Pierre Ferragu (New Street Research) ospite di Fox Business con la slide NSR sui datacenter orbitali. Fonte: Fox Business / screenshot.
Pierre Ferragu è uno degli analisti tecnologici più seguiti di Wall Street. Già primo classificato per anni nelle survey di Institutional Investor e Thomson Reuters, oggi guida il team Global Technology Infrastructure di New Street Research, la boutique indipendente che si è costruita una reputazione come alternativa credibile ai grandi broker sell-side. Ferragu è noto al grande pubblico soprattutto come uno dei più convinti sostenitori di Tesla negli anni in cui era di moda dileggiarla. Ma da qualche giorno il suo radar si è spostato verso l’orbita bassa.
New Street entra nello spazio
Il 13 maggio 2026 New Street Research ha annunciato il lancio di una nuova verticale di copertura dedicata alla Space Economy and Infrastructure. Non si tratta di un semplice report occasionale: è una copertura strutturata e continuativa, che riunisce tre delle firme più autorevoli della boutique — Ferragu per il tech globale, James Ratzer per il telecom europeo e EM, David Barden per il telecom USA. La lista di copertura iniziale include: SpaceX (non quotata), Rocket Lab, Planet Labs, Viasat, Telesat, Iridium, SES, Eutelsat, EchoStar e AST SpaceMobile. Un webinar di lancio è previsto per il 18 maggio. È un segnale importante: quando una boutique indipendente di questa caratura decide di dedicare risorse strutturali a un settore, significa che la domanda istituzionale è reale e crescente.
La slide NSR: datacenter nello spazio, chi sono i player
Nell’intervista, Ferragu ha illustrato una slide elaborata da NSR (Northern Sky Research) intitolata “Datacenters in Space: A Summary of the Global Playing Field”. Il messaggio principale è chiaro: la crescita dei volumi satellitari è ancora tutta davanti a noi, e i grandi player tecnologici si stanno già posizionando. Dalla tabella emergono le strategie dei principali attori:
- SpaceX — pienamente integrata verticalmente, dal lancio ai satelliti. Ruolo atteso: Launcher + Cloud provider + Frontier lab.
- Amazon / Blue Origin — lancio e manifattura satellitare con Project Sunrise. Stesso ruolo di SpaceX nella proiezione NSR.
- Google — nessuna space expertise diretta, ma compute Merchant. Punta a deployare TPU orbitali a partire dal 2027.
- Anthropic — nessuna space expertise, ma interesse a deployare modelli multipli con SpaceX. Ruolo atteso: Frontier lab.
- Nokia — space-based compute per il 2027, con Space / Vero Rubin. Fornitore di compute per datacenter orbitali.
- Starcloud — già lanciati HEO datacenter nel 2025, con obiettivi a lungo termine. Satellite manufacturer e NeoCloud.
- Oracle — primo cloud pubblico nello spazio entro il 2027. NeoCloud.
- Axiom Space — sviluppo di stazioni spaziali, userà partner GPU. Satellite manufacturer e NeoCloud.
- ASA Space / Starling Labs — 2.800 satelliti AI dichiarati.
- Orbital Chartering — capacità compute orbitale con obiettivo +10X entro il 2038.
La conclusione della slide è lapidaria: “Still a significant number of players aiming to compete”. La gara è aperta, nessun gorilla ha ancora vinto.
I titoli nel mirino di Ferragu
Ferragu ha indicato le sue preferenze tra i titoli quotati per chi vuole esporsi all’economia spaziale senza aspettare l’IPO di SpaceX. EchoStar (SATS) è indicata come una delle scelte principali. EchoStar detiene una partecipazione diretta in SpaceX — non un proxy, non un ETF, ma equity effettivo — acquisita nell’ambito dell’accordo sullo spettro da 17 miliardi di dollari approvato dalla FCC il 12 maggio scorso. Per chi non può accedere al mercato privato, SATS rimane una delle pochissime porte laterali verso SpaceX disponibili al retail. Rocket Lab (RKLB) viene citata come il principale innovatore nei lanci dopo SpaceX. Con un Q1 2026 record a 200 milioni di dollari di ricavi (+63,5% anno su anno) e un backlog che ha superato i 2,2 miliardi di dollari, RKLB sta rapidamente diventando l’infrastruttura di lancio alternativa che il mercato istituzionale cercava. AST SpaceMobile (ASTS) è menzionata per la sua tecnologia diretta-al-dispositivo: i satelliti BlueBird permettono a normali smartphone di connettersi direttamente dalla rete orbitale, senza hardware speciale. Planet Labs (PL) copre il segmento Earth Observation con la costellazione di satelliti ottici più grande al mondo per immagini giornaliere del pianeta. Iridium (IRDM) rappresenta il veterano del settore: una costellazione LEO consolidata, profittevole, con contratti governativi pluriennali.
Il punto di vista editoriale
Non è una sorpresa che Ferragu arrivi allo spazio proprio adesso. La sua traiettoria intellettuale — da Bernstein dove seguiva telecom e semiconduttori, a New Street dove ha costruito la tesi sull’infrastruttura AI — lo porta naturalmente a guardare l’orbita come il prossimo livello dell’infrastruttura globale. Calcolo, connettività, osservazione: tutto si sta spostando verso l’alto. Chi segue questo blog sa che noi questo movimento lo seguiamo dal 2022, quando di spazio non parlava quasi nessuno. Il paniere del gorilla spaziale che abbiamo costruito nel tempo include molti degli stessi nomi che Ferragu ha messo in lista di copertura. Non è una coincidenza: è la logica del mercato nascente applicata con pazienza. L’ingresso di una firma come New Street nella copertura strutturata del settore è esattamente il tipo di segnale che in un mercato nascente precede l’arrivo del capitale istituzionale di massa. Non è una raccomandazione di acquisto. È una conferma di direzione.
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