20% dell’intera torta. Il focus è sulla gestione del portafoglio imprese, dove Italmobiliare tende a prendere la maggioranza del capitale. Oggi il portfolio societario vede in testa Caffè Borbone, dove la finanziaria dei Pesenti governa con il 60%: è a bilancio a prezzo di 144 milioni a fronte di un fair value di 538 milioni, secondo Kepler. Mentre Tecnica, uno dei primi investimenti, che acquisì per 43 milioni, oggi ne varrebbe oltre 240 milioni. In portafoglio anche, con quote del 100%, Italgen e Sidi Sport e con quote tra l’85 e il 95% l’officina farmaceutica Santa Maria Novella, il salumificio Capitelli, Casa della Salute e Callmewine. Un portafoglio molto diversificato che vale da solo, secondo Kepler, oltre 1,3 miliardi per i quali sono stati spesi per lo shopping poco meno di 600 milioni. Gli investimenti in private equity e quelli puramente finanziari a fine 2023 varrebbero 440 milioni di euro.

Recenti dismissioni

Di recente Italmobiliare ha ceduto Agn Energia, in portafoglio dal 2019, con una plusvalenza di 40 milioni e prima ancora era stata ceduta la partecipazione in Florence Invest, anch’essa con una plusvalenza di 45 milioni. Vendite e incassi hanno portato la cassa netta del gruppo a sfiorare i 300 milioni e consentono di distribuire un dividendo straordinario quest’anno per 2,2 euro per azione, più quello ordinario che porta il dividendo a quota 3 euro per azione. E così Italmobiliare prosegue la sua storia di creazione di valore. 

Performance e prospettive

Negli ultimi cinque anni il total shareholder return si è attestato vicino all’80%. A beneficiarne tutti i soci, a partire da quelli di controllo con la famiglia che detiene via Efiparind, storica scatola lussemburghese in cima alla catena societaria dei Pesenti, il 50,4% del capitale. Ma anche Mediobanca, azionista storico di Italmobiliare con quasi il 7% del capitale, ne beneficia. 

Essendo una holding, il titolo in borsa subisce il classico sconto, che oggi è arrivato al 45% sul NAV. Italmobiliare capitalizza infatti 1,2 miliardi. Quindi spazio per salire in borsa secondo gli analisti ce ne sarebbe. Anche perché le partecipate hanno sfornato a loro volta ottimi conti. In particolare Caffè Borbone, dove Italmobiliare governa con il 60% delle quote e che l’anno scorso ha visto ricavi salire del 14% a 300 milioni con un margine industriale di 80 milioni. Borbone non solo ha elevata marginalità, ma ha cassa netta a disposizione. Anche l’officina farmaceutica Santa Maria Novella ha chiuso il 2023 con ricavi per 56 milioni e un Ebitda di 16 e con una leva finanziaria quasi inesistente. Più leva, con un rapporto tra Mol e debiti finanziari sopra le due volte e mezza, sono Iseo e Italgen. Così come Tecnica, che ha una leva più contenuta, di solo 1,7 volte e che ha visto però i ricavi in contrazione l’anno scorso del 4%. 

Limiti e opportunità

Realtà solida e profittevole, la holding dei Pesenti, ma ha un punto di debolezza, che sarebbe la sua quasi esclusiva concentrazione sul mercato domestico. A questo si aggiunge, come si è visto, quello di dover passare sotto le forche caudine dello sconto holding, che resterà inevitabilmente, l’handicap di base del gruppo. Ma questo, piaccia o no, è lo scotto che pagano per ora tutte le società di partecipazioni quotate. (riproduzione riservata) 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.