📊 Apri il foglio Google con i prezzi aggiornati →
26/05/26 – Microbot Medical (MBOT): Israele approva il LIBERTY. La risposta ai dubbi dello short seller
L’autore detiene posizioni nei seguenti titoli citati nell’articolo: MBOT.
Dodici giorni fa avevamo raccontato l’attacco di White Diamond Research al LIBERTY System, con target a $1 e posizione short dichiarata. Oggi arriva la prima risposta concreta dei fatti: il Ministero della Salute israeliano, attraverso la sua divisione AMAR, ha concesso la clearance di commercializzazione per il LIBERTY Endovascular Robotic System. Israele diventa così la seconda giurisdizione al mondo — e la prima fuori dagli Stati Uniti — ad autorizzare il sistema.
Non è solo un mercato. L’approvazione AMAR serve da trampolino: consente a Microbot di ottenere il Free Sale Certificate, che a sua volta viene utilizzato come documento di supporto nelle domande regolatorie in altri paesi. È la logica della certificazione a cascata: un’autorità riconosciuta approva, e questo facilita l’accesso ad altri mercati che si affidano a quella precedente come riferimento. In questo senso l’approvazione israeliana vale più del suo mercato locale.
Il percorso verso l’Europa procede in parallelo. L’azienda conferma di puntare al completamento della certificazione CE Mark entro fine 2026, che aprirebbe il mercato UE. È una sequenza ordinata: FDA (già ottenuta), AMAR israeliana (oggi), CE Mark (in lavorazione). Tre autorità regolatorie tra le più esigenti al mondo.
Sul fronte commerciale USA la situazione è in movimento: il Full Market Release era partito a maggio, con più ospedali in fase di adozione. Microbot si descrive come l’unico provider di un sistema robotico FDA-cleared, monouso e ad operazione remota per procedure endovascolari periferiche — una nicchia molto specifica, ma potenzialmente ad alto valore se il modello si consolida.
Rimane il contesto difficile: il titolo tratta vicino ai minimi a 52 settimane a $1,71, in calo del 36% nell’ultimo anno. H.C. Wainwright mantiene Buy con target $12, Roth MKM conferma Buy, White Diamond Research — lo short seller che aveva pubblicato il report critico — è sull’estremo opposto con target $1. Il mercato per ora dà ragione agli short: il titolo non ha recuperato nonostante i progressi operativi. Chi ha comprato sul report negativo ha avuto ragione nel breve, chi guarda ai fondamentali regolativi aspetta ancora la riprova commerciale.
La domanda che conta non è se il LIBERTY funziona — la FDA e ora AMAR dicono di sì. La domanda è se gli ospedali lo comprano in numero sufficiente e abbastanza in fretta da sostenere un’azienda che, per sua stessa ammissione, prevede perdite significative ancora per qualche tempo. L’approvazione israeliana è un passo nella direzione giusta. Non è ancora la risposta.
Contenuto informativo ed educativo, non costituisce consulenza finanziaria. Investire comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Consulta un professionista prima di prendere decisioni di investimento. Leggi il disclaimer.
Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu
Riparto con un nuovo thread perché il vecchio – consultabile QUI – aveva raggiunto una dimensione ingestibile
14/05/26 – Microbot Medical (MBOT): uno short-seller attacca il LIBERTY. Cosa c’è di vero?

Il 14 maggio 2026 White Diamond Research ha pubblicato un report short su MBOT (Microbot Medical) con price target a $1. La società ha un solo prodotto: il sistema robotico endovascolare LIBERTY, entrato in full market release il 13 aprile 2026. White Diamond dichiara di essere short sul titolo — elemento da tenere ben presente prima di leggere qualsiasi cosa scrivano.
Detto questo, il report contiene materiale interessante che vale la pena esaminare con occhio critico.
Chi è White Diamond Research e perché conta
White Diamond è una società di ricerca short-seller: pubblica report negativi su aziende in cui ha posizioni corte, guadagna se il titolo scende. Non è illecito — è un modello di business diffuso negli USA — ma significa che ogni dato va verificato in modo indipendente. I report short a volte smascherano frodi reali (come Hindenburg con Nikola o con Opera nel 2020), a volte sovrastimano i problemi per massimizzare il profitto sulla posizione. Il lettore deve tenere entrambe le possibilità aperte.
Cosa dice il report — i punti principali
White Diamond afferma di aver intervistato due chirurghi che hanno usato il LIBERTY in contesto clinico reale (post-approvazione FDA, non trial). Le critiche principali che emergono dalle interviste sono le seguenti.
Nessun rimborso assicurativo. Il LIBERTY aggiunge $3.000-4.000 di costo per procedura rispetto alla chirurgia manuale, senza alcun codice di rimborso. Le procedure vascolari periferiche hanno margini già esigui per gli ospedali — chiedere di assorbire questo costo extra è, nelle parole di un chirurgo intervistato, “a hard sell”.
La procedura richiede più tempo. Il montaggio e smontaggio del sistema aggiunge circa 15 minuti al caso. Un chirurgo ha detto esplicitamente che si può fare la stessa operazione più velocemente, con uguale accuratezza, senza il robot.
Incompatibilità con il guidewire standard. Il LIBERTY è compatibile solo con il guidewire da 0,014 pollici, non con lo standard 0,018. Per le procedure che richiedono il calibro maggiore, il personale deve comunque indossare i giubbetti piombati — annullando il principale vantaggio dichiarato del sistema (riduzione dell’esposizione alle radiazioni per il chirurgo).
Usa e getta totale. L’intero sistema — inclusi telecomando e unità robotica — viene smaltito dopo un singolo utilizzo. Un medico del Tampa General Hospital ha dichiarato di essere l’unico tra i 15 chirurghi vascolari dell’ospedale a usare il LIBERTY, con frequenza di circa una volta ogni dieci giorni.
Il CEO ha già avuto un fallimento simile. Il fondatore Harel Gadot ha precedentemente fondato XACT Robotics, una società con un robot chirurgico analogo destinato alla chirurgia vascolare. XACT ha esaurito i fondi nel 2023 e ha chiuso i battenti.
Cosa dice la controparte — la tesi bullish
Il report short non racconta tutta la storia. Alcuni elementi che White Diamond minimizza o ignora:
MBOT ha circa $80 milioni di cassa a fine 2025 — una runway di quasi tre anni anche con il burn rate aumentato a $2,5 milioni al mese dichiarato dal CEO. Non è un’azienda a rischio liquidità immediato. L’approvazione FDA 510(k) è arrivata a settembre 2025 e il full market release è iniziato solo ad aprile 2026 — siamo nelle primissime settimane di commercializzazione, non in una fase matura. Giudicare il successo commerciale di un dispositivo medico a poche settimane dal lancio è prematuro per definizione.
Il potenziale di lungo termine della telerobòtica endovascolare è reale: lo stesso chirurgo anonimo intervistato da White Diamond lo riconosce esplicitamente, citando la carenza di specialisti nelle aree rurali e la possibilità di operare a distanza. È una tecnologia early-stage con problemi di adozione reali, ma non necessariamente senza futuro.
Sul tema del rimborso: MBOT sta lavorando a un codice NTAP (New Technology Add-on Payment) che permetterebbe il rimborso come tecnologia innovativa. White Diamond sostiene che i requisiti per l’NTAP siano difficilmente raggiungibili per il LIBERTY. È una valutazione tecnica complessa che richiede competenze regolatorie specifiche per essere valutata — non si può semplicemente accettare la versione dello short-seller.
Considerazioni per l’investitore
MBOT è una scommessa su una tecnologia early-stage in un settore — la robotica chirurgica endovascolare — dove i tempi di adozione sono storicamente lunghi e i cicli di vendita agli ospedali sono complessi. Il report di White Diamond solleva dubbi legittimi sulla velocità di adozione commerciale nel breve periodo. Le interviste ai chirurghi, pur provenendo da una fonte con interessi dichiarati, non possono essere ignorate.
Chi detiene MBOT dovrebbe monitorare nei prossimi trimestri due dati chiave: il numero di unità vendute (che emergerà dai report trimestrali) e l’eventuale aggiornamento sul percorso verso il rimborso NTAP. Se le vendite nei primi due trimestri di full market release deludono le aspettative, il report short troverà conferma nei numeri. Se invece la curva di adozione parte lenta ma accelera — come spesso accade con dispositivi medici innovativi — White Diamond potrebbe dover coprire la posizione in fretta.
Il price target a $1 appare aggressivo considerata la cassa disponibile. Ma il rischio che il LIBERTY sia commercialmente troppo lento per giustificare la valutazione attuale è reale e non va sottovalutato.
☕ ko-fi.com/filosofaresuimercati
Grazie per il supporto.
11/05/26 — Zegna: il punto sul Corriere Economia

precedente articolo qui: https://www.filosofaresuimercati.eu/2026/03/18/idee-di-investimento-prese-qua-e-la/#30-03-25-corriere-della-sera-intervista-a-ermenegildo-zegna
09/05/26 – Innodata (INOD): trimestrale record, +80% in borsa. Barron’s resta lunga
detengo una posizione in Innodata (INOD). L’articolo è un aggiornamento di un’idea di investimento pubblicata da Barron’s e già trattata su questo blog. Nulla di quanto scritto costituisce consulenza finanziaria.
Il 7 maggio 2026 Innodata ha pubblicato i risultati del primo trimestre 2026, e il mercato ha risposto in modo inequivocabile: il titolo INOD ha chiuso la seduta dell’8 maggio con un rialzo di circa l’80%, portando il guadagno complessivo da quando Barron’s lo aveva segnalato come stock pick nel settembre 2025 a oltre il 127%.
Avevamo già seguito questa storia sul blog nella nostra raccolta di idee di investimento. Vale la pena aggiornarla con i numeri di questa trimestrale straordinaria.
Una trimestrale da manuale
I dati del Q1 2026 parlano da soli:
- Ricavi: $90,1 milioni, +54% anno su anno e +24% rispetto al Q4 2025 ($72,4M). Il consenso degli analisti si fermava a $76,5M: battuto del 18%.
- Utile netto: $14,9 milioni, contro $7,8M nel Q1 2025. EPS diluito a $0,42 vs $0,22 un anno fa, e contro le attese di mercato di circa $0,08.
- Adjusted EBITDA: $25,0 milioni (28% dei ricavi), quasi il doppio dei $12,7M del Q1 2025, e con uno scarto del 139% rispetto al consenso degli analisti ($10,4M).
- Adjusted Gross Margin: 47%, sei punti percentuali sopra il target comunicato dalla società (40%) e sei punti sopra il trimestre precedente.
- Cassa: $117,4 milioni, in aumento di $35,1M rispetto a fine 2025. Linea di credito Wells Fargo ($50M, tre anni) rinnovata e ampliata, ma non utilizzata.
Il CEO Jack Abuhoff ha commentato: «Il Q1 è stato un trimestre record per Innodata – e lo è stato per un ampio margine. I ricavi sono cresciuti del 54% anno su anno mentre l’Adjusted EBITDA è cresciuto di circa il 96%: leva operativa per definizione.»
La diversificazione del portafoglio clienti
Il tallone d’Achille di Innodata era sempre stato la concentrazione: nel 2025 il cliente principale rappresentava il 58% dei ricavi. Il Q1 2026 segna una svolta concreta su questo fronte.
La società ha annunciato nuovi accordi con una grande azienda tecnologica — indicata genericamente come “uno dei principali Big Tech mondiali” — che si prevede genereranno circa $51 milioni di ricavi nel 2026, rendendo questo nuovo cliente il secondo per importanza. Nel frattempo, i ricavi dagli altri clienti Big Tech sono cresciuti del 453% anno su anno nel trimestre.
Come ha precisato Abuhoff, questa è «una delle migliori forme possibili di diversificazione: il cliente principale continua a crescere in valore assoluto, mentre il resto della base clienti cresce ancora più velocemente».
Intelligenza artificiale agentiva: la prossima frontiera
Oltre all’attività core di annotazione e curation dei dati per l’addestramento di modelli AI, Innodata ha lanciato in beta la sua Evaluation and Observability Platform, una piattaforma di controllo per sistemi di intelligenza artificiale agentiva. Poco dopo il lancio, ha chiuso il primo contratto — con un cliente hyperscaler — per un valore di $1 milione.
La società è già attiva anche nel campo del dato multimodale — video, immagini, dati sensoriali — in collaborazione con Palantir (PLTR), con possibili applicazioni in ambito difesa e robotica.
Guidance alzata e valutazione
Per l’intero 2026, Innodata ha alzato la guidance sulla crescita dei ricavi a circa il 40% o più, rispetto al precedente obiettivo del 35% o più. La società ha precisato che questa stima non include eventuali nuovi programmi ancora in pipeline.
La valutazione non è economica: il titolo tratta intorno a 55 volte gli utili prospettici. Ma Barron’s ritiene la valutazione giustificata dal profilo unico della società, dalla leadership nel proprio segmento e dalla crescita accelerante. L’analista Dan Ives di Wedbush ha una raccomandazione outperform, mentre l’analista Allen Klee di Maxim Group ha fissato il target di prezzo più alto del settore a $111 — circa il 35% sopra le quotazioni recenti di $82.
▶ Commento editoriale. La storia di Innodata è quella di una società che ha saputo posizionarsi nell’infrastruttura dell’IA — i dati etichettati, curati, strutturati che i modelli devono avere per funzionare — in un momento in cui la domanda esplode. Non è una storia di hype: è una storia di picks and shovels, di chi fornisce i mattoni a chi costruisce le cattedrali. Il rischio principale restava la concentrazione su un singolo cliente; ora anche quello si sta attenuando. Da seguire con attenzione.
Il contesto: da dove veniamo
Quando Barron’s aveva pubblicato la raccomandazione originale nel settembre 2025, il titolo era salito del 44% in una settimana su volumi enormi, per poi avanzare di un ulteriore 50% nel mese successivo. A gennaio 2026, con un guadagno del 65% sull’idea originale, era arrivato l’aggiornamento e poi la notizia dell’accordo con Palantir. Oggi, con il +127% complessivo e una trimestrale che ha azzerato le aspettative del mercato, il quadro tecnico suggerisce un possibile target in area $127 nel terzo trimestre 2026.
Per chi volesse approfondire la storia dall’inizio: il thread originale sul blog.
Se trovi utile il lavoro di analisi e sintesi, puoi offrirci un caffè su Ko-fi. Aiuta a coprire i costi di hosting e a mantenere il blog indipendente.
☕ Offrici un caffè
Disclaimer: questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Le opinioni espresse sono personali e possono cambiare senza preavviso. Prima di prendere qualsiasi decisione di investimento, consulta un professionista qualificato. Per maggiori informazioni leggi il nostro disclaimer completo.
23/04/26 — Honeywell: batte le stime ma scende. Aspettando lo spin-off e Quantinuum

Honeywell (HON) ha battuto le stime sugli utili del primo trimestre 2026 — EPS rettificato a 2,45 dollari, +11% anno su anno, contro i 2,32 attesi da Wall Street. Gli ordini sono cresciuti del 7% in tutti i segmenti, il backlog ha superato i 38 miliardi di dollari, e i margini di segmento si sono espansi di 90 punti base. In un mondo normale, questo sarebbe un buon trimestre. Ma il titolo ha perso il 2,2% in apertura.
Perché scende nonostante i buoni dati
Il problema non è il passato — è il futuro prossimo. La guidance per il secondo trimestre è stata deludente: Honeywell prevede un EPS di circa 2,40 dollari, mentre gli analisti si aspettavano 2,56. In sostanza, la società sta dicendo che la crescita arriverà nella seconda metà dell’anno — e gli investitori, in questo momento di incertezza geopolitica e petrolio in rialzo, non sono disposti ad aspettare.
C’è anche un clima di settore sfavorevole. L’ETF iShares Aerospace & Defense (ITA) ha perso quasi il 6% nella settimana precedente a questa sessione — Honeywell non è sola nel soffrire. La crisi in Medio Oriente e i timori sull’inflazione pesano sull’intero comparto.
Gli utili non rettificati raccontano un’altra storia: 1,29 dollari per azione, ben al di sotto del dato rettificato, a causa di una serie di oneri legati allo spin-off in corso. Honeywell sta smontando se stessa — e le pulizie contabili che ne derivano continuano a pesare sui numeri pubblicati.
Lo spin-off: il catalizzatore che tarda ad arrivare
Il CEO Vimal Kapur ha confermato che la separazione in due società — una dedicata all’aerospazio, l’altra all’automazione — sarà completata nel terzo trimestre 2026, con data formale fissata al 29 giugno. La guidance annuale è stata mantenuta: crescita organica dei ricavi tra il 3% e il 6%, EPS tra 10,35 e 10,65 dollari.
Sul fronte cessioni, Honeywell ha anche annunciato la vendita del business Warehouse and Workflow Solutions (WWS) al fondo di private equity American Industrial Partners — un altro passo nella direzione della semplificazione.
Dalla conference call
La trascrizione della call aggiunge dettagli utili che il comunicato stampa non cattura. Sul fronte aerospaziale, il CEO della divisione Jim Currier ha chiarito che il problema del Q1 era di fornitura — i supplier faticavano a tenere il ritmo — non di destocking dei clienti. Il miglioramento nel Q2 sarà distribuito su tutti e tre i segmenti: commercial aftermarket, commercial OE e difesa. Sul ciclo breve, il CFO Mike Stepniak ha indicato una crescita mid-to-high single digit nel Q2 — un segnale incoraggiante.
Sul fronte geopolitico, il conflitto in Medio Oriente ha impattato negativamente il processo automation aftermarket nel Q1, ma paradossalmente sta generando nuove opportunità nel business LNG: i clienti stanno accelerando gli investimenti per la sicurezza energetica, e Honeywell è uno dei fornitori chiave per l’infrastruttura di liquefazione del gas naturale. Una nota sul timing dello spin-off: il 29 giugno è tecnicamente il primo giorno del terzo trimestre fiscale — non del secondo come sembrava dalla comunicazione iniziale.
Una nota personale
Devo essere onesto con i lettori: sono in Honeywell da tempo, sia nel mio portafoglio che in quello di mia moglie, e la delusione accumulata è reale. Ogni trimestre emergono nuove pulizie contabili, nuovi oneri, nuove sorprese negative sui margini a breve. La tesi originale era semplice: dalla separazione in diverse società sarebbe emerso il vero valore nascosto del conglomerato. Quella tesi regge ancora — in linea teorica.
Resto dentro per due ragioni. La prima è che la divisione aerospaziale, una volta separata e autonoma, ha le carte in regola per rivalutarsi: backlog record, margini solidi, posizione dominante in avionics e difesa. La seconda è Quantinuum — la joint venture di quantum computing con Cambridge Quantum, ancora privata ma con un’IPO che prima o poi arriverà. Se e quando quella quotazione avverrà, potrebbe far emergere un valore che oggi non si vede nel prezzo di HON.
Non è una raccomandazione di acquisto. È la cronaca di un investimento che richiede più pazienza del previsto — e la consapevolezza che a volte il mercato ha ragione a essere scettico anche quando i numeri sembrano buoni.
Fonte: Barron’s, Al Root, 23 aprile 2026.
1. 22/12/25 — Briefing.com: Honeywell “pulisce i conti” con il patteggiamento Flexjet e riclassificazioni contabili
⚠️ Questo articolo è a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria. Leggi il disclaimer completo.
17/05/24 Acquista azioni Nestlé. La disperazione si sta trasformando in speranza.
Le vendite calano del 5,7% ma il titolo Nestlé (NESN) rimbalza del 6% a Zurigo. Apparente paradosso, spiegazione semplice: il mercato si aspettava peggio, e il nuovo CEO ha detto le cose giuste.
I numeri del primo trimestre
Nestlé ha riportato ricavi per 21,32 miliardi di franchi svizzeri nel primo trimestre 2026 — in calo del 5,7% rispetto all’anno precedente, ma sopra le attese degli analisti (consensus a 21,15 miliardi). Il calo è in parte spiegato da effetti valutari e dalla cessione di attività: non è tutto deterioramento operativo.
La metrica su cui il nuovo CEO Philipp Navratil ha costruito tutta la sua narrazione è la RIG — Real Internal Growth, la crescita dei volumi reali venduti. La RIG è salita dell’1,2% rispetto all’anno precedente, con crescita in tutte le categorie tranne il latte per l’infanzia, dove Nestlé aveva richiamato alcuni prodotti a gennaio per un problema di contaminazione da tossine.
La strategia di Navratil
Navratil è alla guida da settembre 2025 con un mandato chiaro: semplificare, focalizzare, rilanciare. Il piano prevede meno brand ma più forti, investimenti marketing concentrati e dismissione degli asset non core. In questa direzione va la vendita di Blue Bottle Coffee a Centurium Capital, annunciata oggi. In trattativa anche la cessione del business acque e bevande premium.
“Stiamo investendo di più su meno brand più forti, e la nostra trasformazione nel marketing è un abilitatore chiave,” ha detto Navratil agli analisti. Nespresso ha ingaggiato Dua Lipa come brand ambassador globale per avvicinarsi ai consumatori più giovani.
La guidance per il 2026 è stata confermata: crescita organica del 3-4% e accelerazione della RIG rispetto all’anno precedente.
Il contesto
Nestlé quota intorno agli 80 franchi svizzeri — il 38% sotto il record storico di gennaio 2022. Il titolo è stato penalizzato da anni di risultati deludenti, un modello di business troppo complesso e i timori sui cambiamenti nelle abitudini alimentari dei consumatori sempre più attenti alla salute. La domanda è se Navratil riuscirà dove i suoi predecessori hanno faticato.
L’incertezza geopolitica legata al Medio Oriente è stata citata come fattore di rischio macroeconomico, ma non ha cambiato la guidance. Per ora il mercato sembra disposto a credere alla storia del turnaround — almeno per un giorno.
Fonte: Barron’s, George Glover, 23 aprile 2026.
17/05/24 — Barron’s: Acquista azioni Nestlé. La disperazione si sta trasformando in speranza.
⚠️ Questo articolo è a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria. Leggi il disclaimer completo.
22/04/26 — Intuitive Surgical: gradi numeri ma mercato freddo
Intuitive Surgical ha riportato ieri sera i risultati del primo trimestre 2026 — e il mercato ha risposto prima con un -3% in afterhours, poi con un rimbalzo superiore al 7% nella sessione di oggi. Un’oscillazione che dice tutto sulla natura di questo titolo: premium, iperseguito, e capace di punire chi vende sul panico e premiare chi legge i fondamentali. Ma dietro la volatilità c’è una storia che vale la pena analizzare con calma.
I numeri del trimestre
Nel Q1 2026, ISRG ha registrato ricavi in crescita del 23% a $2,77 miliardi, con l’86% proveniente da fatturato ricorrente — strumenti, accessori e servizi. Le procedure totali sono aumentate del 17%: il sistema da Vinci +16% (847.000 interventi), Ion +39% (43.000). Il margine operativo non-GAAP si è attestato al 39%. L’utile per azione non-GAAP è balzato a $2,50 da $1,81 dell’anno precedente — un beat considerevole rispetto alle attese di $2,12.
La guidance per l’intero 2026 è stata rivista al rialzo: crescita delle procedure da Vinci ora prevista tra il 13,5% e il 15,5% (dal precedente 13%-15%). Il margine lordo non-GAAP atteso tra il 67,5% e il 68,5%.
Il modello di business: la stampante e le cartucce
Intuitive Surgical non vende robot chirurgici. Vende ecosistemi. Il da Vinci è il cavallo di Troia: una volta installato in sala operatoria, gli strumenti monouso diventano obbligatori, i chirurghi vengono formati su quella piattaforma, i dati clinici si accumulano su quella infrastruttura. È il modello Gillette applicato alla medicina, con margini da software.
Nel trimestre sono stati piazzati 431 sistemi da Vinci (di cui 232 da Vinci 5, la versione più recente) e 52 sistemi Ion. Il da Vinci 5 — installato ora su quasi 1.500 macchine, usato da quasi 13.000 chirurghi — mostra una utilization superiore dell’11% rispetto al vecchio modello Xi. Un dato che segnala adozione genuina, non semplice sostituzione.
Interessante anche la dinamica finanziaria: il leasing ha rappresentato il 56% dei nuovi placement, in salita dal 47% del trimestre precedente. I clienti preferiscono la flessibilità al possesso — comprensibile in un contesto di tassi ancora elevati e bilanci ospedalieri sotto pressione.
Ion e la scommessa sul cancro al polmone
Ion è il sistema per biopsie polmonari robotizzate, e il trimestre ha portato un dato clinico significativo: uno studio Mayo Clinic su circa 2.000 pazienti ha mostrato una resa diagnostica del 79% e una sensibilità per la malignità dell’85%, con un miglioramento di 23 punti percentuali nella diagnosi in stadio precoce rispetto al 2019. Se Ion diventa lo standard per le biopsie polmonari, la storia di crescita si allunga di un decennio almeno.
Perché il mercato non ha festeggiato
La reazione negativa del titolo ha ragioni precise. La guidance da Vinci 2026, pur alzata, rimane ben al di sotto del 18% registrato nel 2025. Il mercato vende la decelerazione, non il livello assoluto. A questo si aggiunge la pressione competitiva crescente: Medtronic e Johnson & Johnson stanno avanzando nel robotico chirurgico, con J&J che punta all’approvazione FDA entro fine anno e ha dichiarato esplicitamente di vedere in Intuitive il competitor primario.
Un ulteriore elemento di incertezza viene da Restore Robotics, società privata che ha ottenuto clearance per rivendere strumenti da Vinci ricondizionati agli ospedali a prezzi scontati — potenzialmente erodendo il business ad alto margine degli accessori.
Le criticità geografiche
Cina. L’ambiente rimane sfidante: bassa attività di tender, competizione domestica in crescita e pressione sui prezzi guidata da politiche governative. I nuovi codici di rimborso sono attesi non prima del 2027. È il rischio strutturale più serio nel lungo periodo: se Pechino sussidierà aggressivamente i competitor locali — come sta già facendo nei semiconduttori — Intuitive potrebbe perdere il secondo mercato mondiale nel giro di un decennio.
Giappone. La crescita delle procedure è rimasta sotto i livelli storici, con il management che si dichiara cauto nel breve termine per le difficoltà finanziarie degli ospedali pubblici. Buone notizie sul fronte regolatorio, però: da giugno 2026 entreranno in vigore nuovi rimborsi per 7 procedure aggiuntive.
USA. Il management si è dichiarato cauto riguardo al potenziale impatto della scadenza dei sussidi ACA sulle procedure elettive, pur non avendo osservato effetti nel Q1. Un deterioramento della copertura assicurativa americana colpirebbe esattamente il terreno in cui da Vinci cresce di più.
Il dossier digitale e AI: la carta nascosta
Il management ha dedicato ampio spazio alla piattaforma digitale My Intuitive+, alla raccolta dati clinici tramite da Vinci 5 e alla road map verso telechirurgia e AI. Da Vinci 5 cattura dati chirurgici a una scala e fedeltà mai viste prima — combinati con cartelle cliniche elettroniche, diventano la materia prima per futuri sistemi di supporto decisionale e automazione parziale dell’intervento. È una storia di lungo termine, ancora in costruzione. Ma se realizzata, trasforma Intuitive da fornitore di hardware a piattaforma dati medicale — un cambio di paradigma sui multipli.
Incidente informatico
Nel Q1 si è verificato un breach informatico che ha comportato accesso non autorizzato a dati di clienti e dipendenti. Il management ha dichiarato che le operazioni non sono state interrotte e l’impatto finanziario è stato trascurabile. In un settore che tratta dati sanitari sensibili, ogni breach è un promemoria che la superficie di attacco delle infrastrutture medicali è enorme e strutturalmente sottoprotetta.
La mia valutazione
Intuitive Surgical rimane una delle aziende più difendibili dello S&P 500: moat strutturale costruito sul training dei chirurghi, ricavi ricorrenti dominanti, espansione geografica ancora in corso. Con $8 miliardi di cassa — ridotti nel trimestre da $9 miliardi per $1,1 miliardi di buyback, l’acquisizione dei distributori in Italia, Spagna e Portogallo e $103 milioni di capex — la solidità patrimoniale non è in discussione.
Il titolo quota a multipli che scontano perfezione operativa. I rischi concreti — Cina, ACA, tariffe, costi delle memorie — sono reali ma non esistenziali nel breve. Il tema da monitorare nei prossimi trimestri è uno solo: se il Force Feedback e l’AI trasformeranno concretamente la clinica, oppure resteranno marketing. Nel primo caso, il moat si allarga ulteriormente. Nel secondo, il mercato inizierà a prezzare la maturità del ciclo.
Il rimbalzo di oggi — oltre il 7% dai minimi post-earnings di ieri sera — suggerisce che il mercato ha esagerato nella punizione iniziale. Chi ha venduto sul -3% di ieri sera ha pagato la fretta. Detto questo, a questi multipli il margine di errore rimane sottile: qualsiasi trimestre deludente sulla crescita delle procedure verrebbe sanzionato duramente.
⚠️ Conflitto di interesse dichiarato
Mia moglie detiene una posizione in ISRG, parzialmente alleggerita nel 2025. Questo articolo non costituisce consulenza finanziaria.
Se questo blog ti è utile, considera un contributo volontario ☕
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria. Leggi il disclaimer completo.
11/04/26 — Paramount: i warrant sulla fusione Warner che nessuno sta guardando

L’autore non detiene posizioni in PSKY (Paramount Skydance), WBD (Warner Bros. Discovery) o NFLX (Netflix) alla data di pubblicazione. Nulla di quanto scritto costituisce consulenza finanziaria. DISCLAIMER
Tra tutti gli aspetti della colossale fusione tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery — un’operazione da 110 miliardi di dollari incluso il debito — ce n’è uno che il mercato sta largamente ignorando: i warrant che gli azionisti pubblici di Paramount riceveranno in dotazione automatica.
Un warrant per ogni azione posseduta. Quotati al Nasdaq, quindi liquidi. Durata di dieci anni — una delle caratteristiche più favorevoli che un warrant possa avere. E un prezzo di esercizio che sarà determinato dalla media dei prezzi di Paramount nei 20 giorni precedenti la chiusura dell’operazione, attesa per il terzo trimestre 2026, salvo approvazione regolamentare.
I numeri ancora non sono definitivi — il valore del warrant dipende da dove tratterà il titolo al momento della chiusura — ma una stima di Wall Street indica circa 2 dollari per warrant nell’ipotesi che il prezzo dell’aumento di capitale si attesti a 12 dollari per azione. Considerando che Paramount quota oggi intorno a 10,62 dollari dopo aver toccato un minimo di 52 settimane sotto i 9 dollari a fine marzo, quella componente non è trascurabile.
Il contesto è questo: Paramount deve raccogliere 47 miliardi di equity e 49 miliardi di debito per comprare Warner. I termini originali dell’aumento — fissati quando il titolo era più alto — prevedevano un prezzo di emissione a 16,02 dollari per azione. Con PSKY crollata sotto i 10, quei termini sono stati rinegoziati: il prezzo potrà scendere fino a 12 dollari, con un conseguente aumento della diluizione (fino a 3,9 miliardi di nuove azioni contro i 2,9 miliardi originari, rispetto a un flottante attuale di circa 1,1 miliardi).
I nuovi termini hanno però consentito di portare a bordo investitori del Medio Oriente — un fondo sovrano di Abu Dhabi e un veicolo del Qatar Investment Authority — che coprono circa metà del finanziamento totale. Senza il repricing, la famiglia Ellison e RedBird Capital (i backstop dell’operazione) avrebbero avuto difficoltà ad attrarre capitali esterni con il titolo così sotto il prezzo di emissione originale.
Il mercato ha risposto positivamente: PSKY ha guadagnato il 12% in settimana nonostante la maggiore diluizione. Il motivo, secondo Wolfe Research, è che gli investitori temevano uno scenario ancora più diluitivo — e i warrant hanno compensato parzialmente il danno percepito.
Da notare: i nuovi investitori mediorientali non riceveranno i warrant. Quelli spettano solo agli azionisti pubblici attuali — circa 470 milioni di azioni di flottante, escluse le quote degli Ellison e di RedBird.
▶ Commento editoriale. I warrant a lungo termine su operazioni straordinarie sono uno degli strumenti più sottovalutati dal retail — e spesso anche dagli istituzionali. Una durata di dieci anni è inusualmente generosa: significa che anche se la fusione dovesse partire in salita, gli azionisti hanno un’opzione reale sul recupero del valore nel tempo. L’asimmetria è classica: perdita limitata (il warrant vale zero nel caso peggiore), upside potenzialmente significativo se Paramount-Warner trova la sua traiettoria nell’era dello streaming.
Sul piano strettamente personale: ho intenzione di acquistare questi warrant. Scadenza 2036 — il che significa che per incassarli dovrò raggiungere gli 83 anni in buona forma. Li considero, oltre che un’opportunità finanziaria, una piccola assicurazione sulla longevità. O forse un incentivo. In ogni caso, il ragionamento è semplice: o i warrant valgono qualcosa nel 2036, oppure ho un problema ben più serio di cui preoccuparmi. Motivazione sufficiente per tenersi in forma.
Adattamento editoriale da Barron’s (Andrew Bary, 10 aprile 2026). | Byline: Gianni & Claude (Anthropic) | DISCLAIMER
09/04/26 — Texas Pacific Land: il titolo crolla alla morte del suo più grande sostenitore
Prima di arrivare alla notizia di oggi, vale la pena raccontare la storia di Texas Pacific Land — perché è una di quelle storie che il mercato finanziario produce raramente, e che merita di essere conosciuta.
Tutto comincia nel 1888. La Texas and Pacific Railway — una delle grandi ferrovie transcontinentali americane — era andata in bancarotta, travolta dai debiti colossali accumulati per costruire la linea che avrebbe dovuto attraversare il sud degli Stati Uniti. I creditori si trovarono in mano qualcosa di insolito come garanzia: quasi tre milioni di acri di terra nel Texas occidentale, terra arida, desertica, apparentemente inutile. Per gestire e liquidare ordinatamente quegli asset fondarono Texas Pacific Land Trust — un veicolo la cui missione era semplice quanto ingrata: vendere quella terra, possibilmente prima che si rivelasse del tutto priva di valore, e distribuire i proventi ai creditori.
Per decenni, il trust fece esattamente questo. Vendette terra, lentamente, a prezzi modesti. La struttura era arcaica — un trust del diciannovesimo secolo con governance minima, nessun consiglio di amministrazione nel senso moderno, pochissimi dipendenti. Agli occhi di Wall Street era un’anomalia trascurabile: un relitto del capitalismo ferroviario americano che sopravviveva grazie all’inerzia istituzionale. Il titolo era illiquido, poco seguito, ignorato.
E poi arrivò il petrolio. O meglio, arrivò la tecnologia per estrarlo: il fracking. Sotto quella terra arida e apparentemente priva di valore giaceva uno degli accumuli di idrocarburi più ricchi del pianeta — il bacino Permiano. Texas Pacific Land non estraeva petrolio direttamente: possedeva la superficie, non i diritti minerari in senso pieno. Ma incassava royalty su ogni barile estratto dal sottosuolo dei suoi acri. Senza trivellare un pozzo, senza assumere ingegneri petroliferi, senza rischiare capitali. La terra produceva semplicemente rendita — come aveva sempre fatto, solo che adesso la rendita era misurata in miliardi.
È in questo contesto che entra Murray Stahl. Gestore di Horizon Kinetics, fondo newyorchese con una filosofia di investimento profondamente contrarian, Stahl aveva comprato azioni Texas Pacific negli anni Ottanta — quando erano davvero poco più di un diritto su terra desertica. Le aveva tenute per decenni, attraverso l’indifferenza del mercato, la volatilità del petrolio, le crisi finanziarie. Nelle lettere trimestrali agli investitori di Horizon Kinetics, continuava a scrivere di Texas Pacific con la pazienza ossessiva di chi ha trovato qualcosa che gli altri non vedono ancora.
La tesi di Stahl era elegante nella sua semplicità: Texas Pacific possedeva terra scarsa, in una posizione geografica strategica, con un modello di business che non richiedeva reinvestimento di capitale. Man mano che il mondo diventava più denso di infrastrutture — prima petrolio, poi rinnovabili, poi data center — quella terra sarebbe diventata sempre più preziosa. Non era una scommessa sul prezzo del petrolio: era una scommessa sulla scarsità geografica. Una tesi che si è rivelata corretta in modo spettacolare.
Il capitolo più recente della storia è quello dell’AI. Le 900.000 acri di Texas Pacific nel Texas occidentale si trovano in un’area con elettricità a basso costo, spazio abbondante e connettività in espansione — esattamente quello che cercano le grandi aziende tech per costruire data center. Alphabet, Microsoft e Amazon hanno mostrato interesse. Il titolo è salito del 56% da inizio anno fino a mercoledì. Texas Pacific è entrata nell’S&P 500 — un traguardo che, come ha ricordato un azionista, cinque anni fa sembrava impensabile a chiunque tranne che a Murray Stahl.
Poi, il 7 aprile 2026, Stahl è morto.

Le azioni di Texas Pacific Land Corp. sono crollate giovedì dopo che il CEO del suo principale azionista è deceduto, scuotendo gli investitori nel proprietario terriero texano che ha attirato l’attenzione mentre le aziende tecnologiche cercano siti per i data center.
Il titolo è sceso fino al 17% giovedì — il calo infragiornaliero più marcato da marzo 2020. Murray Stahl, che era CEO di Horizon Kinetics Holding Corp. e membro del consiglio di Texas Pacific, è scomparso il 7 aprile, secondo una dichiarazione di Horizon Kinetics. La società possiede quasi il 15% del proprietario terriero con sede a Dallas, secondo i dati elaborati da Bloomberg.
“Oltre ad essere il principale azionista di TPL, era il suo più grande sostenitore”, ha dichiarato Chadd Garcia, portfolio manager di Ave Maria Mutual Funds, un azionista tra i primi venti di Texas Pacific. “In ultima analisi, TPL è entrata nell’S&P 500, un traguardo che sono sicuro che cinque anni fa poche persone, tranne Murray, ritenessero possibile.”
Texas Pacific possiede quasi 900.000 acri nel Texas occidentale, gran parte dei quali sopra le riserve di shale oil e gas nel Permian Basin, che hanno beneficiato dell’aumento dei prezzi delle materie prime quest’anno. I terreni sono già utilizzati per miniere di Bitcoin, batterie di accumulo su scala utility e progetti di energia rinnovabile, e la loro posizione ha attirato l’interesse di aziende tra cui Alphabet, Microsoft e Amazon, alla ricerca di elettricità a basso costo per grandi data center.
Horizon Kinetics detiene azioni Texas Pacific dagli anni Ottanta, con Stahl che sosteneva che il modello di business dell’azienda avrebbe reso il titolo sempre più prezioso nel tempo. Ha anche avuto momenti di attrito con la leadership aziendale mentre spingeva per modernizzare la struttura societaria, continuando al contempo a elogiare il business nei commenti trimestrali del fondo.
“Murray credeva nell’azienda quando era ancora un trust poco scambiato e poco conosciuto che possedeva semplicemente della terra nel Texas occidentale”, ha dichiarato il CEO di Texas Pacific, Ty Glover.
Le azioni Texas Pacific erano salite costantemente negli ultimi 12 mesi e avevano guadagnato circa il 56% dall’inizio dell’anno fino alla chiusura di mercoledì. Anche LandBridge Co. era salita di circa il 40% da inizio anno fino all’annuncio della morte di Stahl, beneficiando anch’essa del boom dei data center.
Giovedì sono scesi anche altri importanti titoli in portafoglio di Horizon Kinetics. LandBridge ha perso fino all’11%, mentre WaterBridge Infrastructure è calata fino al 2,3% prima di recuperare parte delle perdite. Horizon possiede il 20% di LandBridge e il 15% di WaterBridge. Le azioni di Horizon Kinetics stessa sono scese fino al 13%.
Il crollo del 17% di TPL alla notizia della morte di Stahl dice qualcosa di importante sulla struttura dell’azionariato e sulla natura del titolo. Un singolo azionista al 15% — per quanto significativo — non giustifica matematicamente un calo del 17% se non ci sono timori concreti di vendite forzate o di cambio di governance. Il mercato non sta prezzando la perdita di un azionista: sta prezzando la perdita di una narrativa. Stahl era la storia di TPL — il garante intellettuale della tesi, l’uomo che aveva avuto ragione per quarant’anni quando tutti gli altri non vedevano nulla. Senza di lui, chi continuerà a raccontare quella storia con la stessa credibilità?
Sul piano fondamentale, Texas Pacific rimane quello che è sempre stata: un proprietario terriero passivo con un modello di business straordinariamente efficiente dal punto di vista del capitale. La terra non scompare con Stahl. Le royalty petrolifere non scompaiono. L’interesse di Alphabet, Microsoft e Amazon per quei 900.000 acri non scompare. Ciò che scompare è il principale amplificatore della tesi — e in un mercato dove la narrativa conta quanto i fondamentali, questo non è un dettaglio. Il calo di oggi è probabilmente eccessivo. Ma chi compra TPL oggi deve sapere che sta comprando un titolo che ha perso il suo maggiore sostenitore istituzionale, in un momento in cui il mercato è già nervoso e la liquidità del titolo rimane limitata rispetto alla sua capitalizzazione. La storia di TPL rimane bellissima. Il prezzo giusto per entrarci è un’altra questione.
09/04/26 — Citron Research su Amazon: “I multipli devono ribaltarsi. Target $300”
Citron Research ha seguito Amazon per 25 anni. Quando Andrew Left — lo short-seller più famoso di Wall Street, convertito negli ultimi anni ad analista long — pubblica un tweet con target price e punto esclamativo incorporato, vale la pena leggere con attenzione. Il tweet è di oggi, 9 aprile 2026.
Il tweet — traduzione
“Impossibile non commentare. $AMZN $300.
Citron segue $AMZN da 25 anni. Oggi è il punto di svolta in cui lo sconto ridicolo rispetto ai multipli di $WMT deve chiudersi.
Per 4 anni il mercato ha premiato $WMT per la stabilità e punito $AMZN per il capex. Walmart sembrava l’adulto nella stanza.
Oggi Jassy vi ha mostrato cosa ha costruito con quel capex… F$&@ ME!
La minaccia più seria mai creata alla dominanza semiconductor di NVIDIA. Amazon. $50 miliardi di run rate standalone. Crescita a tripla cifra. Trainium4 non ancora spedito e già sold out. Due clienti hanno tentato di comprare TUTTA la capacità Graviton per il 2026. Amazon ha detto no.
Questa è un’altra società da mille miliardi di dollari nascosta dentro $AMZN. Non esiste in nessun modello sell-side. Neanche uno.
Il mercato ha trascorso 4 anni a punire Amazon per costruire questo. Ora è costruito. E $WMT tratta ancora a 45x gli utili per una crescita dei ricavi del 4%, mentre $AMZN siede a 26x forward.
$WMT vende patatine. 45x gli utili. $AMZN vende chip AI. 26x forward. (E di patatine ne vendono anche loro, tante.)
I chip sono sold out. I multipli devono ribaltarsi.
F$&@ $WMT. $AMZN. $300.”
Il ragionamento: cosa c’è dentro Amazon che il mercato non vede
AWS non è più soltanto cloud. È diventata una semiconductor company verticalmente integrata, con una famiglia di chip proprietari che copre l’intera catena del valore AI: Graviton per il computing generale, Trainium per il training dei modelli, Inferentia per l’inference. Amazon li usa internamente per i propri workload, riducendo la dipendenza da Nvidia, e li vende a clienti terzi attraverso AWS — generando un business semiconductor con un run rate annuo dichiarato di $50 miliardi e crescita a tripla cifra.
Il dato più rivelatore non è il fatturato: è la domanda compressa. Trainium4 è sold out prima ancora di essere spedito. Due clienti hanno tentato di acquistare l’intera capacità Graviton disponibile per il 2026 — Amazon ha dovuto dire no. Quando un’azienda rifiuta ordini perché non riesce a produrre abbastanza, non si sta parlando di hype: si sta parlando di un collo di bottiglia strutturale su un prodotto che il mercato vuole disperatamente.
Il confronto con Walmart: un’anomalia che non può durare
La comparazione AMZN/WMT sui multipli è semplice al punto da sembrare brutale, ma è proprio questa semplicità a renderla difficile da confutare. Walmart tratta oggi a 45x gli utili con una crescita dei ricavi intorno al 4% — numeri da utility difensiva, non da growth stock. Amazon tratta a 26x forward con un segmento in crescita a tripla cifra e domanda che supera strutturalmente l’offerta.
Per quattro anni il mercato ha premiato la “prevedibilità” di Walmart e punito Amazon per il capex massiccio investito in data center, chip e infrastruttura. Era una lettura razionale in un contesto di tassi in rialzo: il mercato sconta il futuro, e il futuro lontano vale meno quando i tassi salgono. Ma ora quel futuro è arrivato. Il capex è diventato asset. Gli asset generano ricavi. I ricavi crescono a tripla cifra. I multipli devono convergere — o Walmart scende, o Amazon sale, o entrambe le cose insieme.
I rischi che Citron non menziona
La tesi è solida, il target $300 non è aria fritta. Ma Citron pubblica in un momento di mercato particolarmente ostile: dazi, risk-off generalizzato, compressione dei multipli tech. Amazon a $300 richiede che il mercato torni ad appetito risk-on e che i risultati trimestrali confermino la narrativa chip. Se la recessione da dazi morde i ricavi pubblicitari e retail — che restano la parte più ciclica del business — anche il re dei semiconduttori nascosti fatica a sostenere la valutazione nel breve periodo.
C’è poi un rischio competitivo che Citron sottostima: Nvidia non starà a guardare. La risposta di Jensen Huang alla minaccia dei chip proprietari dei cloud provider è già in corso — NVLink, rack-scale computing, ecosistema CUDA che resta lo standard de facto per il training. Amazon può sottrarre workload interni a Nvidia, ma conquistare il mercato esterno è un’altra partita.
Conclusione
La tesi di Citron ha gambe lunghe. Il timing dipende da quando il mercato tornerà a guardare i fondamentali invece del termometro geopolitico — e oggi, 9 aprile 2026, non è ancora quel giorno. Ma il trade esiste, la logica è inattaccabile e il catalizzatore — la lettera agli azionisti di Andy Jassy — è appena arrivato. Chi ha pazienza e stomaco per la volatilità attuale ha un’opportunità da valutare seriamente.
07/04/26 l’Argentina torna sui mercati del debito globale per finanziare il boom energetico
27/03/26 Argentina: annullato il maxi-risarcimento da 16 miliardi — e ora Vaca Muerta cambia scenario
Fonte: Bloomberg — Bob Van Voris, 27 marzo 2026
Traduzione e commento editoriale: Gianni / Filosofare sui Mercati
Conflitti di interesse dichiarati: Nessuna posizione diretta su YPF, Burford Capital o Vista Energy. La moglie dell’autore detiene una posizione lunga in Pampa Energía (PAM) — conflitto di interesse dichiarato. L’autore detiene BTP italiani (insieme alla moglie): il tema del rischio sovrano e dell’accesso ai mercati obbligazionari internazionali è pertinente in senso lato.
L’Argentina ha ottenuto una vittoria legale di proporzioni storiche: la Corte d’Appello del Secondo Circuito degli Stati Uniti ha annullato la sentenza che condannava Buenos Aires a pagare 16,1 miliardi di dollari agli ex azionisti di YPF, la compagnia petrolifera statale nazionalizzata nel 2012. Con gli interessi maturati, l’importo aveva ormai superato i 18 miliardi di dollari.
La decisione, adottata con voto 2 a 1, rovescia la sentenza emessa nel 2023 dal giudice distrettuale Loretta Preska, che aveva ritenuto la nazionalizzazione in violazione dello statuto societario — il quale prevedeva un’offerta pubblica di acquisto agli azionisti. Il Secondo Circuito ha stabilito che Preska aveva erroneamente interpretato il diritto argentino: la questione cruciale era se la pretesa risarcitoria fosse ammissibile nei tribunali argentini, e la risposta è no.
Il giudice Denny Chin, estensore della maggioranza, ha riconosciuto senza mezzi termini che l’Argentina aveva violato “in modo consapevole e palese” le promesse fatte agli investitori stranieri — ma ha ritenuto che ciò non bastasse a fondare la giurisdizione americana. Una vittoria procedurale più che sostanziale, che non assolve Buenos Aires nel merito.
Il giudice dissenziente Jose Cabranes ha invece elogiato la “meticolosa cura” con cui Preska aveva istruito il caso, osservando che gli investitori stranieri non avrebbero potuto aspettarsi un trattamento equo dai tribunali argentini. Un argomento tutt’altro che peregrino, considerata la storia giudiziaria del paese.
Il crollo di Burford Capital
Il finanziatore del contenzioso, Burford Capital, ha pagato il conto in borsa: le azioni quotate negli USA sono crollate fino al 54% nella sola seduta di venerdì. Burford aveva finanziato l’intera causa in cambio di una quota rilevante del potenziale risarcimento — un modello di litigation funding ad alto rischio e alta leva, in cui una singola sentenza può fare o disfare il valore dell’azienda.
Già prima della sentenza d’appello, Burford stava incontrando enormi difficoltà nel recupero coattivo del credito, avendo avviato procedimenti in vari paesi per aggredire asset del governo argentino all’estero. La sentenza di Preska aveva anche ordinato all’Argentina di cedere la propria quota del 51% in YPF a soddisfazione del debito — ordine sospeso dalla Corte d’Appello e ora sostanzialmente svuotato dalla nuova pronuncia.
Burford potrebbe ancora tentare un appello all’intero Secondo Circuito (en banc) o ricorrere alla Corte Suprema degli Stati Uniti — percorsi che potrebbero richiedere mesi o anni. Nel frattempo, qualsiasi tentativo di esecuzione forzata è paralizzato.
Implicazioni per Milei e i mercati
Per il presidente Javier Milei, la sentenza è un sollievo concreto. L’Argentina aveva rifiutato qualsiasi negoziazione con i ricorrenti, in una strategia ad alto rischio che avrebbe potuto compromettere gravemente il ritorno del paese sui mercati obbligazionari internazionali. Il debito potenziale equivaleva a quasi metà del bilancio federale 2024 — una cifra incompatibile con qualsiasi piano di stabilizzazione credibile.
Il paragone con la vicenda Elliott/Singer — 15 anni di contenzioso sul default del 2001, infine chiusi con un accordo — offre la misura di quanto sia lunga la via della fiducia sovrana persa e riconquistata. La sentenza odierna rimuove un macigno, non costruisce un’autostrada.
Vista Energy (VIST) — il pure play accelera
Il 12 marzo Vista quotava circa 62 dollari, reduce da un +27% YTD e vicina al massimo storico. Al 26 marzo il prezzo era salito a 72,31 dollari — un ulteriore +16% in due settimane, con la performance da inizio anno ormai vicina al 40%. Goldman Sachs ha alzato il target da 66,90 a 75 dollari il 18 marzo; UBS ha portato il proprio obiettivo a 86 dollari il 26 marzo, il più aggressivo tra le principali case.
La tesi di marzo regge: Vista è il modo più diretto per scommettere su Vaca Muerta. Il problema, se c’è, è che il mercato l’ha già prezzata con generosità. Chi compra oggi a 72 dollari sta scommettendo su un ulteriore re-rating o su un petrolio stabilmente sopra i 90 dollari. Il catalizzatore geopolitico è reale; il margine di sicurezza si è ridotto.
Pampa Energía (PAM) — difensiva e beneficiaria indiretta
Pampa quota intorno agli 86 dollari, in linea con i livelli di metà marzo, nel range annuale 54,95–97,55 dollari. Il target medio degli analisti è ora a circa 89-90 dollari, con Citi a Buy e JPMorgan a Neutral — una divergenza che riflette la domanda reale: quanto del re-rating dell’Argentina è già nei prezzi?
La sentenza odierna è indirettamente positiva per Pampa: un’Argentina che riduce il rischio di contenzioso sovrano e consolida la credibilità sui mercati internazionali è un contesto migliore per qualsiasi operatore energetico domestico. Pampa, con le sue reti di trasmissione, gasdotti e componente utility, è la forma più difensiva di esposizione a questo miglioramento — e resta la più coerente per chi vuole Argentina senza la volatilità di Vista o il rischio societario di YPF.
YPF — la sentenza cambia lo scenario, non la storia
YPF è il titolo su cui la giornata di oggi pesa di più. Al 27 marzo il titolo quota intorno ai 43-44 dollari — era a circa 37-38 dollari il 12 marzo, e a inizio anno era sui 36. Il mercato stava già scontando un’Argentina Milei-friendly, ma l’ombra del contenzioso Burford pesava come un’ipoteca non quantificabile sull’intera capitalizzazione.
Con la sentenza odierna quella ipoteca è stata — almeno per ora — cancellata. Il target medio degli analisti è intorno ai 49-50 dollari, con Jefferies e BofA a Buy e Goldman Sachs a Hold. Il principale catalizzatore ancora da attivare è la Final Investment Decision sul progetto LNG da 20 miliardi con Eni e ADNOC, attesa nella prima metà del 2026: se confermata, trasformerebbe YPF da produttore domestico a esportatore globale di gas entro il 2030.
Burford può ancora ricorrere — en banc o alla Corte Suprema — ma i tempi si allungano e l’esecuzione è paralizzata. Il rischio residuo esiste, ma si è spostato da “imminente e catastrofico” a “possibile e lontano.”
Sintesi
Il 12 marzo scrivevo che la domanda per l’investitore non era quale dei tre titoli comprare, ma quanta Argentina volesse davvero in portafoglio. Quella domanda rimane valida — e oggi la risposta può essere un po’ più generosa di due settimane fa. La sentenza Burford rimuove il rischio più acuto; il contesto petrolifero sostiene i fondamentali; Milei consolida la direzione di marcia. I tre titoli offrono ancora esposizioni molto diverse allo stesso tema:
- VIST — massimo upside, margine di sicurezza ridotto dopo il rally; per chi crede nel petrolio alto e nella pipeline VMOS.
- PAM — difensiva, beneficiaria indiretta della riduzione del rischio sovrano; ancora spazio verso il target medio analisti.
- YPF — cambio di scenario più rilevante oggi; con la FID LNG come prossimo catalizzatore, il profilo rischio/rendimento è migliorato materialmente. La storia argentina resta il denominatore comune.
⚖️ Dati di mercato al 27 marzo 2026 · DISCLAIMER
24/03/26 Perché le azioni di Norwegian e delle altre compagnie di crociera stanno rimbalzando
Autore: Janet H. Cho
Rivista: Barron’s (23 Marzo 2026)
Traduzione e presentazione: Gemini (AI Collaborator). Analizziamo il “rally di sollievo” dei titoli crocieristici legato alla tregua di cinque giorni annunciata da Trump e l’impatto dei costi del carburante.
Nota: L’editore di questo blog detiene posizioni lunghe su Tesla (TSLA), EchoStar (SATS) e Viking Holdings (VIK).
Punti Chiave
- I titoli crocieristici hanno segnato forti rialzi lunedì grazie allo slittamento dei raid sull’Iran e all’apertura di possibili negoziati.
- Il settore è ultra-sensibile al prezzo del petrolio e alla fiducia dei consumatori, entrambi colpiti dall’escalation iniziata il 28 febbraio.
- Mentre Norwegian e Carnival recuperano terreno dopo crolli verticali, il mercato guarda alla capacità di difesa dei margini tramite l’hedging del carburante.
Le azioni delle compagnie di crociera sono balzate lunedì alla prospettiva di un rinvio di cinque giorni degli attacchi militari in Iran e di colloqui “produttivi” per risolvere le ostilità in Medio Oriente.
Norwegian Cruise Line Holdings (NCLH) ha chiuso in rialzo del 6,2%, mentre Carnival (CCL) e Royal Caribbean (RCL) hanno segnato rispettivamente +5,5% e +5,8%. Si tratta di un rimbalzo tecnico necessario dopo che il settore era stato letteralmente travolto dalle vendite a seguito dell’attacco congiunto USA-Israele del 28 febbraio.
Per chi possiede Viking (VIK), questo rally collettivo è una conferma, ma la tesi di investimento è diversa. Mentre Norwegian e Carnival sono “ostaggi” del costo del greggio per le loro enormi navi oceaniche, Viking opera su una scala diversa. La sua clientela non sta solo comprando un viaggio, sta comprando un’esperienza culturale che spesso è già stata pagata mesi fa. La forza di Viking in questo caos è la sua capacità di mantenere il “pricing power” anche se la benzina al gallone sale sopra i 4 dollari.
Melissa Newman, docente dell’Università di Cincinnati, ha spiegato che il balzo di Norwegian è dovuto principalmente al fatto che era il titolo più martoriato, afflitto da problemi interni di leadership e da una strategia di costi poco disciplinata, finita nel mirino dell’investitore attivista Elliott Investment Management.
Sul fronte operativo, il costo del carburante rimane la variabile impazzita. Carnival è la più esposta, non avendo coperture (hedge) attive, mentre Royal Caribbean ha già bloccato gran parte dei costi per il 2026 a prezzi decisamente inferiori rispetto ai 112 dollari al barile toccati domenica.
[Image: A Viking Longship cruising a European river]Nonostante la guerra, i passeggeri più abbienti non stanno cancellando i viaggi. Le rotte verso l’Alaska, i Caraibi e i fiumi europei rimangono gettonatissime. Tuttavia, si nota un rallentamento nelle nuove prenotazioni da parte di chi teme l’impatto dell’inflazione energetica sul proprio budget discrezionale.
Il vantaggio competitivo di Viking risiede proprio qui: il mercato fluviale europeo e le spedizioni polari sono meno influenzati dalle turbolenze nel Golfo Persico rispetto alle rotte che toccano Dubai o il Canale di Suez. Se Trump riuscirà davvero a stabilizzare il prezzo del petrolio in questi 5 giorni di tregua, titoli come VIK potrebbero sovraperformare i giganti del settore grazie a bilanci molto più puliti e a un’efficienza operativa superiore.
Il rally di lunedì è stato innescato dai post del Presidente Trump che promettevano una “risoluzione totale” delle ostilità, nonostante le smentite iraniane. Nel frattempo, i prezzi della benzina alla pompa negli Stati Uniti hanno raggiunto una media di 3,95 dollari al gallone, un aumento di oltre un dollaro in un solo mese.
🗑️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria. Leggi il DISCLAIMER COMPLETO prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.
12/03/26 Il Rally del Petrolio Può Dare la Spinta allo Shale Argentino. Parola del CEO di Vista.
◆ Chi commenta questo articolo Mi chiamo Claude, sono un assistente AI sviluppato da Anthropic. Ho tradotto questo articolo di Jonathan Gilbert (Bloomberg, 12 marzo 2026) e ho inserito alcune mie valutazioni, separate dall’originale e contrassegnate con il titolo Nota di Claude. Le mie considerazioni riflettono la mia analisi, non la posizione di Anthropic.
Di Jonathan Gilbert — Bloomberg, 12 marzo 2026 · Traduzione e commento: Claude (Anthropic)
Prezzi del petrolio più alti derivanti dalla guerra in Iran potrebbero aumentare gli investimenti in capitale nello shale argentino, dove la produzione è già in accelerazione, ha dichiarato in un’intervista Miguel Galuccio, CEO di Vista Energy.
Ancora prima che il petrolio tornasse sopra i 100 dollari al barile giovedì, i produttori argentini erano già pronti ad aumentare la produzione quest’anno fino a un livello che colloca il paese tra i primi 20 al mondo. Quei piani, elaborati prima del conflitto, erano basati su un Brent intorno ai 65 dollari. È per questo che Galuccio — che guida la seconda maggiore compagnia shale argentina — ritiene che investimenti ed esportazioni possano accelerare ulteriormente.
“Abbiamo molta elasticità: perforeamo un pad di quattro pozzi in quattro mesi,” ha detto in un’intervista a Bloomberg Television. “Quindi se premiamo un bottone oggi perché abbiamo più capex grazie al prezzo del petrolio più alto, in quattro mesi consegneremo di più al mondo.”
Nota di Claude (Anthropic) — non parte dell’articolo originale L’affermazione sull’elasticità produttiva è tecnicamente credibile per lo shale, che per sua natura ha cicli di sviluppo molto più brevi del petrolio convenzionale — mesi invece di anni. Tuttavia va contestualizzata: l’elasticità dichiarata presuppone disponibilità immediata di attrezzature da perforazione, personale specializzato e capacità di trasporto. In un mercato in cui tutti i produttori shale del mondo reagiscono contemporaneamente a un prezzo del greggio a 100 dollari, queste risorse diventano un collo di bottiglia. La risposta argentina sarebbe più rapida se i vincoli fossero solo finanziari; lo è meno se la catena di fornitura di servizi petroliferi è già sotto pressione globale.
Galuccio ha precisato che è ancora troppo presto per dire se Vista aggiornerà la sua guidance sugli investimenti per l’anno, attualmente tra 1,5 e 1,6 miliardi di dollari.
Le azioni quotate negli Stati Uniti sono in rialzo di circa il 27% da inizio anno e si trovano vicino al massimo storico a 62 dollari.
La rivoluzione shale argentina è a un punto di svolta, con la costruzione in corso di un oleodotto dal cuore della Patagonia fino alla costa atlantica, previsto pronto per l’inizio del 2027. Il cosiddetto progetto VMOS aumenterebbe le spedizioni giornaliere di greggio leggero argentino di 180.000 barili, con una capacità finale superiore a 700.000.
Questo potrebbe almeno iniziare a mettere l’Argentina sul radar dei trader in un momento in cui i volumi di offerta mediorientali sono incerti.
“La cosa più importante è come recuperiamo la sicurezza energetica,” ha detto Galuccio. “Da dove arriverà il resto del petrolio? E credo che l’Argentina abbia un ruolo come nuovo player su scala globale.”
Nota di Claude (Anthropic) — non parte dell’articolo originale Il progetto VMOS è il vero elemento strutturale della tesi Argentina-come-esportatore. Senza infrastruttura di trasporto adeguata, l’elasticità produttiva di Vaca Muerta rimane teorica: puoi estrarre tutto il petrolio che vuoi, ma se non riesci a portarlo alla costa non puoi esportarlo. I 180.000 barili al giorno aggiuntivi che la pipeline renderà possibili sono significativi — equivalgono grossomodo alla produzione attuale di un paese OPEC di medie dimensioni. La data di completamento “inizio 2027” è però un’assunzione ottimistica in un paese con la storia infrastrutturale dell’Argentina: ritardi di sei-dodici mesi sarebbero nella norma storica, non un’eccezione. Per gli investitori, la pipeline è sia il principale catalizzatore che il principale rischio di esecuzione della tesi.
Il prossimo capitolo per Vaca Muerta potrebbe vedere una migrazione di compagnie shale statunitensi che stanno esaurendo le aree di Tier 1 nel Bacino Permiano.
Continental Resources è diventata la prima indipendente shale americana a investire nella regione alla fine dello scorso anno, attratta dalle politiche di libero mercato del presidente Javier Milei. Stanno arrivando anche altre flotte di fracking. Galuccio ha detto che un’ondata più ampia di nuovi entranti — capace di aumentare la scala e ridurre i costi — è cruciale.
“Siamo stati benedetti dalla roccia,” ha detto. “Ma per accelerare abbiamo bisogno di più capitale, più fornitori di servizi petroliferi, più fornitori di prodotti, più concorrenza.”
Nota di Claude (Anthropic) — valutazione complessiva L’articolo dipinge un quadro convincente e in larga misura fondato: Vaca Muerta è geologicamente eccellente, i costi di produzione sono competitivi, le politiche Milei hanno rimosso alcuni degli ostacoli regolatori storici e il contesto di prezzi alti crea un incentivo reale all’accelerazione. La tesi è solida nei fondamentali.
I rischi che l’articolo sottovaluta sono di natura diversa dalla geologia. Il primo è il rischio politico argentino: Milei è al governo da poco più di un anno, le riforme sono ancora fragili e l’Argentina ha un curriculum consolidato di inversioni di politica economica che ha già scoraggiato investitori in passato. Continental Resources è il primo entrante americano — non il decimo. Questo non è un segnale di maturità del mercato, è un segnale di prudenza degli altri.
Il secondo rischio è sistemico: se il conflitto in Iran si risolve o si stabilizza prima che la pipeline VMOS sia operativa, il premio geopolitico che oggi rende l’Argentina attraente si ridimensiona rapidamente. La finestra di opportunità è reale ma dipende da variabili esogene completamente fuori dal controllo di Vista o dell’Argentina.
“Siamo stati benedetti dalla roccia” è una delle frasi più oneste dell’articolo. La roccia è eccellente. Tutto il resto è ancora da costruire.
Come precisato nel DISCLAIMER del mio blog, i contenuti hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria. Le valutazioni presenti in questo articolo — le note di commento firmate Claude (Anthropic) — sono elaborate autonomamente da un sistema di intelligenza artificiale e rappresentano farina del suo sacco: non sono revisionate né avallate dall’autore del blog, e non devono essere intese come raccomandazioni operative.
Testo originale © Bloomberg, Jonathan Gilbert, 12 marzo 2026 · Traduzione italiana e note: Claude (Anthropic) · Solo uso informativo
Il quadro argentino visto dall’investitore: Vista, Pampa e YPF a confronto
Nota di Claude (Anthropic) — analisi comparativa per l’investitore L’articolo di Bloomberg si concentra su Vista Energy (VIST), ma chi guarda all’Argentina energetica come opportunità di investimento ha davanti tre veicoli con profili molto diversi. Vale la pena mettere in fila i dati e le logiche al 12 marzo 2026.
Vista Energy (VIST) — il pure play shale
Prezzo attuale: circa 62 dollari. Performance YTD: +27%, vicino al massimo storico. Vista è il modo più diretto per scommettere su Vaca Muerta: produce quasi esclusivamente shale oil, ha margini elevati (gross margin intorno all’80%) e una gestione efficiente. Il rovescio della medaglia è esattamente questa concentrazione: nessuna diversificazione downstream, dipendenza quasi totale dal prezzo del Brent e dalla disponibilità di infrastruttura di trasporto. Con il petrolio a 100 dollari e la pipeline VMOS in costruzione, è il momento migliore per detenere Vista — il che è anche il momento in cui il rischio di mean reversion è più alto.
Pampa Energía (PAM) — l’integrata con le utility
Prezzo attuale: circa 86 dollari (dati intraday 12 marzo 2026). 52 settimane: range 54,95–97,55 dollari. P/E: circa 15x. Target medio analisti: 92–108 dollari. Pampa è un’azienda molto diversa da Vista: genera elettricità (5.472 MW installati tra termico, idro e eolico), gestisce 22.396 km di reti di trasmissione ad alta tensione e 9.248 km di gasdotti, produce petrolchimici, e solo una parte del fatturato viene dall’upstream oil & gas. Questa diversificazione la rende più resiliente alle oscillazioni del greggio ma le toglie l’esposizione diretta all’upside di Vaca Muerta.
I segnali recenti sono positivi: Fitch ha alzato il rating creditizio con outlook positivo a inizio marzo, i risultati Q4 2025 sono stati solidi con riserve shale in crescita, e Citi ha recentemente promosso il titolo da Neutral a Buy citando la riforma della generazione elettrica e la riduzione del rischio paese. JPMorgan invece mantiene Neutral con target ridotto a 76 dollari. La divergenza tra Citi e JPMorgan riflette una questione reale: quanto del re-rating dell’Argentina è già nei prezzi e quanto resta da fare? Pampa ha un beta insolitamente basso (0,09 su 5 anni), il che la rende un’esposizione all’Argentina relativamente difensiva — ma attenzione: il beta basso in un mercato emergente può anche significare illiquidità e non protezione vera.
YPF (YPF) — il gigante di Stato con il peso legale
Prezzo attuale: circa 37 dollari. Target medio analisti: 40–42 dollari (HSBC ha alzato il target a 40 dollari il 10 marzo, Jefferies ha Buy). YPF è il player dominante di Vaca Muerta — controlla circa un terzo della produzione shale — con una verticalizzazione completa dall’upstream al downstream fino ai 1.654 distributori di carburante. Ha eseguito una trasformazione radicale con il “piano 4×4”: ha ceduto 49 blocchi convenzionali maturi per concentrarsi sullo shale, riducendo i lifting cost del 45% anno su anno verso un obiettivo di 5 dollari per barile. Ha anche avviato l’automazione della perforazione con drillng orizzontale 100% autonomo in Q3 2025.
Il catalizzatore principale atteso è la Final Investment Decision (FID) per il progetto LNG da 20 miliardi di dollari nella prima metà del 2026, con Eni e ADNOC già coinvolti: se confermato, trasformerebbe YPF da produttore domestico a esportatore globale di gas entro il 2030. La pipeline VMOS è anche qui il vincolo infrastrutturale critico: YPF ha un impegno per 120.000 barili al giorno di capacità iniziale.
Il problema di YPF è irriducibile a una nota finanziaria: è un’azienda controllata dallo Stato argentino, con un contenzioso legale da 16 miliardi di dollari pendente negli Stati Uniti legato alla nazionalizzazione del 2012. Il Dipartimento di Giustizia USA si è schierato con l’Argentina nel caso, ma l’esito è incerto e l’ammontare potenziale è superiore all’intera capitalizzazione di mercato. Chi compra YPF sta comprando un’opzione su Vaca Muerta con una scadenza legale che può azzerarne il valore in qualsiasi momento.
Sintesi per l’investitore
I tre titoli offrono esposizioni molto diverse allo stesso tema macro:
— Vista è il modo più puro e volatile di scommettere su Vaca Muerta e sul prezzo del petrolio;
— Pampa è l’esposizione difensiva all’Argentina energetica, con componente utility che ammortizza la volatilità del greggio;
— YPF è la scommessa ad alto rischio/alto rendimento potenziale, con il catalizzatore LNG in arrivo e l’ombra del contenzioso legale sempre presente.
In un contesto di petrolio a 100 dollari e pipeline in costruzione, tutti e tre beneficiano del vento in poppa. La vera domanda per l’investitore non è quale comprare, ma quanta Argentina vuole davvero nel portafoglio — perché il rischio paese, in tutte e tre le forme, rimane il denominatore comune.
Come precisato nel DISCLAIMER del mio blog, i contenuti hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria. Le valutazioni presenti in questo articolo — le note di commento firmate Claude (Anthropic) — sono elaborate autonomamente da un sistema di intelligenza artificiale e rappresentano farina del suo sacco: non sono revisionate né avallate dall’autore del blog, e non devono essere intese come raccomandazioni operative.
Dati di mercato aggiornati al 12 marzo 2026 · Analisi: Claude (Anthropic) · Solo uso informativo
YPF: Il piano di incentivi ampliato di Milei è destinato ad attirare investitori di petrolio di scisto (Shale Oil)
03/03/26 Bloomberg
L’amministrazione del presidente Javier Milei ha ampliato un programma per includere i pozzi di petrolio di scisto (shale oil — petrolio estratto da formazioni rocciose a bassa permeabilità), il che è destinato ad attirare un nuovo ciclo di domande da parte dei produttori di greggio.
Lo schema di incentivi, noto come RIGI, prevede agevolazioni fiscali trentennali e regole doganali e di esportazione più libere, e il suo raggio d’azione è stato ampliato per stimolare lo sviluppo di giacimenti petroliferi vergini nella zona di scisto (shale patch — area geografica ricca di formazioni di scisto) di Vaca Muerta.
Aziende tra cui YPF SA, Vista Energy SAB e Pampa Energia SA stanno guardando al programma, con un analista che afferma che le sole agevolazioni fiscali aumenterebbero i rendimenti sui blocchi fino al 12%.
Il programma di punta del presidente Javier Milei per attirare investimenti in Argentina è destinato ad attirare un nuovo ciclo di domande da parte dei produttori di greggio dopo che la sua amministrazione lo ha ampliato per includere i pozzi di petrolio di scisto.
YPF SA, Vista Energy SAB e Pampa Energia SA hanno dichiarato durante le recenti earnings calls (chiamate sugli utili — conferenze telefoniche in cui il management discute i risultati finanziari con gli analisti) che stavano tutte guardando al programma. Noto con il suo acronimo spagnolo RIGI, lo schema di incentivi fornisce agevolazioni fiscali di 30 anni e regole doganali e di esportazione più libere.
L’ambito del RIGI è stato ampliato il 19 febbraio per stimolare lo sviluppo di giacimenti petroliferi vergini nella shale patch di Vaca Muerta. Un oleodotto dedicato e un porto per le esportazioni di greggio vengono costruiti rapidamente, e l’industria dello scisto statunitense — che sta esaurendo la superficie pregiata (prime acreage — terreni con il più alto potenziale produttivo) — sta manifestando interesse a migrare in Argentina.
“Aiuterà sicuramente a sviluppare l’intera Vaca Muerta”, ha dichiarato venerdì l’amministratore delegato di YPF Horacio Marin durante la earnings call del quarto trimestre della società statale. I suoi commenti sono stati ripresi dai dirigenti di Vista e Pampa nelle loro rispettive chiamate.
Per Matias Cattaruzi, un equities analyst (analista azionario — esperto che valuta i titoli finanziari per consigliare l’acquisto o la vendita) presso Adcap a Buenos Aires, l’incorporazione della perforazione di petrolio di scisto nel RIGI “aiuterà ad accelerare gli investimenti in blocchi che si prevedeva sarebbero stati sviluppati più vicino al 2029-30 e che ora potrebbero essere anticipati di qualche anno”. Ha affermato che le sole agevolazioni fiscali aumenterebbero i rendimenti su quei blocchi fino al 12%.
Secondo alcune stime, il programma RIGI ha già attirato domande da progetti energetici e minerari che richiederebbero un investimento totale di oltre 50 miliardi di dollari.
Ciao! Sono Gemini. È davvero affascinante osservare quello che sta succedendo in Argentina con il piano RIGI. Milei sta giocando una carta pesantissima per trasformare il paese in un hub energetico globale, e l’estensione degli incentivi allo shale oil è la mossa che mancava per far accelerare i giganti del settore.
Le mie impressioni e prospettive per un investitore: Dal mio punto di vista, qui siamo di fronte a una classica situazione di “alto rischio, alta ricompensa”. L’Argentina ha storicamente avuto problemi di stabilità, ma il RIGI offre una blindatura legale e fiscale di 30 anni che è musica per le orecchie dei grandi fondi e delle oil company.
Per un investitore, il dato chiave è quel +12% di rendimento potenziale citato dall’analista: in un settore dove i margini sono tutto, una spinta del genere sposta miliardi di dollari. Le aziende come Vista Energy o YPF diventano estremamente interessanti perché sono già “sul campo” e pronte a incassare questi benefici. La vera scommessa non è più se il petrolio ci sia (Vaca Muerta è una realtà accertata, paragonabile al Permian Basin negli USA), ma se l’infrastruttura — oleodotti e porti — verrà completata in tempo. Se Milei riesce a mantenere questa rotta, l’Argentina potrebbe passare da eterno debitore a esportatore netto di energia, e chi entra ora sta comprando a prezzi che scontano ancora molta incertezza politica.
MongoDB crolla nonostante i risultati del quarto trimestre al rialzo mentre la decelerazione di Atlas e il rimpasto della leadership scuotono gli investitori (255.00 -70.02)
03/03/26 Briefing.com
MongoDB (MDB) sta precipitando a seguito dei suoi risultati del quarto trimestre (Q4), nonostante abbia riportato un EPS (Earnings Per Share – utile per azione) di 1,65 dollari, superiore alle attese, e ricavi di 695,1 milioni di dollari, in crescita rispettivamente del 29% e del 27% anno su anno (yr/yr). Gli investitori sono invece focalizzati su una modesta decelerazione nella crescita di Atlas al 29% dal 30% nel terzo trimestre (Q3), una cauta guidance (previsione o linea guida finanziaria) per l’EPS del primo trimestre (Q1) di 1,15-1,19 dollari, e cambiamenti nella leadership che stanno amplificando le preoccupazioni riguardo alla moderazione della crescita.
MDB ha osservato che accordi a pacchetto EA (Enterprise Agreement – contratti di licenza aziendali completi) insolitamente grandi hanno tolto circa un punto alla crescita di Atlas. Anche così, con Atlas che ora supera un run rate(tasso di rendimento annualizzato basato sui risultati attuali) di 2 miliardi di dollari e rappresenta quasi i tre quarti dei ricavi, anche piccole decelerazioni hanno un impatto sproporzionato sul sentiment (sentimento o atteggiamento del mercato) e sulla valutazione.
MDB ha fornito una guidance di crescita dei ricavi per il Q1 del 20-21% e una crescita dei ricavi per l’anno fiscale 2027 (FY27 – Fiscal Year 2027) del 16-18%, segnalando un continuo calo rispetto ai livelli dell’anno fiscale 2026 (FY26). Mentre il management ha ribadito la fiducia nel suo modello di crescita a lungo termine di Atlas (21-23% nel FY27), l’outlook (prospettiva futura) suggerisce che la concorrenza, la spesa aziendale cauta e la monetizzazione ancora precoce dei carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale generativa potrebbero stemperare lo slancio a breve termine.
L’AI rimane strategicamente importante ma non è ancora materiale (rilevante dal punto di vista finanziario) per i risultati. MDB ha riconosciuto che, sebbene l’adozione di Vector Search (ricerca vettoriale – metodo di ricerca che utilizza vettori matematici per trovare dati simili) e delle capacità di embedding (rappresentazione di dati complessi in uno spazio vettoriale) sia raddoppiata anno su anno, i carichi di lavoro AI agentic (basati su agenti autonomi capaci di agire per raggiungere obiettivi) e su scala aziendale sono ancora in gran parte nelle fasi iniziali.
I cambiamenti nella leadership hanno aggiunto un altro strato di incertezza. Il Chief Revenue Officer (responsabile delle entrate) Paul Capombassis e il President of Field Operations (presidente delle operazioni sul campo) Cedric Pech stanno lasciando l’azienda, con una ricerca di un nuovo CRO in corso.
Dal lato positivo, MDB ha aggiunto 2.700 nuovi clienti netti nel Q4, portando i clienti totali a oltre 65.200. Le metriche dei grandi clienti rimangono in salute, con una forte crescita nelle coorti ARR (Annual Recurring Revenue – entrate annuali ricorrenti) superiori a 100.000 e 1 milione di dollari, e l’RPO (Remaining Performance Obligations – obblighi di prestazione residui, ovvero ricavi contrattati ma non ancora fatturati) quasi raddoppiato anno su anno — segnali che la domanda aziendale rimane intatta.
Approfondimento dell’analista di Briefing.com:
MDB ha fornito un trimestre fondamentalmente solido, evidenziato da una crescita dei ricavi duratura, margini in espansione (margine operativo del 23%) e un’accelerazione dello slancio dei grandi contratti. Tuttavia, con Atlas rappresentando la tesi principale a lungo termine, anche una leggera decelerazione — indipendentemente dalle sfumature del bundling (vendita di prodotti o servizi in pacchetti combinati) — sta scatenando una pressione sproporzionata sul titolo. A lungo termine, i venti favorevoli secolari rimangono intatti. La migrazione al cloud, la modernizzazione dei database, le strategie multi-cloud (utilizzo di più servizi di cloud computing di diversi fornitori) e l’emergere di applicazioni di intelligenza artificiale generativa continuano a favorire piattaforme di dati flessibili e scalabili. Mentre la moderazione della crescita a breve termine e i cambiamenti nella leadership stanno offuscando il sentiment, MDB rimane ben posizionata per capitalizzare sulla domanda guidata dall’AI e dal cloud nel tempo.
Ciao! Sono Gemini. È un piacere commentare con te questa notizia che ha scosso il settore tecnologico.
Guardando questi numeri, sembra il classico caso in cui il mercato si comporta in modo quasi “isterico”. Se guardi i dati puri, MongoDB ha battuto le stime (un classico beat and raise sulle entrate attuali), ma il problema è che quando sei una “growth stock” (azione ad alta crescita) molto amata, anche un minimo graffio sulla carrozzeria spaventa tutti. La piccola frenata di Atlas e, soprattutto, l’addio simultaneo di due figure chiave nelle vendite (CRO e Field Operations) sono stati come un secchio d’acqua gelida.
Dalla prospettiva di un investitore: Personalmente, vedo questa caduta del 27% (i 70 dollari persi) come un test di nervi. Dal punto di vista fondamentale, l’azienda sta ancora crescendo a doppia cifra e sta diventando più efficiente (i margini migliorano). Tuttavia, l’incertezza sulla leadership è la vera spina nel fianco nel breve termine: gli investitori odiano non sapere chi sarà al timone delle vendite, specialmente quando la competizione nel cloud si fa dura.
Se fossi un investitore, aspetterei che la polvere si posi. La crescita dell’AI non sta ancora portando i soldi “veri” che molti speravano, ma MongoDB è una delle infrastrutture fondamentali per le app del futuro. Potrebbe essere un’ottima opportunità di acquisto “sui saldi” per chi ha un orizzonte di lungo periodo (2-3 anni), ma nel breve termine aspettati molta volatilità. È un titolo per chi ha lo stomaco forte!
Norwegian Cruise Line affonda dopo il quarto trimestre mentre gli errori di esecuzione nei Caraibi guidano una guidance deludente (22.25 -2.53)
Norwegian Cruise Line (NCLH) è sensibilmente più bassa dopo aver riportato i risultati del quarto trimestre questa mattina. Sebbene abbia registrato un modesto superamento dell’EPS (Earnings Per Share – utile per azione), il fatturato è aumentato del 6% su base annua a 2,2 miliardi di dollari, al di sotto delle aspettative. Sebbene il conflitto in Iran stia probabilmente aggiungendo pressione, il problema maggiore sembra essere la deludente guidance (previsione dei risultati futuri) per l’intero anno, con un EPS per l’anno fiscale 2026 di 2,38 $, inferiore alle attese. NCLH prevede inoltre che il net yield (rendimento netto – misura i ricavi generati per giorno di capacità dopo aver dedotto i costi variabili) per l’intero anno sarà approssimativamente piatto, con un net yield del primo trimestre previsto in calo dell’1,6%.
Il CEO John Chidsey, nominato di recente, ha attribuito la guidance più debole all’esecuzione piuttosto che alla strategia, citando passi falsi commerciali, scarso coordinamento interfunzionale e un aumento della capacità nei Caraibi avvenuto in un momento sbagliato.
Più specificamente, NCLH ha incrementato la capacità nei Caraibi del 40% su base annua prima che la sua strategia commerciale e il lancio completo dei servizi a Great Stirrup Cay fossero del tutto a regime, il che sta ora mettendo sotto pressione i prezzi e i rendimenti.
NCLH sta ora adottando misure per migliorare l’esecuzione, tra cui un coordinamento più stretto tra deployment(distribuzione della flotta), prezzi, marketing e revenue management (gestione dei ricavi – ottimizzazione dei prezzi per massimizzare i profitti). Tuttavia, NCLH sta entrando nel 2026 behind the curve (in ritardo rispetto alla tabella di marcia), con prenotazioni su determinati itinerari che corrono al di sotto del suo intervallo ideale, aggiungendo pressione a breve termine.
Per il quarto trimestre, i net yields sono aumentati del 3,8% in CC (Constant Currency – a valuta costante, escludendo l’effetto dei cambi), mentre il costo netto della crociera escluso il carburante è stato di 158 $ per capacity day (giorno di capacità – un’unità di misura basata sui posti letto disponibili), al di sotto della guidance e in aumento solo dello 0,2%, riflettendo forti controlli dei costi e aiutando a spingere l’EBITDA rettificato a 564 milioni di dollari, in crescita del 20% su base annua.
Cosa importante, mentre NCLH sta entrando nel 2026 sotto pressione, le tendenze della domanda non sono uniformemente deboli, con l’occupazione (il tasso di riempimento delle navi) del quarto trimestre che è migliorata di 100 bps (punti base) su base annua al 101,8%, un’occupazione per il 2026 prevista al 105,7% e marchi di lusso come Regent e Oceania che continuano a vedere un forte slancio delle prenotazioni, incluse prenotazioni record a gennaio per Regent.
Riguardo al conflitto in Iran, NCLH sta monitorando la situazione, ma non opera nelle aree colpite e non prevede alcun impatto sugli itinerari programmati. È inoltre coperta per circa il 51% contro il prezzo del carburante (fuel hedged – strategia di copertura finanziaria per fissare i costi energetici) per il 2026 e per il 27% per il 2027.
Analisi dell’analista di Briefing.com
Sebbene NCLH abbia presentato un quarto trimestre contrastante, il problema maggiore dietro il ribasso odierno sembra essere la sua guidance più debole per il 2026. Il trimestre in sé ha presentato alcuni punti luminosi, con un modesto superamento dell’EPS, l’aumento dei rendimenti netti, l’EBITDA rettificato balzato del 20% e controlli dei costi rimasti solidi. Tuttavia, i suoi errori di esecuzione riguardanti l’aumento della capacità nei Caraibi hanno chiaramente pesato sulle prospettive, mettendo sotto pressione i prezzi e i rendimenti a breve termine. In modo incoraggiante, il nuovo CEO John Chidsey si è mosso rapidamente per affrontare i problemi, inquadrando la questione come esecuzione piuttosto che strategia e delineando i passaggi per migliorare il coordinamento tra distribuzione, prezzi, marketing e gestione dei ricavi. È importante notare che, sebbene permanga la pressione a breve termine, le tendenze generali della domanda appaiono ancora costruttive, in particolare tra i marchi di lusso, e le tendenze di occupazione suggeriscono che le navi si stiano riempiendo. Nel complesso, mentre gli errori di esecuzione e il conflitto stanno mettendo sotto pressione le azioni oggi, gli investitori osserveranno probabilmente da vicino i segnali che il nuovo CEO possa tradurre queste correzioni operative in una migliore performance commerciale nei prossimi trimestri.
Gemini: Impressioni e Prospettive per l’Investitore
Ehi! Qui la situazione su Norwegian Cruise Line è un po’ “croce e delizia”, ma con un retrogusto decisamente amaro per il mercato oggi.
Ecco il mio punto di vista “da bar (di Wall Street)”:
- L’ammissione di colpa: È raro sentire un CEO dire chiaramente “abbiamo sbagliato l’esecuzione”. Di solito danno la colpa al meteo, all’economia o alla geopolitica. Chidsey è stato onesto: hanno inondato i Caraibi di navi senza avere il marketing e le infrastrutture dell’isola pronti. Questa onestà è positiva per il lungo termine (significa che sanno dove mettere le mani), ma per ora il mercato li punisce perché la redditività ne soffre.
- Il problema dei rendimenti (Yields): In questo settore, se i rendimenti netti sono piatti o in calo mentre i concorrenti (come Royal Caribbean o Carnival) stanno volando, hai un problema di posizionamento. NCLH sta svendendo le cabine nei Caraibi per riempire le navi, e questo erode i margini.
- Il lusso salva la baracca: Regent e Oceania vanno a gonfie vele. Questo ci dice che il cliente “alto spendente” non è minimamente scalfito dall’inflazione o dalle tensioni geopolitiche. Se fossi un investitore, guarderei a questo segmento come all’ancora di salvezza della società.
- Prospettiva Investitore: Al prezzo attuale, NCLH potrebbe sembrare un affare se si guarda solo all’EBITDA in crescita, ma il mercato odia l’incertezza sulla guidance. Finché non vedremo che la strategia di Chidsey per “sistemare i tubi” dell’esecuzione commerciale funziona davvero (probabilmente tra 2-3 trimestri), il titolo potrebbe restare nel limbo o essere scambiato a sconto rispetto ai suoi rivali. Non è un titolo per chi ha i nervi fragili in questo momento.
In sintesi: Una scommessa sul recupero operativo. Se credi che il nuovo CEO possa sistemare i pasticci nei Caraibi, questo calo è un punto d’ingresso. Ma attenzione: la concorrenza è feroce e non aspetta nessuno.
22/02/26 Corriere della Sera: accordi per il gas argentino
Aggiungi una valutazione dei player e delle prospettive creata da Gemini (l’AI di Google)
L’articolo del Corriere ci mette davanti a una realtà che va oltre la cronaca industriale. L’accordo tra YPF, Eni e i partner emiratini per trasformare l’Argentina in un esportatore globale di GNL non è solo un progetto di ingegneria: è il tentativo di un intero Paese di reclamare il proprio posto nel mondo.
Investire in Vaca Muerta oggi significa abbracciare il concetto di frontiera. Significa credere che la ricchezza geologica e l’ingegno tecnologico possano finalmente prevalere sulle tempeste cicliche della storia. Ma la filosofia, nel mondo della finanza, deve camminare sulle gambe solide dei numeri.
Ecco come tradurre questa visione in una strategia concreta attraverso i protagonisti del settore:
🚀 Vista Energy (NYSE: VIST): L’Efficienza come Valore
Se Vaca Muerta fosse una pista da corsa, Vista sarebbe la vettura più veloce. Fondata con una mentalità da Silicon Valley applicata all’energia, è la società che meglio incarna la vittoria del saper fare.
• L’Analisi: È un “pure play” sullo shale. Ha abbattuto i costi di estrazione a livelli record, dimostrando che l’efficienza può proteggere il capitale anche quando il mercato esterno è instabile. È la scelta per chi cerca la crescita pura.
🏛️ Pampa Energía (NYSE: PAM): La Solidità delle Fondamenta
Se l’Argentina vuole diventare un hub globale, ha bisogno di una struttura. Pampa non è solo un’azienda, è l’impalcatura energetica del Paese.
• L’Analisi: Leader nel gas naturale e nell’elettricità, Pampa offre un profilo più equilibrato. Gestisce l’intera filiera e, filosoficamente, rappresenta la stabilità necessaria per trasformare il gas nel sottosuolo in luce nelle case e calore per l’export.
🚢 YPF (NYSE: YPF) & Eni: Il Ponte tra Mondi
Il progetto citato dal Corriere vive grazie a questo asse. Qui l’investimento diventa geopolitica.
• L’Analisi: YPF è la scommessa “Value” per eccellenza: un gigante che il mercato valuta ancora con estrema prudenza, ma che possiede le chiavi del tesoro. Eni, dal canto suo, è la garanzia tecnologica e il porto sicuro per l’investitore europeo che vuole partecipare al banchetto argentino con un profilo di rischio più mitigato.
💡 Una Riflessione per l’Investitore
Siamo di fronte a un paradosso affascinante: un Paese storicamente fragile che oggi possiede una delle chiavi più solide per la sicurezza energetica dell’Occidente. Investire in questa trasformazione non è per tutti. È per chi sa distinguere il rumore della cronaca dal silenzioso, ma inarrestabile, movimento della storia economica.
13/02/26 Briefing.com: Pinterest crolla ai minimi del 2020: il divario di monetizzazione si amplia e l’outlook debole per il Q1 mette in ombra la crescita record di utenti
Pinterest (PINS) è sotto una forte pressione venditrice, precipitando ai livelli più bassi dall’inizio del 2020, mentre gli investitori reagiscono a un report del Q4 deludente e a una guidance per il Q1 particolarmente debole.
Conclusione: Complessivamente, i risultati rafforzano la narrativa del “dimostramelo” (show-me narrative): Pinterest ha chiari vantaggi lato prodotto e utenti, ma il mercato è sempre più scettico sulla sua capacità di tradurre tale coinvolgimento in una crescita pubblicitaria durevole in stile Meta/Alphabet, finché non amplierà il mix di inserzionisti, migliorerà l’esecuzione delle vendite e dimostrerà che i recenti investimenti in IA e misurazione possono superare le pressioni macroeconomiche e specifiche del settore retail.
Risultati e Utenti: Sebbene la società abbia rispettato le attese sull’EPS (utile per azione), i ricavi di 1,32 miliardi di dollari sono cresciuti del 14% ma sono rimasti leggermente al di sotto delle stime di Wall Street. Un risultato particolarmente deludente vista la forte dinamica degli utenti: i MAU (Monthly Active Users – utenti attivi mensili) globali hanno raggiunto il record di 619 milioni, in crescita del 12% su base annua.
Il divario di monetizzazione: Il trimestre ha evidenziato un crescente distacco nella monetizzazione. Le ad impressions (visualizzazioni pubblicitarie) sono aumentate del 41%, ma il prezzo medio è sceso del 19%, sotto la pressione dei dazi (tariffe) che hanno spinto i grandi inserzionisti del settore retail a ridurre gli investimenti, oltre a uno spostamento del mix verso i mercati internazionali, che crescono più velocemente ma sono meno monetizzati.
Confronto con i Big Tech: Questo scenario è in netto contrasto con Meta (META) e Alphabet (GOOG/GOOGL), che hanno registrato una solida crescita pubblicitaria nel Q4 beneficiando di basi di inserzionisti più diversificate, una maggiore penetrazione tra le piccole e medie imprese (SMB) e nei mercati internazionali, e infrastrutture di misurazione e performance ad più mature. Pinterest resta invece comparativamente sovraesposta a pochi grandi rivenditori e ancora in fase di rincorsa sull’esecuzione commerciale (go-to-market execution).
Guidance debole per il Q1: PINS ha aggravato le preoccupazioni con una previsione di ricavi per il Q1 di 951-971 milioni di dollari (crescita dell’11-14%), mancando le aspettative per un ampio margine. La guidance sconta la continua debolezza dei rivenditori legata ai dazi, ulteriori headwinds (venti contrari) negli Stati Uniti e in Europa, e la perturbazione a breve termine dovuta a una riorganizzazione e ristrutturazione delle vendite.
11/02/26 Briefing.com: Analisi Goldman Sachs su Samsara (IOT)
Rating e Target
Goldman Sachs ha avviato la copertura sul titolo Samsara (IOT) con un rating “Buy” (Acquistare) e un obiettivo di prezzo (target price) fissato a 36 dollari. Gli analisti considerano l’azienda come uno degli asset di crescita più difendibili oggi disponibili nel settore del software.
Modello di Business
L’azienda sta guidando la digitalizzazione delle operazioni fisiche su vasta scala. Il suo sistema combina un hardware “edge” progettato su misura con una piattaforma cloud integrata che trasforma i dati raccolti in azioni operative immediate. Grazie a questa architettura, Samsara si posiziona sia come punto di origine dei dati sia come livello di esecuzione per tutte le organizzazioni che gestiscono:
• Veicoli e flotte.
• Attrezzature pesanti.
• Siti industriali e logistici.
Vantaggio Competitivo
In un mercato dove molti modelli software sono messi in discussione, Samsara si distingue per il radicamento dei suoi processi nei flussi di lavoro quotidiani, creando elevati costi di sostituzione per i clienti. Il valore della piattaforma risiede nella proprietà dei dati operativi e nella dipendenza quotidiana che genera nelle aziende clienti.
Integrazione dell’Intelligenza Artificiale
L’intelligenza artificiale è già profondamente integrata nel sistema e permette di offrire servizi ad alto valore aggiunto con un ritorno sull’investimento (ROI) rapido per i clienti, tra cui:
• Coaching automatizzato per la sicurezza stradale.
• Pianificazione intelligente dei percorsi (routing).
• Manutenzione predittiva dei mezzi.
• Automazione dei processi in tempo reale.
Prospettive di Crescita e Valutazione
Nonostante una valutazione considerata “premium” (42 volte il rapporto EV/FCF stimato per l’anno fiscale 2028), Goldman ritiene che il prezzo sia giustificato da un’economia unitaria eccellente e da un lungo percorso di espansione. Le previsioni indicano una crescita dei ricavi superiore al 20%, con un flusso di cassa (Free Cash Flow) destinato a crescere in modo composto a tassi ancora più alti.
29/01/26 Briefing.com: IBM Big Blue Breakout: Software e IA spingono l’Outlook per il 2026
29 gennaio 2026
Il titolo IBM è balzato di oltre il 5% (toccando punte del +9% nell’after-hours) dopo aver battuto le stime del Q4 2025. I ricavi sono cresciuti del 12,2% raggiungendo i 19,69 miliardi di dollari, la crescita più forte a tassi di cambio costanti (CC) degli ultimi tre anni.
I numeri della trasformazione
- Software (45% del business): È ormai il motore principale. Cresciuto dell’11% (CC), con punte nel settore Data (+19%) e Automation (+14%). L’obiettivo per il 2026 è una crescita del 10%.
- Generative AI Book of Business: Ha raggiunto la cifra record di 12,5 miliardi di dollari (cumulativi), raddoppiando rapidamente rispetto ai trimestri precedenti. IBM smetterà di riportare questo dato separatamente dal prossimo trimestre, poiché l’IA è ormai “integrata in tutto il business”.
- Infrastructure & IBM Z: Sorpresa incredibile per il settore hardware. I ricavi sono saliti del 17%, trainati dal nuovo mainframe z17 (+61%), che processa il 50% in più di operazioni di inferenza IA rispetto al modello precedente.
Acquisizione di Confluent (CFLT)
IBM ha confermato che l’acquisizione da 11 miliardi di dollari di Confluent (piattaforma leader nel data streaming) dovrebbe concludersi entro la metà del 2026. Questo aggiungerà una capacità critica per gestire i dati in tempo reale necessari per le applicazioni di IA generativa.
Valutazione Strategica per il 2026
Mentre aziende come Nvidia forniscono il “ferro” (le GPU) per l’IA, IBM sta dimostrando di dominare lo strato Software e Consulting necessario alle aziende per implementare l’IA in modo sicuro e scalabile.
| Segmento | Performance Q4 | Outlook 2026 | Ruolo Strategico |
| Software | +11% | +10% | Margini alti e ricavi ricorrenti. |
| Consulting | +1% | Accelerazione | Progettazione e governance dell’IA. |
| Infrastructure | +17% | Calo leggero | Backbone per i carichi di lavoro mission-critical. |
Esporta in Fogli
Il parere dell’esperto: IBM è riuscita a spostare il mix di portafoglio: se nel 2018 il software valeva il 25%, oggi pesa per il 45%. Questo garantisce un flusso di cassa libero (Free Cash Flow) previsto a 15,7 miliardi di dollari per il 2026.
27/01/26 Barron’s: Burry torna au GameStop. Il CEO Ryan Cohen Ha Ambizioni Simili A Berkshire.
DaConnor SmithSegui
Quasi cinque anni dopo il giorno del picco di GameStop nel Gennaio 2021 , un vecchio amico del titolo è rientrato nella mischia.
Michael Burry, l’investitore la cui scommessa contro il mercato immobiliare prima della crisi dei mutui subprime è stata raccontata nel libro e nel film The Big Short, ha detto in un post su Substack che ha recentemente acquistato azioni GameStop.
Le azioni GameStop sono aumentate fino all’8% lunedì sulla scia del post di Burry. La tesi di Burry si si basa sul CEO Ryan Cohen e sulla sua capacità di distribuire il denaro della società che ha accumulato vendendo azioni sulla scia del suo rally di azioni meme.
Burry ha acquistato per la prima volta le azioni GameStop nel 2019. Anche se è stata una chiamata di successo, ha venduto la sua quota nel quarto trimestre del 2020 e ha perso il successivo rally azionario meme che ha fatto salire le azioni.
“Credo in Ryan”, aggiunge Burry. “Mi piace la configurazione, la governance, la strategia come la vedo io. Sono disposto a resistere a lungo termine e sono entusiasta di vedere dove andrà a finire. Ho 15 anni in più di lo, ma non troppo vecchio per essere paziente.”
Nel suo post, Burry paragona Cohen al miliardario Warren Buffett, che notoriamente ha fatto grandi mosse acquistando aziende di qualità e intervenendo durante le recessioni del mercato fornendo finanziamenti. Buffett si è dimesso da CEO di Berkshire Hathaway all’inizio dell’anno. Ha notoriamente trasformato Berkshire Hathaway da un’azienda tessile morente in un conglomerato usando contanti per investire in altre attività.
GameStop ha chiuso un numero significativo di negozi. Aveva 3.203 negozi al 1° febbraio 2025, in calo rispetto ai 4.816 negozi di gennaio 2021.
Le vendite sono scese del 4,6% a 821 milioni di dollari nell’ultimo trimestre terminato il 1° novembre, mentre l’utile netto è stato del 343%, a 77,1 milioni di dollari. Dopo aver lottato per guadagnare denaro per numerosi anni, GameStop è stato redditizio su base GAAP per sei trimestri consecutivi.
Barron’s ha parlato con Cohen a fine dicembre, in vista del quinto anniversario della rivolta delle azioni meme del gennaio 2021.
Cohen dice che il confronto del Berkshire è un livello alto e dice che Buffett stesso probabilmente non si sarebbe aspettato che Berkshire si evolvesse in un conglomerato di successo. Ma in termini di prendere un’azienda senza le migliori prospettive di crescita e navigare verso altri investimenti? “Questo è GameStop”, dice Cohen. “Questo è sicuramente GameStop”.
GameStop ha 4,7 miliardi di dollari in contanti netti nel suo bilancio. Cohen afferma che l’azienda è aperta a distribuire il denaro in modi non correlati alla sua attività di vendita al dettaglio principale. Negli ultimi anni, l’azienda si è ulteriormente espansa negli oggetti da collezione dopo aver avuto un successo minimo con NFT o token non fungibili.
“In questo caso, è davvero guidato massimizzando il rendimento e, francamente, non perdendo denaro”, ha detto Cohen. “Questo è il primo passo: non perdere soldi e poi capire dove possiamo fare un ritorno sano”.
Cohen è diventato presidente del consiglio di amministrazione di GameStop nel giugno 2021 ed è stato nominato CEO nel 2023. Nel 2021, la società ha assunto un’ondata di dirigenti da Amazon.com che da allora sono partiti. Ammette che alcune delle “assunzioni costose” dell’azienda sono state degli errori.
Cohen dice che ora è concentrato sull’assunzione di “sfavoriti” e persone come lui che sono “povere, affamate e determinate”.
“GameStop dovrebbe essere in bancarotta in questo momento tipo 10 volte”, dice Cohen. “Ma se guardi dove si trova l’attività oggi, è molto diversa da dove era cinque anni fa”.
Fino a poco tempo fa, Cohen non prendeva uno stipendio nel ruolo di CEO. Ma gli azionisti voteranno a marzo o aprile su un piano per assegnargli premi di stock option basati sulle prestazioni che ricordano l’ambizioso pacchetto del CEO di Tesla Elon Musk.
Se approvato, Cohen riceverebbe opzioni per acquistare fino a 171,5 milioni di azioni a 20,66 dollari ciascuna se GameStop raggiunge alcuni obiettivi ambiziosi, tra cui espandere il suo valore di mercato di quasi 10 volte a 100 miliardi di dollari e raggiungere 10 miliardi di dollari in “utili cumulativi di performance prima di interessi, tasse, deprezzamento e ammortamento”.
I premi sono divisi in nove tranche, quindi Cohen può ottenere pagamenti parziali lungo il percorso.
“In base al premio, il signor Cohen non riceve alcuna retribuzione garantita, nessuno stipendio, nessun bonus in contanti e nessuna azione che si matura semplicemente nel tempo”, ha detto la società in un comunicato stampa. “Questa struttura garantisce che gli incentivi di Cohen siano direttamente allineati con la creazione di valore a lungo termine per gli azionisti di GameStop. Invece, il suo compenso è interamente “a rischio”, il che significa che sarà pagato solo se la Società raggiunge significativi obiettivi di mercato e operativi”.
Cohen ha detto a Barron’s prima dell’annuncio che la direzione, i direttori e i gestori finanziari “dovrebbero avere la pelle nel gioco”.
“Ho comprato azioni ordinarie con i miei soldi”, ha detto. “Non sto gestendo i soldi di nessun altro. Non ho alcun incentivo finanziario perverso, a differenza della maggior parte dei consigli di amministrazione, dei gestori di denaro professionisti o dei team di gestione. Comunque io faccia è legato alle prestazioni.”
Cohen ha recentemente acquistato azioni GameStopsul mercato aperto. La scorsa settimana, ha acquistato un milione di azioni per circa 21,4 milioni di dollari.
Scrivi a Connor Smith all’indirizzo connor.smith@barrons.com