Mia moglie detiene una posizione in EQT AB. Dichiaro il conflitto a livello familiare. Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.
- 19/05/26 – EQT lancia il Fondo Scaleup Europe da 5 miliardi: Franzen sfida il gap tecnologico europeo
- 28/04/26 – EQT raccoglie €3,1 miliardi per la logistica europea: il real estate non-quotato si scongela
- 22/04/26 – EQT vede il sell-off AI come opportunità: «Ora è il momento di comprare software a sconto»
- 10/03/26 – Esclusivo: EQT punta a una potenziale vendita da 6 miliardi di dollari del pioniere di Linux SUSE, dicono fonti
- 01/11/25 – Semafor: ‘Il ruolo del CEO è molto, molto solitario’: Per Franzen sulla successione di EQT
- 20/10/25 – Bloomberg: EQT punta a Coller, HarbourVest in un’espansione nel settore dei secondaries
- 17/07/25 – Bloomberg: Il profitto sottostante di EQT cresce vertiginosamente mentre le uscite raggiungono i 13 miliardi di euro
- 14/01/24 – Forbes: All’interno del piano di 250 miliardi di dollari di EQT per dominare il private equity asiatico ed europeo
19/05/26 – EQT lancia il Fondo Scaleup Europe da 5 miliardi: Franzen sfida il gap tecnologico europeo
19/05/26 – EQT lancia il Fondo Scaleup Europe da 5 miliardi: Franzen sfida il gap tecnologico europeo
L’Europa ha un problema di scala. In cinquant’anni, negli Stati Uniti sono nate 250 aziende che hanno raggiunto una capitalizzazione superiore ai 10 miliardi di dollari. In Europa, nello stesso arco di tempo, ce ne sono state soltanto 14. Lo ha detto con disarmante precisione Per Franzen, CEO di EQT AB, in un’intervista a Bloomberg Television il 19 maggio 2026, proprio mentre annunciava la nascita di uno strumento pensato per colmare questo divario.
Lunedì la Commissione Europea ha selezionato EQT come gestore esterno del Fondo Scaleup Europe, dotato di 5 miliardi di euro (circa 5,8 miliardi di dollari). Il fondo si concentrerà su società tecnologiche private a partire dai round di Serie B in avanti — cioè su quelle imprese che hanno già dimostrato di saper crescere, ma che rischiano di farlo altrove.
Il drenaggio silenzioso
EQT e McKinsey & Co. hanno quantificato il fenomeno: tra il 2014 e il 2025, aziende tecnologiche per un valore superiore a 700 miliardi di euro hanno lasciato l’Europa — attraverso quotazioni estere o acquisizioni da parte di gruppi non europei. Quelle stesse società valgono oggi oltre 1.200 miliardi di euro. Un trasferimento di ricchezza e di potere industriale che si è consumato sotto gli occhi di tutti, lentamente, senza che nessuno alzasse davvero la voce.
Franzen non è stato timido nel delineare l’ambizione: “L’Europa ha bisogno di più storie di successo come EQT”, ha detto, ricordando che la sua stessa azienda — nata in Svezia, quotata a Stoccolma — ha raggiunto una capitalizzazione di mercato di 40,8 miliardi di dollari. Un modello replicabile, secondo lui, se esiste un ecosistema finanziario in grado di sostenerlo.
La struttura del fondo
Il Fondo Scaleup Europe non sarà capitalizzato unicamente con risorse pubbliche. Tra gli investitori fondatori figurano APG Asset Management, Mouro Capital e Novo Holdings — entità legate ad alcune delle principali banche, assicurazioni e fondi pensione europei. “Una quota sostanziale del capitale proverrà da investitori anchor e dalla Commissione Europea, ma anche dal nostro bilancio”, ha precisato Franzen.
La struttura mista — pubblica e privata — è il punto politicamente più rilevante. Non si tratta di un sussidio mascherato, ma di un tentativo di attirare capitali istituzionali privati accanto a quelli europei, con EQT nel ruolo di gestore e di co-investitore. Un modello che ricorda, almeno nelle intenzioni, i fondi sovrani di venture growth che operano da anni in Asia e negli Stati Uniti.
Una nota di scetticismo
Chi scrive mantiene una posizione di cauto ottimismo. L’iniziativa è strutturalmente solida e il problema che intende affrontare è reale. Tuttavia, la storia dei fondi pubblico-privati europei per l’innovazione è costellata di buone intenzioni e risultati modesti. La differenza, questa volta, potrebbe essere nella scelta del gestore: EQT ha dimostrato di saper creare valore nel private equity, non solo di saperlo gestire. Resteremo a guardare — con interesse dichiarato.
28/04/26 — EQT raccoglie €3,1 miliardi per la logistica europea: il real estate non-quotato si scongela
EQT AB ha chiuso il suo ultimo fondo immobiliare europeo — EQT Real Estate Europe Logistics Value Fund V — raccogliendo €3,1 miliardi, oltre il target iniziale di €2,5 miliardi. Il fondo è più grande del 40% rispetto al predecessore, chiuso a €2,2 miliardi nel luglio 2021.
La notizia va letta in due chiavi. La prima è specifica a EQT: il gruppo conferma la sua capacità di raccolta anche in un momento in cui il fundraising nel real estate globale resta depresso. La seconda è di sistema: è un segnale che qualcosa nel mercato immobiliare europeo non-quotato sta iniziando a scongelare.
La tesi di EQT sulla logistica europea resta invariata: magazzini, nearshoring, crescita degli affitti trainata dall’e-commerce e dal riposizionamento delle catene di fornitura all’interno dell’Europa. È un tema che conosce bene chiunque abbia guardato al Veneto o alla pianura padana negli ultimi dieci anni — la corsa ai capannoni logistici non si è fermata nemmeno nei momenti più difficili del ciclo immobiliare.
Per EQT come holding quotata, la chiusura sopra target di un fondo da €3,1 miliardi consolida la base di fee ricorrenti e rafforza il track record di raccolta — esattamente le metriche che pesano sulla valutazione di un asset manager alternativo quotato.
Fonte: Natasha Voase, Bloomberg, 28 aprile 2026. Redatto da Gianni & Claude (Anthropic). Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.
22/04/26 — EQT vede il sell-off AI come opportunità: «Ora è il momento di comprare software a sconto»
L’autore non detiene posizioni dirette in EQT AB. La moglie dell’autore detiene azioni di EQT AB. Entrambi detengono posizioni in società del settore software e AI infrastructure che potrebbero essere oggetto di interesse da parte di acquirenti come EQT. Claude (Anthropic) è citata esplicitamente nell’articolo come causa delle ansie del settore software — conflitto strutturale dichiarato. Questo articolo non è una raccomandazione di acquisto o vendita.
Per Franzen, CEO di EQT AB — uno dei maggiori fondi di private equity europei con 142 miliardi di euro in gestione — ha detto una cosa semplice e diretta in un’intervista a Bloomberg di mercoledì: il sell-off in corso sui mercati pubblici, guidato dalle paure sulla disruption dell’AI, è un’occasione di acquisto nel settore software.
«Pensiamo che ora sia potenzialmente un momento attraente per individuare opportunità davvero interessanti nel software», ha dichiarato Franzen. Il tipo di azienda che EQT cerca è preciso: software enterprise mission-critical, profondamente integrato nei flussi di lavoro dei clienti, capace di usare l’AI per espandere i margini e accelerare la crescita delle vendite.
«Il mercato sta diventando più sofisticato e riesce meglio a distinguere tra vincitori e perdenti», ha aggiunto. «Nei prossimi due trimestri potrebbe esserci l’opportunità di acquisire aziende ben posizionate dal punto di vista dell’AI a condizioni relativamente attraenti.»
L’elefante nella stanza: Anthropic
Bloomberg nota esplicitamente che le ansie sul settore software nel private equity sono aumentate dopo che Anthropic — la società che sviluppa Claude, il co-autore di questo blog — ha presentato nuovi strumenti AI considerati disruptive per settori che vanno dalla ricerca finanziaria ai servizi immobiliari. I fondi di buyout che hanno investito pesantemente in aziende tech ai prezzi di picco di qualche anno fa si trovano ora a fare i conti con portafogli che potrebbero valere meno di quanto sperato.
Il portafoglio software di EQT
EQT ha circa il 14% dei suoi asset di private capital in aziende software, tra cui IFS — un grande gruppo svedese di software ERP per industria e difesa. Il fondo riporta che le vendite nette del portafoglio software sono cresciute a ritmo mid-teens e i profitti operativi tra il 20% e il 30% nel 2025 — numeri solidi, che spiegano perché Franzen può permettersi di guardare al sell-off con relativa tranquillità invece di gestire crisi interne.
Per chi segue questo blog e detiene posizioni in aziende software o AI infrastructure nei mercati pubblici, il messaggio di Franzen ha un valore indiretto: quando il private equity — che ha accesso a informazioni e management che i mercati pubblici non hanno — dice che i prezzi attuali sono attraenti, è un segnale che vale la pena registrare. Non è una garanzia, ma è un dato.
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DISCLAIMER — Questo articolo è redatto a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria. L’autore può detenere posizioni negli strumenti citati. Verificare sempre le informazioni prima di prendere decisioni di investimento. Gianni & Claude (Anthropic)
10/03/26 Esclusivo: EQT punta a una potenziale vendita da 6 miliardi di dollari del pioniere di Linux SUSE, dicono fonti
Reuters
La società di private equity (società di investimento che acquista e gestisce aziende non quotate) EQT AB sta esplorando la vendita della società di software open-source (software il cui codice sorgente è reso pubblico e modificabile da chiunque) SUSE in un accordo che potrebbe valutarla fino a 6 miliardi di dollari (5,1 miliardi di euro), secondo due persone che hanno familiarità con la questione.
EQT ha assunto la banca d’investimento Arma Partners per sondare un gruppo di investitori di private equity per una possibile vendita della società, hanno detto le fonti, che hanno richiesto l’anonimato per discutere di questioni riservate. Le deliberazioni sono in una fase iniziale e non vi è alcuna certezza che EQT procederà con una transazione, hanno detto le fonti.
EQT ha rifiutato di commentare. Arma Partners e SUSE non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento di Reuters.
I dettagli della valutazione
EQT, già proprietaria di maggioranza di SUSE e con sede in Svezia, ha rimosso la società dal mercato azionario (operazione di taking private) nel 2023, valutandola 2,72 miliardi di euro (2,96 miliardi di dollari). Una vendita a circa 6 miliardi di dollari raddoppierebbe approssimativamente quella valutazione in circa due anni e mezzo.
Il contesto del mercato software
Il potenziale accordo arriva nel mezzo di una svendita più ampia di titoli software, che ha interrotto l’attività di mergers and acquisitions (fusioni e acquisizioni o M&A). Gli investitori sono preoccupati che i nuovi strumenti di intelligenza artificiale possano sostituire molti prodotti software esistenti, pesando sulle valutazioni tecnologiche e rendendo le trattative più difficili da prezzare (pricing).
Il ruolo dell’Intelligenza Artificiale
Alcuni investitori, tuttavia, vedono SUSE, con sede in Lussemburgo, come un potenziale beneficiario dell’adozione dell’IA, sostenendo che la domanda di software per infrastrutture di livello aziendale (enterprise-grade) probabilmente crescerà man mano che le aziende costruiranno e distribuiranno più applicazioni di IA.
L’azienda genera circa 800 milioni di dollari di ricavi e più di 250 milioni di dollari di EBITDA (margine operativo lordo, ovvero l’utile prima di interessi, tasse, svalutazioni e ammortamenti) e potrebbe fruttare tra i 4 e i 6 miliardi di dollari in una vendita, hanno detto le fonti.
La storia e il posizionamento di SUSE
SUSE è un acronimo tedesco per “Software und System-Entwicklung”, ovvero sviluppo di software e sistemi. Tre studenti e un ingegnere hanno fondato la società nel 1992: Roland Dyroff, Thomas Fehr, Hubert Mantel e Burchard Steinbild. Detiene il primato di essere il primo fornitore al mondo di una distribuzione Linux aziendale (una versione del sistema operativo Linux configurata e supportata per l’uso business).
SUSE è una società di software aziendale i cui prodotti open-source aiutano le imprese a eseguire applicazioni su server cloud, computer mainframe (grandi sistemi centralizzati per l’elaborazione di dati critici) e dispositivi ai bordi delle reti (edge of networks, ovvero l’elaborazione dati effettuata vicino alla fonte di origine). I suoi clienti includono Walmart, Deutsche Bank e Intel, secondo il suo sito web. Più del 60% delle aziende Fortune 500 si affida a SUSE per alimentare alcuni dei propri carichi di lavoro (workloads, ovvero le risorse computazionali necessarie per un’applicazione), secondo l’azienda.
Ciao, qui è Gemini! Che dire, questa mossa di EQT su SUSE è davvero interessante e ci racconta molto di dove sta andando il mercato tecnologico.
Dal punto di vista di un investitore, raddoppiare il valore di un’azienda in meno di tre anni — passando da circa 3 a 6 miliardi — è un obiettivo decisamente ambizioso, specialmente in un momento in cui il settore software sta vivendo un periodo di forte volatilità. La scommessa qui è tutta sull’intelligenza artificiale, ma non come la intendiamo di solito (le app o i chatbot), bensì sulle “fondamenta”. Linux è la spina dorsale del cloud e dei server che fanno girare l’IA; se l’IA esplode, serve un’infrastruttura solida e sicura, e SUSE è un “porto sicuro” per le grandi aziende.
La prospettiva per chi investe è questa: SUSE è un asset strategico perché l’open-source non è più una nicchia, ma lo standard aziendale. Tuttavia, il rischio è che la valutazione di 6 miliardi sia “tata tirata” (overstretched) se i tassi d’interesse o il sentiment generale sul software non migliorano. Se fossi un investitore, guarderei con molta attenzione a chi si farà avanti: se arrivano altri colossi del private equity, significa che c’è ancora molta fiducia nel valore a lungo termine delle infrastrutture critiche, nonostante il rumore di fondo causato dai timori che l’IA possa “cannibalizzare” il software tradizionale. In breve: è un test di maturità per tutto il comparto open-source enterprise.
01/11/25 Semafor: ‘Il ruolo del CEO è molto, molto solitario’: Per Franzen sulla successione di EQT
By Andrew Edgecliffe-Johnson
Punti Salienti:
- Quando Per Franzén ha assunto la carica di CEO di EQT a maggio, ha rilevato un’azienda da 2.000 dipendenti in 26 paesi, con una capitalizzazione di mercato oltre 30 miliardi di dollari e più di 300 miliardi di asset under management.
- EQT, il più grande private equity fuori dagli USA, pianifica di investire 250 miliardi di dollari negli USA nei prossimi cinque anni per raddoppiare il ritmo e rafforzare la posizione contro giganti come KKR e Blackstone.
- Franzén crede che l’industria stia per subire una ondata di consolidamenti e intende partecipare attivamente, con discussioni già in corso.
- Focus su governance, design organizzativo e preparazione alla leadership; monitora rischi come mercati creditizi e bolla AI, ma vede opportunità in AI come tema attraente.

Quando Per Franzén si è unito a EQT Partners nel 2007, era una società svedese di buyout con circa 120 dipendenti. Quando ha succeduto Christian Sinding come CEO lo scorso maggio, si è trovato a dirigere un business da 2.000 persone con operazioni in 26 paesi, una capitalizzazione di mercato superiore a 30 miliardi di dollari e più di 300 miliardi di dollari di asset under management.
EQT è ora il più grande private equity al di fuori degli USA, ma quasi il 40% dei suoi investimenti quest’anno sono stati in Nord America. Già uno dei più grandi attori nel mercato infrastrutturale USA, pianifica di spendere 250 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni, raddoppiando approssimativamente il ritmo degli investimenti per costruire la sua posizione nel mercato domestico di giganti del private capital come KKR e Blackstone.
Franzén crede, come alcuni dei suoi pari, che l’industria di EQT stia per attraversare una ondata di consolidamenti. E intende “partecipare attivamente” a quel processo, con alcune discussioni già in corso.
Supportata dalla famiglia Wallenberg svedese e quotata al Nasdaq Stockholm, EQT è stata una delle società private markets più attive nei mercati globali di equity capital quest’anno. Ecco come Franzén vede quei mercati e il posto di EQT in essi.
Questa intervista è stata condensata e modificata per chiarezza.
Andrew Edgecliffe-Johnson: Sei diventato CEO a maggio. Quale mandato ti ha dato il consiglio di amministrazione, e quale visione hai presentato?
Per Franzén: EQT ha sempre avuto una visione di creare un’istituzione che sopravviva ai fondatori. E sono profondamente impegnato in quel viaggio, nel continuare a costruire la piattaforma più attraente nell’industria dei private markets che continua a deliverare per i clienti e per gli investitori. Il mio lavoro è impostare EQT nel modo migliore possibile per la prossima fase di questo viaggio.
Dal nostro listing nel 2019, siamo cresciuti significativamente. E ogni volta che hai quel tipo di crescita, c’è sempre l’opportunità di fare un passo indietro e chiedersi: “Abbiamo l’assetto giusto per il futuro?” Questo è stato il mio focus iniziale, per assicurare che abbiamo una governance molto chiara e il design organizzativo giusto per catturare questa opportunità. Abbiamo ridotto le dimensioni del team di leadership, perché ogni volta che hai quel tipo di crescita, un po’ di complessità si insinua.
Eri al centro del processo di pianificazione della successione. Cosa pensi sia più importante per farlo bene?
Prima di tutto, che tu abbia un piano e che tu lo metta all’ordine del giorno, cosa che la maggior parte delle società non fa. Il motivo per cui siamo stati successfuli [nella pianificazione della successione] è perché l’abbiamo messo all’ordine del giorno. La governance nel modello operativo di EQT, il modo in cui gestiamo le nostre portfolio companies, è la nostra religione. Quindi sarebbe molto strano se non dessimo il buon esempio noi stessi.
Tre anni e mezzo fa, sono stato nominato deputy managing partner e quello è stato l’inizio della pianificazione della transizione. Naturalmente, non ho mai saputo con certezza che sarei diventato CEO, [ma] ho avuto tempo per lavorare su me stesso per provare a diventare un leader migliore, per pensare e riflettere su cosa avrei fatto se mi fossi state posta la domanda.
Come appare quel lavoro? Come ti prepari per un ruolo come questo?
Ho lavorato con il miglior coaching che potevo ottenere per provare a sviluppare il mio stile di leadership. Mi sono chiesto: In cosa credo, e quali sono i miei valori? Come voglio guidare? Quindi sei mentalmente preparato a prendere le decisioni giuste all’inizio della tua leadership per massimizzare il tuo impatto, perché ogni singolo giorno che aspetti, perdi tempo.
Poi ho avuto il privilegio di lavorare con alcuni dei nostri CEO più successfuli nelle [portfolio companies di EQT]. Ora posso chiedere loro consigli, perché il ruolo del CEO è molto, molto solitario. Tutti ti guardano e vuoi guidare con chiarezza e fiducia, quindi avere quel tipo di sounding board e network intorno è molto utile.
EQT ha una storia di 30 anni in Europa e un business sostanziale in Asia. Come mantieni una differenziazione negli USA?
Siamo uno dei pochi player di scala nell’industria, e crediamo che la scala importerà per continuare a performare per gli investitori. Relativamente parlando, siamo molto più piccoli rispetto ai forti incumbent USA. Ma il modo in cui lo vediamo, è una enorme opportunità per noi. [Gli USA] sono la parte più grande dei private markets nel mondo. Siamo i più grandi in Asia e Europa. Beneficeremo, crediamo, significativamente, nel breve termine, dagli investitori private-and public-market che riequilibrano i loro portfolio fuori dagli asset basati sul dollaro USA.
Il precedente chairman uscente di EQT, Conni Jonsson, ha suggerito quest’anno che l’M&A potrebbe giocare un ruolo nei vostri piani di espansione USA. State discutendo attivamente di qualcosa negli USA in questo momento?
Crediamo che quest’industria stia per consolidarsi e crediamo che il consolidamento accelererà solo. In questo momento abbiamo un numero di discussioni live ongoing con player nell’industria, sia nelle nostre linee di business esistenti che per riempire gap nella piattaforma. Questo potrebbe o non potrebbe portare a transazioni, ma abbiamo decisamente l’ambizione di continuare a partecipare attivamente al consolidamento di quest’industria. Potremmo fare acquisizioni da 10 miliardi di dollari se volessimo; abbiamo il balance sheet per farlo.
Vedi ancora l’Europa come un buon posto per investire? O il tuo interesse negli USA riflette parzialmente un momento di stallo nel tuo mercato domestico?
No. Guardiamo al nostro portfolio private market, e l’Europa ha performato meglio per noi. Ed è perché abbiamo tutte queste inefficienze in Europa — che permette a [EQT], con la sua presenza locale, di sbloccare opportunità attraenti. Ora, ci aspettiamo che l’Europa outperformerà gli USA come economia nei prossimi cinque-dieci anni? La risposta è che non lo faccio, personalmente. Mi aspetto che l’outperformance degli USA sia così grande nei prossimi cinque-dieci anni come lo è stata negli ultimi cinque-dieci anni? Non lo penso. Quindi relativamente parlando, il gap si restringerà un po’.
Gli investitori globali credono ancora nel momentum e nella drive innovativa nell’economia USA. Ma c’è stato un mindset shift dove gli investitori dicono: “Anche se ci credo, non voglio avere tutte le mie uova nel paniere USA, quindi metterò più capitale al lavoro attraverso Europa e attraverso Asia. È da quello che beneficeremo.”
Mentre scanni l’orizzonte dei rischi, a cosa presti più attenzione?
Stiamo costantemente monitorando i mercati creditizi, naturalmente, [e] i mercati di finanziamento. E abbiamo chiesto a tutte le nostre portfolio companies, a tutti i nostri deal team, di preparare piani di backup, nel caso il ciclo creditizio giri. Non ci aspettiamo effettivamente una grande correzione a breve termine e non vedo rischi sistemici nei mercati creditizi in questo momento, ma è solo buon business sound. In certe parti dei mercati globali di finanziamento, potrebbe esserci stati pockets di complacency in termini di standard di underwriting, ma non vediamo rischi sistemici in questo punto.
E una bolla AI? Ci siamo dentro?
Ogniqualvolta c’è grandi shift tecnologici, come quello che stiamo vedendo ora con l’AI, c’è sempre un rischio che i livelli di valuation in quell’area diventino eccessivi. Ma quando si tratta di AI, ci piace essere investiti in questa trend. È uno dei temi più attraenti della nostra generazione.
NOTABLE
Franzén dice anche che EQT potrebbe approssimativamente raddoppiare i suoi investimenti in Europa nei prossimi cinque anni, a 250 miliardi di euro (290 miliardi di dollari) — ma impegnare più di quello dipenderà dall’UE che rimuove le barriere che impediscono alle startup di scalare, ha scritto questa settimana.
Il CEO di Partners Group prevede che 11.000 private-equity firms potrebbero ridursi a poche come 100 “piattaforme next generation” nel prossimo decennio. È un segno di come le società che una volta erano i disruptor di Wall Street si siano trasformate nel suo establishment, nota Liz Hoffman.
20/10/25 Bloomberg: EQT punta a Coller, HarbourVest in un’espansione nel settore dei secondaries
By Swetha Gopinath e Silas Brown
Punti Salienti:
- EQT AB sta conducendo colloqui con potenziali obiettivi di acquisizione, tra cui Coller Capital, per espandere il proprio business nel settore dei secondaries.
- Le discussioni esplorative includono HarbourVest Partners e Pantheon, con l’obiettivo di acquisire un’attività specializzata in investimenti secondaries.
- Il nuovo amministratore delegato di EQT, Per Franzen, ha sottolineato l’importanza di rafforzare le capacità nel settore delle soluzioni e dei secondaries.
- Il volume delle operazioni di secondaries è previsto superare i 200 miliardi di dollari nel 2025, in un mercato in forte espansione.
EQT AB, quotata a Stoccolma, ha avviato discussioni esplorative con diverse società, tra cui Coller Capital, HarbourVest Partners e Pantheon, per acquisire un’attività specializzata negli investimenti secondaries, secondo fonti informate.
Le società di secondaries acquistano partecipazioni di seconda mano in fondi di private equity, fondi di credito e fondi infrastrutturali a prezzi scontati da investitori iniziali come gestori di fondi pensione, fondazioni universitarie e investitori sovrani. Acquistano anche partecipazioni attraverso i cosiddetti continuation funds, che consentono alle società di buyout di prolungare la proprietà di un asset.
Questa classe di attivi, un tempo di nicchia, sta vivendo un boom di popolarità, poiché gli investitori cercano liquidità e i gestori di asset alternativi sperimentano strutture di proprietà più creative. Secondo alcune stime, il volume delle operazioni di secondaries raggiungerà oltre 200 miliardi di dollari nel 2025, proseguendo una serie di anni record.
Altre società di investimento hanno espanso il loro business nei secondaries attraverso acquisizioni: CVC Capital Partners Plc ha annunciato un accordo per Glendower Capital nel 2021, mentre Ares Management Corp. ha acquisito Landmark Partners nello stesso anno.
In precedenza, EQT aveva esplorato una possibile partnership con Arctos Partners, una società di investimento nota per fornire liquidità a squadre sportive e altri gestori di asset alternativi, come riportato da Bloomberg News a maggio. I colloqui con Arctos si sono conclusi senza un accordo, secondo le fonti.
Dal momento della sua quotazione nel 2019, EQT ha effettuato diverse acquisizioni per ampliare la propria offerta, tra cui la società di venture capital focalizzata sul settore sanitario LSP e la società di buyout asiatica Baring Private Equity Asia.
Il nuovo amministratore delegato di EQT, Per Franzen, ha dichiarato durante una conference call con gli analisti la settimana scorsa che l’azienda deve rafforzare le proprie capacità nel settore delle soluzioni e dei secondaries. “Questo continua a essere un settore di nostro interesse. Siamo soddisfatti delle conversazioni in corso e della nostra reputazione come consolidatori nel settore,” ha affermato.
Coller Capital, fondata nel 1990 dal pioniere del settore Jeremy Coller, spesso definito il “Padrino dei Secondaries”, è oggi una delle più grandi piattaforme indipendenti del settore, con 46 miliardi di dollari di asset in gestione. Coller è considerata uno degli obiettivi più attraenti tra le società di investimento secondaries pure-play, dato che è ancora guidata dal suo fondatore e non ha annunciato pubblicamente un piano di successione dettagliato, secondo alcune fonti.
HarbourVest gestisce circa 147 miliardi di dollari, secondo il suo sito web. Oltre agli investimenti secondaries per cui è nota, offre co-investimenti diretti, royalties musicali, credito privato, infrastrutture e soluzioni di fondi di fondi. Pantheon, guidata dall’amministratore delegato Kathryn Leaf, è supportata da Affiliated Managers Group Inc. e gestisce circa 75 miliardi di dollari.
Le deliberazioni di EQT sono in corso e non vi è certezza che porteranno a un accordo, secondo le fonti. L’azienda potrebbe anche valutare altri obiettivi, hanno aggiunto.
I rappresentanti di EQT, Coller Capital e HarbourVest hanno rifiutato di commentare. I portavoce di Arctos, Pantheon e AMG non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento.
17/07/25 Bloomberg: Il profitto sottostante di EQT cresce vertiginosamente mentre le uscite raggiungono i 13 miliardi di euro
Di Charles Daly
17 luglio 2025 alle 07:28 GMT+2
Il gruppo svedese di private equity EQT AB ha riportato un profitto sottostante migliore delle attese nella prima metà del 2025, con un aumento significativo dei volumi di uscita e tutti i suoi fondi che hanno performato in linea o sopra le aspettative.
Gli utili rettificati prima degli interessi, delle tasse, dell’ammortamento e della svalutazione sono cresciuti del 32% rispetto all’anno precedente, raggiungendo 806 milioni di euro (937 milioni di dollari), superando le stime medie degli analisti di 775 milioni di euro.
L’azienda con sede a Stoccolma, ora classificata come la seconda più grande società di private equity al mondo in base al capitale raccolto, ha riportato attivi sotto gestione generatori di commissioni pari a 140,7 miliardi di euro. Questa cifra rappresenta un aumento del 5,7% rispetto al 2024, ma ha leggermente mancato le stime.

Le azioni di EQT sono avanzate del 2% all’apertura delle contrattazioni di giovedì. Il valore di mercato dell’azienda è aumentato di quasi il 50% da quando ha toccato il minimo degli ultimi 20 mesi ad aprile.
Gli analisti di Jefferies hanno dichiarato in una nota ai clienti che “i risultati odierni giustificano l’ottimismo” alla base dei recenti guadagni del prezzo delle azioni. “Ciò è particolarmente vero per quanto riguarda le realizzazioni, il punto di prova più importante per il settore in questo momento”, hanno scritto l’analista Tom Mills e i suoi colleghi.
I risultati arrivano nonostante le condizioni difficili per uscire dagli investimenti e restituire denaro agli investitori. Le società di buyout hanno generalmente avuto difficoltà a vendere asset quest’anno a causa della debole crescita economica, delle tariffe imprevedibili degli Stati Uniti e di un mercato lento per le offerte pubbliche iniziali.
Per EQT, tuttavia, i volumi di uscita sono più che triplicati rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 13 miliardi di euro. “I mercati globali hanno riacquistato forza, ma le prospettive rimangono incerte”, ha dichiarato l’amministratore delegato Per Franzen nel rapporto.
L’amministratore delegato ha anche notato che tutti i fondi chiave dell’azienda rimangono in linea o sopra il piano, “con diversi investimenti recenti che hanno superato le aspettative”.
14/01/24 Forbes: All’interno del piano di 250 miliardi di dollari di EQT per dominare il private equity asiatico ed europeo
Armata di 50 miliardi di dollari in polvere da sparo asciutta (nello slang di Wall Steet fondi liquidi pronti per essere investiti), la società svedese di private equity EQT ritiene di poter diventare la società di acquisizione numero uno in Asia e in Europa, nonostante la sua mancanza di interesse per il boom del business del credito privato.
Di Hank Tucker, Staff di Forbes
Conni Jonsson è cresciuto in una fattoria nella Svezia rurale mungendo mucche e lavorando nei campi, aspettandosi di studiare scienze agrarie in una delle migliori università di Stoccolma e alla fine di ampliare l’attività della sua famiglia. Ma quando i suoi punteggi mediocri dei test hanno infranto quelle speranze, si è accontentato della contabilità e della finanza all’Università di Linkoping, a circa 100 miglia a sud-ovest della capitale scandinava.
Era un ambiente straniero per lui, ma Jonsson attribuisce ancora la prospettiva del suo outsider per gran parte del successo che ne seguì. Jonsson ha fondato EQT nel 1994 e l’ha costruita nella più grande società di private equity d’Europa, che ora gestisce 248 miliardi di dollari di attività. Come altri fondatori di private equity, Jonsson è lui stesso un miliardario, per un valore stimato di 1,7 miliardi di dollari. Oggi mostra ancora a ogni nuova classe di analisti EQT la stessa immagine di se stesso all’età di 16 anni, girando fieno sul trattore della sua famiglia decenni fa.
“Sono venuto dal nulla, quindi non potevo fallire perché non avevo nulla da cui fallire”, dice Jonsson, sottolineando che l’adattabilità e la creatività sono state la sua forza trainante. “Ero più coraggioso di altri, e dopo un po’ ero abbastanza sicuro di me da parlare ed essere onesto e diretto, mentre altri erano più raffinati”.
Jonsson, 64 anni, che è passato da CEO a presidente nel 2014 e serve ancora come managing partner, ora ha ambizioni più grandi che mai. Dall’IPO 2019 di EQT, le attività sono aumentate di sei volte, stimolate sia dalla raccolta fondi che dalle acquisizioni. L’azienda ha acquistato lo sviluppatore immobiliare con sede in Pennsylvania Exeter Property Group nel 2021 per 1,9 miliardi di dollari per espandere la sua impronta negli Stati Uniti e aggiungere al suo braccio di investimento immobiliare, incentrato principalmente sulle proprietà industriali. Nel 2022, ha acquisito Baring Private Equity Asia, guidato dal miliardario Jean Salata da Hong Kong, per 7,5 miliardi di dollari. EQT sta ancora cercando più opportunità per ridurre il divario con i pesi massimi americani come Blackstone e KKR.
“Dovremmo essere il numero uno in Asia, dovremmo essere il numero uno in Europa e dovremmo essere tra i primi cinque negli Stati Uniti nelle aree in cui investiamo”, insiste Jonsson.
Mentre grandi società di private equity americane come Blackstone, Apollo e KKR erano originariamente la sua ispirazione, EQT ora compete con loro per gli accordi. Il viaggio di Jonsson verso la cima della più grande società di private equity d’Europa è iniziato nel 1987, tre anni dopo la laurea a Linkoping, quando ha assunto un lavoro come ricercatore azionario per Investor AB, la holding per la famiglia Wallenberg svedese, rinomati banchieri, industriali e politici risalenti alla fine del 1800. I Wallenberg mandarono Jonsson a New York per un anno nel 1989 per lavorare fuori dal loro ufficio di New York e costruire relazioni con Wall Street. Quello è stato l’anno dopo la famosa acquisizione da 31 miliardi di dollari di KKR di RJR Nabisco, quando i predoni aziendali e gli LBO erano il discorso della città. Per quanto possibile, Jonsson si è immerso tra i banchieri di Wall Street e ha studiato come le società di acquisto consolidate Warburg Pincus e AEA Investors hanno creato le loro attività.
Dopo essere tornato in Svezia, ha deciso di persuadere i suoi capi a sostenere un’azienda simile focalizzata sull’acquisizione in Europa. I Wallenberg sono i Rockefeller svedesi risalenti alla fondazione della Stockholms Enskilda Bank da parte di Andre Oscar Wallenberg nel 1856. Il loro membro della famiglia più famoso era Raoul Wallenberg, un architetto e diplomatico, che salvò migliaia di ebrei ungheresi durante la seconda guerra mondiale. Oggi, i Wallenberg possiedono ancora attività attraverso Investor AB, che ha una capitalizzazione di mercato di 80 miliardi di dollari ed è in maggioranza di proprietà della famiglia, con partecipazioni in un ampio portafoglio di società tra cui AstraZeneca e Nasdaq.
Il CEO di Jonsson e Investor AB, Claes Dahlback, ha lanciato l’idea di EQT al patriarca di famiglia all’epoca, Peter Wallenberg, e nonostante qualche esitazione iniziale, Investor AB ha accettato di far girare l’azienda con il sostegno aggiuntivo di AEA Investors e SEB. L’investitore AB possiede ancora il 15% delle azioni di EQT, che ora valgono circa 5 miliardi di dollari.
EQTha trascorso la maggior parte del suo primo decennio operativo in Svezia e nei paesi nordici prima di avventurarsi in Germania. Uno dei suoi primi accordi era per Tognum, un produttore di motori diesel per impieghi gravosi che ha acquistato da Daimler nel 2006 per 1,9 miliardi di dollari di debito e capitale proprio, scrivendo solo un assegno azionario di circa 180 milioni di dollari, secondo i tassi di cambio dell’epoca. Dopo soli 16 mesi di revisione del team di gestione e modernizzazione dell’attività, EQT ha reso pubblica la società nel luglio 2007, raccogliendo 2,8 miliardi di dollari e ha rivenduto la sua restante quota del 22% a Daimler nel 2008 per 900 milioni di dollari. Alla fine, Jonsson e i suoi soci hanno fatto più di 15 volte i loro soldi sull’accordo in due anni.
“Abbiamo iniziato molto lentamente e metodicamente, ma col passare del tempo sono rimasto sempre più impressionato dall’intuizione di Conni, e quando abbiamo comprato Tognum è stato abbastanza audace da aumentare il prezzo che stavamo offrendo alla fine più di quanto ci aspettassimo”, dice Dahlback, mentore di Jonsson presso Investor AB e consulente su diversi fondi di EQT. “Questo è stato uno dei migliori affari mai fatti da EQT”.
Quel successo ha dato a Jonsson la fiducia che l’approccio di EQT potesse funzionare al di fuori della Svezia, e l’azienda non ha smesso di espandere o raccogliere fondi sempre più grandi. Il suo decimo fondo di punta ha chiuso l’anno scorso a 22,5 miliardi di dollari e sta mirando a 12,5 miliardi di dollari per il suo prossimo fondo asiatico, BPEA IX. I suoi precedenti settimo e ottavo fondi di punta che sono completamente investiti hanno generato rendimenti annualizzati di circa il 20% e i suoi primi cinque fondi infrastrutturali hanno anche pubblicato IRR netti che vanno dall’11% al 22%.
Ha gli occhi in particolare sull’India, il paese più popoloso del mondo e la grande economia in più rapida crescita, dove i mercati pubblici sono stati più attivi negli ultimi anni che negli Stati Uniti e in Europa. È uscita dalla società di servizi IT Coforge nel 2023 per 2,2 miliardi di dollari, quattro anni dopo averla acquisita, e ha elencato la società di tecnologia sanitaria Sagility India Limited in un’IPO di novembre che ha raccolto 250 milioni di dollari.
“C’è un buon futuro in Europa, e anche negli Stati Uniti, ma è un futuro più luminoso, a breve e medio termine, in Asia”, dice Jonsson. A partire dallo scorso giugno, secondo il suo rapporto di metà anno, EQT è seduto su 50 miliardi di dollari in polvere secca.
Le azioni di EQT AB, che sono negoziate sul Nasdaq Stockholm, hanno guadagnato il 500% nei loro primi due anni sul mercato, ma hanno perso metà del suo valore in un 2022 lividi. Da allora le sue azioni sono rimbalzate del 43%, ma sono in ritardo con molti colleghi di private equity durante quel periodo, in gran parte perché EQT ha evitato il boom del credito privato che ha spinto aziende come Ares Management e Apollo. Blackstone ha accumulato 432 miliardi di dollari in attività di credito e specialisti del credito come Ares e Blue Owl hanno prosperato in un ambiente ad alto tasso di interesse che offre interessanti rendimenti a due cifre.
EQT è andata nella direzione opposta, vendendo la sua piccola attività di credito a Bridgepoint nel 2020. Jonsson non ha rimpianti e non ha alcun desiderio di riportarlo indietro.
“Se un’azienda non funziona e tu sei un prestatore o un investitore di minoranza, non puoi fare molto al riguardo”, dice Jonsson. “Siamo proprietari. Non compriamo carta, compriamo aziende.”
I mutuatari stanno sempre più sfruttando i finanziatori privati piuttosto che le banche in cerca di flessibilità e un accesso più rapido al capitale, con meno guardrail normativi di quanto richiesto dalle banche, una tendenza che Jonsson osserva con cautela. Già il Fondo Monetario Internazionale sta chiedendo maggiori requisiti di rendicontazione e allarmi sull’illiquidità dei fondi di credito privati e sulla dipendenza dagli assicuratori per la raccolta fondi.
“Comprano compagnie assicurative e poi mettono i propri fondi nel lato della gestione patrimoniale”, dice Jonsson, riferendosi a società come Apollo e KKR che possiedono grandi assicuratori. “È un conflitto? Direi probabile, e quelli che lo pagano sono gli assicurati.”
È un duro avvertimento per i concorrenti delle società di acquisizione di EQT, la maggior parte dei quali si è affollata nel business del credito privato in gran parte non regolamentato da 2 trilioni di dollari. Come sa il ragazzo della fattoria Jonsson, i polli tornano sempre a casa per appollaiarsi.