
Il Nasdaq 100 è salito di quasi il 29% dal 30 marzo. L’S&P 500 di circa il 18%. Una stagione degli utili brillante e la corsa agli investimenti in infrastruttura AI stanno alimentando il rally — anche con una guerra in corso in Medio Oriente e il petrolio più caro. In questo contesto, Bloomberg ha chiesto a quattro esperti dove investirebbero un milione di dollari oggi. Le risposte sono istruttive — e divergono in modo significativo.
Vale anche la pena notare il contesto macro: Michael Burry — il gestore reso celebre dal film The Big Short — ha scritto l’11 maggio che il mercato attuale assomiglia al picco della bolla dot-com, poco prima dello scoppio. Non è un dettaglio da ignorare.
1. Vivian Lubrano (Ariel Investments) — I “picks and shovels” di nicchia
Global equities portfolio manager, Ariel Investments
La tesi di Lubrano è la più tecnica e granulare. Non i soliti colossi dei semiconduttori, ma i fornitori di nicchia che nessuno cita — oligopoli invisibili con enorme potere di prezzo. I chip di nuova generazione previsti per fine 2026 e 2027 richiedono architetture a 800 volt DC nei data center: servono componenti di controllo dell’alta tensione molto specializzati. Lubrano guarda a Infineon Technologies (Germania) e a due aziende cinesi, Hongfa Technology e Xiamen Faratronic.
Per i wafer ultrapuri indispensabili ai chip ad alta densità, cita la giapponese Sumco — una delle pochissime in grado di produrre wafer piatti e omogenei alla precisione richiesta. Per la movimentazione all’interno delle clean room, Daifuku (sempre giapponese), che produce i nastri trasportatori specializzati che spostano i wafer durante la lavorazione. La logica: questi operatori hanno capacità produttiva già installata dopo il boom post-Covid, e con il lancio dei chip next-gen vedranno leva operativa significativa nei prossimi 6-12 mesi.
Creerei un fondo “prima o poi si fa” — troppi amici e familiari parlano di viaggi che non fanno mai. Togliendo il freno del costo e della pianificazione, quei viaggi diventerebbero reali: sciare a Hokkaido in Giappone, vedere l’aurora boreale nei fiordi norvegesi, campeggio di lusso nei parchi nazionali, uno ski tour sulle Dolomiti con cene da cinque stelle nelle vecchie locande di montagna.
2. Brian Levitt (Invesco) — Small cap USA ed emergenti
Chief global market strategist, Invesco
Levitt parte da una premessa macro: siamo ancora nel ciclo economico avviato nel 2020, senza segnali di fine imminente. La sua scommessa è sulla diversificazione geografica e dimensionale — non i mega-cap, ma le small cap americane e i mercati emergenti, entrambi sottovalutati e sottoesposti nei portafogli retail.
Il ragionamento sull’AI è interessante: le piccole imprese, che in passato non potevano permettersi grandi investimenti in efficienza, diventeranno le prime beneficiarie della produttività generata dall’intelligenza artificiale — proprio perché partono da una base più bassa. Stessa logica per i mercati emergenti: Asia sudorientale e Africa hanno demografia favorevole e l’AI può accelerare il processo di sviluppo in modo non lineare. Taiwan e Corea del Sud restano i proxy più diretti sul tema tech/AI fuori dagli USA.
Creerei un museo itinerante degli errori di investimento — bolle, truffe, manie, decisioni sbagliate nei momenti sbagliati — da portare nelle scuole. Oppure comprerei una proprietà vicino a Londra, base per visitare i luoghi storici del Novecento: Dunkerque, i siti della Germania, Austria, Polonia. Quello che chiamo “turismo del trauma” — visitare i luoghi dove sono accadute le cose più significative e terribili della storia.
3. Vincent Mortier (Amundi) — Diversificazione aggressiva
Chief investment officer, Amundi Investment Solutions
Il CIO di Amundi è il più cauteloso dei quattro — e forse il più onesto sul livello di incertezza attuale. La sua tesi: nessuno sa chi vincerà davvero dall’AI (come nessuno lo sapeva con internet), quindi la risposta razionale è massimizzare la diversificazione. Un paniere equamente ponderato tra MSCI World Equal Weighted e MSCI World Small Cap ha reso oltre il 10% annuo dal 2001, battendo sia l’indice cap-weighted che l’equal-weighted da soli.
Sul reddito fisso, Mortier segnala un’opportunità tattica: i rendimenti dei Bund tedeschi a due anni sono saliti dal 2% al 2,7% dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, scontando tre rialzi BCE entro fine anno. La sua lettura: il petrolio più caro potrebbe semplicemente deprimere la crescita anziché alimentare l’inflazione, rendendo quei rendimenti eccessivamente generosi entro l’estate.
Comprerei casse di Bordeaux 2020-2022 dalle maison più famose. I prezzi sono scesi del 20% o più rispetto al lancio, per timori che i consumatori globali — soprattutto i giovani — stiano abbandonando il vino. Ma il vino è uno dei grandi piaceri della vita da millenni. Il pendolo tornerà. E nel peggiore dei casi, potrò sempre mettere l’investimento a buon uso.
4. Stephen Dover (Franklin Templeton) — Energia e difesa
Chief market strategist, Franklin Templeton
Dover è l’unico dei quattro a menzionare esplicitamente la difesa — e lo fa con una logica precisa: la difesa moderna non è più acciaio e carburante, è tecnologia, droni, missili, cybersecurity. Per chi non vuole esposizione diretta ai singoli titoli, suggerisce un paniere tematico globale che combini produttori tradizionali con aziende tech specializzate.
Sul fronte energia, il ragionamento è strutturale: il conflitto in Medio Oriente ha cambiato il modo in cui i governi pensano alla dipendenza energetica. L’infrastruttura da costruire o ammodernare comprende gasdotti, terminali LNG, reti elettriche e — qui siamo d’accordo — il nucleare, che resta l’unica fonte di energia dispatchable e a zero emissioni scalabile per i data center AI. Il terzo pilastro è un portafoglio income basato su opzioni coperte e credito a breve duration, per generare rendimento decorrelato dalla borsa sfruttando la volatilità elevata.
Aiuterei i miei figli — entrambi nel tech in California — ad acquistare casa in un mercato immobiliare straordinariamente caro. Oppure contribuirei a un progetto nella piccola cittadina del Montana dove sono cresciuto per creare una grande riserva e riportare i bisonti. La città si chiama Buffalo perché i nativi americani spingevano i bisonti dai dirupi per cacciare. Mio bisnonno vi si stabilì nel 1882.
Una lettura trasversale
Mettendo insieme le quattro tesi, emerge un quadro coerente: l’AI è il motore, ma i beneficiari diretti e indiretti sono molto più ampi di quanto i portafogli medi riflettano. Lubrano guarda ai fornitori invisibili della catena dei semiconduttori. Levitt guarda a chi beneficerà della produttività AI senza averci ancora investito. Mortier dice che nessuno sa chi vincerà, quindi diversifica al massimo. Dover guarda all’energia e alla difesa come infrastruttura abilitante — e qui, come lettori del blog, il tema nucleare (CEG, OKLO, XE) è centrale da tempo.
L’unico punto di disaccordo esplicito con il consenso Bloomberg è sulla difesa tradizionale: per ragioni etiche personali non investiamo nel settore delle armi convenzionali, e lo abbiamo detto chiaramente più volte. Ma l’energia come infrastruttura AI — quella sì, è una tesi che condividiamo pienamente.
Disclaimer: questo blog ha carattere puramente informativo e non costituisce consulenza finanziaria. Le opinioni espresse sono personali. L’autore può detenere posizioni negli strumenti citati. Investire comporta rischi, inclusa la perdita del capitale.