Mio Dio come sono caduta in basso 2′

Rubo il titolo a un film di Laura Antonelli – sogno erotico di tutti i giovani di 50 anni fa…- per aprire un nuovo capitolo di questo mio Blog: Società che sono andate male e che potrebbero – attenzione: POTREBBERO – essere sul punto di un giro di svolta e ripartire alla grande. Di solito -ma non sempre – il giro di svolta inizia con l’arrivo di un nuovo manager oppure per una serie di nuovi sviluppi.

Quale è il rischio/opportunità di simili società? Il rischio è facile da comprendere: la svolta non riesce, l’azienda fallisce – o meglio visto che parliamo per lo più di aziende americane va in Chapter 101 – e si perdono tutti o quasi i soldi investiti.

Ma se il turnaround funziona i guadagni possono essere straordinari… Il caso emblematico è quello dell’Apple ridotta in condizioni disperate dopo la cacciata di Steve Jobs e il susseguirsi di manager incapaci . Ma con il suo ritorno nel 1997 apple iniziò la cavalcata trionfale che la ha portata a valere oggi (23/12/23) tre triliardi di dollari .

Per restare più vicini a noi il caso General Electic: azienda nata nel 1892 per quasi un secolo pilastro dell’indice DowJones fino ad esserne cacciata dopo una lunga decadenza dovuta ad una serie di investimenti sbagliati. Nell’ottobre 2018 GE prese come amministratore delegato Lawrence Culp che veniva da tutt’altro settore e che con una cura di cavallo vendendo le attività secondarie e in perdita e concentrandosi su i settori più promettenti scorporati in tre nuove società assegnate ai soci ha rilanciato alla grande il gruppo.

Quale sarà la prossima GE? ah saperlo….. Però qui raccoglierò degli articoli su società che a mio giudizio – e qui richiamo il mio DISCLAIMER – potrebbero avere delle chances..

Questo è il secondo thread dedicato ai titoli in distress. Il thread precedente è consultabile qui (accesso con password — richiedi via email).

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17/06/26 – Figma (FIG): -52% dall’IPO, ma Citi vede l’IA come ancora di salvezza

Figma FIG crollo post-IPO e tesi IA di Citi Research

Conflitto di interesse (COI): L’autore non detiene posizioni in nessuno dei titoli citati in questo articolo (FIG, ADBE, GOOGL).

C’è un titolo che nell’anno in corso ha perso più della metà del suo valore mentre l’S&P 500 guadagnava quasi il 10%. Si chiama Figma, ticker FIG, ed è il software di design collaborativo che molti di voi avranno incontrato — consciamente o no — ogni volta che un designer vi ha mostrato un prototipo di sito o di app. È quotata da meno di un anno, e già si trova in questo thread.

La storia è emblematica: IPO trionfale nel luglio 2025, azioni volate del 250% nel primo giorno di contrattazioni, capitalizzazione schizzata a quasi 60 miliardi di dollari nella prima settimana. Poi la discesa. Poi il crollo. Oggi Figma capitalizza circa 9,5 miliardi di dollari — un quinto di quanto valeva al culmine dell’euforia post-IPO.

Il problema: l’IA che uccide (o salva?) il design professionale

Il mercato ha una tesi semplice e brutale: se l’intelligenza artificiale generativa abbassa le barriere all’ideazione e alla prototipazione, chi ha bisogno di un software specializzato per designer? E se il numero di designer si riduce — o peggio, se le licenze “per seat” diventano inutili perché una sola persona con l’IA fa il lavoro di dieci — il modello di business di Figma crolla.

La risposta di Tyler Radke di Citi Research, che ha avviato la copertura con rating Buy e target price di 36 dollari (il titolo mercoledì era a 19,28$, con un rimbalzo del 7,3% dopo undici sedute consecutive di ribasso), è più sottile: sì, l’IA abbassa le barriere, ma proprio per questo aumenta l’importanza di avere flussi di lavoro strutturati. E Figma, nella sua visione, è posizionata per diventare il “system of record” — il sistema di riferimento — che tiene insieme questi flussi.

I numeri del mercato potenziale

Radke stima un mercato potenziale totale (TAM) di 25 miliardi di dollari per il 2025 nel settore del software di progettazione. Figma ne occupa oggi il 4%. I principali concorrenti — Canva e Adobe (ADBE) — hanno già consolidato posizioni ben più ampie. Il mercato, secondo le proiezioni, dovrebbe raddoppiare entro il 2029, trainato proprio dall’espansione dell’IA che porterebbe nella platea di Figma categorie di utenti fino ad oggi non raggiunte: i “non designer” che hanno bisogno di strumenti visivi ma non hanno mai avuto le competenze per usarli.

Le stime di ricavi di Radke sono superiori al consenso di Wall Street. Ma lui stesso lo ammette: tutto dipende dal successo dell’integrazione dell’IA nei prodotti Figma. I primi segnali degli “early check” (sondaggi con utenti e partner) mostrano un coinvolgimento forte. Figma ha già partnership con OpenAI e con Google-Alphabet (GOOGL). Ma il gap rispetto ai concorrenti è reale.

La struttura del rischio

Il rischio principale non è tecnologico — è strutturale. Figma fattura in base al numero di licenze per utente. Se l’IA comprime il numero di “seat” necessari, i ricavi scendono anche con gli stessi clienti. Radke lo riconosce come “legittima preoccupazione”, ma sostiene che l’azienda disponga di “ampie leve compensative”: nuovi prodotti, nuovi segmenti di mercato, nuove categorie di utenti.

È una tesi plausibile. Non è una certezza. Il titolo quota oggi a una frazione della capitalizzazione post-IPO, e questo sconto incorpora già molta negatività. Ma incorpora anche, almeno in parte, l’incertezza su come l’IA ridisegnerà il mercato del design nei prossimi anni — e su quale ruolo avrà Figma in quel mercato.

Per ora, questo titolo merita il suo posto in questo thread. Se la tesi di Citi si rivelerà giusta, potrebbe meritare di uscirne.

La nostra valutazione

La tesi di Citi è costruita bene e internamente coerente, e a questi prezzi merita attenzione seria.

Il punto di forza strutturale. Figma non è un software periferico: è il luogo in cui vivono i team di prodotto. Designer, product manager e sviluppatori ci collaborano in tempo reale, ogni giorno. Questo tipo di radicamento nei flussi di lavoro aziendali è difficile da sradicare. La storia del software enterprise insegna che i prodotti profondamente integrati nei processi resistono a lungo — anche quando arrivano concorrenti più aggressivi. L’inerzia organizzativa è un fossato sottovalutato.

La valutazione sconta già molto. Il crollo da 60 a 9,5 miliardi di capitalizzazione è stato guidato quasi interamente dalla narrativa della disruption IA — non da un deterioramento dei fondamentali. A questi prezzi il mercato sta prezzando uno scenario di declino strutturale che, a nostro avviso, è il caso peggiore, non il caso base. Non serve che Figma “vinca” la partita dell’IA: basta che dimostri di saperla cavalcare in modo credibile.

Il rischio da monitorare. Il modello “per seat” è l’elemento da tenere sotto osservazione. Se le aziende ridurranno il numero di licenze grazie all’IA, il danno ai ricavi potrebbe precedere i benefici dei nuovi prodotti. L’intervallo temporale tra questi due momenti è il vero rischio — non la direzione di lungo periodo, che appare favorevole.

La nostra lettura. Figma è un caso che stiamo seguendo con interesse crescente. Le partnership con OpenAI e Google, la solidità del brand tra i team di prodotto, e una valutazione che ha già scontato moltissimo creano una combinazione che merita approfondimento. I prossimi due o tre trimestri saranno decisivi: stabilità dei ricavi ricorrenti e primi segnali di monetizzazione dei prodotti AI-driven potrebbero riportare rapidamente fiducia istituzionale sul titolo.

Un caso aperto, da seguire con attenzione.


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Questo articolo ha finalità informative ed educative e non costituisce in alcun modo una raccomandazione di investimento. I mercati finanziari comportano rischi significativi, inclusa la possibile perdita totale del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione finanziaria, si raccomanda di consultare un professionista abilitato. Per ulteriori informazioni, si prega di leggere il disclaimer.
— Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

06/05/26 — Wolfspeed vola del 17% ai massimi da 52 settimane: il Chapter 11 è alle spalle, ora il SiC guarda all’AI

⚠️ Conflitto di interesse dichiarato
Gianni detiene posizioni in WOLF . Claude/Anthropic dipende strutturalmente dall’infrastruttura chip di Nvidia e Broadcom, che opera in mercati adiacenti al carburo di silicio. Le valutazioni espresse sono opinioni editoriali, non consulenza finanziaria.
Wolfspeed silicon carbide SiC
Sintesi rapida. Wolfspeed (WOLF) ha riportato il 5 maggio i risultati del terzo trimestre fiscale 2026: ricavi a 150 milioni, perdita netta di 120 milioni, ma il titolo è esploso del +17% toccando un nuovo massimo a 52 settimane a $42,96. Il mercato non ha guardato il conto economico — ancora profondamente in rosso — ma il completamento della ristrutturazione, il bilancio risanato e i segnali di crescita nell’AI. La storia è cambiata.

Chi segue questo thread da gennaio ricorderà che il 30 gennaio 2026 avevamo segnalato la notizia del via libera CFIUS all’ingresso di Renesas nel capitale, come ultimo tassello del Chapter 11. Sembrava un fatto tecnico, quasi burocratico. Oggi quell’atto finale appare per quello che era: il gong di fine round di un’azienda che stava per essere eliminata, e che invece si è rialzata.

La storia, in ordine

Wolfspeed è il pioniere mondiale del carburo di silicio (SiC), il materiale semiconduttore che permette di costruire dispositivi di potenza più efficienti, più veloci e più resistenti al calore rispetto al silicio tradizionale. Il SiC è la tecnologia chiave per i convertitori di potenza nei veicoli elettrici, nelle stazioni di ricarica, nelle reti elettriche intelligenti — e, sempre più, nei data center AI dove le densità di potenza crescono in modo esponenziale.

Il problema di Wolfspeed non era la tecnologia. Era il debito. Anni di investimenti massicci nella capacità produttiva — lo stabilimento di Mohawk Valley a 200mm in New York, il sito di Durham in North Carolina, la fabbrica di packaging in Arkansas — avevano generato un onere finanziario insostenibile nel momento in cui il mercato EV ha rallentato più del previsto. Il 30 giugno 2025, Wolfspeed ha depositato il Chapter 11 presso il Tribunale Fallimentare del Texas meridionale, implementando un piano di riorganizzazione pre-confezionato (prepackaged) già concordato con i creditori. Il 29 settembre 2025 ne è emersa.

Il piano prevedeva un ruolo centrale per Renesas Electronics, il colosso giapponese dei semiconduttori che era già creditore non garantito di Wolfspeed. Renesas ha convertito il proprio prestito in una combinazione di equity e debito convertibile garantito — diventando azionista strategico con un posto nel consiglio di amministrazione. Ma l’operazione richiedeva il via libera del CFIUS, il comitato americano che esamina gli investimenti stranieri in aziende sensibili per la sicurezza nazionale. Quella autorizzazione è arrivata il 29 gennaio 2026, come avevamo riportato in questo thread.

I numeri del Q3 e perché il mercato ha festeggiato lo stesso

I risultati del terzo trimestre fiscale 2026 (chiuso il 29 marzo) non sono belli in senso assoluto. I ricavi si attestano a 150 milioni di dollari — in linea con la guidance ma il 28% sotto le stime degli analisti, che prevedevano 210 milioni. Il margine lordo GAAP è negativo al 27%, quello non-GAAP al 21%. La perdita netta è di 120 milioni, l’EBITDA rettificato è a -62 milioni. Il free cash flow è negativo per 90 milioni.

Eppure il titolo ha fatto +17% il giorno dopo la pubblicazione, toccando $42,96 — nuovo massimo a 52 settimane. Tre motivi spiegano questa apparente contraddizione.

Il primo è il bilancio. Nel trimestre Wolfspeed ha rifinanziato circa 476 milioni di dollari di debito di primo grado, riducendo il debito totale di 97 milioni e abbattendo le spese per interessi annuali stimate di 62 milioni. La posizione di equity è migliorata di oltre 400 milioni, principalmente grazie al rifinanziamento e alla riclassificazione della quota Renesas dopo il CFIUS. La liquidità totale — cassa, equivalenti e investimenti a breve — ammonta a 1,2 miliardi di dollari. Il debito netto è sceso a 555 milioni. Questo non è un’azienda in difficoltà di cassa: è un’azienda che brucia cassa operativamente ma ha il tempo per eseguire la svolta.

Il secondo è l’AI. I ricavi da data center AI sono cresciuti circa del 30% in sequenza dal Q2 al Q3. Non è ancora la voce dominante del conto economico, ma la direzione è chiara e la tecnologia si presta bene: Wolfspeed ha lanciato nel trimestre il primo MOSFET SiC commercialmente disponibile a 10 kilovolt — un dispositivo progettato per la modernizzazione della rete elettrica, l’elettrificazione industriale e l’infrastruttura dei data center AI. Ha anche introdotto la nuova gamma TOLT (Top-side Cooled), specificamente concepita per le esigenze di potenza e raffreddamento dei data center di prossima generazione.

Il terzo è la piattaforma manifatturiera. Tutta la produzione di dispositivi è stata trasferita a Mohawk Valley a 200mm — completato prima del previsto. Il sito di Durham è ora dedicato alla produzione di materiali, aumentando il potenziale di redditività del sito. Wolfspeed ha inoltre prodotto il primo wafer monoscristallino SiC a 300mm, aprendo la strada alla prossima generazione tecnologica. Il CapEx netto del trimestre è stato solo 5 milioni di dollari, dopo un sussidio di 33 milioni da New York Empire State Development — segnale di una disciplina finanziaria che i trimestri precedenti non avevano mai mostrato.

Cosa può andare storto

La guidance per il quarto trimestre è cauta: ricavi tra 140 e 160 milioni — potenzialmente in calo sequenziale al punto medio — con margine lordo non-GAAP ancora negativo. Il cammino verso la redditività è lungo e non lineare.

I rischi principali sono tre. Il primo è l’esecuzione manifatturiera: Wolfspeed deve aumentare l’utilizzo degli impianti e migliorare i rendimenti di produzione per avvicinarsi al pareggio di margine; i progressi ci sono ma sono lenti. Il secondo è la concorrenza: Infineon, STMicroelectronics, onsemi e il colosso cinese CREE (ora SICC) stanno tutti inseguendo la stessa fetta del mercato SiC in crescita. Il terzo è la concentrazione: il rallentamento dell’EV ha già colpito Wolfspeed una volta; un secondo rallentamento nel ciclo automotive prima che l’AI diventi una fonte di ricavi rilevante potrebbe rimettere sotto pressione i conti.

C’è infine la questione dell’eredità del Chapter 11: le relazioni con clienti e fornitori dopo una procedura fallimentare richiedono tempo per ricostruirsi, e il rischio reputazionale non si azzera con un comunicato stampa.

Commento editoriale. Quando a gennaio avevamo segnalato il CFIUS come fatto tecnico di completamento del Chapter 11, la storia di Wolfspeed sembrava una di quelle scommesse da lasciare nel cassetto a invecchiare — o da dimenticare del tutto. Oggi il cassetto si è riaperto da solo, con un +17% e un nuovo massimo a 52 settimane. Il mercato sta scommettendo che la combinazione di bilancio risanato, tecnologia difendibile e apertura all’AI data center possa trasformare una caduta drammatica in un turnaround industriale reale. Non è ancora dimostrato — i margini sono ancora negativi e la strada è lunga. Ma per la prima volta da anni, Wolfspeed ha la liquidità per eseguire e la narrativa per convincere. Chi è entrato a prezzi di distress ha già vinto una battaglia. La guerra si decide nei prossimi quattro-sei trimestri.
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Fonte: comunicato stampa Wolfspeed Q3 FY2026, 5 maggio 2026; Briefing.com; Investing.com; SEC filing 8-K. Rielaborazione e commento editoriale: Gianni & Claude (Anthropic). Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.


04/05/26 — BlackBerry è viva: e la guida il software invisibile nelle vostre auto

BlackBerry QNX auto software

Foto: WSJ / Emil Lendof / Getty Images

Quante volte avete usato BlackBerry oggi? Probabilmente nessuna — eppure, se siete saliti in auto, ci sono buone probabilità che abbiate messo la vostra vita nelle mani del software di BlackBerry senza saperlo.

La tastiera fisica con i tasti cliccanti è un ricordo di un’altra era. Ma QNX, il sistema operativo che BlackBerry acquisì nel 2010, è oggi incorporato in 275 milioni di veicoli su strada nel mondo. Gestisce i sistemi di assistenza alla guida — avvisi di collisione, rilevamento dei pedoni, cruise control adattivo, mantenimento della corsia. È il software che non vedi mai, ma che ti impedisce di finire fuori strada.

“La nostra logica è quella degli idraulici e degli elettricisti,” dice John Wall, presidente di QNX. “Nessuno vuole sapere come funzionano i tubi e i cavi. Vogliono solo che la casa funzioni.”

La caduta e la rinascita

La storia di BlackBerry è uno dei grandi drammi aziendali degli ultimi vent’anni. Capitalizzazione di mercato a 83 miliardi di dollari nel 2008, poi il crollo verticale con l’arrivo dell’iPhone. Oggi vale 3 miliardi — meno del 4% del picco. Apple fa più fatturato in una mattina di quanto BlackBerry ne faccia in un anno intero.

Eppure, ad aprile 2026, BlackBerry ha dichiarato concluso il suo turnaround. E i numeri lo supportano.

Grafico crescita QNX auto 2018-2026

Auto abilitate dalla tecnologia QNX. Fonte: BlackBerry / WSJ

Per l’anno fiscale 2026 (chiuso a febbraio): ricavi totali a 549 milioni di dollari, +3% anno su anno. QNX da sola ha generato 268 milioni, +14% — record storico. L’ultimo trimestre è stato ancora più forte: QNX a +20%, con margine lordo all’84%. Otto trimestri consecutivi di miglioramento del risultato netto GAAP. Backlog di royalty QNX a 950 milioni di dollari — più del doppio del fatturato annuo della divisione. Per il 2027, la guidance indica ricavi tra 584 e 611 milioni.

Il titolo BB è salito del 50% dopo l’earnings call di aprile. È ancora giù del 96% dal picco storico — ma la direzione è cambiata.

Come si è arrivati qui

La svolta avvenne nel 2014, in un bar di Silicon Valley, davanti a una birra hefeweizen. Wall incontrò il responsabile engineering di Audi, che gli disse: stiamo passando a Google per l’infotainment. Ma aggiunse: la prossima generazione di auto avrà bisogno di software di sicurezza affidabile che ancora non esiste.

Wall capì. Invece di combattere Google e Apple per il controllo dello schermo — una battaglia persa — QNX avrebbe dominato il software sotto il cofano. I sistemi di sicurezza, quelli dove un bug può costare vite umane, richiedono un sistema operativo real-time certificato, testato, inattaccabile. “L’unico modo per far malfunzionare questo software,” aveva scritto un utente su Fortune, “è sparare un proiettile nel computer che lo fa girare.”

Da allora QNX si è espansa oltre le auto: robot chirurgici, dispositivi medici, automazione industriale. I clienti automotive includono oggi Mercedes-Benz, BMW, Volvo, e i nuovi costruttori cinesi come Leapmotor.

Il vecchio BlackBerry con tastiera fisica

Il BlackBerry originale — un’era lontana. Foto: Ethan Miller / Getty Images

Ce la può fare contro i colossi?

È la domanda giusta. E la risposta onesta è: probabilmente sì, ma con un tetto basso.

Il vantaggio competitivo di QNX è reale e difficile da replicare. Le certificazioni di sicurezza funzionale (ISO 26262, IEC 61508) richiedono anni di audit. Gli OEM automotive non cambiano sistema operativo di sicurezza a metà ciclo produttivo — i contratti durano un decennio. Il backlog da 950 milioni garantisce visibilità sui ricavi futuri.

Il rischio principale non è Google o Apple — che hanno già rinunciato a insidiare QNX sul software di sicurezza — ma i costruttori cinesi che sviluppano internamente i propri sistemi operativi. BYD, NIO, Huawei HiCar stanno costruendo stack software proprietari. Se questo trend accelerasse, QNX potrebbe perdere quote nei mercati asiatici in crescita, proprio quelli con i tassi di elettrificazione più alti.

C’è poi il tema dell’AI. I sistemi di guida autonoma di livello 3 e superiore richiedono architetture software più complesse di quelle su cui QNX ha costruito la sua reputazione. BlackBerry dice di essere posizionata anche per questo mercato — “robotics e physical AI” compaiono nella guidance — ma la concorrenza qui include nomi come Nvidia con DriveOS, che ha risorse incomparabilmente superiori.

In sintesi: BlackBerry non conquisterà il mondo. Ma ha trovato una nicchia difendibile, redditizia, con margini lordi all’84% e un backlog che garantisce visibilità pluriennale. Per un’azienda che sembrava destinata al cimitero tecnologico, non è poco. È, anzi, una delle storie di reinvenzione industriale più rare e interessanti dell’ultimo decennio.

Chi la segue da anni sa che il titolo ha già bruciato molti investitori con falsi rimbalzi. Questa volta i fondamentali sembrano diversi. Ma la cautela — come sempre — è d’obbligo.

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Disclaimer. Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria ai sensi del D.Lgs. 58/1998 (TUF). L’autore non detiene posizioni in BB né nei titoli menzionati. I rendimenti passati non garantiscono risultati futuri. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.


29/04/26 — Aston Martin: £1,46 miliardi di debito e Stroll che tappa la diga con le dita

Aston Martin dealership Londra

Fonte: Jamie Nimmo, Bloomberg, 29 aprile 2026. Traduzione e commento editoriale: Gianni & Claude (Anthropic).

Aston Martin Lagonda ha pubblicato i risultati del primo trimestre 2026: perdita pre-tasse di £65,5 milioni, debito netto salito a £1,46 miliardi, e un nuovo prestito da £50 milioni da parte del consorzio di Lawrence Stroll per tenere accesi i motori. Il titolo ha reagito con un +6,2% in apertura a Londra — non perché i numeri siano buoni, ma perché il mercato ha tirato un sospiro di sollievo: la cassa tiene ancora per un altro trimestre.

Aston Martin è un nome che seguiamo da tempo in questo archivio — ad aprile avevamo già segnalato azioni e bond ai minimi storici con il mercato che temeva una crisi di liquidità, e ancora prima la partnership con Lucid per l’elettrico — che non ha cambiato le sorti della casa. Il £50 milioni di oggi non è una svolta, è un cerotto.

Stroll ha salvato Aston Martin nel 2020. Da allora ha lanciato modelli, tagliato posti di lavoro, messo in revisione altri modelli, venduto i diritti del nome alla sua squadra di Formula Uno per £50 milioni, e ora presta altri £50 milioni dal suo consorzio. Il free cash outflow del primo trimestre è stato £117 milioni — quasi il doppio del prestito appena annunciato. Stroll sta tappando una diga con le dita.

I numeri

I ricavi sono cresciuti del 16% a £270,4 milioni, trainati dai modelli top-end — in particolare la nuova Valhalla, prima plug-in hybrid della casa con un prezzo di partenza da $1 milione. Il prezzo medio di vendita è salito a £252.000. Numeri che raccontano una strategia chiara: meno volumi, più margine per unità. Il problema è che i costi fissi non scendono abbastanza velocemente da compensare i volumi ridotti.

Il debito netto a £1,46 miliardi su ricavi annualizzati intorno a £1,1 miliardi è un rapporto che non lascia margine di errore. I dazi americani e il rallentamento in Cina — i due mercati chiave per le auto di lusso — sono venti contrari che il CEO Adrian Hallmark ha citato esplicitamente come rischi. La guidance per l’anno è stata confermata, ma con il free cash outflow che non diventerà positivo nel 2026 come inizialmente previsto.

Il +6,2% di oggi è il rally tipico del “meno peggio del temuto” — non è un segnale di inversione. Aston Martin quota a Londra (AML.L) e ha perso oltre un terzo del suo valore da inizio 2026, dopo aver già perso la maggior parte del valore dalla quotazione del 2018. Chi ha comprato all’IPO a circa £19 per azione oggi si trova con carta straccia. È la storia classica di una quotazione fatta troppo presto su un’azienda che non era pronta per i mercati pubblici.
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Fonte: Jamie Nimmo, Bloomberg, 29 aprile 2026. Redatto da Gianni & Claude (Anthropic). Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.


27/04/26 — Peloton + Spotify: la bici stazionaria trova finalmente le gambe per correre nel mondo

Peloton Spotify partnership fitness wellness 2026

Peloton (PTON) ha annunciato una partnership globale con Spotify (SPOT) per portare il proprio catalogo di fitness e wellness ai centinaia di milioni di abbonati Spotify Premium in tutto il mondo. È il primo tassello di una nuova categoria fitness che Spotify sta costruendo sulla propria piattaforma. Oltre 1.400 classi di Strength, Pilates, Barre, Yoga, Stretching, Meditazione, Cardio e corsa outdoor saranno disponibili agli abbonati Spotify in quasi tutti i paesi dove la piattaforma è presente.

Perché questa notizia cambia la storia

Peloton ha vissuto gli ultimi tre anni come una classica storia post-Covid: troppo hardware venduto durante il lockdown, abbonati che calano, ricavi in discesa. Il titolo è passato da oltre $160 nel 2021 agli attuali $5 circa. Il problema non era la qualità del prodotto — gli istruttori Peloton sono già icone globali, i margini sulle subscription sono al 72%. Il problema era la distribuzione: per accedere al contenuto bisognava avere una bici Peloton o pagare un abbonamento dedicato.

La partnership con Spotify risolve quel problema in un colpo solo. Invece di aspettare che gli utenti vengano da Peloton, Peloton porta il contenuto dove già vivono centinaia di milioni di persone. È un pivot da hardware company a content licensor — asset-light, scalabile, con distribuzione globale istantanea senza costi di acquisizione clienti.

Il modello che potrebbe funzionare

Spotify Premium conta oltre 270 milioni di abbonati paganti globali. Anche una conversione minima di quella base al contenuto fitness Peloton — attraverso royalty per stream, accordi di revenue sharing, o abbonamenti bundled — potrebbe generare ricavi significativi senza incremento di costi fissi. Gli istruttori Peloton diventano di fatto creator su una piattaforma globale, con la stessa logica dei podcast: Spotify paga per il contenuto esclusivo, Peloton ottiene visibilità e ricavi ricorrenti.

L’incognita rimane la struttura economica dell’accordo — i termini non sono stati divulgati. Se Peloton riceve royalty per ogni stream è un modello scalabile; se è solo brand awareness gratuita, l’impatto sui ricavi sarà limitato. Il mercato ha risposto positivamente alla notizia con un rialzo del titolo.

Commento editoriale. Peloton ha il brand, gli istruttori e il contenuto — mancava la distribuzione globale. Spotify ha la distribuzione globale — mancava il contenuto fitness di qualità. L’accordo ha una logica industriale precisa. Il rischio è nei dettagli economici che non conosciamo ancora, e nel fatto che il turnaround operativo di Peloton (ricavi in calo, abbonati in discesa) non si risolve con un comunicato stampa. Ma per la prima volta da anni, Peloton ha un catalizzatore concreto che cambia il modello di business invece di rattopparlo. Vale la pena tenerla sul radar — anche per chi, come noi, ha venduto Spotify.
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Conflitto di interesse. Gianni non detiene posizioni in Peloton (PTON) né in Spotify (SPOT). Claude/Anthropic dipende strutturalmente dall’infrastruttura chip di Nvidia e Broadcom. Le valutazioni espresse sono opinioni editoriali, non consulenza finanziaria.

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23/04/26 — Cannabis: Washington cambia le regole. E Tilray aspetta.

Conflitto di interessi: L’autore detiene una posizione long su Tilray Brands (TLRY), citata in questo articolo.

Il 23 aprile 2026 il Dipartimento di Giustizia americano ha ufficialmente riclassificato la marijuana medica regolamentata dai singoli stati da Classe I a Classe III del Controlled Substances Act — la stessa categoria di ketamina e testosterone. Non è la legalizzazione federale. Ma è la svolta normativa più significativa degli ultimi cinquant’anni sul cannabis negli Stati Uniti.

Il provvedimento, firmato dal procuratore generale ad interim Todd Blanche, riguarda per ora solo i prodotti autorizzati dai singoli stati per uso medico. L’uso ricreativo rimane illegale a livello federale — ma il DoJ ha contestualmente avviato un procedimento accelerato della DEA per estendere la riclassificazione anche ai mercati ricreazionali nei 24 stati che li hanno già legalizzati. L’udienza è fissata per il 29 giugno.

Cosa cambia concretamente

Il nodo più importante non è simbolico: è fiscale. Le aziende che operano nel cannabis legale erano fino a oggi escluse dalle deduzioni ordinarie previste dalla sezione 280E del codice fiscale federale — una norma pensata per i trafficanti di droga, ma applicata anche alle imprese perfettamente legali a livello statale. Con il passaggio a Classe III, quella gabbia salta. Il risultato: margini più alti, maggiore competitività rispetto al mercato nero — stimato in 66 miliardi di dollari l’anno contro i 34 miliardi del mercato legale — e qualche speranza in più di accedere ai servizi bancari ordinari, oggi quasi preclusi.

Non cambierà molto invece per i consumatori: le autorità federali già da tempo guardano altrove, seguendo il “Cole Memo” del 2013 che de facto sospende l’enforcement nei stati con mercati legalizzati.

La politica dietro la mossa

Trump non ha nascosto la frustrazione per i tempi lunghi: la settimana prima dell’annuncio, durante una firma di ordini esecutivi, si era rivolto pubblicamente ai funzionari presenti con un secco “Will you get the rescheduling done, please? They’re slow walking me.” Il messaggio era chiaramente politico — recuperare consensi tra i giovani uomini che lo avevano sostenuto nel 2024 ma che oggi mostrano segnali di disaffezione, complice la guerra in Iran e il carovita. La mossa rischia però di creare tensioni con l’ala conservatrice tradizionale del partito.

Tilray aspetta da anni questo momento

Chi segue questo blog sa che Tilray Brands (TLRY) è uno dei nomi che tengo nel cassetto dei recuperandi — con tutti i rischi che questo comporta. La tesi di Irwin Simon, costruita su cannabis + birra artigianale + canapa alimentare in attesa della riforma federale, è sempre stata condizionata da questo momento. Il rescheduling non risolve i problemi strutturali dell’azienda — i ricavi in calo, la diluizione costante, il mercato nero che continua a sottoprezzare il prodotto legale — ma toglie uno degli ostacoli più pesanti: il trattamento fiscale penalizzante sotto la 280E.

La borsa ha reagito con entusiasmo iniziale e poi ha ridimensionato, delusa dal fatto che il provvedimento copra solo il medicale. È una reazione comprensibile ma miope: il processo verso la riclassificazione totale è ora formalmente avviato, con data e procedimento. Non è più un’ipotesi politica — è un iter amministrativo.

▶ Per chi è dentro su TLRY, questo è il catalizzatore atteso — parziale, ma reale. Il resto dipende dall’udienza DEA del 29 giugno e dalla capacità dell’azienda di non diluire ulteriormente nell’attesa.

Approfondimenti su Tilray in questo blog:
15/04/26 — Tilray: la grande scommessa di Simon tra birra, cannabis e diluizione
07/05/25 — Forbes: la tesi originale su Tilray

Fonte: Redd Brown, Bloomberg, 23 aprile 2026. Rielaborazione e commento editoriale a cura di Gianni & Claude (Anthropic).

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23/04/26 — QuantumScape: perde ancora ma vola del 25%. Il pivot verso AI e militare convince il mercato

Conflitto di interesse: L’autore non detiene posizioni in QuantumScape (QS).
QuantumScape batteria solid-state
QuantumScape e la sua tecnologia a batterie solid-state al litio-metallo. (Courtesy QuantumScape)

QuantumScape (QS) ha riportato una perdita nel primo trimestre 2026 — 16 centesimi per azione, leggermente meglio dei 17 attesi dagli analisti e in miglioramento rispetto ai 21 centesimi dello stesso trimestre dell’anno precedente. Eppure il titolo è volato del 25% in pre-market, toccando 9,15 dollari. Il mercato non stava guardando il conto economico: stava leggendo la lettera agli azionisti.

La svolta narrativa: dall’auto all’AI

QuantumScape nasce come scommessa sull’elettrico — le sue batterie solid-state al litio-metallo avrebbero dovuto rivoluzionare le auto elettriche, eliminando i problemi di densità energetica e sicurezza delle batterie tradizionali agli ioni di litio. Il problema è che il mercato EV ha rallentato, i costruttori hanno tagliato i budget R&D e la strada verso la commercializzazione si è allungata.

La lettera agli azionisti cambia registro. QuantumScape segnala “forte interesse” da parte di clienti nei settori militare, aerospaziale e governativo — mercati con capacità di spesa più robusta e meno sensibili ai cicli di domanda consumer. E soprattutto, si affaccia esplicitamente sul mondo dei data center AI.

“I data center stanno transitando verso design a 800V DC e stanno adottando architetture di sistema di alimentazione provenienti dall’industria dei veicoli elettrici. Vediamo questo come un fit naturale per la nostra batteria solid-state” — queste le parole della società. L’idea è che le stesse caratteristiche che rendono le batterie QuantumScape appetibili per le auto — alta densità energetica, sicurezza, cicli di carica rapidi — siano utili anche per i sistemi di storage dei data center alimentati dall’AI.

I numeri

La società è ancora in fase di sviluppo e non genera ricavi significativi nel senso tradizionale. I “customer billings” — una metrica che traccia l’attività dei clienti e i flussi di cassa futuri ma non equivale a ricavi contabili — sono stati 11 milioni di dollari nel primo trimestre e 19,5 milioni per l’intero 2025. Piccoli, ma in crescita. La perdita si sta riducendo trimestre su trimestre.

Vale la scommessa?

QuantumScape è una società in una fase delicata: ha la tecnologia (o almeno ci crede), ha i brevetti, ha ancora abbastanza cassa per operare, ma deve dimostrare che sa trovare mercati alternativi all’auto elettrica mentre aspetta che quel mercato si riprenda. Il pivot verso militare, aerospazio e AI data center è intelligente — sono settori dove le prestazioni contano più del prezzo e i cicli d’acquisto sono più prevedibili.

Il +85% nell’ultimo anno prima di questa sessione dice che qualcuno ci crede già. Il +25% di oggi dice che la narrativa AI ha funzionato. Chi vuole speculare su una storia ad alto rischio/alta ricompensa nel mondo dello storage energetico ha trovato il suo titolo — ma con la consapevolezza che siamo ancora lontani dalla commercializzazione di massa.

Fonte: Barron’s, Alex Kozul-Wright, 23 aprile 2026.

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19/04/26 — Polestar: perdite ancora miliardarie, ma il margine lordo svolta in positivo per la prima volta

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Conflitto di interesse: Gianni segue da tempo. Polestar (PSNY) ma non ha una posizione in portafoglio. La storia è nota ai lettori abituali di questo thread.

Perdite ancora miliardarie, ma la direzione è quella giusta. È il riassunto onesto di come è andata per Polestar nel 2025 e nel quarto trimestre in particolare — e per una volta il CEO Michael Lohscheller ha qualcosa di concreto su cui appoggiarsi, non solo promesse.

I numeri del quarto trimestre

Nel Q4 2025 Polestar ha registrato ricavi per 887 milioni di dollari — +55% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La perdita operativa rettificata, prima delle svalutazioni, si è attestata a 223 milioni di dollari, dimezzata rispetto ai 470 milioni del Q4 2024. Per l’intero anno i ricavi hanno superato i 3 miliardi di dollari con oltre 60.000 auto consegnate — un record per la società.

Il dato più interessante è il margine lordo: escludendo gli effetti una tantum, è diventato positivo per la prima volta nella storia di Polestar, all’1,9%. In altre parole, costruire un’auto costa meno di quanto rende venderla — finalmente. Includendo gli effetti una tantum legati ai ritardi della Polestar 3, il margine rimane negativo, ma il core business ha svoltato.

Le ombre restano: la perdita operativa annua inclusi gli ammortamenti è peggiorata del 10% a 18,4 miliardi di corone svedesi, e il free cash flow è stato fortemente negativo a 12,5 miliardi di corone. Il personale è stato tagliato drasticamente — da 2.500 a 1.700 dipendenti — in gran parte per la chiusura del centro R&D in Inghilterra.

Il 2026 e la pipeline di prodotti

Polestar ha rivisto al ribasso le aspettative di crescita per il 2026: dall’obiettivo iniziale di +35% a “una crescita a due cifre bassa”. Realistico, considerando i dazi, la concorrenza cinese e un mercato EV che continua a essere più lento del previsto in Europa e Nord America.

Sul fronte prodotti: in arrivo una versione station wagon/SUV della Polestar 4, un sostituto della Polestar 2, e le prime consegne della sportiva Polestar 5 entro l’estate 2026. Nel 2028 arriverà il Polestar 7, SUV compatto. La rete di vendita crescerà del 20% quest’anno.

Il valore strategico per Geely: la questione dazi

Vale la pena fare chiarezza su un punto spesso citato in modo impreciso: Polestar non è uno scudo totale contro i dazi europei sulle auto cinesi, ma è comunque un asset strategico per Geely.

I dazi UE sulle auto elettriche importate dalla Cina — entrati in vigore il 31 ottobre 2024 — colpiscono in base al luogo di produzione, non alla nazionalità del marchio. Geely paga un dazio aggiuntivo del 18,8% sulle auto prodotte in Cina, che sommato al 10% standard arriva al 28,8% totale. Le Polestar 2 e 4 sono prodotte in Cina e quindi soggette a questi dazi — nessuna esenzione automatica per via del brand svedese.

Il vantaggio strategico di Polestar per Geely è però reale, ed è di natura diversa: il brand è percepito come europeo — nato in Svezia, design scandinavo, sede a Göteborg — il che riduce le resistenze dei consumatori e delle istituzioni europee. È il cavallo di Troia presentabile, non il prodotto di un’azienda di Stato cinese. In secondo luogo, la Polestar 7 — il SUV compatto previsto per il 2028 — sarà prodotta nello stabilimento Geely/Volvo di Košice, in Slovacchia: quella sarà la prima Polestar prodotta in Europa e quindi esente dai dazi aggiuntivi. È lì che la strategia si chiude.

Il margine lordo positivo è la notizia. Non è un dettaglio contabile — è la prova che il modello industriale funziona quando non ci sono intoppi. Il problema di Polestar non è mai stato fare auto belle: è stato farle in tempo, in quantità, senza sorprese nei costi. Il Q4 suggerisce che ci stiano riuscendo, almeno in parte. Il 2026 dirà se è una tendenza o un trimestre fortunato. Nel frattempo, 1,2 miliardi di iniezioni di capitale da giugno 2025 danno un po’ di ossigeno. Non moltissimo, ma abbastanza per non guardare al trimestre successivo con il fiato corto.

Fonte: Göteborgs-Posten / TT, 19 aprile 2026.

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Articolo redatto da Gianni & Claude (Anthropic) il 19 aprile 2026, basato su Göteborgs-Posten/TT. Per il disclaimer completo: leggere il disclaimer.


15/04/26 — Tilray: la grande scommessa di Simon tra birra, cannabis e diluizione


Conflitto di interesse — Gianni & Claude (Anthropic)
Gianni è lungo su TLRY (Tilray Brands). Il lettore valuti di conseguenza l’intero articolo.

Irwin Simon, CEO di Tilray Brands, è un uomo con un piano. Lo avevamo già raccontato in dettaglio in questo articolo. Il problema è che il piano costa, i tempi sono lunghi, e il mercato non ha pazienza. Il comunicato stampa di oggi — pomposamente intitolato “next phase of global growth” — aggiunge nuovi mattoni alla costruzione, ma aggiunge anche un elemento che gli azionisti non amano: altra diluizione.

Tilray nasce come azienda di cannabis canadese. Quotata al Nasdaq nel luglio 2018, raggiunge 214 dollari per azione pochi mesi dopo — valutazione di 17 miliardi per una società con 27 milioni di ricavi. Da lì è un lungo declino: sette anni di attesa per la legalizzazione federale americana che non arriva, un mercato canadese saturo e massacrato dai prezzi, e un titolo che è sceso sotto un dollaro, finito nel mirino del Nasdaq per rischio delisting.

▶ “Non posso vendere cannabis nel mercato statunitense oggi, e questo mi dà fastidio da morire,” ha detto Simon in una recente intervista a Forbes. La frase riassume tutto: il business case originale di Tilray dipende da una riforma legislativa americana che continua a non materializzarsi.

La strategia della diversificazione — o del “pony con un solo trucco”

Simon ha risposto al blocco americano con una serie di acquisizioni: otto marchi di birra artigianale da Anheuser-Busch e Molson Coors, che hanno fatto di Tilray il quarto produttore di birra artigianale negli Stati Uniti. Marchi regionali come Montauk Brewing di New York, SweetWater della Georgia, Breckenridge Brewery del Colorado. A questi si aggiunge Breckenridge Distillery per il bourbon, e ora BrewDog — il marchio scozzese di craft beer con una rete globale di brewpub — acquisito sei settimane fa.

Il mix dei ricavi oggi è: 35% cannabis, 25% alcol, 33% distribuzione farmaceutica in Europa, 7% benessere e alimenti a base di canapa. Simon vuole che gli investitori smettano di vedere Tilray come un’azienda di cannabis e inizino a vederla come una piattaforma diversificata di consumo. Rabbrividisce alla parola “erba.”

Il paradosso è acuto: la cannabis legale ha cannibalizzato le vendite di birra artigianale negli Stati Uniti. Secondo la Brewers Association, la produzione di birra artigianale è calata del 4% nel 2024 — terzo anno consecutivo di calo. Simon lo ammette con disarmante franchezza: “La cannabis finisce per cannibalizzare le vendite di alcol. Se vengo cannibalizzato da una parte, voglio essere nel business che cannibalizza.”

Le mosse di oggi — e il conto da pagare

Il comunicato odierno annuncia tre iniziative. Prima: l’acquisizione di Lyphe Group nel Regno Unito — clinica e farmacia digitale di cannabis medica, 16.000 pazienti trattati, 150.000 unità dispensate. È un passo concreto nell’espansione europea della cannabis medica, uno dei pochi mercati in crescita strutturale per Tilray. Seconda: la stabilizzazione di BrewDog, con l’obiettivo di renderlo cash flow positivo entro il 2027. Terza — e qui arriva il nodo — un programma ATM (at-the-market) da 180 milioni di dollari.

▶ ATM significa che Tilray emetterà nuove azioni sul mercato aperto per raccogliere liquidità. Si aggiunge alle operazioni di debt-for-equity già avviate nelle ultime settimane — 12 milioni di dollari di obbligazioni convertite in quasi 1,9 milioni di azioni nuove. Il messaggio implicito è chiaro: la cassa non basta, e la crescita si finanzia diluendo gli azionisti esistenti.

I numeri che contano

Ricavi complessivi di 788 milioni di dollari nell’ultimo anno, con perdite di 222 milioni — principalmente non monetarie. Cassa disponibile: 230 milioni. Guidance per l’intero anno abbassata a 850-900 milioni di dollari, da una precedente indicazione di 950 milioni-1 miliardo. Ricavi in calo dell’1% nell’ultimo trimestre rispetto all’anno precedente. Il 75% delle azioni è in mano a investitori retail, il che priva il titolo della stabilità che i grandi azionisti istituzionali garantirebbero.

Kristoffer Inton di Morningstar, che segue Tilray con attenzione, la definisce “sottovalutata ma molto rischiosa.” Non è una contraddizione: è una descrizione precisa di un’azienda con asset reali, una strategia coerente e un’esecuzione lenta in un contesto ostile. “Non è una cattiva azienda,” dice Inton. “Si trovano solo in un mercato in cui nessuno guadagna.”

L’analogia con Philip Morris — e i limiti del paragone

Simon guarda al tabacco per ispirazione. Philip Morris International, attraverso Swedish Match, ha visto il prezzo delle sue azioni crescere del 234% dal 2008 grazie a Zyn, il gigante delle bustine di nicotina. Il ragionamento di Simon: la marijuana non uccide 480.000 americani all’anno come le sigarette, quindi perché il titolo non dovrebbe fare ancora meglio? È una tesi suggestiva. Ma Philip Morris aveva un monopolio regolamentato, flussi di cassa enormi e investitori istituzionali stabili. Tilray ha nessuna delle tre cose.

“Sto costruendo qualcosa di diverso,” dice Simon. “Non esiste un’azienda oggi che abbia cannabis, liquori, birra e alimenti a base di canapa, quindi sono o molto intelligente o molto stupido, no?” È una domanda onesta. La risposta dipende da tre variabili che Tilray non controlla: la riforma federale americana, i tempi di maturazione del mercato europeo della cannabis medica, e la capacità di BrewDog di tornare rilevante in un settore della birra artigianale in contrazione.

▶ Per chi è già dentro su TLRY — e chi scrive lo è — il nodo è semplice: la tesi è ancora in piedi, ma ogni trimestre che passa senza catalizzatori porta nuova diluizione e nuova erosione della fiducia del mercato. Il frazionamento inverso atteso a luglio riporterà il titolo sopra 1 dollaro tecnicamente. Non cambierà i fondamentali.
Nota editoriale
Articolo elaborato su fonti Forbes (Will Yakowicz) e comunicato stampa Tilray Brands del 15 aprile 2026. L’approfondimento editoriale è di Gianni & Claude (Anthropic).

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DISCLAIMER — Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione all’investimento. I mercati finanziari comportano rischi di perdita del capitale. L’autore non è un consulente finanziario abilitato.

13/04/26 Aston Martin, azioni e bond ai minimi storici: il mercato teme una crisi di liquidità

Titolo in borsa e obbligazioni giù sul timore che il gruppo delle auto di lusso possa trovarsi a corto di liquidità nei prossimi mesi senza un nuovo intervento esterno

Le azioni e le obbligazioni di Aston Martin sono scivolate ai minimi storici di fronte alla paura degli investitori per la tenuta finanziaria del gruppo britannico delle auto di lusso, alle prese con un forte consumo di cassa. Lo scrive il Financial Times, sottolineando come il sell-off sul debito si sia intensificato nelle ultime settimane: i bond per oltre 1,5 miliardi di sterline sono scesi sotto gli 80 centesimi per sterlina, rispetto ai circa 95 di inizio anno. Il titolo principale da 1,05 miliardi, con cedola al 10%, è arrivato a toccare quota 75, segnale che il mercato richiede rendimenti superiori al 20% per detenere il debito della società. 

Anche sul fronte equity la situazione è abbastanza complicata: le azioni trattano attorno a 42 pence, per una capitalizzazione di circa 430 milioni di sterline, ben lontana dai 4,3 miliardi della quotazione del 2018, quando il prezzo era di 19 sterline per azione. 

Timori di una crisi di liquidità per Aston Martin

Alla base del crollo c’è il timore che il gruppo possa trovarsi a corto di liquidità già nei prossimi mesi senza un nuovo intervento esterno. Secondo alcuni investitori specializzati nel credito high yield, lo storico produttore d’auto rischierebbe di esaurire la cassa entro la fine del secondo trimestre, ovvero entro giugno, rendendo necessario un nuovo rafforzamento patrimoniale o operazioni straordinarie. 

Il gruppo non ha commentato le indiscrezioni, ma il mercato sconta il fatto che al momento non si è palesato alcun «cavaliere bianco» disponibile a intervenire. 

Dipendenza dagli azionisti e operazioni straordinarie

Negli ultimi anni Aston Martin ha fatto ampio ricorso al supporto dei soci per sostenere la struttura finanziaria. Tra questi ci sono il presidente Lawrence Stroll, il gruppo cinese Geely e il fondo sovrano saudita Public Investment Fund (Pif). Nel 2025 la società ha raccolto oltre 125 milioni di sterline attraverso la cessione di una quota del team di Formula 1 e nuovi apporti da parte di Stroll. A inizio 2026 ha inoltre annunciato un’ulteriore operazione da 50 milioni, tramite la vendita dei diritti sul nome della scuderia F1 alla holding Amr Gp, di fatto un nuovo sostegno finanziario riconducibile allo stesso Stroll. 

A febbraio il gruppo ha lanciato il terzo profit warning in un anno, indicando una perdita annuale adjusted ancor peggiore rispetto alle attese pur basse degli analisti (184 milioni di sterline). Tra i fattori che hanno pesato sui conti, il rallentamento nel lancio della hypercar ibrida Valhalla e l’impatto dei dazi statunitensi sulle auto importate dal Regno Unito, legati alle politiche commerciali dell’amministrazione di Donald Trump.


07/04/26 Hertz e Avis volano sul caos aeroportuale: il mio warrant ride (per ora)

ScreenshotIl caos negli aeroporti americani ha rimesso in moto il road trip — e con esso la domanda di noleggio auto.
Conflitto di interesse dichiarato
Detengo una posizione long sul warrant HTZWW (Hertz Global, scadenza 2051), oggetto diretto di questo articolo. Il presente contenuto non costituisce consulenza finanziaria.

Qualcuno ricorderà che qualche settimana fa, in questo thread, ho descritto il warrant Hertz 2051 come un biglietto della lotteria da comprare e dimenticare in un cassetto. Bene: il cassetto si è aperto da solo.

Oggi Briefing.com segnala che HTZ è in rialzo di circa il 46% dai minimi di metà marzo, mentre la cugina Avis Budget (CAR) ha fatto ancora meglio, con un +135% che l’ha portata a massimi pluriennali. Il settore del noleggio auto si è improvvisamente ricordato di esistere.

Il catalizzatore, per quanto bizzarro, è reale: il caos negli aeroporti americani — tra cancellazioni, disfunzioni della FAA e turbolenze varie nel trasporto aereo — ha spinto una fetta di viaggiatori verso il road trip. Chi ha saltato l’imbarco ha preso una macchina a noleggio. La domanda è salita, i titoli hanno seguito.

A questo si aggiunge un secondo fattore, più sottile: il timore che l’AI distrugga il modello di business del noleggio si è allentato. L’adozione delle piattaforme AI appare, almeno nel breve, incapace di intaccare la domanda di mobilità fisica. Le efficienze operative restano incrementali. Il mercato ha smesso, almeno temporaneamente, di scontare un’apocalisse che non arriva.

Detto questo, Briefing.com ricorda opportunamente che dopo rialzi così rapidi e verticali il rischio per l’investitore è aumentato in modo sostanziale. I costi del carburante pesano sui margini, le valutazioni si sono allungate, e i trader di breve periodo farebbero bene a guardare con attenzione prima di inseguire il movimento.

Per chi — come me — ha il warrant in portafoglio con orizzonte 2051, il ragionamento è diverso. Il warrant è uno strumento a leva sulla sopravvivenza e sul rilancio di Hertz nel lungo periodo. Le oscillazioni di qualche settimana non cambiano la tesi. Cambiano però l’umore, e oggi l’umore è migliore.

Il cassetto rimane aperto. Non ho ancora deciso se chiuderlo.

Questo contenuto è redatto a titolo informativo e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Leggi il disclaimer completo.

03/04/26 Worldline rilancio dopo l’aumento di capitale

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16/03/26 Worldline: dal paradiso a 85 euro al purgatorio a 0,20. Chi entra adesso sa dove va?

Mi chiamo Claude, sono un assistente AI sviluppato da Anthropic. Questo articolo è un’analisi originale redatta su richiesta dell’autore del blog. Non si basa sulla traduzione di un articolo specifico ma su fonti pubbliche multiple. Non dichiaro conflitti di interesse rilevanti su questo argomento.

Analisi a cura di Claude (Anthropic) — 16 marzo 2026

La grancassa e il prezzo di 85 euro

C’era una volta il campione europeo dei pagamenti digitali. Worldline veniva presentata agli investitori come la risposta europea a Visa, Mastercard e ai colossi americani del fintech: infrastruttura critica, barriere all’ingresso elevate, mercato in crescita strutturale, management visionario. Il titolo era quotato a Parigi dal 2014 a 16,40 euro. Nel luglio 2021 toccò il massimo storico di 85,35 euro, con una capitalizzazione di oltre 23 miliardi. Chi aveva comprato all’IPO aveva quintuplicato in sette anni. Gli analisti parlavano di ulteriore potenziale. Le banche di investimento spingevano. La narrativa era potente.

Oggi, 16 marzo 2026, il titolo vale 0,37 euro. Il 99,6% in meno dal massimo. Non è un errore tipografico.

Il catalogo degli errori

La caduta non è avvenuta in un giorno solo — anche se ci sono stati giorni che ci si avvicinavano. È stata una sequenza di decisioni sbagliate, profit warning, scandali e revisioni al ribasso che hanno progressivamente eroso ogni fiducia del mercato.

Le acquisizioni a valutazioni impossibili. Worldline ha costruito la sua ascesa su un’abbuffata di M&A. Nel 2016 acquistò SIX Payment Services per circa 2,8 miliardi. Nel 2020 assorbì Ingenico per 7,8 miliardi — la quarta maggiore società di pagamenti al mondo, pagata 15 volte l’EBITDA. Nel 2022 comprò il 51% del business di pagamenti elettronici di ANZ Bank per 925 milioni australiani. Ogni acquisizione veniva presentata come trasformativa. Ogni volta le sinergie promesse tardavano ad arrivare. Il debito si accumulava.

Il profit warning del 25 ottobre 2023. Fu il giorno del crollo verticale: -59% in una seduta sola. Worldline tagliò la guidance sui ricavi 2023 dall’8-10% al 6-7% di crescita organica, citando il deterioramento del mercato tedesco e il rallentamento dei consumi. Tre miliardi di capitalizzazione evaporarono in poche ore. L’onda travolse anche Nexi, che perse oltre il 13% nello stesso giorno. A dicembre 2023 Worldline fu espulsa dal CAC 40.

Lo scandalo Dirty Payments, giugno 2025. Un consorzio di 21 testate giornalistiche europee — il network EIC coordinato da Mediapart — pubblicò un’inchiesta devastante. Per dieci anni, secondo l’inchiesta, Worldline aveva elaborato pagamenti fraudolenti per conto di truffatori online, casinò illegali e siti pornografici, aggirando i divieti imposti dal regolatore tedesco BaFin alla controllata Payone. Il titolo perse un ulteriore 41% nella sola giornata di pubblicazione, toccando 2,70 euro. Il minimo storico assoluto venne raggiunto a dicembre 2025: 1,31 euro.

L’aumento di capitale: come funziona e per chi

L’operazione annunciata a novembre 2025 e ora in esecuzione raccoglie complessivamente 500 milioni di euro in due tranche.

La prima tranche da 108 milioni era riservata: Bpifrance, Crédit Agricole e BNP Paribas hanno sottoscritto direttamente, a condizioni negoziate, con uno sconto del 10% sul prezzo di mercato. Questi sono i cavalieri bianchi — entrano a condizioni privilegiate, si impegnano a esercitare i diritti nella seconda tranche, e portano in dote la credibilità delle loro bilance. Crédit Mutuel si aggiunge acquistando i diritti dell’uscente SIX Group — l’azionista storico svizzero che approfitta dell’operazione per uscire silenziosamente.

La seconda tranche da 392 milioni è quella aperta al mercato, e i numeri fanno impressione. Vengono emesse 1.939.508.682 nuove azioni — quasi due miliardi di pezzi — al prezzo di 0,202 euro cadauna. Il rapporto è 6 nuove azioni per ogni vecchia azione posseduta. Lo sconto rispetto al prezzo pre-distacco dei diritti è dell’85,8%. Il periodo di sottoscrizione va dal 17 al 27 marzo, i diritti sono negoziabili fino al 25 marzo.

Il valore teorico di ogni diritto è 1,045 euro — un importo che compensa matematicamente la diluizione per chi esercita. Ma chi non esercita e non vende i diritti in tempo viene diluito in modo brutale: dopo l’operazione le azioni in circolazione passeranno da circa 323 milioni a oltre 2.262 milioni. Il capitale si moltiplica per sette. Chi possedeva l’1% della società si ritrova con lo 0,14%.

Invest Securities consiglia esplicitamente di non sottoscrivere e di vendere i diritti. AlphaValue è più ottimista e considera l’operazione un passo necessario verso il risanamento. Il sindacato di banche garante copre la parte non sottoscritta dagli istituzionali.

Le motivazioni dichiarate

I 500 milioni servono a coprire le scadenze del debito 2026 e 2027, a finanziare il piano North Star 2030 e a stabilizzare un bilancio che nel 2024 ha registrato una perdita netta di 4,22 miliardi — in gran parte svalutazioni degli avviamenti delle acquisizioni fatte a prezzi astronomici negli anni del boom. L’EBITDA operativo è ancora positivo a 928 milioni, il core business elabora transazioni, la piattaforma Axis funziona. Il problema non è il prodotto — è la struttura finanziaria costruita sopra.

Le prospettive per chi entra adesso

È la domanda che si pongono i piccoli investitori sui forum, molti dei quali hanno visto il prezzo di carico scendere da 7, 4, 2,70 euro fino all’attuale 0,37. La risposta onesta è: dipende da cosa si compra.

Chi entra adesso — dopo il distacco dei diritti e con il titolo che fluttua attorno al valore teorico ex-diritti — non sta comprando la stessa Worldline che valeva 85 euro nel 2021. Sta comprando un’azienda che ha pulito il bilancio con 500 milioni freschi, ha azionisti istituzionali francesi con interesse a non perdere l’investimento, ha un core business che genera ancora quasi un miliardo di EBITDA, e opera in un settore — i pagamenti elettronici — con domanda strutturalmente crescente.

I rischi residui però sono reali. Il piano North Star 2030 promette 210 milioni di EBITDA aggiuntivo entro quattro anni, ma le cessioni di asset devono ancora essere completate, e ogni vendita in condizioni di debolezza porta a prezzi inferiori al valore intrinseco. La concorrenza di Adyen, Stripe e dei player americani non aspetta. Lo scandalo Dirty Payments ha lasciato ferite reputazionali che si misurano in anni, non in mesi. E i 2.262 milioni di azioni post-operazione significano che anche un recupero del business si tradurrà in un prezzo per azione compresso per molto tempo.

La capitalizzazione attuale si aggira attorno a 840 milioni di euro — un’azienda con 4 miliardi di ricavi e quasi un miliardo di EBITDA che vale meno di un anno di margine operativo. Per un investitore con stomaco fermo e orizzonte lungo, l’asimmetria del rapporto rischio/rendimento esiste. Per chiunque altro, è il tipo di scommessa che si fa sapendo che potrebbe non tornare mai al punto di partenza.

Nota finale

C’è una lezione più generale in questa storia, che va oltre Worldline. La grancassa degli analisti e delle banche d’investimento nel 2020-2021 — quando il titolo veniva presentato come il futuro dei pagamenti europei a 60, 70, 80 euro — non era necessariamente disonesta. Era il riflesso di un’era in cui il denaro a costo zero permetteva di pagare qualsiasi acquisizione a qualsiasi multiplo, e il mercato premiava la narrativa più della realtà. Poi i tassi sono saliti, le sinergie non sono arrivate, i nodi sono venuti al pettine. Worldline non è un caso isolato — è il simbolo di un’intera generazione di campioni europei costruiti sulla carta con l’argilla del debito a basso costo.

Un precedente da tenere a mente: Monte dei Paschi

Prima di trarre conclusioni affrettate, vale la pena ricordare una storia italiana che dovrebbe far riflettere chiunque si avvicini a queste operazioni — sia in chiave pessimistica che ottimistica.

Monte dei Paschi di Siena è la banca più antica del mondo, fondata nel 1472. Tra il 2008 e il 2022 ha effettuato sei ricapitalizzazioni per un totale di circa 26 miliardi di euro — più di un miliardo e mezzo all’anno in media. L’acquisizione di Antonveneta nel 2007 per 9 miliardi — il doppio del suo valore reale — aveva aperto una falla che nessun aumento di capitale riusciva a tappare definitivamente.

Nel 2016 il governo Renzi lanciò l’ennesimo salvataggio: 5 miliardi di raccolta privata, con il fondo sovrano del Qatar come anchor investor. L’operazione fallì il 23 dicembre 2016 — aveva raccolto appena 2,45 miliardi. Due ore dopo il fallimento, il Consiglio dei Ministri si riunì in seduta straordinaria e varò il decreto “salva-risparmio”. Lo Stato entrò con una ricapitalizzazione precauzionale da 8,8 miliardi, salendo al 68% del capitale. Gli obbligazionisti subordinati — spesso piccoli risparmiatori convinti dal proprio sportellista bancario — videro i bond convertiti forzosamente in azioni svalutate. Il burden sharing era obbligatorio per legge europea.

Chi aveva comprato le azioni MPS credendo alle rassicurazioni politiche del 2016 perse praticamente tutto. Negli aumenti di capitale del 2014 e del 2015 si potevano sottoscrivere rispettivamente 214 nuove azioni ogni 5 possedute — diluizioni devastanti per chi non seguiva l’operazione. Il titolo, che aveva chiuso il 2015 a circa 180 euro (pre-raggruppamento), era sceso a 0,30 euro nel settembre 2022 quando partì l’ultimo aumento da 2,5 miliardi — 374 nuove azioni ogni 3 possedute, al prezzo di 2 euro Un’altra operazione iperdiluitiva.

Poi è accaduto qualcosa di inatteso. Con la gestione di Luigi Lovaglio, un management nuovo, tassi di interesse risaliti e una pulizia del bilancio finalmente completata, MPS ha iniziato a funzionare. Nel 2024 ha registrato un utile netto di 1,95 miliardi di euro e distribuito oltre un miliardo in dividendi — 0,86 euro per azione. Il titolo è salito da 3,19 euro a inizio 2024 a circa 8-9 euro tra fine 2025 e inizio 2026. Chi era entrato nell’aumento del 2022 a 2 euro e aveva tenuto, aveva triplicato in tre anni. Chi era entrato ancora più in basso nel caos del 2022 aveva fatto anche meglio.

La morale non è che bisogna comprare Worldline. La morale è più sottile: il primo risanamento non è quasi mai quello definitivo. Spesso ci vuole un secondo — o un terzo — prima che l’azienda trovi l’assetto giusto. Ma quando lo trova, chi è entrato nella fase più buia può raccogliere rendimenti che compensano anni di attesa e sofferenza. Il problema è che non si sa mai in anticipo se si è al penultimo capitolo o all’ultimo.

Con MPS ci volle l’intervento dello Stato, un cambio di management e un ciclo macroeconomico favorevole. Con Worldline mancano due dei tre elementi: lo Stato francese non è azionista, e il ciclo dei tassi sta scendendo — il che comprime i margini sui pagamenti elettronici meno di quanto faccia con le banche. Il management è cambiato. Rimane da vedere se basta.

L’aumento di capitale a 0,202 euro non è la fine della storia. Potrebbe essere l’inizio di un lungo e faticoso ritorno. Oppure no.

 

Come precisato nel DISCLAIMER del mio blog, i contenuti hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria. Le valutazioni presenti in questo articolo sono elaborate autonomamente da un sistema di intelligenza artificiale e rappresentano farina del suo sacco: non sono revisionate né avallate dall’autore del blog, e non devono essere intese come raccomandazioni operative.

Analisi originale · Claude (Anthropic) · 16 marzo 2026 · Solo uso informativo


02/03/26 Briefing: Venture Global vola dopo il superamento del quarto trimestre mentre l’impennata del volume di GNL alimenta una crescita a tre cifre (11.34 +1.64)

Venture Global (VG) sta decollando dopo aver presentato un forte rapporto sul quarto trimestre del 2025, poiché i volumi crescenti di LNG (Liquefied Natural Gas – gas naturale liquefatto) hanno guidato un balzo del fatturato del 192% su base annua a 4,45 miliardi di dollari e i risultati hanno superato le aspettative, rafforzando la fiducia nella sua fase di ramp (accelerazione della produzione) a Plaquemines e nella continua esecuzione a Calcasieu Pass.

Il fatturato è salito del 192% su base annua a 4,45 miliardi di dollari, alimentato principalmente da volumi di vendita di LNG nettamente superiori, poiché Plaquemines ha accelerato il commissioning (messa in servizio – fase di test e avvio di un impianto industriale) e ha generato più di un carico al giorno, mentre Calcasieu Pass ha continuato le esportazioni costanti.

I volumi totali sono saliti a 478 TBtu (Trillion British Thermal Units – unità di misura dell’energia termica utilizzata nel settore del gas) da 128 TBtu di un anno fa, riflettendo l’aggiunta di nuovi train (treni di liquefazione – unità indipendenti per la trasformazione del gas dallo stato gassoso a quello liquido) e un miglioramento dell’uptime (tempo di operatività – periodo in cui un impianto è effettivamente in funzione e produce) operativo, parzialmente compensato da prezzi netti inferiori.

L’EPS rettificato è aumentato del 24% a 0,41 $, mentre l’EBITDA rettificato è balzato del 191% a 2,00 miliardi di dollari, beneficiando della leva operativa su volumi più elevati, un migliore assorbimento dei costi fissi e costi di costruzione e operativi strutturalmente più bassi legati all’approccio EPC (Engineering, Procurement and Construction – ingegneria, approvvigionamento e costruzione) modulare e interno di Venture Global.

I guadagni di redditività sono stati ulteriormente supportati dai costi di produzione e O&M (Operations and Maintenance – gestione e manutenzione) che corrono circa il 30% al di sotto delle medie del settore, così come dai contributi incrementali dei carichi di commissioning e da un mix crescente di volumi contrattualizzati a lungo termine che si stanno attivando in tutto il portafoglio.

Durante il trimestre, VG ha firmato molteplici accordi strategici, tra cui un nuovo SPA (Sale and Purchase Agreement – contratto di compravendita a lungo termine) di 20 anni con Hanwha Aerospace per 1,5 MTPA (Million Tonnes Per Annum– milioni di tonnellate all’anno) — il suo primo cliente a lungo termine sudcoreano — e il suo primo accordo quinquennale con Trafigura per circa 0,5 MTPA, espandendo il suo mix di contratti a lungo e medio termine.

Per il 2026, la società ha fornito una guidance (previsione dei risultati futuri) per l’EBITDA rettificato di 5,20–5,80 miliardi di dollari, con un EBITDA per il primo trimestre del 2026 di 1,15–1,25 miliardi di dollari che riflette gli impatti temporanei della tempesta invernale Fern e una compressione dei margini a breve termine man mano che la capacità aggiuntiva aumenta e avvengono le transizioni energetiche permanenti a Plaquemines.

La costruzione di CP2 Phase 1 rimane in linea con i tempi e il budget, con le prime pietre miliari, tra cui il sollevamento del tetto del serbatoio di LNG, raggiunte a un ritmo record, e il management che punta alla produzione nel tardo 2027, posizionando CP2 come un importante motore di guadagni incrementali più avanti nel decennio.

Analisi dell’analista di Briefing.com

Il rally di VG sottolinea l’entusiasmo degli investitori per la sua rapida accelerazione della produzione e la leva operativa, poiché il fatturato e l’EBITDA quasi triplicati evidenziano il potere di guadagno incorporato nella sua base di asset in espansione. L’aumento del fatturato del 192% è stato guidato in modo schiacciante dai volumi, riflettendo il commissioning accelerato a Plaquemines e la produzione costante da Calcasieu Pass, mentre il disciplinato controllo dei costi ha amplificato l’espansione dei margini. I nuovi SPA a lungo e medio termine con Hanwha Aerospace e Trafigura migliorano la visibilità dei ricavi e dimostrano il continuo slancio contrattuale, con il 69% della produzione prevista per il 2026 già assicurata. Sebbene la guidance per il primo trimestre del 2026 rifletta interruzioni legate alla tempesta e una temporanea compressione dei margini, la guidance per l’EBITDA dell’intero anno implica una crescita sostanziale man mano che ulteriori train raggiungono le operazioni commerciali. Con CP2 Phase 1 che progredisce verso l’avvio a fine 2027 e opportunità di espansione bolt-on (acquisizioni o aggiunte complementari che si integrano facilmente nel business esistente) in fase di valutazione, la traiettoria di crescita pluriennale dell’azienda rimane intatta, supportata da forti fondamentali globali del LNG e da una strategia di capitale ampiamente autofinanziata.


Gemini: Impressioni e Prospettive per l’Investitore

Ciao! Se guardiamo a Venture Global, siamo di fronte a una vera e propria “macchina da guerra” nel settore energetico. Una crescita del fatturato del 192% non è roba che si vede tutti i giorni, specialmente in settori così ad alta intensità di capitale.

Ecco cosa ne penso dal punto di vista di chi mette i soldi sul tavolo:

  1. L’efficienza è il loro asso nella manica: Il fatto che riescano a costruire e gestire impianti con costi inferiori del 30% rispetto alla media del settore grazie al loro approccio “modulare” interno è un vantaggio competitivo enorme. In un mercato come quello del LNG, dove i prezzi possono oscillare, essere il produttore a basso costo ti dà una protezione incredibile.
  2. Visibilità dei ricavi: Firmare contratti da 20 anni con giganti come Hanwha Aerospace significa “blindare” i flussi di cassa per i prossimi due decenni. Per un investitore, questa è musica per le orecchie perché riduce drasticamente l’incertezza. Avere già il 69% della produzione 2026 venduta è un segnale di forza pazzesco.
  3. Scalabilità reale: Non stanno solo parlando di futuro; stanno consegnando carichi reali oggi (più di uno al giorno a Plaquemines!). Il mercato spesso premia chi dimostra di saper passare dalla fase di “progetto su carta” alla “fase di esecuzione”, e VG lo sta facendo a tempo di record.
  4. Il fattore “Tempesta”: La piccola flessione prevista per il primo trimestre a causa della tempesta Fern è, a mio avviso, un classico “rumore di fondo”. È un intoppo temporaneo che non scalfisce la tesi di investimento a lungo termine. Anzi, se il titolo dovesse rintracciare un po’ per questo motivo, potrebbe essere un’ottima occasione di accumulo.

In sintesi: Venture Global sta cavalcando l’onda della fame mondiale di gas naturale, specialmente in Asia e Europa. Se riescono a mantenere questo ritmo di esecuzione anche per il progetto CP2, potremmo vedere questa azienda diventare un pilastro assoluto del portafoglio energetico globale. Mi piace molto la loro capacità di autofinanziarsi, riducendo la dipendenza dal debito esterno.


26/02/26 Briefing.com: Hertz Global: utili sotto le stime di $0,11, ma ricavi oltre le attese (investire nel warrant?)

Vedi sotto l’analisi del warrant

Hertz ha riportato per il quarto trimestre (chiuso a dicembre) una perdita di $(0,63) per azione (escluse le voci straordinarie), peggiore di $0,11 rispetto al consenso FactSet di ($0,52). I ricavi sono scesi dello 0,6% su base annua a 2,03 miliardi di dollari, superando però i 2,00 miliardi previsti dal consenso.

Venti contrari transitori nel Q4

Una serie di eventi esterni concomitanti ha impattato l’EBITDA del quarto trimestre per oltre 100 milioni di dollari. Tra questi:

  • Lo shutdown del governo unito alle cancellazioni dei voli da parte della FAA.
  • Molteplici interruzioni dei servizi da parte di fornitori tecnologici.
  • Un livello di richiami dei veicoli (recalls) quasi tre volte superiore alla norma.

Il deprezzamento per unità (DPU) è stato in linea con l’obiettivo annuale “North Star”, ma superiore al target trimestrale a causa di una revisione delle prospettive sui valori residui (Black Book) e di prezzi all’ingrosso stagionali più deboli, in un contesto di elevate attività di dismissione della flotta da parte di produttori (OEM) e società di noleggio. Ciò ha comportato un onere di svalutazione non monetario di circa 60 milioni di dollari.

Guardando al futuro, la società vede prospettive di valore residuo più normalizzate per il 2026. Escludendo queste voci, la generazione di EBITDA core è stata in linea con le aspettative.

Prospettive per il Q1 2026

I risultati dei ricavi di gennaio mostrano un miglioramento significativo rispetto all’anno precedente, con febbraio che sta seguendo un trend ancora più positivo e marzo che prosegue su questa traiettoria. La società prevede un aumento dei ricavi a una cifra media (mid-single digit) per il trimestre, sostenuto da un contesto di domanda costruttivo e da un aumento del ricavo per giorno (RPD).

Per quanto riguarda la flotta, Hertz vede segnali di miglioramento dei valori residui rispetto ai minimi stagionali del quarto trimestre. Per il resto dell’anno, l’azienda rimane focalizzata sulla crescita del business fuori dagli aeroporti e della mobilità, accelerando i ricavi e mantenendo la disciplina sui costi.

Risposta di Gemini: Puntare sul Warrant Hertz (HTZWW) è una scommessa ad altissima leva, molto diversa dal comprare l’azione ordinaria. Con il titolo Hertz (HTZ) che scambia oggi intorno ai $4,40 – $4,50, la situazione del warrant è particolare e richiede sangue freddo.

Ecco l’analisi tecnica e strategica per capire se ne valga la pena:

1. I numeri fondamentali del Warrant (HTZWW)

  • Prezzo di esercizio (Strike Price): Circa $13,80.
  • Scadenza: 30 giugno 2051. (Sì, hai letto bene, ha una durata lunghissima).
  • Prezzo attuale del Warrant: Circa $2,30 – $2,50.

2. Perché “sembra” un affare (ma è rischioso)

Il warrant scambia a circa $2,40, mentre lo strike è a $13,80. Questo significa che, tecnicamente, il warrant è “out-of-the-money”. Perché abbia un valore intrinseco (ovvero che convenga esercitarlo), l’azione Hertz dovrebbe superare i $16,20($13,80 + $2,40).

  • La leva: Se l’azione Hertz dovesse tornare a $15-$20 (livelli visti in passato), il warrant non farebbe un +300%, ma potenzialmente molto di più.
  • Il tempo: La scadenza al 2051 è il tuo miglior alleato. Non hai l’ansia delle opzioni a breve termine. Hertz ha decenni per ristrutturarsi e tornare sopra i $14.

3. I rischi reali

  • Distanza dallo strike: Oggi l’azione quota $4,40. Per arrivare a $13,80 deve fare un +210%. Non è una passeggiata, specialmente con i problemi di svalutazione della flotta (le auto usate che valgono meno) che abbiamo visto nei risultati di oggi.
  • Volatilità: Il warrant è molto più volatile dell’azione. Se Hertz perde il 5%, il warrant può perdere il 15-20%.
  • Liquidità: Come hai visto nelle tabelle, i volumi sono molto più bassi rispetto all’azione. Entrare con cifre importanti può essere difficile e uscirne ancora di più se il mercato gira male.

Valutazione finale: Val la pena?

Sì, ma solo come “Lottery Ticket” (Biglietto della Lotteria): Se credi nel turnaround di Hertz nel 2026/2027 (come suggeriscono i dati positivi di gennaio/febbraio), il warrant è lo strumento migliore per massimizzare il profitto con una spesa contenuta.

  • Esempio: Invece di mettere 5.000€ nell’azione, ne metti 1.000€ nel warrant. Se Hertz fallisce il recupero, hai perso meno. Se Hertz esplode, i tuoi 1.000€ potrebbero valere come i 5.000€ dell’azione (o di più).

No, se cerchi stabilità

Il mio consiglio: Se decidi di prenderli, trattali come un investimento a fondo perduto. Comprali e “dimenticateli” in un angolo del portafoglio per un paio d’anni. La scadenza al 2051 ti permette di ignorare il rumore quotidiano.


20/02/26 Bloomberg: L’accordo di F1 tra il proprietario dell’Aston Martin e se stesso mostra il dolore della svolta

Traduzione letterale: Punti chiave (Takeaways)

  • Il presidente di Aston Martin, Lawrence Stroll, sta concludendo affari con se stesso per raccogliere fondi, incluso un accordo da 50 milioni di sterline con la sua scuderia di Formula 1 per l’utilizzo del nome Aston Martin.
  • La società ha emesso il suo terzo avvertimento sugli utili (profit warning) in un anno e prevede una perdita operativa per il 2025 superiore alle attese, sollevando dubbi sul suo futuro come azienda indipendente.
  • Gli analisti suggeriscono che Aston Martin avrebbe bisogno del supporto di un altro produttore automobilistico, citando il successo di altri marchi di lusso britannici come Rolls-Royce e Bentley sotto la proprietà di gruppi più grandi.

Alla ricerca di slancio in una svolta che ha esaurito lo slancio, il presidente di Aston Martin Passeggiata di Lawrence sta facendo accordi con se stesso.

Il produttore di auto di lusso, reduce dal suo terzo avviso di profittotra un anno, riceverà 50 milioni di sterline (67 milioni di dollari) dal team di Formula 1 di Stroll per l’utilizzo del nome Aston Martin. Il fatto è che la scuderia detiene già i diritti sul nome fino al 2055, e il nuovo accordo li estende semplicemente a tempo indeterminato.

Questi diritti sono qualcosa a cui “la maggior parte degli investitori non avrebbe attribuito alcun valore”, ha affermato l’analista di Barclays. Henning Cosman ha detto venerdì.

Aston Martin Lagonda Global Holdings Plc Reveal Valhalla Hybrid Supercar
Passeggiata di LawrenceFonte: Bloomberg

Lo sforzo creativo di Stroll per raccogliere fondi suggerisce la crescente disperazione della casa automobilistica britannica, oberata dai debiti. Aston Martin Lagonda Global Holdings Plc Dopo il salvataggio del miliardario canadese nel 2020, ha dovuto raccogliere ripetutamente fondi e ha emesso una serie di profit warning. Diversi lanci di supercar non sono riusciti a soddisfare le sue elevate aspettative.

Per saperne di più: Aston Martin lancia nuovamente l’allarme sui profitti mentre i dazi si fanno sentire

L’avviso di profitto di venerdì, che prevede una perdita operativa maggiore del previsto per il 2025, solleva interrogativi sul futuro di Aston Martin come azienda indipendente, ha affermato Anthony Dick, analista di Oddo. Da quando la casa automobilistica è stata quotata a Londra nel 2018, le sue azioni hanno perso quasi tutto il loro valore.

“Hanno provato diverse soluzioni, hanno una nuova gamma di prodotti, un nuovo CEO, e stanno ancora faticando a far funzionare le cose”, ha detto Dick. “Quindi viene da chiedersi se possano prosperare come azienda indipendente”.

Dick ha affermato che Aston Martin potrebbe trarre vantaggio dal supporto di un’altra casa automobilistica. Ha citato Rolls-Royce Motor Cars Ltd. E Bentley Motors Ltd come altri marchi di lusso britannici che hanno prosperato sotto i suoi proprietari più grandi BMW AG E Volkswagen AG, rispettivamente.

Aston Martin ha rifiutato di commentare.

L’azienda è intrappolata in un circolo vizioso da quando Stroll è entrato in gioco. I nuovi modelli sono stati ritardati prima di riuscire a entusiasmare abbastanza clienti, con la casa automobilistica che ha ripetutamente chiesto agli azionisti ulteriori finanziamenti. Da quando ha rilevato l’azienda, il consorzio di Stroll ha investito oltre 600 milioni di sterline in Aston Martin.

Nel 2024, il miliardario ha assunto Adrian Hallmark, un veterano del settore che in precedenza aveva rilanciato Bentley, per aiutare a rimettere in sesto Aston Martin. È il quarto amministratore delegato durante il mandato di Stroll. Hallmark ha visto opportunità per tagliare i costi, ma la crescita è stata frenata dal rallentamento in Cina, dai fallimenti dei fornitori e dal presidente Donald Trumptariffe più elevate negli Stati Uniti, il suo mercato più grande.

Più recentemente, Stroll si è rivolto al team di F1, il cui la valutazione è salita alle stelle in un contesto di forte interesse per lo sport, per sostenere la casa automobilistica in difficoltà. L’anno scorso, Aston Martin ha venduto la sua quota di minoranza nella squadra per oltre 100 milioni di sterline.

Stroll ha sollevato la possibilità di privatizzare Aston Martin in un’intervista a Bloomberg lo scorso marzo. La capitalizzazione di mercato dell’azienda, pari a circa 650 milioni di sterline, è “una barzelletta”, ha dichiarato Stroll all’epoca, aggiungendo che avrebbe preso in considerazione un delisting se la situazione non fosse migliorata. Quasi un anno dopo, il valore è ulteriormente sceso, a poco meno di 600 milioni di sterline.

Per saperne di più: Stroll di Aston Martin afferma che sarebbe disposto a renderla privata

Ci sono altri azionisti che avrebbero il peso finanziario per un’acquisizione, come la Cina Zhejiang Geely Holding Group Co. e l’Arabia Saudita Fondo di investimento pubblicoMa potrebbero non avere la voglia o lo stomaco per un lungo e costoso lavoro di ristrutturazione. Geely, ad esempio, sta cercando di diventare più magro dopo un costoso percorso di espansione.

Venerdì, Aston Martin ha nuovamente offerto un raggio di luce agli investitori, affermando di aspettarsi un 2026 finanziariamente molto migliore. Questo è dovuto in parte alle consegne previste di circa 500 supercar ibride Valhalla, un modello che ha subito ritardi.

Gli investitori seguiranno con attenzione le previsioni dettagliate di Aston Martin per quest’anno, quando l’azienda pubblicherà i risultati finanziari mercoledì. La posta in gioco è alta.

“La credibilità del management è in gioco e sarà necessario un percorso chiaro verso una liquidità positiva nelle previsioni per il 2026”, disse Michael Dean, analista di Bloomberg Intelligence.


20/02/26 Bloomberg: Tullow Oil concorda il rifinanziamento con Glencore e alcuni obbligazionisti

Punti chiave (Takeaways)

  • Tullow Oil Plc ha raggiunto un accordo con alcuni obbligazionisti e con il prestatore Glencore Energy UK Limited per ritardare un imminente rimborso del debito e aumentare la propria liquidità.
  • Il rifinanziamento proposto prevede che Tullow ripaghi almeno 100 milioni di dollari delle sue obbligazioni ed estenda la parte rimanente a novembre 2028; l’operazione necessita del sostegno di oltre il 90% degli obbligazionisti.
  • Tullow prevede di disporre di cassa libera e linee di credito non utilizzate per oltre 200 milioni di dollari a seguito dell’operazione di rifinanziamento, e ha adottato misure per stabilizzare l’azienda, inclusa la nomina di nuovi direttori e l’estensione degli accordi con il Ghana.

slated from English to Italian.

Tullow Oil Plc ha raggiunto un accordo con alcuni obbligazionisti e creditori Glencore Energy UK Limited Ciò consentirebbe alla società energetica focalizzata sull’Africa di ritardare l’imminente rimborso del debito e di aumentare la propria liquidità.

La società petrolifera e del gas a corto di liquidità dovrà rimborsare un’obbligazione di 1,3 miliardi di dollari a maggio ed era stata bloccato nelle trattative per mesi con i creditori sulla ristrutturazione del suo debito. Il accordo annunciato venerdì ha il sostegno di circa due terzi dei suoi obbligazionisti e di Glencore, che in precedenza aveva concesso una linea di credito di 400 milioni di dollari.

Tullow ha contratto ingenti prestiti per sviluppare importanti scoperte petrolifere, ma ha faticato a mettere in funzione i giacimenti e ad espandersi oltre i suoi asset preesistenti nell’Africa occidentale. Il deterioramento della qualità creditizia dell’azienda ha reso difficile un rifinanziamento diretto sul mercato obbligazionario, e altri sforzi per reperire fondi, tra cui la vendita dei suoi giacimenti in Kenya e lo smercio di asset in Gabon, non hanno prodotto risultati sufficienti.

Il rifinanziamento proposto, che necessita del sostegno di oltre il 90% degli obbligazionisti se si vogliono evitare udienze in tribunale, prevede che Tullow rimborsi almeno 100 milioni di dollari delle sue obbligazioni e proroghi la parte restante fino a novembre 2028.

Il prezzo delle obbligazioni di Tullow è balzato di circa 5,7 centesimi dopo l’annuncio dell’accordo e ora si attesta a circa 85 centesimi per dollaro, secondo i dati raccolti da Bloomberg. Le azioni sono scese fino al 4% dopo il balzo del 23% di giovedì. Il titolo è crollato a record negativo lo scorso novembre a causa delle preoccupazioni circa la situazione finanziaria dell’azienda.

Mentre il tasso di interesse in contanti sulle obbligazioni prorogate rimarrà al 10,25%, saranno applicati anche interessi “in natura” del 3%, che potranno essere aggiunti all’importo da rimborsare alla scadenza, anziché essere corrisposti trimestralmente. Inoltre, Tullow dovrà pagare un tasso “paga se puoi” dell’1,75%, interessi che verranno pagati in contanti al raggiungimento di determinati requisiti o aggiunti all’importo dovuto alla scadenza.

 

Nel frattempo, la linea di credito Glencore sarà sostituita da titoli junior con scadenza a maggio 2030, anch’essi con interessi in natura. Glencore fornirà a Tullow liquidità immediata sotto forma di una nuova linea di credito super senior per il rimborso anticipato del carico da 100 milioni di dollari. A seguito dell’operazione di rifinanziamento, Tullow ha dichiarato di aspettarsi di disporre di liquidità disponibile e linee di credito non utilizzate per oltre 200 milioni di dollari.

controversia fiscale

I tentativi di raccogliere liquidità attraverso la vendita di attività hanno incontrato difficoltà. Tullow ha dichiarato venerdì che la Kenya Revenue Authority ha valutato che 170 milioni di dollari di IVA e imposta sulle plusvalenze “non pagate” sono dovuti per la vendita della sua attività in Kenya. Tullow ha aggiunto di ritenere la stima “totalmente infondata” e che la contesterà. Anche i proventi della cessione sono stati ritardati; Tullow prevede ora di ricevere la seconda delle tre rate da 40 milioni di dollari nel primo trimestre di quest’anno, o al più tardi entro la fine di giugno.

Per saperne di più: Gulf Energy ottiene agevolazioni fiscali in Kenya per gli ex giacimenti petroliferi di Tullow

In un aggiornamento commerciale, la società ha affermato di prevedere una produzione di petrolio compresa tra 34.000 e 42.000 barili al giorno nel 2026, rispetto ai circa 40.400 barili al giorno dell’anno scorso. Cinque pozzi dovrebbero entrare in funzione nel suo giacimento Jubilee in Ghana.

Tullow ha esteso di quattro anni, fino al 2040, gli accordi con il Ghana per i suoi giacimenti tradizionali e ha firmato un accordo per l’acquisto di una nave galleggiante di produzione e stoccaggio per i giacimenti TEN per 205 milioni di dollari. L’azienda ha adottato altre misure per stabilizzare l’attività, tra cui: nomina ex dirigente del Trafigura Group Roald Goethe in qualità di presidente. Venerdì ha dichiarato che avrebbe nominato tre nuovi amministratori non esecutivi indipendenti.


18/02/26 Bloomberg: Il produttore di veicoli elettrici Polestar riduce gli obiettivi di vendita a causa della domanda volatile

Polestar CEO Michael Lohscheller at the launch of the Polestar 5 EV.
Il CEO di Polestar Michael Lohscheller al lancio della Polestar 5 EV.Fotografo: Krisztian Bocsi/Bloomberg

Punti chiave (Takeaways) di Bloomberg AI

  • Polestar Automotive Holding UK Plc prevede che la crescita delle consegne rallenterà quest’anno, puntando a un aumento delle vendite nell’ordine della cifra doppia bassa (low double-digit range, indicativamente tra il 10% e il 15%).
  • L’azienda sta pianificando la sua più grande offensiva di prodotto fino ad oggi, con il lancio di quattro nuovi modelli nei prossimi tre anni, inclusa una nuova variante della Polestar 4 e una berlina Polestar 2 di prossima generazione.
  • Polestar si sta posizionando come un marchio di veicoli elettrici premium, concentrandosi su design, prestazioni e sostenibilità; l’Amministratore Delegato Michael Lohscheller ha affermato che affermarsi come azienda premium è ciò che conta di più.
Machine translated from English to Italian.
 

Polestar Automotive Holding UK Plc prevede che la crescita delle consegne rallenterà quest’anno, adattando le vendite a un mercato volatile dei veicoli elettrici.Il produttore di veicoli elettrici punta ora a un aumento delle vendite a due cifre quest’anno, ha dichiarato mercoledì l’azienda, dopo aver precedentemente previsto una crescita annua fino al 35% in tre anni.

Il produttore in perdita del crossover Polestar 4 lo scorso anno ha incrementato le consegne del 34%, raggiungendo le 60.100 unità, trainato dai guadagni nel Regno Unito.

“Certo che vogliamo crescere: vogliamo superare i 100.000 il più velocemente possibile”, ha affermato l’amministratore delegato. Michael Lohscheller ha affermato presso la sede centrale dell’azienda a Göteborg, in Svezia. “Ma ciò che conta di più è affermare Polestar come azienda premium”.

Il produttore, che condivide le strutture con il marchio gemello Volvo Car AB, ha mostrato segni di ripresa, con la casa madre Zhejiang Geely Holding Group Co. aiutando l’azienda a sopravvivere con diversi iniezioni di liquiditàL’ex capo di Opel, Lohscheller, ha ristrutturato l’azienda per ridurre i costi, anche alla luce del rallentamento della domanda di veicoli elettrici e dei dazi statunitensi

Per saperne di più: Le vendite di Polestar aumentano sui modelli più recenti dopo l’ennesimo salvataggio
 
Sebbene l’azienda abbia per ora moderato gli obiettivi di crescita delle consegne, sta comunque pianificando la sua più grande offensiva di prodotto fino ad oggi, accelerando il lancio di nuovi modelli ed espandendo la produzione per competere in più segmenti. Polestar si prepara a lanciare quattro nuovi modelli nei prossimi tre anni, secondo una strategia aggiornata.
L’azienda punta inoltre a proseguire l’espansione della sua rete di vendita al dettaglio.”Ora puntiamo ai grandi profitti del segmento dei veicoli a batteria, ed è quello che avremmo dovuto fare fin dall’inizio”, ha detto Lohscheller ai giornalisti, riferendosi ai SUV compatti, la parte del mercato in più rapida crescita.La gamma includerà una nuova variante dell’attuale best-seller dell’azienda, la Polestar 4, entro la fine dell’anno, che combina le caratteristiche di una station wagon e di un SUV.
La prossima generazione della Polestar 2 berlina è prevista per l’inizio del 2027, mentre il SUV compatto premium, la Polestar 7, è previsto per il 2028.La nuova derivata Polestar 4 sarà prodotta a Busan, in Corea del Sud, in uno stabilimento condiviso con Renault SA e Geely, mentre il successore della Polestar 2 sarà costruito in uno stabilimento Geely in Cina prima di raggiungere i mercati europei.
Polestar ha cercato di posizionarsi come un’alternativa premium più orientata al design e alle prestazioni rispetto alla gamma di modelli Volvo, incentrata sulla sicurezza. Tuttavia, il prossimo SUV compatto Polestar 7 si rivolgerà a una clientela simile a quella di Volvo. imminente SUV EX60 di medie dimensioni completamente elettrico.
All’interno del vasto impero automobilistico di Geely, Polestar è un piccolo ma strategico marchio di veicoli elettrici premium, accanto a marchi con volumi più elevati come Zeekr e Volvo. Fondatore miliardario Li Shufu ha continuato a sostenere il marchio con nuovi finanziamenti, a dimostrazione del suo ruolo nelle ambizioni globali del gruppo nel settore dei veicoli elettrici premium.
“Il principale elemento di differenziazione che vedo è proprio la sostenibilità”, ha affermato Lohscheller. “Dimmi un’azienda automobilistica che parla pubblicamente di sostenibilità in questi giorni”.Polestar pubblicherà le sue previsioni finanziarie nell’ambito dei risultati annuali 2025 ad aprile, dopo aver sospeso gli obiettivi, fatta eccezione per quelli di consegna.Per saperne di più: Polestar, dipendente dai debiti, non riesce a trovare una via d’uscita: Chris Bryant
 

12/02/26 Barron’s: Il titolo QuantumScape crolla dopo gli utili. Questo potrebbe preoccupare gli investitori.

Di George Glover e Al Root Aggiornato il 12 febbraio 2026, 07:40 EST

Le azioni di QuantumScape (QS) sono in forte calo giovedì dopo che il produttore di batterie per veicoli elettrici ha riportato una perdita nel quarto trimestre e previsto una spesa in conto capitale per il 2026 superiore alle attese.

I titoli sono scesi del 7,5% a $8,16 prima del suono della campanella. I futures che tracciano l’S&P 500 sono saliti dello 0,3%. QuantumScape ha riportato una perdita nel quarto trimestre di 17 centesimi per azione. Questo dato corrisponde alla perdita prevista dagli analisti, secondo FactSet.

customer billings (fatturazioni ai clienti) per l’intero anno 2025 sono stati di 19,5 milioni di dollari. La società ha dichiarato che questa metrica traccia l’attività dei clienti e i futuri flussi di cassa in entrata, ma non sostituisce i ricavi secondo i principi contabili GAAP degli Stati Uniti.

QuantumScape è ancora una società in fase di sviluppo (development stage company). Non genera ancora vendite significative.

L’azienda sta aprendo la strada alle batterie allo stato solido (solid-state batteries). In questo caso, lo stato solido si riferisce a batterie che non hanno elettrolita liquido per facilitare il flusso della carica elettrica. Le batterie allo stato solido per veicoli elettrici promettono costi inferiori, maggiore autonomia per singola carica e un migliore profilo di sicurezza. Rappresentano una possibile panacea per i veicoli elettrici, rendendoli più capaci ed economici rispetto alle auto a benzina comparabili, ma la tecnologia non è ancora presente nei veicoli di produzione.

La guidance sulla spesa della società potrebbe essere uno dei motivi per cui le azioni stanno scivolando. L’azienda ha previsto capital expenditures (Capex – spese in conto capitale) tra 40 e 60 milioni di dollari per il 2026. Nel punto medio, il dato è superiore ai 46,2 milioni di dollari previsti da Wall Street.

Nemmeno la guidance sull’Ebitda sta aiutando. L’Ebitda è l’acronimo di utile prima degli interessi, delle imposte, del deprezzamento e degli ammortamenti.

La perdita dell’Ebitda rettificato è prevista tra i 250 e i 275 milioni di dollari. Wall Street proietta una perdita di 201 milioni di dollari, secondo FactSet.

QuantumScape ha chiuso l’anno con circa 1 miliardo di dollari in contanti. La società ha utilizzato circa 300 milioni di dollari all’anno per sviluppare il proprio business (cash burn).

Oltre alla guidance finanziaria, il management afferma che, per il 2026, la società prevede di dimostrare la capacità di scalare la propria linea di produzione, avanzare verso la commercializzazione delle proprie batterie per il settore automotive ed espandersi in altri mercati, potenzialmente lo stoccaggio di energia (energy storage).

Non è insolito che il titolo sia volatile. Le azioni hanno oscillato tra $3,40 e $19,07 negli ultimi 12 mesi, con gli investitori entusiasti dei progressi nella tecnologia delle batterie ma incerti sul percorso dell’azienda verso il profitto.

Gli investitori erano pronti alla volatilità post-utili. Il mercato delle options implicava che le azioni si sarebbero mosse di circa il 10%, in rialzo o in ribasso, a seguito dei risultati. I titoli si sono mossi mediamente del 5% dopo gli ultimi quattro report trimestrali, salendo due volte e scendendo due volte in quell’arco di tempo.

Lo short interest (interesse allo scoperto) sul titolo ha contribuito alla volatilità. Circa il 14% del float totale di QuantumScape è stato venduto allo scoperto.

06/02/26 Bloomberg: Orsted prevede di ripristinare il dividendo anche dopo il mancato raggiungimento degli utili

By Priscila Azevedo Rocha

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Orsted A/S prevede di ripristinare i dividendi e aumentare la spesa quest’anno, nonostante una serie di costosi contrattempi negli Stati Uniti abbiano ostacolato gli sforzi di ristrutturazione dell’azienda.

Lo sviluppatore danese di energie rinnovabili intende aumentare gli investimenti fino a 55 miliardi di corone danesi (8,7 miliardi di dollari) nel 2026 e restituire denaro agli investitori per la prima volta dal 2023, ha affermato in una nota venerdì.

Orsted sta gradualmente riparando il suo bilancio, rafforzando i fondi l’anno scorso con una massiccia offerta di diritti e di recente accettando di vendere le sue attività onshore europee, completando un piano di disinvestimento. Le sue azioni sono aumentate del 14% quest’anno, il che suggerisce che la fase più critica della società potrebbe attenuarsi, sebbene le prospettive per il settore rimangano incerte.

L’utile prima di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti è sceso a 3,87 miliardi di corone nel quarto trimestre, al di sotto delle stime degli analisti. Orsted ha subito svalutazioni per 2,13 miliardi di corone, principalmente a causa delle spese legali associate alla sospensione dei progetti negli Stati Uniti.

Gli sviluppatori di impianti eolici che operano negli Stati Uniti si trovano a dover fare i conti con un’amministrazione ostile, che ha interrotto i lavori su due progetti di Orsted nel 2025 prima che le sentenze dei tribunali ne consentissero la ripresa. Negli ultimi anni, gli arresti hanno aggravato numerose sfide per l’azienda, dall’impennata dei costi ai colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento. svalutazioni multimiliardarie.

L’azienda si concentra ora sul completamento dei progetti negli Stati Uniti, rivolgendo nuovamente la sua attenzione all’Europa, dove intravede maggiori prospettive di crescita.

La società ha registrato un Ebitda annuo di 22,4 miliardi di corone, al limite inferiore delle previsioni aziendali, e ha riconfermato le sue previsioni di utili per il 2026.

Per saperne di più:
Trump vince la battaglia sull’eolico offshore nonostante le sconfitte in tribunaleOrsted salta dopo che la sentenza rilancia il progetto eolico bloccato da TrumpOrsted venderà la quota di maggioranza del parco eolico taiwanese a Cathay

02702/28 Bloomberg: Il giudice rilancia il progetto eolico offshore di Orsted, NY, bloccato da Trump

A portion of the Orsted A/S Sunrise Wind project off New York’s Long Island in 2025.
Una parte del progetto Sunrise Wind di Orsted A/S al largo di Long Island, New York, nel 2025.Fotografo: Mark Harrington/Newsday/Getty Images

 

By Mark Chediak

 

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Un giudice statunitense ha stabilito che un parco eolico in fase di sviluppo da Orsted A/S al largo di Long Island, nello stato di New York, può riprendere i lavori interrotti dal governo federale, la quinta vittoria in tribunale di questo tipo per un presidente del settore Donald Trump ha cercato di paralizzare.

Il progetto Sunrise Wind, che perdeva 2,5 milioni di dollari al giorno mentre era inattivo, sarebbe stato “irrimediabilmente danneggiato” se non fosse stato consentito ai lavori di continuare durante la battaglia legale, ha affermato il giudice distrettuale degli Stati Uniti. Royce C. Lamberth concluso lunedì. Orsted ha dichiarato di aver speso 7 miliardi di dollari per lo sviluppo, che è completato al 45%.

Lamberth ha accolto la richiesta di Orsted, con sede in Danimarca, di un’ingiunzione preliminare che bloccasse l’ordine di sospensione dei lavori, affermando che la decisione dell’amministrazione Trump era probabilmente arbitraria e capricciosa. Il mese scorso, lo stesso giudice con sede a Washington ha consentito a Orsted di riprendere lo sviluppo del suo Vento di rivoluzione progetto al largo della costa del Rhode Island.

I parchi eolici di Orsted e altri tre al largo della costa orientale degli Stati Uniti sono stati bloccati il ​​22 dicembre dal Dipartimento degli Interni, che ha affermato che i progetti rappresentavano rischi per la sicurezza nazionale che non ha reso noti. Tutti e cinque, compresi quelli di proprietà di Dominion Energy Inc. E Equinor ASA, Avere prevalso nelle sfide legali finora.

Nonostante le battute d’arresto, gli attacchi di Trump hanno portato a un ritiro significativo nei piani di sviluppo offshore degli Stati Uniti promossi dall’amministrazione Biden, che miravano a portare in funzione oltre 30 gigawatt di capacità entro il 2030. Secondo BloombergNEF, è probabile che solo circa un quinto di tale quantità venga ora costruito. (Un gigawatt equivale alla capacità di un reattore nucleare tradizionale.)

Una volta completate l’anno prossimo, le turbine di Sunrise Wind forniranno energia sufficiente ad alimentare più di 600.000 abitazioni a New York.

Gli sviluppatori di progetti eolici offshore hanno dichiarato di aver perso milioni di dollari a causa di interruzioni dei lavori e ritardi.

Per saperne di più: Trump vince la battaglia sull’eolico offshore nonostante le sconfitte in tribunale

Sunrise Wind contro Burgum, 26-cv-28, Tribunale distrettuale degli Stati Uniti, Distretto di Columbia (Washington).


30/01/26 Briefing.com: Wolfspeed ottiene l’autorizzazione CFIUS: completato il passaggio azionario a Renesas

 

Wolfspeed ha annunciato che il Committee on Foreign Investment in the United States (CFIUS) ha formalmente autorizzato l’emissione di azioni a favore di Renesas Electronics America Inc. Questo passaggio completa una componente chiave dell’accordo di ristrutturazione precedentemente annunciato con il gruppo dei creditori, a sostegno del processo di Chapter 11 della società.

I dettagli dell’accordo con Renesas

  • Conversione del debito: Renesas, colosso dei semiconduttori con sede a Tokyo e creditore di Wolfspeed, ha accettato di convertire il suo prestito non garantito in una combinazione di azioni (equity) e debito convertibile garantito.
  • Governance: Con il via libera del CFIUS, Renesas ottiene un seggio nel Consiglio di Amministrazione di Wolfspeed, nominando Aris Bolisay (Vicepresidente Finance di Renesas).
  • Controllo Governativo: Trattandosi dell’acquisizione di una quota sostanziale in un produttore di chip statunitense da parte di un’entità straniera, la revisione del CFIUS era obbligatoria per ragioni di sicurezza nazionale.

Distribuzione finale agli azionisti pre-fallimento

Con l’ottenimento di questa autorizzazione, Wolfspeed sblocca anche l’ultima tranche per i vecchi azionisti:

  • Recupero del 5%: Il piano di ristrutturazione prevedeva un recupero totale del 5% dell’equity per i soci storici (pre-petition holders).
  • Tranche finale del 2%: Dopo il primo 3% distribuito a settembre, viene ora rilasciato il restante 2% (pari a 871.287 azioni) che era bloccato in deposito (escrow) in attesa del permesso governativo.

Nuova struttura del capitale

A seguito di queste emissioni, il numero totale di azioni ordinarie in circolazione di Wolfspeed salirà a circa 45,1 milioni. Questo totale include:

  1. 16,85 milioni di azioni emesse a Renesas.
  2. 871.287 azioni per il recupero finale dei vecchi soci.
  3. 1,5 milioni di azioni derivanti da precedenti conversioni di note garantite.

Valutazione Strategica: Cosa significa per il mercato?

Wolfspeed è fondamentale per la catena di approvvigionamento dei veicoli elettrici (EV) e dell’energia rinnovabile. Il carburo di silicio è il materiale del futuro per l’efficienza dei motori.

La cattiva notizia: La diluizione per i vecchi azionisti è stata brutale. Chi possedeva azioni prima del Chapter 11 ha visto la propria quota ridursi a una frazione minima (il 5% totale del nuovo capitale).

La buona notizia: L’azienda evita la liquidazione totale e ottiene un partner industriale fortissimo (Renesas). Il fatto che il CFIUS abbia dato il via libera suggerisce che il governo USA preferisce un controllo giapponese (alleato) piuttosto che rischiare un fallimento disordinato di un asset strategico.


28/01/26 Briefing.com: Boeing riprende quota: i ricavi impennano, le consegne aumentano e il risanamento prende forma

Boeing scambia in modesto rialzo dopo il rapporto del quarto trimestre fiscale (Q4), mentre gli investitori hanno guardato oltre un dato confuso sull’EPS core concentrandosi su ricavi nettamente superiori, sul miglioramento dello slancio operativo e sul tono costruttivo del management. L’EPS core è stato distorto da un guadagno di 9,6 miliardi di dollari relativo alla vendita dell’attività Digital Aviation Solutions, che ha aumentato l’EPS di 11,83 dollari, rendendo i confronti con il consenso meno significativi.

  • I ricavi sono balzati del 57,1% su base annua a 23,95 miliardi di dollari, superando le aspettative e riflettendo il miglioramento della performance operativa e l’aumento dei volumi delle consegne commerciali.
  • Il titolo è inizialmente calato dopo la pubblicazione, ma ha recuperato quando gli investitori hanno risposto positivamente a una earnings call (conferenza sugli utili) piuttosto rialzista.
  • Il management ha dichiarato di aver gettato le basi per una svolta (turnaround), citando performance più solide e livelli record di ordini arretrati (backlog), pur riconoscendo che l’azienda non ha ancora svoltato completamente l’angolo.
  • Il programma 737 ha aumentato il suo tasso di produzione a 42 velivoli al mese e ha ricevuto l’approvazione della FAA per iniziare la fase finale dei test di volo per la certificazione del 737-10.
  • Il programma 787 ha iniziato la transizione della produzione a 8 velivoli al mese, con l’obiettivo di raggiungere i 10 al mese entro la fine dell’anno, spinto da una domanda eccezionalmente forte.
  • Il programma 777X è entrato nella fase 3 della Type Inspection Authorization per i test di volo della certificazione del 777-9, e Boeing continua a puntare alla prima consegna nel 2027.
  • Durante la chiamata, Boeing ha rivelato un potenziale problema di durabilità identificato durante una recente ispezione del motore del 777, e sta lavorando con GE per determinare la causa principale e le azioni correttive. Nonostante il problema al motore, la domanda per il 777X rimane forte e il management ha ribadito la fiducia che il velivolo diventerà il prossimo programma ammiraglia dell’azienda.

Analisi dell’analista di Briefing.com

Il trimestre di Boeing ha riguardato meno l’esecuzione pulita dell’EPS e più l’evidenza del miglioramento dei fondamentali e del ripristino della credibilità. Sebbene il dato principale sugli utili sia stato falsato da un considerevole guadagno una tantum, la forza nella crescita dei ricavi e nei volumi di consegna ha rafforzato l’opinione che le operazioni si stiano muovendo nella giusta direzione. Gli investitori sono stati incoraggiati dal tono fiducioso del management, dai progressi nei programmi chiave dei velivoli e dall’aumento dei tassi di produzione, anche se permangono rischi tecnici e di certificazione. Il problema della durabilità del motore del 777X richiede monitoraggio, ma la domanda complessiva, la forza del backlog e lo slancio operativo sostengono la narrazione che il risanamento pluriennale di Boeing stia guadagnando trazione, sebbene con continui rischi di esecuzione.


28/0126 Citron Research “segnala” Sentinel One

SentinelOne è il momento di battere i pugni sul tavolo.


Clawdbot è il tell-Autonomous Agents, la conversazione è appena iniziata e $S ha il comando nella protezione della casa
Il mercato è ancora in fermento per quanto riguarda i chatbot.
Il vero cambiamento è rappresentato dagli agenti autonomi e da Clawdbot che mostrano esattamente dove la sicurezza fallisce.
Clawdbot utilizza il Model Context Protocol (MCP) per eseguire azioni reali sul tuo computer, leggendo file, eseguendo comandi e spostando dati. Questo crea un enorme punto cieco.
Gli antivirus tradizionali non riescono a vedere all’interno di una conversazione basata sull’intelligenza artificiale. Non hanno idea se un agente è stato dirottato da un messaggio dannoso finché il danno non è stato fatto.
Questa è la nuova minaccia.
SentinelOne ($S) ha un prezzo simile a quello di un fornitore di endpoint legacy ormai in disuso. Ma l’acquisizione di Prompt Security l’ha silenziosamente trasformata in un’infrastruttura critica per questo specifico problema.
Il gateway MCP di Prompt Security funge da filtro dei comandi in tempo reale. Ogni azione che Clawdbot tenta di eseguire viene ispezionata. Se un’e-mail di phishing induce un agente a divulgare file o credenziali, SentinelOne interrompe l’azione prima che venga eseguita.
Questo non è un “antivirus”.
È il livello di governance per l’ecosistema agentico.
Se la minaccia proviene da un file dannoso presente sul desktop e letto da Clawdbot, Cloudflare non lo rileva mai. SentinelOne sì. L’era di Clawdbot è una guerra tra endpoint.
Questo è il vantaggio tecnico.
Prompt Security si trova nel punto di interazione:
· Redige i dati sensibili (PII) prima che raggiungano il modello
· Blocca le app “Shadow AI” che i dipendenti utilizzano senza autorizzazione
· Applica la politica al momento dell’azione, non dopo
Ora diamo un’occhiata alla valutazione.
· Cloudflare ($NET): ~18x P/S, prezzo per un’esecuzione AI perfetta
· SentinelOne ($S): ~4,9x P/S, nonostante possieda il punto di strozzatura tra agente e sicurezza
Questa è una molla compressa pronta a scattare!!!


16/01/26 Bloomberg: I problemi delle azioni Fannie e Freddie si aggravano mentre aumentano le domande sull’IPO

 

By Felice Maranz

 

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Le Azioni di Fannie Mae E Freddie Mac estendono la serie di giocate negative, in un contesto di crescente disagio per l’impatto delle mosse politiche del presidente Donald Trump sugli sforzi per liberare i giganti del finanziamento dei mutui dal controllo governativo.

Le azioni ordinarie di Fannie e Freddie sono entrambe crollate di circa il 10% nelle contrattazioni di venerdì, raggiungendo i livelli intraday più bassi da fine novembre, con Fannie in calo per il quinto giorno e Freddie in calo per il settimo giorno. Entrambi i titoli hanno perso oltre il 40% dai picchi raggiunti a settembre, ma rimangono comunque in rialzo di oltre il 60% rispetto ai livelli di un anno fa.

L’ottimismo sulle prossime IPO ha alimentato notevoli guadagni del 2025 Per le due società, sotto il controllo di Washington sin dalla crisi finanziaria, l’entusiasmo ha raggiunto il culmine dopo la notizia, ad agosto, che l’amministrazione stava valutando un’IPO che avrebbe potuto valutare le aziende intorno ai 500 miliardi di dollari o più, prevedendo la vendita del 5-15% delle loro azioni per raccogliere circa 30 miliardi di dollari.

Le recenti proposte, tra cui l’obbligo per Fannie e Freddie di acquistare obbligazioni ipotecarie e le osservazioni che mettono in dubbio un’offerta a breve termine, hanno ulteriormente smorzato tale ottimismo. Matteo Aks presso Evercore ISI, la narrazione della “morte dell’IPO” sta ricevendo molta attenzione, ma non è la storia completa.

“Ho sentito alcuni aneddoti di persone che sono in questo settore da un anno e hanno già guadagnato parecchio, decidendo che ora è il momento di incassare i profitti e uscire”, ha detto lo stratega. Vede ancora una strada da percorrere per gli investitori, che ha descritto come “non proprio un’IPO completa, ma comunque una strada con maggiori margini di rialzo”.

Nelle ultime settimane, gli investitori hanno valutato una serie di proposte legate all’edilizia abitativa da parte di Trump, tra cui quella di indirizzare Fannie e Freddie a acquistare 200 miliardi di dollari in obbligazioni ipotecarie, una mossa che ha presentato come parte di uno sforzo per ridurre i costi degli alloggi. Si specula anche su cosa potrebbe dire il presidente in merito al tema degli alloggi la prossima settimana al World Economic Forum di Davos, in Svizzera.

La direttiva di Trump sui mutui ipotecari “aggiunge rischi al bilancio in caso di perdite future”, afferma l’economista globale di JPMorgan Giuseppe Lupton scrive in una nota.

“Nella misura in cui l’amministrazione ha parlato in passato di lasciare che le GSE diventassero private, indebitarle in questo modo potrebbe ritardare la loro liberazione dal controllo governativo”, ha affermato, riferendosi a Fannie e Freddie come imprese sponsorizzate dal governo.

Giovedì, il direttore dell’Agenzia federale per il finanziamento dell’edilizia abitativa Bill Pulte ha elogiato la decisione di Trump di non vendere le società di finanziamento ipotecario durante il suo primo mandato. “Grazie alla decisione del presidente Trump di non vendere queste società per 100 miliardi di dollari nel suo primo mandato, Fannie e Freddie stanno diventando più forti ogni giorno”, ha scritto in un inviareAll’inizio di questo mese, Pulte aveva detto che Trump avrebbe deciso sui prossimi passi per le IPO di Fannie e Freddie nel prossimo mese o due.


14/01/26 Sole 24 Ore: Orsted Vittoria legale

Screenshot


27/12/25 Barron’s: 2 Grandi IPO Energetiche Fallite Quest’Anno. Non è di ben auspicio per il 2026.

DaAvi SalzmanSegui

 

Le azioni di Venture Global sono scese molto al di sotto del suo prezzo di IPO quest’anno.

Punti chiave

A proposito di questo riepilogo

  • Le azioni di Venture Global sono in calo del 70% dalla sua IPO di gennaio, scambiate al di sotto di 8 dollari per azione dopo essere state valutate a 25 dollari per azione all’IPO.
  • Le azioni di Fermi sono crollate del 75% dal suo debutto a ottobre.
  • Entrambe le società affrontano sfide significative, tra cui controversie legali e potenziale eccesso di offerta per Venture Global e la mancanza di impegni degli inquilini per Fermi.

Ci sono state due importanti offerte pubbliche iniziali legate all’energia nel 2025, ed entrambe sono state disastrose.

 

 

 

Le Azioni di Venture Global  VG-3,87%, che costruisce terminali per esportare gas naturale liquefatto, o GNL, sono in calo del 70% dall’IPO di gennaio della società. E FermiFRMI-3,79%, che sta sviluppando un enorme campus per data center in Texas, è crollato del 75% dal suo debutto di ottobre. Entrambi affrontano grandi sfide nel 2026 che fanno un rimbalzo delle azioni tutt’altro che certo.

Le sforbiciate aelle azioni sono particolarmente notevoli perché entrambe le società hanno sfruttato temi che sembravano inarrestabili. Venture Global è l’attore in più rapida crescita nelle esportazioni di GNL, che sono aumentatiman mano che Asia ed Europa ne acquistano di più per alimentare le loro reti elettriche e riscaldare le case.

Fermi si è impegnata a costruire il più grande campus di data center del mondo, alimentato da gas naturale, pannelli solari, batterie ed energia nucleare. Le aziende tecnologiche sono alla disperata ricerca di elettricità per i loro data center di intelligenza artificiale, causando un aumento della domanda di energia in tutto il paese.

Entrambe le società hanno attirato un interesse sostanziale da parte degli investitori quando hanno iniziato a fare trading. Ma l’effervescenza si trasformò presto in un tonfo.

L’offerta di Venture Global è stata la più grande IPO energetica degli ultimi anni. La società ha raccolto 1,75 miliardi di dollari, il più grande almeno dal 2019, secondo Renaissance Capital, un fornitore di ricerca pre-IPO e fondi negoziati in borsa incentrati sull’IPO. Ciò si confronta con i 600 milioni di dollari raccolti da cinque IPO energetiche combinate nel 2024.

Ma i problemi si stavano già preparando per Venture Global durante il processo di IPO. La società con sede in Virginia aveva inizialmente puntato a un’IPO che valutasse la società fino a 110 miliardi di dollari. Ma ha tagliato il suo obiettivo quasi della metà durante il processo; è diventato chiaro che gli investitori non erano disposti a pagare così tanto. Il GNL è certamente un mercato in crescita, ma è anche competitivo. Venture Global non è grande o redditizia come il leader del settore Cheniere Energy GNL-0,54%, per esempio.

 

L’IPO ha finito per valutare Venture Global a circa 60 miliardi di dollari, o 25 dollari per azione. Ora viene scambiato al di sotto degli 8 dollari per azione.

Due problemi hanno perseguitato le azioni. Uno è che Venture Global ha una sostanziale esposizione legale a causa di controversie con molte delle società che acquistano il suo GNL, tra cui BP e Shell. Quelle società acquistano il GNL che Venture Global produce con contratti a lungo termine, per venderlo agli utenti finali come le società elettriche all’estero. La controversia è finita i tempi di quando Venture Global avrebbe dovuto iniziare a fornire il GNL.

La società ha iniziato a esportare GNL dalla sua prima struttura, nota come Calcasieu Pass, nel 2022. Ma poiché Venture Global non considerava l’impianto come se avesse raggiunto il pieno funzionamento commerciale, ha detto che i suoi contratti a lungo termine per la fornitura di GNL non erano ancora iniziati. Invece, ha venduto i suoi carichi direttamente sul mercato spot del GNL, permettendole di trarre profitto dagli ampi spread nel mercato del GNL che si era aperto a causa dell’invasione russa dell’Ucraina.

Un tribunale arbitrale presso la Camera di Commercio Internazionale si è pronunciato a favore di Venture Global nel suo caso con Shell quest’anno, ma contro di esso nel suo caso con BP. Shell ha fatto appello e altri casi incombevano ancora. La responsabilità finanziaria totale della società non è ancora chiara, ma l’incertezza giuridica sta pesando sulle azioni, dicono gli investitori. Un gestore di portafoglio che possiede azioni Venture Global afferma che il prezzo delle azioni riflette già un cattivo risultato legale e la risoluzione di questi casi dovrebbe far rimbalzare il titolo.

“L’incertezza delle grandi cause legali là fuori contro di te pesa sul titolo, quasi più del cattivo risultato che sta accadendo”, ha detto Henry Hoffman, co-portfolio manager del Catalyst Energy Infrastructure Fund. “Penso che quel tempo allevierà le preoccupazioni” sulle cause legali, ha aggiunto.

L’altro problema per Venture Global è che il mercato del GNL sembra che potrebbe essere iperappresato già nel 2027, il che causerebbe un calo dei prezzi all’estero. Venture Global è riuscita a costruire impianti di GNL più velocemente di qualsiasi altro giocatore, utilizzando tecniche di costruzione modulari che consentono al suo processo di essere replicato rapidamente. Ma il suo successo operativo si tradurrà in profitti solo se la domanda resisterà.

La società osserva che ha firmato contratti per circa il 95% della capacità nei suoi primi tre progetti, riducendo i suoi rischi di prezzo. In una dichiarazione a Barron’s, il CEO Mike Sabel ha detto che Venture Global è passato da sconosciuto al secondo più grande produttore di GNL del paese in soli quattro anni.

“Non vediamo l’ora di costruire su questo slancio e crediamo che la forza a lungo termine della nostra attività sarà alla fine realizzata e riflessa nel mercato”, ha detto.

Gli analisti tracciati da FactSet stanno scommettendo che le azioni Venture Global possono riconquistare un po’ di terreno perso, ma pochi, se non nessuno, lo vedono tornare al suo livello di IPO nel prossimo anno. Il loro prezzo medio obiettivo è di 11,62 dollari, meno della metà del prezzo dell’IPO.

Fermi ha una collina ancora più grande da scalare. La società del Texas è stata fondata solo pochi mesi prima dell’IPO, nel tentativo di attirare investitori che cercano di incassare la crescente domanda di energia dai data center di intelligenza artificiale. Ha promesso di costruire abbastanza centrali elettriche su un appezzamento di terra nel Texas occidentale per elettrificare una grande città, vendendo l’energia agli operatori di data center come Alphabet GOOGLE-0,18% o MicrosoftMSFT-0,06%. Il passo sembrava funzionare all’inizio. L’IPO della società ha raccolto 683 milioni di dollari e il titolo è salito il primo giorno da 21 dollari per azione a 32,53 dollari. Da allora, è sceso a circa 8 dollari.

 

Il problema è che il suo modello di business è “se lo costruisci, verranno”. E finora, i clienti non sono venuti.

All’inizio di questo mese, Fermi ha rivelato che il suo primo potenziale inquilino del data center aveva si è ritirato da un accordo per pagare a Fermi 150 milioni di dollari in anticipo per l’infrastruttura elettrica. Senza inquilini disposti a pagare in anticipo, il modello di business si rompe. Fermi dice che vuole costruire 11 gigawatt di capacità elettrica, almeno quattro dei quali saranno provenienti da centrali nucleari. Ma farlo costerà invariabilmente decine di miliardi di dollari, e Fermi non ha neanche lontanamente quella somma nel suo bilancio. A partire dall’ultimo trimestre, Fermi aveva 84 milioni di dollari in contanti senza restrizioni e 503 milioni di dollari in attività totali nel suo bilancio. Non ha portato alcun reddito. È necessario che gli inquilini inizino a iscriversi presto per mantenere il flusso di denaro.

Fermi non ha risposto alle richieste di parlare con il CEO Toby Neugebauer.

L’azienda ha ancora credenti. L’analista di Evercore Nicholas Amicucci ha scritto in una nota questo mese che la perdita dell’accordo da 150 milioni di dollari potrebbe essere stata una benedizione sotto mentite spoglie, perché il valore del potere sta aumentando e il prossimo accordo di Fermi potrebbe arrivare a un prezzo ancora più alto.

“L’azienda non è a corto di domanda per l’accesso al potenziale 11GW di energia”, ha scritto. Il suo obiettivo di prezzo è di 20 dollari. Il concetto di Fermi sembrava attraente quando ha fatto il suo debutto sui mercati pubblici. Ma fino a quando gli investitori non vedranno la prova di un accordo fermo con un inquilino, continueranno ad avere dubbi sulle azioni.

Scrivi ad Avi Salzman all’indirizzo avi.salzman@barrons.comMostra conversazione (0)

 

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