Asset Allocation 4’

ù📌 Questo è il quarto thread della serie Asset Allocation — una raccolta ragionata di articoli dalla stampa finanziaria internazionale, con commento editoriale. Mercati, ETF, obbligazioni, credito privato, geopolitica: tutto quello che vale la pena leggere, filtrato e tradotto per voi.

Per il materiale precedente: → ASSET ALLOCATION 3

 

Elenco degli articoli di questo thread

 

 

21/06/26 – 60/40 è morto? Barron’s: perché un 90/10 batte il portafoglio classico nel lungo periodo

L’autore non detiene posizioni in titoli individuali citati nell’articolo (il pezzo riguarda l’allocazione azioni/obbligazioni in generale, non singoli ticker).

Robert Pozen — docente al MIT Sloan e già presidente di Fidelity Investments — rimette in discussione su Barron’s uno dei dogmi più radicati della pianificazione finanziaria: il portafoglio 60/40 (60% azioni, 40% obbligazioni di qualità) come scelta “prudente” di riferimento. La sua tesi, scritta esplicitamente come opinione personale e non come posizione editoriale di Barron’s, è che per chi ha un orizzonte lungo e non dipende dal portafoglio per le spese correnti, un’allocazione 90/10 (90% in un indice azionario, 10% in un fondo monetario) produce risultati nettamente superiori nel tempo, anche tenendo conto della maggiore volatilità.

Look at the large and growing differences in total returns between investing $100,000 in a 90-10 portfolio versus a 60-40 portfolio over time:

Confronto rendimento totale portafoglio 90-10 vs 60-40

L’obiezione classica a un’allocazione così sbilanciata sulle azioni — che le azioni scendono molto più delle obbligazioni nei momenti di crisi — è corretta, ma secondo Pozen ignora la tendenza storica del mercato a ritornare verso la media. Guardando ai sessant’anni passati, i tre peggiori anni per rendimento totale dell’S&P 500 sono stati il 2008, il 2002 e il 1974: in tutti e tre i casi l’indice ha rimbalzato rapidamente, con rendimenti ampiamente positivi negli anni immediatamente successivi.

years, the index rebounded quickly, with large positive returns in following years.

S&P 500 rendimenti dopo i peggiori anni negativi

Anche le sequenze prolungate di anni negativi sono state rare: un solo periodo di tre anni consecutivi in rosso (2001-2003), recuperato interamente entro fine 2006, e un solo periodo di due anni consecutivi negativi (1973-74, legato all’embargo petrolifero globale), recuperato entro il 1976. Lo stesso schema si è ripetuto quest’anno: l’S&P 500 era a -7,3% da inizio anno al 30 marzo, soprattutto per la guerra in Iran, ma è tornato a +5,6% da inizio anno entro il 1° maggio.

Pozen smonta anche l’idea che le obbligazioni offrano una protezione affidabile nei ribassi azionari: su sessant’anni, solo in 10 casi i rendimenti positivi obbligazionari hanno compensato, almeno in parte, i rendimenti negativi dell’S&P 500. In tre di quei sessant’anni, anzi, anche i Treasury a 10 anni hanno chiuso in negativo insieme alle azioni — il 2022 è l’esempio più recente, con S&P 500 e Treasury decennali entrambi vicini a -18%.

Il punto centrale della sua argomentazione è che i rendimenti azionari dipendono soprattutto dalla crescita degli utili aziendali, mentre quelli obbligazionari dipendono dai tassi d’interesse, a loro volta legati alle condizioni macro e alle politiche di governo. Nei periodi inflazionistici le obbligazioni soffrono, mentre le aziende di successo riescono spesso a trasferire i costi sui prezzi. Tra il 1972 e il 1982, con un’inflazione media sopra l’8%, l’S&P 500 ha reso in media il 7,7% nominale contro il 5,7% dei Treasury decennali; tra il 2021 e il 2024 il confronto è stato ancora più netto, 13,5% contro -5,4%. “Le obbligazioni semplicemente non sono attraenti come le azioni,” scrive Pozen, attribuendo parte della preferenza degli investitori americani per i bond a un bias di recency legato al decennio post-2008, con tassi bassi che difficilmente si ripeterà — anzi, secondo l’autore i deficit pubblici crescenti (di entrambi gli schieramenti politici) e la futura insolvenza di Medicare e Social Security spingeranno verso più debito, più inflazione, tassi più alti e prezzi obbligazionari più bassi.

L’avvertenza che Pozen aggiunge è comportamentale, non finanziaria: chi scegliesse un 90/10 deve avere un piano per restare calmo negli inevitabili anni negativi, perché anche chi dichiara un orizzonte lungo spesso vende nei ribassi e poi fatica a individuare il momento giusto per rientrare — un comportamento che, secondo i dati di Dalbar citati nell’articolo, fa perdere all’investitore retail medio in fondi azionari circa il 3% l’anno rispetto al benchmark. I suoi suggerimenti pratici: trattare gli anni negativi come occasioni d’acquisto, ricordare che ai peggiori anni di borsa seguono quasi sempre anni positivi, e considerare il 10% in liquidità come una polizza assicurativa per l’eventualità, comunque rara, di due o tre anni consecutivi di ribasso. L’impostazione, sostiene, resta valida anche per chi si avvicina alla pensione, dato l’allungamento dell’aspettativa di vita, e per chi pianifica di lasciare il portafoglio in eredità — estendendo di fatto l’orizzonte di investimento ben oltre la propria vita.

Fonte: Barron’s, Robert Pozen (MIT Sloan, ex presidente Fidelity Investments), 21 giugno 2026 — guest commentary, opinione personale dell’autore. Adattamento e commento editoriale: Gianni & Claude (Anthropic).


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Questo articolo ha finalità esclusivamente informative ed educative e non costituisce in alcun modo una raccomandazione di investimento. I mercati finanziari comportano rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione finanziaria, si consiglia di consultare un professionista qualificato. Leggi il nostro disclaimer.
— Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

 

 

 

20/06/26 – L’Europa torna a sovraperformare: il “dividendo della pace” nei numeri

L’autore non detiene posizioni in titoli individuali citati nell’articolo (il pezzo riguarda settori, non singoli ticker).

Le prospettive di pace in Medio Oriente stanno preparando le borse europee a un secondo semestre da protagoniste, con gli investitori che scommettono su una crescita economica più solida e un’inflazione in calo.

Dopo essere rimasto indietro rispetto ai pari americani per i tre mesi della guerra, lo Stoxx Europe 600 è salito di circa l’1,5% questo mese, sostenuto dall’accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz — la rotta chiave per il trasporto di energia. Lo S&P 500, nello stesso periodo, ha invece perso l’1%.

Stoxx 600 vs S&P 500

L’intesa tra Washington e Teheran è tutt’altro che conclusa e appare fragile — i colloqui previsti per venerdì sono stati rinviati — ma i prezzi del petrolio sono scesi di quasi il 30% nell’ultimo mese, segnale che il mercato non si aspetta, al momento, una nuova escalation del conflitto.

Questo favorisce i settori più legati al ciclo economico — banche, produttori di auto, beni di lusso — mentre la scarsità di grandi nomi dell’intelligenza artificiale in Europa viene percepita come un vantaggio, in un momento in cui il trade tecnologico americano comincia a vacillare per il timore che il rally sia andato troppo oltre. “Il caso d’investimento per il trade ‘compra Europa’ è tornato,” ha detto Raphael Thuin, responsabile delle strategie sui mercati dei capitali di Tikehau a Parigi, spiegando che investire in Europa diversifica il rischio legato alla tecnologia.

Diverse case d’investimento, tra cui Goldman Sachs e Barclays, hanno già rivisto al rialzo le stime sui rendimenti azionari europei per l’anno. Deutsche Bank non preferisce più i titoli USA a quelli europei, e un sondaggio Bloomberg tra 16 strategist mostra un’attesa media di chiusura 2026 dello Stoxx 600 vicino ai massimi storici.

Anche i dati macro recenti sono incoraggianti: l’indice delle sorprese economiche di Citigroup mostra l’Europa in fase di accelerazione proprio mentre gli Stati Uniti sembrano aver toccato il picco. In passato, questo tipo di divergenza relativa ha spesso anticipato una fase di sovraperformance azionaria regionale.

Sorprese economiche e azioni europee

Gli investitori si sono già spostati rapidamente verso i settori più sensibili alla crescita: banche, beni industriali e media sono stati tra i migliori della settimana successiva all’annuncio dell’intesa provvisoria, mentre i più defensivi utility e telecom sono rimasti indietro. Anche i titoli energetici, dopo il rally degli ultimi mesi, vengono ora evitati mentre il mercato rivede le aspettative sul petrolio. Marina Zavolock di Morgan Stanley ritiene che la riapertura dello stretto sia “solo parzialmente” già scontata dalle borse europee, il che lascerebbe spazio a ulteriori guadagni; ha infatti declassato il settore energetico a peso neutro aumentando invece il sovrappeso sulle banche. Secondo Zavolock, gli investitori stanno aspettando l’effettiva resumption in flows through the Strait of Hormuz (ripresa dei flussi nello Stretto), mentre l’attenzione resta dominata dal tema AI.

Rotazione settoriale europea

Restano comunque investitori scettici sulle prospettive europee dei prossimi mesi, mentre l’effetto dei prezzi energetici ancora elevati si propaga nell’economia: un sondaggio di Bank of America mostra un saldo netto del 4% dei gestori che si attende un calo dei titoli regionali, la lettura più pessimista da settembre 2024.

Gli strategist di UBS sostengono che il rally europeo abbia bisogno di un allargamento duraturo della spesa in conto capitale al di fuori dell’intelligenza artificiale; intanto, dopo aver perso terreno a inizio mese, il tema sta tornando interessante grazie alla maxi IPO di SpaceX, con afflussi record da 19 miliardi di dollari sui titoli tech nella settimana fino a mercoledì secondo Bank of America. Per Alexandre Drabowicz, chief investment officer di Indosuez Wealth Management, i segnali restrittivi della BCE rendono le borse europee poco attraenti “da un punto di vista macro,” anche se la regione offre ancora “sacche di valore” — tra cui banche, autonomia strategica e difesa.

Nel complesso, le borse europee restano convenienti rispetto a quelle americane: lo Stoxx Europe 600 tratta a un multiplo prezzo/utili a termine di 15 volte, uno sconto del 25% rispetto allo S&P 500.

Stagionalità dello Stoxx 600

Dal punto di vista tecnico, la performance di giugno è da manuale: l’indice è in linea per superare il calo medio dell’1,4% registrato negli ultimi 25 anni nello stesso mese, e i dati Bloomberg mostrano che lo Stoxx 600 tende storicamente a salire oltre l’1% anche a luglio, prima di una pausa in agosto quando la liquidità si assottiglia. Secondo Ulrich Urbahn, responsabile della strategia multi-asset di Berenberg, nel breve periodo la sovraperformance europea potrebbe continuare, “fintanto che i mercati continuano a scontare un dividendo della pace” che abbassi il premio per il rischio energetico e sostenga i settori ciclici europei.

Fonte: Bloomberg (Sagarika Jaisinghani, Julien Ponthus, Michael Msika), 20 giugno 2026. Adattamento e commento editoriale: Gianni & Claude (Anthropic).


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Questo articolo ha finalità esclusivamente informative ed educative e non costituisce in alcun modo una raccomandazione di investimento. I mercati finanziari comportano rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione finanziaria, si consiglia di consultare un professionista qualificato. Leggi il nostro disclaimer.
— Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

 

 

 

19/06/26 – Barron’s: il rally delle Borse asiatiche non è finito. Perché Corea del Sud, Taiwan e Giappone hanno ancora margine di salita

Borsa di Seul, rally azionario coreano 2026

Il listino sudcoreano ha guadagnato oltre il 100% da inizio anno. Foto: Seongjoon Cho/Bloomberg.

L’autore non detiene posizioni nei titoli citati in questo articolo.

Fonte: Barron’s, 19 giugno 2026. Autrice: Reshma Kapadia. Traduzione e adattamento: Gianni & Claude (Anthropic).

Le borse asiatiche stanno surclassando Wall Street da inizio anno, e secondo gli strategist non è il momento di prendere profitto. L’indice ampio MSCI AC Asia è salito del 25% da gennaio, l’S&P Asia 50 — più concentrato su Corea del Sud e Taiwan — è arrivato al +50%, contro un comunque robusto +19% dell’S&P 500. Il motore è lo stesso visto negli Stati Uniti, il boom dell’intelligenza artificiale, qui declinato attraverso il trio Samsung Electronics, SK Hynix e Taiwan Semiconductor Manufacturing: circa l’85% del mercato taiwanese, secondo l’articolo, è in qualche modo legato all’AI. A questo si aggiunge un secondo motore meno discusso: l’aumento della spesa militare globale e la spinta alla reindustrializzazione, che stanno favorendo cantieristica e componentistica coreana, mentre le aziende manifatturiere giapponesi beneficiano della ricerca di fornitori alternativi alla Cina.

Corea del Sud: il preferito degli strateghi

Timothy Moe di Goldman Sachs ha fissato un obiettivo di 12.000 punti per il KOSPI, un ulteriore +32% dai livelli di giovedì, basato su stime di crescita degli utili che superano persino il consenso: il mercato si aspetta già un +277% degli utili coreani nel 2026, ma Moe è a +320% (e +35% l’anno prossimo). Dietro la revisione c’è la persistente sottovalutazione, secondo i gestori, di quanto possa durare l’attuale ciclo dei prezzi delle memorie: la domanda di capacità di calcolo cresce più rapidamente dell’offerta, dando ai produttori di DRAM e NAND potere di pricing che pochi anni fa sembrava impensabile per un settore considerato ciclico per definizione. Ben Durrant di Baillie Gifford osserva che, nonostante i guadagni record, i produttori di memoria coreani restano più economici in rapporto agli utili di trent’anni fa, e vede ancora spazio di raddoppio o triplicazione per Samsung Electronics e SK Square (la holding di SK Hynix). Il mercato coreano nel suo complesso resta a buon mercato — 8 volte gli utili attesi, il 20% sotto il picco precedente, oltre il 60% dei titoli sotto il valore contabile — con le riforme di corporate governance previste nella seconda metà dell’anno come possibile ulteriore catalizzatore.

Taiwan: upside più contenuto, rischio più tattico

Moe ha alzato Taiwan a Outperform con un obiettivo di 51.000 punti sul TAIEX, circa +10%. A 22 volte gli utili il mercato non sembra a buon mercato, ma aggiustato per la crescita (PEG a 0,7) resta il secondo più conveniente della regione dopo la Corea. I rischi sono però più tattici: indicatori di momentum già tesi, elevato possesso azionario sia da hedge fund che da investitori retail, oltre ai consueti rischi geopolitici legati alla Cina che pesano in modo specifico su Taiwan.

Giappone: riforme, buyback e una BCE — pardon, una BoJ — meno accomodante

Il Nikkei ha segnato un nuovo record questa settimana, sostenuto da riforme orientate a migliorare redditività e ritorni per gli azionisti via dividendi e riacquisti. La Bank of Japan ha alzato i tassi di 25 punti base all’1% e ha annunciato lo stop agli acquisti di titoli di Stato da aprile 2027: un segnale misto sull’inflazione che, secondo l’analista di Gavekal Udith Sikand, potrebbe spingere gli investitori domestici dalle obbligazioni verso le azioni come alternativa di rendimento.

La variabile petrolio

Sullo sfondo resta il conflitto in Iran. Se il cessate il fuoco dovesse tenere, gli strategist vedono un effetto a catena positivo anche su India e sud-est asiatico importatore di petrolio, oltre a un beneficio indiretto per il Giappone in caso di calo dei prezzi energetici — un tema che avevamo già trattato nel pezzo sulla riapertura dello Stretto di Hormuz più sopra in questo thread.

Gli strumenti UCITS per l’investitore europeo

Gli ETF citati da Barron’s — iShares MSCI South Korea (EWY), iShares MSCI Taiwan e iShares MSCI All Country Asia ex Japan — sono tutti domiciliati negli Stati Uniti e non acquistabili direttamente dai retail europei per via della normativa PRIIPs/KID. Ecco gli equivalenti UCITS disponibili su Borsa Italiana o Xetra:

Tema ETF USA (Barron’s) Equivalente UCITS Ticker / ISIN TER
Corea del Sud iShares MSCI South Korea (EWY) iShares MSCI Korea UCITS ETF IQQK / IE00B0M63391 (dist.) — CSKR / IE00B5W4TY14 (acc.) 0,65%
Taiwan iShares MSCI Taiwan (EWT) iShares MSCI Taiwan UCITS ETF IQQT / IE00B0M63623 0,74%
Asia ex Japan iShares MSCI All Country Asia ex Japan (AAXJ) iShares MSCI AC Far East ex-Japan UCITS ETF IQQF / IE00B0M63730 0,74%

Nota: l’indice “Far East ex Japan” di iShares è la versione UCITS più vicina all’indice “Asia ex Japan” di AAXJ — composizione simile ma non identica. Verificare sempre il KID prima dell’acquisto. ISIN e TER da justETF/iShares, dati di giugno 2026.

La nostra lettura

Il filo che lega questo pezzo al resto del thread è lo stesso: l’AI sposta capitali ben oltre le mega-cap americane che già abbiamo in portafoglio, e lo fa attraverso una manciata di fornitori reali — qui non parliamo di narrativa, ma di un oligopolio di memoria (Samsung, SK Hynix, Micron) e di fonderia avanzata (TSMC) senza il quale l’intera filiera AI si fermerebbe. Detto questo, un mercato che ha già guadagnato oltre il 100% da gennaio — come quello coreano — sconta parte di questo scenario, e la dispersione tra la Corea (ancora a buon mercato, 8x gli utili) e Taiwan (22x, momentum già teso) suggerisce selettività più che esposizione broad alla regione. Per chi opera in euro resta poi il tema cambio, non coperto dagli ETF UCITS più diffusi: un rally del 50% in dollari diventa qualcosa di diverso una volta convertito. Come sempre in questo thread: mappa del territorio, non raccomandazione.


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Questo contenuto ha finalità esclusivamente informativa ed educativa e non costituisce consulenza finanziaria, legale o fiscale. I mercati finanziari comportano rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione di investimento si raccomanda di consultare un professionista abilitato. Leggi il disclaimer completo.
Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

 

 

10/06/26 – L’infrastruttura è molto più dei data center: 11 modi per diversificare (Barron’s)

Infrastrutture investimento oltre data center

Conflitto di interesse (COI): L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati o collegati al tema: CEG, OKLO, BWXT, HON, DE.

Fonte: Barron’s, 10 giugno 2026. Autrice: Debbie Carlson. Traduzione e adattamento: Gianni & Claude (Anthropic).

Il dibattito sull’investimento in infrastrutture si è inceppato sul tema data center. È comprensibile — il boom dell’AI ha reso i data center il centro dell’attenzione — ma questa focalizzazione rischia di far perdere di vista un universo molto più ampio e, per molti investitori, più interessante. Energia, utilities, trasporti, acqua, reti elettriche, nucleare: sono tutte infrastrutture, e tutte in fase di espansione accelerata.

Un rapporto McKinsey del 2025 stima che il mondo avrà bisogno di $106 trilioni di investimenti cumulativi in infrastrutture entro il 2040, sia per aggiornare gli asset tradizionali sia per rispondere a nuova domanda: stazioni di ricarica, reti in fibra ottica, storage energetico, grid resilienti. Con la difficoltà dei governi a finanziare tutto questo con denaro pubblico, il capitale privato sta colmando il vuoto — e i mercati pubblici ne sono uno dei canali principali.

Jay Jacobs, responsabile degli ETF azionari USA di BlackRock, definisce le infrastrutture una classe di asset unica: hanno sia crescita della domanda che caratteristiche difensive, tendono a pagare rendimenti superiori alla media e i flussi di cassa sono spesso pluriennali e indicizzati all’inflazione.

AI-adjacent: meglio la generazione di energia che i data center

Matt Farrell, deputy CIO di WE Family Offices, preferisce evitare i data center diretti e puntare sulla generazione di energia come esposizione indiretta all’AI. La sua tesi: i mercati sottovalutano il rischio di obsolescenza tecnologica dei data center. Sono strutture bespoke, costose da costruire, e dopo i contratti decennali i clienti possono scegliere di non rinnovarli. La domanda di elettricità, invece, crescerà comunque — anche se la spesa in AI dovesse rallentare. Farrell detiene il Lazard Global Listed Infrastructure (GLIFX) — un fondo attivo ad alta convinzione, non un ETF, con 34 posizioni e orientamento value su utilities, torri cellulari e ferrovie.

Derek Miser, di Miser Wealth Partners, preferisce gli ETF tematici nei segmenti dove è difficile identificare i singoli vincitori — come il nucleare. Il suo strumento di riferimento è il VanEck Uranium and Nuclear (NLR).

Rebuild America: infrastrutture fisiche con meno AI

Per chi vuole esposizione alle infrastrutture fisiche americane con minore dipendenza dal ciclo AI, Dan Payne di SlateStone Wealth suggerisce il Global X U.S. Infrastructure Development (PAVE) e l’iShares U.S. Infrastructure. Questi ETF detengono principalmente le aziende che forniscono materiali, prodotti e know-how per costruire — oltre ai proprietari e operatori di asset infrastrutturali. PAVE ha restituito il 33,8% nell’ultimo anno e il 17% annualizzato a 5 anni.

Grid e smart infrastructure

Alex Papadopoulos di Egea SRI e Peter Krull di Earth Equity Advisors convergono sul First Trust Nasdaq Clean Edge Smart Grid Infrastructure (GRID), che investe in hardware e software per la rete elettrica sia negli USA che globalmente. Krull cita un recente report JP Morgan su come le tecnologie integrate possano costruire una rete elettrica resiliente e orientata al futuro. Il +44,3% a un anno di GRID è il dato più alto della tabella.

Acqua: l’infrastruttura più sottovalutata

Garvin Jarbusch di Green Alpha Advisors sottolinea il rischio idrico come il prossimo blind spot sistemico: “Così come l’ascesa dell’AI ha portato alla luce i problemi dell’infrastruttura energetica, i cambiamenti climatici e la scarsità d’acqua potrebbero cambiare l’economia del rischio idrico.” L’Invesco Water Resources ETF (PHO) detiene aziende come Valmont, Xylem, Itron e Badger Meter — tutte focalizzate sull’efficienza idrica.

Infrastrutture sostenibili e real estate climate-resilient

Peter Krull possiede anche il Vert Global Sustainable Real Estate ETF, che detiene REIT con bassa impronta carbonica e minore esposizione ai rischi climatici fisici come alluvioni, innalzamento del mare e tempeste. Una nicchia ancora poco esplorata ma con logica solida in un mondo dove il rischio climatico diventa sempre più un fattore di pricing immobiliare.

Gli strumenti: rendimenti a confronto

Strumento USA 1Y 3Y ann. 5Y ann. AUM TER
XLU – State Street Utilities SPDR 0,6% 11,9% 6,3% $22,0 mld 0,08%
PAVE – Global X US Infrastructure Development 33,8% 25,0% 17,0% $13,5 mld 0,47%
GLIFX – Lazard Global Listed Infrastructure (fondo attivo) 16,7% 14,1% 11,3% $12,5 mld 0,96%
GRID – First Trust Clean Edge Smart Grid 44,3% 24,2% 16,8% $11,3 mld 0,56%
NLR – VanEck Uranium and Nuclear 26,7% 31,3% 20,2% $4,6 mld 0,52%
VOO – Vanguard S&P 500 (benchmark) 24,9% 21,5% 13,5% $1.700 mld 0,03%

Rendimenti al 8 giugno 2026. Fonte: Morningstar/Barron’s. I rendimenti passati non garantiscono quelli futuri.

I proxy UCITS per l’investitore europeo

Gli ETF e fondi USA citati nell’articolo non sono acquistabili dalla maggior parte degli investitori retail europei per via della normativa PRIIPs/KID. La tabella seguente indica i proxy UCITS tematicamente più vicini disponibili su Borsa Italiana o Xetra — non repliche esatte, ma le alternative più ragionevoli per ciascun tema.

Tema Strumento USA Proxy UCITS più vicino Note
Utilities USA XLU iShares S&P 500 Utilities Sector UCITS ETF (IUUS) Replica utilities USA large cap. Match diretto.
Utilities globali SPDR MSCI World Utilities UCITS ETF (WUTS) Tema centrale dell’articolo non coperto da un singolo ETF USA; aggiunta consigliata per esposizione globale.
Rebuild America PAVE Global X US Infrastructure Development UCITS ETF (PAVG – Xetra) Versione UCITS ufficiale dello stesso prodotto. Match quasi diretto.
Infrastrutture globali listed GLIFX (fondo attivo) iShares Global Infrastructure UCITS ETF (INFR) GLIFX è un fondo attivo concentrato con orientamento value. INFR è passivo e broad. Non esiste equivalente UCITS dello stile Lazard.
Smart grid GRID L&G Clean Energy UCITS ETF oppure iShares Global Clean Energy (INRG) Non esiste un equivalente UCITS puro dello smart grid. Queste alternative coprono rinnovabili ed elettrificazione con sovrapposizione parziale.
Uranio e nucleare NLR VanEck Uranium and Nuclear Technologies UCITS ETF (NUCL – Xetra) NLR è più utility/tradizionale, NUCL è più tecnologia nucleare. Match valido.
Acqua PHO iShares Global Water UCITS ETF (IH2O – Borsa Italiana) PHO è più USA/industriale, IH2O è più globale. Ottimo proxy.

I proxy UCITS indicati sono le alternative tematicamente più vicine disponibili in Europa, non repliche esatte. Composizione, stile gestionale e profilo di rischio possono differire significativamente. Verificare sempre il KID prima dell’acquisto. I rendimenti passati non garantiscono quelli futuri.


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10/06/26 – Come investono gli italiani: oltre la prudenza, verso la crescita (Algebris Investments)

 

Fonte: podcast Algebris Investments, “Come investono gli italiani: oltre la prudenza, verso la crescita”. Video YouTube: [inserire link].

Il patrimonio complessivo delle famiglie italiane supera i 12.000 miliardi di euro, ma è caratterizzato da una scarsa liquidità e da una composizione squilibrata: il 51% è concentrato in immobili (oltre 6.000 miliardi), il 30% nei mercati finanziari, il 16% nell’imprenditoria legata al tessuto del Made in Italy, e solo il 3% in consumi e passioni.

Il mito del mattone e i nuovi rischi

L’85% degli italiani possiede una casa, ma la qualità del patrimonio immobiliare solleva interrogativi sul lungo periodo: l’85% degli immobili è stato costruito prima del 1990 e il 25% risale addirittura a prima o durante la Seconda Guerra Mondiale. Circa 7.500 comuni italiani sono esposti a rischi di alluvioni o catastrofi ambientali, il che riduce la percezione della casa come bene sicuro al 100%. Il podcast cita l’aneddoto di Chi vuole essere milionario: i concorrenti italiani sono gli unici al mondo a rispondere sistematicamente che userebbero la vincita per comprare una casa.

La prudenza finanziaria: i numeri del 30%

Gli italiani hanno perso il primato di grandi risparmiatori: la capacità di risparmio è scesa dal 28% degli anni ’80 al 9,3% attuale, complice lo shock inflazionistico. Analizzando il 30% del patrimonio destinato ai mercati finanziari, emerge una forte avversione al rischio:

Il 40% è lasciato in liquidità sui conti correnti — un bisogno psicologico di stabilità che espone però il capitale all’erosione inflazionistica. Il 45% è in obbligazioni, prevalentemente BTP: gli italiani preferiscono la prevedibilità della cedola e della scadenza rispetto alle oscillazioni dell’azionario. Solo il 15% è in azioni, una quota marginale dovuta alla paura della volatilità e a una memoria storica legata alle crisi passate.

Il feticcio del BTP e il paradosso del rating

I dati Consob certificano il peso dei titoli di Stato nei portafogli italiani. Il podcast propone una provocazione: l’Italia ha un rating BBB+, la stessa valutazione di Romania, Messico, Indonesia, Cile e Perù. Nonostante la Romania offra spesso rendimenti superiori a parità di rischio emittente, l’investitore domestico sceglie solo il BTP per un fattore culturale, dimenticando l’importanza di diversificare oltre il singolo Stato.

Tecnologia, AI e crypto

L’educazione finanziaria in Italia è giudicata ancora troppo bassa e andrebbe introdotta fin dalle scuole medie. Sul fronte dell’AI, il podcast riconosce che strumenti come ChatGPT facilitano l’accesso ai dati, ma avverte che il “fai da te” digitale può essere pericoloso: l’intelligenza artificiale automatizzerà molti settori, ma non potrà sostituire l’empatia e la fiducia che caratterizzano il rapporto con un consulente professionista. Le criptovalute interessano circa il 14% degli italiani, con una polarizzazione netta: alta tra i 18-25 anni, appena il 2% tra gli over 60.

Il messaggio finale: i mercati premiano il lungo periodo

I dati storici degli ultimi 26 anni su indici come lo Stoxx Europe 600 e l’S&P 500 mostrano che, nonostante bolle tecnologiche, Lehman Brothers, Covid e tensioni geopolitiche, i mercati azionari mantengono una traiettoria di crescita costante nel lungo periodo. Il messaggio chiave: non agire con emotività. I momenti di correzione rappresentano veri e propri “saldi” in cui acquistare aziende solide a prezzi scontati, con un orizzonte temporale pianificato con cura.


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Questo articolo ha finalità esclusivamente informative ed educative e non costituisce consulenza finanziaria. Investire comporta rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare un professionista qualificato. Per maggiori informazioni, leggi il nostro disclaimer. — Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

 

 

07/06/26 – Guida all’investimento azionario in Europa in attesa dei tassi BCE

 

Rialzo tassi BCE – guida settoriale
Banca di Francia prevede crescita economica sostenuta nel 2026. Foto: Benjamin Girette / Bloomberg

Conflitto di interesse (COI): L’autore non detiene posizioni nei titoli citati in questo articolo.

Fonte: Bloomberg — di Levin Stamm, 7 giugno 2026. Traduzione a cura di Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

Gli operatori azionari europei devono aggiungere questa settimana una nuova variabile alle proprie strategie di investimento: l’impatto dei tassi in rialzo su ogni angolo del mercato.

I mercati monetari hanno sostanzialmente già scontato un rialzo di un quarto di punto da parte della Banca Centrale Europea giovedì, per contrastare le pressioni inflazionistiche innescate dalla guerra in Iran. Con almeno due aumenti prezzati entro fine anno, gli investitori dovranno posizionarsi per l’impatto disomogeneo del ciclo restrittivo BCE sui diversi settori, e per la durata attesa del ciclo stesso.

Le banche, già avviate verso il quarto anno consecutivo di guadagni, appaiono le vincitrici naturali di un contesto di tassi in salita. Le compagnie energetiche sono nel frattempo protette dai flussi di cassa generati dal boom delle vendite petrolifere. Utilities e real estate appaiono invece a rischio, in quanto tradizionali sostituti obbligazionari. I titoli rivolti ai consumatori — come il lusso — subiscono la pressione dell’aumento del costo del credito, che erode la domanda.

«Il rialzo BCE di giugno è pienamente anticipato dal mercato, che vuole però davvero credere che l’aumento del petrolio e dell’inflazione si rivelerà temporaneo», ha dichiarato Roland Kaloyan, responsabile della strategia azionaria europea di Société Générale.

Una complicazione aggiuntiva per i mercati azionari europei è che si apprestano a entrare in un potenziale ciclo restrittivo con valutazioni nettamente superiori rispetto al precedente, di quattro anni fa. Lo Stoxx Europe 600 tratta a quasi 15 volte gli utili attesi, contro meno di 12 volte nel 2022.

È altamente improbabile che i tassi raggiungano i livelli di allora, ma sarebbe prudente essere selettivi nell’esposizione settoriale. Un team di Goldman Sachs che include Guillaume Jaisson ha avvertito che valutazioni più elevate rendono i mercati azionari vulnerabili in caso di ulteriore rialzo dei rendimenti.

Valutazioni azionarie europee e rendimenti

Gli strategist di UBS Global Wealth Management, tra cui Mark Hafele, preferiscono investire in società europee che beneficiano di tendenze strutturali al di là del mero contesto dei tassi, citando in particolare l’informatica e i beni industriali.

Mentre gli investitori si preparano al primo rialzo BCE da settembre 2023 e a un periodo — almeno transitorio — di tassi più elevati, ecco i settori da monitorare:

Finanziari

Come spesso accade nei contesti di alta inflazione, le banche del continente sono il bersaglio privilegiato degli investitori che vogliono cavalcare una BCE più aggressiva. «Ci aspettiamo due rialzi BCE nella seconda metà dell’anno, quindi vediamo il settore bancario come un buon proxy per giocare rendimenti obbligazionari più alti e inflazione sul mercato azionario», ha dichiarato Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac.

Tuttavia, dopo anni di sovraperformance, la spinta per le banche sarà probabilmente meno pronunciata rispetto al 2022, secondo l’analista di Keefe, Bruyette & Woods Andrew Stimpson. Gli istituti di credito inizierebbero questo ciclo con tassi già molto più alti e con una copertura elevata dai rischi. Stimpson indica le banche irlandesi e olandesi come i vincitori relativi, con quelle francesi destinate a beneficiarne meno nel breve termine.

Le compagnie assicurative, al contrario, sarebbero penalizzate: la loro natura difensiva e la funzione di sostituto obbligazionario perderebbero appeal in un contesto di rendimenti più alti.

Utilities e Real Estate

Le utility hanno iniziato a sganciare la loro correlazione dai livelli dei tassi, man mano che il settore si lega maggiormente ai temi dell’intelligenza artificiale e dell’elettrificazione.

Tuttavia, con i tassi in rialzo, società come Iberdrola ed Engie dovranno convincere gli investitori che la loro sovraperformance sullo Stoxx 600 di quest’anno è giustificata e che stanno riuscendo a rispettare le attese.

Utilities e proxy obbligazionari

Gli utili del settore sono attesi in crescita del 4,9% nel 2026, contro un incremento del 12% per l’indice di riferimento nel suo complesso. Gli strategist di Barclays sono sovrappesati sul gruppo grazie ai recenti venti favorevoli, ma riconoscono che i tassi in rialzo costituiscono un rischio.

Il quadro è più cupo per il real estate, che già arranca rispetto al mercato quest’anno. I suoi utili sono attesi in calo del 2,1% nel 2026, unico settore con una flessione degli utili prevista. Rimane fortemente sensibile ai tassi, secondo gli strategist di Goldman, e risulterà probabilmente ancora un ritardatario con i tassi in salita.

Utilities e Real Estate

Stoxx 600 settori e aspettative

Gli utili del settore utility sono attesi in crescita del 4,9% nel 2026, contro un +12% per l’indice complessivo. Gli strategist di Barclays sono sovrappesati sul gruppo per i recenti venti favorevoli, pur riconoscendo il rialzo dei tassi come un rischio. Il real estate rimane il settore più vulnerabile: unico con utili previsti in calo (–2,1%), ancora molto sensibile ai tassi secondo Goldman.

Chimica e Auto

La chimica è stata penalizzata da un lungo periodo di domanda debole, costi in aumento e sovraccapacità globale. Proprio quando le condizioni sembravano migliorare — con le disruption delle supply chain legate alla guerra che promettevano un impulso a breve termine — la BCE rischia di aggiungere un nuovo ostacolo.

«Tassi più alti in Europa potrebbero frenare la crescita dei volumi nel settore chimico», ha detto l’analista di Berenberg Sebastian Bray. «Il settore della chimica diversificata dovrebbe avere un buon secondo trimestre grazie a prezzi più alti, causati dalla carenza di materie prime asiatiche per il conflitto iraniano — il che significa che tassi più alti potrebbero aumentare il rischio di una decelerazione sequenziva.»

Il settore auto è il peggiore dello Stoxx 600 da inizio anno, e i vari fattori inflazionistici che mantengono la politica monetaria relativamente restrittiva difficilmente aiuteranno a cambiare rotta. Una politica delle banche centrali aggressiva rischia di «aumentare i costi di finanziamento e ridurre l’accessibilità, limitando ulteriormente la crescita dei volumi e il potere di determinazione dei prezzi», ha avvertito Moody’s in un recente rapporto.

Lusso

I rialzi BCE non saranno benvenuti dai rivenditori di moda e gioielli di alta gamma. «Tutto ciò che impatta negativamente la crescita e i mercati non è un bene per il lusso», ha detto Jelena Sokolova, analista di Morningstar.

Dal punto di vista patrimoniale, Sokolova indica Kering — proprietaria di Gucci — come la più vulnerabile all’aumento del costo del debito, a causa dell’elevata posizione debitoria. Di fatto, una Fed aggressiva potrebbe rivelarsi un problema ancora più serio dell’aumento del costo del credito in Europa: tassi USA più alti peserebbero sul mercato azionario americano, smorzando l’appetito dei consumatori statunitensi per borse e gioielli, il cui comportamento d’acquisto è fortemente legato all’effetto ricchezza dei mercati finanziari. LVMH e Kering sono tra le aziende del lusso con la maggiore quota di ricavi proveniente dagli Stati Uniti.

Energia e Rinnovabili

L’energia è una beneficiaria indiretta del contesto di tassi più alti, grazie al principale motore dell’inflazione: il balzo del prezzo del petrolio. Gli utili del settore sono cresciuti del 22% nel primo trimestre con il rialzo del greggio, dando ai produttori margine per ripagare debiti e remunerare gli azionisti, anche con tassi in salita.

«Le major petrolifere europee hanno utilizzato i livelli più alti del petrolio e del gas degli ultimi anni per ridurre il proprio indebitamento, il che le rende meno vulnerabili al rialzo dei tassi rispetto al ciclo precedente», ha detto Jens Zimmermann, analista di Gabelli Funds. «Per questo un modesto aumento dei tassi non dovrebbe incidere significativamente sui loro utili e flussi di cassa.»

Per quanto riguarda le rinnovabili, storicamente hanno sofferto nei cicli restrittivi per la necessità di finanziamento dei progetti, ma Zimmermann sottolinea che, finché i rialzi rimangono contenuti, il settore dovrebbe riuscire a reggere.


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05/06/26 – Midstream: il punto dolce dell’energia. Ma per l’italiano medio non è così semplice

Midstream energia pipeline infrastruttura
Pipeline e stoccaggio: l’infrastruttura silenziosa dell’energia americana.

Barron’s ha pubblicato questa settimana un’analisi del settore midstream energetico americano firmata da Amey Stone. La sintesi è provocatoria: chi aveva abbandonato il settore dopo il crollo del 2020 dovrebbe riconsiderare. Noi aggiungiamo la prospettiva italiana — che cambia tutto.

Cos’è il midstream e perché è interessante ora

Il settore midstream comprende le aziende che gestiscono pipeline, impianti di stoccaggio e terminali per il trasporto di petrolio, gas naturale e gas naturale liquefatto (LNG). Non estraggono, non raffinano — movimentano. Ed è proprio questa caratteristica a renderle strutturalmente diverse dalle upstream (produttori) e downstream (raffinatori).

Il vantaggio principale è la scarsa sensibilità al prezzo delle materie prime. I ricavi del midstream derivano tipicamente da contratti a lungo termine legati ai volumi, non al prezzo del barile. Come spiega Andrew Meleney di Infrastructure Capital Advisors: “Il midstream non scenderà del 15% quando il petrolio cala. Non devi ossessionarti con la guerra come faresti in altri settori energetici.”

I catalizzatori attuali sono molteplici: la domanda energetica dell’AI, l’aumento delle esportazioni di LNG verso l’Europa (che ha ridotto la dipendenza dal gas russo), e l’incremento dei conteggi di pozzi da parte dei produttori di petrolio — tutto volume che deve transitare attraverso pipeline.

La storia del settore: dal boom al crollo, poi la rinascita

Il midstream era legato al boom dello shale degli anni 2000. La crescita rapida fu seguita da un eccesso di debito. Dal 2014 al 2020 il settore si è ristrutturato, tagliando distribuzioni e convertendo molte MLP in C corporation. Poi Covid ha colpito: l’ETF Alerian MLP (AMLP) è passato da $96 nel 2014 a $18 nel 2020. Da quel minimo, il settore è salito di circa il 50%, con un +10% nell’ultimo anno. Le valutazioni storiche del settore si collocano tra 10 e 12 volte gli utili; Meleney stima che potrebbero espandersi fino a 14-15x.

MLP vs C Corporation: la distinzione che conta

Gli investitori possono scegliere tra due strutture. Le MLP (Master Limited Partnership) offrono rendimenti più alti (5-7%), valutazioni più basse e significativi benefici fiscali come entità pass-through non tassate a livello societario. Le C corporation offrono rendimenti più moderati (3-5%) ma sono più accessibili agli investitori istituzionali. I nomi più noti nelle MLP sono Energy Transfer, Enterprise Products Partners (EPD) e MPLX. Nelle C corporation: Williams, Targa Resources e Plains All American Pipeline.

⚠️ Il problema per l’investitore italiano

Qui si apre una questione cruciale che l’articolo di Barron’s, scritto per lettori americani, non affronta.

Le MLP sono inaccessibili nella pratica per i residenti fiscali italiani. La struttura pass-through genera K-1 invece di 1099 a fini fiscali americani — un documento complesso che richiede una dichiarazione fiscale USA. In Italia, detenere MLP direttamente comporta obblighi dichiarativi negli Stati Uniti, doppia tassazione parziale, e una complessità amministrativa che nessun intermediario italiano gestisce in modo ordinario. In pratica: sconsigliabile salvo per chi ha già strutture fiscali transnazionali.

Gli ETF americani citati nell’articolo (AMLP, MLPX, ENFR) sono non-UCITS e quindi non commercializzabili né acquistabili tramite intermediari regolamentati europei. Per un investitore retail italiano sono semplicemente fuori portata.

Le alternative UCITS disponibili in Europa

Per l’investitore italiano esistono due ETF UCITS che offrono esposizione al settore:

ETF Ticker ISIN TER Distribuzione Yield approx. AUM
Invesco Morningstar US Energy Infrastructure MLP UCITS ETF Dist MLPD / SMLD IE00B8CJW150 0,50% Trimestrale ~7,6% €263m
Invesco Morningstar US Energy Infrastructure MLP UCITS ETF Acc SMLP IE00B94ZB998 0,50% Accumulazione €66m
Alerian Midstream Energy Dividend UCITS ETF MMLP Distribuzione ~7,6% ~$55m

Note: MLPD è quotato anche sul mercato di Milano (Borsa Italiana / EuroTLX), il che lo rende acquistabile direttamente da qualsiasi broker italiano. SMLP è la versione ad accumulazione per chi preferisce non ricevere cedole. MMLP (HANetf) include anche C-corporation oltre alle MLP e ha incorporato il precedente L&G MLPi. Gli AUM sono contenuti rispetto agli equivalenti americani — AMLP da sola gestisce oltre $7 miliardi — il che implica spread bid-ask potenzialmente più ampi e liquidità inferiore.

La valutazione di FSM

Il midstream è un settore con caratteristiche difensive reali: contratti a lungo termine, flussi di cassa stabili, rendimenti elevati, bassa correlazione con il prezzo del petrolio. I catalizzatori strutturali — AI, LNG, reshoring energetico — sono credibili e di lungo periodo.

Per l’investitore italiano, tuttavia, l’accesso è filtrato da una struttura fiscale americana pensata per un mercato diverso. Gli ETF UCITS disponibili risolvono il problema normativo ma con AUM limitati e TER non trascurabili. Chi vuole esposizione al settore può valutare MLPD come punto di partenza — ma con la consapevolezza che si tratta di un’esposizione al mercato energetico americano, in dollari, con rischio valutario non coperto.

Non è una raccomandazione. È una mappa del territorio.

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Questo articolo ha finalità esclusivamente informative ed educative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. I mercati finanziari comportano rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare un professionista abilitato. Per ulteriori informazioni leggere il disclaimer.
— Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

 

 

 

03/06/26 – Bloomberg: dove investire $10.000 adesso? Quattro esperti tra record di borsa e ansia crescente

⚠️ Conflitto di interesse dichiarato

L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo: NVDA, CEG, OKLO, HON.

Fonte: Bloomberg, Suzanne Woolley, 3 giugno 2026

Bloomberg pubblica periodicamente questa rubrica chiedendo a quattro esperti dove investirebbero oggi 10.000 dollari. L’edizione precedente, del 19 marzo 2026, è disponibile nel thread Asset Allocation 3: Come investire $10.000 adesso.

Mentre l’S&P 500 sale verso nuovi massimi storici, l’ansia degli investitori cresce di pari passo. I tori puntano sulla robusta crescita degli utili trainata dall’AI e sulla prospettiva di guadagni di produttività. Gli orsi temono che il rally poggi su un pugno di mega-cap tecnologiche e che le valutazioni dei principali titoli AI siano eccessive. A complicare il quadro: l’incertezza sulla durata del conflitto USA-Iran e l’inflazione che pesa su consumatori già sotto pressione finanziaria.

Nel frattempo, S&P 500 e Nasdaq 100 sono saliti rispettivamente del 20% e del 33,6% dal crollo di fine marzo. Il Roundhill Memory ETF (DRAM), lanciato il 2 aprile, ha già raccolto oltre 9 miliardi di dollari di flussi netti con un rendimento del 151%. Bloomberg ha chiesto a quattro esperti dove investirebbero oggi 10.000 dollari.


Russ Koesterich — BlackRock Global Allocation Fund: coprirsi con i titoli energetici

Con i mercati ai massimi, vale la pena pensare a come proteggere i guadagni. Il candidato ovvio è probabilmente quello giusto: aumentare l’esposizione ai titoli energetici. Le due coperture tradizionali — obbligazioni e oro — non stanno funzionando. Dall’inizio del conflitto i rendimenti reali decennali sono saliti di circa 0,30%, le obbligazioni con scadenza oltre 10 anni hanno perso circa il 5%, e l’oro, nonostante il rimbalzo recente, ha fatto anche peggio. Entrambi si muovono sempre più in correlazione con le azioni, perdendo la loro funzione di diversificatori.

I titoli energetici hanno invece tenuto bene: sono saliti nominalmente dall’inizio della guerra, offrendo diversificazione reale. Con i prezzi del petrolio probabilmente destinati a restare elevati, il momentum degli utili dovrebbe continuare. Assumendo nessuna rapida risoluzione del conflitto, i titoli energetici potrebbero rivelarsi il raro asset davvero diversificante.

📊 Come fare con gli ETF

FENY (Fidelity MSCI Energy) e XLE (State Street Energy Select Sector SPDR) offrono esposizione diversificata con expense ratio di circa 0,08%. Per esposizione più mirata: XES (equipment & services), IEO (esplorazione e produzione), CRAK (raffinatori VanEck) — commissioni più alte ma potenziale di sovraperformance. XES ha battuto XLE di circa 20 punti percentuali da inizio anno; CRAK ha superato il benchmark di circa 2 punti.

📈 Performance ETF periodo precedente

iShares MSCI USA Min Vol Factor ETF (USMV): +3,91%. Invesco S&P 500 Low Volatility ETF (SPLV): -2,36%. Dal 19 marzo, data dell’ultimo articolo della serie.

💡 Idea alternativa

I prezzi alimentari stanno salendo. L’energia ha un impatto significativo sulla produzione agricola, dal carburante per i trattori al costo dei fertilizzanti. Se i prezzi energetici restano elevati a lungo, quelli alimentari seguiranno. Una soluzione pratica: acquistare all’ingrosso per migliorare il potere d’acquisto. In questo contesto, un abbonamento a un club warehouse e un freezer separato per lo stoccaggio possono avere senso.


Sarah Ketterer — Causeway Capital Management: medical tech a valutazioni decennali

I titoli di medical technology USA trattano oggi a valutazioni molto più ragionevoli rispetto al recente passato. L’S&P 500 Health Care Equipment Index quota ai minimi decennali sugli utili attesi a due anni: da un P/E di 30x nel 2021 a 16x il mese scorso. Il panico da GLP-1 aveva fatto temere che i farmaci dimagranti riducessero la domanda chirurgica. Ma la narrativa si sta invertendo: i pazienti gravemente obesi stanno perdendo abbastanza peso da diventare candidati idonei a protesi di ginocchio e anca prima considerate troppo rischiose — ampliando il bacino potenziale.

I cicli di innovazione si stanno accelerando simultaneamente: ablazione a campo pulsato per la fibrillazione atriale, valvole cardiache strutturali, robotica chirurgica, monitoraggio continuo del glucosio. La pressione dei pagatori è gestibile: CMS continua a supportare i dispositivi breakthrough, e la migrazione verso centri chirurgici ambulatoriali aumenta i volumi. Il Census Bureau USA stima un aumento del 42% della popolazione over 65 dal 2022 al 2050. Protesi articolari, pacemaker, valvole e stent sono procedure in larga misura non discrezionali.

📊 Come fare con gli ETF

XLV (Health Care Select Sector SPDR) per esposizione diversificata a basso costo (~0,08%), ma i dispositivi medici sono solo circa un quarto del portafoglio. Per esposizione più mirata: IHI (iShares US Medical Devices, 0,38%) e XHE (SPDR S&P Health Care Equipment, 0,35%). Per chi accetta maggiore concentrazione tematica: FMED (Fidelity Disruptive Medicine).

📈 Performance ETF periodo precedente

Dan IVES Wedbush AI Revolution ETF (IVES): +38%. iShares Expanded Tech-Software ETF (IGV): +24%. Dal 19 marzo.

💡 Idea alternativa

Il modo migliore per ritardare il bisogno di impianti medici potrebbe essere semplicemente l’esercizio fisico. L’allenamento con i pesi rafforza ossa e articolazioni, eppure poche persone mantengono una routine costante da soli. Sotto la supervisione di un personal trainer — una persona reale, non un sostituto digitale — sollevare pesi ogni settimana aiuta a instillare disciplina e responsabilità.


Ian Harnett — Absolute Strategy Research: difesa europea e nucleare

Centrale per le decisioni di investimento di questo trimestre è il conflitto USA-Iran. All’interno dell’azionario, un modo per isolarsi dai rischi di guerra è detenere titoli della difesa e dell’energia. Se i prezzi energetici si moderassero, i settori più sensibili ai tassi — healthcare e utility — potrebbero rimbalzare.

Rimane favorito il settore nucleare, che ha subito un pullback nelle ultime settimane. Ancora più interessante la difesa europea, data la necessità di ricostruire la base tecnologica militare in Europa mentre gli USA ridimensionano il loro impegno nella regione. Healthcare e utility sono tra i settori con le peggiori performance dopo l’inizio della guerra iraniana, eppure i dati di S&P Global mostrano che le aziende healthcare registrano alcune delle migliori dinamiche di nuovi ordini e revisioni positive degli EPS. Le utility sono anch’esse ipervendute, ma il catalyst per un rimbalzo dipenderà dal calo dei rendimenti obbligazionari se i prezzi petroliferi si moderano.

📊 Come fare con gli ETF

EUAD (Select STOXX Europe Aerospace & Defense) per difesa europea; IDEF (iShares Defense Industrials Active) per esposizione globale attiva. Per la memoria ad alta larghezza di banda legata all’AI: DRAM (Roundhill Memory ETF, 0,65%) — già +70% nell’ultimo mese, attenzione all’ingresso. Per esposizione tech più ampia e meno costosa: XLK (0,08%).

📈 Performance ETF periodo precedente

SPDR Gold MiniShares (GLDM) e iShares Gold Trust Micro (IAUM): entrambi -3,35%. Global X Gold Miners ETF (AUAU): +5,74%. First Trust Bloomberg Emerging Market Democracies ETF (EMDM): +24,9%. iShares Core MSCI Emerging Markets ETF (IEMG): +21,6%. Dal 19 marzo.

💡 Idea alternativa

La crisi petrolifera iraniana potrebbe aver ridimensionato i piani per la stagione di guida estiva. Forse l’investimento di quest’anno è scambiare la quantità con la qualità. Uno dei piaceri colpevoli di Harnett: una Mercedes CLK Cabriolet dei primi anni 2000. Per meno di 10.000 dollari, ingegneria tedesca classica con un motore da oltre 100.000 miglia e un’efficienza del modello 320 probabilmente migliore dell’attuale SUV. Con l’estate che si avvicina, forse è il momento per un po’ di indulgenza automobilistica.


Marta Norton — Empower: gestione attiva sul Mag 7 e software

L’opportunità sta in quello che sembra un trade stanco: il Mag 7. Gli hyperscaler non sono così cari come in passato, hanno modelli di business molto diversificati e sono finanziariamente molto solidi. La seconda opportunità è nel settore software, molto penalizzato.

In questo mercato bisogna usare la valutazione come indicatore del sentiment: quando alcuni titoli Mag 7 sono economici, aumentare l’esposizione; quando sono cari, ridurla. I titoli erano più economici prima di aprile ma sono ancora convenienti oggi. Norton preferisce il Mag 7 senza Apple e Tesla. All’interno del gruppo residuo il sentiment si sposta continuamente: Google era data per perdente, ora è ascendente; Meta ha avuto una reazione migliore agli utili nel trimestre precedente rispetto a quello appena concluso. Meglio avere un gruppo che non si comporta tutto allo stesso modo.

Sul software: alcuni modelli stanno cambiando e bisogna essere prudenti, ma molti mantengono valore terminale. Cercare aziende con retention dei clienti, crescita della clientela e flussi di cassa sufficienti per investire in un mondo AI in evoluzione — dati proprietari, workflow integrati, talons nei processi aziendali. Il modello per postazione potrebbe essere sotto pressione, ma le aziende possono cambiare modello di pricing: per utilizzo di agenti, per esempio.

Norton avverte anche contro il pensiero a variabile singola: “Tariffe, male. Guerra, male. Ma non pensate a tutte le altre variabili in gioco o alle basi economiche più ampie. Quello che sappiamo è che l’economia è resiliente.”

📊 Come fare con gli ETF

MAGS (Roundhill Magnificent Seven ETF, 0,30%) per esposizione diretta e sintetica al Mag 7 — include anche Apple e Tesla ma rimane il modo più puro per giocare il tema. Per approccio leggermente più diversificato: QBIG (Invesco Top QQQ ETF).

💡 Idea alternativa

Norton investirebbe nella propria casa — acquistata nel 2014 come short sale, costruita nei primi anni del Novecento, uno dei casolari originali della zona. Un pozzo senza fondo, dice, ma fonte di felicità. In programma: nuova cucina, più finestre per la luce, nuovo spazio per la conversazione, pavimenti rifatti. Un investimento nel valore di rivendita futuro.

Gli equivalenti UCITS per l’investitore europeo

Gli ETF citati dagli esperti Bloomberg sono tutti domiciliati negli USA e non acquistabili direttamente dagli investitori retail europei. La tabella indica i corrispondenti UCITS disponibili su Borsa Italiana o Euronext, dove esistono.

ETF USA (citato) Tema Equivalente UCITS Ticker TER Nota
XLE / FENY Energia USA SPDR S&P U.S. Energy Select Sector UCITS ETF SXLE 0,15% Equivalente diretto. WENS (energia globale) è alternativa più diversificata ma non identica.
XLV Healthcare USA ampio iShares S&P 500 Health Care Sector UCITS ETF IUHC 0,15% Equivalenza diretta: stesso indice S&P 500 Health Care.
IHI Medical devices USA iShares US Medical Devices UCITS ETF U5MD 0,25% Equivalenza perfetta: stesso tema e stessa esposizione geografica.
FMED Medicina innovativa iShares Healthcare Innovation UCITS ETF HEAL 0,40% Non identico: FMED è USA-focused, HEAL è globale. Alternativa tematica più vicina disponibile.
EUAD Difesa europea già UCITS ✓ EUAD 0,35% Acquistabile direttamente dagli investitori europei.
MAGS Magnificent Seven iShares Nasdaq-100 UCITS ETF CNDX 0,33% Nessun UCITS Mag7 dedicato. CNDX o EQQQ sono le alternative più vicine, ma meno concentrate.
DRAM Memory chip / HBM VanEck Semiconductor UCITS ETF SMH 0,35% Nessun UCITS HBM/DRAM puro. SMH (semiconduttori globali) è l’alternativa di settore più vicina.
XES / IEO / CRAK Energia specializzata Non disponibile Oil services, E&P USA e raffinatori: nessun UCITS settoriale equivalente al momento.

Nota: i ticker UCITS possono variare per borsa di quotazione. Verificare sempre la disponibilità sul proprio broker prima di operare. Tabella aggiornata al 3 giugno 2026 con il contributo di un secondo modello AI per la verifica delle equivalenze.

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Questo articolo ha finalità esclusivamente informative ed educative e non costituisce in alcun modo una raccomandazione di investimento. I mercati finanziari comportano rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione finanziaria, si consiglia di consultare un professionista qualificato. Leggi il nostro disclaimer.
— Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

 

 

30/05/26 – Stretto di Hormuz: le opportunità di investimento alla riapertura, con ETF accessibili agli europei

Stretto di Hormuz – opportunità di investimento ETF alla riapertura
Lo Stretto di Hormuz è chiuso da circa tre mesi. Fonte: AMIRHOSSEIN KHORGOOEI / ISNA / AFP via Getty Images

Conflitto di interesse (COI): L’autore non detiene posizioni negli ETF citati in questo articolo.

Lo Stretto di Hormuz è chiuso da circa tre mesi — ben oltre la soglia che la maggior parte degli investitori aveva fissato come linea rossa. Il blocco dei flussi di energia, fertilizzanti ed elio ha già prodotto carenze e impennate di prezzi con effetti concreti sulla crescita economica globale. Barron’s ha pubblicato un’analisi di Reshma Kapadia che individua i potenziali beneficiari di una riapertura, identificando ETF e azioni che potrebbero rimbalzare con una risoluzione del conflitto. Noi abbiamo tradotto quell’analisi per il lettore europeo, sostituendo gli ETF USA — non acquistabili direttamente dai retail europei per via della normativa PRIIPs — con i loro equivalenti UCITS quotati su Borsa Italiana o Euronext.

L’analisi parte da un dato importante: anche dopo un accordo di pace, ci vorranno mesi prima che i flussi di energia tornino a livelli normali, con prezzi che resteranno probabilmente elevati ancora a lungo. I mercati però tendono ad anticipare, e chi arriva preparato con una lista di beneficiari ha un vantaggio.

Asia del Sud-Est: la regione più colpita

Sean Taylor di Matthews Asia ha definito il Sud-Est asiatico «miserabile» come opportunità attuale, proprio a causa del prezzo del petrolio. La maggior parte dei Paesi della regione è importatrice netta e sta faticando a contenere l’impatto dei prezzi alti con sussidi e stimoli che mettono sotto pressione finanze già fragili. Le Filippine soffrono di deficit gemelli — fiscale e delle partite correnti. La Thailandia, che importa via Hormuz circa metà del suo fabbisogno petrolifero, ha visto deprezzarsi la valuta e ha varato sussidi d’emergenza. Il rimbalzo alla riapertura potrebbe essere significativo.

India: candidata al recupero

L’India è tra le grandi economie più colpite: circa metà del suo approvvigionamento petrolifero passava per lo Stretto. Il governo ha avviato programmi di austerità energetica e sussidi ai consumatori, mettendo sotto pressione i conti pubblici. Le azioni indiane sono nella loro peggior annata relativa degli ultimi trent’anni rispetto ai peer asiatici. Un calo del petrolio potrebbe essere il catalizzatore di cui hanno bisogno.

Cina: posizione più difesa, ma beneficierebbe comunque

La Cina ha navigato meglio la crisi grazie alla diversificazione delle fonti energetiche — incluse le rinnovabili — e alle riserve strategiche di petrolio accumulate in misura maggiore rispetto ad altri. Una risoluzione la aiuterebbe però su due fronti: riduzione dei costi energetici e minor rischio di rallentamento globale che pesa sulle esportazioni, vero motore dell’economia cinese.

Europa: meno inflazione, meno pressione sui tassi

Anche le economie europee beneficerebbero di un calo dei prezzi energetici, con una riduzione della pressione inflazionistica che darebbe respiro ai policymaker della BCE. Meno urgenza di alzare i tassi significa migliore contesto per le azioni europee in generale.

Consumatori USA: sollievo alla pompa

Le famiglie americane stanno pagando circa 450 dollari in più all’anno per la benzina, con un impatto sproporzionato sui redditi più bassi. Una risoluzione che riduca i costi energetici potrebbe dare fiato ai consumi discrezionali, soprattutto nella fascia dei discount retailer come TJX e Ross Stores.

La tabella: ETF USA citati da Barron’s e i loro equivalenti UCITS

Gli ETF citati nell’articolo di Barron’s non sono acquistabili direttamente dai risparmiatori europei (normativa PRIIPs/KID). Di seguito la mappatura con gli equivalenti UCITS disponibili su Borsa Italiana o Euronext Amsterdam:

Area / Tema ETF USA (Barron’s) Equivalente UCITS Ticker / ISIN
Sud-Est Asiatico Global X FTSE Southeast Asia (ASEA) iShares MSCI AC ASEAN UCITS ETF USD (Acc) SSEA / IE00B5V70487
India iShares MSCI India ETF (INDA) iShares MSCI India UCITS ETF (Acc) NDIA / IE00BZCQB185
Cina (broad) iShares MSCI China (MCHI) iShares MSCI China UCITS ETF USD (Acc) ICHN / IE00BJ5JPG56
Cina A-shares iShares MSCI China A-shares (CNYA) iShares MSCI China A UCITS ETF CNYA / IE00BQT3WG13
Europa (broad) iShares Core MSCI Europe ETF (IEUR) / Vanguard FTSE Europe (VGK) iShares Core MSCI Europe UCITS ETF EUR (Acc) EUNK / IE00B4K48X80
Consumi discrezionali (USA) Consumer Discretionary Select Sector SPDR (XLY) Xtrackers MSCI USA Consumer Discretionary UCITS ETF 1C XLYU / IE00BG0JMM18

Nota: la tabella è indicativa. Prima di investire verifica sempre la disponibilità dello strumento presso il tuo intermediario e leggi il KID/PRIIPs. I ticker possono variare per classe (Acc/Dist) e piazza di quotazione. Fonte: justETF, BlackRock, Xtrackers, Barron’s.

La nostra lettura

L’analisi di Barron’s è utile come mappa mentale, ma va contestualizzata. Il rimbalzo post-Hormuz non sarà immediato né lineare: i prezzi dell’energia rimarranno elevati per mesi anche dopo la riapertura, e i mercati più colpiti — India, Filippine, Thailandia — stanno anche scontando deprezzamenti valutari che erodono i rendimenti per l’investitore in euro. Detto questo, chi volesse posizionarsi in ottica di recupero ha oggi strumenti UCITS accessibili e a costi ragionevoli per farlo. Come sempre: piccole posizioni, orizzonte di almeno 12-18 mesi, e attenzione al rischio cambio.

Gianni & Claude (Anthropic)


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Disclaimer: I contenuti di questo blog hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza finanziaria, legale o fiscale. Le opinioni espresse sono personali e non impegnano soggetti terzi. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Prima di prendere decisioni di investimento, consulta un professionista abilitato. Leggi il disclaimer completo.

 

 

 

Il settore giusto, il prezzo sbagliato — e il paniere del gorilla non è immune

Bolla speculativa e asset allocation — Filosofare sui Mercati

Conflitto di interesse (COI): Gianni detiene posizioni in titoli del settore spaziale citati in questo articolo (RKLB, ASTS, LUNR, KRMN, PL, SATL, GSAT, IRDM, SATS, ARKX UCITS). In questi giorni intende ridurre parzialmente tale esposizione, prendendo profitto su alcune posizioni. Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria.

C’è una domanda che si fa strada sempre più insistente guardando i mercati di questi giorni, e che Andy Serwer su Barron’s ha riassunto con ironia: “Is you is, or is you ain’t, in a bubble?” La risposta, a guardare i numeri, è scomoda.

SpaceX si appresta a quotarsi con una capitalizzazione attesa attorno a 1.750 miliardi di dollari, su ricavi 2025 di 18,6 miliardi. Il rapporto price/sales implicito è di 93,7 volte. Per confronto, l’S&P 500 — già a valutazioni storicamente elevate — tratta a 3,38 volte i ricavi. Nel 2000, Scott McNealy di Sun Microsystems venne interrogato su cosa pensasse di chi aveva comprato il suo titolo a 10 volte i ricavi. La sua risposta, diventata celebre, era un elenco di assurdità necessarie perché quell’investimento avesse senso: costo del venduto zero, spese zero, tasse zero, R&D zero. “What were you thinking?”

Immaginate la sua reazione davanti a 93 volte.

La bolla non nega la tecnologia

Attenzione, però. La tesi di chi vede una bolla non è che lo spazio, l’intelligenza artificiale o i semiconduttori siano settori fasulli. È esattamente il contrario: sono settori reali, trasformativi, destinati a ridisegnare l’economia globale nei prossimi decenni. Il punto è un altro, ed è quello che il dot-com ci ha insegnato a caro prezzo: anche il settore giusto si può comprare al prezzo sbagliato.

Internet era reale nel 2000. Cisco, Sun, JDS Uniphase erano aziende vere, con tecnologie vere. Ma chi comprò alle valutazioni di marzo 2000 aspettò quindici anni per rivedere il capitale. Alcuni non lo rividdero mai. Il problema non era la tecnologia — era il prezzo pagato per quella tecnologia.

Oggi il SOX, l’indice dei semiconduttori di Philadelphia, è salito dell’81% nei primi cento giorni di trading del 2026 — il miglior avvio della sua storia. Micron è su del 225% da gennaio. AMD ha superato JPMorgan per capitalizzazione di mercato, pur avendo generato l’anno scorso 4,3 miliardi di utile netto contro i 56,8 miliardi della banca. Più della metà dell’S&P 500, aggiustando per Alphabet, Amazon, Meta e Tesla, è ora concentrata nel settore tecnologico. E devono ancora arrivare SpaceX, OpenAI e Anthropic.

Il paniere del gorilla non è una protezione automatica

Chi ci segue conosce la strategia del paniere del gorilla: piccole posizioni diversificate su più operatori di un mercato nascente, scommettendo sulla crescita del settore piuttosto che sull’identificazione del vincitore. È una strategia che ha senso strutturale, e che abbiamo applicato allo spazio, al quantum computing, alla fotonica.

Ma il paniere del gorilla non è un’assicurazione contro le bolle. Diversifica il rischio idiosincratico — il rischio che un’azienda fallisca o perda la corsa tecnologica. Non diversifica il rischio sistemico di valutazione: se l’intero settore è sopravvalutato e il mercato si ridimensiona, il paniere scende con tutto il resto.

Mohamed El-Erian, interpellato da Serwer, ha scelto parole precise: il mercato azionario sta scommettendo su utili in crescita e sulla promessa della produttività guidata dall’AI, e questo ottimismo ha disaccoppiato alcune valutazioni dalla realtà dell’economia sottostante. La sua indicazione — stock picking selettivo più che esposizione broad al mercato — suona ragionevole, ma nasconde una difficoltà pratica: quando le utilities sono diventate titoli AI, e Ford sale del 28% in un mese perché “è un titolo intelligenza artificiale”, isolarsi dalla schiuma è quasi impossibile.

Cosa fa l’investitore di lungo periodo

Jeremy Grantham ed Edward Chancellor hanno stilato una lista di dieci indicatori di bolla. Il primo: “L’emergere di una nuova tecnologia su cui si possono fare affermazioni stravaganti con apparente giustificazione.” Spuntano tutti e dieci. La loro conclusione è che la maggior parte degli investitori, a un certo punto, si troverà a gestire perdite molto significative.

Grantham è un permabear cronico — ha scritto un libro che si intitola proprio così — e va preso con le pinze. Ma i numeri che cita non sono suoi: sono i numeri del mercato.

La risposta non è uscire da tutto, né ignorare i segnali. È gestire l’esposizione con disciplina. Prendere profitto quando le valutazioni diventano difficilmente giustificabili. Mantenere la logica del paniere — molte piccole scommesse sul settore — senza lasciarsi trascinare dall’euforia collettiva verso concentrazioni eccessive.

I cinque titoli migliori dell’S&P 500 da inizio 2026 sono Sandisk (+523%), Intel (+225%), Seagate (+195%), Western Digital (+181%) e Micron (+163%). Tutti e cinque erano protagonisti del boom tecnologico degli anni Novanta. Tutti e cinque precipitarono brutalmente dopo il 2000. Ora sono tornati, con storie aziendali diverse e reali. Ma il déjà vu fa pensare.

J.R. Simplot, il miliardario delle patatine fritte diventato azionista di Micron, disse nel 1995: “Figliolo, questi computer sono grandi, ma diventeranno ancora più grandi. Più grandi del maledetto wheel!” Aveva ragione allora. Probabilmente ha ragione ancora oggi. La domanda non è se la tecnologia cambierà il mondo. La domanda è a quale prezzo sei disposto a scommetterci.


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27/05/26 – Yardeni: non è una bolla, è FEMO — fabulous earnings momentum

 

Yardeni: non è una bolla, è FEMO
⚠️ Conflitto di interesse dichiarato
L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo: NVDA, AVGO, ARM, MU.

Ed Yardeni, presidente e chief investment strategist di Yardeni Research, ha risposto ieri su Bloomberg Television con una sola parola a chi vede bolle ovunque: FEMO. Non FOMO — la paura di restare fuori — ma Fabulous Earnings Momentum, ovvero la forza reale degli utili. È la sua tesi centrale, e non è nuova, ma in questo momento di mercato risuona in modo diverso.

Il P/E forward dell’S&P 500 si colloca tra 20 e 22 volte gli utili stimati. Yardeni ritiene questa valutazione ragionevole a condizione che l’economia eviti la recessione nel medio termine. Il mercato non sale sull’hype, dice: sale perché le aziende guadagnano davvero. Riconosce che certi titoli — i semiconduttori in prima fila — abbiano avuto un’accelerazione che ricorda un meltup, ma distingue questo movimento da una bolla speculativa priva di fondamentali.

Il suo obiettivo sull’S&P 500 a fine 2026 è 8.250 punti — il più alto tra gli analisti monitorati da Bloomberg. Goldman Sachs ha appena alzato il proprio target da 7.600 a 8.000, restringendo il divario ma confermando la direzione. La visione di lungo periodo di Yardeni prevede S&P a 10.000 entro fine decennio, lo scenario che chiama i ruggenti anni Venti. Dall’inizio dell’anno ha rilevato un solo ribasso significativo, a marzo, e non si aspetta che se ne materializzi un altro prima di dicembre.

Sul fronte macro, Yardeni separa l’inflazione attuale da quella del 2022. L’attuale tensione sui prezzi è legata ai costi dell’energia — il petrolio si è stabilizzato intorno ai 100 dollari al barile nonostante il blocco dello Stretto di Hormuz, con Stati Uniti e Venezuela che esportano più greggio e con la Cina che mostra segnali di debolezza economica superiori alle attese. Manca, però, la spirale salari-prezzi che aveva reso il 2022 così pericoloso. La crescita della produttività, attualmente sopra il 2% come media triennale, potrebbe accelerare al 3-4%, tenendo l’inflazione del costo del lavoro per unità prodotta vicina allo zero. Il dato attuale è 1,2% anno su anno.

È una visione strutturalmente rialzista, articolata con la precisione di chi ha vissuto abbastanza cicli da non lasciarsi impressionare né dall’euforia né dal panico. FEMO contro FOMO: non è solo un gioco di parole, è una distinzione che vale la pena tenere a mente ogni volta che si legge un titolo che urla “bolla”.

Fonte: Bloomberg Television, Surveillance, 27 maggio 2026.

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Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo ed educativo e non costituisce consulenza finanziaria. Gli investimenti comportano rischi significativi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di prendere qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare un professionista finanziario qualificato. Leggi il disclaimer completo.
Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

 

 

19/05/26 – Il boom dell’AI è un dilemma per l’investitore retail

⚠️ Conflitto di interesse dichiarato
L’autore detiene posizioni in NVDA, AVGO, ARM, MU. Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria.

Investire o non investire, questo è il problema – vignetta AI

Quattro delle più grandi aziende tecnologiche del mondo hanno dichiarato di voler spendere complessivamente 725 miliardi di dollari in conto capitale nel solo 2026. Sam Altman stima il budget per i data center di OpenAI da qui al 2030 in 600 miliardi. È un puntare tutto su un unico numero della roulette — con fiches da capogiro.

Parmy Olson, su Bloomberg Businessweek di oggi, pone la domanda che molti investitori retail si stanno facendo: l’AI è davvero un’opportunità o stiamo assistendo al prologo di una nuova bolla?

La trappola della circolarità finanziaria

Uno degli aspetti più inquietanti dell’ecosistema AI attuale è la struttura circolare dei flussi di capitale: Nvidia investe in OpenAI, OpenAI spende miliardi in chip Nvidia. Il denaro ruota su sé stesso, gonfiando valutazioni che ancora non trovano piena giustificazione nei ricavi operativi. Se qualcosa si inceppa in un punto di questa catena, l’effetto domino può colpire milioni di portafogli — inclusi i fondi pensione americani che hanno un terzo del proprio patrimonio nel tech.

Il paragone con il 1999 è inevitabile — e istruttivo

L’articolo evoca il dot-com bubble con precisione chirurgica. Allora si posarono migliaia di chilometri di fibra ottica, gran parte rimase “dark” per un decennio. WorldCom fallì, Amazon perse il 90%. Poi, certo, quella fibra ha reso possibile Netflix, YouTube, Zoom. Il problema non era la tecnologia: era la tempistica e il prezzo pagato.

Oggi Allbirds — produttore di scarpe minimaliste — si è ribattezzata NewBird AI. Le azioni sono schizzate del 580% in pochi giorni per poi rientrare. L’eco del 1999, quando US Office Products si dichiarò “e-commerce solution” passando da 1 a 8 dollari prima di fallire a fine 2000, è perfetta.

OpenAI e Anthropic: le IPO che cambieranno tutto

Le quotazioni in borsa di OpenAI e Anthropic — possibilmente già quest’autunno — potrebbero generare valutazioni combinate vicine a 1.900 miliardi di dollari. Chi ha investito presto incasserà. Chi comprerà sul mercato secondario pagherà un premio enorme su stime di crescita che devono ancora materializzarsi: OpenAI ha mancato i target 2025 di ricavi e utenti, secondo il Wall Street Journal, nonostante la spesa faraonica in infrastrutture.

Anthropic è andata meglio: i ricavi annualizzati sono passati da 9 a 30 miliardi in soli sei mesi, puntando sul segmento enterprise. Ma il mercato enterprise è più lento, più cauto, più regolamentato di quanto le slide dei roadshow vorranno far credere.

Cosa dovrebbe fare l’investitore retail?

L’articolo di Olson non dà risposte facili — e fa bene. La lezione del dot-com è duplice: chi ha tenuto Amazon per vent’anni ha vinto tutto; chi è entrato nel 2000 ha aspettato il 2007 per tornare in pari, se è sopravvissuto. L’AI trasformerà il mondo. La domanda è a quale prezzo stai comprando questa trasformazione oggi.

Le grandi cap tech (quelle che compongono circa un terzo dell’S&P 500) sono già nei portafogli di chiunque abbia un ETF azionario globale. Il Nasdaq ha guadagnato il 40% nell’ultimo anno spinto dall’onda AI. Aggiungere esposizione aggressiva su singoli titoli speculativi AI significa scommettere sulla tempistica — la variabile più difficile da indovinare in finanza.

«I veri vincitori del dot-com boom furono quelli che scommisero presto e uscirono prima che arrivasse la folla.» — Parmy Olson, Bloomberg Businessweek

Un avvertimento che vale anche oggi — e che chi investe nell’AI con la strategia gorilla dovrebbe sempre tenere a mente: vendere parzialmente durante le fasi di euforia non è debolezza, è disciplina.

Per approfondire la nostra strategia di investimento nei temi emergenti ad alto rischio/rendimento, leggi: Il gorilla e i mercati nascenti.


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