01/09/26 ARK Invest/Glassnode: Bitcoin, Ethereum, Solana — chi è davvero decentralizzato?

Bitcoin, Ethereum, Solana sullo spettro della decentralizzazione

Fonte: ARK Invest & Glassnode, “The Decentralization Spectrum: Design Tradeoffs In Digital Assets” (settembre 2026) — con approfondimenti e ricerca autonoma di Claude su fonti aggiuntive (Ethereum.org, Bitnodes, Ethernodes, validators.app, hashrateindex.com)

Un nuovo paper firmato ARK Invest e Glassnode prova a mettere ordine in un dibattito spesso ridotto a slogan — “Bitcoin è decentralizzato, le altchain no” oppure, all’opposto, “la decentralizzazione di Bitcoin è un mito superato dalla velocità di Solana”. La tesi di fondo è più sfumata: decentralizzazione e centralizzazione non sono un interruttore binario, ma uno spettro lungo quattro assi — auditabilità, sicurezza, governance, distribuzione della proprietà — su cui Bitcoin, Ethereum e Solana si posizionano in modo diverso, ciascuna scambiando un vantaggio con un altro.

Il costo di verificare la rete da soli

Il primo test è banale ma concreto: quanto costa far girare un nodo che verifica in autonomia la blockchain, senza fidarsi di nessuno? Un nodo Bitcoin completo costa oggi circa 289 dollari di hardware — va bene anche un Raspberry Pi con un disco esterno. Un nodo Ethereum, che deve eseguire sia un client di esecuzione sia uno di consenso, sale a circa 730 dollari. Solana, che tecnicamente non usa nodi “full” ma nodi RPC, richiede hardware da server enterprise: circa 21.478 dollari per un nodo operativo, quasi 94.000 dollari di costo totale a 5 anni se si vuole ricostruire l’intera storia della chain. È il prezzo che Solana paga per la sua velocità: il progetto punta esplicitamente sulla legge di Moore per abbattere nel tempo il costo dell’hardware, invece di limitare le dimensioni dei blocchi come fa Bitcoin.

Sicurezza: quante entità servono per “rompere” la rete

Il paper usa il Coefficiente di Nakamoto — il numero minimo di attori che dovrebbero colludere per superare la soglia critica di controllo — come cartina di tornasole. Su Bitcoin bastano 3 mining pool (Foundry USA, AntPool, F2Pool) per arrivare al 51% dell’hash rate. Su Ethereum bastano altrettante 3 entità per il 33% dello stake, con Lido da sola vicina al 23%. Su Solana, sorprendentemente, ne servono 19: nonostante l’immagine di rete “per addetti ai lavori”, la delega diretta dello stake rende più difficile la collusione rispetto ai pool centralizzati di Bitcoin ed Ethereum.

Geografia e hosting

Bitcoin resta la rete più distribuita geograficamente (35% Nord America, 47% Europa) e la meno dipendente da infrastrutture centralizzate, con il 63% dei nodi che gira dietro Tor. Ethereum è moderatamente esposta al cloud (AWS ospita circa il 20% dei nodi). Solana è il caso più netto: quasi il 100% dell’infrastruttura gira in data center professionali, con una concentrazione marcata in Europa (68%, soprattutto Germania) — conseguenza dei costi contenuti dei data center centro-europei nei primi anni della rete. Iniziative come DoubleZero cercano di allargare la presenza validator anche in Asia.

Governance

Bitcoin non ha un ente coordinatore: le modifiche passano per le Bitcoin Improvement Proposals, un processo lento e a volte conflittuale (la vicenda SegWit, che portò allo split di Bitcoin Cash, ne è l’esempio più noto). Ethereum si coordina tramite le call “All Core Devs”, con la Ethereum Foundation che preferisce un ruolo defilato. Solana ha un processo più verticale, guidato dalla Solana Foundation — che nel maggio 2025 riuscì a coordinare in modo rapido e silenzioso la patch di uno zero-day critico — ma i validatori hanno comunque dimostrato margini di autonomia: la proposta SIMD-228 per ridurre l’inflazione, pur sostenuta da attori importanti dell’ecosistema, non ha raggiunto la soglia dei due terzi richiesta.

Distribuzione della proprietà

Qui le tre reti si differenziano nettamente. Bitcoin è la più dispersa, grazie al meccanismo proof-of-work che costringe i miner a vendere parte delle ricompense per coprire i costi operativi. Ethereum è in posizione intermedia, avendo attraversato sette anni di mining prima del passaggio al proof-of-stake nel 2022. Solana è la più concentrata delle tre: circa il 59% della supply è in un’unica fascia di wallet, riflesso di una distribuzione iniziale fortemente orientata al venture capital, poi rafforzata dai meccanismi di staking.

Il quadro d’insieme

Nel punteggio complessivo su sei dimensioni (aggiornato a luglio 2026), Bitcoin resta in testa su auditabilità, distribuzione della proprietà e resilienza geografica. Ethereum occupa una via di mezzo, con maggiore complessità operativa ma buona diversificazione dei client. Solana ottiene i punteggi più bassi su costo di verifica e concentrazione della proprietà, ma mostra una partecipazione validator e un’indipendenza di governance più solide di quanto il luogo comune suggerisca. Il messaggio degli autori è che nessuna delle tre reti vince su tutti i fronti: ciascuna incarna un compromesso diverso tra decentralizzazione, sicurezza e scalabilità — il classico “trilemma” di Vitalik Buterin.

Note dell’A.I. (Claude)

Il paper è pubblicato da ARK Invest, che ha posizioni note nel settore digital asset, e da Glassnode, fornitore di dati on-chain — un elemento di contesto utile quando si valuta l’enfasi relativa data ai diversi criteri di misurazione. Metodologicamente, il Coefficiente di Nakamoto va letto con cautela: su Bitcoin ed Ethereum è “gonfiato” dal fatto che i pool aggregano hash rate o stake di tanti operatori indipendenti, che possono spostarsi liberamente tra un pool e l’altro — quindi il numero “3” non equivale a un rischio di collusione reale quanto potrebbe sembrare. Vale la pena notare anche che Solana non applica ancora uno slashing on-chain nativo (si basa su coordinamento sociale off-chain), un tassello di sicurezza che alcune proposte in discussione (SIMD-0204, SIMD-0212) puntano a colmare.

Considerazioni

Il tema si inserisce nel filone crypto già seguito sul blog — dalla panoramica generale in “Cryptovalute ed investimenti” agli aggiornamenti successivi, fino ai due articoli più recenti dedicati specificamente a Solana: il confronto Solana vs Hyperliquid e la notizia sul ritorno degli NFT Solana su OpenSea. Anche il filone su Open USD, Visa e la guerra delle blockchain tocca da vicino il ruolo di Solana nei pagamenti in stablecoin — un ambito in cui la rete gioca un vantaggio competitivo che il paper ARK/Glassnode, concentrato su auditabilità e sicurezza, non cattura direttamente.

L’autore detiene posizioni in: SOL

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Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

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