Rendiconti costi e oneri 2025 — capire cosa ci costa davvero la banca

Entro la fine di aprile di ogni anno le banche e gli intermediari finanziari sono obbligati — per legge, in base alla direttiva europea MiFID II — a inviare ai propri clienti il Rendiconto dei Costi, Oneri e Incentivi del portafoglio investimenti. Un documento che la maggior parte dei risparmiatori riceve, archivia e non legge mai.

Questo thread nasce per cambiare quella abitudine. Ogni anno raccogliamo i rendiconti delle principali banche italiane, li analizziamo voce per voce e mostriamo — in cifre assolute, non solo in percentuale — quanto costa davvero tenere i propri risparmi presso un intermediario. Perché c’è una differenza enorme, psicologicamente e finanziariamente, tra leggere «costo totale: 1,57%» e leggere «costo totale: €3.925 su un portafoglio di €250.000». La percentuale sembra piccola. La cifra in euro è una vacanza.

Per gli anni precedenti: → Rendiconti costi e oneri 2024 · → Mi costi, ma quanto mi costi? (2022)


06/05/26 — Directa SIM: il rendiconto MiFID. Quanto costa davvero il broker e cosa non ti dice

Rendiconto costi e oneri Directa SIM 2025 - importi oscurati
Rendiconto costi e oneri Directa SIM, anno 2025. Gli importi sono stati oscurati — restano visibili solo le percentuali, le uniche rilevanti per il confronto.

Ogni anno Directa SIM invia ai propri clienti il rendiconto MiFID sui costi e oneri, come previsto dalla normativa europea. È un documento che pochi leggono con attenzione, ma che merita una lettura critica — perché rivela non solo quanto si paga, ma anche come il broker sceglie di presentare quei costi.

Il rendiconto si trova nell’app alla voce Il mio conto → M2. Vale la pena aprirlo e leggerlo ogni anno.

Cosa dice il rendiconto 2025

I dati percentuali del rendiconto 2025, con gli importi assoluti oscurati per ragioni di privacy:

Voce %
Costi dei servizi prestati dalla SIM -4,01%
Costi relativi alla transazione -3,84%
Tasse – Ritenute su dividendi -0,06%
Tasse – Ritenute su ratei 0,00%
Tasse – Ritenute su cap.gain -3,45%
Interessi prestito titoli +0,07%
Commissioni intermediazione -0,40%
Costi ricorrenti (bolli) -0,17%
Costi degli strumenti finanziari 0,00%
Incentivi pagati/ricevuti da terzi -0,03%
TOTALE (incluso capital gain) -4,04%
TOTALE depurato dal capital gain -0,59%

Il problema metodologico: le tasse non sono costi del broker

Il dato che salta all’occhio è il -3,45% classificato come “Tasse – Ritenute su cap.gain” all’interno dei costi relativi alla transazione. Si tratta delle imposte sul capital gain versate nell’anno — il 26% sulle plusvalenze realizzate. Directa le include nel rendiconto MiFID perché agisce come sostituto d’imposta e le versa per conto del cliente.

Ma includerle nella categoria “costi dei servizi prestati dalla SIM” è metodologicamente discutibile. Le tasse sul capital gain non sono un costo del broker — sono un onere fiscale che dipende esclusivamente dalle scelte di investimento del cliente e dai risultati ottenuti. Questo rende il confronto con altri broker che escludono le imposte dal rendiconto MiFID praticamente impossibile, e gonfia artificialmente il costo apparente del servizio.

Il costo reale del servizio Directa, depurato dalle imposte, è -0,59%: commissioni di intermediazione -0,40%, bolli -0,17%, ritenute dividendi -0,06%, interessi prestito titoli +0,07%, incentivi da terzi -0,03%. Su un portafoglio attivo è un costo competitivo — ma dipende interamente da quante operazioni si fanno. Le commissioni di Directa sono fisse per operazione, non percentuali sul patrimonio. Chi opera poco paga meno in percentuale; chi opera tanto paga di più.

Cosa non vende Directa — e cosa vende

Directa è una SIM pura di intermediazione. Non vende fondi comuni — e questo si vede: la voce “Costi degli strumenti finanziari” è 0,00%. Nessuna commissione di gestione incorporata, nessuna retrocessione sui prodotti gestiti.

Tuttavia Directa non è completamente priva di incentivi da terzi. Esistono tre casi in cui riceve compensazioni:

  1. ETF a zero commissioni: retrocessione dall’emittente dell’ETF, dichiarata nella voce “Incentivi” (-0,03%).
  2. Collocamenti BTP Valore: Directa partecipa come collocatore e riceve una commissione dal Tesoro.
  3. Obbligazioni retail collocate: stesso meccanismo per emissioni corporate retail come Alperia e simili.

È molto meno di una banca tradizionale, ma vale saperlo.

Cosa manca: il rendimento

Il rendiconto MiFID dice quanto hai pagato. Non dice quanto hai guadagnato. In assenza del rendimento lordo e netto nello stesso periodo, il dato percentuale è privo di contesto. È una lacuna non specifica di Directa — è una critica generale ai rendiconti MiFID così come implementati in Italia. La normativa impone trasparenza sui costi ma non obbliga a metterli in relazione con i risultati.

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Disclaimer. Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria ai sensi del D.Lgs. 58/1998 (TUF). L’autore è cliente di Directa SIM. I dati percentuali si riferiscono al rendiconto MiFID 2025 di un portafoglio personale — gli importi assoluti sono stati oscurati. Questo articolo non costituisce una valutazione complessiva di Directa SIM né un consiglio a scegliere o non scegliere questo broker.


02/05/26 — Banca Generali Private: il rendiconto MiFID II 2025. Come leggerlo voce per voce

📌 Nota editoriale — Questo articolo analizza un rendiconto MiFID II reale, con tutti i dati personali oscurati. L’obiettivo è educativo: spiegare come si legge l’informativa ex post costi e oneri che le banche italiane inviano ogni anno ai clienti. Non costituisce consulenza finanziaria.

Documento: Rendiconto dei Costi e degli Oneri 2025 — Banca Generali S.p.A., Milano 31.12.2025. Analisi: Gianni & Claude (Anthropic).

Ogni anno, entro aprile, le banche italiane sono obbligate a inviare ai clienti l’informativa ex post costi e oneri — il documento MiFID II che riepiloga tutti i costi sostenuti nell’anno precedente in relazione agli strumenti finanziari detenuti. È uno dei documenti più informativi che il sistema bancario produce, e uno dei meno letti. Proviamo a cambiarlo, usando un caso reale.

Come trovarlo su Banca Generali: App o home banking → Documenti → Rendiconto Costi e Oneri. In alternativa arriva via posta ordinaria o digitale (Doc@nline) entro il 30 aprile di ogni anno.

Banca Generali Private - lettera introduttiva rendiconto costi e oneri 2025

Pag. 2 — Lettera introduttiva: il documento è predisposto in conformità alla Direttiva MiFID II e al Regolamento Intermediari Consob n. 20307 del 15.02.2018

La struttura del documento

Il rendiconto di Banca Generali è articolato in tre sezioni principali: una tabella sintetica dei costi e oneri complessivi, una guida alla lettura con le definizioni delle voci e, in appendice, lo scenario di mercato 2025 e le prospettive 2026 redatte dall’ufficio strategia della banca.

I costi sono classificati secondo le tre macro-categorie previste dalla normativa MiFID II:

Servizi di investimento e/o accessori — i costi che la banca addebita direttamente per i servizi prestati: consulenza a pagamento, custodia e amministrazione del dossier titoli, esecuzione ordini, spese per comunicazioni. Sono costi espliciti: compaiono in estratto conto.

Strumenti finanziari — i costi incorporati nei prodotti detenuti in portafoglio: commissioni di gestione dei fondi, commissioni di performance, costi di transazione interni ai fondi, costi dei prodotti assicurativi (IBIPs). Una parte di questi costi è implicita (già inclusa nel NAV o nel prezzo) e non appare mai in estratto conto, ma erode comunque il rendimento.

Pagamenti di Terzi ricevuti dall’intermediario — le retrocessioni: la quota dei costi degli strumenti finanziari che le società prodotto (gestori di fondi, compagnie assicurative) riversano alla banca come compenso per la distribuzione. Sono già incluse nella voce “Strumenti finanziari” ma evidenziate separatamente per trasparenza MiFID II. Rappresentano il compenso che va alla banca, non al gestore del prodotto.

Banca Generali Private - tabella sintetica costi e oneri 2025 con rendimento netto

Pag. 3 — Il quadro sintetico: costo totale €5.176,22 (1,58%), rendimento lordo 2,24%, rendimento netto 0,66%

I numeri: voce per voce

Il portafoglio oggetto di rendicontazione ha una giacenza media annua totale di €383.643,92. Ai fini del calcolo percentuale dei costi, Banca Generali utilizza una giacenza media ridotta di €327.619,26, che esclude le giacenze di liquidità e gli eventuali rapporti di gestione di portafogli (rendicontati separatamente). È su questa base ridotta che sono calcolate le percentuali indicate in tabella.

Voce di costo Importo € % giacenza
Servizi di investimento e/o accessori 865,47 0,26%
Strumenti finanziari 2.770,25 0,85%
Pagamenti di Terzi ricevuti dall’intermediario 1.542,50 0,47%
Totale Costi e Oneri 5.176,22 1,58%

Due voci aggiuntive vanno lette insieme alla tabella principale:

Costi impliciti: €520,40 (0,16%) — Sono già inclusi nella riga “Strumenti finanziari”. Rappresentano le commissioni incorporate nel prezzo degli strumenti (tipicamente certificati di investimento o obbligazioni strutturate collocate sul mercato primario) che non compaiono mai come addebito separato.

Oneri fiscali: €692,60 (0,21%) — Già inclusi nel totale. Comprendono l’imposta di bollo (0,2% annuo sul valore degli strumenti finanziari), l’imposta sulle transazioni finanziarie (Tobin tax) e l’IVA ove applicabile. Non includono le imposte sul capital gain o sulle cedole percepite — quelle sono escluse dal rendiconto MiFID.

Come si calcola il rendimento — e perché il metodo conta

Il documento riporta un rendimento lordo del 2,24% e un rendimento netto dello 0,66%. Il rendimento netto è calcolato con il metodo Money Weighted Rate of Return (MWRR) — lo stesso adottato da tutte le banche italiane per uniformità normativa.

Il MWRR non è il rendimento time-weighted dei fondi: tiene conto del timing dei versamenti e dei prelievi effettivi. Se in corso d’anno sono avvenuti movimenti rilevanti (nuovi investimenti, disinvestimenti, switch), la giacenza media utilizzata come denominatore potrebbe non essere pienamente rappresentativa del patrimonio effettivamente a rischio. Banca Generali lo segnala esplicitamente nella guida: «in alcuni casi (es. elevata movimentazione) la giacenza media può non essere rappresentativa del patrimonio detenuto».

Il rendimento lordo esclude gli oneri fiscali connessi al rendimento degli investimenti (capital gain, imposte su cedole e dividendi) ma li include come costo ai fini della rappresentazione MiFID. Il rendimento netto li include tutti.

Il dato che conta: quanto è rimasto all’investitore

Il costo totale del portafoglio analizzato è €5.176,22 — pari all’1,58% della giacenza media rendicontata di €327.619. Su un rendimento lordo del 2,24%, i costi hanno assorbito circa il 70% del risultato, lasciando all’investitore uno 0,66% netto. Di questi €5.176, ben €1.542,50 (il 30% del totale) sono retrocessioni che la banca ha ricevuto dalle società prodotto — già pagate dall’investitore attraverso i costi degli strumenti, ma ora visibili grazie alla trasparenza MiFID II.

Le retrocessioni: cosa sono e perché vanno lette con attenzione

La voce “Pagamenti di Terzi ricevuti dall’intermediario” — €1.542,50, lo 0,47% — merita una lettura separata. Non è un costo aggiuntivo: è già conteggiata all’interno dei €2.770,25 di costi degli strumenti finanziari. È però la quota che non va al gestore del fondo, ma alla banca distributrice come compenso per il servizio di distribuzione e consulenza.

MiFID II impone che questa voce sia resa visibile proprio perché rappresenta un potenziale conflitto di interesse strutturale: la banca ha un incentivo economico a collocare prodotti che retrocedono di più, non necessariamente quelli più adatti al cliente. La normativa non vieta le retrocessioni (a differenza del modello britannico RDR o olandese), ma impone che siano dichiarate e giustificate da un miglioramento della qualità del servizio.

Una nota sulla base di calcolo

Vale la pena soffermarsi su un dettaglio tecnico che influenza la lettura dei numeri. Le percentuali in tabella sono calcolate sulla giacenza media ridotta (€327.619), non su quella totale (€383.643). La liquidità è esclusa perché non genera costi di strumento. Questo significa che se il portafoglio include una quota significativa di liquidità parcheggiata, i costi percentuali apparenti saranno leggermente più alti di quelli calcolati sull’intero patrimonio — ma più precisi rispetto alla parte effettivamente investita.

Nel caso specifico di questo portafoglio c’è però un ulteriore elemento da considerare: quasi la metà della giacenza è investita in BTP — titoli di Stato che non generano commissioni di gestione ricorrenti. I BTP compaiono nella rendicontazione ma non contribuiscono significativamente alla voce “Strumenti finanziari”. Questo significa che i costi dell’1,58% si concentrano quasi interamente sulla restante metà del portafoglio — quella in prodotti gestiti (fondi, polizze, certificati). Su quella porzione, il peso reale dei costi è sensibilmente più alto di quanto la percentuale complessiva faccia apparire.

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⚠️ Conflitto di interesse dichiarato

L’autore non detiene posizioni in Banca Generali S.p.A. né in strumenti emessi o distribuiti dalla banca oggetto di analisi. Il documento analizzato è un rendiconto reale anonimizzato, condiviso a fini esclusivamente didattici. Non vi è alcun rapporto commerciale tra Filosofare sui Mercati e Banca Generali.


Gianni & Claude (Anthropic) — Disclaimer

href=”https://www.filosofaresuimercati.eu/2026/05/01/rendiconti-costi-oneri-2025/#01-05-26-il-rendiconto-mifid-ii-di-unicredit-come-leggerlo-e-cosa-ci-dice-davvero”>01/05/26 — Il rendiconto MiFID II di UniCredit: come leggerlo e cosa ci dice davvero

  • 28/04/26 — Fineco: il rendiconto MiFID. Come leggerlo senza farsi ingannare dal titolo
  • 24/04/26 — Intesa Sanpaolo: cosa dice davvero il rendiconto costi 2025

  • 01/05/26 — Il rendiconto MiFID II di UniCredit: come leggerlo e cosa ci dice davvero


    📌 Nota editoriale — Questo articolo analizza un rendiconto MiFID II reale, con tutti i dati personali oscurati. L’obiettivo è educativo: spiegare come si legge l’informativa ex post costi e oneri che le banche italiane inviano ogni anno ai clienti. Non costituisce consulenza finanziaria.

    Documento: Informativa ex post costi e oneri 2025 — UniCredit S.p.A., Milano 07.04.2026. Analisi: Gianni & Claude (Anthropic).

    Ogni anno, entro aprile, le banche italiane sono obbligate a inviare ai clienti l’informativa ex post costi e oneri — il documento MiFID II che riepiloga tutti i costi sostenuti nell’anno precedente in relazione agli strumenti finanziari detenuti. È uno dei documenti più informativi che il sistema bancario produce, e uno dei meno letti. Proviamo a cambiarlo, usando un caso reale.

    Come trovarlo su UniCredit: App o home banking → Documenti → Investimenti e Trading → Informativa ex post costi e oneri.

    UniCredit informativa ex post costi e oneri pagina 1 lettera introduttiva
    Pag. 1 — Lettera introduttiva: spiega la struttura del documento e le definizioni chiave

    La struttura del documento

    Il documento è diviso in due parti principali: una rappresentazione sintetica (il totale dei costi in euro e percentuale) e una rappresentazione analitica (strumento per strumento). I costi sono classificati in tre categorie:

    Costi impliciti — già incorporati nel prezzo/NAV degli strumenti, non addebitati separatamente. Sono i più insidiosi perché invisibili all’estratto conto. Includono le commissioni di gestione dei fondi, i costi di transazione del fondo, le eventuali commissioni di performance.

    Costi espliciti — addebitati direttamente sul conto: commissioni di negoziazione, spese di custodia e amministrazione, imposta di bollo.

    Incentivi — le retrocessioni che la banca riceve dagli emittenti degli strumenti che colloca. Sono già inclusi nei costi impliciti ma evidenziati separatamente per trasparenza. Rappresentano la parte di costo che va alla banca, non al gestore del fondo.

    UniCredit costi sintetici rendimento MWRR pagina 2

    Pag. 2 — Il quadro sintetico: costo totale €764,75 (0,84%), rendimento netto 6,07%

    Come si calcola il rendimento — e perché il metodo conta

    Il documento riporta un rendimento netto del 6,07% (6,43% al lordo dei costi espliciti). Questo numero è calcolato con il Money Weighted Rate of Return (MWRR) — non il semplice rendimento time-weighted che pubblicano i fondi.

    La differenza è sostanziale. Il MWRR tiene conto del timing dei versamenti e dei prelievi: se hai investito una somma importante prima di un calo, il tuo MWRR sarà peggiore di quello del fondo — anche se il fondo ha performato bene. Viceversa, se hai investito prima di un rialzo, il MWRR sarà migliore. È il rendimento che hai effettivamente ottenuto, non quello del prodotto in astratto. È la misura giusta per valutare la performance reale del tuo portafoglio.

    Il costo totale del portafoglio analizzato è €764,75 — pari allo 0,84% della giacenza media di €90.848,62. Di questi, €440,80 (0,49%) sono costi impliciti e €323,95 (0,36%) sono costi espliciti. La quota di incentivi percepiti dalla banca è €129,73 (0,14%) — già inclusa nei costi impliciti ma evidenziata separatamente. In pratica: su ogni €100 di patrimonio medio, la banca e i gestori si sono presi 84 centesimi. Il rendimento netto è stato 6,07 euro per ogni 100 investiti.

    UniCredit costi analitici fondi comuni pagina 3

    Pag. 3 — Costi analitici per conto titoli: la sezione fondi comuni

    La sezione analitica: fondo per fondo

    La parte più utile del documento è quella analitica — ogni strumento con i suoi costi dettagliati. Nel caso esaminato, i fondi comuni presenti nel portafoglio sono:

    IT0004814023 Amundi Obbligazionario PIU — Dist. Cl.B EUR/EUR: costi correnti aggregati €91,11 (0,10%), incentivi €54,30 (0,06%). Il fondo obbligazionario ha costi contenuti ma gli incentivi alla banca sono il 60% dei costi correnti — un segnale da leggere.

    UniCredit costi analitici ETF CPR BGF pagina 4

    Pag. 4 — ETF e fondi tematici: CPR Global Disruptive, BGF Next Generation Technology

    LU1530899142 CPR Inv Global Disruptive Opport. Acc Cl.A EUR/EUR: costi correnti aggregati €70,78 (0,08%), incentivi €26,44 (0,03%). Fondo tematico sulla disruption — costi nella norma per la categoria.

    LU1917164938 BGF Next Generation Technology-Acc.Cl.E2 USD/EUR: costi correnti aggregati €60,67 (0,07%), incentivi €23,92 (0,03%). Fondo tecnologico BlackRock, classe E2 istituzionale — costi tra i più bassi del portafoglio.

    UniCredit costi analitici ETF PIMCO HSBC SPDR iShares ARK pagina 5

    Pag. 5 — ETF quotati: PIMCO, Xtrackers S&P500, HSBC Hang Seng, SPDR MSCI ACW, iShares MSCI EMU, ARK Innovation

    La pagina 5 mostra gli ETF quotati in conto titoli. Qui i costi sono strutturalmente diversi dai fondi: ci sono commissioni di negoziazione (esplicite) e costi ricorrenti dello strumento (impliciti nel NAV), ma nessuna commissione di performance e incentivi molto più bassi. È la sezione che conferma l’efficienza degli ETF rispetto ai fondi attivi collocati dalla banca.

    Strumenti presenti: PIMCO EU Short-Term High Yield Corp (0,06% costi aggregati), Xtrackers S&P500 EQ WG (0,00% — praticamente gratuito), HSBC Hang Seng Tech (0,04%), SPDR MSCI ACWI ETF (0,02%), iShares Core MSCI EMU (0,00%), ARK Innovation UCITS (0,02%).

    Il confronto tra fondi attivi e ETF nel rendiconto è illuminante. L’Amundi Obbligazionario ha costi allo 0,10% con incentivi allo 0,06%. L’iShares MSCI EMU ha costi allo 0,00% nel rendiconto — perché le commissioni di gestione sono così basse da risultare trascurabili rispetto alla giacenza media. Non è un giudizio sulla performance, è un dato sui costi strutturali delle due categorie.

    UniCredit costi analitici ARK Genomic XTRII Amundi Core EM pagina 6

    Pag. 6 — ARK Genomic Revolution, ARK AI & Robotics, Xtrackers II S27 HY, Amundi Core MSCI EM. Incentivi non connessi a costi: BTP poliennali €36,00

    La pagina 6 introduce una voce spesso ignorata: gli incentivi non connessi a costi da lei sostenuti. In questo caso: €36,00 (0,60%) sui BTP poliennali IT0005672016. UniCredit ha percepito questa retrocessione per il collocamento dei BTP — non è un costo addebitato al cliente, ma è un compenso che la banca riceve e che vale la pena conoscere.

    UniCredit custodia amministrazione imposta di bollo pagina 7

    Pag. 7 — Servizio di custodia: €143,00 (0,16%) + imposta di bollo €174,30

    Il servizio di custodia e amministrazione costa €143,00 — pari allo 0,16% della giacenza media. È il costo fisso del conto titoli, indipendente dai prodotti detenuti. A questo si aggiunge l’imposta di bollo sulle comunicazioni periodiche: €174,30 nell’anno. Entrambe le voci sono costi espliciti e certi, non legati alla performance.

    UniCredit polizza Univalore Italia PIR pagina 8

    Pag. 8 — Polizza Univalore Italia PIR: costi correnti €108,11 (0,12%), incentivi €25,07 (0,03%)

    La polizza assicurativa: un capitolo a parte

    L’ultima sezione riguarda la polizza vita di ramo III — la Univalore Italia PIR di UniCredit Vita Assicurazioni. I costi correnti sono €108,11 (0,12%), gli incentivi €25,07 (0,03%). La polizza è rendicontata separatamente dal conto titoli perché ha una struttura di costi diversa — e perché la normativa MiFID II e quella assicurativa (IDD) si sovrappongono con criteri non sempre identici. Il documento avvisa che i dati potrebbero differire da quelli riportati nella rendicontazione assicurativa annuale.

    La lettura completa del rendiconto porta a una conclusione semplice: il costo totale annuo del portafoglio è stato dello 0,84% — un dato nella media per un portafoglio misto fondi/ETF/polizza gestito attraverso una banca retail. Il rendimento netto del 6,07% è positivo e superiore al costo. Ma la domanda che vale la pena porsi ogni anno, guardando questo documento, è: quanta parte di quel costo è giustificata dalla consulenza ricevuta? E quanta sarebbe risparmiabile spostando verso ETF diretti o piattaforme a minore intermediazione? Il rendiconto MiFID II non risponde a questa domanda — ma la rende impossibile da ignorare.
    Se trovi utile questo lavoro, puoi offrirci un caffè su Ko-fi. Grazie per il supporto.

    Documento: Informativa ex post costi e oneri 2025 — UniCredit S.p.A., 07.04.2026. Dati personali oscurati. Analisi redatta da Gianni & Claude (Anthropic). Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.



    28/04/26 — Fineco: il rendiconto MiFID. Come leggerlo senza farsi ingannare dal titolo


    TITOLO (testo separato):
    28/04/26 — Il rendiconto MiFID di Fineco: come leggerlo senza farsi ingannare dal titolo

    Report MiFID sintetico Fineco 2025 — pagina iniziale

    Il Report MiFID sintetico annuale di FinecoBank — pagina iniziale con giacenza media. Documento anonimizzato.

    Ogni anno, entro il 30 aprile, FinecoBank invia ai propri clienti il Report MiFID sintetico — un documento obbligatorio per legge che riepiloga costi, oneri e rendimenti del portafoglio nell’anno precedente. La normativa MiFID II impone questa trasparenza a tutte le banche e i broker europei dal 2018. Eppure, nonostante sia obbligatorio e annuale, pochissimi clienti lo leggono davvero. E quelli che lo leggono spesso si fermano alla prima sezione — che è quella meno interessante.

    Prendiamo come esempio il report 2025 di un cliente anonimo di Fineco, che ci ha gentilmente fornito una versione sbianchettata del documento. I numeri sono reali, l’identità no.

    Sezione 1: i costi veri — quelli che paghi a Fineco

    Report MiFID sintetico Fineco 2025 — tabella costi e oneri

    Sezione 1 — la tabella dei costi espliciti e impliciti suddivisi per tipologia e destinatario.

    La prima sezione è quella più intuitiva. Riepiloga tutti i costi espliciti e impliciti sostenuti nell’anno, suddivisi tra quanto va a Fineco e quanto va a soggetti terzi — tipicamente gli emittenti degli strumenti finanziari in portafoglio.

    I costi si articolano in tre voci: costi iniziali (commissioni pagate all’acquisto degli strumenti), costi di uscita (commissioni pagate alla vendita) e costi ricorrenti (oneri annuali su alcuni prodotti, come i TER degli ETF o le commissioni di custodia). Nel caso del nostro cliente, che gestisce il portafoglio in autonomia senza il servizio Advice, non compaiono costi di consulenza.

    Il documento riporta anche il rendimento netto del portafoglio nell’anno — calcolato con il metodo MWRR (Money Weighted Rate of Return), che tiene conto dei flussi di cassa in entrata e uscita durante il periodo. È il numero più importante di tutta la sezione 1: non il rendimento lordo dei singoli titoli, ma quello che è effettivamente rimasto in tasca dopo aver pagato tutto.

    Nota editoriale. La voce da monitorare con più attenzione è la somma dei costi iniziali e di uscita: sono la conseguenza diretta di ogni singola operazione di acquisto e vendita eseguita durante l’anno. Chi opera poco paga poco. Chi fa trading frequente vede questi costi moltiplicarsi rapidamente — e mangiarsi una fetta significativa del rendimento lordo. Il documento analitico completo, che Fineco non invia automaticamente ma si può richiedere al Customer Care, mostra il dettaglio operazione per operazione. Per chi vuole capire davvero quanto costa il proprio stile operativo, è quello il documento da leggere.

    Sezione 2: la trappola del nome — non sono costi, è una perdita

    Qui sta il punto che confonde quasi tutti. La sezione 2 si intitola «Rappresentazione aggregata dei costi per operazioni su strumenti derivati» e riporta un valore negativo in euro — una cifra con il segno meno davanti.

    Molti clienti leggono quel numero e pensano di aver pagato quella cifra in commissioni sui derivati. Non è così. Quel valore è il Profit & Loss — il risultato economico realizzato — delle operazioni in derivati effettuate durante l’anno. Se è negativo, è una perdita di trading. Non una commissione.

    Le commissioni vere sull’operatività in derivati sono indicate separatamente nella tabella sovrastante, alla voce “di Servizi d’investimento e/o servizi accessori” — e sono tipicamente molto più contenute.

    Perché Fineco inserisce una perdita in un documento che si chiama “costi e oneri”? Non è una scelta di Fineco — è un obbligo di legge. La normativa MiFID II impone che il rendiconto annuale includa obbligatoriamente anche il P&L delle operazioni in derivati, proprio perché i derivati hanno strutture di costo complesse (spread, margini, finanziamento delle posizioni) che non emergono chiaramente dalle sole commissioni. Il legislatore europeo ha voluto che il cliente vedesse in un unico documento l’impatto economico complessivo dei derivati — incluso il risultato di trading. Il titolo “costi” è fuorviante ma tecnicamente corretto nel senso MiFID: il “costo” complessivo di un’operazione in perdita include anche la perdita stessa. Vale la pena saperlo per non spaventarsi leggendo un numero negativo in un documento che sembra parlare solo di commissioni.

    Un dettaglio fiscalmente rilevante: una perdita su derivati è una minusvalenza fiscalmente compensabile. Nel regime amministrato di Fineco, può essere usata per abbattere le plusvalenze future realizzate nei quattro anni successivi. Non è solo una perdita — è un credito fiscale latente che vale la pena non dimenticare.

    Sezione 3: il conflitto di interessi che nessuno legge

    Report MiFID sintetico Fineco 2025 — Sezione 2 derivati e Sezione 3 incentivi

    Sezione 2 (P&L derivati) e Sezione 3 (incentivi non monetari) — le due sezioni meno lette e più importanti.

    La sezione 3 è quella che più raramente viene letta e che più meriterebbe attenzione. Si intitola «Informativa sugli incentivi non monetari percepiti da Fineco» e contiene una lista di società che nel corso dell’anno hanno pagato Fineco — non in denaro, ma in formazione per la rete di vendita.

    Nel report 2025 del nostro cliente anonimo figurano 46 case prodotto, tra cui i principali gestori mondiali: Blackrock, Amundi, Fidelity, JPMorgan, Goldman Sachs, Vanguard, Pimco, Schroders, Morgan Stanley e molti altri.

    Cosa significa in concreto. Tutte queste società hanno interesse a che i consulenti finanziari di Fineco conoscano bene i loro prodotti — e li raccomandino ai clienti. La “formazione” è un incentivo non monetario legalmente ammesso da MiFID II, ma è pur sempre un incentivo. Non significa che Fineco raccomandi prodotti scadenti, né che i suoi consulenti siano in malafede. Significa che il sistema crea strutturalmente una pressione verso i prodotti delle case prodotto che investono in questa relazione commerciale. Chi gestisce il portafoglio in autonomia non è esposto a questo rischio. Chi si affida a un consulente Fineco farebbe bene a chiedere, per ogni prodotto consigliato, se l’emittente figura in questa lista — e se esistono alternative equivalenti non incluse.

    Come usare questo documento

    Il Report MiFID sintetico non è un documento da archiviare senza leggerlo. Contiene tre informazioni concrete e azionabili: il rendimento netto reale del portafoglio nell’anno, al netto di tutti i costi; il costo effettivo del proprio stile operativo; e la mappa dei conflitti di interesse strutturali del proprio intermediario.

    La prossima volta che arriva nella casella di posta, vale la pena aprirlo. Ci vogliono dieci minuti. E sapere cosa si sta leggendo — sezione per sezione — fa la differenza.

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    DISCLAIMER — Questo articolo è redatto a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria. I dati utilizzati sono reali ma anonimizzati con il consenso del titolare. Verificare sempre le informazioni prima di prendere decisioni di investimento. Gianni & Claude (Anthropic)



    24/04/26 — Intesa Sanpaolo: cosa dice davvero il rendiconto costi 2025

    Rendiconto costi oneri incentivi Intesa Sanpaolo 2025

    Ogni anno, entro il 30 aprile, Intesa Sanpaolo invia ai propri clienti il Rendiconto dei Costi, Oneri e Incentivi del Portafoglio Investimenti. È un obbligo di legge introdotto dalla direttiva europea MiFID II, pensato per garantire trasparenza sui costi reali dei servizi di investimento. Il documento arriva nell’area documenti dell’app o della banca online, etichettato come “Importante”. La maggior parte dei clienti lo apre, lo scorre e lo chiude senza capire cosa sta leggendo.

    Questa analisi serve a capirlo.

    Come trovare il documento

    Nell’app Intesa Sanpaolo: Menu → Archivio → Documenti → Rendiconto Costi Oneri Incentivi — Portafoglio Investimenti. Se avete più conti intestati — uno singolo e uno cointestato, per esempio — troverete un rendiconto separato per ciascun conto. Il documento è unico per tipologia: riepiloga tutti i costi dell’intero portafoglio investimenti di quel conto, indipendentemente dalla composizione.

    La struttura dei costi: tre voci da capire

    Il rendiconto Intesa Sanpaolo divide i costi in tre categorie principali, che vale la pena capire una per una.

    Tabella costi oneri incentivi Intesa Sanpaolo 2025

    1. Costi connessi ai servizi di investimento (0,90%) — sono i costi che la banca addebita direttamente per i propri servizi: gestione e amministrazione del deposito, commissioni di intermediazione sugli acquisti e vendite di titoli, commissioni di intervento, Tobin Tax, imposta di bollo. È il costo del “contenitore”.

    2. Costi connessi agli strumenti finanziari (0,67%) — sono i costi incorporati nei prodotti stessi: per i fondi comuni, le commissioni di sottoscrizione, le provvigioni di gestione annuale e le spese di rimborso; per le obbligazioni e i certificates collocati dalla banca, le commissioni di collocamento e distribuzione già incluse nel prezzo. È il costo del “contenuto”.

    3. Pagamenti di terzi ricevuti dall’intermediario — incentivi (0,00%) — le retrocessioni che la banca riceve dalle società di gestione per aver collocato i loro fondi. In questo caso risultano zero nella voce esplicita, ma il documento segnala separatamente che la banca ha ricevuto €96,00 di pagamenti da terzi non inclusi nel totale. Un dettaglio da non ignorare.

    Il numero che cambia tutto: dalla percentuale all’euro

    Il costo totale dichiarato nel documento analizzato è 1,57%. Di cui 0,21% sono oneri fiscali (imposta di bollo e Tobin Tax) già inclusi nel totale — un costo reale ma imposto per legge, non dalla banca.

    Il costo “puro” di gestione e prodotti è quindi circa 1,36%. Si tratta del dato reale di un cliente specifico che ha gentilmente condiviso il proprio documento anonimizzato: le cifre assolute — giacenza media, importi in euro dei costi, rendimento lordo e netto — sono oscurate per ovvie ragioni di privacy. Le percentuali invece sono visibili nel documento originale e sono quelle che utilizziamo per i calcoli esemplificativi qui sotto.

    Fin qui, le percentuali. Ora facciamo il calcolo che nessuno fa mai:

    Portafoglio medio Costo totale 1,57% di cui fiscale 0,21% Costo banca puro
    €100.000 €1.570 €210 €1.360
    €250.000 €3.925 €525 €3.400
    €500.000 €7.850 €1.050 €6.800
    €1.000.000 €15.700 €2.100 €13.600

    Le percentuali (1,57%, 0,21%, 1,36%) sono quelle reali del documento anonimizzato. La giacenza media del cliente non è nota — è stata oscurata per privacy. I valori in euro sono esempi ipotetici: mostrano quanto avrebbe pagato un portafoglio di quella dimensione con quella struttura di costi. Esempio: un portafoglio ipotetico di €250.000 con costi all’1,57% avrebbe pagato €3.925 all’anno — di cui €3.400 alla banca e ai gestori, €525 al fisco.

    Con questa struttura di costi, un portafoglio ipotetico di €250.000 avrebbe pagato €3.925 all’anno in costi totali — di cui €3.400 alla banca e ai gestori dei fondi, e €525 al fisco. Ogni anno. Che i mercati salgano o scendano.

    Il rendimento netto: la metrica che conta davvero

    Il documento Intesa Sanpaolo include anche il rendimento del portafoglio calcolato con la metodologia MWRR (Money Weighted Rate of Return) — che tiene conto non solo della variazione di valore dei titoli ma anche di cedole, dividendi e capital gain incassati nel 2025, ponderati per il tempo di effettivo investimento.

    Nel documento analizzato i numeri reali sono questi:

    • Rendimento lordo 2025: 3,00%
    • Rendimento netto 2025: 1,43%
    • Costi totali: 1,57%

    La matematica è impietosa: i costi hanno assorbito il 52% del rendimento lordo. Su ogni 100 euro guadagnati dal portafoglio, 52 sono andati in costi — alla banca, ai gestori dei fondi e al fisco. Al cliente è rimasto il 48%.

    In un anno come il 2025, con mercati complessivamente positivi, un rendimento lordo del 3% è modesto ma accettabile. Un rendimento netto dell’1,43% è invece sostanzialmente in linea con un conto deposito — senza nessuno dei rischi tipici di un portafoglio investito. La domanda che ogni risparmiatore dovrebbe porsi è: vale la pena assumersi il rischio di mercato per un rendimento netto che la liquidità avrebbe potuto offrire a costo zero?

    Commento editoriale. L’1,57% di costo totale di Intesa Sanpaolo non è né il peggiore né il migliore del mercato italiano. È nella media delle banche retail tradizionali. Il problema non è Intesa Sanpaolo in particolare — è il modello: fondi comuni con commissioni di gestione elevate, collocati da reti che vivono di retrocessioni, dentro depositi amministrati che costano. La via d’uscita esiste ed è documentata: ETF a basso costo (TER medio 0,20-0,30%) su un conto titoli con commissioni fisse. La differenza sull’arco di vent’anni, su un portafoglio da €250.000, supera i €100.000 di patrimonio finale in più. Questo thread esiste per rendere quella scelta consapevole.

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    Conflitto di interesse. Gianni non detiene posizioni in Intesa Sanpaolo né in altri istituti bancari citati. Il rendiconto analizzato è un documento reale anonimizzato, utilizzato a scopo illustrativo ed educativo. Le valutazioni espresse sono opinioni editoriali, non consulenza finanziaria.

    Leggere il disclaimer prima di utilizzare i contenuti di questo sito. Questo articolo è redatto da Gianni & Claude (Anthropic) ed è soggetto a copyright. Non costituisce sollecitazione all’investimento.

    One thought on “Rendiconti costi e oneri 2025 — capire cosa ci costa davvero la banca

    1. Presso lo stesso istituto dell’ ultimo articolo su un rendimento lordo del 4,74% è riportato un totale costi dello 0,29%. Non avendo mai trattato condizioni di favore, penso che ciò dipenda dalla struttura degli asset prescelta.

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