Holding a sconto: Tamburi 3

Tamburi Investment Partners (TIP) è una holding quotata alla Borsa di Milano, fondata e guidata da Giovanni Tamburi, che investe in partecipazioni di minoranza in eccellenze italiane quotate e non quotate. Il modello è semplice ma potente: individuare aziende di qualità con potenziale inespresso, affiancarle con manager di fiducia e accompagnarne il rilancio nel tempo con la pazienza del capitale permanente.

In portafoglio nomi come OVS, Alpitour, Moncler, Bending Spoons, Dexelance, Roche Bobois, Azimut Benetti, Amplifon. Il titolo TIP tratta storicamente a sconto rispetto al NAV — una caratteristica comune alle holding — ma i risultati nel tempo hanno dato ragione all’approccio di Tamburi.

Questo è il terzo thread dedicato a TIP su Filosofare sui Mercati. I thread precedenti:

 

Gianni Mello con Giovanni Tamburi al Festival dell'Economia di Trento 2026
Con Giovanni Tamburi al Festival dell’Economia di Trento, giugno 2026

 

Gli articoli di questo thread

 

 

22/06/26 – Bending Spoons cerca 1,62 miliardi di dollari in IPO a Wall Street

 

Conflitto di interesse (COI): L’autore non detiene posizioni in Bending Spoons né in alcun titolo citato in questo articolo ma la moglie possiede Tamburi TIP

Il 22 giugno 2026 Reuters ha riportato, citando due fonti anonime, che Bending Spoons — la software house milanese fondata nel 2013 da Luca Ferrari — si prepara a sbarcare al Nasdaq con una delle IPO europee più grandi dell’anno.

Il piano prevede l’offerta di 58 milioni di azioni a un prezzo compreso tra 26 e 28 dollari, per una raccolta massima di 1,62 miliardi di dollari. Circa il 60% delle azioni sarà di nuova emissione (primario), il restante 40% verrà dai soci esistenti, tra cui il fondo scozzese Baillie Gifford. Alla forchetta alta, la capitalizzazione implicita sarebbe di circa 19 miliardi di dollari. Il debutto è atteso per inizio luglio. Il ticker sarà BSP sul Nasdaq Global Select Market. Goldman Sachs, JPMorgan e Allen & Co. sono i bookrunner dell’operazione.

Un modello di business anomalo

Bending Spoons non è una startup tecnologica nel senso classico: è un acquirer seriale di prodotti software maturi che vengono poi ristrutturati e ottimizzati. Il portafoglio attuale comprende Vimeo (video hosting), WeTransfer (file sharing), AOL (storico brand internet, acquisito nel 2025) ed Eventbrite (biglietteria eventi, acquisita nel 2026). Un modello che ricorda da vicino quello di Constellation Software o di IAC, ma con sede a Milano.

I numeri del primo trimestre 2026 sono eloquenti: ricavi a 601 milioni di dollari e utile netto di 27,5 milioni, contro una perdita di 112 milioni su soli 259 milioni di ricavi nel Q1 2025. La crescita è quasi interamente acquisitiva, ma la redditività è reale.

Il contesto di mercato

L’operazione arriva in un momento di rinnovato appetito per le IPO americane. Secondo Dealogic, le società quotate negli USA da inizio 2026 hanno raccolto complessivamente 150 miliardi di dollari attraverso 179 operazioni — il miglior avvio d’anno dal 2021. L’IPO di SpaceX (SPCX) di inizio giugno, la più grande della storia, ha ulteriormente riscaldato il clima.

Bending Spoons testa però un segmento specifico: quello del software tradizionale, che negli ultimi anni ha visto pochi grandi IPO mentre l’AI ridisegnava modelli di business e competitività. La domanda degli investitori dirà se il mercato premia ancora la disciplina operativa e la capacità di integrazione, o se vuole solo esposizione all’intelligenza artificiale.

Osservazioni a margine

Dal punto di vista italiano, è interessante notare che Bending Spoons sceglie il Nasdaq e non piazza Affari — una scelta che ormai quasi nessun tech europeo di ambizione considera nemmeno. La valutazione a 19 miliardi sarebbe superiore a quella dell’ultima tornata di finanziamento privato (11 miliardi pre-money a fine 2025), segnalando che il mercato pubblico, almeno per ora, è disposto a pagare un premio.

Seguiremo l’evoluzione della price discovery e l’andamento post-IPO.

Fonte: Reuters, 22 giugno 2026.


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I contenuti di questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono in alcun modo una sollecitazione all’investimento né una raccomandazione finanziaria personalizzata. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Prima di prendere qualsiasi decisione finanziaria, si raccomanda di consultare un consulente abilitato. Per ulteriori informazioni si rimanda al disclaimer completo del blog.
— Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

 


22/06/26 – Gianni Tamburi: «Con Bending Spoons ho vinto la scommessa. E adesso mobilitiamo i risparmi»

Gianni Tamburi, fondatore di TIP – Tamburi Investment Partners

 

 

15/06/26 – Bending Spoons sbarca a Wall Street: la scommessa di Tamburi si avvicina al momento della verità

Conflitto di interesse (COI): L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo: TIP.

Abbiamo seguito la storia di Tamburi Investment Partners proprio per questo momento. TIP è una delle poche holding italiane che ha avuto il coraggio — e il tempismo — di entrare in Bending Spoons quando era ancora un asset illiquido, non quotato, conosciuto ai più solo per qualche app sul telefono. Nei pezzi precedenti di questo thread abbiamo ragionato sul classico meccanismo delle holding a sconto: il mercato prezza TIP meno della somma delle sue parti perché non riesce a valorizzare correttamente gli asset non quotati. Bending Spoons era esattamente quel tipo di asset — il più difficile da prezzare, e potenzialmente il più esplosivo.

Ora L’Economia del Corriere dedica la copertina all’imminente IPO al Nasdaq, con una valutazione attesa tra 20 e 25 miliardi di dollari. I numeri sono impressionanti: 500 milioni di abbonati, ricavi 2026 a 2,6 miliardi, margine a 500 milioni, fatturato del primo trimestre triplicato anno su anno. La strategia — acquisire piattaforme digitali in difficoltà, rilanciarle, reinvestire — ha dimostrato di funzionare su scala industriale. E tra i 5 miliardi di capitali raccolti negli anni figura anche Tamburi, in buona compagnia con Baillie Gifford, l’ex CFO di Apple Luca Maestri e Andre Agassi.

Quando Bending Spoons approderà al Nasdaq, quella posizione di TIP smette di essere una voce opaca nel NAV e diventa un titolo con un prezzo di mercato giornaliero. È esattamente il tipo di catalizzatore che, storicamente, chiude gli sconti delle holding. Vale la pena tenerlo a mente.

L'Economia / Corriere della Sera — Bending Spoons, Wall Street miliardi col cucchiaino
© L’Economia / Corriere della Sera, 15 giugno 2026. Articolo di Francesco Bertolino.

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Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative ed educative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione al pubblico risparmio. Gli strumenti citati comportano rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di ogni decisione di investimento è opportuno consultare un professionista abilitato. Si invita a leggere il disclaimer completo.
Gianni & Claude (Anthropic) — filosofaresuimercati.eu

 

 

08/06/26 – Reuters: Bending Spoons punta a 20 miliardi e vuole quotarsi entro fine giugno

Luca Ferrari - Bending Spoons CEO - IPO Nasdaq 2026

Conflitto di interesse (COI): L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo: TIP (moglie).

Fonte: Reuters, 8 giugno 2026. Autori: Arasu Kannagi Basil, Elvira Pollina.

Reuters conferma e arricchisce quanto già anticipato dal filing SEC: Bending Spoons punta a una valutazione di almeno 20 miliardi di dollari e vuole lanciare l’IPO entro fine giugno. Tempi strettissimi — ma coerenti con la finestra di mercato che si è aperta nelle ultime settimane, con una serie di quotazioni andate a buon fine prima del debutto-monstre di SpaceX.

Nella lettera allegata al prospetto, il CEO Luca Ferrari scrive: “Vediamo una vasta opportunità davanti a noi. Abbiamo identificato più di 1.000 aziende digitali — sia private che pubbliche — che potrebbero essere interessanti obiettivi di acquisizione in futuro.” Una frase che sintetizza perfettamente il modello: Bending Spoons non è una tech company nel senso tradizionale, è una macchina da acquisizione e ottimizzazione di asset digitali con vocazione permanente alla crescita per linee esterne.

Il portafoglio attuale include AOL (acquisita nel 2025), Eventbrite (acquisita quest’anno), WeTransfer, Vimeo, Evernote, Remini, Komoot. I numeri del Q1 2026 confermano la svolta: $601 milioni di ricavi e $27,5 milioni di utile netto, contro una perdita di $112,2 milioni sugli stessi ricavi di $259 milioni un anno prima. Una larga parte dei ricavi proviene da abbonamenti ricorrenti — elemento che gli investitori premiano con multipli più elevati.

Gli utenti mensili attivi hanno superato i 500 milioni, i clienti paganti mensili sono 9 milioni. Il sindacato di collocamento è Goldman Sachs, J.P. Morgan e Allen & Co — prima fascia assoluta.

Vale la pena notare il contesto: Reuters ricorda che la valutazione dell’ultimo round privato, nell’ottobre 2025, era di $11 miliardi. A $20 miliardi il mercato pubblico premia quasi il doppio rispetto a sei mesi fa — un segnale di quanto sia cambiato il sentiment sul tech europeo e sulla finestra IPO estiva. Matt Kennedy di Renaissance Capital riassume bene lo spirito del momento: “Emittenti, banche e investitori balleranno finché la musica suona, sapendo che la finestra può chiudersi improvvisamente.”

Per chi detiene TIP, ogni dettaglio che emerge sul pricing e sui tempi di Bending Spoons è rilevante. Fine giugno significa che entro poche settimane avremo un prezzo di riferimento pubblico per quello che vale oltre il 70% dell’intera capitalizzazione della holding.


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08/06/26 – Bending Spoons deposita l’S-1: $601 milioni di ricavi nel Q1, valutazione target tra $20 e $22 miliardi

Bending Spoons headquarters Milano

Conflitto di interesse (COI): L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo: TIP (moglie).
Questo è il terzo thread dedicato a Tamburi Investment Partners (TIP) su Filosofare sui Mercati. I thread precedenti: Tamburi 1 · Tamburi 2. L’articolo precedente in questo thread: 06/06/26 – Bending Spoons punta al Nasdaq: IPO fine giugno, raccolta oltre 4 miliardi.

È ufficiale. Lunedì 8 giugno 2026, Bending Spoons ha depositato il proprio S-1 presso la SEC, avviando formalmente il percorso verso la quotazione al Nasdaq con il ticker BSP. I numeri del filing confermano — e in alcuni casi superano — le attese della vigilia.

Nel primo trimestre 2026, la società ha generato $601 milioni di ricavi con un utile netto di $27,5 milioni. Un anno prima, nello stesso trimestre, il quadro era opposto: $259 milioni di ricavi e una perdita netta di $112 milioni. La svolta verso la redditività è reale e rapida. Il management punta a una valutazione compresa tra $20 e $22 miliardi, in rialzo rispetto ai $14,5 miliardi dell’ultimo round privato del 2025.

Sul fronte utenti, la crescita è altrettanto impressionante: i monthly active users sono passati da 111 milioni nel dicembre 2023 a 500 milioni nel marzo 2026. I clienti paganti mensili sono triplicati, da 3 a 9 milioni. Il modello — acquisire app in difficoltà, tagliarle nei costi, affidarle a ingegneri — continua a funzionare su scala crescente. In portafoglio oggi figurano Vimeo, WeTransfer, Evernote, AOL, Eventbrite, Remini e Komoot.

L’offerta è guidata da Goldman Sachs, JPMorgan e Allen & Co. — una lineup di prima fascia che segnala l’ambizione dell’operazione. La raccolta attesa supera i 4 miliardi di dollari, il che renderebbe questa una delle IPO tech europee più grandi degli ultimi anni.

Cosa significa per TIP

Per chi detiene Tamburi Investment Partners, il deposito dell’S-1 è il momento in cui l’attesa pluriennale comincia a trasformarsi in valore misurabile. TIP, tramite il veicolo StarTip, detiene il 3,2% di Bending Spoons con un costo di carico storicamente vicino allo zero — l’investimento risale al luglio 2019, quando la società era ancora una startup quasi sconosciuta.

A una valutazione IPO di $21 miliardi (punto medio del range), la quota TIP vale circa $672 milioni, pari a circa €615 milioni al cambio corrente. L’intera capitalizzazione di borsa di TIP si aggira oggi intorno a €800-850 milioni. Tradotto: Bending Spoons da sola potrebbe valere più del 70% dell’intera holding — il resto del portafoglio (OVS, Alpitour, Moncler, Interpump, Amplifon e gli altri) viaggerebbe quasi gratis per chi compra TIP oggi.

Naturalmente il mercato ha già in parte prezzato questo scenario. Ma il lock-up post-IPO, le tempistiche di distribuzione e la volatilità del titolo BSP nelle prime settimane di quotazione saranno variabili chiave da monitorare. La data di closing dell’IPO non è ancora fissata, ma il mercato si attende un’operazione entro fine giugno o inizio luglio 2026.

Noi continuiamo a seguire.


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06/06/26 – Bending Spoons punta al Nasdaq: IPO fine giugno, raccolta oltre 4 miliardi. Quanto vale il biglietto di Tamburi?

 

Fonte: Il Corriere della Sera – Francesco Bertolino e Daniela Polizzi

Bending Spoons accelera sulla quotazione a Wall Street e punta alla finestra di fine giugno per sbarcare al Nasdaq. Nelle ultime settimane il CEO Luca Ferrari e il management hanno incontrato numerosi potenziali investitori negli Stati Uniti raccogliendo riscontri molto positivi: diversi fondi si sarebbero già proposti come anchor investor dell’operazione.

I numeri dell’IPO

La raccolta dovrebbe superare i 4 miliardi di dollari, interamente in aumento di capitale per finanziare nuove acquisizioni. La valutazione attesa si aggira intorno ai 20 miliardi di dollari — il doppio rispetto all’ultimo round di dicembre — anche se i dettagli saranno definiti nelle prossime settimane. Un fattore esterno da monitorare è la mega-quotazione di SpaceX prevista per il 12 giugno: un’accoglienza positiva potrebbe dare ulteriore slancio ai candidati successivi all’IPO.

Un traguardo storico per un’azienda italiana

Se confermata, una capitalizzazione di 20 miliardi posizionerebbe l’ex startup fondata nel 2013 davanti a colossi storici italiani come Unipol, Telecom Italia e Mediobanca. La tesi di investimento — sostenuta dalle banche collocatrici Goldman Sachs, JPMorgan, BNP Paribas, Société Générale e Jefferies — si fonda sulla traiettoria di crescita che ha portato Bending Spoons da zero a 1,3 miliardi di fatturato in poco più di un decennio.

La macchina delle acquisizioni

Il modello di business è basato su una robusta campagna acquisti: oltre 50 operazioni finanziate da 5 miliardi raccolti da investitori come Baillie Gifford (il fondo che “scoprì” Tesla), Tamburi Investment Partners, l’ex CFO di Apple Luca Maestri e l’ex tennista Andre Agassi. Nel portafoglio figurano America Online, Vimeo, Brightcove, WeTransfer, Evernote, Komoot ed Eventbrite. Le app del gruppo contano oggi oltre 400 milioni di utenti attivi mensili e 10 milioni di abbonati paganti.

«Mi piace l’idea di lasciare un segno e costruire un’azienda di calibro internazionale per l’Italia» ha dichiarato Ferrari in una recente intervista. «Spero provochi quel cambio culturale di cui il Paese ha bisogno.»

Quanto vale il biglietto di Tamburi?

Per chi segue TIP — unico veicolo quotato a Piazza Affari con esposizione diretta a Bending Spoons — la notizia merita un calcolo preciso. Tre numeri raccontano la storia dell’investimento:

  • Costo storico originario: la partecipazione fu acquisita a partire dal 2019 a un prezzo talmente basso da risultare, nelle parole di TIP stessa, inferiore allo 0,5% del fair value attuale degli asset della holding. Quando a ottobre 2025 TIP ha ceduto una piccola frazione della quota incassando 27 milioni di euro, quella cessione valeva circa 20 volte il costo originario.
  • Fair value al 31 dicembre 2025: nel bilancio annuale 2025, TIP ha allineato la valutazione della partecipazione agli 11 miliardi di dollari espressi dal round di ottobre. La quota residua — circa il 3% dopo la cessione parziale di ottobre — vale a quel prezzo circa 300 milioni di euro.
  • Valore atteso all’IPO: se la quotazione si chiude a 20 miliardi di dollari come indicato dalle indiscrezioni, la stessa quota varrebbe circa 556 milioni di euro — quasi il doppio del fair value iscritto a bilancio appena sei mesi fa.

Ecco il quadro completo nei diversi scenari, a cambio EUR/USD 1,08:

Scenario Valutazione BS Quota TIP ~3%* € per azione TIP**
Fair value 31/12/25 (round ott. 2025) 11 mld $ ~300 mln € +1,79 €
IPO attesa 20 mld $ ~556 mln € +3,32 €
IPO + premium post-listing +20% 24 mld $ ~667 mln € +3,99 €

* Quota dichiarata nel bilancio TIP al 31/12/25. L’IPO prevede una raccolta interamente in aumento di capitale: se i 4 miliardi fossero tutti primario su una valutazione post-money di 24 miliardi, la diluizione sarebbe di circa il 17% e la quota TIP scenderebbe a circa il 2,5%. I valori in tabella vanno quindi letti come limite superiore fino alla pubblicazione del prospetto IPO.
** Su ~167,3 milioni di azioni TIP in circolazione. TIP quota oggi circa 8,90 €. Cambio EUR/USD 1,08.

Il dato che colpisce di più è questo: anche nello scenario più conservativo — quota diluita al 2,5%, valutazione IPO a 20 miliardi — la partecipazione in Bending Spoons varrebbe circa 463 milioni di euro, pari a oltre il 30% dell’intera capitalizzazione di borsa attuale di TIP (circa 1,49 miliardi). Chi compra TIP oggi sta implicitamente pagando il resto del portafoglio — Alpitour, OVS, Dexelance e le altre eccellenze italiane — a prezzo stracciato. È esattamente la tesi del permanent capital a cui Giovanni Tamburi non si è mai stancato di richiamare: entrare presto, aspettare, e lasciare che il tempo faccia il suo lavoro. Gli analisti sembrano condividere l’impostazione: il target price medio è 12,40 €, con una forchetta tra 11,80 € e 13,00 € e un upside potenziale di circa il 39% rispetto ai prezzi correnti.


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06/06/26 – OVS: Tamburi replica il modello vincente su Dexelance

⚠️ Conflitto di interesse dichiarato L’autore non detiene posizioni nei titoli citati nell’articolo (OVS, TIP, DEX, Amplifon).

Fonte: Milano Finanza / Lucio Sironi In sette anni la cura di Tamburi Investment Partners, in tandem con il CEO Stefano Beraldo, ha permesso al titolo OVS di più che triplicare. Con poco debito e 220 milioni di EBITDA, il gruppo può guardarsi attorno. E Giovanni Tamburi vuole replicare lo stesso modello su Dexelance, il polo dell’arredamento e del design.

La corsa da 1,7 a 6 euro per azione

OVS è entrata nel mirino di Tamburi Investment Partners verso la fine del 2018, quando TIP ha cominciato ad acquistare azioni arrivando al 3% del capitale. A inizio 2019 è arrivata l’acquisizione del 22,5% dal fondo BC Partners. Oggi TIP detiene il 34%, quota raggiunta con ulteriori acquisti sul mercato e a seguito dell’annullamento di parte delle azioni proprie. L’investimento è avvenuto a un prezzo medio di circa 1,7 euro per azione, a fronte dei 6 euro raggiunti in questi giorni — una progressione che nel tempo ha portato il titolo a toccare sempre nuovi massimi. I conti giustificano la corsa: il rilancio passa dal rinnovo dei negozi (oggi circa 2.000, una capillarità che ha pochi paragoni in Italia), dal miglioramento qualitativo dei prodotti, dall’inserimento di nuovi marchi — Piombo, Les Copains, Stefanel, Goldenpoint — e da investimenti post-acquisizione superiori ai 300 milioni di euro.

Il sodalizio Tamburi–Beraldo

Alla base dell’impresa c’è il fortissimo sodalizio tra Giovanni Tamburi e Stefano Beraldo, avviato ai tempi in cui questi era alla guida di De’ Longhi. Beraldo è oggi coinvolto anche nell’azionariato con l’1,6%, e il rapporto procede senza bisogno di essere formalizzato in alcun tipo di patto.

«Quella in OVS è indubbiamente una scommessa che stiamo vincendo, che ha creato moltissimo valore per tutti gli azionisti. Essere riusciti ad alzare il livello qualitativo di prodotti e negozi, la percezione del cliente, il giro d’affari, la redditività e soprattutto la quota di mercato è stata e continua a essere una bellissima impresa.» — Giovanni Tamburi

Inizialmente l’operazione aveva raccolto parecchio scetticismo sia dai soci storici che dal mercato: OVS era vista come estranea ai percorsi tradizionali di TIP, più orientata sul lusso (Moncler, Azimut Benetti, Roche Bobois). Il mass market sembrava un territorio lontano. Il risultato ha smentito i critici.

Margini di crescita: dai casalinghi a nuove acquisizioni

I margini di crescita restano significativi, per esempio nel segmento dei casalinghi, dove il gruppo può già contare sul marchio Croff e aveva sondato l’ingresso in Kasanova, operazione poi abbandonata perché ritenuta «troppo complicata». Ma la solidità finanziaria lascia le porte aperte:

«Con una situazione di OVS con pochissimo debito, circa 100 milioni — al momento dell’acquisizione delle prime azioni era a 400 — e un EBITDA dello scorso anno a quota 220, orientato a migliorare se proseguirà il ritmo di crescita che abbiamo visto tra febbraio e maggio, OVS è in condizione di poter cogliere ulteriori opportunità.» — Giovanni Tamburi

L’aumento da 50 milioni di Dexelance

Se OVS è un’avventura industriale che procede in modo molto soddisfacente, Tamburi ritiene di poter replicare lo stesso copione con Dexelance, il polo dell’arredamento e del design che dopo la quotazione aveva visto il titolo dimezzarsi in borsa.

«L’aumento di capitale che abbiamo appena concluso, di 50 milioni, a cui TIP ha partecipato con oltre 19 milioni mantenendo la propria quota oltre il 30%, si è concluso con grande successo e, rispetto ai prezzi a cui è avvenuto, il rialzo del titolo è già molto significativo. Crediamo molto in questo progetto; anche in questo caso ci siamo affidati a un manager molto capace come Andrea Sasso, con cui abbiamo lavorato vari anni in iGuzzini, e speriamo proprio che si possa ripetere il grande successo, per tutti i soci, che ha avuto OVS.» — Giovanni Tamburi

Aumenta la scommessa su Amplifon

In attesa di un appuntamento importante come la prossima IPO di Bending Spoons a Wall Street — nel gruppo specializzato nella creazione di app TIP detiene poco meno del 3% — Tamburi osserva un mercato M&A non molto dinamico, impegnato a smaltire gli eccessi degli anni passati. Ma non disdegna nuovi impegni quando si presenta l’occasione. È il caso dell’ABB (accelerated bookbuilding) di Amplifon, dove TIP ha investito altri 30 milioni sui 450 chiesti al mercato per finanziare l’acquisizione da 2,3 miliardi del gruppo danese GN Hearing, aumentando la propria partecipazione da poco più del 3% al 3,8%.

«L’operazione inizialmente non era stata capita dal mercato, ma siamo di fronte a un’integrazione industriale correttissima, che risponde in modo sia strategico che strutturale al lieve rallentamento del ritmo di crescita del mercato degli apparecchi acustici, in cui Amplifon era già il leader mondiale incontrastato a livello commerciale e ora lo diventa anche sul piano tecnologico, con grande utilizzo dell’intelligenza artificiale.» — Giovanni Tamburi
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