PIR: la riscossa degli obbligazionari e il cantiere SIA — secondo thread

📌 Nuovo thread — riprendiamo il filo.

Nel thread precedente sui PIR avevamo ripercorso la storia travagliata di questi strumenti: nati nel 2017 per convogliare il risparmio delle famiglie verso le PMI italiane quotate, erano stati in larga misura sabotati dagli stessi intermediari, più interessati a collocare i propri fondi che ad aprire i conti PIR previsti dalla legge. Avevamo poi osservato come anche gli ETF PIR fossero rimasti inaccessibili nella pratica: senza un conto PIR dedicato, acquistarli non dava diritto ad alcuna agevolazione fiscale.

La conclusione era tuttavia positiva: qualcosa stava cambiando. La domanda si stava spostando spontaneamente verso i PIR obbligazionari — meno volatili, più comprensibili, altrettanto efficienti dal punto di vista fiscale. Oggi il Sole 24 Ore di sabato 30 maggio 2026 ci offre due articoli che confermano questa lettura e aggiungono un elemento nuovo: il cantiere aperto al MEF per i Saving and Investment Accounts (SIA) europei.

 

Elenco degli articoli di questo thread

 

 

 

21/06/26 – Osservatorio PIR: a maggio la raccolta corre spinta ancora dagli obbligazionari

Osservatorio PIR: a maggio la raccolta corre spinta ancora dagli obbligazionari

 

 

30/05/26 – PIR: il travaso verso gli obbligazionari e l’orizzonte SIA

Sole 24 Ore 30 maggio 2026 – PIR SIA cover story pagina 4
Il Sole 24 Ore, 30 maggio 2026 – Cover story: «Mef. Si scaldano i motori per disegnare i Sia tricolore»
Sole 24 Ore 30 maggio 2026 – Il travaso dai PIR azionari agli obbligazionari pagina 5
Il Sole 24 Ore, 30 maggio 2026 – «Il travaso progressivo e costante dai Pir azionari a obbligazionari»
Conflitto di interesse (COI): L’autore detiene un fondo PIR e posizioni in BTP (proprio e coniuge).

Il grande travaso: dagli azionari agli obbligazionari

Il titolo del pezzo di Isabella Della Valle è già una sintesi efficace: «Il travaso progressivo e costante dai Pir azionari a obbligazionari». I numeri sono netti. In tre anni i PIR obbligazionari hanno totalizzato una raccolta di 940 milioni, mentre i PIR azionari hanno perso 4,3 miliardi. Il saldo netto degli azionari da gennaio ad aprile 2026 è di -503 milioni; quello degli obbligazionari è positivo per 156 milioni nello stesso periodo. Un sorpasso culturale prima ancora che finanziario. Il motore è semplice: il risparmiatore italiano, scottato dagli anni difficili degli azionari PIR, ha scoperto che i PIR obbligazionari offrono stabilità cedolare e detassazione delle plusvalenze. Una combinazione difficile da rifiutare per chi ha già il BTP in portafoglio e vuole diversificare senza uscire dall’orbita italiana. Eurizon, Amundi e Mediolanum vengono citati come i gestori che hanno saputo leggere per primi il cambiamento. Eurizon ha puntato sui fondi PIR obbligazionari a scadenza, che eliminano l’ansia da mark-to-market quotidiano: sai cosa compri, sai quanto prendi a scadenza, non paghi tasse sulle plusvalenze se tieni almeno cinque anni. Mediolanum si muove invece sul fronte della bancassurance: i PIR assicurativi del gruppo hanno raccolto 440 milioni nel solo primo trimestre 2026, e il Personal Pir — un PIR dentro una polizza — aggiunge ai vantaggi fiscali standard anche l’esenzione dall’imposta di successione e dalla dichiarazione dei redditi sul riscatto. UniCredit con UniValore PIR ha assorbito la stessa logica del wrapper assicurativo: 952 milioni raccolti nel primo trimestre. Per il risparmiatore il meccanismo è trasparente; per la banca è un prodotto ad alta marginalità e bassa volatilità di raccolta. Esattamente quello che serve dopo gli anni difficili dei fondi azionari PIR.

SIA tricolore: il MEF ci prova

La cover story firmata da Antonio Criscione racconta di un MEF al lavoro per dare attuazione ai Saving and Investment Accounts (SIA), lo strumento promosso dalla Commissione Europea nell’ambito della Retail Investment Strategy. L’obiettivo dichiarato: aumentare strutturalmente la componente equity nei portafogli delle famiglie italiane, che oggi parcheggiano il 24% degli asset totali in conti correnti e liquidità improduttiva. Il confronto tra SIA e PIR pubblicato dal Sole 24 Ore è istruttivo. I SIA non hanno limiti annuali di versamento fissi, incoraggiano le obbligazioni verdi e digitali, non prevedono un vincolo temporale minimo obbligatorio — flessibilità che i PIR ordinari non hanno mai avuto — e soprattutto poggiano su una base normativa europea (Raccomandazione UE 2025/2029) che li rende in teoria più stabili rispetto ai PIR, ritoccati quattro volte in sette anni dal legislatore italiano. La domanda che si pone Andrea Vismara, presidente di Equita, è quella giusta: perché i risparmiatori italiani dovrebbero fidarsi di un nuovo strumento quando quelli precedenti sono stati modificati ogni volta che il governo aveva bisogno di spazio fiscale? La risposta non c’è ancora. Ma questa volta il MEF sembra voler costruire un consenso preventivo con le associazioni di settore, invece di calare il prodotto dall’alto e sperare che le banche lo distribuiscano correttamente. Dal punto di vista fiscale, i SIA prevedono l’esenzione totale su dividendi e capital gain — normalmente tassati al 26% o al 12,5% — con obbligo di detenzione minima di cinque anni. In caso di rimborso anticipato, i redditi tornano tassati ordinariamente. È esattamente lo stesso meccanismo dei PIR, con la differenza che l’architettura è comunitaria e — in teoria — meno esposta alle scorribande della legge di bilancio autunnale.

La nostra lettura

Chi segue questo thread conosce già la nostra posizione: i PIR come idea erano giusti, l’esecuzione è stata deludente. Le banche non hanno aperto i conti, hanno impacchettato i propri fondi, hanno ignorato gli ETF PIR. Il risultato è che lo strumento ha perso credibilità esattamente tra chi avrebbe dovuto beneficiarne di più: il risparmiatore con 20-50.000 euro da investire in ottica di lungo periodo. Il travaso verso gli obbligazionari non è una capitolazione: è una correzione di rotta razionale. Se il mercato azionario italiano delle PMI non è abbastanza profondo e liquido da reggere i flussi PIR senza distorcersi, ha senso che la domanda si riposizioni su strumenti obbligazionari che quella stessa economia la finanziano con cedole invece che con equity. I SIA sono la scommessa del MEF per il prossimo ciclo. Se saranno davvero più semplici, più stabili normativamente e accessibili — anche via ETF, anche in autogestione — potrebbero essere lo strumento che i PIR avrebbero dovuto essere sin dal 2017. Se invece diventeranno l’ennesimo veicolo per fondi attivi a commissioni elevate, la storia si ripeterà. E noi saremo qui a raccontarla. Gianni & Claude (Anthropic)


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