14/10/26 – Berkshire Hathaway e Bending Spoons: la prova provata che Warren Buffett si è fatto da parte. E Tamburi ride

Warren Buffett in pensione su una panchina del parco: illustrazione

Fonte: Barron’s (Kit Norton, 14/10/26) e Milano Finanza (Francesca Gerosa, 14/10/26) — con approfondimenti e ricerca autonoma di Claude su fonti aggiuntive (comunicato e modulo 6-K di Bending Spoons alla SEC, Reuters, Yahoo Finance, relazione trimestrale Berkshire Hathaway Q2 2026, Fortune, Appfigures, The Pragmatic Engineer, Silicon UK, archivio Filosofare sui Mercati)

Mercoledì 14 ottobre 2026 Berkshire Hathaway ha annunciato un nuovo investimento da 330 milioni di dollari in Bending Spoons, la società milanese quotata al Nasdaq dal 1° luglio con il ticker BSP. L’operazione è un collocamento privato: Bending Spoons emette 10 milioni di azioni nuove riservate a Berkshire a 33 dollari l’una, circa il 13% sotto la chiusura del giorno prima (37,86 dollari). Sommati ai 600 milioni sottoscritti all’IPO di luglio, l’impegno complessivo della holding di Omaha sale a 930 milioni di dollari, pari a circa il 4% del capitale.

Il mercato ha reagito come se fosse arrivata una benedizione papale: alle 18:45 ora italiana Bending Spoons quotava 53,69 dollari, +42%, la migliore seduta dalla quotazione. A Piazza Affari Tamburi Investment Partners, che tramite il veicolo StarTip detiene ancora 15,7 milioni di azioni Bending Spoons, ha chiuso a 9,23 euro, +5,37%, nel giorno in cui Jefferies ha alzato il target price da 12,5 a 14,5 euro.

La tesi di questo articolo è semplice e la dichiaro subito: un’operazione del genere Warren Buffett non l’avrebbe mai fatta. Non per la cifra, che per Berkshire è irrilevante, ma per la natura dell’investimento. È la conferma più evidente che a Omaha comanda ormai Greg Abel. Chi ne esce davvero vincitore, conti alla mano, è Giovanni Tamburi.

1. L’accordo: cosa ha comprato Berkshire e a che prezzo

Il comunicato di Bending Spoons e il modulo 6-K depositato alla SEC descrivono un accordo vincolante per il collocamento privato di 10 milioni di azioni ordinarie a 33 dollari, per un incasso lordo di circa 330 milioni. Le azioni non sono registrate ai sensi del Securities Act (collocamento riservato a investitori qualificati, Regulation D), il closing è soggetto alle consuete condizioni ed è atteso entro il quarto trimestre 2026. Bending Spoons userà il ricavato per scopi societari generali e, soprattutto, per nuove acquisizioni: Francesco Patarnello, cofondatore e responsabile delle acquisizioni, ha fatto sapere che la pipeline di operazioni resta robusta.

Il CEO Luca Ferrari ha definito Berkshire una fonte di ispirazione di lunga data per Bending Spoons. Non è una frase di circostanza: Ferrari ha descritto più volte la sua società come una via di mezzo tra Berkshire Hathaway e un’azienda tecnologica, e Scott Galloway, alla vigilia dell’IPO, l’aveva chiamata la “Berkshire dei marchi internet”. L’allievo ha ottenuto i soldi del maestro. Solo che il maestro, nel frattempo, ha lasciato la cattedra.

Berkshire su Bending Spoons Dato
IPO luglio 2026: investimento a 29 $ 600 mln $ (~20,7 mln azioni)
Collocamento privato ottobre 2026 a 33 $ 330 mln $ (10 mln azioni)
Totale investito / prezzo medio 930 mln $ / ~30,3 $
Valore a 53,69 $ (14/10, ore 18:45) ~1,65 mld $
Plusvalenza latente complessiva ~720 mln $ (+77%)
di cui sulla sola tranche di oggi ~207 mln $ (+63%)

Calcoli dell’autore su dati del comunicato Bending Spoons. La tranche da 10 milioni di azioni non è ancora stata regolata: la plusvalenza è teorica.

Un dettaglio che merita attenzione: Berkshire ha ottenuto le azioni con uno sconto del 13% sul prezzo di mercato del giorno prima, e il mercato le ha regalato in poche ore un guadagno di oltre il 60% su quella tranche. Il fatto stesso che arrivi Berkshire fa salire il titolo. È il “bagno di autorevolezza” che la firma di Omaha porta con sé, e che Bending Spoons ha pagato concedendo lo sconto.

2. Noccioline per Omaha

Al 30 giugno 2026 Berkshire Hathaway disponeva di 364,7 miliardi di dollari tra liquidità e titoli di Stato a breve, dopo il record di 380,2 miliardi toccato a fine marzo. L’intero impegno in Bending Spoons, 930 milioni, vale lo 0,26% di quella cassa. Nello stesso secondo trimestre la holding ha comprato azioni per 23,5 miliardi, di cui 10 miliardi nella sola Alphabet. Bending Spoons è un decimo della puntata su Google.

Insomma: noccioline. Nessuno può sostenere che Berkshire abbia “scommesso la casa” sulla società di Ferrari. Proprio per questo la domanda interessante non è quanto, ma perché. Un conglomerato che può comprare quasi qualunque cosa sceglie, per la seconda volta in tre mesi, una piccola partecipazione in un compratore seriale di software. Secondo me questa scelta dice molto sul cambio di guardia.

3. Perché Buffett non l’avrebbe mai fatto

Warren Buffett ha lasciato la carica di amministratore delegato a fine 2025. Resta presidente del consiglio di amministrazione, ma dal 1° gennaio 2026 l’allocazione del capitale è nelle mani di Greg Abel. Secondo Reuters, sotto la sua guida Berkshire ha aumentato l’esposizione a tecnologia e intelligenza artificiale: Alphabet è diventata la terza partecipazione azionaria del portafoglio.

Il Buffett che conoscevamo era un’altra cosa. Basta un esempio, il più clamoroso: Microsoft. Buffett è amico personale di Bill Gates dal 1991, gioca a bridge con lui e ha destinato gran parte del suo patrimonio alla fondazione dei Gates. Gates è stato per sedici anni nel consiglio di Berkshire. Eppure Berkshire non ha mai comprato Microsoft, perdendosi una delle storie di creazione di valore più spettacolari dell’ultimo secolo: Buffett ne possedeva personalmente un pacchetto simbolico di 100 azioni, comprate solo per seguire cosa combinava quel giovanotto.

All’assemblea del 2018 Buffett spiegò che per Berkshire comprare Microsoft sarebbe stato un errore. Se dopo l’acquisto fossero arrivati utili sopra le attese o un’acquisizione, lui e Gates sarebbero finiti nel mirino di sospetti e accuse di aver scambiato informazioni riservate. A questo scrupolo si aggiungeva il principio di sempre: investire solo in ciò che si capisce fino in fondo, restando dentro il proprio circolo di competenza. Per decenni la tecnologia ne è rimasta fuori.

Ricapitoliamo. Un uomo che ha rinunciato a Microsoft pur avendo come amico il suo fondatore, e che ha sempre diffidato delle mode tecnologiche, non avrebbe affidato quasi un miliardo a un aggregatore di app internet di seconda mano. Per come la vedo io, è impossibile.

4. Il modello Bending Spoons, detto brutalmente

Bending Spoons è un’azienda brillante, profittevole a livello operativo e in crescita rapidissima: ricavi passati da 671 milioni di dollari nel 2024 a 1,31 miliardi nel 2025, 601 milioni nel solo primo trimestre 2026, 500 milioni di utenti attivi mensili e 9 milioni di clienti paganti. Nessuno lo mette in dubbio. Ma il modo in cui ci è arrivata, detto in maniera brutale e come opinione dell’autore, è questo: compra marchi internet decaduti, licenzia in massa, alza di brutto gli abbonamenti contando sulla vischiosità dei clienti, e passa alla preda successiva.

I fatti documentati che sostengono questa lettura:

  • Evernote (acquisita nel 2022): secondo The Pragmatic Engineer, chi pagava circa 37 dollari l’anno per il piano Pro prima del 2023 si è ritrovato a pagarne 250 nel 2026. Nel 2023 il piano gratuito è stato limitato a 50 note, e nel 2023 sono stati tagliati 129 dipendenti.
  • WeTransfer (2024): circa tre quarti del personale lasciato a casa nel giro di pochi mesi, poi un limite ai trasferimenti gratuiti.
  • Harvest (2026): diversi clienti hanno segnalato aumenti di prezzo fino a 15-17 volte quanto pagavano prima.
  • Vimeo (pagata 1,38 miliardi): un’ondata di licenziamenti ha colpito la maggior parte dell’organico subito dopo l’acquisizione.

C’è un dettaglio che vale più di mille commenti. Nel documento di quotazione depositato alla SEC, tra i fattori di rischio, è stata la stessa Bending Spoons a indicare che i suoi ricavi potrebbero risentire di nuove norme a tutela dei consumatori o di regole degli app store che impongano un consenso esplicito agli aumenti di prezzo, o rendano più facile disdire gli abbonamenti. In altre parole: una parte del modello si regge sul fatto che disdire costa fatica.

Per correttezza va aggiunta una precisazione. “Passa alla preda successiva” non significa che rivenda: Bending Spoons dichiara di non aver mai ceduto un’attività significativa e di tenere tutto in portafoglio a tempo indeterminato. Le acquisizioni però si susseguono a ritmo serrato, e sono finanziate in buona parte a debito: al momento dell’IPO l’indebitamento sfiorava i 4,4 miliardi di dollari, e da aprile la società ha sottoscritto nuove linee per 1,49 miliardi di euro. Anche i 330 milioni di Berkshire, per esplicita dichiarazione, andranno a nuove prede.

Il Buffett di See’s Candies aumentava sì i prezzi dei cioccolatini ogni anno. Ma lo faceva su un prodotto amato, in misura che i clienti accettavano volentieri. Moltiplicare per sette il canone di chi ha dieci anni di appunti chiusi dentro un’app è un’altra cosa.

5. Chi ride davvero: Tamburi

Se Buffett, dalla sua panchina, probabilmente scuote la testa, a Milano qualcuno ride. Tamburi Investment Partners ha investito per la prima volta in Bending Spoons nel luglio 2019 tramite StarTip, partecipando poi a quasi tutti i round successivi, per un esborso complessivo di circa 15 milioni di euro. Prima dell’IPO StarTip deteneva 17,97 milioni di azioni, il 2,9% del capitale su base interamente diluita. Al collocamento ne ha vendute 2,3 milioni per 56 milioni di euro, con una plusvalenza di 54 milioni. Includendo la cessione parziale dell’ottobre 2025, i proventi già incassati da Bending Spoons arrivano a 83 milioni. In portafoglio restano 15,7 milioni di azioni, circa il 2,5%.

La nota di Jefferies uscita oggi, riportata da Milano Finanza, indica Bending Spoons come la prova concreta più evidente della valorizzazione del portafoglio Tamburi. Il broker conferma il giudizio buy e porta il target price da 12,5 a 14,5 euro, con una somma delle parti (SOTP) di 2,329 miliardi di euro. Jefferies alza anche le stime sul dividendo: si aspetta 0,26 euro per azione su ciascuno degli esercizi 2026, 2027 e 2028, contro i 0,16 previsti in precedenza (+62%). Taglia invece le stime di utile ante imposte: 92,7 milioni nel 2026 (-15%) e 80,3 milioni nel 2027 (-29%).

Per Jefferies le quotazioni sono il momento in cui il valore delle partecipazioni viene finalmente a galla: più trasparenza nella valutazione, governance più solida, capitale fresco per crescere. Dopo Bending Spoons, Tamburi ha già indicato Alpitour, Chiorino e Vianova come possibili candidate alla Borsa, probabilmente senza un’uscita totale dal capitale. Nel frattempo continua a riallocare: ha chiuso le uscite da Hugo Boss e Lio Factory e ha aumentato le quote in Amplifon, Dexelance, Sesa ed Eataly. Il bond da 400 milioni scade nel giugno 2029, quindi non c’è pressione di rifinanziamento a breve.

6. I conti rifatti ai prezzi di oggi

La nota di Jefferies è stata scritta prima del balzo di Bending Spoons a Wall Street. Milano chiude alle 17:30, mentre a quell’ora a New York si era a metà mattinata. Rifacciamo allora i conti con la quotazione di Bending Spoons delle 18:45 (53,69 dollari) e con un cambio di circa 1,12 dollari per euro.

Quota StarTip (15,7 mln azioni BSP) 13/10 (37,86 $) 14/10 (53,69 $)
Valore in dollari 594 mln $ 843 mln $
Valore in euro ~530 mln € ~751 mln €
Capitalizzazione TIP ~1.533 mln € (8,76 €) 1.615 mln € (9,23 €)
Peso di Bending Spoons sulla capitalizzazione ~35% ~46%
Valore BSP per azione TIP (~175 mln azioni) ~3,0 € ~4,3 €

Calcoli dell’autore. Il numero di azioni TIP è ricavato dalla capitalizzazione indicata da Milano Finanza; contando diversamente le azioni proprie il valore per azione può variare di qualche centesimo.

Tre osservazioni.

Primo: in una sola giornata la quota Bending Spoons di Tamburi si è rivalutata di circa 221 milioni di euro, circa 1,25-1,30 euro per azione TIP. Il titolo Tamburi ne ha recuperati 0,47. Il mercato italiano ha prezzato poco più di un terzo del guadagno, anche perché Piazza Affari ha chiuso prima che Wall Street completasse il rialzo. Naturalmente il prezzo di Bending Spoons può ritracciare già nelle prossime sedute.

Secondo: la somma delle parti di Jefferies va aggiornata. Se la nota valorizzava Bending Spoons ai prezzi precedenti al rally, aggiungendo i 221 milioni la SOTP passa da 2,329 a circa 2,55 miliardi (+9,5%). Applicando meccanicamente la stessa proporzione, il target di 14,5 euro salirebbe intorno a 15,9 euro. È un esercizio dell’autore, non una stima di Jefferies: ignora la fiscalità latente sulla plusvalenza e la volatilità di un titolo che in tre mesi ha oscillato tra 29 e 54 dollari.

Terzo: il moltiplicatore. Circa 15 milioni investiti dal 2019 hanno prodotto 83 milioni già incassati più una quota residua che oggi vale circa 751 milioni. In totale fa circa 834 milioni, più di 55 volte il capitale. È questo il motivo per cui Tamburi ride.

7. Note dell’A.I. (Claude)

La tesi dell’articolo è forte e la condivido in buona parte, ma per onestà verso il lettore segnalo tre obiezioni che un difensore di Berkshire potrebbe sollevare.

Il Buffett tecnologico è esistito. Dal 2016 Berkshire ha costruito in Apple la più grande posizione azionaria della sua storia. Apple vive anch’essa di vischiosità: chi entra nel suo ecosistema difficilmente ne esce, e paga volentieri prezzi superiori alla concorrenza. Buffett stesso ha sempre detto che il potere di fissare i prezzi è la qualità più importante di un’azienda. La differenza con Bending Spoons è reale, perché Apple il potere di prezzo lo conquista con il prodotto, mentre Bending Spoons in parte lo estrae da utenti che fanno fatica ad andarsene. Ma il confine è meno netto di quanto sembri.

Le condizioni dell’affare sono molto “buffettiane”. Entrare con uno sconto del 13% sul prezzo di mercato, in un’operazione riservata, sfruttando il proprio nome come garanzia, ricorda gli accordi che Buffett strappò a Goldman Sachs e General Electric nel 2008. Il “bagno di autorevolezza” Berkshire se lo fa pagare, esattamente come faceva il vecchio Warren.

Non sappiamo chi abbia deciso. A Berkshire gli investimenti di questa taglia sono spesso stati affidati ai gestori di portafoglio e non al CEO in persona. L’operazione è avvenuta sotto la guida di Abel, ma attribuirla a lui direttamente sarebbe un’inferenza. La “prova provata” del titolo resta una chiave di lettura forte, non un fatto documentato.

Infine, un rischio per Tamburi: con Bending Spoons vicina alla metà della capitalizzazione, TIP diventa sempre più un veicolo per giocare un singolo titolo Nasdaq molto volatile e fortemente indebitato. Nei giorni buoni è un vantaggio, in quelli cattivi lo sarà meno.

8. Considerazioni

Ascolto le obiezioni di Claude, ma resto della mia idea. Il Buffett che ha detto no a Microsoft per non mettere in imbarazzo un amico, e che per sessant’anni ha cercato aziende da tenere per sempre perché servono bene i loro clienti, non avrebbe messo un dollaro in un modello che fa crescere i ricavi stringendo la cinghia agli utenti. Apple è un’azienda che i clienti scelgono. Evernote, dopo la cura, è un’azienda da cui i clienti non riescono a scappare. La differenza c’è, e Buffett l’avrebbe vista.

Questo non significa che Bending Spoons sia un cattivo investimento: i numeri dicono il contrario, e la Borsa oggi ha votato con entusiasmo. Significa che la Berkshire di oggi è un’altra Berkshire, più disposta a seguire il mercato dove il mercato va. L’immagine di Buffett in pensione sulla panchina, che dà da mangiare ai piccioni, mi sembra la sintesi migliore.

Chi esce davvero vincitore da questa storia è Giovanni Tamburi, che nel 2019 ha creduto in una piccola fabbrica di app milanese quando nessuno la conosceva. Seguo da tempo la sua holding nel filone “Holding a sconto”: ho fatto i conti sulla possibile IPO di Bending Spoons quando era ancora un’indiscrezione Reuters, li ho aggiornati al deposito del prospetto, alla quotazione e alla semestrale. I numeri di oggi confermano che lo sconto tra il prezzo di Borsa di TIP e il valore delle sue partecipazioni, invece di chiudersi, in questa giornata si è perfino allargato.

9. Gli articoli precedenti sul blog

Conflitto di interesse: L’autore non detiene posizioni sui titoli citati in questo articolo.

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Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

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